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CDP Venture Capital SGR investitore unico al fianco di Hevolus

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

CDP Venture Capital SGR ha siglato l’accordo con Hevolus Srl, azienda pugliese leader in tecnologie disruptive e customer experience innovative, per un aumento di capitale di 4 milioni di euro.
Hevolus è una PMI innovativa dalla crescita esponenziale, specializzata in soluzioni, progetti e servizi finalizzati alla Digital Transformation di processi aziendali e customer journey per qualsiasi settore industriale.Nata nel 2000 come ferramenta per gli artigiani del legno, dopo pochi anni l’azienda avvia iniziative di diversificazione imprenditoriale, apre nuove linee di business e diventa un riconosciuto laboratorio di innovazione dalle altissime competenze digitali, una software house di nuova generazione che studia e sviluppa modelli di business innovativi basati su tecnologie disruptive – realtà aumentata, realtà mista, Intelligenza Artificiale, IOT, servizi Cloud, servizi cognitivi – con l’obiettivo finale di aiutare a vendere meglio coinvolgendo di più il cliente.Nel 2018 Hevolus diventa partner internazionale di Microsoft per la Mixed Reality, subito dopo viene scelta dal colosso di Redmond come testimonial internazionale del computer olografico HoloLens2 e, inoltre, figura tra le aziende partner del nuovo piano Ambizione Italia #DigitalRestart con cui Microsoft intende supportare la crescita del Paese attraverso investimenti per 1,5 miliardi di dollari in tecnologie e competenze digitali avanzate.Nel 2020 vince il “Retail Week Awards” nella categoria Game Changer con il progetto custom sviluppato per Natuzzi e ottiene il “Best ISV Partner 2020” di Microsoft Italia, prestigioso riconoscimento dedicato a partner che con le loro soluzioni hanno avuto significativo impatto nella trasformazione digitale dei clienti.Ad oggi Hevolus vanta clienti di rilevanza internazionale con numerosi casi di successo nel settore dell’arredamento, della moda, delle telecomunicazioni, degli impianti civili e industriali.
Hevolus si distingue sullo scenario globale per l’elevato livello di flessibilità e scalabilità delle sue piattaforme e per il contenuto altamente innovativo delle tecnologie implementate con cui garantisce la trasformazione della customer experience in chiave omnicanale e interattiva.Nel 2020 l’azienda lancia sul mercato nuove piattaforme digitali in risposta alle esigenze create dall’emergenza sanitaria: Augmented Store At Home e HoloLink, finalizzate a permettere business continuity e lead generation con servizi da remoto senza rinunciare al contatto visivo e alla relazione digitale con il cliente.Augmented Store at Home è un’applicazione web per remotizzare in modo innovativo il settore retail: supporta la virtualizzazione degli store e la visualizzazione in realtà aumentata degli articoli in esposizione attraverso i loro gemelli digitali 3D, usando qualsiasi device fisso o portatile.
HoloLink è invece lo smart working per gli artigiani: la soluzione permette ad artigiani e piccole imprese di erogare interventi di assistenza da remoto per i propri clienti, facendo leva su Cloud Computing e Realtà Aumentata/Mista.Entrambe le piattaforme supportano Microsoft HoloLens 2 e consentono di eseguire sessioni di instant collaboration sfruttando il potere della Mixed Reality.
La realtà pugliese ha dimostrato estrema adattabilità alle esigenze di mercato, tanto da intensificare l’implementazione di servizi in realtà aumentata per supplire alle attuali norme che limitano il regolare svolgimento delle attività commerciali e di business, favorendo la digitalizzazione di aziende particolarmente penalizzate dalla crisi del Covid-19. L’operazione permetterà, inoltre, l’eventuale acquisizione di realtà minori con profonde competenze in ambito tecnologico (tecnologie AI e CRM) e il rafforzamento della struttura organizzativa, tramite l’inserimento di figure professionali chiave nella funzione di R&D e commerciale, a supporto della fase di sviluppo del business.

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La Consob, Savona e l’investitore sprovveduto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 aprile 2019

Recentemente il neopresidente della Consob, Paolo Savona, ha rilasciato un intervento sui media nel quale esprime i suoi obiettivi per la tutela del risparmio. Si può leggere l’intervento completo qui: https://www.nuovocorrierenazionale.com/parla-savona-i-miei-obiettivi-alla-consob-i-tre-di-beneduce/.Alcuni aspetti sono veramente interessanti, anche se non privi di particolari criticità, come l’utilizzo della tecnologia per rendere più oggettive le valutazioni all’interno della Consob nonché per migliorare la trasparenza dell’organizzazione stessa. Ottimi anche i passaggi relativi alla semplificazione dei documenti che si richiede di sottoscrivere agli investitori. Il punto che, invece, ci ha lasciati da una parte stupidi e dall’altra incuriositi è un passaggio che già a Febbraio scorso Savona aveva proposto sempre senza ulteriori spiegazioni. Lo riportiamo di seguito integralmente, scrive Savona:“Oggi si usa dire che la colpa è del risparmiatore, che è ignorante in materie finanziarie. Nel campo della depositi bancari il problema è stato risolto: il livello di ignoranza è tutelato fino a 100mila euro. La protezione è stata assegnata fino a quella soglia, che è la definizione di ‘investitore sprovveduto’.
Lo stesso tipo di approccio non c’è invece per la sottoscrizione di obbligazioni ed azioni. Quindi anche da questo punto di vista bisogna fare una definizione di ‘investitore sprovveduto’.Molti ribattono ‘allora non compri le azioni e obbligazioni’. Ma perché dobbiamo precludere a chi forma il risparmio ed è ignorante sul piano finanziario di accedere a questi strumenti? Certamente scatta la necessità di proteggerlo questo investitore, scatta la necessità che gli enti di controllo proteggano queste persone, in modo tale che tutto il risparmio venga mobilitato ai fini dello sviluppo.”
Savona è certamente una persona esperta e preparata. Non comprendiamo come possa equiparare la tutela sui depositi bancari, con la tutela sugli investimenti finanziari.
I depositi bancari dovrebbero essere, per definizione, privi di rischio perché si tratta di liquidità. Chi deposita in banca cerca solo la garanzia di ritrovare i propri soldi. La garanzia che il sistema bancario resti affidabile è una necessità primaria per tutto il sistema economico e prescinde anche dall’interesse dell’individuo. Se venisse a mancare la fiducia nei depositi bancari, si bloccherebbe l’intero sistema finanziario perché sappiamo benissimo che nessuna banca sarebbe in grado di sostenere una corsa agli sportelli senza un supporto speciale delle banche centrali.
Gli investimenti finanziari, invece, sono per definizione aleatori. E’ proprio nella loro aleatorietà che risiede la ragione ultima del maggior rendimento.
L’idea di una definizione di “investitore sprovveduto” al quale applicare particolari tutele potrebbe anche rivelarsi interessante ed utile, ma non certo per coprirlo da qualsiasi tipo di perdita nella quale incorra. Questo sarebbe sia impossibile sul piano pratico, sia profondamente ingiusto. Da ciò che scrive Savona si potrebbe pensare che l’investitore sprovveduto, cioè colui che ha un patrimonio fino a 100 mila euro, avrebbe comunque il suo capitale garantito qualunque azione o obbligazione scelga. In questo caso, tutti dovrebbero scegliere il titolo più rischioso in assoluto. E’ evidente che la cosa non ha alcun senso. Siamo portati a credere che Savona abbia in mente qualcosa di diverso.
L’identificazione di un livello di “maggior tutela” per investitori sprovveduti, però, è un concetto potenzialmente molto utile. Sarebbe necessario organizzare molto bene il meccanismo di tutela. La Consob potrebbe avere un ruolo fondamentale nella tutela del risparmio semplicemente mettendo in campo tutta l’autorevolezza che deriva dal suo ruolo. Potrebbe definire alcuni obiettivi standard degli “investitori sprovveduti” ed alcune caratteristiche standard che gli strumenti finanziari dovrebbero avere per poter rientrare tra quelli considerati dalla Consob adeguati a raggiungere questi obiettivi. La Consob, in pratica, dovrebbe creare una sorta di lista di prodotti/strumenti finanziari considerati di default adeguati rispetto ad alcuni obiettivi. Quindi, invece di attendere che vi sia una legislazione più tutelante, potrebbe lei, nei fatti, creare una infrastruttura più tutelante “sporcandosi le mani” ed entrando nel merito delle questioni. Una serie di prodotti “a marchio Consob” che si distinguano per semplicità e che ogni anno, per restare nel marchio, debbano passare dei particolari controlli di trasparenza e correttezza, ulteriori rispetto a quelli già previsti dalla normativa.
Ovviamente questo provocherebbe la sollevazione dell’industria del risparmio gestito che vedrebbe in questo modo diminuire in modo veramente consistenti i suoi enormi ricavi che derivano sostanzialmente dall’ignoranza del “risparmiatore sprovveduto”, che in questo modo si vedrebbe protetto dall’istituzione pubblica che ha accesso alle migliori informazioni disponibili. Si leverebbero i lamenti per lo sfregio nei confronti del “libero mercato”, della “libertà d’iniziativa privata”, ecc. ecc. Temiamo che questo non accadrà mai, sarebbe nei poteri della Consob, non ci sarebbe da attendersi nessuna legge particolare. Ma si dovrebbe andare contro l’intero sistema finanziario italiano… (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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