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Fixed Income – Comprendere il ciclo della volatilità è fondamentale per gli investitori obbligazionari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2022

A cura di Jon Mawby, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. La recente impennata dei rendimenti obbligazionari ha colpito chi investe nel reddito fisso. L’indice obbligazionario di riferimento, rispetto ai suoi massimi del 2021, ha già registrato perdite superiori al calo dell’11% circa avvenuto durante la crisi finanziaria globale del 2008. Per di più, questo tipo di volatilità non scomparirà a breve, anzi, nelle scorse settimane è aumentata in modo brusco. Gli investitori dovranno imparare ad approcciare gli investimenti nel reddito fisso in maniera diversa e più attiva. L’era delle politiche monetarie non convenzionali, che ha portato i rendimenti obbligazionari su livelli eccezionalmente bassi, sta volgendo al termine, in un contesto di inflazione elevata in buona parte del mondo. Ciò fa sì che per gli investitori le obbligazioni non siano più il rifugio sicuro che rappresentavano in passato. I rischi sono particolarmente significativi per chi detiene titoli a più lunga scadenza, una componente basilare per gli investitori istituzionali con passività a lungo termine, come i fondi pensione. Le radici di questa complicata situazione risalgono a 30 anni fa. È stato un periodo di repressione finanziaria sempre più intensa, con le banche centrali che tenevano deliberatamente i tassi di interesse al di sotto del tasso di inflazione. Ciò non solo ha limitato in modo artificiale i rendimenti obbligazionari, ma ha anche portato ad avere cicli creditizi ed economici con alti e bassi molto meno pronunciati.Quando nel 2006 l’allora Cancelliere britannico Gordon Brown dichiarò di aver messo fine all’alternarsi di cicli economici di espansione e contrazione, aveva in parte ragione. L’effetto collaterale dell’appiattimento di questi cicli attraverso politiche altamente interventistiche è stato però rappresentato da periodici picchi di volatilità particolarmente intensa. Tra questi ricordiamo il crollo del mercato azionario del 1987, la crisi economica e immobiliare in Giappone, lo scoppio della bolla tecnologica, la crisi del debito sovrano, la Grexit, il COVID. In tutti questi casi le banche centrali sono intervenute per “salvare” i mercati, dando il via a cicli di volatilità causati da investitori che si muovevano tutti nella stessa direzione. Un altro effetto collaterale della repressione finanziaria è stato l’aumento della correlazione tra i mercati tradizionali del credito e le azioni, per cui si è ridotto il margine di errore degli investitori. Ciò significa che il profilo di rendimento futuro delle attività a reddito fisso non sarà così positivo come negli ultimi quattro decenni. Aggiungiamo a questo quadro picchi di volatilità periodici ed ecco che gli investitori si trovano davanti a uno scenario complesso.Quale dovrebbe essere l’approccio degli investitori nella selezione degli strumenti a reddito fisso e nella costruzione del portafoglio alla luce di questi drammatici cambiamenti? Nel suo libro del 1998, Winning the Loser’s Game (edizione italiana “Strategie senza tempo per investimenti di successo”), Charles Ellis ha offerto un approfondimento esaminando gli investimenti dalla prospettiva dello sport. La sua argomentazione è che gli atleti professionisti di successo sono generalmente sconfitti solo da chi ha capacità superiori. Al contrario, i dilettanti causano la propria sconfitta giocando male, come nel caso degli errori non forzati nel tennis. Allo stesso modo, gli investitori che avranno successo sono quelli in grado di evitare di commettere errori (come inseguire i rendimenti) pur riuscendo a sfruttare le opportunità che si presentano. È interessante notare che oggi è il credito investment grade ad apparire particolarmente rischioso. Questo perché in questo segmento del mercato le decisioni di asset allocation presentano margini di errore ridottissimi e gran parte dell’elevato rischio descritto in precedenza. Per contro, le “rising star” all’interno del mercato obbligazionario ad alto rendimento (società di qualità inferiore a investment grade con prospettive finanziarie in miglioramento) offrono opportunità rettificate per il rischio molto più interessanti. Considerato il comportamento dei mercati negli ultimi tempi, quello obbligazionario presenterà inevitabilmente molti altri periodi di intensa volatilità, accompagnati da pesanti flessioni dal picco massimo al minimo. È interessante notare che la volatilità delle obbligazioni è aumentata anche se quella dei mercati azionari è rimasta relativamente stabile: una condizione anomala che ha lasciato impreparata la maggioranza degli investitori. Anche se possiamo individuare i potenziali rischi futuri, non possiamo prevedere quale sarà il catalizzatore specifico. Ciò che possiamo fare è posizionarci in modo da beneficiare di questi eventi quando si verificheranno. Nel decidere l’asset allocation, ciò significa comprendere cosa rispecchia il valore equo e quindi cercare di realizzare la maggior parte del rendimento totale disponibile, ma senza diventare avidi e inseguire inutilmente rendimenti.(abstract)

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“Capital Group: I 7 principi guida per gli investitori durante i ribassi di mercato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

A cura di Matteo Astolfi, Managing Director di Capital Group in Italia. In periodi di volatilità, è importante che i clienti si ricordino che l’investimento intelligente può battere il potere dell’emotività concentrandosi su ricerche pertinenti, dati solidi e strategie collaudate. Ecco sette principi che gli investitori devono tenere a mente per guidare le loro decisioni d’investimento in periodi di ribassi di mercato. 1. I cali di mercato fanno parte degli investimenti Per lunghi periodi di tempo, le azioni hanno avuto la tendenza a muoversi costantemente al rialzo, ma la storia ci dice che i cali del mercato azionario sono una parte inevitabile dell’investimento. 2. Time, not timing – il tempo nel mercato conta, e non il timing. Nessuno può prevedere accuratamente i movimenti di mercato a breve termine e gli investitori che attendono in disparte rischiano di perdersi i periodi di significativo apprezzamento che seguono i ribassi. 3. L’investimento emotivo può essere pericoloso. Le reazioni emotive agli eventi di mercato sono perfettamente normali. Gli investitori dovrebbero aspettarsi di sentirsi nervosi quando i mercati calano, ma sono le azioni intraprese durante questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e il fallimento degli investimenti. 4. Fare un piano e attenersi ad esso. Creare e rispettare un piano d’investimento costruito con cura è un altro modo per evitare di prendere decisioni d’investimento miopi, soprattutto quando i mercati si muovono al ribasso. Il piano dovrebbe considerare diversi fattori, tra cui la tolleranza al rischio e gli obiettivi a breve e lungo termine. 5. La diversificazione conta. Un portafoglio diversificato non garantisce profitti e non assicura che gli investimenti non diminuiranno di valore, ma aiuta a ridurre il rischio. 6. Il reddito fisso può aiutare a portare equilibrio. Le azioni sono elementi importanti di un portafoglio diversificato, ma le obbligazioni possono fornire un contrappeso essenziale. Questo perché le obbligazioni hanno in genere una bassa correlazione con il mercato azionario, il che significa che hanno la tendenza a fare zig quando il mercato azionario fa zag. 7. Il mercato tende a premiare gli investitori a lungo termine. È ragionevole aspettarsi rendimenti del 30% ogni anno? Certamente no. E se le azioni si sono mosse al ribasso nelle ultime settimane, non si dovrebbe nemmeno pronosticare che sia l’inizio di una tendenza a lungo termine. L’economia comportamentale ci dice che gli eventi recenti hanno un’influenza eccessiva sulle nostre percezioni e decisioni.È naturale che le emozioni salgano durante i periodi di volatilità. Gli investitori che riescono a non pensare alle notizie e a concentrarsi sui loro obiettivi a lungo termine sono meglio posizionati per tracciare una saggia strategia d’investimento. (fonte: Commento Capital Group)

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La crisi in Ucraina: cosa c’è in gioco per gli investitori?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Arun Sai, Senior Multi Asset Strategist e Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe il 24 febbraio è uno dei più grandi traumi geopolitici di questa generazione.Finora, la reazione del mercato è stata moderata, con l’eccezione di un balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Un danno significativo è stato comunque subito dagli investitori stranieri e nazionali in Russia: l’economia e i mercati finanziari russi sono stati paralizzati da sanzioni e altri divieti sull’attività commerciale. Le attività europee hanno sofferto in misura relativamente modesta: le azioni, in calo dall’inizio dell’’invasione, trattano a sconto rispetto al benchmark globale, mentre l’euro si è indebolito sino a essere scambiato allo sconto più elevato rispetto al valore equo dal 2002.Gli eventi in Ucraina si sono aggiunti ai rischi di “stagflazione” che stavano già affiorando prima dell’invasione. Le proiezioni di crescita erano già state ridotte, mentre le previsioni sull’inflazione venivano riviste al rialzo.Chiaramente, il rischio più grande nel breve termine è un picco inflazionistico innescato da interruzioni dell’offerta di petrolio e gas russi, che porterebbe a una significativa perdita di slancio economico e, potenzialmente, a una recessione.La nostra analisi indica che ogni volta che il prezzo del petrolio è salito del 50% sopra alla media, come ora, è seguita una recessione. Anche se il mondo dipende meno dal petrolio rispetto a una generazione fa, il greggio costituisce ancora una parte sostanziale del PIL mondiale, alimenta le aspettative inflazionistiche e, di conseguenza, la fiducia dei consumatori.L’impatto di questi traumi non si distribuirà in modo uniforme a livello globale. Ad esempio, la dipendenza dell’eurozona dalle importazioni di energia dalla Russia (da cui proviene il 40% del gas consumato dalla regione) la rende particolarmente vulnerabile.Allo stesso tempo, i grandi deficit di bilancio del settore pubblico e gli elevati tassi di inflazione lasciano poco o nessuno spazio di manovra per ulteriori stimoli fiscali o monetari da parte delle principali economie mondiali. Il mercato si aspetta tuttora un rialzo dei tassi di interesse statunitensi per circa 150 punti base quest’anno. Per quanto riguarda l’eurozona, il mercato sta scontando due rialzi dei tassi nel corso dell’anno. E sebbene non sia possibile escludere del tutto un intervento della Banca Centrale Europea a sostegno dell’eurozona, ci vorrebbe una forte recessione o un aumento degli spread sui titoli di Stato italiani oltre i 250 punti base per spingere la BCE a erogare nuovi stimoli.Tuttavia, anche se i rischi sono chiaramente aumentati, è importante sottolineare che gli shock geopolitici tendono a essere di breve durata. In genere, una crisi come un conflitto militare innesca un calo azionario del 10% in un periodo compreso tra uno e due mesi; questa ondata di vendite lascia poi il posto a un forte rally non appena inizia a delinearsi una soluzione.Lo scenario peggiore è quello in cui il conflitto si allarga, coinvolgendo la NATO in modo più esplicito. L’Occidente metterebbe in atto un blocco commerciale completo; la Russia risponderebbe tagliando le forniture di energia. Il risultato sarebbe una recessione globale che vedrebbe una contrazione del 4% dell’economia dell’eurozona e la crescita statunitense scivolare a un mero 0,5%. L’impatto della crisi sull’economia europea andrebbe oltre gli effetti secondari, colpendo la produzione industriale per via della carenza o del razionamento della fornitura energetica. Le azioni potrebbero perdere fino al 30%, mentre gli utili societari calerebbero del 25%. I rendimenti dei Treasury USA a dieci anni scenderebbero allo 0,8%. In definitiva, si manifesterebbe una classica recessione per cui gli investitori cercherebbero protezione, dando il via a un rally di titoli di Stato, titoli difensivi e oro. (abstract by https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/03/la-crisi-in-ucraina-cosa-c-e-in-gioco-per-gli-investitori#PAM_Section_2

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“Comgest: la volatilità spinge gli investitori a un cambiamento significativo”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2022

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest. Gennaio è stato un mese caratterizzato da volatilità. I mercati, e in particolare i titoli growth, hanno evidenziato debolezza a causa delle preoccupazioni riguardanti l’inflazione e i rendimenti obbligazionari. La rotazione ha determinato la sovraperformance di settori in cui siamo sottopesati a causa di una carenza di società di qualità (finanziari ed energia), nonché una rotazione all’interno di settori come l’industria e i materiali lontano dalla fascia di qualità dello spettro. Tra i titoli che hanno messo a segno le performance migliori nel corso del mese segnaliamo la compagnia di assicurazione AIA, la fonderia di semiconduttori TSMC e la società tecnologica cinese Tencent. Dai risultati del quarto trimestre di TSMC emerge un utile netto in crescita del 16% su base annua, mentre le previsioni positive hanno dimostrato la capacità della società di rialzare i prezzi. Tencent ha sovraperformato, riflettendo la scarsa fiducia provocata dalle modifiche normative dell’anno scorso. Da una riunione con il gruppo è emersa la crescente attività di riacquisto di azioni proprie e la conferma della solidità dell’attività di videogiochi. La compagnia di assicurazione AIA ha registrato buoni risultati nel corso della rotazione del mercato, dato che ha beneficiato del rialzo dei tassi di interesse. La volatilità registrata a gennaio ha portato a un cambiamento significativo dei rapporti rischio-rendimento e tra le società di alta qualità coerenti con questo nuovo paradigma segnaliamo Align Technology, il produttore di allineatori trasparenti, Recruit Holdings, la società giapponese proprietaria del motore di ricerca di lavoro indeed.com, il leader nel design di calzature Nike e il fornitore di servizi di pagamento Adyen.

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“Comgest: la volatilità spinge gli investitori a un cambiamento significativo”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest. Gennaio è stato un mese caratterizzato da volatilità. I mercati, e in particolare i titoli growth, hanno evidenziato debolezza a causa delle preoccupazioni riguardanti l’inflazione e i rendimenti obbligazionari. La rotazione ha determinato la sovraperformance di settori in cui siamo sottopesati a causa di una carenza di società di qualità (finanziari ed energia), nonché una rotazione all’interno di settori come l’industria e i materiali lontano dalla fascia di qualità dello spettro. Tra i titoli che hanno messo a segno le performance migliori nel corso del mese segnaliamo la compagnia di assicurazione AIA, la fonderia di semiconduttori TSMC e la società tecnologica cinese Tencent. Dai risultati del quarto trimestre di TSMC emerge un utile netto in crescita del 16% su base annua, mentre le previsioni positive hanno dimostrato la capacità della società di rialzare i prezzi. Tencent ha sovraperformato, riflettendo la scarsa fiducia provocata dalle modifiche normative dell’anno scorso. Da una riunione con il gruppo è emersa la crescente attività di riacquisto di azioni proprie e la conferma della solidità dell’attività di videogiochi. La compagnia di assicurazione AIA ha registrato buoni risultati nel corso della rotazione del mercato, dato che ha beneficiato del rialzo dei tassi di interesse.La volatilità registrata a gennaio ha portato a un cambiamento significativo dei rapporti rischio-rendimento e tra le società di alta qualità coerenti con questo nuovo paradigma segnaliamo Align Technology, il produttore di allineatori trasparenti, Recruit Holdings, la società giapponese proprietaria del motore di ricerca di lavoro indeed.com, il leader nel design di calzature Nike e il fornitore di servizi di pagamento Adyen.

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Russia e Ucraina: una view di mercato per gli investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Ancora una volta nella notte di Odessa si consuma il dramma d’Europa. Putin ha dato ufficialmente il via ad un’operazione di smilitarizzazione dell’Ucraina, attaccando alcuni degli obiettivi militari del Paese. In un discorso fatto questa mattina alla Tv russa, Putin ha spiegato come il suo obiettivo non è quello di invadere l’Ucraina e ha chiesto ai soldati del Paese di deporre le armi e tornare a casa, perché l’obiettivo della Russia è “smilitarizzare e denazificare” il Paese. Mentre il presidente di una delle potenze nucleari più grandi al mondo stava spiegando il suo piano di azione sull’Ucraina, a Kiev e a Kharkiv si sono sentite delle esplosioni. Il ministro della difesa russo ha affermato che gli attacchi hanno preso di mira solo le infrastrutture militari ucraine e che i civili non hanno nulla da temere.Il nostro comitato per gli investimenti sta monitorando la situazione da vicino. In termini di effetto diretto sul mercato azionario, oltre alla volatilità di breve termine, non riteniamo che le società globali sarebbero particolarmente colpite. La prima domanda che ci poniamo è se acquistare o meno più azioni. La volatilità nel breve termine potrebbe indurre gli investitori ad acquistare asset rischiosi a sconto. Questo aspetto è qualcosa che monitoreremo quotidianamente. Per ora, però, pensiamo che la situazione non sia ancora sufficientemente stabile per aumentare il rischio e, quindi, abbiamo deciso di non agire. Ovviamente questa decisione potrebbe cambiare con l’evolversi della situazione nei prossimi giorni. La domanda successiva è sull’inflazione. Qui la risposta è più difficile. Naturalmente, possiamo aspettarci che la crisi avrà ripercussioni sui prezzi delle materie prime a vari livelli. Abbiamo già visto come sia lievitato il costo del petrolio, dopo le notizie di questa mattina.Per quanto riguarda le materie prime, possiamo dirvi che i nostri portafogli sono ben posizionati per ridurre la volatilità nel breve termine, anzi pensiamo che potrebbero trarne dei vantaggi (nel nostro ultimo ribilanciamento le abbiamo aumentate per cercare di controbilanciare gli effetti geopolitici). La vera domanda è se le Banche Centrali saranno o meno costrette a reagire a una maggiore pressione inflazionistica. Finora non abbiamo assistito ad alcun reale riposizionamento delle aspettative sui rialzi dei tassi negli Stati Uniti o in Europa. Naturalmente, dovremmo sempre ricordare che la politica monetaria può fare poco per controllare l’inflazione proveniente dal lato dell’offerta (e gli shock esogeni geopolitici rientrano in questa categoria).In circostanze normali, non ci aspetteremmo mosse da parte delle Banche Centrali, ma siamo in una situazione in cui l’inflazione è già in aumento e qualsiasi shock causato dalle materie prime si posizionerebbe in un contesto inflazionistico già difficile. In questa fase, non possiamo dunque escludere un impatto sulla politica monetaria, sebbene non pensiamo possa essere il nostro caso di base.Per gli investitori, il nostro consiglio è lo stesso che abbiamo dato durante crisi simili: mantenere la rotta e resistere all’impulso di disinvestire, per proteggere la ricchezza. In molti casi, questo può avere l’effetto opposto: disinvestire durante le turbolenze del mercato è un modo infallibile per cristallizzare le perdite e può fare perdere la ripresa.Per valutare l’impatto del ritiro dai mercati, abbiamo esaminato la crescita di due ipotetici portafogli identici. Uno è stato ritirato dai mercati durante i quattro principali cali degli ultimi 10 anni e reinvestito solo dopo che questi si erano ripresi, mentre l’altro ha mantenuto la rotta e ha aspettato che il mare si calmasse. Il disinvestire in modo precoce ha portato il primo investitore a perdere il rimbalzo del mercato. E dunque il suo portafoglio ha registrato una crescita inferiore del 35% rispetto al secondo.Naturalmente, la performance passata non è garanzia di rendimenti futuri e non possiamo essere certi di una tempestiva ripresa, nonostante i precedenti storici. Indipendentemente da ciò, riteniamo che la migliore linea d’azione sia rimanere investiti, mantenere la fiducia e attendere una ripresa per dare al proprio portafoglio le migliori possibilità di crescita. (abstract)

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Gli investitori dovrebbero considerare i mercati emergenti in un’ottica diversa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti, Columbia Threadneedle Investments. La “fragilità” che in passato ha caratterizzato questi mercati sta venendo meno grazie a un trend chiave di lungo periodo: la transizione da una crescita principalmente trainata dall’export a un’economia spinta dalla forza della domanda interna. Ciò non significa che il mercato non reagirà ai timori per il tapering della Fed e si porrà le domande solo dopo, ma quando si porrà le domande, troverà nei mercati emergenti risposte molto migliori che in passato. In Cina stiamo assistendo a un ciclo regolamentare che è iniziato fine 2020. Possiamo aspettarci che ciò continuerà fino alle elezioni dell’anno prossimo e che il governo si focalizzerà sull’idea di prosperità comune. Riteniamo che l’intenzione non sia quella di smantellare il settore privato e che molti degli obiettivi strategici corrispondano in realtà ai desiderata delle economie occidentali, ad esempio la riservatezza dei dati e la riduzione delle pratiche monopolistiche. Sul fronte delle relazioni USA-Cina, prevediamo che la posizione dell’amministrazione Biden rimanga invariata, dato il sostegno bipartisan accordato alla sua politica nei confronti di Pechino, e l’amministrazione dovrebbe avere anche il supporto dei paesi alleati. Monitoriamo anche le opzioni relative ai dazi USA-Cina, in quanto il Segretario al Tesoro USA Janet Yellen sta esplorando la possibilità di ridurre i dazi dell’era Trump per cercare di attenuare in parte le spinte inflazionistiche. Va detto che i timori legati al tapering da parte della Federal Reserve hanno ancora un impatto sul sentiment relativo alle economie emergenti. Nel 2013, i “5 fragili” sono stati identificati come i paesi più a rischio, in parte a causa dei loro ampi disavanzi correnti. Ciò pesa ancora sugli investitori in certa misura. Tuttavia, la nozione dei “5 fragili” è superata, in quanto ormai solo la Turchia sembra vulnerabile. Anche escludendo la Cina, che ha un ampio avanzo corrente, a livello aggregato le economie emergenti evidenziano un surplus delle partite correnti. Ciò non significa che il mercato non reagirà ai timori per il tapering della Fed e si porrà le domande solo dopo, ma quando si porrà le domande, troverà risposte molto migliori che in passato. Sul piano degli investimenti, utilizzeremo la reazione emotiva dei mercati come un’opportunità per aggiungere specifiche imprese che giudichiamo positivamente nel lungo termine. La dipendenza del mondo emergente da quello sviluppato sta venendo meno, grazie alla maggiore domande interna, che rafforza la capacità di tenuta nei confronti di forze esterne, allo sviluppo di mercati obbligazionari locali e alla stabilizzazione del differenziale dei tassi di interesse tra gli Stati Uniti e le economie emergenti. Pertanto, i punti di debolezza sono migliorati. Più in generale, crediamo che il principale trend di lungo periodo per i mercati emergenti sia la transizione da una crescita principalmente trainata dall’export a un’economia spinta dalla forza della domanda interna. Ciò si riflette nel cambiamento della composizione dell’universo, ormai dominato da società caratterizzate da una crescita strutturale di qualità più elevata e orientate al mercato nazionale. Nel 2008 oltre il 60% dell’universo era esposto alla crescita ciclica; oggi circa il 60% è esposto alla crescita strutturale. Inoltre, vi è stato un aumento di quasi il 90% del numero di imprese che si sono quotate nell’ultimo decennio. Crediamo che l’innovazione dell’universo, in termini sia di spessore che di qualità, sia ideale per gli stock picker ed è in quest’ambito che possiamo creare valore aggiunto con la gestione attiva. Gli investitori dovrebbero ormai considerare i mercati emergenti in un’ottica diversa. La creazione strutturale di ricchezza, l’ascesa del ceto medio e le conseguenti modifiche dei consumi e dei servizi sono il tema dominante per noi. Ciò dà luogo a diversi trend a nostro avviso, tra cui: la rivoluzione tecnologica, con l’emergere di società piattaforma con diverse integrazioni verticali (l’adozione della tecnologia in generale avviene di norma più rapidamente nei mercati emergenti in quanto l’infrastruttura non è così sviluppata ed è quindi più facile passare all’e-commerce); la penetrazione finanziaria, relativamente a cui osserviamo un incremento dell’inclusione e della partecipazione tradizionale, nonché sviluppi del fintech; e la localizzazione, con numerosi paesi decisi a creare marchi locali forti e a sviluppare industrie nazionali. (abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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Investitori professionali pronti a disinvestire dai fondi che non rispettano le direttive SRI

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

LONDRA. Secondo un’indagine condotta da Columbia Threadneedle Investments, gli investitori professionali non tollerano uno scarso impegno in materia di investimento responsabile (IR).[2] Stando ai risultati, l’IR costituisce una parte importante del processo di selezione dei gestori (85%), mentre la maggior parte (72%) degli investitori istituzionali e wholesale intervistati ritiene che non soddisfare le aspettative in tale ambito rappresenti un fattore determinante al momento di scegliere i gestori patrimoniali in grado di aiutarli a realizzare i propri obiettivi d’investimento.L’investimento responsabile non è visto solo come una semplice strategia d’investimento dedicata In base all’indagine: l’86% degli investitori è d’accordo sul fatto che l’IR sia un requisito fiduciario il 77% ritiene che sia essenziale per il conseguimento di risultati finanziari nei portafogli il 91%, la quasi totalità degli intervistati, concorda sul fatto che l’IR generi valore e l’89% ritiene che permetta loro di soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei propri clienti il 91% degli investitori ritiene, inoltre, che l’engagement degli azionisti porti a migliori risultati in tema di governance e sostenibilità nei portafogli Da un punto di vista tematico, le risorse idriche globali (86%), il cambiamento climatico (83%) e la biodiversità (77%) dominano l’interesse degli investitori.Per quanto riguarda le aspettative e la determinazione della credibilità dei gestori patrimoniali nell’IR, entrano in gioco numerosi fattori giudicati importanti. In cima alla lista vi è la rendicontazione dei fondi (85%), che include una serie di parametri ambientali, sociali e di governance (ESG). Sono considerati fondamentali anche una comprovata esperienza nella conduzione efficace di attività di voto e di engagement con le società (76%), il fatto di essere firmatari dei principali codici volontari e degli standard settoriali (73%) e la capacità di promuovere la riduzione delle emissioni di carbonio nei portafogli (73%).

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In Cina parte l’anno della Tigre ma gli investitori non devono avere paura”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2022

A cura di Jimmy Chen, Portfolio Manager del fondo Comgest Growth China. La Cina si prepara a celebrare l’inizio dell’Anno della Tigre il 1° febbraio 2022. Secondo Comgest, ci sono molteplici opportunità di crescita e di stock picking, nonostante il giro di vite normativo che ha spaventato così tanto gli investitori stranieri nel 2021.La Cina offre agli investitori internazionali una diversificazione rispetto ai mercati sviluppati. Con il PE della Cina rispetto agli Stati Uniti vicino al picco del decennio e la forte crescita stimata degli utili, la bassa correlazione potrebbe giocare a favore delle azioni cinesi nell’anno della Tigre. La Cina richiede un atteggiamento un po’ contrarian, dato che la Cina ha spesso avuto una forte performance quando sembrava essere in crisi.È molto improbabile che nell’anno della Tigre si ripeta il giro di vite normativo dell’anno del Bue. Questo non perché la spinta della ‘Prosperità comune’ sia finita, tutt’altro. Piuttosto, il governo cinese ha un obiettivo a lungo termine per consentire a un numero maggiore di cittadini l’accesso a uno stile di vita tipico della classe media.Gli stock picker come Comgest hanno bisogno di considerare l’agenda del governo e il rischio normativo nella propria selezione di titoli. La prosperità comune è vista da molti soltanto in maniera negativa, ma in realtà offre molte opportunità agli investitori a lungo termine. Non dimentichiamo che la Cina è la patria di alcune aziende incredibilmente dinamiche e innovative. Prendiamo come esempio i videogiochi e, in particolare, i giochi per dispositivi mobili, che rappresentano una grande esportazione a livello culturale della Cina – l’equivalente cinese dei film di Hollywood. Aziende come Tencent e Netease hanno un enorme mercato interno per affinare le loro competenze e per costruire economie di scala nel gaming. Tencent ha imparato in fretta, con la pulizia normativa che coinvolge i giochi, i social media e l’eCommerce. Sono tutti nel mirino delle autorità cinesi. Un ripensamento ha portato Tencent ad adottare un approccio di investimento più cauto in Cina nell’ultimo anno. Ora, invece la società si sta concentrando maggiormente sull’espansione all’estero. Sulla base della sua onnipresente app WeChat, il suo predominio nel mercato cinese dei giochi e i suoi investimenti all’estero, crediamo che l’azienda sarà in grado di prolungare il suo percorso di crescita dell’ultimo decennio. Tencent è attualmente la posizione più grande del fondo Comgest Growth China. Con un forte sostegno statale e l’ambizione di rendere la Cina un polo produttivo ad alta tecnologia, le aziende cinesi hanno sviluppato un know-how tecnologico in mercati in crescita nascenti come la mobilità elettrica. Grazie alla tecnologia e alla produzione all’avanguardia, gli operatori più dinamici possono conquistare ampie parti del mercato. Uno dei nostri investimenti è Bafang Electric, uno dei maggiori produttori di motori elettrici per biciclette elettriche. È un’azienda ancora giovane, fondata nel 2003, e già in competizione con Shimano e Bosch. Il mercato sanitario cinese si sta aggiornando rapidamente, poiché la Cina vuole migliorare la sanità pubblica. Il paese ha dato un grande impulso alla ricerca e allo sviluppo per cercare di mettersi al passo con gli attori occidentali. Noi investiamo in WuXi Biologics, per esempio. La società è già diventata il più grande partner di outsourcing per l’industria biofarmaceutica globale nella scoperta e nello sviluppo di farmaci biologici. Grazie al suo enorme successo nel mercato dell’esportazione, il 70% delle sue entrate viene ora da fuori della Cina. (abstract)

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“Investitori istituzionali: all’alba di una svolta chiamata impact investing”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Gli investimenti a impatto sono realizzati con l’intenzione di associare effetti sociali o ambientali misurabili al rendimento finanziario. Oggi è possibile fare tutto questo, utilizzando anche strumenti dei mercati quotati che offrono un ritorno e un grado di rischio adeguati. E ce n’è un gran bisogno, poiché il mondo sta vivendo un periodo di transizione senza precedenti ed è importante che le risorse finanziarie mondiali siano convogliate, da una parte, a contrastare i cambiamenti climatici e, dall’altra, a migliorare le condizioni di vita delle persone. In tutto questo giocano un ruolo importante gli investitori istituzionali che, in virtù del loro enorme peso specifico, possono far sì che questo approccio agli investimenti diventi mainstream e condizioni anche le scelte delle grandi aziende. Gli investimenti a impatto fanno parte della galassia Esg. Ma, a differenza di quelli Esg generici, hanno la caratteristica di essere totalmente intenzionali e misurabili. Un aspetto interessante in un’epoca in cui, anche a livello normativo, è richiesta una rendicontazione dettagliata e trasparente per gli investimenti sostenibili. Inoltre, se una volta i gestori che facevano impact investing dovevano per forza rivolgersi ai private market, adesso la vera svolta è l’esistenza di strumenti per farlo anche nei mercati quotati. Aspetto, quest’ultimo, che li rende più liquidi e quindi interessanti per una platea come quella degli investitori istituzionali con delle specifiche esigenze di gestione di portafoglio. E questa è una prospettiva interessante per un mondo, come quello degli istituzionali italiani, che gode di ottima salute e ha davvero le potenzialità per avere un impatto concreto in questo periodo storico. La pandemia, del resto, ha avuto un ulteriore impatto sulla sensibilità generale circa gli aspetti Esg. Il mercato, infatti, considera sempre di più gli impatti sociali e ambientali dei prodotti finanziari e degli approcci di investimento, oltre alle performance finanziarie. Secondo la terza indagine “Esg ed Sri, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”, i gestori hanno dichiarato di voler investire maggiormente in quest’ambito attraverso i Fondi d’investimento alternativi (il 91% aumenterà l’esposizione), ma anche con fondi d’investimento tradizionali (34%), Fia immobiliari (20%) ed Etf (20%).Il 56% degli enti ha dichiarato di adottare una politica d’investimento sostenibile. Ma tra quelli che non lo fanno, nel 97% dei casi il tema è stato già affrontato a livello dirigenziale e verrà implementato in futuro. Tra le strategie d’investimento che emergono maggiormente, prevale il criterio delle esclusioni (67%). Ma si fa notare l’avanzata dell’impact investing, una politica che nel 2021 è stata adottata dal 48% degli istituzionali italiani. Il 90% dei gestori interpellati ritiene che la pandemia abbia accelerato gli investimenti Esg e ben il 77% pensa che aumenterà l’esposizione agli investimenti sostenibili. Per quanto riguarda l’impact investing, l’ambito preferito dal 62% è quello dei social o green bond. A seguire si trovano social housing, microfinanza e progetti educativi speciali come educazione alimentare, dispersione scolastica, recidiva carcere, fuori corso università. Secondo l’indice Corporate Knights 2020 Global delle 100 aziende più sostenibili, Orsted è risultata essere l’azienda più sostenibile nel mondo. Thermo Fisher, invece, è un produttore di strumenti, materiali e software per l’industria farmaceutica e biotecnologica. Le sue attrezzature di laboratorio sono utilizzate nei laboratori di università, istituti di ricerca e governi a livello globale. Pictet AM ci ha investito con il suo fondo Global Thematic Opportunities, poiché Thermo Fisher ha un impatto positivo sull’inquinamento chimico in quanto può identificare anche piccolissime concentrazioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo che consentono ad aziende e governi di rilevare tempestivamente minacce per ambiente e salute e adottare misure appropriate per proteggere gli ecosistemi nelle vicinanze. Pictet AM si impegna, quindi, a misurare costantemente l’esposizione ad attività sostenibili e gli specifici impatti, impegnandosi solo con aziende altamente selezionate, in linea con la view degli esperti dei propri team tematici.

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Gli investitori guardano già oltre la COP26

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

Commento a cura di Stephanie Maier, Global Head of Sustainable and Impact Investment di GAM Investments. L’attesissimo vertice COP26 è stato visto come un’opportunità cruciale per i policymaker di definire dei piani chiari per abbassare le emissioni globali e raggiungere gli obiettivi di zero emissioni entro il 2050. Mentre il mondo attende sviluppi politici concreti, la lotta globale contro il cambiamento climatico continua a guadagnare slancio e la struttura finanziaria di un’economia nuova e sostenibile sta emergendo. Il cambiamento climatico rappresenta un rischio sistemico significativo per il nostro pianeta e per l’intero ecosistema finanziario. È quindi vitale che le opportunità presentate dalla 26esima Conferenza delle parti dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow siano colte sia dalla classe politica sia dal settore finanziario, al fine di produrre un cambiamento significativo. I progressi nei mesi precedenti alla COP26 sono stati promettenti, ma solo gli accordi ratificati a livello globale sui sacrifici per limitare il cambiamento climatico porteranno a sviluppi tangibili. In pratica, questo significherà fissare obiettivi di emissioni zero a livello nazionale e settoriale, e porre l’accento su una svolta green della finanza accanto al finanziamento di iniziative verdi, con gli investitori che incoraggiano le aziende a cui sono esposti a fornire indicazioni dettagliate su come intendono ridurre le proprie emissioni.La COP26 è fondamentale perché segna il momento in cui i piani originali di riduzione delle emissioni stabiliti da ogni paese nel 2015 vengono rivisti al rialzo a un livello per il quale il riscaldamento globale venga effettivamente mantenuto a due gradi Celsius o inferiore. Abbiamo visto un forte dinamismo nei preparativi per il vertice. La Cina ha annunciato un divieto storico sul finanziamento delle centrali a carbone all’estero, mentre il presidente americano Joe Biden ha promesso di raddoppiare la cifra che gli Stati Uniti spenderanno per combattere il cambiamento climatico. Nei mercati dei capitali, i gestori patrimoniali che amministrano quasi la metà degli asset globali, tra cui GAM, hanno firmato l’iniziativa Net Zero Asset Managers, impegnandosi a diventare investitori net zero entro il 2050.È vitale, a nostro avviso, che i policymaker rispondano a questo chiaro segnale dei mercati con forti politiche applicabili a livello internazionale che stimolino ulteriori ambizioni, e soprattutto l’implementazione, di tali ambizioni. Il Regno Unito ha pubblicato due importanti documenti in ottobre – la Strategia Net Zero e la sua Roadmap per l’investimento sostenibile. Questi rapporti di per sé non sono sufficienti per metterci sulla strada delle emissioni zero entro il 2050; tuttavia, forniscono un’ulteriore indicazione della direzione da seguire. Senza dubbio è necessario fare di più per permetterci di andare oltre e in maniera più spedita, ma abbiamo basi più solide su cui costruire rispetto al passato. Crediamo che i piani debbano anche favorire una “giusta transizione”, che prenda in considerazione le nazioni più povere i cui bisogni sono stati storicamente messi da parte a vantaggio dei pesi massimi dell’economia globale.È incoraggiante che gli investitori stiano iniziando a vedere i tasselli fondamentali dell’infrastruttura finanziaria post-COP26 andare al proprio posto. Gli investitori coinvolti in Climate Action 100+ – un’iniziativa guidata dagli investitori per garantire che le più grandi aziende responsabili delle emissioni di gas serra del mondo intraprendano le azioni necessarie per il cambiamento climatico – hanno condiviso le aspettative su come si presenteranno i settori alimentari, dell’acciaio e dell’energia a impatto zero. Da gennaio, la Transition Pathway Initiative (TPI) – un’iniziativa globale guidata dagli investitori che valuta la preparazione delle aziende per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio – si è strutturata per fornire gratuitamente dati climatici affidabili su oltre 10.000 grandi aziende, così come sugli emittenti di debito sovrano e corporate.Questi sviluppi delineeranno i contorni della nuova economia. È probabile che assisteremo a un ulteriore sostegno per l’informativa obbligatoria sul rischio climatico, in linea con la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD). Il mondo nutre grandi speranze per la COP26, e noi seguiremo da vicino i negoziati per vedere come accelereranno la transizione già in corso.

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“Il ritorno degli investitori”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

A cura di Richard Colwell Responsabile azioni britanniche di Columbia Threadneedle Investments. Nel 2020 ci sono stati momenti in cui investire nel Regno Unito era come assistere alle partite di calcio nell’ultimo anno: che desolazione quegli spalti deserti! Gli spiriti animali, già fiaccati dal protrarsi dei negoziati sulla Brexit e dalle conseguenti incertezze, sono stati messi fuori combattimento lo scorso marzo dal diffondersi della pandemia. Gli investitori si sono dileguati, le quotazioni azionarie esprimevano pessimismo e pochi sembravano attendersi che le aziende colpite dalla crisi sarebbero sopravvissute: bisognava agire, non farsi domande. Di conseguenza le azioni britanniche hanno ceduto il 20% circa. Conosciamo i pericoli del market timing, soprattutto quando lo si applica incorrettamente (Figura 1). Siamo lieti di aver mantenuto il sangue freddo, raccogliendo la sfida e incrementando la nostra esposizione a queste società apparentemente in difficoltà. I futuri sviluppi saranno sicuramente interessanti e non mancano spunti di discussione. Gli operatori hanno ritrovato l’ottimismo, ma cosa succederà quando gli stimoli fiscali e i programmi di cassa integrazione termineranno? Si avranno purtroppo più insolvenze di quelle registrate dopo la crisi finanziaria globale perché le banche hanno più capitali e possono permettersi di chiedere il rimborso dei crediti inesigibili. Un periodo prolungato di vero e proprio aumento dell’inflazione, non solo chiacchiere e lievi incrementi, ridurrebbe lo spazio di manovra della Federal Reserve statunitense. Si consentirà davvero al presidente della Fed, Jerome Powell, di surriscaldare l’economia e fino a quando le banche centrali globali continueranno a controllare i mercati? Nell’arco di tre anni la Fed ha fatto salire il disavanzo statunitense più di quanto fosse avvenuto complessivamente durante le recessioni del 1974, del 1982, dei primi anni ’90, del 2000 e del 2008. L’impatto di questi sviluppi svolgerà un ruolo cruciale.Il Regno Unito rappresenta tuttora un ricco terreno di caccia. Alcune delle aree più penalizzate hanno messo a segno un sostanzioso recupero, ma crediamo che sussista tuttora un notevole potenziale di rialzo. Questo non solo alla luce della rimonta del segmento value o della possibile ricomparsa dell’inflazione: in qualità di gestori attivi, riteniamo che il rally sia espressione di un più ampio apprezzamento delle società britanniche quotate sul mercato azionario del Regno Unito. In qualità di gestori esperti che hanno già affrontato cicli ribassisti, sappiamo che lasciandoci aperto un ventaglio di possibilità e mantenendo un atteggiamento di apertura nei confronti di settori in difficoltà possiamo ottenere buoni risultati.Sarebbe stata una mossa coraggiosa puntare tutto sulla ripresa dopo i lockdown, una strategia che con il senno di poi si è dimostrata vincente, ma siamo in ogni caso riusciti a beneficiare in misura non trascurabile della graduale riapertura delle economie. Così come sarebbe stato inopportuno giocarsi tutto sulla carta della resilienza, forse ora sarebbe troppo semplicistico continuare ad acquistare titoli di banche e materie prime e scommettere sulla reflazione.In futuro il mercato britannico presenterà un quadro più diversificato che premierà un’efficace selezione dei titoli, ambito in cui possiamo ottenere risultati brillanti facendo affidamento sulle competenze del nostro team e sulla nostra organizzazione. Possiamo contare su un processo di ricerca basato sui fondamentali in grado di scovare le gemme nascoste, sulla nostra abilità nel ravvisare società trascurate dagli operatori che presentano solide caratteristiche malgrado qualche problema, e sull’engagement attivo con i vertici delle società al fine di esaminare i motivi alla base delle performance aziendali.Possiamo inoltre esercitare un impatto in ambiti quali la stewardship e la governance, aspetti importanti di cui forse – per tornare un’ultima volta alla metafora calcistica – le Big Six del calcio britannico avrebbero dovuto tener conto prima di ritirarsi dal progetto europeo della Superlega, poi fallito. Possiamo essenzialmente fare leva su tutti i vantaggi offerti dalla gestione attiva. Adotteremo un atteggiamento pragmatico e aspetteremo con pazienza che, con la ripresa, il Regno Unito offra infine le opportunità promesse per gran parte dell’ultimo decennio.

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Guardando al 2021, una prospettiva per gli investitori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Il 2020 resterà un anno impresso nella memoria per lungo tempo.Se guardiamo con attenzione alle principali notizie che hanno caratterizzato quest’ultimo anno, possiamo individuare due temi ricorrenti: economia e sanità. Raramente questi temi sono stati così dirimenti e così al centro dell’attenzione non solo degli investitori ma del pubblico in generale. Il tema centrale del 2021 sarà l’assistenza sanitaria, ancora al centro delle preoccupazioni di cittadini e governi. Se chiedessimo agli investitori qual è il rischio principale per il 2021, la maggior parte di loro parlerebbe probabilmente dell’efficacia dei vaccini, con un elemento di incertezza legato a una possibile mutazione del virus o all’efficacia del poderoso programma vaccinale. Oggi molti Paesi occidentali stanno vivendo la fase più acuta dall’inizio della crisi e si trovano costretti a implementare misure di distanziamento molto dure, simili a quelle della scorsa primavera. Ciò mette ancora più pressione sul programma di vaccinazione e sul piano A, B e C per uscire dalla crisi.
Il secondo tema è quello della ripresa economica. Laddove il 2020 è stato dominato dalla recessione, con i governi che hanno dovuto investire le proprie risorse per mantenere a galla la nave, non sembra irragionevolmente ottimistico sperare che il 2021 sia un anno più positivo economicamente. Vale la pena notare che, prima della pandemia, non tutte le economie stavano andando a gonfie vele. Il ciclo economico mostrava segni di maturità, soprattutto in certi paesi e in certe regioni. In questo senso è improbabile che il successo dei vaccini Covid-19 sia un proiettile d’argento per le economie in difficoltà di tutto il mondo. La questione non si riduce alla velocità della ripresa globale, ma anche alla sua portata. Gli investitori si chiederanno se le economie nel medio termine avranno la capacità di tornare velocemente oltre il punto in cui eravamo prima del Covid-19, sotto l’impulso di investimenti pubblici senza precedenti, o se dovremmo aspettarci il tipo di ripresa lenta e misurata che abbiamo visto dopo l’ultima crisi.
L’ultima domanda che ci dobbiamo porre, con un’ottica più di lungo termine, è come cambierà il mondo a partire dal 2021 e come riflettere questo cambiamento nei portafogli. La crisi del coronavirus ha scosso la vita di tutti in misura diversa, con molte persone che hanno visto stravolta la propria realtà privata e lavorativa. Allo stesso modo, la questione della sostenibilità è in primo piano non solo nelle menti degli investitori, ma anche in quelle dei governi e delle popolazioni globali. Una crescente attenzione alla gestione delle esternalità è una tendenza che vediamo continuare nel 2021, dopo che il 2020 ha evidenziato alcune delle questioni ambientali che potremmo dover affrontare nel prossimo futuro. L’isolamento e la localizzazione resi necessari dal Covid-19 nel 2020 potrebbero portare a una riconsiderazione generale delle catene di approvvigionamento da parte di governi e aziende. In vari punti, la pandemia ha messo maggiormente a fuoco alcuni degli elementi insostenibili delle catene di approvvigionamento globali e la sicurezza di esse è stata messa in discussione in diverse occasioni. Il 2021 potrebbe essere l’anno in cui i governi e le aziende inizieranno a pensare un po’ più attentamente alla sostenibilità delle loro operazioni di approvvigionamento non solo come tema etico ma anche pratico. Con una solida pianificazione, un’efficace gestione del portafoglio e un posizionamento ampiamente conservativo, il 2020 è stato un anno di resistenza. Guardando al 2021, tuttavia, le prospettive sembrano più rosee. (abstract by https://www.moneyfarm.com/it/)

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Il Regno Unito continua a non incontrare il favore degli investitori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments By Richard Colwell Responsabile azionario Regno Unito, EMEA. Solo la Russia e il Brasile hanno registrato risultati più deludenti da inizio anno, e i responsabili dell’asset allocation evitano tuttora le azioni britanniche, che appaiono ancora più sottovalutate rispetto a un anno fa. In generale, le società internazionali quotate nel Regno Unito presentano uno sconto pari a due volte quello che avrebbero se fossero quotate in Europa o negli Stati Uniti e uno sconto medio del 40% rispetto all’MSCI World. La scarsa attrattiva del Regno Unito è espressione del forte allineamento del consenso sui diversi mercati. Continuiamo a credere fermamente nel paese, ma le tendenze spesso si protraggono più a lungo del previsto. Ciò crea l’opportunità che vediamo oggi, in quanto amplifica l’impatto della futura svolta nella dinamica di mercato. Tuttavia, la finestra per sfruttare questo valore potenziale si sta chiudendo. In un modo o nell’altro la Brexit si farà e finalmente l’incertezza verrà meno. Di conseguenza, l’attività di fusione e acquisizione resta intensa e accelera, a suggerire la volontà di ignorare il rumore a breve termine e di concentrarsi sulle valutazioni, ma non da parte degli operatori del mercato, bensì delle società statunitensi e di private equity che vedono che il tempo sta per scadere. Gli operatori esitano ancora a sfruttare questo arbitraggio valutativo, ma aspettando di avere maggiori certezze rischiano di lasciarsi sfuggire l’opportunità. I dividendi svolgono un ruolo fondamentale ai fini di pensioni, risparmio e reddito della popolazione britannica. La natura senza precedenti della pandemia e la conseguente necessità per le aziende di ripristinare la propria liquidità si sono tradotte in aprile e maggio in una contrazione delle distribuzioni di dividendi tra le più rapide, pronunciate e generalizzate mai osservate. Questo processo si verifica alla fine di ogni ciclo, ma il Covid-19 lo ha concentrato in sole tre settimane. Tuttavia, da allora la situazione si è stabilizzata, la dinamica è cambiata e 60 società hanno già ripristinato i dividendi. Altre seguiranno il loro esempio. Guardando al futuro, ci aspettiamo politiche più prudenti e una migliore copertura, e anche nello scenario più sfavorevole entro il prossimo anno il mercato britannico dovrebbe continuare a offrire un buon premio di rendimento rispetto alle obbligazioni. Per il momento, tuttavia, i bilanci e la liquidità sono di primaria importanza.

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In Italia manca consapevolezza. I risparmiatori devono trasformarsi in investitori

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

«In una situazione di totale incertezza sugli sviluppi futuri della pandemia, di estrema volatilità dei mercati e di perdurante guerra commerciale fra Usa e Cina che mette in mezzo anche l’Europa, da un adeguato utilizzo dei molteplici strumenti finanziari può arrivare un notevole aiuto alla ripartenza delle aziende e alla gestione di lungo periodo dei risparmi e degli investimenti privati. In Italia, purtroppo, però, sia fra gli imprenditori, sia fra i cittadini manca un adeguato livello di conoscenza della finanza per cui è fondamentale da un lato rivolgersi agli esperti, dall’altro che si dia vita a un grande piano di formazione economico-finanziaria a tutti i livelli che ci consenta di colmare il gap esistente con altri Paesi». Lo hanno affermato i tre relatori del terzo e ultimo incontro dell’edizione del decennale di “Economia sotto l’ombrellone”, la rassegna organizzata a Lignano Pineta (UD) dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso: Mario Fumei, consulente finanziario e private banker, Paola Pallotta, managing director di Capital Group e Cristian Vida, presidente di Confidi Friuli.
Per quanto riguarda l’Europa, poi, la risposta dell’Ue, con il Recovery Fund e le altre importanti misure adottate per far fronte a una crisi del tutto anomala è stata così forte da far tramontare, secondo Vida, Pallotta e Fumei, qualsiasi previsione di uno scioglimento dell’Unione o di rinuncia alla moneta comune (l’Euro) e da far sperare che prossimamente si possa arrivare a una più stringente unione bancaria e fiscale che i tre relatori ritengono quanto mai necessaria. Un rafforzamento dell’Unione fondamentale anche per far sì che «in uno scenario di guerra commerciale fra Usa e Cina che durerà per almeno il prossimo decennio, l’Europa possa essere l’ago della bilancia e non il tipico vaso di coccio fra due vasi di ferro, uno dei quali, la Cina, molto aggressivo e con una approccio al mercato ancora molto lontano dal nostro».In questo scenario un ruolo fondamentale spetta anche ai decisori politici italiani che dovranno, secondo i tre relatori dell’incontro moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani, essere in grado di progettare un grande piano di riforma del “sistema Italia” con l’utilizzo del Recovery Fund (che vede l’Italia come il Paese maggiormente beneficiato) per far sì che ci sia una potente ripresa del Pil. «Non va, infatti, dimenticato – hanno ricordato Vida, Pallotta e Fumei – che le tante misure messe in campo stanno facendo esplodere il rapporto fra debito e Pil in tutti i Paesi, a cominciare dall’Italia, e che l’unico modo per ridurli realmente è agire sul lato della crescita». «Speriamo – ha aggiunto provocatoriamente Fumei – che sull’utilizzo del Recovery Fund vigilino i “falchi” olandesi per evitare che questa montagna di finanziamenti vada sprecata come, purtroppo, è successo in passato nel nostro Paese».

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Il futuro degli investitori italiani dopo il Covid: forte incertezza sulla pensione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Sono tanti gli interrogativi che gli investitori si pongono dall’insorgere dell’emergenza Covid: da quali siano le scelte di investimento più oculate o vincenti a quali siano le prospettive per il proprio futuro finanziario. Se l’investitore digitale appare sicuramente più evoluto, c’è ancora un nodo da sciogliere che crea non poche incertezze, a tutti i livelli: la pensione. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, su un campione di circa 1.380 investitori residenti in Italia (estratto dal database di clienti e utenti Moneyfarm – circa 200 mila individui – tra le persone con almeno un piano di investimento attivo) che ha fotografato l’impatto della pandemia sulle prospettive degli investitori digitali. Quello dell’investitore digitale si conferma un pubblico attrezzato per affrontare momenti critici sui mercati, più vaccinato a quella paura che abbiamo visto provocare due reazioni opposte ma in fondo uguali nella loro irrazionalità: la fuga dai mercati (panic selling) e la corsa al fai-da-te su piattaforme di trading online. Per l’80% degli intervistati la volatilità sui mercati degli ultimi mesi ha rappresentato un’opportunità e non un rischio. La tendenza a tenere liquidità sul conto corrente per il 75% di questo campione è diminuita o rimasta invariata; il 70%, anzi, ha investito o intende investire l’extra-risparmio che ha accumulato durante il lockdown. Tra coloro che vogliono investire o hanno investito anche la scelta degli strumenti è interessante, con i prodotti del risparmio gestito (58%) a farla da padrone; il 7% mostra interesse per attività speculative come il trading online e solo l’1% del campione dichiara di orientarsi verso i Titoli di Stato, sottopeso quest’ultimo che denota una certa consapevolezza dell’importanza di minimizzare, attraverso la diversificazione degli strumenti in portafoglio, il rischio Paese a cui questi investitori sono già esposti con il loro lavoro e le loro proprietà immobiliari. Il 97% del campione dichiara inoltre che durante l’emergenza Covid non ha disinvestito né ha diminuito la frequenza dei suoi versamenti nei piani d’investimento che ha in corso, dimostrandosi quindi consapevole di un’altra regola d’oro per investire in modo efficiente: mantenersi coerente ai propri obiettivi di lungo termine. È evidente che stiamo parlando di un investitore evoluto, che pondera accuratamente le proprie scelte d’investimento in base alla propria propensione al rischio e orizzonte temporale.Anche quando guardiamo all’impatto negativo dell’epidemia Covid sulle prospettive degli investitori, la previdenza resta in testa (38%), superando il lavoro (34%) e gli investimenti (33% – anche qui si nota una chiara tendenza per le donne a percepire meno sicurezza in ambito lavorativo, con un 40%). L’incertezza della pensione deriva soprattutto da una sfiducia generalizzata nel sistema previdenziale pubblico: il 69% dichiara poca o nessuna fiducia. Il dato colpisce perché riferito a un segmento della popolazione particolarmente avvezzo agli investimenti. Emerge, ancora una volta, come la scelta previdenziale sia ancora in molti casi problematica (anche per investitori con maggiori risorse), specialmente al di fuori del posto di lavoro.

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Investitori previdenziali nelle società quotate

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Vogliono contare di più, esercitando oltre ai diritti di intervento e di voto in assemblea anche le nuove responsabilità alle quali sono chiamati dalla normativa europea. E in questo loro nuovo crescente coinvolgimento nella vita e nella governance delle società anche i criteri ESG sono destinati ad avere un peso sempre maggiore. La nuova direttiva sui diritti degli azionisti, la SRD II (Shareholders Rights Directive II) ha spostato per la prima volta il focus dai diritti alla responsabilità degli azionisti e al loro impegno nella governance delle società. Questa consapevolezza degli investitori istituzionali è emersa chiaramente dal webinar organizzato con il supporto di Eurizon, dal Centro di Tutela dei diritti degli azionisti istituzionali, costituito per iniziativa di Assoprevidenza e del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili. Titolo: “Nuove responsabilità e aspettative: le implicazioni della ‘direttiva azionisti’”. Quali sono gli effetti della nuova normativa per gli emittenti, per gli investitori istituzionali e per le società di gestione? Achille Coppola, presidente del Centro di tutela degli azionisti istituzionali, in apertura ha sottolineato il peso sempre più rilevante degli investitori previdenziali nell’economia e ha sostenuto la necessità di una loro partecipazione attiva ai mercati regolamentati. Giuseppe Santoro, presidente di Assodire, l’Associazione degli investitori responsabili costituita da tre grandi Casse di previdenza libero professionali – ingegneri e architetti (Inarcassa), avvocati (Cassa Forense) e medici (Enpam) – ha testimoniato il percorso dell’Associazione e ha parlato chiaramente di impegno di scopo, come azionisti, per il rispetto da parte delle società investite dei criteri di etica finanziaria così come di governance (composizione dei consigli di amministrazione, management indipendenti, e così via) e di ambiente, confermando la scelta ESG. Ivonne Forno, amministratore del Centro di tutela degli azionisti istituzionali, ha indicato la Direttiva SRD II come importante occasione per i fondi pensione complementari, per compiere un passo in avanti verso un ruolo attivo come investitori di lungo termine nel segno di governance e sostenibilità. Di visione di lungo periodo dell’investimento ha parlato anche Simona Bonomelli, parimenti amministratore del Centro, la quale ha sottolineato l’indipendenza dei singoli investitori non solo nell’analisi e nella scelta delle società in cui investire ma anche nella partecipazione attiva, attraverso il voto di lista, come amministratori indipendenti. L’approccio strategico di lungo termine e la scelta ESG, in un contesto di trasparenza, sono alla base dell’impegno di Eurizon quale investitore asset manager, come testimoniato da Cristina Ungureanu, responsabile della funzione corporate governance. Trasparenza, azionariato attivo, dialogo tra investitore e governance della società, ha sottolineato, fanno già parte del percorso di Eurizon. Infine, Fabio Bonomo, head of corporate affairs di Enel, ha illustrato l’esperienza consolidata di una grande società emittente. Gli assetti proprietari di Enel, ha spiegato, hanno reso da tempo necessario un engagement continuativo con investitori e gestori, anche al fine di assicurare un adeguato consenso in sede assembleare. Tirando le somme del dibattito il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello, anche quale vicepresidente del Centro, ha sottolineato che la strada è tracciata e che sui temi del webinar il Centro stesso e Assoprevidenza continueranno un percorso che appare virtuoso, da sviluppare in collaborazione con tutti quanti già vi stanno lavorando, mettendo a fattor comune le diverse esperienze maturate.

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Come cambiano i comportamenti degli investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

Durante i periodi di crisi gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Nell’ultimo trimestre abbiamo assistito a una volatilità di mercato fuori dalla norma e questa situazione amplifica ancora di più alcune condotte che possono essere in qualche misura attribuite a bias (ovvero distorsioni) comportamentali e cognitivi.Partiamo da uno dei bias logicamente più prevalenti in questo periodo, l’avversione al rischio. Quando siamo esposti a una situazione di crisi siamo portati naturalmente a una diversa percezione del rischio che ci spinge verso atteggiamenti di protezione o cautela. Quando si parla di investimenti infatti diventa più probabile prendere decisioni irrazionali e percepire come più sicure strategie orientate al breve termine, a discapito di scelte lungimiranti.Per avere un’idea della portata del fenomeno, possiamo analizzare i flussi del risparmio gestito riportati dalle mappe mensili di Assogestioni: da inizio anno il trend pare essere chiarissimo, con la fuga dai fondi di lungo termine e con maggiore volatilità come fondi azionari e flessibili (-€6.7mld e -€7.5mld rispettivamente) per un dato complessivo di -€21.1 miliardi, e lo spostamento verso fondi meno volatili come quelli monetari per un totale di +€6.5mld da inizio anno, di cui +€6.1 miliardi solo a marzo. In termini relativi, l’asset class monetaria ha avuto raccolta netta positiva pari ad oltre il 15% sulle masse; di segno opposto i fondi flessibili che hanno registrato un 3% di raccolta netta sulle masse. Nel complesso l’industria italiana del risparmio gestito ha registrato oltre €13.7 miliardi di deflussi netti solo nei primi 3 mesi dell’anno: un evidente cambio di tendenza rispetto all’ultimo trimestre del 2019 (+17.7mld), che ben evidenzia la ricerca di strumenti di protezione e di tutela. Molti di questi movimenti hanno seguito l’onda lunga dell’emotività. Liquidare la propria posizione può diventare un rischio se porta a scelte di investimento in grado di compromettere le prospettive di rendimento di lungo termine di un investimento.
Accanto al bias dell’avversione al rischio se ne cela un altro: l’overconfidence. Contrariamente a quanto si possa pensare, molti studi hanno dimostrato la persistenza di questo bias anche nei periodi di forte volatilità. Durante l’ultimo mese le ricerche effettuate su Google riguardanti i servizi di trading online sono cresciute del 50%. All’aumentare della volatilità abbiamo assistito a un crescente interesse dell’investitore retail per asset class particolarmente volatili. Si prenda ad esempio il recente caso del petrolio: le masse in gestione sulle Exchange Traded Commodities (ETC) energetiche sono aumentate del 100% da fine marzo al 27 aprile, nonostante una performance di circa -50% nello stesso periodo (fonte: elaborazione Moneyfarm dati Bloomberg).Secondo il Sole 24 Ore (articolo del 3/04/20), su alcune piattaforme di puro trading online le posizioni aperte sono cresciute del 300% e i volumi delle operazioni del 200%. Si tratta di una modalità speculativa d’investimento, tipicamente fai-da-te e focalizzata su strumenti spesso e volentieri altamente volatili come CFD (Contract for Difference, strumenti derivati) e criptovalute, diversi dagli strumenti del risparmio gestito. Se torniamo ai numeri di Assogestioni sopra citati, questa tendenza è ancor più degna di un’attenta disamina. La ragione va ricercata in parte in dinamiche di “gamification” che questo tipo di servizi offrono agli utenti e che naturalmente hanno ancor più margine di successo nei momenti di quarantena (abbiamo visto il boom di servizi di intrattenimento da casa come console o gioco d’azzardo online) ma si spiega anche, appunto, attraverso l’overconfidence che si scatena negli investitori che vogliono provare a salire sul carro del vincitore pensando che durante i periodi di volatilità sia più facile fare profitto attraverso operazioni di tipo speculativo.

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Coronavirus: quale via d’uscita?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, Ella Hoxha, Senior Investment Manager del team Global Bonds di Pictet Asset Management. È ormai conclamato che nelle ultime settimane sui mercati finanziari stiamo vivendo un contesto senza precedenti. Lo shock sincrono di domanda e offerta causato dalle misure di distanziamento sociale adottate per contenere la diffusione del Covid-19, a cui si è aggiunto quello del petrolio (per motivi di natura politica), ha gettato gli investitori nel panico. A colpire dell’attuale correzione è non tanto l’intensità, quanto la velocità, superiore a quella di qualsiasi altra crisi del passato.Lo scenario che immaginano i nostri economisti (abbastanza in linea con il consenso, per quanto in rapida evoluzione) e scontato dal mercato è di fatto in linea con quanto visto in corrispondenza dei bear market degli ultimi 100 anni: un impatto negativo sul PIL globale per il 2020 tra il -3% e il -3,5%, quando nelle altre crisi è stato in media pari a un -2,9%. Il consenso è per un andamento a V, con un forte rimbalzo dell’attività economica nella seconda metà dell’anno, a metà strada tra la Y, con un picco minimo molto basso e una ripresa di tipo post-bellico (simile a quanto sta succedendo in questo momento in Cina) e una U caratterizzata da una fase di rallentamento prolungato (2 trimestri o più) che finirebbe per mettere in difficoltà esistenziale molte attività economiche e categorie lavorative.Dal punto di vista statistico, le informazioni sulla diffusione del virus non sono incoraggianti né in Italia, né tantomeno, in altri Paesi europei come la Spagna. Sebbene il ‘lockdown’ attuato a inizio marzo abbia ridotto senz’altro i contagi (secondo le nostre simulazioni, dimezzando i decessi), la decelerazione (derivata seconda) è insufficiente e non consente di intravedere un picco imminente. D’altro canto, anche una volta superata la fase di ‘emergenza’ attuale, è chiaro che le misure di distanziamento sociale sono utili a guadagnare tempo, ma non rappresentano la soluzione al problema epidemico, soprattutto contro un eventuale rischio di ritorno del virus una volta che si dovesse provare a tornare alla normalità.A tal fine, sembra determinante l’attuazione di strategie di monitoraggio di massa, sull’esempio di quanto fatto in Corea del Sud. Un altro importante contributo alla normalizzazione dovrebbe arrivare da nuovi sistemi per testare la positività al virus, più efficienti e veloci, attualmente in fase di studio e a breve disponibili. Secondo una ricerca di Citi, tali nuovi strumenti permetterebbero di avere i risultati del test per il 60% della popolazione USA in età lavorativa entro fine aprile e per il 95% entro fine maggio, contribuendo enormemente al controllo dell’epidemia e alla possibilità di riprendere gradualmente la vita normale.Il secondo fattore positivo deriva dalla politica economica, sia monetaria che fiscale.Infatti, se la velocità dello shock è stata senza precedenti, altrettanto eccezionale è stata la tempestività (e la portata) delle politiche espansive adottate da Banche Centrali e Governi, che hanno fornito uno scudo per superare lo stallo attuale e propellente per un rimbalzo post-normalizzazione.In modo coordinato, nel tentativo di sostenere le rispettive economie e soprattutto di evitare una stretta del credito, le prime hanno annunciato iniezioni di liquidità prossime ai 5,5 mila miliardi di dollari (10% del PIL del G5). Tra tutte, la meno attiva è stata per il momento la People Bank of China, in parte perché restia a varare misure ultra-espansive fino a quando il dollaro non perderà terreno (l’intento è chiaramente quello di non penalizzare la valuta locale, il renminbi).Sul fronte fiscale, le manovre dei vari Governi si aggirano intorno al 3,2% del PIL globale, che con un moltiplicatore prossimo all’1,5 comporterebbero un impatto positivo sull’economia del 4,5%, più che in grado di compensare l’effetto negativo del virus oggi atteso (-3,5%). In Europa si è dato ampio margine di intervento ai singoli Stati, sospendendo il vincolo di bilancio del Patto di Stabilità, ma manca ancora una risposta unitaria e coordinata, in grado di evitate una crescita smisurata dei debiti pubblici dei singoli Paesi, nonostante l’intervento salvifico della BCE e del suo programma di acquisto, ormai senza limiti per emittente o emissione (basti pensare che, se depurato della quota detenuta dall’istituto centrale, il debito sovrano dei Paesi europei è pari solamente al 60% del loro PIL, abbondantemente all’interno delle linee guida tracciate dal Trattato di Maastricht).All’estremo opposto, i Paesi periferici non gradiscono l’eccessiva condizionalità imposta delle alternative offerte dalle linee di finanziamento precauzionali del Fondo Monetario Europeo che, tuttavia offrirebbe la maggiore tutela finanziaria derivante dall’OMT della BCE, il programma per cui la banca centrale acquista obbligazioni a breve termine (1-3 anni) del Paese che ricorre al Fondo salva-Stati.Come spesso accade, la soluzione potrebbe trovarsi nel mezzo: un intervento che veda il bilancio europeo impegnato a garanzia a finanziamenti della BEI o dello stesso Fondo salva-Stati in qualità di emittente.Come detto, lo scenario attualmente prezzato dagli operatori incorpora un impatto sull’economia del -3,5% del PIL mondiale. Questo vorrebbe dire un calo degli utili del -30%. Da questo punto di vista, il -30% circa dei mercati sembra ormai aver prezzato tale effetto, anticipando anche le previsioni degli analisti, che cominciano solo ora ad essere riviste. Notiamo che la riduzione di circa 100pb nei rendimenti obbligazionari (dei Treasuries USA) fa sì che il premio di rischio tra rendimento atteso delle azioni (Earing Yield) e delle Obbligazioni (YTM) si è ampliato del 2,5% circa dall’inizio della correzione, creando un ‘cuscinetto’ per ulteriori cattive notizie.
Il che potrebbe indurre a pensare che, se la situazione sanitaria non dovesse peggiorare e prolungarsi eccessivamente, abbiamo toccato dei livelli minimi, quantomeno temporanei. Non resta che aspettare, quindi, che la ricerca medica offra una via d’uscita dall’emergenza sanitaria per poter vedere i mercati brindare.

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Perché gli investitori devono cercare di non farsi prendere dal panico

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

A cura di Mark King Head of EMEA Investment Content di Columbia Threadneedle Investments. La continua diffusione del Covid-19 ha causato perdite per svariati miliardi in tutte le borse mondiali, indotto i governi ad approntare misure fiscali d’emergenza e spinto le banche centrali ad allentare le politiche monetarie per supportare le economie nazionali in questo evento di crisi. Le immagini degli schermi dei trader tinti di rosso in un contesto caratterizzato da statistiche allarmanti, che segnalano un aumento dei contagi da Coronavirus in tutto il mondo e nelle comunità locali, può mettere alla prova anche gli investitori dai nervi più saldi.
Come sostiene il rispettato guru dell’investimento Warren Buffett: “Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno affrontato due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi, la Depressione, una dozzina di recessioni e crisi finanziarie, shock petroliferi, un’epidemia influenzale e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure, il Dow è salito da 66 a 11.497.”1 (1. Buy American. I am, The New York Times, 16 ottobre 2008).
Non vi è dubbio che il Covid-19 causerà danni economici concreti e duraturi in termini di PIL mondiale. Si è verificata un’interruzione delle catene produttive globali, i consumi stanno calando perché sempre più persone rimangono nelle proprie case e le società faranno fatica ad accrescere gli utili. Tutti gli eventi che sono stati cancellati avranno un impatto su settori come viaggi, intrattenimento, ospitalità, alimentari e bevande. È indubbio che l’effetto destabilizzante verrà avvertito.Tuttavia, anche se non sappiamo in quale misura questi impatti danneggeranno l’economia, la comunità e la nostra salute, nel lungo termine l’economia globale dovrebbe verosimilmente tornare alla normalità.Ma anche quando la situazione si sarà normalizzata, non sarà possibile recuperare tutti i caffè, i pasti da asporto, i voli e i biglietti del cinema di cui ci siamo privati. Eppure, una volta superati questi effetti di breve termine i consumi torneranno a salire, perché le persone torneranno a condurre le vite che conducevano prima della diffusione del Covid-19.Per certi versi, potremmo persino notare dei miglioramenti. Il prezzo del petrolio è crollato e ciò potrebbe rendere più economica la benzina, mentre chi vive nei paesi in cui le banche centrali hanno tagliato i tassi d’interesse potrebbe ritrovarsi con una rata del mutuo inferiore. Inoltre, i governi stanno introducendo stimoli fiscali che possono avere un impatto sulla liquidità disponibile.
Anche le economie sono destinate a riprendersi. Resta da capire se Stati Uniti, Europa e Regno Unito fossero destinate alla recessione già prima del Covid-19 e se il coronavirus non sia stato semplicemente il catalizzatore di una recessione che era inevitabile dopo la più lunga espansione economica della storia. In ogni caso, i mercati finiranno col riprendersi come hanno sempre fatto nei decenni precedenti.Pertanto, sebbene sia del tutto comprensibile che gli investitori avvertano un certo grado di panico di fronte a una crisi, è anche vero che quella che può essere avvertita come una situazione di emergenza nel breve termine potrebbe non avere la stessa importanza dopo dieci anni. Investire in un’ottica di lungo periodo contribuisce di fatto a smussare le fluttuazioni del mercato azionario e può rivelarsi una strategia più efficace rispetto al tentativo di anticipare il mercato.Una strategia “buy and hold” vi consentirà di sfruttare l’interesse composto (quando si generano utili sugli utili precedenti) per amplificare i rendimenti, ma funziona solamente se il capitale resta investito e ha tempo per produrre risultati.

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