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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘investire’

Investire nella locazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

Il patrimonio residenziale è la ricchezza di un Paese. Oltre a un valore (per l’Italia) di oltre 5mila miliardi di euro, il sistema casa muove quasi il venti per cento del Pil. La grande corsa alla proprietà individuale che ha creato milioni di piccoli proprietari sta rallentando da tempo e si affacciano nuove tendenze. Nei quattro anni precedenti Sidief ha analizzato, attraverso la promozione di varie ricerche, queste trasformazioni. Dalla casa-taxi che introduceva nel dibattito il tema della casa da usare per brevi periodi, alle domande nuove dei giovani o dei lavoratori immigrati. È emersa una importante domanda di case realizzate per la locazione, stimata in 2,6 milioni di persone, sul modello europeo, dove esistono grandi investitori con patrimoni residenziali progettati e gestiti in modo industriale. Questi sono alcuni dei dati emersi oggi a Roma nel corso del seminario di studio ” Investire nella locazione – Limiti e opportunità” organizzato da Sidief e Banca d’Italia.Negli ultimi tre anni l’esplosione della locazione breve ad uso turistico ha introdotto una nuova tipologia di domanda che rende sempre più problematica la situazione di chi cerca una casa per lavoro o studio. Il seminario, promosso da Sidief e Banca d’Italia presenta i numeri di questo fenomeno. Se c’è una domanda, c’è anche una offerta. In Europa i grandi investitori immobiliari da diversi anni si concentrano sulle nuove forme di residenzialità e ne fanno un asset class importante. Per il solo 2019 sono attesi circa 90 miliardi di investimenti, di cui quasi nulla in Italia. Occorre lavorare per attirare questi investitori e creare un mercato domestico di imprese che investano nella locazione residenziale.I lavori sono stati aperti da Daniele Franco, Vice Direttore Generale di Banca d’Italia. È intervenuto Mario Breglia, presidente di Sidief, sul tema “La casa in Italia. Un quadro d’insieme” cui è seguito Luigi Cannari, Vice Capo Dipartimento Economia e statistica di Banca d’Italia su “Proprietà e affitto in una società che cambia”. Successivamente Fabrizio Di Lazzaro, Professore Ordinario di Economia Aziendale LUISS GUIDO CARLI e Consigliere SIDIEF si è focalizzato su “I limiti e le proposte operative” mentre Carola Giuseppetti, Consigliere e Direttore Generale SIDIEF, su “Le opportunità per il mercato e per l’industria immobiliare”. È seguita una tavola rotonda di commento con la partecipazione di Daniele Barbieri, Segretario Generale del SUNIA, Marco Daviddi, Partner EY, Mediterranean Leader Transaction Advisory Services, Filippo Delle Piane, Vice Presidente di ANCE, Paola Del Monte, Chief Business Development Officer di CDP INVESTIMENTI SGR, Andrea Mucchietto, Senior Associate Student Housing & Living di Hines Italy, Silvia Rovere, Presidente di ASSOIMMOBILIARE, Giorgio Spaziani Testa, Presidente di CONFEDILIZIA. A moderare i lavori è stato Luigi Donato, Capo Dipartimento Immobili e Appalti di Banca d’Italia. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Piccialli, Presidente Consiglio di Sorveglianza di Sidief.

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Guerra commerciale USA-Cina: come investire?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Lignano Sabbiadoro (UD) La guerra dei dazi esplosa fra Stati Uniti e Cina, e che, probabilmente, a nessuno dei due contendenti conviene vincere al punto da “schiantare” l’avversario, sta pesantemente influenzando le prospettive economiche generali e gli andamenti delle borse mondiali. L’Europa e gli altri Paesi sono costretti ad agire da comprimari con danni per qualcuno (l’Europa) e, forse, vantaggi per qualcun altro (India e Paesi emergenti). A parlare di questo scenario, durante la seconda puntata della nona edizione di Economia sotto l’ombrellone svoltasi al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Investire al tempo dei dazi”, sono stati il consulente finanziario e private banker Mario Fumei, il responsabile Private Udine e Pordenone di Banca Monte dei Paschi di Siena, Vincenzo Marotta e il consigliere delegato di Copernico Sim, Gianluca Scelzo, moderati dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.Nel corso dell’incontro i relatori hanno cercato di analizzare quali potranno essere gli sviluppi e i rischi futuri, provando a dare qualche indicazione di scenario utile a orientare gli investimenti nei prossimi anni, fermo restando il fatto che in un mondo economico-finanziario che si fa di giorno in giorno più complesso, rimane fondamentale evitare il “fai da te” e il trading quotidiano in autonomia, con il quale tanti italiani si stanno facendo male, e affidarsi agli esperti per la gestione dei propri portafogli.
«L’Italia – ha sostenuto Fumei – sta vivendo un periodo di relativa tranquillità sul fronte dello spread, ma l’impressione è che ciò accada perché al momento i rischi finanziari nel mondo sono altri e, quindi, gli operatori si siano concentrati su altre questioni. Il serio rischio, però, è che quando i nodi della prossima finanziaria verranno al pettine e il forte squilibrio della nostra economia si evidenzierà nuovamente, lo spread possa tornare a salire notevolmente. L’Europa, dal canto suo, in questa battaglia economica finanziaria mondiale ha le armi spuntate perché ha già i tassi negativi e non ha una velocità di decisione e la politica unitaria che possono mettere in campo Washington e Pechino. Tuttavia – ha continuato – le aziende europee quotate oggi sono sottostimate rispetto a quelle americane e, quindi, sull’azionario forse oggi vale la pena di investire in Europa. Inoltre, bisogna stare attenti, perché negli Usa c’è il rischio di una possibile esplosione di una bolla del debito dovuta al fatto che molte aziende negli anni scorsi hanno riacquistato azioni proprie a debito. In questa situazione – ha concluso –, gli italiani sono investitori che non amano il rischio, ma l’obbligazionario non rende, l’immobiliare nemmeno, se non in rasi casi, rimangono, quindi, l’azionario, soprattutto di alcune aree, e le materie prime. Premesso che è sempre meglio affidarsi agli esperti, suggerirei di guardare con attenzione a piani di accumulo sui mercati emergenti dove oggi si concentra il 70% della crescita mondiale».
Secondo Marotta, il prossimo passaggio europeo con l’assunzione delle rispettive cariche di Ursula von der Leyen (presidenza della Commissione Europea) e Cristine Lagarde (Bce) potrebbe portare a un nuovo e più deciso interventismo europeo in economia e a una forte azione di mediazione fra i due grandi contendenti Cina e Usa. «In questo momento – ha, poi, spiegato – circa il 70% degli asset obbligazionari planetari danno rendimento negativo a 10 anni e i titoli italiani sono fra i pochi che danno ancora un minimo rendimento positivo. Certamente, oggi, non paga lasciare i soldi in conto e bisogna trovare soluzioni alternative di investimento. Penso che si debba guardare con interesse al Giappone che, avendo una dinamica demografica simile a quella italiana, ha fatto importanti riforme e oggi ha un’economia che sta uscendo da lunghi anni di crisi. Certamente, c’è, poi, bisogno che gli italiani, se vogliono avere rendimenti, si abituino a rischiare, con prudenza, un pochino di più e, allora, i piccoli Paesi emergenti, come Vietnam, Indonesia, ecc., (che prenderanno beneficio dallo spostamento delle aziende occidentali e, in particolare, Usa che stanno lasciando la Cina), possono essere interessanti».«In Europa – ha detto senza mezzi termini, Scelzo – siamo talmente impegnati a litigare fra un Paese e l’altro, sui migranti e sui confini, che non ci accorgiamo che l’economia va avanti e noi, tutti insieme, stiamo rimanendo indietro. L’Europa dovrebbe essere uno Stato, ma in realtà è composta da tanti Stati con idee completamente diverse e non ha fatto nessuna riforma strutturale seria negli ultimi vent’anni. Continuando così, conteremo sempre meno a livello globale. Gli Usa, invece, oltre a rischiare una bolla del debito, sono di nuovo in una pericolosa bolla immobiliare, con i valori immobiliari che salgono ininterrottamente da 11 anni come mai prima nella storia. Lo spread italiano è tranquillo, ma è solo apparenza perché, comunque, ciascun italiano, neonati e centenari compresi, ha 39mila euro di debito pubblico sulle spalle e, prima poi, questo nodo la cui soluzione continuiamo a rimandare, dovrà necessariamente venire al pettine. In questa situazione, investire non è una scelta facile. Personalmente – ha continuato il consigliere delegato di Copernico Sim –, vista la demografia estremamente negativa del nostro Paese e le tasse di successione così basse che dovranno essere, prima o poi, necessariamente alzate considerevolmente, eviterei l’immobiliare ovunque in Italia tranne che a Milano centro e nei centri delle quattro/cinque città turisticamente più attraenti. Per investire, penserei a una forte diversificazione, ragionando bene sugli obiettivi e i tempi che si hanno a disposizione, ma in linea di massima al momento punterei sui Paesi emergenti e su alcuni beni e settori rifugio, come l’oro, ma non fisico quanto piuttosto in gestito da investitori professionali, o come il settore farmaceutico».
Com’è nata la guerra dei dazi tra USA e Cina – Tutto prende il via con la crescita, in rallentamento, ma ancora inarrestabile, dell’economia cinese le cui principali 129 aziende, per la prima volta secondo l’indice Forbes, hanno superato per capitalizzazione totale le prime 121 aziende americane, e dalla politica, solo apparentemente dolce, della Cina che negli ultimi decenni con un’azione sotterranea e silenziosa sta cercando di conquistare i gangli vitali dei Paesi economicamente sviluppati e non. Una predominanza economica che, probabilmente nei prossimi decenni, sarà sostenuta dal fatto che la Cina possiede oltre un terzo del debito pubblico americano, è il Paese di gran lunga più ricco delle preziosissime “terre rare” e con i suoi 1,3 miliardi di abitanti ha una forza vitale e propulsiva sconosciuta a tutti gli altri. Uno strapotere al quale Trump sta tentando di reagire con i dazi per salvaguardare il primato economico Usa, ma ottenendo spesso effetti scarsi o controproducenti e pesantissime e immediate contro-reazioni cinesi come la netta svalutazione dello Renminbi (noto anche come Yuan) di ieri (la prima dopo 11 Anni). Fatto che potrebbe portare a una progressiva svalutazione del dollaro e a possibili effetti sull’Euro. Nel complesso un intricato insieme di provvedimenti e reazioni economico-politiche che rendono sempre più difficile per gli operatori finanziari decifrare il possibile equilibrio internazionale futuro e, quindi, anche gli andamenti economici e borsistici.
La nona edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi ed ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG. Main sponsor: Greenway Group; sponsor: Ombrellificio Ramberti, IS Copy Trieste, Dvs, Glp, Confindustria Udine, Zulu Medical, RealComm e Karmasec; sponsor tecnici: Fondazione Villa Russiz, Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno e Hotel Ristorante President.

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Facciamo crescere la filantropia per investire nel bene comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Italo NTV, KPMG, UniCredit Foundation e Pedersoli Studio Legale si uniscono al collegio partecipanti della Fondazione Italia Sociale, portando a 21 il numero di importanti enti del mondo profit e non profit ad aver accolto l’ambiziosa mission di rinnovamento e sviluppo promossa dalla Fondazione.Ad oggi, partecipano alla Fondazione aziende italiane e multinazionali, università, banche, fondazioni culturali e sociali, editori, studi professionali, società di consulenza internazionali.Per sostenere i propri progetti, la Fondazione ha promosso, nel maggio 2019, la nascita del Fondo Filantropico Italiano, uno strumento per rendere la filantropia sempre più solida e strategica, in grado di farsi carico di una funzione civica, con sempre più persone protagoniste attive di una rete di solidarietà fluida ed efficace.
Lo stesso 23 luglio, la Fondazione ha deliberato la cooptazione di Ferruccio De Bortoli nel comitato di gestione del Fondo Filantropico Italiano, riconoscendone la sensibilità e le competenze in ambito non profit, comprovate con la presidenza di Vidas – ente di assistenza ai pazienti inguaribili – e con il costante impegno a diffondere la cultura dei diritti e della solidarietà.Il Fondo Filantropico Italiano è un’entità autonoma, costituita in forma di fondazione di partecipazione, dedicata al fundraising tra reti di aziende e privati e alla gestione di progetti operativi su scala nazionale, pensati per rispondere a bisogni sociali diffusi, generare occupazione ed essere auto-sostenibili nel lungo periodo.Il Fondo verrà alimentato da iniziative di corporate crowdfunding e da una lotteria filantropica, e svolgerà, inoltre, una funzione di advisoring sia per i privati che vogliono fare donazioni filantropiche sia per le istituzioni pubbliche che si impegnano in progetti sociali.

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Woodco investe sui giovani e guarda al Medio Oriente

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

Woodco investe nel ricambio generazionale e punta sui mercati mediorientali per valorizzare il design italiano e la sua interpretazione attraverso il legno.Un’azienda in movimento che investe nel proprio futuro: quello di Woodco è un ritratto dinamico e in continua evoluzione, oggi più che mai. L’azienda trentina di pavimenti in legno, attore primario nel mercato italiano del parquet, dopo aver rinnovato la propria immagine con una nuova sede istituzionale e una nuova brand identity punta ora ad allargare i propri orizzonti investendo innanzitutto sulla sua squadra.“Stiamo attraversando volutamente un cambiamento generazionale – spiega Gian Luca Vialardi, Direttore Generale Woodco – perché vogliamo garantire all’azienda un futuro e una continuità nella visione imprenditoriale. Nel nostro organico abbiamo recentemente inserito nuovo personale giovane in ogni ambito: dal reparto tecnico all’amministrazione, dalla logistica agli uffici commerciali. La crescita richiede formazione e la formazione richiede tempo e dedizione: tutti aspetti su cui riteniamo sia assolutamente strategico investire”.Nuovi inserimenti saranno previsti anche per il 2019-2020: la crescita complessiva del “prodotto parquet” nel 2018, d’altronde, ha segnato per Woodco un significativo aumento dei volumi rispetto al 2017, consentendo all’azienda di continuare ad accrescere la propria squadra. Merito di alcune nuove collezioni centrate, frutto di una ricerca abitativa che indaga il binomio design-benessere, e di nuovi sbocchi commerciali particolarmente proficui. La recente partecipazione a Project Qatar, avvenuta in collaborazione con Trentino Sviluppo, ha confermato infatti l’interesse dell’azienda per l’internazionalizzazione e in particolare per i mercati mediorientali, sempre più protagonisti di eventi di rilevanza globale – i mondiali di calcio del 2022, ad esempio, si terranno proprio in Qatar – e pertanto inclini a grandi investimenti infrastrutturali.
“Oltre a nuove collaborazioni ed opportunità commerciali – commenta Gian Luca Vialardi – il nostro avvicinamento al mercato del Medio Oriente, iniziato negli scorsi anni, ci ha fatto comprendere quanto il design italiano e le sue interpretazioni attraverso il legno siano fortemente apprezzate e ricercate all’estero. A Trento abbiamo l’abitudine di considerare il legno come un immancabile compagno della nostra quotidianità: il riconoscimento internazionale non è altro che un ulteriore incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro nell’esplorazione delle infinite possibilità di questa nobile materia prima, affinché tutti possano godere del suo fascino intramontabile”.

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Istat/Bankitalia: italiani non si fidano ad investire

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

Secondo l’indagine di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il loro reddito disponibile.”Dati negativi. Troppe luci ed ombre in questi dati. Il mattone continua ad essere la principale forma di investimento delle famiglie, metà della loro ricchezza lorda, ma dal 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è sceso. Il calo dei prezzi delle case ha determinato una contrazione della ricchezza abitativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto poi che aumenti il peso dei depositi dal 10% al 13%, a scapito di azioni, dal 12 al 10%, e titoli, crollati dall’8 al 3%, significa che gli italiani non si fidano ancora ad investire e preferiscono tenere fermi i loro risparmi in attesa di tempi migliori” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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Castelli: “Italia torna ad investire in Ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

“206 posti in più rispetto al piano attuato dal Governo precedente. A differenza di quanto qualcuno ama raccontare, questo è veramente un esecutivo che intende cambiare, in positivo, il Paese, attraverso un costante gioco di squadra. Lo facciamo anche investendo in ricerca”.
“Con il Decreto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, infatti, diamo esecuzione ad una previsione della Legge di Bilancio, tornando, dopo molti anni, ad assumere oltre il normale turn over. Un’opportunità che si è concretizzata grazie al fatto che dal Ministero dell’Economia ci siamo immediatamente attivati per renderla possibile, Questa è una bella occasione per tanti giovani”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Decreto relativo al Piano straordinario di 1.511 assunzioni per ricercatori universitari.

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Investire sulle ecoindustrie per creare lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

I dati ISTAT sul valore generato dalle ecoindustrie sono molto chiari ed evidenziano, per il 2017, una crescita dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un mercato da circa 36 miliardi di euro correnti (il 2,3% del valore complessivo dell’economia del Paese).Come messo in risalto dai numeri, questo settore si presenta come estremamente propizio per creare nuove opportunità di sviluppo, specie per un Paese come il nostro dal riconosciuto valore paesaggistico e ambientale. A foraggiare ulteriormente le ragioni per le quali sarebbe opportuno investire in questo ambito c’è poi il dato culturale. Non va dimenticato infatti, che oggi più che mai serve dar vita a dei percorsi formativi che indirizzino la cittadinanza verso un consumo consapevole e quindi attento alla salubrità’ e alla genuinità dei prodotti.Come Soggetto Giuridico siamo assolutamente convinti dell’urgenza di intraprendere la strada “verde”; ed è per questo che invitiamo le istituzioni a tener conto, non solo delle volontà dei tanti cittadini che vogliono una vita sana, ma anche dei numeri con i quali si pongono in evidenza le occasioni offerte da questo straordinario mercato.

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Investire nell’agricoltura?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Sì ma con approcci innovativi che permettano a tutti di avere accesso ai finanziamenti. È quanto hanno concordato i capi di Stato e di Governo dei 177 membri del Fondo Internazionale per l’Agricoltura (IFAD) riuniti ieri e oggi a Roma.
Approcci innovativi servono infatti nelle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo dove ad oggi ancora vivono le popolazioni più povere del pianeta. “Innovazione rurale e spirito imprenditoriale” è stato il titolo di questo 42esimo Consiglio dei Governatori IFAD, con l’obiettivo di approfondire come investimenti in tecnologia, innovazione e sviluppo della piccola impresa possano aiutare a superare la sfida globale collegata alla diffusione di fame e povertà nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo.“I piccoli agricoltori hanno un immenso bisogno di ricevere finanziamenti – ha detto il presidente IFAD Gilbert F.Houngbo – le stime sono di duecento miliardi di dollari in Africa subsahariana, Asia meridionale e del Sud-Est, America Latina. E con queste parole il presidente Houngbo ha lanciato nella mattinata il Fondo Agri-Business Capital (ABC), nato proprio per facilitare l’accesso ai finanziamenti alle piccole imprese agricole fino ad oggi tagliate fuori per diversi motivi dagli investimenti privati. Un modo per permettere loro di sviluppare business e creare nuovi posti di lavoro tra le popolazioni rurali più povere, in particolare per i giovani.Il Fondo, di carattere indipendente, è stato lanciato congiuntamente da IFAD, Commissione Europea, Gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), governo del Lussemburgo e Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA).
E se “l’IFAD resta un punto di riferimento in un mondo in continuo combiamento”, come ha spiegato il presidente del Fondo Internazionale per l’Agricoltura, ciò non toglie che si debba pensare a degli aggiustamenti che aiutino a rispondere alle necessità delle popolazioni ai margini. “L’innovazione è fondamentale – ha concluso Houngbo – grazie ad essa l’IFAD proseguirà ad investire nelle popolazioni rurali e a fare quindi la sua parte nel porre fine a povertà e fame”.Di innovazione e modalità per facilitare l’accesso agli investimenti ha parlato anche la delegazione dei popoli indigeni, riunitasi martedì e mercoledì scorso all’IFAD per il 4° Forum dei popoli indigeni. Il Forum è all’apice di un processo di discussione che va oramai avanti da otto anni e che vede queste popolazioni dialogare tra di loro e con i Capi di Stato e Governo a proposito dei loro diritti e competenze.Il tema dell’innovazione nei partenariati è stato affrontato durante un panel di discussione sulle modalità con cui sfamare una popolazione in continua crescita in un mondo che possiede risorse limitate.A parlarne, la presidente della Fondazione EAT, Gunhild Stordalen, che ha presentato il recente rapporto “Eat-LancetCommission”: “tutti devono essere invitati al tavolo – ha spiegato Stordalen – abbiamo bisogno di nuovi modi per coinvolgere gli abitanti delle zone rurali, dare loro la possibilità di accedere a capitali e mercati equi, permettere la condivisione di saperi”. E ha quindi concluso: “sono felice di vedere come l’IFAD assuma un ruolo di guida nell’affrontare quest’agenda e nel trovare soluzioni per fare in modo che ciò accada”.Un ruolo che l’IFAD porterà avanti, anche se con qualche aggiustamento, ha ricordato il presidente Houngbo concludendo i lavori della giornata: “l’IFAD non vacillerà nella sua missione – ha infatti detto – ciò nonostante dobbiamo mostrare lo stesso coraggio di innovare che hanno mostrato i nostri relatori. L’obiettivo ultimo del Fondo Internazionale per l’Agricoltura è di investire sulle donne e sugli uomini delle zone rurali povere per far sì che la povertà venga sconfitta”.
Il Consiglio dei Governatori ha dato il benvenuto alla Polonia quale nuovo Stato membro IFAD, portando a 177 i paesi del Fondo Internazionale per l’Agricoltura.

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Il PE vuole investire di più nelle generazioni future

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Strasburgo Dibattito: martedì 15 gennaio Votazione: mercoledì 16 gennaio. La commissione parlamentare per l’occupazione propone di aumentare il finanziamento dell’ESF+ nel budget 2021-2027 del 19% circa rispetto alla proposta della Commissione europea: da circa 89,6 miliardi di euro a circa 106,8 miliardi di euro (prezzi 2018), di cui 105,7 miliardi di euro saranno gestiti congiuntamente dall’UE e dagli Stati membri.I deputati vogliono vedere più risorse dedicate all’inserimento professionale dei giovani e garantire pari opportunità per i bambini a rischio di povertà o esclusione sociale.Il Fondo sociale europeo investe nei cittadini da oltre 60 anni. Contribuisce all’inclusione sociale, alle opportunità di lavoro, alla lotta contro la povertà, all’istruzione, alle competenze e all’inserimento professionale dei giovani, nonché a migliori condizioni di vita, alla salute e a società più eque. I singoli progetti e programmi devono contribuire a migliorare la coesione economica, sociale e territoriale.

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“Investire sulle infrastrutture idriche del nostro Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Significa non solo garantire a tutti accesso universale all’acqua, ma anche stimolare la crescita economica in termini di occupazione e ricchezza prodotta e migliorare la qualità ambientale”. Lo ha detto oggi Alessandro Marangoni, coordinatore di Top Utility e Water Strategy, il think tank sull’idrico italiano, nel suo intervento al convegno su “Infrastrutture idriche, un patrimonio da valorizzare” che si è tenuto a Bologna Fiere nell’ambito di AccadueO.“A differenza di quanto avviene in altri Paesi, il dibattito in Italia è focalizzato da oltre un decennio sulla contrapposizione pubblico-privato, quando dovrebbe concentrarsi sui problemi veri che sottopongono il nostro Paese a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia UE per i ritardi nella depurazione e nelle fognature. Per colmare i nostri ritardi occorre investire in manutenzione, nuovi impianti e reti, considerando che oltre un quarto delle infrastrutture ha più di 50 anni. Dobbiamo alimentare quel trend crescente di investimenti innescato dall’avvio della regolazione indipendente, da quando l’Autorità ha preso la competenza sul sistema idrico”. L’economista, citando i dati sulle utility idriche, ha ricordato che sulla scia della regolazione dell’Authority negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa degli investimenti: solo per le maggiori 30 imprese, gli investimenti nel settore valgono lo 0,1% del PIL; nel Nord Italia se ne sono registrati nel 2017 quasi 600 milioni di euro (+15,7% sull’anno precedente), meglio ancora nel Centro Italia, dove si sono avuti i livelli più alti rispetto al valore della produzione (32%) e anche le aziende del Meridione hanno fatto segnare investimenti in linea con quelli delle imprese del Nord.Negli ultimi anni le utility idriche hanno tuttavia già cambiato le proprie strategie, avviando un processo di trasformazione, in particolare di M&A, ben dimostrato dai dati del Top Utility: i migliori risultati sono quelli delle aziende di maggiori dimensioni, che risultano più efficienti ed efficaci nell’erogazione dei servizi. Lo confermano anche i dati sulle performance in termini di perdite di rete, che sono migliori proprio tra le utility con le dimensioni maggiori.Dalla discussione è emerso tra l’altro che il problema italiano, vista anche la assai diffusa presenza di soci pubblici, non è quello di contrapporre governance pubblica o privata, ma di saper gestire impianti e reti in maniera efficiente, in modo tale da assicurare da un lato sicurezza ai cittadini nelle forniture anche nei periodi più siccitosi, e dall’altro alle aziende di investire sugli asset per non perdere, tra l’altro, quasi il 40% del fatturato a causa di perdite di rete.

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Economia sotto l’ombrellone. Investire in tempi di incertezza: cautela, non panico

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (Udine) L’incertezza domina sui mercati, in particolare su quello italiano, per cui per i risparmiatori è fondamentale affidarsi a persone esperte e fare attenzione alle modalità di investimento prescelte. Nel dettaglio, gli esperti consigliano di utilizzare piani d’accumulo o switch programmati, e diversificare i propri investimenti non solo per tipologia, facendo un mix adeguato di strumenti prudenti e strumenti più “aggressivi”, ma anche per area geografiche, settori economici e valute di riferimento degli asset su cui si investe. In particolare, nel prossimo periodo sembrano interessanti l’azionario, soprattutto europeo, legato alle materie prime, all’immobiliare, le aziende che hanno flussi di cassa abbastanza costanti e pagano dividendi discreti, i mercati emergenti in particolare asiatici e, fra qualche tempo, l’oro se dovesse in questi mesi subire un ulteriore discesa. Bisognerà, invece, fare più attenzione ai titoli più volatili e alle obbligazioni, soprattutto a lungo termine, visto un probabile periodo di rialzo dei tassi a livello mondiale.
Nel corso dell’incontro i relatori hanno anche affrontato nel dettaglio la situazione italiana, dove l’incertezza sulle decisioni di politica economica del nuovo governo ha avuto come conseguenza un, ancora contenuto, aumento dello spread, un significativo calo di Piazza Affari e ingenti vendite sui titoli di Stato italiani.
Per Fumei: «I proclami fatti finora, l’idea che spread sia stato inventato dai cattivi o da un complotto internazionale e la continua campagna elettorale, hanno una forte incidenza sull’andamento attuale e potenziale del nostro mercato borsistico. Per fortuna, però, l’Italia è un grande Paese, con grandi imprenditori capaci di lavorare fra i marosi creati dalla politica, per cui sul nostro Paese rimango positivo anche se mi aspetto per i prossimi mesi un andamento della nostra borsa e di quelle europee in stile ottovolante, per cui sarà necessario prestare molta attenzione a come ci si muove». «Lo stock del debito pubblico nazionale – ha osservato Balconi –, seppur altissimo, negli ultimi tre anni è calato e ha visto aumentare la sua durata media, il che è positivo.
«L’aspetto dei controlli e della mancanza di conflitti di interessi da parte di chi propone gli investimenti – è fondamentale – ha sottolineato Fumei – e per questo la nuova Mifid 2 è molto importante perché introduce una maggior trasparenza. Bisogna, però che gli italiani da un lato si informino un po’ di più sui temi finanziari, dall’altro che quando investono, prima di decidere come farlo, si rivolgano a più consulenti e li mettano in concorrenza fra loro analizzando attentamente le diverse proposte, esattamente come fanno fra i vari commercianti quando decidono di comprare un’automobile o una lavatrice». In conclusione, i relatori hanno affrontato i cambiamenti generati nel mondo finanziario dalla digitalizzazione sia nell’operatività quotidiana, sia per la prospettiva di nuovi lavori che sta generando nel mondo della finanza. (in abstract)
L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Investire nelle persone, nella cultura e nell’istruzione è fondamentale per il futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 Mag 2018

Le città e le regioni rispecchiano la diversità culturale dell’Europa e sono nella posizione migliore per trasformare il patrimonio culturale europeo in una risorsa strategica – è quanto hanno sottolineato i leader locali e regionali nel corso di un dibattito con Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport. Navracsics, che ha preso la parola durante la sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni, ha ricordato che il rafforzamento di un’identità europea comune e la promozione della coesione sociale ed economica figurano tra gli obiettivi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 e costituiscono le condizioni per costruire l’Europa di domani.Nella proposta della Commissione in merito al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, le azioni esistenti a sostegno della cultura e della creatività europee saranno integrate in un nuovo programma Europa creativa, con un lieve aumento del bilancio. La Commissione propone inoltre di raddoppiare il bilancio per il programma Erasmus+ e di potenziare il corpo europeo di solidarietà. Questi strumenti sono inclusi nel nuovo polo destinato a investire nelle persone, nella coesione sociale e nei valori, con una dotazione complessiva di 139,5 miliardi di euro.
Il Presidente del Comitato europeo delle regioni, Karl Heinz Lambertz , ha dichiarato: “La cultura e l’istruzione devono contribuire a rafforzare il senso di appartenenza all’UE e il patrimonio culturale dev’essere considerato una risorsa strategica per l’Europa. Investire di più nel “soft power”, tra cui i giovani, l’istruzione e la cultura, è una garanzia di maggiore solidarietà e il miglior antidoto al rischio di disintegrazione della nostra comune identità europea. Queste priorità devono essere integrate nei diversi programmi del prossimo bilancio dell’UE”.Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha confermato che, per sfruttare lo slancio generato dall’Anno europeo del patrimonio culturale, la prossima settimana la Commissione europea presenterà delle nuove proposte sullo spazio europeo dell’istruzione e sull’istruzione e la cura precoci dei bambini, nonché una nuova strategia per la gioventù dell’UE e una nuova agenda europea per la cultura.

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Le 5 innovazioni tecnologiche che rivoluzioneranno il 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

polo tecnologico1Milano (MI) 3 gennaio 2018– Il 2018 è appena all’inizio, ma si sta già delineando come l’anno che scombinerà le carte in gioco nella tecnologia. Tra le tendenze tecnologiche su ci si aspettano grandi novità nel prossimo anno, Cisco ne indica 5, da tenere d’occhio e su cui investire.
1. Mettere i dati al lavoro. Le aziende oggi raccolgono più dati di quanto un cervello umano potrebbe elaborare in una vita (spesso anche considerando più persone). Per questo Cisco realizzato soluzioni basate sull’apprendimento automatico per raccogliere e analizzare i dati, da qualsiasi luogo. Tutto per aiutare i propri clienti a fare le cose al meglio. Qualche esempio? Le banche possono individuare e risolvere i problemi con le loro app mobile prima di chiamare gli utenti. I musei possono vedere quali attrazioni vengono visitate più frequentemente. E l’elenco può continuare. Nel 2018 molti altri nuovi esempi daranno prova del limite a cui l’immaginazione umana può tendere.
2. Re-inventare il funzionamento delle reti.Nel corso degli ultimi 30 anni, le reti hanno funzionato più o meno allo stesso modo. Per gestirle era necessario un esercito IT che programmasse manualmente le reti. Ora non più: nel 2018 amministrare le reti non sarà più manuale, perché le reti intuitive saranno in grado di programmarsi da sole. Il passaggio da manuale ad automatico è già a buon punto, nelle nostre reti. Pensando alla rete come un’auto, fino ad ora per procedere doveva esserci qualcuno al volante. Ma una rete intuitiva è come un’automobile a guida autonoma. Una volta definita la destinazione, l’auto sa come arrivare. È necessario allestire la rete in un nuovo edificio? La rete configurerà automaticamente le macchine e le collegherà nel modo giusto. In millisecondi, non più in ore, senza che nessuno debba spostarsi o farlo manualmente.
3. Assistenti virtuali automatizzati. Oggi, agli assistenti virtuali si chiede di mostrare le previsioni del tempo, o le indicazioni stradali. Il punto è che bisogna chiederlo. Ma se non lo facessimo? Nel 2018, gli assistenti virtuali saranno abbastanza intelligenti da capire ciò di cui le persone hanno bisogno prima che gli venga comunicato. Per esempio, entrando in una sala riunioni ‘intelligente’, la smart room è in grado di comprendere dal cellulare chi è entrato nella stanza. Dopodiché lo strumento di videconferenza interagisce con l’agenda dei presenti e avvia la riunione, perfettamente puntuale. La stanza inoltre si accorge che sono entrate poche persone e alza la
temperatura di un paio di gradi, per rendere la permanenza più confortevole. Così è possibile concentrarsi sulla riunione, senza perdere tempo a cercare un maglione. Questo è il potere degli
assistenti automatici: tutti dispositivi e i sensori che parlano tra loro in background per far accadere le cose giuste al momento giusto. Sembra fantascienza, ma è già una realtà. E nel 2018 sarà ancora più diffusa.
4. Dieci, cento, mille cloud. Non si tratta più di cloud al singolare. Si tratta di accedere a dati e applicazioni su qualsiasi cloud, di volta in volta quello che funziona meglio. E di poterli spostare a
piacimento. In tutta sicurezza.Chi preferisce un cloud privato nel proprio Data Center. Chi preferisce un cloud pubblico. Qualsiasi cloud. Oppure anche un mix di varie soluzioni. Ora è possibile gestire
e proteggere i dati ovunque, indipendentemente dall’utilizzo di un cloud o di un centinaio di cloud.
Il 2018 sarà l’anno in cui i dati saranno memorizzati ovunque si desidera. Sarà possibile adottare un cloud privato nel data center. Oppure optare per i cloud pubblici di Microsoft, Amazon e Google. Ma
anche fare un misto di tutte le opzioni. Più ampia è la scelta, meglio è. Perché i dati saranno protetti, gestiti e orchestrati in modo efficace, indipendentemente dal fatto che si stia usando un cloud o un centinaio di cloud.
5. Sicurezza integrata in tutto Non si tratta di ‘sicurezza su tutto’ o ‘sicurezza ovunque’. La parolina ‘embedded’ che sta in mezzo è davvero importante. Nel 2018, sarà possibile integrare la sicurezza in tutto ciò che si fa. Le soluzioni di cybersecurity osservano il comportamento delle persone o delle cose, imparano i modelli, e ricevono o inviano avvisi se si verificano dei cambiamenti. Questo aiuta le aziende a rilevare violazioni della sicurezza prima che si verifichino. O almeno a rispondere più rapidamente. “Osservandole con attenzione, queste tendenze sono tutte strettamente correlate tra loro,” conclude Degradi. “Non vanno pensate come tendenze separate. Sono una piattaforma digitale, che può essere la base per migliorare un po’ tutto. Le aziende che vogliono prosperare nell’era digitale sono quelle che le padroneggeranno tutte e cinque.”

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Investire nella Robotica&Automazione: la tecnologia che cambia le nostre vite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

MassimoSianoCommento di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities: La robotica e l’automazione stanno rapidamente rivoluzionando ogni aspetto del nostro lavoro e della nostra vita. I progressi tecnologici hanno reso i robot in grado di realizzare compiti estremamente sofisticati e delicati e di lavorare fianco a fianco con gli umani per accrescere la produttività. Nel contempo, i loro costi sono in fase di diminuzione.Il settore della robotica e automazione dovrebbe registrare una crescita nel lungo termine con l’incremento della domanda per usi sia industriali che di consumo. Il principale settore ad adottare robot continuerà a essere quello della produzione manifatturiera.I fattori chiave di questo megatrend della robotica e automazione non sono difficili da capire. Ci troviamo infatti davanti a numerose sfide importanti, dall’invecchiamento della popolazione, all’inquinamento, alla scarsità delle risorse. La robotica e l‘automazione promettono di affrontare molti di questi problemi, consentendo miglioramenti sulla produttività che rafforzeranno il progresso umano per molti anni.L’interesse per la gamma di ETP tecnologici di ETF Securities ha registrato un’accelerazione nel corso di quest’anno: gli AUM dei nostri ETF su sicurezza informatica e robotica&automazione sono aumentati del 233% e del 184% rispettivamente nel 2017 (dati all’8 giugno 2017), segnando 12 settimane consecutive di afflussi.Siamo orgogliosi di disporre di questi prodotti innovativi e di renderli accessibili agli investitori in Italia. Riteniamo che nel lungo periodo l’esposizione ai megatrend della robotica e della sicurezza informatica potrà permettere di ottenere performance elevate perché questi due settori sono parte di una rivoluzione enorme. A maggio, i ricavi nel settore tecnologico americano hanno superato le attese e l’84% delle compagnie che operano nel campo tecnologico, uno dei più forti all’interno dello S&P 500, ha fatto meglio di quanto si potesse prevedere (dati FactSet, Earnings Insight, giugno 2017).Il ROBO Global® Robotics and Automation ETF di ETF Securities, lanciato a ottobre 2014 in partnership con ROBO-GLOBAL® ha visto afflussi per 272 milioni di dollari americani nel 2017 e l’AUM ha superato la soglia dei 537 milioni di dollari americani. Il prodotto è stato il primo ETF in Europa sull’industria globale della robotica&automazione, offrendo agli investitori accesso semplice, liquido ed economico al megatrend in rapida evoluzione della robotica. Il mercato della robotica e automazione a livello globale varrà oltre 1.2 trilioni di dollari americani entro il 2025 (dati Myria Research, The Chief Robotics Officer, gennaio 2015).
ETF Securities nel 2015 ha poi lanciato, in partnership con ISE ETF Ventures, il primo ETF in Europa sulla sicurezza informatica, l’ETFS ISE Cyber Security GO UCITS ETF. Il prodotto fornisce accesso a un paniere diversificato globale di società focalizzate sulla sicurezza informatica, suddivise per capitalizzazione sub-industry, di Paese e di mercato. I recenti attacchi informatici ransomware hanno fortemente aumentato l’attenzione verso il settore della sicurezza informatica e l’AUM dell’ETF è pari in questo momento a 257 milioni di dollari americani. Secondo le stime, fra il 2017 e il 2021 verrà speso un trilione di dollari americani in prodotti e servizi di sicurezza informatica (dati cybersecurity Ventures, Cybersecurity Market Report, febbraio 2017). (foto: MassimoSiano)

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L’ambasciatore israeliano Sachs: “L’Italia è un Paese dove investire

Posted by fidest press agency su domenica, 7 Mag 2017

equitalia1Un Paese che vanta “una solida capacità industriale, accademica, e soprattutto un buon grado di sicurezza”, in uno contesto globale minacciato dal fenomeno del terrorismo. Ma c’è ancora molto da lavorare perché tra gli investitori israeliani si diffonda una percezione dell’Italia, così come avvertita da Ofer Sachs, ambasciatore di Israele in Italia da settembre scorso, protagonista, ieri sera a Roma, di un incontro con gli studenti del Collegio universitario dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro Pozzani”.
“L’Italia – dice – è veramente un bel Paese dove lavorare insieme. Sfortunatamente la maggior parte degli imprenditori israeliani va negli Stati Uniti, in molti casi nel Regno Unito oppure in Cina o in India. Negli ultimi anni sono stati questi i principali motori dell’industria tecnologica israeliana”. Ma la partita non è chiusa. Anzi, assicura Sachs, “è sicuramente parte della mia missione far cambiare idea agli imprenditori del mio Paese”. Per il giovane diplomatico (45 anni, di cui gli ultimi cinque trascorsi a Bruxelles come rappresentante delle relazioni economiche di Israele con la Ue), è necessario implementare il dialogo e lo scambio commerciale tra l’Italia e Israele.
Punto di forza del nostro Paese, più volte rimarcato dall’ambasciatore, il grado di sicurezza nello scacchiere internazionale. “Penso che l’Italia debba andare molto fiera di avere al suo interno una situazione di forte sicurezza. E un chiaro messaggio per chi vorrebbe danneggiarla”.

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Investire per i figli: oltre metà degli italiani sceglierebbe ancora una casa

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 Mag 2017

soldi e casaNegli italiani resta forte l’idea della casa come il bene più prezioso in cui investire se si dovesse pensare di lasciare qualcosa ai propri figli. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, secondo cui il 51,7% degli italiani sceglierebbe un immobile se avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi. Rispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia però a vacillare: nel 2006, infatti, aveva indicato la casa oltre il 60% degli intervistati.Non si teme la fuga di cervelli: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare per i propri figli lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero. “Se dovessi pensare in che cosa investire per consolidare il patrimonio dei tuoi figli, cosa sceglieresti?”: chi non ha indicato la casa come risposta a questa domanda ha scelto in maniera meno decisa le altre soluzioni proposte, ossia attività di business, polizze vita, fondi di investimento e prodotti finanziari, oro e diamanti.Oltre il 43% di chi non ha scelto la casa, lo ha fatto perché crede sia un bene troppo costoso da mantenere; circa il 32% perché non sa dove metteranno radici i propri figli; il 9% perché non può permetterselo e circa il 3% per timore che, in caso di futuro divorzio, l’immobile finisca al loro partner.

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Investire nelle cosiddette terre rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

MILAN, Italy/PRNewswire/ Grazie alle terre rare, possiamo dire che la vita degli esseri umani sia cambiata drasticamente. I metalli strategici consentono l’integrazione negli smartphone di touch screen, diffusori acustici di dimensioni minime e microfoni potenti, display con colori intensi, motori elettrici di dimensioni ridotte, ma più efficienti, per le automobili, nonché la realizzazione di pannelli solari e pale eoliche in grado di fornire maggiori prestazioni.L’utilizzo di metalli strategici, come il neodimio, il disprosio o il terbio, permette di migliorare le prestazioni e la potenza, nonché di ridurre le dimensioni dei prodotti e conferire alle leghe una resistenza estrema.
Di conseguenza, nell’ambito dell’industria Hi-Tech questi metalli strategici sono diventati insostituibili e, dato che scarseggiano a causa di svariati motivi, tra cui i problemi di natura geopolitica e di estrazione sostenibile, sono al centro dell’attenzione degli investitori.A oggi, la Cina ha prodotto il 95% delle terre rare, ma ha iniziato a tagliare il flusso delle esportazioni di questi metalli. Per questo motivo, l’intero ammontare delle scorte di materiali disponibili al di fuori della Cina attira l’attenzione degli industriali.
A questo punto ci poniamo la seguente domanda: come possiamo accedere a questi metalli? Una delle principali società di investimento specializzate nelle terre rare è la MTL Index; questa multinazionale offre ai suoi clienti la possibilità di investire in queste scorte di metalli critici, il cui ammontare è tra i più consistenti in Europa.
MTL Index assiste i suoi clienti nel corso della procedura di acquisto dei metalli strategici più critici, al fine di creare un portafoglio in grado di generare un elevato rendimento in caso di una sua liquidazione a medio termine (3 anni).Il consiglio degli specialisti è che sia arrivato il momento di investire in questi metalli, in quanto si tratta di beni materiali stoccati nella prospettiva di una messa in vendita, il cui prezzo non dipende né dalle valute né dalle banche.Uno di questi metalli è già stato oggetto nel 2011 di un aumento del prezzo pari a oltre il 400%. La situazione del mercato interno cinese, il maggiore consumatore di terre rare, a causa delle emergenze nell’ambito dell’ambiente, della lotta al mercato nero e dell’aumento dei costi di estrazione, non promette nulla di buono per quanto riguarda la fornitura di terre rare al mondo occidentale. Pertanto si prevede che l’industria avrà bisogno di quantità di materiale superiore a quelle prodotte. Considerando che attualmente non sono stati scoperti materiali alternativi, riteniamo che nel corso dei prossimi anni i prezzi aumenteranno significativamente.

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Investire negli U.S.A.

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2016

arturo meglioGli Stati Uniti rappresentano una meta assai ambita dagli investitori italiani, che ogni anno cercano di sviluppare il proprio business impiegando i propri capitali in uno dei 50 Stati dell’unione. Ma quale tra questi è il più attrattivo per i capitali stranieri? Secondo gli esperti del settore il South Carolina, grazie a una politica economica e fiscale che ha favorito l’ingresso di capitali stranieri nel proprio mercato, oltre allo speciale programma “South Carolina Landing Pad” ideato dalle locali istituzioni governative per attrarre capitali stranieri, è diventato uno degli stati americani preferiti dagli investitori stranieri e dalle aziende di tutto il mondo, in un mercato, quello statunitense, che storicamente occupa una posizione di leadership a livello mondiale per i nuovi investimenti delle imprese. Tra il 2014 e il 2015, le esportazioni dello Stato sono aumentate infatti del 4,18%, e hanno raggiunto ben 195 Paesi nel mondo. Una situazione così favorevole da attrarre anche 80 aziende italiane, in cui lavorano oltre 2500 addetti americani, in grado di generare un giro d’affari che nel 2015 ha sfiorato i 200 milioni di dollari.Per non far svanire il sogno americano e godere dei vantaggi che il South Carolina offre, gli avvocati Giampaolo Salsi e Arturo Meglio, partner della sede milanese dello studio legale K&L Gates ed esperti in ambito societario e nella internazionalizzazione delle imprese, danno alcuni suggerimenti per affrontare al meglio il processo di ingresso nello Stato americano: “I vantaggi nell’investire nel South Carolina sono molteplici e concreti, ma è bene cautelarsi per non incorrere in problemi e complicazioni, sia dal punto di vista burocratico, sia da quello finanziario. Innanzitutto è bene scegliere di appoggiarsi a professionisti che conoscono in modo approfondito la realtà del mercato locale e di quello statunitense, un apporto senza il quale si rischia d’incorrere in problematiche di complessa gestione se non affrontate in via preventiva. In secondo luogo è raccomandabile mettersi in contatto con le istituzioni locali deputate a sviluppare gli investimenti dall’estero come la‎ CRDA, la Charleston Regional Development Alliance, che possono mettere a disposizione esperienza e relazioni sviluppati in loco. Mai dimenticare inoltre di studiare l’operazione nel suo complesso, sotto tutti i punti di vista, per valutarne le varie possibili conseguenze. Infine è consigliabile prendere contatto con istituti bancari scelti dopo un’attenta valutazione, che siano in grado di fornire supporto all’operazione in loco”.A confermare l’interesse delle aziende per il South Carolina i dati diffusi dal South Carolina Department of Commerce confermano che negli ultimi 5 anni lo Stato ha calamitato oltre 89 milioni di dollari in investimenti dal Bel Paese, creando ben 384 nuovi posti di lavoro, riuscendo a essere nominato per la quarta volta nell’ultimo lustro come lo Stato in cui sono stati creati più posti di lavoro per milioni di abitanti grazie all’ingresso di aziende straniere. Sul territorio si sono stabilite infatti ben 80 aziende italiane, tra cui importanti imprese come Ansaldo STS USA, Bonomi North America, Cole Vision Corp, Lenscrafters Inc e Miracle Ear, che sono in grado di dar lavoro a oltre 2500 addetti americani, generando un giro di affari che ha sfiorato nel 2015 i 200 milioni di dollari.Per favorire ulteriormente l’afflusso di capitali stranieri nel proprio territorio, il South Carolina Department of Commerce ha creato un articolato programma ad hoc, il “South Carolina Landing Pad”, pensato appositamente per assistere le imprese che vogliono internazionalizzarsi stabilendosi per la prima volta negli Stati Uniti. Lavorare in affiancamento con gli esperti della camera Giampaolo Salsidi commercio, rende possibile una riduzione dei tempi d’inserimento nel mercato del South Carolina e l’abbattimento delle preoccupazioni e dei dubbi legati all’ingresso in un mercato così vasto e potenzialmente sconfinato. Attraverso questo programma le aziende saranno guidate nel reperire quei servizi necessari all’avvio del business in terra straniera a prezzi vantaggiosi, come il reclutamento della forza lavoro, un’efficace guida sulle normative e i regolamenti applicabili, nonché sulla relativa tassazione e la traduzione di testi e importanti documenti ufficiali. Ma perché scegliere proprio il South Carolina? Ad oggi più di 1200 imprese straniere si sono stabilite qui per beneficiare del mercato dello Stato in continua espansione e del chiaro e vantaggioso sistema fiscale. Ma non è tutto: una delle ragioni principali di questa grande attrattività risiede nel fatto che il South Carolina è strategicamente posizionato tra New York e Miami, offrendo così grandi vantaggi nei trasporti su tutta la East Coast statunitense. Basti pensare che alcune delle più grandi aziende mondiali chiamano ‘casa’ il South Carolina, come ad esempio marchi multinazionali del calibro di BMW, Michelin, Adidas, Mercedes-Benz, Volvoe FujiFilm. Come se non bastasse la città di Charleston è stata insignita del titolo di World’s Best City dal magazine Travel & Leisure lo scorso giugno, a dimostrazione di un’altissima qualità della vita.Un pensiero condiviso da tutti gli esperti del settore, le cui ragioni sono confermate anche dai numeri dell’export del South Carolina, in costante crescita sotto tutti i punti di vista. Tra il 2014 e il 2015 le esportazioni dello Stato sono aumentate infatti del 4,18% verso 195 Paesi nel mondo, con particolare riferimento al settore di automobili, pneumatici, fibre sintetiche, cuscinetti, parti meccaniche e tosa erba. Una tendenza favorita anche dalle grandi potenzialità del porto di Charleston, il 9° per capacità commerciali negli USA, che, oltre ad essere cresciuto del 4% nei flussi mercantili negli ultimi 12 mesi, offre una linea diretta con i maggiori porti italiani come Napoli, Genova e Gioia Tauro, ma anche con quelli europei come Valencia, Southampton, Le Havre e Rotterdam. Tra i prodotti maggiormente esportati verso l’Italia ci sono i macchinari industriali, la pasta di legno, la carta, i metalli preziosi e le materie plastiche. (foto: arturo meglio, Giampaolo Salsi)

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Perché investire in Europa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Mag 2016

aziende1Da un punto di vista politico la confusione è grande e, sotto molti aspetti, le imprese non hanno vita facile. Comunque, le cose vanno così da anni. Le aziende buone – e ce ne sono tante in Europa – hanno capito che non possono contare sull’aiuto dei loro governi e devono quindi essere artefici del loro destino.
Noi facciamo lo stesso assumendo posizioni lunghe e corte. Invece di lasciare che i nostri profitti dipendano dai rialzi di mercato o dalla crescita economica, studiamo i fondamentali per identificare i titoli azionari che presentano anomalie di valutazione. Ce ne sono tantissimi. Il flusso delle nostre idee di investimento si arricchisce costantemente di strategie formulate per seguire le tendenze in atto. Le masse in gestione investite secondo questi tipi di strategie sono talmente imponenti che le tendenze interessate finiscono invariabilmente per esprimere valutazioni non sostenibili. Prima o poi tutti quelli che sfruttano una tendenza si ritrovano nella stessa posizione, con il risultato che le fonti di liquidità necessarie per alimentare la tendenza stessa inevitabilmente si prosciugano. Dopo tale sfruttamento intensivo la tendenza si affievolisce, per poi manifestare un’inversione piuttosto violenta, e per chi si trova dalla parte sbagliata di queste rotazioni improvvise sono dolori.
Nel 2015 la maggior parte dei gestori rialzisti (long-only) attivi ha sovraperformato nello stesso modo, cioè sovrappesando e sottopesando i medesimi settori; in particolare, questi gestori hanno evitato energia e materie prime per concentrarsi sulle società a media capitalizzazione e sulle azioni “di crescita” (growth). Sulle azioni di crescita il consenso era così schiacciante che tutte le notizie negative (o anche solo equilibrate) che potevano mettere in dubbio i multipli ai quali questi titoli passavano di mano venivano ignorate. D’altro canto, le indicazioni di un lento ritorno alla normalità o anche di un leggero miglioramento in aree in cui gli investitori avevano posizioni corte – materie prime e settori collegati – non erano neppure prese in considerazione.
Nella parte finale del 2015 qualche incerto segnale sembrava indicare che i prezzi delle materie prime fossero prossimi ai minimi. Tuttavia, a conferma della tendenza a prediligere in maniera acritica convinzioni radicate, il mercato non ha prestato attenzione. Analogamente, i rialzi delle azioni di Rio Tinto, Anglo American e Glencore sono stati attribuiti “semplicemente” alle ricoperture di scoperto; ma gli acquisti sono acquisti, anche se servono solo a coprire posizioni corte. Le valutazioni nei settori oil & gas e minerario erano cadute a un livello tale che – ad eccezione dei casi di fallimento – erano pronte per una rapida ascesa. Il prezzo dei minerali ferrosi è risalito notevolmente quest’anno, al pari di quello del rame, con importanti implicazioni per le azioni delle società minerarie, che scontavano previsioni di una persistenza delle quotazioni dei metalli ai minimi registrati nel 2015.
Quali altre tendenze sono sul punto di cedere? La riluttanza a riconoscere che le cose stanno migliorando per le impopolari azioni minerarie fa il paio con la scarsa disponibilità ad accettare che i fondamentali delle imprese edili del Regno Unito hanno cominciato a indebolirsi.È ovvio che gli immobili di pregio nel centro di Londra difficilmente perderanno in tempi brevi il fascino che li rende particolarmente appetibili, ma i prezzi degli appartamenti nuovi nelle zone periferiche sono diventati irrealistici. Inoltre, dalla fine dell’anno scorso gli investitori esteri manifestano sempre meno interesse a comprare immobili “sulla carta”. Alcuni acquirenti si stanno svincolando da consistenti impegni finanziari, anche perdendo la caparra. Inutile a dirsi, gli apologeti cercano tutti gli appigli possibili per negare che i prezzi delle case siano aumentati troppo. Non intendo affermare che i prezzi stiano per crollare; ci sono forti incentivi finanziari e remore psicologiche fra gli operatori a scongiurare questa evenienza, ma il numero delle operazioni diminuirà. Presumibilmente, le imprese edili preferiranno tenere gli appartamenti invenduti anziché svenderli; ma se da un lato le possibilità di vendere in tempi brevi a prezzi inflazionati diminuiscono, dall’altro i costruttori non potranno non ultimare i progetti già avviati. Tutti i cantieri aperti saranno portati a termine, incrementando l’offerta. Perciò, a causa dell’effetto congiunto dell’aumento dei costi e del calo dei volumi di vendita, i bilanci delle imprese edili del Regno Unito, che una volta erano floridi, dovranno per forza di cose indebolirsi. Ripeto: non prevedo un crollo, ma un calo precipitoso dei volumi di vendita può essere ugualmente deleterio per queste società, anche se i prezzi restano invariati.
Comunque, se le prospettive per l’edilizia del Regno Unito cominciano a deteriorarsi, quelle per l’Irlanda sono molto più incoraggianti. Il settore immobiliare irlandese si trova ora nella stessa posizione in cui si trovava quello del Regno Unito nel 2010, anno in cui la disoccupazione era elevata, nessuno costruiva e nessuno voleva (o poteva) cambiare casa. Il mutare di queste condizioni spianò la strada a una fase di grande prosperità per le imprese edili britanniche. Il settore immobiliare irlandese sembra sul punto di entrare in una fase analoga. I due Paesi hanno una cultura dell’abitare simile ma si trovano in fasi diverse del ciclo economico e immobiliare. Una posizione scoperta nel settore immobiliare di Londra e un investimento in quello di Dublino sembra una scelta intelligente. L’unica impresa edile irlandese quotata è Cairn Homes. I suoi concorrenti quotati in borsa sono falliti tutti quando c’è stato il crollo dell’edilizia in Irlanda, dando a quest’ultima la possibilità di acquistare terreni in zone di prestigio di Dublino a prezzi pari ad appena un terzo dei livelli raggiunti quando il mercato era agli apici.Cairn è solo una parte di un percorso intrapreso “seguendo il sole”. Per anni la ripresa nel Regno Unito è stata più sostenuta che nel resto d’Europa. Oggi, però, sembra che siamo arrivati al punto in cui i Paesi che hanno avuto le recessioni peggiori – e che quindi devono recuperare di più – evidenziano i segnali di una crescita più rapida. Uno è l’Irlanda e l’altro è la Spagna.
In Spagna abbiamo investito in Mediaset España. Analogamente a quanto accaduto ad alcuni dei migliori titoli azionari britannici negli ultimi anni, la società ha avuto una “buona recessione”. Il mercato della pubblicità televisiva in Spagna ha subito una contrazione del 40% dal picco raggiunto prima della crisi, con una riduzione da cinque a due del numero di grandi operatori presenti sul mercato. Una delle reti commerciali minori, Cuatro, è stata acquisita da Mediaset; un’altra, la Sexta, è ora di proprietà di Antena 3; la TV pubblica TVE, che tendeva a vendere spazi pubblicitari senza fare troppa attenzione ai prezzi, facendoli andare giù, non è più autorizzata ad accettare pubblicità. Tale cambiamento – e l’eliminazione di due concorrenti – ha trasformato il mercato pubblicitario spagnolo, rafforzando tutt’a un tratto il potere negoziale di Mediaset. Inoltre, il mercato televisivo spagnolo è particolarmente interessante. La siesta pomeridiana, quando molti spagnoli ritornano a casa per il pranzo, fa sì che in Spagna ci siano due fasce di massimo ascolto. Inoltre, l’idea che la televisione sia avviata verso un declino terminale per via di YouTube è un’assurdità. In Spagna la fruizione della TV “lineare” è addirittura in aumento. Si aggiunga a questo la capacità di Mediaset España di produrre contenuti, cosa che la solleva dall’onere di pagare cifre esorbitanti per le produzioni di terzi, e si può concludere che tutti i ricavi pubblicitari in più accresceranno direttamente i profitti della società. Gli investitori del Regno Unito hanno ottenuto ottimi risultati con ITV negli ultimi anni; riteniamo che Mediaset España sarà la prossima ITV per gli investitori (se non anche per i telespettatori).
Prendiamo le banche. Le aspettative di un calo dei tassi di interesse a lungo termine hanno appiattito la curva dei rendimenti, eliminando profitti da una delle principali attività delle banche. Per realizzare un utile dall’erogazione di credito le banche hanno bisogno di una curva dei rendimenti ripida. Inoltre, il carry trade sui titoli di Stato, che una volta consentiva di guadagnare, è scomparso. Nel 2011 gli istituti di credito dell’Europa meridionale si finanziavano presso la BCE a tassi irrisori per acquistare titoli di Stato a 10 anni che rendevano circa il 7%. Questa era un’operazione sicura e redditizia. Ora i rendimenti delle obbligazioni decennali negli stessi Paesi sono scesi all’1,5% e la BCE ha annunciato che comincerà ad acquistare obbligazioni societarie di emittenti non finanziari. Questa può essere una buona notizia per chi ha bisogno di finanziamenti ma non per le banche, che vedono erodersi i margini di un’altra delle loro attività.Anche se le loro fonti di reddito si riducono, i politici e i regolatori stanno costringendo le banche a rafforzare ulteriormente i mezzi propri per proteggersi da un’eventuale crisi del settore. Le conseguenze per il rendimento del capitale degli istituti di credito sono estremamente negative. A nostro avviso è chiaro che le banche sono diventate preda dei politici, che le usano per stabilizzare il sistema finanziario e per far arrivare all’economia “reale” tutto il denaro possibile. Secondo noi diverse banche europee sono sopravvalutate. Non c’è però, al momento, alcun trading direzionale contro il settore. Negli investimenti la tendenza è tua amica, finché dura. (by Paul Casson, Manager del Pan-European Aboslute Return Fund)

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Pictet Asset Management: al via il nuovo comparto Pictet- Robotics

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

robot chirurgicoPictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, pioniere negli investimenti tematici, annuncia il lancio di Pictet-Robotics, uno dei primi fondi nel suo genere a investire in robotica e tecnologie di intelligenza artificiale.Il fondo azionario punta su un settore che nel prossimo decennio dovrebbe crescere a un ritmo quattro volte superiore a quello dell’economia globale.1
Il portafoglio avrà un’esposizione su 3 segmenti globali: l’automazione industriale (produzione, logistica e stampanti 3 D), le applicazioni per il consumatore e servizi professionali (domotica, medicina, sicurezza) e le aziende che forniscono tecnologie per permettere ai robots di percepire l’ambiente in cui si trovano (lettori, sensori, sistemi di visione).La gestione di Pictet-Robotics è stata affidata a Karen Kharmandarian, Senior Investment Manager, Thematic Equities. Kharmandarian che vanta oltre 20 anni di esperienza nella gestione di portafogli specializzati nella tecnologia, è coadiuvato da un team composto da altri 3 gestori di provata esperienza.
Robotics è l’ultimo nato della famiglia di prodotti tematici di Pictet Asset Management, che comprende già, fra gli altri, fondi specializzati in comunicazioni digitali, sicurezza, sanità, acqua, risorse forestali, agricoltura ed energie pulite. Le strategie tematiche consentono agli investitori di sfruttare i trend socio-economici di lungo periodo che ridefiniscono il mondo in cui viviamo.I progressi in campo informatico come il cloud computing e la comparsa di nuovi potenti microprocessori stanno rivoluzionando la robotica e le tecnologie di automazione, ormai uscite dalla fabbrica per entrare nella nostra vita quotidiana.I moderni dispositivi robotici sono dotati di una straordinaria capacità di sentire, raccogliere, elaborare e mettere in pratica le informazioni dando prova di abilità, versatilità e cognizione.Nell’ambito dei servizi e della sicurezza si utilizzano robot in grado di riconoscere i cambiamenti di espressione facciale e tono di voce; nel settore sanitario, sofisticati robot assistono già i chirurghi in operazioni complesse; nei trasporti si progettano auto senza guidatore con tecnologie Smart Sensor.“Per decenni i robot sono stati utilizzati nelle fabbriche per l’automazione di compiti pericolosi, faticosi o noiosi. Oggi, nel contesto di una spinta all’innovazione senza precedenti, i robot stanno diventando indispensabili nella nostra vita lavorativa e privata. Le società attive nel campo della robotica godranno di una forte crescita legata a questa profonda trasformazione.”, afferma Karen Kharmandarian, il gestore del fondo.

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