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Posts Tagged ‘insolvenza’

“Alla fine del 2020 si prevedeva il 26% in più di aziende in insolvenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Un dato spaventoso che ci ha, da subito, fatto introdurre norme a sostegno delle imprese, ma anche disposizioni che dessero più tempo, a quelle in crisi, di riorganizzarsi. Così è nato il grande lavoro sul decreto “Crisi d’Impresa”, che mette al centro l’interesse del Paese consentendo alle imprese di mantenere la continuità aziendale e permette loro di accordarsi coi creditori, ricorrendo a strumenti più facili e snelli, il più possibile fuori dai Tribunali. È un chiaro segnale di fiducia nei confronti di questi imprenditori.A Benevento ho partecipato ad un’importante occasione di confronto, con professionisti ed operatori del settore, anche in previsione della fase parlamentare di conversione del Decreto. Quanto fatto, fino ad oggi, rappresenta il primo tassello di un progetto molto più ambizioso. La piccola e media impresa, il mondo dell’artigianato, hanno fatto grande il nostro Paese ed oggi possono dare una spinta decisiva alla ripartenza.Serviranno altre misure da introdurre velocemente, come quelle di re-shoring o ulteriori iniziative per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma siamo sulla buona strada. L’Italia riparte anche da qui”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, dopo essere intervenuta al convegno “Prevenzione e gestione della crisi: una nuova cultura d’impresa”, organizzata, tra gli altri, dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e dalle locali Sezioni dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dell’Unione dei Giovani Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

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Cosa insegna l’insolvenza della Wirecard tedesca

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. La Wirecard AG, la società di servizi finanziari e di pagamento digitali di Monaco di Baviera, nei giorni scorsi ha presentato istanza di insolvenza. Non è più in grado di onorare le proprie obbligazioni finanziarie. Fino a ieri era una delle 30 top imprese tedesche sul listino DAX della Borsa di Francoforte. Alla vigilia dell’insolvenza il valore delle sue azioni è crollato da 100 a 5 euro. Si tratta del primo fallimento di un’impresa del DAX. “E’ uno scandalo senza precedenti nel mondo della finanza”, ha dichiarato il ministro dell’Economia tedesco. La necessità della riforma del settore dei servizi di pagamento sarà portata con urgenza all’attenzione del Consiglio europeo, che dal primo luglio è sotto la presidenza tedesca. E’ un settore finanziario importantissimo trattato, però, come “tecnologico” e, quindi, fuori dall’area bancaria che è sottoposta a controlli più stringenti.Le attività di alcune filiali, come quella di Londra, sono state sospese. Moltissimi cittadini hanno avuto l’amara sorpresa di vedersi bloccate temporaneamente le proprie carte di credito gestite da Wirecard.
Nata nel 2002, sembra che, prima di fare il grande salto, la società abbia offerto i suoi servizi ai siti legati alle scommesse, un business online in forte ascesa. In seguito ha avuto una grande espansione in molti paesi soprattutto dell’Asia. In Germania è arrivata a gestire i sistemi di pagamento elettronici di grandi imprese commerciali e finanziarie, come il colosso assicurativo Allianz, la catena di supermercati Aldi, ecc. Ha creato anche una banca, la Wirecard Bank AG con centinaia di migliaia di correntisti utilizzatori della sua carta di debito. Già nel 2018 e 2019 certe agenzie regionali bavaresi pare abbiano paventato il suo coinvolgimento in operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Però senza alcuna conseguenza.La Wirecard è un payment service provider (psp), un fornitore di servizi di pagamento. Tra i suoi clienti vi sono anche Visa e Martercard. Un psp offre servizi online ad enti, negozi e commercianti per accettare pagamenti elettronici, in particolare con carta di credito. In genere esso può connettersi a più banche, a carte e a sistemi di pagamento. Ciò rende il commerciante meno dipendente dagli istituti finanziari e libero dal compito di stabilire direttamente queste connessioni, specialmente quando opera a livello internazionale.
E’ ancora presto per capire appieno le cause e le ragioni vere di questo fallimento. Circa 2 miliardi di euro registrati tra gli attivi di bilancio sarebbero “aria fritta”, pari, però, a circa un quarto dell’intero bilancio societario. Sarebbero stati depositati su due banche delle Filippine che però negano ogni contatto con la Wirecard. I 3,5 miliardi di debiti registrati in bilancio, invece, sono veri. Gli investigatori tedeschi per il momento accusano i responsabili della società di aver falsificato i volumi di affari con false entrate per attirare investitori e clienti. Alcuni parlano di una “frode ben elaborata e raffinata”. In Italia definiremmo l’intera faccenda con termini ben più precisi, molto di più di una grande truffa.E’ certo che tutte le agenzie di controllo e di supervisione interne ed esterne hanno fallito miseramente. L’audit è stato espletato dal ben noto revisore dei conti, l’agenzia internazionale privata Ernst & Young, che afferma di essere stata “ingannata”. Una giustificazione un po’ tardiva… Anche su questi fondamentali aspetti un’attenta indagine dovrebbe ovviamente essere aperta. I resoconti sul caso si sono concentrati quasi esclusivamente sull’audit interno che, nonostante certi dubbi espressi anche negli anni precedenti, aveva approvato il bilancio del 2018. Ma è venuto meno soprattutto il ruolo di controllo delle autorità pubbliche tedesche. Quello dell’Abschlussprüferaufsichtstelle, un’agenzia troppo piccola, per quanto riguarda il lavoro dei revisori dei conti e quello della BaFin (Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht), l’equivalente della nostra Consob, per quanto riguarda la verifica dei conti. Anzi, sembra che Wirecard sia stata capace di dirottare le indagini su chi in passato ha espresso forti perplessità sulla solidità e sulla veridicità dei suoi bilanci. In un’audizione al Bundestag, la BaFin ha rivelato una falla importante nel sistema di controllo finanziario tedesco: una scappatoia legislativa avrebbe permesso a Wirecard di ottenere la licenza di creare una banca, la Wirecard Bank, ma contemporaneamente di sottrarsi alla sorveglianza e alle regole bancarie, tra cui l’obbligo di tenere una riserva di capitale per coprire eventuali perdite. La vicenda assai inquietante propone con urgenza la generale questione della separazione bancaria. Se vi fosse stata, la Wirecard Bank sarebbe stata scorporata dall’impresa madre e sottoposta ai controlli propri del sistema bancario. Di conseguenza, i suoi correntisti avrebbero ricevuto automaticamente la garanzia per i loro depositi fino a 100.000 euro.Ciò pone la necessità di migliorare l’attività di controllo dell’Unione europea per superare le resistenze e gli ostacoli spesso posti dai singoli paesi in materia di supervisione delle attività bancarie e finanziarie e di lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio. Intanto sono emerse anche importanti questioni relative alla sicurezza del sistema di pagamento attraverso psp e alla protezione e alla garanzia dei fondi dei cittadini gestiti con tali metodi. Non è una cosa da poco. Visto che ovunque, anche in Italia, si tende a limitare i pagamenti in contanti e rimpiazzarli con l’uso digitale di carte di credito online. C’è da riflettere. La Wirecard è stata, neanche a dirlo, tra i principali promotori della “cashless society”, una società senza contanti, da realizzare pienamente in tempi brevi. La prospettiva potrebbe essere interessante, ma a condizione che i singoli governi garantiscano che una “Wirecard story” non si ripeta mai più.

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Nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Parma mercoledì 18 settembre alle 17 nell’Aula dei Filosofi della Sede centrale dell’Ateneo (via Università, 12) si parlerà del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza nel prossimo appuntamento di I Mercoledì del Diritto, rassegna d’incontri d’ambito giuridico organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma. Relatore dell’incontro sarà Massimo Montanari, docente di Diritto processuale civile al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali.
Il seminario mira a illustrare i profili generali e i tratti più qualificanti dell’intervento, nel confronto, che sovente evidenzia un sensibile scarto, tra quelli che ne rappresentavano gli obiettivi dichiarati e quello che ne è stato poi il risultato effettivo”.
Gli incontri di I Mercoledì del Diritto hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Bond: Insolvenza argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

I risparmiatori italiani creditori del governo argentino si rivolgono ai  Deputati della Repubblica Italiana per “prendere decisioni tali che la portino  a rispettare le obbligazioni contratte con i 450.000 cittadini italiani. L’Argentina ha tentato e sta tentando, finora riuscendoci in tutte le maniere, di sottrarsi alle sentenze emesse negli Stati Uniti e in Germania, sedi delle giurisdizioni che lei stessa ha scelto. La Corte Costituzionale di Germania ha sentenziato che l’Argentina non è in stato di emergenza e necessità come pretestuosamente dichiarato e in ogni caso non lo può far ricadere su privati cittadini . Infatti le ricchezze naturali argentine sono enormi in tutti i campi, dal bestiame all’agricoltura, dalle miniere di materiali speciali al petrolio. Alcuni cittadini ricorsi alla Corte di Francoforte hanno visto riconosciuto il diritto di ricevere il capitale e gli interessi pattuiti. Sentenze esecutive  a cui il paese si sottrae”.

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Fallimento Todomondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2009

“Si consuma in questo inizio di vacanze, dichiara Paolo Landi Segretario Generale Adiconsum, l’ennesimo inganno a danno dei turisti che hanno acquistato pacchetti di viaggio da Todomondo, Tour Operator che ha dichiarato l’insolvenza si avvia al fallimento”.  “L’Adiconsum, continua Pietro  Giordano  Segretario Nazionale Adiconsum, ha denunciato ormai da tempo i pericoli che si nascondono dietro acquisti di pacchetti di viaggio soprattutto on-line,che troppo spesso finiscono con l’ essere annullati per fallimenti dei Tour Operators , delle Compagnie Aeree  con  conseguenze che penalizzano i consumatori”. “Non e’ piu’ possibile, continua Giordano, che i Ministeri competenti e le Associazioni degli imprenditori del turismo (Confindustria, Confcommercio e Confesercenti) facciano da semplici  spettatori  di fatti gravissimi che rovinano e spesso annullano le tanto desiderate ferie di migliaia di turisti”. Adiconsum chiede un tavolo concertativo bilaterale alle associazioni imprenditoriali, capace di trovare soluzioni che evitino le continue penalizzazioni dei consumatori e al contempo qualifichino le aziende sane del settore. Ai ministeri competenti, Adiconsum chiede maggiori controlli e un costante rapporto congiunto con le Associazioni dei Consumatori e le Associazioni degli Imprenditori del settore turistico.

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Lettera aperta dei ricercatori di Nerviano alle Istituzioni Vaticane

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2009

I ricercatori di NMS hanno scritto una lettera aperta, inviata a CFIC, alle principali cariche Vaticane e ai Ministri del Governo coinvolti. La lettera fa riferimento alla volontà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione di non apportare i capitali necessari e da tempo sottoscritti per garantire le attività del Centro di Ricerca e Sviluppo di Nerviano, determinando quindi lo stato di insolvenza e, di conseguenza, il rischio di una sua liquidazione entro pochi giorni.  I ricercatori NMS esprimono in questa lettera tutta il loro stupore, amarezza e indignazione per una decisione incomprensibile alla luce dei risultati concreti e tangibili ottenuti dal Centro Ricerche in questi anni e contraria a quanto dichiarato e sottoscritto dalla Congregazione solo alcuni mesi fa. Inoltre, ritengono sia loro dovere raffigurare con chiarezza le conseguenze, innanzi tutto etiche, ma anche materiali, della decisione di lasciare andare l’Azienda in liquidazione. Dal maggio 2004 oltre 900 pazienti con cancro sono stati trattati nei migliori centri clinici oncologici del mondo con i farmaci scoperti e caratterizzati con competenza e passione nei laboratori di Nerviano. Si tratta di 900 pazienti con cancro avanzato e metastatico che non rispondevano positivamente ad altre terapie. Molti di loro sono vissuti più a lungo grazie a questi farmaci e hanno avuto una qualità di vita migliore. Molti di loro sono ancora oggi in trattamento con questi farmaci. I ricercatori nella loro lettera chiedono alla Congregazione “Con la liquidazione alle porte, come potremo continuare il trattamento di questi pazienti, molti dei quali non potranno che soccombere alla progressione della loro malattia in mancanza dei nostri farmaci?”  Passando alle conseguenze materiali, i Ricercatori nella loro lettera ricordano alla Congregazione che NMS è l’unica realtà italiana con una tradizione unica e irripetibile di ricerca e sviluppo di farmaci Oncologici di nuova generazione, con un portafoglio di progetti altamente diversificato e competenze riconosciute a livello internazionale, come dimostrato dai recenti accordi di collaborazione con le aziende americane Bristol-Myers Squibb e Genentech. “Come è possibile distruggere in pochi giorni un Centro Ricerche il cui livello di eccellenza, le cui tecnologie e le cui competenze hanno richiesto oltre trent’anni di lavoro e investimenti di svariate centinaia di milioni di euro”. La distruzione di valore della decisione di lasciare andare il Centro di Nerviano in liquidazione va oltre. Verrebbe distrutto il lavoro svolto con successo in questi anni, lavoro grazie al quale sono stati generati numerosi nuovi farmaci anti-tumorali di nuova generazione. Su questi farmaci sono in corso trattative con le maggiori aziende multinazionali del mondo, trattative destinate inesorabilmente al fallimento se il Centro Ricerche venisse abbandonato a se stesso. I Ricercatori di Nerviano, a fronte dei risultati scientifici raggiunti e delle prospettive di sviluppo, del desiderio di migliorare la condizione umana e aiutare chi soffre, hanno ritenuto fosse loro dovere esprimere preoccupazione, angoscia e indignazione per quanto sta incomprensibilmente accadendo e hanno voluto rappresentare, in spirito di responsabilità, in maniera chiara le conseguenze etiche e materiali della decisione di non ricapitalizzare NMS, nella speranza che la loro piena comprensione da parte di tutti i soggetti coinvolti possa indurre a trovare una via d’uscita per una soluzione positiva della vicenda.

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