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Posts Tagged ‘investire’

Investire nei mercati emergenti: rischi e opportunità in Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

Commento a cura di Antonella Manganelli, AD e Responsabile Investimenti di Payden&Rygel Italia. Ungheria: (finalmente) la mossa giusta? Dopo la richiesta della Commissione Europea di tagliare 7,5 miliardi di euro di fondi UE all’Ungheria per via dell’incapacità del Paese di trovare un accordo con l’Unione sul suo Piano di Ripresa e Resilienza (RRF), l’Ungheria rischia di perdere il 70% di questi fondi qualora l’UE non dovesse accettare il piano entro la fine dell’anno. Una perdita di finanziamenti di tale portata potrebbe essere disastrosa per l’Ungheria in un anno di per sé complicato come si prospetta il 2023, già segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia che ha spinto il disavanzo commerciale in territorio negativo, portando a un notevole deterioramento delle partite correnti. Questa mancanza di alternative di finanziamento potrebbe avere dei risvolti inaspettatamente positivi: le autorità ungheresi si sono dette infatti disposte ad affrontare le questioni sollevate dalla CE attuando i cambiamenti richiesti attraverso una legislazione che dovrebbe entrare in vigore a breve. Le preoccupazioni rispetto alla situazione economica della Polonia riguardano anzitutto la politica monetaria. La Banca Nazionale di Polonia (NBP) sembra quasi pronta per una pausa nel ciclo di rialzi, con un probabile tasso terminale del 7% (contro l’attuale tasso di riferimento del 6,75%) e dal confronto con le autorità monetarie polacche è emerso un chiaro spostamento del focus dall’inflazione alla crescita. Un allentamento fiscale prematuro introdurrebbe, di conseguenza, rischi significativi di aumento del deficit di bilancio, che potrebbe essere solo parzialmente compensato da un aumento delle entrate a causa dell’inflazione. Il timore è che l’allentamento fiscale, a fronte di un mercato del lavoro resiliente, sia una ricetta per aumentare l’inflazione, e non per ridurla.Inoltre, i rapporti tra Polonia e Unione europea si sono nuovamente deteriorati. In Polonia il Piano di Ripresa e Resilienza è stato approvato all’inizio dell’anno dopo mesi di negoziati e ritardi, ma sembra improbabile che i fondi effettivi saranno erogati fino alla fine del 2023. L’erogazione dei fondi da parte dell’UE sarà subordinata al raggiungimento dei risultati richiesti al sistema giudiziario polacco, mentre, dal canto suo, la politica interna sembra ostacolare l’adempimento di queste condizioni, piuttosto che agevolarlo. Il rischio per la Polonia è, se non quello della perdita dei finanziamenti come nel caso dell’Ungheria, di un ritardo nell’erogazione dei fondi, che, pur non avendo un impatto diretto sul bilancio, costringerebbe comunque il governo a finanziare i progetti in corso in un momento in cui il costo del denaro è aumentato in maniera sostanziale. Cattive notizie sui fondi dell’Unione Europea rappresenterebbero indubbiamente un problema anche per gli investitori. Repubblica Ceca: la meno preoccupante delle tre, ma i rischi rimangono. A settembre, le autorità ceche hanno lanciato un messaggio rassicurante: difficilmente il gas naturale rappresenterà un problema per l’economia manifatturiera del Paese. Per ora l’approccio equilibrato della politica monetaria sembra coerente con i dati economici: la crescita rallenta, così come rallentano i salari e i prestiti in valuta locale. La diminuzione di mutui e prestiti al consumo rispetto allo scorso anno sembra coerente con le aspettative di una recessione tecnica nella seconda metà di quest’anno. Alla luce di queste considerazioni, abbiamo modificato il nostro posizionamento sul mercato locale in Polonia e Repubblica Ceca. Riteniamo inopportuna la svolta dovish della NBP, in quanto permangono forti pressioni sui prezzi, dati economici misti e rischi di allentamento fiscale, che, in base alle nostre previsioni, peserebbero sia sui tassi sia sulla valuta locale. Mentre la nostra strategia prevedeva già di sottopesare la duration e di essere corti sullo zloty polacco, abbiamo aumentato il sottopeso sulla duration per riflettere questo rischio.In Repubblica Ceca, abbiamo chiuso il nostro short sulla corona, ritenendo che la valuta rimarrà forte, data la capacità di intervento della CNB, mentre le considerazioni sul carry hanno confermato la nostra decisione. Infine, abbiamo mantenuto la nostra esposizione sul mercato locale ungherese, con l’opinione che i problemi tra Ungheria e Unione Europea saranno, in ultima analisi, risolti. (abstract by Payden & Rygel)

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Pnrr, Pacifico (Anief): “investire nella scuola significa usare risorse aggiuntive per migliorare gli apprendimenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2022

Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato dei professori, ha affermato che “investire nella scuola significa usare risorse aggiuntive per migliorare gli apprendimenti, non significa certamente tagliare organici, sedi di presidenza e Dsga. Questa è la nostra denuncia che giungerà in Europa”. Intanto, dopo la denuncia di #Anief e #UDIR anche Tuttoscuola e Orizzonte scuola sono critiche sul provvedimento che taglia piuttosto che investire con la Riforma Pnrr, Missione 4, Capitolo 1, Investimenti 1.3. Anief: “Così si perdono invece di investire i soldi dell’Europa”.

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COP27: è l’ora di investire nei green bond dei mercati emergenti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. L’ultima edizione della conferenza globale per combattere gli effetti del cambiamento climatico, COP27, conclusasi da poco al Cairo, è stata caratterizzata dall’accordo sul “loss and damage” fund, ossia il fondo per il risarcimento ai paesi emergenti per i danni derivanti dal cambiamento climatico.Si stima che i paesi sviluppati e le istituzioni internazionali debbano aumentare i loro finanziamenti di 1 trilione di dollari all’anno per aiutarli a ridurre le emissioni, ben oltre i 100 miliardi promessi nel lontano 2009 e non ancora raggiunti. Finanziare la transizione verso net-zero attraverso l’emissione di debito sta diventando estremamente costoso per i paesi emergenti, soprattutto in un contesto di inasprimento monetario, in cui i tassi di interesse e gli spread sono in aumento e le valute dei mercati emergenti si stanno deprezzando rispetto al dollaro. Per quanto riguarda gli investimenti privati, gli attuali veicoli di investimento ESG non sembrano ancora sufficienti per attirare abbastanza fondi privati. Spesso gli investitori socialmente responsabili si basano infatti su rating ESG e su parametri sociali che sono la causa dell’esclusione di molti paesi emergenti dai portafogli.Come gestori e investitori ESG siamo ben consapevoli che quando si tratta di debito governativo dei mercati emergenti è molto difficile applicare le tecniche più consolidate del panorama ESG: l’ambito delle attività (e delle controversie) di uno stato è molto più ampio rispetto a quello di aziende private, ci sono meno paesi che società investibili (quasi 200 contro circa 41.000 società quotate) e alcune metriche di sostenibilità potrebbero penalizzare maggiormente i paesi in via di sviluppo rispetto alle economie sviluppate.I rating ESG dei paesi emergenti sono generalmente molto bassi e diverse metriche legate a controversie sociali e alle forme di governo spingono gli investitori ad allontanarsi da questa asset class.Come finanziare la transizione climatica dei mercati emergenti è un dibattito in corso nel mondo degli investimenti ESG. Questo perché alcuni grandi paesi con forme di governo controverse e con pratiche discutibili in termini di diritti umani devono a loro volta diminuire le loro emissioni, ma non possono farlo senza le risorse adeguate.La domanda che si pongono molti investitori è: bisogna sostenere finanziariamente questi paesi, o bisogna astenersi ostinatamente dall’investire fino a quando non saranno completamente conformi ai criteri ESG classici? Ma c’è ancora molto da fare. Le strategie ESG in azioni e obbligazioni societarie sono oggi più avanzate e complete, mentre l’industria finanziaria sembra ancora in ritardo nella produzione di un framework condiviso che risponda al trade-off tra metriche correnti e necessità di finanziamenti. Ciò significa che nonostante i problemi e i limiti relativi a green bond o sustainability-linked bonds, tali strumenti finanziari potrebbero catturare l’attenzione di numerosi investitori responsabili e non. (abstract by http://www.moneyfarm.com

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Capital Group: Investire nell’azionario in un contesto inflazionistico

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

A cura di Christophe Braun, Investment Director di Capital Group. L’inflazione non è necessariamente una cattiva notizia per le valutazioni azionarie. Un po’ di inflazione può rivelarsi vantaggiosa per gli utili aziendali, in quanto consente di aumentare i prezzi e proteggere la redditività, cosa che non hanno potuto fare negli ultimi anni. Inoltre, aiuta le banche e le società legate alle materie prime che hanno faticato in un contesto di bassa inflazione e bassi tassi di interesse. Anche nei periodi di maggiore inflazione, le azioni hanno generalmente restituito rendimenti reali positivi. Le azioni globali hanno storicamente fornito una copertura efficace contro l’inflazione quando l’inflazione statunitense ha raggiunto il 2-6%, grazie alla crescita degli utili e dei dividendi. È soprattutto nei casi limite (quando l’inflazione è superiore al 6% o negativa) che le azioni globali tendono a fare più fatica. Tuttavia, i periodi prolungati di inflazione elevata sono rari. L’inflazione altissima degli anni ’70 è stata un periodo eccezionale, mentre le pressioni deflazionistiche, come quelle della Grande Depressione, sono state molto più difficili da domare. La storia dimostra che alcune società e settori hanno registrato rendimenti relativi piuttosto costanti durante i passati contesti inflazionistici, mentre altri hanno mostrato un quadro più eterogeneo. Durante i periodi di maggiore inflazione, i settori immobiliare, dei beni di consumo e dell’healthcare hanno battuto l’S&P 500 in un numero maggiore di casi rispetto agli altri settori. Inoltre, i settori dei consumi discrezionali e quello IT hanno battuto l’indice quando l’inflazione era bassa (inferiore al 2%). Il modo in cui l’inflazione influisce sui diversi settori può variare notevolmente e, spesso, l’impatto è dovuto a effetti secondari come la crescita e i tassi d’interesse. Talvolta, i cambiamenti all’interno di un settore rappresentano un impatto diretto dell’inflazione, in particolare per quanto riguarda i consumi discrezionali. La spesa discrezionale dei consumatori risente dell’aumento dei tassi di interesse e dei prezzi dell’energia (in particolare della benzina). Quando il peso per i consumatori diminuisce (con l’inflazione in calo), le prospettive per i consumi discrezionali possono migliorare rispetto al mercato.Poiché l’inflazione si è dimostrata più persistente di quanto le banche centrali avessero inizialmente previsto, è probabile che l’aumento dei costi si protrarrà nei prossimi mesi. Le società con margini lordi medi elevati e un basso livello di indebitamento potrebbero essere più predisposte ad adattarsi a questo nuovo contesto. In particolare, riteniamo che le aziende che potrebbero avere successo in un simile contesto siano quelle che forniscono servizi essenziali, come i giganti dell’healthcare. Il margine lordo medio del settore pharma/biotech tende ad attestarsi intorno al 65%. In conclusione, nell’ultimo decennio, molte società growth sono state premiate in un contesto di crescita economica globale modesta, inflazione molto bassa e tassi di interesse bassissimi. Sembra che ci troviamo nelle prime fasi di un mercato azionario che sta iniziando a mostrare una certa ampiezza dopo una forte concentrazione sui titoli growth legati alla tecnologia nei settori IT, dei consumi discrezionali e dei servizi di comunicazione. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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21Shares: una metodologia per selezionare le criptovalute in cui investire

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2022

Dopo alcuni mesi molto difficili, il mercato delle criptovalute sta attraversando delle settimane di stabilizzazione, con il prezzo del Bitcoin che non ha fatto registrare grandi oscillazioni e quello di Ethereum che è salito circa del 2.4% in sette giorni. La ragione per cui i rendimenti hanno registrato un segno positivo è da ricercare nel fatto che gli investitori istituzionali non hanno apportato grandi variazioni alle loro quote di Bitcoin nei portafogli, dimostrando che questi lo considerano ancora un investimento sicuro. Un esempio pratico è Tesla, che ha annunciato che non ha modificato la sua quota di 218 milioni di dollari investiti in BTC tra il secondo e il terzo trimestre.Per questo scopo, 21Shares ha sviluppato un approccio di analisi che distingue tra valutazioni intrinseche e relative. La prima categoria è più adatta per stimare il valore di mercato di asset digitali basati su blockchain ‘Proof-of-Stake’ (PoS), che corrispondono flussi di cassa continuativi nel tempo, come azioni e obbligazioni, e fa ricorso al modello del flusso di cassa attualizzato (DCF), che equipara il valore attuale di un asset alla somma dei rendimenti futuri scontati per il rischio.La seconda categoria, invece, è più adatta per gli asset basati su ‘Proof-of-Work’ (PoW), più simili a commodity digitali, e presenta a sua volta due metodologie differenti: la prima è quella dei ‘multipli’, che confronta quanto gli investitori stanno pagando per una determinata criptovaluta con i prezzi di altri asset comparabili, e fornisce una cosiddetta ‘stima standardizzata del prezzo’. La seconda è il ‘dimensionamento del mercato’, particolarmente adatto per le criptovalute che hanno funzione di ‘riserva di valore’, la quale prevede la definizione di un mercato di riferimento detto ‘TAM’ e la stima di un market-share che l’asset potrebbe verosimilmente conquistare. Confrontando la stima con la situazione reale, è possibile definire i margini di crescita (o di decrescita) dell’asset in esame. Infine, è importante evidenziare che per le blockchain PoW il costo del mining corrisponde al limite inferiore del prezzo.” Massimo Siano, Managing Director Head of Southern Europe di 21Shares, ha aggiunto: “Ritengo che uno dei maggiori problemi quando si parla di criptovalute sia che in molti ritengono che questo mercato sia un unico blocco omogeneo. In realtà, al suo interno si possono trovare criptovalute con un differente valore; per questo avere una metodologia che permetta di valutare in modo oggettivo quali cripto possono avere un futuro è fondamentale. Facciamo una selezione molto rigorosa delle cripto sulle quali costruire i nostri ETP, avendo sempre in mente il nostro obiettivo ultimo: avvicinare gli investitori a quello che riteniamo essere l’asset class del futuro.” By Andrea Bianchi

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Credito: è un buon momento per investire

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2022

A cura di Natalie Trevithick, responsabile delle strategie US Investment Grade Corporate di Payden & Rygel. Perché se gli investitori si sono riversati sui titoli societari all’inizio dell’anno, quando rendevano poco più del 2%, ora che presentano rendimenti superiori al 5% stiamo invece assistendo a continui deflussi dalle strategie Investment Grade? Forse per la preoccupazione che il credito possa diventare ancora più conveniente un domani? Riteniamo che la volatilità sui mercati sia destinata a perdurare in futuro, ma il momento attuale potrebbe rappresentare un buon “entry point” per l’investimento nel credito e sembra diventare ogni giorno più interessante, nonostante i rendimenti negativi a doppia cifra registrati dalle società investment grade. Il punto di forza è la parte breve dello spettro delle scadenze, quelle comprese tra i due e i tre anni: con l’approssimarsi della fine del ciclo di rialzi della Fed, infatti, riteniamo che il credito possa diventare molto interessante in termini di rischio e si possa assistere a un forte rimbalzo dei rendimenti quando gli investitori saranno avvantaggiati dagli elevati rendimenti all-in. La curva dei Treasury si è appiattita drasticamente e l’allungamento della curva non viene remunerato. Gli investitori possono ottenere la maggior parte dei rendimenti con un rischio di prezzo molto minore a causa dell’aumento dei tassi d’interesse. Payden & Rygel Con oltre 135 miliardi di dollari in gestione, Payden & Rygel è leader nella gestione del risparmio gestito e annovera tra i suoi clienti banche centrali, fondi pensione, imprese di assicurazione, università, banche private e fondazioni di varia natura. Società di gestione indipendente e non quotata, Payden & Rygel ha sede a Los Angeles con uffici a Boston e hub di gestione a Londra e a Milano. By http://www.moneyfarm.com

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Capital Group: Investire nell’azionario in un contesto inflazionistico

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2022

A cura di Christophe Braun, Investment Director di Capital Group. L’inflazione non è necessariamente una cattiva notizia per le valutazioni azionarie. Un po’ di inflazione può rivelarsi vantaggiosa per i risultati aziendali, in quanto consente di aumentare i prezzi e proteggere la redditività, cosa che non hanno potuto fare negli ultimi anni. Inoltre, aiuta le banche e le società legate alle materie prime che hanno faticato in un contesto di bassa inflazione e bassi tassi di interesse. Poiché l’inflazione si è dimostrata più persistente di quanto le banche centrali avessero inizialmente pensato, è probabile che l’aumento dei costi si protrarrà nei prossimi mesi. Le società con margini lordi medi elevati e un basso indebitamento potrebbero essere più adatte a far fronte a questo nuovo contesto. Le aziende che potrebbero avere successo in un simile contesto sono quelle che forniscono servizi essenziali, come i giganti della sanità; aziende con prodotti di qualità; aziende che offrono soluzioni che consentano di ridurre i costi. L’infrastruttura cloud e il software-as-a-service hanno registrato una forte diffusione, in quanto gli effetti di rete e di scala determinano riduzioni strutturali dei costi unitari. E ancora: aziende in settori con dinamiche di domanda e offerta favorevoli. I produttori di semiconduttori e di apparecchiature per chip; le aziende che servono clienti relativamente poco sensibili alle variazioni di prezzo, come le aziende di beni di lusso.Le società i cui ricavi possono “gonfiarsi” a un tasso superiore a quello dei costi sono ben posizionate per ottenere risultati migliori in un contesto di inflazione più elevata. Tali società hanno anche maggiori probabilità di migliorare l’allocazione del capitale, aumentando il rendimento del capitale per gli azionisti e, di conseguenza, migliorando la distribuzione dei dividendi. Nel 2021 i dividendi hanno registrato una forte ripresa globale, più che compensando i tagli effettuati durante la fase più acuta della pandemia nel 2020. A livello mondiale sono stati distribuiti ben 1.900 miliardi di dollari di dividendi nei 12 mesi conclusisi il 31 maggio 2022, con un balzo del 20% rispetto ai 12 mesi precedenti. Nel 2021 sono stati superati i record di crescita dei dividendi in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Svezia, anche se il ritmo di espansione è stato più rapido in quelle parti del mondo che avevano registrato i maggiori cali nel 2020, in particolare Europa, Regno Unito e Australia.In prospettiva, gli investimenti in dividendi potrebbero assumere un ruolo più importante nel rendimento totale di un portafoglio. I titoli che generano dividendi offrono una combinazione di reddito e di potenziale rivalutazione del capitale, soprattutto perché le valutazioni di molte di queste società appaiono ragionevoli dopo un lungo mercato rialzista per i titoli growth. Tuttavia, in un contesto di tassi in crescita, è importante essere cauti nei confronti delle società che presentano un forte indebitamento o un’eccessiva leva finanziaria nei propri bilanci.Negli ultimi anni, i rendimenti relativi dei titoli ad alto rendimento da dividendi hanno mostrato una correlazione positiva con le variazioni dei rendimenti dei Treasury, invertendo una correlazione negativa durata 30 anni. Se questa tendenza dovesse continuare, un aumento dei tassi d’interesse statunitensi potrebbe non frenare le prospettive dei titoli legati ai dividendi come è avvenuto in passato. I settori finanziario, energetico, dei materiali e sanitario rappresentano una fetta consistente dell’universo dei dividendi, dove le banche e le società minerarie, da sole, hanno garantito tre quinti dell’aumento di 212 miliardi di dollari di payout nel 2021. Finanziari. Dopo la Grande Crisi Finanziaria, le banche hanno accumulato capitale in eccesso nei loro bilanci e la maggior parte di esse è ora ben capitalizzata, dopo essere stata sottoposta a una serie di stress test dalle autorità di regolamentazione. Energia e materiali. L’aumento della domanda post-pandemia di vari prodotti e servizi ha portato a un incremento dei prezzi delle materie prime su cui si basano tali prodotti e servizi e a un aumento della domanda di energia necessaria per produrli. Le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno ulteriormente aggravato l’aumento dei prezzi delle materie prime. Health care. Le società del settore sanitario potrebbero essere una fonte di crescita degli utili e dei dividendi nell’attuale contesto inflazionistico. Come le società energetiche, anche le principali aziende farmaceutiche riconoscono che una parte consistente della loro proposta di valore per gli investitori è rappresentata dal pagamento dei dividendi. Questo, unito alla pipeline potenzialmente solida dei prossimi anni di diverse grandi aziende farmaceutiche e biotecnologiche in tutte le aree geografiche, ci porta a ritenere che questo sia un altro settore che può rappresentare una fonte ben diversificata di reddito azionario. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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Investire nell’economia reale fa bene a imprese e risparmiatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

«Con un sistema produttivo e industriale italiano in grande spolvero, nonostante le tante incertezze geopolitiche internazionali e del quadro politico nazionale, gli investimenti in economia reale italiana, ossia Pmi non quotate e immobiliare, rappresentano un’ottima occasione per permettere ai risparmiatori italiani di impiegare più utilmente gli oltre 2 mila miliardi di euro (una cifra enorme, pari all’intero Pil nazionale) che giacciono inutilizzati sui conti correnti e che se non investiti rischiano di risultare erosi dall’inflazione che oggi tocca picchi dell’8-10% all’anno. Gli investimenti in economia reale sono, dunque, molto interessanti per gli investitori e possono contribuire a mantenere sostenuta la ripresa dell’economia, del prodotto interno lordo e dell’occupazione in Italia che oggi sono fra le più alte in Europa». «In Italia, in questo momento – ha affermato Paola Pallotta –, dopo un semestre di calo dei valori borsistici, i “prezzi” delle aziende, sia quotate, sia non quotate, sono molto bassi rispetto ai valori intrinseci delle aziende stesse e questa situazione offre ottime possibilità di investimento anche sul mercato azionario. In questo contesto gli investimenti in economia reale sono una valida alternativa. Ci sono, infatti, molte Pmi che non possono accedere direttamente alla Borsa, ma hanno la possibilità di ricevere finanziamenti diretti da parte degli investitori in un momento in cui, per diversi motivi, la capacità di finanziamento e di supporto alle aziende da parte delle banche si è drasticamente ridotto. Si tratta, ovviamente, di una possibilità che prevede un tempo di investimento abbastanza lungo e, quindi, è consigliabile affidarsi a intermediari che siano in grado di selezionare al meglio le aziende sulle quali investire. Ci sono strumenti che da un lato consentono di compartecipare direttamente al capitale di aziende, per start-up molto giovani con il venture-capital, per aziende già avviate con il private equity, dall’altro di fornire credito alle aziende con strumenti quali il privat debt».Quanto ai settori dell’economia reale nei quali vale la pena di investire maggiormente, i tre relatori hanno indicato fra i grandi trend del momento, i settori dell’informatica e del digitale, il medicale e tutto ciò che è collegato al mondo della salute e il mondo dell’economia circolare.Inoltre, Facile, Fumei e Pallotta, hanno sottolineato quanto, per gli investimenti in economia reale, sia importante avere a disposizione informazioni corrette e comprensibili sulle aziende nelle quali si investe. Per questo, quindi (anche per questioni linguistiche e di conoscenza dei contesti economico-legislativi), è preferibile investire in aziende italiane che, magari, sviluppandosi sui mercati mondiali, ci potranno portare a investire indirettamente sull’andamento dei mercati esteri. In ogni caso, la possibilità di investire direttamente in economia reale all’estero è garantita da strumenti quali gli Eltif.In conclusione, i tre relatori hanno sottolineato come anche l’investimento in economia reale vada inserito in un’adeguata strategia di diversificazione complessiva degli investimenti e che oggi si offrono interessanti possibilità anche negli investimenti borsistici, grazie, in particolare, alle importanti possibilità di crescita dell’economia italiana che, «salvo disastri politici che ci allontanino dall’Europa», dovrebbero confermarsi.Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense. (abstract)

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Conviene investire in immobili nel 2022?

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Gli investimenti immobiliari sono una grande passione degli italiani, ma occorre tenere a mente che una casa, quando diventa un investimento, è un asset che deve essere valutato con parametri di tipo finanziario, cercando di non cadere in alcuni bias molto comuni. Il fatto che una casa sia, allo stesso tempo, asset finanziario e bene tangibile con il quale si può creare un legame emozionale, infatti, spesso induce in confusione, poichè si fatica ad applicare all’investimento immobiliare gli stessi parametri razionali che si utilizzano per altri investimenti. Per esempio, una casa di famiglia ereditata, pur avendo lo stesso valore di mercato di un altro immobile, tende ad essere sopravvalutata dai proprietari proprio per via del legame affettivo che col tempo si è creato. Questa tendenza molto comune è uno dei principali bias comportamentali che prende il nome di “effetto ancoraggio”. Un altro fondamentale concetto finanziario, spesso scarsamente considerato, è quello del costo opportunità: quando si valuta l’investimento in immobili non bisogna solamente considerare il potenziale rendimento assoluto, ma ragionare anche sul possibile impiego alternativo del capitale. Una casa acquistata e affittata potrebbe dar vita ad una piccola rendita, oppure si potrebbe investire lo stesso capitale sui mercati finanziari. Secondo l’analisi annuale di Bankitalia, i prezzi degli immobili sono rimasti in media stabili negli ultimi 10 anni, per il 67,2% degli italiani. Il 16,6% ha invece evidenziato un aumento e il 16,2% una diminuzione. Ovviamente non esiste una casistica che si adatti a tutte le circostanze, anche perché ogni affare presenta delle specifiche peculiarità. L’evidenza statistica suggerisce, però, che nella maggior parte dei casi i mercati finanziari offrano maggiori opportunità di rendimento dell’investimento immobiliare.La prima decisione da prendere quando si sceglie di investire nell’immobiliare è se utilizzare il proprio capitale oppure accendere un mutuo che, ovviamente, ha dei costi – oggi molto aggravati dal rialzo dei tassi in atto da parte delle Banche Centrali – ma è anche un’opportunità per sfruttare la leva finanziaria, che incrementa in modo significativo la possibilità di accumulare ricchezza nel lungo termine. Per questi motivi, laddove sia conveniente, si dovrebbe cercare di massimizzare la quota che si prende a prestito ed investire il capitale restante in soluzioni più liquide e con maggior potenziale di rendimento. Oltre al mutuo, per finanziare l’acquisto di un immobile si può ricorrere al crowdfunding immobiliare, con cui un investitore finanzia un progetto immobiliare privato attraverso un prestito, in maniera indistinta e senza (o con minime) intermediazioni. Il crowdfunding è solitamente proposto da piattaforme che hanno l’obiettivo di far incontrare la domanda e l’offerta di capitali. Quando si compra un immobile, il primo costo da considerare è quello legato alla transazione: la parcella del notaio, le imposte e i costi legati all’acquisto della casa possono determinare spese anche di diverse migliaia di euro, che vanno sommate al prezzo di acquisto quando si considera la convenienza dell’investimento. Un altro costo da tenere in considerazione sono gli oneri fiscali, che possono essere anche molto elevati se si tratta di seconda casa. Infine, bisogna tenere in considerazione eventuali costi di ristrutturazione. Una strategia può essere quella di mettere l’investimento immobiliare a reddito, anche se occorre considerare le imposte e i rischi legati alla morosità dell’affittuario e tenere comunque presente che i rendimenti medi degli immobili possono variare moltissimo tra una zona e l’altra della Penisola. Secondo Idealista, tra i capoluoghi italiani, Taranto e Siracusa sono i più redditizi, con un indice di rendimento pari all’11,6%. Seguono Biella (10,6%), Ragusa (9,7%) e Trapani (9%). Dall’altro lato, i rendimenti più bassi d’Italia spettano ai proprietari di case in affitto a Siena (3,1%), Salerno (3,2%) e Venezia (4,1%). A Roma la redditività lorda sale al 4,6%, mentre Milano si attesta al 5,6%. I rendimenti maggiori si trovano nelle città dove il mercato immobiliare è abbastanza ridotto; all’aumentare del rendimento, dunque, aumenta la possibilità di avere la propria casa sfitta per un periodo o di vederla svalutarsi. (abstract)

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“Investire nel nostro pianeta blu”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

A cura di Jamie Jenkins, Managing Director, Head of Global ESG Equities di Columbia Threadneedle Investments. Il nostro oceano è in pericolo, soprattutto a causa delle dannose attività umane. Abbiamo inquinato le acque blu, creato isole di rifiuti, decimato le popolazioni di pesci e mammiferi ed eroso vasti tratti di barriera corallina. In qualità di investitori responsabili, riteniamo di avere un ruolo cruciale da svolgere per porre rimedio a questa situazione. È chiaro che i finanziamenti devono essere urgentemente reindirizzati verso il ripristino, la protezione e la gestione attiva delle risorse marine, che sono tra le più importanti risorse naturali del mondo.Secondo il World Wildlife Fund (WWF), il valore complessivo dell’oceano come bene ammonta a 24.000 miliardi di dollari. Circa 2,5 trilioni di dollari di beni e servizi provengono ogni anno dagli ambienti costieri e oceanici e 3 miliardi di persone fanno affidamento sul pesce come principale fonte di proteine animali. Allo stesso tempo, sempre secondo il WWF, circa 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate ogni anno nelle acque del mondo e metà delle barriere coralline sono scomparse. L’oceano assorbe il 30% delle nostre emissioni di CO2, il che contribuisce ad assorbire parte del nostro inquinamento, ma porta anche a una sostanziale contaminazione della vita naturale.Nonostante i dati preoccupanti, crediamo che l’oceano possa rigenerarsi e che la transizione verso una “blue economy” possa creare numerosi vantaggi sociali ed economici. Ad esempio, se fosse gestito in modo sostenibile, il raccolto marino globale potrebbe aumentare del 13% rispetto ai livelli attuali. Passare a queste nuove pratiche di gestione sostenibile significa promuovere le tecnologie pulite, investire nelle energie rinnovabili e sostenere la circolarità dei materiali per ridurre i rifiuti. Comporta quindi il ripristino, la protezione e la manutenzione degli ecosistemi marini. In ultima analisi, fornisce benefici sociali ed economici sia per le generazioni attuali che per quelle future.In pratica, per gli investitori, questo significa concentrare i nostri sforzi sulla ricostruzione delle risorse naturali, rafforzare la resilienza degli oceani e sostenere nuovi sviluppi e approcci alla base della transizione. Dal punto di vista azionario, uno degli aspetti più interessanti dell’investimento nella salute degli oceani è l’ampiezza dell’universo investibile. Riteniamo che le società che applicano obiettivi basati sulla scienza si posizionino in prima linea nel promuovere il cambiamento.In Columbia Threadneedle ci basiamo sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite per orientare il nostro approccio agli investimenti e il nostro impegno con le aziende. Gli obiettivi e i relativi target forniscono un linguaggio comune tra noi e le società in cui investiamo per contribuire a un cambiamento positivo. L’obiettivo 14 degli SDG “conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine”, è senza dubbio quello più direttamente collegato. Tuttavia, anche molti altri obiettivi sono rilevanti, tra cui l’SDG 2 relativo ai sistemi alimentari sostenibili, gli SDG 3 e 6 relativi all’inquinamento delle fonti idriche e gli SDG 9 e 11 relativi alle infrastrutture sostenibili. Il nostro impegno si concentra su tre aree principali: analizziamo la perdita di biodiversità, inclusa quella derivante dai danni industriali e dalla pesca aggressiva; esaminiamo il cambiamento climatico, in aree quali il finanziamento delle industrie ad alta intensità di carbonio e il trasporto marino; osserviamo l’inquinamento, l’effetto degli imballaggi e la gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti.Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia. (abstract) Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

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Investire in Borsa: il profilo dell’investitore odierno

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

Ha circa 36 anni, preferisce acquistare azioni di società quotate in Borsa nel mercato domestico e di solito lo fa utilizzando un’applicazione mobile: questo il profilo dell’investitore azionario medio, secondo i dati raccolti da XTB, broker di investimento globale, secondo cui sono stati i tassi di interesse bassi, l’aumento della popolarità degli strumenti finanziari online e il maggiore tempo a disposizione durante i lockdown, i fattori che probabilmente hanno incoraggiato gli investitori individuali ad avvicinarsi ai mercati azionari negli ultimi mesi.I costi di investimento possono anche essere un incentivo a investire in azioni. Nel caso di XTB, non vi sono spese relative all’investimento in azioni ed ETF. L’esenzione dalla commissione si applica a volumi mensili fino a 100.000 EUR. Le transazioni superiori a questo limite sono soggette a una commissione dello 0,2% (min. 10 EUR).I dati XTB mostrano che gli investitori in azioni scelgono molto spesso le società quotate nella loro Borsa valori nazionale che occupano le prime posizioni nell’elenco delle azioni delle società più popolari nella maggior parte dei Paesi. Nel caso del mercato italiano, le società più popolari tra i clienti di XTB nella prima metà del 2022 sono state Facebook (FB.US), ora Meta Platforms Inc (META), iShares MSCI World UCITS ETF USD (IQQW.DE) e Telecom Italia SpA (TIT.IT). Tra le società popolari vi sono anche azioni di altri mercati, principalmente quelli quotate nelle Borse americane.Secondo i dati XTB, un investitore in azioni effettua in media 17 transazioni di acquisto o vendita durante l’anno. È importante sottolineare che le azioni non sono le uniche attività che gli investitori azionari hanno nel loro portafoglio.La popolarità dell’investimento in azioni varia a seconda del mercato in cui opera XTB. In Italia tale percentuale è ancora bassa: solo il 13.6% di tutti gli investitori che utilizzano la piattaforma offerta dal broker detiene azioni nel proprio portafoglio. La quota maggiore è stata registrata in Romania, dove la percentuale di investitori in azioni raggiunge il 70,1%. Una bassa quota di investitori azionari è stata anche osservata in Germania (32,6%).Nonostante sempre più donne decidano di investire i propri fondi, gli uomini sono ancora investitori molto più attivi nel mercato azionario: costituiscono l’87% delle persone che hanno azioni nel proprio portafoglio. Sebbene le donne rappresentino solo il 13% degli investitori in azioni, questa percentuale è comunque più elevata rispetto ad altri tipi di attività, come valute o criptovalute.La percentuale più alta di donne tra gli investitori azionari è in Romania, dove le donne costituiscono fino al 17% di coloro che possiedono azioni nel proprio portafoglio. In Italia, le donne rappresentano il 10% degli investitori in azioni. Una percentuale simile può essere osservata in Portogallo e in Polonia. Il numero più basso di donne tra gli azionisti si trova nella Repubblica Ceca (3%) e in Slovacchia (2%). Gli investitori in azioni oggi vogliono avere un facile accesso non solo alle quotazioni dei titoli a cui sono interessati, ma anche alle informazioni su ciò che sta accadendo sui mercati. Pertanto, le applicazioni di investimento per dispositivi mobili, come quella offerta da XTB – che consentono di effettuare transazioni in qualsiasi momento e luogo – stanno diventando sempre più popolari tra gli investitori. Come dimostrano i dati sui clienti XTB, già il 56% degli investitori acquista o vende azioni utilizzando l’applicazione mobile xStation disponibile su dispositivi mobili.Al via a settembre, sul sito Scuoladitrading.it, il mini-corso di XTB per imparare a investire: 5 moduli da 5 video ciascuno che approfondiranno i 5 strumenti più negoziati (forex, azioni, crypto, commodities ed ETFs) con sessioni pratiche sulla piattaforma xStation per imparare a fare trading da subito avendo chiari i rischi operativi sul singolo strumento.

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“Investire nelle infrastrutture mitigando i rischi dell’inflazione e dei rialzi dei tassi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2022

A cura di Simone Zoccari, Director of Institutional di Columbia Threadneedle Investments. In un contesto d’inflazione elevata, crescita economica incerta e tassi d’interesse in aumento, è probabile che le caratteristiche difensive degli investimenti infrastrutturali vengano messe alla prova nei prossimi anni. Del resto, gli investitori si sono tradizionalmente esposti alle infrastrutture in ragione della bassa correlazione con i mercati finanziari e le economie più ampie, della protezione dall’inflazione, della solida conservazione del capitale e dei rendimenti stabili su base corretta per il rischio – a fronte di significative componenti di rendimento. Tuttavia, sebbene negli ultimi 10-15 anni i fondi infrastrutturali non quotati abbiano generato una solida performance d’investimento, la variabilità di tale performance è stata superiore alle aspettative. È stato più come investire in private equity.Inoltre, la maggior parte dei rendimenti degli investitori è derivata dai valori di realizzo alla scadenza del fondo piuttosto che dal rendimento ricorrente. Come mai? Riteniamo che ciò sia dovuto a una costruzione non ottimale del portafoglio e alla mancanza di un obiettivo di rendimento esplicito nei fondi di tipo chiuso. Per spiegare perché la diversificazione del portafoglio debba tenere conto delle caratteristiche macroeconomiche specifiche di un attivo infrastrutturale, pensiamo, ad esempio, alla generazione di energia rinnovabile. L’automazione e i software si sono tradotti in una riduzione dei costi operativi e di manutenzione (le principali voci di costo) e molte aziende si aspettano che la tecnologia continui a ridurre i costi. Bloomberg New Energy Finance prevede che il costo del capitale per le energie rinnovabili continuerà a diminuire fino al 2050. Per il solare fotovoltaico, ad esempio, si prevede un calo annuo del 3% di qui al 2030. Ciò significa che il loro contributo al profilo rischio-rendimento del portafoglio varierà nel corso della vita dell’impianto. Il risultato? Due impianti potrebbero trovarsi nello stesso paese, e chiaramente operare nello stesso settore, ma avere rendimenti poco correlati tra loro. Questo perché hanno livelli diversi di sensibilità alla crescita economica e all’inflazione. Non solo: queste sensibilità variano lungo i cicli di vita degli impianti. A nostro avviso, il problema della mancanza di diversificazione nella costruzione del portafoglio risulta amplificato nei fondi chiusi, che sono il veicolo più usato per accedere alle infrastrutture non quotate. Considerando diversi tipi di impianti, ad esempio, una rete elettrica pienamente regolamentata non sarebbe particolarmente sensibile alle variazioni della crescita economica, ma sarebbe molto più colpita da un aumento dell’inflazione, dato che la maggior parte delle tariffe regolamentate è legata all’inflazione. Per quanto riguarda i tassi d’interesse, la maggior parte delle utility avrebbe una correlazione negativa con l’aumento dei tassi, a seconda della struttura del debito. Per contro, i ricavi di una strada a pedaggio parzialmente regolamentata sarebbero influenzati dalla crescita economica, e salirebbero con l’aumento del traffico. Va inoltre detto che spesso l’inflazione si verifica in periodi di accresciuta attività economica, che di solito si traduce in un aumento dei livelli di traffico, compensando ulteriormente l’impatto dell’inflazione dal punto di vista della valutazione. Ad esempio, se si considera il contesto attuale, le attività più legate al PIL possono trarre vantaggio dai rialzi ciclici della crescita e dei tassi d’interesse, con incrementi delle valutazioni più che sufficienti a compensare l’impatto dell’aumento del costo del capitale. Inoltre, all’interno dello stesso settore, come ad esempio quello delle utenze regolamentate, le normative nazionali dei paesi europei presentano varie differenze tecniche nelle modalità di protezione delle remunerazioni delle utility per gli investimenti di capitale in caso di cambiamenti macroeconomici, tra cui l’inflazione. Anche la sostenibilità gioca un ruolo importante, poiché alcuni dei rischi a lungo termine cui sono esposti gli attivi infrastrutturali sono di natura ambientale e sociale. Sebbene la tempesta odierna sia in gran parte di natura economica, il fondo deve tenere conto anche di questi rischi per essere veramente difensivo. (abstract) Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

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TCW: Investire nell’intelligenza artificiale: la risposta a tre domande chiave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

A cura di Jeffrey Lin, CFA, Lead Portfolio Manager Managing Director Equities, TCW Con un numero sempre crescente di aziende che cercano di incorporare l’intelligenza artificiale (IA) nei propri prodotti e servizi, il sistema dell’IA continua a espandersi, innovarsi ed evolversi. In seguito alla crescita esplosiva delle sue capacità tecnologiche e dell’uso che se ne è fatto tra i vari settori negli ultimi 10 anni, molti investitori si chiedono se l’opportunità di investimento nell’IA rimanga solida e se i prossimi decenni potranno produrre livelli analoghi di crescita nella tecnologia correlata e nella sua applicazione. Crediamo che in questo momento l’opportunità di investimento nella AI sia molto allettante. Non vi sono state variazioni sul lungo termine e, a nostro avviso, tanto l’uso quanto l’innovazione dell’IA continueranno a crescere nei prossimi anni e decenni. L’intelligenza artificiale rimane un set di opportunità di investimento molto interessante sul lungo termine, in quanto l’innovazione è forte e trainerà la crescita. Nella nostra lunga esperienza nel campo degli investimenti tecnologici, crescita e innovazione sono state delle costanti. Certo, siamo in un periodo di rendimenti negativi ma questa tipologia di circostanze è generalmente dovuta a fattori macro, temporanei e sul lungo termine, l’innovazione porta alla crescita, crescita che crea apprezzamento.Pensando ai temi dell’IA più interessanti, sono diverse le opportunità di investimento nell’IA che ci entusiasmano. Per esempio, i veicoli autonomi. La maggioranza delle nuove automobili attualmente sul mercato ha di serie la frenata assistita di emergenza e il cruise control adattivo di serie o come opzione. Si tratta di tecnologie che diventeranno più performanti avanzando nell’elaborazione della potenza. Con il progresso dell’IA, le auto si guideranno da sole, senza presenza umana a bordo.Nell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) il riconoscimento vocale è in circolazione oramai da un po’, anche se si concentra primariamente sulle “parole chiave.” Oggi, per umanizzare le conversazioni gli assistenti vocali, come Amazon Echo Dot con Alexa o Siri di Apple, si connettono a un sistema in cloud. La prossima evoluzione della NLP sarà quella di riuscire a individuare le sfumature di un discorso, soprattutto l’umore di una persona o le differenze di significato basate sulla cadenza del parlato. Rispetto al riconoscimento delle immagini, nell’NLP serve una maggiore potenza di elaborazione rispetto agli ordini di grandezza. E ancora una volta, sono i progressi nell’elaborazione dei semiconduttori a far sì che questo accada. Un’elaborazione del linguaggio di qualità elevata può servire per sostituire situazioni comuni di conversazione umana nell’assistenza ai clienti, come ad esempio i call center, gli ordini ai fast food e i dialoghi con i dispositivi che fungono da assistenti vocali. Con livelli più elevati di AI, si possono sviluppare robot personali per sbrigare faccende domestiche o commerciali. L’RPA può ridurre i costi e migliorare la produttività delle funzioni di ufficio. Le società dei software per le imprese la stanno incorporando nei propri prodotti. Altro punto molto attuale riguarda l’energia: con il mondo che va verso veicoli interamente elettrici che utilizzano energia sostenibile, sarà necessario l’uso dell’IA per gestire la domanda e la produzione di elettricità. L’energia sostenibile solare ed eolica non è in grado di generare elettricità a ciclo ininterrotto; serviranno batterie nella griglia elettrica e dovremo gestire i consumi. Ecco perché, secondo noi, avremo bisogno della AI. Infine, anche nel mondo della sanità l’AI ha numerosi utilizzi. Viene usata, infatti, e continuerà a esserlo, per sviluppare medicinali e terapie più efficaci.Alla luce del fatto che l’innovazione nell’area dell’IA sembra generare valore, potrebbe sorgere la domanda che sia più vantaggioso investire in tematiche correlate all’intelligenza artificiale tramite private equity piuttosto che con titoli quotati.Ebbene, nel corso della mia carriera ho investito in mercati pubblici e privati e anche in aziende, dal primissimo all’ultimo stadio. Mentre i mercati privati possono offrire alcune opportunità, i titoli pubblici forniscono una serie di vantaggi.

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Capital Group: Perché è il momento di investire in obbligazioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Flavio Carpenzano, Managing Director per il reddito fisso di Capital Group. Il 2022 è iniziato in maniera pessima per le obbligazioni, ma ha anche creato un punto di ingresso interessante per gli investitori. L’entità del drawdown registrato nel primo trimestre sui mercati del reddito fisso è stata ampia e rara rispetto all’andamento passato. Gli effetti della pandemia e del conflitto in Ucraina hanno spinto l’inflazione dei mercati sviluppati globali ai massimi da molti decenni. Di conseguenza, molte banche centrali dei mercati sviluppati hanno dato inizio a una stretta delle politiche monetarie con l’obiettivo di contrastare l’aumento incontrollato dell’inflazione. Questo ha provocato un calo delle obbligazioni, con l’indice Bloomberg Global Aggregate che, ad esempio, è sceso del 6,2% nel primo trimestre. Anche se per il mercato obbligazionario si è chiuso uno dei trimestri peggiori degli ultimi 30 anni – la variazione di 2,6 deviazioni standard equivale a una flessione del 16% dei titoli in un trimestre –, il taglio delle valutazioni che ne è derivato potrebbe rivelarsi interessante.Sebbene l’attuale ciclo di rialzi della Fed preveda probabilmente ulteriori aumenti dei tassi, i prezzi attuali delle obbligazioni tengono già conto di questi interventi. A questo punto, il mercato ha scontato un numero significativo di aumenti dei tassi a breve termine nei prossimi trimestri e i rendimenti dei Treasury USA a più lunga scadenza (ad esempio, quelli a 10 anni) riflettono già queste aspettative. Di fatto i tassi forward suggeriscono oscillazioni relativamente limitate dei rendimenti a più lunga scadenza nel corso del prossimo anno, riducendone di conseguenza l’impatto negativo sulle obbligazioni.I rendimenti di tutti i settori del reddito fisso sono nettamente superiori ai minimi toccati negli ultimi anni. In prospettiva futura, gli investitori hanno ora la possibilità di realizzare un reddito nettamente più significativo dalle obbligazioni. In effetti, una quota maggiore del fabbisogno di reddito degli investitori potrebbe essere soddisfatta con il reddito fisso tradizionale, più di quanto non sia avvenuto negli ultimi anni. Il reddito più elevato può tutelare i rendimenti complessivi nel tempo, anche se i prezzi rimangono volatili. I rendimenti iniziali del reddito fisso sono storicamente un buon indicatore dei rendimenti futuri. I rendimenti attualmente più elevati inducono a pensare a rendimenti più elevati in futuro. Ad esempio, nei periodi degli ultimi decenni in cui i rendimenti si sono attestati a livelli simili a quelli di fine maggio, i rendimenti obbligazionari sono stati sostenuti per i cinque anni successivi.

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PGIM RE: Outlook Europeo 2022 – Investire in momenti d’incertezza

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

A cura di Greg Kane, Executive Director, Head of European Investment Research di PGIM RE. Il ventaglio di opportunità sta cambiando. Il forte slancio di ripresa del 2021 ha lasciato il posto all’incertezza e alla minaccia di recessione, legata alla guerra in Ucraina, alle interruzioni dell’offerta e all’aumento dell’inflazione. La politica monetaria si è inasprita poiché l’inflazione continua a superare le aspettative. Nei mercati immobiliari, gli affitti sono sotto pressione in termini reali. Il volume degli investimenti immobiliari dovrebbe reggere sulla scia di una forte raccolta di capitale, ma è improbabile che i rendimenti scendano ulteriormente; inoltre, la crescita del valore è destinata a rallentare in modo significativo. Le opportunità consistono nel guardare oltre l’attuale incertezza e puntare alle asset class dove si può generare una crescita degli affitti attraverso la ristrutturazione o la creazione di nuovo prodotto di qualità. In tale contesto, il settore della logistica europea continua a offrire interessanti opportunità di investimento, nonostante i valori elevati dovuti alla continua compressione dei rendimenti degli ultimi anni. Prosegue anche il contesto favorevole per le locazioni, in particolare in prossimità delle principali aree urbane che stanno beneficiando maggiormente dalla crescita dell’e-commerce grazie all’alta densità abitativa. Le supply chains si stanno adattando al cambiamento delle abitudini dei consumatori. Inoltre, con la tendenza verso una maggiore spesa online destinata a continuare, i principali occupatari di spazi logistici stanno guardano oltre l’incertezza a breve termine. L’aumento dell’inflazione, i costi energetici più elevati e l’indebolimento della spesa delle famiglie frenano le prospettive di crescita della spesa per i beni, ma i rivenditori e gli operatori logistici stanno affittando spazi che corrispondono alle esigenze di stoccaggio previste a lungo termine.Prevediamo in futuro un’ulteriore espansione della domanda di spazi logistici con l’aumento dei tassi di penetrazione delle vendite online, anche se la crescita della spesa reale delle famiglie quest’anno sta rallentando. Tale effetto sarà più pronunciato in Germania, Francia e altri mercati dell’Europa continentale, dove la spesa online sta aumentando rapidamente, partendo da una base bassa. Al contrario, la crescita nel Regno Unito è destinata ad attenuarsi in quanto la diffusione dell’online inizia a stabilizzarsi, anche se le dimensioni del mercato attuale indicano ancora un fabbisogno significativo da parte degli operatori logistici. Tuttavia, sarà necessario più offerta di spazi logistici per soddisfare la domanda nelle aree urbane, dove le potenzialità edificative sono più limitate rispetto alle aree suburbane. Nella misura in cui possono essere modernizzati e conformati ai principi ESG, gli asset logistici urbani di media qualità appaiono più interessanti in termini di prezzo, con rendimenti più elevati e con ulteriore margine di crescita dei rendimenti, sulla base dell’ampio spread rispetto ai rendimenti prime.In tutta Europa, la problematica dell’accesso ad alloggi a prezzi convenienti, sta diventando un tema di attenzione, ed il capitale istituzionale sta diventando sempre più parte della soluzione. I mercati immobiliari differiscono in modo significativo in Europa da uno Stato all’altro, ad esempio a causa dei vincoli dell’offerta, delle normative e dei tassi di partecipazione istituzionale. Un elemento costante è che la domanda residenziale è in aumento da tempo nella maggior parte dei mercati, spinta da una serie di fattori quali un periodo prolungato di crescita del reddito disponibile delle famiglie, una ripresa dei tassi di formazione di nuovi nuclei familiari e una maggiore intensità d’uso come risultato dell’aumento del lavoro a distanza durante la pandemia COVID-19.Nelle tre maggiori economie europee – Francia, Germania e Regno Unito – la crescita dei prezzi delle case, pari al 6% annuo dal 2015, ha inasprito il già ampio divario tra prezzi e affitti. Di conseguenza, vivere in una casa di proprietà è costoso, in particolare per le famiglie a basso reddito e per i first time buyer, per i quali la possibilità di sostenere gli ingenti depositi richiesti rappresenta un ostacolo all’acquisto, nonostante i bassi costi di finanziamento. Secondo le previsioni, la crescita degli affitti reali dovrebbe persistere nei prossimi anni in tutta Europa, anche in presenza di un’inflazione più elevata. Per gli investitori, tradurre i miglioramenti dei canoni di locazione in una crescita del reddito operativo netto può essere una sfida, soprattutto quando il periodo di locazione è relativamente lungo. Inoltre, la crescita degli affitti in alcuni mercati in Germania, si pensi a città come Berlino, cosi come ad Amsterdam, Copenaghen e Parigi, può essere frenata dalla regolamentazione. Al contrario, nonostante le prospettive economiche relativamente deboli, gli asset del Regno Unito appaiono interessanti nel breve periodo, perché i rendimenti sono più elevati rispetto all’Europa continentale e perché i proprietari possono adeguare più facilmente i canoni di locazione al mercato.

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“Finalmente si torna ad investire sul personale sanitario”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

“Nella manovra approvata in Consiglio dei Ministri sono state rese stabili 12 mila borse di specializzazione per i giovani medici. Così si supererà l’imbuto formativo ricorrendo ad un programma di investimenti duraturo nel tempo per garantire il fabbisogno di specialisti in modo stabile. Non sono poi mancate novità importanti anche per quel personale assunto durante l’emergenza con l’autorizzazione agli enti del Servizio sanitario nazionale di stabilizzarlo a tempo indeterminato. Finalmente, dopo l’ultimo anno e mezzo di emergenza pandemica, è diventato ormai evidente a tutti non solo la centralità del comparto sanità ma anche il fatto che ogni investimento in questo settore debba necessariamente partire dal personale”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, commenta la manovra del Governo.

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Commento Comgest – Investire in Giappone

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

Il Giappone è una porta d’accesso alla crescita del continente asiatico con una serie di aziende di alta qualità, sia nell’industria dei semiconduttori, che nei marchi di consumo o nella domanda di attrezzature per l’automazione di fabbrica. E questo sembra il momento per investire in azioni giapponesi. Le dimissioni del premier Suga hanno posto fine a una percezione negativa legata alla gestione della crisi di Covid: gli investitori sono di nuovo disposti a investire negli interessanti temi azionari in Giappone.Per quanto riguarda le peculiarità del mercato in Giappone, oltre al continuo successo delle strategie azionarie Europa, World e paesi emergenti, abbiamo anche constatato un interesse crescente verso il nostro fondo Comgest Growth Japan, che permette di avere un’esposizione azionaria con stile Comgest indiretta verso l’Asia e la Cina. Continuiamo a pensare che i rendimenti azionari nel lungo periodo siano interessanti e che possano offrire una buona diversificazione. Il nostro stile di gestione permette di ottenere questo tipo di diversificazione ma con un approccio difensivo grazie alla qualità e crescita delle aziende in cui investiamo, generalmente meno esposte alla volatilità dei cicli economici.Il cambio di leadership è stato un catalizzatore chiave nel breve termine: il Giappone sta attraversando un cambiamento drastico, poiché le pressioni demografiche e sociali degli ultimi anni hanno creato un consenso politico per la riforma. Il Giappone ha un nuovo leader ora, e si concentrerà sulle riforme necessarie. Nel frattempo, i tassi di vaccinazione Covid in Giappone hanno raggiunto gli altri paesi occidentali e il prossimo trimestre sarà straordinario, perché la gente tornerà ad uscire, i negozi e i ristoranti sono di nuovo pieni e gli impiegati tornano alla loro routine.Il Giappone è la migliore piattaforma per catturare la crescita della Cina e dell’Asia – senza assumersi il rischio di quei mercati. Soprattutto, il Giappone sta comprando il Giappone. Gli investitori nazionali stanno tornando sul loro mercato dopo una generazione di assenza, e si stanno concentrando su aziende di qualità, ben governate e che coinvolgono gli azionisti. Principalmente i fondi pensione locali stanno comprando nel proprio mercato. Abbiamo 23 fondi pensione che investono nei nostri fondi azionari e vogliono investire nelle realtà locali che sono leader a livello globale.E nell’ambito della tecnologia, perché preoccuparsi della Cina e dell’eccesso di regolamentazione quando si può guardare alla fortezza Giappone. Ecco come cerchiamo di catturare la crescita della Cina attraverso la strategia azionaria Comgest Growth Japan: con un equilibrio tra il trend del cambiamento che sta attraversando il Giappone e la selezione di leader globali. Tra questi ultimi, Daikin offre un’esposizione alla tendenza globale verso una maggiore domanda di aria condizionata con una minore esposizione al rischio ambientale rispetto alle controparti statunitensi.

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Investire sul futuro: l’Italia alla sfida del Next Generation EU

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

5 luglio 2021 dalle 17.00 alle 18.30 in streaming. Che cosa rappresenta per il nostro Paese l’opportunità del Next Generation EU? Quali sfide ci attendono a seguito dell’approvazione del PNRR? Questi alcuni tra gli argomenti della tavola rotonda che avrà luogo il 5 luglio 2021 durante l’Open Lesson che inaugurerà il Master Management Politico della 24ORE Business School. L’evento sarà aperto al pubblico. Aprirà i lavori Maurizio Santacroce, Amministratore Delegato della 24ORE Business School, che interverrà per sottolineare l’importanza strategica e il grande valore che la formazione rappresenta in questo contesto storico per dare slancio al nostro Paese. Ospiti d’eccezione il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Giuseppe Laterza, Presidente della casa editrice omonima, moderati dall’editorialista e direttore del master Dino Pesole. Al termine degli incontri sarà previsto un momento di Q&A.

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Assegno unico: Stato continua ad investire per il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Roma “C’è un bel risultato, a cui abbiamo lavorato molto come MoVimento 5 Stelle, che vi voglio raccontare. Oggi, con un Decreto “ponte”, approda in Consiglio dei Ministri, la prima parte dell’Assegno unico. I lavoratori autonomi e gli incapienti saranno, infatti, i primi destinatari di una riforma storica che entrerà a regime da gennaio 2022, e che segna un radicale cambio di paradigma, mettendo al centro i figli. Lo Stato torna ad investire sul futuro, ed in politiche per giovani e famiglia. Per i prossimi sei mesi, infatti, le famiglie che non beneficiano degli assegni familiari, e con figli da 0 a 18 anni, potranno accedere ad un assegno “semplificato”. Questo in modo transitorio, proprio per allargare la platea di chi già oggi è destinatario di misure analoghe. L’obiettivo dell’Assegno unico universale, che finalizzeremo nei prossimi mesi e su cui c’è stata sostanziale convergenza da parte di tutte le forze politiche, è quello di dare un aiuto concreto a tutte le famiglie con figli, e in particolare alle giovani coppie. La legge delega approvata dal Parlamento, ha previsto che venga erogato a partire dal settimo mese di gravidanza fino alla maggiore età del figlio e poi fino ai 21 anni per motivi di studio. Con una misura che non sarà soggetta a tassazione, e sarà compatibile con il Reddito di cittadinanza e le ulteriori misure erogate da Regioni, Province e Comuni, diamo un aiuto concreto alle famiglie e a chi, una famiglia, la vuole creare. Cercando così di invertire quel calo demografico che da troppo tempo registriamo nel nostro Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Investire in infrastrutture in un mondo post-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior – Ricerca globale e Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments. Il Covid-19 ha profondamente cambiato l’idea stessa di investimento sostenibile in infrastrutture. Conseguentemente, i mercati dei capitali hanno registrato un livello record di emissioni di social bond per la raccolta di fondi destinati a questi progetti. Morningstar stima che i patrimoni dei fondi sostenibili europei abbiano superato per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari: solo nel terzo trimestre del 2020 hanno raccolto più di 50 miliardi di euro. Prima della pandemia, di norma l’investimento sostenibile si concentrava per lo più sull’ambiente e sulle strategie di mitigazione del cambiamento climatico. Infatti, negli ultimi anni per quanto riguarda la loro performance ESG (fattori ambientali, sociali e di governance) le aziende e le altre organizzazioni hanno posto notevole enfasi sul primo di questi tre fattori.Ora, invece, l’investimento finalizzato a ottenere risultati sociali più vantaggiosi o più equi è diventato prioritario. È improbabile che questa spinta si attenui alla fine della pandemia. Gli investitori prendono sempre più coscienza del fatto che gli investimenti in infrastrutture hanno conseguenze a lungo termine sulle comunità e che, in ultima analisi, l’integrazione dei fattori ESG non è solo uno strumento di contenimento del rischio, ma una fonte di rendimento e un’opportunità per creare ulteriore valore generando risultati positivi.L’idea che investire in infrastrutture possa giovare all’ambiente e/o arginare l’impatto del cambiamento climatico non è nuova. La novità è che la pandemia ha modificato alcune delle dinamiche in quest’area.Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, le restrizioni ai viaggi, il calo dell’attività industriale e il rallentamento della produzione di energia elettrica durante la pandemia hanno fatto diminuire le emissioni globali fino al 7% nel 2020. È probabile che questo effetto proseguirà anche nel 2021. In tutto il mondo sono già stati imposti nuovi lockdown e potrebbero essere necessari diversi anni prima che la domanda in settori come quello dei viaggi aerei ritorni sui livelli precedenti alla pandemia.Nonostante ciò, l’anidride carbonica nell’atmosfera continua ad aumentare. Ciò dimostra che, pur essendo utili per ridurre le emissioni globali, le misure imposte durante la pandemia sono ancora ben lontane da quanto gli scienziati stimano sia necessario.Intanto, il rallentamento dell’attività aziendale nel 2020 ha comportato anche un netto calo dei prezzi dei combustibili fossili e, con il ritorno alla crescita delle economie è possibile che l’espansione possa essere sostenuta dai prezzi più contenuti del petrolio e del gas, con un conseguente incremento delle emissioni. Inoltre, nonostante l’aumento esponenziale della produzione di energie rinnovabili, queste ultime nel 2018 hanno rappresentato solo il 18% del consumo finale lordo dell’UE e i risultati per quanto riguarda i trasporti e il riscaldamento/raffreddamento sono stati particolarmente deludenti.Ciò mette in evidenza la necessità di moltiplicare gli sforzi per evitare che la ripresa economica si traduca in un nuovo incremento delle emissioni.La fase post-pandemia offrirà probabilmente l’opportunità di incrementare gli investimenti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici: l’UE, ad esempio, ha comunicato che l’ambiente sarà al centro dei suoi piani per la ripresa economica post-Covid, mentre il Regno Unito ha recentemente annunciato proposte più ambiziose per raggiungere i suoi obiettivi in materia di emissioni. Le politiche “verdi” non si limitano a ridurre le emissioni, ma favoriscono anche gli investimenti in grado di creare posti di lavoro nei settori manifatturiero, edilizio e delle piccole e medie imprese, oltre a far risparmiare denaro ai consumatori.Negli Stati Uniti, il neopresidente Joe Biden ha dichiarato che il paese aderirà nuovamente all’Accordo di Parigi, e diversi stati americani hanno già fissato l’obiettivo di portare la quota delle energie rinnovabili ad almeno il 50% entro la fine del decennio.Non vi sono segnali di un possibile allentamento degli ambiziosi obiettivi climatici fissati dai governi di tutto il mondo prima della crisi causata dal Covid-19, il che depone a favore del futuro dell’investimento sostenibile. Un esempio è il supporto fornito all’idrogeno verde da parte dei governi. L’idrogeno è considerato la soluzione tecnologica pulita per la decarbonizzazione di alcuni settori dell’economia, come i trasporti, ma finora ha incontrato l’ostacolo dell’elettrificazione. Gli investimenti europei per 180 miliardi di euro finalizzati ad aumentare la produzione e l’adozione dell’idrogeno pulito possono portare a una netta riduzione dei costi e promuovere il potenziamento della produzione e dell’impiego dell’idrogeno rinnovabile.Ciò offrirà ulteriori opportunità con la creazione di una rete di distribuzione più intelligente e solida e nuove soluzioni di bilanciamento che consentiranno l’integrazione di risorse rinnovabili più decentrate. Queste iniziative prevederanno tecniche di misurazione e stoccaggio intelligenti. Secondo le stime della Commissione europea, ogni anno tra il 2021 e il 2030 dovranno essere investiti 350 miliardi di euro in più rispetto ai livelli del decennio precedente. La maggior parte degli investimenti aggiuntivi è destinata a finanziare il collegamento delle reti dei paesi e la nuova capacità, nonché la sostituzione di vecchi impianti elettrici e industriali.L’emissione di obbligazioni con destinazione specifica dei proventi, in primis green bond, social bond e sustainability bond, è senz’altro un buon barometro delle tendenze dell’investimento ambientale e sociale. Nel 2020 il mercato primario è stato sostenuto dal netto aumento delle emissioni di social bond (oltre il 700% su base annua) i cui finanziamenti sono stati destinati a progetti specifici con esiti socialmente utili come la creazione di posti di lavoro, l’istituzione di programmi o strutture sanitarie o l’offerta di istruzione o formazione. La pandemia ha avuto effetti disastrosi in tutte queste aree. A fine novembre 2020 erano state emesse obbligazioni per un totale di 155 miliardi di dollari, con un incremento dell’869% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa 100 miliardi di dollari sono stati raccolti con l’emissione di obbligazioni Covid-19 dedicate a progetti sociali e/o legati alla sostenibilità. È stato un anno record per i social bond, ma non a scapito delle emissioni green. Nel 2020 nel segmento dei green bond, social bond e sustainability bond rientravano quasi 0,5 trilioni di dollari di debito, un altro primato. Pertanto, la maggiore attenzione al sociale non è stata un gioco a somma zero. Gli emittenti continuano a raccogliere fondi per progetti ambientali e sociali, dunque un più attento esame dei fattori sociali non sembra essere un trend transitorio, bensì la nuova normalità per l’investimento sostenibile.

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