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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘integrazione’

L’integrazione secondo Pippo Pollina

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Monaco di Baviera. Martedì 16 aprile presso il Teatro Filarmonico di Monaco di Baviera Pippo Pollina sarà in concerto al fianco degli amici Werner Schmidbauer e Martin Kärlberger con il progetto Süden, giunto al suo secondo splendido capitolo. La serata è in gemellaggio con la serata in programma l’8 giugno al Teatro Massimo di Palermo. Un gemellaggio all’insegna del dialogo e dell’accoglienza: in occasione dei due concerti, infatti, i due Sindaci, rispettivamente di Monaco e di Palermo, si incontreranno in un percorso di incontri che hanno inizio il 16 aprile a Monaco e si concludono l’8 giugno a Palermo, proprio in occasione della data italiana di Süden. Incontri e confronti per condividere i percorsi di integrazione messi in campo da entrambe le municipalità. Quella palermitana con la sua Carta di Palermo e quella bavarese protagonista di una massiccia operazione di assimilazione di migranti: un milione di persone fra il 2014 e il 2015, per lo più siriani, che entrarono in massa dai balcani.Questo fortunatissimo progetto nasce nel 2002 per un caso fortuito della vita. Pippo Pollina tiene un proprio concerto in un club della Baviera. Durante il concerto si rompe una corda della chitarra …. Pippo, quasi per scherzo, chiede aiuto al pubblico e una persona risponde e sale sul palco, cambiando la corda, mentre il cantautore siciliano continua il concerto al pianoforte ….. poi suonano anche insieme. Pippo è stupito dall’eccezionale entusiasmo del pubblico in quei momenti. Scoprirà alla fine dello spettacolo che la persona salita sul palco per soccorrerlo è Werner Schmidbauer, che taoltre che esperto musicista, è un notissimo presentatore della televisione pubblica tedesca. Cinque anni dopo Pippo viene invitato a partecipare ad un grande evento per festeggiare i 10 anni del duo « Schmidbauer & Kälberer ». Pippo inserisce a sorpresa dal vivo una strofa in italiano nella loro celebre canzone « Im Süden von meinem Herzen » …. E lo stesso fa Werner con la storica canzone di Pippo « Camminando », cantando una strofa in bavarese. L’idea dell’incontro fra lingue e culture, nasce così, spontaneamente. E nasce anche una grande amicizia. Tre anni dopo, nel 2010, c’è la prima piccola tournée di Pippo con il duo « Schmidbauer & Kälberer » ….. sono una decina di date, ma è la nascita effettiva di un nuovo trio, che nel decennio successivo farà cose inattese e straordinarie. http://www.alfaprom.com

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Il progetto Delors per l’integrazione europea

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

“Le projet Delors pour l’Europe (1985-1995): un tournant néo-libéral?”: è questo il titolo della conferenza di Eric Bussiere che si è tenuta giorni fa, festa di San Benedetto patrono d’Europa, alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino, in via Principe Amedeo 34, nell’ambito del Laboratorio “Interpretare l’integrazione europea”.Eric Bussiere, docente alla Sorbona di Parigi, partecipa ai lavori del LabEx (laboratoire d’excellence) EHNE (écrire une Histoire nouvelle de l’Europe), il cui obiettivo principale è quello di far luce sulla crisi attuale in Europa costruendo una nuova storiografia del Vecchio Continente, indirizzata tanto al mondo scientifico quanto al mondo dell’insegnamento, ai cittadini e ai politici.La conferenza è stata introdotta da Barbara Curli, dell’Università di Torino. Hanno partecipato all’incontro David Ellwood (John Hopkins University, Bologna center) Giandomenico Piluso (Università di Siena) e Gian Giacomo Migone (Università di Torino, presidente della Commissione Esteri del Senato dal 1996 al 2001).
Jacques Delors, protagonista assoluto della storia contemporanea francese e del processo d’integrazione europea, è stato presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995.

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Integrazione e cooperazione della comunità albanese in Italia tra eccellenze e difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Roma Martedì, 4 dicembre, ore 14:30, c/o Partito Radicale Via di Torre Argentina 76 (terzo piano) Incontro pubblico con Pandeli Majko, Ministro d’Albania per la Diaspora, e con i parlamentar italiani iscritti al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, per comprendere forme e modi di collaborazione tra le istituzioni e i “liberi professionisti” albanesi operanti in Italia a sostegno dell’intera comunità albanese.
Saranno presenti tra gli altri: Giandomenico Caiazza, Presidente Unione Camere Penali, Cesare Placanica, Presidente Camera Penale di Roma, Vincenzo Comi, Vice Presidente Camera Penale di Roma, Avv. Giuseppe Rossodivita, Dott. Emir Lushnjari,.Amb. Giulio Maria Terzi (ex Ministro degli Esteri), Sen. Stefania Pezzopane, Sen. Salvatore Margiotta, On. Renata Polverini, On. Sandro Gozi, On. Fabrizio Cicchitto, Sen. Roberto Rampi, On. Nicola Ciraci, Sen. Luigi Compagna, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d’Elia, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti.

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Le Donne nello Sport per la Pace, la Coesione e l’Integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Roma dal 29 giugno al 5 luglio a Roma Ex Snia, Via Prenestina 173 si incontreranno le atlete della squadra di Basket palestinese del Palestine Youth Club e delle squadre romane popolari (Atletico San Lorenzo, Bulles Fatales, All Reds), un’opportunità di incontro unico dove lo sport rappresenta il mezzo per entrare in contatto, divertirsi e condividere le proprie esperienze sportive e di vita. Un torneo di basket e un’occasione sia per parlare con attenzione del ruolo dello sport e dicome si vive in un campo profughi libanese come quello di Shatila, che per ricordare la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. Le associazioni promotrici chiedono la scarcerazione di Ahed Tamimi, la diciassettenne arrestata a Dicembre per il suo impegno politico, e sostengono la campagna internazionale di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) su Israele come forma non violenta di protesta.
Il 29 Giugno a Roma arriverà la delegazione da Shatila; il cuore dell’evento sarà il 1 luglio all’Ex SNIA con il torneo, dedicato alla memoria di Gaetano D’Ovidio, cooperante, amico e socio di Un Ponte Per…, grande amante del basket e del popolo palestinese, seguito da un importante momento di incontro e confronto, e una cena palestinese. A organizzare il BBB sono David Ruggini e Daniele Bonifazi, i due attivisti che hanno ideato e realizzato la prima edizione già nel 2017; Sport Against Violence, associazione sportiva impegnata da anni in una serie di progetti ed attività in Iraq, in collaborazione con l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative e che dal 2007 lavora per diffondere l’idea di sport come strumento di educazione alla non violenza; Un Ponte Per…associazione che opera per la prevenzione dei conflitti in Medio Oriente e nei Balcani tramite progetti di cooperazione, interventi civili di pace e iniziative di solidarietà; Palestine Youth Clubattivo nel campo profughi di Shatila, in Libano, che lavora per aiutare i giovani socialmente svantaggiati, offrendo loro la possibilità di sviluppare uno stile di vita sano e positivo e di integrarsi nella società tramite la pratica sportiva e CELIM – Centro Laici Italiani per le Missioni– Organizzazione Non Governativa nata nel 1954 che gestisce in Africa, nei Balcani e in Medio Oriente progetti di cooperazione internazionale.

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Immigrazione: il cavallo di battaglia della Lega

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La domanda parte sulla base del rapporto statistico dei consensi popolari alla Lega per la sua politica di negazione all’accoglienza. Un interrogativo che in certi ambienti si cerca d’esorcizzare attaccandosi alla parola “magica” del populismo. In realtà il discorso ci porta più lontano. Da almeno quattro anni, a questa parte, i nostri governanti, in tema di accoglienza, hanno scelto un percorso oltremodo accidentato dovuto soprattutto a metodi che hanno mostrato d’essere incapaci d’avere una visione in prospettiva del problema. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e hanno mostrato l’insostenibilità del sistema adottato. E l’inversione di rotta è oggi, senza dubbio, traumatica per tutte le parti in causa. Non dimentichiamo l’entità di questa “tragedia”: in quattro anni sono sbarcati sulle coste italiane oltre mezzo milioni di “fuggitivi”, disperati e ansiosi di trovare uno sbocco che permettesse loro di condurre una vita meno precaria. Li abbiamo soccorsi con umanità e solidarietà, al di là dell’immaginabile, perché sono stati soprattutto i poveri italiani a spezzare il loro frugale cibo con il forestiero e a mostrargli il senso della nostra ospitalità. Ma questo primo passo, legato all’emergenza, non ha avuto un adeguato supporto dalle istituzioni e le loro “distrazioni” hanno in pratica vanificato il tema dell’accoglienza per poi puntare su quello finale dell’integrazione. L’obiettivo era quello, anche se non esplicitamente dichiarato, di volerli dirottarli al più presto altrove, di là dei nostri confini. La mossa non ci è riuscita perché se noi vogliamo fare i furbi gli altri non sono stupidi. E così ci ritroviamo con una massa di diseredati che non riusciamo più a gestire e con l’aggravante di renderli nuovamente schiavi di chi senza scrupoli li sfrutta e riproduce le stesse miserie che hanno lasciato nei loro paesi d’origine. E ancora lo stato ha colpevolmente lasciato fare acuendo lo stesso rapporto tra immigrati e autoctoni. Ora ci chiediamo ci voleva proprio la Lega di Salvini per capire l’impiccio in cui ci siamo cacciati? E ancora possiamo definirli dei buoni o degli ingenui o peggio ancora i governi che hanno preceduto l’attuale nel voler ospitare tanti senza voler offrire loro un possibile sbocco di accoglienza ma anche lavorativo? Dicono che è colpa dell’Europa e si mettono l’animo in pace. E’ forse questo il modo di governare? Diciamo pure che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non si trattasse di gente arida e che i loro dotti lacrimali si sono atrofizzati. (Riccardo Alfonso)

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Concluso il progetto Nisaba: l’apprendimento della lingua come veicolo di integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Torino. Sono in tutto 60 i corsi del progetto Nisaba, distribuiti su tutto il territorio piemontese, a cui partecipano 484 cittadini di Paesi Terzi regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, appartenenti a target vulnerabili. Di questi 60 corsi, 18 prevedono il coinvolgimento di 68 donne vittime di torture, stupri e altre gravi forme di violenza psicologica, fisica o sessuale di età compresa tra i 19 e 45 anni, 32 donne madri singole con figli e 44 donne vittime di tratta; 12 corsi sono invece destinati a circa 100 minori stranieri, tra cui 36 non accompagnati e 60 a rischio di esclusione, di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, mentre i rimanenti 30 corsi sono rivolti a 240 donne e uomini occupati, di età compresa tra i 19 e i 45 anni, che vogliono accrescere la conoscenza della lingua italiana e del vocabolario utile in contesto lavorativo.
Questi i numeri presentati alla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri durante l’evento finale del progetto, finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno, con capofila Enaip Piemonte, che promuove corsi di formazione finalizzati a conseguire l’alfabetizzazione, l’apprendimento della lingua italiana, l’acquisizione di competenze chiave di cittadinanza e il miglioramento delle capacità di adeguare l’uso della lingua al contesto lavorativo nei cittadini stranieri in particolari situazioni di disagio.
I corsi rivolti alle donne hanno una durata di 36 ore e prevedono un tema lessicale specifico (salute, cibo, cura di sé, lavori di casa, infanzia) affrontato con visite in luoghi attinenti (consultori, ospedali, mercati, supermercati, negozi, servizi al femminile, luoghi di aggregazione formale e informale femminile). Stessa durata per quelli indirizzati ai minori; in questo caso, i temi lessicali riguardano tempo libero, sport, scuola, adolescenza e identità, e vengono sviluppati con visite in luoghi di cultura e animazione giovanile, centri di aggregazione, biblioteche, scuole, centri di formazione professionale, società sportive, Informagiovani e altro. I corsi per lavoratori durano 24 ore e sono dedicati alla microlingua dell’assistenza domiciliare, ristorazione, artigianato, edilizia, agricoltura e commercio, presentata attraverso visite a cooperative, aziende, servizi operanti in quegli ambiti, laboratori di formazione professionale. Grazie alle uscite sul territorio e alle lezioni immerse nella realtà del contesto socio-culturale, il 60% delle ore previste dai corsi è svolto fuori dall’aula, sul campo, privilegiando dunque l’interazione orale rispetto alla conoscenza delle regole di funzionamento della lingua.
“La Città metropolitana di Torino ha aderito a Nisaba fin dall’inizio partecipando al tavolo di coordinamento” ha spiegato la consigliera delegata all’istruzione e alla formazione professionale nel suo intervento. “Siamo molto soddisfatti dell’esito del progetto, che si è rivelato decisamente positivo dal momento che l’obiettivo, pienamente raggiunto, era quello dell’integrazione sociale delle persone straniere che sono state coinvolte”.

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Seminario FICT: “Migranti tra accoglienza e integrazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

tendopoli-di-migranti-a-calaisRoma, 19 Gennaio 2018, presso il Centro Congressi Cavour, Via Cavour 50/a In questo particolare momento storico la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche* sente il bisogno di confrontarsi sul tema dei migranti e dei minori stranieri non accompagnati, organizzando il Seminario “”Migranti tra integrazione e accoglienza” a Roma.
“La Federazione da anni – spiega Luciano Squillaci, Presidente FICT – tramite i suoi Centri accoglie persone arrivate nella nostra nazione attraverso la migrazione perché ricevano una ospitalità dignitosa e attenta. Il seminario sarà un momento di riflessione su una emergenza umana a livello nazionale in cui si presenterà il modello di accoglienza FICT, le best practices, i modelli efficaci di lavoro di rete sul territorio.”Ci sarà un intervento di Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio Immigrazione Caritas Italiana ed, inoltre, si ragionerà sui punti di criticità presenti nel sistema di accoglienza migranti adulti e su quello dei minori in Italia con Domenico Manzione, sottosegretario del Ministero dell’Interno con delega all’immigrazione. Durante il Seminario saranno presentati i dati sulla accoglienza dei Centri FICT dell’ultimo anno dai due coordinatori delle Reti tematiche FICT migranti e minori stranieri non accompagnati: Giovanni Lizzio e Giovanni Mengoli.

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Integrazione: un nuovo strumento per agevolare l’accesso al lavoro dei cittadini di paesi terzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

BruxellesBruxelles. In concomitanza con la Giornata mondiale del rifugiato indetta dall’ONU, la Commissione europea pubblica lo strumento europeo di determinazione delle competenze per i cittadini di paesi terzi. Si tratta di un web editor utilizzabile on line e off line che permetterà a quanti non sono cittadini dell’UE di presentare le proprie competenze, qualifiche ed esperienze in modo da renderle immediatamente comprensibili ai datori di lavoro, agli erogatori di istruzione e formazione e alle organizzazioni che si occupano di migranti in tutta l’Unione europea. Lo strumento di determinazione delle competenze sarà uno dei primi ausili per i centri di accoglienza, i servizi di integrazione, i servizi pubblici per l’impiego e le altre organizzazioni che offrono servizi a cittadini di paesi terzi, al fine di far valere le loro competenze pregresse e gli studi fatti, oltre che instradarli verso un percorso di istruzione o formazione professionale o un’occupazione. Oltre a fornire una panoramica delle competenze dei cittadini di paesi terzi (aspetto che lo assimila a un CV), lo strumento aiuterà le organizzazioni che si occupano di migrazione a determinare ciò di cui ciascun individuo ha bisogno per potersi integrare nel mercato del lavoro. In ultima analisi esso semplificherà l’abbinamento tra chi cerca un lavoro e i posti di lavoro disponibili.
L’integrazione nel mercato del lavoro dei cittadini di paesi terzi è una delle sfide più importanti che ci riguardano tutti, soprattutto alla luce dell’afflusso passato, presente e futuro di rifugiati e richiedenti asilo. Se infatti l’integrazione fallisse, avrebbe nel lungo periodo costi molto superiori a quelli di politiche di integrazione efficaci; considerati poi la digitalizzazione e l’invecchiamento della società, l’Europa ha tutto l’interesse a diventare una destinazione attraente per le persone di talento di cui le nostre economie hanno bisogno. Per valorizzare nel modo migliore il nostro capitale umano è indispensabile far buon uso di tutti i talenti disponibili nell’UE.
Lo strumento europeo di determinazione delle competenze rientra tra le dieci azioni principali annunciate nella nuova nuova agenda per le competenze per l’Europa. Ad un anno dall’avvio dell’agenda la Commissione ha già realizzato buona parte delle azioni volte a innalzare il livello delle competenze e a favorirne una migliore applicazione in Europa.
Lo strumento di determinazione delle competenze nasce per ridurre lo scarto tra competenze e occupazione di quanti non sono cittadini dell’UE; si applica sia a coloro che hanno un livello di istruzione elevato (che potrebbero tuttavia aver bisogno di aiuto per ottenere il riconoscimento delle proprie qualifiche) sia a coloro che hanno un livello di istruzione modesto e quindi necessitano di proseguire gli studi e la formazione per sviluppare le competenze richieste dal nostro mercato del lavoro. Per alcuni cittadini di paesi terzi, poi, l’integrazione nel mercato del lavoro può essere difficile per la scarsa conoscenza delle lingue degli Stati ospitanti; lo strumento di determinazione delle competenze permetterà di individuare tali lacune. Lo strumento va a integrare l’offerta di mezzi per aumentare la trasparenza delle competenze, quali Europass e il Quadro europeo delle qualifiche (entrambi già rivisti nell’ambito della nuova agenda per le competenze), che permettono ai datori di lavoro, agli erogatori di istruzione e formazione e alle autorità competenti di comparare le qualifiche nazionali con quelle ottenute in altri Stati dell’UE e altrove.In occasione del lancio dello strumento di determinazione delle competenze la Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori Marianne Thyssen ha visitato a Bruxelles un centro di accoglienza Fedasil per richiedenti asilo e ha visto di persona come lo strumento possa essere utilizzato a vantaggio dei rifugiati e dei richiedenti asilo, oltre che dei servizi e degli assistenti sociali che li accompagnano nel processo di integrazione. Un servizio dedicato alla visita è disponibile su EbS. Allo stesso tempo si svolge a Bruxelles un evento inaugurale che funge altresì da conferenza di networking.

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I salti mortali di Vittorio Feltri

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

Su “Libero” del 27 luglio 2016, Vittorio Feltri si esibisce in un triplice salto mortale con capovolta, cercando di dimostrare le sue non dimostrabili teorie. Il redazionale in prima pagina recita “Chi li ha visti ?” chiarendo nel titolo il riferimento ai musulmani moderati che “sarebbero spariti” e non se ne vedono in giro. Malafede, ignoranza populismo gratuito, esibizionismo sub-culturale ? Non si capisce bene. Va da sé che i musulmani “moderati”, cioè quelli aperti al dialogo e pronti all’integrazione, o già integrati, non hanno alcuna ragione di farsi vedere, desiderosi di passare sotto silenzio, visto le reazioni di gente come Feltri, che ama fare di tutte le erbe un fascio.Non riflette Feltri che se si vedessero, con l’aria che tira contro i musulmani, non sarebbero più moderati, ma apparterrebbero a quella esigua ma pericolosa minoranza dei fondamentalisti dediti a spargere terrore.
Già questo giornaletto che ospita tali articoli, si era distinto in una altro slogan anti Islam, fu il turno di Maurizio Belpetro, che titolò a piena pagina “Bastardi Musulmani”. E’ questo genere di informazione che impedisce ai musulmani veri di emarginare gli estremisti e proporsi per una integrazione, nel rispetto delle diversità culturali e religiose.
Questi due giornalisti, dall’aria intellettuale, sono i più attenti provocatori, in grado anche di stimolare gesti inconsulti. Ma tutt’e due di intellettuale hanno solo la forma degli occhialini. (Rosario Amico Roxas)

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Quale integrazione per l’Europa?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

MaastrichtSe le istituzioni europee sono state tutte ripensate a Maastricht (politica estera, sicurezza, cittadinanza, cooperazione, giustizia, moneta) nella prospettiva di un’unificazione politica, l’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che le differenze, le patologie, e le incoerenze (fra gli Stati membri e tra questi e la Commissione) sono difficili da sanare e che, a quanto sembra, rendono quegli obiettivi difficili da realizzare. Si è reso evidente che la legislazione di Strasburgo, il sistema di voto e l’efficacia reale delle decisioni relative negli Stati nazionali sono cose molto complesse: diverse materie sono affidate a decisori differenti, gli ordini del giorno, l’agenda dei lavori parlamentari e le votazioni finali si giocano fra il Consiglio, la Commissione e la Corte Europea.
Ad esempio l’Atto Unico e il Trattato di Maastricht prevedono un voto a maggioranza per alcune materie. Poiché le decisioni relative, in virtù della supremazia delle legislazione europea, divengono vincolanti per lo Stato e per il giudice nazionale, può accadere, e di fatto accade, che un particolare Stato, rivendicando la propria sovranità, si trovi a rifiutare politiche alle quali è contrario.
In questa prospettiva l’imposizione di un cammino a tappe forzate verso la sempre più ampia sovranità della Ue (soprattutto del Parlamento europeo), sempre che ciò sia possìbile, si presenta assai remota nel tempo. Obbligare gli Stati nazionali a calibrare le loro politiche a tappe forzate verso un obiettivo troppo lontano (incertus an, incertus quando) può minare seriamente gli obiettivi fin qui raggiunti. Il timore è che prima che l’Alpha si combini con l’Omega, le differenze, le patologie e le incoerenze di cui sopra possano avere in Europa un effetto disintegrativo anziché integrativo, e causare per alcuni Stati inadempienze e infine il vero e proprio rigetto. E poiché l’integrazione dell’Europa “sempre più stretta” resta esigenza primaria nello spirito dei padri costituenti, degli Stati membri, e dell’aspirazione della massima parte dei popoli, bisognerebbe adottare altre misure più realistiche che diano solidità alle conquiste irrinunciabili fin qui raggiunte senza danneggiarne il valore.
Integrare non vuol dire soltanto integrare gli Stati nazionali alla Ue; nelle aspettative europee significa compenetrazione, armonizzazione, cioè integrarsi degli Stati fra loro. Il ruolo attuale dei parlamentari europei presenti a Strasburgo è di partecipare alle le decisioni europee, ma non quello di integrare fra loro l’agenda e le politiche dei rispettivi parlamenti. Per ciò fare dovrebbero essi stessi integrarsi direttamente nei parlamenti nazionali, viverne il dibattito e i lavori. Il “passo da gigante” avvenuto a Maastricht (1992) – cuore politico del Trattato di Lisbona – proponendo in modo perentorio il ruolo delle istituzioni europee, ha reso questi temi particolarmente spinosi. I problemi qui accennati e discussi fra politici e studiosi si stanno tingendo delle vecchie ideologie.
Da una parte vi sono gli entusiasti {les ardents secondo Chardin) fautori del rafforzamento delle istituzioni europee per raggiungere a ogni costo la vetta degli Stati Uniti d’Europa; il loro slogan è semplice; “più Europa!”. Costoro bollano gli euroscettici e insistono sulla validità dell’attuale road map che non intendono, o non possono cambiare. La vedono solo momentaneamente interrotta dalla crisi economica e finanziaria europea e da quella specifica dell’eurozona. Dall’altra gli euro-critici (più numerosi degli euroscettici), questi temono il dirigismo europeo, diffidano di decisioni prese dall’alto e temono il ruolo prorompente del diritto comunitario, la disuguaglianza di fatto fra Stati forti e deboli, temono le manipolazioni speculative dell’alta finanza sul debito pubblico degli Stati e sopratutto le sorti dell’Euro. Quest’ultimo viene percepito da alcuni dei 19soci-monetari come controproducente di interessi nazionali immediati e una trappola dalla quale alcuni Stati già studiano come uscire senza troppi danni.
Agli ardenti occorrerebbe ricordare che l’inarrestabile macchina politica della Eu avrebbe fatto bene, in occasione di alcuni incroci importanti (Maastricht), ad arrestare la “locomotiva”, ancora non pienamente sperimentata, per valutare meglio gli effetti preterintenzionali, potenzialmente negativi generati dal “passo da gigante” verso l’unità politica della Ue; gli errori, divenendo endemici (producendone altri per correggerli) potrebbero divenire irreversibili. La stessa idea di pensare all’Europa come un “gigante” o descrivere la geopolitica del mondo, come molti ragionano, in termini di imperi (americano, europeo, cinese, russo, brasiliano) potrebbe non essere la più realistica aspettativa per il futuro equilibrio del mondo nel quale gli attori economici e politici sono sempre più ravvicinati e i centri di decisione sempre più interdipendenti. Come ha osservato Vaclav Klaus: […] esistono paesi molto piccoli che hanno creato grande prosperità ed avuto successo e la storia racconta di grandi imperi assolutamente inefficienti… non vi è mai stato un rapporto fisso tra successo economico e la dimensione dell’entità politica”.
Ai critici, dovendo ammettere che alcune loro critiche sulla prassi fin qui adottata si sono dimostrate tutt’altro che errate, si può osservare che sarebbe un crimine ‘gettare via il bambino con l’acqua del bagno’ e che se l’Europa raggiungerà l’unità politica si tratterà di un’unità politica nuova, consona ai tempi e diversa da quelle fin qui conosciute. Ai fedeli tutori della sovranità nazionale, come se questa realmente esistesse, è utile ricordare che non esiste alcun esempio nella storia di Stati che avessero contemporaneamente il controllo politico, quello territoriale esclusivo, quello monetario, il riconoscimento internazionale, l’autonomia militare. Per questo la sfida di integrare gli Stati nazionali dell’Europa e lavorare per un mondo migliore, potrebbe essere appena cominciata. (di Marco Antonio Patriarca del Comitato Scientifico Società Libera http://www.societalibera.org)

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Le Europe del 9 maggio

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

europa comunitariaSe per buona parte degli europei il 9 maggio significa celebrare l’integrazione, l’unità e la pace in Europa nella ricorrenza della dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950, all’origine dell’Unione europea, per altri invece segna l’avvio del periodo di privazione di diritti sotto l’Unione Sovietica, iniziato con la dichiarazione di vittoria di Stalin sulla Germania il 9 maggio 1945.Questa la storia con cui l’innovatore processo di integrazione osato dall’Europa deve confrontarsi ancora oggi, dopo sessant’anni. Ed è sulle contraddizioni insite in questi paradigmi culturali e sociali che attraversano i popoli dell’Europa, che nell’attuale contesto di crisi si pone la domanda: è ancora valida e attuale l’esperienza europea? Gli europei vogliono ancora stare insieme?
Per Pasquale Ferrara, diplomatico, studioso e docente di Relazioni Internazionali e di Diplomazia, «la visione europea dell’integrazione, cioè mettere insieme non tanto le sovranità ma le volontà politiche di diversi paesi per governare congiuntamente fenomeni che sfuggono al controllo dei singoli stati, rimane una grande intuizione». Attraverso l’integrazione «l’Europa dimostra che il multilateralismo può avere ancora oggi un valore aggiunto se non è più lo stato il centro dell’attenzione, ma la funzione politica che esso svolge, vale a dire rispondere ai bisogni dei cittadini in un mondo globale e transnazionale».«Un’Europa capace di stare insieme e di riscoprire in questo modo cosa può fare di più e di meglio per il mondo». Così Maria Voce riassume la prospettiva del Movimento dei Focolari nel prendere parte ai processi in corso in Europa. Un esempio di questo impegno è “Insieme per l’Europa”, nel quale convergono oltre 300 Comunità e Movimenti di chiese cristiane, una rete che agisce con obiettivi condivisi in funzione del continente, promuovendo una cultura di reciprocità attraverso cui singoli e popoli possono accogliersi, conoscersi, riconciliarsi, sostenersi vicendevolmente. «“Insieme per l’Europa” non è fine a sé stessa, ma ha una natura squisitamente politica, nel senso più nobile del termine: si adopera per il bene di questo pezzo di umanità che è l’Europa, allo scopo di ravvivarne le radici e consapevole di dare anche un contributo al resto del mondo».
Dal 30 giugno al 2 luglio 2016 “Insieme per l’Europa” promuove a Monaco, Germania, un evento europeo di riflessione e di azione. Per due giorni, 36 tavole rotonde e forum permetteranno lo scambio di esperienze e di prospettive su altrettante tematiche riguardanti l’Europa. L’evento avrà la sua conclusione con una manifestazione pubblica in piazza il terzo giorno. Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo I saranno presenti attraverso videomessaggi personali. Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, e Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, hanno accordato il loro patrocinio (http://www.together4europe.org/).
«Nel momento in cui c’è più bisogno di Europa, meno l’Europa si mostra all’altezza di queste sfide», sostiene Ferrara in riferimento alla mancanza oggi di figure politiche con una visione di ampio respiro. E conclude: «Ma forse guardiamo nella direzione sbagliata? Forse pensiamo che ci vogliano uno o più leader politici e invece dobbiamo fare più calcolo della società civile, puntando di più sui giovani e sulla loro creatività sociale e politica, sulla loro capacità di immaginare il “Vecchio” continente come un continente “nuovo”». (By Victoria Gómez)

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Incontro su Aldo Moro e l’integrazione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2016

01 Aldo Moro, 2010, acrilico su tela, cm. 60x50Il contributo di Aldo Moro all’integrazione europea è stato discusso durante una conferenza promossa dal deputato europeo Enrico Gasbarra, con i Vice presidenti italiani del Parlamento europeo David Sassoli (S&D) e Antonio Tajani (PPE).Prima del dibattito, la sala di riunione 3G2 dell’edificio Altiero Spinelli del PE è stata dedicata ad Aldo Moro, alla presenza della figlia Maria Fida Moro.
Hanno preso parte al dibattito: il Presidente del PE Martin Schulz, il Ministro italiano dei beni e le attività culturali Dario Franceschini, il capogruppo del PPE Manfred Weber, quello del gruppo S&D Gianni Pittella, l’ex Presidente del PE Hans-Gert Pöttering, il Presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulla morte di Aldo Moro Giuseppe Fioroni e i deputati europei Lorenzo Cesa e Enrico Gasbarra.

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1° incontro Italia-Canada su immigrazione e integrazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

alpine canadaRoma 24 febbraio 2016 ore 14,00 Ambasciata del Canada via Salaria 243 Workshop “Iamamigrant – 1° incontro Italia-Canada su immigrazione e integrazione”.L’evento intende promuovere una riflessione sulle politiche di integrazione di migranti e rifugiati in un momento storico caratterizzato da flussi migratori di rilevanza mondiale. A fianco degli sforzi realizzati per salvare le vite in mare, offrire protezione e accoglienza alle persone vulnerabili, appare necessario rafforzare processi di integrazione con soluzioni e politiche di lungo periodo. L’incontro – al quale parteciperanno i rappresentanti delle istituzioni e stakeholder italiani e canadesi – intende promuovere un dialogo per condividere esperienze e approcci innovativi e trasformare questa sfida globale in opportunità di crescita socio-economica e arricchimento culturale reciproco.All’evento – aperto da Paul Gibbard, Ministro Consigliere presso l’Ambasciata del Canada, e Federico Soda, direttore dell’Ufficio di coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo – parteciperanno: Louise Belanger, Project Manager dell’OIM Canada, Mario Calla, Direttore Esecutivo del COSTI Immigrant Services di Toronto, Rodolfo Giorgetti, Responsabile dell’area Immigrazione di Italia Lavoro, Naheed Kurban Nenshi, Sindaco di Calgary, Paolo Morozzo della Rocca, della Comunità di Sant’Egidio, Liliana Ocmin, Segretario Confederale CISL per Donne, Giovani e Politiche migratorie, Ferruccio Pastore, Direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione, Indra Perera, Presidente di CNA World – Imprenditoria straniera, Stefano Rimini, rappresentante della Regione Emilia-Romagna, Ireneo Spencer, Rappresentante di “Questa è Roma”, Stefano Trasatti, Direttore del Redattore Sociale. La giornata si chiuderà con un intervento del Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

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Diversity Improvement as a Viable Enrichment Resource for the Society and the Economy

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2015

universita-cattolicaMilano 1 giugno 2015, in Università Cattolica (Aula PioXI) si svolgerà, l’International Final Conference del Progetto Diverse.DIVERSE ha l’obiettivo di “svecchiare” il modello europeo di integrazione, ancora prigioniero della figura del “lavoratore ospite”, trasformando la diversità da problema da gestire in risorsa strategica per lo sviluppo economico e sociale delle società europee. Il progetto Diverse – Diversity Improvement as a Viable Enrichment Resource for Society and Economy”, co-finanziato dal Fondo Europeo d’Integrazione e coordinato dal centro di ricerca WWELL dell’Università Cattolica di Milano (con la direzione scientifica della prof.ssa Laura Zanfrini, Ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica alla Facoltà di Scienze politiche e sociali) è stato realizzato in collaborazione con 14 partners in 10 paesi europei: Estonia, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Ungheria.Le presentazioni saranno in lingua italiana e inglese, con traduzione simultanea.

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Rifugiati: integrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2013

refugee

refugee (Photo credit: my stification)

Il 30 novembre convegno nazionale organizzato dall’Ausl con il ministro Kyenge per confrontare le sperimentazioni dei territori ed elaborare un sistema nazionale condiviso. Quando avviene una tragedia in mare, si risveglia l’attenzione sull’accoglienza dei migranti sopravvissuti. Ma per gli ospiti dei centri di accoglienza esiste un problema successivo: quello dell’integrazione. In Italia, si sono affermati numerosi percorsi innovativi in questa direzione, ma si tratta di esperienze per lo più episodiche e transitorie, legate a realtà locali. Ora, anche per rispondere ai vincoli delle Direttive europee, si tratta di metterle a sistema per costruire, su questa base, una risposta nazionale comune e condivisa.È questo l’obiettivo del convegno nazionale “Italia terra d’asilo” che si svolgerà a Parma il prossimo 30 novembre, dalle 9 alle 18, presso la Sala Aurea della Camera di commercio (via Verdi 2/a). Organizzato dall’Ausl di Parma, l’appuntamento sarà aperto dai saluti del direttore generale dell’Ausl Massimo Fabi, dei presidenti di Ciac onlus Emilio Rossi, Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli e Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e vedrà la partecipazione degli assessori regionali Lucenti e Marzocchi, di amministratori, volontari e di esperti nazionali ed europei. Le conclusioni, alle 17.30, saranno affidate al ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.Il recente recepimento anche nel nostro Paese della Direttiva europea che stabilisce misure a favore dell’integrazione dei beneficiari di protezione internazionale dovrà provocare cambiamenti importanti. La normativa stabilisce in particolare che venga riservata un’attenzione specifica all’assistenza sanitaria e alla riabilitazione psico-fisica ai rifugiati in situazione di particolare fragilità quali “le donne in stato di gravidanza, i disabili, le vittime di torture, stupri o altre gravi forme di violenza psicologica, fisica o sessuale, o i minori che abbiano subito qualsiasi forma di abuso, negligenza, sfruttamento, tortura, trattamento crudele, disumano o degradante o che abbiano sofferto gli effetti di un conflitto armato”.Durante il convegno saranno così presentati, tra l’altro, il ruolo dei servizi territoriali sanitari e sociali nei percorsi di integrazione nei titolari di protezione con particolare riferimento alle esperienze realizzate dallo Spazio salute immigrati dell’Ausl, Ciac onlus e CISS Parma. La mattinata si concluderà con il racconto di esperienze realizzate a Roma, Trieste e Milano. Nel pomeriggio le proposte per rendere sistematico e uniforme questo impegno formulate dal Comitato scientifico saranno discusse in una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Capo di gabinetto del Ministero dell’Integrazione Angelo Carbone, l’assessore regionale alla Promozione politiche sociali e politiche per l’accoglienza Teresa Marzocchi, il delegato all’Immigrazione dell’ANCI Giorgio Pighi, sindaco di Modena.L’appuntamento è organizzato dall’Azienda Usl con il patrocinio di Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Conferenza territoriale sociale e sanitaria, Rete nazionale per i diritti dei rifugiati Europasilo, Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM) e Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), in collaborazione con Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPRAR) e con il sostegno di Camera di commercio di Parma e Camst.La media annua di domande d’asilo in Italia si aggira attorno alle 18mila unità. In Emilia-Romagna – raccontano i dati delle nove Questure – si è registrata una crescita pari al 14% dalle 3.914 del 2011 alle 4.476 dell’anno successivo. In provincia di Parma – sempre secondo i dati della Questura – i permessi di soggiorno a fine 2011 erano 559 (446 uomini e 113 donne): 201 per protezione sussidiaria, 186 come rifugiati, 164 per richiesta d’asilo (di cui 9 con possibilità di svolgere attività lavorativa), 4 per motivi umanitari e 4 in base alla Convenzione di Dublino.

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Ripristinare fondo non autosufficienza

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Roma. Regione Lazio. “Si tratta di un investimento importante, in un settore fin troppo penalizzato da parte del governo nazionale. Un primo passo, ma ancora insufficiente. Al governo chiediamo di ripristinare il fondo nazionale per la non autosufficienza, azzerato lo scorso anno e mai più rifinanziato”. Lo dichiara in una nota l’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della Regione Lazio, Aldo Forte, sul programma regionale di interventi sulla Sla da 9 milioni di euro approvato dalla Giunta Polverini, che dà attuazione alle risorse messe a disposizione dal Ministero del Welfare. “Con il programma regionale di interventi sulla Sla – spiega Forte – finalmente realizziamo anche nel Lazio un sistema di presa in carico globale, incentrato sui bisogni della persona e dei suoi familiari. Investiamo i nove milioni sull’assistenza domiciliare, sulla formazione di nuovi operatori specializzati e sull’informazione alle famiglie. Anche per una malattia invalidante come la Sla, infatti, l’ambiente familiare è quello ideale dove ricevere assistenza. L’obiettivo è quello di migliorare l’integrazione socio-sanitaria per garantire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e, soprattutto, ampliare la libertà di scelta della persona rispetto all’alternativa del ricovero. Per questo – conclude Forte – doteremo le famiglie di specifici assegni di cura con i quali potranno acquistare, sulla base di un Piano di assistenza individuale redatto da operatori sociali e Asl, le prestazioni assistenziali necessarie”.

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Liberalizzazioni, ancora incerto il destino del ddl integrativo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2012

Cominciano già a farsi incerti i destini del ddl approvato la settimana scorsa dal Governo per dettare disposizioni integrative sulle liberalizzazioni dell’articolo 11. Ancora non risulta che il testo sia approdato alle Camere e tra gli osservatori si fa fatica a trovare una spiegazione: i correttivi del disegno di legge su direzione della farmacia (applicazione rinviata di tre anni, con esclusione dei rurali sussidiati) e sul concorso straordinario (rimosso il limite dei 40 anni per la partecipazione associata) dovrebbero entrare in vigore in tempi rapidissimi, per anticipare i bandi di gara che le Regioni dovrebbero emanare entro fine giugno e stoppare la scadenza imposta da qualche Asl ai t itolari ultra65enni per la nomina del direttore.
Invece l’impressione è che il Governo si sia impigrito, quasi si fosse dimenticato delle considerazioni che avevano spinto il ministro Balduzzi a tornare sulle liberalizzazioni con questo ddl. Per ripassarle basta scorrere la relazione che i tecnici del suo dicastero hanno allegato al testo: sulle farmacie soprannumerarie, per esempio, è scritto a chiare lettere che senza le precisazioni dettate dal disegno di legge (che definisce tali le sedi istituite in base al solo criterio topografico) tutti i titolari dei comuni con un numero di farmacie superiore a quello spettante in base al parametro demografico «potrebbero ritenersi legittimati a iscriversi al concorso»; sulla partecipazione associata, i tecnici della Salute scrivono che il limite dei 40 anni rischierebbe di essere censurato «sotto il profilo costituzionale e del rispetto della normativa comunitaria»; sulla Pianta organica (abolizione delle sedi e libero spostamento delle farmacie sull’intero territorio comunale, previa autorizzazione del sindaco) «l’intervento regolatorio intende evitare e superare qualsiasi possibile contenzioso» per realizzare un sistema di assegnazione delle farmacie «lineare e coerente» anche attraverso «l’abrogazione dell’istituto del decentramento».
È in sostanza la conferma di quello che gli esperti dicevano da settimane: l’articolo 11, così com’è stato riscritto dalla commissione Industria del Senato, toglierà forse lavoro alle farmacie ma certo ne darà tanto agli avvocati. Resta da capire perché, alla luce di queste infauste previsioni, il Governo abbia voluto imboccare la strada del ddl anziché quella della decretazione d’urgenza. Ma forse questo si capirà meglio nei giorni a venire, quando risulterà più chiaro il livello di priorità che spetta al provvedimento.(fonte farmacista33)

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Rimesse immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

L’immigrazione fonte di arricchimento culturale, ma anche fonte di ricchezza per l’economia italiana per l’Italia, perché se è vero quanto dice il rapporto della Fondazione Leone Moressa, specializzata in economia dell’immigrazione, che nel 2011 le rimesse ufficiali sono state di 7 miliardi e 400 milioni, del 12,5% in più rispetto al 2010, è anche vero che ciò sta a significare che una parte sempre crescente della nostra economia gira intorno al grande apporto che gli stranieri in Italia stanno compiendo al sistema economico nazionale, nonostante la recessione in cui da tempo si trova il Bel paese e quindi in controtendenza con tutti i parametri economici che segnano solo aspetti negativi. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tali dati, quindi, contribuiscono a gettare totale discredito in tutta quella fetta della popolazione, che ci auguriamo sempre più minoritaria, che vede nell’immigrazione un fenomeno negativo, senza considerarne i sicuri e conclamati effetti positivi per il sistema socio economico del nostro Paese. È chiaro, però per evitare di dare man forte alla xenofobia ed a tendenze razziste, che i flussi migratori devono essere regolati invertendo la pericolosa spirale avviata con l’entrata in vigore della legge Bossi – Fini che ha in parte criminalizzato il fenomeno migratorio e, quindi, partendo dalla sua abrogazione bisogna avviare un percorso virtuoso d’investimento sociale ma anche economico per l’integrazione.

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