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Posts Tagged ‘investimenti’

Da Pictet: Portafogli d’investimento ancora in balia delle banche centrali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

A cura di Andrea Delitala e Marco Piersimoni – Pictet Asset Management. Summary In primavera, Powell parlava ancora di “soft landing”, ovvero di una politica monetaria più restrittiva ma che non intaccasse la crescita; nell’agosto 2022, invece, la priorità è diventata contrastare il rialzo dei prezzi a ogni costo, senza illudersi che l’iter restrittivo possa essere alleggerito o interrotto anzitempo. Negli Stati Uniti, i Future sui Fed Funds si sono aggiustati alla comunicazione della Fed, prezzando un punto di arrivo sui tassi americani a ridosso del 4%. In Europa, i mercati monetari e le parti a breve delle curve obbligazionarie si sono adeguate rapidamente alle dichiarazioni della presidente Christine Lagarde. Il mercato prezza ulteriori rialzi da qui a fine anno nell’ordine di 125pb. Stando ai dati correnti, le stime di crescita da qui a fine anno rimangono comunque incerte: al momento, ci troviamo di fronte a una stima 2022 dell’1,7% negli Stati Uniti e del 2,8% in Eurozona, con prospettive più contenute dell’1,2 e dello 0,8% rispettivamente nel 2023. L’inflazione headline americana, ad agosto all’8,3%, è vista al 7,3% entro la fine di quest’anno, per poi ricominciare a calare nel corso del 2023 fino a un livello prossimo al 3,4%. Una notizia poco confortante arriva dalla scomposizione dell’inflazione core, il rialzo dei prezzi delle componenti più radicate viaggia attorno al 3,3% (oltre la metà del livello attuale complessivo del 5,9%). Su tale dato grava la risalita violenta dei prezzi dei servizi, cresciuti anno su anno del 5,6%. Ad agosto, l’Europa ha registrato un livello di inflazione superiore a quella americana (9,1%), dove il 65% dei fattori che compongono l’inflazione core sono legati a dati temporanei. Complessivamente, gli scenari più estremi del perpetuarsi di una inflazione aggressiva stanno però venendo meno. Molti indicatori sulle condizioni delle catene di approvvigionamento (tempi di consegna secondo l’indice ISM, indicatore della Fed e indici del costo medio del trasporto marittimo) si confermano in attenuazione negli ultimi mesi. Nel settore energetico, sebbene a livello di stoccaggio l’Europa risulti al momento in anticipo agli obiettivi prefissati (80% entro Novembre) o ai livelli degli anni precedenti nello stesso periodo, qualora l’import russo di gas restasse a zero, importanti problemi di approvvigionamento potrebbero presentarsi a partire dall’inverno 2023.Giovanni Prati BC Communication

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Primo semestre del 2022: Record degli investimenti immobiliari

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

Sul territorio italiano si è registrato un volume totale di investimenti pari a 6 miliardi di euro, il miglior primo semestre di sempre, mettendo a segno un forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 (+92%). Nel dettaglio, nell’H1 2022 il settore degli uffici rimane l’asset class maggiormente preferita dagli investitori e che ha contribuito maggiormente al risultato generale con il 37% del totale (circa 2,2 miliardi di euro). La logistica conferma la sua crescita occupando il 24% del totale investito con un volume complessivo pari a 1,4 miliardi di euro. Segue il settore residenziale, sempre più sotto il radar degli investitori, che segna valori di crescita registrando 764 milioni di euro, il 13% del totale investito. Segnali postivi anche per il comparto degli alberghi con 714 milioni di euro (12% del totale). Il settore retail con 390 milioni di euro investiti registra dei valori in crescita rispetto allo stesso periodo del 2021 (+135%), grazie a investimenti in retail park e supermercati. Per scaricare il report completo:https://www.gabettigroup.com/report/investment-overview-h1-2022/

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GAM: Investimenti sostenibili, tre tendenze importanti

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2022

A cura di Stephanie Maier, Global Head of Sustainable and Impact Investment di GAM Investments. La rivoluzione della sostenibilità è iniziata. Il ritmo e la portata degli interventi normativi sull’informativa societaria, sul reindirizzamento dei flussi di capitale, sulla finanza sostenibile più in generale e ora, sempre più spesso, sui prodotti di investimento sostenibili continueranno a caratterizzare lo scenario in cui operiamo.Nel 2021 soltanto ci sono stati oltre 200 interventi su scala globale, tra nuove norme e revisioni. Tra questi, per esempio, la Direttiva UE relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD) e il Regolamento europeo sull’informativa sulla sostenibilità nei servizi finanziari (SFDR) che hanno introdotto nuovi requisiti di rendicontazione relativamente ai fattori ESG, rispettivamente per le imprese e per gli investitori. Non dimentichiamoci poi della formazione nel Regno Unito della Task force sull’informativa finanziaria relativa al clima (TCFD) per le grandi aziende e delle proposte per l’informativa sul clima avanzate negli Stati Uniti dalla Commissione della Borsa valori (SEC) con l’obiettivo di intervenire più proattivamente in tale ambito.L’introduzione di tali norme, a nostro parere, è stata favorita dal riconoscimento che la finanza privata ha un ruolo decisivo nella gestione e nella soluzione delle principali problematiche correlate alla sostenibilità. Se vogliamo costruire un’economia sostenibile net zero, gli organismi che parteciperanno a tale processo dovranno avere a disposizione abbondanti capitali. Nel breve termine ci aspettiamo norme più rigorose sui dati ESG e sui fornitori di rating, e continueranno anche i tentativi di armonizzazione e ottimizzazione dell’informativa aziendale. Per poter centrare gli obiettivi sul clima, secondo l’IEA, gli investimenti nell’energia pulita dovranno triplicare fino a circa 4 mila miliardi di dollari entro il 2030. Le iniziative come la Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ), una coalizione di istituti finanziari con un patrimonio che vale 130 mila miliardi di dollari, stanno già contribuendo alla transizione verso net zero. Sarà comunque necessaria maggiore collaborazione tra gli investitori per mobilitare ingenti finanziamenti, e gli investitori dovranno assumersi la responsabilità del conseguimento degli obiettivi concordati. Alle aziende viene chiesto sempre più spesso di presentare piani di transizione climatica validi per un futuro low carbon. Finora, durante la stagione delle assemblee generali, sono state votate oltre 30 proposte sul clima presentate dal management, più dello scorso anno. Gli investitori, come noi, hanno il dovere di esaminare in dettaglio le proposte e intervenire alle assemblee degli azionisti se reputano che non siano sufficienti. Nel Regno Unito, a seguito di un annuncio fatto durante la COP26, il Tesoro ha lanciato la Task force per il piano di transizione sul clima nell’intento di delineare uno standard per i piani di transizione climatica. Si cercherà, in particolare nei prossimi due anni, di concordare le caratteristiche ottimali di un piano di transizione. La terza tendenza che, secondo noi, caratterizzerà lo scenario degli investimenti sostenibili nel lungo periodo è il passaggio dalla trasparenza alla dimostrazione di responsabilità. Ciò vale sia per il settore finanziario che per le imprese poiché le parti interessate, ovvero consumatori, dipendenti, autorità di vigilanza e la società civile in genere, si aspettano che le aziende affrontino le loro responsabilità ambientali e sociali in modo specifico. Indubbiamente la rivoluzione sostenibile è iniziata ma, come evidenzia ciascuna di queste tendenze, la transizione verso un mondo più sostenibile sarà tutt’altro che semplice. È necessario che collaboriamo e partecipiamo collettivamente alla fase di trasformazione, dobbiamo però essere anche ben consapevoli delle sfide che ci attendono. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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Piano Amaldi: investimenti in ricerca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2022

Roma il 20 settembre dalle ore 10 alle ore 13, presso Istituto Francese Centro San Luigi in Largo Toniolo 22. Gli studiosi dell’Accademia dei Lincei hanno presentato un piano basato sugli investimenti in ricerca in Italia: il piano Amaldi. Nell’introduzione il piano sottolinea che esiste un profondo problema di incertezza/disagio del personale. USB Pubblico Impiego Ricerca ha i dati per dimostrarlo. Con una approfondita ricerca su circa il 10% del personale ha concluso che in media vengono persi 8 anni di attività senza alcun riconoscimento. Aggiungendo che a parità di servizio riconosciuto un ricercatore italiano viene pagato il 40% di un tedesco, pur producendo di più (pubblicazioni, pareri, controlli di stato etc.), appare chiaro perché il sistema non è attrattivo. Quando si arriva al dunque, tutti i governi si ‘dimenticano della ricerca’ o la usano a pretesto per dare miliardi ai privati, che poi brevettano poco e, di conseguenza, quasi nulla ritorna alla collettività. È pur vero che di recente ci sono stati alcuni miglioramenti, prontamente interrotti dal governo Draghi ed in particolare dall’attuale ministro Messa (si veda la mancata finalizzazione degli investimenti in legge finanziaria o il riordino CNR). In un convegno che vedrà intervenire tutti i principali enti di ricerca, USB PI Ricerca vuole discutere e far discutere istituzioni, parlamentari e candidati sulle criticità e sulle soluzioni per far tornare gli enti di ricerca pubblica attrattivi come posto di lavoro, luogo di crescita culturale per i giovani e fucina di soluzioni ai problemi collettivi.I temi su cui USB vuole porre l’attenzione vanno dagli stipendi nettamente più bassi dei maggiori concorrenti europei e mondiali, alla trattativa nazionale marginalizzata in un comparto come quello della scuola, al finanziamento e alla reinternalizzazione di IIT ed Elettra Sincrotrone di Trieste nella Pubblica amministrazione; dalla libertà di ricerca alla ricaduta delle scoperte e alla proprietà intellettuale.Tutti questi punti saranno discussi con l’attuale capogruppo M5S senatrice Castellone, candidata a Napoli, e gli onorevoli Gallo e Melicchio sempre del Movimento; con l’onorevole Piccoli Nardelli e il prof. Esposito, candidato nelle Marche per il PD; con il dr Romano di Impegno Civico candidato al collegio uninominale Roma Nord; con Marta Collot, portavoce di PaP e candidata a Bologna con Unione Popolare. Sono stati inoltre invitati i presidenti degli enti e il presidente dell’Aran.

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Robeco rende accessibile la sua PI sugli investimenti sostenibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2022

Rotterdam. Robeco lancia oggi l’Iniziativa di libero accesso agli investimenti sostenibili, che mette a disposizione la sua Proprietà intellettuale (PI) sugli investimenti sostenibili. Come primo passo di questa iniziativa di Libero accesso, tramite un portale i clienti e un gruppo di accademici potranno consultare gratuitamente i punteggi relativi agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle società generati da Robeco utilizzando il suo quadro SDG proprietario.Lo sviluppo del Quadro SDG di Robeco, che permette di misurare il contributo agli SDG delle società investibili, è iniziato nel 2017. La qualità dei dati è una delle maggiori sfide dell’investimento sostenibile e Robeco crede che gli attori del settore debbano collaborare per migliorare i dati e definire gli standard. Con l’Iniziativa di libero accesso agli investimenti sostenibili (SI Open Access), Robeco intende contribuirvi in modo rilevante.L’impegno di Robeco per un mondo più sostenibile significa anche rendere fruibile la sua proprietà intellettuale a un pubblico più ampio, per aiutare i clienti ad assumere decisioni sostenibili più consapevoli. Robeco ricerca attivamente feedback sui dati e intrattiene un dialogo continuo con i propri stakeholder, tra cui accademici, clienti ed esperti di investimenti sostenibili. Di conseguenza, prevede che questa iniziativa migliorerà ulteriormente l’affidabilità dei dati e la metodologia proprietaria. Tutte queste attività servono ad essere parte attiva nell’evoluzione verso un mondo più sostenibile e a contribuirvi. In una fase successiva, Robeco metterà a disposizione di un numero più ampio di stakeholder altri dati di sviluppo sostenibile e contenuti di proprietà intellettuale.Il quadro SDG è utilizzato per molti portafogli dei clienti di Robeco, fra i quali alcuni dei più grandi investitori al mondo – come UBS Global Wealth Management, BBVA AM & pensioenfonds ING – e più convinti sostenitori dell’iniziativa SI Open Access di Robeco.

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Robeco: Dobbiamo ripensare il rapporto tra investimenti sostenibili e rendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

A cura di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco. Per molti anni gli investitori e gli esponenti del mondo accademico si sono chiesti se per ottenere valore investendo nella sostenibilità si debba per forza rinunciare al rendimento. Ritengo che la questione sia mal posta. Dovremmo infatti chiederci quale tipo di approccio all’investimento sostenibile abbia maggiori probabilità di soddisfare le esigenze di rendimento dei singoli investitori. La parola rendimento non ha lo stesso significato per tutti gli investitori. Capire le esigenze e le motivazioni di ciascuno (una liquidità di breve termine o un impegno finanziario di lungo periodo) è sempre stato fondamentale per chi consiglia investimenti. Inoltre, oggi sappiamo che non tutti gli investitori hanno come unico obiettivo il rendimento finanziario: per misurare il successo di un investimento, sono fondamentali anche il rendimento sociale o ambientale, la soddisfazione personale, l’unità familiare o il nostro lascito per le generazioni future. Tutto ciò si riflette nel prossimo regolamento europeo, che impone alle società finanziarie di valutare l’adeguatezza di un cliente basandosi sui fattori ESG e sulle preferenze in ambito di governance e di ambiente, anziché limitarsi all’analisi della sua propensione al rischio, della sua capacità di rischio e delle sue competenze finanziarie. È un trend che caratterizza diverse aree della nostra società e non solo il settore degli investimenti. Per esempio, sempre più consumatori ormai sanno benissimo che se un prodotto è troppo conveniente, di solito è perché qualcun altro nella catena di approvvigionamento se ne sobbarca il costo.Nonostante la definizione di rendimento sia sempre più ampia, un numero crescente di investitori sostenibili ritiene di non doversi accontentare di rendimenti finanziari ridotti. Da un sondaggio di PWC del 2021 è emerso che l’80% degli investitori non è disposto ad accettare che gli investimenti sostenibili rendano un punto percentuale in meno rispetto alle strategie non sostenibili. Resta però il fatto che alcuni investitori sono ancora disposti a finanziare attività sostenibili accontentandosi di rendimenti inferiori ai tassi di mercato, forse come alternativa alla più classica filantropia. Pur trattandosi di una condizione che non tutti gli investitori sottoscriverebbero, è comunque indicativa delle diverse esigenze che esistono al momento in fatto di rendimenti. Ci si domanda perché gli studi accademici non riescano a dimostrare che l’investimento sostenibile non sacrifica il rendimento. Questo però presuppone che l’investimento sostenibile sia una strategia a sé stante, che può essere identificata e studiata. Il che non è vero. Oggi il mercato dell’investimento sostenibile è estremamente vario. Alcune strategie si concentrano su società ben gestite (il fattore qualità), oppure su aziende che puntano a risolvere i problemi ambientali o sociali. Altre cercano di combinare i due approcci. Altre ancora, invece, preferiscono ricorrere a informazioni ESG finanziariamente non rilevanti, per allineare i propri investimenti ai propri valori (il cosiddetto approccio del “non far danni”). Infine, a influenzare i settori e le aziende possono intervenire anche tantissime questioni ambientali, sociali e di governance. Vista la grande varietà di approcci, è chiaro che definire un universo di investimenti sostenibili da studiare è forse ancora più difficile che non studiare alcune questioni finanziarie più tradizionali (per esempio se la gestione attiva genera alfa o se l’investimento quantitativo ha più successo dell’investimento basato sui fondamentali). Isolare l’impatto dell’approccio sostenibile da variabili rilevanti come il contesto di mercato e le capacità dell’investitore è estremamente complesso. Ecco perché, nel mondo degli investimenti, i consulenti sono i benvenuti! In qualsiasi approccio di costruzione del portafoglio, le leve principali per ottenere i rendimenti desiderati sono l’allocazione degli asset e la selezione dell’investimento. L’investimento sostenibile non fa eccezione. Le varie asset class rispondono ad aspettative diverse in termini di rischio-rendimento, propongono diversi modi di generare impatto diretto o indiretto e offrono la possibilità di accedere o evitare certi tipi di attività. Oggi esiste una variante sostenibile praticamente per ogni tipo di approccio – passivo, attivo, tematico, di emissioni pubbliche e private, high yield, investment grade, eccetera. Ma nel selezionare gli investimenti, lo stesso livello di attenzione riservato alla selezione del manager o dei titoli va applicato anche per capire se l’investimento è sostenibile o meno. L’approccio è sensato? I gestori fanno affermazioni credibili? Tutti i gestori devono sottostare a determinati vincoli, in materia tanto di liquidità quanto di orizzonte temporale o di sostenibilità. Quello che conta è capire se sono in grado di costruire un portafoglio che rispetti i vincoli imposti e che raggiunga gli obiettivi prefissati. E questo vale sempre, a prescindere dalla sostenibilità dell’approccio. Il nocciolo della questione alla fine è: che obiettivi abbiamo e in che modo l’investimento sostenibile può aiutarci a raggiungerli? È questo l’unico quesito a cui dobbiamo dare risposta.

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Investimenti online. Truffe articolate e raffinate. L’ultima scoperta

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2022

È stata scoperta un’enorme rete di siti di investimento falsi interconnessi. Composto da oltre 11.000 domini, prende di mira in modo specifico l’Europa. Le truffe tramite siti di investimento falsi non sono una novità. In questo caso, i ricercatori del Group-IB, multinazionale specializzata in cybersecurity, hanno scoperto una rete organizzata con 11.197 domini, 5.091 dei quali ancora attivi. Sono siti destinati ad Europa e Nord America.La truffa inizia con una pubblicità, anche su WhatsApp o via mail, o un post sui social media. I truffatori utilizzano testimonianze false, spesso di personaggi noti, per promuoversi, nonché account YouTube e Facebook. La vittima si imbatte in un sito che mostra opinioni e importi ricevuti inventati. Viene quindi invitata a inserire i suoi dati, poi riceve una chiamata da un “advisor” che la incoraggia a investire, con un importo minimo di 250 euro. La vittima ha poi accesso a un dashboard, con cifre false, che dovrebbe mostrargli l’andamento del suo investimento e incoraggiarlo ad aggiungere ancora più soldi per aumentare i profitti. Quando la vittima tenta di ritirare le vincite, le viene chiesto di depositare ancora più denaro per raggiungere il limite minimo di prelievo e il sistema va avanti così. I truffatori riutilizzano le informazioni anche rivendendole sul dark web. Questi siti di solito scompaiono dopo poco tempo, settimane o mesi.Partendo dal presupposto che i soldi non crescono sugli alberi selvaggi e chi ci propone un investimento non è un benefattore ma risponde ai propri interessi o del suo datore di lavoro, il primo campanello d’allarme è la sede legale di chi ci fa la proposta: diffidare soprattutto di quelle fuori Ue o Usa. Web. Verificare le recensioni su siti o forum indipendenti di cui si ha fiducia o conoscenza. Mail e WhatsApp: – ignorare i messaggi non richiesti; – in caso di dubbio, chiedere al mittente di dimostrare la sua identità con informazioni aggiuntive, e se si va su un sito o altro, mai rispondere a domande; – diffidare di chi chiede di effettuare una qualsiasi azione in modo urgente; – ignorare la richiesta di installazione di specifiche app; – non effettuare la connessione a link sospetti, soprattutto facendo attenzione alla Url, spesso con parole difformi da quello che vantano di essere.Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Criptovalute e investimenti. Meglio le Bermude della Bce?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2022

Jason Hayward, ministro dell’Economia delle Bermuda sostiene che il suo Paese può trasformarsi in un centro internazionale dell’industria criptografica, nonostante ora ques’ultima sia un po’ in crisi. La legislazione approvata nel 2018 richiede a tutte le società di criptovalute delle Bermuda di ottenere una licenza dalla Bermuda monetary authority (Bma), il principale watchdog finanziario dell’isola che controlla il settore assicurativo nazionale. Le Bermuda, territorio d’oltremare britannico nel nord Atlantico, oltre al famoso triangolo, sono un Paese che vive essenzialmente di turismo, e vi sono presenti molte società non locali che vi stabiliscono sede per avere meno controlli e perché si avvantaggiano di una fiscalità inesistente. Le criptovalute, bitcoin in testa, sono molto discusse e, di recente, viste anche le loro performance negative dopo periodi di enorme crescita, sono nel mirino di alcune istituzioni finanziarie che, al pari di alcuni privati , stanno finalmente mettendo in evidenza il vuoto in cui si muovono: la Usa Federal Trade Commission parla di un milione di dollari truffati nell’ultimo anno; per la presidente della Bce (banca centrale europea), Christine Lagarde: “le criptovalute non valgono nulla, non si basano su nulla, non hanno alcun asset sottostante che serva da ancoraggio di sicurezza”; la Commissione Ue ha preannunciato pesanti interventi regolatori in questa “terra di nessuno”. In ultimo c’è da considerare che tra i grandi utenti di questa valuta spiccano Niger, Filippine e Vietnam, non proprio il fior fiore della finanza mondiale.In questa fase di caduta del valore, memori delle recenti fortune, ci potrebbero essere risparmiatori tentati dall’avvicinamento a questi investimenti anche grazie al fatto che – fuori dai momenti più critici della pandemia covid e ancora ai margini dei riflessi finanziari della guerra in Ucraina – qualcuno avrebbe un gruzzoletto da voler far fruttare. Nel rispetto del male che ognuno possa e voglia fare a se stesso e al proprio portafoglio, ci domandiamo perché dovrebbe essere degna di fiducia la prospettiva finanziaria del ministro dell’Economia di un paradiso fiscale come le Bermuda che non, per esempio, la Banca Centrale europea, ricordando che quest’ultima non è un coacervo di poteri finanziari che vessano i risparmiatori, ma un’istituzione senza la quale la finanza del nostro Paese e di tutti gli altri paesi Ue non esisterebbe. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Crisi e perdita dei valori: perché restare investiti paga

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2022

Nei periodi di forte volatilità gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Assistere alla perdita di valore dei propri investimenti è senz’altro un’esperienza traumatica, anche se in realtà la perdita non si concretizza fino al momento in cui si decide di disinvestire (ossia di vendere i propri asset finanziari). Durante la crisi ucraina, così come allo scoppio della pandemia, abbiamo assistito a una volatilità fuori dalla norma sui mercati ed è proprio in queste situazioni che si amplificano i bias (distorsioni) cognitivi più comuni tra gli investitori. Certo era lecito farsi prendere dal panico di fronte a una discesa importante dei mercati come quella registrata a marzo 2020 – quando i listini azionari hanno perso oltre il 30% e il VIX ha raggiunto livelli superiori a quelli del 2008 – e lo stesso può dirsi oggi con il forte calo registrato dopo l’invasione dell’Ucraina a fine febbraio, un calo a cui stiamo ancora assistendo. Ma è proprio in questi momenti che l’educazione finanziaria e il supporto di un esperto possono veramente fare la differenza, perché aiutano l’investitore a gestire l’emotività e rappresentano realisticamente l’unico vero appiglio per non farsi travolgere dall’alluvione delle notizie, diventare preda dell’irrazionalità e perdere di vista il senso dell’investimento che si è fatto, l’orizzonte temporale e i propri obiettivi. La storia ci insegna che le scelte dettate dall’emotività possono portare a compiere errori che hanno un costo. Un costo che Moneyfarm ha calcolato andando ad analizzare il comportamento degli investitori. Negli investimenti naturalmente non si possono prendere come riferimento gli scenari passati per prevedere con esattezza il futuro. Tuttavia, questi dati servono a rendersi conto che nelle fasi di volatilità sui mercati, anche quelle più estreme e difficilmente replicabili come quella che abbiamo vissuto nel 2020, agire sulla scia delle emozioni o “uscire e rientrare” sui mercati può rivelarsi una scelta costosa. È vero che durante la pandemia abbiamo visto i mercati recuperare in modo straordinariamente rapido, ma è vero anche che il mercato si è sempre ripreso da tutte le crisi avvenute in passato, anche le più drammatiche. Semmai il tema è quanto tempo sia necessario per recuperare ed è per questo che avere un orizzonte temporale lungo è fondamentale per investire con successo; si noti che, dal secondo Dopoguerra, sono serviti in media 13 mesi ai mercati per passare dai massimi ai minimi e in media 27 mesi per recuperare le perdite.Una strategia d’investimento lungimirante, che minimizza la volatilità nel tempo, unita al supporto di una consulenza professionale che aiuta a gestire la pressione emotiva rappresentano l’antidoto migliore agli imprevisti. Molti investitori hanno potuto capirlo e apprezzarlo, come si evince dalla seconda parte dell’analisi Moneyfarm, che è andata a indagare come si sono comportati quegli stessi investitori durante la crisi scatenata dall’invasione dell’Ucraina: il 100% dei Lungimiranti ha scelto il medesimo approccio adottato durante la pandemia mentre il 91% degli Speculatori questa volta ha scelto di non uscire dal mercato ed è diventato Lungimirante in seguito all’esperienza della crisi precedente e, ovviamente, ai risultati. Interessante, infine, far emergere il comportamento dei nuovi investitori, coloro che hanno iniziato a investire nei portafogli Moneyfarm nel 2021 e quindi non avevano fatto esperienza della crisi innescata dalla pandemia sui mercati: la loro propensione al disinvestimento è risultata 16 volte superiore a coloro che invece avevano già vissuto lo stress test della pandemia. (abstract fonte: http://www.moneyfarm.com)

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Fs: Fast-Confsal: “Bene il piano, ora attuazione condivisa”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

“Un piano decennale con 190 miliardi di investimenti e 40mila assunzioni non può che essere accolto con soddisfazione da chi ha sempre avuto a cuore il futuro del gruppo. Ora però è il momento di rimboccarsi le maniche ed individuare un percorso insieme alle parti sociali per fare in modo che gli obiettivi previsti vengano raggiunti con il contributo positivo di tutti i lavoratori”. Questo il commento del segretario generale Fast-Confsal, Pietro Serbassi, sul nuovo piano industriale delle Fs. “Purtroppo – ha proseguito il segretario Fast-Confsal – non è la prima volta che assistiamo alla presentazione di progetti di lungo periodo. Speriamo questa sia l’occasione buona. Non possiamo che apprezzare l’importanza attribuita dall’Ad Ferraris al fattore umano, che si concretizza anche nell’intenzione di procedere ad un robusto rafforzamento dell’organico. E ugualmente condividiamo gli obiettivi prioritari verso la sostenibilità ambientale, verso lo sviluppo di maggiori sinergie all’interno del gruppo e verso il rilancio di settori, come il merci, che ancora non sono riusciti a decollare”.”Detto questo – ha concluso Serbassi – il piano è una cornice che ora andrà riempita di contenuti concreti e, come si dice adesso, messo a terra. Un obiettivo che non potrà essere realizzato senza il supporto proattivo dei lavoratori coinvolti nella transizione. Auspichiamo dunque che il gruppo definisca quanto prima un terreno di confronto e dialogo col sindacato, per accompagnare, condividere e migliorare tutte le fasi della trasformazione previste dal piano”.

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Le imprese italiane possono diventare più attrattive per gli investimenti esteri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

«L’Italia non è mai stata in cima alla classifica dei Paesi più attrattivi per gli investimenti delle imprese estere, ma con il PNRR abbiamo un’occasione storica per invertire questo trend e rendere più attrattivo tutto il nostro tessuto economico. Per contrastare le criticità ancora esistenti e valorizzare le capacità attrattive del nostro Paese, dunque, è d’obbligo una riflessione sull’importanza dell’opportunità fornita dal PNRR. In un contesto come quello attuale, infatti, la tempestiva ed efficace implementazione del PNRR rappresenta un’occasione irrinunciabile per dare impulso al nostro sistema produttivo e migliorare l’attrattività verso investimenti internazionali». Ad affermarlo è Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean, nel presentare lo studio “L’attrattività del sistema Italia per le imprese estere: opportunità e prospettive del PNRR”. La ricerca, curata dal partner di Deloitte Marco Vulpiani, è stata presentata oggi a Roma al pubblico, in occasione dell’inaugurazione della cattedra congiunta Deloitte-Luiss presso il campus dell’Università intitolata a Guido Carli. La Chair in International Management and Global Challenges sarà tenuta dal Prof. Antonio Majocchi, Ordinario di Management delle Imprese Internazionali presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Ateneo.«Se prendiamo le principali economie europee – spiega Marco Vulpiani di Deloitte presentando lo studio – l’Italia è il Paese con il valore medio più basso in termini di flussi di Investimenti Diretti Esteri (IDE) in percentuale al Pil (25% nel 2020 verso una media area Euro del 77%). Questo comporta che, in termini di attrattività complessiva degli investimenti esteri, l’Italia anche se si colloca al nono posto rispetto ai Paesi G20 è all’ultimo posto delle principali economie europee, mostrando una particolare debolezza nel sistema fiscale e nella disponibilità di infrastrutture. A queste si aggiungono lentezze burocratiche che rendono l’Italia meno competitiva nell’attrarre investimenti internazionali e domestici». Nell’analisi sono state esaminate ulteriori criticità note del sistema Italia. «Secondo i dati OCSE, nel 2020 il gettito fiscale complessivo ammontava a circa il 43% del PIL, inferiore solo alla Francia rispetto alle altre grandi economie europee. A ciò si aggiunge che i livelli di evasione fiscale e di corruzione sono tra i più alti in Europa. In termini di Corruption Perception Index l’Italia è infatti alla peggiore posizione tra le grandi economie Europee. Anche in termini di stabilità politica l’Italia è agli ultimi posti in Europa, collocandosi alla 31 posizione su 45 in Europa» evidenzia il partner di Deloitte.Nonostante ciò – si legge nello studio – in termini di stock si rileva una crescita negli ultimi anni nel rapporto tra Investimenti Diretti Esteri in entrata e Pil, in linea con il trend europeo. Inoltre, emerge che il valore creato dalle multinazionali in Italia, in termini di valore aggiunto realizzato e di investimenti diretti esteri in entrata, sia cresciuto significativamente nel tempo. E il contributo fornito dalle imprese a controllo estero operanti in Italia in termini di valore aggiunto è cresciuto in media di circa il 2,4% per anno negli ultimi 10 anni.«Questi dati sono particolarmente importanti», sottolinea il partner di Deloitte, «specie se si considera che le nostre analisi mostrano chiaramente l’esistenza di una relazione positiva tra il flusso di investimenti esteri e le performance economiche e di crescita dei Paesi nelle principali economie europee. Quanto alle cause del ritardo italiano, possiamo dire che sono ancora diverse le criticità di cui soffre il nostro sistema produttivo, ma tra questi è importante sottolineare il tema della bassa produttività, delle limitate infrastrutture e delle poche risorse destinate alla Ricerca e Sviluppo», spiega Vulpiani.«In particolare, se consideriamo le principali economie europee, l’Italia è quella che presenta il più ampio gap fra investimenti infrastrutturali correnti e fabbisogno di investimenti. Un gap che è quasi del tutto ascrivibile al settore delle infrastrutture dei trasporti. Relativamente alla produttività, le nostre analisi mostrano l’esistenza di una relazione positiva tra la produttività per ora lavorata e gli investimenti fissi nelle principali economie europee», conclude il partner di Deloitte.«Nonostante le criticità evidenziate dal nostro studio, l’Italia può vantare risultati estremamente positivi in alcuni ambiti strategici, quali il design, le imprese culturali, l’energia e i prodotti green», aggiunge Fabio Pompei. «Inoltre, come già sapevamo, lo studio evidenzia la grande capacità di innovare delle imprese italiane quando consideriamo le innovazioni di prodotto o di processo e l’offerta di prodotti green tecnologicamente avanzati».«Infine, considerando le scelte di programmazione economica delle multinazionali estere, rivestono particolare importanza la presenza di conoscenze o competenze tecniche specializzate della forza lavoro e la capacità manageriale e di adattamento al cambiamento. Caratteristiche su cui dobbiamo puntare e investire sempre di più come sistema-Paese, come diciamo da tempo quando insistiamo sulla importanza delle competenze STEM per i giovani e le future generazioni», conclude il Ceo di Deloitte Italia.

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Agricoltura: Fondo per gli investimenti innovativi

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

“Diventerà operativo il 23 maggio il Fondo per gli investimenti innovativi relativo alle attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti per le micro, piccole e medie imprese agricole. Si tratta di un sostegno nel segno dell’innovazione tecnologica per accompagnare lo sviluppo delle imprese del comparto primario di dimensioni più ridotte che potranno beneficiare di contributi a fondo perduto fino a 20mila euro e per un massimo del 40% dell’investimento. Una agevolazione prevista dalla Legge di Bilancio 2020, dove abbiamo apposto 5 milioni di euro”. Lo dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura.“Gli investimenti ammissibili – prosegue – riguardano i beni materiali e immateriali strumentali per cui è previsto un contributo sino al 30%, percentuale che sale al 40% nel caso di spese riferite all’acquisto di beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’. Il termine ultimo per presentare domanda è fissato dal Ministero dello Sviluppo economico al 23 giugno”. “L’auspicio è che a cogliere queste opportunità siano soprattutto le micro e piccole imprese agricole che sinora difficilmente riescono ad accedere ai finanziamenti già esistenti” conclude.

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Robeco: L’inverno degli investimenti value è agli sgoccioli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco. La rotazione in uscita dai titoli growth, iniziata con l’avvenuto contenimento della pandemia di Covid-19, è sostenuta dall’aumento dei tassi d’interesse e dall’attrattiva delle minori impronte di carbonio di molte imprese con orientamento value. L’investimento value consiste nel selezionare titoli azionari il cui valore di mercato non riflette il vero potenziale dell’impresa emittente e che offrono dunque un potenziale di rialzo delle quotazioni. Le azioni growth più costose che hanno giocato un ruolo dominante dopo la crisi finanziaria globale hanno spinto gli investitori a cercare “scommesse sicure” per oltre un decennio, ma l’inverno per l’investimento value è agli sgoccioli. Lo stile growth è indefinito da un punto di vista fattoriale, mentre lo stile value ha un approccio chiaro. Lo stile growth ricerca un misto di qualità/prevedibilità degli utili e dinamismo del modello di business nelle aziende con profitti potenzialmente altissimi che sono avviate ad assumere una posizione dominante. Alcune imprese, delle quali conosciamo benissimo i nomi, avranno successo. Tuttavia, molte di queste aziende sono destinate a fallire una volta che il loro modello di business matura e il ‘denaro facile’ finisce. Ciò non vuol dire che lo stile value sia privo di potenziali insidie; come dice l’antica massima “caveat emptor”, è importante che l’acquirente presti attenzione. Lo svantaggio più evidente dell’investimento value è la cosiddetta ‘trappola del valore’, una situazione in cui le imprese non riescono a uscire da un settore in declino attraverso l’innovazione o, in un’ottica di sostenibilità, quelle che si ritrovano con asset inutilizzabili. Si possono citare molti esempi passati e presenti di imprese e settori che rientrano in questa definizione: carbone, tabacco, pellicole fotografiche, ecc. Possiamo osservare anche che i settori e i comparti produttivi all’interno dello stile value cambiano nel tempo: tecnologia e sanità costituiscono oggi il 20% di molti fondi value. Crediamo fermamente che la gestione attiva possa aiutare ad evitare e a mitigare queste insidie. I dati mostrano che la rotazione in uscita dai titoli growth è iniziata nel terzo trimestre 2020, per cui non siamo in presenza di osservazioni recenti. I titoli finanziari hanno iniziato a riprendere quota quando la Federal Reserve ha interrotto il QE post-Covid e gli investitori hanno preso atto che lo stimolo fiscale avrebbe comportato un aumento dei tassi con la riapertura delle economie e il ritorno dei mercati del lavoro verso la piena occupazione. In breve, le curve dei rendimenti hanno cominciato a irripidirsi e poi verso la fine del 2021 ad appiattirsi. Questo ha permesso a una parte dell’universo value di recuperare terreno, anche se alla fine del 2021 gli stili growth e value registravano performance analoghe. Dopo la battuta d’arresto subita dai mercati azionari all’inizio del 2022 a causa dei timori di un’elevata inflazione, i titoli value sono tornati a salire quando la Federal Reserve e la Bank of England hanno innalzato i tassi per contrastare la spirale inflazionistica, e quando la Russia ha invaso l’Ucraina.Questo significa che il rally dei titoli value sembra destinato a perdurare.È infatti molto raro che nei mercati rialzisti si verifichi un cambiamento di leadership. Una persistente sottoperformance dei titoli migliori del mercato toro potrebbe segnalare tempi difficili in vista per i mercati azionari.Abbiamo notato che il segmento value viene trainato dai settori minerario ed energetico, poiché la ripresa economica è rimasta molto vivace e i vincoli dell’offerta sono diventati più stringenti dopo l’invasione russa dell’Ucraina.Gli investitori multi-asset usano asset considerati ‘beni rifugio’ per smorzare la volatilità della performance dei fondi. Tuttavia, dal nostro punto di vista, in questo episodio, i titoli di Stato non hanno fornito la diversificazione auspicata. In altre parole, i prezzi di azioni e obbligazioni si sono mossi nella stessa direzione, cioè verso il basso.Il dollaro USA non ha beneficiato di afflussi provenienti da investitori in cerca di sicurezza; anzi, l’euro si è apprezzato poiché la BCE ha mantenuto un tono intransigente, allineandosi alla stretta monetaria avviata dalla Fed. Con l’escalation della guerra in Ucraina, il biglietto verde si è rafforzato e gli investitori hanno messo in discussione l’allineamento tra le banche centrali.La BCE e la Bank of Japan non sono nella posizione ideale per alzare i tassi, mentre gli Stati Uniti hanno intrapreso un inasprimento della politica monetaria aumentando i tassi e segnalando l’arrivo di altre misure restrittive. L’inverno degli investimenti value è agli sgoccioli; notiamo che l’universo dello stock-picking è diverso da quello dei cicli precedenti, poiché gli investitori ritengono che i titoli informatici e sanitari siano diventati idonei all’investimento nell’ambito dello stile value.

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Investimenti nel sistema idrico italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

“Quasi un miliardo di euro tra fondi statali e risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato previsto per investimenti nel sistema idrico italiano. Un finanziamento certamente non sufficiente ma che dobbiamo far sì di spendere nel migliore dei modi. I Consorzi di Bonifica hanno dimostrato grande capacità progettuale ma è necessario uno sforzo comune dei diversi enti coinvolti per raggiungere risultati ambiziosi e determinanti. Basti pensare che non siamo in grado di raccogliere e gestire l’89 per cento dell’acqua piovana”. Lo ha dichiarato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, durante il ‘Focus Emergenza climatica: il paradosso Italia’ organizzato oggi da ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica) dove sono stati presentati i dati dell’Osservatorio sulle risorse idriche. All’evento hanno partecipato la sottosegretaria al Sud, Dalila Nesci, il presidente della commissione Agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi e il deputato Giuseppe L’Abbate. “Il Parlamento – prosegue – è impegnato a trovare ulteriori risorse per finanziare i progetti sinora presentati. Inoltre, a fronte di una terribile crisi energetica, potremmo allungare le concessioni idroelettriche rivedendo le tariffe e, inoltre, potremmo permettere ai Consorzi di utilizzare la grande potenza elettrica che producono”. “Dobbiamo, poi, aumentare i campi coltivati in irriguo, pari oggi a circa 3 milioni e 300mila ettari, efficientando la rete e valorizzando una risorse primaria per la vita, per l’alimentazione e per fare energia” conclude.

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Miliardi di € per investimenti in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

L’Unione europea ha raggiunto un traguardo fondamentale nell’attuazione del programma InvestEU grazie alla firma di accordi relativi alla garanzia e al polo di consulenza da parte della Commissione europea, della Banca europea per gli investimenti (BEI) e del Fondo europeo per gli investimenti (FEI).Il programma InvestEU è un pilastro fondamentale del più grande pacchetto di incentivi mai adottato dall’Unione europea per riprendersi dalla pandemia di COVID-19 e contribuire a costruire un’economia europea più verde, più digitale e più resiliente. Il programma può inoltre sostenere l’economia europea nell’affrontare le nuove sfide derivanti dalle grandi incertezze legate alle prospettive globali e di sicurezza.InvestEU consta di tre componenti: il Fondo InvestEU, il polo di consulenza InvestEU e il portale InvestEU. Fornendo una garanzia di bilancio dell’UE di 26,2 miliardi di € a sostegno delle operazioni di finanziamento e di investimento, il programma InvestEU attirerà finanziamenti pubblici e privati con l’obiettivo di mobilitare almeno 372 miliardi di € di investimenti aggiuntivi entro il 2027, a beneficio di persone ed imprese di tutta Europa. I primi progetti InvestEU dovrebbero ricevere una garanzia InvestEU già ad aprile, dopo essere stati presentati al comitato per gli investimenti.

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Investimenti in sicurezza informatica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

Con la “nuova normalità” caratterizzata da modalità di lavoro in alternanza casa-ufficio e il costante aumento degli attacchi, molte imprese italiane hanno intrapreso o potenziato gli investimenti in sicurezza informatica. Nel 2021 il mercato della cybersecurity ha raggiunto il valore di 1,55 miliardi di euro, +13% rispetto al 2020, evidenziando un ritmo di crescita mai così elevato, con un 60% di grandi organizzazioni che ha previsto un aumento del budget destinato alle attività di sicurezza informatica. Il rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL resta però limitato (0,08%), all’ultimo posto tra i Paesi del G7, ma l’Italia – insieme al Giappone – è l’unica nazione a non aver registrato una diminuzione nel corso dell’ultimo anno.Di fronte a una crescita costante delle minacce (1053 incidenti gravi nel primo semestre del 2021, +15% rispetto al primo semestre 2020, secondo i dati Clusit), ben il 31% delle grandi imprese italiane rileva un ulteriore aumento degli attacchi informatici nell’ultimo anno, che va a sommarsi a quello riscontrato nei primi mesi di emergenza. Una vera e propria “guerra cyber” in cui la sicurezza informatica è diventata la maggiore priorità di investimento nei diversi ambiti del digitale in Italia, non solo nelle grandi imprese, ma anche nelle piccole realtà. Le organizzazioni hanno come obiettivo innanzitutto accrescere la consapevolezza dei dipendenti sulle minacce informatiche: di fronte al diffondersi delle nuove modalità di lavoro, il 54% delle organizzazioni giudica necessario rafforzare le iniziative di sensibilizzazione al personale sui comportamenti da adottare. Se l’interesse delle imprese alla cybersecurity è ai massimi storici, cresce anche l’attenzione delle istituzioni, che hanno introdotto importanti misure in questo ambito. Il PNRR prevede nella Missione 1 investimenti per 623 milioni di euro in presidi e competenze di cybersecurity nella PA e nella Missione 4 ulteriori fondi per la ricerca e la creazione di partenariati su temi innovativi, tra cui la sicurezza informatica. È stata introdotta l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), verso cui le imprese si dimostrano aperte e disponibili: il 17% ha già stabilito la volontà di collaborare con l’Agenzia, più di metà (53%) è in attesa di linee guida e indicazioni, un ulteriore 22% vuole approfondire meglio il ruolo dell’organismo nell’ottica di individuare opportunità future.

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Agroalimentare: Investimenti in crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2022

Si conferma buona la performance economica nel III trimestre 2021, con un aumento del PIL nei confronti sia del trimestre precedente (+2,6%) sia del medesimo periodo dell’anno precedente (+3,9%), dovuto alla ripresa del settore dei servizi e dell’industria. Ciò è legato alla domanda estera e a quella interna con la crescita dei consumi finali nazionali (+2,2%, di cui lo 0,9% per beni durevoli) e degli investimenti fissi lordi (+1,6%). È quanto emerge dalla fotografia scattata nel terzo trimestre del 2021 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia. Rispetto allo stesso periodo del 2020, fra luglio e settembre 2021, si è verificato un aumento sia dell’indice della pro­duzione che di quello del fatturato: per l’industria alimentare rispettivamente +5,8% (con picco a settembre) e +8% nel complesso (e +13% sui mercati esteri); per l’industria delle bevande rispettivamente +8,3% (con un picco di 11 % ad agosto) e +12% nel complesso (e +21% sui mercati esteri).Le esportazioni agroalimentari nel III trimestre 2021 hanno superato i 12,5 miliardi di euro e, rispetto allo stesso periodo del 2020, crescono del +11,7% , confermando l’ottimo andamento rilevato nel trimestre precedente, in particolare verso la Spagna (+26%) e la Polonia (oltre 20%). In aumento anche le importazioni (+13,9%), con Brasile e Grecia che si confermano come principali fornitori (oltre il 30%). I prodotti maggiormente esportati sono stati vini e gli altri alcolici, carni preparate, prodotti dolciari e i lattiero-caseari. Sul fronte delle importazioni si segnala la ripresa del comparto ittico (+16%), fortemente colpito dalla pandemia nel 2020. Sentiment analysis 2021: sulla base dei dati raccolti su twitter dal 13 settembre 2021 e il 12 dicembre 2021, emerge un consolidato clima favorevole nei confronti del settore con percentuali piuttosto stabili rispetto al trimestre precedente. Si registra, infatti, un lieve aumento (+1%) del sentimento di fiducia, con prevalenza dei giudizi positivi e molto positivi (68%) rispetto ai negativi e molto nega­tivi (30%).

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Outlook investimenti 2022

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Entriamo in un anno di crescita in rallentamento seppur sopra la tendenza di medio periodo, con inflazione persistente, ma non strutturale. L’effetto delle riaperture dovrebbe gradualmente attenuarsi con conseguenti allentamenti della tensione a livello di filiera di produzione. Politiche monetarie progressivamente meno espansive sono ormai certe e prezzate dai mercati.Valutazioni da record per molte asset class, politiche monetarie più restrittive, misure fiscali meno espansive e inflazione in aumento limiteranno a una sola cifra i guadagni azionari nel 2022, dopo un quasi-raddoppio rispetto ai minimi post-pandemia. Al contrario, le obbligazioni entreranno probabilmente in una fase di bear-market secolare. L’atteso aumento dei tassi USA farà salire anche i rendimenti obbligazionari globali, anche se il ritmo di risalita probabilmente non sarà eccessivo poiché difficilmente le Banche Centrali si vorranno esporre a seri episodi di instabilità finanziaria fino a quando il tema Covid non sarà declassato a problema endemico.In sintesi, per le azioni globali nel 2022, il nostro quadro di asset allocation (che tiene conto delle proiezioni di crescita economica, della liquidità, delle valutazioni e degli indicatori tecnici) indica rendimenti positivi, ma ridimensionati ad una sola cifra. Le obbligazioni, al contrario, si troveranno in difficoltà: si prevede che i Treasury USA (che in genere guidano i mercati del reddito fisso) registreranno perdite sull’anno, anche se il rendimento a scadenza sul decennale (il T-Note) faticherà a superare il 2%. Inoltre, i rendimenti reali delle obbligazioni protette dall’inflazione sono già ai minimi storici, e difficilmente porteranno ritorni per gli investitori. Infine, la forza del dollaro dovrebbe proseguire, quantomeno nella prima parte dell’anno, nonostante le valutazioni oltre il fair value, soprattutto in virtù della crescita relativa dell’economia statunitense.L’economia globale rimarrà solida (ritornando perlomeno sulla traiettoria di attività pre-pandemica) con crescita e inflazione sopra al potenziale per un altro anno. I vaccini, le nuove terapie antivirali e le misure di contenimento dovrebbero limitare l’impatto del Covid. La spesa in servizi dovrebbe recuperare, colmando il divario con il consumo di beni. Questo ha implicazioni positive significative: le prenotazioni di hotel e viaggi aerei sono ancora meno della metà rispetto ai loro livelli pre-pandemici. I colli di bottiglia nelle catene di fornitura dovrebbero diminuire con la riduzione delle restrizioni alla mobilità nelle principali economie asiatiche, alimentando la domanda finale e consentendo di rifornire le scorte, ormai esaurite. Nel complesso, entro la fine dell’anno l’economia globale dovrebbe ritornare verso la normalità La politica monetaria sarà meno accomodante nel 2022. Le economie emergenti hanno già avviato importanti cicli di restrizione monetaria: i loro tassi reali superano di ca 3% quelli dei mercati sviluppati e sono prossimi ai picchi ciclici precedenti. Complessivamente prevediamo che il 2022 vedrà le principali banche centrali espandere i loro bilanci di circa 600 miliardi di dollari rispetto ai 2.700 del 2021; si tratta di un ritmo di espansione inferiore a quella dell’attività economica, che significa che la liquidità in eccesso sarà in contrazione per la prima volta dalla crisi finanziaria globale. I tassi di interesse reali (depurati dell’inflazione) rimarranno negativi nonostante la conclusione del “Quantitative Easing” della Fed, i successivi rialzi dei tassi e, a quanto sembra dai primi spunti del nuovo anno, l’avvio del Quantitative Tightening. Sul sentiero dei tassi, FED e mercati iniziano il 2022 allineati: tre rialzi nel 2022, e tre ulteriori gradini da scalare nell’anno successivo.. Il focus della Fed nel 2022 sarà sull’inflazione salariale, la componente più persistente dell’inflazione e sicuramente quella che impatta in misura maggiore sulle manovre di politica monetaria, che poco possono fare, invece, per contrastare la crescita dei prezzi determinata da strozzature nelle catene di approvvigionamento, come quelle registrate negli ultimi mesi del 2021. Per contro, la Banca Centrale Europea pare molto più riluttante a procedere verso una politica monetaria restrittiva. Più contrastanti appaiono le prospettive per la Banca Centrale Cinese, che deve trovare un equilibrio tra la debolezza dell’economia e l’aumento dell’inflazione. (abstract Gruppo Pictet)

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PIMCO: quali opportunità d’investimento per i prossimi 5 anni?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2021

Commento a cura di Dan Ivascyn, Chief Investment Officer di PIMCO. Bisogna prestare molta attenzione al credito tra le opportunità nel reddito fisso. Una maggiore innovazione tecnologica potrebbe generare un incremento della produttività e, a sua volta, una crescita economica più sostenuta. Un chiaro esempio della rivoluzione dirompente in questione è ben rappresentato dalla transizione energetica a cui stiamo assistendo. Le aziende meno green tendono a accumulare più debito. Quindi, all’interno del nostro portafoglio a reddito fisso, dobbiamo essere sufficientemente difensivi e selettivi, perché questa era di trasformazione porterà a vincitori e vinti.In questo contesto siamo positivi sui prodotti strutturati. Una regolamentazione più rigida seguita alla crisi finanziaria globale ha reso più difficile correre rischi eccessivi all’interno di questa asset class. In un contesto economico di notevole incertezza, riteniamo che questa asset class fornisca sufficienti garanzie ed al contempo anche un ritorno di capitale coerente con il rischio assunto.Il comparto obbligazionario emergente rappresenta un ulteriore segmento di mercato al quale siamo interessati. Le valutazioni a lungo termine nei vari sotto-segmenti sembrano interessanti se si analizzano con una prospettiva top-down. Se però si valuta la stessa asset class con una logica inversa, ovvero quella bottom-up, emergono diverse aree di incertezza che coinvolgono la sfera politica, le tensioni in corso con la Cina e le implicazioni per i mercati emergenti. Rimaniamo prudenti e selettivi riguardo questa asset class ma pensiamo che sia in qualsiasi caso un buon elemento di diversificazione per il portafoglio.Per quanto riguarda le azioni, pensiamo che i rendimenti azionari saranno inferiori a quelli a cui ci siamo abituati finora. Infine, riteniamo che il mercato privato non abbia giovato degli ingenti stimoli fiscali immessi sui mercati finanziari dalle autorità durante la pandemia, in compenso, abbiamo notato che gli investitori hanno preferito segmenti di mercato più immediatamente investibili come credito generico, mercati dei tassi e titoli garantiti da ipoteche. Nonostante questo, pensiamo che un investimento con un orizzonte a cinque anni sarà comunque in grado di generare rendimenti interessanti nel contesto di un’ampia asset allocation.

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Approvato il bilancio UE 2022: maggiori investimenti per la ripresa

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

Bruxelles. Il Parlamento ha ottenuto in totale 479,1 milioni di euro per le sue priorità, oltre a quanto proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio aggiornato dalla lettera rettificativa. I deputati sono riusciti ad aumentare i finanziamenti per i programmi e le politiche che contribuiscono alla ripresa post-pandemia, in linea con le priorità del Parlamento definite nelle sue linee guida per il 2022.Le cifre concordate per il bilancio 2022 ammontano complessivamente a 169,5 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno e 170,6 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento. I dettagli sull’accordo di bilancio del 15 novembre si trovano nel comunicato stampa che segue l’accordo con il Consiglio e nelle conclusioni comuni.I progetti di bilancio rettificativo 5/2021 e 6/2021 per il 2021 erano parte dell’accordo complessivo. Si tratta di fondi per il sostegno ai rifugiati siriani in Turchia e nella regione, e per il finanziamento di 200 milioni di dosi di vaccini per i paesi extra UE attraverso il programma COVAX. Sono stati adottati con 588 voti contro 87 e 14 astensioni (DAB 5/2021) e 623 voti contro 27 e 38 astensioni (DAB 6/2021). Maggiori informazioni si trovano nel recente comunicato stampa.Il Consiglio ha formalmente approvato l’accordo sul bilancio UE 2022 raggiunto con il Parlamento il 23 novembre. Mercoledì il Parlamento ha approvato il bilancio 2022 con 550 voti contro 77 e 62 astensioni. Il bilancio è stato poi firmato dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

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