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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Posts Tagged ‘investimenti’

Euro Company: sempre più investimenti sulle risorse umane

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

Food_SecurityUn futuro che nella seconda metà del 2018 vedrà concludersi gli importanti lavori per l’ampliamento della sede di Godo di Russi (Ra) con la creazione di un nuovo centro direzionale di circa 450 mq, che ospiterà palestra, campo sportivo polifunzionale, percorso vita e spaccio aziendale, e di una nuova area produttiva di circa 10.000 mq esclusivamente dedicata ai prodotti biologici. Biologico sul quale Euro Company ha già iniziato a investire, ottenendo anche l’ambito riconoscimento “Best New Organic Food Product” al Natural & Organic Awards 2017 per “Cicioni”, l’unico prodotto fresco da taglio fatto solo con frutta secca fermentata.Questa necessità di ampliamento è frutto del dinamico spirito imprenditoriale che contraddistingue i vertici aziendali, sempre impegnati fra ricerca e innovazione, e del trend positivo che caratterizza l’attività di Euro Company in questi ultimi anni. Trend misurabile attraverso diversi indicatori, economici e non solo. Come ad esempio il numero di dipendenti che dal 2010 a oggi è quasi raddoppiato (+ 85%), nonostante la forte recessione che sta attraversando il nostro Paese, passando da 182 unità a 337, con un’età media di 40 anni, di cui il 60% è rappresentato da donne. «Dipendenti sui quali investiamo risorse in formazione e per migliorare il tempo e la qualità del lavoro, in quanto consapevole che i risultati e i successi ottenuti sono il frutto dell’attività quotidiana di tutti sottolineano dall’Azienda – Soltanto nel 2017 sono stati investiti oltre 52 mila Euro (finanziati per l’80%) per la formazione di 130 dipendenti (circa un terzo dell’organico complessivo), per un totale di 2.700 ore. Formazione che ha riguardato un po’ tutti gli ambiti lavorativi: sviluppo manageriale, lingue straniere, sicurezza, aspetti tecnici. Da settembre 2017 verrà anche attivato all’interno dell’azienda un servizio lavanderia per i dipendenti e, completamente a carico di Euro Company, verranno riconosciuti 3 giorni aggiuntivi di concedo parentale per i neo papà nel primo mese di vita del figlio».A novembre, inoltre, a tutti i dipendenti verrà erogato un premio produzione di 1.000 Euro lordi, o a scelta acquistando beni e servizi tramite la piattaforma di flexible benefit (libri scolastici, interessi sui mutui, fondi pensione, assistenza sanitaria, abbonamenti a cinema e teatro, ecc.) e usufruendo così della detassazione. Euro Company è la prima azienda in Romagna ad adottare questo intervento di welfare aziendale.I risultati raggiunti da Euro Company e la proiezione verso il futuro sono stati al centro della convention aziendale che si è svolta nei giorni scorsi a Bagnacavallo e alla quale hanno partecipato tutti i dipendenti con le proprie famiglie. (foto. euro company)

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Gli investimenti di Renzi: le mance

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

Maastricht“Il ritorno a Maastricht aveva un senso tre anni fa, quattro anni fa, quando eravamo in piena crisi e quindi serviva fare deficit. Ma serviva per fare investimenti, non per fare consumi, non per dare mance. E invece Renzi scelse, insieme a Padoan, di fare deficit per dare mance”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista a “Radio Radicale”. “Renzi e Padoan si dovrebbero nascondere perché hanno prodotto uno squilibrio inaccettabile nei nostri conti pubblici. La teoria economica lo dice da sempre, dai tempi di David Ricardo: non si può fare deficit per favorire i consumi, ossia per diminuire le tasse, perché i cittadini, i contribuenti, non la bevono. Il deficit si può fare se serve per gli investimenti.Ma evidentemente né Renzi né Padoan hanno studiato abbastanza l’economia, ed infatti si sono comportati in maniera irresponsabile: hanno fatto deficit, 20 miliardi della cosiddetta flessibilità e li hanno trasformati in mance, gli 80 euro e il Jobs Act. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tassi di disoccupazione altissimi, mercato del lavoro caotico e gli 80 euro in restituzione, con effetti di rabbia crescente da parte dei percettori relativi. E Renzi vorrebbe fare ancora tutto questo? E Padoan sbotta evocando qualche santo o qualche divinità? No non ci sto, che vadano a casa tutti e due”.

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Il Piano d’investimenti EU per l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

africa7Il programma dell’UE che mira a mobilitare 44 miliardi di euro in investimenti privati in Africa e nei paesi vicini dell’UE è stato approvato in via definitiva giovedì. Come parte del Piano europeo per gli investimenti esterni, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), tenterà di mobilitare 44 miliardi di euro in investimenti privati verso Stati “fragili”, offrendo una combinazione di sovvenzioni, prestiti e garanzie finanziarie pubbliche del valore di 3,3 miliardi di euro, per incoraggiare lavoro, crescita e stabilità, affrontando così le cause profonde della migrazione.
Nel corso dei recenti negoziati sulle regole operative dell’EFSD, i deputati hanno convinto i ministri UE sui seguenti punti:Concentrarsi su povertà, lavoro, cambiamento climatico e piccole imprese. L’EFSD si focalizzerà sulla lotta alla povertà creando impieghi dignitosi offrendo supporto in particolare a giovani, donne e piccole imprese. Il supporto finanziario deve rispettare gli standard di sviluppo riconosciuti a livello internazionale.Clima. Almeno il 28% degli investimenti finanzierà progetti sul clima per favorire l’implementazione dell’Accordo di Parigi.Aziende responsabili. I beneficiari devono rispettare i diritti umani, gli standard dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) e le norme internazionali sull’investimento responsabile. I cittadini interessati dai progetti devono avere accesso ad una procedura di reclamo.
Regole severe assicureranno che le imprese che si trovano sotto giurisdizioni che non cooperano sulla trasparenza fiscale e la lotta al riciclo di denaro non beneficeranno delle risorse. Controllo democratico. Il Parlamento sarà osservatore del Consiglio strategico dell’EFSD e la Commissione dovrà informare il Parlamento prima che venga presa qualsiasi decisione importante. Il nuovo programma è strato approvato con 503 voti favorevoli, 78 contrari e 51 astensioni.

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Investimenti nel trasporto UE: la Commissione propone 2,7 miliardi di euro per 152 progetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

european commissionBruxelles. La Commissione europea propone oggi di investire 2,7 miliardi di euro in 152 importanti progetti di trasporto che sostengono la mobilità competitiva, pulita e connessa in Europa.La Commissione tiene così pienamente fede al suo piano di investimenti per l’Europa e al suo impegno per migliorare la connettività europea, compreso il recente programma “L’Europa in movimento”. I progetti selezionati contribuiranno all’ammodernamento delle linee ferroviarie, ad eliminare le strozzature e migliorare i collegamenti transfrontalieri, all’installazione di punti di rifornimento di carburanti alternativi e all’attuazione di soluzioni di gestione del traffico innovative. L’investimento è realizzato nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa, vale a dire il meccanismo di sostegno finanziario dell’UE per le reti infrastrutturali, e permetterà di sbloccare 4,7 miliardi di euro di cofinanziamento pubblico e privato. Tali investimenti non solo modernizzeranno la rete di trasporto, ma stimoleranno anche l’attività economica e la creazione di posti di lavoro. Quest’anno, su un totale di 2,7 miliardi di euro, la Commissione ha stanziato 1,8 miliardi di euro per i 15 Stati membri ammissibili al sostegno del Fondo di coesione [1], al fine di ridurre ulteriormente le disparità infrastrutturali.Violeta Bulc, Commissaria UE per i Trasporti, ha dichiarato: “La domanda di investimenti nelle infrastrutture di trasporto è enorme. Questa nuova ondata di investimenti si concentra su progetti digitali puliti e innovativi volti a modernizzare la rete di trasporto europea. Abbiamo fatto un altro passo in avanti verso una vera Unione dei trasporti, che soddisfi i bisogni dei cittadini, stimoli l’economia e crei posti di lavoro. Guardando al futuro, invito le parti interessate a fare il miglior uso possibile dei fondi rimanenti, utilizzando meccanismi di blending al fine di massimizzarne gli effetti e mobilitare tutte le risorse possibili.”I progetti selezionati si concentrano principalmente sulle sezioni strategiche della rete di trasporto europea (la “rete centrale”) al fine di assicurare i maggiori effetti e il più elevato valore aggiunto a livello europeo. La maggior parte dei finanziamenti sarà destinata a sviluppare la rete ferroviaria europea (1,8 miliardi di euro), a decarbonizzare e ammodernare il trasporto su strada e a sviluppare sistemi di trasporto intelligenti (359,2 milioni di euro), e a realizzare sistemi di gestione del traffico aereo (311,3 milioni di euro).
Azioni selezionate comprendono iniziative faro quali l’ammodernamento degli oltre 100 km della tratta ferroviaria Białystok-Ełk in Polonia; l’ammodernamento dei sistemi di gestione del traffico aereo negli Stati membri dell’UE; la piena espansione del tunnel stradale delle Caravanche tra la Slovenia e l’Austria; lo sviluppo di una rete di ricarica rapida dei veicoli elettrici in Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Regno Unito e Italia.Tutti i progetti sono stati selezionati per il finanziamento mediante inviti a presentare proposte concorrenziali fatti il 13 ottobre 2016. Sono state ricevute 349 domande per un totale di quasi 7,5 miliardi di euro di richieste di cofinanziamento.
Ciò ha consentito alla Commissione di selezionare i progetti migliori, garantendo nel contempo una distribuzione equilibrata dal punto di vista geografico e dei modi di trasporto. Il contributo finanziario dell’UE è costituito da sovvenzioni, con un tasso di cofinanziamento tra il 10% e il 50% dei costi ammissibili del progetto, a seconda del tipo di quest’ultimo e dell’invito (fino all’85% nell’ambito della dotazione per la coesione).
Prossime tappeGli Stati membri dell’UE rappresentati in seno al comitato di coordinamento del meccanismo per collegare l’Europa devono ora approvare formalmente la proposta di decisione di finanziamento in occasione della riunione del 6 luglio 2017. L’adozione della decisione formale da parte della Commissione è attesa per la fine di luglio 2017. L’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti (INEA) della Commissione preparerà e firmerà quindi convenzioni di sovvenzione con i beneficiari dei singoli progetti nella seconda metà del 2017.

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Formula E: Frongia, grande opportunità per Roma, porterà investimenti in tutta la città

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

roma eurRoma. Il 14 aprile 2018 farà tappa a Roma la Formula E, il campionato mondiale di velocità per monoposto elettriche. La Formula E rappresenta un’occasione per consolidare l’immagine della Capitale nel contesto sportivo internazionale e testimoniare l’attenzione di questa amministrazione alla promozione della mobilità sostenibile e della tutela dell’ambiente. Un’opportunità che porterà un indotto economico importante.Gli organizzatori effettueranno a Roma investimenti significativi in termini di infrastrutture, come nuove colonnine di ricarica elettrica, postazioni di bike-sharing e car-sharing, wi-fi libero, nonché sarà migliorato il manto stradale nel Municipio IX. Il percorso sarà sotto i 3 km e sarà possibile godere della manifestazione e attraversare la strada grazie ai ponti mobili che saranno disposti lungo il tracciato. Gli allestimenti dureranno qualche giorno. L’approvazione della delibera che riguarda la Formula E rappresenta un grande risultato raggiunto insieme dalla Giunta e dall’Assemblea Capitolina.
A sua volta l’Aci comunica: “Sabato 14 aprile 2018 – su un circuito cittadino disegnato sulle strade del quartiere EUR – si correrà l’ePrix di Roma, settima prova del Campionato Mondiale di Formula E 2017-2018. Lo ha stabilito il Consiglio Automobilistico Mondiale della FIA, approvando il calendario del mondiale delle monoposto elettriche.“È un grande sogno che, finalmente, diventa realtà”, ha commentato Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’ACI e membro Consiglio Mondiale dello Sport, del Senato e dell’Euroboard FIA.“Un sogno, iniziato quattro anni fa, che proietta Roma nel ristretto gruppo delle grandi capitali mondiali che ospitano – all’interno dei loro magnifici centri cittadini – gran premi di Formula Elettrica. Parliamo di città come New York, Parigi, Londra, Berlino, Pechino, Santiago del Cile e Città del Messico”.“Si tratta – ha sottolineato Sticchi Damiani – di un segnale importante per educare anche il mondo del motorsport alla cultura del rispetto dell’ambiente, dimostrando a tutti che è possibile correre ad emissioni zero”. “ACI – ha concluso il Presidente – naturalmente, sosterrà dal punto di vista organizzativo questo importantissimo evento che porterà sulle strade e nelle case dei romani uno spettacolo mai visto, emozionante, innovativo e unico al mondo”.L’e-Prix di Roma seguirà quelli di Hong Kong (2-3 dicembre), Marrakech (13 gennaio), Santiago del Cile (3 febbraio), Città del Messico (3 marzo) e San Paolo (17 marzo) e anticiperà quelli di Parigi (28 aprile), Germania (due gran premi in città ancora da annunciare, che si terranno il 19 maggio e 9 giugno), New York (7-8 luglio) e Montreal (28-29 luglio)

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Kempen Capital Management si farà carico dei costi di ricerca in materia di investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

borsaIn base al nuovo pacchetto di misure legislative varato dall’Unione europea per disciplinare i mercati finanziari, la cosiddetta MiFID II, Kempen Capital Management (Kempen) deve decidere se retrocedere alla clientela il costo della ricerca esterna per gli investimenti: partecipanti ai fondi e mandati di gestione. Kempen ha deciso di assumersi i costi di ricerca esterna in materia di investimenti. Anche se in futuro questi costi potranno essere ricaricati sul cliente in base a parametri rigidi, Kempen ha deciso che dal 2018 si farà carico dei costi inerenti all’analisi esterna sugli investimenti.La MiFID II prevede che i costi specifici sostenuti per la ricerca esterna in materia di investimenti devono essere resi trasparenti e facilmente individuabili. In base all’attuale prassi, i costi di analisi e negoziazione sono inglobati in una commissione unica, il costo che il cliente paga per la transazione. Separare i costi sostenuti per la ricerca esterna sugli investimenti, un concetto noto nel settore con il nome di ‘unbundling’, dovrebbe aumentare la trasparenza nella struttura dei costi dell’investimento.Lars Dijkstra, Chief Investment Officer, ha dichiarato: ‘Siamo favorevoli a qualsiasi decisione che porti a una maggiore trasparenza ed efficienza del settore finanziario. Kempen ha sempre investito molto nella qualità e quantità del suo sistema di ricerca in-house perché ci rende meno dipendenti dai fornitori esterni di servizi di ricerca. Naturalmente continueremo a collaborare anche in futuro con un gruppo di fornitori di servizi di ricerca sugli investimenti selezionati e rinomati per la qualità.’
Kempen Capital Management N.V. (KCM) è una filiale interamente controllata di Kempen & Co N.V., autorizzata in qualità di gestore di istituzioni finanziarie AIF (fondi di investimento alternativi) e UCITS, e di fornitore di servizi di investimento. In quanto tale è soggetta alla supervisione dell’Autorità olandese per i Mercati finanziari. KCM offre soluzioni di investimento fiduciario globali a fondi pensione, compagnie di assicurazione, PPI (istituti previdenziali e di investimento) e altri clienti istituzionali. KCM si caratterizza per uno stile di investimento specifico e fortemente focalizzato su azioni small cap e mid cap, Titoli di Stato e fondi immobiliari per conto di molteplici investitori istituzionali, fondazioni, clienti privati affluent e family offices. KCM attua diverse strategie di investimento specifiche per le quali si colloca in posizione di leader. Oltre ai titoli small cap, mid cap, Titoli di Stato e real estate, la sua gestione include anche azioni ad elevato dividendo, investimenti in fixed income e fondi di hedge fund. Per i suoi fondi di investimento KCM ha ottenuto nel tempo diversi riconoscimenti, compresi i Morningstar Awards e Lipper Awards. http://www.kempen.com

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Fondo europeo per gli investimenti: più fondi alle economie più bisognose

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

strasburgo-parlamento-europeoNella valutazione sull’utilizzo del FEIS, i deputati hanno chiesto maggiore equilibrio geografico, supporto alle piccole imprese e investimenti innovativi e più rischiosi.
I deputati si dicono preoccupati per il fatto che l’UE-15, dove il divario d’investimento era già al di sotto della media, abbia ricevuto il 91% dei fondi FEIS. Hanno inoltre sottolineato una distribuzione settoriale irregolare, con il 46% del totale dei finanziamenti FEIS utilizzato per progetti legati al settore energetico, mentre solo il 4% dei fondi è destinato alle infrastrutture sociali, alla sanità e all’istruzione. Hanno quindi richiesto un limite del 30% per settore.La finalità del FEIS consiste nell’assicurare l’addizionalità, ovvero un aiuto alle inefficienze del mercato e il sostegno alle operazioni che non si sarebbero potute effettuare senza la partecipazione del Fondo. Il concetto di addizionalità deve essere ulteriormente chiarito, per far sì che i progetti sostenuti siano innovativi e pioneristici, quindi più rischiosi di quelli consuetamente sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI).I progetti di taglia ridotta e transfrontalieri mancano di un sufficiente supporto da parte del FEIS. La BEI e il polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI) devono promuovere l’utilizzo delle piattaforme d’investimento, raggruppando insieme progetti minori e fornendo assistenza tecnica, al fine di raggiungere la diversificazione geografica e tematica degli investimenti.La risoluzione non legislativa è stata approvata con 477 voti favorevoli, 105 contrari e 35 astenuti.

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Bilancio UE 2018: la Commissione propone un bilancio concentrato su occupazione, investimenti, migrazione e sicurezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

european commissionLa Commissione ha proposto oggi il progetto di bilancio per l’esercizio 2018, che prevede impegni per 161 miliardi di EUR per stimolare la creazione di posti di lavoro, in particolare per i giovani, e incentivare la crescita e gli investimenti strategici.
Partendo dalle iniziative già avviate negli anni scorsi, il bilancio dell’UE dell’anno prossimo continuerà ad affrontare con efficacia la sfida posta dalla migrazione, sia dentro che fuori dall’UE. Il miglioramento della rendicontazione rafforzerà la concentrazione sui risultati concreti che saranno conseguiti grazie ai finanziamenti dell’UE.Günther H. Oettinger, Commissario per il bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “Con questo bilancio vogliamo raggiungere il giusto punto d’equilibrio tra la necessità di onorare gli impegni che abbiamo assunto in passato riguardo a importanti programmi dell’UE e quella di affrontare le nuove sfide che si presentano, incrementando al tempo stesso il valore aggiunto UE. Cerchiamo di far sì che un numero maggiore di giovani europei possa trovare lavoro e di aumentare gli investimenti chiave messi in campo. La volontà di dimostrare risultati tangibili e di fare la differenza nella vita quotidiana dei cittadini europei continua a essere il motore di tutte le iniziative dell’UE.”Il bilancio proposto opera entro i limiti fissati dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nel Quadro finanziario pluriennale — presupponendo tuttavia che il Consiglio adotti formalmente la revisione intermedia di tale quadro, già concordata, subito dopo le elezioni nel Regno Unito dell’8 giugno. Diversamente, sarebbero a rischio alcune delle spese aggiuntive proposte, come ad esempio i restanti 700 milioni di EUR destinati all’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile nel periodo 2018-2020, e la Commissione dovrebbe probabilmente attingere al bilancio della rubrica Agricoltura per pagare gli importi aggiuntivi destinati alla sicurezza e alla migrazione.
Il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Unione europea dovranno ora discutere congiuntamente questa proposta.Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), fulcro del piano Juncker, è sostenuto da una garanzia di bilancio dell’UE, integrata da una dotazione di capitale proprio della Banca europea per gli investimenti. Il Fondo si prefigge di sostenere l’occupazione e incentivare la crescita utilizzando in modo più intelligente le risorse finanziarie esistenti e nuove per sfruttare gli investimenti privati. Si calcola che a oggi abbia mobilitato investimenti per 194 miliardi di EUR. Nel 2018 la Commissione propone di alimentare il fondo di garanzia del FEIS con ulteriori 2 miliardi di EUR.
I fondi strutturali e di investimento rimangono i principali strumenti d’investimento dell’UE che sostengono le PMI e le azioni soprattutto nei settori della ricerca e dell’innovazione, dei trasporti, dell’ambiente e dello sviluppo rurale. Il bilancio dell’UE assegna 55,4 miliardi di EUR ai fondi strutturali e di investimento a favore delle regioni e degli Stati membri e quasi 59,6 miliardi di EUR agli agricoltori e allo sviluppo rurale.Dopo l’avvio lento dei primi anni, si prevede che i programmi dei fondi strutturali e di investimento dell’UE del periodo 2014-2020 raggiungano nel 2018 la velocità di crociera, conformemente agli impegni concordati dagli Stati membri e dal Parlamento europeo. Questo spiega l’aumento dell’8,1% dei pagamenti complessivi rispetto al bilancio 2017.La promozione dello sviluppo sostenibile consentirà anche di orientare l’azione del bilancio dell’UE al di fuori dell’Unione, che viene notevolmente rafforzata per quanto riguarda i paesi vicini. Si prevede pertanto che il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile mobiliti finanziamenti supplementari, in particolare da parte del settore privato.Scopo del programma Erasmus+ è attuare gli obiettivi strategici che l’Unione ha stabilito nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, migliorando le capacità e le competenze degli studenti, incoraggiando miglioramenti qualitativi in materia di istruzione, formazione e istituzioni/organizzazioni giovanili e promuovendo l’elaborazione delle politiche. Il progetto di bilancio 2018 riserva a tal fine 2,3 miliardi di EUR, con un aumento del 9,5% rispetto al bilancio 2017.
A fine 2016 risultava che circa 1,6 milioni di giovani avevano beneficiato di azioni sostenute dall’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. Questa iniziativa ha contribuito a far scendere i tassi di disoccupazione giovanile nella maggior parte degli Stati membri, ma poiché tali tassi restano superiori ai livelli pre-crisi finanziaria è necessario proseguire l’impegno e il sostegno a livello dell’UE. A tal fine, nel periodo 2017-2020 dovrebbero essere destinati a questa iniziativa ulteriori 1,2 miliardi di EUR, di cui 233 milioni di EUR inclusi nel progetto di bilancio 2018 e 500 milioni di EUR nel bilancio rettificativo per l’esercizio 2017 che viene anch’esso proposto oggi.
Un’altra opportunità è costituita dal Corpo europeo di solidarietà, che offre ai giovani la possibilità di svolgere attività di volontariato, tirocini e attività lavorativa per 2-12 mesi, promuovendo la solidarietà nelle comunità di tutta Europa. La Commissione ha proposto oggi un bilancio e una base giuridica propri per il Corpo europeo di solidarietà, per consentire a 100 000 cittadini europei di parteciparvi entro il 2020. L’intervento relativo al Corpo europeo di solidarietà nel periodo 2018-2020 ammonterà complessivamente a 342 milioni di EUR, di cui 89 milioni di EUR nel 2018.Poiché le tematiche della migrazione e della sicurezza rimangono priorità assolute, la Commissione intende continuare a finanziare un’ampia gamma di azioni correlate all’interno dell’UE, come ad esempio l’assistenza umanitaria, il rafforzamento della gestione delle frontiere esterne, il sostegno agli Stati membri più colpiti e altre ancora. I 4,1 miliardi di EUR previsti nel progetto di bilancio per l’esercizio 2018 nei settori della migrazione e della sicurezza portano il totale dei finanziamenti complessivi dell’UE in questo campo alla cifra record di 22 miliardi di EUR nel periodo 2015-2018. Il progetto di bilancio 2018 rispecchia il fatto che la quota maggiore di questo importo è stata anticipata.Saranno inoltre disponibili fondi supplementari per affrontare le cause profonde della migrazione all’esterno dell’UE, in particolare fornendo assistenza ai paesi terzi che gestiscono ingenti flussi migratori, come il Libano e la Giordania. Il progetto di bilancio comprende anche gli impegni a favore di tale regione assunti, per un totale di 560 milioni di EUR, alla conferenza di Bruxelles dell’aprile 2017 “Sostenere il futuro della Siria e della regione”.
Nel settore della sicurezza i finanziamenti dell’UE si concentreranno sulle misure preventive di sicurezza, in particolare nel settore dei reati gravi e della criminalità organizzata, compreso il potenziamento del coordinamento e della cooperazione tra le autorità di contrasto nazionali, il rafforzamento della sicurezza delle frontiere esterne dell’UE e il sostegno agli Stati membri nella lotta contro il terrorismo e la criminalità informatica.Inoltre, nel 2017 la Commissione ha varato un'”azione preparatoria” di ricerca finanziata dall’UE nel campo della difesa. Per il periodo 2017-2019 è stato iscritto in bilancio un totale di 90 milioni di EUR per finanziare la ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti di difesa innovativi.
Il progetto di bilancio dell’UE comprende due importi (impegni e pagamenti) per ciascun programma da finanziare. Per “impegni” si intendono i finanziamenti che possono essere stabiliti nei contratti in un determinato anno, mentre i “pagamenti” sono gli importi effettivamente erogati. Nel progetto di bilancio 2018 gli impegni rappresentano 161 miliardi di EUR (+1,4% rispetto al 2017) e i pagamenti 145 miliardi di EUR (+8,1% rispetto al 2017, avendo i programmi 2014-2020 dei fondi strutturali e di investimento dell’UE raggiunto la velocità di crociera nel 2018, dopo l’avvio lento dei primi anni).

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Banche Venete e azionisti. Siamo messi molto male… e non ci sono uscite?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

BANCA

Ora che il Fondo Atlante ha detto no al salvataggio di Banca popolare Vicenza e Veneto Banca, che cosa succede per gli azionisti? Male, molto male. E’ bene ricordare che gli azionisti, nella maggior pare dei casi sono diventati tali per motivi diversi da quelli che dovrebbero spingere un risparmiatore all’investimento dei propri risparmi. Il cliché non e’ una novita’. Ogni volta che una banca sta per tirare le cuoia, come anche in questa occasione, ecco la pletora di risparmiatori/azionisti che: “ci fidavamo del direttore con cui spesso andavamo a prendere il caffe’ nella piazza del nostro paese”, “per noi era come il parroco”, e via cosi’. Tutte persone che magari avevano investito ingenti somme (per loro) e tutte in una sola banca, che e’ il massimo del cattivo investimento che, invece, andrebbe sempre diversificato… ma, per l’appunto, sono rimasti vittime dei promotori di quella banca (che promuovo il prodotto/denaro del loro datore di lavoro come un venditore promuove un aspirapolvere), e non si sono rivolti, magari, ad un consulente indipendente; vittime spesso anche di ricatti tipo “ti faccio
il mutuo se compri un po’ di azioni”, etc, piu’ o meno spacciati come passi “obbligatori” per l’avvio del rapporto; e tutto, ovviamente, non prendendo spesso in considerazione le norme che prevedono la profilazione dell’investitore per saggiare tipologia e consapevolezza al tipo di investimento .
In questo contesto, la vittima, oltre a chiedere l’intervento delle Autorita’ (Bankitalia e Consob) che avrebbero dovuto vigilare e che pare lo abbiano fatto poco e male, se non aderisce alle varie proposte che vengono fatte per dargli “quattro centesimi” al posto delle migliaia di euro che aveva a suo tempo devoluto alla specifica banca, gli rimane solo la possibilita’ della causa individuale, valutando gli eventuali risvolti anche penali di cui e’ stato vittima nella fase di convincimento e induzione dell’investimento.
Per capire in quale contesto ci stiamo muovendo, visto il rifiuto del Fondo Atlante di intervenire in attesa che un qualche privato si faccia avanti, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per il salvataggio di queste banche ha escluso il ricorso al bail-in (il prelievo forzato di somme per chi ha un deposito superiore a 100.000 euro)… ma fino a quando? Non sarebbe la prima volta che un ministro cambia idea o viene smentito da altri che decidono per lui. E, se cio’ avvenisse, capiremmo tutti meglio come questa norma comunitaria sia massacrante del concetto e della pratica del risparmio, nonostante l’art. 47 della Costituzione ci dica che: la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Un massacro che al momento, nonostante tutto, vede sempre i risparmiatori nella veste di pagatori obbligati, e i responsabili delle gestioni di queste banche sempre premiati (stipendi alti, buonuscite,trasferimenti ad altri istituti, e approdi di vario tipo alla politica, economica e non solo). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Salute della donna: Si parla di prevenzione, mentre si riducono gli investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

Lorenzin beatriceLe politiche di prevenzione sanitaria sono di vitale importanza non solo per il miglioramento della salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo socioeconomico del Paese e del suo sistema sanitario. Nonostante ciò, l’Italia continua ad essere fanalino di coda nel mondo per la prevenzione e la sanità integrativa.
Questa constatazione rende ancora più ipocrita la “Giornata della salute della donna” istituita su proposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che impegnata a sottolineare la consapevolezza e l’importanza del tema della prevenzione per la salute femminile, si è dimenticata di specificare quanto (poco) investe l’Italia proprio in questa direzione.I dati parlano chiaro: in base al rapporto di Meridiano Sanità – elaborato da The European House-Ambrosetti, l’Italia investe pochissimo in prevenzione. Nonostante il Piano Sanitario Nazionale preveda una percentuale di spesa per la prevenzione del 5%, il nostro Paese risulta ben al di sotto di questa soglia, e se ci addentriamo nell’analisi specifica delle regioni, i risultati riescono anche ad essere più negativi: il il Lazio, ad esempio, non arriva nemmeno al 2%. In un Paese in cui le principali cause di mortalità, morbosità e invalidità sono collegate a malattie la cui incidenza potrebbe essere fortemente limitata attraverso valide politiche di prevenzione, pare una totale irresponsabilità ridurre gli investimenti in tale direzione. Ancor di più, appare irresponsabile e insensato dedicare un’intera giornata al tema della prevenzione, se nel contempo non si interviene su di esso. Il Ministro della Salute, invece di propinare lezioni teoriche su un “vademecum della prevenzione”, dovrebbe comprendere quanto sia fondamentale investire. E se non bastasse avere come monito la salute dei cittadini, si può considerare il fattore economico: se l’Italia si allineasse alla media europea degli investimenti per la prevenzione, si potrebbero ottenere risparmi, nell’arco di 10 anni, pari a 8 miliardi di euro.Investire di più, investire con forza, è l’unica soluzione: la prevenzione è una priorità, innanzitutto per la salute dell’intero Paese, ma anche per il risparmio, finora sfumato, che ne deriverebbe.
Quanto ancora saremo costretti a sopportare queste patetiche farse? Ci auguriamo che al più presto ci possa essere un Ministro della Salute che si occupi realmente degli interessi dei cittadini ed eviti il totale sfacelo del nostro sistema sanitario, già gravemente colpito.

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Desertificazione investimenti esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

cantiereDuomodiPavia2Pavia. “Marvell è solo l’ultima di una serie di aziende e multinazionali che abbandonano il nostro paese. In particolare, Pavia e il nostro territorio pagano un caro prezzo per la scarsa attrattività ed assenza di servizi causata da anni di amministrazioni inadeguate e di scelte politiche sbagliate dettate a livello centrale e locale. C’è una forte responsabilità politica in ciò che sta accadendo sul nostro territorio in cui è in atto una progressiva desertificazione degli investitori esteri dettata da politiche incapaci di valorizzare le potenzialità del nostro territorio, di sostenere l’innovazione e la crescita del sistema produttivo. Poi come sempre si aprono gli occhi quando il male è già conclamato dopo anni di latenza, senza alcuna lungimiranza nel saper individuare le necessarie strategie per operare a monte e non, in emergenza, a danno fatto salvando il salvabile. Quanto accade è purtroppo frutto di una cecità politica colpevole che uccide l’occupazione sui territori, quella stessa che di fronte ai licenziamenti innesca il solito ed ipocrita teatrino della solidarietà ai lavoratori, senza avere più uno straccio di credibilità”, così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia sull’audizione in Commissione Attività produttive l’audizione di Marvell Italia. (Stefano Bolognini) (fonte: http://www.lombardia5stelle.it)

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Agricoltura: Più investimenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 marzo 2017

mondo agricoloIn dieci anni sono calate le superfici agricole, le aziende, problemi al settore dell’allevamento, ma cresce la propensione ad investire in innovazione e adeguamento tecnico. Dal Focus di Veneto Agricoltura di oggi, presenti Pan, Negro, i Presidenti delle organizzazioni agricole, l’Università, il mondo bancario, anche una nota stonata sulla PAC, che guarda troppo a nord. E la necessità di essere presenti nel dibattito per la definizione di quella futura.C’era anche (virtualmente) Paolo De Castro, il V.Pres. Comm.ne Agricoltura del Parlamento UE, all’incontro di stamattina a Veneto Agricoltura su Investire in agricoltura e Nuova PAC: dall’Ass.re regionale Giuseppe Pan, al Direttore dell’Agenzia Alberto Negro, i Presidenti delle organizzazioni professionali agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri), le banche (FriulAdria/Credit Agricole), l’Università di Padova (il Tesaf), il CREA, etc.; tutti presenti per capire il trend “economico” del settore primario e cosa dovranno aspettarsi gli agricoltori dalla futura politica agricola europea, la PAC. Un Focus, quello organizzato oggi a Legnaro-Pd da Veneto Agricoltura-Europe Direct, d’intesa con Regione e Università di Padova, per fornire al mondo agricolo e istituzionale strumenti di discernimento. Non solo parole ma dati. Che facevano riferimento al volumetto appena pubblicato da Veneto Agricoltura-Europe Direct proprio su “Investire in agricoltura”. Del resto in questi giorni a Bruxelles sono state avviate le discussioni sulla PAC post 2020, con la messa in rete da parte della Commissione europea di una consultazione pubblica aperta (fino al 2 maggio). Lo scenario dell’agricoltura veneta è stato descritto da Renzo Rossetto (Veneto Agricoltura). Negli ultimi dieci anni (periodo 2005-2015) le superfici investite nelle principali colture agricole in Veneto sono passate da circa 645 mila ettari a 580 mila, con un calo del -10%: giù gli ettari coltivati a cereali (-20%), orticole (-32%) e frutticole (-23%); in crescita (+8%) la vite (effetto Prosecco) e le colture industriali (+19%), trainate dall’espansione della soia. Anche il numero di allevamenti segna il passo: 3.600 quelli di bovini da latte nel 2015 (-60% rispetto al 2005), che registrano la flessione più rilevante; circa 2.200 quelli di suini (-45%), in calo anche gli allevamenti di bovini da carne (-7%) e avicoli (-6%). Nonostante ciò, l’investimento medio per azienda, vera cartina di tornasole, evidenzia una maggiore propensione delle aziende ad investire: in crescita gli ettari mediamente coltivati dalle aziende per tutte le principali colture (gli aumenti maggiori per vite e cereali). Anche gli allevamenti vedono aumentare il numero medio di capi per azienda: raddoppiano, ad esempio, il numero di vacche da latte per allevamento, in forte crescita anche il numero di capi avicoli (+45%) e suini, mentre scende leggermente il numero di capi bovini per allevamento.
Agriculture and Fisheries CouncilInsomma: conviene o non conviene investire in agricoltura? Prova del nove è il valore della produzione per ettaro o per singolo allevamento: quasi raddoppiato, sostengono gli economisti dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, il valore prodotto da un ettaro di vite, che supera gli 11.000 euro, in forte crescita anche quello delle orticole (da poco meno di 38 mila a oltre 43 mila euro/ettaro), cereali (+35%) e frutticole (+24%). Per quanto riguarda la zootecnia, triplicato il valore prodotto per singolo allevamento di vacche da latte, quasi raddoppiato quello suinicolo, +83% per l’allevamento avicolo. Ciò significa che nonostante il calo di superficie e di aziende, quelle rimaste riescono ad impiegare in maniera più efficiente ed efficace i fattori produttivi e ad aumentare la produttività aziendale.
In questa logica, l’Assessore regionale Giuseppe Pan, che ha aperto i lavori, è stato chiaro: “L’obiettivo più importante è quello di mantenere, come minimo, gli attuali finanziamenti comunitari. Non sarà facile, perché tutto dipenderà dal bilancio che l’Unione Europea avrà a disposizione nel periodo 2020-2027 e dalla consistenza del relativo capitolo agricolo. Inoltre, sono prevedibili forti pressioni da parte di tutti gli Stati Membri, a cominciare da quelli dell’Est Europa. L’Italia dell’agricoltura, a differenza di quanto accaduto in passato, dovrà fin da subito fare fronte comune e lavorare in squadra per far sì che la nuova PAC possa sostenere le filiere produttive più deboli”. Anche per il Direttore dell’Agenzia Veneto Agricoltura, Alberto Negro è giunto il tempo di avviare il dibattito sul futuro della PAC. Futuro che, al momento, sulla base di quanto si sta delineando a livello europeo, vede vari possibili scenari: mantenimento delle regole attuali della PAC; una PAC che punti solo su alcune priorità quali per esempio la gestione del rischio, i servizi a favore dei cambiamenti climatici e degli ecosistemi, ecc.; una PAC che metta in sinergia i Pagamenti diretti e la gestione del rischio; una PAC che preveda una nuova ridistribuzione delle risorse; fino ad arrivare addirittura all’ipotesi di un possibile smantellamento agricolturadella politica agricola europea e una conseguente completa sua liberalizzazione, come chiedono alcuni vari del Nord Europa. Fortunatamente alcuni di questi sono solo scenari ipotetici con scarse possibilità di affermazione. La PAC post 2020 è dunque tutta da costruire ma proprio per questo è importante monitorare il dibattito in atto a livello europeo e risultare propositivi a livello nazionale e regionale. Anche gli interventi dell’Università di Padova (Proff. Luca Rossetto, Samuele Trestini) e di Crea (Andrea Povellato) hanno messo a confronto la futura PAC con i possibili strumenti a disposizione degli agricoltori, offrendo valutazioni e proiezioni sugli scenari in campo e strumenti di analisi utili alla Regione e agli stakeholders per definire la piattaforma che sarà di riferimento per i negoziati che andranno intrapresi con la burocrazia di Bruxelles. Quest’ultima è stata una dei grandi imputati nella discussione apertasi grazie alla Tavola Rotonda coordinata da Alberto Andrioli de L’Informatore Agrario. Dal NeoPresidente di Confagricoltura Veneto Lodovico Giustiniani a quello della CIA regionale Flavio Furlani a quello di Coldiretti Padova Federico Miotto (sostituiva quello veneto Cerantola, impossibilitato), tutti hanno puntato il dito contro una PAC densa di carichi amministrativi e dunque da semplificare. Ma non basta, serve facilitare l’accesso a strumenti finanziari a sostegno degli investimenti dell’imprenditoria agricola, che necessitano anche di ombrelli assicurativi. In questo senso si è espresso Davide Goldoni di FriulAdria. Ma l’interrogativo più pesante l’ha posto sul tavolo il Prof. Vasco Boatto (Univ. di Padova), che ha denunciato come il Veneto in tutti questi anni ha più perso che guadagnato dalla Politica Agricola Comunitaria, che ha favorito maggiormente le agricolture del Nord Europa.

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La Cina e il calcio globale: Aspetti culturali ed economici

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

pechinoMilano martedì 14 marzo dalle 9:45 alle 13:00 nell’Aula Magna del Polo di Mediazione interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano (Piazza Montanelli 1, Sesto S. Giovanni – MM1 Sesto Marelli). Relatori provenienti dal mondo istituzionale, sportivo, giornalistico e accademico offriranno prospettive originali sul fenomeno, partendo dal caso di F. C. Internazionale: dal calcio come spazio culturale e di mediazione, alle reazioni della stampa italiana e cinese alla notizia dell’acquisizione di F.C. Internazionale; dall’analisi del significato commerciale e finanziario degli investimenti cinesi nello sport globale, alle strategie del marketing sportivo; con in più una testimonianza diretta dello stesso club milanese. Un’occasione senza precedenti per affrontare un fenomeno sempre più attuale, che riguarda ben più che il mondo degli stadi. L’iniziativa è organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e dal Contemporary Asia Research Centre dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali dell’Università degli Studi di Milano.
L’ingresso della Cina nel calcio globale ha stupito tifosi e osservatori di tutto il mondo. A colpire, oltre all’entità degli investimenti cinesi nell’acquisizione di club stranieri, nell’acquisto di giocatori internazionali di grande valore e notorietà e nella promozione massiccia della pratica calcistica all’interno della Repubblica popolare, è l’articolato approccio di sistema messo in campo dalla Cina. Una strategia ambiziosa tradotta in azioni coordinate che puntano dichiaratamente alla realizzazione di quel “sogno” di supremazia calcistica di cui il presidente della Repubblica e segretario del partito comunista cinese, Xi Jinping, è il primo promotore.
L’acquisizione di F.C. Internazionale da parte del gruppo commerciale cinese Suning, annunciata a Nanchino il 6 giugno 2016, si inserisce in questo contesto di ridiscussione degli equilibri sportivi globali. Il fenomeno riguarda gli spogliatoi e le stanze dirigenziali del calcio mondiale, ma ha anche profonde implicazioni culturali, economiche, sociali e politiche. Oltre ai destini del “bel gioco”, la crescente presenza cinese nei salotti buoni dello sport più seguito al mondo invoca infatti riflessioni su temi che vanno dalle strategie di soft power al marketing internazionale, senza dimenticare le ragioni di politica interna cinese.Tutti elementi che saranno al centro della giornata “La Cina e il calcio globale: il caso Inter.

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Barilla investe nell’ampliamento dello stabilimento di sughi per la pasta situato a Rubbiano

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

barillaRubbiano (Parma) Barilla rinnova il suo forte legame con l’Italia, con il territorio locale di Parma e investe nell’ampliamento dello stabilimento di sughi per la pasta situato a Rubbiano, in provincia di Parma, inaugurato nell’ottobre del 2012. Tutto questo in occasione di un anniversario speciale: i 140 anni della Barilla, nata come semplice bottega nel centro di Parma e divenuta oggi leader della pasta nel mondo e dei sughi in Europa continentale.
Grazie all’ampliamento, il nuovo stabilimento diventerà il più grande ed efficiente impianto di produzione di sughi per la pasta in Europa e uno dei più sostenibili al mondo. L’ampliamento sarà caratterizzato da un investimento di oltre 50 milioni di Euro e vedrà un incremento dell’occupazione stabile, a regime, di circa 60 persone. Oggi Barilla è leader di mercato a valore in Italia, si posiziona al secondo posto in Germania e in Francia e al terzo posto nella graduatoria a livello mondiale nel mercato dei sughi per la pasta.A nemmeno 5 anni dall’inaugurazione dello stabilimento sughi, realizzato con un investimento inziale pari a 40 milioni di Euro, la risposta dei consumatori è stata entusiastica ed i volumi di vendita dei sughi sono aumentati di oltre il 45% dal 2012. Oggi le vendite sono destinate per il 75% della produzione all’export, in particolare in Europa.Un successo reso possibile grazie alla straordinaria qualità delle materie prime, le principali delle quali di origine italiana (pomodoro e basilico), alla profonda integrazione con gli agricoltori del territorio e ad una tecnologia di produzione unica e proprietaria.
barilla1Il processo produttivo è caratterizzato dai più alti standard di sicurezza alimentare e di sicurezza sul lavoro, dalla massima attenzione per l’impatto ambientale con la riduzione dei consumi di energia, delle emissioni di anidride carbonica e dei consumi idrici. Inoltre, da più di tre anni, la piattaforma digitale Guardatustesso consente a tutti di accedere virtualmente al sito produttivo, per mostrare con assoluta trasparenza la cura e l’attenzione riposta in ogni fase.Oggi lo stabilimento produce la gamma dei sughi a base pomodoro e quella dei pesti e pestati. L’ampliamento consentirà di estendere la produzione anche a tutte le ricette con carne.“Sarà una fabbrica totalmente integrata, progettata internamente e assolutamente coerente con la strategia aziendale del “Buono per Te, Buono per il Pianeta”, dichiara Carlo Carteri Responsabile degli stabilimenti pasta e sughi in Europa. “Sarà caratterizzata da impianti e tecnologie innovative, robotizzate e digitalizzate, in linea con le logiche dell’Industria 4.0, in grado di elevare ulteriormente i già alti livelli di qualità e sicurezza del prodotto, coniugando gli aspetti di efficienza e flessibilità, anche attraverso un sofisticato sistema di tracciabilità”.
Il progetto è stato comunicato alle Organizzazioni Sindacali di riferimento che, nel quadro di un proficuo e consolidato sistema di relazioni industriali, saranno direttamente coinvolte nel percorso di confronto sullo sviluppo del sito produttivo, che si prevede sarà completato ed operativo entro il 2018. (foto: barilla)

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Università: Mai così tanti studenti iscritti nel mondo, in Italia investimenti inadeguati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

universita-la-sapienza-romaL’approfondimento odierno di ‘Repubblica’ riporta cifre impressionanti: duecento milioni di studenti affollano gli atenei del globo e a oggi rappresentano un terzo dei giovani in età da università. Tra otto anni cresceranno fino a 260 milioni. L’Unione europea non è da meno: guida la classifica delle pubblicazioni universitarie e ha il blocco di atenei con maggiore proiezione internazionale. Il Belpaese è in pericolosa controtendenza con investimenti pubblici e privati non adeguati: il Paese attrae pochi stranieri e i nostri laureati restano il 25,3% della popolazione tra i 30 e i 34 anni anche se nell’agenda di Lisbona si chiede come soglia minima il 40%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): si continua a investire poco per l’orientamento. La stessa Legge 107/2015 ha previsto investimenti per l’alternanza scuola-lavoro, anello anch’esso rilevante (se ben fatto) ai fini della collocazione post-diploma, ma quasi nulla per ancorare i nostri ‘maturati’ al mondo accademico. A rendere la situazione ancora più difficile, considerando le difficoltà delle famiglie e degli stipendi bloccati per tanti lavoratori, è stato il continuo innalzamento delle tasse d’iscrizione: basta dire che nell’ultimo decennio per gli studenti fuori corso i costi di frequenza sono aumentati dal 25% al 100%. E, dulcis in fundo, ogni tanto qualche benpensante al Governo propone pure di cancellare il valore legale del titolo di studio.
Anief-Cisal ricorda che le immatricolazioni a un corso accademico dal 2003 (anno del massimo storico di 338 mila) al 2013 (con 270 mila) sono calate del 20%. La tendenza al ribasso non si è arrestata. Addirittura, non c’è nemmeno più il desiderio di diventare ‘dottori’: si è ridotta del 10% la percentuale dei quindicenni italiani che vogliono iscriversi all’università (da circa il 50% al 40%). Nel nostro Paese, la spesa pubblica pro capite per l’istruzione è pari a 1.103,89 euro l’anno, contro i 1.511,04 della media Ue, circa il 27% in meno. Il risultato è che all’Università si registra una situazione di stand by, con sempre meno iscritti, troppi studenti fuori corso e un numero altissimo di cultori, assegnisti, dottori di ricerca, ricercatori (figura a esaurimento) e quasi-docenti in perenne attesa. E nel 2015 è stato pubblicato il decreto-beffa sul riparto del Fondo di finanziamento ordinario alle università statali e sul ‘costo standard’ di formazione per studente, che penalizza gli atenei minori.

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“Investimenti a impatto sociale: analisi e opportunità”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

ministero-finanzeIn un contesto finanziario in piena evoluzione, peraltro agevolato da una domanda di “sociale” in crescita, l’investimento a impatto sociale rappresenta oggi un terreno estremamente fertile sul quale gli investitori, in particolare quelli istituzionali che perseguono essi stessi un obiettivo sociale, possono coltivare concrete e valide ambizioni di rendimento (finanziario) e sviluppo (sociale). Nonostante un interesse già consistente, il social impact investing rappresenta però una tipologia di investimento in fase di consolidamento e non priva di complessità, che necessità quindi di percorsi di avvicinamento ben calibrati e basi tecniche solide.
Si pone in quest’ottica l’analisi realizzata dal Terzo Quaderno di Approfondimento “Investimenti a impatto sociale: analisi e opportunità” a cura di Assoprevidenza e Itinerari Previdenziali, fotografia circa lo stato dell’arte e i possibili margini di sviluppo ulteriore che si prospettano all’orizzonte per questa tipologia di investimenti. La pubblicazione, che costituisce l’ideale continuazione del workshop “Investimenti a impatto sociale: analisi e opportunità”, svoltosi a Roma lo scorso 22 giugno, s’inserisce quindi all’interno del dibattito sul tema, cui si propone di contribuire attraverso una chiave di lettura concreta e attuale. Se da un lato, infatti, prende in considerazione e s’interroga sugli aspetti più tecnici, dall’altro ne traccia i driver di crescita, le possibili criticità, nonché il valore potenzialmente assunto sia in ottica finanziaria che sociale.
Ci troviamo nella fase del consolidamento, in cui si affinano i presupposti tecnico-culturali e si recepiscono gli stimoli affinché il filone degli impact investments giunga a compiere un salto di qualità e divenga obiettivo credibile delle strategie di investimento. In una sola parola, si stanno creando i giusti presupposti per proporsi al mercato e attingere a un pubblico di investitori ben più ampio di quanto già oggi si osservi, mettendo pienamente a frutto le grandi potenzialità che contraddistinguono questo segmento.Da un lato, tuttavia, alcuni contorni di tipo meramente tecnico sono in fase di ottimizzazione: si pensi alla difficoltà tuttora presente nell’inquadrare il concetto stesso di impatto sociale e nel misurarlo quantitativamente, o alla definizione di un equilibrato rapporto rischio/rendimento atteso esplicitato in termini finanziari, o infine – e questo vale soprattutto per il nostro Paese – alla tradizionale diffidenza delle imprese e del privato sociale verso i mercati finanziari e la riluttanza ad “adattare” i loro profili di governance in maniera coerente con i requisiti richiesti dai mercati finanziari.
Dall’altro lato – e qui, forse, sta la sfida più impegnativa – l’esigenza di standardizzazione/ industrializzazione dell’investimento a impatto sociale e dei suoi veicoli, rendendolo replicabile su più ampia scala sia sul versante degli investitori sia su quello degli impieghi “sociali” e degli obiettivi perseguibili. Un passaggio, quest’ultimo, che sarà in grado di giovare al comparto in termini di efficienza delle iniziative sul fronte vuoi sociale vuoi finanziario, di livellamento dei costi delle operazioni finanziarie e di ulteriore attrattività del comparto verso nuovi operatori che oggi mantengono un interessamento tiepido.
Curato da Laura Crescentini, Coordinatore Tecnico di Assoprevidenza, e da Edoardo Zaccardi, Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, il Quaderno è stato realizzato con i contributi di:
Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali; Alessandro Bugli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali; Enrico Camerini, Head of Institutional Clients iShares Italy; Simone Castello, Responsabile Centro Studi sulla Filantropia Strategica Fondazione Lang Italia; Guido Cisternino, Responsabile Enti, Associazioni e Terzo Settore UBI Banca; Sergio Corbello, Presidente Assoprevidenza; Anton Giulio D’Amato, Institutional Sales Italy & Mediterranean Countries Union Bancaire Privée; Davide Dal Maso, Partner Avanzi; Alessandra Franzosi, Head of Pension Funds & Asset Owners Borsa Italiana – Capital Markets at LSEG; Marco Gerevini, Consigliere Delegato e Direttore Fondazione Housing Sociale; Fabio Marchetti, Direttore Centro di Ricerca per il diritto di impresa (CERADI) Luiss Guido Carli; Pasquale Merella, Risk Manager Quadrivio Capital SGR; Paolo Novati, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali; Felice Damiano Torricelli, Presidente Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi (ENPAP)

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Laudato Sì e Investimenti Cattolici Energia Pulita per la nostra Casa Comune

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

lateranense_ingressoRoma. Venerdì 27 gennaio a Roma dalle ore 9,00 sino alle 17,00 presso la Sala Pio XI della Pontificia Università Lateranense, in via di San Giovanni in Laterano 4, si terrà la Conferenza Laudato Si’ e Investimenti Cattolici: Energia Pulita per la nostra Casa Comune promossa da FOCSIV – Volontari nel Mondo, la Commissione Giustizia e Pace del USG – Unione dei Superiori Generali e del UISG – Unione Internazionale delle Superiori Generali, il GCCM – Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, CAFOD – Catholic Agency Development Charity, Trócaire – Irish Charity Working for a Just World e CIDSE – Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité.
In seguito all’accorato appello alla conversione ecologica di Papa Francesco, proposto nell’Enclica Laudato Si’, l’incontro internazionale intende mettere in collegamento le diverse realtà del mondo cattolico affinché mettano in atto azioni specifiche per una transizione urgente verso la giustizia climatica, compreso il disinvestimento da combustibili fossili e gli investimenti in energie rinnovabili gestite dalle comunità locali. Punto di partenza la condivisione di un’ispirazione comune per il cambiamento e la condivisione delle buone pratiche verso la Casa comune e per le comunità più fragili e vulnerabili. In particolare si vuole indicare fondamenti etici e orientamenti concreti affinché gli ordini religiosi riconsiderino le loro strategie finanziarie, spingendo i fondi pensione e di investimento a togliere risorse alle imprese che non si impegnano nella transizione energetica per investirle in imprese responsabili a favore delle risorse rinnovabili per comunità povere e vulnerabili.Alla conferenza daranno il proprio contributo come relatori il Cardinale Peter Turkson, Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e Christiana Figueres, ex Segretario Esecutivo della Convenzione ONU su cambiamenti climatici, grazie ai quali si esamineranno i legami tra il disinvestimento dai combustibili fossili e l’investimento in energie rinnovabili gestite da comunità locali ed organizzazioni cattoliche.A questi interventi faranno seguito alcuni responsabili o esponenti del mondo finanziario impegnati nella Responsabilità Sociale d’Impresa ed altri rappresentanti di istituzioni cattoliche, impegnati concretamente sulle questioni relative al clima grazie a precise scelte di disinvestimento e reinvestimento responsabile.A causa del numero limitato di posti è necessario registrarsi appena possibile sul sito http://www.investirenellalaudatosi.com dove è anche possibile avere ulteriori informazioni sulla conferenza.

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20 miliardi per le banche: soldi spesi o investimenti lungimiranti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Banca europea per gli investimentiE’ ormai chiaro che l’aumento di capitale da 5 miliardi del Monte dei Paschi di Siena non ci sarà. Stando ai numeri comunicati dalla Banca, il contributo degli obbligazionisti subordinati è stato molto elevato e questo dimostra ancora una volta come gli sportelli della Banca siano una “macchina da guerra” nel mobilitare i risparmiatori. Ma tutto questo non è stato sufficiente.
Il Governo Gentiloni si è fatto approvare dal Parlamento la possibilità di fare un ulteriore indebitamento, fino ad un massimo di 20 miliardi, per fronteggiare l’eventuale urgenza che deriverebbe dalla necessità di ricapitalizzare alcune banche. Il provvedimento approvato non contiene alcun dettaglio circa le iniziative che il Governo adotterà per salvare le banche in difficoltà. Tutto ciò che sappiamo è che il Governo potrà utilizzare fino a 20 miliardi. Molti, giustamente, sollevano critiche perché ritengono ingiusto che si “spendano” soldi per salvare le banche, mentre quando si deve spendere per questioni apparentemente più urgenti per la comunità, si dice che i soldi non ci sono. La critica è comprensibile e sicuramente ci sarà più di un politico che la cavalcherà, ma si tratta di una critica sbagliata. Preservare il sistema bancario, in questo contesto, è indispensabile proprio per il bene dei cittadini. La crisi economica che deriverebbe dal crollo del sistema finanziario farebbe impallidire perfino questi anni di crisi, che pure sono stati durissimi ed hanno lasciato danni economici paragonabili a quelli di una guerra (e questa è la ragione principale per la quale ci troviamo con questo sistema bancario pieno di crediti in sofferenza).
C’è da evidenziare che i soldi impiegati per salvare le banche non sono “spesi”, ma investiti. La differenza è enorme, ma un investimento fatto male può trasformarsi in una perdita esattamente come è stato fatto in passato e quindi non ci sarebbe differenza sostanziale con una “spesa”. La critica, quindi, non dovrebbe essere concentrata sul fatto che lo Stato non dovrebbe impiegare soldi nelle “banche-cattive”, ma la critica dovrebbe vergere sul “modo” con il quale il governo agisce.
L’esperienza ci dice che il modo inequivocabilmente sbagliato è di procedere caso per caso e con la logica emergenziale, con piccole “toppe”, provvedimenti insufficienti, non risolutivi.
Questo è quello che è stato fatto in questi anni.
Sono ormai molti anni che sappiamo che il sistema bancario italiano ha un grande problema con le sofferenze bancarie. Per anni si è tentato di negarlo, sostenendo che il nostro sistema bancario era solido. Poi si è proceduto con la logica emergenziale, mettendo un po’ di soldi a più riprese e con “papocchi” in MPS. Poi è venuta la volta del decreto “Salvabanche” per la questione Banca Etruria, Banca delle Marche ed altre due piccoli istituti.
Quando si è voluto affrontare il nodo delle sofferenze bancarie in modo più organico, il Ministro Padoan ha tirato furori un provvedimento chiaramente insufficiente come le cosiddette GACS ovvero una garanzia pubblica per cartolarizzare le sofferenze bancarie. Questo provvedimento, presentato pomposamente come la “Bad Bank italiana” è chiaramente inadeguato. Ciò che servirebbe è una vera “Bad Bank” nella quale far confluire tutti i credi in sofferenza delle banche che non sono in grado di gestire con le proprie forze le sofferenze bancarie ed una ricapitalizzazione generale (se necessario anche usufruendo del Meccanismo Europeo di Stabilità), in modo simile a ciò che ha fatto la Spagna. Così facendo il valore delle azioni delle banche si rivaluterebbe notevolmente e gli investimenti fatti dallo Stato nelle banche, nel medio termine, si trasformerebbero non in spese ma in profitti. In più, un sistema bancario finalmente risanato sarebbe il vero motore per la ripresa economica e torneremo in grado di crescere a ritmi simili a quelli della media europea.
Per fare tutto questo 20 miliardi sono insufficienti, ma se non saremo in grado di fare un provvedimento sistemico il rischio è di “spendere” (invece che investire) sempre più soldi. Se avessimo impiegato 20 miliardi cinque o sei anni fa, probabilmente sarebbero bastati. Oggi rischiano di non essere sufficienti. Fra un anno o due, quelli che servono oggi non saranno più sufficienti.
E’ indispensabile affrontare il problema di petto ed in maniera definitiva. Ciò che serve è il corrispondente di ciò che ha fatto Draghi per mettere la parola fine alla crisi dei debiti sovrani. Con le tre parole “whatever it takes” nel 2012 mise fine ad un crisi che era una crisi aggravata enormemente da una serie di provvedimenti sempre tardivi ed insufficienti. E’ esattamente lo stesso tipo di errore che sta commettendo l’Italia nel gestire la crisi del sistema bancario: lo stiamo affrontando in maniera tardiva ed insufficiente. Servirebbe un “whatever it takes” per il sistema bancario italiano. E’ necessario che il premier Gentiloni, invece di andare a dire in Parlamento che il sistema bancario è solido e contribuisce alla crescita economica dell’Italia, dica qualcosa del genere: “siamo consapevoli che il sistema bancario italiano, nel suo complesso, ha un grande problema legato ai crediti in sofferenza, derivante in massima parte da una lunghissima crisi economica, ma abbiamo deciso di risolvere in maniera strutturale e definitiva il problema, costi quel che costi, perché un sistema bancario in questo modo rappresenta una zavorra che impedisce qualsiasi miglioramento sostanziale delle nostre condizioni economiche”. Comprendiamo che la soluzione non è facile, anche per i vincoli europei che in questi anni hanno bloccato diverse ipotesi, ma la soluzione deve essere trovata una volta per tutte. Costi quel che costi, anche un’infrazione ai trattati, se non si riesce a trovare un diverso accordo. L’Italia non può più permettersi un sistema bancario in perenne stato di fragilità. Contemporaneamente, ad una soluzione definitiva del problema delle sofferenze bancarie e delle ricapitalizzazioni, è necessario, anche –ma non solo– per rendere questi provvedimenti più accettabili ai cittadini, che il Governo emani il decreto atteso; ormai si sta aspettando da troppo tempo in virtù dei requisiti di onorabilità dei soggetti che ricoprono cariche apicali negli istituti bancari, ed è necessario che queste norme siano stringenti. Non v’è dubbio, infatti, che il problema delle sofferenze bancarie sia dovuto principalmente per la lunga crisi economica, ma non v’è dubbio anche che vi abbiano contribuito comportamenti inaccettabili di chi quelle banche le ha guidate. Giusto ed indispensabile salvare il sistema bancario, e va fatto in modo strutturale e definitivo, ma giusto ed indispensabile anche fare in modo che le persone che hanno contribuito a questo disastro paghino in prima persona. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Garnell/Fondazione Ca’ Foscari: metriche per quantificare investimenti nell’economia reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

filippo-la-scalaVenezia Garnell – gruppo milanese attivo nel private equity, nella finanza d’impresa e nella consulenza a grandi investitori – ha siglato un accordo con la Fondazione Università Ca’ Foscari – ente strumentale dell’Ateneo veneziano impegnato nell’ambito della Terza Missione – per l’elaborazione di un metodo di valutazione trasparente e sintetico degli impatti ambientali, sociali e di “buon governo” della propria attività d’investimento.La ricerca prevede lo sviluppo di un set di metriche che consentano di misurare i benefici non monetari degli investimenti nell’economia reale, fornendo una valutazione qualitativa e quantitativa degli stessi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, con una particolare attenzione alle ricadute dirette sul territorio.
Lo studio sarà coordinato dalla professoressa Chiara Mio e coinvolgerà un team di professori e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari e di professionisti di Garnell. “Gli investimenti in economia reale sono la risposta concreta alla necessità di sostenere lo sviluppo del nostro Paese e di remunerare adeguatamente i capitali dei risparmiatori e degli investitori istituzionali in un periodo di perdurante stagnazione e turbolenza sui mercati finanziari. La crisi di crescita delle economie, in particolare quella italiana, unitamente alla crisi del sistema bancario, ha messo in discussione i paradigmi dell’economia tradizionale – ha dichiarato Filippo La Scala, AD di Garnell – Gli indicatori elaborati in questo progetto rappresenteranno uno strumento fondamentale per supportare advisor e gestori nell’identificazione d’investimenti che mirino alla creazione di un adeguato valore per l’investitore e per la società civile nel suo complesso. E permetteranno all’investitore/risparmia-attore finale di comprendere in maniera immediata ed efficace la sostenibilità e le ricadute non economiche dei propri investimenti”. “Per noi, la collaborazione con Ca’ Foscari rappresenta un elemento di proficua, fondamentale contaminazione tra il mondo accademico e della ricerca e il nostro gruppo, in una concezione della finanza che torna ad essere, con la responsabilità e la consapevolezza degli investitori, quello di architettura dei fini ” ha concluso Filippo La Scala.
“Il progetto mira ad individuare metriche ed indicatori sintetici, affidabili e facilmente gestibili e comprensibili anche dal cliente finale, in grado di fornire una valutazione qualitativa e quantitativa della sostenibilità economica, ambientale e sociale degli investimenti. La misurazione degli impatti è condizione imprescindibile al fine dello sviluppo trasparente del social impact investing. È proprio quando le partnership istituzionali danno vita a progettualità di ricerca applicata, come quella che stiamo portando avanti con Garnell, che l’Università può dirsi realizzare la famosa Terza Missione, dove i mondi della ricerca e delle imprese lavorano insieme per lo sviluppo ed il progresso del territorio” ha aggiunto Chiara Mio, docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il set di metriche consentirà di misurare l’impatto dei fondi gestiti da Garnell nell’ambito di:
Comunità e Stato: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sulle condizioni economiche dei propri stakeholder e sui sistemi economici a livello locale, nazionale e globale.
Cultura della responsabilità: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi sociali in cui opera in relazione a lavoro, diritti umani/sociali, società e responsabilità di prodotto;
Ecosistema e Ambiente: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi naturali, ecosistema, terreni, aria e acqua.Gli indicatori elaborati con Ca’ Foscari costituiscono un elemento sostanziale del progetto – recentemente annunciato – avviato in collaborazione con Slow Food Italia su Agrifood One, il fondo di investimento destinato a promuovere e a valorizzare le piccole e medie imprese italiane, attive nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di sostenere processi virtuosi di crescita e di potenziare il Made in Italy sui mercati esteri.Garnell sostiene le attività della Fondazione Università Ca’ Foscari con un impegno economico pluriennale. (foto. filippo la scala)

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Oracle investe 1,4 miliardi di dollari per la formazione informatica in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

Oracle_headquartersLa Commissione Europea e Digital Europe hanno lanciato Digital Skills and Jobs Coalition, una partnership multi-stakeholder che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze informatiche e di programmazione a tutti i livelli nella forza lavoro europea. In relazione a questo progetto, Oracle ha annunciato un investimento triennale, per un totale di 1,4 miliardi di dollari fra contributi diretti e in beni, a supporto della formazione informatica negli stati membri dell’Unione Europea. Attualmente, circa mille istituti scolastici e Università europee collaborano con Oracle Academy, il principale programma filantropico dell’azienda in ambito educativo, che offre formazione informatica a quasi 3.100.000 studenti di 110 paesi del mondo. Nel quadro dell’impegno assunto oggi, ci si è posti l’obiettivo di formare in Europa mille nuovi istruttori di CS, Java e Database, e di offrire Oracle Academy agli studenti di altre mille scuole e università europee nei prossimi tre anni. “La competitività dell’Europa e la sua capacità di innovazione hanno bisogno di professionisti dotati di competenze digitali” ha dichiarato John Higgins, Direttore Generale di DIGITALEUROPE. “Negli ultimi dieci anni la domanda di lavoratori con competenze informatiche e di programmazione è cresciuta del 4% ogni anno. L’impegno di Oracle per portare l’informatica nelle classi dell’Unione Europea ci aiuterà a rendere più forte la nostra economia digitale”. “Per Oracle è fondamentale ispirare e coinvolgere studenti di ogni parte del mondo nella formazione informatica” ha commentato Alison Derbenwick Miller, Vice Presidente di Oracle Academy. “Nei mesi scorsi Oracle ha preso impegni significativi nelle iniziative della Casa Bianca
CS for All e Let Girls Learn. Quanto annunciamo oggi conferma il nostro impegno nel diffondere l’educazione digitale e favorire la diversity nel settore tecnologico”.In più, Oracle Academy promuoverà diversi programmi nei prossimi tre anni, fra cui:
· invitare i gruppi di lavoro impegnati a livello nazionale nella promozione dei digital skills a collaborare con Oracle Academy per offrire formazione informatica a insegnanti e studenti dei paesi dell’Unione Europea;
· offrire nuovi curriculum di istruzione superiore dedicati alle tecnologie emergenti;
· parificare l’intero curriculum di Oracle Academy al quadro europeo delle qualifiche (EQF – European Qualifications Framework).

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