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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘insufficienza’

L’insufficienza cardiaca legata a un aumento del rischio di alcuni tipi di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

I pazienti con insufficienza cardiaca hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro rispetto ai loro coetanei senza tale patologia di base, secondo uno studio presentato a Heart Failure 2021, meeting online della Società europea di cardiologia (Esc), e pubblicato su ESC Heart Failure. «Chiaramente questo è stato uno studio osservazionale, e i risultati non dimostrano che l’insufficienza cardiaca provochi il cancro. Tuttavia, suggeriscono che i pazienti con insufficienza cardiaca possono beneficiare delle misure di prevenzione per il cancro» specifica subito Mark Luedde, della Christian-Albrechts-Università di Kiel e della Cardiology Joint Practice Bremerhaven, in Germania, che ha guidato lo studio.I ricercatori hanno valutato l’associazione tra insufficienza cardiaca e sviluppo di nuovi tumori in un’ampia coorte, utilizzando le informazioni di un database rappresentativo a livello nazionale, che copre 1.274 ambulatori di medicina generale in Germania. Nell’analisi sono stati inclusi 100.124 pazienti con insufficienza cardiaca e 100.124 individui senza malattia come controllo. I pazienti con insufficienza cardiaca e quelli senza la patologia sono stati accoppiati individualmente per sesso, età, obesità, diabete e frequenza di visite mediche. Nessun partecipante aveva il cancro all’inizio dello studio. Durante un periodo di osservazione di 10 anni, l’incidenza del cancro è stata significativamente più alta tra i pazienti con insufficienza cardiaca (25,7%) rispetto a quelli senza insufficienza cardiaca (16,2%). Nelle donne, l’incidenza del cancro era del 28,6% in caso di presenza di insufficienza cardiaca e del 18,8% in assenza della malattia di base. Negli uomini i tassi corrispondenti erano del 23,2% e del 13,8%. Sono state trovate associazioni significative tra insufficienza cardiaca e tutti i tipi di cancro valutati. Il maggior aumento del rischio è stato osservato per il cancro del labbro, del cavo orale e della faringe (hazard ratio [HR] 2,10), seguito dal cancro dell’apparato respiratorio (HR 1,91). (fonte doctor33)

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Insufficienza epatica acuta nei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo. Quasi la totalità dei bambini con insufficienza epatica acuta curati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sopravvive, sia che vengano sottoposti a trapianto di fegato sia che vengano trattati con approcci non chirurgici. Sono il 93% del totale e questa è la percentuale più alta nota in letteratura. Lo dimostra uno studio retrospettivo condotto sui 55 casi seguiti a Bergamo dal 1996 al 2012 e pubblicato sul numero di giugno della rivista Digestive and Liver Disease. A firmare l’articolo i rappresentanti di molte delle specialità coinvolte nella cura di una patologia grave, che insorge improvvisamente e con gravi rischi per la sopravvivenza dei pazienti: i pediatri Angelo Di Giorgio e Lorenzo D’Antiga, direttore dell’Unità, il direttore del Dipartimento di Chirurgia Michele Colledan, il patologo Aurelio Sonzogni, il responsabile della Terapia intensiva pediatrica Ezio Bonanomi, il medico del Laboratorio analisi Maria Grazia Alessio e il medico della Direzione medica di presidio Antonio Piccichè, esperto di statistica sanitaria. I pazienti, con un’età media di 2 anni e mezzo e un range che spazia dai pochi giorni di vita ai 10 anni, sono stati divisi in due gruppi: il primo ha considerato i 27 bambini per cui non è stato necessario ricorrere al trapianto e il secondo i restanti 28 bambini che invece hanno ricevuto un fegato, o parte di esso, da un donatore. Nella maggioranza dei casi (26) la causa di insufficienza epatica è rimasta sconosciuta, mentre tra le cause riconosciute ci sono state epatiti autoimmuni (10), disturbi metabolici (9), overdose di paracetamolo (6), intossicazione da funghi (3) e infezioni (1).Le percentuali di sopravvivenza sono stati simili: 92,5% nel primo gruppo e 92,8% nel secondo, con un tasso di sopravvivenza complessivo a 4 anni del 93%, una percentuale superiore a quella riportata in studi precedenti e in altri ospedali nel mondo. Tra gli indicatori più significativi per la prognosi sono stati individuati la quantità di bilirubina nel sangue e il livello di gravità di una eventuale encefalopatia epatica, che si manifesta con confusione mentale, alterato livello di coscienza e anche coma, come conseguenza dell’accumulo nel sangue di sostanze tossiche che normalmente vengono rimosse dal fegato.“Il nostro studio dimostra che i bambini con insufficienza epatica acuta possono essere gestiti con successo sia con un trattamento medico che ricorrendo, quando necessario, al trapianto – ha spiegato Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria del Papa Giovanni XXIII -. Il tasso di sopravvivenza che abbiamo registrato è molto più alto rispetto a tutti gli studi precedenti. Questo, secondo la nostra analisi, è da ricondurre sia al miglioramento generale delle conoscenze e dei trattamenti offerti a bambini con un fegato malato registrati negli ultimi anni, sia all’efficienza dell’organizzazione della reta donazione-trapianto esistente in Italia, senza tralasciare una caratteristica peculiare dell’Ospedale di Bergamo: il ricorso intensivo allo split liver, cioè l’utilizzo di una sola parte di fegato invece che il fegato intero nei trapianti pediatrici”.“A Bergamo di fatto una lista d’attesa per i trapianti di fegato pediatrico non esiste. Questo perché la possibilità di ricavare due porzioni di fegato partendo da un solo organo di un donatore adulto, molto più frequente di uno pediatrico, ha raddoppiato la disponibilità degli organi – prosegue Michele Colledan -. Questo studio lo dimostra: nel nostro centro la mortalità in lista d’attesa, anche in casi di emergenza-urgenza, è un fenomeno molto raro ed è da considerare un’eccezione. Anche a distanza di anni dal trapianto per insufficienza epatica acuta, il tasso di sopravvivenza è del tutto sovrapponibile a quello dei bambini trapiantati a causa di condizioni croniche”.

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Nuova opportunità per i diabetici

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

La Commissione Europea ha approvato il nuovo dosaggio di saxagliptin 2,5 mg per i pazienti adulti con diabete mellito di tipo 2, affetti da insufficienza renale moderata o grave. Questa nuova estensione di impiego è un ulteriore tassello nello sviluppo di saxagliptin, frutto della ricerca di Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca, e rappresenta un’importante opzione terapeutica per un’ampia popolazione di pazienti. In Italia, infatti, l’insufficienza renale colpisce circa il 30% dei pazienti diabetici.  Saxagliptin è dunque il primo farmaco della sua classe, gli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (DDP-4), ad essere approvato in Europa per i pazienti che presentano un quadro d’insufficienza renale moderata o grave. L’utilizzo in questi pazienti è stato approvato dall’EMA (European Medicines Agency) sulla base dei risultati di uno studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco, che ha valutato gli effetti di una dose giornaliera da 2,5 mg di saxagliptin verso placebo su 170 pazienti, con diabete di tipo 2 e insufficienza renale (clearance della creatinina [CrCl] =50 mL/min).   Secondo i risultati dello studio saxagliptin, alla dose di 2,5 mg, si è dimostrato efficace e sicuro in questa tipologia di pazienti. Segue ora l’iter regolatorio italiano per la rimborsabilità di questo nuovo dosaggio.  Attualmente saxagliptin è indicato in Italia, in associazione con metformina, sulfonilurea o tiazolidinedione, per il miglioramento del controllo glicemico nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, nei casi in cui i singoli farmaci non riescano a portare la glicemia entro i livelli accettabili nonostante la dieta appropriata e l’attività fisica. In caso di insufficienza renale lieve il farmaco può già essere prescritto al dosaggio di 5 mg.L’esperienza nei pazienti con insufficienza renale grave è molto limitata, pertanto saxagliptin deve essere usato con cautela in questa popolazione. Saxagliptin non è, invece, raccomandato per pazienti con malattia renale terminale (ESRD) e sottoposti a emodialisi.   Saxagliptin rappresenta il primo traguardo raggiunto dalla collaborazione Bristol-Myers Squibb – AstraZeneca nell’area del diabete. Nel prossimo futuro questa Alliance confermerà il suo impegno nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione di molecole innovative per questa rilevante patologia che colpisce oltre 220 milioni di persone nel mondo.

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L’ipertensione è un’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

Riguarda un miliardo di persone in tutto il mondo, vale a dire un sesto della popolazione globale. Si tratta di un disturbo della circolazione caratterizzato dall’aumento stabile della pressione arteriosa, cioè dalla forza esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie. Nell’ipertensione la spinta del cuore è superiore alle esigenze normali dell’organismo e mette sotto stress l’intero apparato cardiocircolatorio, comportando diversi rischi: insufficienza cardiaca, infarto, angina pectoris, ictus, danni alle pareti delle arterie, insufficienza renale. Gli studi più recenti hanno evidenziato che l’ipertensione rappresenta la principale causa di ictus, essendo all’origine di 12,7 milioni di episodi di malattia nel mondo (186.000 nuovi casi di ictus all’anno solo in Italia), pari a circa il 70% del totale dei casi. Ciò che è meno noto è che uno dei maggiori problemi dei pazienti affetti da ipertensione è la mancata aderenza alla terapia; in molti casi, infatti, chi soffre di ipertensione deve assumere diversi tipi di farmaci in più dosi giornaliere. Questa difficoltà di somministrazione fa sì che molti pazienti dimentichino di assumere i farmaci, saltino qualche dose, ne prendano in eccesso o facciano confusione. Si calcola che dal 60 all’80% dei soggetti ipertesi non seguono la cura prescritta in modo corretto. E questa è una delle cause dell’alta incidenza di rischi cardiovascolari (ictus in primo luogo) nelle persone che soffrono di ipertensione. Per difendersi dai rischi aggiuntivi è perciò indispensabile seguire le terapie in modo rigoroso. Tenere sotto controllo la pressione sanguigna, inoltre, è uno dei mezzi più sicuri per prevenire e riuscire a intervenire là dove si manifesti un’anomalia cronica. Solo un tale monitoraggio, infatti, può consentire di conoscere bene i propri valori, individuando per tempo una patologia tanto discreta e sfuggente da essere definita il “killer silenzioso”, data l’assenza di sintomi evidenti da cui generalmente è caratterizzata. Solo in alcuni casi, infatti, l’ipertensione si accompagna a sintomi quali cefalea, vertigini, emorragie nasali, sudorazione. L’iperteso, dunque, in molti casi non sa di esserlo, benché sottoporsi a una misurazione della pressione sia un’operazione semplice e rapida, che può essere effettuata ormai in pochi minuti in tutte le farmacie. I valori normali di pressione arteriosa devono essere inferiori a 140/90 mmHg. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si parla di ipertensione arteriosa quando, in più rilevazioni, la pressione sistolica (la massima) risulta uguale o superiore a 140 mmHg e quella diastolica (la minima) supera i 90 mmHg. L’origine della patologia è ereditaria nel 98% dei casi; altri fattori di rischio sono l’età e il sovrappeso. Uno stile di vita sano, una moderata attività fisica e un’alimentazione equilibrata con un ricco apporto di frutta e verdure contribuiscono a ridurre considerevolmente i rischi. La combinazione farmacologica include diuretici, beta-bloccanti, ace-inibitori e calcio-antagonisti. Ed ecco entrare in gioco la responsabilità del paziente, tenuto a rispettare con regolarità le regole terapeutiche, senza mai interrompere la cura, se non a rischio di improvvisi e pericolosi sbalzi di pressione. (fonte  Federanziani – SIC Magazine)

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Primo paziente nello studio clinico MultiSense

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Natick, Massachusetts. Boston Scientific Corporation (quotata alla New York Stock Exchange BSX) annuncia l’arruolamento del primo paziente nello studio clinico MultiSENSE. Lo studio è stato disegnato per valutare l’efficacia di sensori fisiologici multipli, inseriti nei defibrillatori per la terapia di risincronizzazione cardiaca (CRT-D) COGNIS(TM). Boston Scientific intende utilizzare i dati dello studio per facilitare lo sviluppo di un segnale clinico, che consenta di identificare precocemente un peggioramento nell’insufficienza cardiaca. Il primo arruolamento è stato eseguito dal Dottor Paul Coffeen, presso l’ospedale Austin Heart, Austin, Texas dove il principal investigator dello studio è il Dottor Jeffrey Whitehill, Medical Chair, Electrophysiology Department. “L’insufficienza cardiaca è una malattia complessa ed i medici usano una serie di indicatori diagnostici per valutare la malattia nel paziente e la sua progressione,” ha affermato il dottor John Boehmer, dell’Hershey Medical Center, di Hershey, Pennsylvania, investigatore principale dello studio MultiSENSE. “Un approccio che impiega sensori multipli in un dispositivo impiantabile, con il potere predittivo di raccogliere dati multipli, offrirebbe ai medici l’opportunità di intervenire precocemente sui loro pazienti, evitando che l’insufficienza cardiaca precipiti e che renda necessario il ricovero in ospedale.” L’insufficienza cardiaca è una malattia debilitante, che compromette la qualità di vita e l’aspettativa di vita del paziente. È una malattia in cui il cuore si indebolisce e gradualmente perde la sua capacità di pompare il sangue in modo efficiente. Circa 22 milioni di persone nel mondo soffrono di insufficienza cardiaca e ogni anno vengono diagnosticati quasi un milione di nuovi casi di insufficienza cardiaca, rendendola la malattia cardiovascolare a più rapida crescita. Nel 2010, l’insufficienza cardiaca costerà agli Stati Uniti quasi 40 miliardi di dollari in servizi sanitari, medicinali e perdita di produttività. Questo comunicato contiene, è bene precisarlo, affermazioni riferite al futuro come stabilito dalla Sezione 21E del Securities Exchange Act del 1934. Ciò significa che quanto è scritto richiede maggiori approfondimenti e ricerche prima di passare alla pratica clinica.  Boston Scientific è un’azienda operante a livello mondiale che si occupa di sviluppare, produrre e commercializzare dispositivi medicali, i cui prodotti sono utilizzati in un’ampia gamma di specialità mediche del settore interventistico. http://www.bostonscientific.com.

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Controllo glicemico e insufficienza cardiaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2009

Nei soggetti con diabete ed insufficienza cardiaca, un modesto controllo glicemico è legato ad una migliore sopravvivenza a due anni. È stata dimostrata infatti una correlazione ad U fra i livelli di HbA1c ed il rischio di morte in questi pazienti: come era lecito attendersi, livelli di HbA1c troppo elevati sono connessi ad un elevato rischio di mortalità, ma sorprendentemente anche ottenere valori normali o quasi è gravato da rischi inattesi. Benchè sia necessario replicare questi risultati in uno studio randomizzato controllato, i dati suggeriscono anche la necessità di una maggiore consapevolezza dei potenziali effetti deleteri dell’ipoglicemia. Essi non modificano la pratica clinica, in quanto di solito si mira ad un livello di HbA1c del sette percento, comunque non pericoloso, ma in alcuni soggetti, come quelli anziani o fragili, è necessario adottare target meno stringenti, e questo potrebbe essere anche il caso di soggetti con insufficienza cardiaca che potrebbero andare incontro ad effetti collaterali. (J Am Coll Cardiol 2009; 54: 422-8 e 429-31)

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La scuola che boccia è la scuola migliore?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

I dati parziali relativi alla chiusura dell’anno scolastico, diffusi nelle ultime ore, richiedono una seria interpretazione. Non otterranno il diploma circa 3mila studenti in più rispetto allo scorso anno. Alle medie pare che circa 12mila studenti in più non siano stati ammessi alla classe successiva, e di questi 3mila a causa del voto in condotta insufficiente. Circa 30mila studenti in più, nelle superiori, presentano insufficienze da recuperare. Circa 6.500 studenti, nelle superiori, sono bocciati a causa dell’insufficienza in condotta. Negli istituti professionali il 23% degli studenti non è ammesso alla classe successiva. I dati preoccupano: che succede, improvvisamente, nella scuola italiana? Perché, ancora una volta, l’area tecnico-professionale evidenzia palesi difficoltà? Come Associazione di genitori abbiamo condiviso l’idea che un certo rigore e il rispetto delle regole per una civile convivenza siano un richiamo alla responsabilità ed all’impegno, necessari in ogni percorso educativo. Riteniamo, però, come da alcuni mesi stiamo ripetendo, che nella scuola media il ritorno al voto numerico abbia indotto ad una certa confusione fra “misurazione” e “valutazione”, quest’ultima da considerarsi sempre azione collegiale. Il voto relativo alla condotta, inoltre, se non collocato in un quadro di condivisione di regole, sullo sfondo dello Statuto degli Studenti e dei Patti di corresponsabilità educativa tra scuola e genitori, può divenire solo la reazione repressiva ad una situazione di precari rapporti nelle scuole fra studenti, docenti e genitori. Non necessariamente, dunque, la scuola che boccia è la scuola migliore, anche perché  i “bocciati” rientrano, in qualche modo, nel sistema educativo oppure passano “in carico” al sistema sociale e non contribuiscono comunque alla crescita della comunità.  Riteniamo che la scuola debba “bocciare” proporzionalmente a quanto offre, alla qualità dei percorsi attivati e del personale docente, all’investimento di tempo e di risorse utilizzate perché ogni studente abbia pari e personalizzate opportunità di crescita, di recupero e, se necessario, di riscatto. La scuola non è una “casa di cura”, ma la cura della persona è componente essenziale dell’attenzione educativa: come un ospedale, dunque, non cura solo i sani, così una scuola non si rivolge solo ai migliori. Una scuola di qualità, realizzata in forma di sistema integrato statale/non statale, fra percorsi dell’istruzione e della formazione, soggetta essa stessa ad una seria valutazione, aperta al confronto con le famiglie, una scuola che appassioni al sapere e dischiuda opportunità di crescita è condizione necessaria perché la selezione non sia solo un “giudizio finale”, ma sia uno strumento dell’orientamento alla vita.  L’Associazionismo dei genitori si rivela, ancora una volta, una risorsa per la corresponsabilità dei genitori e per la ripresa di un dialogo che restituisca dignità e fiducia ai principali soggetti dell’educazione: la famiglia e la scuola.

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