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Campi Flegrei: uno studio integrato svela struttura e dinamica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Mappate, mediante l’integrazione di tecniche avanzate di analisi di interferometria radar e sismica, le porzioni della struttura interna del supervulcano flegreo, attualmente più attive in termini di concentrazione degli sforzi, di dinamica del suolo ed emissione fumaroliche superficiali. A rivelarlo, uno studio condotto da Cnr, Ingv e Università Federico II di Napoli, pubblicato su Remote Sensing of Environment. Individuate le regioni interne più attive dei Campi Flegrei mediante l’integrazione di indagini geofisiche, della sismicità e delle deformazioni del suolo dell’area telerilevata. A mettere in luce le parti più attive del supervulcano flegreo, situato ad occidente dell’area urbana napoletana, uno studio condotto dall’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea), dall’Osservatorio vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv-Ov) e dal Dipartimento di scienze della terra dell’ambiente e risorse dell’Università degli studi di Napoli Federico II, in collaborazione con INVOLCAN (Instituto Volcanológico de Canarias, Tenerife, Spagna) e Institute for Geosciences JGU (Johannes Gutenberg-Universität Mainz). La ricerca, ‘Volcanic structures investigation through SAR and seismic interferometric methods’, è stata pubblicata su Remote Sensing of Environment. “L’integrazione di tecniche di analisi innovative dei dati satellitari e sismici”, spiega il coordinatore scientifico Pietro Tizzani, ricercatore Cnr-Irea, “ha permesso di mappare le porzioni della struttura interna del supervulcano flegreo attualmente più attive sia in termini di concentrazione degli sforzi, che di dinamica del suolo”. In particolare, i risultati sono ottenuti dai dati radar satellitari in banda X della costellazione Cosmo-SkyMed dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), elaborati presso i laboratori del Cnr-Irea di Napoli insieme ai dati sismici acquisiti dalla rete di monitoraggio permanente dell’Ingv-Ov.Inoltre, spiega Francesca Bianco, direttrice Ingv-Ov, le analisi integrate hanno evidenziato “come l’area a est della solfatara, in prossimità della regione fumarolica di Pisciarelli, rappresenti la porzione di caldera caratterizzata dai più alti tassi relativi di deformazioni del suolo, tra il 2011 ed il 2014, a cui corrisponderebbe, a una profondità tra gli 0.8 ed 1.2 km, una regione caratterizzata dalla massima concentrazione di sismicità registrata: tendenza che prosegue anche dopo il 2014”.I risultati della tecnica di interferometria sismica impiegata nell’analisi, nota come Ambient Noise Tomography (ANT), hanno poi evidenziato in quest’area una porzione di crosta in cui si registra un significativo cambiamento nella velocità di propagazione delle onde sismiche, che testimonierebbe la presenza di corpi geologici con caratteristiche meccaniche diverse rispetto alla regione ad est di Pisciarelli. Variazioni probabilmente legate a intensi fenomeni idrotermali estesi tra la superficie topografica e circa 1.5 km di profondità, che andrebbero a costituire strutturalmente il sistema di interconnessione della sorgente magmatica profonda con la superficie. Tale interpretazione è supportata anche dall’intensa attività fumarolica registrata tra la solfatara e la località Pisciarelli nel periodo 2011-2014.
“La ricerca”, conclude Riccardo Lanari, direttore Cnr-Irea, “rappresenta un esempio di come la collaborazione e l’integrazione multidisciplinare delle professionalità presenti nel contesto scientifico partenopeo delle scienze della terra, abbiano portato ad un avanzamento significativo della conoscenza della natura e del comportamento del vulcano flegreo e dello sviluppo tecnologico dei sistemi per il monitoraggio vulcanico, fondamentale sia per lo studio della loro struttura interna sia per il riconoscimento delle regioni dinamicamente più attive con relativa gestione del rischio”.

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Corruzione e sistema penale integrato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli lunedì 14 e martedì 15 novembre alla Federico II alle 9.30 nell’Aula Pessina del Dipartimento di Giurisprudenza, in corso Umberto I, 40. si terrà il convegno, di respiro internazionale, ad un anno dalla firma del Protocollo d’intesa anticorruzione, tra l’Università Federico II di Napoli, l’Autorità nazionale anticorruzione, la Procura generale presso la Corte d’Appello, l’Universidade de São Paulo e la Pontificia Universidade Católica do Rio Grande do Sul.
Apriranno i lavori i saluti di Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II. La prima sessione su ‘Il fenomeno nell’esperienza italiana ed in quella brasiliana’ sarà presieduta da Lucio De Giovanni, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza. Interverranno Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Alfonso Furgiuele, Professore di Diritto Processuale Penale, Josè Mauricio Conti, Professore di Diritto delle Finanze FDRP-USP, Alessandro Jazzetti, Sostituto Procuratore presso la Corte d’Appello di Napoli, Henry John Woodcok, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Napoli, Domenico Ciruzzi, già Vice Presidente dell’Unione delle Camere Penali. Terrà le conclusioni Giuseppe Riccio, Professore emerito di Procedura penale.La manifestazione, che si propone di analizzare un’altra pagina della perenne emergenza, caratterizzata da evidente simbolismo sanzionatorio, che sconfessa sia il diritto penale del fatto, sia lo scopo di accertamento del processo, per il ricorso, al suo interno, a strumenti repressivi endofasici e, al suo esterno, a misure preventive, è organizzata dai corsi di perfezionamento in Legislazione penale minorile e Scienze penalistiche integrate e il corso di dottorato in Diritti Umani, Teoria, Storia e Prassi.
L’azione di contrasto alla corruzione si basa sulla prevenzione – sottolineano gli organizzatori – ma la predisposizione di mezzi, ispirati ad una prospettiva di stretta impostazione penale, finisce per superare i limiti della legittimità ordinamentale. Pertanto, se, da un lato, si condivide il rafforzamento delle regole relative ai presupposti di integrità degli agenti pubblici, la rivisitazione della disciplina riguardante i codici etici, la previsione delle situazioni di incompatibilità, nonché l’identificazione dei limiti ai conflitti di interesse; dall’altro, non si possono nascondere le perplessità del giurista fedele ai principi dello stato sociale di diritto, in ordine a quegli interventi preventivi strutturati su atti prodromici alla corruzione, privi di disvalore fattualmente rilevante ed applicati fuori dall’area della giurisdizione di garanzia.Il problema, dunque, è comprendere fin dove si possa spingere la politica della prevenzione e quali siano i confini invalicabili, che condizionano l’ambito operativo delle misure alle quali essa ricorre.Di particolare pregio appare anche il contributo della comparazione relativa a Paesi come il Brasile, che presenta significative similitudini con l’esperienza italiana, per le modalità e per l’ampiezza del fenomeno. La qualificazione della delegazione brasiliana, composta da professori e magistrati, arricchisce un dibattito complesso e fornisce la possibilità per un dialogo proficuo nel solco dei principi di uno stato sociale di diritto e, dunque, della Democrazia.

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Farmaci Orfani e Biofarmaceutica

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Londra. Il processo di risanamento economico è stato particolarmente difficile per l’industria farmaceutica. La crescita di questa industria e della ricerca farmaceutica sono state rallentate da fattori quali la scadenza dei brevetti, la mancanza di nuovi farmaci nella catena dello sviluppo e le linee guida per l’approvazione dei farmaci divenute sempre piu’ restrittive. A cio’ si aggiunge anche il rischio degli investimenti nelle nuove molecole e terapie, creando un clima difficile per l’industria. In questo contesto, una nuova fonte di opportunita’ e’ rappresentata dai farmaci orfani. Questi nuovi modelli di business permettono alle aziende farmaceutiche di sviluppare un approccio integrato alle soluzioni per la salute, consentendo lo sviluppo di nuove aree per la terapeutica, la diagnosi, il trattamento, il monitoraggio e il supporto del paziente. I farmaci orfani sono un’attraente alternativa che consente alle aziende farmaceutiche di ridurre l’impatto causato dalla perdita di ricavi dovuto alla scadenza dei farmaci ‘blockbuster’. I test clinici per i farmaci orfani sono eseguiti con molta efficienza, anche di costi, data la presenza di piccoli gruppi di pazienti. Un’altra ragione che offre un maggiore interesse per le società farmaceutiche e’ la presenza di incentivi allo sviluppo di nuovi farmaci orfani offerti dai governi e il supporto della EU e dell’FDA per protocolli speciali. Le società farmaceutiche e biotecnologiche stanno inoltre unendo le proprie forze in associazioni per il licensing dei farmaci teso al mantenimento dei ricavi.  Queste collaborazioni riducono il costo dello sviluppo e della commercializzazione dei farmaci orfani. Una collaborazione bilanciata e forte giochera’ a favore sia delle societa’ farmaceutiche sia di quelle biotecnologiche.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di crescita, innovazione e leadership di mercato. http://www.frost.com

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Fondi UE per le comunità emarginate

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Il Parlamento ha adottato un regolamento che permetterà  alle comunità emarginate di tutti gli Stati membri di beneficiare dei fondi europei per la ristrutturazione, il rinnovo o la sostituzione delle loro abitazioni. Più in particolare, le spese per l’edilizia abitativa (eccettuate le spese per i miglioramenti dell’efficienza energetica e per l’utilizzo di energie rinnovabili) sono ammissibili per le zone colpite o minacciate dal deterioramento fisico e dall’esclusione sociale negli Stati membri che hanno aderito all’Unione europea il 1° maggio 2004 o successivamente e “nell’ambito di un’operazione di sviluppo urbano integrato o di un asse prioritario”. In tutti gli Stati membri sono invece ammissibili soltanto “nell’ambito di un approccio integrato per le comunità emarginate”.   L’allocazione per l’edilizia abitativa può ammontare a un massimo del 3% della dotazione del FESR destinata ai programmi operativi interessati ovvero al 2% della dotazione totale del FESR. Le spese potranno essere destinate al rinnovo delle parti comuni in alloggi multifamiliari esistenti e al rinnovo e cambio d’uso di edifici di proprietà di autorità pubbliche o di operatori senza scopo di lucro da destinare a famiglie a basso reddito o a persone con esigenze particolari. Nei “vecchi” Stati membri, gli interventi potranno comprendere il rinnovo e la sostituzione degli edifici esistenti.

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Arriva la “mammografia tridimensionale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2010

Tempo di Avatar e di cinema tridimensionale. Ed era tempo, finalmente, che arrivasse anche a Roma la ‘mammografia tridimensionale’, ultima e più avanzata frontiera della prevenzione senologica. Adesso questa novità assoluta c’è e si trova alla Clinica Paideia del Fleming. Si chiama Tomosintesi, e si tratta in pratica di una mammografia tridimensionale ad alta definizione. E’ un passo avanti importante per la tecnologia più avanzata della prevenzione del cancro al seno. Un ulteriore aiuto di grande interesse per la diagnosi precoce della patologia della mammella. Avere realizzato un exploit di questo genere fa del Centro di Diagnostica Senologica della Clinica Paideia di Roma uno dei ‘centri di eccellenza’ assoluti del nostro Paese. Da oggi tutte le donne del centro-sud che lo vorranno, potranno usufruire del nuovo apparecchio digitale senza dover raggiungere Genova o Torino, le uniche città italiane dove finora era  possibile effettuare questo esame Tra l’altro, quello della Clinica Paideia di Roma, è l’unico centro in Italia che dispone di tutti i dispositivi più all’avanguardia attualmente utilizzati per la diagnosi senologica: dalla mammografia digitale all’ecografia con elastosonografia, dalla biopsia percutanea con  mammotome alla risonanza magnetica fino all’ultima arrivata, appunto, la tomosintesi. Un elemento determinante per una corretta prevenzione del cancro al seno, come ha detto il professor Umberto Veronesi secondo il quale “questo è un caso veramente paradigmatico perché il problema del tumore al seno si risolve attraverso una buona diagnosi che deve essere precoce – quindi i controlli femminili devono essere frequenti – ma deve essere anche corretta, condotta da persone competenti e con apparecchiature avanzate, aggiornate e moderne come dovrebbe accadere in tutti i centri di diagnostica senologica .   E lo confermano anche gli oncologi presenti alla conferenza stampa di presentazione di questo nuovo strumento diagnostico – i professori Francesco Cognetti, responsabile dell’Oncologia Medica A dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’ IRCSS di Roma, Enrico Cortesi, Direttore della UOC di Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I°, Università ‘La Sapienza’ di Roma e Paolo Marchetti, Direttore dell’UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma – secondo i quali gli ultimi dati sull’incidenza e la prevalenza del cancro della mammella nella popolazione femminile italiana descrivono uno scenario allarmante e inaspettato, in cui le cifre reali sono risultate sorprendentemente maggiori rispetto ai dati ufficiali. Secondo uno studio del Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano (CROM), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, e pubblicati sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research il numero di nuove neoplasie mammarie si attesta su valori sempre superiori a 40 mila all’anno, con un trend in aumento: erano 41.608 nel 2000 e in 6 anni si è registrata una crescita del 13,8%; il maggiore incremento percentuale del numero di nuovi tumori della mammella si riscontra nelle donne di età compresa tra 25 e 44 anni (quasi 77 donne ogni 100 mila in questa fascia d’età, con un aumento del +28,6% in sei anni).   Dispositivi a confronto. Da un punto di vista metodologico questa macchina di ultima generazione offre una prestazione simile ad una mammografia digitale : in più è meno dolorosa perché la compressione necessaria è inferiore; il costo dell’esame è praticamente uguale ; rimane invariato il tempo di esposizione, e inoltre l’aumento di radiazioni assorbite è assolutamente trascurabile. Rispetto alla metodologia standard dell’esame 2D , però, lo studio 3D eseguito con tomosintesi permette un analisi molto più accurata “pezzettino per pezzettino” della mammella. Anche se ad oggi non esistono ancora studi scientifici di comparazione tra i dispositivi diagnostici in senologia “tutto lascia prevedere – conclude Barbara Pesce – che la tomografia possa presto avere un ruolo importante nel moderno iter diagnostico senologico integrato”.

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