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Gli investimenti sostenibili piacciono agli investitori italiani, il 47% tiene conto dei criteri ESG

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Londra. Nel mondo del risparmio gestito, gli investimenti ESG sono stati certamente uno dei temi di cui si è più parlato nel 2018. Con questo acronimo (che sottintende i termini environment, social, e governance) ci si riferisce in realtà ad una molteplicità di approcci diversi, accomunati dal fine di garantire la sostenibilità dell’investimento dal punto di vista ambientale, sociale e della governance aziendale.
La Legg Mason Global Investment Survey 2018, sondaggio globale di Legg Mason svolto quest’anno in 17 paesi diversi, conferma che quello degli investimenti sostenibili è un trend destinato a crescere: ben il 45% degli investitori a livello globale, infatti, dichiara che nei prossimi 5 anni aumenterà la sua allocazione in investimenti ESG.
Anche gli investitori italiani si mostrano sensibili al tema: non solo il 46% prevede di investire di più in prodotti di investimento sostenibili nel prossimo quinquennio, ma già oggi quasi uno su due (47%) sceglie fondi e società tenendo conto di considerazioni ambientali, sociali e di governance. E addirittura il 93% ritiene che i fund manager dovrebbero monitorare attivamente le aziende in cui investono per assicurarsi che agiscano in maniera responsabile.Se dunque l’interesse verso queste tematiche è fuor di dubbio, la crescita degli investimenti sostenibili incontra ancora diversi ostacoli. Il principale problema, secondo gli investitori italiani, è la scarsità di informazioni, citata dal 29% dei partecipanti. Non a caso, durante il sondaggio solo il 21% ha dichiarato di comprendere a pieno cosa siano gli investimenti ESG, prima di ricevere informazioni in merito.
Altri fattori che scoraggiano gli investimenti sostenibili sono la limitata disponibilità di questo tipo di soluzioni (23% delle risposte), e la mancanza di un’adeguata consulenza finanziaria a riguardo (21%).È importante anche evidenziare come l’85% degli investitori italiani abbia dichiarato che, pur di investire in maniera coerente con i propri valori, sarebbe disposto anche ad estendere il periodo di tempo necessario per raggiungere i propri obiettivi.

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Le principali preoccupazioni degli investitori italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

A commentare la survey Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).
Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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