Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘investire’

Investire sul futuro: l’Italia alla sfida del Next Generation EU

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

5 luglio 2021 dalle 17.00 alle 18.30 in streaming. Che cosa rappresenta per il nostro Paese l’opportunità del Next Generation EU? Quali sfide ci attendono a seguito dell’approvazione del PNRR? Questi alcuni tra gli argomenti della tavola rotonda che avrà luogo il 5 luglio 2021 durante l’Open Lesson che inaugurerà il Master Management Politico della 24ORE Business School. L’evento sarà aperto al pubblico. Aprirà i lavori Maurizio Santacroce, Amministratore Delegato della 24ORE Business School, che interverrà per sottolineare l’importanza strategica e il grande valore che la formazione rappresenta in questo contesto storico per dare slancio al nostro Paese. Ospiti d’eccezione il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Giuseppe Laterza, Presidente della casa editrice omonima, moderati dall’editorialista e direttore del master Dino Pesole. Al termine degli incontri sarà previsto un momento di Q&A.

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Assegno unico: Stato continua ad investire per il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Roma “C’è un bel risultato, a cui abbiamo lavorato molto come MoVimento 5 Stelle, che vi voglio raccontare. Oggi, con un Decreto “ponte”, approda in Consiglio dei Ministri, la prima parte dell’Assegno unico. I lavoratori autonomi e gli incapienti saranno, infatti, i primi destinatari di una riforma storica che entrerà a regime da gennaio 2022, e che segna un radicale cambio di paradigma, mettendo al centro i figli. Lo Stato torna ad investire sul futuro, ed in politiche per giovani e famiglia. Per i prossimi sei mesi, infatti, le famiglie che non beneficiano degli assegni familiari, e con figli da 0 a 18 anni, potranno accedere ad un assegno “semplificato”. Questo in modo transitorio, proprio per allargare la platea di chi già oggi è destinatario di misure analoghe. L’obiettivo dell’Assegno unico universale, che finalizzeremo nei prossimi mesi e su cui c’è stata sostanziale convergenza da parte di tutte le forze politiche, è quello di dare un aiuto concreto a tutte le famiglie con figli, e in particolare alle giovani coppie. La legge delega approvata dal Parlamento, ha previsto che venga erogato a partire dal settimo mese di gravidanza fino alla maggiore età del figlio e poi fino ai 21 anni per motivi di studio. Con una misura che non sarà soggetta a tassazione, e sarà compatibile con il Reddito di cittadinanza e le ulteriori misure erogate da Regioni, Province e Comuni, diamo un aiuto concreto alle famiglie e a chi, una famiglia, la vuole creare. Cercando così di invertire quel calo demografico che da troppo tempo registriamo nel nostro Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Investire in infrastrutture in un mondo post-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior – Ricerca globale e Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments. Il Covid-19 ha profondamente cambiato l’idea stessa di investimento sostenibile in infrastrutture. Conseguentemente, i mercati dei capitali hanno registrato un livello record di emissioni di social bond per la raccolta di fondi destinati a questi progetti. Morningstar stima che i patrimoni dei fondi sostenibili europei abbiano superato per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari: solo nel terzo trimestre del 2020 hanno raccolto più di 50 miliardi di euro. Prima della pandemia, di norma l’investimento sostenibile si concentrava per lo più sull’ambiente e sulle strategie di mitigazione del cambiamento climatico. Infatti, negli ultimi anni per quanto riguarda la loro performance ESG (fattori ambientali, sociali e di governance) le aziende e le altre organizzazioni hanno posto notevole enfasi sul primo di questi tre fattori.Ora, invece, l’investimento finalizzato a ottenere risultati sociali più vantaggiosi o più equi è diventato prioritario. È improbabile che questa spinta si attenui alla fine della pandemia. Gli investitori prendono sempre più coscienza del fatto che gli investimenti in infrastrutture hanno conseguenze a lungo termine sulle comunità e che, in ultima analisi, l’integrazione dei fattori ESG non è solo uno strumento di contenimento del rischio, ma una fonte di rendimento e un’opportunità per creare ulteriore valore generando risultati positivi.L’idea che investire in infrastrutture possa giovare all’ambiente e/o arginare l’impatto del cambiamento climatico non è nuova. La novità è che la pandemia ha modificato alcune delle dinamiche in quest’area.Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, le restrizioni ai viaggi, il calo dell’attività industriale e il rallentamento della produzione di energia elettrica durante la pandemia hanno fatto diminuire le emissioni globali fino al 7% nel 2020. È probabile che questo effetto proseguirà anche nel 2021. In tutto il mondo sono già stati imposti nuovi lockdown e potrebbero essere necessari diversi anni prima che la domanda in settori come quello dei viaggi aerei ritorni sui livelli precedenti alla pandemia.Nonostante ciò, l’anidride carbonica nell’atmosfera continua ad aumentare. Ciò dimostra che, pur essendo utili per ridurre le emissioni globali, le misure imposte durante la pandemia sono ancora ben lontane da quanto gli scienziati stimano sia necessario.Intanto, il rallentamento dell’attività aziendale nel 2020 ha comportato anche un netto calo dei prezzi dei combustibili fossili e, con il ritorno alla crescita delle economie è possibile che l’espansione possa essere sostenuta dai prezzi più contenuti del petrolio e del gas, con un conseguente incremento delle emissioni. Inoltre, nonostante l’aumento esponenziale della produzione di energie rinnovabili, queste ultime nel 2018 hanno rappresentato solo il 18% del consumo finale lordo dell’UE e i risultati per quanto riguarda i trasporti e il riscaldamento/raffreddamento sono stati particolarmente deludenti.Ciò mette in evidenza la necessità di moltiplicare gli sforzi per evitare che la ripresa economica si traduca in un nuovo incremento delle emissioni.La fase post-pandemia offrirà probabilmente l’opportunità di incrementare gli investimenti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici: l’UE, ad esempio, ha comunicato che l’ambiente sarà al centro dei suoi piani per la ripresa economica post-Covid, mentre il Regno Unito ha recentemente annunciato proposte più ambiziose per raggiungere i suoi obiettivi in materia di emissioni. Le politiche “verdi” non si limitano a ridurre le emissioni, ma favoriscono anche gli investimenti in grado di creare posti di lavoro nei settori manifatturiero, edilizio e delle piccole e medie imprese, oltre a far risparmiare denaro ai consumatori.Negli Stati Uniti, il neopresidente Joe Biden ha dichiarato che il paese aderirà nuovamente all’Accordo di Parigi, e diversi stati americani hanno già fissato l’obiettivo di portare la quota delle energie rinnovabili ad almeno il 50% entro la fine del decennio.Non vi sono segnali di un possibile allentamento degli ambiziosi obiettivi climatici fissati dai governi di tutto il mondo prima della crisi causata dal Covid-19, il che depone a favore del futuro dell’investimento sostenibile. Un esempio è il supporto fornito all’idrogeno verde da parte dei governi. L’idrogeno è considerato la soluzione tecnologica pulita per la decarbonizzazione di alcuni settori dell’economia, come i trasporti, ma finora ha incontrato l’ostacolo dell’elettrificazione. Gli investimenti europei per 180 miliardi di euro finalizzati ad aumentare la produzione e l’adozione dell’idrogeno pulito possono portare a una netta riduzione dei costi e promuovere il potenziamento della produzione e dell’impiego dell’idrogeno rinnovabile.Ciò offrirà ulteriori opportunità con la creazione di una rete di distribuzione più intelligente e solida e nuove soluzioni di bilanciamento che consentiranno l’integrazione di risorse rinnovabili più decentrate. Queste iniziative prevederanno tecniche di misurazione e stoccaggio intelligenti. Secondo le stime della Commissione europea, ogni anno tra il 2021 e il 2030 dovranno essere investiti 350 miliardi di euro in più rispetto ai livelli del decennio precedente. La maggior parte degli investimenti aggiuntivi è destinata a finanziare il collegamento delle reti dei paesi e la nuova capacità, nonché la sostituzione di vecchi impianti elettrici e industriali.L’emissione di obbligazioni con destinazione specifica dei proventi, in primis green bond, social bond e sustainability bond, è senz’altro un buon barometro delle tendenze dell’investimento ambientale e sociale. Nel 2020 il mercato primario è stato sostenuto dal netto aumento delle emissioni di social bond (oltre il 700% su base annua) i cui finanziamenti sono stati destinati a progetti specifici con esiti socialmente utili come la creazione di posti di lavoro, l’istituzione di programmi o strutture sanitarie o l’offerta di istruzione o formazione. La pandemia ha avuto effetti disastrosi in tutte queste aree. A fine novembre 2020 erano state emesse obbligazioni per un totale di 155 miliardi di dollari, con un incremento dell’869% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa 100 miliardi di dollari sono stati raccolti con l’emissione di obbligazioni Covid-19 dedicate a progetti sociali e/o legati alla sostenibilità. È stato un anno record per i social bond, ma non a scapito delle emissioni green. Nel 2020 nel segmento dei green bond, social bond e sustainability bond rientravano quasi 0,5 trilioni di dollari di debito, un altro primato. Pertanto, la maggiore attenzione al sociale non è stata un gioco a somma zero. Gli emittenti continuano a raccogliere fondi per progetti ambientali e sociali, dunque un più attento esame dei fattori sociali non sembra essere un trend transitorio, bensì la nuova normalità per l’investimento sostenibile.

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Investire nelle obbligazioni cinesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Qian Zhang, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management Con 15.000 miliardi di dollari, la Cina è ora il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo, dopo quello degli Stati Uniti e prima di quello giapponese. Eppure è un mercato ancora molto poco considerato dagli investitori internazionali: la quota di obbligazioni cinesi detenute attualmente da stranieri è inferiore al 3%. Dato che i rendimenti del mercato obbligazionario globale sono ai minimi storici, gli investitori nel reddito fisso hanno bisogno di una classe di attivi che offra rendimento e resilienza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi siano un elemento di diversificazione difensivo per i portafogli globali e abbiano il potenziale di aumentarne il rendimento grazie a: rendimento elevato e di alta qualità rispetto alle obbligazioni dei mercati sviluppati bassa volatilità, bassa correlazione con le altre principali classi di attivi Oggi è forse l’unico tra i grossi segmenti dell’universo dei titoli di Stato a offrire ancora rendimenti soddisfacenti e una qualità discreta. Gli investitori guardano alle obbligazioni cinesi pensando di investire nel debito dei mercati emergenti, ma c’è una certa differenza. Innanzitutto, il debito cinese onshore è molto più ampio di tutti gli altri debiti in valuta locale dei mercati emergenti combinati. In secondo luogo, ha generato rendimenti simili, ma con una volatilità molto inferiore.I mercati emergenti tradizionali normalmente registrano deflussi di capitale e volatilità della valuta nei periodi di avversione al rischio a livello globale, ma ciò non è avvenuto con la Cina. A nostro avviso le obbligazioni cinesi si sono staccate dagli attivi dei Paesi emergenti e si sono convertite in attivi “core” a reddito fisso. La pandemia dovrebbe contribuire ad accelerare tale tendenza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi debbano essere uno strumento difensivo di diversificazione per i portafogli globali con il potenziale per migliorarne anche il rendimento. Queste sono le ragioni: Resilienza nelle fasi di turbolenza globale: La classe di attivi ha dimostrato la sua resilienza in periodi storici caratterizzati da elevata volatilità, tra cui la crisi finanziaria del 2008, la crisi del debito europeo e la crisi causata dal COVID-19 nel primo trimestre del 2020. Convergenza verso gli attivi “core” a reddito fisso Le obbligazioni cinesi in valuta locale presentano una bassa volatilità, pari al 4% annuo (in USD), se confrontata con quella degli strumenti a reddito fisso dei mercati sviluppati e dei mercati emergenti e delle azioni dei mercati sviluppati e cinesi. Oltre alle sue caratteristiche di resilienza e bassa correlazione, riteniamo che le obbligazioni cinesi diventeranno sempre più adatte a far parte della componente “core” a reddito fisso. Vantaggio della diversificazione: Ha una bassa correlazione con le principali classi di attivi, incluse le obbligazioni e le azioni globali; una caratteristica attualmente molto difficile da trovare in un momento in cui la maggior parte delle classi di attivi è sempre più correlata per via delle politiche economiche attualmente in vigore, come il quantitative easing. L’inserimento negli indici obbligazionari globali ha stimolato gli investimenti stranieri in questo mercato e la valuta beneficia di una prospettiva relativamente stabile poiché si avvia a diventare gradualmente una valuta di riserva.

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Investire sul patrimonio pubblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2020

“Investire sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, abbattendo il debito, rappresenta un’importante volano di crescita per il Paese e aiuta decine di Comuni nell’azione quotidiana che portano avanti per mettere a reddito migliaia di immobili che sono inutilizzati e, in alcuni casi, anche in condizioni fatiscenti.Grazie all’ottimo lavoro di Invimit SGR, che ringrazio, per aver fatto partire il Fondo Dante, con la collocazione del quote di Convivio, per un valoro di circa 249 milioni di euro, a Poste Vita.Rendendo il patrimonio pubblico semplice e accessibile agli investitori, si scrive una pagina importante nella gestione dei beni comuni”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, sull’operazione di commercializzazione delle quote di Convivio, condotta da Invimit SGR, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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Investire nelle tecnologie ambientali in Perù

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2020

Si terrà martedì 1 dicembre 2020 alle 16:00 (ora italiana) l’incontro online “Investire nelle tecnologie ambientali in Perù: guida per le piccole e medie imprese italiane”, organizzato da UNIDO ITPO Italy e promosso dalla Camera di Commercio Italiana del Perù.L’iniziativa è rivolta alle piccole e medie imprese italiane operative in ambito di tecnologie ambientali che sono interessate ad esplorare le varie opportunità di business in Perù, con l’obiettivo di promuovere soluzioni innovative ed ecosostenibili alle sfide nel settore locale.L’evento vedrà un’introduzione sul settore delle tecnologie ambientali in Perù, con un focus su trattamento di acque e gestione dei rifiuti solidi. Seguiranno presentazioni di casi di successo di investimenti e trasferimento di tecnologie italiane nel Paese ed interventi tecnici che forniranno una mappa di azione per le PMI italiane interessate all’entrata nel mercato peruviano.Al termine delle presentazioni è prevista inoltre un’ampia sessione di Q&A, durante la quale i partecipanti avranno l’opportunità di rivolgersi direttamente agli speaker dell’incontro per favorire uno scambio interattivo di conoscenze settoriali.L’iniziativa rientra nel progetto “Fostering international partnerships between companies and/or institutions operating in the energy and environment sectors”, finanziato dal Ministero Italiano dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed implementato da UNIDO ITPO Italy. L’evento si terrà in italiano e spagnolo.

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Rotta, “Indispensabile investire sull’economia circolare”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

“E’ indispensabile investire sull’economia circolare dei rifiuti. E per farlo serve un cambiamento prima di tutto culturale”, così Alessia Rotta, presidente della Commissione Ambiente alla Camera, è intervenuta oggi all’evento web “Circular Economy: quale strategia per imprese, Ue, Governo e Parlamento”. “Oggi, come ci dice REF Ricerche, ci sono 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti da avviare a recupero energetico o smaltimento e 14 regioni in deficit, costrette a portare fuori confini regionali i rifiuti urbani per lo smaltimento. Numeri eccessivi che chiedono un nuova strategia nazionale per la loro gestione, cogliendo anche le opportunità legate ai nuovi fondi europei e al Programma nazionale che deve necessariamente dettagliare al meglio gli incentivi e le penalità per le regioni, anche monitorando fino ad esercitare poteri sostitutivi per gli enti inadempienti. Nei casi di conclamata carenza di competenze tecniche e organizzative, potrebbe anche essere messa a disposizione, in un’ottica di sussidiarietà, una apposita struttura con competenze mutuate da ISPRA” In particolare, ha aggiunto la presidente Rotta, “fondamentale per l’implementazione dell’economia circolare, è aumentare la qualità della raccolta differenziata con finalità di riciclo. Inoltre, la realizzazione dell’impiantistica, come definito dal Programma nazionale rifiuti a cui il ministero dell’Ambiente sta lavorando coinvolgendo Regioni, Comuni e Ispra. Necessario intervenire anche sull’accelerazione dell’iter per la cessazione della qualifica di rifiuto e per la creazione del mercato di sbocco con i Criteri Ambientali Minimi (CAM), citati a livello europeo come best practice dell’economia circolare italiana”.

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Biologico: Cia, investire su digitale e biocontrollo per centrare obiettivi Green Dea

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Utilizzare una parte delle risorse previste dal Recovery Fund per la trasformazione digitale degli agricoltori italiani e lo sviluppo delle tecnologie di biocontrollo, consentendo al settore primario di centrare gli obiettivi di sostenibilità e innovazione fissati dal Green Deal europeo, con l’agricoltura biologica come modello e guida. E’ la richiesta lanciata da Cia-Agricoltori Italiani al SANA Restart 2020, in corso a BolognaFiere, durante il convegno su “Il valore delle tecnologie digitali e del biocontrollo” in collaborazione con Anabio e IBMA Italia, l’associazione delle aziende operanti nell’industria della bioprotezione in agricoltura.Il mondo agricolo vuole essere protagonista nella sfida della transizione verde, ma questo significa fornire alle imprese tutti gli strumenti necessari per continuare a produrre in maniera competitiva, contrastare i cambiamenti climatici così come nuovi parassiti e malattie, difendere l’ambiente, rispondere alle richieste dei consumatori. Per questo “è necessario investire sul progresso scientifico e tecnologico -ha detto il presidente di Cia, Dino Scanavino- costruendo con il governo un Recovery Plan italiano in cui ci sia spazio adeguato e fondi dedicati sia alla crescita dell’agricoltura 4.0 che al consolidamento e trasferimento delle nuove tecniche di biocontrollo alle aziende del settore”.Ad oggi, l’utilizzo nei campi di apparecchi elettronici come computer, smartphone e tablet supera di poco il 33%. E’ chiaro, quindi, che per far fronte alle sfide green al 2030 bisogna cominciare a investire seriamente sullo sviluppo estensivo dell’agricoltura digitale in Italia, con l’obiettivo di rendere sempre più resilienti i produttori nazionali, avendo a disposizione tecnologie di ultima generazione per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, razionalizzare le risorse, ridurre tempi e costi, raccogliere e analizzare dati sul processo produttivo, ottimizzare l’efficienza della catena distributiva e tracciare le filiere.D’altra parte, il percorso è già iniziato, con l’agricoltura hi-tech tricolore in crescita costante: una nicchia che vale quasi 500 milioni di euro, con strumenti sempre più innovativi. Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood, infatti, il 39% delle soluzioni sul mercato riguarda sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature; il 20% sono software gestionali aziendali; il 14% macchinari connessi; il 10% sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni e terreni; il 9% sistemi di mappatura dei terreni. Ugualmente fondamentale, per rispondere ai requisiti fissati dall’Ue sulla riduzione del 50% in 10 anni dell’uso e del rischio complessivo dei fitosanitari, è poi sviluppare e diffondere nelle aree agricole del Paese le tecnologie di biocontrollo, in quanto soluzioni di origine naturale. Una categoria di prodotti che comprende microrganismi (funghi, batteri, lieviti), macrorganismi (insetti, acari, nematodi), feromoni, sostanze naturali (estratti, minerali e coadiuvanti) che attualmente valgono circa l’8% del mercato dei mezzi tecnici per la protezione delle piante da organismi nocivi e malattie.Non si tratta, infatti, di sostituire semplicemente un prodotto fitosanitario con un altro, ma di intervenire su processi e metodi in chiave bio. Questo richiede un forte impegno in termini d’informazione, formazione e supporto tecnico alle imprese agricole, ecco perché “con IBMA Italia, stiamo accelerando per diffondere la conoscenza dei prodotti e delle tecniche di biocontrollo tra agricoltori e tecnici, su tutto il territorio -ha sottolineato il presidente di Anabio-Cia, Federico Marchini-. Inoltre, proprio perché la sfida è l’ulteriore sviluppo dell’agricoltura biologica e della produzione integrata, che valgono in Italia oltre 3 miliardi di euro e sfiorano i 2 milioni di ettari coltivati, stiamo lavorando per attivare, con aziende pilota, la sperimentazione e la validazione di protocolli di difesa fitosanitaria a basso impatto”.

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“Investire: incontri economici franco-italiani nel Centre-Val de Loire”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

Si terrà mercoledì 23 settembre 2020 in videoconferenza dalle 18:00 alle 20:00 Una prestigiosa opportunità di incontri economici rivolti alle aziende italiane che hanno interessi e progetti di sviluppo in Francia.Un’occasione per facilitare gli scambi commerciali e tecnologici e offrire alle imprese un accompagnamento che si adatti alle loro esigenze
grazie al supporto di partners ufficiali e riconosciuti.

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Giustizia o ingiustizia. E’ urgente investire nell’amministrazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Siamo messi proprio male con la giustizia. Il problema principale è che lo Stato dovrebbe investire nella amministrazione della giustizia per garantire che i cittadini possano fruire di questo strumento. Sembra una riforma semplice, ma probabilmente noi utenti della giustizia parliamo una lingua diversa da quella dei decisori e di chi ci governa: a noi interessano garantismo, tempi rapidi, economicità.
Il primo. Garantismo. Fa parte di una lotta eterna dove, al momento, visto anche il ministro della Giustizia in carica, hanno la meglio i giustizialisti. Tant’è che il partito del ministro in carica (M5S), grazie a questa impostazione, è anche riuscito a diventare maggioranza nel Paese. Non solo ma, incredibile e pur vero, ha stretto alleanza con quelli che dicono di essere garantisti (PD)… come? Semplicemente (miracoli della politica) facendo a questi ultimi continuare a dire che sono garantisti ma di fatto accodandoli alle loro riforme giustizialiste (ultima quella sull’allungamento dei tempi della prescrizione).
Tempi rapidi. Un velo pietoso è bene che sia steso. Un riferimento: si provi a fare un ricorso in appello, quando sarà comunicata la data della prima udienza, si capirà perchè, mediamente, ogni legale di buon senso fa di tutto per consigliare il suo cliente a risolvere tutto prima, magari anche avendo ragione, e nonostante questo, adeguandosi ad un accordo extragiudiziale.
Altro esempio: i tempi dei ricorsi degli immigrati contro decisioni ritenute ingiuste nei confronti del loro status di soggiorno: situazioni che ritengono interventi molto veloci ma che di fatto favoriscono il permanere dello status di illegalità dei ricorrenti in attesa delle udienze.Altro esempio: cause civili per questioni di separazione con figli. Questi ultimi rimangono ostaggi delle attese giudiziali in situazione di disagio che, chi ha o meno un figlio, è facile comprendere possa essere molto incidente sulla vita del minore.
Economicità. I contributi unificati sono la pena. Un solo esempio dalla nostra esperienza, e su quei ricorsi che si fanno in genere senza avvocato: se si riceve una multa considerata ingiusta, per esempio di 80 euro, conviene pagare subito con lo sconto del 30% (concepito proprio per stimolare a pagare subito) oppure fare ricorso pagando un contributo unificato di 43 euro? Domanda pleonastica, considerato il fatto che oltre ai soldi si deve mettere in conto la compilazione del ricorso (magari dando un contributo all’associazione di consumatori a cui si è chiesta consulenza), prendersi una mattinata libera per il giorno dell’udienza… 2+2 fa 4… rimane solo l’azione per motivi di principio. E’ evidente che, senza voler togliere i necessari contributi economici perché la giustizia possa funzionare, che per tante questioni (quella da noi citata ne è una) ci vorrebbero metodi diversi di giustizia, non di semplice conciliazione. Infine, se a qualcuno è capitato di dover
fare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR), che è il solo strumento per rivalersi giudizialmente contro l’amministrazione locale, sa che l’onere economico per farlo è l’elemento essenziale che scoraggia (contributi unificati e costi degli avvocati amministrativisti).
Tutti e tre gli aspetti che abbiamo sollevato sono connessi, in generale, alle maggioranze politiche, quindi spetta agli elettori decidere. Ma, a parte la questione garantismo/giustizialismo, le questioni di tempi ed economicità potrebbero essere affrontate da qualunque maggioranza. Crediamo infatti che nessun legislatore o esecutivo non possa non avere a cuore una riforma della giustizia in questi termini. E allora, perché non si procede? Annuiamo già le risposte del tipo “la cosa non è tanto semplice rispetto a come voi avete posto il problema”… tipica risposta “politichese”. Noi poniamo il problema da utenti del servizio giustizia, ne siamo vittime e, spesso, utenti mancati. Che si fa? By Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Investire nello sviluppo e nell’innovazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Nelle settimane di lockdown è emersa in tutta la sua evidenza la necessità di adeguare le infrastrutture tecnologiche alle esigenze dei cittadini, che hanno diritto di poter accedere alla Rete in tutte le aree del Paese. Nei mesi scorsi gli utenti hanno utilizzato diverse tipologie di strumenti tecnologici per accedere a servizi e attività online, soprattutto per coloro i quali hanno dovuto confrontarsi con lo smartworking e con l’istruzione a distanza. Il forzato trasferimento “in remoto” di alcune attività ha evidenziato il digital divide esistente in Italia: un’importante percentuale della popolazione si vede, di fatto, negato il cosiddetto “diritto all’accesso” ad internet.Abbiamo più volte chiamato gli operatori e le istituzioni a stanziare gli investimenti necessari in direzione di una estensione ed un potenziamento delle infrastrutture per renderle pienamente e diffusamente fruibili. Ora anche l’Antitrust ha rilevato la medesima problematica in una segnalazione trasmessa a Parlamento, Governo, AGCom e Anci e ha giustamente evidenziato il ruolo delle infrastrutture di telecomunicazioni nello sviluppo e nella crescita dell’intero sistema.
Accogliamo quindi positivamente l‘intervento dell’AGCM e chiediamo che le istituzioni pubbliche rispondano con azioni rapide ed efficaci alla richiesta dell’Autorità di rimuovere gli ostacoli all’installazione di infrastrutture di tlc e di promuovere l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica. Il diritto all’accesso, non ci stanchiamo di ribadirlo, deve essere garantito a tutti.

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Come investiamo sui mercati azionari emergenti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

A cura di Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR. Nelle ultime settimane, i mercati azionari emergenti hanno vissuto un forte rally dai livelli minimi di marzo. Dopo aver perso quasi un terzo del valore da inizio anno al 23 marzo, in meno di 3 mesi l’indice MSCI Emerging Market ha recuperato buona parte di quanto perso nel primo trimestre. Certamente, in questa fase, i dati positivi in Cina e Europa dal rilassamento delle misure di restrizione uniti al flusso di liquidità delle banche centrali e al sostegno fiscale dei governi stanno sostenendo le performance dei mercati azionari globali. Tuttavia, l’outlook macro appare ancora debole: le ultime stime di giugno della Banca Mondiale vedono l’economia mondiale contrarsi del -5,2% quest’anno, con i paesi emergenti in contrazione del 2,5%.
Il cambiamento della policy stance globale ha favorito il recupero di quei mercati che hanno oltremodo subito l’ondata di vendita indiscriminata che si è manifestata a marzo. Il panic selling però ha generato occasioni di investimento a prezzi molto interessanti che non vedevamo da decenni. Nel momento più critico di marzo, abbiamo infatti acquistato nuovi titoli azionari nel comparto emergente, con un incremento netto dell’esposizione al rischio pari al 14.5%. Dai minimi di marzo (23 marzo) ad oggi la performance del fondo AcomeA Paesi Emergenti è stata positiva del 46%, battendo del 20% la performance del mercato. I fattori che hanno portato a questa overperformance sono stati lo stock picking e la country allocation. Il nostro focus si è concentrato sui mercati più penalizzati nella prima fase della pandemia e sui settori più value. Abbiamo incrementato il peso complessivo in portafoglio di Brasile (+5.5%), Messico (+1,5%), Australia (+2%), Grecia (+2,5%), Russia (+1,5%), Korea (+1,5%). È stato determinante in questo senso, il sottopeso di Cina e Taiwan in portafoglio e il sovrappeso di paesi più periferici come Brasile, Grecia, Sud Africa che sono stati quelli che hanno maggiormente rimbalzato dai minimi. A livello settoriale, abbiamo trovato le maggiori opportunità all’interno dei consumer discretionary, industrial e in qualche titolo finanziario. Per fare qualche nome abbiamo investito in aziende come Embraer (Brasile), Cemex e Televisa (Messico), Myer e Seven West Media (Australia), Hankook Tire (Sud Corea), Opap e Ellaktor (Grecia), Mail Ru (Russia), Pge (Polonia), Samsonite (Hong Kong) e Teva (Israele).Se guardiamo all’andamento storico del rapporto del Price to Earnings (P/E) negli emergenti, ci troviamo oggi in linea con la media storica. A prima vista, questo potrebbe far pensare che non ci siano particolari opportunità di investimento in quest’area. Eppure, se guardiamo alla differenza tra lo stile value e growth, si può vedere che mai come oggi negli ultimi 25 anni, il value si trova a sconto rispetto al growth. Generalmente, il value nei mercati emergenti tratta a circa la metà dei livelli di valutazione del growth. A nostro avviso, nei prossimi anni il value potrà tornare in auge e ridurre il gap accumulato rispetto al growth. Il nostro posizionamento rimane fortemente connotato da uno stile value. Il fondo AcomeA Paesi Emergenti rimane altamente sottopesato di Cina rispetto al benchmark (26.5% vs 43%), e sovrapesato di Brasile, Sud Africa, Russia e Grecia. Il motivo per cui manteniamo un forte sottopeso sulla Cina è perché non abbiamo in portafoglio i titoli più capitalizzati del mercato cinese (Alibaba, Tencent, Baidu etc…). In Cina, preferiamo esporci a titoli più a sconto che appartengono ad altri settori (consumer discretionary, financials, industrials, telecomunicazioni). L’India rimane un mercato che non trova rappresentazione nel nostro portafoglio poiché non troviamo opportunità interessanti di ingresso. Negli ultimi anni, la crescita del PIL indiano non si è riflessa nella crescita degli utili aziendali. A livello settoriale il fondo è ben diversificato e si caratterizza per un forte sottopeso del finanziario rispetto al benchmark e per un sovrappeso nei settori telecom e industrials. Infine, il fondo rimane strutturalmente legato a titoli small cap e mantiene una rilevante differenza di posizioni rispetto al benchmark (circa il 95%).

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Coronavirus: un’opportunità per credere e investire in Italia e nella nostra economia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. Ci troviamo ad affrontare una crisi globale nata come emergenza sanitaria da coronavirus che si è evoluta in emergenza economica. Quello che abbiamo visto accadere a partire dal 24 febbraio è stato una specie di arresto cardiocircolatorio del sistema. Nonostante le notizie sul coronavirus in Cina circolassero da un paio di mesi, il mercato è stato preso alla sprovvista. Tutti abbiamo pensato che, come nel caso della Sars, il virus restasse confinato in quell’area. Con lo scoppio dei primi casi in Italia il mondo intero si è trovato di fronte a una realtà brutale: il virus era diventato un problema globale. Per far fronte a questa situazione sono stati presi importanti provvedimenti di natura monetaria da parte delle Banche Centrali che hanno annunciato un “Quantitative Easing infinito” ossia l’acquisto di titoli di Stato in modo illimitato per finanziare l’ampliamento della spesa pubblica varata dai governi, tesa a sostenere e a traghettare l’economia al di là di questo periodo di crisi. In particolare, la BCE ha rivestito un ruolo fondamentale perché, avendo prima varato un aumento del QE, un programma già in essere di riacquisto dei titoli di Stato emessi dai Paesi dell’area euro, e poi il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program), un piano da 750 miliardi pari a circa il 5-6% del Pil, ha messo una rete di sostegno sotto al mercato dei titoli di stato, italiani in particolare. È evidente, quindi, che se oggi non facessimo parte dell’Europa ci troveremmo nelle stesse condizioni di qualsiasi altro paese emergente che ha visto, non solo i titoli di Stato crollare, ma anche la propria valuta svalutarsi del 20, 30 o, addirittura, del 35%. Grazie al PEPP e all’annullamento del cosiddetto Fiscal Compact (cioè l’Italia non è più tenuta al rispetto di alcuni parametri nella definizione del deficit), il nostro Paese ha la possibilità di aumentare i livelli di spesa praticamente senza vincoli. Inoltre, la BCE ha abbandonato la cosiddetta “capital key”: prima il QE era proporzionale al Pil dei diversi paesi, ora la BCE, che nell’ultimo mese ha cominciato a rendere operativo questo piano, ha potuto comprare molti più BTP italiani che bund tedeschi. Senza queste tutele, oggi, ci troveremmo con i BTP con uno spread inimmaginabile e l’Italia avrebbe un mercato finanziario chiuso senza possibilità di emettere titoli di Stato. È chiaro, quindi, come la diatriba nata intorno al MES rischia di essere disinformativa: il MES è un fondo creato nel 2010 con della condizionalità. La versione proposta oggi non ha alcuna condizionalità se non che l’importo del prestito richiesto sia entro il 2% del Pil (quindi, nel caso dell’Italia, parliamo di 35-36 miliardi avendo un Pil di circa 1,6 trilioni) e che questi soldi vengano spesi direttamente per l’emergenza sanitaria.I singoli Paesi, dal canto loro, hanno attuato dei provvedimenti di aumento della spesa pubblica. La Germania, ad esempio, ha stanziato 156 miliardi, pari a circa il 3% del Pil. Si tratta di investimenti in spesa viva, cioè sussidi di disoccupazione, sostegno alle piccole medie imprese, differimento di tasse. A questo si aggiunge una linea di cassa dello Stato che dà garanzie per 400 miliardi affinché le banche possano erogare alle piccole medie imprese soldi in maniera rapida per far fronte a possibili carenze di liquidità. Infine, c’è una terza linea da 200 miliardi di euro che servirà ala Germania per sostenere il capitale delle grandi imprese. L’Inghilterra, invece, ha nazionalizzato le ferrovie inglesi per sei mesi questo significa che, in questo arco di tempo, gestirà il conto economico delle ferrovie inglesi e ciò significa che lo Stato si accollerà le perdite. Stessa cosa, ma con proporzione diverse, è stata fatta negli Stati Uniti e in Italia. La sfida, ora, è superare il passaggio dal decreto all’erogazione reale dei fondi alla piccola-media impresa, snellendo la macchina burocratica.In Italia, le imprese sono, in media, meno indebitate rispetto a quelle di altri Paesi. È evidente, però, che a fronte di una mancanza di reddito, essere poco o molto indebitati è ininfluente, è comunque complicato riuscire a mantenere in attivo il proprio business. A oggi la priorità del Governo e delle Regioni deve essere quella di far finire l’emergenza sanitaria. Prima finirà l’emergenza sanitaria, prima tutti i provvedimenti che il governo ha introdotto potranno essere implementati e prima ci potremo allineare con quello che succede nel resto del mondo. Viviamo in una società sempre più interconnessa, perciò per un singolo Stato non è possibile pensare di poter sopravvivere economicamente se gli altri Paesi vanno a fondo. Dal punto di vista economico il mondo, a un certo punto, si riprenderà, proprio grazie a questo sforzo coordinato a livello mondiale delle banche centrali e dei Governi, seppur con conseguenze negative che non possiamo negare. Per questo, lato strategia di investimento, la nostra indicazione è di usare questa fase per aumentare l’investimento in azioni che, in questo momento, sono particolarmente depresse. La Borsa Italiana è fra quelle in condizioni più critiche, basti pensare che Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook. Il rapporto fra capitalizzazione di Borsa e Pil in Italia è fra i più bassi del mondo occidentale. A fine 2018, era pari al 36% contro il 148% degli USA, il 107% del Regno Unito, l’88% della Francia, il 66% del Brasile, il 55% della Germania e il 46% dell’Indonesia. Questo fattore rappresenta uno svantaggio nello scenario competitivo internazionale e rende difficile per le imprese italiane raccogliere capitali freschi per investimenti sul mercato. Oggi è un momento molto interessante per investire in Italia anche perché il nostro Paese si caratterizza per avere un rapporto molto elevato fra ricchezza finanziaria privata e reddito disponibile. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile. Gli immobili hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie per un valore di 5.246 miliardi di euro. Il totale delle passività delle famiglie è stato pari a 926 miliardi di euro (principalmente mutui casa). Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Questa ricchezza finanziaria degli italiani è per la stragrande maggioranza investita in obbligazioni, in polizze assicurative a rendimento più o meno garantito. Ci sono 1.500 miliardi depositati in conti correnti, pari a quasi il 100% del PIL. Perché, quindi, prima di chiedere soldi all’Europa, non spingiamo affinché almeno una piccola parte di questa liquidità dormiente, affluisca in Borsa dando sostegno alle nostre imprese? Sosteniamo il sistema Italia. È nostro dovere essere i primi a credere nella nostra economia, una economia, da un punto di vista imprenditoriale, forte e competitiva a livello internazionale.

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Investire al Sud per colmare divario con il Nord

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

I dati diffusi dall’Università Federico II di Napoli confermano la necessità di investire al Sud per colmare un divario con il Settentrione che si allarga anno dopo anno. L’Italia continua a procedere a due velocità, con un Nord che cresce grazie alla Tav e ad altre infrastrutture e un Sud che attende ancora lo sblocco di opere cruciali come l’Alta velocità Napoli-Bari, i lavori per la linea Palermo-Messina-Catania e quelli per la dorsale adriatica tra Bari e Pescara.Il divario nel ritmo di sviluppo è impressionante: le città collegate dalla Tav hanno fatto registrare una crescita fino a 8-10 punti di Pil nel periodo 2008-2018, contro modesti aumenti che vanno dallo 0,4% al 3% per i centri non collegati. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che il nostro Mezzogiorno non possa restare indietro e che si debba eliminare la spaccatura che divide l’Italia per realizzare una crescita equilibrata. Eccellenze produttive e territori dalle altissime potenzialità non possono competere ad armi pari perché partono da una situazione di forte svantaggio. Ne consegue un impoverimento umano ed economico di molte regioni del nostro Meridione, che assistono a una crescente migrazione della migliore forza lavoro.
C’è un problema di risorse, in quanto gli investimenti dei Governi hanno in generale privilegiato le regioni settentrionali, ma anche di procedure. A rallentare la crescita contribuisce infatti la lentezza dell’iter burocratico, come quello per la nomina dei commissari delle 77 grandi opere per il Sud già finanziate con 38 miliardi di euro. La macchina amministrativa deve essere in grado di avanzare più velocemente, garantendo al tempo stesso gli indispensabili controlli in materia di sicurezza e legalità.

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Volonline torna ad investire sul mercato del sud Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

E annuncia il potenziamento del reparto booking di Napoli con l’inserimento di 3 professionisti di primo livello: le nuove risorse avranno il compito di supportare la crescita della filiale, offrendo un servizio dedicato al numero sempre più elevato di agenzie di viaggi che, anche al sud, scelgono di affidarsi al Tour Operator.
In un solo anno la sede napoletana di Volonline, guidata dal Direttore Michele Guardascione, ha raggiunto più di 3 milioni di euro di fatturato in biglietteria aerea e oltre 5 milioni di euro in pacchetti di viaggio. Il Manager, che coordina tutto il mercato meridionale con particolare riferimento a Campania, Puglia e Calabria, ha dichiarato in proposito: “In virtù dei risultati raggiunti e delle ulteriori prospettive di sviluppo, abbiamo sostenuto un grosso investimento puntando in primo luogo sul capitale umano e sul know-how. Abbiamo privilegiato profili di consolidata esperienza, inserendo anche una figura di Responsabile Booking Sud Italia che coordinerà l’intero reparto”.Il ruolo di Responsabile Booking Sud Italia è stato affidato a Fabio Noviello, che entra in Volonline dopo aver collaborato con Gastaldi, Kuoni, Best Tours e Hotelplan Turisanda. Noviello si occuperà di garantire qualità, efficacia e rapidità del servizio e sarà affiancato da 4 professionisti: oltre a Max Marino e Agostino Carandente, presenti sin dall’inaugurazione di Volonline Sud, entrano infatti Cristiana Carannante, che vanta un passato in Bluewings, Gastaldi, Kuoni, Best Tours e Hotelplan Turisanda, e Paola Massimi, che ha trascorso più di 25 anni nel turismo, collaborando con Gastaldi, Kuoni, Best Tours e Oltremare.Novità inoltre al nord Italia, con la nomina di Paola Losito in qualità di Area Manager per la regione Piemonte. Forte di un’esperienza ventennale in ambito commerciale, Paola ha sperimentato tanto le dinamiche di aziende complesse e strutturate di stampo internazionale, come Carlson Wagonlit e Italo NTV, quanto quelle di realtà più snelle di matrice italiana quale Hotelplan-Turisanda, acquisendo una expertise particolarmente in linea con Volonline e una competenza trasversale che tocca Trade, Mice e Corporate. Paola Losito avrà l’obiettivo di potenziare le vendite in un mercato strategico per il Tour Operator, anche in considerazione della vicinanza dell’hub di Milano.Luigi Deli, presidente Volonline Tour Operator, dichiara in proposito: “Sono orgoglioso di cominciare il 2020 accogliendo nel nostro team 4 figure professionali di indubbio livello, che sapranno dare un notevole impulso allo sviluppo commerciale ed operativo dell’azienda. Un ringraziamento speciale va a tutti i miei collaboratori che con passione, dedizione e competenza hanno permesso a Volonline di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, superando ogni volta gli obiettivi iniziali”.

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Investire nella locazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

Il patrimonio residenziale è la ricchezza di un Paese. Oltre a un valore (per l’Italia) di oltre 5mila miliardi di euro, il sistema casa muove quasi il venti per cento del Pil. La grande corsa alla proprietà individuale che ha creato milioni di piccoli proprietari sta rallentando da tempo e si affacciano nuove tendenze. Nei quattro anni precedenti Sidief ha analizzato, attraverso la promozione di varie ricerche, queste trasformazioni. Dalla casa-taxi che introduceva nel dibattito il tema della casa da usare per brevi periodi, alle domande nuove dei giovani o dei lavoratori immigrati. È emersa una importante domanda di case realizzate per la locazione, stimata in 2,6 milioni di persone, sul modello europeo, dove esistono grandi investitori con patrimoni residenziali progettati e gestiti in modo industriale. Questi sono alcuni dei dati emersi oggi a Roma nel corso del seminario di studio ” Investire nella locazione – Limiti e opportunità” organizzato da Sidief e Banca d’Italia.Negli ultimi tre anni l’esplosione della locazione breve ad uso turistico ha introdotto una nuova tipologia di domanda che rende sempre più problematica la situazione di chi cerca una casa per lavoro o studio. Il seminario, promosso da Sidief e Banca d’Italia presenta i numeri di questo fenomeno. Se c’è una domanda, c’è anche una offerta. In Europa i grandi investitori immobiliari da diversi anni si concentrano sulle nuove forme di residenzialità e ne fanno un asset class importante. Per il solo 2019 sono attesi circa 90 miliardi di investimenti, di cui quasi nulla in Italia. Occorre lavorare per attirare questi investitori e creare un mercato domestico di imprese che investano nella locazione residenziale.I lavori sono stati aperti da Daniele Franco, Vice Direttore Generale di Banca d’Italia. È intervenuto Mario Breglia, presidente di Sidief, sul tema “La casa in Italia. Un quadro d’insieme” cui è seguito Luigi Cannari, Vice Capo Dipartimento Economia e statistica di Banca d’Italia su “Proprietà e affitto in una società che cambia”. Successivamente Fabrizio Di Lazzaro, Professore Ordinario di Economia Aziendale LUISS GUIDO CARLI e Consigliere SIDIEF si è focalizzato su “I limiti e le proposte operative” mentre Carola Giuseppetti, Consigliere e Direttore Generale SIDIEF, su “Le opportunità per il mercato e per l’industria immobiliare”. È seguita una tavola rotonda di commento con la partecipazione di Daniele Barbieri, Segretario Generale del SUNIA, Marco Daviddi, Partner EY, Mediterranean Leader Transaction Advisory Services, Filippo Delle Piane, Vice Presidente di ANCE, Paola Del Monte, Chief Business Development Officer di CDP INVESTIMENTI SGR, Andrea Mucchietto, Senior Associate Student Housing & Living di Hines Italy, Silvia Rovere, Presidente di ASSOIMMOBILIARE, Giorgio Spaziani Testa, Presidente di CONFEDILIZIA. A moderare i lavori è stato Luigi Donato, Capo Dipartimento Immobili e Appalti di Banca d’Italia. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Piccialli, Presidente Consiglio di Sorveglianza di Sidief.

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Guerra commerciale USA-Cina: come investire?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Lignano Sabbiadoro (UD) La guerra dei dazi esplosa fra Stati Uniti e Cina, e che, probabilmente, a nessuno dei due contendenti conviene vincere al punto da “schiantare” l’avversario, sta pesantemente influenzando le prospettive economiche generali e gli andamenti delle borse mondiali. L’Europa e gli altri Paesi sono costretti ad agire da comprimari con danni per qualcuno (l’Europa) e, forse, vantaggi per qualcun altro (India e Paesi emergenti). A parlare di questo scenario, durante la seconda puntata della nona edizione di Economia sotto l’ombrellone svoltasi al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Investire al tempo dei dazi”, sono stati il consulente finanziario e private banker Mario Fumei, il responsabile Private Udine e Pordenone di Banca Monte dei Paschi di Siena, Vincenzo Marotta e il consigliere delegato di Copernico Sim, Gianluca Scelzo, moderati dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.Nel corso dell’incontro i relatori hanno cercato di analizzare quali potranno essere gli sviluppi e i rischi futuri, provando a dare qualche indicazione di scenario utile a orientare gli investimenti nei prossimi anni, fermo restando il fatto che in un mondo economico-finanziario che si fa di giorno in giorno più complesso, rimane fondamentale evitare il “fai da te” e il trading quotidiano in autonomia, con il quale tanti italiani si stanno facendo male, e affidarsi agli esperti per la gestione dei propri portafogli.
«L’Italia – ha sostenuto Fumei – sta vivendo un periodo di relativa tranquillità sul fronte dello spread, ma l’impressione è che ciò accada perché al momento i rischi finanziari nel mondo sono altri e, quindi, gli operatori si siano concentrati su altre questioni. Il serio rischio, però, è che quando i nodi della prossima finanziaria verranno al pettine e il forte squilibrio della nostra economia si evidenzierà nuovamente, lo spread possa tornare a salire notevolmente. L’Europa, dal canto suo, in questa battaglia economica finanziaria mondiale ha le armi spuntate perché ha già i tassi negativi e non ha una velocità di decisione e la politica unitaria che possono mettere in campo Washington e Pechino. Tuttavia – ha continuato – le aziende europee quotate oggi sono sottostimate rispetto a quelle americane e, quindi, sull’azionario forse oggi vale la pena di investire in Europa. Inoltre, bisogna stare attenti, perché negli Usa c’è il rischio di una possibile esplosione di una bolla del debito dovuta al fatto che molte aziende negli anni scorsi hanno riacquistato azioni proprie a debito. In questa situazione – ha concluso –, gli italiani sono investitori che non amano il rischio, ma l’obbligazionario non rende, l’immobiliare nemmeno, se non in rasi casi, rimangono, quindi, l’azionario, soprattutto di alcune aree, e le materie prime. Premesso che è sempre meglio affidarsi agli esperti, suggerirei di guardare con attenzione a piani di accumulo sui mercati emergenti dove oggi si concentra il 70% della crescita mondiale».
Secondo Marotta, il prossimo passaggio europeo con l’assunzione delle rispettive cariche di Ursula von der Leyen (presidenza della Commissione Europea) e Cristine Lagarde (Bce) potrebbe portare a un nuovo e più deciso interventismo europeo in economia e a una forte azione di mediazione fra i due grandi contendenti Cina e Usa. «In questo momento – ha, poi, spiegato – circa il 70% degli asset obbligazionari planetari danno rendimento negativo a 10 anni e i titoli italiani sono fra i pochi che danno ancora un minimo rendimento positivo. Certamente, oggi, non paga lasciare i soldi in conto e bisogna trovare soluzioni alternative di investimento. Penso che si debba guardare con interesse al Giappone che, avendo una dinamica demografica simile a quella italiana, ha fatto importanti riforme e oggi ha un’economia che sta uscendo da lunghi anni di crisi. Certamente, c’è, poi, bisogno che gli italiani, se vogliono avere rendimenti, si abituino a rischiare, con prudenza, un pochino di più e, allora, i piccoli Paesi emergenti, come Vietnam, Indonesia, ecc., (che prenderanno beneficio dallo spostamento delle aziende occidentali e, in particolare, Usa che stanno lasciando la Cina), possono essere interessanti».«In Europa – ha detto senza mezzi termini, Scelzo – siamo talmente impegnati a litigare fra un Paese e l’altro, sui migranti e sui confini, che non ci accorgiamo che l’economia va avanti e noi, tutti insieme, stiamo rimanendo indietro. L’Europa dovrebbe essere uno Stato, ma in realtà è composta da tanti Stati con idee completamente diverse e non ha fatto nessuna riforma strutturale seria negli ultimi vent’anni. Continuando così, conteremo sempre meno a livello globale. Gli Usa, invece, oltre a rischiare una bolla del debito, sono di nuovo in una pericolosa bolla immobiliare, con i valori immobiliari che salgono ininterrottamente da 11 anni come mai prima nella storia. Lo spread italiano è tranquillo, ma è solo apparenza perché, comunque, ciascun italiano, neonati e centenari compresi, ha 39mila euro di debito pubblico sulle spalle e, prima poi, questo nodo la cui soluzione continuiamo a rimandare, dovrà necessariamente venire al pettine. In questa situazione, investire non è una scelta facile. Personalmente – ha continuato il consigliere delegato di Copernico Sim –, vista la demografia estremamente negativa del nostro Paese e le tasse di successione così basse che dovranno essere, prima o poi, necessariamente alzate considerevolmente, eviterei l’immobiliare ovunque in Italia tranne che a Milano centro e nei centri delle quattro/cinque città turisticamente più attraenti. Per investire, penserei a una forte diversificazione, ragionando bene sugli obiettivi e i tempi che si hanno a disposizione, ma in linea di massima al momento punterei sui Paesi emergenti e su alcuni beni e settori rifugio, come l’oro, ma non fisico quanto piuttosto in gestito da investitori professionali, o come il settore farmaceutico».
Com’è nata la guerra dei dazi tra USA e Cina – Tutto prende il via con la crescita, in rallentamento, ma ancora inarrestabile, dell’economia cinese le cui principali 129 aziende, per la prima volta secondo l’indice Forbes, hanno superato per capitalizzazione totale le prime 121 aziende americane, e dalla politica, solo apparentemente dolce, della Cina che negli ultimi decenni con un’azione sotterranea e silenziosa sta cercando di conquistare i gangli vitali dei Paesi economicamente sviluppati e non. Una predominanza economica che, probabilmente nei prossimi decenni, sarà sostenuta dal fatto che la Cina possiede oltre un terzo del debito pubblico americano, è il Paese di gran lunga più ricco delle preziosissime “terre rare” e con i suoi 1,3 miliardi di abitanti ha una forza vitale e propulsiva sconosciuta a tutti gli altri. Uno strapotere al quale Trump sta tentando di reagire con i dazi per salvaguardare il primato economico Usa, ma ottenendo spesso effetti scarsi o controproducenti e pesantissime e immediate contro-reazioni cinesi come la netta svalutazione dello Renminbi (noto anche come Yuan) di ieri (la prima dopo 11 Anni). Fatto che potrebbe portare a una progressiva svalutazione del dollaro e a possibili effetti sull’Euro. Nel complesso un intricato insieme di provvedimenti e reazioni economico-politiche che rendono sempre più difficile per gli operatori finanziari decifrare il possibile equilibrio internazionale futuro e, quindi, anche gli andamenti economici e borsistici.
La nona edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi ed ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG. Main sponsor: Greenway Group; sponsor: Ombrellificio Ramberti, IS Copy Trieste, Dvs, Glp, Confindustria Udine, Zulu Medical, RealComm e Karmasec; sponsor tecnici: Fondazione Villa Russiz, Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno e Hotel Ristorante President.

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Facciamo crescere la filantropia per investire nel bene comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Italo NTV, KPMG, UniCredit Foundation e Pedersoli Studio Legale si uniscono al collegio partecipanti della Fondazione Italia Sociale, portando a 21 il numero di importanti enti del mondo profit e non profit ad aver accolto l’ambiziosa mission di rinnovamento e sviluppo promossa dalla Fondazione.Ad oggi, partecipano alla Fondazione aziende italiane e multinazionali, università, banche, fondazioni culturali e sociali, editori, studi professionali, società di consulenza internazionali.Per sostenere i propri progetti, la Fondazione ha promosso, nel maggio 2019, la nascita del Fondo Filantropico Italiano, uno strumento per rendere la filantropia sempre più solida e strategica, in grado di farsi carico di una funzione civica, con sempre più persone protagoniste attive di una rete di solidarietà fluida ed efficace.
Lo stesso 23 luglio, la Fondazione ha deliberato la cooptazione di Ferruccio De Bortoli nel comitato di gestione del Fondo Filantropico Italiano, riconoscendone la sensibilità e le competenze in ambito non profit, comprovate con la presidenza di Vidas – ente di assistenza ai pazienti inguaribili – e con il costante impegno a diffondere la cultura dei diritti e della solidarietà.Il Fondo Filantropico Italiano è un’entità autonoma, costituita in forma di fondazione di partecipazione, dedicata al fundraising tra reti di aziende e privati e alla gestione di progetti operativi su scala nazionale, pensati per rispondere a bisogni sociali diffusi, generare occupazione ed essere auto-sostenibili nel lungo periodo.Il Fondo verrà alimentato da iniziative di corporate crowdfunding e da una lotteria filantropica, e svolgerà, inoltre, una funzione di advisoring sia per i privati che vogliono fare donazioni filantropiche sia per le istituzioni pubbliche che si impegnano in progetti sociali.

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Woodco investe sui giovani e guarda al Medio Oriente

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Woodco investe nel ricambio generazionale e punta sui mercati mediorientali per valorizzare il design italiano e la sua interpretazione attraverso il legno.Un’azienda in movimento che investe nel proprio futuro: quello di Woodco è un ritratto dinamico e in continua evoluzione, oggi più che mai. L’azienda trentina di pavimenti in legno, attore primario nel mercato italiano del parquet, dopo aver rinnovato la propria immagine con una nuova sede istituzionale e una nuova brand identity punta ora ad allargare i propri orizzonti investendo innanzitutto sulla sua squadra.“Stiamo attraversando volutamente un cambiamento generazionale – spiega Gian Luca Vialardi, Direttore Generale Woodco – perché vogliamo garantire all’azienda un futuro e una continuità nella visione imprenditoriale. Nel nostro organico abbiamo recentemente inserito nuovo personale giovane in ogni ambito: dal reparto tecnico all’amministrazione, dalla logistica agli uffici commerciali. La crescita richiede formazione e la formazione richiede tempo e dedizione: tutti aspetti su cui riteniamo sia assolutamente strategico investire”.Nuovi inserimenti saranno previsti anche per il 2019-2020: la crescita complessiva del “prodotto parquet” nel 2018, d’altronde, ha segnato per Woodco un significativo aumento dei volumi rispetto al 2017, consentendo all’azienda di continuare ad accrescere la propria squadra. Merito di alcune nuove collezioni centrate, frutto di una ricerca abitativa che indaga il binomio design-benessere, e di nuovi sbocchi commerciali particolarmente proficui. La recente partecipazione a Project Qatar, avvenuta in collaborazione con Trentino Sviluppo, ha confermato infatti l’interesse dell’azienda per l’internazionalizzazione e in particolare per i mercati mediorientali, sempre più protagonisti di eventi di rilevanza globale – i mondiali di calcio del 2022, ad esempio, si terranno proprio in Qatar – e pertanto inclini a grandi investimenti infrastrutturali.
“Oltre a nuove collaborazioni ed opportunità commerciali – commenta Gian Luca Vialardi – il nostro avvicinamento al mercato del Medio Oriente, iniziato negli scorsi anni, ci ha fatto comprendere quanto il design italiano e le sue interpretazioni attraverso il legno siano fortemente apprezzate e ricercate all’estero. A Trento abbiamo l’abitudine di considerare il legno come un immancabile compagno della nostra quotidianità: il riconoscimento internazionale non è altro che un ulteriore incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro nell’esplorazione delle infinite possibilità di questa nobile materia prima, affinché tutti possano godere del suo fascino intramontabile”.

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Istat/Bankitalia: italiani non si fidano ad investire

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Secondo l’indagine di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il loro reddito disponibile.”Dati negativi. Troppe luci ed ombre in questi dati. Il mattone continua ad essere la principale forma di investimento delle famiglie, metà della loro ricchezza lorda, ma dal 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è sceso. Il calo dei prezzi delle case ha determinato una contrazione della ricchezza abitativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto poi che aumenti il peso dei depositi dal 10% al 13%, a scapito di azioni, dal 12 al 10%, e titoli, crollati dall’8 al 3%, significa che gli italiani non si fidano ancora ad investire e preferiscono tenere fermi i loro risparmi in attesa di tempi migliori” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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