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Posts Tagged ‘investimenti’

Viacash completa nuovo round di investimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Nell’ambito di un round di finanziamento, GLORY ltd entra nel capitale sociale della fintech tedesca viacash (nota in Germania con il nome di Barzahlen), la più grande infrastruttura privata per la gestione dei pagamenti in contanti della regione DACH, con il 53% delle quote della società. Glory ltd è un provider leader nell’industria dei macchinari per la gestione del contante. Si tratta di un mix di capitale fresco e di capitale secondario per la società.Le azioni di Grenke Bank AG e dei fondatori Achim Bönsch e Sebastian Seifert rimangono invariate. Allo stesso tempo, i fondatori si impegnano a lungo termine nei confronti dell’azienda.Il completamento dell’operazione è soggetto all’autorizzazione da parte delle autorità di regolamentazione competenti, in conformità alle leggi e ai regolamenti applicabili.“Sono stati tanti gli investitori che hanno creduto in noi sin dall’inizio e hanno ricoperto un ruolo significativo nello sviluppo di successo di viacash, come il gruppo Alstin di Carsten Maschmeyer, REWE Digital GmbH e BTH. Ringraziamo per la fiducia che hanno riposto in noi negli ultimi anni e per l’energico supporto. Ora inizia una nuova fase di crescita e non vediamo l’ora di lavorare insieme al nostro nuovo partner strategico Glory”, afferma Sebastian Seifert.
viacash è un’infrastruttura di pagamento indipendente e consente prelievi e versamenti di denaro contante nelle casse dei supermercati tramite codici a barre grazie all’integrazione nelle applicazioni di mobile banking di ogni banca cliente. Nella regione DACH è conosciuta come “Barzahlen” ed è già la più grande infrastruttura del suo genere con più di 15.000 punti di accoglienza.Utilizzando viacash, i clienti hanno la possibilità di depositare e prelevare denaro dal proprio conto corrente bancario senza alcun acquisto minimo. Inoltre, la tecnologia della piattaforma consente ai clienti di pagare i propri acquisti online, il canone d’affitto o il biglietto aereo, l’assicurazione, le bollette della luce e del telefono in contanti nei punti vendita integrati con la piattaforma.

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FANUC investe in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Fanuc, leader nell’automazione industriale, conferma e rafforza anche in Europa il suo impegno volto a rispondere alle crescenti esigenze dei clienti, attraverso un ancora maggiore supporto e assistenza. Il Gruppo, specialista nei controlli CNC, robot e macchine intelligenti, ha infatti investito circa 100 milioni di euro negli ultimi tre anni con l’obiettivo di espandere le proprie filiali europee, e prevede di investirne ulteriori 100 nei prossimi tre anni. Questo percorso prevede nuove strutture ed ulteriori espansioni in oltre dieci località europee.Negli scorsi mesi l’azienda giapponese ha inaugurato due impianti altamente sofisticati: il primo, nella regione del Rodano-Alpi, in Francia, e il secondo proprio in Italia, a Lainate in provincia di Milano. Sono inoltre attualmente in costruzione nuovi impianti a Malmö e a Mosca. Tra le varie località europee che vedranno un’espansione, troviamo Stoccarda, Parigi, Barcellona, Breslavia, Malines, Coventry, nonché uffici in Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’attuazione dei progetti è iniziata nel 2014 e richiederà circa altri quattro anni per essere completata. Per il 2022, 25 su un totale di 36 uffici europei saranno ampliati o rinnovati.FANUC è il maggiore fornitore al mondo di controlli CNC, azionamenti e robot industriali e massimo specialista per macchine utensili intelligenti. Tra i principali punti di forza che può vantare l’azienda vi sono i controlli e servo-azionamenti CNC, nonché intere macchine sviluppate e prodotte nelle fabbriche FANUC presso la casa madre in Giappone. L’azienda dispone anche di un magazzino a Contern, in Lussemburgo, dove vi sono oltre 4.000 robot e molti altri prodotti FANUC prontamente disponibili per i propri clienti. Inoltre, in questo magazzino ma anche in tutte le filiali europee, sono conservati pezzi di ricambio per un valore di 100 milioni di euro, garantendo così una disponibilità dei ricambi superiore al 99,9%.
Ulteriori investimenti sono previsti anche nell’ambito delle risorse umane. Negli ultimi 3 anni FANUC ha aumentato del 27% il proprio personale in Europa, raggiungendo così i 1.600 dipendenti, di cui oltre due terzi sono tecnici o addetti all’assistenza tecnica. In Italia, ad esempio, sì è passati da 117 dipendenti nel 2016 ai 140 attuali, con una previsione di incremento di un ulteriore 15% nel 2020.Anche grazie a queste professionalità, FANUC si impegna nell’implementare il suo principio “Service First” su tutta la linea, garantendo il massimo ciclo di attività dei propri prodotti utilizzati presso le fabbriche dei clienti. Oltre al supporto tecnico e ai servizi, un altro obiettivo dell’espansione di FANUC riguarda i propri centri di formazione. Infatti, tra le priorità dell’azienda vi è quella è di fornire ulteriore formazione ai clienti, che FANUC estenderà presso i nuovi impianti che dispongono di spazi e attrezzature aggiuntivi. È questo, ad esempio, uno dei fattori che hanno guidato lo sviluppo di FANUC Italia, che negli oltre 13.000 metri quadrati della nuova sede di Lainate, ha previsto un Training Center con numerose aule didattiche completamente attrezzate e aperte a tutti quei professionisti, clienti e non, che intendano approfondire le possibilità abilitate dall’Industry 4.0. Al contempo è stata creato un Technical Center che permette ai clienti di testare le soluzioni e lavorare sulla prototipazione a stretto contatto con il personale FANUC.“Siamo veramente orgogliosi che il più importante investimento europeo di FANUC, ben 25 milioni di euro, abbia riguardato proprio l’Italia”, ha dichiarato Marco Ghirardello, Managing Director FANUC Italia. “Un impegno del nostro Gruppo che ha riconosciuto in tal modo gli importanti risultati dalla filiale italiana, la seconda a livello continentale in termini di fatturato e personale”.In generale, il numero di filiali europee è in crescita: all’inizio di aprile, FANUC ha aperto una filiale in Serbia per supportare i clienti in loco. Ciò significa che oltre alla sede europea di Echternach, in Lussemburgo, si possono attualmente contare 26 filiali.“La manifattura italiana è viva e vitale, con migliaia di PMI che stanno imboccando ora la strada della digitalizzazione”, commenta Marco Ghirardello. “Dopo un 2018 da record – con la produzione di macchine utensili, robot e automazione che ha segnato un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente – stiamo effettivamente assistendo a un rallentamento degli ordini in alcuni ambiti. Ciò è principalmente dovuto a fenomeni congiunturali che caratterizzano lo scenario internazionale e che si riflettono inevitabilmente sul mercato italiano. Se però analizziamo in maniera più approfondita i dati, notiamo come la contrazione riguardi le macchine utensili e non, ad esempio, i robot. In leggera ripresa invece, perlomeno a livello italiano, il settore automotive, per il quale ci si aspettano picchi importanti entro il 2022”.

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Lombardia: garanzie per investimenti in Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Una delegazione del M5S Lombardia ha incontrato Giancarlo Cancelleri, Viceministro delle Infrastrutture del governo Conte-bis. Al colloquio, il primo istituzionale con una delegazione regionale, hanno partecipato i consiglieri Massimo De Rosa, Nicola Di Marco e Simone Verni.Per i portavoce lombardi: “Era urgente ripristinare un dialogo e un’interlocuzione diretta con il MIT nell’interesse dei lombardi.L’obiettivo è realizzare le infrastrutture che servono davvero ai territori. Il dialogo riprende su fondamenta solide grazie al lavoro iniziato con l’ex Ministro Toninelli”. “Da parte del Viceministro”, aggiungono i Consiglieri, “c’è massima attenzione ai temi sottoposti. Al centro del dialogo sono state poste le infrastrutture ferroviarie, la manutenzione e il recupero del patrimonio infrastrutturale esistente e il rilancio delle opere utili all’imprenditoria locale. Innovazione e valorizzazione saranno le direttrici d’intervento principali”.
(fonte: http://www.lombardia5stelle.it)

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“Fixed Income – Contenere la volatilità degli investimenti nelle obbligazioni dei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

A cura di Ketan Gada, Senior Investment Manager, Gareth Payne, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il contesto per gli investimenti nei mercati emergenti è chiaro. Con economie sviluppate frenate da una scarsa crescita demografica e bassi tassi di crescita della produttività, gli investitori in cerca di un forte potenziale economico volgono sempre più lo sguardo verso i mercati emergenti [si veda la Fig. 1]. Il fatto che gli attivi dei mercati emergenti tendano a essere relativamente decorrelati rispetto ai mercati sviluppati è un ulteriore fattore di interesse1. Il problema è che molti investitori alla fine preferiscono non procedere con l’investimento. Il motivo è legato al fatto che gli attivi dei mercati emergenti, malgrado siano molto interessanti, sono troppo spesso minacciati dalla volatilità – le loro valute e obbligazioni, infatti, possono registrare forti episodi di turbolenza.
I mercati delle obbligazioni sovrane e delle valute dei mercati emergenti sono una fonte di rendimento potenziale particolarmente ricca. Nella classe di attivi non solo c’è una notevole dispersione, ma le obbligazioni dei mercati emergenti tendono anche a essere poco analizzate, soprattutto al di fuori dei mercati delle obbligazioni di Stato più grandi. Questo le differenzia dalle obbligazioni dei mercati sviluppati, che ormai si muovono spesso all’unisono.
Molti grandi investitori istituzionali considerano omogeneo l’universo dei mercati emergenti, e vi investono utilizzando fondi indicizzati.Ma può rivelarsi controproducente. Coloro che seguono i benchmark ponderati per la capitalizzazione rischiano di ritrovarsi sovraesposti ad attivi di qualità inferiore, in quanto i governi in difficoltà sono anche quelli che si indebitano di più.
Un’altra ragione per la quale gli investitori non colgono tutti i benefici del debito dei Paesi emergenti è che alcuni di loro diffidano di questo mercato per via delle brusche e improvvise oscillazioni dei prezzi che lo caratterizzano. Molti di loro, di conseguenza, riducono l’esposizione alla classe di attivi. Complessivamente, questi fattori creano un contesto in cui gli investitori flessibili con forti competenze di analisi possono generare alpha. Un modo per mitigare il rischio di perdite e continuare a consentire agli investitori di beneficiare del potenziale dei mercati emergenti consiste nel ricercare rendimenti assoluti.
Il tutto significa che aggiungere un portafoglio total return a un’esposizione al debito dei mercati emergenti può migliorare i rendimenti rettificati per il rischio dell’investimento complessivo. Se ben fatto, il risultato può essere un portafoglio i cui rendimenti sono decorrelati non solo dalle principali classi di attivi, ma anche dagli indici di rifermento dei mercati emergenti. Tale portafoglio dovrebbe anche offrire una certa protezione dalla perdita di capitale, offrendo al contempo un costante rendimento positivo con più alpha rispetto a quanto normalmente generato da attivi scambiati con maggiore intensità. Tutto ciò significa che l’inclusione di una strategia di absolute return in un portafoglio obbligazionario tradizionale ha il potenziale di migliorare i rendimenti rettificati per la volatilità.

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Investimenti: “Un sentiero ancor più angusto”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

a cura di Maya Bhandari – Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. Il rally della duration del mese di agosto è stato impressionante. L’intera curva delle obbligazioni sovrane tedesche, incluse le scadenze trentennali, presenta rendimenti negativi, al pari della metà delle obbligazioni investment grade europee. Parallelamente, nel Regno Unito e negli Stati Uniti i mercati scontano ormai tassi di interesse più bassi rispetto a quelli attuali per i prossimi dieci e trent’anni, rispettivamente. Ancor più sorprendente è il fatto che tutto ciò abbia coinciso con un significativo repricing dei tassi a breve termine nei mercati sviluppati. Il messaggio di fondo che emerge dall’insieme dei mercati dei tassi è: più bassi e più bassi più a lungo. Nella misura in cui i tassi di sconto sono diminuiti (o aumentati), gli utili azionari futuri appaiono oggi più (o meno) appetibili. Questa relazione è stata messa alla prova ad agosto, quando le azioni hanno ignorato la virata al ribasso dei premi obbligazionari. Cosa sta accadendo? È possibile che il sentiero tortuoso scontato dai mercati (in base al quale le banche centrali taglierebbero i tassi in misura sufficiente a scongiurare una recessione ma non a rafforzare l’inflazione in modo tale che i tassi potrebbero dover aumentare nuovamente) si stia facendo ancor più angusto. Il riacuirsi delle guerre commerciali globali ha riacceso le incertezze sul futuro delle catene di produzione, mettendo un freno ai piani di investimento delle aziende e causando forti variazioni delle scorte. Poiché le variazioni degli investimenti e delle scorte sono a loro volta state all’origine di tutte le contrazioni economiche (nessuna esclusa) a partire dagli anni ’40,, è plausibile che gli investitori azionari stiano iniziando a rivalutare la situazione.L’economia tedesca, orientata alle esportazioni e all’attività manifatturiera, è probabilmente appena entrata in recessione, e gran parte delle principali economie ha riportato significative riduzioni delle scorte. Di conseguenza, a parità di altre condizioni, i prezzi delle azioni dovrebbero essere più bassi.

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Trasparenza negli investimenti finanziari: è ora di passare dalle parole ai fatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Sulla questione della trasparenza negli investimenti finanziari è giunto il momento di fare un salto di qualità per la tutela dei diritti degli investitori. Aduc Investire Informati sta lavorando in queste settimane per preparare una nuova iniziativa che non sarà a termine, ma durerà fino a quando gli intermediari finanziari e le banche non rispetteranno le norme; non solo formalmente, ma nella sostanza.
Ricordiamo qual è il problema. Dal 2018 le banche avrebbero dovuto comunicare ai clienti i costi complessivi effettivamente sostenuti nell’anno precedente per la gestione degli investimenti. L’informazione deve essere espressa sia in termini percentuali che in termini monetari.Nel 2018, di fatto, le banche sono state esonerate. Ad inizio 2019 hanno iniziato a dire che fare i calcoli era troppo complesso, che i software dovevano essere aggiornati (erano anni che si sapeva che avrebbero avuto questo obbligo) ed hanno chiesto un’ulteriore proroga. Dopo che sulla stampa è uscita la notizia di un incontro fatto con la Consob (allora il presidente non era ancora il prof. Paolo Savona) per cercare di ottenere questa proroga, la Consob ha preso una posizione pubblica molto chiara ribadendo gli obblighi degli intermediari. Messi alle strette, la maggioranza degli intermediari ha iniziato a preparare un rendiconto che rendesse il meno probabile possibile che il cliente venisse realmente a conoscenza del dato rilevante: quanto effettivamente ha speso nel 2018.
Quali sono gli stratagemmi che la maggior parte delle grandi banche hanno messo in atto?
In primo luogo hanno deciso di inviare i rendiconti nel periodo estivo, durante le vacanze.
In questo modo è molto probabile che i clienti di ritornano dalle vacanze, trovandosi la “mazzetta” di lettere, pongano meno attenzione e tendano a cestinare con più facilità le comunicazione che appaiono poco rilevante.
Il secondo stratagemma è quello di “affogare” il dato rilevante all’interno di un mare di carte non importanti. Nella maggioranza dei casi il rendiconto è inserito in una ventina di pagine che contengono informazioni come l’andamento dei mercati finanziari nel 2018, modifiche normative, grafici e tabelle generiche, in alcuni casi addirittura ritagli di giornali e pubblicità di enti di beneficenza! Il chiaro obiettivo è quello di far cestinare la comunicazione prima di arrivare a conoscere il dato rilevante!
E’ evidente che questa sia una pratica, nella sostanza, scorretta la quale non risponde allo spirito della norma. E’ vero che la norma non specifica un modello standard con il quale presentare i dati. Anzi, specifica che i dati possono essere comunicati insieme ad altri rendiconti. Esiste, quindi, anche una battaglia da fare con i regolatori affinché le norme vengono aggiornate per evitare i comportamenti palesemente elusivi degli intermediari. Al tempo stesso, però, è anche necessario che i clienti si facciano parte diligente e utilizzino il potere che le nuove norme gli mettono a disposizione.
I clienti, infatti, possono richiedere le informazioni sui costi effettivamente pagati nell’anno precedente anche in forma ANALITICA. Davanti ad una specifica richiesta è chiaro che la banca non potrà fare “giochetti”. E’ chiaro che per un investitore informato e consapevole che esercita i propri diritti, purtroppo, ci sono centinaia – se non migliaia – di investitori distratti. Per questo Aduc ha deciso di concentrare le proprie energie su questo specifico tema e cercare di sensibilizzare il maggior numero di persone possibili affinché esercito il proprio diritto di conoscere quanto effettivamente hanno speso per far gestire i propri risparmi alla banca. Una volta conosciuto il dato di quanto spendono, finalmente, potranno valutare se a fronte della spesa hanno ricevuto un servizio adeguato.
Nelle prossime settimane ci saranno novità importanti. Nel frattempo, invitiamo tutti a richiedere alla propria banca i dettagli analitici dei costi effettivamente subiti nel 2018. Fino a prima delle vacanze, le banche rispondevano dicendo che stavano facendo i conti. Adesso che il grosso delle banche ha inviato i rendiconti sintetici non potranno più nascondersi dietro questa scusa e dovranno tirar fuori i dati veri. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Fidia ha annunciato due importanti investimenti in Spagna

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Si tratta dell’acquisizione di tre nuovi prodotti oftalmici sul mercato spagnolo dalla multinazionale Novartis e l’acquisto della Società spagnola Soluciones Bioregenerativas SL. L’acquisizione dei tre prodotti di Novartis Farma Spagna, filiale spagnola del gruppo Novartis Pharma AG, Basilea, leader mondiale nell’Eye Care, si inserisce in un percorso di rafforzamento della presenza di Fidia nel mercato oftalmico nazionale ed internazionale, iniziato nel 2017 con l’acquisizione di Sooft Italia.Questa acquisizione, che offre a Fidia l’opportunità di ampliare la propria offerta di prodotti e terapie per il trattamento delle patologie oculari, rientra nelle strategie di espansione e crescita internazionale del Gruppo, e vede, nel mercato spagnolo, un’area di particolare interesse per l’espansione attraverso investimenti diretti.
In tale contesto si colloca infatti anche la recente acquisizione da parte di Fidia della società spagnola Soluciones Bioregenerativas SL, con sede a Barcellona, operante, a livello internazionale, nel settore della medicina rigenerativa, con il marchio Proteal®, settore che rappresenta un’importante novità terapeutica nelle aree osteoarticolare, della dermatologia e della medicina estetica, che vedono Fidia impegnata, da anni, nella continua individuazione e offerta di nuove soluzioni. La corsa all’internazionalizzazione da parte di Fidia vede la recente apertura di attività dirette in Egitto, mercato tra i più importanti e promettenti di tutta l’Africa, attraverso la costituzione di una nuova filiale commerciale.

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Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi”. Ha commentato così Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, l’approvazione della norma che prevede le modalità per finanziare l’agevolazione fiscale per quest’anno e per gli anni successivi.“Bisogna dare atto al Sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, – ha affermato Riffeser – di avere tenuto fede agli impegni assunti in risposta alle pressanti richieste degli editori di rifinanziare una misura, anticiclica e positiva per l’economia del Paese, che premia l’utilizzo di un mezzo di comunicazione efficace ed autorevole come la stampa quotidiana e periodica. L’impegno del Governo ad assicurare il finanziamento entro ottobre 2019 completa la misura consentendo la sua operatività”.

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Per l’Italia choc fiscale e investimenti pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

«La proposta economica di Fratelli d’Italia è molto simile a quella di Donald Trump: choc fiscale e investimenti pubblici. Tagliare le tasse alle imprese è per noi il primo passo e la nostra proposta di partenza è la tassa piatta al 15% sui redditi incrementali. Una flat tax che si può fare immediatamente e che può dare respiro alle aziende, far emergere il sommerso e far capire che quando produci e cresci lo Stato ti è vicino. Poi c’è la nostra proposta storica per inentivare il lavoro che possiamo riassumere in “più assumi e meno paghi”. FdI ha studiato un sistema di tassazione per le aziende mirato a incentivare il lavoro e che tiene conto della quantità di manodopera in rapporto al fatturato. Non ci interessa molto aiutare aziende che hanno fatturati da capogiro ma pochissima manodopera e non ci interessa molto la web tax al 3%: a noi interessa aiutare quelle aziende che hanno un’alta percentuale di lavoratori in rapporto a quello che guadagnano». Lo ha detto intervistata da Radio 24 il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Penny Market Italia: 70 milioni di investimenti sul mercato italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

Settanta milioni allocati per investimenti trasversali nel 2019 e 17 nuove aperture di punti vendita previste: sono questi i numeri che testimoniano la volontà di PENNY Market Italia, rappresentante nel nostro paese dell’eccellenza di business del gruppo tedesco REWE, di crescere e puntare sul mercato italiano.
Un piano di crescita condiviso che arriva fino al 2021, ponderato e orientato al futuro, un impegno verso i propri consumatori ma anche – e soprattutto – verso i propri collaboratori. PENNY Market, a livello di gruppo internazionale, ha fissato e riconosciuto tra i propri principali obbiettivi l’importanza di essere “vicino” al territorio in termini di “qualità” e “sostenibilità”.
Valorizzare i piccoli produttori locali e i prodotti a km zero, per portare sulla tavola degli italiani le eccellenze dei prodotti locali significa per PENNY creare occupazione sul territorio.Alla guida del neo insediato CEO Nicola Pierdomenico, primo CEO Italiano nei 25 anni di PENNY Market Italia, l’azienda ha già cominciato la sua crescita e il suo consolidamento in termini di business, valori, qualità e relazioni, mentre continuano le attività di modernizzazione dei negozi e le trattative di espansione tramite acquisizioni a livello regionale.www.pennymarket.it

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Gympass riceve un nuovo round di investimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Gympass, azienda leader mondiale nell’ambito del Corporate Wellbeing, ha siglato una partnership con SoftBank Vision Fund e SoftBank Latin America Fund. I due fondi si uniranno al gruppo di investitori, di cui fanno già parte General Atlantic, Atomico e Valor Capital Group, per sostenere Gympass nella sua battaglia contro l’inattività fisica in tutto il mondo.Oltre 2.000 aziende in tutto il mondo stanno rivoluzionando il modo in cui i dipendenti, prima inattivi, si approcciano all’attività fisica, creando così una forza lavoro più sana e motivata. Aziende del calibro di Enel S.p.A., Schneider Electric S.p.A. e Fendi Srl hanno già scelto Gympass, per compiere significativi passi avanti verso il miglioramento del benessere dei propri dipendenti.

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Servono con urgenza nuove politiche e investimenti per aiutare i giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dal Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), c’è urgente bisogno di politiche e investimenti efficaci perché i paesi più poveri del mondo possano offrire un futuro a centinaia di milioni di giovani emarginati, che vivono nelle aree rurali.
Il Rapporto sullo Sviluppo Rurale 2019 – Creare opportunità per i giovani delle aree rurali – rivela che circa 500 milioni di giovani, più o meno la metà della popolazione giovanile dei paesi in via di sviluppo, vivono nelle aree rurali. Questa cifra aumenta fino a 780 milioni, se si includono le aree semirurali e le periferie urbane. Questi giovani sono destinati alla povertà e alla diseguaglianza e sono svantaggiati da una serie di ostacoli, tra cui mancanza di istruzione e formazione, accesso limitato a terra e credito, scarsa disponibilità di risorse e collegamenti limitati ai social network.
Secondo il rapporto, la situazione è particolarmente preoccupante nell’Africa subsahariana, la cui popolazione rurale giovanile è destinata ad aumentare dai 105 milioni del 2015 a 174 milioni entro il 2050: un incremento del 70 per cento, in paesi che spesso non hanno i mezzi per affrontare le sfide che si profilano al loro orizzonte. “Se non si interviene, si rischia di creare una generazione perduta di giovani senza speranza e senza prospettive, il che comporterebbe un rischio maggiore di migrazioni forzate per ragioni economiche e di fragilità”, ha dichiarato il presidente dell’IFAD, Gilbert F. Houngbo. “Ma con le giuste politiche e investimenti adeguati, questi giovani possono stimolare la crescita economica nelle aree rurali e migliorare la vita delle loro comunità.”Il rapporto rivela che, dei giovani che vivono nelle aree rurali o semirurali e nelle periferie urbane, il 67 per cento risiede in aree con un forte potenziale agricolo ma, in molti casi, con possibilità limitate di accedere ai mercati.Il rapporto evidenzia come, garantendo loro maggiore accesso a corsi di formazione, mercati, servizi finanziari e tecnologie, i giovani delle aree rurali potrebbero diventare più produttivi, connessi e in grado di prendere in mano il proprio futuro.
Ma i responsabili delle politiche pubbliche devono agire in fretta per scongiurare crisi molto peggiori, avverte il rapporto, segnalando i molteplici impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura e la necessità di cogliere le opportunità offerte da una rivoluzione digitale che va diffondendosi nei paesi in via di sviluppo, unita alle crescenti aspirazioni ed esigenze dei giovani stessi.In particolare, il rapporto sottolinea la necessità di inserire le politiche mirate ai giovani in una strategia di trasformazione rurale più ampia e di non promuoverle come iniziative isolate.“La combinazione di una politica di sviluppo rurale incisiva e su vasta scala con una chiara politica di inclusione dei giovani è il modo più efficace per aiutare milioni di giovani nel mondo”, ha dichiarato Paul Winters, vicepresidente associato dell’IFAD.

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I tecnocrati di Bruxelles e investimenti e crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

“L’esecutivo gialloverde ha tutta la nostra disapprovazione per aver sciupato il nuovo margine di spesa derivante dal nuovo deficit autorizzato dalla Commissione in assistenzialismo, reddito di cittadinanza in testa. Tutte misure che producono spesa improduttiva anziché investimenti e crescita. L’Europa però non apra alcuna procedura infrazione e attenda l’insediamento del nuovo governo dopo il voto del 26 maggio. La democrazia ha ancora un senso nel nostro continente o i tecnocrati di Bruxelles valgono più dei popoli?La macchina eurocratica non può prescindere dalla politica che, idealmente, potrebbe anche decidere con i nuovi assetti e le nuove alleanze di correggere gli attuali parametri, varare nuovi Trattati e quindi far decadere i presupposti per la procedura d’infrazione”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Grandi investimenti per salvare il lago Ciad. Il ruolo del “Progetto Transaqua”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 Mag 2019

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha recentemente dichiarato l’intenzione di affiancare il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, nella raccolta di fondi per la realizzazione del progetto di “trasferimento idrico” dalla regione dell’Africa centrale verso il Lago Ciad, nel Sahel. Intendono presenziare insieme a un Forum Speciale dove coinvolgere sponsor pubblici e privati per finanziare il progetto.
L’intero grande progetto richiederebbe 50 miliardi di dollari che i paesi direttamente interessati dal bacino acquifero del lago Ciad, cioè la Nigeria, il Camerun, il Niger e il Ciad, ovviamente non sarebbero da soli in grado di disporre.
L’accordo è stato mediato dall’African Development Bank, che negli anni passati si è mossa con grande impegno per la realizzazione d’infrastrutture in Africa e portare il continente e la sua popolazione fuori dal sottosviluppo e dal continuo spettro della povertà.
A causa di una gestione del lago quasi inesistente e, soprattutto, dell’avanzamento del deserto, nei decenni passati il lago ha perso il 90% della sua superficie, con catastrofici effetti climatici e sociali.
Come è risaputo, intorno al bacino del lago vivono circa 30 milioni di persone che di giorno in giorno vedono le loro vite e il loro futuro sempre più minacciati. Di conseguenza, sono sorti conflitti tra i paesi rivieraschi per l’approvvigionamento dell’acqua e forti tensioni tra agricoltori e pescatori. Una vera lotta tra poveri.
Non c’è quindi da essere sorpresi se i giovani di queste terre vogliano o debbano emigrare e se altri possano finire nelle reti del terrorismo e del crimine organizzato. Com’è noto sono proprio la mancanza di lavoro e le guerre locali, le cause principali delle migrazioni anche verso l’Europa.
E’ il caso di ricordare che la parte centrale del programma d’investimenti ipotizzato sarebbe la realizzazione del “Progetto Transaqua”, elaborato ben 40 anni fa dall’impresa italiana “Bonifica” del gruppo IRI per la creazione di un canale lungo 2.400 km per portare acqua dolce dal fiume Congo verso il lago Chad.
Già nel febbraio 2018 nella conferenza internazionale sul lago Ciad, tenutasi ad Abuja in Nigeria con la partecipazione anche dell’Italia e dell’Unesco, si era sostenuto con forza la realizzazione di Transaqua. Allo stato, il trasferimento idrico tra i bacini acquiferi non ci sembra un’opzione né un “miraggio faraonico” ma una vera e propria necessità.
Si prevede il trasferimento di 100 miliardi di metri cubi di acqua all’anno dal bacino del fiume Congo al lago Ciad, equivalente a circa l’8% della portata del fiume, che, comunque, la scarica tutta nell’Oceano Atlantico. Il piano prevede anche la costruzione di un sistema di dighe, bacini artificiali e canali che forniranno energia pulita, trasporto fluviale e acqua dolce per le popolazioni interessate e per lo sviluppo di un moderno settore agroindustriale nell’Africa Centrale.
Transaqua affronta molti aspetti della crisi africana, offrendo la possibilità di lavoro e benefici per i paesi a sud del Sahel, inclusa la Repubblica Democratica del Congo, che metterebbe a disposizione l’acqua in cambio di un importante arricchimento infrastrutturale e produttivo.
Come prevedibile, la Cina è il primo paese a essere interessato, non solo per ragioni geopolitiche ma anche per soddisfare la sua necessità di importare beni alimentari.
Già nel 2016 PowerChina, il gigantesco conglomerato industriale cinese che ha costruito anche la diga delle Tre Gole, aveva discusso del progetto con il governo della Nigeria esprimendo la sua disponibilità a partecipare al finanziamento e alla realizzazione dello stesso.
Oltre ai grandi investimenti miliardari in molti paesi dell’Africa, Pechino organizza ogni due anni uno specifico forum con la partecipazione di tutti i capi di stato africani. L’ultimo si è tenuto lo scorso settembre dove la Cina ha presentato il piano d’integrazione dell’Africa nelle Vie della Seta, la Belt and Road Initiative.
Nel frattempo si è mossa anche la Russia che il prossimo ottobre organizzerà il primo Russian African Summit con i leader di tutti i paesi africani.
L’Italia, fin dai tempi di Enrico Mattei, è sempre stata attenta all’idea di una vera cooperazione e dello sviluppo dell’Africa. Da sola, però, non è riuscita a smuovere gli altri grandi attori occidentali e internazionali.
Lo scorso ottobre è stato meritoriamente firmato un memorandum d’intesa tra il nostro Ministero dell’Ambiente e la Commissione del Bacino del Lago Ciad per il finanziamento dello studio di fattibilità del Progetto Transaqua. L’Italia vi contribuisce con 1,5 milioni di euro. Anche PowerChina cofinanzia lo studio.
Negli ultimi anni l’Europa ha ripetuto la necessità di lanciare un “Piano Marshall per l’Africa” per sviluppare il continente e per contenere il flusso dei cosiddetti “migranti economici” verso l’Europa. Questo a parole.
L’Italia ha sempre mantenuto un rapporto storico positivo con molti paesi africani. Siamo conosciuti come i costruttori di dighe e d’importanti infrastrutture. E’ interesse nostro e dell’Europa di lavorare per una genuina collaborazione, superando anche qualche vecchio retaggio del colonialismo di certi paesi europei.
In definitiva, la realizzazione del grandioso progetto in questione sarebbe un aiuto concreto allo sviluppo del continente africano e un modo serio di “aiutarli a casa loro”. Sarebbe, inoltre, anche una scelta coerente per difendere la Terra dal processo di desertificazione evidenziato dallo stesso ONU. Sarebbe probabilmente una risposta importante al problema dei mutamenti climatici denunciati dagli scienziati e dai giovani di tutto il mondo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Scuola: Mancano investimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Per cancellare le classi pollaio, alzare gli stipendi, definire i livelli minimi di prestazione. Continua a tenere banco il Def 2019, il Documento di Economia e Finanza che programma le attività politico-economiche dei prossimi anni appena approvato dal Governo. Il documento è finito sotto la lente delle commissioni parlamentari di competenza e l’on. Luigi Gallo, del M5S, presidente della VII Commissione della Camera, non ha lesinato critiche alla parte del testo che riguarda l’Istruzione pubblica nazionale: con un video su Facebook, è intervenuto a gamba tesa, ribadendo le impellenze del mondo della formazione, di cui però nel Def non c’è traccia. Marcello Pacifico (Anief): Temiamo fortemente che le indicazioni della Commissione Cultura della Camera non abbiamo alcun seguito, mentre si andranno a toccare gli organici del personale, approfittando della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni. Il rapporto spesa/PIL presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio. A partire dal 2022, tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”.
Il problema, rileva Anief, è che le risposte contenute nel Def ai mutamenti della scuola nei prossimi anni vanno nella direzione opposta a quella indicata dalla Commissione Cultura della Camera: “la proiezione della spesa per istruzione in rapporto al PIL – si legge nel Def 2019 presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri – è coerente con l’aggregato di spesa definito in ambito EPC WGA.
In buona sostanza, a livello europeo, si confermano i numeri contenuti negli ultimi dati Eurostat, riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education”, con la media di spesa rispetto al Pil pari al 4,9%. Peggio dell’Italia, dove sempre il Def prevede una discesa degli investimenti sino a toccare un misero 3,1% del 2040, fa solo la Romania, mentre gli altri Paesi viaggiano su investimenti praticamente doppi, con la Danimarca addirittura al 7%, la Svezia al 6,5% e il Belgio al 6,4%. Quando queste percentuali si traducono in euro, il divario diventa ancora più visibile: in Germania, ad esempio, si investono per l’Istruzione 127,4 miliardi di euro; in Italia appena 65,1 miliardi, quindi circa la metà.

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Crescita e investimenti per Boehringer Ingelheim

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, guidata dalla ricerca, chiude il 2018 con un fatturato di 17,5 miliardi di euro. Al netto degli effetti di cambio e dell’effetto “una tantum” derivante dallo scambio di asset con Sanofi, nel 2017, le vendite nette sono cresciute del 4%. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati di 3,2 miliardi (+2,8%) di euro, passando al 18,1% del fatturato annuale. L’azienda si focalizza in ambiti terapeutici specifici.“Vogliamo che il nostro sia un contributo significativo per migliorare ulteriormente la cura del cancro – dichiara Hubertus von Baumbach, Presidente del Board of Managing Directors – La nostra ricerca si estende anche alle malattie fibrotiche, metaboliche e immunologiche e la nostra pipeline di ricerca è ben strutturata.”
Gli investimenti in impianti e strumentazioni, quasi 1 miliardo di euro (+9%), non sono mai stati così cospicui. Il risultato operativo è nuovamente di 3,5 miliardi di euro (- 0,4%) e l’utile del Gruppo, dopo le imposte, è salito a 2,1 miliardi di euro.“Nel 2018 la redditività sulle vendite nette è passata dal 19,3% al 19,8%, la nostra quota di capitale proprio è salita dal 38% circa al 40%. Siamo un’azienda molto sana, anche dal punto di vista finanziario” commenta Michael Schmelmer, Membro del Board of Managing Directors, Responsabile dell’area Finanza. Il numero medio dei collaboratori è aumentato leggermente in tutte le region, raggiungendo un totale di 50.370 unità (+2%).

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InvestEU: incentivi per occupazione, crescita e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Con l’obiettivo di generare quasi 700 miliardi di euro di investimenti, l’iniziativa “InvestEU” sostituisce l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (il FEIS, che faceva parte del “Piano Juncker”) istituito dopo la crisi finanziaria del 2008.I deputati vogliono migliorare la proposta della Commissione europea, aumentando la dotazione dell’UE da 38 miliardi di euro a 40.8 miliardi di euro per innescare investimenti pari a 698 miliardi di euro (l’obiettivo della Commissione era di 650 miliardi di euro).Nei negoziati con i ministri UE che si sono tenuti finora, sono state concordate le seguenti priorità proposte dal Parlamento:
obiettivi più chiari e nuovi quali l’occupazione e la coesione economica, territoriale e sociale,
una migliore protezione del clima nell’ambito degli obiettivi UE per il clima e l’ambiente, con almeno il 55% degli investimenti finanziati in sostegno di infrastrutture sostenibili.
La relazione di José Manuel Fernandes (PPE, PT) e Roberto Gualtieri (S&D, IT) è stata approvata con 463 voti favorevoli, 64 contrari e 29 astensioni.

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Banca Europea per gli Investimenti: 50 milioni per attività di Ricerca e Sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scm Group, leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali e nei componenti industriali, annuncia l’erogazione da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di una linea di credito chirografaria di 50 milioni di euro, con durata a 7 anni. La linea di credito va a coprire il 50% degli investimenti in R&D previsti dal Gruppo italiano per il quadriennio 2017-2020, per una somma complessiva pari ad oltre 100 milioni di euro. L’obiettivo di tali investimenti è quello di sviluppare prodotti e servizi basati su soluzioni tecnologiche ancora più efficienti, flessibili e di più semplice utilizzo per il cliente finale, che possano garantire processi produttivi in linea con le nuove esigenze della smart manufacturing e dell’Industria 4.0 e favorire una maggiore sostenibilità nell’impiego delle risorse.”L’innovazione tecnologica è, fin dai primi passi compiuti a Rimini nei primi anni Cinquanta, uno degli asset principali di Scm Group che vi investe ogni anno il 7% del suo fatturato – dichiara Marco Mancini, Direttore Generale -. Questo finanziamento va a rafforzare e diversificare ulteriormente la struttura finanziaria di Scm Group, garantendo parte delle risorse necessarie per investire in quelle attività di ricerca e sviluppo che sono fondamentali al fine di supportare i nostri clienti nello sviluppo del loro business e per proseguire il percorso di crescita del Gruppo in un mercato globale sempre più competitivo”.Un percorso inarrestabile per il colosso italiano che ha chiuso il 2018 superando il traguardo dei 700 milioni di euro di fatturato, con una crescita a doppia cifra negli ultimi due anni. Il costante investimento in ricerca e innovazione ha portato l’azienda ad ideare e realizzare soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia per i propri clienti, come testimonia, solo per citare un esempio, il Technology Center inaugurato a Rimini, nella sede centrale del Gruppo, finestra sul futuro dell’Industria digitale e 4.0.Importante anche l’investimento continuo nella formazione, in risposta alle nuove sfide tecnologiche, come dimostra il nuovo Centro Campus nato con lo scopo di coordinare e promuovere tutte le attività volte a sviluppare le competenze professionali, tecniche, gestionali e manageriali delle oltre 4.000 persone che oggi lavorano per Scm Group nei tre grandi poli produttivi in Italia e nelle oltre venti filiali all’estero.Con un fatturato di oltre 700 milioni di euro e 4.000 dipendenti, Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno, plastica, vetro, pietra, metallo, materiali compositi e nei componenti industriali. Le società del gruppo sono, in tutto il mondo, partner affidabili di affermate industrie che operano in vari settori merceologici: dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Scm Group coordina, supporta e sviluppa un sistema di eccellenze industriali, articolato in 3 grandi poli produttivi altamente specializzati in Italia e una presenza diretta nei cinque continenti.

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Investimenti che contribuiscono alla crescita del Paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

“Da parte del Governo c’è un impegno concreto per promuovere ogni investimento che contribuisca alla crescita dell’economia del Paese, alla creazione di nuovi posti di lavoro. C’è la volontà chiara di intervenire per il miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini. La scelta di Amazon di continuare a investire in Italia, in armonia con le nuove previsioni normative in materia di tassazione di piattaforme digitali, testimonia da un lato la competitività della nostra economia e d’altro canto dimostra come una pianificazione realmente attenta alle esigenze dei territori e dei cittadini possa promuovere e attrarre investimenti privati di grande interesse”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, oggi a Torrazza in Piemonte per la presentazione del nuovo centro di Amazon.

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Uniontrasporti: l’Italia ha bisogno di più investimenti e infrastrutture

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Milano. Il sistema camerale ha sempre fortemente contribuito alla realizzazione ed all’ammodernamento del sistema infrastrutturale nel nostro Paese. Se oggi molti territori sono dotati di porti, aeroporti, interporti, mercati, fiere, arterie di grande viabilità, lo si deve anche alla capacità di proposta ed all’impegno economico e finanziario di molte Camere di Commercio.Con lungimiranza, infatti, interpretando le necessità dell’economia e delle imprese, numerose Camere hanno attivato il consenso necessario, tessuto le relative intese istituzionali, ricercato e resi disponibili i finanziamenti, realizzato e contribuito alla gestione delle infrastrutture entrate in esercizio.Anche se questo ruolo di “investitori” si va gradualmente esaurendo, ancora oggi le Camere di Commercio detengono oltre 2 mila partecipazioni in circa 700 società per un investimento complessivo di 850 milioni di euro: 608 milioni di euro si concentrano nei settori infrastrutturali (fiere, aeroporti, holding infrastrutturali, autostrade, mercato agroalimentari, centri intermodali e porti), in quanto strettamente legati allo sviluppo dei territori.
«L’Italia ha bisogno di più crescita, di più occupazione e quindi di più investimenti e innanzitutto di investimenti infrastrutturali; non è un caso che tutte le più significative e importanti associazioni, a partire da Confindustria, si siano trovate a Torino per manifestare a favore della TAV qualche mese fa», così ha esordito il presidente Carlo Sangalli nel suo intervento all’assemblea dei soci di Uniontrasporti.Oggi le Camere di Commercio hanno il compito di far sentire la voce delle imprese sulle carenze infrastrutturali del nostro Paese che pesano sugli scambi commerciali e sul turismo generando una perdita di 34 miliardi l’anno» ha proseguito Sangalli evidenziando le ragioni per cui il sistema camerale – con il supporto tecnico della sua società in house Uniontrasporti- sente il bisogno di impegnarsi in una nuova strategia nazionale focalizzata sul rilancio delle infrastrutture materiali e immateriali per un loro sviluppo moderno e sicuro, per una logistica sempre più efficiente e competitiva.

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