Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘investimenti’

Tlc: Investimenti, telemarketing, migrazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

In queste settimane particolarmente delicate vista la tragedia che ha investito il Paese, siamo intervenuti su tutti i gestori di servizi fondamentali e delle reti di comunicazione per evitare il distaccamento per motivi di morosità, stante le gravi difficoltà economiche, oltre che sanitarie, in cui si sono venute a trovare le famiglie e moltissimi operatori economici.
Per Federconsumatori è importante in questo momento soprattutto che gli operatori delle reti di comunicazione realizzino, nel più breve tempo possibile, investimenti necessari in direzione di una estensione ed un potenziamento delle infrastrutture per renderle accessibili e fruibili in tutte le aree del Paese e a tutti i cittadini. In questa stessa ottica ci siamo mossi affinché, per il tempo limitato alla situazione di emergenza, si evitassero ingenti investimenti in campagne promozionali in una forsennata rincorsa a proporre offerte non sempre chiarissime e si arrestasse il telemarketing.Perciò abbiamo salutato positivamente la proposta di limitare l’attività dei call center ai soli servizi di assistenza agli utenti e sospendere le attività di telemarketing o promozionali sia per ragioni di sicurezza degli operatori dei call center sia per evitare disturbo e di aggiungere ansia al dolore che è piombato nella vita di noi tutti a causa della pandemia. Ci paiono perciò comprensibili le iniziative, tese a limitare nel tempo strettamente legato allo stato di emergenza, la migrazione delle utenze tra gli operatori che così possono dedicarsi al potenziamento delle infrastrutture senza intaccare i diritti degli utenti e della concorrenza.

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Investimenti e risorse in Italia: U.E. matrigna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Roma – «Non è possibile iniziare un percorso di ricostruzione post-coronavirus, che ci farà rientrare in 20 anni dagli investimenti, con l’ombra di un commissariamento. Il Mes non ci garantisce di procedere senza i problemi contabili delle vecchie regole del Patto stabilità. «Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha tenuto a precisare che appena possibile torneremmo al Patto così com’è. È inaccettabile. Mario Draghi ha detto che in tempi di guerra non si pensa al debito. Sacrosanto. Ma allora dobbiamo avere la rassicurazione che non stiamo sospendendo le regole per soli due-tre anni e poi ci ritroveremo la Troika in casa». Lo dice il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un’intervista a La Stampa.Rispondendo ad una domanda sull’aumento dei miliardi a garanzia delle leve finanziarie di Cdp, prosegue «la politica deve scegliere come utilizzare bene le leve per sostenere le aziende italiane con strumenti che hanno moltiplicatori importanti, usati in tutto il mondo. Dobbiamo avere tutti in testa che le imprese hanno bisogno di liquidità. Ora». E sulle aziende strategiche «è necessario dotarsi di una struttura per la golden power a tutela dei nostri asset. Non è escluso che vengano presi a modello strutture già esistenti in altri Paesi europei».

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Mansutti S.p.A. investe nel Nord-Est

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Lo storico gruppo di brokeraggio, operativo a livello internazionale e con base a Milano, acquisisce la maggioranza in SMB Scala, solida e storica società di brokeraggio assicurativo di Udine, ponendo le basi per la creazione di un polo d’eccellenza nel Triveneto. La SMB Scala & Mansutti Broker avrà l’obiettivo di svolgere un’azione sempre più sinergica sull’intero territorio nazionale. Il suo obiettivo è quello di distinguersi nel panorama del brokeraggio assicurativo italiano per la capacità di fornire coperture ideate per situazioni e rischi imprevedibili, per le quali spesso le soluzioni standard disponibili si dimostrano inadeguate.

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Lo stato del sesso femminile in termini investimenti e preoccupazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

La strada è sicuramente in salita per le donne italiane dal punto di vista dell’emancipazione economico-finanziaria e della capacità decisionale nella fase di investimento dei propri risparmi. Lo evidenzia un sondaggio* condotto da Columbia Threadneedle Investments, uno dei principali gruppi di risparmio gestito a livello globale, su un campione rappresentativo di 2mila italiani, (tra cui 1048 donne), che ha fotografato la situazione femminile rispetto a decisioni di investimento e preoccupazioni finanziarie.
In linea generale, solo il 37% di donne del campione detiene investimenti, (contro il 48% degli uomini). Solo 1 donna su 4 ritiene che investire sia il modo migliore per raggiungere gli obiettivi finanziari a lungo termine ma il 67% delle donne intervistate pensa comunque che “risparmiare” sia il modo migliore per pensare al futuro. Un dato positivo, però, emerge se facciamo un confronto a livello internazionale rispetto alla propensione all’investimento, contrariamente alla comune percezione, il 37% delle donne italiane detiene investimenti contro il 27% delle britanniche e solo un 24% delle tedesche. Per quanto riguarda lo stato civile, le donne più vulnerabili dal punto di vista finanziario sono sicuramente le divorziate/separate, le vedove e le casalinghe, un terzo delle quali dichiara di non detenere alcun risparmio né investimento. In particolare: il 36% delle donne divorziate/separate e il 33% delle vedove contro il 20% delle donne nubili e il 21% delle donne sposate. Se guardiamo al confronto con gli altri due Paesi (Germania e UK) emerge un dato positivo: solo il 23% delle donne italiane non detiene risparmi o investimenti contro il 37% delle tedesche e il 23% delle britanniche.
Se una buona percentuale di donne italiane afferma di avere una responsabilità decisionale in materia di investimenti e risparmio, solo una percentuale molto più bassa riconosce di essere il soggetto principale a decidere in questo campo. Nel nostro Paese, infatti, il 67% degli uomini ritiene di essere il principale decisore sulle tematiche legate a risparmio e investimenti all’interno della propria famiglia, contro il 46% delle donne.Il 51% delle donne in coppia inoltre ritiene di condividere con il proprio partner la responsabilità delle decisioni in tema di risparmio e investimento, ma solo il 31% degli uomini in coppia afferma di spartire questo onere con la propria compagna. Un gap significativo che rafforza, anche a livello di percepito, le differenze di genere ancora esistenti.La percentuale sale, seppur lievemente, fra le donne con una occupazione fuori dalle mura domestiche, arrivando al 55%, mentre cala in modo drastico tra le casalinghe, arrivando ad appena il 33%. Inoltre, il 35% delle donne sposate ritiene di essere responsabile delle decisioni in fatto di investimenti, contro il 78% delle donne divorziate/separate, il 76% delle vedove e il 54% delle nubili. Fra chi decide di investire, si trova per lo meno un dato che equipara le scelte fra i due sessi: uomini e donne scelgono, in egual misura, di avvalersi dei servizi di un consulente finanziario professionale (il 30% degli uomini e il 32% delle donne).Le donne del Bel Paese vivono sicuramente con maggiore apprensione le questioni legate alle proprie finanze rispetto agli uomini italiani. Le tre preoccupazioni principali che tengono sveglie le donne di notte sono: essere in grado di permettersi una adeguata assistenza sanitaria e sociale in età avanzata (65%), oneri economici di breve termine (60% rispetto al 45% degli uomini) e costi legati al mantenimento dell’abitazione principale (59%).
Oltre la metà delle donne del campione (52%) ha ridotto il proprio bilancio familiare negli ultimi 12 mesi a causa delle preoccupazioni legate al denaro, (contro il 45% degli uomini); circa un terzo delle donne del campione non è potuto andare in vacanza per problemi finanziari negli ultimi mesi.Il principale rammarico che serpeggia fra le donne italiane, inoltre, è il fatto di non aver previsto un piano di previdenza integrativa privata (25%) o di non essersi fatte adeguatamente consigliare quando sono andate in pensione (21%). Dal punto di vista generazionale, sono le Millennial a essere molto più preoccupate per le questioni finanziarie rispetto alle Baby-Boomer in tutte le domande del sondaggio con il 71% delle donne Millennial preocupate dai costi legati alla casa (comprare casa, pagare mutuo, l’affitto, ecc.) rispetto al 51% delle Baby-Boomer.

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Investimenti e risparmiatori, a “I Mercoledì del Diritto” la “nullità selettiva”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Parma mercoledì 26 febbraio alle 17 nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Ateneo (via Università 12). Relatore dell’incontro sarà Angelo Barba di Sapienza Università di Roma, che affronterà dunque temi di stringente attualità, legati agli investimenti e ai risparmiatori.«La conferenza – spiega il prof. Barba – trae spunto dalla recente sentenza resa dalla Cassazione a Sezioni Unite sulla legittimità della domanda del risparmiatore volta a far dichiarare la nullità cosiddetta “selettiva” di alcuni soltanto dei negozi di investimento, in ipotesi di nullità, a monte, del contratto quadro per difetto di forma scritta. Si tratta, in altri termini, di verificare se la nullità del contratto quadro, dedotta dall’investitore, si ripercuota sempre e comunque su tutte le operazioni eseguite sulla base dell’atto negoziale viziato o se, invece, possa essere limitata alle sole operazioni di investimento allegate dal risparmiatore, consentendo a costui, quindi, di far constare la nullità di “protezione” di talune operazioni soltanto, facendo salve le altre». La rassegna d’incontri I Mercoledì del Diritto, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.Gli incontri di I Mercoledì del Diritto hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Governo. Perché non si investe in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

I motivi per i quali non si investe in Italia sono sotto gli occhi di tutti; putroppo gli occhi sono bendati, almeno quelli dei nostri governanti.Un esempio classico e quello delle acciaierie Ilva.Le varie maggioranze governative che si sono succedute negli ultimi 19 mesi, prima M5S-Lega poi M5S-PD, hanno in comune un dato: l’inaffidabilità.Era stato sottoscritto un contratto con la più grande impresa mondiale che si occupa di acciaio, la Arcelor Mittal. I termini del contratto contenevano una nota relativa al permanere di determinate condizioni di garanzie normative, che assicuravano l’attività dell’impresa: il cosiddetto “scudo penale”. Ebbene, questo “scudo” è stato inserito, rimosso, reinserito e di nuovo rimosso.Quale impresa si fiderà più dei governi italiani?Finirà che la Arcelor Mital se ne andrà e il costo della ristrutturazione e bonifica sarà scaricato sulle tasche dei contribuenti. Così al danno si aggiungerà la beffa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola. Anief: “Chiedano subito investimenti nel nuovo Def”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Nessuno parla più dei 3 miliardi chiesti dall’ex ministro Fioramonti, Azzolina e Manfredi ottengano lo stanziamento di nuovi fondi, per cominciare a sederci e parlare di contratto” E prosegue: “Faccio un appello al ministro Azzolina: apra subito i tavoli per il rinnovo del contratto, chieda subito lo stanziamento di soldi insieme al ministro Manfredi. Si chiedano stanziamenti di fondi nuovi nel Def. Con queste condizioni possiamo cominciare a sederci per parlare del contratto. Le condizioni sono quindi: mettere dei soldi in più per la scuola, rivedere i profili professionali entro la primavera, trasformare in elemento stabile l’elemento perequativo degli 80 euro, adeguare gli stipendi all’inflazione. Si vada poi ad analizzare cosa è successo in questi anni nella scuola in termine di bornout, per vedere se anche il lavoro dell’insegnante debba essere considerato come lavoro usurante e quindi aprire una finestra per le pensioni”.
Lo dice a chiare lettere, intervistato da Orizzonte Scuola, il leader di Anief, Marcello Pacifico. Chiede una svolta a livello economico, una risposta ai timori espressi dall’ex ministro Fioramonti, che hanno indotto infine l’ex titolare del Miur a rassegnare le dimissioni negli ultimi giorni del 2019. “Nessuno – aggiunge Pacifico, nel colloquio con il sito specializzato – parla più dei 3 miliardi chiesti dall’ex ministro Fioramonti, per firmare i contratti. Nessuno parla più di che cosa fare dell’elemento perequativo, degli 80 euro che Anief chieda venga messo a regime. Sono iniziati in Aran i primi incontri sulla revisione dei profili professionali e però si è ancora in alto mare per il personale Ata e per il personale della ricerca e dell’università”. “Nessuno – prosegue Pacifico – ancora vuole riconoscere il lavoro che si fa a scuola come lavoro usurante. Se non si parla di tutte queste, andare a discutere se è opportuno o meno levare a chi ha funzioni di sistema per sviluppare meglio la scuola dell’autonomia, levare quei soldi per dare qualche mancia in più a ciascun insegnante, nella gerarchia delle priorità ci sembra ipocrita affrontare l’argomento del bonus merito con tanto vigore oggi, quando poi si è sempre più poveri e sviliti nel lavoro che si fa.

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Rendiconti costi investimenti: Consob, se ci sei batti un colpo…

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’esperienza dell’anno passato, relativa ai rendiconti sui costi nei servizi d’investimento, è stata a dir poco disastrosa. Riusciremo almeno a trarne profitto per questo 2020? A beneficio di coloro che non sono informati sulla questione ricordiamo che uno degli aspetti chiave della famosa (per alcuni famigerata) direttiva europea “Mifid 2”, cioè quella che si occupa di disciplinare il comportamento delle banche e degli intermediari finanziari quando vendono prodotti o servizi d’investimento, è la comunicazione obbligatoria da fare una volta all’anno relativa ai costi effettivamente sostenuti nell’anno precedente. E’ obbligatorio comunicare il dato complessivo, sia in forma monetaria che percentuale, cioè quanto è diminuito il rendimento annuo del portafoglio finanziario.
Ad inizio 2019 le banche hanno cercato di eludere l’applicazione della norma chiedendo, in modo “riservato” alla Consob una proroga. Un giornalista ha diffuso la notizia e la Consob, di fatto, ha risposto “picche” ed il 28 Febbraio 2019 ha diffuso un richiamo di attenzione (http://www.consob.it/document nel quale impone alle banche di assolvere all’obbligo di legge.
Salvo qualche lodevole eccezione, il grosso delle banche per mesi ha fatto “spallucce” ed ha inviato i rendiconti con i costi effettivamente sostenuti solo agli italiani sotto l’ombrellone. Per essere proprio certe certe che una esigua minoranza leggesse il dato che contava, ovvero che mediamente gli italiani hanno speso tra l’1,5% ed il 2% dei loro sudati risparmi in servizi di cui non conoscono praticamente niente, hanno annacquato le informazione centrali all’interno di un fascicolo d’informazione di decine di pagine contenenti grafici, foto, noiosissimi riferimenti di legge, ecc.
Sappiamo che la Consob, ovvero l’autorità di vigilanza in materia, avrebbe aperto un’indagine conoscitiva su questa vicenda, ma al momento non c’è niente di pubblico.
A distanza di quasi un anno dal “richiamo di attenzione” Consob, dopo che il grosso dell’intero sistema bancario italiano, con fatti concludenti, l’ha presa a pernacchie, tutto quello che possiamo registrare è un silenzio assordante. Ci domandiamo: esiste ancora un’Autorità di Vigilanza sulla Trasparenza dei mercati finanziari? Dovremo, anche quest’anno, aspettare gli ombrelloni sulle spiagge per leggere i rendiconti sui costi sostenuti dagli italiani per i loro investimenti?Dovremo subire ancora la beffa di vedere queste informazioni annegate in un mare di informazioni inutili? L’Aduc, anche quest’anno, non resterà a guardare. Abbiamo aperto uno spcifico web, Trasparenza Investimenti (https://trasparenzainvestimenti.it/ ), dedicato a questo argomento e continueremo a chiedere agli investitori di farsi parte diligente e costringere i proprio intermediario a farsi dare le informazioni in modo chiaro e completo, così come prescrive la legge. Visto che l’Autorità di Vigilanza, almeno al momento, non sta facendo il proprio lavoro, o lo sta facendo con tempi biblici, è indispensabile che ogni investitore faccia valere i propri diritti individualmente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Raggi: “In un anno investiti oltre 100 milioni di euro per nuovi bus”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

“Una flotta bus rinnovata, migliaia di posti di lavoro tutelati in due grandi aziende italiane, Atac e Industria Italiana Autobus, e un servizio di trasporto pubblico migliore per la città di Roma. Sono i risultati degli investimenti che Roma Capitale ha fatto in due anni con l’acquisto dei nuovi autobus: ordini commissionati alla società Industria Italiana Autobus (IIA), tramite piattaforma Consip. Entro novembre del prossimo anno saranno in circolazione sulle strade di Roma ulteriori 328 nuovi mezzi acquistati negli ultimi mesi.La Sindaca di Roma Virginia Raggi si è recata oggi in visita presso lo stabilimento di Industria Italiana Autobus a Flumeri, in provincia di Avellino, insieme al Presidente di Atac, Paolo Simioni, alla presenza dell’Amministratore delegato di IIA, Giovanni De Filippis.
Saranno prodotti proprio a Flumeri i 328 nuovi bus ordinati negli ultimi mesi dall’amministrazione capitolina su piattaforma Consip: di questi 322 sono finanziati da risorse proprie di Roma Capitale per un investimento di 101 milioni di euro e 6 con fondi del ministero dell’Ambiente.Grazie alla commessa capitolina, lo stabilimento sta riavviando la produzione, con il rientro di centinaia di lavoratori in fabbrica, più di 80 soltanto nelle ultime 4 settimane. Nel 2020 la fornitura di Roma Capitale sarà di gran lunga la principale per la società.
“Oltre 100 milioni di euro investiti nell’acquisto di nuovi bus e due grandi aziende italiane salvate in un colpo solo. Oggi confermiamo ancora una volta che il percorso di risanamento avviato dalla nostra amministrazione per il servizio di trasporto pubblico capitolino è quello giusto. È una grande soddisfazione poter incontrare operai e dipendenti che contribuiscono con il loro lavoro alla realizzazione di nuovi mezzi per la nostra città. Da un lato Industria Italiana Autobus aumenterà la sua produzione in Italia, dall’altro Atac, con i nuovi bus, può continuare a potenziare il servizio offerto e a tenere fede agli impegni presi con l’avvio del concordato. Sono risultati importanti. Abbiamo creduto nel progetto Atac, abbiamo dato lavoro alle imprese che ruotano intorno a questa grande società, sostenendo intere famiglie e permettendo nuove assunzioni, nell’interesse della collettività. Ricordo inoltre che, con i 227 mezzi arrivati quest’anno, entro fine mandato avremo oltre 700 nuovi bus su strada. I nuovi mezzi miglioreranno soprattutto i collegamenti per le nostre periferie”, ha dichiarato la Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

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Investimenti e formazione in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Roma 11 dicembre 2019 ore 10.00, Palazzo San Macuto- Sala del refettorio, in via del Seminario 76 il Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale presenta due pubblicazioni inedite, un rapporto sull’analisi comparata degli investimenti sulla situazione in Italia e i trend sulla formazione nelle singole Regioni, a due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 61 che aveva l’obiettivo di risolvere le difficoltà connesse alla transizione scuola-lavoro, disoccupazione, processo di reskilling della forza lavoro. E una relazione che focalizza la coerenza tra le norme regionali e quelle nazionali di sistema.“Obiettivo è evidenziare la situazione e sviluppare un dialogo costruttivo con le Commissioni competenti – afferma il Direttore Generale CNOS-FAP, Enrico Peretti – affinché i risultati ottenuti ad oggi siano in futuro, resi disponibili per tutti i ragazzi e resi stabili nel tempo”.
Interverranno all’evento, tra gli altri, Valentina Aprea, VII Commissione della Camera dei Deputati, Cristina Grieco, assessore Toscana e Coordinatrice IX Commissione delle Regioni, Salvatore Pirrone, Direttore Generale ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP, Eugenio Gotti del PTSCLAS e Giulio Maria Salerno dell’Università di Macerata, autori delle pubblicazioni e Paola Vacchina, Presidente di FORMA curerà le conclusioni.

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Governo apra riflessione su tassazione investimenti Casse di previdenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

“E’ importante aprire una riflessione sul tema della iniqua tassazione degli investimenti previdenziali. Infatti, l’attuale tassazione del 26 per cento che equipara, appunto, gli investimenti delle Casse di Previdenza a quelli speculativi tout court, rappresenta non solo una doppia tassazione, sui rendimenti e sulla pensione erogata, ma anche un’iniquità che si riverbera sui trattamenti pensionistici con un effetto negativo che può arrivare fino al 30 per cento del trattamento erogato”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro, a margine del convegno “Patrimoni previdenziali: un valore per il Paese” organizzato dal presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari previdenziali, professor Alberto Brambilla. “Urge, quindi, una rivisitazione del trattamento fiscale sugli investimenti previdenziali che va esteso a tutto il settore, diversificandolo dalla speculazione, visto che riguardano i trattamenti di quiescenza dei professionisti e le connesse funzioni assistenziali e di welfare garantite spesso in supplenza dello Stato. Ed è senza dubbio positiva l’apertura del sottosegretario Baretta, affinchè si possa davvero mettere in campo un’iniziativa trasversale nell’interesse di tutti i professionisti italiani” conclude il senatore de Bertoldi.

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Trasparenza sugli investimenti: Nuova iniziativa di Aduc sul web

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Gli italiani sono un popolo di risparmiatori ma spesso non si informano sui costi dei servizi legati ai loro soldi: è un errore, perché questi oneri possono abbassare notevolmente i rendimenti. Per questo Aduc ha aperto sul web un nuovo sito “Trasparenza & Investimenti” https://trasparenzainvestimenti.it/ Il nuovo web intende “Sensibilizzare i risparmiatori per far sì che la trasparenza dei costi diventi normale, con resoconti chiari e semplici”. La base del servizio gratuito che offriamo ai risparmiatori è un Test per verificare la trasparenza del proprio istituto di credito. Il test consente di conoscere i veri costi sostenuti per la gestione dei propri risparmi: inserendo i dati generici sulla propria banca e il proprio rapporto con la stessa, viene subito fornita una risposta se la banca stessa abbia o meno i minimi requisiti previsti dalla legge sulla Trasparenza (https://analisibanca.trasparenzainvestimenti.it/)
Il test è inoltre utile alla nostra campagna perché possiamo acquisire informazioni statistiche per spingere le autorità competenti (Consob e Parlamento) a migliorare l’applicazione delle norme europee in Italia sulla trasparenza negli investimenti.Aduc dal 1991 aiuta i risparmiatori ad investire dopo essersi informati. La direzione editoriale dello specifico web di Aduc è affidata a Nicola Borzi, veterano del giornalismo d’inchiesta nel settore finanziario. Le informazioni e l’assistenza sono fornite da consulenti finanziari indipendenti coordinati da Alessandro Pedone, Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio.

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Competitività e investimenti esteri: più o meno regole di mercato in Europa?

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Milano Politecnico di Milano – 28 ottobre ore 17.15 Aula Magna Carassa e Dadda (edificio BL.28) via Lambruschini 4 “Competitività, crescita e investimenti esteri: più o meno regole di mercato in Europa?” è il tema della Lectio magistralis che il professor Sergio Mariotti, docente di Economia e Politica industriale al Politecnico di Milano. La Lectio, ispirata a una ricerca svolta presso la School of Management del Politecnico di Milano, argomenta come la normativa antitrust a tutela della concorrenza sia un importante fattore di attrazione degli investimenti esteri e di crescita per i Paesi che la applicano con maggiore efficacia e rigore.
Da qui, un ulteriore interrogativo: nel prefigurarsi di un nuovo ordine economico mondiale, sono necessari interventi che rafforzino e rilassino le regole di mercato al fine di un rafforzamento competitivo dell’industria europea? Il dibattito politico sollevato dalla recente bocciatura della fusione Alstom-Siemens da parte della Commissione Europea, infatti, ha posto il problema con grande evidenza. Ne discuteranno studiosi e rappresentanti delle istituzioni. I lavori seguono questo percorso:
17.15 – Introducono i lavori Alessandro Perego, Direttore Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano
Paola Garrone, Professore ordinario di Business and industrial economics, Politecnico di Milanomeaza
Lectio Magistralis, Sergio Mariotti
18.15 – Tavola Rotonda
Umberto Bertelé, Professore emerito di Strategia di impresa, Politecnico di Milano
Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche industriali, Confindustria
Fabrizio Onida, Professore emerito di Economia internazionale, Università Bocconi; già Presidente ICE (Istituto Commercio Estero)
Pippo Ranci Ortigosa, Professore fuori ruolo di Politica economica, Università Cattolica; già Presidente Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas Tommaso Valletti, Professore di economia, Imperial College Business School; Capo economista uscente DG Concorrenza, Commissione Europea
19.15 – Conclusioni Luca Grilli, Professore ordinario di Business and industrial economics, Politecnico di Milano.

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Viacash completa nuovo round di investimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Nell’ambito di un round di finanziamento, GLORY ltd entra nel capitale sociale della fintech tedesca viacash (nota in Germania con il nome di Barzahlen), la più grande infrastruttura privata per la gestione dei pagamenti in contanti della regione DACH, con il 53% delle quote della società. Glory ltd è un provider leader nell’industria dei macchinari per la gestione del contante. Si tratta di un mix di capitale fresco e di capitale secondario per la società.Le azioni di Grenke Bank AG e dei fondatori Achim Bönsch e Sebastian Seifert rimangono invariate. Allo stesso tempo, i fondatori si impegnano a lungo termine nei confronti dell’azienda.Il completamento dell’operazione è soggetto all’autorizzazione da parte delle autorità di regolamentazione competenti, in conformità alle leggi e ai regolamenti applicabili.“Sono stati tanti gli investitori che hanno creduto in noi sin dall’inizio e hanno ricoperto un ruolo significativo nello sviluppo di successo di viacash, come il gruppo Alstin di Carsten Maschmeyer, REWE Digital GmbH e BTH. Ringraziamo per la fiducia che hanno riposto in noi negli ultimi anni e per l’energico supporto. Ora inizia una nuova fase di crescita e non vediamo l’ora di lavorare insieme al nostro nuovo partner strategico Glory”, afferma Sebastian Seifert.
viacash è un’infrastruttura di pagamento indipendente e consente prelievi e versamenti di denaro contante nelle casse dei supermercati tramite codici a barre grazie all’integrazione nelle applicazioni di mobile banking di ogni banca cliente. Nella regione DACH è conosciuta come “Barzahlen” ed è già la più grande infrastruttura del suo genere con più di 15.000 punti di accoglienza.Utilizzando viacash, i clienti hanno la possibilità di depositare e prelevare denaro dal proprio conto corrente bancario senza alcun acquisto minimo. Inoltre, la tecnologia della piattaforma consente ai clienti di pagare i propri acquisti online, il canone d’affitto o il biglietto aereo, l’assicurazione, le bollette della luce e del telefono in contanti nei punti vendita integrati con la piattaforma.

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FANUC investe in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Fanuc, leader nell’automazione industriale, conferma e rafforza anche in Europa il suo impegno volto a rispondere alle crescenti esigenze dei clienti, attraverso un ancora maggiore supporto e assistenza. Il Gruppo, specialista nei controlli CNC, robot e macchine intelligenti, ha infatti investito circa 100 milioni di euro negli ultimi tre anni con l’obiettivo di espandere le proprie filiali europee, e prevede di investirne ulteriori 100 nei prossimi tre anni. Questo percorso prevede nuove strutture ed ulteriori espansioni in oltre dieci località europee.Negli scorsi mesi l’azienda giapponese ha inaugurato due impianti altamente sofisticati: il primo, nella regione del Rodano-Alpi, in Francia, e il secondo proprio in Italia, a Lainate in provincia di Milano. Sono inoltre attualmente in costruzione nuovi impianti a Malmö e a Mosca. Tra le varie località europee che vedranno un’espansione, troviamo Stoccarda, Parigi, Barcellona, Breslavia, Malines, Coventry, nonché uffici in Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’attuazione dei progetti è iniziata nel 2014 e richiederà circa altri quattro anni per essere completata. Per il 2022, 25 su un totale di 36 uffici europei saranno ampliati o rinnovati.FANUC è il maggiore fornitore al mondo di controlli CNC, azionamenti e robot industriali e massimo specialista per macchine utensili intelligenti. Tra i principali punti di forza che può vantare l’azienda vi sono i controlli e servo-azionamenti CNC, nonché intere macchine sviluppate e prodotte nelle fabbriche FANUC presso la casa madre in Giappone. L’azienda dispone anche di un magazzino a Contern, in Lussemburgo, dove vi sono oltre 4.000 robot e molti altri prodotti FANUC prontamente disponibili per i propri clienti. Inoltre, in questo magazzino ma anche in tutte le filiali europee, sono conservati pezzi di ricambio per un valore di 100 milioni di euro, garantendo così una disponibilità dei ricambi superiore al 99,9%.
Ulteriori investimenti sono previsti anche nell’ambito delle risorse umane. Negli ultimi 3 anni FANUC ha aumentato del 27% il proprio personale in Europa, raggiungendo così i 1.600 dipendenti, di cui oltre due terzi sono tecnici o addetti all’assistenza tecnica. In Italia, ad esempio, sì è passati da 117 dipendenti nel 2016 ai 140 attuali, con una previsione di incremento di un ulteriore 15% nel 2020.Anche grazie a queste professionalità, FANUC si impegna nell’implementare il suo principio “Service First” su tutta la linea, garantendo il massimo ciclo di attività dei propri prodotti utilizzati presso le fabbriche dei clienti. Oltre al supporto tecnico e ai servizi, un altro obiettivo dell’espansione di FANUC riguarda i propri centri di formazione. Infatti, tra le priorità dell’azienda vi è quella è di fornire ulteriore formazione ai clienti, che FANUC estenderà presso i nuovi impianti che dispongono di spazi e attrezzature aggiuntivi. È questo, ad esempio, uno dei fattori che hanno guidato lo sviluppo di FANUC Italia, che negli oltre 13.000 metri quadrati della nuova sede di Lainate, ha previsto un Training Center con numerose aule didattiche completamente attrezzate e aperte a tutti quei professionisti, clienti e non, che intendano approfondire le possibilità abilitate dall’Industry 4.0. Al contempo è stata creato un Technical Center che permette ai clienti di testare le soluzioni e lavorare sulla prototipazione a stretto contatto con il personale FANUC.“Siamo veramente orgogliosi che il più importante investimento europeo di FANUC, ben 25 milioni di euro, abbia riguardato proprio l’Italia”, ha dichiarato Marco Ghirardello, Managing Director FANUC Italia. “Un impegno del nostro Gruppo che ha riconosciuto in tal modo gli importanti risultati dalla filiale italiana, la seconda a livello continentale in termini di fatturato e personale”.In generale, il numero di filiali europee è in crescita: all’inizio di aprile, FANUC ha aperto una filiale in Serbia per supportare i clienti in loco. Ciò significa che oltre alla sede europea di Echternach, in Lussemburgo, si possono attualmente contare 26 filiali.“La manifattura italiana è viva e vitale, con migliaia di PMI che stanno imboccando ora la strada della digitalizzazione”, commenta Marco Ghirardello. “Dopo un 2018 da record – con la produzione di macchine utensili, robot e automazione che ha segnato un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente – stiamo effettivamente assistendo a un rallentamento degli ordini in alcuni ambiti. Ciò è principalmente dovuto a fenomeni congiunturali che caratterizzano lo scenario internazionale e che si riflettono inevitabilmente sul mercato italiano. Se però analizziamo in maniera più approfondita i dati, notiamo come la contrazione riguardi le macchine utensili e non, ad esempio, i robot. In leggera ripresa invece, perlomeno a livello italiano, il settore automotive, per il quale ci si aspettano picchi importanti entro il 2022”.

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Lombardia: garanzie per investimenti in Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Una delegazione del M5S Lombardia ha incontrato Giancarlo Cancelleri, Viceministro delle Infrastrutture del governo Conte-bis. Al colloquio, il primo istituzionale con una delegazione regionale, hanno partecipato i consiglieri Massimo De Rosa, Nicola Di Marco e Simone Verni.Per i portavoce lombardi: “Era urgente ripristinare un dialogo e un’interlocuzione diretta con il MIT nell’interesse dei lombardi.L’obiettivo è realizzare le infrastrutture che servono davvero ai territori. Il dialogo riprende su fondamenta solide grazie al lavoro iniziato con l’ex Ministro Toninelli”. “Da parte del Viceministro”, aggiungono i Consiglieri, “c’è massima attenzione ai temi sottoposti. Al centro del dialogo sono state poste le infrastrutture ferroviarie, la manutenzione e il recupero del patrimonio infrastrutturale esistente e il rilancio delle opere utili all’imprenditoria locale. Innovazione e valorizzazione saranno le direttrici d’intervento principali”.
(fonte: http://www.lombardia5stelle.it)

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“Fixed Income – Contenere la volatilità degli investimenti nelle obbligazioni dei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

A cura di Ketan Gada, Senior Investment Manager, Gareth Payne, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il contesto per gli investimenti nei mercati emergenti è chiaro. Con economie sviluppate frenate da una scarsa crescita demografica e bassi tassi di crescita della produttività, gli investitori in cerca di un forte potenziale economico volgono sempre più lo sguardo verso i mercati emergenti [si veda la Fig. 1]. Il fatto che gli attivi dei mercati emergenti tendano a essere relativamente decorrelati rispetto ai mercati sviluppati è un ulteriore fattore di interesse1. Il problema è che molti investitori alla fine preferiscono non procedere con l’investimento. Il motivo è legato al fatto che gli attivi dei mercati emergenti, malgrado siano molto interessanti, sono troppo spesso minacciati dalla volatilità – le loro valute e obbligazioni, infatti, possono registrare forti episodi di turbolenza.
I mercati delle obbligazioni sovrane e delle valute dei mercati emergenti sono una fonte di rendimento potenziale particolarmente ricca. Nella classe di attivi non solo c’è una notevole dispersione, ma le obbligazioni dei mercati emergenti tendono anche a essere poco analizzate, soprattutto al di fuori dei mercati delle obbligazioni di Stato più grandi. Questo le differenzia dalle obbligazioni dei mercati sviluppati, che ormai si muovono spesso all’unisono.
Molti grandi investitori istituzionali considerano omogeneo l’universo dei mercati emergenti, e vi investono utilizzando fondi indicizzati.Ma può rivelarsi controproducente. Coloro che seguono i benchmark ponderati per la capitalizzazione rischiano di ritrovarsi sovraesposti ad attivi di qualità inferiore, in quanto i governi in difficoltà sono anche quelli che si indebitano di più.
Un’altra ragione per la quale gli investitori non colgono tutti i benefici del debito dei Paesi emergenti è che alcuni di loro diffidano di questo mercato per via delle brusche e improvvise oscillazioni dei prezzi che lo caratterizzano. Molti di loro, di conseguenza, riducono l’esposizione alla classe di attivi. Complessivamente, questi fattori creano un contesto in cui gli investitori flessibili con forti competenze di analisi possono generare alpha. Un modo per mitigare il rischio di perdite e continuare a consentire agli investitori di beneficiare del potenziale dei mercati emergenti consiste nel ricercare rendimenti assoluti.
Il tutto significa che aggiungere un portafoglio total return a un’esposizione al debito dei mercati emergenti può migliorare i rendimenti rettificati per il rischio dell’investimento complessivo. Se ben fatto, il risultato può essere un portafoglio i cui rendimenti sono decorrelati non solo dalle principali classi di attivi, ma anche dagli indici di rifermento dei mercati emergenti. Tale portafoglio dovrebbe anche offrire una certa protezione dalla perdita di capitale, offrendo al contempo un costante rendimento positivo con più alpha rispetto a quanto normalmente generato da attivi scambiati con maggiore intensità. Tutto ciò significa che l’inclusione di una strategia di absolute return in un portafoglio obbligazionario tradizionale ha il potenziale di migliorare i rendimenti rettificati per la volatilità.

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Investimenti: “Un sentiero ancor più angusto”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

a cura di Maya Bhandari – Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. Il rally della duration del mese di agosto è stato impressionante. L’intera curva delle obbligazioni sovrane tedesche, incluse le scadenze trentennali, presenta rendimenti negativi, al pari della metà delle obbligazioni investment grade europee. Parallelamente, nel Regno Unito e negli Stati Uniti i mercati scontano ormai tassi di interesse più bassi rispetto a quelli attuali per i prossimi dieci e trent’anni, rispettivamente. Ancor più sorprendente è il fatto che tutto ciò abbia coinciso con un significativo repricing dei tassi a breve termine nei mercati sviluppati. Il messaggio di fondo che emerge dall’insieme dei mercati dei tassi è: più bassi e più bassi più a lungo. Nella misura in cui i tassi di sconto sono diminuiti (o aumentati), gli utili azionari futuri appaiono oggi più (o meno) appetibili. Questa relazione è stata messa alla prova ad agosto, quando le azioni hanno ignorato la virata al ribasso dei premi obbligazionari. Cosa sta accadendo? È possibile che il sentiero tortuoso scontato dai mercati (in base al quale le banche centrali taglierebbero i tassi in misura sufficiente a scongiurare una recessione ma non a rafforzare l’inflazione in modo tale che i tassi potrebbero dover aumentare nuovamente) si stia facendo ancor più angusto. Il riacuirsi delle guerre commerciali globali ha riacceso le incertezze sul futuro delle catene di produzione, mettendo un freno ai piani di investimento delle aziende e causando forti variazioni delle scorte. Poiché le variazioni degli investimenti e delle scorte sono a loro volta state all’origine di tutte le contrazioni economiche (nessuna esclusa) a partire dagli anni ’40,, è plausibile che gli investitori azionari stiano iniziando a rivalutare la situazione.L’economia tedesca, orientata alle esportazioni e all’attività manifatturiera, è probabilmente appena entrata in recessione, e gran parte delle principali economie ha riportato significative riduzioni delle scorte. Di conseguenza, a parità di altre condizioni, i prezzi delle azioni dovrebbero essere più bassi.

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Trasparenza negli investimenti finanziari: è ora di passare dalle parole ai fatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Sulla questione della trasparenza negli investimenti finanziari è giunto il momento di fare un salto di qualità per la tutela dei diritti degli investitori. Aduc Investire Informati sta lavorando in queste settimane per preparare una nuova iniziativa che non sarà a termine, ma durerà fino a quando gli intermediari finanziari e le banche non rispetteranno le norme; non solo formalmente, ma nella sostanza.
Ricordiamo qual è il problema. Dal 2018 le banche avrebbero dovuto comunicare ai clienti i costi complessivi effettivamente sostenuti nell’anno precedente per la gestione degli investimenti. L’informazione deve essere espressa sia in termini percentuali che in termini monetari.Nel 2018, di fatto, le banche sono state esonerate. Ad inizio 2019 hanno iniziato a dire che fare i calcoli era troppo complesso, che i software dovevano essere aggiornati (erano anni che si sapeva che avrebbero avuto questo obbligo) ed hanno chiesto un’ulteriore proroga. Dopo che sulla stampa è uscita la notizia di un incontro fatto con la Consob (allora il presidente non era ancora il prof. Paolo Savona) per cercare di ottenere questa proroga, la Consob ha preso una posizione pubblica molto chiara ribadendo gli obblighi degli intermediari. Messi alle strette, la maggioranza degli intermediari ha iniziato a preparare un rendiconto che rendesse il meno probabile possibile che il cliente venisse realmente a conoscenza del dato rilevante: quanto effettivamente ha speso nel 2018.
Quali sono gli stratagemmi che la maggior parte delle grandi banche hanno messo in atto?
In primo luogo hanno deciso di inviare i rendiconti nel periodo estivo, durante le vacanze.
In questo modo è molto probabile che i clienti di ritornano dalle vacanze, trovandosi la “mazzetta” di lettere, pongano meno attenzione e tendano a cestinare con più facilità le comunicazione che appaiono poco rilevante.
Il secondo stratagemma è quello di “affogare” il dato rilevante all’interno di un mare di carte non importanti. Nella maggioranza dei casi il rendiconto è inserito in una ventina di pagine che contengono informazioni come l’andamento dei mercati finanziari nel 2018, modifiche normative, grafici e tabelle generiche, in alcuni casi addirittura ritagli di giornali e pubblicità di enti di beneficenza! Il chiaro obiettivo è quello di far cestinare la comunicazione prima di arrivare a conoscere il dato rilevante!
E’ evidente che questa sia una pratica, nella sostanza, scorretta la quale non risponde allo spirito della norma. E’ vero che la norma non specifica un modello standard con il quale presentare i dati. Anzi, specifica che i dati possono essere comunicati insieme ad altri rendiconti. Esiste, quindi, anche una battaglia da fare con i regolatori affinché le norme vengono aggiornate per evitare i comportamenti palesemente elusivi degli intermediari. Al tempo stesso, però, è anche necessario che i clienti si facciano parte diligente e utilizzino il potere che le nuove norme gli mettono a disposizione.
I clienti, infatti, possono richiedere le informazioni sui costi effettivamente pagati nell’anno precedente anche in forma ANALITICA. Davanti ad una specifica richiesta è chiaro che la banca non potrà fare “giochetti”. E’ chiaro che per un investitore informato e consapevole che esercita i propri diritti, purtroppo, ci sono centinaia – se non migliaia – di investitori distratti. Per questo Aduc ha deciso di concentrare le proprie energie su questo specifico tema e cercare di sensibilizzare il maggior numero di persone possibili affinché esercito il proprio diritto di conoscere quanto effettivamente hanno speso per far gestire i propri risparmi alla banca. Una volta conosciuto il dato di quanto spendono, finalmente, potranno valutare se a fronte della spesa hanno ricevuto un servizio adeguato.
Nelle prossime settimane ci saranno novità importanti. Nel frattempo, invitiamo tutti a richiedere alla propria banca i dettagli analitici dei costi effettivamente subiti nel 2018. Fino a prima delle vacanze, le banche rispondevano dicendo che stavano facendo i conti. Adesso che il grosso delle banche ha inviato i rendiconti sintetici non potranno più nascondersi dietro questa scusa e dovranno tirar fuori i dati veri. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Fidia ha annunciato due importanti investimenti in Spagna

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Si tratta dell’acquisizione di tre nuovi prodotti oftalmici sul mercato spagnolo dalla multinazionale Novartis e l’acquisto della Società spagnola Soluciones Bioregenerativas SL. L’acquisizione dei tre prodotti di Novartis Farma Spagna, filiale spagnola del gruppo Novartis Pharma AG, Basilea, leader mondiale nell’Eye Care, si inserisce in un percorso di rafforzamento della presenza di Fidia nel mercato oftalmico nazionale ed internazionale, iniziato nel 2017 con l’acquisizione di Sooft Italia.Questa acquisizione, che offre a Fidia l’opportunità di ampliare la propria offerta di prodotti e terapie per il trattamento delle patologie oculari, rientra nelle strategie di espansione e crescita internazionale del Gruppo, e vede, nel mercato spagnolo, un’area di particolare interesse per l’espansione attraverso investimenti diretti.
In tale contesto si colloca infatti anche la recente acquisizione da parte di Fidia della società spagnola Soluciones Bioregenerativas SL, con sede a Barcellona, operante, a livello internazionale, nel settore della medicina rigenerativa, con il marchio Proteal®, settore che rappresenta un’importante novità terapeutica nelle aree osteoarticolare, della dermatologia e della medicina estetica, che vedono Fidia impegnata, da anni, nella continua individuazione e offerta di nuove soluzioni. La corsa all’internazionalizzazione da parte di Fidia vede la recente apertura di attività dirette in Egitto, mercato tra i più importanti e promettenti di tutta l’Africa, attraverso la costituzione di una nuova filiale commerciale.

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