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La Cassazione boccia l’insulto omofobo

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

La Cassazione sollecita un maxi risarcimento per le vittime di omofobia. Lo ha fatto con l’ordinanza 4815/19, pubblicata oggi dalla sezione lavoro che boccia il ricorso del legale rappresentante condannato in secondo grado a risarcire un dirigente per condotte vessatore ai suoi danni, cioè perché preso di mira perché gay. Non c’era nulla di scherzoso nella condotta del legale rappresentante per la Corte territoriale anzi l’atteggiamento rivelava una grave mancanza di rispetto e di lesione della personalità morale del lavoratore. Il ragionamento del giudice di appello non fa una piega ad avviso del Palazzaccio che conferma il risarcimento. La Corte d’appello ha riprodotto le allegazioni contenute nel ricorso introduttivo di primo grado e «ha dato atto di come gli specifici episodi descritti non fossero stati dimostrati ma come, invece, fosse stata comprovata la protratta condotta offensiva di parte datoriale, pure allegata dal lavoratore, e relativa alla presunta omosessualità del lavoratore, sistematicamente apostrofato col termine finocchio». Sbaglia la società a criticare la sentenza impugnata per non aver colto «il carattere scherzoso degli epiteti con cui il legale rappresentante era solito apostrofare il dipendente, in presenza degli altri colleghi e in un clima cameratesco». La Corte di merito, infatti, ha rilevato il danno non patrimoniale subito dal lavoratore dagli elementi probatori raccolti sul contenuto delle offese, «sulla reiterazione, sulle modalità e contesti in cui le stesse venivano arrecate, sulla difficoltà di reazione per essere il destinatario lavoratore subordinato; ha ritenuto che le offese, ripetute nel tempo, avessero arrecato, tra l’altro, concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione, per il fatto che gli epiteti spregiativi erano ripetuti alla presenza dei colleghi e in situazioni nelle quali il destinatario non era in condizioni di reagire». E, art. 2 della Costituzione alla mano, la Suprema Corte, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha ricordato “il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità”.

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Dai quartieri spagnoli al Parlamento della Repubblica

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

Dalla cronaca di questi ultimi due giorni riguardo il caso Carfagna-Mussolini apprendiamo:  «O la Carfagna mi chiede pubblicamente scusa o io non voto la fiducia il 14»: lo ha dichiarato  a La 7 la deputata del Pdl Alessandra Mussolini in un’intervista che andrà in onda questa sera,  21 novembre  nell’edizione delle ore 20. «Avevo posto alla Carfagna – incalza la Mussolini – una questione politica, ho avuto in risposta un insulto. Non voto la fiducia ad un governo dove c’è un Ministro per le Pari Opportunità che insulta le donne», ha detto. (Il Messaggero del  22 novembre). Da qui il commento di Rosario Amico Roxas: “Sarebbe troppo banale sollecitare la Carfagna a reiterare gli insulti, potremmo anche suggerirne qualcuno, scegliendo fior da fiore nelle regioni italiane, tranne la Padania, perché la Lega è fedele a Berlusconi, perché, a causa di ciò, dovesse cadere il governo meno amato, meno tollerato,  capace di comprare i consensi,  vivere di una rendita di apparenze, offuscando quanto di peggio è accaduto negli ultimi 150 anni. Che ci si trovi a cavallo tra la farsa, la commedia dell’arte, il dramma  non è una situazione originale; con il cavaliere al governo ci ritroviamo in tale situazione da 16 anni, tanto da averci fatto l’abitudine”.
Ma che un governo, stramaledetto dalla moltitudine della popolazione e che pure rappresenta ampiamente la maggioranza che alla Camera si traduce con oltre cento deputati in più delle opposizioni, debba, cadere a causa delle baruffe chiozzotte di due rappresentanti del “gentil sesso”, che litigano come accade nei quartieri spagnoli o nei bassi della più malfamata Napoli della camorra, apparentemente per motivi politici o supposti tali, ma in realtà per ragioni poco chiare e che si suppongono più personali che politiche, c’è da rimanere sbalorditi.

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