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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘intese’

Istruzione: Decreto scuola in alto mare, altro che intese

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Bussetti smentisce possibilità di modifiche e il M5S si oppone alla sua approvazione, mentre Salvini spinge l’Italia al voto e annuncia da Sabaudia di voler una sua riforma della scuola, come per l’ex premier Renzi, dopo aver tradito il punto 27 del Contratto di Governo sulla TAV. E il 28 agosto potrebbe saltare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
L’accordo in Consiglio dei ministri sul provvedimento che affronta il problema del precariato, comunque senza risolverlo e con effetti soltanto dal 1° settembre 2020, è di facciata: la soluzione del “salvo intese” certifica le distanze tra i due sempre più ormai ex non partiti di maggioranza di Governo, perché dopo le immediate dichiarazioni di circostanza, i nodi vengono al pettine. Lo stesso ministro dell’Istruzione anziché mediare rimane fermo sulle posizioni poco utili ed efficaci della Lega concordate coi sindacati, suscitando le parole dure da parte di esponenti del M5S che reputano ormai “indispensabile un cambio della guardia” a capo del Miur in caso di rimpasto dell’esecutivo. Marcello Pacifico, presidente Anief: Un anno fa in pieno agosto con la riapertura delle GaE avremmo avuto oggi 50 mila insegnanti abilitati in più nei ruoli dello Stato, ma l’attuale maggioranza dopo aver sbagliato il voto in Senato su richiesta del senatore Pittoni a settembre ritirò il provvedimento nell’altro ramo del Parlamento per affidarsi oggi a una riforma confusa senza alcun accordo, peraltro, in contrasto con quanto deciso nella legge di stabilità 2019. E così mentre la maggioranza continua a litigare e ad alzare i toni, si lascia la scuola al suo destino. Come se il problema di 100 mila cattedre vacanti, da assegnare a supplenza, più quasi altrettanti contratti con scadenza al 30 giugno, si dovesse presentare solo tra un anno. Invece, si proporrà, con dimensioni record, già tra poche settimane. Abbiamo a che fare con dei politici irresponsabili, perché i primi di settembre ci ritroveremo con i Consigli di Classe quasi dimezzati, perché le nomine tardano ad arrivare, e i presidi presto costretti ad assegnarle fuori graduatorie. Così, l’assurdo sarà compiuto: pur di non assumere i precari dalle graduatorie d’istituto, riaprire le GaE e dare la possibilità agli idonei dei concorsi di spostarsi di regione, si è preferito mettere in crisi tutto il sistema scolastico italiano.

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Autonomie: “No a intese unilaterali tra governo e regioni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Dichiara l’on.le Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi: “Affinché il mio pensiero sulle autonomie sia completo e corretto intendo precisare che non sono contrario a un nuovo sistema di autonomie, ma favorevole a una distribuzione equanime di poteri, competenze e risorse tra i territori dell’Italia, che possibilmente consideri centrale Roma, unica capitale europea a non avere poteri speciali, a non ricevere i beni culturali che possiede da mettere a reddito (li ha lo Stato), a non avere le risorse sufficienti per pagare i servizi di 800 sedi internazionali, uno Stato estero, ma anche quelli necessari per far funzionare musei, siti archeologici e monumentali che fruttano introiti al Mibact ma risultano costi fissi per il Comune. Per questo occorre una legge ordinaria, come prevede l’articolo 116 della Costituzione, non si può modificare la nostra Carta in forza di intese unilaterali tra regioni e governo. Il tutto rammentando a chi si agita che Roma ha un importante residuo fiscale e paga la più alta Irpef e la seconda Tari d’Italia. M5S e Lega Nord devono governarla, hanno il dovere di farlo, non hanno invece alcun diritto di specularci sopra azzuffandosi per un pugno di voti in più. Oltretutto raccontando sul conto della Capitale sonore bugie e facendo finta di non sapere che sono i Comuni e le Province a dover avere più poteri e non le regioni”.

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Roma: “No improvvisazione, servono competenza e larghe intese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2015

campidoglio“Oggi a Roma comincia una stagione nuova: via un sindaco più incompetente che corrotto, arriva un prefetto esperto e onesto. Sembra poco, ma non è così. il vero discriminante della buona amministrazione è la competenza e la capacità di collaborare, senza farsi travolgere da personalismi”. E’ quanto afferma la deputata di Area popolare Paola Binetti.
“Vogliamo un governo che nei prossimi mesi si qualifichi per queste due caratteristiche: competenza e larghe intese, con assessori che sanno fare e non si improvvisano. No a improvvisazione e a conflitti di basso profilo. Si invece – prosegue Binetti – ad una esperienza consolidata dai fatti e ad una apertura di orizzonti che permetta di riproporre nel governo cittadino un paradigma uguale a quello nazionale. Gestire il Giubileo con i tempi strettissimi che sono rimasti richiede perfetta padronanza della macchina amministrativa e ferma volontà di accantonare tensioni e divergenze a favore di un progetto comune forte per la città. Sara il miglior modo per i romani di arrivare preparati alle prossime elezioni di primavera”.”Si fa un gran parlare in questi giorni di Alfio Marchini, ago della bilancia nelle dimissioni di Marino. Ci piacerebbe – conclude la parlamentare di Ap – vederlo coinvolto in una squadra che si caratterizzi per un forte senso civico: traffico più ordinato, buche scomparse, periferie più sicure, iniziative culturali all’altezza della nostra storia. Che poi queste cose altro non sono che amore alla città e rispetto dei romani. Due cose essenziali per prepararsi ad accogliere i milioni di turisti- pellegrini che con il prossimo giubileo si attendono”.

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Piemonte: Intese Pd terzo polo?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

Dichiarazione di Mariano Rabino (Vice Segretario PD Piemonte) Bene ha fatto il Segretario regionale Gianfranco Morgando ad aprire la strada per un’interlocuzione autonoma da parte del PD con il Terzo polo al fine di individuare punti comuni e arrivare ad un’alleanza politica. Mi pare evidente che nel PD è maturata la consapevolezza che, a livello nazionale come a livello locale,  si debba lavorare per costruire alleanze serie, credibili, di governo, il che è possibile solo sulla base di convergenze programmatiche e non dando per scontato che il PD debba rinchiudersi dentro a un perimetro che comprende solo ciò che sta alla sua sinistra.  E’ giunto il tempo di non nascondersi dietro a formule alchemiche come il Nuovo Ulivo o l’alleanza democratica o altro ancora. Bisogna dire subito con chi intendiamo allearci in vista delle elezioni di primavera. Alla nostra sinistra, escludendo i grillini che sono espressione cancerosa e qualunquistica dell’antipolitica, abbiamo Di Pietro e Vendola. Su quali contenuti vogliamo costruire un’alleanza elettorale con questi partiti? Su temi importanti come grandi opere, politiche industriali, politica estera, etc., possiamo arrivare a sintesi comuni che, in caso di vittoria elettorale, non ci riportino allo psicodramma che caratterizzò l’Unione ai tempi del secondo Governo Prodi?
Se a questi interrogativi non troviamo risposte pienamente convincenti, allora sarebbe folle non guardare alla nostra destra. Se il ‘Terzo polo’ si tradurrà davvero e presto da definizione giornalistica a soggetto politico organizzato, il PD dovrà avere il coraggio di costruire con questa inedita realtà un’alleanza capace di far girare pagina alla politica italiana: chiudere l’epoca del berlusconismo, impedire l’affermazione di nuovi populismi, dare al Paese un governo serio e competente.  Dunque, a Roma come a Torino, costruire un’alleanza con Vendola o con Di Pietro solamente se questo non impedisce un’alleanza con il nascente Terzo polo.  Rimanere a galleggiare senza scegliere con chi allearsi non può che avere come conseguenza quella di favorire l’emorragia di consenso verso l’abile pifferaio Vendola, favorire nuove uscite dal PD verso lidi centristi e ridurre il Partito Democratico in un qualcosa di sempre più simile a una riedizione del PDS”.

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Editoriale: Il “circolo” delle utopie

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

Editoriale fidest. Un tempo sotto la parola “Circolo” si intendeva un luogo frequentato, di solito, dalla piccola borghesia in specie nelle cittadine dove il sindaco, il medico condotto, il maresciallo dei carabinieri, il farmacista ecc. erano delle autorità e intorno alle quali, o anche in conciliaboli appartati, si parlava di politica, di costume e si commentava quanto scrivevano i grandi quotidiani come Il “Corriere della sera” nei loro elzeviri o nelle pagine di rosa e nera. Si può dire che generazioni di italiani hanno imparato da questo strumento di dialogo, ma anche di scontri o d’intese poco ortodosse, e quasi da società segreta, a fare il panegirico ai politici che si avvicendavano al potere e all’opposizione o a criticarli aspramente. Il loro comune denominatore restava, tuttavia, il desiderio d’avere una società perfetta mancante dall’assillo del bisogno ed educata alla crescita del benessere condiviso. Era la logica delle utopie. Si discuteva e si cimentava intorno a un modello di società irrealizzabile non tanto per la mancanza di un impegno politico delle classi dominanti quanto per il continuo e crescente conflitto d’interessi contrapposti nei quali il vincitore non era il migliore ma il più organizzato, con più carisma, con più facilità di eloquio, il più culturalmente addottorato, il più finanziariamente dotato. Tutte caratteristiche che conferivano al personaggio non il requisito del migliore in virtù a valori etici quanto quello che sapeva meglio degli altri sedurre con gli annunci, con le promesse e nel saper rinviare alle calende greche ogni possibile atto di concretezza. Così l’utopia se ne andava a ramengo sballottata come una idea folle per folli personaggi. Ora su altri palcoscenici, e con l’avvento del messaggio mediatico che viaggia sulla rete, si riflette nei monitor televisivi e sulle pagine di una moltitudine di giornali, l’utopia fa di nuovo capolino ma non è più folle, o quasi eversiva, perché sente più forte il desiderio di un’equa ridistribuzione delle risorse, di una giustizia sociale, di un diritto alla vita e all’esistenza meno sofferta e più garantista e cerca di misurarsi alla pari con quei poteri forti che si richiamano agli interessi corporativi, al profitto fine a se stesso, ai facili guadagni, allo sfruttamento dei ceti più deboli.  E’ quel risveglio delle coscienze che è ebbe la sua prima chiamata alle armi col marxismo e con il socialismo reale di marca sovietica, ma la sua forza s’infranse davanti alla debolezza degli uomini e alla venalità degli altri. Ora ci stiamo riprovando con modi e maniere diverse perché non è il socialismo lo strumento del riscatto, ma è l’uomo. E’ lui che deve liberarsi dai paludamenti che lo avviluppano e lo condizionano e solo se riesce l’utopia per una società di giusti diventerà realtà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Editoriale: Alle urne, alle urne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Editoriale Fidest. Ci giungono in questi giorni numerose e-mail, per lo più di esponenti politici dell’area di centro-destra che chiedono a gran voce elezioni anticipate. Per gli altri la richiesta è più sfumata tra l’assicurare il cronista che non temono le elezioni ravvicinate ma al tempo stesso insistono ora su un governo di transizione ora di larghe intese ora tecnico. La verità, come abbiamo più volte sottolineato, è che convenga solo al Pdl e al suo capo Berlusconi andare a votare il più presto possibile e la stessa cosa la pensa Bossi che è forse quello che preme di più poiché dovrebbe essere il partito, con l’Idv e la sinistra radicale, ad essere esclusi da una futura coalizione Fini-Casini-Rutelli-Lombardo-Pd. Noi che pensiamo ai problemi del paese restiamo costernati da tanta frenesia che alla fine ci metterebbe nella condizione di rinviare le emergenze e le stesse riforme oggi all’esame del Parlamento. D’altra parte pensavamo d’essere usciti dal lungo tunnel della cosiddetta Prima repubblica nella quale impazzavano i governi balneari e bastava una manciata di parlamentari per far saltare una coalizione e portarci alla ingovernabilità o, peggio ancora, alla governabilità degli altri: poteri forti, lobby, ecc. Ora il rischio di una riedizione di questo scenario è possibile. Se riflettiamo, infatti, sulla possibilità che uno schieramento politico che vada da Fini al Pd per presentarsi agli elettori come maggioranza in luogo dell’attuale potrebbe anche avere un modesto successo elettorale ma, alla prova dei fatti, sul piano dei programmi da realizzare, si scioglierebbe come neve al sole. E allora? Credo che Fini abbia fatto male i conti e ora si trova ad un bivio e, purtroppo per lui, qualsiasi strada scelga non avrà che da leccarsi le ferite. Infatti dopo il duro attacco sull’appartamento di Montecarlo donato al suo partito e da questi venduto, pare ad una società di comodo ad un prezzo irrisorio, e oggi stranamente affittato al fratello della sua compagna, la conseguenza dovrebbe essere quella delle sue dimissioni da presidente della Camera. Se non lo fa entro novembre si andrà al voto e diventerà, di fatto, la palla di piombo ai piedi della coalizione portandola ad una possibile sconfitta. Ma se si dimette da Presidente il gruppo finiano si sfalderà e molti rientreranno nel Pdl con la coda tra le gambe e le elezioni anticipate saranno scongiurate. E la morale quale potrebbe essere? Che Berlusconi è un uomo chiacchierato ma gli elettori lo hanno scelto come male minore per evitare una opposizione solo litigiosa e incoerente, ma non sono disposti ad un’altra avventura senza essere certi che questa volta il male non c’è. Perseverare sarebbe diabolico (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Regionali Lazio: possibile intesa UDC-PDL

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

«Giudico interessanti le proposte avanzate dal segretario romano dell’Udc, Francesco Carducci, soprattutto quando parla di interventi a sostegno delle famiglie a basso reddito maggiormente colpite dalla crisi, utilizzando risorse risparmiate dalla creazione di una nuova holding e con una piccola percentuale ricavabile dalle risorse che il Comune riceve dallo Stato per Roma Capitale. Così come interessanti sono i suggerimenti in campo culturale per offrire un nuovo e forte impulso alla crescita economica e sociale soprattutto delle periferie. Mi sembrano proposte concrete e condivisibili, così come quella di realizzare una Città del Cinema ad Ostia, sulle quali può iniziare un confronto serio e costruttivo». È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Tutto ciò – conclude il Sindaco di Roma – al netto delle affermazioni del presidente Casini secondo il quale sarei attorniato da una classe dirigente inadeguata a rappresentare le esigenze della città. Se questo è, invece, un invito per dare spazio all’Udc nella Giunta comunale, se ne potrà eventualmente parlare in caso di un accordo per le elezioni regionali del Lazio».

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