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Investimento in diamanti: Ecco perché le banche devono risarcire

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

E’ ormai accertato che la nota vendita dei diamanti ai risparmiatori dà luogo, per le banche, all’obbligo di risarcimento del danno. Ciò è stato chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Provvedimento PS 10677 – 1) e dal TAR del Lazio sez. I del 14.11.2018, secondo i quali la scorrettezza del comportamento tenuto dagli Istituti è stata determinante nella vendita delle pietre ed ha generato il suddetto obbligo di risarcire il pregiudizio economico subito dai consumatori. L’entità del danno subìto viene quantificata, in termini teorici e generali, dal TAR del Lazio nella sentenza citata, come la “sproporzione tra valore e costo dell’investimento dato assolutamente acclarato e neppure contestato”. Il Tribunale di Verona con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 23 maggio 2019 si pone su questa linea e, riempiendo di contenuto concreto l’asserzione teorica del TAR, calcola il reale valore delle gemme senza ricorrere ad una consulenza tecnica d’ufficio, ma sulla base di una valutazione (di parte, ma fatta propria dal giudice che decide equitativamente) fondata sull’indice RAPAPORT ed incrementata di alcune percentuali. Il criterio adottato dal Giudice veronese è del tutto condivisibile e ci sorprende che non costituisca, anche per le banche, il cardine per la valutazione delle proposte transattive. Si tratta di un calcolo semplice ed alla portata di tutti che esclude costi per l’intervento di consulenti. Unico aspetto che potrebbe, sotto questo profilo, differenziare le nostre indicazioni dalla sentenza del Tribunale di Verona è che, invece di usare l’indice RAPAPORT, previsto per il commercio all’ingrosso (il Giudice di Verona ha dovuto, infatti, applicare cospicui correttivi in aumento) si potrebbe utilizzare, direttamente e senza correttivi, l’indice IDEX valido per il commercio al dettaglio delle gemme. Ad avviso di chi scrive, questa posizione è estremamente vantaggiosa anche per la banca perché:
a) il danno vero è molto superiore alla differenza fra prezzo pagato e valore teorico. Il danno vero è, in sostanza, l’intero prezzo pagato per la semplice, ma essenziale, ragione che i diamanti sono, di fatto, completamente invendibili. Il mercato dei diamanti, dopo quanto è accaduto, non esiste più. Nè vale obiettare che il mercato riprenderà (forse) fra qualche anno. Non appare, poi, doversi escludere tout court, dal conteggio, anche il lucro cessante vale a dire la promessa di ottimi rendimenti che le società venditrici vantavano quando piazzavano le gemme.
b) la soccombenza della banca in giudizio appare, visti i precedenti, probabile. La soccombenza dei risparmiatori in alcune cause che si sono svolte fino ad ora sembra addebitabile più ad una improvvida impostazione delle relative domande che ad un orientamento della giurisprudenza sfavorevole ai risparmiatori stessi.
E’, altresì, probabile, secondo noi, che le spese giudiziali – stante anche la serialità del contenzioso che si profila – verrebbero addebitate alla banca soccombente e va sottolineato che la loro incidenza si profila tutt’altro che trascurabile.
Da un conto approssimativo da noi fatto in relazione alla citata sentenza del Tribunale di Verona, emerge che – con un valore della causa intorno ai 50.000,00 euro – la condanna alle spese sia stata, all’incirca, intorno alla notevole cifra di 9.000,00 euro complessivi.
In ogni caso, cioè anche in caso di sistemazione bonaria, la banca dovrebbe considerare di rifondere (in tutto o in parte) le spese legali dal momento che si tratta di un contenzioso a lei addebitabile e che non è pensabile che il singolo risparmiatore sarebbe stato in grado, da solo, di tutelare le proprie ragioni.
c) le banche soddisfacendo i loro clienti, riusciranno – forse – a tenerseli.
d) quale che sia la definizione di questa dolorosa vicenda, il risparmiatore uscirà, comunque, con un danno (non solo economico) da essa.
e) al punto in cui siamo, se le proposte definizioni bonarie non dovessero essere conformi ai criteri esposti e che a noi sembrano del tutto equi, non potremo far altro che indirizzare i risparmiatori verso la promozione di giudizi. (Anna Maria Fasulo e Libero Giulietti, legali, consulenti Aduc)

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Alla fine del mese di giugno il mercato azionario chiude in maniera positiva, assistito in primis dalla “virata” dovish delle principali banche centrali e secondariamente dalla convinzione che un eventuale accordo tra gli Stati Uniti e la Cina sul tema del commercio sia possibile prima di fine anno. La principale fonte di preoccupazione per gli investitori che aveva caratterizzato il mese di maggio (la rottura delle negoziazioni fra Stati Uniti e Cina, l’innalzamento delle tariffe del 15% su $200 miliardi di import e la minaccia di estensione di ulteriori tariffe su tutti i rimanenti beni importati dalla Cina) ha avuto una schiarita in occasione del G20 di fine mese ad Osaka dove i due presidenti hanno annunciato la volontà di riprendere il dialogo, congelando nuovi dazi e allentando (da parte americana) restrizioni su forniture US al colosso della telefonia cinese Huawei in cambio di importazioni cinesi di prodotti agricoli americani.Sul fronte delle banche centrali, appare oramai altamente probabile un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve già in occasione della riunione di luglio con un totale di 75 punti base prezzati dai mercati entro fine 2019. Timori sulla crescita e un’inflazione bassa e in discesa offrono ampia copertura alla FED per allentare la propria politica monetaria. Per quanto concerne l’Europa, il Presidente della Banca Centrale ha dapprima annunciato la volontà di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE fino a tutta la prima metà del 2020 salvo poi aprire la porta ad ulteriori misure di stimolo monetario.

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Maggio 2019: Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 11 Mag 2019

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Aprile si chiude in maniera positiva sui mercati azionari sviluppati che confermano decisamente i rialzi ottenuti da inizio anno. I mercati continuano a trarre beneficio da politiche accomodanti delle BC, dallo stimolo fiscale cinese e da un miglioramento macroeconomico che si traduce in una stagione delle trimestrali USA i cui risultati sono migliori delle attese: la crescita degli utili (+2% rispetto al Q1 2018) fa meglio delle attese degli analisti, buona pure la crescita delle vendite (+5%). L’indice S&P500 segna nel mese un ulteriore +2,5%, ma a sorprendere positivamente è l’Eurostoxx 50 (+4%), che beneficia del miglioramento ciclico che inizia a palesarsi in Cina. Deludente, a causa di un dollaro in rafforzamento e prese di profitto in Cina dopo un rally di 30 punti percentuali da inizio anno, la performance dei mercati emergenti, solo lievemente positivi nel mese di aprile. I mercati con un ritardo di 12 mesi si sono riportati su condizioni simili a quelle del primo trimestre del 2018: le valutazioni, aiutate da banche centrali accomodanti sono rientrate nelle medie storiche (non vi sono opportunità in questo senso), mentre i rendimenti obbligazionari traggono beneficio da un contesto in cui l’inflazione tarda a palesarsi. Il contesto di goldilock, crescita economica solida in un contesto inflattivo privo di pressioni significative, dovrà essere confermato da un miglioramento ciclico atteso nel prossimo trimestre e dal buon esito negoziale della trattativa tra USA e Cina: la minaccia di Trump di alzare i dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di import dalla Cina (via Twitter) ricorda agli investitori quanto il rischio geopolitico possa influenzare l’andamento dei listini. Il posizionamento degli investitori, in questi primi 4 mesi del 2019, ha visto deflussi sulla parte azionaria (95miliardi $ cumulativi) provenienti in larga parte da Europa e USA e un ritorno di interesse sul reddito fisso (credito IG, HY e debito Emergente). Il posizionamento contenuto sull’azionario è l’elemento che ci rende maggiormente costruttivi, mentre sul fronte valutativo i mercati avranno bisogno di una crescita degli utili più decisa nei prossimi trimestri per guadagnare ulteriore terreno. Condizione necessaria affinché questo avvenga è una soluzione positiva al negoziato in corso da USA e Cina: la minaccia tariffaria di Trump rappresenta quindi un fattore di rischio (ri)emerso recentemente. Ultimo fattore da sottolineare sono le prossime elezioni europee, e in particolare le dinamiche che si instaureranno nel nuovo parlamento che andrà a includere, lo ricordiamo, anche i rappresentanti del Regno Unito.

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

A cura di:Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management.
Febbraio si chiude in maniera positiva sui mercati azionari sviluppati che continuano il loro movimento al rialzo seguendo lo stesso spartito seguito da inizio anno: sostegno sul fronte della liquidità da parte della FED (e da parte delle altre banche centrali), notizie incoraggianti sul fronte della guerra commerciale e miglioramento marginale dei dati macro sulla componente servizi, mentre il settore industriale/manifatturiero continua ad essere debole. Gli investitori in questa prima parte dell’anno hanno mantenuto un atteggiamento cauto come registrato dai deflussi su mercati azionari sviluppati (deflussi cumulativi da azioni europee pari a $-116 bn ad 1 anno); pertanto, il movimento potrebbe non essersi ancora esaurito data la scarsa partecipazione degli investitori al rally di inizio anno e la diffusa convinzione che la crescita macroeconomica sia destinata a mantenersi debole. Tuttavia, pensiamo che la fase di consolidamento iniziata a marzo possa protrarsi ulteriormente, in attesa di un nuovo “catalist” positivo di mercato. Riteniamo inoltre che il potenziale correttivo del mercato non sia ampio, considerato il posizionamento cauto degli investitori e l’ampio sostegno fornito dalle banche centrali in questa fase. Sul fronte FED crediamo che sia meritevole d’attenzione il dibattito che si sta sviluppando all’interno del comitato su possibili modifiche all’obiettivo di stabilità dei prezzi: un obbiettivo d’inflazione media all’interno dell’intero ciclo economico implicherebbe la volontà di recuperare la sotto-performance dell’inflazione durante la fase recessiva del ciclo con una politica monetaria volutamente più accomodante del necessario durante le fasi di ripresa economica. Si tratta di un argomento che verrà dibattuto durante una conferenza indetta a inizio giugno e potrebbe avere conseguenze importanti per premi di rischio e curve obbligazionarie (più ripide). La BCE in occasione della riunione di inizio marzo ha sorpreso i mercati, abbassando significativamente le stime sulla crescita e inflazione in Europa e annunciando al contempo il rinnovo del programma di erogazione di liquidità alle banche (TLTRO III): si tratta di una misura necessaria per il rifinanziamento del sistema bancario italiano, fornendo in particolare sostegno alla parte a breve della curva italiana.

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“Cos’ha in serbo il 2019 per un investimento responsabile?”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

A cura di Iain Richards, Responsabile Governance and Responsible Investment di Columbia Threadneedle Investments. Il cloud computing, l’apprendimento automatico e il potenziale della scienza dei dati, ancora relativamente inespresso, stanno assumendo una posizione sempre più centrale nel mondo degli investimenti. In un settore soggetto a cambiamenti epocali, le possibilità, le ramificazioni e l’efficienza offerte dall’innovazione nel campo della scienza dei dati hanno tutte le carte in regola per produrre un impatto importante.
In un momento in cui la domanda di integrazione dell’analisi ESG è in crescita e la fiducia nell’impatto degli approcci ESG tradizionali sugli investimenti resta alta, la scienza dei dati apre la strada a un’inclusione efficace di analisi non finanziarie rilevanti in questo universo, su larga scala e a livello globale. L’ampia e crescente mole di dati non finanziari, cui si uniscono i fattori necessari per le analisi tradizionali e l’importanza di un’esecuzione tempestiva, hanno creato l’esigenza di soluzioni ben più sofisticate di un banale foglio Excel nel mondo dell’investimento responsabile.Questi aspetti stanno diventando determinanti nel settore e saranno al centro dell’attenzione nel 2019, in particolare per chi tenterà di realizzare appieno il potenziale derivante dall’inclusione delle tematiche ESG per ottimizzare i risultati e le performance d’investimento. All’orizzonte si delineano ormai i profili di una nuova era incentrata su analisi lungimiranti, basate su dati concreti e fruibili. Chi saprà muoversi in fretta beneficerà di un vero e proprio vantaggio nel rendere l’integrazione dell’analisi ESG un’efficace realtà d’investimento.L’importanza di questi aspetti è evidente: le indagini tra i proprietari di attivi continuano a mostrare una palese mancanza di fiducia nella qualità dei dati ESG (così come una correlazione carente tra i vecchi modelli di valutazione dei criteri ESG), nelle modalità di utilizzo o nelle implicazioni per le performance e il rischio del portafoglio. A questo punto, cambiare è cruciale. Appare quindi evidente perché la scienza dei dati (le capacità, le possibilità e la flessibilità che offre, soprattutto in termini di evoluzione continua, aspetto spesso assente negli sviluppi IT tradizionali) è diventata fondamentale per affrontare le mutazioni osservate nel settore.
Collaboriamo con i clienti per fare capire loro come funzionano le analisi avanzate, basate su prove e testate quantitativamente. Una volta dimostrato l’utilizzo di modelli basati su prove concrete, integrati in schemi analitici testati quantitativamente e disseminati attraverso dashboard fondati sulla scienza dei dati, interattivi e mirati, la risposta dei clienti è stata nettamente positiva e ha scalzato le preoccupazioni e le riserve espresse nelle indagini tra i proprietari di attivi. La disponibilità di segnali fruibili, capaci di produrre la prospettiva di extra-rendimenti, in aggiunta alla ricerca fondamentale e alle analisi finanziarie (e non in loro sostituzione), si è dimostrato un approccio convincente.
L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico offrono inoltre il potenziale di estendere le analisi ESG a segmenti storicamente complessi, come quello delle small cap dei mercati emergenti e dell’alto rendimento.
L’impiego sensato del capitale (investire per generare un risultato e un impatto) costituisce un altro aspetto cruciale e oggetto di crescente attenzione. Gli effetti e le conseguenze in ambito sociale, ambientale e di sostenibilità hanno ormai assunto a tutti gli effetti un peso rilevante. Si tratta anche in questo caso di un’area in cui molti dei modelli ESG tradizionali risultano carenti, benché non sia raro ri-etichettare i criteri ESG

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“Dinamismo sociale: un mercato obbligazionario rivolto al futuro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

A cura di Ben Kelly, Analista senior sul tema dell’investimento responsabile, Team d’investimento responsabile globale di Columbia Threadneedle Investments. Poco più di dieci anni fa, nel 2007, fu lanciato l’iPhone, Tesla svelò la sua prima auto elettrica e la nazionale di calcio inglese tornò a giocare nel nuovo stadio di Wembley. Una pietra miliare potenzialmente trascurata, tuttavia, è stato il lancio del primo green bond: un’obbligazione climatica emessa dalla Banca europea per gli investimenti. Da allora i green bond hanno registrato una crescita esplosiva, con emissioni annue attualmente pari a USD 155 miliardi, un livello che sarà probabilmente eclissato in futuro.
Columbia Threadneedle Investments vanta solide credenziali in materia di investimento ad impatto sociale, in particolare tramite green bond, social bond e sustainability bond, e siamo lieti di osservare l’eccezionale crescita di questo segmento del mercato del reddito fisso. In effetti, dal lancio del nostro Threadneedle UK Social Bond Fund nel 2014, abbiamo incoraggiato emittenti sovrani e sovranazionali, agenzie e imprese a considerare una gamma più ampia di emissioni, comprendente titoli che rispondono in maniera più onnicomprensiva alle esigenze della società. I green bond, social bond e sustainability bond sono obbligazioni con un “utilizzo specifico dei capitali raccolti”, il che significa che il finanziamento è esclusivamente destinato a progetti predefiniti il cui risultato sarà ambientale, sociale o sostenibile. Fino a poco tempo fa, questo era un segmento del mercato primario perlopiù trascurato, ma negli ultimi 12 mesi vi è stata una spinta verso finanziamenti che puntano specificamente a risultati sociali e sostenibili.
Uno dei principali fattori alla base di questo sviluppo, unitamente alla maggiore domanda degli investitori, è stato il lancio dei codici di best practice: i Green Bond Principles della International Capital Markets Association’s (ICMA), uno schema volontario di prassi corrette in materia di linee guida, trasparenza e informativa, sono stati annunciati nel 2014 con una versione rivista nel giugno di quest’anno; mentre i Social Bond Principles e le Sustainable Bond Guidelines sono stati pubblicati nel giugno dello scorso anno. Al giugno di quest’anno, stando a Bloomberg, oltre 400 emittenti (inclusi 167 da inizio anno) avevano collocato green bond, social bond e sustainability bond in oltre 30 valute e in 50 paesi.L’estensione geografica è particolarmente soddisfacente, con titoli di Stato emessi in Indonesia, Belgio e Lituania, mentre il governo di Hong Kong ha annunciato piani per un programma di emissioni pubbliche fino a HKD 100 miliardi, nonché un programma di prestiti per sostenere le emissioni di green bond.HSBC, dal canto suo, è stata la prima banca a lanciare un’obbligazione dedicata agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (o SDG, Sustainable Development Goals) nel novembre dello scorso anno, incentrata su sette dei 17 obiettivi (si veda sotto): si tratta di un ottimo esempio di un modello aggregatore che mediante l’utilizzo dei capitali raccolti permette di raggiungere soggetti che non avrebbero di norma dimensioni sufficienti per accedere al mercato obbligazionario.Prevediamo che le emissioni legate alla sostenibilità continueranno ad acquisire popolarità, in buona parte grazie agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Questi ultimi sono divenuti una guida per l’investimento in un mondo più sostenibile sia per gli investitori che per i governi, indicando le priorità di sviluppo globali.
Come evidenzia l’obbligazione di HSBC, i prodotti a reddito fisso possono aiutare a raggiungere questi obiettivi. I green bond, social bond e sustainability bond offrono ad esempio l’opportunità di investire in una molteplicità di progetti che, sostenuti da standard rigorosi e da chiari rapporti di impatto, contribuiscono a promuovere e a conseguire gli SDG. Le obbligazioni sono uno strumento particolarmente efficace proprio perché beneficiano della capacità e della trasparenza necessarie a misurare i risultati direttamente. Inoltre, l’apertura a un impegno attivo, a un dialogo aperto e alla condivisione delle migliori prassi è una caratteristica distintiva di questo mercato.
Di recente l’ICMA ha pubblicato una mappatura di alto livello dei principi degli SDG (che ha ricevuto la consulenza di Columbia Threadneedle Investments) e ha concluso che i green bond, i social bond e i sustainability bond rispondevano a 15 dei 17 obiettivi delle Nazioni Unite. La continua crescita delle emissioni è stata evidente a settembre. In effetti, il martedì 18 settembre ha ricordato il Social Tuesday, in quanto ben quattro emittenti hanno lanciato obbligazioni di tipo green, social o sustainability, incluso un primo sustainability bond della CDP. Anche la BEI ha attinto a questo mercato di recente con il suo primo sustainability awareness bond, volto specificamente a sostenere gli SDG, i cui proventi saranno impiegati per finanziare progetti nel settore idrico; cercherà anche di raccogliere capitali per i settori della salute e dell’istruzione.
Anche i governi si stanno impegnando con il settore privato per mobilitare capitali destinati a progetti sociali e ambientali, dato che saranno necessari circa 6000 miliardi di dollari l’anno tra adesso e il 2030 per raggiungere gli SDG.Dal 2007 sia l’iPhone che Tesla hanno dimostrato le caratteristiche di sostenibilità dei loro prodotti, e anche se raramente la nazionale di calcio inglese ha raggiunto le fasi finali dei tornei internazionali, i recenti Mondiali FIFA hanno mostrato che anche le caratteristiche più radicate possono cambiare.Indubbiamente, a 11 anni dal primo green bond della BEI, le prospettive dell’investimento a impatto sociale sembrano tanto sostenibili quanto le caratteristiche che cercano di rappresentare.

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Gestione idrogeologica a difesa e ad investimento del suolo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Se, come attestano le consuete analisi di fine anno, l’agricoltura è il settore che più aumenta l’occupazione ed i terreni rurali sono i più ambiti sul mercato immobiliare, cosa si aspetta ad approvare la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo, vale a dire contro la cementificazione selvaggia, che si continua quotidianamente a perpetrare nel nostro Paese? Il provvedimento giace dal 2012 nei meandri parlamentari… .” A tornare a chiederlo, davanti ai dati resi noti dall’ISTAT, è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), che preannuncia anche una prossima iniziativa per chiedere l’approvazione del provvedimento, aperta a quanti sono sensibili ai temi legati alla salvaguardia del territorio.“Se ancora qualcuno aveva dubbi, i dati dimostrano come investire in infrastrutture per la sicurezza del territorio sia un grande asset in termini economici ed occupazionali per il nuovo modello di sviluppo, di cui il Paese ha bisogno –prosegue Vincenzi- Non solo: le cifre attestano come, dal 2007 ad oggi, siano cresciuti di valore i terreni, che ospitano colture specializzate, vale a dire quelle del made in Italy agroalimentare, che necessitano di un sicuro apporto irriguo, per la cui affermazione in sede comunitaria ci stiamo impegnando attraverso l’azione di Irrigants d’Europe”.“A questo punto, -conclude Massimo Gargano, Direttore ANBI- se le parole rappresentano concetti e considerato il valore riconosciuto dal mercato, propongo di classificare la gestione idrogeologica non più come difesa del suolo, ma come investimenti per lo sviluppo!”

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Aggiornamento sulla strategia di investimento di Novembre 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il mese di ottobre è stato caratterizzato da una forte correzione dei mercati azionari, favorita da diversi fattori tra i quali vanno menzionate indubbiamente le previsioni riguardanti gli utili delle società americane per il 2019, sebbene gli utili trimestrali attuali abbiano continuato a sorprendere al rialzo. I mercati temono una compressione dei margini futuri, in particolare a causa di un più elevato costo del denaro, di pressioni salariali che iniziano a farsi sentire e della guerra tariffaria che rischia di inasprirsi nei mesi a venire. Gli indici azionari di tutte le aree geografiche hanno subito correzioni importanti da inizio ottobre, mentre il recupero parziale del fronte obbligazionario si spiega principalmente considerando le operazioni di ricopertura e di ricerca di protezione. A livello valutario sono state premiate le valute rifugio.
Per quanto concerne l’evoluzione macroeconomica, gli indicatori leading rimangono solidi, con un miglioramento sensibile per quanto riguarda l’Eurozona. Ci attendiamo pertanto una ripresa degli attivi di rischio nel breve termine, tenendo però in debita considerazione gli effetti delle elezioni americane che, come ampiamente anticipato, hanno visto i democratici ottenere il controllo della camera bassa (al momento 223 seggi vanno ai democratici contro i 197 dei repubblicani), mentre i repubblicani hanno mantenuto la maggioranza dei seggi controllati in senato (al momento sono 51 rispetto ai 47 dei democratici). Di conseguenza, ci aspettiamo che il settore Healthcare possa soffrire a seguito delle pressioni politiche congiunte di democratici e repubblicani, che sul tema della diminuzione del costo dei medicinali potrebbero trovare un punto di compromesso. Pertanto, dopo una buona sovra-performance (+4% contro S&P500), prendiamo profitto sulla posizione.Ci aspettiamo inoltre un indebolimento del dollaro e una minor pressione al rialzo sui tassi di interesse, in quanto le politiche di Trump saranno ostacolate da una Camera Bassa a maggioranza democratica.(fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articles/home-page/box-strategia)

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Opportunità di investimento nel debito dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, e Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet Asset Management. I fondamentali del debito dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, dopo il calo subito dalla classe di attivi quest’anno.Nonostante tutte le turbolenze di mercato che hanno subito quest’anno, i Paesi emergenti sono in condizioni molto migliori rispetto alle crisi passate. In molti casi, i fondamentali economici rimangono positivi, nonostante la vendita massiccia generalizzata. Di conseguenza, si sono create opportunità per gli investitori ben informati.Diversamente dai precedenti periodi di turbolenza, il crollo di quest’anno del debito dei mercati emergenti non è stato causato da un brusco rallentamento dell’economia globale o da uno schianto generalizzato del mercato azionario, o addirittura dal collasso dei prezzi delle materie prime. È stata invece una combinazione di minacce lente: i rischi posti da un accumulo di debito corporate dei mercati emergenti; l’impatto di un dollaro forte su Paesi con debito in dollari; il costante ritiro dello stimolo monetario in tutto il mondo e l’aumento dei tassi statunitensi; le ripercussioni delle guerre commerciali. Un quadro che ha incoraggiato gli investitori a prendere profitti nella corsa incredibilmente favorevole del 2017.
Lo stratosferico rally di mercato dello scorso anno, a sua volta, è avvenuto sulla scia di solide basi economiche. Nel complesso, le economie emergenti sono meno indebitate, meno dipendenti dalle materie prime o dai flussi di capitali esteri, più orientate verso la domanda interna, e con popolazioni più ricche e produttive che mai. Ma le valutazioni per alcune classi di attivi dei mercati emergenti, come le obbligazioni denominate in dollari e in valuta locale dei mercati emergenti, si sono impennate troppo e troppo velocemente. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato a fomentare le tensioni commerciali globali, gli investitori si sono preoccupati non solo di come i dazi statunitensi potessero incidere sulle economie dei mercati emergenti, ma anche su alcune delle minacce più interne alla crescita economica.
Tutto sommato, i fondamentali economici dei mercati emergenti rimangono solidi: i livelli del debito governativo sono generalmente contenuti, i saldi della bilancia commerciale sono robusti, così come le riserve in valuta estera, mentre la domanda interna rimane solida.
Una preoccupazione importante è stata la Cina. Ma le misure di Trump contro il Paese difficilmente scateneranno un crollo del commercio globale, se non altro perché la sua decisione di aumentare la spesa pubblica è destinata a causare un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti statunitensi. Una buona parte degli scambi statunitensi con la Cina sarà probabilmente dirottata verso altre economie emergenti competitive.Contemporaneamente, la svalutazione dell’8% da inizio anno del renminbi rispetto al dollaro compensa ampiamente i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump, riducendo le difficoltà per gli esportatori cinesi. I nostri economisti ritengono che anche una piena attuazione di ulteriori dazi su 500 miliardi di dollari USA di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ridurrebbe il PIL cinese di poco più di un punto percentuale. Allo stato attuale, le misure commerciali già adottate valgono circa un quarto di punto di crescita.
I responsabili della politica dei mercati emergenti hanno ampiamente risposto alla turbolenza con manovre ben calibrate. I tassi d’interesse sono stati aumentati e rafforzati con aggiustamenti fiscali. Nel frattempo, tassi di cambio flessibili hanno contribuito ad ammortizzare i colpi. Di conseguenza, molte economie dei mercati emergenti sono uscite dalla tempesta dei mercati sostanzialmente illese. Infatti, gli ultimi dati indicatori anticipatori dei mercati emergenti sono migliorati su base trimestrale, e attualmente sono ben al di sopra della media mobile su tre anni. Le eccezioni sono costituite dai Paesi con un debito in dollari importante e saldi della bilancia dei pagamenti deboli. La Turchia e l’Argentina sono state particolarmente colpite. Entrambe hanno significativi deficit delle partite correnti e dipendono dagli afflussi di capitale estero. Quando gli investitori si preoccupano per questi squilibri, ritirano i capitali investiti. Le conseguenti crisi valutarie hanno quindi causato l’aumento dell’inflazione, che ha costretto le banche centrali di Argentina e Turchia ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene gli aumenti dei tassi non siano stati sufficienti per contenere il panico, tuttavia hanno attenuato la crescita economica, il che, a sua volta, ha alimentato al ribasso la spirale delle economie.
Altrove nell’universo dei mercati emergenti, le condizioni sono state ulteriormente complicate da un ciclo di elezioni politiche impegnativo, non ultimo in Brasile.Ma nulla di ciò giustifica la portata delle vendite massicce in tutti gli attivi dei mercati emergenti. La conseguente ridefinizione dei prezzi ha spalancato interessanti opportunità per la gestione attiva. Le valute e le obbligazioni delle economie robuste con buone prospettive di crescita paiono nuovamente convenienti, come quelle di Sudafrica e Messico.Più in generale, il premio offerto dal debito dei mercati emergenti pare adesso interessante.
Le valute dei mercati emergenti sono più che mai convenienti rispetto al dollaro da almeno due decenni a questa parte, secondo i parametri di valutazione dei nostri economisti: sono, infatti, sottovalutate di circa il 20% rispetto al dollaro, con il renminbi più conveniente che mai sulla base della parità di potere di acquisto. Nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni in dollari dei mercati emergenti è del 6,4%, più del doppio delle omologhe statunitensi.In momenti come questo, per investire è necessario un po’ di coraggio e un’analisi molto attenta. Ma le possibili ricompense sono commisurate.

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. L’indice S&P500 ritrova i massimi di inizio anno (+8% da fine 2017) grazie alle buone performance del comparto tecnologico (Nasdaq 100, +17% YTD) trascinato dal buon contesto macro, dai solidi utili aziendali e da fattori tecnici: i buyback azionari favoriti dalla riforma fiscale continuano ad essere un elemento decisivo. I mercati Emergenti, alle prese con crisi idiosincratiche in Argentina e Turchia rischiano il contagio soprattutto nei paesi con ampio disavanzo commerciale e necessità di finanziamento esterno (in valuta forte). Neppure l’accordo tra USA e Messico per rivedere il trattato commerciale Nafta è stato sufficiente a riportare una maggiore serenità per gli investitori. Il mercato del lavoro statunitense continua a essere solido (disoccupazione sotto il 4% e con un segnale di accelerazione salariale, al 2,9%). L’Europa ad agosto ha risentito delle turbolenze provenienti da Emergenti (30% degli utili dello Stoxx600 esposti sull’area geografica) e Italia (allargamento dello spread in prossimità di quota 300 a fine agosto) sottoperformando gli USA di oltre 8 punti percentuali (Eurostoxx50 vs S&P500). La curva dei rendimenti USA è sempre più piatta (differenza tra rendimenti 2-10 anni, 0.2%) per questo, la fase di rafforzamento del dollaro sembra avvicinarsi all’esaurimento, come testimonia anche il numero di rialzi della FED prezzati nei prossimi 2 anni (circa 3), tuttavia, nel breve (1-3 mesi) è difficile intravedere un cambio di rotta significativo. Siamo maggiormente costruttivi sull’azionario cinese, dove una parte significativa del rallentamento macro e delle tensioni commerciali USA-Cina sembra prezzata: la banca centrale sembra pronta a fornire maggiore liquidità e per questo manteniamo un atteggiamento costruttivo nonostante l’imminenza di un nuovo round di tariffe che, a breve, potrebbero entrare in vigore. Le discussioni sulla legge di bilancio italiana sembrano aver preso, a giudicare dalle indicazioni preliminari di inizio settembre un tono costruttivo: un deficit di bilancio sul 2019 su livelli di poco superiori al 2% (deficit di poco superiore ai €30 miliardi) potrebbe permettere un rally significativo per BTP e attivi di rischio correlati (banche, FTSEMIB, Eurostoxx).

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LATAM investe 400 milioni di US$ per trasformare le cabine di oltre 200 aeromobili

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

latam cabineLATAM Airlines Group ha reso noto ieri il progetto di trasformare le cabine e l’esperienza di viaggio di due terzi della sua flotta globale con un investimento pari a 400 milioni di US$. La compagnia rinnoverà gli interni di oltre 200 aeromobili durante i prossimi due anni e i passeggeri potranno salire a bordo del primo aereo rinnovato alla fine del 2018.“Seguendo la vision a lungo termine di LATAM, il rinnovo delle nostre cabine permetterà di offrire un’esperienza a bordo tra le migliori dell’industria aerea, con più opzioni, flessibilità e personalizzazione, per fornire il miglior servizio ad ogni passeggero,” ha spiegato Claudia Sender, Vicepresidente del dipartimento Clienti, LATAM Airlines Group. “Questo significa assistere i passeggeri che viaggiano per piacere e desiderano ‘viaggiare più leggeri per meno’ così come i clienti che viaggiano per affari e hanno bisogno di privacy per riposare o lavorare. In questo modo daremo diverse alternative affinché i passeggeri possano scegliere di migliorare il livello dei servizi che più gli interessano”. LATAM trasformerà le cabine degli aeromobili che operano sia sulle rotte di lungo che di corto raggio in tutta la sua rete di connessioni. LATAM Airlines Perù riceverà il primo aereo rinnovato entro la fine dell’anno, seguito poi da LATAM Airlines Brasile che ne avrà uno all’inizio del 2019, permettendo così ai passeggeri che viaggiano toccando gli hub di LATAM a Lima e San Paolo di sperimentare per la prima volta le nuove cabine.
Per i passeggeri che viaggiano su rotte di largo raggio (da/per gli Stati Uniti e l’Europa, per esempio), LATAM modificherà le cabine dei suoi aeromobili wide body Boeing 767 e Boeing 777, applicando il rinnovato design ai nuovi Boeing 787-9 e agli Airbus A350-1000, in consegna durante i prossimi anni. Per i passeggeri che viaggiano su voli nazionali e rotte in America Latina, LATAM trasformerà le cabine di 150 aeromobili Airbus A320 e A321. (latam cabine copyright latam foto)

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The Boston Consulting Group: le startup al femminile sono un migliore investimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Le imprenditrici ricevono meno sostegno finanziario rispetto alle controparti maschili, ma generano in media più del doppio di entrate per ogni dollaro ricevuto. Questa l’evidenza che emerge dalla ricerca “Why Women-Owned Startups Are a Better Bet” condotta da The Boston Consulting Group e MassChallenge, rete globale di acceleratori di startup. Nel campione analizzato – 350 società che hanno partecipato al programma di MassChallenge, ideato per supportare e guidare le aziende in fase di avviamento – le start up fondate o co-fondate da donne hanno ricevuto, in media, finanziamenti da 935.000 di dollari, meno della metà dei 2,12 milioni di dollari ricevuti dalle aziende fondate da uomini. Nonostante questo gap di finanziamento, le aziende di proprietà femminile hanno generato maggiori entrate nell’arco di cinque anni: 730.000 dollari rispetto a 662.000. Per ogni dollaro di finanziamento ricevuto, le startup al femminile hanno generato 78 centesimi di entrate, mentre quelle fondate da uomini hanno generato meno della metà: solo 31 centesimi. La conseguenza è chiara: se gli investitori avessero puntato in eguale misura sulle imprese al femminile e al maschile, si sarebbero generati 85 milioni di dollari in più nel corso dei 5 anni presi in esame.
“È deludente, ma non sorprendente, che il venture capital punti più sugli uomini che sulle donne. Il gender gap che persiste sia quando si parla di percorsi di carriera che quando si guarda alle retribuzioni, si ritrova nell’imprenditoria”, ha commentato Laura Villani, Partner e Managing Director di The Boston Consulting Group. “Le startup di proprietà femminile ricevono solo una piccola parte del totale dei finanziamenti in capitale di rischio. Ma sono più efficaci nel trasformare un dollaro di finanziamento in un dollaro di reddito: generano rendimenti migliori e sono, in ultima analisi, una scommessa migliore”.Oltre all’analisi quantitativa, gli autori della ricerca hanno intervistato fondatori di società, mentor e investitori per identificare le cause alla base di questo gap di investimento. Emerge così un bias di genere: i pitching che coinvolgono donne imprenditrici sono infatti più confrontativi rispetto a quelli degli uomini, in particolare sugli aspetti tecnici. È più probabile che le donne formulino ipotesi realistiche, o persino conservatrici, nei loro business plan rispetto agli uomini, che tendono invece a fare proiezioni coraggiose. Questo approccio più audace è premiato da alcuni investitori di venture capital, che sono predisposti a investire in pochi business plan di grande successo, e cercano dunque numeri audaci.

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Strategie d’investimento finanziario: che cosa vuoi ottimizzare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

Più volte abbiamo ribadito l’importanza di avere una o più strategie per scegliere cosa comprare/vendere, quando ed in quale quantità.
Non esistono strategie migliori di altre, esistono solo strategie più adatte alla propria personalità.
In questo articolo desideriamo soffermarci su un aspetto spesso sottovalutato.
Quando andiamo a scegliere una strategia d’investimento, qual è l’aspetto che desideriamo maggiormente ottimizzare?La risposta può apparire scontata: “è ovvio che una strategia d’investimento deve massimizzare il rendimento dell’investimento”. Basandomi sulla mia esperienza diretta (circa vent’anni di studio dei mercati finanziari a diretto contatto con gli investitori di tutti i tipi), per quanto il rendimento sia importante, posso testimoniare che non è la prima cosa che un investitore medio guarda.
In genere gli investitori desiderano prima di tutto non perdere i soldi investiti. Solo in seconda battuta puntano al maggior rendimento possibile, ma solo all’interno delle opzioni che rispettano il vincolo precedente, ovvero non perdere soldi.Fin qui, niente di particolarmente strano. Anche la volontà di non perdere soldi è scontata almeno quanto la volontà di massimizzare il rendimento. La questione, però, si fa meno scontata nel momento in cui cerchiamo di andare più in profondità nel concetto di “non perdere soldi”: cosa significa esattamente? Se prendiamo l’espressione alla lettera dobbiamo escludere praticamente la quasi totalità degli investimenti finanziari. Ogni investimento finanziario implica qualche forma di rischio di perdere soldi. In finanza, purtroppo, dobbiamo sempre lavorare con lo scivoloso concetto di “probabilità”.
Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un lungo articolo sui rendimenti ed i rischi degli investimenti azionari (https://investire.aduc.it/articolo/investire+azioni+quanto+rende+quanto+si+rischia_28194.php). I dati sono molto chiari: investire in azioni, mediamente, rende molto di più che investire in obbligazioni (a breve ed a lunga scadenza), in materie prime (come l’oro) e – naturalmente – in liquidità. Tutta la questione sta in quella parolina fastidiosissima: “mediamente”.Nel “mediamente” ci sono gli anni in cui i rendimenti sono negativi (ovvero disinvestendo si otterrebbero delle perdine) e gli anni in cui ci sono guadagni.Gli anni in cui i rendimenti sono negativi non sono delle eccezioni trascurabili. In alcuni periodi storici (come gli ultimi 20 anni) mantenendo l’investimento azionario per 5 anni di fila, in un caso su due avremmo perso soldi!
Analizzando periodi più lunghi, non gestendo l’investimento attraverso una qualche forma di strategia, le probabilità di avere rendimenti negativi anche nel lungo termine (cioè in un periodo di 10 anni) sono comunque significative, nell’ordine di una probabilità su quattro!
Il compito principale di una strategia d’investimento, almeno per la grande maggioranza degli investitori, è quello di ridurre questo parametro, ovvero le probabilità di avere rendimenti negativi in archi temporali ragionevolmente ampi (5/10 anni).
Se si desidera puntare ai rendimenti attesi dei mercati azionari (sensibilmente superiori alle altre forme d’investimento finanziario) è necessario accettare il fatto che un anno si possa avere un rendimento negativo. Ciò è assolutamente ineliminabile. Non esiste alcuna strategia d’investimento che possa ridurre a zero la possibilità di avere rendimenti negativi nell’arco di un anno.In genere, gli investitori, non hanno alcun problema ad accettare questa possibilità. Ciò che invece trovano inaccettabile è investire per un congruo periodo di tempo ed avere un capitale inferiore dopo 5 o perfino 10 anni.Su queste scadenze, le strategie d’investimento possono fare la differenza. Nell’arco di 5 anni possono ridurre le probabilità di avere rendimenti negativi fino a dimezzarle. Sulle scadenze di 10 anni, le probabilità di avere rendimenti negativi, applicando strategie corrette, sulla base dei dati storici di svariati decenni, si riducono a zero (ovviamente non esiste nessuna garanzia che i prossimi anni non siano diversi da ciò che è già accaduto nella storia).Su cosa si basano queste strategie? In primo luogo, ogni strategia rivolta ad investitori non esperti dovrebbe ridurre al massimo tutti i rischi ed i costi eliminabili. Quindi non investire in singoli titoli, ma sempre in panieri di titoli che eliminino i così detti rischi specifici (ovvero il rischio che la singola azienda fallisca o attraversi particolari momenti di criticità).
Inoltre eliminare i costi inutili è fondamentale poiché in un periodo di 10 anni, i costi possono ridurre il capitale atteso a scadenza di circa un quinto! Si tratta di una differenza enorme che tende a raddoppiare la probabilità di avere rendimenti negativi sui 10 anni.
Dato per scontato, quindi, che gli strumenti azionari utilizzati siano efficienti, le strategie per ridurre il rischio così detto “sistematico” dell’azionario si basano, in genere, su uno di questi due concetti (qualche strategia li utilizza entrambi):
1. evitare di essere investiti quando i mercati azionari subiscono grandi oscillazioni negative, cioè superiori al 25%;
2. incrementare il capitale investito durante le fasi di oscillazioni negative.
Sono due strategie tendenzialmente opposte che possono però anche fondersi.
La prima strategia – in genere – si attua attraverso l’uso di indicatori di momentum, nella maggioranza dei casi medie mobili.Gli studi hanno dimostrato che per ridurre i molti falsi segnali di questi indicatori è utile utilizzare dati mensili. Alcune strategie più evolute, partendo dalla considerazione che le grandi oscillazioni negative dei mercati azionari coincidono sempre con periodi di recessione economica, uniscono indicatori di momentum sui prezzi ad indicatori di tipo macroeconomico per filtrare i dati che giungono dalle medie mobili con i dati che stimano la probabilità di entrare in recessione economica nei prossimi mesi.Evitare le grandi perdite nell’azionario è possibile, ma ovviamente ha un costo: quello di uscire e vedere il mercato riprendersi, dovendo rientrare a prezzi superiori. E’ normale che questo accada, ma il vantaggio di non stare sul mercato durante i crolli compensa abbondantemente questo costo.L’altro gruppo di strategie implica investire nell’azionario una parte più piccola di quella che valutiamo adeguata per il proprio profilo d’investitore ed aumentare l’investimento quando i mercati crollano. E’ evidente che anche questa strategia implica un “costo” anche se indiretto: investire poco in azioni per molto tempo se questo “crollo” non arriva nel periodo d’investimento considerato.Naturalmente non esiste la strategia “migliore” in assoluto, esiste quella più adatta alla propria personalità, cioè quella che è più probabile che venga poi applicata nei momenti in cui giungono i segnali di vendere oppure di acquistare.
Ciò che conta, quindi, è comprendere bene la strategia che s’intende applicare.
E’ importante che sia ragionevolmente semplice e molto ben testata sia su dati storici che simulati. Infine è auspicabile che sia basata su ricerche accademiche pubblicate su riviste scientifiche affidabili (cioè che applichino la così detta “peer review”, revisione paritaria).Appare tutto troppo complicato? L’alternativa all’utilizzo di strategie d’investimento è quello che fa la quasi totalità degli investitori: investire in modo inconsapevole sulla base di consigli interessati dei vari venditori della finanza. L’esperienza dimostra che sono molte più le delusioni che le soddisfazioni.
E’ importante che gli investitori entrino nell’ordine delle idee che oggi investire richiede necessariamente un po’ di competenza. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 giugno 2018

A cura di: Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. La crisi politica italiana ha avuto importanti conseguenze, diventando una slavina che travolge BTP e borsa italiana: lo spread, dopo aver superato quota 300bp, rientra in seguito alla formazione di un esecutivo politico a guida M5s-Lega. In assenza di un cambio di rotta da parte della politica italiana, l’Italia non può contare sulla solidarietà di altri paesi e istituzioni comunitarie come la BCE. Il quadro macroeconomico segnala un nuovo deterioramento macro in Europa, a fronte di dati USA che si confermano solidi nella creazione di posti di lavori e indicatori prospettici di crescita. I rendimenti sul decennale USA dovrebbero quindi stabilizzarsi intorno al 3%, in assenza di sorprese provenienti da prezzi delle materie prime. Il meeting della FED di inizio giugno, scontato il rialzo dei tassi d’interesse di 25 punti base, potrebbe però offrire l’indicazione di un rialzo aggiuntivo oltre a quelli già indicati (4 totali nel 2018) motivato da un’economia che viaggia su ritmi di crescita superiori al 4% sul secondo trimestre. Draghi nel corso dell’ultima riunione della BCE è riuscito a tirar fuori l’ultima colomba da un cappello di sorprese di politica monetaria ormai vuoto. La decisione di concludere il programma a fine 2018 dopo 3 mesi di acquisti da €15miliardi/mese era prevista, tuttavia, il riferimento all’unanimità della decisione del consiglio direttivo e l’enfasi riposta nel sottolineare che il primo rialzo dei tassi avverrà dopo la fine dell’estate del 2019 ha rassicurato gli investitori a reddito fisso. Sul fronte azionario manteniamo un atteggiamento prudenziale su asset europei in quanto riteniamo che le turbolenze politiche italiane debbano ancora essere tradotte in premi di rischio più elevati. Pensiamo che la fase di rafforzamento tattico del dollaro sia prossima ad esaurimento, pertanto torniamo ad avere una visione positiva sui mercati emergenti (a partire dalla Cina). Per quanto riguarda la composizione settoriale privilegiamo finanziari, energia e healthcare, e preferiamo le small cap USA alle large cap.

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Il fondo sovrano dell’Oman investe in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Sono partiti i lavori del gruppo Sigit (www.sigit.it) per creare a Torino un polo di innovazione legato al mondo dell’industria plastica; un progetto ambizioso che porterà a Torino eccellenza industriale, lavoro e sviluppo. ll Gruppo Sigit è nato a Torino nel 1966 ed in oltre 50 anni di storia si è affermato come leader europeo nell’industria di componenti plastici ed in gomma per l’Automotive e per il settore dell’elettrodomestico. Oggi Sigit è operativa in tutta Europa e vanta sedi in Italia, Polonia, Spagna, Serbia, Marocco, Romania e Russia. Dal 2015 lo shareholder principale del gruppo è Oman Investment Fund, fondo sovrano dell’Oman, che per primo ha creduto nelle potenzialità di Torino e ha scelto la città simbolo dell’automotive come sede della direzione tecnologica del gruppo.
Il progetto Sigit parte dalla riqualificazione di un edificio industriale in zona Mirafiori (Corso Orbassanno 402/15) che verrà trasformato in uno smart building di ultima generazione. L’incarico del coordinamento dello sviluppo delle fasi di progettazione sarà affidato ad architetti Under 40 tramite un concorso (www.concorsiarchibo.eu/innovationsquarecenter). L’Innovation Square Center, così il nome del progetto, sorgerà negli spazi dell’ex tipografia Mario Gros, progettata negli anni ‘50 dall’architetto Gualtiero Casalegno, e sarà fortemente ispirato dalle logiche di smartworking e dell’impresa 4.0. Il nuovo centro sarà uno spazio aperto alla collaborazione tra le persone, un luogo di confronto per aziende e industrie grazie anche alle opportunità offerte dal digitale, un hub per i giovani che vogliono sviluppare l’innovazione a Torino e un laboratorio per tutti dove sperimentare il futuro per la crescita economica e sociale del Paese.
L’intervento sull’edificio prevedrà le migliori logiche e tecnologie legate all’efficienza energetica e agli smart biuldings. Le attività di riqualificazione saranno realizzate da Ferplant, azienda torinese specializzata nella progettazione e realizzazione di interventi di riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti, che si avvarrà anche di fonti energetiche rinnovabili e di soluzioni tecniche/materiali particolarmente performanti e innovativi. Le più recenti e innovative tecnologie saranno selezionate da Ferplant anche attraverso una campagna di ricerca di aziende innovative e start up impegnate nello sviluppo di applicazioni tecnologiche per smart building.

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Medicina di genere: un investimento per il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

Ciliberto Appetecchia Boldrini LenziLa medicina di genere è la risposta a una più efficace gestione clinica delle malattie ed è potenzialmente in grado di produrre risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale. Le differenze di sesso, infatti, influiscono sull’insorgenza di molte malattie e sul loro decorso. Per ridurre il livello di errore medico, promuovere l’appropriatezza terapeutica, migliorare e personalizzare le terapie è quindi necessaria una migliore comprensione delle differenze biologiche tra maschi e femmine. Tutto questo è emerso oggi agli Istituti Regina Elena e San Gallicano di Roma durante l’incontro tra esperti nazionali sul tema. In Italia la medicina di genere comincia a diffondersi quale urgente necessità di una medicina personalizzata, proprio perché le importanti differenze biologiche e socio-culturali tra maschi e femmine influenzano il lavoro quotidiano del medico e di conseguenza dell’organizzazione sociosanitaria. Ad esempio nell’erogazione dei servizi sanitari, bisogna tenere conto del fatto che le donne, rispetto ai coetanei maschi, fanno più ricorso al medico di medicina generale e ai servizi di prevenzione, assumono più farmaci e gestiscono i problemi di salute della famiglia, rivestendo il ruolo di caregiver. Ma donne e uomini presentano differenze significative anche in termini di incidenza e progressione di molte malattie e risposta alle terapie. Le patologie del cuore, ad esempio, sono, in tutte le fasce di età, più frequenti nelle donne che negli uomini. Il 40% dei decessi femminili è dovuto a infarto e ictus. Le donne muoiono molto di più a causa delle malattie cardiovascolari che per tutti i tumori messi insieme, compreso il tumore del seno.“Anche l’osteoporosi – precisa Marialuisa Appetecchia Responsabile dell’Endocrinologia IRE e organizzatrice del convegno – è considerata una patologia tipica del sesso femminile, legata alla carenza di estrogeni dopo la menopausa. La malattia oncologica può indurre modificazioni del metabolismo osseo soprattutto a causa delle terapie antitumorali quali l’ormonoterapia e le chemioterapie con riduzione della resistenza ossea ed un conseguente aumento di fratture sia nella donna e non meno nell’uomo. Tuttavia la maggior parte dei farmaci per l’osteoporosi sono stati studiati solo sulle donne.In campo oncologico sono state descritte differenze di genere in molti tipi di tumori. Ma poco si sa sulla diversa reazione alle terapie antitumorali tra maschi e femmine e sul loro impatto nella gestione clinica della malattia. In generale però si può dire che alcuni chemio-terapici determinano una risposta migliore nelle donne che negli uomini. In altri casi, però, le donne risentono di una maggiore tossicità della terapia. Il fegato che, come si sa, ha un ruolo importante nel metabolismo dei farmaci, presenta differenze fisiologiche tra maschio e femmina. Le donne sono particolarmente sensibili al danno epatico provocato dai farmaci e sono più suscettibili alle reazioni avverse da terapie antitumorali. In più lo “smaltimento” del farmaco nelle donne – aggiunge Appetecchia – è influenzato da fattori come la menopausa, la gravidanza e le mestruazioni. La relazione tra tossicità dei farmaci anti cancro e influenze ormonali meriterebbe per questo di essere approfondita.” La Medicina di Genere ha un ruolo di rilievo anche nella valutazione del rischio sul lavoro. Infatti le soglie di esposizione a specifici rischi, chimico, fisico, biologico, ergonomico, e di sovraccarico muscolo-scheletrico, sono state finora elaborate in modalità “neutra” e sebbene siano molto cautelative, non rappresentano soglie universalmente valide, potendo variare in base al sesso, a fattori genetici e agli stili di vita. (foto: Ciliberto Appetecchia Boldrini Lenzi)

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Aggiornamento mensile sulla strategia di investimento

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

borsaA cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management.
Prosegue la tendenza macroeconomica positiva con dati robusti sull’occupazione e sulle vendite al dettaglio negli USA e ulteriore progresso dei PMI Europei. La FED e la BCE prendono atto di queste dinamiche rivedendo al rialzo le proprie stime di crescita per il 2018, mantenendo una cautela di fondo sul fronte dell’inflazione.Nessuna sorpresa sul fronte della politica monetaria: il rialzo dei FED Fund di 25 bps è stato ampiamente prezzato. Gli indici azionari si confermano solidi, sostenuti dal passaggio della riforma fiscale americana in tempi più rapidi del previsto. La stagione degli utili in America sarà interessante per osservare come gli effetti della riforma fiscale saranno incorporati nelle stime degli analisti. Nel complesso le attese sono per utili in crescita di oltre 10 punti percentuali. I mercati obbligazionari perdono smalto con correzioni di 15/20 bps nella seconda metà del mese: superata la soglia del 2.5% di rendimento sul decennale USA ci stiamo avvicinando a livelli importanti, intorno a quota 2.65%. L’euro resta forte contro dollaro, nelle vicinanze di 1.20.
Restiamo costruttivi sui mercati azionari globali, seppur con una nota di cautela. Molte buone notizie (da ultimo il passaggio della riforma fiscale) sono oramai nei prezzi e riteniamo che i mercati azionari possano subire il contraccolpo di un repricing dei mercati obbligazionari se, come crediamo, le dinamiche d’inflazione dovessero costringere le banche centrali ad accelerare, al margine, la normalizzazione dei tassi di politica monetaria. Condizione necessaria perché tale eventualità possa realizzarsi è una sorpresa inflattiva che dovrebbe giungere dagli USA a partire dalla componente salariale. Le tempistiche restano incerte con rischi in crescita nella seconda parte del 2018, anche se non è da escludere una sorpresa nel primo trimestre. Tale scenario ci induce a ridurre significativamente la durata finanziaria della componente obbligazionaria del portafoglio.
Sul comparto azionario manteniamo l’esposizione complessiva, facendo però attenzione al mix settoriale: preferiamo banche e titoli ciclici in generale (meno sensibili al rialzo dei rendimenti obbligazionari) piuttosto che azioni difensive, telecom e utilities. Sul comparto IT resta un punto interrogativo: sentiment positivo, posizionamento degli investitori e valutazioni sopra le medie storiche lasciano propendere per un giudizio negativo, allo stesso tempo capacità di creazione di utili aziendali (con flussi di cassa fortemente positivi) e tema secolare di crescita non possono essere facilmente ignorati. (foto: LAURENT-RAMSE)

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Scuola Pubblica: Italia al 30° posto in Europa per investimento in istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneL’Italia è tra i paesi europei che ha diminuito maggiormente i propri investimenti in istruzione. È quanto emerge dal brief report “La scuola non chiude” che WeWorld – Organizzazione non Governativa che da oltre vent’anni si occupa di difendere i diritti di bambini, bambine e donne a rischio in Italia e nel Sud del Mondo – pubblica oggi in occasione dell’ultimo giorno di scuola. Qui di seguito il link al Brief Report: https://www.weworld.it/pubblicazioni/2017/Brief-Report-3/. Il report, analizzando l’impegno economico del Governo italiano in materia di istruzione, e gli effetti che esso provoca sui ragazzi, fotografa una situazione nazionale critica con gli investimenti previsti che non sono, in volume, ancora sufficienti a far prevedere un miglioramento, nonostante l’interruzione degli anni 2014-2017 dei tagli di fondi e delle risorse dedicati a istruzione, università e ricerca.Nel 2015 la spesa pubblica in educazione del nostro paese (come percentuale del PIL) è stata solo del 4%, contro il 7,5% dell’Islanda, il 7% della Danimarca, il 6,5% della Svezia e il 6,4% del Belgio. Paesi con condizione simile alla nostra, con percentuali addirittura inferiori o uguali, sono la Romania (3,1%), l’Irlanda (3,7%), la Bulgaria (4%) e la Spagna (4,1%) [fonte: Eurostat 2017].Anche se si considera il dato della spesa per l’educazione come percentuale della spesa pubblica totale, il quadro non migliora. L’Italia si colloca, infatti, al 30° posto della classifica – dopo di noi solo la Grecia – con una spesa per l’istruzione pari al 7,9% del totale, a fronte della media europea del 10,3%. Il nostro investimento è ancora distante dall’impegno che hanno preso Paesi come l’Islanda (17,4%) e la Svizzera (17,2%), ma anche di paesi come l’Estonia (15,1%) o la Polonia (12,6%) [fonte: Eurostat 2017]Se si osserva il dato della distribuzione della spesa pubblica per funzione, si può notare che l’Italia spende molto di più in protezione sociale che in istruzione: il 42,6% della spesa pubblica contro il 7,9% [fonte: Istat 2015]. Partendo dai dati della spesa pubblica italiana – con un focus sull’educazione – e paragonandoli con quella degli altri Paesi europei, il rapporto di WeWorld Onlus sottolinea la stretta connessione tra la spesa destinata all’istruzione e il fenomeno della povertà educativa. Nonostante la povertà, soprattutto quella assoluta, minacci il presente e il futuro di oltre 1 milione di bambine, bambini e adolescenti italiani e considerate le notevoli differenze regionali, la percentuale di abbandono precoce degli studi nel 2016 è scesa al 13,8%.In Italia, la quota dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 16 anni che rischiano di abbandonare gli studi prima della conclusione del ciclo scolastico obbligatorio è molto alta: parliamo di oltre 600.000 studenti. A questi dobbiamo aggiungere gli oltre 2,2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non si formano e non lavorano (Neets) che rappresentano il 24,3% della relativa popolazione, con una incidenza più elevata tra le donne rispetto agli uomini.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

camera deputati2Roma, 5 giugno 2017 – ore 9.00 Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati via di Campo Marzio 78 convegno “Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT – Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. L’esperienza di Senior Italia FederAnziani”. La crisi economica che il Paese sta vivendo e la conseguente riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, diritto sancito dalla Costituzione, inducono a considerare l’investimento in innovazione tecnologica una delle possibili soluzioni per risolvere l’impasse.
Gli “over 65” assorbono circa il 68% delle spese del Servizio Sanitario per la gestione delle cronicità: il costo sanitario medio di un anziano cronico è pari a 4 volte quello pro-capite medio. Senior Italia FederAziani ha attivato un progetto pilota per la realizzazione di una piattaforma informatica che possa mettere in rete Centri Anziani, Policlinici Universitari e Medici di Medicina Generale semplificando l’accesso alla prevenzione e riducendo considerevolmente i costi per l’assistenza primaria.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

montecitorio

Roma 5 giugno 2017 – ore 9.00 Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati via di Campo Marzio 78 convegno “Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT – Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. L’esperienza di Senior Italia FederAnziani”, che si svolgerà il prossimo 5 giugno a Roma presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. La crisi economica che il Paese sta vivendo e la conseguente riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, diritto sancito dalla Costituzione, inducono a considerare l’investimento in innovazione tecnologica una delle possibili soluzioni per risolvere l’impasse. Gli “over 65” assorbono circa il 68% delle spese del Servizio Sanitario per la gestione delle cronicità: il costo sanitario medio di un anziano cronico è pari a 4 volte quello pro-capite medio. Senior Italia FederAziani ha attivato un progetto pilota per la realizzazione di una piattaforma informatica che possa mettere in rete Centri Anziani, Policlinici Universitari e Medici di Medicina Generale semplificando l’accesso alla prevenzione e riducendo considerevolmente i costi per l’assistenza primaria.

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