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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘interlocutore’

Toti: Di Maio sicuro interlocutore politico al centro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Di Maio interlocutore al centro? “A mio modo di vedere per la via che ha preso certamente sì. Ora occorrerà vedere quali connotati. Ieri sulla politica estera che è molto importante per la collocazione di un partito, Di Maio ha preso delle posizioni molto nette e molto simili mi pare a quelle che hanno altri partiti in Parlamento compresi i nostri amici dei gruppi parlamentari. Dopodiché su Di Maio occorre ancora vedere bene cosa farà, nel senso che Di Maio del balcone dell’abolizione della povertà e dei navigator è qualcosa di molto significativamente diverso da adesso. Se Di Maio ha preso la strada della responsabilità della cultura di governo io ne sono particolarmente lieto perché va ad ingrossare quelle fila che da anni cerco di mettere insieme per dare un po’ di equilibrio alla politica italiana, ma questo ce lo diranno solamente i prossimi mesi”. Così Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, a 24 Mattino su Radio 24.

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La Russia è un interlocutore fondamentale per l’Europa e l’Occidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

«Positivo l’incontro tra i presidenti USA e Russia, sperando che metta fine alla folle politica di ostilità perseguita dall’amministrazione Obama. La Russia è un interlocutore fondamentale per l’Europa e l’Occidente in ambito commerciale, di sicurezza e di contrasto al fondamentalismo islamico. Un nuovo dialogo è anche la base per creare una pace duratura, rassicurare gli Stati dell’est Europa e risolvere definitivamente la crisi Ucraina».È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E Cirielli (Fratelli di Italia) dichiara: “Le sanzioni alla Russia vanno sicuramente cancellate perchè penalizzano le imprese italiane ma è chiaro come siano uno strumento per il pieno rispetto da parte di Russia e Ucraina dell’accordo di Minsk. Solo con il pieno rispetto di tali accordi le sanzioni è giusto che cessino. Il rispetto del cessate il fuoco è fondamentale, dato che ci sono ancora vittime “: è quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli di Italia e componente della commissione Esteri della Camera dei deputati, commentando la posizione ribadita oggi dai due vicepremier, Luigi di Maio e Matteo Salvini, di abolire le sanzioni Ue alla Russia”.“Le sanzioni dovevano servire a far terminare gli scontri armati nel Donbass dell’Ucraina orientale. Vorrei ricordare che solo nei mesi di maggio e giugno hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e dei cecchini decine di civili e soldati prevalentemente ucraini nella predetta regione di Donbass. Cancellare le sanzioni è fondamentale per le imprese italiane ma lo è anche il cessate il fuoco” – conclude Cirielli.

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Quello sponsor che genera dubbi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

Lo “sponsor” della squadra del nostro presidente del consiglio è il facoltoso sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, che è anche vice-presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, ed è quindi un interlocutore politico del nostro governo oltre che uno dei principali clienti di Finmeccanica in quanto ad acquisto di armi italiane. Insomma Al Maktoun ha sponsorizzato con una cifra esorbitante, 75 milioni di euro in cinque anni, la squadra del presidente di un governo con cui la casa reale di Dubai tratta un certo tipo di affari delicati. Per capire che non stiamo parlando di sport, ma di conflitto di interessi, serve qualche passo indietro.
10 agosto 2007. L’Abu Dhabi Investment Authority (Mubadala Development), il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, diviene proprietario del2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell’impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare in breve un altro 3%, arrivando al cinque. Tra giugno e ottobre 2009. Camera e senato approvano il disegno di legge che ratifica l’accordo di “cooperazione nel settore della sicurezza” firmato sei anni prima dall’allora ministro della difesa del governo Berlusconi Antonio Martino, dal principe ereditario di Dubai e dall’allora ministro della difesa degli E.A.U., sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, che oggi, oltre ad essere il nuovo sponsor del Milan è anche il primo ministro degli emirati Arabi Uniti. Si arriva allo scorso maggio quando i giornali cominciano a pubblicare notizie secondo cui Silvio Berlusconi “sembra si sia convinto a fare entrare capitali stranieri nel Milan” per accontentare quanti nella sua famiglia non vedono di buon occhio ingenti esborsi destinati al calcio. Capitali, come riporta la Gazzetta dello Sport, degli EmiratiArabi Uniti, attraverso l’Adug (la Abu Dhabi United Group di Mohamed bin Rashid Al Maktoum, emiro del Dubai, primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi) “per l’acquisizione del 35 percento delle quote” del club rossonero. Il Milan smentisce ma, a gennaio, la squadra va in ritiro a Dubai. Fatto sta che dalle parti del primo ministro Al Maktoun pare apprezzino davvero il made in Italy. Al punto che il Milan magari non se lo comprano, preferendo sponsorizzarlo, mentre fanno letteralmente la spesa nelle basi della nostra Aeronautica militare. Non solo pensando alle guerre prossime venture ma anche alla pattuglia acrobatica. Dopo il Milan le Frecce Tricolori? E’ notizia dello scorso 19 luglio: gli MB.339 Aermacchi doteranno, dopo la nostra, una seconda pattuglia acrobatica, quella degli Emirati Arabi Uniti. L’operazione prevede un ruolo anche per l’Aeronautica Militare, che fornirà l’addestramento dei piloti acrobatici emiratini alcuni dei quali sono già arrivati presso la base di Rivolto (Udine), sede delle Frecce Tricolori. Si scopre così che la pattuglia acrobatica degli emirati ha molte ambizioni, ma non ancora gli aerei MB.339 Aermacchi. Va detto che a somiglianza delle Frecce Tricolori, la pattuglia Al Fursan (“I cavalieri”) messa su dallo sponsor del Milan, intende volare con dieci macchine anche se ne ha solo sei, di cui solo quattro in piena efficienza. Problema risolto all’istante perché l’Italia decide sui due piedi di privarsi di quattro MB.339 già utilizzati dal 61° Stormo di Lecce che vengono prontamente trasportati a Venegono per una revisione generale e trasformazione da parte di Alenia Aermacchi prima di proseguire per Rivolto. Gli interventi sugli altri sei aerei, ordinati in precedenza da Dubai, e oggi in linea di volo con gli EAU, vengono così effettuati da un team Aermacchi direttamente presso l’utilizzatore. Il valore complessivo dell’operazione, che riguarda aerei e servizi in gran parte della Aereonautica militare italiana, dovrebbe aggirarsi sui 160 milioni di euro e invece è una miseria: appena una trentina di milioni di euro, meno di un quinto del valore di mercato, con un risparmio pari al doppio della sponsorizzazione concessa alla squadra calcistica di Berlusconi. Un vero affare per le casse degli Emirati che, essendo una monarchia assoluta, coincidono con quelle private della famiglia reale di cui lo sponsor del Milan è parte di rilievo. L’annuncio di nascita di questo figlioccio della nostra Pan è stato dato lo scorso 19 luglio da Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, molto chiacchierato in altre vicende legate all’inchiesta romana che ha coinvolto l’ex senatore Nicola Di Girolamo e il consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola. L’occasione è la conferenza stampa del colosso industriale militare italiano al salone aeronautico di Farnborough, dove Guarguaglini conferma ben altro. E cioè che è in via di finalizzazione il primo ordine di esportazione verso gli Emirati Arabi Uniti per il caccia leggero l’M-346, diretta conseguenza degli accordi politici tra il governo Berlusconi e il primo ministro Al Maktoum approvato in parlamento lo scorso autunno. Si tratta di 48 pezzi, che saranno consegnati a partire dal 2012. Anche se né Finmeccanica, né il cliente parlano di cifre, gli esperti stimano il valore dell’affare in 2 miliardi di dollari. Il contratto includerà anche il supporto logistico e un sistema completo di addestramento a terra. Il programma prevede che l’assemblaggio finale, sia degli aerei della pattuglia acrobatica che di quelli per usi di difesa sia fatto ad Abu Dhabi. Da chi? Ma dalla Mubadala Development Company, il socio eremitino di Mediaset. (Rosario Amico Roxas)

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La Libia e le guerre diplomatiche

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Sui cieli della Libia sfrecciano aerei di tutte le “specialità” con il loro carico di morte e i bombardamenti navali fanno il resto. Tutto questo è solo la “facciata” seppure tragica perché sta coinvolgendo la popolazione locale e procurando vittime innocenti, mentre nei salotti “bene” delle cancellerie dei vari paesi del mondo si sta giocando la partita libica tra promesse e diffidenze, tra assicurazioni e inganni. La Francia non sembra nascondere la sua voglia di diventare un interlocutore privilegiato dei rivoltosi che intendono deporre Gheddafi. Quest’ultimo tende di restare al suo posto avvalendosi del riconquistato sostegno della Lega araba, dei russi e dei cinesi. L’Italia tirata per i capelli nelle operazioni militari sembra aver perso la sua centralità nei rapporti preferenziali tra Putin e Gheddafi e se quest’ultimo uscirà di scena c’è il rischio concreto che la Francia prenderà il posto dell’Italia in Libia. Per Berlusconi, quindi, per quanto possa apparire paradossale la permanenza di Gheddafi al potere sarà l’unica possibilità di salvare il salvabile degli impegni economici italiani in Libia. In proposito sembrano già attivati i buoni uffici di Putin per “affievolire” i livori per il tradimento italiano nei confronti della Libia. Ora, semmai, dovremo pagare un “prezzo in più” per farci perdonare l’offesa provocata con quel voto alla camera che forse Berlusconi sperava, con il dissenso della Lega, di poter utilizzare come alibi per disimpegnarsi dall’abbraccio della coalizione anti Gheddafi. Ma c’è anche chi cerca di spiegarci la situazione attuale da un angolo di visuale diverso. Per costoro l’atteggiamento di Berlusconi ricalca quanto egli ha fatto in situazioni analoghe. (leggasi Iraq). Egli, per costoro, ha buoni motivi per un baratto tra la sua critica situazione giudiziaria e la possibilità che altri lo possano trarre d’impaccio a condizione che non faccia storie sull’interventismo militare in Libia. Sembra quasi una storia fantascientifica e noi la riportiamo solo per dovere di cronaca. Non è data la possibilità di verificarlo, ma molto dipende dal come andranno a finire i suoi processi. Intanto i broker di Londra già si affrettano a scommettere che il nostro leader uscirà assolto dai vari processi in corso. E di solito ci azzeccano. Certo che abbiamo davvero uno straordinario presidente: ce la mette tutta per danneggiarsi e nonostante ciò non solo se la cava ma riceve per giunta la benedizione degli italiani. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Contro l’aborto dobbiamo investire in educazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

“L’obiettivo comune è azzerare gli aborti e l’unica via possibile è investire nell’educazione: favorire il ricorso alla contraccezione responsabile, promuovere azioni mirate per le fasce sociali svantaggiate, ricominciare a parlare di educazione sessuale ai giovani sono le parole d’ordine che guidano l’azione della SIGO – questa la dichiarazione di Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. Il tutto va fatto con azioni e linguaggi mirati a raggiungere il potenziale interlocutore: opuscoli a vignette per smentire le più frequenti “bufale” su sesso e contraccezione, fiction in 3D e video su You Tube per arrivare alla giovanissime, materiali tradotti nelle varie lingue e collaborazione con i mediatori culturali per sensibilizzare le donne immigrate”. Un forte rilancio è  stato infatti riservato nell’ultimo anno al progetto “Scegli Tu”, il programma di informazione sulla contraccezione promosso dalla SIGO con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità.
I dati raccolti dalla SIGO in occasione di differenti indagini, sia al proprio interno che nei confronti delle adolescenti, confermano una situazione critica per quanto riguarda l’educazione sessuale: scarsa informazione, persistenza di luoghi comuni, mancata conoscenza dei servizi disponibili, nessun utilizzo o uso improprio dei contraccettivi.. Compito della Società scientifica è impegnarsi al massimo livello per migliorare la consapevolezza delle donne per prevenire le interruzioni volontarie di gravidanza, non dare un orientamento ai propri soci rispetto a scelte che non possono che essere individuali. L’obiettivo della SIGO, “casa comune” di tutti i ginecologi, è farsi portavoce di una valorizzazione delle tematiche “femminili”, troppo spesso sottovalutate dalla politica.  E il caso dell’interruzione volontaria di gravidanza non è che il più emblematico. Esistono infatti situazioni di grave disagio del tutto ignorate o sottostimate. Ad esempio la depressione post partum, tema su cui la SIGO ha recentemente inaugurato la campagna nazionale di sensibilizzazione “Non lasciamole sole”. “Uno slogan che è indubbiamente valido anche quando parliamo di aborto.

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