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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘intestinali’

Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Avere una Malattia Infiammatoria Cronica dell’Intestino non è la fine ma è l’inizio di una storia che, se condivisa con gli altri, i propri cari e soprattutto con il proprio medico, passo dopo passo, attraverso una corretta gestione della malattia, consente di superare tutti gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi di vita. Racconta di conquiste e vittorie personali la campagna di sensibilizzazione “Se MICI Metto”, promossa da MSD con il patrocinio di AMICI Onlus e IG-IBD, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, che ora approda anche sul web con il sito http://www.semicimetto.it, con l’obiettivo di diffondere i messaggi utili e positivi della campagna sul web e sui social.Il sito web dà accesso alla mostra virtuale della fotografa e paziente Chiara De Marchi, alle informazioni sulla campagna e sulle patologie e a un form attraverso il quale gli utenti possono partecipare in modo attivo alla campagna, prendere parte alla call-to-action e raccontare il loro prossimo obiettivo di vita, selezionando una o più parole chiave che lo rappresentino al meglio (ad esempio: un viaggio, un figlio, un nuovo lavoro…) in associazione all’hashtag #semicimetto. Gli utenti stessi alimenteranno così il cloud dei contributi raccolti, che sarà pubblicato nella homepage delsito. http://www.semicimetto.it

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Malattie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Copenaghen. Ustekinumab, già disponibile in Italia per la malattia di Crohn, è in grado di far mantenere uno stato di remissione clinica a un anno in adulti con colite ulcerosa da moderata a grave. Questo uno dei principali risultati presentati durante il 14° Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO).“La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon” spiega il Prof Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. “L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o a tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità. Questa malattia è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica e gli obiettivi principali della base della terapia medica sono spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e mantenere la remissione a lungo termine. In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa”. La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili. I risultati, appena presentati, dello studio di Fase III UNIFI hanno dimostrato l’efficacia della terapia di mantenimento con ustekinumab 90mg, da assumere con iniezioni sottocutanee con trattamento ogni 8 o 12 settimane, nel raggiungere la remissione clinica entro 44 settimane in pazienti adulti con colite ulcerosa. Questa terapia di mantenimento è stata somministrata ai pazienti che avevano già avuto una risposta clinica a 8 settimane dopo una singola iniezione intravenosa di ustekinumab. In particolare, la remissione clinica è stata ottenuta nel 44% delle persone che ha ricevuto la terapia ogni 8 settimane e nel 38% di quelle che l’hanno ricevuta ogni 12, rispetto al 24% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi risultati sono stati inclusi nella richiesta all’Agenzia Europea per i Medicinali per l’approvazione di ustekinumab come trattamento per la colite ulcerosa.
Oltre alla valutazione della remissione clinica, endpoint primario dello studio, sono stati analizzati infatti anche importanti endpoint secondari, tra i quali la risposta clinica, la guarigione endoscopica, la remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi e il mantenimento della remissione clinica, laddove presente all’inizio del periodo di studio. In generale, questi parametri sono stati raggiunti in percentuale maggiore nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con ustekinumab rispetto al gruppo trattato con placebo. In particolare, a 44 settimane:
In generale, il profilo di sicurezza mostrato da ustekinumab nei pazienti con colite ulcerosa è analogo a quello ottenuto nei precedenti studi condotti per la malattia di Crohn. Durante le 44 settimane di studio, i soggetti hanno mostrato eventi avversi, anche seri, e infezioni, sia gravi sia no, senza distinzione di trattamento ricevuto. La percentuale che ha interrotto lo studio era minore nei due gruppi in trattamento con ustekinumab rispetto al placebo. All’interno del gruppo primario dello studio di mantenimento, non è stata riportata nessuna morte mentre si sono verificati due casi di tumori maligni, diversi da tumori della pelle non melanoma (un caso di tumore al colon nel gruppo con trattamento ogni 8 settimane e un caso di carcinoma papillare renale). Un paziente ha sviluppato un tumore della pelle non melanoma.

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Malattie infiammatorie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Roma venerdì 28 settembre, ore 18, presso l’NH Collection Roma Palazzo Cinquecento,Piazza dei Cinquecento, 90 sarà presentata la nuova campagna di sensibilizzazione di IG-IBD. “Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione, a livello generale e mediatico, relativamente a queste malattie – spiega il Prof. Armuzzi – Per l’occasione abbiamo chiesto al nuotatore, campione italiano a livello internazionale, Simone Sabbioni di essere nostro testimonial, in quanto esempio di come si possa comunque giungere, nonostante tali malattie, a grandi risultati sportivi, e alla realizzazione di importantissimi obiettivi. Sebbene queste patologie, quando non gestite in maniera costante e seria, limitino in maniera pesante la vita di chi vi è affetto, una corretta informazione e un intervento immediato non provocherà effetti sulla qualità della vita, né a livello sociale né affettivo”.
I meccanismi alla base dello sviluppo delle MICI non sono ancora completamente noti, ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile, in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico, ad una alterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota, cioè quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino, che viene alterato da fattori ambientali ancora poco conosciuti. “Alla base di questa malattia, allo stato attuale della ricerca scientifica, è un misto di concause: c’è innanzitutto una predisposizione genetica, quindi un background di fondo “fertile”. Da studi genetici, infatti, si è visto che sono presenti, in oltre 160 geni, piccole mutazioni che, nell’insieme, favoriscono la suscettibilità alla malattia. Ma ci sono anche fattori ambientali, ancora non bene identificati, come alimentazione e inquinamento. Tutti questi elementi modificano di fatto la flora batterica dell’intestino, stimolando una risposta immunitaria. Da questa nasce l’infiammazione, che con il tempo si cronicizza, provocando così i sintomi di questa malattia”.

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Il ruolo dei batteri intestinali nel neonato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

MMBR means - Microbiology and Molecular Biology ReviewsÈ stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Microbiology and Molecular Biology Reviews” una “invited review” che fornisce una completa ed esauriente trattazione delle attuali conoscenze sulla composizione delle comunità microbiche (microbiota) intestinali nelle prime fasi di vita e sul loro determinante contributo per la salute del neonato. Il team di scienziati di diverse nazionalità che hanno contribuito alla preparazione di questa “review” è stato coordinato dal Prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Università di Parma.Il lavoro intende mostrare come il ruolo del microbiota intestinale sia determinante fin dalle prime fasi di vita dell’uomo e possa esplicare effetti anche nell’età adulta. I dati raccolti e discussi in questa review, unica nel suo genere, intendono offrire al lettore una comprensione completa del microbiota intestinale degli infanti ma anche informazioni riguardanti le nuove tecniche analitiche che permettono di studiare la composizione del microbiota neonatale e la funzione da questo espletata. Inoltre, diversi capitoli della review sono dedicati alla descrizione dei principali gruppi microbici che si ritrovano nell’intestino dei neonati, all’origine del microbiota intestinale e agli interventi che possono essere messi in atto per modularne/modificarne la composizione.Al lavoro è stata dedicata anche la copertina della rivista che verrà pubblicata a giugno 2018. Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: APC Microbiome Institute and School of Microbiology, National University of Ireland, Cork, Ireland; Laboratory of Microbiology, Wageningen University, Wageningen, The Netherlands; Departamento de Microbiologia y Bioquimica de Productos Lacteos, IPLA–CSIC, Villaviciosa, Asturias, Spain; Department of Nutrition, Food Science and Food Technology, Complutense University of Madrid, Spain; Department of Pediatrics and Larsson-Rosenquist Foundation Mother-Milk-Infant Center of Research Excellence, University of California San Diego, La Jolla, United States; Department of Bacteriology & Immunology University of Helsinki, Finland.Lo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito della studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.Prof. Marco Ventura (Laboratorio di Probiogenomica, Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale e Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub, Università di Parma),

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Scoperti nuovi batteri intestinali

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

biblio università parmaParma. È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ISME J un lavoro dedicato allo studio della composizione delle comunità batteriche, conosciute come microbiota, che risiedono nell’intestino dei mammiferi mediante l’impiego di un approccio multi-omico basato sull’utilizzo di tecniche di genomica e metagenomica. Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal Prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, nell’ambito di un’attività di ricerca internazionale volta alla comprensione della composizione del microbiota intestinale nei mammiferi e in particolar modo alle comunità di bifidobatteri.Il lavoro pubblicato ha permesso di scoprire come i bifidobatteri risultino essere un gruppo microbico caratteristico di tutte le specie di mammiferi, in particolare nelle prime fasi di vita. Questo è il risultato di un processo di co-evoluzione dei bifidobatteri e dei mammiferi caratterizzato da adattamento genetico dei bifidobatteri all’intestino neonatale dei mammiferi.
Lo studio ha inoltre permesso d’identificare nuove specie di bifidobatteri, fino ad ora sconosciute, che rivoluzioneranno la tassonomia di questo gruppo microbico.Al progetto hanno collaborato diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali (Dipartimento di Scienze Medico veterinarie, Università di Parma; APC Microbiome Institute and School of Microbiology, Bioscience Institute, National University of Ireland, Cork). Vi partecipa inoltre GenProbio srl, spin off dell’Università di Parma impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla presenza nel Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma di una piattaforma di genomica microbica unica nel suo genere; infatti, oltre a sequenziatori di DNA di ultima generazione, ne fa parte anche un gruppo bioinformatico specializzato nel settore della genomica batterica e delle analisi metagenomiche.Questo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma nell’ambito della studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite. (Prof. Marco Ventura)

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Rasi: sì a registro malattie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

“Differenze importanti”, tra Regione e Regione, nella spesa pro-capite annua per i farmaci destinati a trattare le malattie infiammatorie croniche dell’intestino. “Si va da 1,5 euro a 5 euro a testa. Si tratta di variazioni importanti che dobbiamo approfondire, per capire se siano coerenti con i dati epidemiologici. Cosa che è improbabile”. Lo ha detto il direttore generare dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), che a margine dell’incontro su questo tema organizzato a Roma dall’Osservatorio Sanità e salute dà il suo “pieno appoggio” alla richiesta delle associazioni dei pazienti e dei medici specialisti di creare un Registro nazionale ad hoc. “Si tratta – dice Rasi – di una richiesta che troviamo molto valida, e che supportiamo. Ma chiediamo che tutti i registri siano integrati, di modo che i dati generati siano utilizzati in vista del benessere dei pazienti, e non restino solo destinati alle pubblicazioni scientifiche”. Quanto alle differenze nella spesa per i farmaci, “molto è dovuto alla migrazione, cioè allo spostamento dei pazienti verso centri ad alta specializzazione”, prosegue. Ma questo “giustifica solo in parte il fenomeno”, dice Rasi. L’Aifa dunque “continuerà a fare verifiche” e a studiare progetti, che sottoporrà alle Regioni e alle istituzioni, “per cercare di utilizzare le risorse in modo ottimale”, conclude il direttore generale dell’Agenzia. (fonte farmacista33)

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