Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘investimenti’

Fondi pensioni e investimenti in infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

“Occorre convogliare il risparmio previdenziale verso investimenti nell’economia produttiva nazionale e in particolare verso le infrastrutture, volano mancato di crescita causa il deficit di investimenti pubblici e privati, come ha sottolineato al Forum The European House – Ambrosetti il ministro Patuanelli. L’iniziativa Assofondipensione-CDP, che comprende anche un fondo di investimenti in infrastrutture, va in questa direzione. Ma proprio per il supporto che sono in grado di fornire alla crescita del Paese questi investimenti vanno incentivati con strumenti fiscali e normativi, un tema che stiamo affrontando direttamente con il MEF. Ulteriori approfondimenti con il ministero sono in programma a breve.” Lo ha affermato Maggi, presidente di Assofondipensione: l’Associazione che riunisce i fondi negoziali italiani con un patrimonio di circa 56 mld di euro.

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Ripartire da investimenti e occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

Per rilanciare l’economia è necessario uscire quanto prima dalla logica dell’emergenza e studiare un piano di investimenti in grado di creare nuovi posti di lavoro e iniettare nuovo carburante nel sistema produttivo. Alla luce della crisi coronavirus, è naturale che il dibattito si sia finora concentrato sulle misure di salvataggio. Tuttavia, noi di Soggetto Giuridico crediamo che sarebbe un grave errore rinunciare a progettare una rinascita che affondi le sue radici nel vero motore dell’economia: gli investimenti che sostengono la produzione e il consumo, generando un circolo virtuoso che può rimettere l’economia italiana in condizione di camminare da sola. C’è molta enfasi sulle nuove risorse del Recovery Fund, ma sulla loro modalità di utilizzo abbiamo al momento poche certezze. Al Governo spetta il compito di individuare gli impieghi più produttivi e di non farsi tentare da misure di tipo assistenzialistico, mirate esclusivamente a raccogliere consenso.Ora più che mai le imprese hanno bisogno di incentivi e agevolazioni fiscali, mentre chi è in cerca di lavoro deve essere messo nelle condizioni di avere una prospettiva che vada oltre il reddito di cittadinanza. Occorre infine fare molta attenzione alle condizionalità che l’Europa potrebbe imporre al nostro Paese in cambio delle risorse stanziate, affinché in nome dell’austerità non si finisca per compromettere l’obiettivo della piena occupazione.

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Gli italiani risparmiano ma non investono

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Aumenta la diffidenza verso le istituzioni che dovrebbero tutelare i risparmi: le famiglie italiane preferiscono la liquidità e i piccoli investimenti in progetti eco-sostenibili. Cala così l’interesse per i titoli considerati più tradizionali. A metterlo in evidenza è il GreenVestingForum, il forum della finanza alternativa green promosso dalla piattaforma di investimenti ambientali sostenibili Ener2Crowd.com.I nostri connazionali non vogliono più investire in maniera tradizionale: a ricorrere ai Bpt Futura —ad esempio— non sono stati i piccoli risparmiatori come si è voluto far credere Da un’analisi dei dati delle aste realizzata da Ener2Crowd.com si evince che la taglia media di ordine è stata pari ad oltre 36 mila euro.«In un Paese dove lo stipendio medio netto mensile dei 18 milioni di lavoratori dipendenti —il 57% della forza lavoro impiegata in Italia— è pari a 1.600 euro ricondotti su 12 mensilità, ci vorrebbero circa 114 mesi, quasi 10 anni, per disporre di una tale cifra» osservano gli analisti di Ener2Crowd.Eppure l’86% degli italiani riesce a mettere qualcosa da parte ogni mese, rispetto ad una media europea pari al 75%. A sottolinearlo è proprio Ener2Crowd.com, la startup italiana che sta rivoluzionando gli investimenti nella sostenibilità ambientale ed energetica.Insomma i nostri connazionali tornano ad accumulare e risparmiano più di prima. Su un campione di mille uomini e mille donne di età compresa tra i 18 ed i 64 anni distribuiti lungo tutto lo Stivale ed intervistati da Ener2Crowd, la propensione al risparmio è risultata essere pari al 12% del reddito.«È la percentuale più alta d’Europa» commentano gli analisti di Ener2Crowd. Ma il 64% degli intervistati si mostra insoddisfatto dai classici investimenti proposti dalle banche o dagli intermediari finanziari, sfiduciati dai crac del passato e scontenti dai tassi di interesse ormai irrisori.E il BTP Futura? Una “fregatura” che aumenterà il divario fra ricchi e poveri in questo Paese, fra rentiers e risparmiatori.
I Btp Futura prevedono certo un meccanismo di «premio fedeltà», ma è indicizzato al pil e non all’andamento dell’inflazione: una vera e propria «lotteria Italia» con un meccanismo che è ancora più pericoloso se lo si legge nell’ottica del suo possibile rendimento e della «trappola di liquidità» che esso rappresenta.Il GreenVestingForum evidenzia inoltre come il tasso di rendimento medio nei 10 anni del Btp Futura sia pari a circa l’1,29%. Ma se l’inflazione si attesta oggi a livelli bassissimi, 0,6% nel 2019 e 0,1% nel 2020, nell’ultimo decennio è stata pari all’1,5% ed in quello precedente al 2%. E l’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea in quanto a crescita dei prezzi nell’area Euro è proprio del +2%. I Btp Futura in concreto non proteggono gli investitori nemmeno dall’inflazione «obiettivo» e rischiano di vincolare capitali per alimentare l’economia in altri modi per 10 anni.È questo il giudizio del forum della finanza alternativa green promosso da Ener2Crowd.com, piattaforma nata nel 2018 con lo scopo di finanziare progetti di produzione di energia sostenibile che ha già avviato progetti per un investimento complessivo di oltre mezzo milione di euro che hanno consentito di eliminare 4.500 tonnellate di CO2 dall’atmosfera. «La stessa cifra di 5,7 miliardi di euro del totale obiettivo —reinvestita nei 10 anni tramite gli strumenti di finanza alternativa come quelli di Ener2Crowd direttamente su progetti green ad alto impatto sociale ed ambientale— avrebbe potuto produrre 2,3 miliardi di euro di rendimenti per gli investitori ed un gettito di 600 milioni di euro per le casse dello Stato. Senza considerare ovviamente le tasse pagate da chi i progetti li realizza e ne condivide i benefici, almeno altrettanti» puntualizza Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd, scelto da Forbes come uno dei 30 talenti globali under-30 di quest’anno, sottolineando il suo ruolo di ispiratore e modello di nuovi talenti ed idee per il futuro dell’Italia.La differenza sarebbe stata sostanziale anche nell’accesso all’opportunità: l’«energy crowdfunding» —o GreenVesting— permette a tutti di aderire a partire da piccole quote, anche con soli 200 euro, i quali —impegnati mensilmente come in un piano di accumulo— possono dare davvero un nuovo significato al risparmio degli italiani: più ricchezza e più felicità per chiunque creda nella possibilità di costruire un futuro sostenibile.

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Investimenti: “In prospettiva”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. 10% – Mentre leggete le prossime pagine, tenete a mente questa cifra. Questo è il rendimento medio annuo approssimativo dell’S&P 500 Index, l’indicatore standard della performance dei mercati azionari negli Stati Uniti, dalla sua data di lancio nel 1926.1 La parola chiave qui è “medio”: in questi 94 anni si sono registrati molti alti e bassi pronunciati. È anche la dimostrazione della potenza, della coerenza e della resilienza del mercato azionario; questo tasso è così elevato che i rendimenti a lungo termine delle azioni hanno ampiamente superato quelli delle altre principali classi di attivi, come le obbligazioni e le materie prime.2 Per gli investitori che si sono impegnati a rimanere investiti a lungo, i benefici sono stati consistenti.L’andamento positivo dei titoli azionari nel tempo crea un quadro generale molto interessante. Un’osservazione più attenta, tuttavia, fa emergere alcuni particolari spiacevoli. A partire dal lancio, l’S&P 500 ha registrato 11 flessioni pari o superiori al 20% rispetto a un massimo storico, fenomeno considerato generalmente indicativo di un mercato ribassista. Ognuna di queste flessioni è scaturita da un insieme specifico di circostanze, e le successive riprese hanno avuto durate molto variabili.In primo luogo, che riusciamo ad affrontarli sempre meglio. All’indomani di ogni evento, i principali operatori di mercato e le autorità di regolamentazione hanno promosso riforme riguardanti la struttura del mercato, l’attività di negoziazione e le regole d’investimento.La seconda cosa che abbiamo imparato è che i mercati hanno sempre recuperato terreno. La volatilità (in entrambe le direzioni) è stata assorbita nel trend al rialzo di lungo periodo. Gli investitori che sono rimasti investiti hanno accusato il colpo, ma ne hanno anche tratto beneficio nel lungo termine.L’attuale contrazione è stata causata in ultima analisi dall’impatto globale del Covid-19 sulle normali operazioni delle imprese, sui governi e sul sistema finanziario. Si tratta di un fenomeno di natura strutturale, dovuto a stravolgimenti economici fondamentali che hanno eroso il valore di mercato e la fiducia degli investitori. La gravità e la durata del ribasso dei mercati sono ancora da determinare, ma il successo nell’affrontare la causa dell’attuale flessione – la diffusione in atto di una pandemia globale – sarà, a nostro avviso, il fattore che ci metterà sulla strada della ripresa. Se la si guarda in questo modo, la situazione appare relativamente semplice. Abbiamo un solo drago da uccidere, il nuovo coronavirus, per quanto si tratti di un nemico mai visto e formidabile.
È importante notare che nell’attuale contesto potremmo osservare una variazione rispetto a queste tendenze. Determinati titoli sanitari, che storicamente hanno sottoperformato, potrebbero evidenziare un andamento molto più sostenuto data la domanda di test, diagnostica, strumenti e prodotti. Si è registrata inoltre un’esplosione dei consumi online per generi alimentari, istruzione e articoli generici. Quella che per molti è nata come una necessità potrebbe diventare la norma, e sarà importante per gli investitori riconoscere questi cambiamenti.Oggi potrebbe sembrare inimmaginabile, ma dopo lo scoppio della bolla delle dot-com gli investitori si sono tenuti alla larga dal settore tecnologico per anni, memori del duro colpo inferto da questi titoli al loro portafoglio. Tuttavia, per gli investitori a lungo termine, cedere all’urgenza di evitare determinati settori può essere un errore strategico, sia dal punto di vista della diversificazione, sia per le possibili opportunità mancate di aggiungere validi investimenti a lungo termine a un portafoglio a fronte di valutazioni interessanti. Queste opportunità mancate sono state evidenti nei periodi successivi ai minimi di mercato del 1987, 2002 e 2009. Per illustrare questo punto, riportiamo l’andamento nei 12 mesi successivi al minimo dei tre settori che hanno registrato le peggiori performance durante le tre fasi di ribasso, paragonandolo a quello dell’S&P 500. In ciascun caso, il rendimento equiponderato dei tre settori più “trascurati” ha superato quello del mercato più ampio.
L’esperienza e il buon senso ci dicono che in una fuga verso la sicurezza a scapito dalle azioni si tende a privilegiare la liquidità e le obbligazioni di alta qualità. Tuttavia, nella prima fase dell’attuale crisi, le obbligazioni di alta qualità (investment grade) hanno evidenziato performance sorprendentemente deludenti, al punto che alcuni dei settori più difensivi hanno registrato risultati altrettanto negativi di quelli delle obbligazioni high yield di scarsa qualità. Ciò è stato determinato dalla carenza di liquidità nel mercato e dai timori riguardo alla qualità creditizia sottostante.Inoltre, i cali delle quotazioni e i disinvestimenti dai titoli di alta qualità rilevati all’inizio della crisi attuale differiscono da quanto riscontrato durante le precedenti fasi di ribasso dei mercati.
La performance storica media delle obbligazioni high yield nel grafico sottostante mostra un andamento simile a quello delle azioni sia nelle fasi di ribasso che in quelle di ripresa. Per gli investitori che non temono un aumento del rischio di default, il mantenimento di un’allocazione strategica in obbligazioni high yield di qualità inferiore durante un mercato ribassista può rivelarsi vantaggioso anche nel corso della successiva ripresa.Alcuni investitori sono tentati di privilegiare la liquidità finché non diminuisce l’incertezza, ma chi non rimane investito non può partecipare a un futuro rimbalzo dei mercati, che può essere molto brusco e repentino. Negli otto anni successivi alla crisi finanziaria globale, la liquidità ha reso meno dello 0,25% su base annua. Una classe di attivi sicura, liquida… e la peggiore in termini di performance.
Ognuno degli 11 mercati ribassisti del passato ha lasciato un segno indelebile sull’economia e sulla psiche degli investitori, e quest’ultimo episodio non sarà da meno. Può essere difficile immaginare come potrebbe configurarsi la ripresa, soprattutto durante i mesi probabilmente più difficili che ci attendono. I rendimenti passati non sono una garanzia di risultati futuri, ma se i mercati si attengono ad alcune norme consolidate, la fase ribassista numero 12 passerà, gli insegnamenti appresi andranno a sommarsi ai dati delle prime 11, e l’anno 95 sarà aggiunto alla media dell’S&P 500 Index.Non c’è dubbio che i listini potrebbero impiegare anni per riportarsi sui massimi precedenti dai minimi di un mercato ribassista, specialmente in presenza di una recessione. Anche così, è improbabile che ritorneremo allo stesso mondo che esisteva prima di quest’ultimo shock. È molto plausibile che, una volta attuato il contenimento del nuovo coronavirus, assisteremo a cambiamenti strutturali e ad un’accelerazione di trend che erano già in atto. I settori della salute e dell’energia erano già avviati verso una trasformazione fondamentale, e la loro performance nei prossimi mesi potrebbe apparire molto diversa da quella delle passate riprese.
Per rispondere a questi impatti e prosperare durante il ribasso e la ripresa sarà necessaria un’intensa ricerca, sia a livello macro che aziendale, per determinare quali potrebbero essere questi cambiamenti strutturali duraturi e la nostra possibile risposta ad essi. E mentre ci riorganizziamo e definiamo la strategia da seguire in futuro, dobbiamo restare agili e al contempo vigili, adottando come sempre la nostra visione positiva a lungo termine dei mercati e delle opportunità che continueranno a fornire agli investitori impegnati. ( abstract)

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“Rapporto 2019 sugli investimenti internazionali in Francia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

E’ stato pubblicato il 2 giugno scorso dall’agenzia nazionale Business France, analizza su base annua le dinamiche degli investimenti esteri in Francia. L’ultima edizione evidenzia la dinamicità degli investimenti esteri in Francia e colloca la Francia al 1° posto in Europa per gli investimenti esteri nelle attività industriali e di R&S. Nel 2019, la Francia ha attratto 1.468 nuove decisioni di investimento estero, con una crescita dell’11% rispetto al 2018 (1.323 decisioni). In media, sono 28 le decisioni di investimento registrate ogni settimana in Francia contro le 25 nel 2018; i posti di lavoro creati o mantenuti grazie a questi investimenti hanno registrato una progressione del 30%: 39.542 posti di lavoro nel 2019 rispetto ai 30.302 rilevati nel 2018. Questa dinamica positiva degli investimenti evolve in un contesto di fiducia del mercato. Secondo il barometro Business-France-Kantar, l’87% dei quadri dirigenti stranieri valuta la Francia come “attrattiva per gli investimenti esteri”. Gli investimenti esteri in Francia nel 2019 provengono da 58 Paesi diversi con una predominanza dei progetti generati dai Paesi europei (64% del totale). Nell’ordine si collocano: 1-Stati Uniti (16,2% dei progetti totali), 2- Germania (15,5%), 3- Regno Unito (12%) e 4- Italia (8%) Alcuni punti di notevole interesse emersi da quest’ultimo bilancio degli investimenti internazionali: Nel 2019, il 52% dei progetti registrati ha riguardato un nuovo insediamento in Francia (+3% rispetto al 2018). Il restante ha riguardato invece estensioni e acquisizioni. Gli investimenti con funzioni di produzione industriale e di R&S/ingegneria registrano la maggior crescita e contribuiscono rispettivamente al 26% (+19%) e all’11% (+22%) dei progetti investimenti internazionali in Francia. Tra i settori più dinamici oggetto degli investimenti: software e servizi informatici (21%), ingegneria e consulenza (10%), servizi finanziari (9%), filiera automobilistica (6%), trasporti e stoccaggio (5%), meccanica (5%), chimica e plasturgia (5%). Il 2019 ha visto concretizzarsi decisioni collegate alla Brexit a favore della Francia e in particolare della piazza finanziaria di Parigi. Un importante presenza italiana in Francia. Oltre 1.700 aziende francesi sono a capitale italiano e impiegano circa 63.000 persone su tutto il territorio nazionale. Il report di Business France sottolinea la dinamicità degli investitori italiani in Francia con una progressione del 26% del numero di nuovi progetti di investimento nel 2019 (118 nel 2019 / 94 nel 2018). Tali progetti di investimento consentiranno di creare o mantenere quasi 2.200 posti di lavoro (il 50% in più rispetto all’anno precedente) entro il 2021. La Francia si conferma come primo Paese di destinazione dei progetti d’investimento italiani avviati in Europa (43% dei progetti italiani – erano il 37% nel 2018), seguita dalla Spagna (9%) e dalla Germania (8%).

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Investimenti italiani in Francia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Nel 2019, i progetti di investimento italiani in Francia sono stati avviati su quasi tutto il territorio francese (12 regioni su 13). Due regioni accolgono quasi il 50% dei progetti di investimento : la regione Ile-de-France, con il 32% dei progetti, e Auvergne Rhône-Alpes (14%). Seguono poi le regioni Pays de la Loire (11%), Hauts-de-France (8%) e Région Sud (6%).
Origine geografica. Nel 2019, i progetti di investimento italiani in Francia provengono principalmente da: 31% dalla Lombardia, 20% Emilia-Romagna, 15% Veneto, 14% Piemonte, 7,5 % Friuli-Venezia-Giulia.
Natura e tipologie di investimento. Nel 2019, i nuovi insediamenti rappresentano circa il 26% dei progetti italiani avviati in Francia. Notiamo che il 53% dei progetti italiani riguarda l’ampliamento di attività già esistenti in Francia. Questa tendenza può essere interpretata come un segnale di fiducia nei confronti del mercato francese. Le acquisizioni di aziende francesi da parte di società italiane, rappresentano invece il 21% dei progetti totali.
Le imprese italiane hanno investito prevalentemente nella creazione e l’ampliamento di centri decisionali (26% dei progetti) e nelle attività di produzione (25% dei progetti). Tale risultato conferma la presenza storica delle industrie tradizionali italiane sul territorio francese. Da sottolineare anche il forte aumento nell’attività di Ricerca & Sviluppo, Ingegneria e Design, sinonimo di investimenti ad alto valore aggiunto, che ha raddoppiato nel 2019 (17% dei progetti italiani) rispetto al 2018. Seguono poi i punti vendita (11%), la logistica (8%), i servizi alle imprese (7%) e i servizi ai privati (6%).
Dall’Italia proviene il 13% degli investimenti esteri realizzati in R&S in Francia, collocandosi al secondo posto a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti (27%) e davanti alla Germania (10%).
Ripartizione settoriale degli investimenti. Nel 2019, le società italiane hanno investito prevalentemente nei settori tessile e moda (13% dei progetti, 16% dei posti di lavoro), energia (10% dei progetti, 17% dei posti di lavoro), software e servizi informatici (10% dei progetti, 5% dei posti di lavoro) e nel settore meccanica e metalmeccanica (8% dei progetti, 6% dei posti di lavoro). Nei settori tessile e moda ed energia, le aziende italiane sono all’origine di circa un quinto del totale dei progetti esteri avviati in Francia.
L’Ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset, ha sottolineato gli eccezionali risultati degli investimenti italiani realizzati in Francia nel 2019, testimonianza degli stretti legami economici che esistono fra i nostri Paesi “l’aumento del 26% in un anno del numero dei progetti di investimento italiani è una performance che dimostra da un lato, la capacità della Francia di accogliere investimenti stranieri e dall’altro, ribadisce il dinamismo degli imprenditori italiani e la loro notevole propensione all’internazionalizzazione. Tali risultati ci ricordano anche quanto le economie italiana e francese siano interdipendenti e complementari. Questi sono aspetti fondamentali sui quali sono certo che la crisi del Covid-19 avrà un effetto solo momentaneo, fiducioso in un prossimo ritorno alla crescita per le imprese e le economie dei nostri Paesi ” ha concluso l’Ambasciatore.

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“Lo shock da coronavirus impatta anche sulla propensione agli investimenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Sono tante le riflessioni che la crisi da Coronavirus ha portato nelle case degli italiani, e non solo. Una delle maggiori fonti di preoccupazione, alla luce della stagnazione economica, è quella che attanaglia i risparmiatori che sono stati portati dal lockdown a ripensare alla propria pianificazione finanziaria. Ma c’è un lato positivo: sembra aumentare la consapevolezza degli italiani della necessità di affidarsi a dei professionisti per una corretta pianificazione, tanto che il 42% degli italiani con investimenti ha dichiarato che darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments, uno dei principali gruppi di risparmio gestito a livello globale, su un campione rappresentativo di italiani.
L’incertezza non è sicuramente una buona consigliera. Ragionare o addirittura pentirsi delle proprie scelte in fatto di investimenti è però lecito, ma non bisogna dimenticare che, durante mercati azionari in ribasso come ora, non è mai il momento migliore per disinvestire. L’investimento dovrebbe sempre essere visto come un obiettivo di lungo termine. Come hanno dimostrato le crisi precedenti, infatti, gli shock a breve termine portano ad un rimbalzo successivo. Tuttavia, a oggi, un investitore italiano su sei dichiara di sentirsi più propenso a vendere le proprie quote di investimento alla luce della volatilità attuale, dato suffragato dal fatto che il 16% degli investitori italiani ha utilizzato o si aspetta di utilizzare il ritorno della vendita degli investimenti per sostenersi finanziariamente nei prossimi mesi. Se ciò diventasse realtà, queste azioni sarebbero realmente dannose per il risparmiatore portandolo a cristallizzare perdite certe e a perdere importanti occasioni di guadagno che si otterrebbero in futuro rimanendo investiti.Quasi due terzi (65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. I più giovani sono più propensi a rivedere le precedenti decisioni, ben il 78% tra i 25-34 anni. Neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente. La speranza è che i più giovani abbiano tutto il tempo per correggere le proprie azioni nei prossimi anni. È logico, quindi, pensare che questa crisi possa essere colta anche come un’ottima occasione per ripensare a un approccio più efficace dei propri investimenti.Ma quali sono i rammarichi più condivisi? Un italiano su tre (31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine. Un aspetto positivo è che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% degli investitori italiani vuole investire con maggiore diversificazione in futuro, il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria, il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento. Il 44% è, però, diventato più avverso al rischio. Questo 44% è la parte di popolazione che la crisi ha reso più incline a privilegiare maggiormente la liquidità. Un segnale di allarme che, da una parte, deve far pensare, in un Paese come il nostro in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi nei conti correnti (fonte ABI) e, dall’altra, può stimolare il risparmiatore ad affidarsi a dei professionisti per ottimizzare l’allocazione di portafoglio. Ad oggi, però, solo il 13% degli investitori italiani si è già approcciato o intende confrontarsi a breve con un consulente professionale e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale.
Come spesso accade nel mondo degli investimenti, l’incertezza e l’imprevedibilità possono causare danni importanti. Sette italiani su dieci (70%) ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla propria situazione patrimoniale. Stessa percezione anche per coloro che detengono investimenti finanziari (65%). È la fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni che sente di trovarsi più a rischio, forse un riflesso delle scarse aspettative sulle opportunità economiche nel prossimo decennio. Infatti, indipendentemente dalle misure di sostegno dei governi che sono state messe in atto, una percentuale significativa di persone si aspetta che la crisi da Covid-19 abbia un impatto negativo a lungo termine sui propri livelli di reddito (43%), sulla performance degli investimenti (31%), sulle prospettive di carriera (30%) e sugli obiettivi finanziari (33%), come ad esempio, i piani pensionistici. Per la fascia d’età over 55 – quella più vicina al pensionamento – la paura degli impatti negativi a lungo termine è minore. Con la relativa stabilità maturata negli anni e la natura costante del loro reddito (ad es. la pensione statale o entrate frutto di eventuali rendite) questo gruppo si trova ad affrontare meno incertezze.

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Le società estero-vestite e gli “investimenti fantasma”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Gli investimenti diretti esteri (FDI l’acronimo in inglese) possono avere un ruolo molto importante per lo sviluppo economico, per l’aumento della produttività e dell’occupazione e per l’integrazione internazionale. Perciò, tutti i Paesi sono interessati ad attrarli. Vari centri studi, tra cui quelli dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e del Fondo monetario internazionale, ritengono che ammontino a oltre 40.000 miliardi di dollari. Però, di questi, almeno 15.000 miliardi, pari a quasi il 40% del totale, sarebbero “investimenti fantasma”, registrati in alcuni Paesi noti come dei paradisi fiscali, allo scopo, soprattutto, di evitare di pagare le tasse o per pagarne il meno possibile.
La situazione, anche in questo campo, invece di essere stata sottoposta a controlli e a restrizioni, è peggiorata dopo la Grande Crisi del 2008, quando la percentuale era del 30%.Altri studi, tra cui uno dell’università olandese di Amsterdam, confermano che, oltre ai citati investimenti diretti esteri, anche il 40% dei profitti delle stesse multinazionali finisce nei paradisi fiscali. Ciò avviene nonostante che dal 1985 al 2018 il “global corporate tax rate”, la media mondiale della tassazione sui profitti delle imprese, sia scesa dal 49 al 24%. Nel 2015 il profitto globale delle multinazionali, cioè quel profitto realizzato nei Paesi dove hanno le loro attività produttive tranne quello dove la “compagnia madre” è registrata, è stato di 1.700 miliardi di dollari. Si calcola che di questi il 36%, circa 600 miliardi, sia stato “dirottato” nei paradisi fiscali.Si possono definire “investimenti fantasma” perché sono trasferimenti, oltre i vari confini, fatti da imprese che fanno parte dello stesso gruppo internazionale, passando attraverso dei “contenitori” vuoti localizzati nei paradisi fiscali. Questi contenitori sono dei “veicoli” che non sono coinvolti in alcuna attività reale. Servono soltanto per i giochi fiscali.E’ sorprendente che la metà degli “investimenti fantasma” transiti in due Paesi dell’Unione europea, Olanda e Lussemburgo, ben noti paradisi fiscali! Cosa sicuramente scandalosa e inaccettabile, ancora di più adesso che l’Europa si trova in grave emergenza economica per gli effetti della pandemia Covid-19. Se a loro si aggiungessero Hong Kong, le Virgin Islands britanniche, Bermuda, Singapore, le isole Cayman, la Svizzera, l’Irlanda e Mauritius, questo gruppo di dieci Paesi sarebbe responsabile per l’85% degli “investimenti fantasma”.Nel piccolo Lussemburgo, per esempio, arrivano investimenti esteri pari a 4.000 miliardi di dollari, tanto quanti gli Stati Uniti e più di quelli della Cina. Naturalmente per attrarre così tanti investimenti “virtuali” i paradisi fiscali e i centri off-shore offrono un livello di tassazione molto basso, molto più basso dei Paesi dove sono realizzate le attività reali. Offrono, inoltre, una serie di altri “servizi”, quali l’anonimato, la scarsa trasparenza e un sistema giuridico a dir poco compiacente. Offerte molto apprezzate da chi vuole evadere o eludere la tassazione ed evitare controlli più stringenti sulle proprie attività.Negli anni ottanta l’Irlanda aveva una tassa sui redditi d’impresa del 50%. Oggi è del 12,5%. La legge irlandese si presta anche a “soluzioni fiscali creative”. Si pensi all’operazione chiamata “doppia birra irlandese con un panino olandese”, che prevede il trasferimento dei profitti di multinazionali registrate in Irlanda e in Olanda verso le isole Cayman. In questo modo sembra che le corporation in questione arrivino addirittura a pagare zero tasse, o quasi. Inoltre, in Irlanda il rapporto profitto/salari è pari all’800%, poiché le imprese straniere registrate nel Paese possono dire di avere dei profitti altissimi in rapporto ai pochi lavoratori dipendenti in loco. Si noti che in Gran Bretagna, per esempio, tale rapporto è del 26%, che di per sé è già alto. Spesso economisti e analisti male informati o “interessati” portano l’Irlanda, per la sua bassa tassazione e la sua crescita del Pil, come esempio di gestione virtuosa. Ma dimenticano di dire che gli alti ricavi derivano soprattutto dagli investimenti esteri che arrivano nel Paese proprio per la bassa tassazione. E’ stato calcolato che, se tutti i Paesi del mondo applicassero la stessa tassa sui redditi delle imprese, le “fughe” verso i paradisi fiscali quasi scomparirebbero. Ciò produrrebbe un aumento delle entrate fiscali del 15% nei Paesi dell’Unione europea e del 10% negli Usa e una loro diminuzione del 60% nei paradisi fiscali. Queste problematiche sono emerse prepotentemente anche in Italia in seguito alla richiesta di credito avanzata al governo dalla Fiat per ben 6,3 miliardi di euro. FCA, com’è noto, opera in Italia ma ha la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna. In Europa la concorrenza relativa alla tassazione dei profitti delle multinazionali ha assunto aspetti intollerabili. Si pensi soltanto che ben 6 Paesi, Irlanda, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Malta e Cipro, che hanno fatto parte del gruppo originario dell’Unione prima della sua estensione all’Est Europa, sono considerati paradisi fiscali! Una seria riforma fiscale a livello europeo, che valga per tutti i 27 Paesi dell’Unione, non è più rinviabile. E’ necessaria, urgente e decisiva per l’effettiva realizzazione dell’Europa unita e federale.

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23a edizione dell’ITForum

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Si chiama ITForum Online Week l’edizione 2020 (15-19 giugno) della più importante manifestazione italiana dedicata a investimenti e trading e sarà organizzata completamente online da BFC Media grazie a VES – Virtual Event Solution, l’innovativa soluzione creata dall’agenzia di comunicazione Starchestnut.Davanti all’impossibilità di organizzare un evento fisico, a causa dell’emergenza Coronavirus e al conseguente temporaneo lockdown degli eventi fieristici tradizionali, Forbes Italia ha deciso di raddoppiare le occasioni di didattica e networking. La manifestazione fisica, in programma a Rimini il 17 e 18 Giugno 2020, viene posticipata al 17 e 18 Giugno 2021 (sempre a Rimini) e nasce così ITForum Online Week, un evento che si svolgerà in diretta dal 15 al 19 Giugno 2020 dalle 9.00 alle 18.30 e porterà ITForum su smartphone, tablet, pc e tv di tutti gli utenti.Tutto questo grazie VES – Virtual Event Solution, il pacchetto di soluzioni per la digitalizzazione degli eventi sviluppato da Starchestnut, che unisce il know-how creativo e progettuale d’agenzia nella gestione di grandi eventi alla capacità di gestire e produrre soluzioni tecnologiche innovative. Per ITForum Online Week, che si svolgerà nell’arco di cinque giorni, Starchestnut ha sviluppato strategia, regia e piattaforma tecnologica, e creato un team dedicato (dalla Regia alla segreteria organizzativa) per la gestione “chiavi in mano” della grande sala virtuale in cui si alterneranno workshop e round table con i migliori trader nazionali e internazionali, esperti di investimenti e personalità di spicco dei settori economia e finanza. Sono previsti oltre 30 workshop formativi in diretta streaming e TV (BFC Video in onda 24 ore su 24 sulla piattaforma OTT di bfcvideo.com e sul satellite, ai canali 511 di SKY e 61 di TivùSat). Il pubblico potrà interagire con domande, polls e sondaggi live. Starchestnut ha inoltre creato stand virtuali per le società partner che avranno un loro spazio all’interno della hall ITForum per fornire informazioni, materiali didattici e chattare in diretta con gli user.

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Microsoft annuncia un piano di investimenti da 1,5 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

Microsoft Corp. presenta oggi un piano quinquennale di investimenti per l’Italia del valore di 1,5 miliardi di dollari, confermando il proprio impegno a supportare l’innovazione e la crescita del Paese, annunciando anche l’intento di avviare la prima Regione Data Center di Microsoft in Italia, a Milano. Capitalizzando ed estendendo il progetto di ecosistema “Ambizione Italia“ lanciato nel 2018, il nuovo piano di investimenti “Ambizione Italia #DigitalRestart” creerà nuove opportunità per far crescere persone e organizzazioni e supportare lo sviluppo economico. Microsoft permetterà alle aziende di accedere a servizi Cloud locali, grazie anche alla rinnovata partnership con Poste Italiane, offrirà programmi di formazione digitale e supporto allo smart working, aiuterà le imprese nella fase di ripartenza offrendo loro l’accesso ai laboratori “AI Hub” e a programmi appositamente pensati per le PMI. Sosterrà inoltre il Paese lanciando una Alleanza per la Sostenibilità per creare un ecosistema di open innovation sui temi green.L’annuncio di oggi conferma l’impegno di Microsoft in Italia, con più di 35 anni di storia nel Paese e una rete di oltre 10.000 partner e 350.000 professionisti. Il piano segna un importante passo verso la distribuzione dei servizi cloud di livello enterprise su scala globale, per un totale di 61 Regioni annunciate, con Microsoft Azure disponibile in oltre 140 Paesi. “L’Italia si conferma ancora una volta un polo favorevole all’attrazione di investimenti, di innovazione e sviluppo. L’annuncio del progetto Digital Restart di Microsoft, con un investimento di 1,4 miliardi di euro per la creazione di un importante data center in Italia, è un’ulteriore spinta alla trasformazione digitale del nostro Paese. Il progetto di Microsoft coglie le sfide dell’innovazione digitale e dello sviluppo “verde”, obiettivi prioritari della nostra azione di rilancio dell’economia del Paese. In queste settimane le imprese e le pubbliche amministrazioni hanno fatto un ricorso massiccio allo smart-working, riuscendo anche ad accelerarne la diffusione. Il piano di Microsoft, con servizi cloud e programmi digitali per lo smart-working dedicati alle piccole e medie imprese, potrà senz’altro aiutare l’Italia a procedere ancora più rapidamente in questa direzione. Di assoluto rilievo è anche la nuova Sustainability Alliance che Microsoft intende stipulare sul territorio. Essa contribuirà a sostenere il Green New Deal nazionale, favorendo lo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione sostenibile”, ha commentato Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri.
“Dobbiamo indirizzare il Paese verso la trasformazione digitale e tecnologica attraverso tre sfide, che riguardano la digitalizzazione, l’innovazione e lo sviluppo etico e sostenibile”, è il commento del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano. “Le tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale sono una vera e propria rivoluzione che abbiamo a portata di mano e su cui, come Paese, non solo non dobbiamo restare indietro, ma abbiamo il dovere di investire e giocare un ruolo da protagonisti. Significa progettare, sviluppare e sperimentare soluzioni di Intelligenza Artificiale, applicarle ai procedimenti amministrativi e ai processi produttivi, per poterne valutare l’impatto e le ricadute”.La partnership strategica con Poste Italiane e la nuova Regione Data Center in Italia. Per supportare ulteriormente l’adozione delle tecnologie Cloud, Poste Italiane e Microsoft rinnovano la propria partnership per promuovere l’innovazione tra sviluppatori, startup, grandi aziende e pubblica amministrazione. Le due aziende lanceranno un piano congiunto per sviluppare una nuova serie di servizi cloud per soddisfare le esigenze digitali emergenti delle aziende italiane e del settore pubblico, tra cui un progetto di digital skilling per i dipendenti stessi di Poste Italiane e un’iniziativa congiunta per la formazione nel Paese. Facendo leva sulle tecnologie Microsoft, Poste Italiane accelererà inoltre il processo di trasformazione digitale a supporto della propria crescita sostenibile.

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Aton IT continua ad investire sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Aton IT, azienda italiana specializzata in consulenza, sviluppo e applicazione di soluzioni IT full service, continua il processo di crescita inserendo nuove figure professionali nel proprio organico, che conta attualmente 170 professionisti di cui il 70% laureati in discipline scientifiche o economiche. In un momento economicamente difficile come quello che stiamo vivendo, l’azienda continua ad investire sulle competenze, aspetto da sempre centrale per Aton IT.“Gli specialisti presenti in azienda sono l’asset più importante – spiega Fulvio Duse Direttore Generale del Gruppo Aton – per questo ricerchiamo costantemente professionisti qualificati, nell’ottica dello spirito di innovazione che ci contraddistingue, per soddisfare le richieste di un mercato in forte evoluzione. Chi sceglierà di entrare a far parte della nostra azienda intraprenderà un percorso professionale e di formazione, teso a valorizzare le competenze acquisite, coerentemente con la domanda di mercato ed il business di riferimento”.In particolare per le sedi di Roma, Milano e Torino l’esigenza attuale e costante concerne Software Developers, Engineers ed Analisti Programmatori di diverse seniority, su piattaforma Java, Microsoft, mobile (IOS e Android) aggiornate alle ultime versioni e con conoscenza dei framework più innovativi sul mercato. Le figure sono IT Specialist dinamici e fortemente motivati da inserire nei team del Gruppo, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative.Le offerte sono rivolte a IT Specialist dinamici e motivati, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative che Aton IT sta intraprendendo in ambito Sicurezza.In questo contesto la ricerca verte su figure da formare o professionisti con esperienza consolidata e strategica nell’ambito della Cybersecurity, Ethical Hacking, Indentity & Access Management, Cloud Security, Cyber Threat Hunting & Incident Response, Web Application & Network Security.

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Operazione di finanziamento di Elettra Investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Elettra Investimenti, azienda con sede a Latina, rende noto di aver definito con UniCredit un’operazione di finanziamento da Euro 21,5 milioni, in parte assistita dalle garanzie rilasciate da SACE nell’ambito del programma GARANZIA ITALIA e in parte grazie all’emissione di un minibond sottoscritto da UniCredit. L’operazione è stata completata digitalmente. Le risorse finanziarie rivenienti dall’operazione saranno utilizzate per supportare il piano di investimenti del Gruppo Elettra, che prevede nel biennio 2020-2021 ulteriori capex per oltre 20 milioni di euro (di cui circa la metà coperti da risorse già disponibili), e per conseguire un allungamento delle scadenze dell’indebitamento bancario rendendole più coerenti con la natura a medio/lungo termine degli impieghi. L’operazione è stata strutturata con una durata di 72 mesi. Fabio Massimo Bombacci, Presidente e Amministratore Delegato di Elettra investimenti S.p.A., ha così commentato: “Siamo particolarmente soddisfatti della fiducia accordataci da UniCredit che, anche attraverso questa operazione, ha confermato il proficuo rapporto di collaborazione in essere da molti anni con il Gruppo Elettra Investimenti, nonché l’apprezzamento per il nostro modello di business nel settore energetico. Attraverso questa operazione otteniamo le risorse per sostenere il piano di investimenti, già discusso in CdA, che specialmente in questo momento diventa centrale per confermare Elettra Investimenti quale una delle realtà più innovative e solide del settore. Il percorso che prevede lo sviluppo e il consolidamento delle nostre attività anche attraverso operazioni straordinarie prosegue e anzi trova nuova linfa dall’operazione oggi conclusa. Un ringraziamento particolare va a UniCredit che ci ha assistito e supportato nella strutturazione dell’operazione”. “Questa operazione di finanziamento – ha affermato Francesco Giordano, CO-CEO Commercial Banking Western Europe di UniCredit – testimonia ancora una volta la completa operatività di UniCredit su tutte le possibili soluzioni previste dal Decreto Liquidità. Siamo stati la prima banca in Italia a erogare un finanziamento di questa tipologia e lavoriamo ogni giorno con grande impegno per supportare le imprese del Paese in questa fase di emergenza. Elettra Investimenti è un’azienda innovativa basata a Latina che opera nella settore della produzione di energie anche da fonti alternative e per la gestione di impianti ad alta efficienza per la sostenibilità.

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Fixed Income – Investimenti difensivi, ripensati

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

A cura di Raymond Sagayam e Stéphane Rüegg di Pictet Asset Management. Mentre l’economia sta subendo una battuta d’arresto, con circa un terzo della popolazione mondiale in lockdown, gli investitori di ogni livello – responsabili delle tesorerie aziendali, gestori di fondi pensione o assicuratori – stanno aumentando le scorte di beni rifugio.La priorità assoluta – come spesso succede quando i cieli della finanza si rannuvolano – è il ritorno del capitale, invece del ritorno sul capitale.L’opzione di default per chi privilegia uno stile difensivo sono i mercati monetari. Per un’ottima ragione. Essendo l’attivo più assimilabile al contante, i fondi che investono sul mercato monetario acquistano strumenti governativi e quasi-governativi liquidi, che mantengono il valore del capitale. Questi fondi sono anche tra i più strettamente regolamentati tra tutti i veicoli di investimento.A fronte di tutti i vantaggi che offrono, tuttavia, i fondi comuni monetari chiedono agli investitori di sacrificare qualcosa: il rendimento. Con tassi d’interesse ufficiali in tutto il mondo in via di sviluppo prossimi – e in alcuni casi, inferiori – a zero, il rendimento sui titoli assimilabili alla liquidità segue l’inflazione. Le spese di custodia sono un costo aggiuntivo, che erode ulteriormente il valore del capitale investito.In molti casi si tratta di un prezzo che vale la pena di pagare in cambio della sicurezza.Tuttavia, per gli investitori in ricerca di un reddito regolare, i fondi che investono sul mercato monetario non sono la soluzione ideale. Per questo motivo, si può rivelare utile un’allocazione complementare alle obbligazioni societarie investment grade a breve scadenza.Sebbene meno liquide e più volatili rispetto al cash, le obbligazioni societarie di qualità elevata e breve scadenza sono competitive rispetto ai fondi Money Market per diversi aspetti.Per iniziare, offrono un rendimento che compensa abbondantemente i rischi aggiuntivi ad esse legati.Infatti, rispetto alla liquidità, le obbligazioni a scadenza più breve sono attualmente particolarmente convenienti.
Forse la prova più eclatante dell’allontanamento del mercato dai fondamentali è una variazione inusuale della forma della curva dei rendimenti. Un’incongruenza che è emersa all’insorgere delle vendite innescate dal Coronavirus: i rendimenti delle obbligazioni societarie a breve termine sono bruscamente balzati al di sopra di quelli offerti dal debito con scadenza più lunga. Questa inversione, che si è verificata sia nel mercato europeo sia in quello statunitense, è stata causata in parte dalla scelta degli investitori di vendere le obbligazioni più liquide semplicemente per ottenere liquidità.Di norma, quando i rendimenti delle obbligazioni societarie con scadenza più lunga sono inferiori a quelli dei titoli a più breve scadenza, significa che le società potrebbero faticare ad onorare i loro debiti – e nel giro di pochi mesi. L’ultima volta che la curva si è invertita nello stesso modo è stato nel 2009, durante il periodo nero della crisi dei mutui sub-prime. Ma così come non si materializzò allora un’ondata di insolvenze, ci sono pochi indizi che indichino che le società investment-grade si troveranno questa volta in grave difficoltà finanziaria. Nelle scorse settimane, sia la Federal Reserve statunitense sia la Banca Centrale Europea hanno svelato misure senza precedenti per stabilizzare i prestiti alle aziende e proteggere al contempo le aziende solide dai danni causati dal Coronavirus.In base ai nostri calcoli, il 50-60% delle obbligazioni societarie a breve scadenza statunitensi e circa il 25% delle omologhe europee è ammissibile per l’acquisto nell’ambito dei programmi di Quantitative Easing delle banche centrali.Il fatto di disporre della FED e della BCE come compratori di ultima istanza offre ai potenziali investitori obbligazionari un ulteriore vantaggio – una più bassa volatilità. In effetti, la volatilità delle obbligazioni con scadenza più breve – in ogni caso mai elevata – potrebbe scendere al di sotto dei livelli storici nei prossimi anni. Ciò non farebbe che sottolinearne le qualità difensive.
Un altro vantaggio di cui gode il debito societario rispetto ai mercati monetari è la varietà degli investimenti disponibili. Le società che emettono debito a breve scadenza operano in tutti i principali settori – compresi i “settori difensivi” come quelli della sanità, delle telecomunicazioni e dei servizi di pubblica utilità, che tendono ad andare bene quando le condizioni economiche sono deboli. Negli Stati Uniti e in Europa, le società che operano nei settori della sanità, delle telecomunicazioni, dei servizi di pubblica utilità e dei beni di consumo di base rappresentano circa un quinto del mercato obbligazionario.
In Europa, per i responsabili delle tesorerie aziendali e per le compagnie assicurative, le obbligazioni societarie a breve termine hanno un’attrattiva in più. L’universo d’investimento si è improvvisamente dilatato. Per la prima volta in diversi anni, gli investitori non statunitensi possono acquistare attivi a reddito fisso statunitensi e coprire ogni esposizione indesiderata al dollaro USA a un prezzo favorevole. Il costo della copertura valutaria è infatti crollato bruscamente. Dato che la Fed ha tagliato i tassi in modo più aggressivo rispetto alla BCE, il costo della copertura contro oscillazioni indesiderate del tasso di cambio dollaro euro è crollato, portando il rendimento “coperto” delle obbligazioni statunitensi, ovvero il rendimento al netto del costo di copertura, in territorio positivo.Tutto ciò non equivale a dire che le obbligazioni societarie a breve scadenza dovrebbero essere considerate come un sostituto della liquidità. Prestare denaro alle aziende – anche per brevi periodi – è intrinsecamente più rischioso che prestare denaro ai governi dei Paesi sviluppati.Ciononostante, per gli investitori che hanno bisogno di reddito e i cui orizzonti temporali sono limitati da uno a tre anni, il debito societario a breve termine può essere una valida aggiunta a una allocazione “difensiva”.

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Tlc: Investimenti, telemarketing, migrazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

In queste settimane particolarmente delicate vista la tragedia che ha investito il Paese, siamo intervenuti su tutti i gestori di servizi fondamentali e delle reti di comunicazione per evitare il distaccamento per motivi di morosità, stante le gravi difficoltà economiche, oltre che sanitarie, in cui si sono venute a trovare le famiglie e moltissimi operatori economici.
Per Federconsumatori è importante in questo momento soprattutto che gli operatori delle reti di comunicazione realizzino, nel più breve tempo possibile, investimenti necessari in direzione di una estensione ed un potenziamento delle infrastrutture per renderle accessibili e fruibili in tutte le aree del Paese e a tutti i cittadini. In questa stessa ottica ci siamo mossi affinché, per il tempo limitato alla situazione di emergenza, si evitassero ingenti investimenti in campagne promozionali in una forsennata rincorsa a proporre offerte non sempre chiarissime e si arrestasse il telemarketing.Perciò abbiamo salutato positivamente la proposta di limitare l’attività dei call center ai soli servizi di assistenza agli utenti e sospendere le attività di telemarketing o promozionali sia per ragioni di sicurezza degli operatori dei call center sia per evitare disturbo e di aggiungere ansia al dolore che è piombato nella vita di noi tutti a causa della pandemia. Ci paiono perciò comprensibili le iniziative, tese a limitare nel tempo strettamente legato allo stato di emergenza, la migrazione delle utenze tra gli operatori che così possono dedicarsi al potenziamento delle infrastrutture senza intaccare i diritti degli utenti e della concorrenza.

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Investimenti e risorse in Italia: U.E. matrigna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Roma – «Non è possibile iniziare un percorso di ricostruzione post-coronavirus, che ci farà rientrare in 20 anni dagli investimenti, con l’ombra di un commissariamento. Il Mes non ci garantisce di procedere senza i problemi contabili delle vecchie regole del Patto stabilità. «Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha tenuto a precisare che appena possibile torneremmo al Patto così com’è. È inaccettabile. Mario Draghi ha detto che in tempi di guerra non si pensa al debito. Sacrosanto. Ma allora dobbiamo avere la rassicurazione che non stiamo sospendendo le regole per soli due-tre anni e poi ci ritroveremo la Troika in casa». Lo dice il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un’intervista a La Stampa.Rispondendo ad una domanda sull’aumento dei miliardi a garanzia delle leve finanziarie di Cdp, prosegue «la politica deve scegliere come utilizzare bene le leve per sostenere le aziende italiane con strumenti che hanno moltiplicatori importanti, usati in tutto il mondo. Dobbiamo avere tutti in testa che le imprese hanno bisogno di liquidità. Ora». E sulle aziende strategiche «è necessario dotarsi di una struttura per la golden power a tutela dei nostri asset. Non è escluso che vengano presi a modello strutture già esistenti in altri Paesi europei».

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Mansutti S.p.A. investe nel Nord-Est

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Lo storico gruppo di brokeraggio, operativo a livello internazionale e con base a Milano, acquisisce la maggioranza in SMB Scala, solida e storica società di brokeraggio assicurativo di Udine, ponendo le basi per la creazione di un polo d’eccellenza nel Triveneto. La SMB Scala & Mansutti Broker avrà l’obiettivo di svolgere un’azione sempre più sinergica sull’intero territorio nazionale. Il suo obiettivo è quello di distinguersi nel panorama del brokeraggio assicurativo italiano per la capacità di fornire coperture ideate per situazioni e rischi imprevedibili, per le quali spesso le soluzioni standard disponibili si dimostrano inadeguate.

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Lo stato del sesso femminile in termini investimenti e preoccupazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

La strada è sicuramente in salita per le donne italiane dal punto di vista dell’emancipazione economico-finanziaria e della capacità decisionale nella fase di investimento dei propri risparmi. Lo evidenzia un sondaggio* condotto da Columbia Threadneedle Investments, uno dei principali gruppi di risparmio gestito a livello globale, su un campione rappresentativo di 2mila italiani, (tra cui 1048 donne), che ha fotografato la situazione femminile rispetto a decisioni di investimento e preoccupazioni finanziarie.
In linea generale, solo il 37% di donne del campione detiene investimenti, (contro il 48% degli uomini). Solo 1 donna su 4 ritiene che investire sia il modo migliore per raggiungere gli obiettivi finanziari a lungo termine ma il 67% delle donne intervistate pensa comunque che “risparmiare” sia il modo migliore per pensare al futuro. Un dato positivo, però, emerge se facciamo un confronto a livello internazionale rispetto alla propensione all’investimento, contrariamente alla comune percezione, il 37% delle donne italiane detiene investimenti contro il 27% delle britanniche e solo un 24% delle tedesche. Per quanto riguarda lo stato civile, le donne più vulnerabili dal punto di vista finanziario sono sicuramente le divorziate/separate, le vedove e le casalinghe, un terzo delle quali dichiara di non detenere alcun risparmio né investimento. In particolare: il 36% delle donne divorziate/separate e il 33% delle vedove contro il 20% delle donne nubili e il 21% delle donne sposate. Se guardiamo al confronto con gli altri due Paesi (Germania e UK) emerge un dato positivo: solo il 23% delle donne italiane non detiene risparmi o investimenti contro il 37% delle tedesche e il 23% delle britanniche.
Se una buona percentuale di donne italiane afferma di avere una responsabilità decisionale in materia di investimenti e risparmio, solo una percentuale molto più bassa riconosce di essere il soggetto principale a decidere in questo campo. Nel nostro Paese, infatti, il 67% degli uomini ritiene di essere il principale decisore sulle tematiche legate a risparmio e investimenti all’interno della propria famiglia, contro il 46% delle donne.Il 51% delle donne in coppia inoltre ritiene di condividere con il proprio partner la responsabilità delle decisioni in tema di risparmio e investimento, ma solo il 31% degli uomini in coppia afferma di spartire questo onere con la propria compagna. Un gap significativo che rafforza, anche a livello di percepito, le differenze di genere ancora esistenti.La percentuale sale, seppur lievemente, fra le donne con una occupazione fuori dalle mura domestiche, arrivando al 55%, mentre cala in modo drastico tra le casalinghe, arrivando ad appena il 33%. Inoltre, il 35% delle donne sposate ritiene di essere responsabile delle decisioni in fatto di investimenti, contro il 78% delle donne divorziate/separate, il 76% delle vedove e il 54% delle nubili. Fra chi decide di investire, si trova per lo meno un dato che equipara le scelte fra i due sessi: uomini e donne scelgono, in egual misura, di avvalersi dei servizi di un consulente finanziario professionale (il 30% degli uomini e il 32% delle donne).Le donne del Bel Paese vivono sicuramente con maggiore apprensione le questioni legate alle proprie finanze rispetto agli uomini italiani. Le tre preoccupazioni principali che tengono sveglie le donne di notte sono: essere in grado di permettersi una adeguata assistenza sanitaria e sociale in età avanzata (65%), oneri economici di breve termine (60% rispetto al 45% degli uomini) e costi legati al mantenimento dell’abitazione principale (59%).
Oltre la metà delle donne del campione (52%) ha ridotto il proprio bilancio familiare negli ultimi 12 mesi a causa delle preoccupazioni legate al denaro, (contro il 45% degli uomini); circa un terzo delle donne del campione non è potuto andare in vacanza per problemi finanziari negli ultimi mesi.Il principale rammarico che serpeggia fra le donne italiane, inoltre, è il fatto di non aver previsto un piano di previdenza integrativa privata (25%) o di non essersi fatte adeguatamente consigliare quando sono andate in pensione (21%). Dal punto di vista generazionale, sono le Millennial a essere molto più preoccupate per le questioni finanziarie rispetto alle Baby-Boomer in tutte le domande del sondaggio con il 71% delle donne Millennial preocupate dai costi legati alla casa (comprare casa, pagare mutuo, l’affitto, ecc.) rispetto al 51% delle Baby-Boomer.

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Investimenti e risparmiatori, a “I Mercoledì del Diritto” la “nullità selettiva”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Parma mercoledì 26 febbraio alle 17 nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Ateneo (via Università 12). Relatore dell’incontro sarà Angelo Barba di Sapienza Università di Roma, che affronterà dunque temi di stringente attualità, legati agli investimenti e ai risparmiatori.«La conferenza – spiega il prof. Barba – trae spunto dalla recente sentenza resa dalla Cassazione a Sezioni Unite sulla legittimità della domanda del risparmiatore volta a far dichiarare la nullità cosiddetta “selettiva” di alcuni soltanto dei negozi di investimento, in ipotesi di nullità, a monte, del contratto quadro per difetto di forma scritta. Si tratta, in altri termini, di verificare se la nullità del contratto quadro, dedotta dall’investitore, si ripercuota sempre e comunque su tutte le operazioni eseguite sulla base dell’atto negoziale viziato o se, invece, possa essere limitata alle sole operazioni di investimento allegate dal risparmiatore, consentendo a costui, quindi, di far constare la nullità di “protezione” di talune operazioni soltanto, facendo salve le altre». La rassegna d’incontri I Mercoledì del Diritto, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.Gli incontri di I Mercoledì del Diritto hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Governo. Perché non si investe in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

I motivi per i quali non si investe in Italia sono sotto gli occhi di tutti; putroppo gli occhi sono bendati, almeno quelli dei nostri governanti.Un esempio classico e quello delle acciaierie Ilva.Le varie maggioranze governative che si sono succedute negli ultimi 19 mesi, prima M5S-Lega poi M5S-PD, hanno in comune un dato: l’inaffidabilità.Era stato sottoscritto un contratto con la più grande impresa mondiale che si occupa di acciaio, la Arcelor Mittal. I termini del contratto contenevano una nota relativa al permanere di determinate condizioni di garanzie normative, che assicuravano l’attività dell’impresa: il cosiddetto “scudo penale”. Ebbene, questo “scudo” è stato inserito, rimosso, reinserito e di nuovo rimosso.Quale impresa si fiderà più dei governi italiani?Finirà che la Arcelor Mital se ne andrà e il costo della ristrutturazione e bonifica sarà scaricato sulle tasche dei contribuenti. Così al danno si aggiungerà la beffa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola. Anief: “Chiedano subito investimenti nel nuovo Def”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Nessuno parla più dei 3 miliardi chiesti dall’ex ministro Fioramonti, Azzolina e Manfredi ottengano lo stanziamento di nuovi fondi, per cominciare a sederci e parlare di contratto” E prosegue: “Faccio un appello al ministro Azzolina: apra subito i tavoli per il rinnovo del contratto, chieda subito lo stanziamento di soldi insieme al ministro Manfredi. Si chiedano stanziamenti di fondi nuovi nel Def. Con queste condizioni possiamo cominciare a sederci per parlare del contratto. Le condizioni sono quindi: mettere dei soldi in più per la scuola, rivedere i profili professionali entro la primavera, trasformare in elemento stabile l’elemento perequativo degli 80 euro, adeguare gli stipendi all’inflazione. Si vada poi ad analizzare cosa è successo in questi anni nella scuola in termine di bornout, per vedere se anche il lavoro dell’insegnante debba essere considerato come lavoro usurante e quindi aprire una finestra per le pensioni”.
Lo dice a chiare lettere, intervistato da Orizzonte Scuola, il leader di Anief, Marcello Pacifico. Chiede una svolta a livello economico, una risposta ai timori espressi dall’ex ministro Fioramonti, che hanno indotto infine l’ex titolare del Miur a rassegnare le dimissioni negli ultimi giorni del 2019. “Nessuno – aggiunge Pacifico, nel colloquio con il sito specializzato – parla più dei 3 miliardi chiesti dall’ex ministro Fioramonti, per firmare i contratti. Nessuno parla più di che cosa fare dell’elemento perequativo, degli 80 euro che Anief chieda venga messo a regime. Sono iniziati in Aran i primi incontri sulla revisione dei profili professionali e però si è ancora in alto mare per il personale Ata e per il personale della ricerca e dell’università”. “Nessuno – prosegue Pacifico – ancora vuole riconoscere il lavoro che si fa a scuola come lavoro usurante. Se non si parla di tutte queste, andare a discutere se è opportuno o meno levare a chi ha funzioni di sistema per sviluppare meglio la scuola dell’autonomia, levare quei soldi per dare qualche mancia in più a ciascun insegnante, nella gerarchia delle priorità ci sembra ipocrita affrontare l’argomento del bonus merito con tanto vigore oggi, quando poi si è sempre più poveri e sviliti nel lavoro che si fa.

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