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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Pressenza ha intervistato Javier Arcentales Illescas sul caso di Julián Assange

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

E’ il Consigliere per la Mobilità umana presso l’Ufficio del Difensore civico dell’Ecuador, un’istituzione che oggi si è pronunciata sulla detenzione di Julian Assange presso il consolato dell’Ecuador a Londra. Ecco l’intervista..
P: Il Cancelliere ecuadoriano, la Ministra dell’Interno e i rappresentanti del governo hanno detto in una conferenza stampa che la decisione di allontanare Julián Assange dall’ambasciata di Londra è conforme alla legge e hanno citato alcuni strumenti giuridici, indicando che Assange non ha rispettato gli accordi della Convenzione di Caracas. Qual è la sua posizione riguardo a questa affermazione?
J.A: Uno dei principali elementi di preoccupazione riguardo la decisione del governo è proprio la mancata osservanza del giusto processo, in particolare dell’articolo 81 della Legge Organica sulla Mobilità umana in vigore in Ecuador, che indica il procedimento per la revoca della nazionalità di una persona di un altro paese che si trovi qui o che sia stata nazionalizzata come ecuadoriana. Secondo la LOMH [Ley Orgánica de Movilidad Humana], la persona deve avere precedentemente ricevuto la notifica, avere avuto la possibilità di argomentare a fronte di tale notifica, deve esserci una decisione motivata e la persona deve avere la possibilità di rispondere a tale motivazione. A quanto pare, nulla di tutto questo si è verificato nel caso di Julian Assange. Anche nella sua presentazione all’Assemblea, di fatto, il cancelliere non l’ha giustificato. Pertanto, ci sarebbe una violazione del giusto processo così come indicato nell’art. 81 della nostra Legge, anche al di là di altre norme internazionali in materia di diritti umani. Proprio la Commissione interamericana e la Corte interamericana dei Diritti dell’uomo hanno affermato che le garanzie del giusto processo devono essere rispettate durante tutto il processo che comporti la perdita della nazionalità o del riconoscimento della personalità giuridica di una persona, e in questo caso sembra che ciò non si sia ancora verificato.
Ci preoccupa anche la questione dell’asilo, perché sebbene Julian Assange si trovasse sotto la figura dell’asilo diplomatico, disciplinato dalla Convenzione di Caracas, non è meno vero che si tratta di una persona bisognosa di protezione internazionale e, pertanto, ci sono diversi principi da rispettare: il non respingimento, per esempio. La condizione di una persona che necessita di protezione internazionale implica la garanzia del suo diritto alla vita, alla libertà o all’integrità, perché si tratta di diritti a rischio. Pertanto, al fine di ritirare la condizione di asilo, il governo ecuadoriano avrebbe dovuto effettuare un esame rigoroso che consentisse di determinare che nessuno di questi diritti sarebbe stato a rischio. Questo esame non è stato ottemperato dal governo.
P: Il presidente Moreno, nella sua dichiarazione ufficiale, ha detto che il governo aveva richiesto al governo britannico che Assange non venisse inviato in nessun paese dove avrebbe potuto subire torture o la pena di morte. Il governo ecuadoriano può chiedere una cosa del genere al Regno Unito?
J.A: Dal momento in cui Assange viene allontanato dal consolato ecuadoriano, lo stato ecuadoriano non ha nessuno strumento per garantire la libertà, la vita e l’integrità di Julian Assange. Quindi, questa è fondamentalmente una dichiarazione di buone intenzioni. Lo Stato ecuadoriano non può dire al Regno Unito “non hai fatto quello che mi hai promesso”, non avrebbe alcun senso. Non esiste un meccanismo che consenta di esigere un tale impegno.
P: La decisione dell’Ecuador può avere conseguenze per il paese, al di là dell’opinione pubblica, di fronte alle organizzazioni internazionali?
J.A: Io direi di sì. Potrebbe esserci una responsabilità dello stato, in particolare proprio per tutte le violazioni al giusto processo e ad altri standard internazionali. Ciò potrebbe comportare osservazioni sia da parte degli organismi delle Nazioni Unite che del Sistema Interamericano. Questo dipenderà anche dai percorsi che la difesa di Assange deciderà di intraprendere, ma per come stanno ora le cose, le carenze dello Stato ecuadoriano potrebbero implicare una responsabilità internazionale.
P: C’è qualche possibilità di invertire ciò che è accaduto, da un punto di vista giuridico? Quali sono le alternative che Assange potrebbe avere?
J.A: Le alternative che Julián Assange ha ora sono molto poche, ed è anche giunta la notizia che sia già stato processato da un tribunale del Regno Unito. Il suo spazio di manovra si sta riducendo. Forse gli organismi per i diritti umani in Europa possono essere un’alternativa.
P: Qual è la posizione di fondo dell’Ufficio del Difensore Civico in merito a tale situazione?
J.A: I punti centrali sono una preoccupazione per l’assenza di garanzie del giusto processo e preoccupazione per l’uso della questione della sovranità come forma di violazione dei diritti. Stiamo mettendo enfasi sul fatto che l’adozione di decisioni sovrane da parte di uno Stato non può mai implicare la violazione dei diritti umani di nessuna persona, tanto meno di una persona che lo stato ha dichiarato soggetto di protezione internazionale.
Stiamo dicendo che avrebbe dovuto esserci una rigorosa valutazione dei rischi che comportava il porre fine all’asilo o alla fine valutare la possibilità di contattare un altro stato che potesse accoglierlo, per quanto complesso potesse essere. (Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella)

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Pentastellati e la politica italiana: Una storia di ieri che resta d’attualità

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Traduzione dell’intervista a Ignazio Corrao, Efdd/M5S, pubblicata dal quotidiano belga Le Soir
Come reagite alla nomina di Carlo Cottarelli?
Si capisce benissimo che questa decisione era pronta e probabilmente pianificata: il Presidente Mattarella ha convocato immediatamente Cottarelli dopo aver rifiutato di nominare il nuovo governo del cambiamento.
Il nome di Savona era percepito come quello di un oppositore all’euro…
L’uscita dalla zona euro non era menzionata da nessuna parte nel nostro accordo di coalizione. Questa era una scusa inaccettabile per evitare la nascita del nostro governo. Savona era stato già ministro di un governo tanti anni fa (quello di Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993-94 ndr), e ciò non aveva posto alcun problema. Savona non ha mai detto che contava di portare il nostro Paese fuori dall’euro o dell’Unione europea.
Il presidente Mattarella ha rifiutato di nominare Savona perché, come ha spiegato, il nome del ministro delle Finanze costituisce un messaggio ai partner stranieri e ai mercati.
Il messaggio che il Presidente della Repubblica ha mandato è, primo, che la voce popolare non è rispettata in Italia, secondo, che la maggioranza scelta dai cittadini non è stata accettata, terzo, che l’Italia è una colonia dei mercati, della Germania e di tutti quelli che hanno interessi finanziari nel nostro Paese. Noi siamo favorevoli a una Europa forte dove l’Italia non sia sottomessa agli altri Paesi, ma giochi il ruolo di grande Paese e di Paese fondatore dell’UE quale è.
Parlare di colonia non è un po’ particolare quando un Paese ha un debito che raggiunge il 130% del suo PIL, ciò che lo mette necessariamente in una certa situazione di dipendenza di fronte ai suoi creditori?
Ok, ma questo non giustifica che si neghi il risultato delle elezioni. Noi non abbiamo mai detto che avremmo cessato di pagare i nostri debiti. Al contrario, abbiamo detto che vorremo lavorare coi nostri partner europei. Ma se si decide che il governo è scelto dalle agenzie di rating, allora sopprimiamo le elezioni e la volontà popolare. Questo è un brutto precedente per l’Unione europea e per il concetto di democrazia stessa.
Non avete detto mai o scritto di volere uscire dell’euro. Ma riconoscete che la vostra politica di bilancio avrebbe messo l’Italia sulla via di un shock frontale con tutto il sistema economico e monetario della zona euro?
Non abbiamo mai evocato questa prospettiva. Come membro del Parlamento europeo ho lavorato a rafforzare l’UE e la nostra direzione politica, in particolare quella di Luigi Di Maio, era sempre orientata al rafforzamento del progetto europeo. Quello a cui vi riferite è il lavoro di forze esterne all’Italia o di chi ha perso le elezioni e che hanno voluto evitare la nascita di un governo fra Movimento 5 Stelle e Lega.
Non avete l’idea che Matteo Salvini, il leader della Lega, abbia giocato la politica del sempre peggio, senza fare tutto ciò che era possibile per installare il vostro governo, perché ha visto i sondaggi progredire in suo favore?
Non possiamo prevedere ciò che accadrà nei prossimi giorni: bisognerà aspettare un po’ per comprendere ciò che voleva la Lega. Ma hanno partecipato lealmente alla creazione di questo governo e il suo programma. (fonte: Movimento cinque stelle)

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intervista rilasciata da Luigi Di Maio al Corriere della Sera

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

D. Chiusa la partita delle Camere, si apre quella del governo. C’è la necessità di dare un esecutivo al Paese. Con chi?
R. Abbiamo sempre detto che la partita sulle presidenze delle camere è slegata da quella del governo, ma da oggi chi vuole lavorare per i cittadini, sa che esiste una forza affidabile e seria che dialoga con tutti e si muove compatta per il bene del Paese. Siamo riusciti ad eleggere un presidente della camera del MoVimento 5 Stelle e questo risultato straordinario lo consideriamo il primo passo per realizzare il cambiamento che i cittadini ci hanno chiesto con il voto del 4 marzo. Ora ci rimettiamo al lavoro per concludere l’opera.
D. Non avendo voi la maggioranza quali compromessi sareste disposti a fare per ottenere il sostegno di altri partiti? Rinuncereste a che cosa?
R. Gli italiani hanno detto chiaro e tondo che non vogliono più sentir parlare di compromessi. Questa partita della presidenza della Camera l’abbiamo vinta con intelligenza, senza nessun compromesso ma rimanendo fedeli a noi stessi e ai nostri valori. Non volevamo che persone sotto processo o con condanne alle spalle sedessero sulle poltrone delle presidenze di Camera e Senato e così è stato; abbiamo parlato con tutti ma alla luce del sole, raccontando passo passo ai cittadini l’esito dei nostri incontri. Questo è il metodo cinque stelle a cui non abbiamo mai abdicato e che adotteremo per il governo e per altre partire cruciali come la scelta delle partecipate: al centro continueranno a esserci i temi, le cose da fare, il merito è la trasparenza.
D. Sarebbe disposto a nominare ministri di altri partiti? O solo dei tecnici?
R. Noi abbiamo presentato prima delle elezioni una squadra di governo patrimonio del Paese e non solo del M5S. Se si dovrà parlare dei nomi di ministri lo deciderà Mattarella e sarà con lui che se ne parlerà. Con le forze politiche parleremo di temi, perché così non ci saranno più scuse per non affrontare i problemi della gente.
D. Quanto vale oggi la lista dei ministri a suo tempo inviata a Mattarella?
R. Per noi è la migliore squadra possibile, fatta di uomini e donne scelti perché rappresentano il profilo migliore per dare agli italiani le risposte che attendono da anni.
Allo stato attuale quante possibilità ci sono secondo lei che si torni alle urne?
Io sono ottimista, il M5S ha dato prova di grande solidità, abbiamo avviato brillantemente questa XVIII Legislatura eleggendo i presidenti delle camere in poco più di 24 ore. Roberto fico ha ottenuto una maggioranza ampissima con 422 voti.
D. Farebbe un passo indietro per sostenere un premier tecnico che ci riporti al voto?
R. Questi sono metodi del passato che noi non accettiamo più, insistere su questa strada significa non avere capito il messaggio chiaro che ci hanno dato gli elettori, stanchi di essere governati da presidenti che non sono stati eletti da nessuno. Il 4 marzo oltre 11 milioni di italiani hanno indicato chiaramente una forza politica e un candidato premier e credo sia arrivato il momento che le altre forze politiche ascoltino il segnale arrivato dalle urne.
D.Da questa fase l’intesa tra voi e la lega esce rafforzata. Governereste con Salvini anche solo per rifare la legge elettorale? Che intese potete trovare con la Lega?
R. Noi abbiamo dimostrato di essere aperti a tutti per il bene del Paese purché il dialogo e il confronto restino incentrati sulle priorità dei cittadini e non delle forze politiche: taglio delle tasse, superamento della Legge Fornero, welfare per le famiglie, lotta alla disoccupazione giovanile.
D. Che impressione si è fatto di Salvini?
R. Salvini ha dimostrato di essere una persona che sa mantenere la parola data
D. Fico presidente cosa significa per Il Movimento? E per lei? Rappresentate le due anime del Movimento
R. È ora di sfatare una volta per tutte questa leggenda delle due anime del M5S, io e Roberto abbiamo condotto questa partita unita e insieme l’abbiamo vinta. Roberto è una garanzia perché incarna le battaglie che il M5S porta avanti da sempre. La sua sarà una presidenza del cambiamento, da simbolo della casta la Camera dei Deputati con lui diverrà il luogo dove si rimette al centro il cittadino.
D. Avete bruciato Fraccaro apposta per poi proporre Fico…
R. Io voglio dire grazie a Riccardo, che ha deciso di fare un passo indietro per il bene del M5S e ha dimostrato di saper lavorare per un progetto e non per se stesso. Tutto il M5S gli è grato per questo.
Avete parlato lei e Fico del primo punto programmatico della sua presidenza?
Nel suo primo discorso in aula Roberto ha già parlato chiaro: diremo basta agli sprechi e a privilegi ingiusti e incomprensibili, a partire dai vitalizi. Il Parlamento deve saper dare il buon esempio. State a vedere quello che saremo in grado di fare con la presidenza della camera e immaginate cosa potremo fare se andremo al governo.
D. Sì dice che la presidenza di Fico rafforzi indirettamente un vostro dialogo con la Lega attutendo contrapposizioni interne
R. Fico è stato proposto per il suo valore, per le sue battaglie in questi anni, non ci sono strategie dietro il suo nome.
D. Era a colazione con Grillo. Lo ha avvertito dell’esito della trattativa? Cosa ha detto?
R. Che è molto Orgoglioso di noi.
D. Ha posto un veto sulla proposta di incontrare Berlusconi?
R. Sì e sono fiero di averlo fatto, perché questo ci ha permesso di ottenere la presidenza della camera senza snaturarci, senza scendere a compromessi e rimanendo fedeli ai nostri valori. Non ci siamo sporcati le mani con un Nazareno bis. (fonte: il blog delle stelle)

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Intervista sindaco di Napoli a Canale 21 e il “caso” De Luca

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

«Il presidente della Giunta regionale Vincenzo De Luca con il suo atteggiamento sta dimostrando, ancora una volta, uno scarso senso del rispetto delle istituzioni e non so se ridere o piangere per le sue affermazioni. Frasi al limite della calunnia nei miei confronti».
Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, nel corso della consueta intervista settimanale per “Rebus” rilasciata al direttore editoriale del VG21 Gianni Ambrosino, a proposito delle frasi usate da De Luca per criticare la giunta de Magistris e il boom di voti nel Casertano del MoVimento 5 Stelle.
«E’ un ulteriore tassello di una sequela che inizia ad essere francamente inaccettabile da parte di De Luca e non solo per il giudizio espresso nei riguardi dell’Amministrazione comunale, che definisce la peggiore d’Italia – ha detto ancora il sindaco de Magistris – E’ grave che lui dica che noi non siamo interlocutori, visto che ogni volta che proviamo a contattarlo al telefono o anche se gli inviamo una email lui non ci risponde. Evidentemente non vuole il dialogo istituzionale tra Comune e Regione e questo è un fatto che non accade in nessuna altra parte d’Italia. C’è una totale assenza di rispetto, verso gli amministratori pubblici della città di Napoli e anche verso gli stessi cittadini, da parte di chi ha avuto insieme a Renzi una durissima batosta elettorale. Lui e Renzi sono due perdenti. E’, poi, gravissimo quando De Luca dice che qui da noi ci sarebbero i mandanti politici dei suoi contestatori. Qui nessuno è mandante di nessuno – ha chiarito de Magistris – Noi siamo democratici e non violenti, aperti sempre al dialogo istituzionale e nessuno insinui fatti calunniosi che noi siamo pronti a denunciare. Dico a De Luca mò basta con queste frasi. Io sono uomo del dialogo e se lui mi chiama, anche adesso sono prontissimo a incontrarlo e a parlare per il bene dei cittadini di Napoli e della Campania».
Alla domanda del direttore Gianni Ambrosino in merito ad una sua possibile candidatura alla carica di governatore alle prossime Regionali, il sindaco de Magistris ha risposto con una battuta: «Il rischio è che laddove non ci riescono mia moglie e i miei familiari a convincermi a candidarmi a governatore, sia proprio De Luca con questi suoi attacchi continui e questo suo atteggiamento a convincermi ad accettare la candidatura, anche se ribadisco ancora una volta la mia volontà di fare al meglio il sindaco di Napoli».
De Magistris, poi, con soddisfazione ha parlato del trionfo del cinema targato Napoli ai David di Donatello.
«Napoli ha dominato i David di Donatello – ha detto il sindaco – Intense interpretazioni, magiche scenografie, fotografia straordinaria, costumi originali, bellissimi testi e magnifiche musiche, grandi produzioni ed effetti digitali davvero speciali con Napoli sempre al centro delle macchine da presa. Queste sono le cose belle della nostra splendida città». L’intervista integrale va in onda alle 19.50 ed alle 23.30 su Canale 21.

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Migranti: Fontana (FI), intervista Bonino? Chiarezza su “patto scellerato Renzi 2015”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

renzi-e-la-politica“Ho chiesto oggi in Commissione Migranti che il Parlamento sia messo a conoscenza, rapidamente, di ogni dettaglio relativo al contenuto delle dichiarazioni rilasciate dall’on. Emma Bonino in merito alla decisione assunta nel 2015 dall’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di aprire i porti italiani alle navi di tutti i Paesi partecipanti all’operazione Triton e, conseguentemente, anche alle ONG.”Lo dichiara Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della commissione d’inchiesta sui migranti. “Stando a quanto riferito dall’on. Bonino, infatti, il disastro che si registra oggi, in Italia, sul fronte migratorio è figlio di un patto scellerato tra Renzi e i nostri partner europei. In pratica, l’attuale segretario del PD, in qualità di capo dell’Esecutivo, avrebbe acconsentito a far attraccare nei nostri porti le navi dei paesi nostri partner, accettando anche di ospitare in Italia gli immigrati non accolti in Europa. Sarebbe, dunque, questo il meccanismo su cui si sarebbero poi inserite le ONG, che, come sappiamo, con le loro navi – conclude Fontana – hanno fatto dell’Italia l’approdo privilegiato, se non proprio unico, dei flussi migratori.”

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“La buona scuola violenza inaccettabile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

chimientiMoney.it ha intervistato Silvia Chimienti, deputata per il Movimento 5 Stelle e membro della VI commissione permanente Finanze della Camera dei Deputati. Dalle problematiche della Buona Scuola ai chiarimenti sul programma del Movimento 5 Stelle, Silvia Chimienti ha espresso il proprio parere sul futuro della scuola italiana, rilevando i punti critici ed individuando le soluzioni.“Sono innumerevoli le misure della Buona Scuola che non hanno funzionato” – ha dichiarato l’onorevole Silvia Chimienti, da sempre in primo piano per i temi riguardanti l’istruzione, aggiungendo che il fallimento della Legge 107/2015 è dimostrato “dal fatto che recentemente anche i dirigenti scolastici, categoria inizialmente meno avversa alla riforma renziana, hanno scioperato davanti a Montecitorio per protestare contro la riforma”.“Si poteva fare tutto diversamente e meglio, solo ascoltando un po’ di più la voce di docenti e studenti. D’altra parte il 5 maggio 2015 uno sciopero unitario partecipatissimo portò in piazza un milione di persone contro questa scellerata riforma. Ma questo non fu sufficiente e Renzi decise di apporre la questione di fiducia sulla legge 107. Questo gesto venne vissuto come una vera e propria violenza da parte del mondo della scuola. Una violenza inaccettabile.” Una situazione che per Silvia Chimienti verrebbe risolta qualora il Movimento 5 Stelle riuscisse a governare il Paese: “La differenza sarà una: le nostre misure, i nostri piani assunzionali non avranno il solo scopo di assorbire il precariato scolastico, come avvenuto nel 2015, ma saranno basati sul fabbisogno reale delle scuole. Serviranno a migliorare la qualità e la continuità didattica, a ridurre il numero di alunni per classe, a reinserire gli insegnamenti cancellati dalla Gelmini e a introdurne di nuovi, a ripristinare il tempo pieno nella scuola primaria, a combattere la dispersione scolastica nei territori più difficili”.Nel parlare del programma del Movimento 5 Stelle per la scuola, l’onorevole Silvia Chimienti ha tracciato un profilo di quello che dovrebbe essere il nuovo Ministro dell’Istruzione: “Immagino una persona della società civile, un docente possibilmente. Qualcuno che abbia vissuto da vicino la realtà della scuola nelle aule e nei collegi docenti”.“Mi piacerebbe che il nuovo ministro avesse anche una formazione umanistica e che ponesse al centro delle sue politiche la promozione della lettura, della letteratura, del teatro, delle lingue antiche e moderne” – ha concluso quella che per molti è la candidata favorita alla successione di Viale Trastevere nel caso in cui il Movimento 5 Stelle andasse al Governo.(fonte: fonte http://www.Money.it) (foto: chimienti)

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PD: La “verginella” infastidita

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

pisapia“Se uno segue Renzi si fa male! Sarebbe come seguire una macchina sportiva che va a zig zag. Se ti fissi, prima o poi sbanda e tu vai a sbattere. Vedi la fretta sul voto… In questa ostinazione c`erano elementi non politici, ma psicologici. Il senso è il bisogno di rivincita. Però adesso non mi esercito più”. Perché? “Ha curvato di nuovo. Leggo che ore vuole l`accordo con Pisapia e i sinistri che fino a ieri erano la bestia nera”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “La Verità”. E lei? Vuole resuscitare la legge malgrado i tacchini? “Uno: il primo grande elemento di sofferenza come abbiamo visto era la data. Ora non esiste più, si va a fine legislatura”. Il secondo i collegi. “E ora c`è tutto il tempo. Si dà la delega, li disegna il buon Minniti e nessuno pensa di essere fregato”. Tre, la famosa soglia. “Neanche questo per noi è un dogma”. Accettereste di abbassarla? “Al limite. Ma recuperiamo i piccoli senza abbassare la soglia: con la regola dei tre collegi o il recupero del miglior perdente. E per sovramercato aggiungi pure il disgiuntino”. E sull`emedanento Biancofiore? “Basta ipocrisie. Scriviamo una cosa che vada bene sia alle minoranze che alle maggioranze italiane e tedesche. Lei sa che succede? Che Mattarella è contento e ti benedice, il 100% o quasi, del Parlamento – salvo bastian contrari – te la vota. E abbiamo fatto un servizio alla democrazia”.E l`inciucio non lo fate più? “Non mi provochi: con i 300 seggi che si porta a casa il centrodestra più le autonomie facciamo una coalizione di governo. Ho pure pronto un bel nome: I repubblicani”. E la legge si fa? “Ma certo, si torna a ragionare. Il sistema è tri-quadri polare: il maggioritario è impraticabile. E bisogna fare la quadra. Nessuno pensi di fare leggi contro il Pd. E nessuno nel Pd si metta a fare la verginella infastidita, arrabbiata e velleitaria”.

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Intervista rilasciata da Jonas Prising – CEO di ManpowerGroup – al quotidiano MF

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

trumpJonas Prising, CEO ManpowerGroup: “Trump e Brexit sono la reazione dei lavoratori ai cambiamenti negativi del mercato””Brexit e Trump sono solo conseguenze di quanto accaduto sul mercato del lavoro in questi anni”, sostiene il CEO di Manpower, Jonas Prising. «Per questo puntiamo sulla formazione nel digitale con PowerU Digital», aggiunge il presidente di Manpower per Mediterraneo ed Europa Orientale, Stefano Scabbio. Obiettivo della società con sede a Milwaukee è formare più di 6 milioni di giovani in 16 Paesi europei entro il 2020. PowerU è un portale ricco di contenuti e-learning, che permette ai giovani di formarsi e condividere sui profili social le certificazioni ottenute.
Domanda. Lei parla di una dicotomia nel mondo del lavoro che ha portato a grossi cambiamenti. C’è una biforcazione tra chi ha capacità per essere competitivo e chi si è sentito perso, è stato licenziato o pensa che lo sarà, che nulla cambierà, e per questo ha votato per un forte cambiamento. Obama ha detto sull’economia americana: «lasciamo una macchina che funziona».
Non c’è dubbio. La disoccupazione si è abbassata del 50% in sei anni. Il salario cresce per tutti. Senza accelerazioni abbiamo avuto 12 mesi di crescita del mercato del lavoro. Ma una buona parte di salariati ne è uscita senza più tornarvi. Inoltre, sebbene la domanda delle aziende sia molto forte, lo stesso non si può dire dell’offerta, dato che mancano le competenze.
E con Trump cosa cambierà?
I pilastri della sua politica investimento pesante nelle infrastrutture, calo delle tasse e semplificazione delle regole sono favorevoli a uno sviluppo dell’economia. Sono gli stessi di Clinton, che però non avrebbe avuto la stessa possibilità di realizzarli che ha Trump, il cui partito non era così forte da 90 anni. Mi distanzio invece dalle sue parole su immigrati, donne, musulmani: mi auguro fossero boutade elettorali. A tutti spettano le stesse opportunità a prescindere da origine, sesso e religione. Peraltro la forza del lavoro in America è la diversità.
Come contribuite al cambiamento del mercato del lavoro?
Con interventi formativi volti alla competitività, non a proteggere il posto di lavoro per tutta la vita. I giovani che vengono da noi sanno che cambieranno lavoro 15 volte. Il cambiamento strutturale ha creato un buco e noi vogliamo trovare la soluzione non solo scovando il talento ma creando una rete di talenti che si possano inserire nel mondo del lavoro. L’accesso al talento farà la differenza .
Ma ci sarà stabilità per questi giovani?
Stabilità di carriera, non del posto di lavoro.
Lei sarà vicepresidente del World Economic Forum. La Quarta rivoluzione industriale, ovvero l’innovazione digitale nei processi produttivi, fu lanciata proprio a Davos. Ci può anticipare un tema protagonista della prossima edizione?
Come gestire le conseguenze del cambiamento distruttivo portato da globalizzazione e tecnologia, a partire dalla reazione populista che istintivamente punta al protezionismo. La sfida è far sì che anche chi vive ai margini della società possa trarre dei vantaggi dalla globalizzazione e non ne sia solo penalizzata.
Stefano Scabbio, Presidente di ManpowerGroup per Mediterraneo ed Europa Orientale: “Essenziale puntare sulla formazione digitale: con PowerU Digital obiettivo è formare 6 milioni di giovani in 16 Paesi europei entro 2020”.

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Intervista concessa da Alessandro Di Battista a Telàm, agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Argentina

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

di-battistaIl 4 dicembre c’è il referendum: perché dite “no”?
Perchè non aboliscono il Senato, quel che tolgono è la possibilità ai cittadini di poter votare loro stessi i senatori. Io sono deputato della Repubblica italiana da 3 anni e mi sono reso conto che la qualità della legge diminuisce al diminuire del contatto diretto tra politica e cittadini. Quindi, se i parlamentari non saranno eletti direttamente dal popolo, ovviamente i deputati non si sentiranno di dover rispondere al popolo, bensì esclusivamente ai partiti che li nominano e per noi una Repubblica fondata sulla nomina è una repubblica che produrrà leggi non buone.
Il Partito Democratico, quando dà la sua versione del “sì” parla della riduzione di costi ad esempio. Voi cosa ne pensate su questo punto?
L’unica riduzione che vedremo (con questo referendum, ndr) sarà quella di spazi democratici e della sovranità popolare. Se volessero ridurre realmente i costi della politica potrebbero, prima cosa: abrogare il finanziamento pubblico ai partiti; secondo: possono tagliarsi una parte dei loro stipendi. Ad esempio io lo faccio, perché ogni deputato del M5S si taglia metà dello stipendio (da parlamentare, ndr) e rendiconta ogni spesa e tutto questo sarà discusso la prossima settimana in una proposta di legge che abbiamo presentato in Parlamento per tagliare i veri costi degli stipendi dei politici e questo rappresenterebbe un risparmio per il popolo italiano molto più grande del presunto risparmio che si dovrebbe ottenere con la riforma costituzionale. Se vogliono veramente tagliare i costi della politica è sufficiente tagliare gli stipendi, abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e non cambiare quasi 50 articoli della Costituzione italiana.
Un altro punto del “sì” al referendum è dare stabilità a un paese che ha avuto 63 governi in 70 anni.
La stabilità per noi c’è se in Parlamento entrano persone che dipendono dal popolo italiano e che producono leggi per i propri datori di lavoro, che sono i cittadini. Perché se col sistema della nomina si mettono dentro deputati che rispondono esclusivamente ai partiti e se questi stessi partiti magari hanno dinamiche interne e arrivano a dividersi ovviamente non ci sarà stabilità. Inoltre, una Repubblica si deve giudicare in base alla qualità delle leggi. Non è vero che abbuiamo bisogno di più leggi, abbiamo solo bisogno di leggi migliori. L’Italia è uno dei Paesi nel mondo che ha il più grande numero di leggi, il problema è che sono di bassa qualità, perché non c’è un legame diretto tra il popolo italiano e i parlamentari. Questo è il problema!
Però questo punto che i governi in Italia hanno avuto breve durata c’è: 63 governi su 70 anni sembrano tanti…
Però, vede, sono caduti anche dei governi con il Porcellum che è una legge iper-maggioritaria. Ripeto: si vede la qualità di un processo legislativo in base alla qualità delle stesse leggi. Io credo che la governabilità (di un Paese, ndr) viene garantita quando nelle istituzioni entrano persone di qualità, persone che abbiano l’idea che in una democrazia il capo della stessa democrazia è il popolo e non sono i partiti. Attualmente i partiti non dipendono da alcuna base, che quasi non esiste a parte che per il M5S che è un forza popolare abbastanza forte, ma dipendono dai gruppi finanziari che li sostengono e che in molti casi sono banche, gruppi assicurativi, grandi lobby internazionali, gli stessi che sono i reali mandanti di questa riforma costituzionale. Questa riforma non è stata scritta da Boschi, Verdini, Renzi e Napolitano, ma è stata imposta a loro dal grande capitalismo finanziario mondiale che ha bisogno di un cambio della nostra Costituzione, attraverso un accentramento maggiore del potere in mano al governo Renzi, per controllare meglio il nostro Paese.
buenos airesPerché Renzi ha allora personalizzato tanto la riforma?
Quello è stato un suo errore politico ed ora sta tentando di migliorare le sue condizioni. Renzi iniziò a personalizzare questo referendum quando pensava di avere una forza, una credibilità abbastanza grande nel Paese. Quando invece si è reso conto, per colpa delle sue bugie, soprattutto a livello economico, perché in questo Paese non c’è lavoro, ci sono molti disoccupati, la povertà sta aumentando, tanto che attualmente nel Sud Italia ci sono più italiani che si recano alle mense dei poveri (Caritas, ndr) che stranieri e questo quello che si sta verificando nel Sud Italia. Tutte queste bugie hanno prodotto un crollo della credibilità di Renzi e ora sta provando a cambiare questa cosa. Prima ha personalizzato il referendum e ora che ha visto che molta gente, indipendentemente dalle modiche della Costituzione (che sono terribili), voterebbe contro di lui, perché Renzi ha mentito al popolo italiano. Quindi quello di personalizzare il referendum è stato un suo errore politico che ora sta provando a correggere.
Dunque il 4 dicembre, oltre al “sì” o al “no” alla riforma, si andrà a votare anche in base a un appoggio o meno al governo di Renzi…
Io spero che la gente si informi sui contenuti della riforma costituzionale e capisca che, come sempre, le leggi di Renzi hanno un titolo meraviglioso come la “Buona scuola”, “Riforma costituzionale”, “Sblocca Italia”, i titoli sono meravigliosi ma poi dentro c’è sempre qualcosa che, non so come spiegarlo… che ti fotte! Forse non è una bella parola, ma insomma qualcosa che non va. E’ sempre stato cosi: nelle leggi di Renzi c’è una piccola parte di zucchero e quintali di letame. La propaganda di Renzi si concentra in quella piccolissima parte di zucchero e molta gente pensa che il contenuto sia solo questa parte di zucchero, mentre in realtà ci propinano una grande quantità di letame che ci compromette democraticamente e sul piano della sovranità popolare.
Il 4 notte, immaginiamo, vince il “no”, cosa succederà? Cosa chiederà il M5S?
Noi chiediamo le dimissioni di Renzi per altre ragioni legate al fallimento economico del suoi governo, lui ha detto che lascerà se non passerà il “sì” alla riforma, non so quel che farà. Se vincerà il “no” io sarei felice perché in questo modo preserviamo la nostra Costituzione, che si può cambiare, sia chiaro, una Costituzione si può cambiare, ma per dare più potere ai cittadini e non per toglierglielo e consegnarlo esclusivamente nelle mani di un capo che, di fatto, viene sostenuto da un partito che non ha dalla sua parte nemmeno la maggioranza dell’opinione pubblica.
Quindi se vince il “no” ci saranno nuove elezioni?
Mi immagino che a quel punto il Parlamento farà una legge elettorale migliore di questa che hanno chiamato Italicum e che produce il 60%, il 65%, a volte il 70% di nominati all’interno della Camera dei Deputati. Si farà una legge elettorale e si andrà a votare. Noi vogliamo andare al voto, perchè crediamo che le misure economiche prese dal governo Renzi sono state un vero fallimento. Questa riforma costituzionale per i partiti è come se fosse un condono: danno la colpa dei loro fallimenti degli ultimi 30 anni alla Costituzione. Non è così, i fallimenti sono dei partiti e dei politici che attualmente per non dire “abbiamo sbagliato” devono dire che è colpa della Costituzione, ma sono bugie perché le peggiori leggi che hanno approvato le hanno approvate in 20 giorni quando gli conveniva. Quando di contro il M5S presenta un legge per un reddito minimo garantito, il reddito di cittadinanza, che è la proposta economica più forte del M5S, allora ci fanno credere che la colpa è del bicameralismo, della presenza di Camera e Senato nella nostra Costituzione. Non è così. Questa è una bugia.
Nella lotta per il “no” ci sono anche altre forze, tra cui Berlusconi, la Lega Nord, come si sente il M5S a condividere queste posizioni?
argentinaNoi non stiamo condividendo nulla con nessuno, condividiamo una lotta con il popolo italiano e attualmente la lotta è sulla Costituzione. Il M5S non fa alleanze, non ha nulla a che vedere con Berlusconi, con la Lega, con la falsa sinistra, con il Partito Democratico, con tutti i partiti che hanno governato, che hanno avuto la loro opportunità negli ultimi 30 anni e hanno fallito. Questa è una battaglia non per la destra, per la sinistra o per le alleanze politiche, ma per provare a mantenere quel poco che ci hanno lasciato della sovranità popolare.
Il Movimento 5 Stelle come si autodefinisce? Accetta le categorie sinistra-destra?
No, queste sono categorie del 1800, ragionare in termini de sinistra-destra significa ragionare su categorie obsolete. per noi la battaglia politica del futuro non sarà tra sinistra e destra, ma tra sovranità e globalizzazione della privazione dei diritti, perché quel che vedo io è che alcuni Paesi con i loro sistemi iper-capitalisti stanno togliendo i diritti ai loro popoli, privatizzandoli e mercificandoli. Questa operazione si sta diffondendo anche in altri Paesi, come l’Italia, o come in altri del Sud Europa che hanno Costituzioni approvate dopo la Seconda Guerra Mondiale e che, indipendentemente dalle leggi ordinarie approvate negli ultimi anni, proteggono ancora i lavoratori e i loro popoli.
Queste critiche al sistema finanziario internazionale e alla globalizzazione sono posizioni che negli Stati Uniti condivide in parte Donald Trump. Come vede le elezioni negli Stati Uniti?
Queste sono questioni che riguardano il popolo Nord Americano, io sto studiando una terza candidata, che si chiama Jill Stein, leader del Partito Verde, che ha proposte abbastanza interessanti. Dall’altra parte nons ento avanzare buone proposte, né da parte di Trump, Nè da parte della Clinton. A parte la parentesi Obama, che aveva come segretario di Stato la Clinton, io vedo che la presunta democrazia più grande del mondo, negli Stati Uniti d’America, o tu ti chiami Clinton (marito e moglie), o tu ti chiami Bush (padre e figlio), o tu sei miliardario (come Trump) oppure non puoi fare il presidente degli Stati Uniti. E questa la chiamano democrazia…
In Argentina vivono circa 600.000 persone con la cittadinanza italiana, che messaggio gli manda e che politica pubblica pensa il M5S per loro, visto che ci sono stati dei tagli all’ospedale italiano che sta in Argentina o al teatro Colosseo che anche dipende dallo Stato italiano?
Se questi servizi, anzi questi diritti, chiamiamoli così, a Buenos Aires così come in tutta l’Argentina sono stati tagliati non è colpa della Costituzione, ma della politica e degli stessi politici che oggi stanno dicendo che se cambiamo la Costituzione tutto migliora. Questa è la menzogna più grande. Io al popolo argentino di origine italiana che vota dico: noi produciamo informazioni anche in spagnolo-castellano, ecco per questo io dico loro di informarsi senza credere ai politici locali. Ognuno deve informarsi sui rischi che nasconde questa riforma costituzionale. Noi, a costo zero, produciamo più contenuti possibili, ovviamente attraverso la rete, perché il M5S non ha questa grande forza economica per viaggiare, a me piacerebbe viaggiare, adoro Buenos Aires, adoro l’Argentina, ma non abbiamo il tempo e tanto meno i soldi, perché restituiamo anche tantissimi fondi pubblici ai cittadini. Quindi quello che chiedo io, semplicemente, è: massima attenzione, massima informazione e poi ognuno si farà la sua opinione.
costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447Quali sono le vostre priorità?
Il reddito di cittadinanza e un sostegno alle piccole e medie imprese italiane, perché il tessuto economico del Paese in Italia, così come in Argentina, è sorretto soprattutto sulle imprese e parliamo delle pmi, che sono state distrutte, colpite dalle tasse e dai governi che hanno aiutato esclusivamente i grandi dimenticandosi dei piccoli. Queste sono le prime misure e poi anche la tutela dei diritti costituzionali alla istruzione pubblica e alla salute pubblica perché noi ci tagliamo gli stipendi e appoggiamo le piccole e medie imprese private, ma pensiamo che acqua, trasporti, istruzione e salute debbano essere pubblici perché non sono merci, bensì diritti.
E per le grandi imprese italiane? Penso a Leonardo-Finmeccanica…
Noi vogliamo sostenerlo, quel che non vogliamo è che siano loro a comandare. Deve comandare il Parlamento, deve comandare il popolo italiano e le grandi imprese devono ovviamente fare i propri affari ma li deve fare nell’interesse generale del Paese e della nazione.
Ultima domanda: in Unione Europea si passa da 28 Stati membri a 27, dopo il Brexit…
Noi non vogliamo uscire dall’Unione Europea. Noi non siamo contro questa Europa, è questa Europa è che contro i popoli e per questo sta fallendo, per la sua arroganza, per aver dimenticato i diritti dei cittadini e per avere dentro gente della Goldman Sachs, della JPMorgan, della Morgan Stanley, del gruppo Rothschild. Pensiamo a Barroso, ha lasciato l’incarico di presidente della Commissione Ue ed oggi è in Goldman Sachs, Prodi stessa cosa, Monti uguale, il presidente della Bce Mario Draghi è un italiano, lavoro al Tesoro italiano e anche lui ha un passato in Goldman Sachs. A me sembra che già ora non stiamo in una democrazia, dove i popoli in Europa eleggono solo il Parlamento europeo che tra le istituzioni Ue è l’organismo che conta meno. Piuttosto mi sembra che stiamo in una nuova forma di governo che si chiama “creditocrazia”: le banche ti prestano soldi, ti creano debito e se non paghi il debito devi poi pagare gli interessi del debito e così finisce controllato, con le mani ammanettate per l’eternità e già in questa maniera si perde la sovranità e in cambio si costruisce un governo delle banche. Questo vogliamo evitarlo.
Parli di Angela Merkel?
Ma lei fa gli interessi del suo Paese, non è che io vedo nella Merkel un nemico, mai. Io penso che i politici italiani non hanno finora fatto l’interesse dell’Italia e penso che l’Europa sia un sogno, un luogo dove costruire pace, è qualcosa di meraviglioso, però questo se si dà potere democratico ai popoli. Lo ripeto: non siamo noi ad essere contro l’Europa, l’Europa sta fallendo. Io non posso accettare che qualcuno non eletto da nessuno mi venga a dire in Italia come devo mandare in pensione la mia gente o che vada a dire ai greci quanto devono pagare la feta. Questa non è democrazia, questa è una tecnocrazia di persone che ci comandano e che nemmeno conosciamo.

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Barack Obama intervista sir David Attenborough alla Casa Bianca

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2015

barack obamadavid attenboroughLo speciale andrà in onda su BBC One domenica 28 giugno alle 22:30. In questo straordinario programma televisivo, il presidente Barack Obama intervista sir David Attenborough alla Casa Bianca. Durante un incontro all’insegna della schiettezza, i due discutono del futuro del pianeta, della passione di entrambi per la natura e di cosa possa essere fatto per tutelarla.Registrato a maggio, in occasione dell’ottantanovesimo compleanno del documentarista, lo speciale andrà in onda su BBC One domenica 28 giugno alle 22:30. Negli Stati Uniti, il programma sarà trasmesso da BBC AMERICA, canale che ha permesso al pubblico statunitense di apprezzare i più importanti documentari di storia naturale realizzati dalla BBC, alle 17:30 di questa domenica, e in versione estesa alle 20:00 (ora di New York).Il leader del mondo occidentale desiderava incontrare Attenborough per discutere del cambiamento climatico e dei suoi effetti sull’ambiente e chiedergli un’opinione in merito alle principali minacce per il pianeta. Il presidente è da tempo un grande estimatore del lavoro di Attenborough. È cresciuto guardando i film di sir David che, avendo dedicato 60 anni all’esplorazione del globo, ha vissuto in prima persona le trasformazioni della natura.Gli spettatori potranno assistere allo straordinario dialogo fra i due: il presidente spiega le proprie iniziative per contrastare il cambiamento climatico e affrontare le questioni ambientali, oltre ad accennare alle proprie radici africane per parte di padre e a raccontare come l’infanzia trascorsa fra Hawaii e Indonesia abbia plasmato il suo grande amore per la natura. David Attenborough rievoca aneddoti della propria lunga carriera, racconta il recente tuffo da record dalla Grande barriera corallina che lo ha visto protagonista e propone possibili soluzioni alle questioni più urgenti, come l’aumento della popolazione, il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle energie rinnovabili.Alcune affermazioni del presidente Barack Obama durante l’intervista:“Nutro

President Barack Obama participates in an Office of Digital Strategy taping with Sir David Attenborough of the BBC in the Map Room of the White House, May 6, 2015. (Official White House Photo by Chuck Kennedy) This photograph is provided by THE WHITE HOUSE as a courtesy and may be printed by the subject(s) in the photograph for personal use only. The photograph may not be manipulated in any way and may not otherwise be reproduced, disseminated or broadcast, without the written permission of the White House Photo Office. This photograph may not be used in any commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.

President Barack Obama participates in an Office of Digital Strategy taping with Sir David Attenborough of the BBC in the Map Room of the White House, May 6, 2015. (Official White House Photo by Chuck Kennedy)
This photograph is provided by THE WHITE HOUSE as a courtesy and may be printed by the subject(s) in the photograph for personal use only. The photograph may not be manipulated in any way and may not otherwise be reproduced, disseminated or broadcast, without the written permission of the White House Photo Office. This photograph may not be used in any commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.

sincera ammirazione per il suo lavoro da molto tempo… lei è un grande educatore, oltre che un grande naturalista”.Aggiunge il presidente: “Non stiamo agendo con la necessaria tempestività. Una delle cose che ho capito guardando i suoi programmi e seguendola con interesse è che tutti questi ecosistemi sono interconnessi. Se un paese fa la cosa giusta e gli altri no, il problema non si risolve. La risposta deve essere globale”.“Stiamo assistendo a trend generali che si potranno modificare solo se il mondo intero saprà produrre un impegno coordinato e, purtroppo, non ci sono stati i progressi necessari in risposta al cambiamento climatico”.
Alcune affermazioni di David Attenborough durante l’intervista:“Nel giorno del mio ottantanovesimo compleanno mi sono trovato, con mia grande sorpresa, in un luogo dove non ero mai stato prima… la Casa Bianca, in compagnia del presidente degli Stati Uniti. Si è rivelato una persona affabile, ospitale e genuina”.“Ritengo che se troviamo metodi per generare e immagazzinare energia da fonti rinnovabili, elimineremo i problemi legati a petrolio e carbone perché, dal punto di vista economico, sarà desiderabile utilizzare questi nuovi metodi. Riuscirci significherebbe compiere un notevole passo avanti nel risolvere i problemi della Terra”.
“A mio parere dobbiamo capire, ma anche percepire istintivamente, che la natura fa parte della nostra eredità. Abbiamo solo questo pianeta e dobbiamo proteggerlo. È una consapevolezza che in fondo, nel nostro intimo, abbiamo già, e ce ne rendiamo conto nei momenti di più grande felicità e di dolore più intenso”.
Anthony Geffen, CEO of Atlantic Productions e produttore:“È straordinario poter essere testimoni dell’incontro fra due persone così carismatiche, che riflettono su alcuni dei più importanti problemi mondiali. Un documentario intimo, che include immagini dietro le quinte del presidente Obama e di Attenborough alla Casa Bianca e fa da contesto al loro importante dibattito. Sono incluse sequenze inedite e alcuni dei momenti più apprezzati delle migliori opere di Attenborough, fra cui Life on Earth, The Blue Planet e Galapagos 3D”.Commissionato da Charlotte Moore, Controller of BBC One, e Tom McDonald, Head of Natural History and Specialist Factual Formats. Il produttore per Atlantic Productions è Anthony Geffen.BBC Worldwide è distributore globale; lo speciale è già stato venduto a canali di 50 paesi su quattro continenti, ivi inclusi i canali a marchio BBC Earth nei paesi scandinavi, in Polonia, in Turchia, in Ungheria e in Romania.

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Clandestinoweb: intervista a Marco Follini

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

 
 
 
English: Marco Follini, Italian Politician (Pa...

Image via Wikipedia

Il lavoro e’ un “tema cruciale, decisivo per il futuro del paese. Non fa scandalo che ci siano opinioni diverse”. Ne e’ convinto Marco Follini, che in un’intervista a Clandestinoweb spiega: “bisogna trovare il punto di caduta, una soluzione legislativa alla questione”. In merito alle divisioni all’interno del Pd, Follini spiega: “Spaccatura e’ una parola che mi sembra fuori misura. Certo e’ necessario mantenere stretto un raccordo tra il partito e il governo che sta lavorando bene, portando avanti delle riforme positive per il paese. Sono convinto che Monti andrebbe sostenuto di piu’”. “Non credo che il partito possa tenere posizioni troppo schiacciate su quelle dei sindacati. Sia su quello della Cgil che, soprattutto, su quello della Fiom” ha poi detto Follini che aggiunge: “Sono un tifoso di Monti già da prima che arrivasse al governo. Mi sembra la soluzione giusta in questa fase. Tra l’altro faccio parte di un partito che proprio a Monti ha garantito pieno appoggio”. E sul post 2013 aggiunge: “Io credo che dobbiamo continuare lungo questo solco” in riferimento alla possibilita’ che venga individuato un nuovo esecutivo tecnico.

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Intervista al Dott Antonino Magistro sullo spettacolo teatrale del regista Romeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2012

Dott. Magistro ritiene giusta la condanna morale da parte della Democrazia Cristiana dello spettacolo teatrale del regista Romeo Castellucci “Sul concetto di volto del figlio di Dio” che andrà in scena dal 24 al 28 gennaio 2012 al teatro Franco Parenti di Milano?
“La Democrazia Cristiana è un partito di ispirazione cattolica-cristiana, anche con componenti laiche, che non vuole sembrare integralista nella sua voce cattolica, ma ritiene che questo spettacolo teatrale messo in scena al Parenti sia un’offesa ai valori e alla dignità dei cattolici e dei cristiani tutti.”
Dott. Magistro ritiene corretto l’intervento del Vaticano che con una lettera di Monsignor Peter Wells, assessore agli affari generali della Segreteria di Stato, relativamente allo spettacolo del regista Castellucci afferma “Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio e i santi simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana”?
“L’intervento della Chiesa era assolutamente necessario. Chi se non il Vaticano, che rappresenta milioni e milioni di credenti, può fare sentire la sua voce? E’ un’opera offensiva della figura di Cristo, previsto come reato di blasfemia dal nostro codice penale, ma il buon senso dovrebbe far capire al regista Romeo Castellucci, che più di ogni altra cosa è l’offesa ai sentimenti, ai valori, alla libertà religiosa e alla dignità messa in atto da chi pensa che l’arte possa fare tutto ciò che vuole calpestando questi valori.”
Dott. Magistro qual’è quindi l’intervento che la Democrazia Cristiana intende mettere in atto nei confronti di questo spettacolo teatrale?
“La Democrazia Cristiana è un partito democratico tollerante, pertanto la nostra e’ una censura morale e una presenza davanti al teatro Parenti per manifestare tutto il nostro disappunto rispetto a questo spettacolo indegno e blasfemo con l’augurio che i mass-media diano voce alla nostra condanna e auspichiamo che,tutti i cattolici-cristiani vogliano unirsi a noi in questa civile e pubblica protesta.” (Barbara Barbieri)

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Governo: intervista a Miccichè

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

“Berlusconi deve riassumere il suo ruolo di mediatore, ruolo che potrebbe riacquistare se ci fosse un partito che si contrappone alla Lega. In passato venivano rappresentate le esigenze di piu’ parti del territorio e Berlusconi mediava per arrivare a dei compromessi, oggi questa maggioranza è formata da Pdl e Lega, e tutto cio’ che dice la Lega si deve necessariamente fare”. L’ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè in un’intervista esclusiva al giornale online Clandestinoweb.com.

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Intervista a Stefano Frassina

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

“Siamo convinti che questo Governo sia parte del problema, non della soluzione al rischio che sta correndo l’Italia e alle condizioni della finanza e dell’economia del Paese. E’ vero che ci troviamo in queste condizioni per ragioni esogene, che non dipendono da noi, ma in parte la situazione è dovuta anche a tre anni di economia sbagliata, perche’ il Governo non ha aggredito i nodi che bloccano la crescita, ma ha tirato a campare apponendo toppe sempre piu’ grandi su buchi sempre piu’ logori, aumentando le tasse e portando la finanza pubblica in una spirale soffocante. La manovra di questi giorni ha alla base proprio questi errori, quindi prima questo Governo va via, meglio è, perche’ è parte del problema”. L’ha detto il deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico Stefano Fassina al giornale online Clandestinoweb.com. (n.r. ancora una volta dobbiamo ribadire che questo governo si mantiene saldamente in sella proprio per merito delle opposizioni che marciano disunite per colpire i “mulini a vento”. Il più grande successo di questo governo è stato proprio il marchingegno che ha attivato per far votare la finanziaria e far pagare a coloro che lo votano meno il prezzo dell’ultimo tradimento elettorale: come dire? cornuti e mazziati!)

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Intervista ad Abis

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

“Io non credo in una crescita del Pd, ma in una contrazione del Pdl, o meglio in un suo indebolimento legato alle astensioni dal voto. Tutto ruota intorno ad una crescita a zig zag di vari soggetti. Il rapporto tra Italia dei Valori e Partito Democratico mette in evidenza tutte le contraddizioni del centrosinistra: l’Idv è un soggetto politico ambiguo come posizionamento, che segue la politica nuova di Di Pietro, sicuramente molto radicale. D’altra parte, in una situazione fluida e incerta come quella che vive ora l’elettorato, un argomento molto popolare come quello dell’eliminazione delle Province finisce per penalizzare il Pd, che attualmente è un soggetto indefinito. Diciamo quindi che il Pd, in termini sociali, esce penalizzato da questo argomento in confronto a Di Pietro”. L’ha detto il sondaggista Mario Abis al giornale online Clandestinoweb.com.

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Di Pietro e il faccia a faccia con Berlusconi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

“Certe dietrologie lasciamole a quelle che vivono criticando e hanno bisogno di farlo sempre e comunque, a prescindere”. Con queste parole, tratte da un’intervista a La Stampa di ieri, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, pone fine alle polemiche nate in rete e sui giornali in seguito alla fotografia che lo ritrae a parlare con il premier Silvio Berlusconi. L’attenzione dei media nazionali è tanta su questa questione e Di Pietro prova a chiarire il senso di quel colloquio casuale e pubblico, talvolta ironizzando, come fa nell’intervista al Fatto quotidiano (“Ma santodio, io a volte la gente non la capisco. Che cosa dovevo fare, secondo loro? Picchiarlo, sodomizzarlo? Mettergli due dita negli occhi per provare ad accecarlo?”), talvolta spiegando con assoluta trasparenza quel che accaduto mercoledì nell’Aula della Camera. “Un conto è la mia nuova linea politica. Un altro è la chiacchierata con Berlusconi – dice il leader Idv ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera – Io sono sempre rimasto al mio banco. Stavo telefonando. È stato lui a sedersi vicino a me, scherzando sul fatto che voleva intercettarmi. Ha ripetuto che il governo ha fatto molto, con questo debito non poteva fare di più. Io gli ho risposto che farebbe meglio ad andarsene”. E poi aggiunge: “La gente seria capirà”.
Di Pietro chiarisce così le circostanze del faccia a faccia, ma preferisce guardare oltre, a quello che realmente serve al Paese. “Con il crollo del Cavaliere – dice a La Stampa – c’è tutto un elettorato che va portato sulla retta via. Ce lo hanno detto i referendum: sono andati a votare 27 milioni di italiani, molto di più dei 17 che votarono centrosinistra alle politiche”. Sono questi 27 milioni di persone la vera preoccupazione di Di Pietro e dell’Idv in questo momento. Berlusconi e il berlusconismo è finito con i referendum, è ancora sulla sua poltrona grazie a una maggioranza finta e comprata, ma c’è un Paese da mandare avanti. Come? “Più che un’autocritica serve una scelta chiara – continua Di Pietro nell’intervista -. Cosa vogliamo? La coalizione di tenuta democratica per buttar giù Berlusconi va bene, altra cosa è costruire una credibile coalizione di governo”. Il richiamo al Pd e a Sel è chiaro.
Alla giornalista del Resto del Carlino, Elena Polidori, Di Pietro specifica i punti del programma che Idv intende portare avanti. “A parte la questione di una revisione e rivalutazione delle agevolazioni fiscali, partirei chiudendo i debiti con tutte quelle aziende che hanno lavorato con enti pubblici. Insomma, prenderei la Cassa depositi e prestiti e pagherei tutti quelli che hanno lavorato con il pubblico liberando risorse. Poi passerei la tassazione delle rendite finanziarie dal 12% al 20% e già credo che con questo faremo un primo passo in avanti per recuperare denaro…”. Sulla giustizia, il leader Idv propone di “far rientrare tutti i magistrati che sono fuori dai ruoli, consentire ai giudici di candidarsi ma senza avere poi la sensibilità di tornare indietro”. Infine la politica estera: “L’Idv ha già chiesto il rientro – conclude Di Pietro – di tutte le nostre truppe dislocate in zone di guerra”.

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Storace sui ministeri al Nord

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

“E’ La Russa che sta esagerando. Dovrebbe appartenere alla mia stessa scuola di pensiero, ovvero dovrebbe sostenere l’unità della Nazione. Anche La Russa dovrebbe capire che i ministeri sono a Roma non per fare un favore a chi ci abita, ma perchè Roma è la Capitale d’Italia. Se pensa che questo sia sbagliato, allora cambi l’articolo della Costituzione e dica che la Capitale è a Milano, Torino, o dove gli pare. E si ricordi che ci rimprovera di fare ciò che ha sempre fatto anche lui”. L’ha detto il leader de la Destra Francesco Storace in un’intervista rilasciata al giornale online Clandestinoweb.com.Leggi l’intervista completa: http://www.clandestinoweb.com/in-primo-piano/10869-intervista-a-storace-la-russa-ci-rimprovera-cio-che-ha-sempre-fatt.html

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Amministrative, intervista a Vannino Chiti (pd)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

“Io penso che sul piano nazionale sia necessario uno sforzo per portare sul terreno della politica i grandi temi che stanno a cuore ai cittadini, quegli stessi temi che il centrodestra non ha affrontato: il lavoro, lo sviluppo, l’energia, la riforma del Wellfare, l’istruzione, la riforma dell’istituzione della legge elttorale, il fisco. Al centro della nostra attenzione metteremo i tempi concreti, incalzando la maggioranza di governo e costruendo su questi temi concreti, insieme ai cittadini, un programma alternativo in vista delle politiche. Come Pd abbiamo il dovere di unire il centrosinistra e confrontarci con il Terzo Polo per cercare di aprire un dialogo”. L’ha detto il senatore del Partito Democratico Vannino Chiti al giornale online Clandestinoweb.com

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Elezioni amministrative: parla Miccichè

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2011

“Credo che il Pdl non abbia capito nulla, continua a pensare come i malati che fanno finta di non esserlo e muoioni pur di non andare dal medico. Se il Pdl si rendesse conto delle malattie che ha, risolverebbe tanti problemi. Io non so qual è la soluzione, ma di certo devono fare analisi serie, si devono chiedere perche’ Forza del Sud è diventato un partito autonomo mentre prima era nel Pdl. E voglio sottolineare che io non auspico un Pdl malato: per poter portare risultati al sud devo essere al Governo, quindi voglio che il Pdl goda di ottima salute!”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Micciche’ in un’intervista esclusiva a Clandestinoweb.com.

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