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Posts Tagged ‘invecchiamento’

Diabete di tipo 2: effetti positivi delle incretine sulla riduzione delle gravi complicanze della malattia

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

English: Skeletal diagram of C-peptide.

Image via Wikipedia

Il Diabete Mellito di tipo 2 (DMt2) è una delle sfide più ardue per tutti i sistemi sanitari del pianeta, a causa della continua e inesorabile crescita della sua prevalenza, dipendente soprattutto dalla diffusione dell’obesità e dall’invecchiamento della popolazione. Si stima che entro il 2030, nei Paesi industrializzati, il DMt2 possa diventare la quarta causa di morte; tra le persone affette da diabete, infatti, le patologie cardiovascolari sono da due a quattro volte più frequenti rispetto ai soggetti non diabetici di pari sesso ed età. Secondo i dati riportati nell’annuario ISTAT del 2010, in Italia è diabetico il 4,9% della popolazione (5,2% delle donne e 4,5% degli uomini), pari a circa 2.960.000 persone. Alla base del diabete di tipo 2 vi sono, principalmente, una ridotta ed alterata produzione di insulina e la resistenza agli effetti biologici della stessa: è stato dimostrato che un controllo glicemico ottimale riduce le complicanze croniche di tale patologia. Fino a poco tempo fa, la terapia farmacologica del diabete tipo 2 era basata in via quasi esclusiva sulla metformina, sui secretagoghi (sulfoniluree e glinidi), sui glitazoni (oggi solo pioglitazone) e sull’insulina. Di recente, si è diffusa una nuova classe di farmaci, le cosiddette incretine, che comprendono gli agonisti del recettore del Gastrointestinal

Like Peptide (GLP-1) (ARGLP-1, exenatide e liraglutide) e le glipitne (inibitori della dipeptil-peptidasi 4 -DPP4).
Il corretto impiego di questa nuova classe di farmaci per il diabete e la relativa appropriatezza prescrittiva sono stati oggetto di discussione durante l’evento “Diabete tipo 2 ed innovazione terapeutica: le incretine”, organizzato oggi in Senato, presso la sala Caduti di Nassiriya, dall’ Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e dall’Italian Barometer Diabetes Observatory, al quale ha preso parte il Direttore Generale di AIFA prof. Pani.
Per il senatore Antonio Tomassini e la Senatrice Emanuela Baio, firmatari di una mozione parlamentare sul tema, bisogna che a livello nazionale e Regionale venga garantita da parte di AIFA, la piena disponibilità dei farmaci incretinici e l’accesso ai farmaci innovativi in linea con quanto avviene a livello di altri paesi Europei, per garantire a tutti i pazienti diabetici di tipo 2 che ne hanno bisogno una corretta gestione della terapia e una gestione precoce della malattia, con gli effetti positivi sulla riduzione delle gravi complicanze del diabete.
La preoccupazione di fondo da parte delle Società Scientifiche di diabetologia, che hanno redatto un position statement sulle incretine, è che l’imposizione di un tetto di spesa a tali farmaci innovativi da parte di AIFA, rischia di non garantire per tutti i pazienti che già ne traggono beneficio il mantenimento della terapia, e di ostacolarne o negarne l’utilizzo per altri potenziali pazienti che a giudizio del diabetologo dovrebbero farne uso. Secondo il Prof. Gabriele Riccardi, Presidente della Società Italiana di Diabetologia, “la terapia incretinica rappresenta una importante innovazione nel trattamento del diabete di tipo 2 portando innegabili vantaggi soprattutto ai pazienti con complicanze cardiovascolari, particolarmente frequenti nelle persone anziane, oppure a chi ha problemi di obesità”. Nel suo intervento di apertura il Prof. Riccardi ha sottolineato come le incretine “sono farmaci di grande maneggevolezza ed efficacia che possono portare addirittura ad una riduzione della spesa per la cura del diabete se si considera che sono proprio le complicanze e, la conseguente ospedalizzazione che ne può derivare, ad incrementare i costi per questa malattia. Le ipoglicemie rappresentano una frequente causa di ricovero specie nelle persone anziane e i farmaci incretinici riducono drasticamente il rischio di ipoglicemie e di conseguenza anche gli interventi sanitari, inclusa l’ospedalizzazione, che sono necessari per trattarle”. Il Dottor Carlo Giorda, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi ha sottolineato “l’importanza dell’uso mirato dei farmaci incretinici, strumenti di terapia ormai indispensabili per una cura moderna e tempestiva del diabete – facendo notare nel contempo come – in Italia la prescrizione di questi farmaci è pari ad un ottavo di quella degli altri paesi Europei”. Il dottor. Giorda ha spiegato inoltre “come sarebbe semplice e immediato monitorare l’utilizzo dei farmaci incretinici attraverso le reti, già esistenti, di cartelle cliniche elettroniche della diabetologia e della medicina generale, garantendo così, in tempo reale, un efficace controllo dell’appropriatezza d’uso”. Per i presidenti delle due Società Scientifiche, in definitiva la terapia incretinica può offrire un buon rapporto costo/efficacia se impiegata in categorie specifiche di pazienti con diabete mellito di tipo 2. In questi soggetti è possibile calcolare come l’aumento di spesa iniziale possa fornire un risparmio economico a lungo termine grazie alla riduzione dei costi assistenziali diretti e di ricovero. Per ottenere tali risparmi, tuttavia, è indispensabile garantire la prescrivibilità degli ARGLP-1 e delle gliptine ai pazienti nei quali i benefici terapeutici, inclusa la documentata riduzione delle complicanze acute e croniche, giustifichino l’incremento dei costi farmaceutici. L’attuale tetto di spesa non è in grado di garantire la prescrivibilità al paziente fragile, che svolge professioni a rischio, con fattori predittivi di rischio di grave ipoglicemia, in quello con intolleranza alla metformina. A tal fine SID e AMD si rendono immediatamente disponibili a collaborare all’elaborazione di linee guida condivise sull’uso di questi farmaci che prevedano indicazioni precise al loro uso (anche mediante un’apposita nota AIFA alla prescrivibilità di questi farmaci) costituire un osservatorio sull’appropriatezza prescrittiva, verificare gli outcomes della terapia. In questa prospettiva un valore aggiunto avrebbe la promozione delle cartelle cliniche informatizzate già in uso presso Medici di Medicina Generale e Diabetologia Specialistica, con la possibilità di scambio dati per la verifica dell’appropriatezza prescrittiva e degli outcomes della terapia. Il Dott. Carlo Tomino, Direttore Ufficio Sperimentazione e Ricerca di AIFA, ha presentato i dati del monitoraggio AIFA su questi classi di farmaci. Il prof. Lorenzo Mantovani, Presidente Comitato Scientifico “Fondazione Charta”, nel suo intervento ha spiegato: “E’ assodato che la terapia con le diverse incretine, quando usate in modo appropriato, contribuisce in modo efficace e costo efficace alla gestione di un paziente complesso come il soggetto diabetico. Questo ruolo è stato riconosciuto anche dalle agenzie di technology assessment che adottano i criteri severi nel giudizio dei nuovi farmaci, vale a dire lo Scottish Medicine Consortium (SMC) ed il NICE. Nonostante la letteratura scientifica italiana mostri rapporti di costo efficacia simili a quelli stimati da NICE ed SMC per Inghilterra Scozia e Galles, tuttavia l’uso di questi farmaci in Italia rimane a tutt’oggi decisamente più limitato di quanto sia in altri paesi, incluso il Regno Unito.” In conclusione il Prof. Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory, ha evidenziato come sia necessario oggi affrontare globalmente gli aspetti pandemici dei diabetici, puntando sulla prevenzione, diagnosi e trattamento precoce e che certamente l’utilizzo di nuove classi di farmaci quali le incretine, servono in tal senso a portare un reale contributo nella terapia del diabete tipo 2. (Stefano Sermonti)

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Il tratto distintivo del nostro secolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

E di quello che ci ha preceduti. Il secolo XX è stato quello dell’esplosione demografica. Il secolo XXI lo sarà per l’invecchiamento della popolazione. Sta ora da vedere quanto rapido sarà questo processo dato che se sarà troppo rapido rischierà di tramutarsi in un invecchiamento sociale ed economico e, quindi, di una involuzione dell’intera società. Va, tuttavia, fatta una precisazione. Il processo d’invecchiamento è positivo perché deriva da due vittorie che l’umanità ha inseguito per millenni, cioè eliminare le morti precoci e controllare le nascite non desiderate. Si tratta quindi, di farlo procedere con una maggiore gradualità per trovare un adattamento dinamico a questa mutazione demografica. Questo rallentamento è imposto dalla lentezza dei nostri processi istituzionali. Pensiamo a quanto lente sono state le prime riforme del mercato del lavoro in Italia per il lavoro interinale, per il lavoro part-time e via di questo passo. Ma la democrazia avanza e non sta ad aspettare. Tutto questo per dire che le mutazioni demografiche sono silenziose e dirompenti e, se sono troppo veloci, diventano ingestibili.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Campagna per la sarcopenia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

(Centro Maderna) Torino 13 giugno  partirà una campagna nazionale itinerante che offrirà un check-up gratuito per informare gli italiani over-60 sulla sarcopenia, la perdita di massa muscolare correlata all’età. L’iniziativa, promossa dal Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico “A. Gemelli” di Roma e sostenuta da Abbott, fornirà consigli utili sui vantaggi di un’alimentazione completa e bilanciata e sull’uso di supplementi nutrizionali orali uniti a una regolare attività fisica per mantenersi attivi e godere di buona salute. La sarcopenia è una sindrome correlata all’età caratterizzata dalla perdita progressiva e generalizzata della massa muscolare e della forza fisica, che di solito comincia a manifestarsi intorno ai 40-50 anni di età. Francesco Landi, del Centro di Medicina dell’Invecchiamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Responsabile scientifico della campagna, ha sottolineato come le persone che vanno incontro ad una riduzione della massa muscolare spesso hanno difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane, e perciò seguire una dieta bilanciata e attività fisica possono essere una vera sfida nella vita frenetica di tutti i giorni. La sarcopenia è una della principale causa di invalidità e debolezza nell’anziano. Fonte: lastampa.it

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Europa: verso un’anzianità più attiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

(Centro Maderna) Il ministero del Lavoro francese con il sostegno del Fondo Sociale Europeo (FSE) ha recentemente pubblicato un nuovo documento (clicca qui per accedervi) che presenta in inglese e francese una selezione dei progetti più significativi (in Francia ma anche nel resto dell’Europa), relativi all’anzianità attiva e al lavoro per gli over 50. Migliorare le condizioni di lavoro per gli anziani è infatti una volontà condivisa da tutti gli stati membri dell’Unione Europea, che si trovano a dover affrontare un invecchiamento della popolazione senza precedenti. In Francia, in particolare, i programmi dell’FSE sostengono da più di dieci anni i progetti destinati a incrementare l’occupazione degli anziani, migliorando la qualità della loro vita sul lavoro, e incentivando la trasmi ssione delle conoscenze ai più giovani e l’assunzione dei disoccupati over 50. Nell’ambito di queste iniziative si colloca anche “Innover ensemble pour l’emploi des seniors” (Innovare insieme per l’impiego degli anziani) una conferenza organizzata dal Fondo Sociale Europeo che si terrà il prossimo 31 marzo presso la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi. L’evento (tenuto in inglese e francese), prendendo avvio dall’analisi delle sfide principali legate l’invecchiamento attivo in Europa, verterà principalmente sulla promozione della reintegrazione della terza età nel mondo del lavoro. Tra i vari partecipanti al convegno, ricordiamo anche Francesco Marcaletti, Coordinatore del progetto italiano finanziato dal Fondo Sociale Europeo “Laboratoriio permanente sull’Invecchiamento Attivo“ realizzato dalla provincia autonoma di Trento.(Senioractu, 24 marzo 2011)

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Degenerazione Maculare: incontro informativo

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2011

Roma, 3 marzo dalle ore 15.00 alle ore 18.00 presso il Dipartimento di Scienze Oftalmologiche – Aula A del Policlinico Umberto I, in via del Policlinico 155 Distorsione delle immagini, calo del visus, perdita della visione centrale, in altre parole ciò che si fissa viene coperto da una macchia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la Degenerazione maculare legata all’età è la prima causa di cecità legale nei Paesi industrializzati e la sua incidenza è destinata a crescere nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Ne soffre circa un milione di italiani e oltre 260.000 sono colpiti dalla forma più grave, quella neovascolare che registra 20.000 nuovi casi ogni anno, di cui 1.800 nel Lazio.  Ed è per questo che il Centro Maculopatie del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche del Policlinico Umberto I di Roma, del quale è responsabile la Professoressa Lia Giustolisi, venerdì 4 e sabato 5 marzo apre le sue porte ai cittadini per delle visite oculistiche gratuite: le persone verranno sottoposte ad un esame della vista da parte di personale medico e sanitario specializzato nella diagnosi precoce delle maculopatie, con l’ausilio di nuovi strumenti diagnostici specifici.   Sarà possibile prenotare la visita partecipando ad un incontro informativo aperto al pubblico durante il quale gli esperti forniranno preziose informazioni per favorire la prevenzione, la diagnosi precoce e per illustrare le possibilità terapeutiche. L’incontro si terrà La Degenerazione maculare legata all’età provoca un deterioramento progressivo della macula, la parte più centrale della retina, responsabile della visione distinta: per questo risulta impossibile compiere anche le più semplici attività quotidiane, come la possibilità di svolgere lavori domestici, di guidare, di usare il telefono, di maneggiare il denaro. Le persone vanno incontro in genere anche a difficoltà motorie e ad un aggravio psicologico, tanto che, secondo recenti studi, i pazienti affetti da questa patologia risultano vivere una condizione psicologica addirittura peggiore di quelli colpiti da altre patologie croniche. La Degenerazione maculare legata all’età ha effetti irreversibili sulla visione e soprattutto nella forma umida, più aggressiva ha un decorso molto veloce. Per questo motivo è importante poter diagnosticare tempestivamente la malattia per stabilizzare la visione prima che si verifichi un profondo deficit visivo. I segnali che possono mettere in allarme sono un lento e graduale calo della vista, visioni di immagini o porzioni di immagini distorte e ondulate, percezioni di aree sfuocate ed annebbiate che tendono a divenire vere e proprie macchie scure.   Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 06 49975349 da lunedì 28 febbraio a mercoledì  2 marzo dalle ore 9.30 alle ore 11.00.

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Toscana: una ricerca sui grandi anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

(Centro Maderna)  I ricercatori dell’IRCCS S. Maria agli Ulivi della Fondazione Don Gnocchi, l’Università degli Studi di Firenze e la Società della Salute del Mugello stanno conducendo il progetto di ricerca: Malattia e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio. The Mugello Study: a lesson from older persons aged 90 years and over. Lo studio prende in esame per un biennio le persone con più di 90 anni che vivono nella valle del Mugello. Gli anziani che aderiscono vengono sottoposti a Valutazione Multidimensionale Geriatrica e prelievo di sangue. Obiettivo della ricerca è di valutare le differenze tra invecchiamento “normale” (non associato a malattie) e invecchiamento “comune” (associato a malattie) anche in relazione all’autonomia e all’abilità motoria. (Missione Uomo, 14, 1, 2010)

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La depressione negli anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Una nuova sfida attende la psichiatria nei prossimi anni: proteggere gli over 65 – quasi il 30% della popolazione italiana nel 2030 – dai disastri della depressione.  “Finora se ne è parlato poco, perché la si considerava quasi una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento – spiega il presidente della SIP (Società Italiana di Psichiatria) prof. Eugenio Aguglia, Ordinario di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Catania –  Ma si tratta di un concetto completamente sbagliato. Al contrario, va aumentata la consapevolezza che si tratta di una malattia da affrontare anche in tarda età con tutti gli strumenti a nostra disposizione”. I numeri sull’invecchiamento della popolazione nei prossimi anni lo impongono: scoprire quali anziani sono depressi e quindi a maggior rischio di malattie legate a questa condizione o comportamenti di forte disagio sociale è un compito di cui la psichiatria dovrà farsi carico maggiormente.  “Va sottolineato che alcuni individui sono più a rischio di altri di essere colpiti da episodi depressivi – sottolinea Aguglia – le donne più degli uomini,  le persone anziane più dei giovani. Anche le connotazioni del disturbo e i sintomi correlati possono variare in base alla fase della vita in cui compare. Bisogna essere in grado di distinguere la malattia depressiva dalla condizione di tristezza e rassegnazione, una situazione temporanea che si risolve senza una terapia specifica. L’episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e necessita di una cura adeguata per essere sconfitta. In questo percorso è prezioso il contributo del medico di medicina generale, per una precoce individuazione della malattia e quindi per un precoce inizio della terapia. Inoltre, molecole di recente disponibilità anche in Italia, come agomelatina, sono in grado di affrontare con efficacia la malattia depressiva senza quegli effetti collaterali che caratterizzano gli altri farmaci antidepressivi fino ad oggi utilizzati”.

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A brain forever young

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

La terza edizione della Settimana della Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale, dal 20 al 25 settembre, si propone di effettuare uno screening delle facoltà cognitive della popolazione, soprattutto oltre i 50 anni d’età, e di insegnare il fitness della mente, basato sulla “ginnastica” cerebrale. Parola d’ordine: prevenire! Il sovrappeso, l’invecchiamento, l’ipertensione, etc., etc. Come? Con i controlli periodici, un corretto stile di vita e una dieta adeguata. Il leit-motiv salutistico dell’era moderna, che promette al corpo una duratura giovinezza, è entrato ormai nel nostro DNA. Ma che si potesse togliere anni anche alla mente, prevenendo la sua usura, è una scoperta recente, rivelata da Assomensana, associazione non profit per la ricerca neuropsicologica, con sede a Monza (MI).  Innanzitutto con il check-up della mente, una verifica del proprio stato intellettivo, facile, divertente e soprattutto gratuita, che, durante la Settimana di Assomensana, si potrà prenotare tramite una delle 200.000 cartoline, distribuite presso centri commerciali, negozi, centri benessere, farmacie e studi medici. Nelle sedi prestabilite, gli interessati saranno sottoposti dagli specialisti a particolari Test, assolutamente “culture-free”, senza richiamo al grado di istruzione del soggetto ma atti a stabilire le sue varie abilità cognitive, come la fluenza verbale e l’astrazione. Per tonificare e conservare giovane la mente, Assomensana ritiene fondamentale un Training cognitivo personalizzato, a base di esercizi di “ginnastica” (alias saggi di abilità mentale) specifici per ogni singolo cervello, che possano potenziare i suoi “muscoli”, ovvero le connessioni tra neuroni, rendendolo agile e flessibile.
Il “fitness per la mente”, che migliora le performance cerebrali e, insieme, la qualità della vita, richiede anche opportuni comportamenti nel quotidiano e a tavola. Una regolare attività motoria contrasta il decadimento fisico e quello mentale in quanto riduce i danni legati all’eccesso di cibo e ai processi degenerativi dei radicali liberi. Secondo studi americani, una dieta ricca di verdura e frutta, in particolare peperoni, uva e mirtilli, con l’aggiunta di cioccolato e tè, fornirebbe flavonoidi antiossidanti, in grado di potenziare il cervello e di aumentare la capacità di apprendimento e la memoria. (dr Giuseppe Iannoccari, Presidente Assomensana) http://www.assomensana.it <http://www.assomensana.it/&gt;

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Europa: il 2012 anno dell’invecchiamento attivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2010

(Centro Maderna)  In un momento di grande preoccupazione per il rapido e crescente invecchiamento della popolazione in Europa dove il numero di ultrasessantenni aumenta di circa 2 milioni ogni anno, e di forte impegno per cercare di risolvere le problematiche relative ai servizi e alle finanze pubbliche che questo fenomeno implicherà, la Commissione Europea ha lanciato ieri la proposta di designare il 2012 come “Anno Europeo per l’Invecchiamento Attivo”. L’iniziativa, che dovrebbe ricevere l’avvallo del Consiglio e del Parlamento Europei entro l’inizio del prossimo anno, è volta a promuovere, anche a livello politico, l’idea dell’invecchiamento attivo inteso come maggiori opportunità per gli anziani di continuare a lavorare, mantenersi in salute più a lungo e rivestire un ruolo attivo nella società, per esempio tramite attività di volontariato. Verranno dunque organizzati eventi, conferenze e ricerche con l’obiettivo di diffondere la consapevolezza che l’invecchiamento della popolazione non è solo una sfida per le finanze pubbliche e i sistemi sanitari nazionali dei paesi membri, ma anche e soprattutto un’ opportunità, grazie al contributo che le schiere dei baby-boomer potranno apportare alla società.

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Malati di Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

(Centro Maderna) Si chiama “Caring for a person with Alzheimer disease” (ovvero “Prendersi cura di una persona affetta dalla malattia di Alzheimer”) la nuova pubblicazione dell’Istituto Nazionale per l’Invecchiamento degli Stati Uniti disponibile gratuitamente e scaricabile anche on line (in lingua inglese), che si rivolge principalmente ai caregiver informali e cioè in modo particolare a tutte quelle persone che si trovano a doversi occupare di un famigliare, parente o amico ammalato di Alzheimer. Tra le tante pubblicazioni analoghe diffuse un po’ in tutto il mondo, questa si distingue per l’estrema semplicità nel linguaggio e l’accuratezza e la completezza delle tematiche trattate. Il volume infatti è composto da ben 146 pagine, che coprono gli argomenti più vari, dalle differenze tra le diverse fasi della malattia, all’alimentazione più corretta, fino a tematiche più complesse come il wandering, problema molto sentito negli Stati Uniti (vedi nostra news del 5/05/2010) o più delicate, spesso considerate tabù e quindi pudicamente evitate, come i cambiamenti nelle abitudini sessuali e i problemi di ipersessualità, senza tralasciare alcuni consigli per il benessere del caregiver stesso e altri piccoli suggerimenti pratici su cosa fare, ad esempio, quando la persona affetta da Alzheimer si ammala di malattie “comuni” quali l’influenza o la diarrea. (The New York Times, 14 giugno 2010)

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Farmaci e invecchiamento popolazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

Il progressivo invecchiamento della popolazione non soffia più di tanto sulla spesa farmaceutica pubblica. Così almeno sembra dimostrare uno studio francese che, grazie a un approccio statistico innovativo, indaga gli effetti dei processi demografici sulle dinamiche farmacoeconomiche. La ricerca – commissionata dalla Leem (in soldoni la Farmindustria transalpina) al Collège des economistes de la santé – si impernia su una proiezione delle condizioni di salute della popolazione di età superiore ai 25 anni per calcolarne le ripercussioni sulla spesa farmaceutica pubblica da qui al 2029. Due le constatazioni di partenza: oggi la popolazione sessantenne rappresenta in Francia circa il 20% del totale (in Italia si aggira sul 25%) e la sua speranza di vita cresce in media di due mesi all’anno, grazie ai progressi medico-scientifici. Sulla base di tali assiomi, gli esperti hanno simulato tre differenti scenari: invecchiamento della popolazione fino al 2029 in un quadro epidemiologico invariato rispetto al presente; invecchiamento con età media del decesso invariata, ma progressivo arretramento dell’insorgenza delle principali patologie; infine invecchiamento con doppio arretramento dell’età, al decesso e all’insorgenza delle patologie. Per tutti e tre gli scenari, le simulazioni prevedono un incremento contenuto della spesa, pari a un 1,4% all’anno nel primo scenario, 1,14% nel secondo e 1,7% nel terzo. «Questo studio» è il commento di Christian Lajoux, presidente della Leem «dimostra con una metodologia inedita che l’invecchiamento della popolazione rappresenterà certamente un problema per il sistema previdenziale e quello sanitario, ma non per l’assistenza farmaceutica».

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Quando si comincia ad essere anziani?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

(Centro Maderna) Uno studio dell’Università del Kent ha evidenziato un risultato soprendente: la giovinezza finirebbe a 35 anni, mentre la terza età comincerebbe a 58. Il dato emerge da un sondaggio condotto su 40.000 europei in 21 Paesi da European Social Survey’s e rivela la percezione dell’invecchiamento altrui, molto più veloce rispetto al proprio. Per la maggior parte degli intervistati la terza età arriva uno o due anni prima dei 60 anni, quando molti, fanno notare gli studiosi, si sentono ancora attivi e vitali. “Essere etichettati come troppo giovani o troppo vecchi – spiega lo psicologo Dominic Abrams, uno degli autori della ricerca – è un’esperienza vissuta male dal 63% della popolazione”. Non mancano però le differenze di percezione nei diversi Stati: in Norvegia ci si può sentire giovani fino a 34 anni, in Belgio e Slovenia si arriva fino a 44 anni. Il posto ideale per sentirsi eternamente giovani è Cipro. Per gli abitanti dell’isola si è giovani fino a 52 anni e si diventa vecchi dai 67 anni in poi.

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Alleanza con Atlas Material Testing Technology

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2010

Northbrook, Illinois. Underwriters Laboratories (UL), organismo indipendente e leader mondiale nel settore delle prove e della certificazione in materia di sicurezza, ha stipulato un’alleanza strategica con Atlas Material Testing Technology, leader mondiale negli strumenti per l’invecchiamento atmosferico accelerato e nei servizi di test di invecchiamento atmosferico. Questa alleanza favorisce entrambe le società, aumentandone la capacità di collaudo globale e la competenza nell’esecuzione del processo di invecchiamento accelerato, velocizzando i tempi per i test e la certificazione a beneficio dei produttori che operano nel settore dell’energia solare.  La collaborazione tra le due società ha già portato alla riduzione dei tempi di consegna per una parte dei clienti che ambisce a ricevere il marchio UL per moduli fotovoltaici e apparecchi accessori per impianti di alimentazione. I test in ambiente esterno e di invecchiamento per valutare la longevità di un prodotto costituiscono non solo una componente essenziale per la soddisfazione degli standard prestazionali, ma forniscono ai produttori dati necessari per attestare tale longevità a sostegno delle proprie dichiarazioni in termini di garanzia e rendimento. Tali test riducono i costi associati alle problematiche di post vendita dei prodotti nel mercato.
Atlas(R) è un leader riconosciuto nel settore del collaudo dei materiali, che offre una linea completa di strumenti e servizi per l’invecchiamento atmosferico accelerato e naturale. Atlas Consulting Group assiste i clienti nello sviluppo dei processi migliori per l’invecchiamento atmosferico dei propri prodotti, offrendo, inoltre, corsi di istruzione e formazione in tutto il mondo. Atlas Weathering Services Group dispone di cinque laboratori e 20 sedi di esposizione esterna dediti alla verifica dell’invecchiamento atmosferico in ambiente di laboratorio ed esterno, dislocati in tutto il mondo ed esposti ad una varietà di clima, tra cui quelli desertici, subtropicali, di alta quota e corrosivi.

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Benessere e Abilità Cognitive

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

(Centro Maderna) Questo è il titolo del seminario organizzato dal Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con SIPI, Società Italiana di Psicologia dell’Invecchiamento, e in programma per il 12 e 13 febbraio 2010. Il corso, principalmente rivolto a medici e psicologi (anche specializzandi), presenterà il portfolio di Benessere e Abilità Cognitive (BAC) che, tramite una serie di prove, mira ad offrire una valutazione multidimensionale delle potenzialità dell’individuo, centrata tanto su componenti cognitive che emotive. Verranno analizzati i tre componenti fondamentali del BAC, e cioè la batteria di Accertamento della Memoria negli Adulti (AMA) per la valutazione della memoria, le prove di Comprensione del Testo nell’Invecchiamento (COMP) per la valutazione delle abilità di comprensione di testi, e il Questionario sul Ben-essere e l’Invecchiamento (BEN) per la determinazione del benessere percepito. Il seminario fa parte di un percorso di formazione sul Portfolio Cornaro che prevede altri due incontri che si terranno nei mesi successivi, uno intitolato “Potenziamento della memoria nell’invecchiamento” e un altro “Ben-essere e invecchiamento: risorse e potenzialità”. (Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Psicologia Generale)

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Perchè bere acqua alcalina ionizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

Il nostro organismo, in condizioni normali, è in grado grazie al proprio metabolismo di trasformare tutte le sostanze introdotte con l’alimentazione in elementi adatti alla produzione di energia o necessari per il rinnovamento dell’organismo stesso, eliminando le sostanze dannose o superflue. Attraverso una serie di reazioni chimiche vengono instaurati tutti i processi necessari a mantenere la situazione di equilibrio fisiologico ( esempio la temperatura corporea, attorno ai 37°, o il giusto grado di ph del sangue, pari a 7.4). Tutti gli alimenti che assumiamo hanno una carica acida o basica. Ci sono alimenti acidi come le carni, i formaggi, i grassi di origine animali, le uova,i cereali di ogni tipo, lo zucchero bianco, gli alimenti conservati con additivi chimici , la pasticceria industriale e artigianale, il cacao e cioccolato, le bibite analcoliche, cosi come esistono alimenti alcalini quali per esempio frutta fresca o secca, molti tipi di verdura ed il latte.
Dalle quantità assunte dei diversi tipi di alimenti si avrà un’alimentazione di tipo acido o alcalino, che come tale potrà influire sull’ organismo. Per tanto se introduciamo alimenti eccessivamente acidi questi verranno neutralizzati assorbendo sostanze a carica alcalina presenti nell’organismo.
Bere acqua alcalina ionizzata, tutti i giorni, aiuta l’organismo a mantenere il giusto livello del pH, fornendo al sangue i carbonati necessari a limitare l’acidità: in tal modo, una serie di disturbi e malattie possono essere prevenuti. Le scorie acide vengono eliminate. Le virtù dell’acqua alcalina ionizzata vengono applicate con successo in molti paesi. In Giappone ad esempio, l’acqua alcalina viene utilizzata nella prevenzione dell’artrite e dei reumatismi, contro il mal di testa dopo una sbronza o i disturbi digestivi, per contrastare le allergie, l’asma, l’iper-acidità, l’osteoporosi, l’ipertensione; in altre parole contro molte malattie da civilizzazione. Inoltre, bevendo acqua alcalina ionizzata l’organismo viene aiutato a mantenersi giovane e in forma: infatti, la diminuzione dei bicarbonati e l’accumulo di acidi, determinati da una serie di fattori della vita contemporanea, sono tra i responsabili dell’invecchiamento.

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Alcuni numeri sul diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Nel mondo ci sono più di 170 milioni di diabetici. Questo numero è destinato ad aumentare ad almeno 300 milioni nel 2025, a causa dell’aumento della popolazione, dell’invecchiamento, ma soprattutto come conseguenza dell’assenza di esercizio fisico e di una alimentazione corretta. In Italia almeno due milioni di persone hanno il diabete ed almeno 1 milione non sa di averlo. Di fronte a questi dati, di certo ragguardevoli, si misura l’efficienza di un sistema sanitario che dovrebbe, in primo luogo, privilegiare la prevenzione che va ad investire, necessariamente, altri campi della medicina come quella dello sport e della alimentazione. Ma vi sono anche altre ricadute su affezioni che solo in apparenza si possono dire a se stanti poiché il diabete facilmente porta complicanze che investono altri organi del nostro corpo ed il tutto si riallaccia ad un sistema di equilibri fisici che risultano fortemente alterati nel loro insieme. E non è detto che all’origine di tutto sia il diabete. A monte ben altre insidie si possono celare dietro una emicrania, un mal di pancia o un doloretto che va e viene qui e là del nostro corpo. Su tutto prevale la necessità di una attenta prevenzione e si conclude con efficaci forme riabilitative e nel mezzo vive e vegeta un rapporto tra medico e pazienze che vorremmo più “dialologico” ed introspettivo possibile.
Il diabete meglio definito come diabete mellito, che significa “dolce” è una condizione nella quale il nostro corpo non è capace di utilizzare lo zucchero presente nel sangue (glucosio) e lo accumula alzando la glicemia (che significa zucchero nel sangue). Esistono due forme di diabete; Il diabete di tipo uno: (che di solito colpisce bambini ed adolescenti) nel quale il nostro corpo non è più capace di produrre insulina, e per vivere si ha bisogno di somministrarla con piccole iniezioni. Il diabete di tipo 2 (che di solito colpisce gli adulti, ma l’età media si sta sempre più riducendo) nel quale il nostro corpo produce insulina in modo adeguato e quella che fa viene utilizzata male.
L’iter diagnostico per il diabete mellito. Esso prevede la raccolta della storia familiare e l’osservazione di segni e sintomi; la misurazione del livello glicemico ed un test da carico orale di glucosio. Il controllo glicemico viene eseguito a digiuno e su prelievo venoso. In tali condizioni una glicemia uguale o superiore a 126 mg/dl, in più di una circostanza, conduce ad una diagnosi di diabete mellito. Nel caso di una glicemia compresa tra 110 e 125, si parla di alterata glicemia a digiuno, In quest’ultimo caso è opportuno eseguire un esame chiarificatore: il testi da carico orale di glucosio (Ogtt).

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Antiossidanti contro l’invecchiamento

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

L’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari – Area Integratori Alimentari) segnala che secondo uno studio pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science l’assunzione giornaliera di una combinazione di minerali e antiossidanti ha un ruolo positivo nel processo di invecchiamento dell’epidermide. Lo studio ha coinvolto 60 donne per 12 settimane, randomizzate ad assumere, una volta al giorno, un integratore a base di antiossidanti tra cui la vitamina E, lo zinco e selenio, il coenzima Q10 e glicosaminoglicani oppure un placebo. Dopo le 12 settimane nel gruppo a cui era stato somministrato l’integratore, si riscontrava una significativa diminuzione della ruvidità della pelle e delle piccole rughe, mentre nel gruppo placebo non c’era stata alcuna variazione. Secondo i ricercatori, all’inizio del trattamento, la profondità delle rughe e la ruvidità della pelle erano simili in entrambi i gruppi, ma alla fine delle 4 settimane le differenze erano evidenti. I ricercatori ipotizzano un ruolo positivo del coenzima Q10 nel contrastare il danno ossidativo, la degenerazione del DNA e la distruzione delle fibre di collagene. Anche la vitamina E avrebbe aiutato a ridurre il degrado del collagene, mentre lo zinco e il selenio avrebbero supportato l’enzima antiossidante delle stesse cellule. Infine, i livelli di glicosaminoglicani, molecole di grande importanza biologica in quanto trattengono l’acqua nei tessuti, ma che tendono a diminuire con l’età, venivano ripristinati con l’assunzione orale, aiutando così a migliorare l’aspetto della pelle.

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Mele. Consigli per gli acquisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

La mela ha avuto un posto di rilievo nella nostra cultura, come simbolo di tentazione e istigazione: da Adamo ed Eva, a Biancaneve e la Strega, a Guglielmo Tell e Isacco Newton. Nel mondo ci sono 7000 varieta’ di mele che maturano in climi e tempi diversi. In Italia il periodo di maggior raccolta va da agosto a novembre, per cui e’ meglio mangiarle ora che sono ancora fresche: nei prossimi mesi le troveremo sul mercato ma saranno quelle conservate a bassa temperatura e in atmosfera povera di ossigeno. Un antico proverbio afferma che “una mela al giorno toglie il medico di torno”, in effetti, la mela e’ un concentrato di sostanze benefiche: fibre (per l’intestino e il colesterolo), vitamina C (ossidoriduzioni, sintesi del collagene, distribuzione del ferro), fruttosio (per diabetici e sportivi), potassio (contrazioni muscolari, conduzione nervosa), acido malico (sbianca i denti, protegge dalla carie). La mela svolge anche una moderata azione diuretica. Le mele provengono da coltivazioni tradizionali (uso di fertilizzanti, pesticidi, cere esterne) o biologiche, biodinamiche e da lotta integrata (uso minimo di sostanze chimiche abbinato a tecniche biologiche). Noi consigliamo ovviamente queste ultime anche se sono un po’ piu’ care. Se badiamo al rendimento e’ ovvio che le mele piu’ grandi hanno una maggiore quantita’ di polpa rispetto allo scarto, costituito dal torsolo, e sono quindi piu’ convenienti. Quando invecchia la mela produce un gas, l’etilene, che ha un effetto deleterio sulle altre mele, di qui l’antico detto sulla mela marcia che rovina le altre, e in genere anche su frutta e verdura. Va quindi conservata al fresco e nella spesa al supermercato sarebbe opportuno scegliere quelle che sono tenute a bassa temperatura. Anche in casa e’ preferibile la conservazione in frigorifero. Spesso si trovano mele…. splendenti, tirare a lucido con la cera; il motivo non e’ estetico ma pratico: la cera rallenta l’ossidazione e quindi l’invecchiamento, conservando al frutto un bell’aspetto. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Lotta all’invecchiamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2009

Ognuno di noi è geneticamente programmato per invecchiare più o meno precocemente. Sappiamo poco dei meccanismi che scatenano questo processo, ma per il momento è irreversibile. Possiamo, tuttavia, contenerne i danni se ai tanti problemi correlati vi cerchiamo soluzioni soddisfacenti. Pensiamo alle principali patologie degenerative quali il Parkinson e l’Alzheimer ma anche all’osteoporosi e a quelle infettive come l’Hiv e all’inquinamento fisico (raggi Uva, radiazioni, rumore, ecc.) all’inquinamento atmosferico (ozono, fumo, gas di scarico delle auto, riscaldamento, residui tossici nel terreno e nelle acque),all’inquinamento alimentare (pesticidi, detergenti, acidi grassi, ecc.) e alle infezioni da virus e batteri. Per il prof. Luc Montagnier, co-scopritore del virus dell’Hiv, uno delle corsie preferenziali per la medicina è quella di trovare i meccanismi in grado di controllare lo stress ossidativo e la formazione di radicali liberi. “Ciò sembra possibile non solo praticando un corretto stile di vita, ma anche ricorrendo all’integrazione con nutraceutici in grado di controllare il livello dei radicali liberi, per eliminare i “gap” genetici che predispongono all’invecchiamento precoce alcune persone rispetto ad altre, a dispetto di un identico stile di vita equilibrato.” Da tutto ciò vi è una certezza che va posta in giusta luce: l’essere umano è dotato di un meccanismo di difesa interna alquanto raffinata e che è in grado di riparare taluni danni che vengono dall’esterno. Per farlo ha, tuttavia, bisogno di talune “materie prime” di base che si procura attraverso l’alimentazione o esaltando il ruolo di taluni cibi rispetto ad altri. Il farmaco dovrebbe aggiungersi solo nel momento in cui ci rendiamo conto che il sistema di autodifesa si è inceppato e che non vi sono altre vie percorribili. Affermare, ad esempio, che un “bicchiere di vino, in specie rosso, allunga la vita” è un qualcosa che non proviene unicamente dai detti popolari ma è un dato di fatto scientificamente accertato dal prof. Alberto Bertelli del Dipartimento di Morfologia dell’Università di Milano. Nel vino rosso, infatti, vi è il resveratrolo che ha la proprietà di rallentare la respirazione mitocondriale. Un effetto simile a quello osservabile negli animali in letargo o nelle persone che praticano yoga riuscendo a rallentare al massimo il battito cardiaco e la frequenza respiratoria. Si sa oggi che solo rallentando la respirazione dei mitocondri, vere e proprie centrali energetiche della cellula, si riesce ad evitare la formazione dei terribili radicali dell’ossigeno, alla base di tutti i processi dell’invecchiamento. Più in particolare il resveratrolo rallenta la respirazione mitocondriale attraverso il blocco dei recettori per il coenzima Q. E questo è solo un esempio tra i tanti.

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L’esercizio fisico e i radicali liberi

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

La piccola quantità di queste molecole dannose che viene prodotta grazie a un’attività moderata costante stimola l’organismo a produrre efficaci antiossidanti: lo prova una ricerca del professor Arsenio Veicsteinas, direttore del Centro Ricerche Alta Valtellina, Movimento e Benessere dell’Università di Milano Gli antiossidanti proteggono dall’infarto e dall’invecchiamento, soprattutto però quando li produciamo noi. E’ questo il risultato di una ricerca diretta da Arsenio Veicsteinas, della Facoltà di Scienze Motorie della Statale di Milano, direttore del Centro Ricerche Alta Valtellina, Movimento e Benessere, e medico dello sport alla Fondazione Don Gnocchi, in collaborazione con  gli universitari Rosanna Abbate di Firenze, Marina Marini di Bologna, Michele Samaja del San Paolo di Milano. Se ne è discusso alla conferenza  “Exercise, Aging and Oxidative Stress”, tenutosi a Milano nei giorni scorsi, da Russell Richardson dell’Università dello Utah a Salt Lake City (Usa), che è giunto a conclusioni analoghe. I radicali liberi sono molecole estremamente reattive che danneggiano le cellule e i tessuti, fino a provocarne, se in dosi elevate, danni irreparabili. Generati dall’esposizione ai raggi ultravioletti, alle radiazioni ionizzanti e a svariate sostanze chimiche, i radicali liberi sono considerati i principali responsabili del processo di invecchiamento. Essi in realtà vengono prodotti in maniera autonoma anche dall’organismo sia nel corso della normale respirazione cellulare, sia come arma del sistema immunitario per distruggere microrganismi invasori o cellule danneggiate. In risposta a questa produzione fisiologica di radicali liberi l’organismo sintetizza anche antiossidanti per impedire che provochino danni indesiderati. Purtroppo in alcune situazioni patologiche, come nell’infarto, nell’ictus e nel diabete, la quantità di radicali liberi che si forma eccede le capacità di produzione di antiossidanti dell’organismo, aggravando la situazione. Ora, il gruppo di ricercatori di Veicsteinas ha dimostrato che le piccole quantità di radicali liberi prodotte dall’esercizio fisico purché moderato e continuativo mantiene in efficienza e migliore il sistema di sintesi fisiologica degli antiossidanti. Il gruppo di ratti sottoposti dai ricercatori a un allenamento di moderata intensità per qualche mese è risultato infatti molto più resistente a un infarto cardiaco provocato sperimentalmente proprio grazie agli effetti protettivi delle difese antiossidanti indotte proprio dall’esercizio. Lo studio di Richardson ha dimostrato come la somministrazione di antiossidanti al soggetto anziano sedentario permetta di migliorare alcuni parametri fisiologici, ma che il miglioramento è più sensibile quando gli antiossidanti sono prodotti dal corpo grazie alla pratica costante di un esercizio fisico moderato.

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