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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘investimenti’

I tecnocrati di Bruxelles e investimenti e crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

“L’esecutivo gialloverde ha tutta la nostra disapprovazione per aver sciupato il nuovo margine di spesa derivante dal nuovo deficit autorizzato dalla Commissione in assistenzialismo, reddito di cittadinanza in testa. Tutte misure che producono spesa improduttiva anziché investimenti e crescita. L’Europa però non apra alcuna procedura infrazione e attenda l’insediamento del nuovo governo dopo il voto del 26 maggio. La democrazia ha ancora un senso nel nostro continente o i tecnocrati di Bruxelles valgono più dei popoli?La macchina eurocratica non può prescindere dalla politica che, idealmente, potrebbe anche decidere con i nuovi assetti e le nuove alleanze di correggere gli attuali parametri, varare nuovi Trattati e quindi far decadere i presupposti per la procedura d’infrazione”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Grandi investimenti per salvare il lago Ciad. Il ruolo del “Progetto Transaqua”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha recentemente dichiarato l’intenzione di affiancare il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, nella raccolta di fondi per la realizzazione del progetto di “trasferimento idrico” dalla regione dell’Africa centrale verso il Lago Ciad, nel Sahel. Intendono presenziare insieme a un Forum Speciale dove coinvolgere sponsor pubblici e privati per finanziare il progetto.
L’intero grande progetto richiederebbe 50 miliardi di dollari che i paesi direttamente interessati dal bacino acquifero del lago Ciad, cioè la Nigeria, il Camerun, il Niger e il Ciad, ovviamente non sarebbero da soli in grado di disporre.
L’accordo è stato mediato dall’African Development Bank, che negli anni passati si è mossa con grande impegno per la realizzazione d’infrastrutture in Africa e portare il continente e la sua popolazione fuori dal sottosviluppo e dal continuo spettro della povertà.
A causa di una gestione del lago quasi inesistente e, soprattutto, dell’avanzamento del deserto, nei decenni passati il lago ha perso il 90% della sua superficie, con catastrofici effetti climatici e sociali.
Come è risaputo, intorno al bacino del lago vivono circa 30 milioni di persone che di giorno in giorno vedono le loro vite e il loro futuro sempre più minacciati. Di conseguenza, sono sorti conflitti tra i paesi rivieraschi per l’approvvigionamento dell’acqua e forti tensioni tra agricoltori e pescatori. Una vera lotta tra poveri.
Non c’è quindi da essere sorpresi se i giovani di queste terre vogliano o debbano emigrare e se altri possano finire nelle reti del terrorismo e del crimine organizzato. Com’è noto sono proprio la mancanza di lavoro e le guerre locali, le cause principali delle migrazioni anche verso l’Europa.
E’ il caso di ricordare che la parte centrale del programma d’investimenti ipotizzato sarebbe la realizzazione del “Progetto Transaqua”, elaborato ben 40 anni fa dall’impresa italiana “Bonifica” del gruppo IRI per la creazione di un canale lungo 2.400 km per portare acqua dolce dal fiume Congo verso il lago Chad.
Già nel febbraio 2018 nella conferenza internazionale sul lago Ciad, tenutasi ad Abuja in Nigeria con la partecipazione anche dell’Italia e dell’Unesco, si era sostenuto con forza la realizzazione di Transaqua. Allo stato, il trasferimento idrico tra i bacini acquiferi non ci sembra un’opzione né un “miraggio faraonico” ma una vera e propria necessità.
Si prevede il trasferimento di 100 miliardi di metri cubi di acqua all’anno dal bacino del fiume Congo al lago Ciad, equivalente a circa l’8% della portata del fiume, che, comunque, la scarica tutta nell’Oceano Atlantico. Il piano prevede anche la costruzione di un sistema di dighe, bacini artificiali e canali che forniranno energia pulita, trasporto fluviale e acqua dolce per le popolazioni interessate e per lo sviluppo di un moderno settore agroindustriale nell’Africa Centrale.
Transaqua affronta molti aspetti della crisi africana, offrendo la possibilità di lavoro e benefici per i paesi a sud del Sahel, inclusa la Repubblica Democratica del Congo, che metterebbe a disposizione l’acqua in cambio di un importante arricchimento infrastrutturale e produttivo.
Come prevedibile, la Cina è il primo paese a essere interessato, non solo per ragioni geopolitiche ma anche per soddisfare la sua necessità di importare beni alimentari.
Già nel 2016 PowerChina, il gigantesco conglomerato industriale cinese che ha costruito anche la diga delle Tre Gole, aveva discusso del progetto con il governo della Nigeria esprimendo la sua disponibilità a partecipare al finanziamento e alla realizzazione dello stesso.
Oltre ai grandi investimenti miliardari in molti paesi dell’Africa, Pechino organizza ogni due anni uno specifico forum con la partecipazione di tutti i capi di stato africani. L’ultimo si è tenuto lo scorso settembre dove la Cina ha presentato il piano d’integrazione dell’Africa nelle Vie della Seta, la Belt and Road Initiative.
Nel frattempo si è mossa anche la Russia che il prossimo ottobre organizzerà il primo Russian African Summit con i leader di tutti i paesi africani.
L’Italia, fin dai tempi di Enrico Mattei, è sempre stata attenta all’idea di una vera cooperazione e dello sviluppo dell’Africa. Da sola, però, non è riuscita a smuovere gli altri grandi attori occidentali e internazionali.
Lo scorso ottobre è stato meritoriamente firmato un memorandum d’intesa tra il nostro Ministero dell’Ambiente e la Commissione del Bacino del Lago Ciad per il finanziamento dello studio di fattibilità del Progetto Transaqua. L’Italia vi contribuisce con 1,5 milioni di euro. Anche PowerChina cofinanzia lo studio.
Negli ultimi anni l’Europa ha ripetuto la necessità di lanciare un “Piano Marshall per l’Africa” per sviluppare il continente e per contenere il flusso dei cosiddetti “migranti economici” verso l’Europa. Questo a parole.
L’Italia ha sempre mantenuto un rapporto storico positivo con molti paesi africani. Siamo conosciuti come i costruttori di dighe e d’importanti infrastrutture. E’ interesse nostro e dell’Europa di lavorare per una genuina collaborazione, superando anche qualche vecchio retaggio del colonialismo di certi paesi europei.
In definitiva, la realizzazione del grandioso progetto in questione sarebbe un aiuto concreto allo sviluppo del continente africano e un modo serio di “aiutarli a casa loro”. Sarebbe, inoltre, anche una scelta coerente per difendere la Terra dal processo di desertificazione evidenziato dallo stesso ONU. Sarebbe probabilmente una risposta importante al problema dei mutamenti climatici denunciati dagli scienziati e dai giovani di tutto il mondo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Scuola: Mancano investimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Per cancellare le classi pollaio, alzare gli stipendi, definire i livelli minimi di prestazione. Continua a tenere banco il Def 2019, il Documento di Economia e Finanza che programma le attività politico-economiche dei prossimi anni appena approvato dal Governo. Il documento è finito sotto la lente delle commissioni parlamentari di competenza e l’on. Luigi Gallo, del M5S, presidente della VII Commissione della Camera, non ha lesinato critiche alla parte del testo che riguarda l’Istruzione pubblica nazionale: con un video su Facebook, è intervenuto a gamba tesa, ribadendo le impellenze del mondo della formazione, di cui però nel Def non c’è traccia. Marcello Pacifico (Anief): Temiamo fortemente che le indicazioni della Commissione Cultura della Camera non abbiamo alcun seguito, mentre si andranno a toccare gli organici del personale, approfittando della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni. Il rapporto spesa/PIL presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio. A partire dal 2022, tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”.
Il problema, rileva Anief, è che le risposte contenute nel Def ai mutamenti della scuola nei prossimi anni vanno nella direzione opposta a quella indicata dalla Commissione Cultura della Camera: “la proiezione della spesa per istruzione in rapporto al PIL – si legge nel Def 2019 presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri – è coerente con l’aggregato di spesa definito in ambito EPC WGA.
In buona sostanza, a livello europeo, si confermano i numeri contenuti negli ultimi dati Eurostat, riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education”, con la media di spesa rispetto al Pil pari al 4,9%. Peggio dell’Italia, dove sempre il Def prevede una discesa degli investimenti sino a toccare un misero 3,1% del 2040, fa solo la Romania, mentre gli altri Paesi viaggiano su investimenti praticamente doppi, con la Danimarca addirittura al 7%, la Svezia al 6,5% e il Belgio al 6,4%. Quando queste percentuali si traducono in euro, il divario diventa ancora più visibile: in Germania, ad esempio, si investono per l’Istruzione 127,4 miliardi di euro; in Italia appena 65,1 miliardi, quindi circa la metà.

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Crescita e investimenti per Boehringer Ingelheim

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, guidata dalla ricerca, chiude il 2018 con un fatturato di 17,5 miliardi di euro. Al netto degli effetti di cambio e dell’effetto “una tantum” derivante dallo scambio di asset con Sanofi, nel 2017, le vendite nette sono cresciute del 4%. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati di 3,2 miliardi (+2,8%) di euro, passando al 18,1% del fatturato annuale. L’azienda si focalizza in ambiti terapeutici specifici.“Vogliamo che il nostro sia un contributo significativo per migliorare ulteriormente la cura del cancro – dichiara Hubertus von Baumbach, Presidente del Board of Managing Directors – La nostra ricerca si estende anche alle malattie fibrotiche, metaboliche e immunologiche e la nostra pipeline di ricerca è ben strutturata.”
Gli investimenti in impianti e strumentazioni, quasi 1 miliardo di euro (+9%), non sono mai stati così cospicui. Il risultato operativo è nuovamente di 3,5 miliardi di euro (- 0,4%) e l’utile del Gruppo, dopo le imposte, è salito a 2,1 miliardi di euro.“Nel 2018 la redditività sulle vendite nette è passata dal 19,3% al 19,8%, la nostra quota di capitale proprio è salita dal 38% circa al 40%. Siamo un’azienda molto sana, anche dal punto di vista finanziario” commenta Michael Schmelmer, Membro del Board of Managing Directors, Responsabile dell’area Finanza. Il numero medio dei collaboratori è aumentato leggermente in tutte le region, raggiungendo un totale di 50.370 unità (+2%).

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InvestEU: incentivi per occupazione, crescita e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Con l’obiettivo di generare quasi 700 miliardi di euro di investimenti, l’iniziativa “InvestEU” sostituisce l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (il FEIS, che faceva parte del “Piano Juncker”) istituito dopo la crisi finanziaria del 2008.I deputati vogliono migliorare la proposta della Commissione europea, aumentando la dotazione dell’UE da 38 miliardi di euro a 40.8 miliardi di euro per innescare investimenti pari a 698 miliardi di euro (l’obiettivo della Commissione era di 650 miliardi di euro).Nei negoziati con i ministri UE che si sono tenuti finora, sono state concordate le seguenti priorità proposte dal Parlamento:
obiettivi più chiari e nuovi quali l’occupazione e la coesione economica, territoriale e sociale,
una migliore protezione del clima nell’ambito degli obiettivi UE per il clima e l’ambiente, con almeno il 55% degli investimenti finanziati in sostegno di infrastrutture sostenibili.
La relazione di José Manuel Fernandes (PPE, PT) e Roberto Gualtieri (S&D, IT) è stata approvata con 463 voti favorevoli, 64 contrari e 29 astensioni.

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Banca Europea per gli Investimenti: 50 milioni per attività di Ricerca e Sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scm Group, leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali e nei componenti industriali, annuncia l’erogazione da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di una linea di credito chirografaria di 50 milioni di euro, con durata a 7 anni. La linea di credito va a coprire il 50% degli investimenti in R&D previsti dal Gruppo italiano per il quadriennio 2017-2020, per una somma complessiva pari ad oltre 100 milioni di euro. L’obiettivo di tali investimenti è quello di sviluppare prodotti e servizi basati su soluzioni tecnologiche ancora più efficienti, flessibili e di più semplice utilizzo per il cliente finale, che possano garantire processi produttivi in linea con le nuove esigenze della smart manufacturing e dell’Industria 4.0 e favorire una maggiore sostenibilità nell’impiego delle risorse.”L’innovazione tecnologica è, fin dai primi passi compiuti a Rimini nei primi anni Cinquanta, uno degli asset principali di Scm Group che vi investe ogni anno il 7% del suo fatturato – dichiara Marco Mancini, Direttore Generale -. Questo finanziamento va a rafforzare e diversificare ulteriormente la struttura finanziaria di Scm Group, garantendo parte delle risorse necessarie per investire in quelle attività di ricerca e sviluppo che sono fondamentali al fine di supportare i nostri clienti nello sviluppo del loro business e per proseguire il percorso di crescita del Gruppo in un mercato globale sempre più competitivo”.Un percorso inarrestabile per il colosso italiano che ha chiuso il 2018 superando il traguardo dei 700 milioni di euro di fatturato, con una crescita a doppia cifra negli ultimi due anni. Il costante investimento in ricerca e innovazione ha portato l’azienda ad ideare e realizzare soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia per i propri clienti, come testimonia, solo per citare un esempio, il Technology Center inaugurato a Rimini, nella sede centrale del Gruppo, finestra sul futuro dell’Industria digitale e 4.0.Importante anche l’investimento continuo nella formazione, in risposta alle nuove sfide tecnologiche, come dimostra il nuovo Centro Campus nato con lo scopo di coordinare e promuovere tutte le attività volte a sviluppare le competenze professionali, tecniche, gestionali e manageriali delle oltre 4.000 persone che oggi lavorano per Scm Group nei tre grandi poli produttivi in Italia e nelle oltre venti filiali all’estero.Con un fatturato di oltre 700 milioni di euro e 4.000 dipendenti, Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno, plastica, vetro, pietra, metallo, materiali compositi e nei componenti industriali. Le società del gruppo sono, in tutto il mondo, partner affidabili di affermate industrie che operano in vari settori merceologici: dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Scm Group coordina, supporta e sviluppa un sistema di eccellenze industriali, articolato in 3 grandi poli produttivi altamente specializzati in Italia e una presenza diretta nei cinque continenti.

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Investimenti che contribuiscono alla crescita del Paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

“Da parte del Governo c’è un impegno concreto per promuovere ogni investimento che contribuisca alla crescita dell’economia del Paese, alla creazione di nuovi posti di lavoro. C’è la volontà chiara di intervenire per il miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini. La scelta di Amazon di continuare a investire in Italia, in armonia con le nuove previsioni normative in materia di tassazione di piattaforme digitali, testimonia da un lato la competitività della nostra economia e d’altro canto dimostra come una pianificazione realmente attenta alle esigenze dei territori e dei cittadini possa promuovere e attrarre investimenti privati di grande interesse”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, oggi a Torrazza in Piemonte per la presentazione del nuovo centro di Amazon.

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Uniontrasporti: l’Italia ha bisogno di più investimenti e infrastrutture

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Milano. Il sistema camerale ha sempre fortemente contribuito alla realizzazione ed all’ammodernamento del sistema infrastrutturale nel nostro Paese. Se oggi molti territori sono dotati di porti, aeroporti, interporti, mercati, fiere, arterie di grande viabilità, lo si deve anche alla capacità di proposta ed all’impegno economico e finanziario di molte Camere di Commercio.Con lungimiranza, infatti, interpretando le necessità dell’economia e delle imprese, numerose Camere hanno attivato il consenso necessario, tessuto le relative intese istituzionali, ricercato e resi disponibili i finanziamenti, realizzato e contribuito alla gestione delle infrastrutture entrate in esercizio.Anche se questo ruolo di “investitori” si va gradualmente esaurendo, ancora oggi le Camere di Commercio detengono oltre 2 mila partecipazioni in circa 700 società per un investimento complessivo di 850 milioni di euro: 608 milioni di euro si concentrano nei settori infrastrutturali (fiere, aeroporti, holding infrastrutturali, autostrade, mercato agroalimentari, centri intermodali e porti), in quanto strettamente legati allo sviluppo dei territori.
«L’Italia ha bisogno di più crescita, di più occupazione e quindi di più investimenti e innanzitutto di investimenti infrastrutturali; non è un caso che tutte le più significative e importanti associazioni, a partire da Confindustria, si siano trovate a Torino per manifestare a favore della TAV qualche mese fa», così ha esordito il presidente Carlo Sangalli nel suo intervento all’assemblea dei soci di Uniontrasporti.Oggi le Camere di Commercio hanno il compito di far sentire la voce delle imprese sulle carenze infrastrutturali del nostro Paese che pesano sugli scambi commerciali e sul turismo generando una perdita di 34 miliardi l’anno» ha proseguito Sangalli evidenziando le ragioni per cui il sistema camerale – con il supporto tecnico della sua società in house Uniontrasporti- sente il bisogno di impegnarsi in una nuova strategia nazionale focalizzata sul rilancio delle infrastrutture materiali e immateriali per un loro sviluppo moderno e sicuro, per una logistica sempre più efficiente e competitiva.

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Investimenti esteri: l’Asia/Oceania è la zona più attrattiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Nella seconda sessione del Workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza”, è stato approfondito il tema dei rischi e delle opportunità nei Paesi emergenti.
I 200 imprenditori che hanno partecipato alla rilevazione hanno indicato nell’Asia/Oceania la macro-area emergente che più offrirà opportunità di sviluppo per le loro aziende. Tale zona si colloca al primo posto con il 44,8% delle preferenze, staccando di molto Europa Orientale (20,7%) e Medio Oriente (13,8%). Tra i Paesi più attrattivi per gli investimenti, il 31,7% degli imprenditori ha indicato la Cina, percentuale cresciuta in maniera significativa rispetto a due anni fa, quando il sentiment degli imprenditori si fermava al 17,7%. La Turchia, invece, è il Paese che per il 60,5% degli imprenditori risulta essere meno attrattivo in assoluto, seguito dal Sud Africa (34,4%).

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La notizia di investimenti nel DEF per la scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Il Governo avrebbe in serbo il progetto di attuare delle assunzioni per i docenti precari con risorse che dovrebbero essere stanziate nel nuovo Def, il Documento di Economia e Finanza, e nella prossima Legge di Bilancio: a farlo capire è stato il vice-premier Luigi Di Maio, secondo il quale “prima di riformare la scuola bisogna finanziarla e dobbiamo investire molte più risorse sia con il nuovo Def sia con la legge di Bilancio per garantire continuità didattica per gli studenti che vuol dire meno precariato per gli insegnanti e un’edilizia scolastica che sia all’altezza”. Per Di Maio, la scuola non ha bisogno di altre riforme e, per quante ne ha subite, ha subito anche degli shock. Si deve lavorare, ha quindi sintetizzato Orizzonte Scuola, per studenti e insegnanti: ciò che serve alla scuola, ha affermato ancora il vice-premier, che è anche Ministro del Lavoro, sono quelle risorse necessarie ad assicurare la continuità didattica agli studenti, cosa che vuol dire meno precariato per gli insegnanti e un’edilizia scolastica che sia all’altezza.
Anief accoglie positivamente il senso di realismo espresso dall’on. Luigi Di Maio: “Sono parole che ci riempiono di speranza – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché significa che all’interno del Governo ci sono anche dei ministri che ragionano con senso pratico: quella delle supplenze di lunga durata è diventata una prassi per la scuola pubblica italiana. Nessun Paese europeo si ritrova ad ogni inizio di anno scolastici con oltre 120 mila supplenti annuali, con l’aggravante di avere pure selezionato e formato altrettanti maestri e insegnanti per poi, però, obbligarli a fare i precari di lunga data, anche a vita, perché nel frattempo il loro canale di stabilizzazione, le GaE, è stato chiuso senza una motivazione valida”. “Sul percorso da intraprendere – sottolinea il sindacalista autonomo – non vi sono dubbi: da una parte ci sono da assumere i vincitori dei vari concorsi, dall’altra, tutti gli abilitati all’insegnamento che attraverso le GaE troverebbero quell’accesso al ruolo oggi invece negato da norme ingiuste e discriminanti o ancora attraverso l’estensione del doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto. È chiaro che, come Anief, continueremo la nostra battaglia per fare assumere a tempo indeterminato, con automatismo, tutti i supplenti che operano su posto vacante da almeno 36 mesi e prevedere pure adeguati risarcimenti per l’attesa indebita”. “Parallelamente – conclude Pacifico – il sindacato continuerà a difendere strenuamente i maestri con diploma magistrale, conseguito fino al 2002, che sono stati ingiustamente licenziati, sia supplenti sia di ruolo, con la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato italiano che citeremo al tribunale di Roma, pure in giudizio per violazione della stessa normativa comunitaria.

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Gli investimenti pubblicitari lo scorso anno in Italia hanno superato 8.200.000 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Milano 26 marzo a partire dalle ore 9 in Unione Confcommercio in Corso Venezia 47 a Milano per la nuova sfida che Asseprim vuole raccogliere per aiutare le piccole e media imprese ad approcciare correttamente l’influencer marketing, organizzando questo convegno. E il web rappresenta ormai quasi un terzo degli investimenti. Il valore di mercato degli influencer marketing viene stimato da alcuni analisti intorno al 7% del totale del digital advertising. Secondo i dati dell’Asseprim Focus, l’Osservatorio economico sulle imprese di servizi professionali, 2 aziende su 3 sono ormai stabilmente attive sui social e sempre di più ricorrono al video come mezzo di comunicazione aziendale (+12% in 6 mesi). Tutta questa attività si riflette naturalmente sui fatturati: oltre un quinto deriva dall’attività sul proprio sito o sui social network, con un incremento del 2,1% negli ultimi 6 mesi. Questa nuova forma di comunicazione si sta guadagnando sempre di più una voce ben distinta nel budget marketing delle aziende italiane, grandi, piccole e persino start up. La recente indagine “Influencer Marketing Report 2018” dello IED di Milano, ha evidenziato che ben il 57% di PMI e un 50% di star up hanno investito negli influencer.
Un’occasione di confronto e analisi con esperti di comunicazione, marketing e legali per approfondire questo fenomeno, ma soprattutto cercare di comprendere quale opportunità reale costituisce per le nostre imprese. Dalle definizioni alla mappatura delle diverse figure professionali, i ruoli che ricoprono e a quali dinamiche rispondono, come e quanto investono le aziende e, soprattutto, perché lo fanno. Senza comunque dimenticare le regole necessarie per non rischiare di incappare nelle sanzioni che, pur in un panorama non ancora normato, già esistono anche in Italia anche in materia di tutela della privacy, come spiegheranno nei loro interventi gli avvocati Paolina Testa e Marco Vincenti. Hoopygang, l’agenzia con piattaforma che raccoglie il più grande database di influencer d’Italia con oltre 8000 contatti, illustrerà diverse case history aziendali di successo e non. Stefano Guerrera, ideatore della pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” che oggi ha più di 1.200.000 follower, racconterà come è riuscito a costruire la sua credibilità professionale e, infine Kornelia Kwidzinska Digital Media Manager di Filmsnews, il più grande canale YouTube dedicato all’entertainment, parlerà di gestione e promozione dei contenuti video online.
“L’influencer marketing è un argomento di interesse per molte aziende, anche piccole e media imprese, che lo vivono come alternativa al metodo tradizionale di fare pubblicità, – dichiara Umberto Bellini Presidente Asseprim – Questo convegno intende analizzare e approfondire questo fenomeno che se ben applicato può diventare uno strumento di marketing e pubblicità di grande efficacia e arrivare in modo più diretto al target desiderato”.
Il convegno, moderato da Simona Lavagnini, partner Studio Legale LGV è accreditato all’ordine degli avvocati e vedrà anche la partecipazione di Silvia Pittatore – della Direzione Generale Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. (by Encanto Comunicazione)

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Sistema di rating per gli investimenti responsabili

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Columbia Threadneedle Investments rafforza la sua ricerca fondamentale con il lancio di un innovativo strumento di rating degli investimenti responsabili (IR) che combina la valutazione della stewardship finanziaria delle aziende con un giudizio sulle pratiche di gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG). Lo strumento (a disposizione di tutti i team di gestione azionari della Società), che permette di coniugare entrambi questi aspetti all’interno di un unico rating prospettico basato su una scala da 1 a 5, rispecchia l’opinione di Columbia Threadneedle, secondo cui la gestione prudente dei fattori finanziari ed ESG è fondamentale ai fini della capacità di un’azienda di creare valore sostenibile a lungo termine.Il sistema di rating IR è stato concepito dall’unità di ricerca centrale di Columbia Threadneedle. Facendo leva sulle odierne tecnologie, il sistema di dati integrati basati sul cloud supporta un’ampia gamma di strumenti di accesso, di ricerca e modellazione tradizionali e avanzati, consentendo a più di 100 analisti di dedicare più tempo alla formulazione di giudizi e raccomandazioni.Lo strumento di rating è stato sviluppato in collaborazione con il team d’investimento responsabile globale di Columbia Threadneedle, composto da 12 membri e capitanato da Iain Richards, Direttore globale per l’investimento responsabile. Il team comprende esperti di analisi IR, ricerca e integrazione dei fattori ESG, stewardship ed engagement, voto per delega, risultati sostenibili e ricerca IR tematica. Disponibile dal 2018 al team azionario, i rating verranno estesi al team obbligazionario nel corso del 2019.La nostra cultura della collaborazione sostiene l’ecosistema della ricerca e assicura che tutti i giudizi vengano discussi, dibattuti e condivisi in seno all’intera organizzazione per creare una ricerca originale, independente e girata verso il futuro, in grado di generare rendimenti sostenibili e di lungo termine per i clienti di Columbia Threadneedle.
Colin Moore, Chief Investment Officer Globale di Columbia Threadneedle, ha affermato: “In veste di gestori attivi, abbiamo il dovere nei confronti dei nostri clienti di considerare i fattori che possono comportare rischi o che sono in grado di valorizzare il loro patrimonio nel tempo. A nostro avviso, un’analisi che coniughi gli indicatori della stewardship finanziaria e la valutazione della gestione dei fattori ESG rilevanti per l’attività d’impresa è fondamentale ai fini della creazione di valore. L’analisi fondamentale è alla base della gestione attiva e abbiamo predisposto un sistema di rating prospettico basato sui dati. Questo sistema fornisce ai nostri analisti e gestori una precisa visione d’insieme della leadership di una società, della sua governance e cultura e degli standard operativi, concentrandosi sugli aspetti più rilevanti ai fini della performance di lungo termine. Riteniamo che questo nuovo strumento di rating ci aiuterà ancora di più a valutare la qualità degli investimenti per i nostri clienti”.
Iain Richards ha affermato: “Oggi gli investitori vogliono valutare, comprendere e misurare le implicazioni di più ampio respiro delle loro scelte d’investimento. Hanno accesso a molteplici rating ESG di terze parti emessi dai vari istituti di ricerca, che offrono valutazioni molto discordanti tra loro. I proprietari di attivi manifestano insoddisfazione verso la mancanza di chiarezza e di rilevanza ai fini dell’investimento di molti degli attuali approcci ESG e verso la conseguente incertezza circa il probabile impatto dei fattori non finanziari sui rendimenti finanziari. Abbiamo cercato di ovviare a questi limiti fornendo ai nostri gestori uno strumento aggiuntivo per individuare in maniera ottimale il valore generato dalle aziende ben gestite e sostenibili o da quelle che hanno intrapreso un percorso di miglioramento.”I rating e le analisi basati sui dati concreti, uniti al potere della tecnologia, permettono ai gestori e agli analisti di disporre di informazioni fruibili in tempo reale, che vengono poi integrate nella ricerca e nella valutazione delle esposizioni e delle opportunità d’investimento. Si tratta di mettere l’accento sulla parola ‘investimenti’ negli ‘investimenti responsabili’.”

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“Implicazioni del rapido invecchiamento demografico per gli investimenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Ai quattro angoli del pianeta sta per infrangersi un’“onda grigia”. In Giappone i decessi superano le nascite da un decennio e oltre un quarto della popolazione ha più di 65 anni. L’Europa è avviata nella stessa direzione: secondo Eurostat la percentuale di ultrasessantacinquenni dell’UE dovrebbe aumentare dal 19,5% nel 2017 al 27% nel 2040, con un incremento di quasi il 40% in poco più di vent’anni.Secondo qualsiasi criterio, siamo in presenza di un cambiamento epocale con importanti implicazioni per le aziende e gli investitori, al punto che il britannico International Longevity Centre terrà il suo primo Business Summit, incentrato sulle opportunità commerciali del cambiamento demografico, a metà del 2019. Con il rallentamento della natalità, il numero di persone che entrano nella forza lavoro comincerà a ridursi, incrementando la concorrenza tra le imprese per attrarre personale. Per gli investitori che mirano a tener conto di questi cambiamenti demografici nelle loro decisioni di portafoglio, alcune conclusioni sono evidenti. Innanzitutto, nei prossimi decenni gli anziani eserciteranno un’influenza maggiore sui modelli di consumo a causa della loro crescente numerosità e ricchezza. La cautela è d’obbligo: gli anziani non sono un gruppo più coeso di qualsiasi altro. Ma le società di settori quali viaggi e turismo (le compagnie di crociera sono tra le preferite), beni di lusso, cosmetica, prodotti di salute e benessere, alta gastronomia e cibi pronti potrebbero beneficiare dell’aumento della domanda. Anche la disponibilità degli anziani a spendere somme considerevoli per i loro animali da compagnia dovrebbe dimostrarsi un trend affidabile.
Analogamente, il prolungamento della vita attiva rafforzerà la domanda di un’ampia gamma di prodotti e dispositivi medici. Smith & Nephew, un produttore di dispositivi ortopedici e medicali quotato nel Regno Unito, afferma di “operare in un mercato in forte crescita, trainato dall’invecchiamento demografico e dalla capacità della tecnologia di consentire ai pazienti di vivere più a lungo e di godere di una vita più attiva”.3 Il fatto che i nostri corpi si logorano con l’età produrrà verosimilmente opportunità analoghe, ad esempio, per le società specializzate in tecnologie odontoiatriche avanzate. Minore futuro è per le case di riposo.Nel 2018 più di tre quarti degli intervistati hanno dichiarato all’American Association of Retired Persons di voler rimanere nella propria casa nel periodo della vecchiaia.Data questa preferenza diffusa, vi saranno maggiori opportunità per le aziende che sviluppano tecnologie mirate ad adattare le abitazioni alle esigenze dei loro occupanti anziani. Si va dalle soluzioni di domotica per alleviare il carico delle faccende domestiche come le pulizie, alle soluzioni di efficienza energetica che permettono di ridurre al minimo i costi di gestione nel corso degli anni di occupazione supplementare dell’alloggio.Il riconoscimento vocale potrebbe giocare un ruolo importante in questi prodotti; la platea dei consumatori anziani potrebbe inoltre fornire una grande opportunità ai fornitori di veicoli autonomi che favoriscono l’indipendenza e la mobilità.Tuttavia, non dobbiamo focalizzarci unicamente sulle preferenze dei consumatori anziani: il cambiamento demografico interessa ogni singola parte della società.
In questo contesto le aziende dovranno trovare il modo di fidelizzare i lavoratori anziani per evitare di perdere le loro competenze ed esperienze, magari attraverso prassi lavorative più flessibili che meglio si adattino alle priorità di vita nella terza età. L’esame delle politiche volte a trattenere in azienda tali talenti potrebbe diventare parte dell’analisi ambientale, sociale e di governance (ESG) applicata abitualmente dagli investitori.Per le autorità di governo, intanto, le pressioni per migliorare l’efficienza e la produttività dei servizi sanitari diventeranno schiaccianti, il che produrrà significative opportunità per aziende di aree come la medicina rigenerativa, che sfrutta le proprietà autocurative dell’organismo per ridurre i costi del trattamento di determinate patologie.Nel caso dei giovani, la consapevolezza di trovarsi probabilmente a lavorare ben oltre i 65 anni di età alimenterà la domanda di riqualificazione professionale a metà carriera e di formazione per adulti. Nei prossimi decenni il numero di bambini in età scolare potrebbe in effetti diminuire, ma la necessità di svolgere due o tre professioni nell’arco della vita lavorativa riempirà le aule scolastiche di persone mature. Il cambiamento demografico in atto interesserà ogni aspetto della nostra società: l’invecchiamento non riguarda solo gli anziani.
Sicuramente in questo ambito guardiamo anche con molta attenzione alle principali macro-tendenze ed evoluzioni di mercato, cercando di individuare le società best in class che al meglio le cavalcano.

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Top Utility, gli investimenti volano a +25%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

Crescono gli investimenti delle maggiori utility italiane (+25,6% nel 2017 rispetto all’anno precedente), ma aumenta anche l’attenzione alla sostenibilità, ritenuta sempre più strategica nella creazione di valore, al pari della ricerca e dell’innovazione, conseguita grazie a collaborazioni con start-up in grado di fornire nuove idee e soluzioni a un settore che deve affrontare la rivoluzione digitale.Sono alcune delle indicazioni principali della settima edizione del rapporto Top Utility Analysis presentato oggi, che ha come di consueto analizzato economics, attività e servizi erogati dalle maggiori 100 utility pubbliche e private italiane attive nei settori gas, luce, acqua e rifiuti.
Assegnati anche i premi alle eccellenze italiane del settore. La migliore in assoluto è A2A (in finale con Acque SpA, Aimag, Gruppo Cap e Smat); prima per Sostenibilità è invece Acque SpA (finalista con Brianzacque, Gruppo Cap, Estra e Nuove Acque); per la Comunicazione si è distinta Hera (con A2A, Aimag, Gruppo Cap, Etra), per RSE Ricerca e Innovazione Gruppo Cap (con Acquedotto Pugliese, Iren, Hera, Smat). Nella categoria Consumatori e Territorio la migliore è stata Aimag (con Acea, Aset, Nuove Acque, Smat) e, infine, Estra si è distinta nella categoria Crif Performance Operative (con A2A, CVA, Contarina, Savno).
Le 100 maggiori utility operanti in Italia nei settori dell’energia elettrica, del gas, del servizio idrico integrato e della raccolta dei rifiuti urbani hanno generato nel 2017 un valore della produzione aggregato prossimo ai 112 miliardi di euro, pari al 6,5% del PIL italiano. Continua il fenomeno delle concentrazioni; tuttavia, le grandi imprese sono in numero limitato, dato che solo il 12% supera il miliardo di euro di ricavi, mentre sono assai numerose le medio-piccole dalla forte vocazione territoriale: il 53% ha ricavi inferiori ai 100 milioni. Il 67% delle aziende è a totale capitale pubblico, mentre il 20% è misto e il 9% è quotato in Borsa e solo il 4% privato. Nell’idrico, oggetto del progetto di legge cosiddetto “acqua pubblica”, il cui iter è in corso in Commissione Ambiente, non ci sono aziende private.Queste 100 aziende rappresentano, nel loro insieme, una parte consistente dei mercati di riferimento. Coprono infatti il 50,6% dell’energia elettrica generata in Italia e il 70,2% delle vendite finali, ovvero il 42,6% dei volumi di gas distribuiti e il 65,6% di quelli venduti (dati Arera), il 70,2% dell’acqua distribuita e il 43% dei rifiuti urbani raccolti.
È soprattutto la voce degli investimenti in impianti, reti ed attrezzature quella che nel 2017 è cresciuta maggiormente, salendo a 5,7 miliardi di euro contro i 4,5 miliardi del 2016. È un balzo, a perimetro omogeneo, del 25,6% rispetto all’anno precedente. Tale valore rappresenta l’1,9% degli investimenti fissi lordi in Italia nel 2017 e lo 0,3% del PIL nazionale. A investire sono in netta prevalenza le aziende elettriche: circa 2,6 miliardi di euro, pari al 45,8% del totale (+32% sul 2016), mentre le multiutility hanno sfiorato i 2 miliardi (+20,9% sul 2016). Da segnalare i 916 milioni di euro di investimenti delle imprese del sistema idrico (+21,1% sul 2016), che testimoniano gli sforzi in atto per migliorare la qualità delle reti. L’investimento medio per abitante è di 37,1 euro, il 40% in più del valore dell’anno precedente (26,2 euro). Per le sole multiutility attive nel servizio idrico questo dato aumenta ulteriormente, toccando i 47,6 euro per abitante. Gli investimenti pro capite nel waste management ammontano, invece, a 9,4 euro/abitante per le monoutility, di fronte ai 19,4 delle multiutility attive nel medesimo settore.Dallo studio emerge un calo dei ricavi delle Top 100 dovuto principalmente alle difficoltà incontrate dalle imprese del settore elettrico (fatturato sceso del 5% rispetto al 2016), penalizzate dalla flessione dei prezzi e della domanda. Di segno opposto le monoutility del gas che, dopo il forte calo rilevato nella precedente edizione, nel 2017 hanno segnato un aumento del fatturato del 12,2%. Le multiutility hanno incrementato il valore della produzione del 6,2%, seguite dalle monoutility del sistema idrico (+5%) e dei rifiuti (+4%).La sostenibilità è sempre più al centro delle attività delle top utility italiane. Nel 2017 sono state 51 le aziende che hanno redatto il rapporto di sostenibilità, quattordici in più rispetto all’anno precedente e diciassette rispetto al 2015. Solo 31 erano però tra quelle tenute a farlo, mentre per le altre 20 è stata una libera scelta. Anche le certificazioni crescono, sia per quanto riguarda quelle di prodotto, sia per quelle ambientali, di efficienza energetica e di sicurezza sul lavoro.

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Fondo sociale UE: l’UE investa di più nei giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. Il Parlamento propone di aumentare la dotazione del fondo FSE+ del 19% rispetto a quanto proposto dalla Commissione nell’ambito del bilancio a lungo termine dell’UE (2021-2027). Il fondo dovrebbe aumentare da 89.6 miliardi di euro a 106.8 miliardi. Di questi, 105.7 miliardi dovranno essere amministrati in modo congiunto dall’UE e dagli Stati membri.
I deputati vogliono inoltre vedere più risorse dedicate all’occupazione giovanile e garantire pari opportunità ai bambini a rischio di esclusione sociale e povertà.Il mandato per avviare i negoziati con il Consiglio è stato approvato con 543 voti a favore, 81 contrari e 64 astensioni. I deputati ora solleciteranno il Consiglio ad adottare una posizione e avviare i negoziati il prima possibile.
Il Fondo Sociale Europeo investe nei cittadini da oltre 60 anni. Contribuisce all’inclusione sociale, alla lotta alla povertà, all’educazione, ad aumentare le opportunità lavorative e a promuovere le competenze e l’occupazione dei giovani, oltre che a migliorare le condizioni di vita e di salute per una società più equa. I singoli progetti e programmi devono contribuire a migliorare la coesione economica, sociale e territoriale.

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Gli investimenti degli italiani nel 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

Per il 2019 la maggior parte degli italiani non pensa di effettuare investimenti (53%) o non ha ancora deciso (20%) ma quelli che hanno intenzione di farlo punteranno su prodotti finanziari (14%) e beni immobili (10%). L’Osservatorio mensile di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, ha cercato di capire se e in che cosa pensano di investire gli italiani nell’anno appena cominciato.I prodotti finanziari attirano specialmente l’interesse dei pensionati (23%) con una maggioranza nel Nord Est del Paese (quasi 19%). Il mattone è la forma di investimento preferita al Sud e soprattutto nelle Isole (14%), con una netta prevalenza degli under 35: più di uno su tre (34%) è pronto a scommettere sull’immobiliare.
Oltre ai classici prodotti finanziari e agli immobili, seppure in percentuali più ridotte, alcuni degli intervistati da Findomestic intendono affidarsi a forme di investimento più particolari come gioielli (4%), criptovalute (4%) e opere d’arte (3%). In particolare bitcoin e affini sono prediletti da studenti universitari vicini alla laurea o neolaureati e da giovani professionisti a cavallo dei 30 anni. L’arte, invece, è considerata un bene rifugio soprattutto dai cittadini del Nord Ovest con una percentuale di investitori doppia rispetto alla media.Il 14% degli intervistati da Findomestic pensa di sottoscrivere nel 2019 un mutuo o un leasing: il 2% fino a 5.000 euro; il 3% da 5 a 15.000 euro; il 2% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro e il 4% oltre 50.000 euro. A richiedere mutui o leasing saranno soprattutto cittadini del Nord Ovest (oltre il 30%).C’è anche un 15% di italiani che ha intenzione di richiedere un prestito: il 4% fino a 5.000 euro; il 5% da 5 a 15.000 euro; il 3% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro; l’1% oltre 50.000 euro.
Il 43% di coloro che intendono richiedere un mutuo, un leasing o un prestito quest’anno pensa che ci sarà un aumento dei tassi di interesse. Secondo il 34% di questo sottocampione i tassi rimarranno stabili, mentre il 13% pensa che diminuiranno.In linea generale l’anno nuovo porta maggiori risparmi e per alcuni anche più consumi come emerge dalle risposte degli italiani interrogati da Findomestic per l’Osservatorio mensile. Se nell’anno appena concluso 4 su 10 non hanno accantonato nulla, per il 2019 quasi si dimezza (26%) la quota di coloro che prevedono di non riuscire a risparmiare, mentre uno su tre (33%) si aspetta di mettere da parte fino al 10% del proprio reddito. E anche sul fronte dei consumi la spesa aumenterà per oltre un italiano su cinque (21%), anche se calerà per uno su sette (14%).

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Tecnologia negli investimenti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Londra. Negli ultimi anni il mondo degli investimenti ha visto nascere un gran numero di strumenti digitali in grado di fornire servizi di pianificazione finanziaria automatizzata, senza supervisione umana. L’avanzata dell’automazione è un trend che riguarda ormai quasi ogni aspetto della nostra vita, ma siamo pronti ad affidare i nostri risparmi e le nostre scelte di investimento ad un algoritmo, per quanto sofisticato?
La Legg Mason Global Investment Survey 2018, sondaggio globale realizzato da Legg Mason e svolto quest’anno in 17 paesi, ha indagato su questo interrogativo chiedendolo direttamente agli investitori italiani. Lo scenario che ne emerge è quello di una generale apertura alla tecnologia, ma senza dimenticare l’importanza dell’interazione umana. La maggioranza degli investitori italiani (60%), infatti, ritiene che il mondo degli investimenti debba sfruttare le possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, e quasi la metà (47%) vorrebbero poter svolgere tutte le operazioni relative ai propri risparmi in una sola app mobile. “Agli investitori piacerebbe poter gestire i propri investimenti” si legge nel report Legg Mason “con la stessa semplicità e comodità con cui acquistano online o ascoltano musica in streaming”. Le app stanno dunque per prendere il posto dei consulenti finanziari? Non così in fretta. Le nuove soluzioni tecnologiche hanno sicuramente dalla loro il vantaggio della facilità di utilizzo e dell’immediatezza, ma due investitori italiani su tre (67%) ritengono comunque che il ‘tocco umano’ nel servizio al cliente non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia. E all’incirca la stessa percentuale (66%) dichiara che rischierebbe di innervosirsi all’idea di non poter parlare con un essere umano nel gestire i propri investimenti.Insomma, quando si tratta dei propri risparmi, l’interazione umana ha ancora un ruolo essenziale. Non a caso, il 57% degli investitori italiani afferma di servirsi di un consulente finanziario per la maggior parte delle decisioni, e il consulente finanziario viene anche indicato come la fonte di informazioni più utilizzata (65%) per fare le proprie scelte di investimento.“I servizi digitali per la pianificazione finanziaria si stanno evolvendo velocemente” commenta Matteo Lenardon, Deputy Country Head Italia di Legg Mason “ma il valore della competenza e dell’esperienza di un professionista umano continuerà ad essere importante. Per aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi è essenziale tener conto di molti fattori, dall’orizzonte temporale al profilo di rischio dell’investitore, e in questo la tecnologia può integrare, ma non sostituire, l’interazione umana.”

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5 motivi per puntare sui titoli delle aziende innovative della Cina

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Commento di Wenchang Ma, Assistant Portfolio Manager dell’All China Equity Fund di Investec AM. Quando si parla di investimenti in Cina, i commentatori fanno di solito riferimento alle prospettive macro sul tema e ai dati del PIL ma, ironicamente, la maggior parte di loro non riesce a cogliere il quadro d’insieme.Infatti, se da un lato si possono individuare alcuni fattori potenzialmente in grado di sostenere il processo di innovazione delle aziende del Paese, dall’altro c’è un ulteriore, ben preciso, driver a cui non si è ancora dedicata abbastanza attenzione, e cioè la guerra commerciale con gli Stati Uniti che, a nostro avviso, potrebbe presentare un’opportunità importante per la Cina e i suoi investitori.In generale, i principali driver della performance azionaria a lungo termine sono gli stessi che in qualsiasi altra parte del mondo: il tipo di opportunità di crescita che un’azienda può generare, la qualità del suo business, il suo momentum operativo e la valutazione. Tuttavia, anche se non si devono trascurare del tutto i fattori macro, c’è un forte rumore di fondo che fa passare in secondo piano le opportunità di investimento offerte dalle aziende innovative della Cina. Uno degli elementi chiave per la Cina è l’innovazione ad essa si aggiunge la stabilità dei livelli del debito corporate, la stessa guerra commerciale con gli Stati Uniti in quanto potrebbe offrire l’opportunità per la Cina e i suoi investitori. Con una tale minaccia per la crescita economica, il Paese potrebbe accelerare alcune delle sue riforme per sostenere gli sforzi di innovazione. Le aziende cinesi che vedono la potenziale minaccia di boicottaggio sono più che mai incoraggiate ad internalizzare le tecnologie chiave e a salire nella catena del valore. Va ad aggiungersi il fatto che la Cina nel complesso sembra molto a buon mercato. Dal punto di vista della valutazione, la Cina è al di sotto della sua media storica decennale e, se utilizziamo un sistema di misurazione del rapporto prezzo/utile di lungo periodo, è più economica rispetto all’Europa e agli Stati Uniti, nonostante il suo profilo di crescita più attraente. Al quarto punto è l’interesse mostrato dagli investitori globali che guardano con interesse alle azioni cinesi A-shares anche per la loro inclusione nei principali indici dei mercati emergenti, e questo trend non farà che aumentare. Per ultimo l’innovazione, le riforme e un mercato che si apre gradualmente verso l’esterno sono aspetti molto promettenti per gli investitori – ma aspettare troppo a lungo potrebbe significare doversi mettere in coda. Il colore rosso è il simbolo della felicità e della buona sorte in Cina. In questo momento, l’innovazione nel Paese è rosso fuoco – e sembra poco costosa per gli investitori.

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Investimenti nelle infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Milano, 27 novembre 2018 – ore 12.30 ELR LEX Via San Vittore al Teatro, 1-3 (Piazza Affari) Assoprevidenza, l’Associazione italiana per la previdenza e l’assistenza complementare, nell’ambito delle consuete giornate di studio dedicate alla stampa, organizza un incontro di approfondimento sugli investimenti nell’economia reale dei fondi pensione, delle casse di previdenza professionali e di altri investitori istituzionali. Particolare attenzione sarà data al tema degli impieghi in infrastrutture sociali, fondamentali non solo per sostenere l’economia produttiva del Paese, ma anche per la natura di questa tipologia di investimenti, che sono in linea con la stessa ragion d’essere, in particolare, di fondi, casse e fondazioni di origine bancaria. Nell’attuale fase del mercato obbligazionario, particolarmente difficile e caratterizzata da grande volatilità, gli strumenti finanziari che investono nell’economia reale rappresentano un’alternativa a lungo termine sempre più interessante anche per i redditi che sono in grado di generare.L’incontro si svolgerà il 27 novembre 2018 alle ore 12.30 durante un press lunch a Milano presso ELR LEX. Interverranno Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, rappresentanti di investitori istituzionali ed esponenti di vertice di un’importante SGR.

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Nasce la community degli “investimenti consapevoli”

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Milano. Ogni anno sono migliaia le persone ingannate da investimenti truffa. Un problema dovuto soprattutto ad una mancanza di consapevolezza delle persone quando si approcciano al mondo degli investimenti con il fine di cambiare la propria situazione finanziaria.Una mancanza di consapevolezza che porta le persone ad affidarsi a mani sbagliate, tra cui finti formatori pronti a vendere l’ennesimo corso da migliaia di euro, o truffe di vario genere, in primis gli schemi Ponzi.Ed è per aiutare le persone ad orientarsi correttamente nel mondo degli investimenti che è nata la “NOVE Investing”, la community creata dal ventiduenne Daniel Borrelli dedicata al mondo degli investimenti “consapevoli”, in particolar modo il Forex, il mercato delle coppie di valute.”È di qualche giorno fa l’ultima notizia di provvedimenti da parte della Guardia di Finanza che ha fermato un sistema di trading online che prometteva risultati garantiti, ma che poi si è rivelato essere un sistema Ponzi, ovvero uno schema piramidale che prima o poi crolla” ci dice Daniel Borrelli, fondatore della NOVE Investing.Ed è purtroppo a causa di questa parte “malata” degli investimenti online, proliferata soprattutto grazie e ad internet, che molti si trovano ad associare la parola “trading online” a “truffa”. Lo scambio di titoli nei mercati in realtà non è un qualcosa di recente, ma un qualcosa che esiste da quando esiste l’economia e che fa parte delle logiche dei mercati e come qualsiasi altra forma di investimento, per fare profitti nei mercati vi è bisogno di un approccio da investitore.”Il problema è che internet ha abbassato le barriere di accesso al mondo degli investimenti e incentivato dal marketing aggressivo da parte dei broker, vi è l’illusione che puoi diventare ricco grazie ad internet” continua Daniel.Da qui l’esigenza di una community in grado di dare le migliori strategie per investire sui mercati del Forex.“Voglio sopperire alla mancanza di consapevolezza di chi vuole investire visto che veniamo bombardati ogni giorno da sistemi di guadagno online, ma solo l’1% di queste opportunità di guadagno sono davvero genuine. E fin quando ci sarà ignoranza ci saranno le truffe, perché si viene truffati quando non si riesce a comprendere quello che si sta facendo” conclude il fondatore della NOVE Investing.

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