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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘investimento’

Duff & Phelps annuncia la finalizzazione della sua acquisizione da parte del consorzio di fondi di investimento internazionali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

NEW YORK. Duff & Phelps, Società di consulenza che opera a livello globale offrendo servizi rivolti a valutare e ottimizzare il valore d’impresa e a gestire il rischio negli investimenti, conferma la finalizzazione della sua acquisizione, già annunciata in precedenza, da parte di un consorzio di fondi di investimento internazionali guidato da Stone Point Capital e Further Global. In seguito all’operazione, il fondo Permira, che precedentemente deteneva una quota di maggioranza in Duff & Phelps, continua a mantenere una partecipazione rilevante nella Società, in quanto parte del consorzio. Inoltre, il management di Duff & Phelps manterrà un pacchetto significativo di azioni societarie e continuerà a guidare l’azienda.Duff & Phelps assiste i suoi clienti con servizi legati alla valutazione, alla corporate finance, a contenziosi e investigazioni, alla sicurezza informatica, alle ristrutturazioni e a problemi regolatori. Duff & Phelps conta più di 4.000 dipendenti a livello globale e, tra i suoi clienti, ci sono oltre il 50% delle Società che fanno parte dell’indice S&P 500, il 60% delle aziende inserite nella classifica​Fortune 100, l’80% di quelle presenti nell’indice Am Law 100 e il 70% delle principali Società di private equity e hedge fund.Noah Gottdiener, Chief Executive Officer di Duff & Phelps, ha commentato: “Questa operazione segna l’inizio di un entusiasmante nuovo capitolo per Duff & Phelps e sottolinea la versatilità e la resilienza del nostro business in ogni contesto economico. Sono grato a Stone Point Capital, Further Global, Permira e tutto il consorzio di investitori per la loro fiducia in Duff & Phelps e nella nostra capacità di proseguire il percorso di crescita. Ringrazio anche i colleghi di Duff & Phelps che hanno lavorato duramente per raggiungere questo traguardo, così come i nostri clienti che ogni giorno si fidano di noi per affrontare le loro sfide più pressanti.”Chuck Davis, Chief Executive Officer di Stone Point Capital, ha aggiunto: “Duff & Phelps ha un brillante futuro davanti a sè e siamo molto felici di poter ritrovare Noah, Jake e il loro fantastico team per continuare a fornire i migliori servizi ai loro clienti. Permira è stato un eccellente partner per il Gruppo e siamo lieti che possa continuare la sua collaborazione.”Olivier Sarkozy, Founder e Managing Partner di Further Global, ha aggiunto: “Non vediamo l’ora di tornare a lavorare con il management team di Duff & Phelps e con i nostri partner Stone Point Capital e Permira, permettendo a Duff & Phelps di entrare in questo nuovo e promettente capitolo del suo percorso di sviluppo.”

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Market timing e finanza comportamentale: con i piani di accumulo l’investimento può rendere il doppio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Il Covid-19 genera panico anche sui mercati. Il crollo violento e concentrato di tutti i listini azionari nelle ultime due settimane è la testimonianza più evidente di questo sentimento e del conseguente panic selling. Un errore tipico che può essere superato se si adotta la strategia di investimento propria dei piani di accumulo, ovvero una modalità di accesso al mercato graduale, che si basa su sottoscrizioni periodiche di importi modulati sul profilo di rischio del cliente. Un approccio che aiuta a mettere da parte le emozioni e abbatte la volatilità limitando le perdite nelle fasi Orso, ma riuscendo a intercettare praticamente per intero i rialzi (di cui, invece, nel lungo periodo, l’investitore medio perde una metà).La crisi che abbiamo iniziato ad attraversare è senza precedenti nell’era contemporanea. A differenza della maggior parte delle altre crisi degli ultimi 20 anni, non deriva da una crepa nel sistema economico o finanziario, ma è scaturita da un fattore totalmente esogeno, una gravissima emergenza sanitaria globale. L’ultimo decennio d’altronde, quello del ciclo più lungo della storia, è stato caratterizzato da performance eccezionali di tutte le asset class: l’equity ha segnato tra il 100 e il 200% e l’obbligazionario tra il 50 e il 100%. Ma è stato anche il meno amato di sempre: prova ne sia il 2019, anno in cui un portafoglio bilanciato avrebbe reso di più che in qualsiasi altro anno dal 1980 e in cui, mentre i mercati azionari hanno restituito un rendimento tra il 25 e il 30%, i fondi azionari in Italia hanno segnato una raccolta negativa per oltre 2,4 miliardi (https://bit.ly/343TYF7).
Un’analisi della rivista Advisors Perspective calcola, per esempio, che oltre il 70% delle perdite accumulate dagli investitori dell’S&P 500 negli ultimi 35 anni dipendano da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati a un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% entro un anno. Che sia stato il panico a generare le perdite lo dimostra il tasso di deflussi che nei periodi di crisi passa dal 2,7% mensile al 5,16% sul principale listino americano (https://bit.ly/342vlsB). I dati storici confermano che gli investitori che non sono usciti dal listino nel corso dell’anno successivo, ne hanno beneficiato (in nove casi su dieci, l’eccezione è il crollo delle Twin Towers nel settembre 2001 in cui il mercato ha necessitato di più tempo per ritornare ai valori pre-crisi).
Una ricerca di marzo 2020 realizzata della società di ricerca indipendente Dalbar dal titolo “Quantitative Analysis of Investor Behavior” rileva che un investitore azionario medio Usa abbia perso, negli ultimi trent’anni, circa la metà del guadagno potenziale (https://bit.ly/2UA4VuX). Soprattutto in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, la tempistica con cui si effettua un investimento può avere un impatto significativo sui risultati conseguiti, come ci insegna il passato. Spalmare il proprio investimento nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole. Simulando, invece, che ogni giorno sin dal lancio del fondo (ottobre 2008) sia partito un Pac da 1000€ di versamento inziale e 36 rate mensili da 100€ sul Pictet-Global Megatrend Selection (che racchiude al suo interno 10 strategie tematiche di Pictet equipesate, con ribilanciamento mensile), il risultato sarebbe che nessun investimento avrebbe registrato un rendimento negativo nell’arco dei 3 anni del Pac, ossia ipotizzando un disinvestimento totale al termine del piano. La performance media registrata è del +21%. Al di là del contesto di crisi illustrato negli esempi precedenti, il principale beneficio dell’investimento tramite Pac rispetto all’investimento in un’unica soluzione è quello di ridurre la volatilità. Mediare i punti di ingresso, infatti, fa sì che in media i Pac presentino una volatilità dimezzata rispetto ai Pic (investimenti in un’unica soluzione).I Pac consentono quindi di rendere più rigoroso l’approccio agli investimenti perché si basano su versamenti periodici, con un orizzonte temporale determinato. A intervalli regolari, l’investitore incrementa la cifra affidata in gestione, rimuovendo in tal modo il timing che, come abbiamo visto, è uno degli elementi più rischiosi e difficili da gestire.Ultimo, ma non meno importante, si tratta di strumenti estremamente flessibili e adattabili alle diverse esigenze di chi investe. Nati per i piccoli patrimoni, si adattano anche a investitori Hnwi (High net worth individual). Inoltre, da una parte sono ideali per aiutare i più giovani a costruire un patrimonio nel tempo, mettendo da parte anche piccoli importi mensili per un periodo di tempo prolungato (fino a 15 anni e oltre). E all’estremo opposto, oggi ancor più di prima, sono indicati anche per chi possiede ingente liquidità da investire, ma non si fida dell’andamento volatile dei mercati e predispone quindi piani magari di durata più corta (anche pochi mesi), ma per versamenti periodici più sostanziosi. (Abstract- fonte: Pictet Asset Management)

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Aggiornamento sulla strategia di investimento di febbraio 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

A cura di Andrea Delitala Head of Investment Advisory e Marco Piersimoni Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. L’inizio del 2020 ha subito testato l’appetito per il rischio degli investitori: l’eliminazione del generale Soleimani da parte dell’amministrazione americana ha fatto temere che la reazione iraniana potesse portare ad una violenta escalation. Ancor prima che la situazione si stabilizzasse, gli investitori si sono affrettati nel comprare la correzione dei mercati azionari. Viceversa la notizia, alla vigilia del Capodanno Cinese, sulla epidemia del coronavirus a Wuhan ha provocato, sul finire del mese. una correzione, anche severa localmente, dei mercati azionari. L’impatto sui rendimenti è stato altresì violento. I mercati obbligazionari e i beni rifugio (oro e Franco Svizzero) fanno registrare, di conseguenza, massimi di periodo. Sul fronte valutario, si registra un rafforzamento del Dollaro che, nei confronti della moneta unica, passa di mano a fine gennaio a 1,10 rispetto all’1,12 di inizio anno. Sul fronte macro l’America prosegue nel recupero sul settore manifatturiero (ISM nuovamente sopra quota 50) mentre in Europa la crescita economica resta marginalmente debole con però dati incoraggianti sulla disoccupazione (-0,1% a 7,3%) e sul sentiment economico.L’attenzione è rivolta all’evoluzione del coronavirus in Cina e al conseguente impatto sulla crescita interna e sull’economia mondiale. Le stime sul tasso di contagiosità e di mortalità del virus riflettono ancora grande incertezza mentre il consenso è più omogeneo per quanto riguarda le valutazioni economiche: gli analisti ritengono che l’epidemia frenerà la crescita del PIL reale cinese nel primo trimestre dell’anno di circa l’1,5%. Ci si attende, inoltre, che le autorità cinesi faranno ricorso alle leve fiscali e monetarie per mitigare gli impatti negativi sulla crescita.
Fondato a Ginevra nel 1805, il Gruppo Pictet è uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa. Con un patrimonio gestito e amministrato che ammonta a circa 530 miliardi di euro al 31 dicembre 2019, il Gruppo è controllato e gestito da sette soci e mantiene gli stessi principi di titolarità e successione in essere fin dalla fondazione. Il Gruppo Pictet, con oltre 4.500 dipendenti, ha il suo quartier generale a Ginevra e altre sedi nei seguenti centri finanziari: Amsterdam, Barcellona, Basilea, Bruxelles, Dubai, Francoforte, Hong Kong, Londra, Losanna, Lussemburgo, Madrid, Milano, Monaco, Montreal, Nassau, Osaka, Parigi, Roma, Singapore, Stoccarda, Taipei, Tel Aviv, Tokyo, Torino, Verona, Zurigo. Pictet Asset Management (“Pictet AM”) comprende tutte le controllate e le divisioni del Gruppo Pictet che svolgono attività di asset management e gestione fondi istituzionali. Fra i principali clienti si annoverano alcuni dei maggiori fondi pensione, fondi sovrani e istituti finanziari a livello mondiale.

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Accordo di investimento

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

SEC Newgate (sigla AIM: SECG), Gruppo internazionale di comunicazione, advocacy e ricerca ha annunciato oggi la firma di un accordo di investimento del valore di 2 milioni e mezzo di euro con Inveready, società di asset management spagnola specializzata nei nuovi mercati. L’accordo è finalizzato all’emissione di obbligazioni convertibili con un prezzo di riferimento di £0.55 per azione. L’emissione delle obbligazioni, per un totale di 2,5 milioni di €, dovrebbe essere effettuata – dopo lo svolgimento di tutte le formalità di approvazione previste – agli inizi di marzo 2020.SEC Newgate, che il 4 settembre 2019 ha completato la fusione col Gruppo inglese Porta Communications plc, è impegnata pienamente nel realizzare l’obiettivo di diventare uno dei Gruppi leader a livello globale nel settore della comunicazione e dell’advocacy. Già attualmente, infatti, l’allargamento delle attività post fusione dei due Gruppi colloca SEC Newgate fra le prime 30 realtà del settore, secondo la classifica Top 30 edita da the Holmes Report nel 2019. Il Gruppo offre ai suoi clienti la sua consulenza in diverse aree del mondo, che includono il Regno Unito (il primo mercato per il Gruppo) Europa, Medio Oriente, Asia, Australia, America Latina e Africa. L’emissione di obbligazioni convertibili fornirà risorse finanziare aggiuntive per finanziarie I piani di crescita globale dell’azienda, così come sono stati definiti nel Piano Strategico 2020-2023.

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il 2019 finisce all’insegna dell’ottimismo sui mercati in virtù degli sviluppi positivi tra Cina e Stati Uniti sul fronte della disputa commerciale, dell’esito ampiamente favorevole a Boris Johnson nelle elezioni parlamentari di inizio dicembre che scongiura il rischio immediato di una Brexit senza accordo e, sul fronte delle banche centrali, grazie a politiche monetarie ulteriormente espansive da parte della FED e dell’ECB. Il miglioramento del quadro congiunturale provoca una risalita dei rendimenti globali con un irripidimento significativo delle curve dei rendimenti giustificato dalle politiche accomodanti delle banche centrali destinate ad accompagnare, almeno nel 2020, anche un’eventuale risalita dell’inflazione. Gli indici azionari registrano nuovi massimi e i mercati obbligazionari correggono in maniera marcata. Le iniezioni di liquidità da parte della FED consentono ai mercati monetari di “scavallare” il fine anno senza le temute tensioni sui tassi Repo causando, al contempo, un significativo indebolimento del dollaro (1.1215 contro euro a fine anno). Per quanto riguarda gli indicatori macroeconomici possiamo osservare, a fine 2019, l’indice manifatturiero PMI globale in rialzo nonostante l’Eurozona, il Giappone e gli Stati Uniti d’America registrano una diminuzione. Segnali che risultano contrastanti considerando i buoni valori di crescita della spesa al consumo negli USA e con il recupero delle breakeven inflations vediamo anche prospettive più floride sull’inflazione.

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La Finanza diventa social

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Nasce T.I.E. – The Intermonte Eye – il nuovo brand di Intermonte dedicato ai consulenti finanziari e ai private banker. Un’innovativa soluzione, digitale e taylor made, che mette a disposizione un servizio informativo professionale, indipendente e autorevole, attraverso l’offerta di contenuti e outlook esclusivi sui mercati finanziari e sui prodotti di investimento.L’entrata in vigore di MIFID II sta creando innumerevoli sfide per il mondo della consulenza finanziaria. Nata con l’obiettivo di migliorare la trasparenza dei mercati finanziari, la normativa porterà a mutamenti significativi nel rapporto fra consulente e risparmiatore. Gli stessi risparmiatori sentono, oggi come non mai, l’urgenza di potenziare le proprie competenze in ambito finanziario. Il ruolo del consulente, quale primario vettore di educazione finanziaria capace di mettere il cliente nelle condizioni di fare scelte consapevoli, diventa quindi sempre più centrale.La nascita di T.I.E. si inserisce proprio in questo contesto in cui sta crescendo, in modo esponenziale, il bisogno per consulenti e private bankers di accedere in modo rapido e immediato non tanto a semplici news, già abbondantemente disponibili su vari media, ma a informazioni esclusive e a valore aggiunto selezionate appositamente per loro. Il consulente può essere così ulteriormente supportato nella fase di strutturazione e di efficiente allocazione del portafoglio dei propri clienti in base al loro profilo rischio/rendimento.
T.I.E. ha l’obiettivo di creare una community di professionisti del risparmio altamente fidelizzata, a cui offrire un servizio loro riservato con contenuti e analisi facilmente fruibili anche in mobilità. Il tutto sarà accessibile grazie ad un’App e un sito internet (https://tie.intermonte.it/). T.I.E è presente anche su Linkedin (https://www.linkedin.com/showcase/t.i.e.-the-intermonte-eye/about/) con una intensa attività editoriale. Chi entrerà a far parte della community avrà accesso a notizie puntuali e a contenuti originali in materia di analisi dei mercati e di soluzioni di investimento. T.I.E vuole essere uno spazio digitale dedicato al confronto e scambio di idee sia fra i consulenti stessi della community sia con i professionisti di Intermonte.

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Al governo: La ricerca non è una spesa ma un investimento

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Si amplia ancora il consenso intorno all’appello al Governo promosso da Alleanza Contro il Cancro con AIRC, Telethon e le altre Reti del Ministero della Salute che rappresentano 50 Ospedali di Ricerca (IRCCS), per l’esenzione dell’IVA (22%) sull’acquisto dei reagenti e dei macchinari per la ricerca scientifica pubblica o senza scopo di lucro. All’iniziativa si sono infatti uniti gli 82 Rettori della CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, che hanno approvato all’unanimità l’adesione all’appello al Governo. Obiettivo, il via libera ad un emendamento inserito nel decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 in discussione lunedì alla Camera, affinché venga approvata una norma dall’impatto modesto sul bilancio dello Stato – 150 milioni di euro circa – ma capace di liberare importanti risorse per la ricerca scientifica, a partire dal settore biotecnologico e biomedico. Durante i lavori del IV Meeting di ACC, da poco conclusisi, eminenti scienziati provenienti da Regno Unito, Svezia, Spagna e Svizzera hanno osservato come nei loro Paesi la ricerca sia esente o solo lambita dall’imposta sul valore aggiunto a fronte, peraltro, di finanziamenti ben più cospicui di quelli che attualmente riceve il comparto in Italia. Angela Hamblin e Nirupa Murugaesu, due leader del progetto dei 100 mila genomi in Gran Bretagna, hanno osservato che la grande disponibilità di finanziamenti raccolti dalle Charity nel loro paese sia correlata all’assenza di tassazione per la ricerca scientifica: «La gente dona più volentieri se sa che la propria donazione non verrà tassata dallo stato». Il presidente di Alleanza Contro il Cancro, Ruggero De Maria, ha dichiarato: «Speriamo che il Governo comprenda che la ricerca non è una spesa, ma un investimento»

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Trasparenza nei servizi d’investimento: un tema sempre più rilevante

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Finalmente il problema della trasparenza, in particolare sull’aspetto dei costi, nei servizi d’investimento sta diventando sempre più un tema dibattuto, sebbene non ancora a sufficienza da rendere gli investitori effettivamente informati e consapevoli.
Del tema se ne parlerà anche domani, 23 Ottobre 2019, a Borsa Italiana in occasione di Trading Online Expo. Massimo Scolari, presidente di Ascofind, terrà una relazione sul tema “La trasparenza dei costi nella Mifid2 e le commissioni dei Fondi”.
Fra le tematiche che verranno affrontate vi sarà un’interessante comparazione con altre nazioni europee come: Olanda, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna.Perché la questione dei costi è così particolarmente rilevante in finanza? Il vero problema, infatti, è capire cosa si sta pagando con con quel prezzo. Mediamente, gli italiani che si affidano al risparmio gestito pagano circa il 2% di ciò che investono. Ciò significa che chi ha 100.000 euro investiti paga, mediamente, due mila euro all’anno. Qualcuno, ovviamente né pagherà mille, altri ne pagheranno quattromila.
La maggioranza degli investitori valuta il servizio in funzione del rendimento ottenuto. Credono che il compito della propria banca sia quello di far rendere “il più possibile” il proprio denaro. Per questo la trasparenza nei costi dei nei servizi d’investimento è così fondamentale. Far conoscere agli italiani quanto realmente spendono per la gestione dei propri risparmi potrà far emergere finalmente la qualità del servizio di consulenza che ricevono. Visto che le norme, formalmente, esistono è indispensabile che le autorità di vigilanza prendano tutti i provvedimenti necessari affinché diventino concretamente efficaci. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Opportunità di investimento all’Italy-Somalia Business Forum

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Mogadishu airport il 10-11 Dicembre 2019 Conference Hangar Nell’ambito delle attività in supporto del settore privato somalo, UNIDO ITPO Italy organizza in collaborazione con UNIDO Somalia, l’Italy-Somalia Business Forum, che avrà luogo a Mogadisho si inserisce nel quadro del progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e implementato da UNIDO.L’evento vedrà una parte seminariale in cui approfondire le opportunità esistenti in Somalia, una parte tecnica in cui ogni azienda italiana potrà presentare i propri prodotti e una sessione BtoB/BtoG dedicata agli incontri con le controparti somale.Durante tutta la manifestazione sarà attiva un’area exhibition in cui le aziende italiane e somale potranno esporre eventuali prodotti/macchinari o materiale promozionale.I settori di interesse sono l’agro-industria, la pesca, le energie rinnovabili e il social housing.

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Investimento in diamanti: Ecco perché le banche devono risarcire

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

E’ ormai accertato che la nota vendita dei diamanti ai risparmiatori dà luogo, per le banche, all’obbligo di risarcimento del danno. Ciò è stato chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Provvedimento PS 10677 – 1) e dal TAR del Lazio sez. I del 14.11.2018, secondo i quali la scorrettezza del comportamento tenuto dagli Istituti è stata determinante nella vendita delle pietre ed ha generato il suddetto obbligo di risarcire il pregiudizio economico subito dai consumatori. L’entità del danno subìto viene quantificata, in termini teorici e generali, dal TAR del Lazio nella sentenza citata, come la “sproporzione tra valore e costo dell’investimento dato assolutamente acclarato e neppure contestato”. Il Tribunale di Verona con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 23 maggio 2019 si pone su questa linea e, riempiendo di contenuto concreto l’asserzione teorica del TAR, calcola il reale valore delle gemme senza ricorrere ad una consulenza tecnica d’ufficio, ma sulla base di una valutazione (di parte, ma fatta propria dal giudice che decide equitativamente) fondata sull’indice RAPAPORT ed incrementata di alcune percentuali. Il criterio adottato dal Giudice veronese è del tutto condivisibile e ci sorprende che non costituisca, anche per le banche, il cardine per la valutazione delle proposte transattive. Si tratta di un calcolo semplice ed alla portata di tutti che esclude costi per l’intervento di consulenti. Unico aspetto che potrebbe, sotto questo profilo, differenziare le nostre indicazioni dalla sentenza del Tribunale di Verona è che, invece di usare l’indice RAPAPORT, previsto per il commercio all’ingrosso (il Giudice di Verona ha dovuto, infatti, applicare cospicui correttivi in aumento) si potrebbe utilizzare, direttamente e senza correttivi, l’indice IDEX valido per il commercio al dettaglio delle gemme. Ad avviso di chi scrive, questa posizione è estremamente vantaggiosa anche per la banca perché:
a) il danno vero è molto superiore alla differenza fra prezzo pagato e valore teorico. Il danno vero è, in sostanza, l’intero prezzo pagato per la semplice, ma essenziale, ragione che i diamanti sono, di fatto, completamente invendibili. Il mercato dei diamanti, dopo quanto è accaduto, non esiste più. Nè vale obiettare che il mercato riprenderà (forse) fra qualche anno. Non appare, poi, doversi escludere tout court, dal conteggio, anche il lucro cessante vale a dire la promessa di ottimi rendimenti che le società venditrici vantavano quando piazzavano le gemme.
b) la soccombenza della banca in giudizio appare, visti i precedenti, probabile. La soccombenza dei risparmiatori in alcune cause che si sono svolte fino ad ora sembra addebitabile più ad una improvvida impostazione delle relative domande che ad un orientamento della giurisprudenza sfavorevole ai risparmiatori stessi.
E’, altresì, probabile, secondo noi, che le spese giudiziali – stante anche la serialità del contenzioso che si profila – verrebbero addebitate alla banca soccombente e va sottolineato che la loro incidenza si profila tutt’altro che trascurabile.
Da un conto approssimativo da noi fatto in relazione alla citata sentenza del Tribunale di Verona, emerge che – con un valore della causa intorno ai 50.000,00 euro – la condanna alle spese sia stata, all’incirca, intorno alla notevole cifra di 9.000,00 euro complessivi.
In ogni caso, cioè anche in caso di sistemazione bonaria, la banca dovrebbe considerare di rifondere (in tutto o in parte) le spese legali dal momento che si tratta di un contenzioso a lei addebitabile e che non è pensabile che il singolo risparmiatore sarebbe stato in grado, da solo, di tutelare le proprie ragioni.
c) le banche soddisfacendo i loro clienti, riusciranno – forse – a tenerseli.
d) quale che sia la definizione di questa dolorosa vicenda, il risparmiatore uscirà, comunque, con un danno (non solo economico) da essa.
e) al punto in cui siamo, se le proposte definizioni bonarie non dovessero essere conformi ai criteri esposti e che a noi sembrano del tutto equi, non potremo far altro che indirizzare i risparmiatori verso la promozione di giudizi. (Anna Maria Fasulo e Libero Giulietti, legali, consulenti Aduc)

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Alla fine del mese di giugno il mercato azionario chiude in maniera positiva, assistito in primis dalla “virata” dovish delle principali banche centrali e secondariamente dalla convinzione che un eventuale accordo tra gli Stati Uniti e la Cina sul tema del commercio sia possibile prima di fine anno. La principale fonte di preoccupazione per gli investitori che aveva caratterizzato il mese di maggio (la rottura delle negoziazioni fra Stati Uniti e Cina, l’innalzamento delle tariffe del 15% su $200 miliardi di import e la minaccia di estensione di ulteriori tariffe su tutti i rimanenti beni importati dalla Cina) ha avuto una schiarita in occasione del G20 di fine mese ad Osaka dove i due presidenti hanno annunciato la volontà di riprendere il dialogo, congelando nuovi dazi e allentando (da parte americana) restrizioni su forniture US al colosso della telefonia cinese Huawei in cambio di importazioni cinesi di prodotti agricoli americani.Sul fronte delle banche centrali, appare oramai altamente probabile un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve già in occasione della riunione di luglio con un totale di 75 punti base prezzati dai mercati entro fine 2019. Timori sulla crescita e un’inflazione bassa e in discesa offrono ampia copertura alla FED per allentare la propria politica monetaria. Per quanto concerne l’Europa, il Presidente della Banca Centrale ha dapprima annunciato la volontà di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE fino a tutta la prima metà del 2020 salvo poi aprire la porta ad ulteriori misure di stimolo monetario.

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Maggio 2019: Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Aprile si chiude in maniera positiva sui mercati azionari sviluppati che confermano decisamente i rialzi ottenuti da inizio anno. I mercati continuano a trarre beneficio da politiche accomodanti delle BC, dallo stimolo fiscale cinese e da un miglioramento macroeconomico che si traduce in una stagione delle trimestrali USA i cui risultati sono migliori delle attese: la crescita degli utili (+2% rispetto al Q1 2018) fa meglio delle attese degli analisti, buona pure la crescita delle vendite (+5%). L’indice S&P500 segna nel mese un ulteriore +2,5%, ma a sorprendere positivamente è l’Eurostoxx 50 (+4%), che beneficia del miglioramento ciclico che inizia a palesarsi in Cina. Deludente, a causa di un dollaro in rafforzamento e prese di profitto in Cina dopo un rally di 30 punti percentuali da inizio anno, la performance dei mercati emergenti, solo lievemente positivi nel mese di aprile. I mercati con un ritardo di 12 mesi si sono riportati su condizioni simili a quelle del primo trimestre del 2018: le valutazioni, aiutate da banche centrali accomodanti sono rientrate nelle medie storiche (non vi sono opportunità in questo senso), mentre i rendimenti obbligazionari traggono beneficio da un contesto in cui l’inflazione tarda a palesarsi. Il contesto di goldilock, crescita economica solida in un contesto inflattivo privo di pressioni significative, dovrà essere confermato da un miglioramento ciclico atteso nel prossimo trimestre e dal buon esito negoziale della trattativa tra USA e Cina: la minaccia di Trump di alzare i dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di import dalla Cina (via Twitter) ricorda agli investitori quanto il rischio geopolitico possa influenzare l’andamento dei listini. Il posizionamento degli investitori, in questi primi 4 mesi del 2019, ha visto deflussi sulla parte azionaria (95miliardi $ cumulativi) provenienti in larga parte da Europa e USA e un ritorno di interesse sul reddito fisso (credito IG, HY e debito Emergente). Il posizionamento contenuto sull’azionario è l’elemento che ci rende maggiormente costruttivi, mentre sul fronte valutativo i mercati avranno bisogno di una crescita degli utili più decisa nei prossimi trimestri per guadagnare ulteriore terreno. Condizione necessaria affinché questo avvenga è una soluzione positiva al negoziato in corso da USA e Cina: la minaccia tariffaria di Trump rappresenta quindi un fattore di rischio (ri)emerso recentemente. Ultimo fattore da sottolineare sono le prossime elezioni europee, e in particolare le dinamiche che si instaureranno nel nuovo parlamento che andrà a includere, lo ricordiamo, anche i rappresentanti del Regno Unito.

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

A cura di:Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management.
Febbraio si chiude in maniera positiva sui mercati azionari sviluppati che continuano il loro movimento al rialzo seguendo lo stesso spartito seguito da inizio anno: sostegno sul fronte della liquidità da parte della FED (e da parte delle altre banche centrali), notizie incoraggianti sul fronte della guerra commerciale e miglioramento marginale dei dati macro sulla componente servizi, mentre il settore industriale/manifatturiero continua ad essere debole. Gli investitori in questa prima parte dell’anno hanno mantenuto un atteggiamento cauto come registrato dai deflussi su mercati azionari sviluppati (deflussi cumulativi da azioni europee pari a $-116 bn ad 1 anno); pertanto, il movimento potrebbe non essersi ancora esaurito data la scarsa partecipazione degli investitori al rally di inizio anno e la diffusa convinzione che la crescita macroeconomica sia destinata a mantenersi debole. Tuttavia, pensiamo che la fase di consolidamento iniziata a marzo possa protrarsi ulteriormente, in attesa di un nuovo “catalist” positivo di mercato. Riteniamo inoltre che il potenziale correttivo del mercato non sia ampio, considerato il posizionamento cauto degli investitori e l’ampio sostegno fornito dalle banche centrali in questa fase. Sul fronte FED crediamo che sia meritevole d’attenzione il dibattito che si sta sviluppando all’interno del comitato su possibili modifiche all’obiettivo di stabilità dei prezzi: un obbiettivo d’inflazione media all’interno dell’intero ciclo economico implicherebbe la volontà di recuperare la sotto-performance dell’inflazione durante la fase recessiva del ciclo con una politica monetaria volutamente più accomodante del necessario durante le fasi di ripresa economica. Si tratta di un argomento che verrà dibattuto durante una conferenza indetta a inizio giugno e potrebbe avere conseguenze importanti per premi di rischio e curve obbligazionarie (più ripide). La BCE in occasione della riunione di inizio marzo ha sorpreso i mercati, abbassando significativamente le stime sulla crescita e inflazione in Europa e annunciando al contempo il rinnovo del programma di erogazione di liquidità alle banche (TLTRO III): si tratta di una misura necessaria per il rifinanziamento del sistema bancario italiano, fornendo in particolare sostegno alla parte a breve della curva italiana.

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“Cos’ha in serbo il 2019 per un investimento responsabile?”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

A cura di Iain Richards, Responsabile Governance and Responsible Investment di Columbia Threadneedle Investments. Il cloud computing, l’apprendimento automatico e il potenziale della scienza dei dati, ancora relativamente inespresso, stanno assumendo una posizione sempre più centrale nel mondo degli investimenti. In un settore soggetto a cambiamenti epocali, le possibilità, le ramificazioni e l’efficienza offerte dall’innovazione nel campo della scienza dei dati hanno tutte le carte in regola per produrre un impatto importante.
In un momento in cui la domanda di integrazione dell’analisi ESG è in crescita e la fiducia nell’impatto degli approcci ESG tradizionali sugli investimenti resta alta, la scienza dei dati apre la strada a un’inclusione efficace di analisi non finanziarie rilevanti in questo universo, su larga scala e a livello globale. L’ampia e crescente mole di dati non finanziari, cui si uniscono i fattori necessari per le analisi tradizionali e l’importanza di un’esecuzione tempestiva, hanno creato l’esigenza di soluzioni ben più sofisticate di un banale foglio Excel nel mondo dell’investimento responsabile.Questi aspetti stanno diventando determinanti nel settore e saranno al centro dell’attenzione nel 2019, in particolare per chi tenterà di realizzare appieno il potenziale derivante dall’inclusione delle tematiche ESG per ottimizzare i risultati e le performance d’investimento. All’orizzonte si delineano ormai i profili di una nuova era incentrata su analisi lungimiranti, basate su dati concreti e fruibili. Chi saprà muoversi in fretta beneficerà di un vero e proprio vantaggio nel rendere l’integrazione dell’analisi ESG un’efficace realtà d’investimento.L’importanza di questi aspetti è evidente: le indagini tra i proprietari di attivi continuano a mostrare una palese mancanza di fiducia nella qualità dei dati ESG (così come una correlazione carente tra i vecchi modelli di valutazione dei criteri ESG), nelle modalità di utilizzo o nelle implicazioni per le performance e il rischio del portafoglio. A questo punto, cambiare è cruciale. Appare quindi evidente perché la scienza dei dati (le capacità, le possibilità e la flessibilità che offre, soprattutto in termini di evoluzione continua, aspetto spesso assente negli sviluppi IT tradizionali) è diventata fondamentale per affrontare le mutazioni osservate nel settore.
Collaboriamo con i clienti per fare capire loro come funzionano le analisi avanzate, basate su prove e testate quantitativamente. Una volta dimostrato l’utilizzo di modelli basati su prove concrete, integrati in schemi analitici testati quantitativamente e disseminati attraverso dashboard fondati sulla scienza dei dati, interattivi e mirati, la risposta dei clienti è stata nettamente positiva e ha scalzato le preoccupazioni e le riserve espresse nelle indagini tra i proprietari di attivi. La disponibilità di segnali fruibili, capaci di produrre la prospettiva di extra-rendimenti, in aggiunta alla ricerca fondamentale e alle analisi finanziarie (e non in loro sostituzione), si è dimostrato un approccio convincente.
L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico offrono inoltre il potenziale di estendere le analisi ESG a segmenti storicamente complessi, come quello delle small cap dei mercati emergenti e dell’alto rendimento.
L’impiego sensato del capitale (investire per generare un risultato e un impatto) costituisce un altro aspetto cruciale e oggetto di crescente attenzione. Gli effetti e le conseguenze in ambito sociale, ambientale e di sostenibilità hanno ormai assunto a tutti gli effetti un peso rilevante. Si tratta anche in questo caso di un’area in cui molti dei modelli ESG tradizionali risultano carenti, benché non sia raro ri-etichettare i criteri ESG

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“Dinamismo sociale: un mercato obbligazionario rivolto al futuro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

A cura di Ben Kelly, Analista senior sul tema dell’investimento responsabile, Team d’investimento responsabile globale di Columbia Threadneedle Investments. Poco più di dieci anni fa, nel 2007, fu lanciato l’iPhone, Tesla svelò la sua prima auto elettrica e la nazionale di calcio inglese tornò a giocare nel nuovo stadio di Wembley. Una pietra miliare potenzialmente trascurata, tuttavia, è stato il lancio del primo green bond: un’obbligazione climatica emessa dalla Banca europea per gli investimenti. Da allora i green bond hanno registrato una crescita esplosiva, con emissioni annue attualmente pari a USD 155 miliardi, un livello che sarà probabilmente eclissato in futuro.
Columbia Threadneedle Investments vanta solide credenziali in materia di investimento ad impatto sociale, in particolare tramite green bond, social bond e sustainability bond, e siamo lieti di osservare l’eccezionale crescita di questo segmento del mercato del reddito fisso. In effetti, dal lancio del nostro Threadneedle UK Social Bond Fund nel 2014, abbiamo incoraggiato emittenti sovrani e sovranazionali, agenzie e imprese a considerare una gamma più ampia di emissioni, comprendente titoli che rispondono in maniera più onnicomprensiva alle esigenze della società. I green bond, social bond e sustainability bond sono obbligazioni con un “utilizzo specifico dei capitali raccolti”, il che significa che il finanziamento è esclusivamente destinato a progetti predefiniti il cui risultato sarà ambientale, sociale o sostenibile. Fino a poco tempo fa, questo era un segmento del mercato primario perlopiù trascurato, ma negli ultimi 12 mesi vi è stata una spinta verso finanziamenti che puntano specificamente a risultati sociali e sostenibili.
Uno dei principali fattori alla base di questo sviluppo, unitamente alla maggiore domanda degli investitori, è stato il lancio dei codici di best practice: i Green Bond Principles della International Capital Markets Association’s (ICMA), uno schema volontario di prassi corrette in materia di linee guida, trasparenza e informativa, sono stati annunciati nel 2014 con una versione rivista nel giugno di quest’anno; mentre i Social Bond Principles e le Sustainable Bond Guidelines sono stati pubblicati nel giugno dello scorso anno. Al giugno di quest’anno, stando a Bloomberg, oltre 400 emittenti (inclusi 167 da inizio anno) avevano collocato green bond, social bond e sustainability bond in oltre 30 valute e in 50 paesi.L’estensione geografica è particolarmente soddisfacente, con titoli di Stato emessi in Indonesia, Belgio e Lituania, mentre il governo di Hong Kong ha annunciato piani per un programma di emissioni pubbliche fino a HKD 100 miliardi, nonché un programma di prestiti per sostenere le emissioni di green bond.HSBC, dal canto suo, è stata la prima banca a lanciare un’obbligazione dedicata agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (o SDG, Sustainable Development Goals) nel novembre dello scorso anno, incentrata su sette dei 17 obiettivi (si veda sotto): si tratta di un ottimo esempio di un modello aggregatore che mediante l’utilizzo dei capitali raccolti permette di raggiungere soggetti che non avrebbero di norma dimensioni sufficienti per accedere al mercato obbligazionario.Prevediamo che le emissioni legate alla sostenibilità continueranno ad acquisire popolarità, in buona parte grazie agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Questi ultimi sono divenuti una guida per l’investimento in un mondo più sostenibile sia per gli investitori che per i governi, indicando le priorità di sviluppo globali.
Come evidenzia l’obbligazione di HSBC, i prodotti a reddito fisso possono aiutare a raggiungere questi obiettivi. I green bond, social bond e sustainability bond offrono ad esempio l’opportunità di investire in una molteplicità di progetti che, sostenuti da standard rigorosi e da chiari rapporti di impatto, contribuiscono a promuovere e a conseguire gli SDG. Le obbligazioni sono uno strumento particolarmente efficace proprio perché beneficiano della capacità e della trasparenza necessarie a misurare i risultati direttamente. Inoltre, l’apertura a un impegno attivo, a un dialogo aperto e alla condivisione delle migliori prassi è una caratteristica distintiva di questo mercato.
Di recente l’ICMA ha pubblicato una mappatura di alto livello dei principi degli SDG (che ha ricevuto la consulenza di Columbia Threadneedle Investments) e ha concluso che i green bond, i social bond e i sustainability bond rispondevano a 15 dei 17 obiettivi delle Nazioni Unite. La continua crescita delle emissioni è stata evidente a settembre. In effetti, il martedì 18 settembre ha ricordato il Social Tuesday, in quanto ben quattro emittenti hanno lanciato obbligazioni di tipo green, social o sustainability, incluso un primo sustainability bond della CDP. Anche la BEI ha attinto a questo mercato di recente con il suo primo sustainability awareness bond, volto specificamente a sostenere gli SDG, i cui proventi saranno impiegati per finanziare progetti nel settore idrico; cercherà anche di raccogliere capitali per i settori della salute e dell’istruzione.
Anche i governi si stanno impegnando con il settore privato per mobilitare capitali destinati a progetti sociali e ambientali, dato che saranno necessari circa 6000 miliardi di dollari l’anno tra adesso e il 2030 per raggiungere gli SDG.Dal 2007 sia l’iPhone che Tesla hanno dimostrato le caratteristiche di sostenibilità dei loro prodotti, e anche se raramente la nazionale di calcio inglese ha raggiunto le fasi finali dei tornei internazionali, i recenti Mondiali FIFA hanno mostrato che anche le caratteristiche più radicate possono cambiare.Indubbiamente, a 11 anni dal primo green bond della BEI, le prospettive dell’investimento a impatto sociale sembrano tanto sostenibili quanto le caratteristiche che cercano di rappresentare.

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Gestione idrogeologica a difesa e ad investimento del suolo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Se, come attestano le consuete analisi di fine anno, l’agricoltura è il settore che più aumenta l’occupazione ed i terreni rurali sono i più ambiti sul mercato immobiliare, cosa si aspetta ad approvare la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo, vale a dire contro la cementificazione selvaggia, che si continua quotidianamente a perpetrare nel nostro Paese? Il provvedimento giace dal 2012 nei meandri parlamentari… .” A tornare a chiederlo, davanti ai dati resi noti dall’ISTAT, è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), che preannuncia anche una prossima iniziativa per chiedere l’approvazione del provvedimento, aperta a quanti sono sensibili ai temi legati alla salvaguardia del territorio.“Se ancora qualcuno aveva dubbi, i dati dimostrano come investire in infrastrutture per la sicurezza del territorio sia un grande asset in termini economici ed occupazionali per il nuovo modello di sviluppo, di cui il Paese ha bisogno –prosegue Vincenzi- Non solo: le cifre attestano come, dal 2007 ad oggi, siano cresciuti di valore i terreni, che ospitano colture specializzate, vale a dire quelle del made in Italy agroalimentare, che necessitano di un sicuro apporto irriguo, per la cui affermazione in sede comunitaria ci stiamo impegnando attraverso l’azione di Irrigants d’Europe”.“A questo punto, -conclude Massimo Gargano, Direttore ANBI- se le parole rappresentano concetti e considerato il valore riconosciuto dal mercato, propongo di classificare la gestione idrogeologica non più come difesa del suolo, ma come investimenti per lo sviluppo!”

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Aggiornamento sulla strategia di investimento di Novembre 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il mese di ottobre è stato caratterizzato da una forte correzione dei mercati azionari, favorita da diversi fattori tra i quali vanno menzionate indubbiamente le previsioni riguardanti gli utili delle società americane per il 2019, sebbene gli utili trimestrali attuali abbiano continuato a sorprendere al rialzo. I mercati temono una compressione dei margini futuri, in particolare a causa di un più elevato costo del denaro, di pressioni salariali che iniziano a farsi sentire e della guerra tariffaria che rischia di inasprirsi nei mesi a venire. Gli indici azionari di tutte le aree geografiche hanno subito correzioni importanti da inizio ottobre, mentre il recupero parziale del fronte obbligazionario si spiega principalmente considerando le operazioni di ricopertura e di ricerca di protezione. A livello valutario sono state premiate le valute rifugio.
Per quanto concerne l’evoluzione macroeconomica, gli indicatori leading rimangono solidi, con un miglioramento sensibile per quanto riguarda l’Eurozona. Ci attendiamo pertanto una ripresa degli attivi di rischio nel breve termine, tenendo però in debita considerazione gli effetti delle elezioni americane che, come ampiamente anticipato, hanno visto i democratici ottenere il controllo della camera bassa (al momento 223 seggi vanno ai democratici contro i 197 dei repubblicani), mentre i repubblicani hanno mantenuto la maggioranza dei seggi controllati in senato (al momento sono 51 rispetto ai 47 dei democratici). Di conseguenza, ci aspettiamo che il settore Healthcare possa soffrire a seguito delle pressioni politiche congiunte di democratici e repubblicani, che sul tema della diminuzione del costo dei medicinali potrebbero trovare un punto di compromesso. Pertanto, dopo una buona sovra-performance (+4% contro S&P500), prendiamo profitto sulla posizione.Ci aspettiamo inoltre un indebolimento del dollaro e una minor pressione al rialzo sui tassi di interesse, in quanto le politiche di Trump saranno ostacolate da una Camera Bassa a maggioranza democratica.(fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articles/home-page/box-strategia)

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Opportunità di investimento nel debito dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, e Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet Asset Management. I fondamentali del debito dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, dopo il calo subito dalla classe di attivi quest’anno.Nonostante tutte le turbolenze di mercato che hanno subito quest’anno, i Paesi emergenti sono in condizioni molto migliori rispetto alle crisi passate. In molti casi, i fondamentali economici rimangono positivi, nonostante la vendita massiccia generalizzata. Di conseguenza, si sono create opportunità per gli investitori ben informati.Diversamente dai precedenti periodi di turbolenza, il crollo di quest’anno del debito dei mercati emergenti non è stato causato da un brusco rallentamento dell’economia globale o da uno schianto generalizzato del mercato azionario, o addirittura dal collasso dei prezzi delle materie prime. È stata invece una combinazione di minacce lente: i rischi posti da un accumulo di debito corporate dei mercati emergenti; l’impatto di un dollaro forte su Paesi con debito in dollari; il costante ritiro dello stimolo monetario in tutto il mondo e l’aumento dei tassi statunitensi; le ripercussioni delle guerre commerciali. Un quadro che ha incoraggiato gli investitori a prendere profitti nella corsa incredibilmente favorevole del 2017.
Lo stratosferico rally di mercato dello scorso anno, a sua volta, è avvenuto sulla scia di solide basi economiche. Nel complesso, le economie emergenti sono meno indebitate, meno dipendenti dalle materie prime o dai flussi di capitali esteri, più orientate verso la domanda interna, e con popolazioni più ricche e produttive che mai. Ma le valutazioni per alcune classi di attivi dei mercati emergenti, come le obbligazioni denominate in dollari e in valuta locale dei mercati emergenti, si sono impennate troppo e troppo velocemente. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato a fomentare le tensioni commerciali globali, gli investitori si sono preoccupati non solo di come i dazi statunitensi potessero incidere sulle economie dei mercati emergenti, ma anche su alcune delle minacce più interne alla crescita economica.
Tutto sommato, i fondamentali economici dei mercati emergenti rimangono solidi: i livelli del debito governativo sono generalmente contenuti, i saldi della bilancia commerciale sono robusti, così come le riserve in valuta estera, mentre la domanda interna rimane solida.
Una preoccupazione importante è stata la Cina. Ma le misure di Trump contro il Paese difficilmente scateneranno un crollo del commercio globale, se non altro perché la sua decisione di aumentare la spesa pubblica è destinata a causare un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti statunitensi. Una buona parte degli scambi statunitensi con la Cina sarà probabilmente dirottata verso altre economie emergenti competitive.Contemporaneamente, la svalutazione dell’8% da inizio anno del renminbi rispetto al dollaro compensa ampiamente i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump, riducendo le difficoltà per gli esportatori cinesi. I nostri economisti ritengono che anche una piena attuazione di ulteriori dazi su 500 miliardi di dollari USA di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ridurrebbe il PIL cinese di poco più di un punto percentuale. Allo stato attuale, le misure commerciali già adottate valgono circa un quarto di punto di crescita.
I responsabili della politica dei mercati emergenti hanno ampiamente risposto alla turbolenza con manovre ben calibrate. I tassi d’interesse sono stati aumentati e rafforzati con aggiustamenti fiscali. Nel frattempo, tassi di cambio flessibili hanno contribuito ad ammortizzare i colpi. Di conseguenza, molte economie dei mercati emergenti sono uscite dalla tempesta dei mercati sostanzialmente illese. Infatti, gli ultimi dati indicatori anticipatori dei mercati emergenti sono migliorati su base trimestrale, e attualmente sono ben al di sopra della media mobile su tre anni. Le eccezioni sono costituite dai Paesi con un debito in dollari importante e saldi della bilancia dei pagamenti deboli. La Turchia e l’Argentina sono state particolarmente colpite. Entrambe hanno significativi deficit delle partite correnti e dipendono dagli afflussi di capitale estero. Quando gli investitori si preoccupano per questi squilibri, ritirano i capitali investiti. Le conseguenti crisi valutarie hanno quindi causato l’aumento dell’inflazione, che ha costretto le banche centrali di Argentina e Turchia ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene gli aumenti dei tassi non siano stati sufficienti per contenere il panico, tuttavia hanno attenuato la crescita economica, il che, a sua volta, ha alimentato al ribasso la spirale delle economie.
Altrove nell’universo dei mercati emergenti, le condizioni sono state ulteriormente complicate da un ciclo di elezioni politiche impegnativo, non ultimo in Brasile.Ma nulla di ciò giustifica la portata delle vendite massicce in tutti gli attivi dei mercati emergenti. La conseguente ridefinizione dei prezzi ha spalancato interessanti opportunità per la gestione attiva. Le valute e le obbligazioni delle economie robuste con buone prospettive di crescita paiono nuovamente convenienti, come quelle di Sudafrica e Messico.Più in generale, il premio offerto dal debito dei mercati emergenti pare adesso interessante.
Le valute dei mercati emergenti sono più che mai convenienti rispetto al dollaro da almeno due decenni a questa parte, secondo i parametri di valutazione dei nostri economisti: sono, infatti, sottovalutate di circa il 20% rispetto al dollaro, con il renminbi più conveniente che mai sulla base della parità di potere di acquisto. Nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni in dollari dei mercati emergenti è del 6,4%, più del doppio delle omologhe statunitensi.In momenti come questo, per investire è necessario un po’ di coraggio e un’analisi molto attenta. Ma le possibili ricompense sono commisurate.

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. L’indice S&P500 ritrova i massimi di inizio anno (+8% da fine 2017) grazie alle buone performance del comparto tecnologico (Nasdaq 100, +17% YTD) trascinato dal buon contesto macro, dai solidi utili aziendali e da fattori tecnici: i buyback azionari favoriti dalla riforma fiscale continuano ad essere un elemento decisivo. I mercati Emergenti, alle prese con crisi idiosincratiche in Argentina e Turchia rischiano il contagio soprattutto nei paesi con ampio disavanzo commerciale e necessità di finanziamento esterno (in valuta forte). Neppure l’accordo tra USA e Messico per rivedere il trattato commerciale Nafta è stato sufficiente a riportare una maggiore serenità per gli investitori. Il mercato del lavoro statunitense continua a essere solido (disoccupazione sotto il 4% e con un segnale di accelerazione salariale, al 2,9%). L’Europa ad agosto ha risentito delle turbolenze provenienti da Emergenti (30% degli utili dello Stoxx600 esposti sull’area geografica) e Italia (allargamento dello spread in prossimità di quota 300 a fine agosto) sottoperformando gli USA di oltre 8 punti percentuali (Eurostoxx50 vs S&P500). La curva dei rendimenti USA è sempre più piatta (differenza tra rendimenti 2-10 anni, 0.2%) per questo, la fase di rafforzamento del dollaro sembra avvicinarsi all’esaurimento, come testimonia anche il numero di rialzi della FED prezzati nei prossimi 2 anni (circa 3), tuttavia, nel breve (1-3 mesi) è difficile intravedere un cambio di rotta significativo. Siamo maggiormente costruttivi sull’azionario cinese, dove una parte significativa del rallentamento macro e delle tensioni commerciali USA-Cina sembra prezzata: la banca centrale sembra pronta a fornire maggiore liquidità e per questo manteniamo un atteggiamento costruttivo nonostante l’imminenza di un nuovo round di tariffe che, a breve, potrebbero entrare in vigore. Le discussioni sulla legge di bilancio italiana sembrano aver preso, a giudicare dalle indicazioni preliminari di inizio settembre un tono costruttivo: un deficit di bilancio sul 2019 su livelli di poco superiori al 2% (deficit di poco superiore ai €30 miliardi) potrebbe permettere un rally significativo per BTP e attivi di rischio correlati (banche, FTSEMIB, Eurostoxx).

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LATAM investe 400 milioni di US$ per trasformare le cabine di oltre 200 aeromobili

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

latam cabineLATAM Airlines Group ha reso noto ieri il progetto di trasformare le cabine e l’esperienza di viaggio di due terzi della sua flotta globale con un investimento pari a 400 milioni di US$. La compagnia rinnoverà gli interni di oltre 200 aeromobili durante i prossimi due anni e i passeggeri potranno salire a bordo del primo aereo rinnovato alla fine del 2018.“Seguendo la vision a lungo termine di LATAM, il rinnovo delle nostre cabine permetterà di offrire un’esperienza a bordo tra le migliori dell’industria aerea, con più opzioni, flessibilità e personalizzazione, per fornire il miglior servizio ad ogni passeggero,” ha spiegato Claudia Sender, Vicepresidente del dipartimento Clienti, LATAM Airlines Group. “Questo significa assistere i passeggeri che viaggiano per piacere e desiderano ‘viaggiare più leggeri per meno’ così come i clienti che viaggiano per affari e hanno bisogno di privacy per riposare o lavorare. In questo modo daremo diverse alternative affinché i passeggeri possano scegliere di migliorare il livello dei servizi che più gli interessano”. LATAM trasformerà le cabine degli aeromobili che operano sia sulle rotte di lungo che di corto raggio in tutta la sua rete di connessioni. LATAM Airlines Perù riceverà il primo aereo rinnovato entro la fine dell’anno, seguito poi da LATAM Airlines Brasile che ne avrà uno all’inizio del 2019, permettendo così ai passeggeri che viaggiano toccando gli hub di LATAM a Lima e San Paolo di sperimentare per la prima volta le nuove cabine.
Per i passeggeri che viaggiano su rotte di largo raggio (da/per gli Stati Uniti e l’Europa, per esempio), LATAM modificherà le cabine dei suoi aeromobili wide body Boeing 767 e Boeing 777, applicando il rinnovato design ai nuovi Boeing 787-9 e agli Airbus A350-1000, in consegna durante i prossimi anni. Per i passeggeri che viaggiano su voli nazionali e rotte in America Latina, LATAM trasformerà le cabine di 150 aeromobili Airbus A320 e A321. (latam cabine copyright latam foto)

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