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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°14

Posts Tagged ‘investire’

Il PE vuole investire di più nelle generazioni future

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Strasburgo Dibattito: martedì 15 gennaio Votazione: mercoledì 16 gennaio. La commissione parlamentare per l’occupazione propone di aumentare il finanziamento dell’ESF+ nel budget 2021-2027 del 19% circa rispetto alla proposta della Commissione europea: da circa 89,6 miliardi di euro a circa 106,8 miliardi di euro (prezzi 2018), di cui 105,7 miliardi di euro saranno gestiti congiuntamente dall’UE e dagli Stati membri.I deputati vogliono vedere più risorse dedicate all’inserimento professionale dei giovani e garantire pari opportunità per i bambini a rischio di povertà o esclusione sociale.Il Fondo sociale europeo investe nei cittadini da oltre 60 anni. Contribuisce all’inclusione sociale, alle opportunità di lavoro, alla lotta contro la povertà, all’istruzione, alle competenze e all’inserimento professionale dei giovani, nonché a migliori condizioni di vita, alla salute e a società più eque. I singoli progetti e programmi devono contribuire a migliorare la coesione economica, sociale e territoriale.

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“Investire sulle infrastrutture idriche del nostro Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Significa non solo garantire a tutti accesso universale all’acqua, ma anche stimolare la crescita economica in termini di occupazione e ricchezza prodotta e migliorare la qualità ambientale”. Lo ha detto oggi Alessandro Marangoni, coordinatore di Top Utility e Water Strategy, il think tank sull’idrico italiano, nel suo intervento al convegno su “Infrastrutture idriche, un patrimonio da valorizzare” che si è tenuto a Bologna Fiere nell’ambito di AccadueO.“A differenza di quanto avviene in altri Paesi, il dibattito in Italia è focalizzato da oltre un decennio sulla contrapposizione pubblico-privato, quando dovrebbe concentrarsi sui problemi veri che sottopongono il nostro Paese a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia UE per i ritardi nella depurazione e nelle fognature. Per colmare i nostri ritardi occorre investire in manutenzione, nuovi impianti e reti, considerando che oltre un quarto delle infrastrutture ha più di 50 anni. Dobbiamo alimentare quel trend crescente di investimenti innescato dall’avvio della regolazione indipendente, da quando l’Autorità ha preso la competenza sul sistema idrico”. L’economista, citando i dati sulle utility idriche, ha ricordato che sulla scia della regolazione dell’Authority negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa degli investimenti: solo per le maggiori 30 imprese, gli investimenti nel settore valgono lo 0,1% del PIL; nel Nord Italia se ne sono registrati nel 2017 quasi 600 milioni di euro (+15,7% sull’anno precedente), meglio ancora nel Centro Italia, dove si sono avuti i livelli più alti rispetto al valore della produzione (32%) e anche le aziende del Meridione hanno fatto segnare investimenti in linea con quelli delle imprese del Nord.Negli ultimi anni le utility idriche hanno tuttavia già cambiato le proprie strategie, avviando un processo di trasformazione, in particolare di M&A, ben dimostrato dai dati del Top Utility: i migliori risultati sono quelli delle aziende di maggiori dimensioni, che risultano più efficienti ed efficaci nell’erogazione dei servizi. Lo confermano anche i dati sulle performance in termini di perdite di rete, che sono migliori proprio tra le utility con le dimensioni maggiori.Dalla discussione è emerso tra l’altro che il problema italiano, vista anche la assai diffusa presenza di soci pubblici, non è quello di contrapporre governance pubblica o privata, ma di saper gestire impianti e reti in maniera efficiente, in modo tale da assicurare da un lato sicurezza ai cittadini nelle forniture anche nei periodi più siccitosi, e dall’altro alle aziende di investire sugli asset per non perdere, tra l’altro, quasi il 40% del fatturato a causa di perdite di rete.

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Economia sotto l’ombrellone. Investire in tempi di incertezza: cautela, non panico

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (Udine) L’incertezza domina sui mercati, in particolare su quello italiano, per cui per i risparmiatori è fondamentale affidarsi a persone esperte e fare attenzione alle modalità di investimento prescelte. Nel dettaglio, gli esperti consigliano di utilizzare piani d’accumulo o switch programmati, e diversificare i propri investimenti non solo per tipologia, facendo un mix adeguato di strumenti prudenti e strumenti più “aggressivi”, ma anche per area geografiche, settori economici e valute di riferimento degli asset su cui si investe. In particolare, nel prossimo periodo sembrano interessanti l’azionario, soprattutto europeo, legato alle materie prime, all’immobiliare, le aziende che hanno flussi di cassa abbastanza costanti e pagano dividendi discreti, i mercati emergenti in particolare asiatici e, fra qualche tempo, l’oro se dovesse in questi mesi subire un ulteriore discesa. Bisognerà, invece, fare più attenzione ai titoli più volatili e alle obbligazioni, soprattutto a lungo termine, visto un probabile periodo di rialzo dei tassi a livello mondiale.
Nel corso dell’incontro i relatori hanno anche affrontato nel dettaglio la situazione italiana, dove l’incertezza sulle decisioni di politica economica del nuovo governo ha avuto come conseguenza un, ancora contenuto, aumento dello spread, un significativo calo di Piazza Affari e ingenti vendite sui titoli di Stato italiani.
Per Fumei: «I proclami fatti finora, l’idea che spread sia stato inventato dai cattivi o da un complotto internazionale e la continua campagna elettorale, hanno una forte incidenza sull’andamento attuale e potenziale del nostro mercato borsistico. Per fortuna, però, l’Italia è un grande Paese, con grandi imprenditori capaci di lavorare fra i marosi creati dalla politica, per cui sul nostro Paese rimango positivo anche se mi aspetto per i prossimi mesi un andamento della nostra borsa e di quelle europee in stile ottovolante, per cui sarà necessario prestare molta attenzione a come ci si muove». «Lo stock del debito pubblico nazionale – ha osservato Balconi –, seppur altissimo, negli ultimi tre anni è calato e ha visto aumentare la sua durata media, il che è positivo.
«L’aspetto dei controlli e della mancanza di conflitti di interessi da parte di chi propone gli investimenti – è fondamentale – ha sottolineato Fumei – e per questo la nuova Mifid 2 è molto importante perché introduce una maggior trasparenza. Bisogna, però che gli italiani da un lato si informino un po’ di più sui temi finanziari, dall’altro che quando investono, prima di decidere come farlo, si rivolgano a più consulenti e li mettano in concorrenza fra loro analizzando attentamente le diverse proposte, esattamente come fanno fra i vari commercianti quando decidono di comprare un’automobile o una lavatrice». In conclusione, i relatori hanno affrontato i cambiamenti generati nel mondo finanziario dalla digitalizzazione sia nell’operatività quotidiana, sia per la prospettiva di nuovi lavori che sta generando nel mondo della finanza. (in abstract)
L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Investire nelle persone, nella cultura e nell’istruzione è fondamentale per il futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Le città e le regioni rispecchiano la diversità culturale dell’Europa e sono nella posizione migliore per trasformare il patrimonio culturale europeo in una risorsa strategica – è quanto hanno sottolineato i leader locali e regionali nel corso di un dibattito con Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport. Navracsics, che ha preso la parola durante la sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni, ha ricordato che il rafforzamento di un’identità europea comune e la promozione della coesione sociale ed economica figurano tra gli obiettivi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 e costituiscono le condizioni per costruire l’Europa di domani.Nella proposta della Commissione in merito al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, le azioni esistenti a sostegno della cultura e della creatività europee saranno integrate in un nuovo programma Europa creativa, con un lieve aumento del bilancio. La Commissione propone inoltre di raddoppiare il bilancio per il programma Erasmus+ e di potenziare il corpo europeo di solidarietà. Questi strumenti sono inclusi nel nuovo polo destinato a investire nelle persone, nella coesione sociale e nei valori, con una dotazione complessiva di 139,5 miliardi di euro.
Il Presidente del Comitato europeo delle regioni, Karl Heinz Lambertz , ha dichiarato: “La cultura e l’istruzione devono contribuire a rafforzare il senso di appartenenza all’UE e il patrimonio culturale dev’essere considerato una risorsa strategica per l’Europa. Investire di più nel “soft power”, tra cui i giovani, l’istruzione e la cultura, è una garanzia di maggiore solidarietà e il miglior antidoto al rischio di disintegrazione della nostra comune identità europea. Queste priorità devono essere integrate nei diversi programmi del prossimo bilancio dell’UE”.Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha confermato che, per sfruttare lo slancio generato dall’Anno europeo del patrimonio culturale, la prossima settimana la Commissione europea presenterà delle nuove proposte sullo spazio europeo dell’istruzione e sull’istruzione e la cura precoci dei bambini, nonché una nuova strategia per la gioventù dell’UE e una nuova agenda europea per la cultura.

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Le 5 innovazioni tecnologiche che rivoluzioneranno il 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

polo tecnologico1Milano (MI) 3 gennaio 2018– Il 2018 è appena all’inizio, ma si sta già delineando come l’anno che scombinerà le carte in gioco nella tecnologia. Tra le tendenze tecnologiche su ci si aspettano grandi novità nel prossimo anno, Cisco ne indica 5, da tenere d’occhio e su cui investire.
1. Mettere i dati al lavoro. Le aziende oggi raccolgono più dati di quanto un cervello umano potrebbe elaborare in una vita (spesso anche considerando più persone). Per questo Cisco realizzato soluzioni basate sull’apprendimento automatico per raccogliere e analizzare i dati, da qualsiasi luogo. Tutto per aiutare i propri clienti a fare le cose al meglio. Qualche esempio? Le banche possono individuare e risolvere i problemi con le loro app mobile prima di chiamare gli utenti. I musei possono vedere quali attrazioni vengono visitate più frequentemente. E l’elenco può continuare. Nel 2018 molti altri nuovi esempi daranno prova del limite a cui l’immaginazione umana può tendere.
2. Re-inventare il funzionamento delle reti.Nel corso degli ultimi 30 anni, le reti hanno funzionato più o meno allo stesso modo. Per gestirle era necessario un esercito IT che programmasse manualmente le reti. Ora non più: nel 2018 amministrare le reti non sarà più manuale, perché le reti intuitive saranno in grado di programmarsi da sole. Il passaggio da manuale ad automatico è già a buon punto, nelle nostre reti. Pensando alla rete come un’auto, fino ad ora per procedere doveva esserci qualcuno al volante. Ma una rete intuitiva è come un’automobile a guida autonoma. Una volta definita la destinazione, l’auto sa come arrivare. È necessario allestire la rete in un nuovo edificio? La rete configurerà automaticamente le macchine e le collegherà nel modo giusto. In millisecondi, non più in ore, senza che nessuno debba spostarsi o farlo manualmente.
3. Assistenti virtuali automatizzati. Oggi, agli assistenti virtuali si chiede di mostrare le previsioni del tempo, o le indicazioni stradali. Il punto è che bisogna chiederlo. Ma se non lo facessimo? Nel 2018, gli assistenti virtuali saranno abbastanza intelligenti da capire ciò di cui le persone hanno bisogno prima che gli venga comunicato. Per esempio, entrando in una sala riunioni ‘intelligente’, la smart room è in grado di comprendere dal cellulare chi è entrato nella stanza. Dopodiché lo strumento di videconferenza interagisce con l’agenda dei presenti e avvia la riunione, perfettamente puntuale. La stanza inoltre si accorge che sono entrate poche persone e alza la
temperatura di un paio di gradi, per rendere la permanenza più confortevole. Così è possibile concentrarsi sulla riunione, senza perdere tempo a cercare un maglione. Questo è il potere degli
assistenti automatici: tutti dispositivi e i sensori che parlano tra loro in background per far accadere le cose giuste al momento giusto. Sembra fantascienza, ma è già una realtà. E nel 2018 sarà ancora più diffusa.
4. Dieci, cento, mille cloud. Non si tratta più di cloud al singolare. Si tratta di accedere a dati e applicazioni su qualsiasi cloud, di volta in volta quello che funziona meglio. E di poterli spostare a
piacimento. In tutta sicurezza.Chi preferisce un cloud privato nel proprio Data Center. Chi preferisce un cloud pubblico. Qualsiasi cloud. Oppure anche un mix di varie soluzioni. Ora è possibile gestire
e proteggere i dati ovunque, indipendentemente dall’utilizzo di un cloud o di un centinaio di cloud.
Il 2018 sarà l’anno in cui i dati saranno memorizzati ovunque si desidera. Sarà possibile adottare un cloud privato nel data center. Oppure optare per i cloud pubblici di Microsoft, Amazon e Google. Ma
anche fare un misto di tutte le opzioni. Più ampia è la scelta, meglio è. Perché i dati saranno protetti, gestiti e orchestrati in modo efficace, indipendentemente dal fatto che si stia usando un cloud o un centinaio di cloud.
5. Sicurezza integrata in tutto Non si tratta di ‘sicurezza su tutto’ o ‘sicurezza ovunque’. La parolina ‘embedded’ che sta in mezzo è davvero importante. Nel 2018, sarà possibile integrare la sicurezza in tutto ciò che si fa. Le soluzioni di cybersecurity osservano il comportamento delle persone o delle cose, imparano i modelli, e ricevono o inviano avvisi se si verificano dei cambiamenti. Questo aiuta le aziende a rilevare violazioni della sicurezza prima che si verifichino. O almeno a rispondere più rapidamente. “Osservandole con attenzione, queste tendenze sono tutte strettamente correlate tra loro,” conclude Degradi. “Non vanno pensate come tendenze separate. Sono una piattaforma digitale, che può essere la base per migliorare un po’ tutto. Le aziende che vogliono prosperare nell’era digitale sono quelle che le padroneggeranno tutte e cinque.”

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Investire nella Robotica&Automazione: la tecnologia che cambia le nostre vite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

MassimoSianoCommento di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities: La robotica e l’automazione stanno rapidamente rivoluzionando ogni aspetto del nostro lavoro e della nostra vita. I progressi tecnologici hanno reso i robot in grado di realizzare compiti estremamente sofisticati e delicati e di lavorare fianco a fianco con gli umani per accrescere la produttività. Nel contempo, i loro costi sono in fase di diminuzione.Il settore della robotica e automazione dovrebbe registrare una crescita nel lungo termine con l’incremento della domanda per usi sia industriali che di consumo. Il principale settore ad adottare robot continuerà a essere quello della produzione manifatturiera.I fattori chiave di questo megatrend della robotica e automazione non sono difficili da capire. Ci troviamo infatti davanti a numerose sfide importanti, dall’invecchiamento della popolazione, all’inquinamento, alla scarsità delle risorse. La robotica e l‘automazione promettono di affrontare molti di questi problemi, consentendo miglioramenti sulla produttività che rafforzeranno il progresso umano per molti anni.L’interesse per la gamma di ETP tecnologici di ETF Securities ha registrato un’accelerazione nel corso di quest’anno: gli AUM dei nostri ETF su sicurezza informatica e robotica&automazione sono aumentati del 233% e del 184% rispettivamente nel 2017 (dati all’8 giugno 2017), segnando 12 settimane consecutive di afflussi.Siamo orgogliosi di disporre di questi prodotti innovativi e di renderli accessibili agli investitori in Italia. Riteniamo che nel lungo periodo l’esposizione ai megatrend della robotica e della sicurezza informatica potrà permettere di ottenere performance elevate perché questi due settori sono parte di una rivoluzione enorme. A maggio, i ricavi nel settore tecnologico americano hanno superato le attese e l’84% delle compagnie che operano nel campo tecnologico, uno dei più forti all’interno dello S&P 500, ha fatto meglio di quanto si potesse prevedere (dati FactSet, Earnings Insight, giugno 2017).Il ROBO Global® Robotics and Automation ETF di ETF Securities, lanciato a ottobre 2014 in partnership con ROBO-GLOBAL® ha visto afflussi per 272 milioni di dollari americani nel 2017 e l’AUM ha superato la soglia dei 537 milioni di dollari americani. Il prodotto è stato il primo ETF in Europa sull’industria globale della robotica&automazione, offrendo agli investitori accesso semplice, liquido ed economico al megatrend in rapida evoluzione della robotica. Il mercato della robotica e automazione a livello globale varrà oltre 1.2 trilioni di dollari americani entro il 2025 (dati Myria Research, The Chief Robotics Officer, gennaio 2015).
ETF Securities nel 2015 ha poi lanciato, in partnership con ISE ETF Ventures, il primo ETF in Europa sulla sicurezza informatica, l’ETFS ISE Cyber Security GO UCITS ETF. Il prodotto fornisce accesso a un paniere diversificato globale di società focalizzate sulla sicurezza informatica, suddivise per capitalizzazione sub-industry, di Paese e di mercato. I recenti attacchi informatici ransomware hanno fortemente aumentato l’attenzione verso il settore della sicurezza informatica e l’AUM dell’ETF è pari in questo momento a 257 milioni di dollari americani. Secondo le stime, fra il 2017 e il 2021 verrà speso un trilione di dollari americani in prodotti e servizi di sicurezza informatica (dati cybersecurity Ventures, Cybersecurity Market Report, febbraio 2017). (foto: MassimoSiano)

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L’ambasciatore israeliano Sachs: “L’Italia è un Paese dove investire

Posted by fidest press agency su domenica, 7 maggio 2017

equitalia1Un Paese che vanta “una solida capacità industriale, accademica, e soprattutto un buon grado di sicurezza”, in uno contesto globale minacciato dal fenomeno del terrorismo. Ma c’è ancora molto da lavorare perché tra gli investitori israeliani si diffonda una percezione dell’Italia, così come avvertita da Ofer Sachs, ambasciatore di Israele in Italia da settembre scorso, protagonista, ieri sera a Roma, di un incontro con gli studenti del Collegio universitario dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro Pozzani”.
“L’Italia – dice – è veramente un bel Paese dove lavorare insieme. Sfortunatamente la maggior parte degli imprenditori israeliani va negli Stati Uniti, in molti casi nel Regno Unito oppure in Cina o in India. Negli ultimi anni sono stati questi i principali motori dell’industria tecnologica israeliana”. Ma la partita non è chiusa. Anzi, assicura Sachs, “è sicuramente parte della mia missione far cambiare idea agli imprenditori del mio Paese”. Per il giovane diplomatico (45 anni, di cui gli ultimi cinque trascorsi a Bruxelles come rappresentante delle relazioni economiche di Israele con la Ue), è necessario implementare il dialogo e lo scambio commerciale tra l’Italia e Israele.
Punto di forza del nostro Paese, più volte rimarcato dall’ambasciatore, il grado di sicurezza nello scacchiere internazionale. “Penso che l’Italia debba andare molto fiera di avere al suo interno una situazione di forte sicurezza. E un chiaro messaggio per chi vorrebbe danneggiarla”.

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Investire per i figli: oltre metà degli italiani sceglierebbe ancora una casa

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

soldi e casaNegli italiani resta forte l’idea della casa come il bene più prezioso in cui investire se si dovesse pensare di lasciare qualcosa ai propri figli. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, secondo cui il 51,7% degli italiani sceglierebbe un immobile se avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi. Rispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia però a vacillare: nel 2006, infatti, aveva indicato la casa oltre il 60% degli intervistati.Non si teme la fuga di cervelli: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare per i propri figli lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero. “Se dovessi pensare in che cosa investire per consolidare il patrimonio dei tuoi figli, cosa sceglieresti?”: chi non ha indicato la casa come risposta a questa domanda ha scelto in maniera meno decisa le altre soluzioni proposte, ossia attività di business, polizze vita, fondi di investimento e prodotti finanziari, oro e diamanti.Oltre il 43% di chi non ha scelto la casa, lo ha fatto perché crede sia un bene troppo costoso da mantenere; circa il 32% perché non sa dove metteranno radici i propri figli; il 9% perché non può permetterselo e circa il 3% per timore che, in caso di futuro divorzio, l’immobile finisca al loro partner.

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Investire nelle cosiddette terre rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

MILAN, Italy/PRNewswire/ Grazie alle terre rare, possiamo dire che la vita degli esseri umani sia cambiata drasticamente. I metalli strategici consentono l’integrazione negli smartphone di touch screen, diffusori acustici di dimensioni minime e microfoni potenti, display con colori intensi, motori elettrici di dimensioni ridotte, ma più efficienti, per le automobili, nonché la realizzazione di pannelli solari e pale eoliche in grado di fornire maggiori prestazioni.L’utilizzo di metalli strategici, come il neodimio, il disprosio o il terbio, permette di migliorare le prestazioni e la potenza, nonché di ridurre le dimensioni dei prodotti e conferire alle leghe una resistenza estrema.
Di conseguenza, nell’ambito dell’industria Hi-Tech questi metalli strategici sono diventati insostituibili e, dato che scarseggiano a causa di svariati motivi, tra cui i problemi di natura geopolitica e di estrazione sostenibile, sono al centro dell’attenzione degli investitori.A oggi, la Cina ha prodotto il 95% delle terre rare, ma ha iniziato a tagliare il flusso delle esportazioni di questi metalli. Per questo motivo, l’intero ammontare delle scorte di materiali disponibili al di fuori della Cina attira l’attenzione degli industriali.
A questo punto ci poniamo la seguente domanda: come possiamo accedere a questi metalli? Una delle principali società di investimento specializzate nelle terre rare è la MTL Index; questa multinazionale offre ai suoi clienti la possibilità di investire in queste scorte di metalli critici, il cui ammontare è tra i più consistenti in Europa.
MTL Index assiste i suoi clienti nel corso della procedura di acquisto dei metalli strategici più critici, al fine di creare un portafoglio in grado di generare un elevato rendimento in caso di una sua liquidazione a medio termine (3 anni).Il consiglio degli specialisti è che sia arrivato il momento di investire in questi metalli, in quanto si tratta di beni materiali stoccati nella prospettiva di una messa in vendita, il cui prezzo non dipende né dalle valute né dalle banche.Uno di questi metalli è già stato oggetto nel 2011 di un aumento del prezzo pari a oltre il 400%. La situazione del mercato interno cinese, il maggiore consumatore di terre rare, a causa delle emergenze nell’ambito dell’ambiente, della lotta al mercato nero e dell’aumento dei costi di estrazione, non promette nulla di buono per quanto riguarda la fornitura di terre rare al mondo occidentale. Pertanto si prevede che l’industria avrà bisogno di quantità di materiale superiore a quelle prodotte. Considerando che attualmente non sono stati scoperti materiali alternativi, riteniamo che nel corso dei prossimi anni i prezzi aumenteranno significativamente.

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Investire negli U.S.A.

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2016

arturo meglioGli Stati Uniti rappresentano una meta assai ambita dagli investitori italiani, che ogni anno cercano di sviluppare il proprio business impiegando i propri capitali in uno dei 50 Stati dell’unione. Ma quale tra questi è il più attrattivo per i capitali stranieri? Secondo gli esperti del settore il South Carolina, grazie a una politica economica e fiscale che ha favorito l’ingresso di capitali stranieri nel proprio mercato, oltre allo speciale programma “South Carolina Landing Pad” ideato dalle locali istituzioni governative per attrarre capitali stranieri, è diventato uno degli stati americani preferiti dagli investitori stranieri e dalle aziende di tutto il mondo, in un mercato, quello statunitense, che storicamente occupa una posizione di leadership a livello mondiale per i nuovi investimenti delle imprese. Tra il 2014 e il 2015, le esportazioni dello Stato sono aumentate infatti del 4,18%, e hanno raggiunto ben 195 Paesi nel mondo. Una situazione così favorevole da attrarre anche 80 aziende italiane, in cui lavorano oltre 2500 addetti americani, in grado di generare un giro d’affari che nel 2015 ha sfiorato i 200 milioni di dollari.Per non far svanire il sogno americano e godere dei vantaggi che il South Carolina offre, gli avvocati Giampaolo Salsi e Arturo Meglio, partner della sede milanese dello studio legale K&L Gates ed esperti in ambito societario e nella internazionalizzazione delle imprese, danno alcuni suggerimenti per affrontare al meglio il processo di ingresso nello Stato americano: “I vantaggi nell’investire nel South Carolina sono molteplici e concreti, ma è bene cautelarsi per non incorrere in problemi e complicazioni, sia dal punto di vista burocratico, sia da quello finanziario. Innanzitutto è bene scegliere di appoggiarsi a professionisti che conoscono in modo approfondito la realtà del mercato locale e di quello statunitense, un apporto senza il quale si rischia d’incorrere in problematiche di complessa gestione se non affrontate in via preventiva. In secondo luogo è raccomandabile mettersi in contatto con le istituzioni locali deputate a sviluppare gli investimenti dall’estero come la‎ CRDA, la Charleston Regional Development Alliance, che possono mettere a disposizione esperienza e relazioni sviluppati in loco. Mai dimenticare inoltre di studiare l’operazione nel suo complesso, sotto tutti i punti di vista, per valutarne le varie possibili conseguenze. Infine è consigliabile prendere contatto con istituti bancari scelti dopo un’attenta valutazione, che siano in grado di fornire supporto all’operazione in loco”.A confermare l’interesse delle aziende per il South Carolina i dati diffusi dal South Carolina Department of Commerce confermano che negli ultimi 5 anni lo Stato ha calamitato oltre 89 milioni di dollari in investimenti dal Bel Paese, creando ben 384 nuovi posti di lavoro, riuscendo a essere nominato per la quarta volta nell’ultimo lustro come lo Stato in cui sono stati creati più posti di lavoro per milioni di abitanti grazie all’ingresso di aziende straniere. Sul territorio si sono stabilite infatti ben 80 aziende italiane, tra cui importanti imprese come Ansaldo STS USA, Bonomi North America, Cole Vision Corp, Lenscrafters Inc e Miracle Ear, che sono in grado di dar lavoro a oltre 2500 addetti americani, generando un giro di affari che ha sfiorato nel 2015 i 200 milioni di dollari.Per favorire ulteriormente l’afflusso di capitali stranieri nel proprio territorio, il South Carolina Department of Commerce ha creato un articolato programma ad hoc, il “South Carolina Landing Pad”, pensato appositamente per assistere le imprese che vogliono internazionalizzarsi stabilendosi per la prima volta negli Stati Uniti. Lavorare in affiancamento con gli esperti della camera Giampaolo Salsidi commercio, rende possibile una riduzione dei tempi d’inserimento nel mercato del South Carolina e l’abbattimento delle preoccupazioni e dei dubbi legati all’ingresso in un mercato così vasto e potenzialmente sconfinato. Attraverso questo programma le aziende saranno guidate nel reperire quei servizi necessari all’avvio del business in terra straniera a prezzi vantaggiosi, come il reclutamento della forza lavoro, un’efficace guida sulle normative e i regolamenti applicabili, nonché sulla relativa tassazione e la traduzione di testi e importanti documenti ufficiali. Ma perché scegliere proprio il South Carolina? Ad oggi più di 1200 imprese straniere si sono stabilite qui per beneficiare del mercato dello Stato in continua espansione e del chiaro e vantaggioso sistema fiscale. Ma non è tutto: una delle ragioni principali di questa grande attrattività risiede nel fatto che il South Carolina è strategicamente posizionato tra New York e Miami, offrendo così grandi vantaggi nei trasporti su tutta la East Coast statunitense. Basti pensare che alcune delle più grandi aziende mondiali chiamano ‘casa’ il South Carolina, come ad esempio marchi multinazionali del calibro di BMW, Michelin, Adidas, Mercedes-Benz, Volvoe FujiFilm. Come se non bastasse la città di Charleston è stata insignita del titolo di World’s Best City dal magazine Travel & Leisure lo scorso giugno, a dimostrazione di un’altissima qualità della vita.Un pensiero condiviso da tutti gli esperti del settore, le cui ragioni sono confermate anche dai numeri dell’export del South Carolina, in costante crescita sotto tutti i punti di vista. Tra il 2014 e il 2015 le esportazioni dello Stato sono aumentate infatti del 4,18% verso 195 Paesi nel mondo, con particolare riferimento al settore di automobili, pneumatici, fibre sintetiche, cuscinetti, parti meccaniche e tosa erba. Una tendenza favorita anche dalle grandi potenzialità del porto di Charleston, il 9° per capacità commerciali negli USA, che, oltre ad essere cresciuto del 4% nei flussi mercantili negli ultimi 12 mesi, offre una linea diretta con i maggiori porti italiani come Napoli, Genova e Gioia Tauro, ma anche con quelli europei come Valencia, Southampton, Le Havre e Rotterdam. Tra i prodotti maggiormente esportati verso l’Italia ci sono i macchinari industriali, la pasta di legno, la carta, i metalli preziosi e le materie plastiche. (foto: arturo meglio, Giampaolo Salsi)

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Perché investire in Europa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

aziende1Da un punto di vista politico la confusione è grande e, sotto molti aspetti, le imprese non hanno vita facile. Comunque, le cose vanno così da anni. Le aziende buone – e ce ne sono tante in Europa – hanno capito che non possono contare sull’aiuto dei loro governi e devono quindi essere artefici del loro destino.
Noi facciamo lo stesso assumendo posizioni lunghe e corte. Invece di lasciare che i nostri profitti dipendano dai rialzi di mercato o dalla crescita economica, studiamo i fondamentali per identificare i titoli azionari che presentano anomalie di valutazione. Ce ne sono tantissimi. Il flusso delle nostre idee di investimento si arricchisce costantemente di strategie formulate per seguire le tendenze in atto. Le masse in gestione investite secondo questi tipi di strategie sono talmente imponenti che le tendenze interessate finiscono invariabilmente per esprimere valutazioni non sostenibili. Prima o poi tutti quelli che sfruttano una tendenza si ritrovano nella stessa posizione, con il risultato che le fonti di liquidità necessarie per alimentare la tendenza stessa inevitabilmente si prosciugano. Dopo tale sfruttamento intensivo la tendenza si affievolisce, per poi manifestare un’inversione piuttosto violenta, e per chi si trova dalla parte sbagliata di queste rotazioni improvvise sono dolori.
Nel 2015 la maggior parte dei gestori rialzisti (long-only) attivi ha sovraperformato nello stesso modo, cioè sovrappesando e sottopesando i medesimi settori; in particolare, questi gestori hanno evitato energia e materie prime per concentrarsi sulle società a media capitalizzazione e sulle azioni “di crescita” (growth). Sulle azioni di crescita il consenso era così schiacciante che tutte le notizie negative (o anche solo equilibrate) che potevano mettere in dubbio i multipli ai quali questi titoli passavano di mano venivano ignorate. D’altro canto, le indicazioni di un lento ritorno alla normalità o anche di un leggero miglioramento in aree in cui gli investitori avevano posizioni corte – materie prime e settori collegati – non erano neppure prese in considerazione.
Nella parte finale del 2015 qualche incerto segnale sembrava indicare che i prezzi delle materie prime fossero prossimi ai minimi. Tuttavia, a conferma della tendenza a prediligere in maniera acritica convinzioni radicate, il mercato non ha prestato attenzione. Analogamente, i rialzi delle azioni di Rio Tinto, Anglo American e Glencore sono stati attribuiti “semplicemente” alle ricoperture di scoperto; ma gli acquisti sono acquisti, anche se servono solo a coprire posizioni corte. Le valutazioni nei settori oil & gas e minerario erano cadute a un livello tale che – ad eccezione dei casi di fallimento – erano pronte per una rapida ascesa. Il prezzo dei minerali ferrosi è risalito notevolmente quest’anno, al pari di quello del rame, con importanti implicazioni per le azioni delle società minerarie, che scontavano previsioni di una persistenza delle quotazioni dei metalli ai minimi registrati nel 2015.
Quali altre tendenze sono sul punto di cedere? La riluttanza a riconoscere che le cose stanno migliorando per le impopolari azioni minerarie fa il paio con la scarsa disponibilità ad accettare che i fondamentali delle imprese edili del Regno Unito hanno cominciato a indebolirsi.È ovvio che gli immobili di pregio nel centro di Londra difficilmente perderanno in tempi brevi il fascino che li rende particolarmente appetibili, ma i prezzi degli appartamenti nuovi nelle zone periferiche sono diventati irrealistici. Inoltre, dalla fine dell’anno scorso gli investitori esteri manifestano sempre meno interesse a comprare immobili “sulla carta”. Alcuni acquirenti si stanno svincolando da consistenti impegni finanziari, anche perdendo la caparra. Inutile a dirsi, gli apologeti cercano tutti gli appigli possibili per negare che i prezzi delle case siano aumentati troppo. Non intendo affermare che i prezzi stiano per crollare; ci sono forti incentivi finanziari e remore psicologiche fra gli operatori a scongiurare questa evenienza, ma il numero delle operazioni diminuirà. Presumibilmente, le imprese edili preferiranno tenere gli appartamenti invenduti anziché svenderli; ma se da un lato le possibilità di vendere in tempi brevi a prezzi inflazionati diminuiscono, dall’altro i costruttori non potranno non ultimare i progetti già avviati. Tutti i cantieri aperti saranno portati a termine, incrementando l’offerta. Perciò, a causa dell’effetto congiunto dell’aumento dei costi e del calo dei volumi di vendita, i bilanci delle imprese edili del Regno Unito, che una volta erano floridi, dovranno per forza di cose indebolirsi. Ripeto: non prevedo un crollo, ma un calo precipitoso dei volumi di vendita può essere ugualmente deleterio per queste società, anche se i prezzi restano invariati.
Comunque, se le prospettive per l’edilizia del Regno Unito cominciano a deteriorarsi, quelle per l’Irlanda sono molto più incoraggianti. Il settore immobiliare irlandese si trova ora nella stessa posizione in cui si trovava quello del Regno Unito nel 2010, anno in cui la disoccupazione era elevata, nessuno costruiva e nessuno voleva (o poteva) cambiare casa. Il mutare di queste condizioni spianò la strada a una fase di grande prosperità per le imprese edili britanniche. Il settore immobiliare irlandese sembra sul punto di entrare in una fase analoga. I due Paesi hanno una cultura dell’abitare simile ma si trovano in fasi diverse del ciclo economico e immobiliare. Una posizione scoperta nel settore immobiliare di Londra e un investimento in quello di Dublino sembra una scelta intelligente. L’unica impresa edile irlandese quotata è Cairn Homes. I suoi concorrenti quotati in borsa sono falliti tutti quando c’è stato il crollo dell’edilizia in Irlanda, dando a quest’ultima la possibilità di acquistare terreni in zone di prestigio di Dublino a prezzi pari ad appena un terzo dei livelli raggiunti quando il mercato era agli apici.Cairn è solo una parte di un percorso intrapreso “seguendo il sole”. Per anni la ripresa nel Regno Unito è stata più sostenuta che nel resto d’Europa. Oggi, però, sembra che siamo arrivati al punto in cui i Paesi che hanno avuto le recessioni peggiori – e che quindi devono recuperare di più – evidenziano i segnali di una crescita più rapida. Uno è l’Irlanda e l’altro è la Spagna.
In Spagna abbiamo investito in Mediaset España. Analogamente a quanto accaduto ad alcuni dei migliori titoli azionari britannici negli ultimi anni, la società ha avuto una “buona recessione”. Il mercato della pubblicità televisiva in Spagna ha subito una contrazione del 40% dal picco raggiunto prima della crisi, con una riduzione da cinque a due del numero di grandi operatori presenti sul mercato. Una delle reti commerciali minori, Cuatro, è stata acquisita da Mediaset; un’altra, la Sexta, è ora di proprietà di Antena 3; la TV pubblica TVE, che tendeva a vendere spazi pubblicitari senza fare troppa attenzione ai prezzi, facendoli andare giù, non è più autorizzata ad accettare pubblicità. Tale cambiamento – e l’eliminazione di due concorrenti – ha trasformato il mercato pubblicitario spagnolo, rafforzando tutt’a un tratto il potere negoziale di Mediaset. Inoltre, il mercato televisivo spagnolo è particolarmente interessante. La siesta pomeridiana, quando molti spagnoli ritornano a casa per il pranzo, fa sì che in Spagna ci siano due fasce di massimo ascolto. Inoltre, l’idea che la televisione sia avviata verso un declino terminale per via di YouTube è un’assurdità. In Spagna la fruizione della TV “lineare” è addirittura in aumento. Si aggiunga a questo la capacità di Mediaset España di produrre contenuti, cosa che la solleva dall’onere di pagare cifre esorbitanti per le produzioni di terzi, e si può concludere che tutti i ricavi pubblicitari in più accresceranno direttamente i profitti della società. Gli investitori del Regno Unito hanno ottenuto ottimi risultati con ITV negli ultimi anni; riteniamo che Mediaset España sarà la prossima ITV per gli investitori (se non anche per i telespettatori).
Prendiamo le banche. Le aspettative di un calo dei tassi di interesse a lungo termine hanno appiattito la curva dei rendimenti, eliminando profitti da una delle principali attività delle banche. Per realizzare un utile dall’erogazione di credito le banche hanno bisogno di una curva dei rendimenti ripida. Inoltre, il carry trade sui titoli di Stato, che una volta consentiva di guadagnare, è scomparso. Nel 2011 gli istituti di credito dell’Europa meridionale si finanziavano presso la BCE a tassi irrisori per acquistare titoli di Stato a 10 anni che rendevano circa il 7%. Questa era un’operazione sicura e redditizia. Ora i rendimenti delle obbligazioni decennali negli stessi Paesi sono scesi all’1,5% e la BCE ha annunciato che comincerà ad acquistare obbligazioni societarie di emittenti non finanziari. Questa può essere una buona notizia per chi ha bisogno di finanziamenti ma non per le banche, che vedono erodersi i margini di un’altra delle loro attività.Anche se le loro fonti di reddito si riducono, i politici e i regolatori stanno costringendo le banche a rafforzare ulteriormente i mezzi propri per proteggersi da un’eventuale crisi del settore. Le conseguenze per il rendimento del capitale degli istituti di credito sono estremamente negative. A nostro avviso è chiaro che le banche sono diventate preda dei politici, che le usano per stabilizzare il sistema finanziario e per far arrivare all’economia “reale” tutto il denaro possibile. Secondo noi diverse banche europee sono sopravvalutate. Non c’è però, al momento, alcun trading direzionale contro il settore. Negli investimenti la tendenza è tua amica, finché dura. (by Paul Casson, Manager del Pan-European Aboslute Return Fund)

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Pictet Asset Management: al via il nuovo comparto Pictet- Robotics

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

robot chirurgicoPictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, pioniere negli investimenti tematici, annuncia il lancio di Pictet-Robotics, uno dei primi fondi nel suo genere a investire in robotica e tecnologie di intelligenza artificiale.Il fondo azionario punta su un settore che nel prossimo decennio dovrebbe crescere a un ritmo quattro volte superiore a quello dell’economia globale.1
Il portafoglio avrà un’esposizione su 3 segmenti globali: l’automazione industriale (produzione, logistica e stampanti 3 D), le applicazioni per il consumatore e servizi professionali (domotica, medicina, sicurezza) e le aziende che forniscono tecnologie per permettere ai robots di percepire l’ambiente in cui si trovano (lettori, sensori, sistemi di visione).La gestione di Pictet-Robotics è stata affidata a Karen Kharmandarian, Senior Investment Manager, Thematic Equities. Kharmandarian che vanta oltre 20 anni di esperienza nella gestione di portafogli specializzati nella tecnologia, è coadiuvato da un team composto da altri 3 gestori di provata esperienza.
Robotics è l’ultimo nato della famiglia di prodotti tematici di Pictet Asset Management, che comprende già, fra gli altri, fondi specializzati in comunicazioni digitali, sicurezza, sanità, acqua, risorse forestali, agricoltura ed energie pulite. Le strategie tematiche consentono agli investitori di sfruttare i trend socio-economici di lungo periodo che ridefiniscono il mondo in cui viviamo.I progressi in campo informatico come il cloud computing e la comparsa di nuovi potenti microprocessori stanno rivoluzionando la robotica e le tecnologie di automazione, ormai uscite dalla fabbrica per entrare nella nostra vita quotidiana.I moderni dispositivi robotici sono dotati di una straordinaria capacità di sentire, raccogliere, elaborare e mettere in pratica le informazioni dando prova di abilità, versatilità e cognizione.Nell’ambito dei servizi e della sicurezza si utilizzano robot in grado di riconoscere i cambiamenti di espressione facciale e tono di voce; nel settore sanitario, sofisticati robot assistono già i chirurghi in operazioni complesse; nei trasporti si progettano auto senza guidatore con tecnologie Smart Sensor.“Per decenni i robot sono stati utilizzati nelle fabbriche per l’automazione di compiti pericolosi, faticosi o noiosi. Oggi, nel contesto di una spinta all’innovazione senza precedenti, i robot stanno diventando indispensabili nella nostra vita lavorativa e privata. Le società attive nel campo della robotica godranno di una forte crescita legata a questa profonda trasformazione.”, afferma Karen Kharmandarian, il gestore del fondo.

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“Investire dopo la crisi greca”: i consigli degli esperti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2015

lignano sabbiadoroIl 19 agosto a Lignano Sabbiadoro (Ud) il terzo incontro di Economia sotto l’ombrellone. Quale sarà l’impatto della crisi greca sugli investimenti degli italiani? Quali rischi devono considerare i risparmiatori mentre continua l’instabilità dei mercati? È possibile scorgere in questa difficile situazione anche delle opportunità? L’estate 2015 è diventata un vero e proprio incubo per gli investitori. Tra giugno e luglio Atene si trovava con banche e Borsa chiuse e un referendum che metteva a rischio la permanenza del Paese dell’Euro. Oggi, dopo le settimane di stop agli investimenti, la Borsa di Atene è riaperta e i ministri delle finanze UE hanno adottato il terzo piano di aiuti da 86 milioni di euro; ma la situazione è tutt’altro che tranquilla: «Non c’è la certezza, ma la speranza» che la situazione in Grecia possa migliorare, ha dichiarato Angela Merkel all’indomani dell’accordo sul piano. Senza menzionare gli altri fattori di instabilità che agitano i sonni estivi degli investitori: dalla svalutazione della moneta cinese che avrà contraccolpi pesanti per l’Eurozona, alla crisi delle quotazioni del petrolio, fino all’attesa per una ripresa che, nel nostro Paese, proprio non arriva.
Ne parleranno, al Palapineta di Lignano Sabbiadoro, tre esperti di economia e investimenti privati: Mario Bianchi Disette, specialista in risparmio e investimenti Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia; il consulente finanziario Mario Fumei; e Luigi Riganelli, responsabile private banking Monte Paschi di Siena, sede di Trieste.Il dibattito “Investire dopo la crisi greca”, moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani, inizia alle 18.30 e dura circa un’ora con spazio per le domande del pubblico. Al termine dell’incontro la possibilità per il pubblico stesso di incontrare, in maniera informale e conviviale, i relatori del dibattito durante un aperitivo.
La quinta edizione di “€conomia sotto l’ombrellone”, che si tieneal Palapineta, nel Parco del Mare (via Lungomare Alberto Kechler, Lignano Sabbiadoro – Ud), è organizzata da Eo Ipso srl, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro, di Turismo FVG e di Confcooperative Friuli Venezia Giulia ed è sostenuta da Confindustria Udine, Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia e Greenway nel ruolo di main sponsor. Altri sponsor sono Ombrellificio Ramberti; Villa del Torre – Organizzazione eventi; Euro&Promos Group; Viticoltori Friulani La Delizia; Lignano Pineta Spa; Hotel ristorante President; Porto Turistico Marina Uno. Media partner è Corriere Imprese Nordest.

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Investire 315 miliardi di euro per far ripartire l’economia dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 novembre 2014

Per rimettere in moto l’economica dell’UE, il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha annunciato la creazione di un piano UE di investimenti strategici, destinato a mobilitare almeno 315 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Dopo la presentazione di mercoledì all’Aula del nuovo piano, i deputati di quasi tutti i gruppi politici hanno espresso sostegno, ma chiesto anche un’azione rapida per incrementare la crescita nell’UE.Juncker ha spiegato che il piano si basa su tre pilastri:
– la creazione di un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nel giugno 2015, finanziato con 21 miliardi di euro dal bilancio dell’UE e dalla mobilitazione di almeno 315 miliardi di euro in ulteriori investimenti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) nel periodo 2015-2017,
– la creazione di una “riserva di progetti”, accompagnata da un programma di assistenza, per incanalare gli investimenti dove sono maggiormente necessari, e una tabella di marcia per rendere l’Europa più attraente per gli investimenti ed eliminare le strettoie burocratiche.
Lodando il piano di investimenti Juncker, il presidente del gruppo PPE Manfred Weber (DE), ha dichiarato che “è meglio mobilitare il capitale privato invece di fare nuovi debiti”. Ha quindi sottolineando che gli Stati membri devono portare avanti le riforme strutturali, perché “se i procedimenti legali durano così a lungo come in Italia, se i mercati del lavoro sono troppo rigidi come in Francia e se le procedure di pianificazione si protraggono per mesi e anni come succede nel mio paese, non c’è da stupirsi che non ci siano investimenti”.Il leader del gruppo S&D Gianni Pittella (IT), ha dichiarato che “avremmo voluto più denaro pubblico, più investimenti, ma questo è un buon punto di partenza”. Ha quindi sottolineato che il suo gruppo non è interessato “alle valutazioni delle agenzie di credito – siamo interessati alla vita delle persone”. Ha inoltre ricordato a Juncker che il gruppo S&D lo ha sostenuto a condizione che si attui il pacchetto di investimenti e che il Parlamento sia pienamente coinvolto.Riprendendo l’analogia dell'”innaffiatoio” fatta da Juncker per il pacchetto, il leader del gruppo ECR Syed Kamall (UK) ha chiesto “come si possa fare affinché si tratti di un annaffiatoio che stimola la crescita? Come possiamo essere certi che non si tratti di un diluvio governativo che lava via gli investimenti privati? Come possiamo fare in modo che non si tratti di un sistema privato di irrigazione che non viene mai attivata? Ciò di cui abbiamo bisogno sono risposte dettagliate ad alcune delle nostre domande (…) Forse allora potremmo sostenere il vostro progetto”.Guy Verhofstadt (BE), il leader del gruppo ALDE, ha sottolineato che gli investimenti devono essere sostenuti con riforme strutturali negli Stati membri. “Forse la riforma del mercato del lavoro dovrebbe essere una condizione per ottenere i fondi”, ha suggerito, evidenziando anche la necessità di completare i mercati comunitari del digitale, dell’energia e dei capitali. “In caso contrario, il capitale andrebbe perso su grande scala”, ha dichiarato. Verhofstadt ha infine suggerito di esentare da imposta l’utilizzo dei fondi, per attrarre più investimenti privati.Rivolgendosi a Juncker, Dimitrios Papadimoulis (EL), in nome del gruppo GUE/NGL, ha dichiarato che “il pacchetto presentato sono solo parole a vuoto. 16 miliardi di euro provengono dal bilancio dell’UE e 5 miliardi di euro dalla BEI. Non c’è un solo euro di denaro fresco, lei ha promesso che creerà una sorta di effetto leva che moltiplica i fondi per 15. In questo periodo di stagnazione e recessione nella zona euro, non vi è nessun economista al mondo che può credere a ciò”.Parlando in nome del gruppo Verdi/ALE, Philippe Lamberts (BE), ha dichiarato che il pacchetto di investimenti è “ben progettato”, pur sottolineando la necessità di “porre fine all’economia dei casinò”. Ha sostenuto che “lottare contro la frode e l’evasione fiscale” dovrebbe essere “parte integrante” del piano, sottolineando la necessità di passare a fondi di energia più verde all’interno dell’UE. “Non dovremmo dare a Putin e al suo sistema energetico un miliardo di euro al giorno”, ha concluso.Patrick O’Flynn (UK) in nome del gruppo EFDD, ha dichiarato che Juncker sta sprecando inutilmente altro denaro, mentre il problema principale è che l’euro – come moneta unica – impedisce agli Stati meridionali dell’Unione europea di tornare alle valute nazionali che potrebbero essere deprezzate per creare condizioni più favorevoli per gli investimenti.Il non iscritto Gerolf Annemans (BE) ha detto che il pacchetto di investimenti è “fondamentalmente un riciclaggio, un rietichettatura (…) Si tratta di un annaffiatoio Hocuspocus, abracadabra, si tratta insomma denaro del monopoli”.
Parlando in nome della Commissione, il vicepresidente Jyrki Katainen ha detto che il nuovo piano dovrebbe massimizzare l’impatto sull’economia reale, sbloccare gli investimenti pubblici e privati in progetti reali e creare veri posti di lavoro. Ha anche sottolineato che i contributi degli Stati membri al piano saranno neutrali rispetto al Patto di stabilità e di crescita. Il piano dovrebbe inoltre incarnare un “nuovo approccio a livello europeo – per cambiare il modo in cui il denaro pubblico viene utilizzato”, in particolare sostenendo i prestiti più rischiosi.

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Bilancio 2013 dell’UE: investire nella crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2012

150,9 miliardi ed un aumento del 2% rispetto all’anno scorso. A tanto ammontano gli impegni previsti nel progetto di bilancio 2013 presentato dalla Commissione europea. 62,5 miliardi di euro sarebbero destinati alla crescita e all’occupazione in Europa. Il progetto di bilancio 2013 pone anche una forte enfasi sugli aspetti del risparmio e dell’efficienza in termini di costi. Così si ridimensioneranno le linee di bilancio per i programmi che non danno prova di efficacia e si è inoltre cercato di realizzare ogni possibile risparmio su tutte le istituzioni e agenzie dell’UE, la maggior parte delle quali subirà tagli concreti al bilancio annuale(fonte: http://www.aiccre.it)

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Ripristinare finanziamenti contro l’aids

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2012

Il 28 gennaio il mondo celebra il 10° anniversario della creazione del Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. Dieci anni fa, il futuro della lotta contro queste tre pandemie era sconfortante e una diagnosi di AIDS era una sentenza di morte per chi viveva nei paesi poveri. Per rispondere a questa drammatica emergenza, venne costituito il Fondo Globale, una partnership unica tra paesi ricchi, paesi poveri, società civile e settore privato. Si stima che ogni mese, 100.000 vite vengano salvate grazie al Fondo. Eppure, è un triste compleanno: con la scusa della crisi economica, molti paesi donatori hanno tagliato i finanziamenti al Fondo Globale, proprio ora che nuove scoperte scientifiche offrono opportunità di prevenzione e cura dell’AIDS prima impensabili.L’Italia, pur avendo svolto un ruolo di primo piano nel lancio del Fondo Globale in occasione del Vertice G8 del 2001 a Genova, ha smesso di sostenere il Fondo ancor prima che la crisi mordesse: non ha ancora versato le quote promesse al Fondo Globale per il 2009 e il 2010, pari a 130 milioni di euro ciascuna e non ha assunto alcun impegno finanziario per gli anni successivi. Se si considera che il nostro paese a partire dagli anni Duemila ha erogato l’80% circa dei propri fondi per la lotta contro l’AIDS nei paesi poveri attraverso il Fondo Globale, si deduce che il disimpegno nei confronti del Fondo ha praticamente azzerato il contributo italiano alla lotta globale contro la pandemia. Per questo, “il nuovo Governo – sottolinea l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’AIDS – ha davanti a sé una grande opportunità per riacquistare quella credibilità a cui tanto tiene a livello internazionale: rinnovare l’impegno dell’Italia nei confronti della lotta contro l’AIDS”.I numeri del Fondo Globale. Negli ultimi dieci anni, il Fondo è diventato il principale strumento di lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria e ha fondamentalmente modificato la capacità della comunità internazionale di combattere queste tre pandemie. Nel 2002 la terapia antiretrovirale era praticamente inesistente nei paesi a risorse limitate; dopo sei anni, negli stessi paesi 7 milioni di persone ne potevano beneficiare, di cui la metà grazie al Fondo Globale. Nel corso di questi anni il Fondo ha fornito il trattamento antitubercolare a quasi 9 milioni di persone e ha distribuito oltre 200 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria.La struttura. Nato come organizzazione di emergenza strutturata per intervenire “verticalmente” ed in modo esclusivo sulle tre malattie, il Fondo Globale si sta trasformando in modo da focalizzarsi più strategicamente su interventi a elevato impatto a favore delle popolazioni vulnerabili e con ricadute positive sui fragili sistemi sanitari dei paesi più poveri. Le scoperte scientifiche. La ricerca potrebbe dare un’accelerazione ai risultati raggiunti finora dal Fondo Globale: è stato dimostrato che i farmaci antiretrovirali rivestono un ruolo strategico per la prevenzione del contagio, oltre che, naturalmente, per la cura dell’infezione. Se usati all’inizio dell’infezione da HIV infatti, assicurano una protezione vicina al 100 per cento contro la trasmissione del virus in coppie eterosessuali in cui uno soltanto dei partner è infettato dal virus. Gli studi hanno dimostrato anche che il trattamento anticipato riduce dell’84% la possibilità di contrarre la tubercolosi, che è la causa principale di morte delle persone con l’HIV. Naturalmente, curare precocemente le persone sieropositive richiede più risorse. Proprio ora che potremmo sperare di sconfiggere queste tre gravi malattie entro la prossima generazione e che la scienza ci chiede di investire di più, i donatori non rispettano le promesse e riducono il sostegno finanziario al Fondo Globale, costringendolo a cancellare l’avvio di nuovi programmi di lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria per i prossimi due anni e a sbattere la porta in faccia a nuovi pazienti. Una condanna a morte per milioni di persone che non hanno ancora accesso alle cure salvavita nei paesi poveri.

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Come fare soldi? Investite sugli anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2011

Italiano: Casa accoglienza anziani Giovanni Ca...

Image via Wikipedia

In Italia il Paese del turismo, negli ultimi anni sono stati costretti a chiudere decine e decine di alberghi, molti dei quali hanno avevano fatto la storia del turismo nostrano. Non tutti gli hotel e pensioni si sono limitati solo a chiudere, ma hanno deciso di “riciclarsi” in residenze, a volte di lusso, dedicate agli anziani.
Gli economisti di mezzo mondo, infatti, condividono l’assunto che la terza e la quarta età rappresentino il business del futuro. Tutti i paesi già sviluppati, hanno un minimo comun denominatore: l’invecchiamento progressivo delle popolazioni residenti con una tendenza pressoché generale ad avere sempre meno figli.
Tra gli stati coinvolti maggiormente nel fenomeno vi è proprio l’Italia. Ed i numeri sono inequivocabili: entro il 2040 il numero degli ultra 65enni in Italia raddoppierà. Le persone con oltre 65 anni d’età risultano in aumento di 113.000 unità all’anno e ormai rappresentano 1/5 della popolazione. Nel 2040 corrisponderanno al 32,2% dei residenti. La popolazione italiana, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), per poi riprendere ad aumentare nel primo decennio del III millennio, soprattutto in conseguenza dell’immigrazione che come è noto rallenta il processo dell’invecchiamento globale per la tendenza delle famiglie straniere ad avere più figli.
Il dato più preoccupante ed una delle conseguenze è che nel frattempo il numero dei giovani subirà una progressiva diminuzione. Anche i cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,1% del totale.
Sotto il profilo demografico l’Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2010 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,40, di poco inferiore all’1,41 del 2009. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni ’90, in cui si toccarono i minimi storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna. Ma tra i fattori che influenzano maggiormente le previsioni non c‘è solamente l’invecchiamento della popolazione. Bisogna, infatti, considerare anche la fecondità e soprattutto le migrazioni.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è un dato di fatto che l’aumento degli anziani, in Italia, metterà in crisi il welfare e quindi il sistema dei costi della salute e per tali ragioni i governi sono già occupati a cercare soluzioni alternative dal momento che la proporzione tra le persone attive e quelle non attive cambierà di molto.
La questione, però va vista anche dal lato delle opportunità che la popolazione anziana potrà rappresentare per l’economia. Gli anziani possono, infatti, rappresentare nuove utilità a livello di business. È un settore di mercato tutto da scoprire ed il mondo delle imprese globalizzate e della pubblicità se ne sta accorgendo. Senza contare i settori della tecnologia, dei trasporti e dei viaggi dove moltissimi prodotti sono già pensati per la terza e quarta età. Per esempio il gruppo Allianz, leader mondiale nel campo delle assicurazioni ha già lanciato sul mercato prodotti relativi alla terza età che sino a qualche anno fa erano impensabili per queste fasce di popolazione.

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Le donne dicono no alla manovra finanziaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Roma 14 luglio, dalle ore 17.30 davanti al parlamento. Le donne denunciano una manovra che sottrae al welfare per le donne la cifra record di 4 miliardi di euro. Questi soldi, per una legge approvata dal parlamento italiano qualche mese fa, dovevano essere impegnati per politiche di conciliazione, inclusione delle donne nel mercato del lavoro, assistenza e cura. Non investimenti a fondo perduto, ma un modo per ridare respiro al potenziale al femminile e per investire nella crescita del nostro paese. La manovra finanziaria ha cambiato destinazione a questo tesoretto, scippandolo letteralmente dalle borsette delle donne italiane, visto che è dall’aumento dell’età pensionabile nel pubblico impiego delle donne che si riscuotera’ la ragguardevole cifra di 4 miliardi. Non una sola parola del Governo su questo furto. Ne’ una spiegazione. Omissioni, anche durante il question time al Senato, dove il Ministro Sacconi interrogato su questo ha evitato di rispondere su che fine avesse fatto “il malloppo”. Silenzio o bugie da parte degli altri componenti del Governo, oltre che un certo imbarazzo presso la maggioranza. “Occorre non tacere, fare quanto piu’ rumore possibile, in modo che tutte sappiano quanto sta accadendo. Ce ne ricorderemo a tempo debito e lotteremo perché questo scippo non avvenga. E se dovesse accadere, continueremo a insistere perché si torni su questa sciagurata decisione. Sappiamo che sono tempi difficili e che tutti dobbiamo fare sacrifici, ma non è possibile che a fronte di tagli assenti o scarsi su voci come i costi della politica, le province e molto altro, venga chiesto alle donne l’ennesimo sacrificio – spiegano le promotrici– Vogliamo ricordare che le donne sono già chiamate a rispondere, con il loro lavoro volontario e non pagato ai tagli del welfare degli ultimi anni”. Per opporsi al provvedimento le donne dei due gruppi, diverse parlamentari (hanno già aderito Emma Bonino, Paola Concia, Francesca Marinaro, Flavia Perina) e tutte coloro che vorranno sostenerle, si daranno appuntamento a Piazza Montecitorio domani,giovedì 14 luglio, alle ore 17.30 in coincidenza con la discussione della manovra alla Camera. La data è stata scelta anche per sottolineare che nelle stesse ore sarà in corso a New York la presentazione del il rapporto ombra sulla disuguaglianza di genere in Italia, in margine alla sessione internazionale della Convenzione CEDAW(ONU, Committee on the Elimination of Discrimination against Women). Dal testo emerge, ancora una volta, il ruolo secondario a cui le donne sono condannate in Italia, nonostante gli impegni e le promesse presi dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

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Investire oggi nella crescita di domani

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Sebbene di piccole dimensioni, il bilancio dell’Unione europea ha un forte impatto sui cittadini europei. Proponendo un bilancio pluriennale per il periodo 2014-2020, la Commissione intende far fronte alle preoccupazioni di oggi e alle esigenze di domani. La proposta si concentra su finanziamenti prioritari a livello dell’UE in grado di offrire un valore aggiunto reale: tra le varie novità introdotte, citiamo il Meccanismo per collegare l’Europa, che finanzierà progetti transnazionali nel campo dell’energia, dei trasporti e delle tecnologie dell’informazione per rafforzare l’ossatura del mercato interno; stanziamenti decisamente maggiori per la ricerca e l’innovazione, in modo da investire nella competitività europea; più fondi per i giovani dell’Unione. Il bilancio proposto è al tempo stesso innovativo e mirato: per i prossimi sette anni si propongono 1 025 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno (1,05% dell’RNL UE) e 972,2 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento (1% dell’RNL UE). Dichiarazione del Presidente Barroso: In un clima di austerità di bilancio per tutta l’Unione, la Commissione presenta una proposta ambiziosa ma realistica per il prossimo quadro finanziario pluriennale, spiega Janusz Lewandowski, commissario per la Programmazione finanziaria e il bilancio: ridistribuendo le dotazioni di bilancio in modo intelligente, la proposta crea un margine per finanziare nuove priorità, come infrastrutture transnazionali per l’energia e i trasporti, ricerca e sviluppo, istruzione e cultura, sicurezza alle frontiere esterne e rafforzamento delle relazioni con i nostri vicini a Sud e ad Est. Sono state inoltre modernizzate praticamente tutte le politiche dell’Unione, semplificando i programmi e imponendo nuove condizioni alla spesa dei fondi. (barroso)

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G8 e riforma World Bank e FMI

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

Un G8 ormai quasi del tutto svuotato di importanza si ritrova in agenda la spinosa questione della successione di Dominique Strauss-Kahn alla guida del Fondo monetario internazionale. Come accade ormai da alcuni anni a questa parte, si parla delle istituzioni di Bretton Woods quasi unicamente quando sono investite dagli scandali che investono i loro vertici. La CRBM auspica che a Deauville, in Francia, i governi europei del Vecchio Continente ridiano priorità alla riforma di World Bank e FMI facendo un passo indietro, senza imporre quindi la nomina di un candidato europeo come tradizione non scritta ed orami desueta. Un primo passo sarebbe costituito dall’adozione di un processo aperto, trasparente e basato su valutazioni sul merito per la nomina del nuovo direttore esecutivo del Fondo. CRBM sottoscrive la posizione di oltre 100 realtà della società civile internazionale, che hanno proposto l’utilizzo di una votazione a doppia maggioranza. A decidere, secondo importanti realtà come il Third World Network e Bretton Woods Project, non deve essere solo il peso relativo alla maggioranza delle azioni dell’FMI (in possesso dei Paesi più ricchi), ma anche l’espressione del voto dei 187 Stati membri dello stesso Fondo. Tradizione non scritta vorrebbe che fosse un europeo a guidare l’FMI e un americano la Banca mondiale. Il Vecchio continente si è dunque affrettato a candidare l’attuale ministro delle Finanze francese Christine Lagarde al posto del suo connazionale Strauus-Kahn, mentre questa volta le economie emergenti hanno fatto sentire la loro voce optando per scelte diverse. Val la pena rammentare che attualmente l’Europa detiene il 35,6% delle quote di voto, mentre l’Asia (incluse Giappone, Cina e India), solo il 20%. Gli Stati Uniti si attestano sul 17%, motivo per cui se le “vecchie potenze” trovano un accordo sul nome non ci sono margini di sconfitta. Sono ormai anni che si parla di rivedere questo sistema e le prassi collegate, ma per ora non sono state apportate che modifiche marginali. “E’ inaccettabile che ancora una volta i Paesi europei vogliano imporre il loro volere incuranti che il mondo sia cambiato dal 1944” ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. ”Ancora più grave che questa volta usino come scusa il fatto che l’Fmi sta prestando principalmente a Stati europei in crisi di debito sovrano, come la Grecia. Allora perché quando il Fondo prestava ed imponeva aggiustamenti strutturali devastanti ai Paesi più poveri ed indebitati questi non avevano voce in capitolo e non hanno mai nominato potuto nominare il capo dell’istituzione?” ha concluso Tricarico.

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