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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Il comunismo edulcorato o integralista

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

I vari distinguo, che i neonati partiti facevano, per affermare un ruolo meno o più di “sinistra”, erano la controprova di un’avvertita esigenza di stabilità attraverso l’interclassismo moderato. Ognuno cercava una risposta più confacente al rapporto con la società e alle sue sempre più evidenti discrasie. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare i “clamori” delle opposte fazioni. In proposito le manifestazioni di piazza operaie che avvenivano dal 1918 al 1920 suscitavano grossi timori nel ceto medio. I manifestanti non esitavano a “aggredire” gli ex-combattenti, definendoli guerrafondai, ed invocando la nascita di uno stato socialista, anticapitalista nel quale sembrava non vi fosse posto per nessun altro e meno che mai da parte di quella borghesia elitaria accusata d’essere complice di un potere irrimediabilmente corrotto e malato.
Queste cose accadevano soprattutto in Germania e in Italia e in forma minore altrove. La Germania, rispetto all’Italia, era uscita perdente dalla grande guerra, mentre l’Italia, pur essendo vincitrice, aveva speso il meglio delle sue energie, per reggere lo sforzo bellico, ritrovandosi più povera di prima.
Intanto prendeva piede un dualismo, sulla visione della vita lavorativa e sociale, particolarmente “acceso”. Esso, inevitabilmente, finì con l’avere una ricaduta non tanto politica quanto economica andando a “minare” gli stessi principi capitalistici allora in auge e considerati irrinunciabili. Tutto concorreva a far assumere ai due schieramenti, che andavano a formarsi e a consolidarsi, una rigida contrapposizione. Essa diventava ideologica e tendeva a uscire dai confini di uno stato per internazionalizzarsi.
Assumeva, quindi, un pericolo concreto capace di far saltare tutti gli equilibri sino allora faticosamente ricomposti, sia pure con varie “pezze” aggiunte qua e là, al liso abito di società, per ricoprire i vari strappi. Da qui partì una sorta di geniale trovata nel voler imbrigliare la spinta comunista edulcorandola con la socialdemocrazia. Intendeva essere una sorta di compromesso tra le due ideologie imperanti attenuandone gli aspetti più barricadieri. La risposta non si fece attendere spingendo più a sinistra talune frange di comunisti e gli altri a strizzare l’occhiolino alla destra capitalista. (Riccardo Alfonso)

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Intolleranza religiosa

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2009

“Abbiamo appreso che la Sig.Gabriella Serva, preside dell’Istituto Comprensivo di Leonessa, in provincia di Rieti, ha scelto, autonomamente, di non celebrare le festività natalizie, giustificando tale comportamento con la presenza di tre alunni di fede musulmana, i quali peraltro non avevano espresso alcuna rimostranza riguardo la prevista celebrazione della S.Messa e della recita scolastica”, dichiara il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari.  “La preoccupazione che tale scelta genera, non risulta solo un caso isolato di assolutismo di sapore integralista, dato che appare essere stata adottata contro il parere del corpo docente e persino del Sindaco, ma svela a quali pericoli vanno incontro i nostri ragazzi allorquando sono lasciati nelle mani di educatori che non hanno capito la differenza tra integrazione religiosa e disprezzo della religione, finanche della cultura e delle tradizioni del nostro popolo”, prosegue Maccari.  “Da parte integrante nei meccanismi sociali e democratici del nostro Paese, non abdichiamo al ruolo di garanti della libertà e denunciamo la prevaricazione a scapito delle nostre tradizioni in nome di una malintesa voglia di integrazione”, prosegue Maccari. “Il COISP ha già promosso nel passato tavoli di incontro e discussione per evitare che le onde di intolleranza si trasformassero poi in odio razziale. Questi esperimenti, volti a tutelare il personale della Polizia di Stato che opera negli Uffici Immigrazione delle Questure, hanno riscosso notevoli successi permettendo a molti cittadini stranieri reali percorsi di integrazione, passando attraverso la comprensione delle diverse tradizioni laiche e religiose”, conclude Maccari. “Ma tra il reale rispetto e quanto accaduto a Rieti, esiste un baratro che deve essere colmato al più presto”.

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