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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘invecchiamento’

La teoria genetica dell’invecchiamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

È affascinante a questo proposito, rilevare quanto ci dice il prof. Carlo Vergani, già gerontologo all’Università di Milano, nell’esaminare la teoria genetica dell’invecchiamento, cosiddetta della restrizione dei codon (la parte codificante del DNA). ll DNA, com’è noto, è stato scoperto da Francis Crick e da James Watson ed è considerato la struttura molecolare del principale elemento dei cromosomi. Crick fa risalire la provenienza del DNA ad una civiltà superiore di un altro pianeta allogato in una non ben definita galassia. Esso è giunto a bordo di navicelle sospinte da venti stellari e contenenti tonnellate di microrganismi. Presumo si possa trattare di un vero e proprio laboratorio scientifico contenente sia l’iniziale cellula uovo, fecondata e non, sia la cellula dell’organismo nella loro differenziazione e dotazione, per ogni zona dell’organismo, di forme e funzioni specifiche. Questa supposta scomposizione deve, quindi, tenere in considerazione sia la differenza esistente tra i due momenti presi in esame con la cellula uovo che comprende tutte le qualità proteiche dell’individuo che ne deriverà, ivi compresi quindi anche quei materiali comunque necessari per la formazione di altre proteine che compariranno soltanto più tardi nel corso dello sviluppo, sia le cellule differenziate che accolgono soltanto quelle che ne hanno determinato le diverse strutture e la rispettiva funzione. È come se gli analisti extraterrestri abbiano prima studiato la struttura e conformazione terrestre e poi disposta la “semina” delle varie sostanze di cui erano dotati sui terreni ritenuti più idonei e fertili. Esiste, quindi, un disegno preformato del nuovo essere vivente e che si renderà visibile con il concretarsi del fenomeno del differenziamento morfologico e funzionale delle varie parti dell’organismo. In altri termini se in un dato sito del citoplasma ovulare ci sono le proteine specifiche delle fibre cardiache, in un altro si collocano le qualità proteiche di una ghiandola salivare, ecc., secondo una precisa localizzazione chimica e che saranno resi evidenti dalla ripartizione qualitativa di questi materiali contenuti nel citoplasma stesso. Questo preformismo consentirà, in via preliminare, alle varie cellule un differenziamento morfologico e funzionale in conformità di quanto disposto dai grandi fattori morfogenetici dell’individuo in sviluppo.
È realtà o fantasia? Diciamo che possono essere tutte e due le cose messe insieme. Vi è, infatti, sufficiente materiale che ci riconduca alla sintesi proteica, alla ripartizione qualitativa dei materiali ovulari e che sono alla base della nuova concezione preformistica dell’essere vivente. Un essere, per intenderci, che è stato concepito con un processo di sintesi tra gli “ingredienti” venuti dallo spazio e quelli “ricavati” dall’ambiente così come dal seme sotterrato un bel giorno spunta un ramoscello che può trasformarsi in una pianta e persino in un gigantesco albero. (Riccardo Alfonso)

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Europa: tendenza all’invecchiamento ed al calo della popolazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Da uno studio del servizio di ricerca del Parlamento Europeo emerge che, di qui al 2080, si potrebbe avere una riduzione della popolazione europea di 9 milioni di persone. Quindi dovremmo passare dagli attuali 513,5 milioni ai 504,5 nel 2080. La riduzione non sarà in ogni caso costante: per il 2040, ad esempio, sono previsti 524,7 milioni di abitanti in Europa.Il quadro europeo è in contrasto con gli andamenti demografici del resto del mondo che è passato da circa 3 miliardi di persone nel 1960 ai 7.7 miliardi nel 2019 e dovrebbe raggiungere i 10 miliardi nel 2057. Sempre secondo lo studio dovrebbe cambiare anche il rapporto fra popolazione in età lavorativa e over 65. Nel 2050 solo due lavoratori sosterranno il peso di un over 65, contro i 4 del 2001.
Quanto all’età media, sarà la Croazia a raggiungere il livello più alto in Europa, 52,6 anni, differenza notevole rispetto all’età media nel 1970 in Svezia (35 anni), e nel 2019 in Italia e Germania (46 anni). Aumenterà, quindi, anche la speranza di vita, per effetto della migliore qualità della vita riscontrabile in tutti i paesi sviluppati. Il Giappone, in questa situazione, sta facendo da apripista rispetto al resto del mondo; infatti già da ora si occupa di introdurre sistemi di automazione, finanziamento della robotica e iniziale riapertura delle frontiere alla migrazione. Quanto al resto del mondo, il report del Parlamento europeo ci dice che l‘Africa sarà il motore demografico del mondo con 2.5 miliardi di persone nel 2050.

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Sta nel DNA il meccanismo d’invecchiamento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

La vecchiaia è stato il tormentone che attraversato si può dire da sempre la ragione ultima dell’esistenza umana. Esso resta, per lo più, sconosciuto, anche se sul piano teoretico possiamo azzardare più di qualche ipotesi. Probabilmente, per comprenderlo, è necessario richiamarsi a temi di carattere più generale dove sono coinvolte stelle e astri che nascono e muoiono anch’essi e le loro “ceneri” disperse nello spazio o risucchiate dai buchi neri. Da un esperimento condotto dal biologo Leonard Hayflick, è stato notato che le cellule d’embrioni umani, inseriti in bottiglie contenenti i necessari composti chimici nutritivi, si sono riprodotti bene e sono andati incontro a una cinquantina di generazioni cellulari prima di “stancarsi”.
Il caso è diverso se il prelevamento proviene da individui adulti. La riproduzione scende nettamente. Si ha, quindi, l’impressione che il potenziale di moltiplicazione è fisso ed è caratteristico di ciascuna specie.
Le tartarughe, Infatti, delle isole Galapagos, che vivono più a lungo dell’uomo, danno luogo a cento duplicazioni della popolazione cellulare in vitro. Le galline arrivano a 50 e i topi a 30.
Vi è ora da chiedersi, dopo aver ammirato questa crescita evolutiva del cervello e assistito al suo “collasso”, da dove può venire e dove si disperde tutta questa materia cerebrale?
Non vi è dubbio che filosofi e sociologi hanno dato svariate risposte nel corso degli ultimi millenni per indicarci i possibili sbocchi a questo dilemma, ma nonostante ciò la risposta conclusiva è di là da venire.
Siamo solo giunti a capire i processi che attendono la crescita e l’evoluzione della mente. Il suo circuito coevo-evolutivo riposa nel DNA.
Da lì è trasmessa l’informazione per la formazione delle proteine e gli altri composti chimici essenziali. Vi è poi un livello successivo nel quale le cellule si formano utilizzando quelle proteine e una serie sempre più ampia di prodotti chimici.
Poi, così come si riproducono e si collegano, si dissolvono ritornando particelle elementari e disperdendosi nello spazio salvo essere ricatturati per riprendere il ciclo della vita. In questo frangente in cui palpita la vita ogni specie, si procura i mezzi idonei per difendersi dagli attacchi esterni. La gazzella fugge, il leone ha gli artigli, l’elefante usa la proboscide e via dicendo.
L’uomo, a sua volta, usa le capacità intellettive del cervello; più lo affina e meglio riesce nell’impresa. Nello stesso tempo s’ingegna ad adattare il suo corpo alle condizioni climatiche e ambientali del territorio che lo circonda. Sono dunque due i ruoli “vitali” dell’uomo. Il primo è dettato dallo “homo abilis” e, l’altro, da quello “faber”. Nel primo caso vi è stato il tentativo razionale di impostare un modello di vita attraverso il ragionamento, l’osservazione, la riflessione e la concatenazione degli eventi e, nel secondo, l’impegno è stato concentrato alla ricerca applicativa della propria struttura fisica attraverso sia l’esercizio della forza sia dell’abilità.
Ed è proprio con l’accorto dosaggio di queste due “proprietà” che siamo partiti prima alla scoperta di quanto già esistevano in natura, nuove specie animali o piante come il grano e le patate o le energie naturali, acqua, fuoco, vento o a conoscere le singole proprietà dei metalli o le tecniche per la lavorazione dell’argilla e la fabbricazione del vasellame, e poi siamo passati alle invenzioni per produrre sostanze nuove, oggetti che non esistevano ecc.
Alla fine, siamo arrivati alla conclusione che, se è possibile prevedere un limite naturale al numero delle scoperte, non si può dire altrettanto per le invenzioni giacché esse, per ogni generazione, pongono problemi e spingono a nuovi risultati.
Sappiamo, tuttavia per certo che il tutto ha avuto inizio dal nostro corpo, organi e pensieri nel loro insieme, almeno nella versione che è sottoposta alla nostra osservazione. (Riccardo Alfonso)

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La teoria genetica dell’invecchiamento

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

È affascinante a questo proposito, rilevare quanto ci dice il prof. Carlo Vergani, già gerontologo all’Università di Milano, nell’esaminare la teoria genetica dell’invecchiamento, cosiddetta della restrizione dei codon (la parte codificante del DNA). ll DNA, com’è noto, è stato scoperto da Francis Crick e da James Watson ed è considerato la struttura molecolare del principale elemento dei cromosomi. Crick fa risalire la provenienza del DNA ad una civiltà superiore di un altro pianeta allogato in una non ben definita galassia. Esso è giunto a bordo di navicelle sospinte da venti stellari e contenenti tonnellate di microrganismi. Presumo si possa trattare di un vero e proprio laboratorio scientifico contenente sia l’iniziale cellula uovo, fecondata e non, sia la cellula dell’organismo nella loro differenziazione e dotazione, per ogni zona dell’organismo, di forme e funzioni specifiche. Questa supposta scomposizione deve, quindi, tenere in considerazione sia la differenza esistente tra i due momenti presi in esame con la cellula uovo che comprende tutte le qualità proteiche dell’individuo che ne deriverà, ivi compresi quindi anche quei materiali comunque necessari per la formazione di altre proteine che compariranno soltanto più tardi nel corso dello sviluppo, sia le cellule differenziate che accolgono soltanto quelle che ne hanno determinato le diverse strutture e la rispettiva funzione. È come se gli analisti extraterrestri abbiano prima studiato la struttura e conformazione terrestre e poi disposta la “semina” delle varie sostanze di cui erano dotati sui terreni ritenuti più idonei e fertili. Esiste, quindi, un disegno preformato del nuovo essere vivente e che si renderà visibile con il concretarsi del fenomeno del differenziamento morfologico e funzionale delle varie parti dell’organismo. In altri termini se in un dato sito del citoplasma ovulare ci sono le proteine specifiche delle fibre cardiache, in un altro si collocano le qualità proteiche di una ghiandola salivare, ecc., secondo una precisa localizzazione chimica e che saranno resi evidenti dalla ripartizione qualitativa di questi materiali contenuti nel citoplasma stesso. Questo preformismo consentirà, in via preliminare, alle varie cellule un differenziamento morfologico e funzionale in conformità di quanto disposto dai grandi fattori morfogenetici dell’individuo in sviluppo.
È realtà o fantasia? Diciamo che possono essere tutte e due le cose messe insieme. Vi è, infatti, sufficiente materiale che ci riconduca alla sintesi proteica, alla ripartizione qualitativa dei materiali ovulari e che sono alla base della nuova concezione preformistica dell’essere vivente. Un essere, per intenderci, che è stato concepito con un processo di sintesi tra gli “ingredienti” venuti dallo spazio e quelli “ricavati” dall’ambiente così come dal seme sotterrato un bel giorno spunta un ramoscello che può trasformarsi in una pianta e persino in un gigantesco albero. (Riccardo Alfonso)

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L’ipertensione arteriosa è strettamente legata agli stili di vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Abano Terme (PD) L’ipertensione arteriosa è una condizione di pressione sanguigna arteriosa uguale o superiore a 140-160/90-95 mmHg, che a livello globale interessa circa 1,13 miliardi di persone, di cui oltre 150 milioni solo nell’Europa centrale e orientale. Rappresenta il primo fattore di rischio cardiovascolare nel mondo e in Italia, dove è al primo posto tra le malattie croniche più frequenti (17,3 per cento) ; colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne, di età compresa tra i 35 e i 75 anni, ma può manifestarsi anche prima, in presenza di patologie come il diabete, l’eccesso di peso o obesità.
Secondo le linee guida sull’ipertensione pubblicate lo scorso anno dalle Società Europee di Cardiologia (ESC) e dell’Ipertensione Arteriosa (ESH), la prevalenza di persone con ipertensione continuerà a crescere proporzionalmente all’invecchiamento della popolazione: si stima che il loro numero aumenterà del 15-20% entro il 2025, raggiungendo l’1,5 miliardi.
L’ipertensione è una malattia complessa in quanto la sua comparsa è correlata al rischio di altre patologie quali malattia coronarica, insufficienza cardiaca, malattia cerebrovascolare, ictus cerebrale, infarto di cuore, fibrillazione atriale, insufficienza renale, decadimento cognitivo, disfunzione sessuale maschile. L’ipertensione in particolare si combina a tutte quelle patologie, come iperuricemia, diabete mellito di tipo 2, obesità e/o dislipidemia, che sono alla base del rischio cardiovascolare e sono collegate ad aspetti metabolici.
Per combattere l’ipertensione è necessario partire dall’adozione di un corretto stile di vita, tenendo sotto controllo il peso, moderando il consumo di alcol, evitando il fumo, limitando le condizioni di stress, riducendo l’apporto di sale nella dieta, come ricorda la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), di cui è si terrà il XXXVI Congresso Nazionale dal 26 al 28 settembre a Roma. Nella popolazione in cui il rischio cardiovascolare non è consistente, possono svolgere un ruolo importante anche i nutraceutici.“La complessità di gestione dell’ipertensione arteriosa deriva dalla sua stretta correlazione con altre problematiche co-determinanti del rischio cardiovascolare, come la dislipidemia, il diabete, l’obesità o l’iperuricemia, recentemente inserita tra i primi dieci fattori di rischio cardiovascolare nelle ultime linee guida ESC/ESH 2018 – dichiara il Prof. Arrigo Cicero, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna – Nell’ambito della gestione globale del paziente iperteso, che non sia in una condizione di rischio elevato e che necessiti di trattamento farmacologico specifico, si può intervenire con l’utilizzo di nutraceutici per il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, come il riso rosso fermentato o la berberina per le dislipidemie, la melatonina a lento rilascio per l’ipertensione notturna”.

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La popolazione europea sta invecchiando

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Milano, 18 settembre 2019 h. 10.30-13.00 Sala Gonfalone – Regione Lombardia – Via F. Filzi, 22 secondo proiezioni Eurostat, nei prossimi 20 anni la percentuale di ultrasessantacinquenni aumenterà del 9 percento e con essi anche la prevalenza delle malattie associate alla terza età, quali le malattie delle valvole cardiache, con conseguenze gravose sulla società in termini di costi sociali e sanitari.In questo scenario, la cura delle malattie delle valvole cardiache, che colpiscono più di 10 milioni di europei, può aiutare le persone over 65 ad essere non solo in salute ma anche attive con conseguenti benefici sul sistema di assistenza sociale. La presentazione del Manifesto europeo per un’Europa più sana costituirà un importante momento di confronto tra Istituzioni e mondo scientifico per far fronte alla sempre maggiore diffusione di queste malattie e proteggere la sostenibilità del nostro sistema sanitario.

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Digiuno controllato per ridurre i rischi legati all’invecchiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Con l’estate alle porte proliferano le diete fai da te che prevedono regimi alimentari restrittivi o, nei casi estremi, periodi di digiuno arbitrario: soluzioni che possono risultare dannose per la salute e che spesso non portano a risultati concreti di dimagrimento o remise en form.La prova costume rappresenta una fonte di stress per la maggior parte delle persone, provocando disagio sia dal punto di vista estetico che emotivo. Un alleato in questo senso arriva dalla ricerca scientifica, che ha validato il ‘digiuno periodico’, ossia un digiuno controllato e a tempo, quale trattamento d’urto per depurarsi e riacquistare energia.
Il Programma Mima Digiuno (PMD) è un protocollo alimentare ipocalorico di 5 giorni che riproduce esattamente gli stessi risultati di un digiuno totale, senza però provocarne gli effetti collaterali. Gli studi preclinici e clinici hanno messo in evidenza un miglioramento significativo della salute, anche in termini di ottimizzazione dei marcatori metabolici e di riduzione del grasso addominale, con un impatto positivo sulla longevità. Non solo: i benefici vanno ben oltre il controllo del peso corporeo, provocando una reazione che implica effetti convalidati su longevità e riduzione dei fattori di rischio delle malattie legate all’invecchiamento, come Alzheimer, diabete, patologie cardiovascolari, autoimmuni e tumori.Il digiuno rappresenta una tradizione millenaria che abbiamo ereditato dai nostri avi e che viene osservato anche in molte religioni.“Gli animali, compresi gli umani – ha affermato il Prof. Giorgio Sesti, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università della Magna Grecia di Catanzaro – si sono evoluti in ambienti in cui il cibo era relativamente scarso, sviluppando numerosi adattamenti che hanno permesso loro di funzionare molto bene, sia fisicamente, sia cognitivamente, anche in situazioni di privazione di cibo o di digiuno”.Il PMD è stato studiato dal Prof. Valter Longo, inserito dal TIME nella lista dei 50 personaggi più influenti del 2018 nell’ambito della salute ed è il frutto di una lunga e meticolosa ricerca di base e clinica: attraverso questo programma il corpo viene resettato e riprogrammato, il processo di invecchiamento rallenta e l’organismo si rigenera attraverso la produzione di cellule staminali.“Il Programma Mima Digiuno – prosegue il Prof. Sesti – è stato condiviso anche dal Prof. Umberto Veronesi che ne apprezzava i benefici sulla riduzione dei fattori di rischio associati all’invecchiamento come, ad esempio, le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e il cancro”. http://www.prolon.it

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I quattro cavalieri dell’apocalisse dell’invecchiamento cutaneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Rispetto a pochi decenni fa, il lavoro del medico è cambiato radicalmente: la grande mole di conoscenze che la ricerca ha prodotto ha fatto sì che la medicina si sia super-specializzata “e questo – afferma Domenico Centofanti, vicepresidente della Società italiana di medicina estetica SIME in occasione del 40° congresso della società scientifica in corso a Roma – se da un lato ci ha messo nella condizione di essere dei professionisti competenti per singoli organi, dall’altro ci ha fatto perdere di vista il corpo nella sua globalità. La pelle è tra gli esempi più evidenti in questo senso, ci preoccupiamo di curarla come se fosse un organo a sé, perdendo di vista il suo ruolo nel resto dell’organismo”. La pelle rappresenta l’interfaccia con il mondo esterno e comunica il nostro equilibrio psicofisico, riflettendo lo stato di salute e di invecchiamento di tutto il corpo. Su di essa influiscono fattori quali radiazioni ultraviolette, inquinamento, fumo, stress, alimentazione, alcool, sonno, quadro ormonale. Gli ormoni tiroidei, ad esempio, intervengono nel controllo del turnover cellulare e del tempo di rigenerazione cellulare che da 3-4 settimane, caratteristico dell’età giovanile, passa a 4-6 settimane nell’età adulta. “La nutrizione è senza dubbio uno dei principali responsabili della salute cutanea – continua l’esperto – il legame, o piuttosto l’effetto dell’alimentazione sull’invecchiamento cutaneo, è stato un interessante campo di ricerca non solo per gli scienziati, ma anche un campo comune di interesse per gli esseri umani negli anni, dai tempi antichi ai giorni nostri. Tralasciando l’importanza e le ben note azioni di vitamine, minerali e di altri nutrienti sul benessere cutaneo, l’attenzione dev’essere spostata su un concetto più ampio di alimentazione. Per rendere un’idea dell’impatto che la malnutrizione (sia qualitativa che quantitativa) può avere sulla pelle, basta pensare a pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione, come anoressia nervosa”. Possiamo individuare principali responsabili nell’aging cutaneo, correlati al cibo, quattro processi fortemente connessi tra loro in una sorta di circolo vizioso che vengono attivati da un’alimentazione poco equilibrata:
L’eccesso di zuccheri, le diverse metodologie di cottura, l’improprio e eccessivo utilizzo di dolcificanti, favoriscono questo processo con produzione dei cosiddetti Advanced Glycation End products (AGEs) che si legano a recettori specifici denominati Receptor for Advanced Glycation End products (RAGE), localizzati su fibroblasti, adipociti, mastociti, macrofagi, cellule endoteliali, quindi sia epidermide che derma, favorendo la produzione di citochine infiammatorie, la glicazione delle fibre collagene e l’elastoressi (rottura delle fibre collagene). Gli AGEs promuovono l’infiammazione, lo stress ossidativo e l’alterazione della struttura e della funzione delle proteine intracellulari e di superficie anche indipendentemente dal recettore, attraverso danni diretti alla struttura delle proteine di membrana o intracellulari.
È la ridotta capacità dell’insulina di far utilizzare il glucosio nelle cellule dell’organismo, una condizione cioè in cui si favorisce una risposta biologica subnormale con accumulo di grasso e produzione di citochine infiammatorie da parte del tessuto adiposo, danneggiando anche l’architettura cutanea.
Nella sua genesi sicuramente l’alimentazione ha un ruolo primario. Una dieta tipicamente occidentale favorisce lo stress ossidativo con la formazione di radicali liberi, veri e propri killer anche per la cute.Infiammazione. Si parla di infiammazioni subcliniche generate da sedentarietà, ambiente, fumo, farmaci, stress e dieta. Un’alimentazione ricca di grassi saturi e trans – rispettivamente quelli di origine animale e quelli di origine vegetale cui vengono aggiunti atomi di idrogeno, entrambi responsabili dell’aumento del cosiddetto colesterolo LDL, quello ‘cattivo’ – e di zuccheri semplici finisce con l’essere pro-infiammatoria favorendo un’alterazione anche della matrice extracellulare dove si trovano le fibre collagene ed elastiche e da dove parte il nostro sistema linfatico, generando una decadenza estetica.“Per queste ragioni, la prima visita di medicina estetica, in accordo con quanto suggerito dalla SIME, prevede un’indagine anamnestica e un esame clinico tradizionale e mirato alla domanda con una serie di valutazioni morfologiche e funzionali – conclude Centofanti – Questo approccio permette di formulare innanzitutto un progetto di prevenzione e, poi, di correzione. La terapia antiaging, oltre alle metodiche impiegate abitualmente in medicina estetica, non può non valutare lo stile di vita del paziente e la sua alimentazione in particolare. E’ questo, forse, l’elemento che condiziona maggiormente la differenza di risultato”. Insomma una alimentazione variegata e corretta riesce davvero non fa la differenza solo in termini di ‘forma fisica’, perché la salute dell’organismo di riflette anche sulla superficie: “È comprensibile da tutto ciò l’importanza dell’educazione alimentare che rientra a pieno titolo tra gli obiettivi del medico estetico dopo il check up di Medicina Estetica – conclude il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – L’elaborazione di un ‘Diario alimentare’ da parte del paziente permette al medico estetico di capire se vi sono degli errori nelle abitudini alimentari e di aiutare il paziente ad evitarli e correggerli”. (by Domenico Centofanti)

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“Implicazioni del rapido invecchiamento demografico per gli investimenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Ai quattro angoli del pianeta sta per infrangersi un’“onda grigia”. In Giappone i decessi superano le nascite da un decennio e oltre un quarto della popolazione ha più di 65 anni. L’Europa è avviata nella stessa direzione: secondo Eurostat la percentuale di ultrasessantacinquenni dell’UE dovrebbe aumentare dal 19,5% nel 2017 al 27% nel 2040, con un incremento di quasi il 40% in poco più di vent’anni.Secondo qualsiasi criterio, siamo in presenza di un cambiamento epocale con importanti implicazioni per le aziende e gli investitori, al punto che il britannico International Longevity Centre terrà il suo primo Business Summit, incentrato sulle opportunità commerciali del cambiamento demografico, a metà del 2019. Con il rallentamento della natalità, il numero di persone che entrano nella forza lavoro comincerà a ridursi, incrementando la concorrenza tra le imprese per attrarre personale. Per gli investitori che mirano a tener conto di questi cambiamenti demografici nelle loro decisioni di portafoglio, alcune conclusioni sono evidenti. Innanzitutto, nei prossimi decenni gli anziani eserciteranno un’influenza maggiore sui modelli di consumo a causa della loro crescente numerosità e ricchezza. La cautela è d’obbligo: gli anziani non sono un gruppo più coeso di qualsiasi altro. Ma le società di settori quali viaggi e turismo (le compagnie di crociera sono tra le preferite), beni di lusso, cosmetica, prodotti di salute e benessere, alta gastronomia e cibi pronti potrebbero beneficiare dell’aumento della domanda. Anche la disponibilità degli anziani a spendere somme considerevoli per i loro animali da compagnia dovrebbe dimostrarsi un trend affidabile.
Analogamente, il prolungamento della vita attiva rafforzerà la domanda di un’ampia gamma di prodotti e dispositivi medici. Smith & Nephew, un produttore di dispositivi ortopedici e medicali quotato nel Regno Unito, afferma di “operare in un mercato in forte crescita, trainato dall’invecchiamento demografico e dalla capacità della tecnologia di consentire ai pazienti di vivere più a lungo e di godere di una vita più attiva”.3 Il fatto che i nostri corpi si logorano con l’età produrrà verosimilmente opportunità analoghe, ad esempio, per le società specializzate in tecnologie odontoiatriche avanzate. Minore futuro è per le case di riposo.Nel 2018 più di tre quarti degli intervistati hanno dichiarato all’American Association of Retired Persons di voler rimanere nella propria casa nel periodo della vecchiaia.Data questa preferenza diffusa, vi saranno maggiori opportunità per le aziende che sviluppano tecnologie mirate ad adattare le abitazioni alle esigenze dei loro occupanti anziani. Si va dalle soluzioni di domotica per alleviare il carico delle faccende domestiche come le pulizie, alle soluzioni di efficienza energetica che permettono di ridurre al minimo i costi di gestione nel corso degli anni di occupazione supplementare dell’alloggio.Il riconoscimento vocale potrebbe giocare un ruolo importante in questi prodotti; la platea dei consumatori anziani potrebbe inoltre fornire una grande opportunità ai fornitori di veicoli autonomi che favoriscono l’indipendenza e la mobilità.Tuttavia, non dobbiamo focalizzarci unicamente sulle preferenze dei consumatori anziani: il cambiamento demografico interessa ogni singola parte della società.
In questo contesto le aziende dovranno trovare il modo di fidelizzare i lavoratori anziani per evitare di perdere le loro competenze ed esperienze, magari attraverso prassi lavorative più flessibili che meglio si adattino alle priorità di vita nella terza età. L’esame delle politiche volte a trattenere in azienda tali talenti potrebbe diventare parte dell’analisi ambientale, sociale e di governance (ESG) applicata abitualmente dagli investitori.Per le autorità di governo, intanto, le pressioni per migliorare l’efficienza e la produttività dei servizi sanitari diventeranno schiaccianti, il che produrrà significative opportunità per aziende di aree come la medicina rigenerativa, che sfrutta le proprietà autocurative dell’organismo per ridurre i costi del trattamento di determinate patologie.Nel caso dei giovani, la consapevolezza di trovarsi probabilmente a lavorare ben oltre i 65 anni di età alimenterà la domanda di riqualificazione professionale a metà carriera e di formazione per adulti. Nei prossimi decenni il numero di bambini in età scolare potrebbe in effetti diminuire, ma la necessità di svolgere due o tre professioni nell’arco della vita lavorativa riempirà le aule scolastiche di persone mature. Il cambiamento demografico in atto interesserà ogni aspetto della nostra società: l’invecchiamento non riguarda solo gli anziani.
Sicuramente in questo ambito guardiamo anche con molta attenzione alle principali macro-tendenze ed evoluzioni di mercato, cercando di individuare le società best in class che al meglio le cavalcano.

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Identificati geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Un gruppo di geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello correlato all’età è stato identificato dal team di ricerca del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “C. Darwin” della Sapienza, in collaborazione con il Babraham Institute di Cambridge. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Aging Cell, mostrano che uno di questi geni, denominato Dbx2, può determinare un invecchiamento precoce delle cellule staminali neurali, riducendone la capacità di crescita.Le cellule staminali neurali sono responsabili della produzione di nuovi neuroni nel cervello adulto. Con l’età, le cellule staminali producono sempre meno cellule nervose e ciò può causare un deterioramento delle capacità cognitive del cervello.Il team di ricerca internazionale ha confrontato l’attività genica delle staminali neurali di topi vecchi e giovani, identificando 254 geni la cui attività si altera nelle cellule vecchie. E’ stato osservato che, mentre per molti di questi geni l’attività si riduce, per il gene Dbx2 aumenta.“Siamo riusciti ad aumentare l’attività di Dbx2 nelle cellule staminali neurali giovani – spiega Giuseppe Lupo della Sapienza, primo autore dello studio – quindi ad accelerare alcuni aspetti del processo di invecchiamento. Ciò ha permesso di osservare in queste cellule l’acquisizione di caratteristiche simili a quelle delle cellule vecchie, in particolare un rallentamento della proliferazione.”La ricerca, diretta per la Sapienza da Emanuele Cacci e per il Babraham Institute da Peter Rugg-Gunn, potrebbe avere una forte ricaduta nell’ avanzamento delle conoscenze sui meccanismi del declino cognitivo durante l’invecchiamento.“Proveremo ora – conclude Lupo – a utilizzare la genetica e le cellule staminali neurali per far “tornare indietro” le cellule più vecchie affinché recuperino la capacità di crescita. I risultati ottenuti con le cellule staminali neurali di topo potrebbero in futuro essere applicati alle cellule staminali umane”.

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Strategie di tutela dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

montecitorioRoma, 5 febbraio 2018, h. 11.30-13.30 Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio – Sala Aldo Moro – Via di Monte Citorio L’invecchiamento della popolazione costituisce una conquista e allo stesso tempo una sfida per la società. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, identificando come strategia principale per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale l’invecchiamento attivo attraverso la tutela e la promozione dei suoi determinanti: salute, partecipazione e sicurezza. Intervengono
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di Riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano
Flavia Bustreo, ex Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento d Scienze Sociali e Umane, Patrimonio Culturale (Dsu), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna Paola Tincani, Direttore Responsabile Hachette

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Salute e condizioni sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 12 novembre 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Le condizioni sociali ed economiche in cui una persona nasce e cresce possono avere un forte impatto sul suo stato di salute e sulla qualità della sua vita. Lo ha affermato l’epidemiologo Paolo Vineis, nella relazione che ha tenuto all’apertura dei lavori della conferenza Invecchiamento di successo, organizzata ad Alba dalla Fondazione Ferrero. Vineis insegna Salute globale all’Imperial College di Londra ed è coordinatore del progetto europeo Lifepath, che si occupa di studiare i meccanismi biologici tramite i quali le condizioni socioeconomiche condizionano la salute delle persone. Ad Alba, Vineis ha presentato i risultati finora ottenuti nella comprensione scientifica delle “disuguaglianze di salute”. Di come, in altri termini, le disuguaglianze sociali si traducano in eventi biologici che possono determinare un invecchiamento più o meno in salute, e spesso una mortalità prematura.Ci sono persone che possono scegliere di andare a vivere in contesti più confortevoli e meno inquinati, di mandare a scuola i figli e di adottare stili di vita più sani. Ci sono altre persone, invece, che sono più esposte a una cattiva alimentazione, che non possono permettersi di coltivare l’istruzione loro e dei propri figli, e che sono costrette ad abitare in quartieri malsani, trafficati, se non addirittura asfissiati da discariche e poli industriali. Queste differenze, che vanno sempre più allargandosi, generano a loro volta preoccupanti differenze a livello di salute e qualità della vita.In Europa, l’86% dei decessi è attribuibile alle malattie croniche non trasmissibili, che a loro volta determinano il 77% degli anni di vita in buona salute persi e il 75% dei costi sanitari (soprattutto in assistenza a lungo termine). La maggior parte di queste malattie, e le conseguenti morti premature, vengono attribuite a cause complesse (largamente ambientali o comportamentali), che hanno negli stili di vita insalubri le cause principali: alimentazione scorretta, scarsa attività fisica, fumo, alcol. In realtà gli stili di vita, così come altri fattori di rischio, risentono fortemente di determinanti sociali di salute come la posizione nella società e sul lavoro, il reddito, e il livello educativo. I quali, quindi, vanno di fatto considerati le cause delle cause, che andrebbero tenute presenti nelle azioni di prevenzione e contrasto messe in opera dai sistemi sanitari.Le disparità sociali che si traducono in disuguaglianze di salute sono evidenti anche in paesi come l’Italia, meno colpita di altri paesi, probabilmente grazie all’effetto positivo che ancora giocano fattori come la alimentazione e la presenza di un sistema sanitario universalistico. Ciononostante, anche in Italia, fra un operaio non qualificato e un dirigente si osservano in media 5 anni di svantaggio nella speranza di vita.Perché questo accade? Attraverso quali meccanismi biologici e molecolari lo svantaggio sociale si traduce in malattia? Una delle spiegazioni più accreditate individua queste differenze di longevità e benessere negli stili di vita connessi allo stato socioeconomico, ma anche nello stress psicosociale connesso a condizioni di deficit educativo, lavorativo, ambientale, relazionale ed economico. Lo stress cronico che ne consegue può tradursi in malattia e mortalità precoce attraverso una serie di meccanismi fisiopatologici: dagli ormoni dello stress (rilascio aumentato di cortisolo) a marcatori di rischio cardiovascolare come la proteina C reattiva, allo stato di infiammazione cronica e alle malattie che ne derivano.Un gruppo di ricercatori del progetto Lifepath ha recentemente dimostrato che il 20% della mortalità prematura è dovuto a povere condizioni socioeconomiche, che si rivelano essere il terzo fattore di rischio dopo il fumo e l’inattività fisica. Altre ricerche realizzate dal consorzio coordinato da Vineis hanno mostrato come le disuguaglianze nella vita materiale e psicologica delle persone comincino ad esercitare la loro influenza a partire addirittura dalla gestazione. Già da quel momento, infatti, le condizioni materiali dei genitori influiscono sul nascituro, determinando in parte anche parametri come l’altezza e la predisposizione futura a sviluppare malattie. È nella prima fase della vita, almeno fino alla tarda adolescenza, che è massima l’incidenza dello svantaggio socioeconomico sulla biologia della persona, che poi si manifesterà nei decenni successivi in termini di malattie e mortalità prematura.
Riconoscere l’importanza delle condizioni sociali ed economiche nell’influire sulla salute e sulla qualità dell’invecchiamento, secondo Vineis, è dunque il primo passo necessario per capire dove intervenire per migliorare il benessere delle persone. Inoltre, la comprensione dei processi biologici attraverso i quali le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze per la salute consentirebbe di fornire accurate importanti prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno rendere più incisive le politiche di sanità pubblica.

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UE sull’invecchiamento attivo con le aspettative dei futuri pensionati

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

pensionatiIncludere l’attività di svago e tempo libero nei fattori che misurano l’invecchiamento attivo e promuovere così alcuni degli hobby più comuni come viaggi, cinema, teatro, giardinaggio, musica, modellismo e pittura. È l’esigenza che emerge da un’indagine condotta dall’Inrca – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per Anziani – tesa a valutare la corrispondenza dell’agenda UE sull’invecchiamento attivo con le aspettative dei futuri pensionati. Lo studio, pubblicato sulla rivista Ageing & Society dell’Università di Cambridge, rientra nel progetto europeo Ewl – Extending Working Lives – che ha l’obiettivo di comprendere le conseguenze dell’allungamento della vita lavorativa sulla salute, oltre a indagare l’impatto del pensionamento sullo stile di vita. “Il collocamento a riposo – spiega il Direttore scientifico dell’Inrca Fabrizia Lattanzio – comporta nuove routine che riguardano una vasta serie di attività quotidiane come l’esercizio fisico, la dieta, il sonno e le relazioni sociali. È un periodo di transizione in cui possono nascere anche nuovi impegni, come volontariato e assistenza ai familiari”.Lo studio ha coinvolto 133 lavoratori prossimi alla pensione in tre Paesi: 55 in Inghilterra, 40 in Italia, e 38 negli Stati Uniti. Tramite interviste condotte 10 mesi prima del pensionamento, sono stati chiesti quali fossero i progetti per il futuro. Ne è stata valutata così la rispondenza con i fattori che compongono l’Indice di Invecchiamento attivo (Active Aging Index), che serve per misurare l’invecchiamento attivo in un contesto geografico attraverso vari fattori, tra cui il mantenimento di un lavoro dopo la pensione, la partecipazione alla vita sociale e familiare (volontariato e cura di genitori e nipoti), il grado di indipendenza economica, l’autonomia psico-fisica (che comprende attenzione alla salute, attività motoria e studio) e la capacità di mantenere relazioni con amici, parenti e colleghi.
“Benché i piani dichiarati siano nel complesso in linea con gli indicatori inclusi nell’Indice – commenta Andrea Principi, del Centro ricerche socio-economiche per l’invecchiamento – molti soggetti nei tre campioni hanno affermato di voler riprendere gli hobby abbandonati a causa degli impegni lavorativi, o iniziarne di nuovi”. “Oggi – spiega – gli anziani gestiscono efficacemente il tempo libero. Vanno al cinema, visitano musei, viaggiano, si dedicano alla manutenzione del verde, attività importanti per il benessere psico-fisico alla pari dell’attività motoria. Ciò che manca quindi è l’inclusione nell’Indice di attività dedicate allo svago, il cosiddetto ‘active leisure’, ed il fatto che questa tendenza emerga in contesti socio-culturali diversi indica che si tratta di un’esigenza diffusa e pertanto da promuovere”.Se la propensione a dedicarsi agli hobby trova d’accordo gli intervistati dei tre Paesi, diversi sono i punti di vista sull’impiego del proprio tempo da pensionati. Ritornare al lavoro non sembra tra le priorità, in particolare degli italiani. “Dopo 42 anni e sei mesi sono pronto per fare altre cose nella vita” dichiara un sessantenne italiano. Meno categorici sul tema gli anglosassoni. “Non vorrei niente di fisso. Potrebbe essere qualcosa che mi impegni un giorno a settimana, per sei mesi, così avrei altri sei mesi all’anno per viaggiare” afferma una donna inglese 55enne. L’orientamento a rimanere nel mercato del lavoro è invece più evidente oltreoceano: “Andrei in pensione per fare qualcosa di diverso: preferirei un impiego che mi consentisse di modificare lo stile di vita” dichiara invece un 64enne americano.
Anche in prospettiva di eventuali difficoltà economiche, all’estero si ipotizza un possibile impiego, mentre gli italiani consultati lo escludono totalmente. Piuttosto si accetta l’idea di limitare i consumi: “Non importa se avrò finito i soldi e dovrò aspettare dieci giorni per ricevere la pensione. Se dovessi fare rifornimento all’auto, vorrà dire che non la userò. Ma non ricomincerei di certo a lavorare per pagare le spese”, dichiara un’italiana di 59 anni.Accudire i familiari, specialmente anziani, almeno nel campione italiano non sembra una ‘scelta volontaria’, ma imposta dalla situazione. “Mi piacerebbe riprendere gli hobby, viaggiare, ma nessuna di queste ipotesi è realistica, a causa dei miei genitori. Tutti i piani sono sospesi per ora”, sostiene un’italiana 62enne. Meno marcato, in genere, l’atteggiamento inglese, visto come supporto occasionale alla famiglia: “Ho già fatto da padre ai miei figli. Ora è loro compito accudire i propri bambini. Potrei stare con i nipoti due o tre volte a settimana, ma voglio fare anche altre cose” dice un 59enne britannico.C’è chi afferma di non avere piani. “La mancata pianificazione delle attività future comporta in alcuni casi uno stato d’ansia che può compromettere le sensazioni positive generalmente associate al pensionamento. È necessario quindi un maggiore supporto durante la transizione lavoro-pensione, mediante corsi o colloqui di orientamento” – spiega Principi. Proprio per valutare in che misura i programmi dichiarati saranno rispettati, lo studio prevede due successive interviste a distanza di uno e due anni. “In Italia si tende ad uscire dall’età produttiva prima possibile, poiché si ha paura di rimanere bloccati a causa di una riforma dell’ultima ora che possa cambiare i requisiti, come l’innalzamento dell’età pensionabile. Una situazione che molti degli intervistati italiani hanno già vissuto, avendo dovuto rimandare, la data pianificata anche un paio di volte”.

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La medicina coniugata al sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la medicina coniugata al sociale(Medicina sociale Vol. 1) (Italian Edition) Kindle Edition. Uno storico contemporaneo della medicina, l’inglese Roy Porter, ha affermato: “Fino a qualche tempo fa la vita era vissuta sotto l’impero della malattia”. Il mondo è un grande ospedale, si affermava. Il genere umano appariva impotente di fronte alla malattia, al dolore, all’invalidità, all’invecchiamento precoce. Ora qualcosa è cambiata, se non altro in termini d’enunciato. Alla conferenza d’Alma Ata nel 1978 l’Oms si pose l’obiettivo della “salute per tutti entro l’anno 2000”. Salute intesa come assistenza sanitaria primaria. In proposito dobbiamo considerare che lungo il corso del XX secolo abbiamo consolidato, innanzitutto, la cultura e la pratica dei diritti umani. In tale situazione la salute ha ricevuto una sorta di riconoscimento giuridico. Vi ha fatto da corollario la consapevolezza che non vi può essere un’equità della salute senza una giusta distribuzione delle risorse, un’indipendenza finanziaria delle singole persone e un sostegno importante dello Stato.
Dobbiamo entrare nell’ordine d’idee che la salute deve essere considerata talmente importante da trasformarla in obiettivo, fine e valore dell’esistenza. (foto: medicina sociale)

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Cellulite? Impara a depurarti!

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

celluliteL’invecchiamento del corpo è caratterizzato soprattutto dalla diminuzione dell’ossigeno nelle cellule, con minore produzione di energia nei mitocondri e maggiore stasi di sostanze tossiche nel tessuto connettivo, il nostro mare interno dove avvengono tutte le reazioni principali del nostro organismo, sede di importanti cellule staminali dedicate alla funzioni del tessuto adipose, della cute e degli scambi metabolici. Con il passare degli anni, tutte queste situazioni provocano reazioni e alterazioni infiammatorie e degenerative, favorendo artrosi, sovrappeso, lipodistrofia, dolore, alterazione delle varie mucose, sindrome metabolica (diabete, epatosi e dislipemia), patologie vascolari, tumorali e degenerative cerebrali (Alzheimer, Parkinson, etc). Anche i cosiddetti inestetismi, come rughe, cellulite, capillari e cedimenti tessutali, sono segni di un progressivo inquinamento delle nostre cellule e possono essere utilizzati come campanelli d’allarme. In particolare la cosiddetta cellulite è oggi considerate una patologia estetica evolutiva degenerative del tessuto connettivo e della matrice. Tutte queste alterazioni possono essere in gran parte controllate con periodici momenti di disintossicazione e di depurazione, come una macchina che periodicamente viene lavata e controllata. “Da sempre tutte le donne pensano di averla – precisa il presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) Emanuele Bartoletti – anche perchè le donne chiamano cellulite tutto quello che non amano delle proprie gambe. Quest’anno finalmente sulla cellulite abbiamo presentato i risultati di una serie di ricerche e studi molto approfonditi: finalmente abbiamo fatto un punto preciso, e tratto considerazioni scientifiche importanti sull’inquadramento di questa patologia molto comune, ma su cui ancora non c’è una convergenza di opinione sia da un punto di vista di origine clinica che dal punto di vista del trattamento. Che è la cosa più importante”.“Imparare a mantenere sano il nostro corpo è il dovere primario di ciascuno di noi, per prevenire quelle malattie che dovranno essereo poi curate, con un danno alla nostra qualità di vita ed un costo per la società. – cosi afferma Pier Antonio Bacci, già professore a contratto di Chirurgia Estetica nell’Università di Siena e direttore del Centro di documentaizone in Flebologia e Patoogie Estetiche di Arezzo – La medicina moderna mette sempre più in evidenza l’importanza della visita clinica e della diagnosi quanto più precoce, della giusta alimentazione, del movimento e dello stile di vita, con lo studio della postura e stress ossidativo. Soffermandosi soprattutto sui vari momenti di depurazione e di iniziale alterazione dei tessuti. La cellulite è proprio un sintomo che l’organismo utilizza per dire Help me – Aiutami perché qualcosa comincia a non funzionare. Per questo, dei periodici periodi di un semplice schema deacidificante permette di far respirare gli organi, di restituire ossigeno ed energia alle cellule, di ridurre dolore del fibroedema e lipodistrofia, riducendo le degenerazioni e le patologie dolorose muscolari e articolari, infine – continua Pier Antonio Bacci, storico esperto di cellulite e gambe gonfie – rallentando anche gli inestetismi cellulitici ed i processi d’invecchiamento, per mantenere più a lungo possibile la gioventù del nostro organismo.
Al Congresso SIME di questo anno Lei ha presentato una ricerca su 1200 casi che lo hanno lasciato preoccupato, perchè?
“Io vivo oggi una giornata di felicità perché, ormai alcuni anni fa pubblicai dei libri dove si ipotizzava la cosiddetta cellulite come evolutive alterazioni del tessuto connettivo e quindi dell’operativa delle nostre cellule staminali. Su queste basi proposi nel 2015 uno schema deacidificante che, basato sul riposo parziale degli organi, avesse la capacità di migliorare le alterazioni dei tessuti e di quell terreno cellulitico da trattare con tecniche di medicina rigenerativa, come microinnesti connettivali, biostimolanti ed energia luminosa, quindi rigenerare è la parola d’ordine. Le esperienze di questi anni – continua il Bacci – sono state positive ed oggi, importanti ricercatori come il professor Sbarbati ed il dottor Manzo hanno dimostrato la reale presenza di cellule staminali alterate, conclusion che rendono omaggio alle mie ipotesi ed alle mie proposte teraoeutiche, ma soprattutto rendono omaggio all’intuizione del nostro vero Maestro, il compianto professor Carlo Alberto Bartoletti, che già quaranta anni fa ci diceva che la medicina estetica altro non è che un percorso di salute, finalizzato al mantenimento dello stato di benessere e di bellezza del corpo e della mente. Io credo che il messaggio di recupero della gestione della propria salute da parte di ciascuno di noi sia il vero messaggio che noi dobbiamo oggi dare, senza vendere niente perché questo è il primo e migliore inizio di trattamento che, d’ora in poi dovrà essere soprattutto una strategia di medicina rigenerativa”.
Ma cosa lo ha preoccupato nella ricerca presentata?
“Fra tutti i dati ottenuti quello che più mi ha spaventato il trauma psicologico che subisce la maggior oarte di donne con la cellulite, che sono disposte a tutto pur di risolvere il problema che, come è dimostrato, si può risolvere solo con il contributo del paziente: periodica depurazione, movimento e giuste metodiche dopo una precisa diagnosi”.
Cosa è il suo protocollo Vartam?
“E’ un percorso per la cura di celluoite, lipoedema e lipodistrofia doloroa che inizia con uno schema depurativo alimentare di riposo degli organi associate a piacevoli passeggiate, continua con una precisa diagnosi e l’utilizzazione di qualche seduta di medicina rigenerativa, con microinnesti connettivali e energia luminosa che permettono nuove attività a mirocondri e cellule in un terreno quanto più armonico e fertile: I semi germogliano sempre sul terreno adatto”.

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Invecchiamento senza controllo della politica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

istatA seguito dei dati diffusi dall’Istat sull’invecchiamento della popolazione e di quanto deciso dal consiglio nazionale di Senior Italia FederAnziani tenutosi il 27 e 28 febbraio u.s. a Rimini, la federazione della terza età ha indirizzato oggi alle più alte cariche dello Stato, delle Istituzioni e delle forze politiche una richiesta di incontro urgente al fine di concordare soluzioni comuni che permettano di fronteggiare la situazione attuale e sostenere le sfide del futuro, prima del punto di non ritorno.
“Assistiamo con apprensione a una progressiva erosione del diritto alla salute, al venir meno dell’eguaglianza nelle cure, al prevalere di criteri ragionieristici rispetto all’esigenza primaria di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, “Sappiamo dall’Eurostat che nel nostro Paese il 33% delle morti sarebbero evitabili se solo le cure erogate fossero adeguate, mentre il Censis ci informa che nel 2016 ben 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure a causa delle liste d’attesa o delle difficoltà economiche, non essendo più in grado di pagare di tasca propria ove necessario. Un quarto dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno ha dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie è costituito proprio da persone anziane”.
“La sfida economica, per la salute e la sostenibilità che abbiamo davanti a noi è di una portata colossale, e la grande crisi non è demografica, bensì politica”, sottolinea Messina, “Il modello socio-sanitario e di welfare attuale non è ancora quello delle società longeve, e ci chiediamo cosa succederà alla nostra nazione quando, nel 2050, una persona su 3 avrà più di sessant’anni. Fonte di ulteriore preoccupazione è la scarsa consapevolezza di tale stato di cose, mostrata da leader di partiti e schieramenti, che appaiono quanto mai privi di una visione strategica e distanti dalle reali problematiche degli anziani e del Paese”.
“A fronte delle nostre ripetute richieste di attenzione su tali temi e della sostanziale indifferenza mostrata dagli esponenti della politica, il nostro Consiglio Nazionale, riunito a Rimini il 27 e 28 febbraio scorso, ha analizzato le principali criticità emerse dalla nostra base ed elaborato una strategia d’azione”, conclude Messina, “Il Consiglio ha ritenuto di evitare azioni di protesta, estranee al nostro approccio filo-istituzionale, deliberando di richiedere incontri urgenti con le massime cariche dello Stato, Istituzioni e forze politiche al fine di poter essere ascoltati rispetto ai temi citati e trovare soluzioni condivise, utili a fronteggiare la situazione attuale e a sostenere le sfide del futuro, di cui la prima è quella dell’invecchiamento della popolazione. In mancanza di rassicurazioni convincenti il popolo della terza età rappresentato da Senior Italia FederAnziani è pronto ad iniziare lo sciopero della fame pur di eliminare questa mancanza di visione e di strategia politica nei confronti dei problemi dell’invecchiamento”.

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“Invecchiamento in Salute e Silver Economy”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2017

anzianiRoma 14 febbraio 2014 ore 11 Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica, 72 Incontro “Invecchiamento in Salute e Silver Economy” – Proposte di Legge N. 3528 e N. 3538 depositate alla Camera dei Deputati e altre. Relazione introduttiva Lucio Romano, Senato della Repubblica Coordinatore Intergruppo Invecchiamento attivo.
Intervengono: Carlo Dell’Aringa, Camera dei Deputati, Silver Economy: demografia e opportunità, Vittoria D’Incecco, Camera dei Deputati
Anziano attivo e invecchiamento in salute, Anna Giacobbe, Camera dei Deputati Ambienti elder-friendly Manuela Granaiola, Senato della Repubblica Quale welfare per la terza e la quarta età
Segue una tavola rotonda su: Le istanze e le risposte della scienza, della società e del territorio con Michele Conversano, HappyAgeing
Serafino Zilio, Segretario nazionale FAP ACLI, Lucio Alessio D’Ubaldo, Segretario generale Federsanità ANCI, Paolo Boldrini, Società italiana di medicina fisica e riabilitazione, Nicola Ferrara, Società italiana di geriatria e gerontologia, Raffaele Atti, Segretario Nazionale SPI CGIL Livia Piersanti, Segretaria Nazionale UIL Pensionati Serafino Zilio, Segretario Nazionale FAP ACLI Moderatore: Marco Magheri, Giornalista. Discussant: Componenti Intergruppo parlamentare per l’invecchiamento attivo.

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Combattere le malattie dell’invecchiamento

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

regina elenaRoma 15 Febbraio ore 15:00 Centro Congressi Multimediale IFO Via Fermo Ognibene 23 Seminario del neurologo Claudio Franceschi all’Istituto Regina Elena. Geroscienza e malattie dell’invecchiamento sono i temi che tratterà Claudio Franceschi docente emerito all’Università di Bologna, in occasione dell’incontro del 15 Febbraio prossimo all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Ha organizzato l’evento il chirurgo IRE Gianluca Grazi.La ricerca sull’invecchiamento ha fatto negli ultimi anni progressi straordinari poiché ha potuto avvalersi delle tecnologie ad alta dimensionalità, chiamate OMICHE, che consentono di misurare in campioni biologici provenienti da un singolo animale o una singola persona centinaia di migliaia di parametri. In questa nuova era tecnologica, la nuova Geroscienza sta facendo e farà sempre di più uso di strumenti di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Information and Communication Technology, ICT) e della robotica per l’assistenza e la riabilitazione agli anziani fragili e pazienti affetti da patologie diverse. Tutto ciò comporta e comporterà un cambiamento profondo a tutti i livelli della medicina sia terapeutica sia preventiva.“Nell’ultimo secolo – ha spiegato Claudio Franceschi – sono profondamente cambiate la nutrizione, l’igiene e la medicina, ma anche l’attività fisica e la scolarizzazione, e tutte queste variabili hanno avuto, e stanno avendo, un impatto fortissimo sulla longevità, ma anche sul tipo di malattie a cui andiamo soggetti. Fra queste dominano le malattie cronico-degenerative, quali malattie cardiovascolari, diabete, demenza, cancro, malattie croniche dell’apparato respiratorio e del rene. Le ricerche hanno ampiamente dimostrato che il maggiore fattore di rischio è proprio l’invecchiamento, combattendo il quale si può cercare di combattere queste patologie tutte insieme e non una alla volta.”

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Vedere subito come saranno i risultati del botulino?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2015

botulinoLa tossina botulinica, la sostanza più utilizzata al mondo in medicina estetica per contrastare i segni dell’invecchiamento, e la lidocaina, anestetico fra i più diffusi, si alleano per garantire al medico un perfetto controllo sui risultati delle iniezioni e al paziente una “preview” di quelli che saranno gli effetti del trattamento. Lo studio sulla nuova tecnica è stato portato avanti dall’équipe di ChirurgiadellaBellezza: i chirughi plastici Raffaele Rauso e Pierfrancesco Bove hanno pubblicato i risultati sul Journal of Advanced Plastic Surgery Research – Vol. 1 2015 e il 9 ottobre Pierfrancesco Bove ne ha parlato all’International Congresso of Aesthetic Dermatology di Bangkok, Thailandia.«Dal 2010 al 2013 abbiamo praticato 356 trattamenti a base di tossina botulinica di tipo A diluita con 2,4 mL lidocaina invece che con la classica diluizione a base di soluzione fisiologica, trattamenti localizzati nel terzo superiore del volto –spiegano Bove e Rauso–. Il risultato è stato evidente: già pochi minuti dopo le iniezioni era visibile il rilassamento dei muscoli indotto dall’anestetico locale, che in questo caso simula in anteprima gli effetti che nei giorni successivi conferisce il botulino, cosa che permette al medico di rendersi subito conto di eventuali asimmetrie da correggere o se il risultato corrisponda a quanto concordato col paziente». Questo effetto iniziale indotto dalla combinazione botulino/lidocaina sparisce dopo circa 30 minuti e poi, come sempre nei trattamenti a base di botulino, dopo qualche giorno si manifesta il risultato definitivo.La differenza rispetto alle iniezioni tradizionali, in cui il botulino è diluito con soluzione salina (1,2 mL vengono aggiunti alla fiala), è appunto che con queste il medico non può notare subito se ci sono imperfezioni e risulta fondamentale rivedere il paziente dopo qualche giorno per capire se sono necessarie correzioni. «Abbinando la tossina botulinica con la lidocaina si evita questo inconveniente –spiegano ancora Rauso e Bove– perché l’azione transitoria della lidocaina, utilizzata al posto della soluzione fisiologica, simula l’effetto che avrà il botulino stesso. Inoltre la lidocaina apporta anche l’effetto anestetico che le è proprio, minimizzando il fastidio che il paziente può provare con il metodo consueto. Una raccomandazione importante è che questa tecnica sia eseguita da uno specialista esperto: il raddoppio della diluizione fa sì che aumenti la probabilità che il botulino si diffonda in modo indesiderato, causando problemi. Per questo è fondamentale affidarsi a un operatore che conosca al meglio la muscolatura dell’area anatomica ove effettua le infiltrazioni».Grazie all’azione combinata di botulino e lidocaina si ha quindi un’anteprima immediata di come si stabilizzerà il trattamento nel tempo: «Uno strumento importante per il medico, che così può controllare al 100% e in tempo reale il risultato raggiunto, e per il paziente che non deve più tornare al controllo per il classico “ritocco”» concludono Rauso e Bove.
ChirurgiadellaBellezza (www.chirurgiadellabellezza.it) è un surgery network che si occupa di Medicina e Chirurgia Estetica in Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. L’équipe, guidata dai chirurghi plastici Raffaele Rauso e Pierfrancesco Bove, è composta da anestesisti, infermieri e personal assistant. Gli standard che garantisce sono elevatissimi in tutte le città in cui opera. La filosofia di ChirurgiadellaBellezza si basa non solo sulla ricerca di risultati armonici e naturali, ma anche sull’assistenza costante al paziente prima, dopo e durante l’intervento.

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Le nuove sfide dell’invecchiamento attivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2015

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Roma, 13 maggio 2015 – ore 11 – 13 Centro Convegni Carte Geografiche – Via Napoli, 36 Oltre 45.000 volontari, quasi 7 milioni di ore di volontariato, oltre mezzo milione di persone che partecipano alle attività di solidarietà e socializzazione. Sono alcuni numeri che emergono dal primo Bilancio Sociale dell’Auser, l’associazione che da 25 anni si batte per una nuova idea di vecchiaia e che fotografa un Paese dove l’impegno degli anziani, soprattutto delle donne, cresce e si diffonde. La nuova campagna di comunicazione dell’Auser pone al centro la sfida culturale dell’Invecchiamento Attivo, fatta di impegno e partecipazione ad ogni età.Verrà presentato lo spot di 30 secondi ed il nuovo sito dell’associazione web arricchito di contenuti e con una rinnovata veste grafica. Presenta il Bilancio Sociale e la Campagna di Comunicazione:
Enzo Costa, presidente nazionale AuserIntervengono:
Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore
Andrea Volterrani, università di Tor Vergata Roma
Marco Binotto, università La Sapienza Roma
Coordina: Carlo Ciavoni, La Repubblica

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