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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘investimenti’

I deputati approvano 2,5 miliardi di euro in investimenti UE per la cultura

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2021

Bruxelles. Il Parlamento ha adottato mercoledì in via definitiva il programma “Europa Creativa”, che rappresenta il più grande investimento UE di sempre a sostegno dei settori culturali e creativi.Il programma, che disporrà di un bilancio quasi raddoppiato rispetto al periodo 2014-2020, investirà 2,5 miliardi di euro settori culturali e creativi dal 2021 al 2027 (rispetto agli 1,4 precedenti), riconoscendo cosi l’importanza della cultura nel continente, per aiutare il settore a riprendersi dalla pandemia COVID-19. Oltre a un aumento dei fondi, i deputati hanno chiesto e ottenuto maggiore attenzione sull’inclusione e l’uguaglianza di genere, così come un sostegno speciale per la musica contemporanea e dal vivo (che sono tra i settori più colpiti dalla pandemia), e tassi di cofinanziamento più alti per i progetti su piccola scala. Nei negoziati con il Consiglio, i deputati sono anche riusciti a includere l’obbligo di promuovere il talento femminile e sostenere le carriere artistiche e professionali delle donne, poiché ancora sottorappresentate nelle posizioni decisionali delle istituzioni culturali, artistiche e creative.

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Infrastrutture strategiche: positiva la crescita di investimenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2021

“Il monitoraggio 2020 degli interventi conclusi o avviati lo scorso anno segna un aumento positivo di risorse. Inoltre nonostante le difficoltà provocate dalla pandemia anche nel 2020 prosegue la crescita della spesa per gli investimenti. Anche se, a causa dell’emergenza Covid-19, il numero dei bandi di gara per le opere pubbliche si è contratto (-8,2% nel primo semestre e -4,5% nel secondo semestre) tuttavia gli importi nella seconda metà dell’anno sono aumentati in maniera significativa: +32,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un importo complessivo di 30.376 milioni. Inevitabilmente, c’è stata una riduzione delle attività da parte degli enti territoriali e dei Comuni come stazioni appaltanti, un fenomeno ascrivibile alla crisi pandemica. Mentre nel 2020 RFI è stata la prima stazione appaltante con 410 bandi e 13,8 miliardi di euro di importo. Siamo soddisfatti.” Lo dichiara la presidente della Commissione Ambiente e lavori pubblici, Alessia Rotta (Pd), “Il Paese sta ponendo sempre maggiore attenzione alle infrastrutture, avviando un’importante fase operativa e di spesa dopo la flessione del triennio 2016-2018”. “Constatiamo positivamente che sono aumentate anche le infrastrutture prioritarie ultimate o in programmazione non solo al Centro-Nord, ma anche al Sud e nelle Isole che riguardo agli importi di gara hanno registrato un aumento del +50,6%, dai 9,2 miliardi del 2019 a 13,8 miliardi. Grazie ai decreti “sblocca cantieri” e “semplificazioni” sono state avviate anche 60 opere dal costo complessivo di 78,7 miliardi, una spinta importante per l’economia nazionale. Nei prossimi mesi sarà importante anche lavorare per ridurre i tempi lunghi di realizzazione delle grandi opere, le cui cause sono da individuare nella fase preliminare delle autorizzazioni pre gara e certificativa post gara. Assieme alle risorse stanziate, una buona programmazione è elemento essenziale per la buona riuscita del processo – conclude Rotta – ed in questo assume un rilievo enorme la qualificazione delle stazioni appaltanti. I dati confermano che è aumentato di circa 3 volte il numero delle gare aggiudicate e bandite e che i tempi medi sono stati notevolmente ridotti da 358 gg a meno di 7 mesi. E’ necessario quindi dare piena applicazione al codice dei contratti pubblici soprattutto negli aspetti maggiormente innovativi e di semplificazione.”

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Aumentare, non sostituire, l’intelligenza umana negli investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 maggio 2021

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Nella gestione degli investimenti, il sapere è tutto. In un’epoca caratterizzata da informazioni istantanee e comunicazioni aziendali regolamentate, è raro ottenere un vantaggio negli investimenti scoprendo qualcosa su un’azienda o sull’economia prima del mercato. Tuttavia, l’enorme aumento del volume di dati e della potenza di calcolo permettono oggi di acquisire un simile vantaggio tramite un’interpretazione più rapida e accurata delle informazioni.Estrapolando informazioni puntuali e ricorrenti dalle grandi quantità di dati prodotti dall’attività umana, è possibile acquisire una migliore comprensione di trend come l’evoluzione del sentiment nei confronti di un titolo o dei comportanti di consumo. Questo risultato si ottiene attraverso diverse forme di analisi dei dati, le più avanzate delle quali sono l’apprendimento cognitivo e le capacità di risoluzione dei problemi dell’intelligenza artificiale.Con la gestione attiva nel proprio DNA, Columbia Threadneedle Investments adotta uno specifico approccio in questo campo, mettendo la potenza di calcolo nelle mani dei suoi gestori di portafoglio per consentire loro di analizzare dati non strutturati e acquisire una migliore comprensione delle vicende di un’azienda. Quasi tre anni fa, la società ha creato un team di scienza dei dati dedicato non solo a raccogliere dati in modo più efficiente, ma anche ad estrarre da essi nuove conoscenze. L’IA è solo uno dei tanti strumenti nel suo arsenale, ma uno strumento molto potente per trovare schemi ricorrenti e anomalie.Il modo in cui una società di gestione patrimoniale decide di sfruttare l’IA dipende dal suo stile d’investimento. In Columbia Threadneedle Investments l’IA è chiamata “intelligenza aumentata”, essendo utilizzata come una fonte supplementare di informazioni che aiuta i gestori di portafoglio a prendere decisioni d’investimento.L’IA, specialmente l’apprendimento automatico, si è sviluppata rapidamente in campi come l’elaborazione del linguaggio naturale e il riconoscimento delle immagini, ma le manca l’”intelligenza generale” tipica degli esseri umani, che serve per capire la natura complessiva di un’azienda.Nel nostro gruppo investimenti abbiamo un team di scienza dei dati che aiuta a estrarre informazioni da diverse fonti di dati, in particolare quelle che gli analisti stessi hanno difficoltà a manipolare, ad esempio set di dati non strutturati o di grandi dimensioni. Sviluppiamo anche processi per estrarre informazioni in modo molto più efficiente, dando agli analisti più tempo di concentrarsi sull’analisi piuttosto che sulla raccolta di dati.Le informazioni che raccogliamo, anche attraverso l’uso dell’IA, forniscono conoscenze che aiutano il team a produrre idee d’investimento. Il nostro approccio all’investimento è sempre lo stesso. Tuttavia, l’analisi dei dati permette ai nostri team d’investimento di acquisire maggiori conoscenze in modo più efficiente.Questo modo di utilizzare l’IA – come parte di un più ampio arsenale di strumenti di analisi dei dati – riflette la natura di Columbia Threadneedle Investments quale società di gestione patrimoniale attiva, in cui i gestori di portafoglio utilizzano l’analisi fondamentale per identificare imprese growth di alta qualità. In una società di gestione patrimoniale specializzata maggiormente nell’analisi quantitativa, è probabile che l’IA abbia un ruolo più centrale nelle decisioni relative agli investimenti.Ci sono diversi esempi di come abbiamo impiegato l’IA per assistere i gestori di portafoglio. Ad esempio, l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), un ramo dell’apprendimento automatico, è stato utilizzato per identificare mutamenti del sentiment nei confronti di determinate aziende a partire dai feed dei social media o dalle relazioni finanziarie delle società.Abbiamo utilizzato l’NLP per l’analisi del sentiment, cercando di capire come inferire l’evoluzione del sentire dei consumatori nei confronti dei brand dai dati dei social media. Ciò assicura ai nostri analisti maggiori informazioni sui settori e sulle società di cui si occupano. Questo, a sua volta, può fornire, o meno, conoscenze che influiscono sulle loro raccomandazioni. È un’altra fonte di informazioni che gli analisti possono utilizzare.Oltre all’analisi degli investimenti, Columbia Threadneedle Investments sfrutta l’IA per migliorare la costruzione dei portafogli, avvalendosi di algoritmi di ottimizzazione. Nel campo dell’analisi degli investimenti, tuttavia, la possibilità che l’intelligenza delle macchine sostituisca quella umana, anziché aumentarla, rimane un’eventualità remota. L’IA è solo uno dei tanti strumenti nell’arsenale della scienza dei dati.In effetti, in Columbia Threadneedle Investments sono i gestori di portafoglio e gli analisti d’investimento che dettano l’uso dell’IA, impiegandola per valutare più accuratamente il vantaggio competitivo di una società, così come eventuali mutamenti del sentiment verso il titolo o i suoi prodotti. A fronte di una potenza di calcolo sempre maggiore e della crescita esponenziale della quantità di dati, l’importanza della scienza dei dati negli investimenti sembra inevitabilmente destinata ad aumentare. Questo significa forse che i team di gestione del portafoglio faranno crescente ricorso all’IA per l’analisi degli schemi ricorrenti? Via via che gli analisti acquisiscono familiarità con alcuni di questi strumenti e tecniche e con le loro efficienze, sarà sempre più importante prenderli in considerazione, ma non è solo una questione di tecniche; è il volume di dati che desta maggiore stupore. Tutti si lasciano prendere dall’entusiasmo per l’apprendimento automatico e l’IA, ma sono la quantità e la qualità dei dati a fare la maggiore differenza.

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Investimenti imprese agricole

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

“La possibilità di cedere il credito di imposta per spese di investimento in beni materiali e immateriali nuovi, previsto con la misura Transizione 4.0, estesa all’agricoltura nella Legge di Bilancio 2020, rappresenta un volano ulteriore per l’innovazione delle nostre imprese del comparto primario. Ringraziamo i senatori M5S per aver sostenuto la nostra proposta emendativa al Dl Sostegni che, ci auguriamo, diventi presto legge”. Lo dichiara il deputato Paolo Parentela (M5S) alla luce dell’approvazione della cessione del credito d’imposta avvenuta in Commissione Finanze e Bilancio a Palazzo Madama. “Questa novità – prosegue – permetterà alle imprese agricole e alimentari di effettuare investimenti ulteriori, con maggiore serenità. A dare ovviamente maggiori indicazioni al comparto primario sarà la relativa circolare esplicativa ma quello raggiunto oggi è un risultato molto importante e determinante per raggiungere l’innovazione tecnologica che ci guiderà nella transizione ecologica” conclude.

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PNRR, USB: azzerata la Ricerca Pubblica, investimenti solo sulle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

La lettura del PNRR, che andrebbe meglio indicato come il piano di restaurazione nazionale della ricerca baronale e asservita all’impresa, altro non è che la riproposizione di politiche già viste, ma con le risorse e la determinazione che precedenti governi non avevano avuto.Qualsiasi misura è rivolta a favorire lo sviluppo tecnologico e l’innovazione nell’impresa. Le stesse istituzioni pubbliche della ricerca, atenei ed EPR, vengono messe totalmente al servizio della ricerca privata. Siamo di fronte al progetto di totale estinzione della ricerca pubblica rivolta al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Non è bastata l’esperienza della pandemia che stiamo pagando carissimo, prima di tutto per una sanità tagliata, privatizzata e regionalizzata, e poi perché ostaggio delle industrie farmaceutiche e dei loro brevetti su vaccini realizzati peraltro con l’importante sostegno di fondi pubblici. Esempio chiarissimo di come la ricerca privata non abbia mai ricadute positive per la popolazione. Si insiste sulla strada che ci ha portato allo stato attuale. Si insiste, così come nel caso della PA, nell’identificare la Ricerca come strumento per aumentare competitività e profitti per l’impresa. Solo 1,8 mld sembrerebbero destinati alla ricerca (PRIN e giovani ricercatori) ma sono talmente limitati nel tempo che danno la misura dell’assenza di prospettiva della missione 4 sulla ricerca del PNRR.Ancora una volta la miopia del profitto prevale sulla prospettiva del progresso.Non serve essere addetti ai lavori per comprendere come nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non emerga alcuna idea di come rilanciare, riorganizzare, ristrutturare la Ricerca, ma solo quella di distribuire fondi all’impresa.Riteniamo che questo piano, e lo diciamo in questo caso da lavoratori della Ricerca Pubblica, non serva pressoché a niente per la ricerca e ribadiamo che la sola maniera di rilanciarla è quella di aumentare gli stanziamenti, in particolare sul finanziamento ordinario degli EPR, dotare il settore ricerca ed università di un comparto di contrattazione che li renda attrattivi riconoscendogli le indiscutibili peculiarità, abolire l’agenzia nazionale per creare una vera governance presso la presidenza del consiglio e incentivare la ricerca di base, per uno sviluppo del sapere.Questo serve alla Ricerca e al Paese, questo è quello che manca totalmente nel PNRR.USB continuerà e rilancerà l’iniziativa per difendere la Ricerca Pubblica, quella che guarda alla committenza sociale. Quella che non considera normali centinaia di morti al giorno. Quella ricerca che non sta in questo PNRR.

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Istruzione: la Commissione istituisce un gruppo di esperti per intensificare gli investimenti nell’istruzione in tempi di COVID-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

Il gruppo di esperti sugli investimenti di qualità nell’istruzione e nella formazione, istituito dalla Commissaria Gabriel nel febbraio 2021, si è riunito oggi per la prima volta. I 15 esperti, selezionati tra quasi 200 candidati, individueranno politiche in grado di migliorare efficacemente i risultati dell’istruzione e della formazione, oltre all’inclusività e all’efficienza della spesa.Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “La pandemia di COVID-19 ci ha dimostrato quanto siano critici gli insegnanti, le scuole e le università per la nostra società. Oggi abbiamo l’occasione di ripensare il settore dell’istruzione e della formazione dell’UE e di rimetterlo al centro delle nostre economie e società. Abbiamo pertanto bisogno di chiarezza e di dati solidi su come investire al meglio nell’istruzione. Sono fiduciosa che questo gruppo di esperti aiuterà la Commissione e gli Stati membri a costruire sistemi di istruzione e formazione più robusti, resilienti ed equi rispetto al passato.” Il gruppo si concentrerà sulla qualità di insegnanti e formatori, infrastrutture educative e istruzione digitale. La valutazione basata su dati concreti aiuterà la Commissione e gli Stati membri a trovare soluzioni innovative e intelligenti alle attuali sfide nel settore dell’istruzione. Tali lavori sono fondamentali per conseguire una ripresa sostenibile e completare la transizione a un’Europa verde e digitale. Il gruppo di esperti è stato istituito nella comunicazione sulla realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025 con lo scopo di mantenere l’attenzione sugli investimenti nazionali e regionali e migliorarne l’efficacia. Una relazione intermedia sarà presentata alla fine del 2021 e una relazione finale alla fine del 2022. Ulteriori informazioni sono disponibili online.

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Investimenti in sanità priorità assoluta per il 93,2% degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

A oltre un anno dallo scoppio della pandemia da Covid-19, una parte degli italiani ritiene che non sia ancora stata impressa la spinta necessaria per segnare un cambio di passo al Servizio Sanitario Nazionale. Secondo uno studio Censis, infatti, oltre il 40% degli italiani – pensando al ritorno alla situazione ordinaria – non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze. La quasi totalità della popolazione (93,2%) ritiene prioritario che siano investite maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato.Gli italiani hanno idee ben chiare anche su come dovrebbero essere allocate queste risorse. L’esperienza che ha segnato il nostro Paese e il mondo intero nell’ultimo anno ha fatto comprendere quanto sia importante essere preparati di fronte alle emergenze. Il 91,7% dei cittadini ritiene che bisognerebbe dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come dalle patologie. Quasi all’unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. Un ulteriore aspetto che secondo i cittadini non potrà mancare nella sanità del futuro è infine il digitale: il 70,3% ritiene necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.Un’inversione di rotta è quanto mai urgente, considerato che la sanità “sospesa” tornerà presto a premere significativamente sul Servizio sanitario, essendovi stati 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%), 700 mila ricoveri di medicina interna in meno (-70%) e 3 milioni di screening oncologici in meno (-55%) nel 2020 rispetto all’anno precedente. Maggiori investimenti nella sanità sono necessari anche nel lungo periodo, considerando che tra 20 anni gli over 64 costituiranno un terzo del totale della popolazione del nostro Paese e assorbiranno il 66% della spesa sanitaria pubblica.Dopo un lungo periodo di razionalizzazione della spesa, nell’ultimo anno si è assistito a un aumento consistente dei finanziamenti per la sanità (+5,6 miliardi di euro), che sono destinati a incrementare ulteriormente grazie alle risorse messe appositamente a disposizione della salute attraverso il Next Generation EU. Si tratta di un’opportunità che è doveroso cogliere, al fine di ridefinire il Servizio Sanitario del futuro.Proprio per questo nasce il progetto I Cantieri per la sanità del futuro, promosso da Censis in collaborazione con Janssen Italia. Partendo dall’ascolto delle Sanità regionali, responsabili di gestire il servizio per i cittadini, l’iniziativa si propone di individuare le azioni utili per dare risposte concrete alle esigenze degli italiani, sia nelle emergenze che nella situazione ordinaria. Attraverso un’analisi specifica di alcune regioni – Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia – il progetto si propone di individuare quali cantieri aprire oggi per avere un sistema Salute più efficiente, efficace e sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino e della società per come è oggi e per come sarà nel futuro, considerando aspetti come composizione demografica, cronicità, prevenzione ed assistenza. Una sfida che deve vedere la massima collaborazione possibile tra tutti i soggetti del sistema Salute, siano essi pubblici o privati.

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Il PE adotta il programma InvestEU per gli investimenti strategici e innovativi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

Con 26 miliardi di euro (a prezzi correnti) accantonati come garanzia nel bilancio UE, InvestEU dovrebbe mobilitare 400 miliardi di euro da investire in tutta l’Unione nel periodo dal 2021 al 2027. Il nuovo programma fa parte del pacchetto di ripresa Next Generation EU da 750 miliardi di euro e promuoverà investimenti strategici, sostenibili e innovativi oltre ad affrontare le difficoltà di liquidità del mercato, le situazioni di investimenti non ottimali e le carenze di investimenti in settori specifici.InvestEU sosterrà gli investimenti strategici nella fabbricazione di prodotti farmaceutici, dispositivi medici e forniture – cruciali in una pandemia – così come la produzione di tecnologie, di componenti e dispositivi dell’informazione e della comunicazione.Il programma finanzierà anche quei progetti sostenibili che possono dimostrare il loro impatto positivo ambientale, climatico e sociale. Tutti i progetti finanziati dovranno tener conto del principio del “non arrecare un danno significativo”, ovvero non devono influire negativamente sugli obiettivi ambientali e sociali dell’UE.Inoltre, i deputati hanno ottenuto che InvestEU contribuisca al raggiungimento dell’obiettivo che prevede di destinare almeno il 30% dei fondi UE agli obiettivi climatici da qui al 2027 e fornisca sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) colpite dalla pandemia e a rischio di insolvenza.Gli investimenti in tutta l’Unione europea, che dovrebbero complessivamente ammontare a 400 miliardi di euro, saranno destinati ai seguenti obiettivi:
infrastrutture sostenibili: circa il 38%, ricerca, innovazione e digitalizzazione: 25%. PMI: circa il 26%. investimenti sociali e competenze: circa l’11%. Inoltre, il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), che contribuirà all’attuazione del programma InvestEU, riceverà ulteriori 375 milioni di euro.

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Sostenere l’economia e realizzare politiche d’investimento

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

“La gravità della crisi in corso è sotto gli occhi di tutti. È giusto continuare a prendere, sia a livello nazionale che europeo, tutti i provvedimenti necessari per sostenere l’economia, supportando famiglie e imprese.In questa logica è estremamente importante la decisione assunta dalla Commissione Europea, ed annunciata dal Commissario Gentiloni, di sospendere le regole del Patto di stabilità anche per il 2022.Il lavoro che stiamo facendo, attorno al Next Generation EU e a tutti gli altri fondi europei, rappresenta l’occasione di dar vita ad un vero piano industriale per il Paese, attraverso il quale realizzare politiche di investimento e crescita, anche in una logica di transizione ecologica, che, nel medio termine, ci possano far rientrare agevolmente del debito contratto per contrastare la pandemia”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Investimenti: nasce Sterlina-Oro.info

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

Nel panorama del mercato dell’oro nasce un nuovo portale di informazione finanziaria, raggiungibile all’indirizzo http://www.sterlina-oro.info.
Si tratta di un portale interamente dedicato a chi si avvicina per la prima volta al mondo degli investimenti in oro o a chi già opera in questo campo e vuole avere un’informazione più approfondita sull’argomento.In Italia, per esempio, la sterlina in oro è uno dei modi più utilizzati per investire nel metallo giallo, in quanto moneta a corso legale e conosciuta in tutto il mondo.Sul sito si trovano tutta una serie di nozioni che spiegano dettagliatamente le caratteristiche delle monete e dei lingotti d’oro e varie informazioni su come difendersi dalle trappole e sui migliori trader del settore.Il portale è stato realizzato grazie ad un’idea di Lorenzo Bellatti, un esperto con grande esperienza negli investimenti in oro, avendo operato nel settore dal 2008 al 2019 come amministratore di tre aziende del settore.L’obiettivo del fondatore del sito è contrastare la pseudo informazione alimentata da alcuni operatori scorretti che, per accaparrarsi più clienti, pubblicano notizie e prezzi non inerenti alla realtà.I punti di forza del portale sono la correttezza delle informazioni. Non si tratta di un portale di compravendita quindi, e le informazioni sui prezzi sono vere e disinteressate.Inoltre è lo stesso Bellatti che risponde personalmente via email a tutte le richieste sull’argomento e offre consulenza su come difendersi dalle trappole commerciali degli operatori scorretti.Un altro aspetto positivo è rappresentato dalla pubblicazione del prezzo dell’oro in tempo reale, con grafico delle ultime 24 ore.Il sito propone anche informazioni legali e fiscali: gli operatori devono essere autorizzati dalla Banca d’Italia e sono tenuti ad una serie di adempimenti anche a garanzia dell’utente finale.Con la pandemia e la conseguente crisi economica il prezzo dell’oro ha raggiunto il suo record storico superando i 50 euro al grammo. Questo ha portato ad un aumento degli scambi presso le strutture autorizzate, che nonostante il lockdown del 2020, sono riuscite a recuperare la perdita e in alcuni casi anche a chiudere i bilanci con un discreto utile d’esercizio.Per questo l’oro, per alcuni analisti, è il bene più liquido che esista, spesso equiparato ad una moneta ma più sicuro.

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Investimenti in Smart building in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Ha superato gli 8 miliardi di euro il volume complessivo di investimenti in Smart building in Italia nel 2019, ma solo 2 miliardi – relativi al 25% degli interventi effettuati – hanno riguardato soluzioni effettivamente smart, capaci cioè di trasformare o dotare un edificio di “intelligenza” e autonomia di gestione: una cifra ancora limitata dovuta alla scarsa consapevolezza dei concreti vantaggi che questo tipo di edifici può assicurare ai suoi occupanti in termini di risparmio energetico e sicurezza, salute e benessere, e tuttavia destinata a crescere significativamente nel prossimo decennio, una volta superata la crisi da Covid19. Sono alcune delle evidenze contenute nello Smart Building Report 2020 redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla seconda edizione e presentato questa mattina. L’analisi – condotta come sempre in collaborazione con le molte aziende partner e incrociando i dati di varie fonti con un buon numero di interviste a operatori del settore – vuole fotografare lo stato dell’arte degli Smart Building in Italia, in particolare in tema di servizi offerti agli utilizzatori, che in prospettiva dovranno essere sempre più integrati e interattivi. Un fenomeno certamente molto interessante agli occhi del mercato, che però sembra non averne ancora colto appieno il valore.Nel Report si dà conto di diversi temi: dallo sviluppo dello Smart Readiness Indicator-SRI (l’indicatore che misurerà il grado di “smartness” di un edificio in modo omogeneo in tutta Europa) all’evolversi della normativa, alla buona accoglienza del Superecobonus, che rappresenta tuttavia solo l’inizio di un necessario percorso di riqualificazione del parco immobiliare italiano, da sostenere con una campagna di informazione che spieghi chiaramente quali vantaggi tangibili ne derivano. Ancora, lo studio evidenzia nel medio-lungo periodo il ruolo delle startup, destinate a influenzare le strategie di innovazione e i modelli di business. Lo Smart Building – ad uso sia privato che pubblico: abitazioni, uffici, centri commerciali, banche, ospedali, hotel – è dunque un ecosistema in grado di offrire diversi servizi suddivisi in sei aree: Energy, Safety, Security, Comfort, Health, General services. Tornando ai 2 miliardi di investimenti effettivamente in ottica smart, la parte del leone (75%) la fanno i Building devices&solutions (le tecnologie di generazione di energia, di efficienza energetica e che garantiscono il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti), mentre il restante 25% è ripartito in modo omogeneo tra Automation technologies (13%), la sensoristica finalizzata alla raccolta dati, e Piattaforme di gestione e controllo (12%), i software che queste informazioni raccolgono, elaborano e analizzano grazie a strumenti di comunicazione (Connectivity) che ne permettono il passaggio. All’interno dei Building devices&solutions, che nel 2019 valgono il 69% degli investimenti totali (5,5 miliardi di euro su 8,2), il settore energetico continua a fare da traino (3 miliardi, pari al 55%), primato che si conferma anche nelle soluzioni più propriamente smart (800 milioni su 1,5 miliardi, cioè il 53,2%) a riprova di come l’efficientamento energetico e la produzione da fonti di energia rinnovabile siano ancora le tematiche preponderanti. I restanti 2,5 miliardi di investimenti totali sono suddivisi tra comfort (25%, 1,3 miliardi) e sicurezza (20%, 1,1 miliardi), mentre è ancora marginale (0,3%) il ruolo delle tecnologie legate alla salute.
Ma quali sono gli sviluppi attesi nei prossimi 5 anni? “Molto dipenderà dall’andamento del mercato immobiliare – spiega Frattini -: il rinnovamento del parco tecnologico e la penetrazione di tecnologie smart, oggi non ancora sufficientemente diffuse, sono strettamente correlati allo sviluppo del comparto edilizio, che in Italia è molto più vecchio rispetto alla media europea. La realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di quelli esistenti, comprese le riqualificazioni di alcune aree dismesse, sono infatti al centro delle principali modifiche urbanistiche che molte città italiane vareranno nel prossimo decennio, interventi che fungeranno da traino al mercato degli Smart building”. Considerando una serie di variabili (impatto del Covid19, maturità del comparto tecnologico, sviluppi normativi, incentivi fiscali, propensione all’adozione da parte del mercato) l’E&S Group ha costruito da qui al 2025 tre differenti scenari che coinvolgono in maniera diversa ciascuna tecnologia. Ad esempio, nel suo complesso il settore Energy risentirà negativamente degli effetti della pandemia, ma le pompe di calore al contrario potrebbero avere un incremento dei volumi del 74% nello scenario moderato e arrivare fino a 3,3 miliardi di investimento in più in quello accelerato, grazie agli obiettivi vincolanti del PNIEC e alla maggiore penetrazione nei settori residenziale e terziario. Ancora, sia il comparto delle Automation technologies che quello delle piattaforme di controllo e di gestione risentiranno in maniera più contenuta della crisi pandemica: dopo lo stallo dello scorso anno, si stima che il volume di investimenti nello scenario moderato registrerà una crescita media del 16% annuo. Il mercato della sensoristica e degli attuatori si attesterà intorno a 2,7 miliardi di euro nel 2025, invece le piattaforme di raccolta, elaborazione e analisi dei dati acquisiti raggiungeranno i 2,5 miliardi.

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Investimenti sostenibili, perché stanno crescendo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. Su uno degli ultimi voli che ho preso prima della pandemia, atterrando a Milano, mi aspettavo di sentire la solita frase: “Last year 90% of our flights arrived on time”. Con mia sorpresa invece l’assistente di volo ha pronunciato una frase diversa: “With our flight you contributed to decrease the emission of CO2 by 20%”. Sebbene l’intento di un simile annuncio potrebbe celare una semplice strategia di marketing, questa vicenda ci dice molto su quali siano le preoccupazioni principali dei nostri tempi (Covid a parte). Ricordare al cliente che il suo impatto ambientale è stato “inferiore di quello che sarebbe stato volando con una compagnia concorrente” rappresenta un messaggio volto a soddisfare il consumatore in modo nuovo: non si pensa solo a “risparmiare tempo e denaro”, ma all’interesse altrettanto egoistico (e legittimo) di ridurre il proprio impatto sul pianeta. Con l’arrivo della pandemia e della recessione, il 2020 avrebbe potuto portare con sé un rallentamento degli investimenti sostenibili da parte delle aziende e dei governi che necessitano di far fronte a nuove emergenze e priorità. Tuttavia, anche in questa situazione imprevedibile, abbiamo assistito a una continua e inesorabile spinta verso la transizione ecologica, un processo a detta di alcuni, ancora non sufficientemente profondo per ridurre i rischi, ma ormai in moto. Questo fatto emerge chiaramente analizzando le attività degli attori coinvolti a vario titolo nella transizione verso un modello economico più sostenibile. Nel 2020 governi e regolatori hanno continuato a prendere azioni decisive per ridurre il riscaldamento globale, spesso nell’ambito dell’accordo di Parigi. Sul fronte investimenti abbiamo visto sviluppi importanti della EU Taxonomy, un protocollo che mira a standardizzare la disclosure e a facilitare la due diligence di investimenti sostenibili. La Cina, il maggior consumatore di risorse energetiche fossili al mondo, ha annunciato a sorpresa di voler diventare Carbon neutral entro il 2060, cominciando a ridurre le proprie emissioni già a partire dal 2030. Il grafico mostra la crescita esponenziale delle revisioni delle politiche su tematiche ambientali dal 1972. Una traiettoria che non che non si è inclinata neppure di fronte alla pandemia.
Per gli investitori il 2020 ha rappresentato un anno record per l’aumento di masse di prodotti sostenibili, raccogliendo, secondo le stime dell’Investment Association, 7 triliardi di dollari nei primi 3 trimestri del 2020, più che triplicando i 1.9 triliardi del 2019. Il flusso dei capitali verso le aziende più virtuose e resistenti a rischi ambientali è un trend in forte crescita che sembra praticamente inarrestabile, anche a causa dello sviluppo della regolamentazione.

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2020: un anno positivo per gli investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2020

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Sui mercati abbiamo sicuramente vissuto un anno particolare, a tratti difficile, ma che tutto sommato possiamo definire positivo per gli investimenti, con tutte le linee Moneyfarm che chiudono con il segno più davanti, preservando i rendimenti accumulati durante lo scorso ciclo. Anche se oggi questo esito può sembrare scontato, non lo era affatto qualche mese fa, quando la reale portata dell’emergenza era ancora ignota e siamo stati chiamati a compiere scelte impegnative per proteggere il capitale degli investitori, fronteggiando un’incertezza senza precedenti nella Storia recente.Siamo entrati nel 2020 alla fine di un ciclo di espansione durato 12 anni, un periodo che ha dato enormi soddisfazioni agli investitori che avevano partecipato ai mercati e che un anno fa, di questi tempi, celebravamo come il “mercato toro” più duraturo di sempre. Il ciclo cominciava, tuttavia, a mostrare alcuni segnali di maturità, con la profittabilità di molte asset class che sembrava limitata e la volatilità in crescita negli ultimi mesi dell’anno a causa di notizie che mettevano in dubbio le prospettive di crescita dell’economia. Questa situazione ci aveva già portati a ridurre il rischio dei portafogli nella seconda metà del 2019, una scelta che ha aiutato i nostri portafogli ad essere più resilienti nelle settimane della crisi. Quando, nei primi mesi dell’anno, hanno cominciato a diffondersi le notizie sull’epidemia, i mercati, così come le autorità mondiali, hanno sottovalutato il problema. Fino a che la situazione è esplosa a livello globale. Per oltre un mese si è ritenuto che il virus potesse essere confinato nella città di Wuhan, un’idea che oggi sembra assurda, ma che ben ci aiuta a ricostruire il livello di incertezza che ha contraddistinto quei giorni. Quando si sono cominciati a registrare i primi casi in tutto il mondo, la reazione dei mercati è stata violentissima: non possiamo dimenticare che, per alcune settimane a marzo, ci siamo trovati con la sgradevole sensazione di trovarci di fronte a un ventaglio di scenari davvero molto ampio e decisamente non tutti migliori di quello che poi effettivamente si è verificato. Quella a cui abbiamo assistito a marzo è stata una delle correzioni più violente della Storia recente dei mercati finanziari. Bisogna però ricordare che i mercati sono rimasti liquidi e che le negoziazioni sono continuate anche nei giorni più difficili, in cui abbiamo agito per alleggerire i portafogli di alcune delle asset class più rischiose. Quella di marzo è stata una prova interessante per strategie come la nostra, che utilizzano gli ETF per costruire la propria allocazione: questi strumenti si sono dimostrati liquidi anche in una situazione di mercato estrema, permettendoci di operare con sicurezza. L’intervento della Federal Reserve, che ha agito con un tempismo senza precedenti abbassando i tassi e aprendo nuovi canali di liquidità è stato provvidenziale. In poche settimane il bilancio del prestatore di ultima istanza americano (e globale, a tutti gli effetti) si è espanso del 70%, di ben tre trilioni di dollari. Più incerta è stata la risposta in Europa, dove alcuni errori di comunicazione della Bce hanno contribuito a gettare i mercati nel panico, prima che Francoforte facesse frettolosamente marcia indietro, seguendo in grande stile l’esempio della Banca Centrale Americana. In ogni caso, anche da questa sponda dell’Atlantico, l’intervento è stato massiccio, con il bilancio della BCE ormai pari al 60% del PIL europeo (prima del Covid era intorno al 40%). Macro-trend di cambiamento industriale ed evoluzione dei comportamenti di aziende e consumatori hanno indicato la direzione portando i mercati, per il momento, fuori dalla crisi. Ora che siamo all’inizio di un nuovo ciclo economico e, forse, finanziario bisogna chiedersi in che direzione andranno i mercati. Nel medio periodo prevediamo che restino ancora rilevanti i fattori macroeconomici di base: abbondanza di liquidità, tassi bassi e inflazione sotto controllo. Questo nuovo ordine economico che si è costruito negli ultimi dieci anni è stato in qualche modo testato dall’evento della pandemia e continuerà a esserlo, ma siamo convinti che, se la politica farà le mosse giuste, nel medio termine l’economia globale saprà ancora generare sviluppo e progresso e gli investitori potranno contribuire e beneficiarne investendo sui mercati finanziari. (abstract http://www.moneyfarm.com)

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Recovery plan ed investimenti al Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

“Le risorse del Recovery Plan possono essere utili al Sud innanzitutto per colmare il divario infrastrutturale con le regioni del nord, ma soprattutto per intercettare gli eccezionali flussi commerciali che si riversano da anni nel Mediterraneo senza che l’Italia ne riesca a trarre beneficio. Il Sud deve essere l’acceleratore dell’economia italiana, anche per i suoi più ampi margini di crescita portando nel Mezzogiorno quegli investimenti tali da creare sviluppo, occupazione e gettito fiscale. Su questa prospettiva offriamo da subito la nostra collaborazione. Affinché il Sud – soprattutto in questa fase di depressione economica – può essere locomotiva per il rilancio e lo sviluppo e per questo occorre attenersi scrupolosamente ai criteri generali di impiego dei fondi stabiliti da Bruxelles che li destinano alle zone svantaggiate e con più alto tasso di disoccupazione”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenendo alla trasmissione ‘Coffee Break’ su La7.

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Vaccini, ricerca, cure e investimenti: l’Europa della salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Venerdì 20 novembre, ore 9:50-12:30 All’evento, organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e con il Corriere della Sera, si confronteranno rappresentanti delle istituzioni comunitarie e di quelle nazionali e locali con esponenti del mondo della ricerca, della sanità e dell’industria farmaceutica. Presenti, tra gli altri, il ministro della salute Speranza e la commissaria UE alla ricerca Gabriel. Negli ultimi mesi l’UE ha dimostrato nei fatti che la collaborazione tra Stati è fondamentale per affrontare la pandemia. Anche sul fronte sanitario e della ricerca medica per lo sviluppo di cure e vaccini, l’UE ha messo in campo ingenti risorse, attirando altri investimenti pubblici e privati a livello globale.L’approccio comune proposto per garantire vaccini e cure, integra gli sforzi di risposta globale. Per questo, l’Unione ha lanciato un appello ai Paesi ad alto reddito e a vari partner internazionali per mettere in comune le risorse necessarie a prenotare i vaccini dai produttori, anche per i paesi a basso reddito. Questo consente di accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini e cure sicure ed efficaci, massimizzando la possibilità di accesso. Finora, sono stati raccolti oltre 16 miliardi, di cui 6.5 dal bilancio dell’UE e dei suoi Stati membri.Il sostegno europeo fornito alle imprese per la sperimentazione clinica di cure e vaccini e l’ampliamento delle capacità di produzione apporterà benefici a tutta la popolazione mondiale e, consentirà di far ripartire l’attività economica e sociale a livello transfrontaliero. L’UE sarà sicura solo se anche il resto del mondo lo sarà.L’Unione europea anche reso disponibile una linea di credito speciale per la pandemia finanziata dal Meccanismo Europeo di Stabilità, che consente agli Stati membri di richiedere prestiti fino al 2% del proprio PIL a interessi molto vantaggiosi per spese sanitarie dirette o indirette.Nel quadro dei negoziati sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale e su Next Generation EU, il Parlamento europeo si è battuto per aumentare i fondi per la sanità e la ricerca e per rafforzare il ruolo dell’UE nella tutela della salute pubblica. Una battaglia che ha permesso di triplicare, da 1,7 a 5,1 miliardi di euro, la somma destinata alla creazione del nuovo programma EU4Health.Di questi temi discuteranno il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (NI-M5S) e gli eurodeputati Antonio Tajani (PPE-FI), Brando Benifei (S&D-PD), Carlo Fidanza (ECR-FdI) e Francesca Donato (EFD-Lega) con la commissaria UE alla ricerca Marija Gabriel, il ministro della salute Roberto Speranza e i presidenti di Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (tbc), e Umbria, Donatella Tesei. Parteciperanno, inoltre, scienziati, medici e rappresentanti dell’industria farmaceutica.

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“Columbia Threadneedle amplia l’offerta di investimenti responsabili”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Lo fa con il lancio dei fondi Emerging Markets ESG Equities e Pan European ESG Equities”. Columbia Threadneedle Investments, gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale, ha ampliato la propria gamma di fondi con il lancio dei fondi Threadneedle (Lux) Emerging Market ESG Equities e Threadneedle (Lux) Pan European ESG Equities. Il lancio di questi nuovi fondi si inserisce all’interno di un percorso di ampliamento strategico dell’offerta di investimenti responsabili della società. Il fondo Threadneedle (Lux) Emerging Market ESG Equities è gestito da Young Kim, Gestore con una pluriennale esperienza nella gestione di portafogli. Avvalendosi del sistema proprietario di rating e ricerca di Columbia Threadneedle per gli investimenti responsabili, nonché dell’analisi fondamentale delle società, Young applicherà sistematicamente fattori ambientali, sociali e di governance per individuare opportunità di crescita e rischi significativi tra le società dei mercati emergenti. Young si concentrerà su imprese innovative di alto profilo qualitativo che, a suo avviso, sono in grado di offrire un’elevata redditività del capitale e una crescita sostenuta nel lungo periodo. Punterà inoltre a individuare società focalizzate sull’innovazione che possono acquisire vantaggi competitivi, conquistare quote di mercato e promuovere la crescita a lungo termine creando e adottando nuove idee, processi e tecnologie. Il secondo fondo, Threadneedle (Lux) Pan European ESG Equities, è frutto della conversione del Threadneedle (Lux) Pan European Equities. Questo fondo continuerà a essere gestito da Ann Steele e Dan Ison, che negli ultimi 18 mesi hanno rafforzato l’intensità dell’analisi ESG nel fondo. I gestori puntano a fornire crescita del capitale investendo in società con vantaggi competitivi sostenibili e solide prassi operative. I nuovi comparti ESG di Columbia Threadneedle si vanno ad aggiungere alla gamma di fondi orientati a risultati sostenibili, che comprendono le strategie UK Sustainable Equity e Global Sustainable Equity, Social Bond, European Sustainable Infrastructure e Carbon Neutral Real Estate.L’anno scorso Columbia Threadneedle ha lanciato un sistema proprietario di rating degli investimenti responsabili, che fornisce al team d’investimento globale un solido sistema di valutazione degli investimenti responsabili e una capacità di analisi ottimizzata su oltre 5.500 aziende di tutto il mondo. Basandosi su stewardship finanziaria e fattori ESG, i rating forniscono un unico segnale di investimento prospettico che consente di individuare e valutare rischi e opportunità potenzialmente significativi, in aggiunta a ciò che può essere colto con l’analisi convenzionale.

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Green Deal: indirizzare gli investimenti dell’Unione verso attività sostenibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Investimenti pubblici e privati complementari per colmare il divario in termini di investimenti verdi. Venerdì, il Parlamento ha approvato le proprie proposte sul finanziamento della transizione verso le attività economiche sostenibili e neutre in termini di emissioni di carbonio.In una risoluzione non vincolante sul piano di investimenti per un’Europa sostenibile (SEIP) e per il finanziamento del Green Deal, i deputati hanno sottolineato che uno degli obiettivi del SEIP dovrebbe essere di garantire la transizione dalle attività economiche non sostenibili a quelle sostenibili. Ribadiscono che la transizione verde dovrebbe essere incentrata sulla riduzione delle disparità esistenti tra gli Stati membri, che si sono potenzialmente aggravate, e sulla promozione della competitività, e che dovrebbe generare posti di lavoro sostenibili e di qualità.Gli investimenti pubblici dovranno rispettare il principio del “non arrecare un danno significativo” che si applica agli obiettivi sia sociali che economici. Solo i programmi nazionali e regionali che presentano il maggior potenziale in termini di raggiungimento di questi obiettivi dovrebbero ricevere investimenti pubblici. A tal fine, i deputati pongono l’accento sull’importanza di indicatori di sostenibilità armonizzati e su un metodo per misurarne l’impatto. Se un investimento deve rispettare i criteri della transizione verde, occorre anche tenere conto di quanto stabilito dal regolamento in materia di tassonomia.I deputati accolgono con favore il fatto che il Piano dell’UE per la ripresa post COVID-19 e i successivi piani nazionali per la ripresa e la resilienza siano stati concepiti al fine di indirizzare l’UE sulla strada della neutralità climatica entro il 2050, come sancito dalla legge europea sul clima, compresi gli obiettivi intermedi per il 2030, e assicurare la transizione verso un’economia circolare e climaticamente neutra.Chiedono poi l’eliminazione graduale degli investimenti pubblici e privati in attività economiche inquinanti e dannose, nei casi in cui siano disponibili alternative economicamente praticabili. Nel contempo, i deputati rispettano il diritto degli Stati membri di scegliere il proprio mix energetico e sottolineano che la transizione verso la neutralità climatica deve preservare condizioni di parità per le imprese dell’UE e la loro competitività, in particolare in caso di concorrenza sleale da parte di paesi terzi.I deputati mettono in dubbio che il SEIP sia in grado di permettere la mobilitazione di mille miliardi di euro entro il 2030, viste le prospettive economiche negative a seguito della crisi del COVID-19 e chiedono di essere informati su come il nuovo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP) possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi del SEIP. Sono preoccupati per il fatto che al termine del prossimo periodo del QFP potrebbe presentarsi una carenza di investimenti verdi e chiedono dei piani per colmare tale carenza, tramite investimenti pubblici e privati.Infine, gli investimenti pubblici e privati devono completarsi a vicenda e il settore privato non dovrebbe essere escluso. I deputati accolgono con favore la decisione della Banca europea per gli investimenti di destinare il 50 % delle sue operazioni all’azione per il clima e alla sostenibilità ambientale a partire dal 2025. Suggeriscono l’utilizzo di un approccio dal basso verso l’alto e un’azione, da parte della BEI, per la promozione di un dialogo tra il settore pubblico e quello privato, nonché per il coordinamento con le varie parti interessate.

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Investimenti finanziari e diversificazione: indici, pregi e difetti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il modo indubbiamente più semplice ed efficiente per diversificare i portafogli finanziari è utilizzare gli ETF. Questi sono dei fondi comuni d’investimento che investono contemporaneamente in decine, più spesso centinaia e talvolta migliaia di titoli contemporaneamente. Con un singolo si sta acquistando un’ampia diversificazione di portafoglio. La scelta dei titoli che un ETF acquista non è discrezionale. Non c’è un gestore che decide, bensì degli algoritmi che replicano un indice di mercato dichiarato nel regolamento del fondo. In questo secondo articolo vogliamo scendere un po’ più in profondità sul concetto di indice poiché, come è facile intuire, è fondamentale se si sceglie di investire in ETF. Inizialmente gli indici rappresentavano tutte le aziende che venivano scambiate in un mercato finanziario o quelle che, all’interno di quel mercato, facevano più scambi. Anche oggi, i principali indici sono indici rappresentativi di un determinato mercato azionario. Ad esempio il famoso Nasdaq (che viene utilizzato come indicatore delle aziende tecnologiche, perché su quella borsa valori si quotano quasi esclusivamente le aziende tecnologiche) è un indice delle aziende che si scambiano nell’omonimo mercato azionario. Diverso è il caso del noto S&P500 che è un indice delle aziende a maggiore capitalizzazione quotate nei mercati USA. Le regole per l’ingresso e l’uscita dall’indice sono abbastanza complesse e talvolta discutibili. Serve allora un indice di riferimento che contiene azioni di aziende che operano in questo settore. Qui entrano in gioco le società che costruiscono gli indici. Quando un indice si fonda su una caratteristica oggettiva e relativamente indiscutibile (come una zona geografica, la negoziazione presso una borsa valori, la valuta di riferimento, la capitalizzazione di mercato, un macrosettore di appartenenza) allora le cose sono abbastanza semplici. Ma se aumentiamo la profondità, prendendo ad esempio in considerazione dei sotto-settori, diventa difficile stabilire se un’azienda può rientrarci o meno. Decidere quante aziende mettere in un indice microsettoriale è una decisione assolutamente arbitraria e dipende da come si definisce il fatto che un’azienda operi in un sottosettore. Prendiamo ad esempio le aziende che operano nel settore della “digitalizzazione”. Microsoft dovrebbe rientrarci? E le poste tedesche? Chi finisce dentro un indice è molto importante, ma altrettanto importante è decidere che peso percentuale dare a ciascuna azienda. Esistono sostanzialmente due criteri principali (più un terzo che si usa in genere negli indici microsettoriali) che si utilizzano. La cosa più semplice alla quale si può pensare, che spesso è la più sensata, è semplicemente fare la media. E’ ciò che venne fatto inizialmente con il famosissimo indice Dow Jones Industrial Average, creato nel 1869 dal mitico Charles Dow con lo scopo di avere una media delle variazioni dei prezzi delle azioni. Inizialmente questo indice era composto da 12 azioni.Con il tempo, a causa dell’uscita dall’indice di alcune azioni e l’ingresso di altre (oltre ad eventi come le fusioni o il frazionamento) non si è più potuto dividere semplicemente il prezzo totale dei 30 titoli che compongono l’indice per il numero di azioni, altrimenti si sarebbe persa la significatività storica dell’indice. E’ stato necessario quindi adeguare il divisore. Per molti anni successivi al debutto del primo indice azionario, il concetto che si è sempre seguito quando si costruivano indici era quello della media dei componenti dell’indice. La variazione del prezzo dell’indice rappresentava o la variazione del prezzo medio o la media delle variazioni. Veniamo adesso al secondo criterio di composizione degli indici, quello oggi più diffuso. Nell’ultimo quarto del secolo scorso, in America, ha iniziato a diffondersi il concetto di gestione dei fondi indicizzata, una cosa molto buona per chi ama la diversificazione. Significa che il gestore non ha il compito di fare meglio della media del mercato, ma quello di cogliere il rendimento di un’intera classe d’investimento (tutte le azioni di un certo mercato, tutte le obbligazioni di un certo tipo, ecc.). Una terza tipologia che si utilizza per dare un perso ai componenti di un indice è quella utilizzata spesso negli indici microsettoriali. Si tratta di una delle tanti perversioni recenti della finanza, in questo caso indotte dal grande successo degli ETF. Poi abbiamo un altro problema grande. Molte delle aziende selezionate investiranno nelle tecnologie dirompenti solo per una parte del fatturato, più o meno grande. Cosa facciamo in questi casi? Daremo lo stesso peso ad un’azienda che lavora solo su una delle tecnologie selezionate rispetto a quella che per la maggioranza del business sta in un settore tradizionale a cui ha affiancato anche una delle tecnologie selezionate? Si capisce presto che i problemi sono tanti. Quando investiamo su indici di mercato dobbiamo avere ben chiaro in testa che per prima cosa stiamo cercando di ridurre il più possibile le scelte da fare. Usare gli indici significa evitare di scegliere. L’importante è essere pienamente consapevoli che l’esistenza di un indice che ci da l’illusione che queste scelte siano facilmente accessibili a costi molto contenuti non significa affatto né che non ci sia bisogno di fare quelle scelte, né che quelle fatte per comporre l’indice siano “oggettive” (qualunque cosa significhi) o semplicemente sensate. Se abbiamo pochi spiccioli e non possiamo far altro, consapevoli di tutti i limiti, può aver senso usare un ETF microsettoriale. Se abbiamo portafogli finanziari abbastanza consistenti è molto più efficace usare pochissimi ETF per i macrosettori che compongono l’ossatura del portafoglio e – come vedremo nel prossimo articolo – un discreto numero di singoli titoli per le scelte che si discostano dagli indici che vanno scelti più generici possibile. Alessandro pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in abstract http://www.aduc.it

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“Pictet Asset Management consolida ulteriormente il proprio primato negli investimenti ESG”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Pictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, conferma ancora una volta, il rating A+, il punteggio più alto ottenibile, nella valutazione dei Principi di Finanza Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI) 2020 nella categoria “Strategy & Governance”. A ulteriore conferma della centralità che i temi ESG ricoprono da sempre in Pictet Asset Management, con €5 miliardi di masse gestite in prodotti SRI (pari a circa il 15% del totale delle masse collocate), la Società è oggi la prima casa di gestione estera in Italia per investimenti socialmente responsabili, e seconda in termini assoluti. I Principles for Responsible Investment sono standard di eccellenza a livello internazionale lanciati dalle Nazioni Unite nel 2006 con l’intento di favorire la diffusione dell’investimento sostenibile e responsabile tra gli investitori istituzionali. Pictet Asset Management è stata una delle prime a sottoscrivere gli UN PRI nel 2007 e, in questi anni, si è sempre confermata fra le società di investimento più attive nel favorire un approccio sostenibile agli investimenti. UN PRI, ad oggi, sono adottati da più di 1200 firmatari tra investitori istituzionali, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi. Il principale obiettivo è quello di far comprendere le implicazioni positive che comporta operare scelte di investimento che tengano conto dei fattori ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social and Governance – ESG) e di favorire, a livello internazionale, l’introduzione di tali fattori nelle decisioni di investimento e di ownership.Per raggiungere risultati di questa portata, in un ambito relativamente recente come quello degli ESG nel settore degli investimenti, è imprescindibile un impegno costante. Pictet AM ha adottato già dal 2007 i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite proprio con la convinzione che considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance siano fondamentali per prendere decisioni di investimento migliori nel lungo termine. Forti di un approccio olistico, oltre a integrare i fattori ESG all’interno di tutti i processi di investimento e di gestione del rischio, in Pictet AM è tangibile l’impegno nel collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (engagement). Altra componente imprescindibile dell’approccio di investimento di Pictet AM è l’azionariato attivo, cioè l’esercizio proattivo del diritto di voto per le partecipazioni detenute (proxy voting), oltre a dare informativa in modo trasparente ai clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito.

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Acquisizioni di startup e investimenti di CVC

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Superano i 25 miliardi di dollari, nel mondo, gli investimenti di Corporate Venture Capital effettuati tra il 2015 e il 2019 dalle imprese del settore Energy nel capitale di giovani aziende innovative ad alto contenuto tecnologico – oltre 17 miliardi solo da parte dei primi 15 gruppi automotive, che con 248 deal rappresentano il settore più attivo -, e sono addirittura quadruplicate le acquisizioni di startup, passata da 11 nel 2015 a 45 nel 2019, in particolare europee e statunitensi.Dati che testimoniano la centralità dell’innovazione nel settore dell’energia e che sono contenuti nella seconda edizione dell’Energy Innovation Report 2020, realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e presentato questa mattina. Uno studio che vuole indagare – anche grazie al contributo delle molte aziende partner della ricerca – come il mondo Energy stia affrontando la sfida del rinnovamento, oggi fondamentale per aziende chiamate ad anticipare i trend tecnologici, a sviluppare nuovi modelli di business e a creare collaborazioni con player innovativi per integrare rapidamente le proprie competenze, unica via per restare efficienti e competitive. Purtroppo, in questo panorama l’Italia non brilla: solo 18 delle 600 startup Energy censite sono italiane (contro le 56 della Germania) e faticano a crescere a causa della difficoltà ad accedere ai capitali necessari a sviluppare e commercializzare le loro innovazioni. Le nostre startup sono nettamente più piccole rispetto alle altre europee e alle statunitensi, poiché devono fare maggiore leva su finanziamenti legati a progetti di ricerca pilota italiani o europei, o sull’equity crowdfunding. La minore disponibilità di investitori di venture capital nostrani si traduce non solo in ridotte capacità finanziarie, ma anche nella difficoltà a reperire competenze manageriali e asset complementari, come catene di distribuzione già strutturate per lanciare prodotti all’estero.Gli investimenti di Corporate Venture Capital – L’Energy Innovation Report 2020 affronta per primo il tema degli investimenti di Corporate Venture Capital (CVC), un fenomeno in forte diffusione che rappresenta una leva strategica sempre più adottata da imprese mature per accedere a nuove idee, tecnologie e competenze altrimenti difficili da sviluppare internamente, secondo il modello dell’Open Innovation. Vengono considerati tre tipi di imprese, dal 2015 al 2019: 23 utility europee, statunitensi e israeliane attive nel settore della generazione, trasmissione, distribuzione e vendita di energia elettrica, per un totale di 166 investimenti di CVC; 23 fornitori di tecnologia per la filiera dell’energia (242 investimenti CVC) e i primi 15 gruppi automotive al mondo per fatturato, che hanno effettuato 248 investimenti CVC su 189 imprese target.Con 6 miliardi di dollari investiti in 192 startup innovative troviamo poi i fornitori di tecnologia, che però, a differenza dei gruppi automotive, hanno interessi molto diversificati: negli ambiti strettamente Energy investono soprattutto nella mobilità elettrica e nelle applicazioni digitali dell’energia, ossia lo Smart Grid e lo Smart Building, mentre nel “non Energy” si concentrano su Smart Manufacturing e ICT e Cybersecurity, in particolare per lo sviluppo di hardware e software. Le utility, invece, hanno effettuato investimenti per 2,2 miliardi di dollari nei confronti di 148 target: a livello di volume finanziato, l’ambito di maggiore interesse è lo Smart Mobility (663 milioni di dollari investiti in 17 startup), mentre Smart Building, Energy-Altro e Renewable Energy rimangono costanti nel numero di deal. Al contrario, Energy Storage e Smart Grid hanno ricevuto investimenti altalenanti, nonostante la loro centralità per la trasformazione sostenibile e digitale del sistema elettrico. Sono state analizzate 600 startup attive nel mondo Energy, di cui il 55,5% in Europa, il 41,3% negli Stati Uniti e il 3,2% in Israele. L’Italia, con 18 startup, è al livello di Israele, Spagna, Svizzera e Belgio, ma ha numeri nettamente inferiori rispetto a Germania (56 startup), Regno Unito (49) e Francia (47). Dal punto di vista degli ambiti, vi è una forte preponderanza delle startup attive nella Smart Mobility (204, 34% del campione), anche se in flessione nel 2019, seguite da quelle di Renewable Energy (88, 15% del campione) ed Energy Storage (78, 13% del campione). Scarsamente rilevanti risultano invece le categorie Smart Grid (23 startup), Smart Building (22) ed Energy Efficiency/Facility Management (28), ambito tuttavia significativo nel contesto italiano. Tra il 2010 e il 2019 è stato riscontrato un trend di crescita del numero di pubblicazioni scientifiche relative all’energia pari al 15,8% (CAGR), in tutti gli ambiti. Cumulando il numero di articoli scientifici, i primi tre ambiti in cifra assoluta sono Renewable Energy-Solare (che invece ha il trend in flessione), Renewable Energy-Biomasse ed Energy Storage, che da soli comprendono circa il 75% degli articoli complessivi pubblicati. L’Energy Storage ha un CAGR piuttosto alto (28,7%), da cui si evince che il tema è destinato ad essere sempre più centrale per gli istituti di ricerca universitari o industriali in tutto il mondo, a causa della versatilità del suo utilizzo finale e delle tecnologie emergenti ad esso legate.(fonte: Federico Frattini, vicedirettore dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano)

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