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Libera professione intramoenia bloccata in molte Regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 Maggio 2020

Prenotato a maggio con il servizio sanitario per un controllo importante programmato, che però è “saltato per Covid”. Cosa deve fare il paziente? Le aziende sanitarie stanno riprendendo l’attività no covid e negli ospedali arriva il carico dei cronici “dimenticati” durante la pandemia. In tutta Italia si acuiscono le tensioni tra medici dipendenti ed assessori. A partire dalla Toscana dove l’ordinanza 49 del 3 maggio ha chiesto ai medici di recuperare l’attività istituzionale trascurata a “tappe forzate” con orari da 12 ore ogni giorno. I sindacati hanno manifestato alla regione il rischio di sforare i limiti della direttiva europea 88/2003, e la volontà di reagire al blocco di un’attività libero professionale già sospesa negli ultimi 2-3 mesi. Si è arrivati a un accordo che dovrebbe portare all’apertura formale della libera professione intramoenia dal 15 giugno. Da lunedì ogni Asl garantisce almeno il 60% delle prestazioni svolte nel pre-Covid, allungando gli orari al pomeriggio o di sabato. Si ricontattano tutti i pazienti che hanno prenotato con Ssn, per verificare se hanno fruito della prestazione o se serva nuovo appuntamento. Cimo Fesmed non è contenta del principio utilizzato e ora diffida Regioni e aziende dal bloccare una libera professione il cui esercizio individuale «rimane un diritto stabilito da specifiche norme: non esiste, nell’ordinamento, che il suo blocco sia la prima e unica soluzione per fronteggiare la ripresa dell’attività istituzionale».Stefano Bracelli della segreteria del Sindacato nazionale Radiologi-Fassid, ha operato una ricognizione tra le regioni sulla ripresa dell’intramoenia, scoprendo che se in Abruzzo è ripartita l’11 maggio, in Basilicata e Veneto lunedì 18, e pure in Lombardia ma a volumi ridotti (fino al 70% delle prestazioni), nel Lazio, in Emilia Romagna e nelle Marche si parte con giugno. Nelle altre realtà, Toscana a parte, non si sa ancora niente. In genere è bloccata pure l’extramoenia. «La ricognizione evidenzia le incongruenze e incoerenze comportamentali di coloro che dovrebbero far funzionare gli eserciti cui hanno affidato le nostre vite», commenta Corrado Bibbolino, segretario Snr Fassid. «È evidente: l’intramoenia è peccato e si sa il medico dev’essere il peccatore. Bloccare l’intramoenia e parlarne male è bello, popolare, facile». Per l’avvocato Giovanni Pasceri, esperto in diritto sanitario e docente in corsi di master ed accademici, nelle ordinanze che vincolano o bloccano l’intramoenia per tenere elevati i volumi di attività istituzionale oltre all’abuso si prefigura un illegittimo esercizio del potere amministrativo con danno erariale. La libera professione è un diritto soggettivo del dirigente medico e non solo è illegittimo continuare a bloccarla ma non avrebbe mai dovuto essere sospesa. L’istituto della attività libero professionale intramoenia non è assimilabile alla pura libera professione: va fatta nell’ospedale da cui si dipende a meno che vi manchino i locali idonei; la prestazione deve essere in linea con quella istituzionale, le tariffe non sono determinate dal professionista, ma dall’azienda sanitaria; non si applica l’Irap; il medico risponde alla Corte dei Conti. Tra le finalità dichiarate per legge non esiste solo quella di accelerare le liste di attesa ma anche quella di garantire efficienza e risorse al Ssn. Se un’azienda sanitaria sospende l’attività istituzionale per fronteggiare l’emergenza Covid, non può sospendere l’attività intra-moenia in quanto non direttamente correlata. L’attività, inoltre, è svolta per garantire il diritto alla salute di tutta la collettività ai sensi delle Circolari Agenzia delle Entrate 362/E del Dicembre 1997; 69/E del 25 Marzo 1999 e 83/E del 28 settembre 2001. «L’eventuale sospensione non giustificata dalla mancanza dei presupposti e delle condizioni previste dalla legge determina un chiaro abuso oltre a determinare un illegittimo esercizio del potere amministrativo e danno erariale», scrive Pasceri. «E determinerà un danno patrimoniale e non ai dirigenti medici con rivalsa nei confronti delle strutture che impediscono il legittimo svolgimento dei loro diritti soggettivi». A poco vale l’obiezione che, se non si può contrarre l’attività libero professionale pagata con risorse del cittadino, possono risentirne gli orari dell’attività istituzionale coperta economicamente dal Servizio sanitario a tutela per lo più delle fasce deboli, in quanto quest’ultima viene erogata fuori dall’orario di lavoro istituzionale. «Se è vero che in emergenza si possono superare i vincoli sugli orari di lavoro della legge 66 che applica la direttiva Ue, è altresì vero che quell’emergenza non può durare per sempre, ma va prevista, in quanto connaturata al rischio organizzativo. La pandemia, come il terremoto, è un evento prevedibile – spiega Pasceri a DoctorNews- e, allo stesso tempo, è un fenomeno inevitabile. Analogamente al terremoto non si può avere certezza del “quando” avverrà e della “gravità” dei suoi effetti ma questo non giustifica una impreparazione organizzativa aziendale o il costruire case senza rispettare le norme antisismiche. Così le strutture, proprio in ragione dell’a regionalizzazione del sistema sanitario e della sua aziendalizzazione non possono più trincerarsi dietro al fatto della carenza di personale o di mezzi né tantomeno la carenza di mezzi di protezione individuale». In altri termini, afferma Pasceri «la libera professione oltre a costituire un diritto soggettivo, non è correlata alla prestazione professionale ed è sempre eseguita sempre fuori dall’attività istituzionale». (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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Disegno di Legge sull’intramoenia delle professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

E’ stato presentato al Senato dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità Pierpaolo Sileri. Secondo Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la presentazione del Ddl “che ci auguriamo – afferma – abbia un iter veloce in Parlamento, anche perché si sana finalmente un’incomprensibile diversità di trattamento tra personale medico e le altre professioni sanitarie”. Secondo Mangiacavalli ci sono però alcuni presupposti da tenere saldamente fermi e da inserire nel Ddl. Il primo è che l’attività libero-professionale intramuraria deve configurarsi come vera opportunità per il cittadino di esercitare il diritto alla libera scelta e non come strumento per sopperire alle carenze di organici e di assistenza che devono essere sempre assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale: l’intramoenia non può e non deve rappresentare una partita di scambio per far fronte a politiche pubbliche depressive in materia di personale, come purtroppo è già accaduto.Così come per quanto scritto nella legge che riguarda la dirigenza del Ssn, l’intramoenia non deve andare a detrimento dell’attività istituzionale. Questo concretamente vuol dire considerarla un’opportunità attivabile laddove le Regioni e le Aziende Sanitarie siano in grado di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e gli organici necessari ad erogarli. Per questo c’è bisogno di meccanismi di monitoraggio e verifica con il coinvolgimento anche delle Organizzazioni di cittadini e pazienti. Va garantita trasparenza, legalità, massima attenzione ad eventuali conflitti d’interesse e il rispetto delle norme deontologiche del nuovo Codice: l’Ordine sarà presidio fondamentale a garanzia dei diritti dei cittadini.E le risorse che il Ssn incasserà grazie all’esercizio dell’attività intramuraria degli infermieri – perché quota parte spetta alle aziende di cui il professionista fa parte – dovranno essere finalizzate al rafforzamento dell’offerta pubblica, quindi il canale istituzionale, attraverso investimenti in politiche assunzionali.“Sono paletti indispensabili – continua Mangiacavalli – perché un diritto prima di tutto dei cittadini e poi dei professionisti che li assistono sia trasparente e produttivo”.“Abbiamo già pronti i nostri emendamenti al testo – conclude la presidente FNOPI – che presenteremo in audizione al Senato durante l’iter che da oggi partirà. Vogliamo offrire il nostro contributo per giungere ad un testo che sia il più “giusto” possibile per i diritti dei cittadini, per il Ssn e per i professioni che vi lavorano”.

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Stop a intramoenia se in attività ordinaria si aspetta troppo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Il caso Puglia fa discutere.mSe per una prestazione con il Ssn si aspetta troppo e per l’intramoenia si aspetta troppo poco la seconda può essere sospesa. Dopo le parole del ministro Grillo ad Agorà (“non si possono prospettare ai cittadini mesi di attesa per ottenere una prestazione in regime pubblico quando se fatta in intramoenia arriva dopo due giorni”) è la Puglia ad approvare la riforma anti-attese della sanità punendo scarti troppo ampi tra le attese per esami in attività istituzionale e libero professionale. Il Consiglio regionale a maggioranza ha dato il via libera alla proposta di Fabiano Amati (Pd, presidente commissione bilancio), che, tra le altre cose, vieta la libera professione se c’è disallineamento tra i tempi d’attesa di una prestazione istituzionale e in intramoenia. A sbloccare l’iter della bozza, il recepimento del Piano nazionale di Governo delle Liste d’attesa del Ministro della Salute che prevede la sospensione dell’attività libero professionale nei reparti che non raggiungano l’erogazione dei servizi ai pazienti nei tempi previsti secondo urgenza. L’articolo 3 del testo pugliese ora prevede la sospensione dell’attività libero professionale in Asl e ospedali se per ottenere le prestazioni con il servizio sanitario si attende oltre 5 giorni in più rispetto all’attesa di una prestazione in libera professione intramoenia. Altre novità: ogni 2 mesi i direttori generali dovranno pubblicare sul sito internet aziendale i dati dell’attività istituzionale e dell’intramoenia per ogni unità operativa. Entro 2 mesi, Asl e ospedali rivedranno i volumi delle prestazioni per tipologia ed attività, attivando nuove ore con la stipula di convenzioni o prevedendo più ore per gli specialisti ambulatoriali Asl già in servizio o acquistando prestazioni da privati accreditati extra budget. Chi tra i dirigenti non raggiunge i volumi istituzionali definiti perderà in tutto o in parte la retribuzione di risultato; se l’intramoenia non cessa ove richiesto, si arriva al procedimento disciplinare, e non sarà riconosciuta la remunerazione per l’attività libero professionale. Tranne la medicina di laboratorio, le prestazioni si potranno prenotare solo con il Cup, prevedendo richiami per gli assistiti: chi non si presenta all’appuntamento, e non ha dato disdetta nelle 48 ore precedenti, pagherà l’intera prestazione anche se esente dal ticket. Tra i dirigenti, i manager nomineranno un Responsabile unico aziendale sulle liste d’attesa, il Rula.
I medici però non sono d’accordo con l’accostamento intramoenia-lunghe attese. Tra l’altro in Puglia la libera professione in ospedale ammonta a un 5% dell’attività: punirla sembra quasi più questione di “principio”. Sulla quale polemizza l’Ordine dei Medici di Lecce guidato da Donato De Giorgi, che evoca lo “sciopero dell’intramoenia” già evocato a novembre dal sindacato dei medici ospedalieri Cimo. Questi ultimi sostengono che in Puglia la libera professione è già azzoppata, si può fare solo se il medico raggiunge il volume di prestazioni istituzionali richiesto. Ed è così poco conveniente che le prestazioni intramoenia sono diminuite del 43% tra il 2010 e il 2016, molti medici non la praticano più. «Se la libera professione venisse sostituita da attività istituzionale si genererebbe un aumento della domanda in grado di mettere ancor più in difficoltà il sistema», ha spiegato a DoctorNews il segretario Cimo Puglia Arturo Oliva. La possibilità data al medico di visitare fuori dal suo orario di lavoro soddisfa richieste extra attività istituzionale, non evase per mancanza di medici sufficienti nei turni, in particolare specialisti, e per carenza di tecnologie sanitarie efficienti. «La storia vera è quella di una forte carenza di medici e assistenza di fronte alle richieste dei pazienti, che peggiorerà -scrive oggi Cimo nazionale – se si blocca la libera professione». (by Mauro Miserendino fonte: doctor33)

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Intramoenia, Grillo: Da settembre segnalazioni dirette al ministero su liste attesa

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

«Voglio ordinare una materia oggi profondamente disordinata, ritoccata e non attuata per molte sue parti, e quindi interverrò per quello che è di mia competenza. Ribadisco l’impegno del mio Governo a intervenire su questo argomento e su quello delle liste d’attesa». Così il ministro della Salute Giulia Grillo, ospite della trasmissione ”Radio anch”io” in onda su
Rairadio1, ha evidenziato la volontà di cambiare la legge sull’intramoenia. La libera professione intramuraria si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell”ospedale stesso, a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.
«Da settembre attiverò un canale diretto con il ministero per fare in modo che i cittadini mandino direttamente a noi le segnalazioni, ma ricordo che l’organizzazione e la gestione delle aziende sanitarie è delle Regioni» ha aggiunto il ministro. «Dentro la quale il ministero non può entrare. È però mancato l’impulso politico negli ultimi anni sulle liste d’attesa».
Il ministro, appena insediato, aveva chiesto alle Regioni un report sulla situazione delle liste d”attesa, ma «hanno risposto nei termini da me indicati la metà delle Regioni» sottolinea «ancora ne mancano tre, mi pare. Quello che ci dicono dovrebbe essere la verità» ha aggiunto Grillo «ma poi andrebbe verificato caso per caso. O faremo delle visite a campione o ci baseremo sulle segnalazioni dei cittadini. Comunque la normativa sulle liste d”attesa, su cui già stiamo lavorando, va rivista».

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Intramoenia e ticket: una sentenza Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

consiglio di statoNelle prestazioni che il paziente paga in regime intramoenia non si deve mettere pure il ticket. Il perché lo ha chiarito il Consiglio di Stato III sezione con sentenza 4924/2016: il ticket vale solo come compartecipazione per le prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale in quanto incluse nei Livelli essenziali di assistenza; per le prestazioni extra-Lea, il paziente paga la tariffa libero professionale, che è una somma di componenti della prestazione (personale etc) i cui costi sono noti all’azienda sanitaria ma che viene già pienamente corrisposta. Ergo, non ha senso imporci un ticket, come aveva invece fatto la regione Umbria con propria delibera, ora annullata dai giudici di Palazzo Spada. La Dgr 3 del 9 gennaio 2012, che aveva imposto un 29% extra all’utente su ciascuna prestazione in intramoenia, nasce peraltro dalla ricerca di balzelli alternativi al ticket “nazionale” di 10 euro a ricetta specialistica, introdotto dalla legge 111/2011 e ritenuto più ingiusto. La norma umbra è stata impugnata da Adiconsum ma ancor prima l’avevano combattuta i sindacati Anaao, Cimo, Aaroi e Fesmed. Il presidente Fesmed Carmine Gigli è ora molto soddisfatto. «Utilizzeremo il dispositivo della sentenza tutte le volte, e sono tante, in cui i direttori generali introducono vincoli all’accesso degli utenti alla libera professione intramuraria. I giudici amministrativi hanno sottolineato che l’intramoenia consente alle Aziende pubbliche di diminuire le attese oltre che di ricavare un’entrata extra volta a coprire costi dell’attività e parte delle spese. Siamo di fronte a un servizio utile, dunque, ma che i manager osteggiano, terrorizzati dal fatto che si rischia di dover rispondere per un errore del medico o una mancata fatturazione. Agli occhi dell’opinione pubblica del resto l’intramoenia è stata spesso spiegata come una forma di arricchimento del sanitario, un istituto che si alimenta con l’allungarsi delle liste d’attesa, alle quali invece oggi più che mai è una risposta». Gigli sottolinea un aspetto particolare tipico di questi giorni invernali e “influenzali”: il sovraccarico di lavoro degli ospedali, i quali sono vincolati nelle assunzioni e nelle spese e non possono aumentare la propria offerta. «A monte delle lunghe attese nei Pronti soccorso c’è soprattutto il mancato spostamento di prestazioni ambulatoriali di elezione – prime visite, controlli – sulle strutture territoriali. Presidi di distretto, consultori familiari, specialisti esterni e interni – dove più, dove meno – non arginano la domanda di prestazioni, che si riversa nei Ps e negli ambulatori dell’ospedale. Sempre più depauperato e costretto a concentrare le poche risorse sulle emergenze, quest’ultimo vede gonfiarsi le file di pazienti. In tali condizioni, un maggior ricorso regolamentato alla libera professione intramuraria nelle strutture Ssn andrebbe incoraggiato, e non osteggiato. Purtroppo siamo di fronte a manager che, pur di evitare le conseguenze teoriche di minimi errori formali in una fatturazione di prestazione intramuraria, preferiscono segnalarla come prestazione Ssn rinunciando alle tariffe dovute. In un caso di questi ci costituiremo. Purtroppo, l’alternativa a un’incentivazione intelligente delle prestazioni extra-Lea è il proliferare -oggi- di polizze sanitarie a copertura della malattia, che dirottano sul privato il grosso delle prestazioni ambulatoriali rivolte a pazienti cronici; gli stessi che invece dovrebbero giovarsi di un potenziamento delle strutture territoriali del Ssn». (by Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Fazio: correggere meccanismo intramoenia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Per accelerare il ricovero in ospedale, il 21,4% dei pazienti è dovuto ricorrere alla raccomandazione. Al Centro e al Sud Italia, ben il 30% ha dovuto scomodare le proprie conoscenze personali. “E’ un dato preoccupante, che ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro”, afferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando il dato emerso dalla ricerca Censis su aspettative, opinioni e valutazioni dei cittadini sulla sanità. Nonostante il ricovero sia programmato, e si disponga della necessaria indicazione del medico, il percorso che porta in ospedale si rivela, in molti casi, fatto di burocrazia, ostacoli vari e spintarelle per superarli. Un paziente su tre deve prima sottoporsi a una visita a pagamento o in intramoenia dal medico dell’ospedale. “Il dato – prosegue il ministro – non è mai emerso in maniera così chiara. Indica che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell’intramoenia”, l’attività libero professionale svolta dai medici nel servizio sanitario nazionale. Un meccanismo, evidenzia Fazio, “ben lontano dall’essere di per sé perfetto. L’intramoenia può funzionare, ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, in modo che i medici siano obbligati a svolgerne un certo numero durante l’orario di lavoro, prima della libera professione”, come prevede il Ddl sul governo clinico all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. (fonte farmacista33)

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