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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘investitori’

Investitori previdenziali nelle società quotate

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Vogliono contare di più, esercitando oltre ai diritti di intervento e di voto in assemblea anche le nuove responsabilità alle quali sono chiamati dalla normativa europea. E in questo loro nuovo crescente coinvolgimento nella vita e nella governance delle società anche i criteri ESG sono destinati ad avere un peso sempre maggiore. La nuova direttiva sui diritti degli azionisti, la SRD II (Shareholders Rights Directive II) ha spostato per la prima volta il focus dai diritti alla responsabilità degli azionisti e al loro impegno nella governance delle società. Questa consapevolezza degli investitori istituzionali è emersa chiaramente dal webinar organizzato con il supporto di Eurizon, dal Centro di Tutela dei diritti degli azionisti istituzionali, costituito per iniziativa di Assoprevidenza e del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili. Titolo: “Nuove responsabilità e aspettative: le implicazioni della ‘direttiva azionisti’”. Quali sono gli effetti della nuova normativa per gli emittenti, per gli investitori istituzionali e per le società di gestione? Achille Coppola, presidente del Centro di tutela degli azionisti istituzionali, in apertura ha sottolineato il peso sempre più rilevante degli investitori previdenziali nell’economia e ha sostenuto la necessità di una loro partecipazione attiva ai mercati regolamentati. Giuseppe Santoro, presidente di Assodire, l’Associazione degli investitori responsabili costituita da tre grandi Casse di previdenza libero professionali – ingegneri e architetti (Inarcassa), avvocati (Cassa Forense) e medici (Enpam) – ha testimoniato il percorso dell’Associazione e ha parlato chiaramente di impegno di scopo, come azionisti, per il rispetto da parte delle società investite dei criteri di etica finanziaria così come di governance (composizione dei consigli di amministrazione, management indipendenti, e così via) e di ambiente, confermando la scelta ESG. Ivonne Forno, amministratore del Centro di tutela degli azionisti istituzionali, ha indicato la Direttiva SRD II come importante occasione per i fondi pensione complementari, per compiere un passo in avanti verso un ruolo attivo come investitori di lungo termine nel segno di governance e sostenibilità. Di visione di lungo periodo dell’investimento ha parlato anche Simona Bonomelli, parimenti amministratore del Centro, la quale ha sottolineato l’indipendenza dei singoli investitori non solo nell’analisi e nella scelta delle società in cui investire ma anche nella partecipazione attiva, attraverso il voto di lista, come amministratori indipendenti. L’approccio strategico di lungo termine e la scelta ESG, in un contesto di trasparenza, sono alla base dell’impegno di Eurizon quale investitore asset manager, come testimoniato da Cristina Ungureanu, responsabile della funzione corporate governance. Trasparenza, azionariato attivo, dialogo tra investitore e governance della società, ha sottolineato, fanno già parte del percorso di Eurizon. Infine, Fabio Bonomo, head of corporate affairs di Enel, ha illustrato l’esperienza consolidata di una grande società emittente. Gli assetti proprietari di Enel, ha spiegato, hanno reso da tempo necessario un engagement continuativo con investitori e gestori, anche al fine di assicurare un adeguato consenso in sede assembleare. Tirando le somme del dibattito il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello, anche quale vicepresidente del Centro, ha sottolineato che la strada è tracciata e che sui temi del webinar il Centro stesso e Assoprevidenza continueranno un percorso che appare virtuoso, da sviluppare in collaborazione con tutti quanti già vi stanno lavorando, mettendo a fattor comune le diverse esperienze maturate.

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Come cambiano i comportamenti degli investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Durante i periodi di crisi gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Nell’ultimo trimestre abbiamo assistito a una volatilità di mercato fuori dalla norma e questa situazione amplifica ancora di più alcune condotte che possono essere in qualche misura attribuite a bias (ovvero distorsioni) comportamentali e cognitivi.Partiamo da uno dei bias logicamente più prevalenti in questo periodo, l’avversione al rischio. Quando siamo esposti a una situazione di crisi siamo portati naturalmente a una diversa percezione del rischio che ci spinge verso atteggiamenti di protezione o cautela. Quando si parla di investimenti infatti diventa più probabile prendere decisioni irrazionali e percepire come più sicure strategie orientate al breve termine, a discapito di scelte lungimiranti.Per avere un’idea della portata del fenomeno, possiamo analizzare i flussi del risparmio gestito riportati dalle mappe mensili di Assogestioni: da inizio anno il trend pare essere chiarissimo, con la fuga dai fondi di lungo termine e con maggiore volatilità come fondi azionari e flessibili (-€6.7mld e -€7.5mld rispettivamente) per un dato complessivo di -€21.1 miliardi, e lo spostamento verso fondi meno volatili come quelli monetari per un totale di +€6.5mld da inizio anno, di cui +€6.1 miliardi solo a marzo. In termini relativi, l’asset class monetaria ha avuto raccolta netta positiva pari ad oltre il 15% sulle masse; di segno opposto i fondi flessibili che hanno registrato un 3% di raccolta netta sulle masse. Nel complesso l’industria italiana del risparmio gestito ha registrato oltre €13.7 miliardi di deflussi netti solo nei primi 3 mesi dell’anno: un evidente cambio di tendenza rispetto all’ultimo trimestre del 2019 (+17.7mld), che ben evidenzia la ricerca di strumenti di protezione e di tutela. Molti di questi movimenti hanno seguito l’onda lunga dell’emotività. Liquidare la propria posizione può diventare un rischio se porta a scelte di investimento in grado di compromettere le prospettive di rendimento di lungo termine di un investimento.
Accanto al bias dell’avversione al rischio se ne cela un altro: l’overconfidence. Contrariamente a quanto si possa pensare, molti studi hanno dimostrato la persistenza di questo bias anche nei periodi di forte volatilità. Durante l’ultimo mese le ricerche effettuate su Google riguardanti i servizi di trading online sono cresciute del 50%. All’aumentare della volatilità abbiamo assistito a un crescente interesse dell’investitore retail per asset class particolarmente volatili. Si prenda ad esempio il recente caso del petrolio: le masse in gestione sulle Exchange Traded Commodities (ETC) energetiche sono aumentate del 100% da fine marzo al 27 aprile, nonostante una performance di circa -50% nello stesso periodo (fonte: elaborazione Moneyfarm dati Bloomberg).Secondo il Sole 24 Ore (articolo del 3/04/20), su alcune piattaforme di puro trading online le posizioni aperte sono cresciute del 300% e i volumi delle operazioni del 200%. Si tratta di una modalità speculativa d’investimento, tipicamente fai-da-te e focalizzata su strumenti spesso e volentieri altamente volatili come CFD (Contract for Difference, strumenti derivati) e criptovalute, diversi dagli strumenti del risparmio gestito. Se torniamo ai numeri di Assogestioni sopra citati, questa tendenza è ancor più degna di un’attenta disamina. La ragione va ricercata in parte in dinamiche di “gamification” che questo tipo di servizi offrono agli utenti e che naturalmente hanno ancor più margine di successo nei momenti di quarantena (abbiamo visto il boom di servizi di intrattenimento da casa come console o gioco d’azzardo online) ma si spiega anche, appunto, attraverso l’overconfidence che si scatena negli investitori che vogliono provare a salire sul carro del vincitore pensando che durante i periodi di volatilità sia più facile fare profitto attraverso operazioni di tipo speculativo.

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Coronavirus: quale via d’uscita?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, Ella Hoxha, Senior Investment Manager del team Global Bonds di Pictet Asset Management. È ormai conclamato che nelle ultime settimane sui mercati finanziari stiamo vivendo un contesto senza precedenti. Lo shock sincrono di domanda e offerta causato dalle misure di distanziamento sociale adottate per contenere la diffusione del Covid-19, a cui si è aggiunto quello del petrolio (per motivi di natura politica), ha gettato gli investitori nel panico. A colpire dell’attuale correzione è non tanto l’intensità, quanto la velocità, superiore a quella di qualsiasi altra crisi del passato.Lo scenario che immaginano i nostri economisti (abbastanza in linea con il consenso, per quanto in rapida evoluzione) e scontato dal mercato è di fatto in linea con quanto visto in corrispondenza dei bear market degli ultimi 100 anni: un impatto negativo sul PIL globale per il 2020 tra il -3% e il -3,5%, quando nelle altre crisi è stato in media pari a un -2,9%. Il consenso è per un andamento a V, con un forte rimbalzo dell’attività economica nella seconda metà dell’anno, a metà strada tra la Y, con un picco minimo molto basso e una ripresa di tipo post-bellico (simile a quanto sta succedendo in questo momento in Cina) e una U caratterizzata da una fase di rallentamento prolungato (2 trimestri o più) che finirebbe per mettere in difficoltà esistenziale molte attività economiche e categorie lavorative.Dal punto di vista statistico, le informazioni sulla diffusione del virus non sono incoraggianti né in Italia, né tantomeno, in altri Paesi europei come la Spagna. Sebbene il ‘lockdown’ attuato a inizio marzo abbia ridotto senz’altro i contagi (secondo le nostre simulazioni, dimezzando i decessi), la decelerazione (derivata seconda) è insufficiente e non consente di intravedere un picco imminente. D’altro canto, anche una volta superata la fase di ‘emergenza’ attuale, è chiaro che le misure di distanziamento sociale sono utili a guadagnare tempo, ma non rappresentano la soluzione al problema epidemico, soprattutto contro un eventuale rischio di ritorno del virus una volta che si dovesse provare a tornare alla normalità.A tal fine, sembra determinante l’attuazione di strategie di monitoraggio di massa, sull’esempio di quanto fatto in Corea del Sud. Un altro importante contributo alla normalizzazione dovrebbe arrivare da nuovi sistemi per testare la positività al virus, più efficienti e veloci, attualmente in fase di studio e a breve disponibili. Secondo una ricerca di Citi, tali nuovi strumenti permetterebbero di avere i risultati del test per il 60% della popolazione USA in età lavorativa entro fine aprile e per il 95% entro fine maggio, contribuendo enormemente al controllo dell’epidemia e alla possibilità di riprendere gradualmente la vita normale.Il secondo fattore positivo deriva dalla politica economica, sia monetaria che fiscale.Infatti, se la velocità dello shock è stata senza precedenti, altrettanto eccezionale è stata la tempestività (e la portata) delle politiche espansive adottate da Banche Centrali e Governi, che hanno fornito uno scudo per superare lo stallo attuale e propellente per un rimbalzo post-normalizzazione.In modo coordinato, nel tentativo di sostenere le rispettive economie e soprattutto di evitare una stretta del credito, le prime hanno annunciato iniezioni di liquidità prossime ai 5,5 mila miliardi di dollari (10% del PIL del G5). Tra tutte, la meno attiva è stata per il momento la People Bank of China, in parte perché restia a varare misure ultra-espansive fino a quando il dollaro non perderà terreno (l’intento è chiaramente quello di non penalizzare la valuta locale, il renminbi).Sul fronte fiscale, le manovre dei vari Governi si aggirano intorno al 3,2% del PIL globale, che con un moltiplicatore prossimo all’1,5 comporterebbero un impatto positivo sull’economia del 4,5%, più che in grado di compensare l’effetto negativo del virus oggi atteso (-3,5%). In Europa si è dato ampio margine di intervento ai singoli Stati, sospendendo il vincolo di bilancio del Patto di Stabilità, ma manca ancora una risposta unitaria e coordinata, in grado di evitate una crescita smisurata dei debiti pubblici dei singoli Paesi, nonostante l’intervento salvifico della BCE e del suo programma di acquisto, ormai senza limiti per emittente o emissione (basti pensare che, se depurato della quota detenuta dall’istituto centrale, il debito sovrano dei Paesi europei è pari solamente al 60% del loro PIL, abbondantemente all’interno delle linee guida tracciate dal Trattato di Maastricht).All’estremo opposto, i Paesi periferici non gradiscono l’eccessiva condizionalità imposta delle alternative offerte dalle linee di finanziamento precauzionali del Fondo Monetario Europeo che, tuttavia offrirebbe la maggiore tutela finanziaria derivante dall’OMT della BCE, il programma per cui la banca centrale acquista obbligazioni a breve termine (1-3 anni) del Paese che ricorre al Fondo salva-Stati.Come spesso accade, la soluzione potrebbe trovarsi nel mezzo: un intervento che veda il bilancio europeo impegnato a garanzia a finanziamenti della BEI o dello stesso Fondo salva-Stati in qualità di emittente.Come detto, lo scenario attualmente prezzato dagli operatori incorpora un impatto sull’economia del -3,5% del PIL mondiale. Questo vorrebbe dire un calo degli utili del -30%. Da questo punto di vista, il -30% circa dei mercati sembra ormai aver prezzato tale effetto, anticipando anche le previsioni degli analisti, che cominciano solo ora ad essere riviste. Notiamo che la riduzione di circa 100pb nei rendimenti obbligazionari (dei Treasuries USA) fa sì che il premio di rischio tra rendimento atteso delle azioni (Earing Yield) e delle Obbligazioni (YTM) si è ampliato del 2,5% circa dall’inizio della correzione, creando un ‘cuscinetto’ per ulteriori cattive notizie.
Il che potrebbe indurre a pensare che, se la situazione sanitaria non dovesse peggiorare e prolungarsi eccessivamente, abbiamo toccato dei livelli minimi, quantomeno temporanei. Non resta che aspettare, quindi, che la ricerca medica offra una via d’uscita dall’emergenza sanitaria per poter vedere i mercati brindare.

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Perché gli investitori devono cercare di non farsi prendere dal panico

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

A cura di Mark King Head of EMEA Investment Content di Columbia Threadneedle Investments. La continua diffusione del Covid-19 ha causato perdite per svariati miliardi in tutte le borse mondiali, indotto i governi ad approntare misure fiscali d’emergenza e spinto le banche centrali ad allentare le politiche monetarie per supportare le economie nazionali in questo evento di crisi. Le immagini degli schermi dei trader tinti di rosso in un contesto caratterizzato da statistiche allarmanti, che segnalano un aumento dei contagi da Coronavirus in tutto il mondo e nelle comunità locali, può mettere alla prova anche gli investitori dai nervi più saldi.
Come sostiene il rispettato guru dell’investimento Warren Buffett: “Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno affrontato due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi, la Depressione, una dozzina di recessioni e crisi finanziarie, shock petroliferi, un’epidemia influenzale e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure, il Dow è salito da 66 a 11.497.”1 (1. Buy American. I am, The New York Times, 16 ottobre 2008).
Non vi è dubbio che il Covid-19 causerà danni economici concreti e duraturi in termini di PIL mondiale. Si è verificata un’interruzione delle catene produttive globali, i consumi stanno calando perché sempre più persone rimangono nelle proprie case e le società faranno fatica ad accrescere gli utili. Tutti gli eventi che sono stati cancellati avranno un impatto su settori come viaggi, intrattenimento, ospitalità, alimentari e bevande. È indubbio che l’effetto destabilizzante verrà avvertito.Tuttavia, anche se non sappiamo in quale misura questi impatti danneggeranno l’economia, la comunità e la nostra salute, nel lungo termine l’economia globale dovrebbe verosimilmente tornare alla normalità.Ma anche quando la situazione si sarà normalizzata, non sarà possibile recuperare tutti i caffè, i pasti da asporto, i voli e i biglietti del cinema di cui ci siamo privati. Eppure, una volta superati questi effetti di breve termine i consumi torneranno a salire, perché le persone torneranno a condurre le vite che conducevano prima della diffusione del Covid-19.Per certi versi, potremmo persino notare dei miglioramenti. Il prezzo del petrolio è crollato e ciò potrebbe rendere più economica la benzina, mentre chi vive nei paesi in cui le banche centrali hanno tagliato i tassi d’interesse potrebbe ritrovarsi con una rata del mutuo inferiore. Inoltre, i governi stanno introducendo stimoli fiscali che possono avere un impatto sulla liquidità disponibile.
Anche le economie sono destinate a riprendersi. Resta da capire se Stati Uniti, Europa e Regno Unito fossero destinate alla recessione già prima del Covid-19 e se il coronavirus non sia stato semplicemente il catalizzatore di una recessione che era inevitabile dopo la più lunga espansione economica della storia. In ogni caso, i mercati finiranno col riprendersi come hanno sempre fatto nei decenni precedenti.Pertanto, sebbene sia del tutto comprensibile che gli investitori avvertano un certo grado di panico di fronte a una crisi, è anche vero che quella che può essere avvertita come una situazione di emergenza nel breve termine potrebbe non avere la stessa importanza dopo dieci anni. Investire in un’ottica di lungo periodo contribuisce di fatto a smussare le fluttuazioni del mercato azionario e può rivelarsi una strategia più efficace rispetto al tentativo di anticipare il mercato.Una strategia “buy and hold” vi consentirà di sfruttare l’interesse composto (quando si generano utili sugli utili precedenti) per amplificare i rendimenti, ma funziona solamente se il capitale resta investito e ha tempo per produrre risultati.

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Nuovi investitori per Akuis Srl

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

Tolmezzo (Udine), 8 gennaio 2020 – Nuovi investitori per Akuis Srl. La Start Up carnica fondata nel 2018, insediata all’interno del Carnia Industrial Park e che ha ideato l’innovativa macchina per l’allenamento muscolare Sintesi, può contare su nuove forze fresche che hanno immesso nel capitale sociale 700.000 euro. A fare il loro ingresso nella compagine sono Mario Gollino, tramite la società Ondulati ed Imballaggi del Friuli, l’imprenditore Mario Zearo, presidente di Advan Srl, l’ingegner Andrea Englaro, Max e Alessandro Candoni della PDM di Tolmezzo, Alexis Trerè, responsabile commerciale dell’azienda, e la società NablaWave Srl di Padova che già supporta Akuis Srl nel reparto ricerca e sviluppo. Alessandro Englaro, co-fondatore dell’impresa, è stato confermato quale Amministratore Delegato anche dopo la variazione della compagine societaria; con lui nel Cda siederanno l’altro socio fondatore Mattiarmando Chiavegato e un altro membro ancora da nominare a rappresentanza degli altri soci.«I nuovi investitori – raccontano Englaro e Chiavegato – hanno riconosciuto la validità del progetto e credono molto nel team, appassionato e altamente motivato a raggiungere gli obiettivi prefissati. Akuis ha seguito un percorso non convenzionale per una Startup, merito anche di Mario Gollino, che fin dall’inizio ha cercato di trasmetterci la sua cultura imprenditoriale, incoraggiandoci a rischiare e partire con le nostre forze. Abbiamo quindi avuto l’opportunità di portare il nostro prodotto sul mercato prima di cercare importanti investimenti, mantenendo così la leadership sull’Azienda. Ora era il momento giusto, data la velocità con cui dobbiamo crescere, e per noi questo risultato è una grande soddisfazione; del resto i risultati positivi, in termini commerciali, stanno arrivando. Il nuovo capitale servirà a strutturare l’azienda, investire ulteriormente in Ricerca e Sviluppo e ad avviare il reparto Marketing». E non è finita perché «stiamo valutando l’ingresso di ulteriori forze», annunciano i due soci fondatori, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al milione di euro. Si è chiuso dunque nel migliore dei modi il 2019 di Akuis Srl che oltre al mercato italiano, dove le vendite sono in crescita, ha cominciato ad aprire nuovi sbocchi all’estero, nella fattispecie in Austria, Germania e Grecia.Tutto merito di Sintesi, inventata e brevettata da Akuis Srl. Un macchinario robotizzato per l’allenamento muscolare, nel quale i pesi sono stati sostituiti con una serie di motori elettrici in grado di generare la resistenza adatta per un training efficace e su misura. Ma questa tecnologia è pensata non soltanto per i professionisti del fitness, ma può avere riflessi anche in ambito riabilitativo. Tramite una app, installata su tablet offerto in dotazione assieme all’apparecchiatura, Sintesi offre la massima personalizzazione del percorso di allenamento: così facendo, si crea una nuova concezione di fitness, rendendo molto più efficace il prezioso lavoro del personal trainer in carne e ossa in un connubio uomo-macchina che offre risultati di alto livello. Evoluzione di tecnologie emergenti combinate all’innovativo sistema di “vettorizzazione del carico”, il prodotto consente di sintetizzare le possibilità di un’intera palestra in un unico strumento, in grado di configurarsi automaticamente per far svolgere all’utente diversi esercizi: dal classico sollevamento pesi, alla simulazione della remata in acqua, fino a consentire la totale libertà di movimento tipica dell’allenamento funzionale.

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Incontro tra investitori internazionali e aziende innovative

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Il 24 ottobre prende il via a Milano l’edizione 2019 dell’appuntamento riservato all’incontro tra investitori internazionali e aziende innovative che hanno obiettivi di raccolta compresi tra i 3 e i 30 milioni di euro.
La giuria ScaleIT ha scelto la rosa delle 14 aziende innovative che avranno accesso alla quinta edizione dell’esclusivo evento-piattaforma nato per favorire l’incontro tra le migliori scaleup italiane e dell’Europa sudorientale con gli investitori internazionali interessati a realtà ad alto potenziale che hanno dimostrato la validità del proprio modello di business.Anche quest’anno è confermato il grande interesse verso il sistema di start up italiano e dell’Europa sudorientale con 30 fondi internazionali che si sono già registrati all’evento del 24 ottobre a Milano, tra cui: Accel, Acton, Ardian, Atomico, BlackFin, Brega, Digital+, Eight Roads, ETF Partners, HV Ventures, Hummingbird Ventures, Idinvest, Iris Capital, Project A, molti dei quali hanno già aderito alle edizioni passate.L’Advisory Board guidato da Lorenzo Franchini, fondatore di ScaleIT, e composto tra gli altri da Michele Novelli, venture capitalist, Emil Abirascid, giornalista e imprenditore, e dall’angel investor, Pietro De Nardis, dopo aver analizzato le performance delle oltre 1.300 scaleup appartenenti al database proprietario di ScaleIT e aver identificato e intervistato le più promettenti per modello di business e performance raggiunte, hanno selezionato le seguenti 14 realtà (12 italiane e 2 dell’Europa sudorientale). Aziende selezionate:
APPQUALITY è la piattaforma “crowd-based” per il test della User Experience di app, website, chatbot e qualsiasi asset digitale.
ARTEMEST è un marketplace online di prodotti di design contemporaneo di lusso.
COVERHOLDER è una piattaforma web per gli intermediari assicurativi che distribuisce e sottoscrive polizze assicurative digitalmente.
HOMEPAL è l’agenzia immobiliare online leader in Italia.
INVRSION inVRsion sviluppa software e soluzioni per gestire use case retail attraverso la realtà virtuale.
INXPECT sviluppa tecnologie smart radar per la sicurezza industriale e la robotica.
LE CESARINE piattaforma leader nelle esperienze di cucina casalinga italiana.
MANET sfrutta una tecnologia software proprietaria per fornire soluzioni disruptive nel settore del turismo & ospitalità, con focus sull’engagement dei clienti.
MEDIATELY è una piattaforma mobile che supporta i medici nell’adozione di decisioni cliniche migliori.
SAILOGY è un marketplace online per il noleggio di imbarcazioni.
SOUL-K è la scale-up food-tech B2B che produce ingredienti semilavorati freschi, supportati da strumenti digital, che permettono di aumentare la qualità e scalare in maniera immediata il proprio business HO.RE.CA e G.D.O.
TRAVEL APPEAL è la Startup B2B che utilizza Data Science e AI per aiutare hotel, ristoranti, destinazioni e negozi fisici a ridefinire le proprie strategie di business.
VIVENSE è una azienda che produce e vende arredamento e oggettistica per la casa con una strategia di vendita omnicanale.
WONDERFLOW trasforma i feedback dei consumatori in raccomandazioni per il business.
Obiettivo: aggiudicarsi finanziamenti di serie A, B e C da un minimo di 3 fino a un massimo di 30 milioni di euro dimostrando di essere realtà altamente innovative, con requisiti di performance verificati, modelli di business validi, team solidi e potenzialità di crescita interessanti.

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Gli investitori di CrowFundMe guardagnano più della media nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Chi ha investito nelle società emittenti di CrowdFundMe S.p.A. (CFM), unica piattaforma di equity crowdfunding quotata su Borsa italiana, ha visto una crescita dei propri asset superiore alla media nazionale. Lo fotografano i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, guidato dal professore Giancarlo Giudici: l’Italian Equity Crowdfunding Index, che calcola la rivalutazione del valore di startup e PMI che hanno chiuso campagne di successo, a maggio si è attestato a 110,66, mentre il dato relativo a CrowdFundMe è superiore di oltre 20 punti ed è pari a 131,74.La piattaforma, inoltre, vede l’inizio del percorso di quotazione di una emittente, come deliberato dall’Assemblea dei Soci di CleanBnb in data 24/05/2019. La società, che gestisce gli affitti di breve durata (pulizie, consegna chiavi, annunci), ha ricevuto infatti il via libera per sbarcare su AIM Italia. I primi investitori, diventati soci attraverso CrowdFundMe, hanno acquistato quote di un’azienda con un valore di 500 mila euro. E con la quotazione vedranno crescere in modo significativo il valore delle proprie azioni (la forchetta di prezzo è ancora da stabilire). CrowdFundMe è invece arrivata su AIM Italia a marzo 2019. Anche in questo caso il vantaggio dei primi investitori è netto: sono passati da quote pari a 2,5 euro ad azioni di 8,5 euro (valore odierno dei titoli di CFM), ovvero un aumento di più del triplo rispetto al valore iniziale in venti mesi.
CrowdFundMe è una delle principali piattaforme italiane di equity crowdfunding ed è il primo portale a essersi quotato nella storia di Piazza Affari. La società, oggi una PMI Innovativa con sede a Milano, è stata fondata nel 2013. L’anno di piena operatività sul mercato, tuttavia, è il 2016. CrowdFundMe offre la possibilità di investire in società non quotate come startup o piccole e medie imprese, accuratamente selezionate tra quelle che presentano il maggiore potenziale di crescita. Gli investitori, sia retail che istituzionali, hanno così l’occasione di diversificare il proprio portafoglio investendo in società non quotate. Uno dei molti casi di successo del portale è rappresentato dalla seconda campagna di Glass to Power, grazie alla quale sono stati raccolti 2,25 milioni di euro in 30 giorni. Il portale, insieme a Directa SIM, ha inoltre sviluppato il sistema della “rubricazione” che rende più liquido lo scambio di quote delle Srl. CrowdFundMe è sbarcata in Borsa sul mercato AIM a marzo 2019.

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SYZ AM Investitori alla ricerca di un porto sicuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Un contributo di SYZ Asset Management, a cura del portfolio manager Benoît Vaucher. Di fronte a indicatori economici che invertono la tendenza da un mese all’altro, violente oscillazioni del clima di fiducia e quotazioni che passano repentinamente da livelli sopravvalutati a sottovalutati, agli investitori sono rimaste ben poche certezze. Se a tutto ciò aggiungiamo i comportamenti anomali dei mercati, è normale che le decisioni di asset allocation siano diventate un vero rompicapo.
Dal 2017 in poi gli operatori di mercato hanno beneficiato di un quadro di mercato ottimale (“Goldilocks”), grazie a condizioni monetarie che hanno favorito un tasso di crescita e d’inflazione ideale. Questo scenario non poteva durare per sempre: nella seconda metà del 2018 è stato sopraffatto da un clima ribassista. La spesa al consumo delle famiglie cinesi è calata per effetto delle guerre commerciali, come la fiducia nei confronti delle economie dell’eurozona. La domanda esterna, in particolare quella dei paesi emergenti asiatici, è rallentata. Germania e Italia si sono trovate sull’orlo di una recessione tecnica, e la prospettiva di una Brexit senza accordo ha penalizzato il sentiment di mercato. Il malessere globale ha portato a revisioni al ribasso delle stime di crescita del PIL e i mercati finanziari hanno pagato in termini di performance. La situazione è migliorata nel 2019, quando la Fed ha frenato i rialzi dei tassi, creando un contesto “silverlocks”. Il ritorno ad una politica monetaria accomodante è stato accolto positivamente dai mercati, ma alla lunga li ha indeboliti. L’apprezzamento delle quotazioni è stato alimentato dal basso costo del denaro piuttosto che dalla crescita economica, perciò le valutazioni sono estremamente precarie. Anche l’indice VIX, il cosiddetto “indice della paura” del mercato azionario si trova attualmente su livelli di oltre il 30% inferiori alla media degli ultimi 30 anni. Ciò è in parte attribuibile al numero record di posizioni nette negative detenute sull’indice dagli hedge fund, che hanno toccato i massimi degli ultimi 15 anni. Queste strategie aggressive sono preoccupanti per molti operatori di mercato, memori delle conseguenze di una politica monetaria troppo espansiva, come quelle manifestatesi a febbraio 2018, quando molti ETF sulla volatilità erano implosi creando un vero e proprio “vixmageddon” che aveva esacerbato le turbolenze del mercato azionario. Anche la recente divergenza tra il VIX e il MOVE, l’indice della volatilità dei mercati obbligazionari, potrebbe anticipare una nuova fase di turbolenza. Gli investitori che in passato hanno sempre sfruttato la correlazione storica tra queste due classi di attivi per attenuare la volatilità, si chiedono come sia possibile oggi definire l’allocazione tra azioni e obbligazioni, visto il comportamento anomalo di entrambe. E non si capisce come i mercati riescano a sostenere questo ritmo frenetico: per giustificarlo bisognerebbe prevedere rendimenti annualizzati del 10-20% per le obbligazioni e del 55-65% per le azioni nel 2019! Gli investitori sono davanti ad un vero e proprio dilemma e cercano un porto sicuro. Crediamo che questo possa essere rappresentato da soluzioni con bassa correlazione sia con i mercati azionari che con quelli obbligazionari, ma rendimenti a lungo termine elevati, e che abbiano un universo di investimento globale ampio, che consente di affrontare i rischi idiosincratici diversificando le posizioni a livello di regioni, paesi, settori, attività, stili e dimensioni. Così è possibile generare alpha sfruttando tutte le opportunità disponibili, ovunque si trovino, senza lasciarsi influenzare dai rialzi dei mercati o dai movimenti dei tassi. Un approccio sistematico offre il vantaggio di eliminare i fattori emotivi, specialmente nei periodi di maggiore incertezza. È fondamentale anche garantire un ribilanciamento con cadenza almeno trimestrale e un processo di gestione del rischio rigoroso, che assicuri la neutralità al beta e gli obiettivi di volatilità.

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Elezioni in India: quale scenario per gli investitori?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Le elezioni indiane sono iniziate ufficialmente l’11 aprile scorso e si stanno svolgendo nell’arco di sei settimane, con i risultati che verranno annunciati il 23 maggio al termine dei setti turni di voto. Tutti i 543 membri del Parlamento indiano verranno eletti in collegi uninominali con la regola del “first-pass-the-post” (in ogni collegio vincerà chi avrà la maggioranza relativa dei voti). Al termine degli scrutini, il partito che avrà la maggioranza semplice dei parlamentari (più di 271 seggi), o la coalizione che riuscirà a creare una maggioranza nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sceglierà il prossimo Primo Ministro indiano. Nelle ultime elezioni di cinque anni fa, Narendra Modi e il suo partito, il Partito Popolare Indiano (BJP), erano riusciti ad ottenere la maggioranza semplice nel Lok Sabha, cosa che non avveniva dal 1984. La proposta elettorale di Modi si basava sulla capacità di creare lavoro e superare l’inerzia della burocrazia, due delle gravi lacune dell’amministrazione precedente. Oggi però le proiezioni dicono che il BJP non riuscirà ad ottenere la maggioranza, e dovrà dunque cercare di formare una coalizione con alcuni partiti regionali. Modi ha portato avanti riforme radicali come la Good and Services Tax e l’istituzione di un codice fallimentare per i processi di insolvenza, ma la sua amministrazione ha subito forti critiche per il programma di smonetizzazione, che avrebbe danneggiato gli agricoltori e peggiorato le prospettive di occupazione.
I sondaggi prevedono che il Partito Popolare Indiano avrà più seggi di tutti, ma non sembra possa essere in grado di replicare il successo del 2014, quando si assicurò la maggioranza semplice dei seggi senza dover formare coalizioni. Lo scenario più probabile è che il BJP vincerà tra i 200 e i 230 seggi, il che significà che per formare il governo basterà una piccola coalizione. In questo caso, Modi ha ottime possibilità di restare Primo Ministro.
Tuttavia, nel caso il BJP andasse al di sotto delle aspettative e vincesse un numero di seggi inferiore a 200, ma ancora sufficiente a formare una coalizione con vari partiti regionali, le probabilità che Modi prosegua il suo mandato diminuirebbero, non essendo noto per la capacità di aggregare consenso. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere, in questo scenario, Nitin Gadkari, l’attuale Ministro dei Trasporti. Il maggior rivale del BJP è il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. Difficilmente riuscirà a vincere abbastanza seggi per formare un governo, ma è possibile che una grande alleanza con un certo numero di partiti regionali possa riuscire a soppiantare il Partito Popolare Indiano e la sua eventuale coalizione. Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è – a nostro parere – bassa. Infine, un’ipotesi più ardita sarebbe l’emergere di un piccolo partito regionale come pedina determinante, in grado di portare al ruolo di Primo Ministro una figura politica relativamente sconosciuta. Sarebbe lo scenario in cui aumenterebbero maggiormente le incertezze sulle future decisioni del governo.
L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe l’esito più favorevole per i mercati. Attualmente, i titoli di stato indiani a 10 anni rendono attorno al 7,4%, e su questo livello sono rimasti per tutto il 2019. Allo stesso tempo, a partire dall’inizio del 2018 gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire in maniera significativa i loro portafogli dai bond indiani. La percentuale di obbligazioni sovrane e corporate indiane detenute da soggetti esteri si attesta oggi rispettivamente al 68% e 73%.
Da una prospettiva macroeconomica, siamo positivi sull’India. Il conto delle partite correnti dovrebbe rimanere in deficit, ma complessivamente la bilancia dei pagamenti dovrebbe rimanere ben supportata. Gli investimenti diretti esteri, pari a circa 3 miliardi di dollari al mese, continuano ad essere solidi, mentre i flussi di portafoglio esteri dovrebbero riprendersi se lo scenario elettorale più probabile finirà per verificarsi. La Reserve Bank of India ha accumulato una quantità significativa di riserve estere, oltre 410 miliardi di dollari, per neutralizzare shock esterni. Inoltre, allo scopo di stimolare la crescita, la RBI nel 2019 ha tagliato i principali tassi di riferimento di 50 punti base, anche in conseguenza di un’inflazione nominale rimasta nella parte inferiore della fascia fissata come obiettivo (tra il 2% e il 6%, con obiettivo di inflazione 4%). Shaktikanta Das è stato nominato come governatore della banca centrale nel dicembre 2018, a seguito delle improvvise dimissioni del suo predecessore Urjit Patel. Das è percepito dal mercato come fortemente allineato alle politiche governative. Tuttavia, questo ha anche portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI.

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Ultima chiamata per gli investitori interessati ad acquisire Cinti Calzature

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

La società TB Holding, oggi risanata e competitiva e con grande potenziale di sviluppo, è infatti all’asta fino al 26 luglio con un nuovo bando che permette ai compratori interessati di fare offerte relative anche solo a una parte della proprietà. Lo storico gruppo bolognese, presente in Italia 33 negozi in gestione diretta e 5 in franchising, è già nel mirino della portoghese Parfois, società leader in Europa nella distribuzione di borse e accessori, attiva anche nella distribuzione di abbigliamento e calzature. La multinazionale ha infatti presentato un’offerta allo scadere del precedente bando: offerta che, tuttavia, non era del tutto conforme ai requisiti previsti dal bando ufficiale pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Per questo il commissario straordinario di TB Holding, dr. Fulvio Cociani, di concerto con il MiSE, ha predisposto un nuovo disciplinare di gara, che ha recepito in sostanza l’offerta formulata da Parfois, dando al contempo l’opportunità a ogni potenziale acquirente di gareggiare alle stesse condizioni e senza privilegiare alcuno dei soggetti interessati alla rete di vendita di TB Holding e/o al ramo d’azienda comprendente la sede di Bologna e i marchi Cinti e Blocco 31.La sostanziale novità lanciata dal nuovo bando è la possibilità, per i compratori interessati, di fare offerte anche solamente per i punti vendita, escludendo la sede e con questa tutti i contratti a essa legati. Le posizioni dei punti vendita (38 in tutto, di cui 5 affidati in franchising), sono tra le più apprezzate in Italia sul profilo commerciale: si parla infatti di negozi situati in location strategiche come via dei Cerretani a Firenze, viale Indipendenza a Bologna, via Etnea a Catania, o via Maqueda a Palermo. Per non parlare della presenza nei migliori centri commerciali d’Italia (Porta di Roma, Euroma2, le Gru, i Petali, Forum, Mantova Outlet Village, etc.).“Nel caso di offerta per la sola rete dei punti vendita – specifica il commissario straordinario Fulvio Cociani – sarà chiaramente necessario coinvolgere i sindacati, visto che parte del personale potrebbe rimanere fuori dalla cessione e quindi avere, eventualmente, la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali della disoccupazione”.Altro aspetto sensibilmente diverso rispetto ai precedenti bandi, è la facoltà di acquisire il magazzino della TB Holding con contratto estimatorio della durata di 24 mesi, garantendo l’esclusiva della vendita del prodotto per 12 mesi in almeno tre punti vendita in Italia. “Operazione, questa, che comunque andrà a garantire i creditori della società e nel contempo consentirà all’aggiudicatario di non avere impegni finanziari particolarmente gravosi e non collimanti con il proprio piano strategico”, specifica Cociani. “La maggior parte dei soggetti che hanno manifestato il loro interesse nella società, non erano infatti interessati alla continuazione del modello di business della TB Holding. – continua il commissario straordinario – Il magazzino è stato per diversi potenziali compratori un deterrente, in quanto visto come inutile e gravoso costo”.L’ultima chiamata per la cessione di Tb Holding è stata quindi fissata per la data del 26 luglio: termine entro il quale le offerte, in busta chiusa, dovranno essere consegnate presso lo studio del notaio Marco Galletti di Perugia, entro e non oltre le ore 12, per essere aperte il successivo giorno alle ore 10, nello stesso luogo.“Sarà in questa data, dunque, che sapremo in definitiva se Parfois avrà la possibilità di entrare con decisione sul mercato italiano, con il suo concept store innovativo e la sua offerta di borse e bigiotteria a prezzi imbattibili”, conclude Fulvio Cociani.

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I futuri investitori italiani sul podio della Fund Management Challenge 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Si è conclusa la settima edizione della Fund Management Challenge (FMC), la competizione di equity fund management che coinvolge gli studenti di 14 università italiane, organizzata con il supporto di FactSet, UBS ETF, Deloitte, CFA Institute, Hammer Partners e con il sostegno di Borsa Italiana. Il 27 giugno si terrà a Milano la cerimonia di premiazione delle tre squadre con la migliore performance. La classifica della FMC 2018 vede in testa le squadre:
1) Padova Equity Trading – Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”
2) Koko Asset Management – Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
3) Team LUISS – LUISS Guido Carli – Dipartimento di Impresa e Management
Grazie al sostegno degli sponsor ufficiali, la Fund Management Challenge è una competizione altamente professionalizzante per gli studenti partecipanti, che gareggiano in un contesto che simula le condizioni reali tipiche dell’investimento istituzionale e sviluppano così le competenze individuali e di gruppo necessarie per raggiungere elevati standard di gestione di portafoglio. I partecipanti hanno l’obbligo di spiegare le ragioni delle proprie scelte d’investimento e di impegnarsi ad applicare il codice di deontologia professionale di CFA.
Il valore formativo aggiunto di questa competizione consiste nella messa in pratica delle conoscenze teoriche acquisite durante il percorso accademico degli studenti. La FMC costituisce dunque un vero e proprio ponte tra università e mondo del lavoro, grazie al contatto con professionisti finanziari di lunga esperienza presso primarie aziende di gestione del risparmio. CFA Society Italy segue con interesse le carriere brillanti degli oltre cinquecento ex studenti che hanno partecipato alla competizione dalla prima edizione fino a quella celebrata l’anno scorso.Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente di CFASI: “Anche quest’anno siamo orgogliosi dei risultati ottenuti nella Fund Management Challenge. Università di prestigio, aziende autorevoli e professionisti di rilievo hanno dato vita ad un progetto che apre le porte ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Riteniamo che i brillanti giovani universitari che hanno aderito alla FMC siano la scommessa per un futuro migliore più consapevole del valore della cultura finanziaria.” Dorin Agache, Senior Consultant – Southern Europe IM Consulting FactSet, ha sottolineato che “Quest’anno abbiamo notato un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti nell’utilizzo della nostra piattaforma FactSet. E’ emerso che, più delle precedenti edizioni, i ragazzi abbiano saputo collegare i principi teorici con gli aspetti pratici del lavoro di analisi macroeconomica, charting e fundamental analysis. Ci auguriamo che le competenze sviluppate durante la competizione possano facilitare l’ingresso nel mondo di lavoro dei mercati finanziari. In bocca al lupo a tutte le squadre che hanno preso parte alla FMC e complimenti al team vincitore dell’Università di Padova.” “Per UBS ETF è molto importante continuare a collaborare con CFA Society Italy e aver supportato la FMC per il quinto anno consecutivo. Gli elevati standard etici e di qualità che gli studenti devono applicare, il supporto di professionisti della finanza diplomati CFA e il materiale didattico utilizzato sono elementi che abbiamo a cuore per la formazione delle future generazioni di investitori.” Ha dichiarato Francesco Branda, Head UBS ETF Italy di UBS Asset Management.

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Frost & Sullivan esamina l’impatto dell’incertezza politica italiana sugli investitori internazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Luca Raffellini, Vice President e Head of Business and Financial Services di Frost & Sullivan, analizza la situazione politica italiana e in particolare l’impatto che questa ha avuto nelle scorse settimane e che avrà nel prossimo futuro sui mercati e gli investitori internazionali.
Le elezioni di inizio marzo in Italia hanno proiettato sulla scena partiti con una forte impostazione euroscettica. In un primo momento, sorprendentemente, gli investitori internazionali hanno risposto in modo limitato alla situazione politica piuttosto critica e che non sembrava dare spazio alla formazione di un governo in tempi brevi.“Ora invece, dopo che le due forze politiche che hanno ottenuto la maggioranza hanno stilato un chiaro accordo, i mercati si sono svegliati” commenta Luca Raffellini, “gli investitori internazionali, oltre alla cerchia specializzata degli analisti bancari, stanno penalizzando fortemente gli asset italiani”.Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, lo spread (definito come il differenziale tra BTP decennali rispetto ai Bund tedeschi) è volato a 300 punti in pochi giorni, per poi riabbassarsi. “Nonostante lo spread sia molto alto non è comunque ancora a livelli preoccupanti, i rendimenti dei BTP sono solo una delle metriche che valutano la stabilità economica di uno stato, ed è più un sintomo che una causa” continua Raffellini, “è sicuramente un indicatore utile per comprendere la situazione ma non ci dice se il timore degli investitori è l’insolvenza, il rischio valutario, la preoccupazione per la crescita del PIL o altro. Siamo comunque molto lontani dai 600 punti, valori raggiunti nel 2011 con la crisi dell’euro”.
Il dibattito di questi giorni è focalizzato anche sull’euro e sulla preoccupazione per una possibile uscita dall’Unione Europea della sua terza economia. “L’uscita dell’Italia dall’eurozona è uno scenario possibile in linea di principio ma estremamente improbabile nella pratica. Sicuramente non è “priced in” cioè le correzioni dei mercati non lo riflettono, nè su azioni nè su obbligazioni, e certamente non nel forex” commenta Luca Raffellini, “Da tutte le conversazioni fra Frost & Sullivan e i nostri clienti la tesi d’investimento che sembra prevalere si articola su tre valutazioni: La Brexit ha innegabilmente mostrato che districarsi dalla struttura europea è lungo e difficoltoso, quindi un ritorno alla Lira richiederebbe molto tempo; il danno economico inflitto sarebbe così evidente che un governo che tenti un Euroexit vedrebbe un ritorno alle urne molto prima che il processo possa essere completato”.

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Gli investitori esteri considerano poco affidabile governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

“Il differenziale di rendimento tra i nostri BTP e i Bund tedeschi continua a rimanere vicino alla soglia di 140 punti base, ai massimi da marzo, e il rendimento sul decennale del Tesoro è stabile sopra la soglia dell’1,91%, mentre la Borsa di Milano continua a soffrire e a rimanere tra le peggiori d’Europa, nell’ultima settimana. Gli investitori internazionali rimangono in attesa di vedere gli sviluppi del caso politico italiano, dopo che sui principali quotidiani finanziari internazionali è stata pubblicata la notizia di una possibile alleanza di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle.Proprio oggi, il sito di Bloomberg, il principale network finanziario americano, ha lanciato l’allarme sullo scenario che si sta delineando nel nostro Paese. In particolare, il principale house-organ di Wall Street descrive gli elettori italiani come esausti nel vedere l’inconcludenza decisionale della classe politica e il rischio che il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi di Maio, definito letteralmente come un ‘ragazzo da copertina’, dovrà fare miracoli per convincere l’Italia e gli investitori che non manderà in malora l’economia.L’immagine dell’Italia che i principali investitori esteri si stanno facendo non quindi certo positiva. Un governo Lega-5Stelle è visto come poco affidabile, populista, anti-europeista, anti-sistema. Anche il Financial Times dipinge la coalizione tra Matteo Salvini e Luigi di Maio con questi aggettivi, risollevando il rischio di un possibile attacco speculativo dei mercati finanziari nei confronti dell’Italia. Se questo non è avvenuto, è la risposta, dipende solamente dal fatto che la Banca Centrale Europea ha assunto la funzione di un grande aspirapolvere in grado di acquistare ingenti quantità di BTP, arrivando addirittura a rappresentare il 15% della domanda totale. A differenza degli investitori privati, il programma della BCE consiste nell’acquistare ma non vendere. Ciò significa creare una domanda permanente e una riduzione dell’offerta sul mercato secondario, una condizione che permette ai rendimenti dei nostri titoli di Stato di rimanere ad un livello basso. Nessun investitore, infatti, è disponibile ad andare controcorrente e sfidare la banca centrale, vendendo BTP. Sarebbe una perdita certa.La conclusione del Financial Times è molto netta: ‘se dovessero emergere segnali che un nuovo governo prenderà delle posizioni più dure del governo attuale nel confronto con Bruxelles, le attuali condizioni, relativamente tranquille, dei mercati finanziari potrebbero diventare improvvisamente più turbolente’”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Gli investitori professionali italiani sono moderatamente positivi sulle prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 20 ed il 30 aprile 2018, hanno partecipato 40 intervistati. Il 46% degli operatori finanziari ritengono sostanzialmente stabile, rispetto al mese passato, la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 41% considera la congiuntura positiva.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, aumenta di otto punti la percentuale di coloro che si attendono una situazione stabile rispetto alla situazione attuale, pari al 59% del totale, mentre scende di sette punti la percentuale degli intervistati che si attende un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, al 15,4%. La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana (25,6%), rispetto ai pessimisti (15,4%), è pari a 10,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di aprile 2017. Il dato di sintesi sale di circa sei punti rispetto al minimo assoluto degli ultimi 18 mesi, a 4,4 punti, segnato il mese scorso.I partecipanti vedono un miglioramento delle condizioni economiche nell’Area Euro, mentre prevedono una sostanziale stabilità dell’economia USA.L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti. Di conseguenza, sono attesi rialzi dei tassi di interesse, in particolare negli USA.
Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli per i listini europei e, in maniera più contenuta, per la borsa americana, aspettative sostanzialmente stabili rispetto alla passata previsione. Relativamente al mercato italiano, gli operatori si attendono un miglioramento della redditività in tutti i settori, in particolare per il segmento petrolifero e bancario, ad eccezione di Utilities e Telecomunicazioni, dove prevalgono attese improntate a maggior cautela.Sulle valute permane l’attesa per un apprezzamento del dollaro USA contro l’Euro mentre sul petrolio dovrebbe realizzarsi un ulteriore aumento dei prezzi.

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Nuove norme per proteggere gli investitori e aiutare le PMI ad accedere a capitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

capitaliIl Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme vincolanti sulle informazioni fornite nei prospetti finanziari agli investitori, allo scopo di proteggerli, creare un mercato unico dei capitali più efficiente e facilitare l’accesso delle piccole imprese ai finanziamenti.”Il Prospetto è un esempio concreto di come costruiremo l’Unione dei capitali. Abbiamo reso il regolamento sui prospetti informativi più adatto all’ambiente attuale e sarà di beneficio per chi vuole raccogliere fondi sul mercato, ponendo fine all’eccessiva dipendenza delle piccole imprese sulla raccolta bancaria. Il nuovo prospetto potrà ridurre i costi e aumentare la leggibilità e la pertinenza delle informazioni per gli investitori, che a sua volta migliorerà la tutela degli investitori”, ha detto il relatore Petr Ježek (ALDE, CZ) nel corso del dibattito.I prospetti sono documenti obbligatori che sono pubblicati quando titoli, come azioni societarie, e titoli non azionari, come le obbligazioni, sono offerti a investitori o ammessi al trading. Tali prospetti dovranno essere a disposizione del pubblico e pubblicati sul sito internet dell’emittente o dell’intermediario finanziario.Il testo legislativo è stato adottato con 517 voti a favore, 109 contrari e 71 astensioni. Secondo le nuove norme, le informazioni contenute nel prospetto devono consentire agli investitori di valutare le attività e passività, i costi, le perdite e i diritti connessi a prodotti di investimento.I prospetti dovranno includere una sintesi chiara e accurata di sette pagine (e ulteriori pagine, in un numero compreso tra una a tre pagine extra, nel caso siano necessarie ulteriori spiegazioni su un determinato tipo di protezione), che fornisca:informazioni fondamentali per gli investitori che hanno bisogno di capire i rischi e prendere una decisione informata,informazioni sull’emittente, sui titoli, sull’offerta al pubblico e sull’ammissione alla compravendita, e un chiaro avvertimento dei rischi connessi, come ad esempio il rischio di perdere una parte o la totalità degli investimenti.La sintesi del documento dovrebbe essere un’introduzione al prospetto stesso ed essere coerente con le altre parti del documento. Uno degli obiettivi principali del mercato unico dei capitali dell’Unione, per i quali il regolamento sul prospetto rappresenta una tappa essenziale, è quello di facilitare l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese (PMI).Poiché le PMI di solito hanno bisogno di trovare sul mercato importi inferiori rispetto ad altri emittenti, il costo di redigere un prospetto completo potrebbe essere sproporzionatamente alto. I deputati pertanto hanno istituito pertanto un prospetto di crescita specifico, standardizzato e più semplice per le PMI e gli altri emittenti che desiderano trovare piccole somme di denaro, fino a 20 milioni di euro nel corso di un periodo di dodici mesi.Una volta approvati, i prospetti di crescita dell’Unione dovrebbero beneficiare del regime di passaporto e dovrebbero essere validi per qualsiasi offerta al pubblico in tutta l’Unione. Le nuove norme si applicheranno a partire dai 24 mesi successivi alla loro entrata in vigore.

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Maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

parlaeurop_fdsBruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato martedì nuove misure per incoraggiare le grandi aziende europee a focalizzarsi sui risultati di lungo termine. Queste misure introducono il potere per gli azionisti di votare sulla politica di remunerazione dei direttori e faciliteranno l’identificazione degli azionisti da parte delle compagnie. Il relatore Sergio Gaetano Cofferati (S&D, IT) ha dichiarato che “l’accordo sulla direttiva per i diritti degli azionisti approvata oggi dalla plenaria del PE è molto positivo. Le misure concordate aiuteranno a spingere gli investimenti verso un approccio orientato a più lungo termine e assicureranno maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori.” La risoluzione è stata approvata con 646 voti in favore, 39 voti contrari e 13 astensioni.
Le nuove regole, frutto di un accordo informale già raggiunto da Parlamento e Consiglio nel dicembre 2016, daranno agli azionisti il potere di votare sulla politica aziendale per la remunerazione dei direttori d’azienda, rendendo quindi possibile vincolare maggiormente lo stipendio ai risultati aziendali sul lungo termine.Permetteranno inoltre alle aziende di identificare più facilmente i propri azionisti, facilitando quindi il dialogo tra di loro e, allo stesso tempo, rendendo più semplice per gli azionisti esercitare i propri diritti, incluso quello di partecipare e votare nelle assemblee generali.Inoltre, alcune transazioni che potrebbero recare gravi pregiudizi al futuro di un’azienda, dovranno essere comunicate pubblicamente e approvate attraverso procedure che garantiscano la protezione degli interessi delle compagnie e dei loro azionisti.
Queste norme introducono anche nuovi requisiti di trasparenza per gli investitoti istituzionali, come fondi pensionistici, compagnie di assicurazioni sulla vita e i gestori di attivi, che spesso sono azionisti importanti di compagnie europee quotate in Borsa. Agli investitori istituzionali e ai gestori di attivi sarà chiesto di comunicare pubblicamente una politica che descriva come intendano integrare la partecipazione degli azionisti nelle loro strategie d’investimento o di spiegare perché abbiano deciso di non farlo.Inoltre, i consulenti in materia di voto che effettuano ricerche e forniscono consigli ai loro clienti su come votare nelle assemblee generali dovranno rivelare informazioni fondamentali, come le fonti delle loro informazioni o le metodologie utilizzate per le consulenze che forniscono.Cofferati ha anche sottolineato che “grazie agli sforzi del Parlamento su questa direttiva, la Commissione europea ha inoltre proposto di presentare quanto prima una nuova proposta legislativa specifica per la trasparenza dei resoconti pubblici delle multinazionali sulla tassazione paese per paese.”

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Legg Mason ha realizzato una appendice italiana alla propria Global Investment Survey

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

londraLondra. Come si sono mossi gli investitori italiani over 40 e Millennial tenendo in considerazione le problematiche emerse sui mercati in questi ultimi mesi e cosa richiedono alle strategie di investimento? Sono questi i quesiti su cui ha indagato l’appendice sull’Italia legata alla Global Investment Survey di Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati, che ha intervistato 260 investitori italiani. La volatilità è l’elemento chiave che sta caratterizzando i mercati. Tenendola in considerazione, il 31% degli investitori italiani over 40 ha aumentato la parte in liquidità del proprio portafoglio, mentre il 30% ha cercato soluzioni di investimento più flessibili e meno legate a benchmark e il 12% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Di contro la maggior parte dei Millennial (32%) ha cercato soluzioni flessibili, il 25% ha aumentato la liquidità mentre il 23% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Sul fronte della parte investita in obbligazioni, alla luce dei bassi tassi di interesse dell’attuale scenario, il 26% degli investitori over 40 ha diversificato maggiormente gli investimenti sia in ambito obbligazioni corporate che debito sovrano, il 19% ha richiesto soluzioni più flessibili e meno legate a benchmark di riferimento, mentre il 16% ha ridotto gli investimenti in obbligazioni aumentando di contro la quota di azionario. L’11% ha investito maggiormente nei settori a più alto rischio ma anche a maggior rendimento. Di contro tra i Millennial, il 22% ha investito nei settori più rischiosi ma più redditizi, il 18% ha cercato misure maggiormente flessibili e unconstrained, stessa percentuale di chi ha ridotto la quota di obbligazioni a favore delle azioni, mentre il 17% ha attuato una maggiore diversificazione tra bond del debito sovrano e corporate. Ma quali sono le soluzioni ritenute più funzionali nel nuovo contesto? Gli over 40 dicono: soluzioni a capitale garantito (39%), soluzioni in grado di proteggere dal rischio inflazione (22%), strategie di investimento indipendenti da benchmark (12%) e approcci maggiormente decorrelati (11%). Le soluzioni a capitale garantito sono anche le preferite tra i Millennial (28%), il 27% predilige quelle capaci di proteggere dal rischio inflazione, il 20% le strategie non legate a benchmark e il 12% gli approcci maggiormente decorrelati. Sia investitori “maturi” (41%) che Millennial (37%) si trovano d’accordo su una cosa: la semplice diversificazione non basta più, ma deve essere accompagnata anche da una maggiore decorrelazione.
“Il mercato è cambiato, di conseguenza le soluzioni di investimento devono adeguarsi e rinnovarsi” dichiara Marco Negri, country head per l’Italia di Legg Mason Global Asset Management. “L’indagine evidenzia una preferenza degli investitori italiani per le strategie flessibili e slegate da benchmark; è positivo rilevare come gli investitori italiani non si accontentino più della sola diversificazione ma ricerchino una maggiore decorrelazione all’interno del proprio portafoglio di investimenti” conclude Negri.

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Consulenza finanziaria e investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaSecondo una recente ricerca condotta da MoneyFarm, la società di consulenza finanziaria online, l’81% degli investitori privati pensa che una consulenza finanziaria abbia come primo obiettivo quello di generare commissioni per l’industria del risparmio gestito piuttosto che mirare a realizzare maggiori performance degli investimenti stessi.La ricerca di MoneyFarm indica anche come gli alti costi di gestione inizino ad essere percepiti come un problema e come una parte sostanziale di investitori stia volgendo le spalle alla consulenza finanziaria puntando a un approccio fai da te per la gestione dei propri investimenti.I consumatori sono sempre più in guardia circa i costi elevati e la mancanza di trasparenza di alcuni gestori di fondi attivi (spesso a ragion veduta).
Quasi un investitore su due (46%) ritiene che gestire in autonomia i propri investimenti offra loro il miglior rapporto qualità-prezzo con il rischio di andare a rinunciare al maggiore ritorno sul lungo periodo che una consulenza qualificata, efficiente e trasparente potrebbe garantire.Una situazione che, a meno che non ci sia una revisione dei costi a livello di sistema, vedrà i risparmiatori sempre più orientati a non utilizzare una consulenza professionale, rischiando, di conseguenza, di conseguire rendimenti più bassi nel lungo termine.Paolo Galvani, Co-fondatore e Presidente di MoneyFarm, commenta: “L’innovazione tecnologica dà la possibilità oggi agli investitori di non dover pagare commissioni elevate per garantirsi un servizio di prima classe. I costi alti (e spesso pochi trasparenti) fanno sì che molti investitori rinuncino a un servizio di gestione patrimoniale e cerchino di fare tutto da soli ma la realtà è che senza una asset allocation professionale, questi rischino gravi sotto performance”.
“Conseguire rendimenti a lungo termine è un processo complesso e gli investitori possono davvero beneficiare del supporto offerto da un aiuto professionale, anche solo per un elemento apparentemente semplice come la composizione di un portafoglio adeguatamente diversificato.”La ricerca dice che un terzo (33%) dei risparmiatori non cerchino consigli da parte di un professionista perché ritengono che le spese di gestione saranno troppo costose.Paolo Galvani risponde a questo proposito: “Questo è un problema che deve essere discusso e risolto. I prodotti devono essere più economici, i costi che non generano un reale valore devono essere eliminati e gli investitori devono avere più visibilità sul come siano investiti i loro soldi, su quali operazioni vengano fatte quotidianamente e quali siano i risultati della gestione”.”Fin quando questo non accadrà, gli investitori continueranno a girare le spalle alla consulenza professionale: l’inevitabile il risultato finale sarà che i loro risparmi non saranno gestiti in maniera ottimale e i rendimenti finali ne soffriranno di conseguenza.”

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OrthoAccel annuncia finanziamento di Serie C per 12 milioni di dollari e un nuovo investitore, Piper Jaffray Merchant Banking

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

houstonHOUSTON, /PRNewswire/– OrthoAccel® Technologies, Inc. ha annunciato il completamento di un’operazione di finanziamento di Serie C per 12 milioni di dollari, che ha interessato i due investitori istituzionali esistenti della società, S3 Ventures e HealthpointCapital, nonché un nuovo investitore: Piper Jaffray Merchant Banking. OrthoAccel, una società specializzata in innovazioni nel settore dei prodotti ortodontici, produce AcceleDent®, un dispositivo medico di Classe II omologato dalla FDA che accelera i trattamenti ortodontici fino al 50% e allevia i disagi spesso associati a tali trattamenti.
L’annuncio che si riferisce al finanziamento arriva in un momento in cui AcceleDent è ormai disponibile presso più di 3000 fornitori di servizi ortodontici nell’America Settentrionale e in circa 800 altri studi a livello internazionale. L’aumento dell’80% nelle vendite di OrthoAccel nel 2015 è stato alimentato dalla continua adozione nel settore ortodontico dei benefici del trattamento accelerato con AcceleDent.”Siamo orgogliosi di avere come partner investitori stimati ed esperti che credono nella visione di OrthoAccel mirata a rivoluzionare il settore ortodontico attraverso innovazioni che migliorano l’esperienza del paziente”, ha dichiarato Michael K. Lowe, presidente e Amministratore Delegato di OrthoAccel. “Aggiungendosi a un altro anno di dinamica crescita delle vendite e di penetrazione sul mercato, questo investimento fornisce le risorse necessarie a realizzare la prossima fase di crescita della nostra quota di mercato”.
Lowe ha aggiunto che i piani di espansione di OrthoAccel comprendono una crescita aggressiva degli introiti a livello internazionale e nell’America Settentrionale. La società sta aggiungendo attivamente diciotto nuovi rappresentanti di vendita, nove dei quali saranno dedicati all’espansione delle vendite dirette in Europa. I piani di crescita di OrthoAccel, società con sede legale a Houston, comprendono l’aggiunta di trenta dipendenti in funzioni di supporto quali marketing, innovazione, gestione e formazione clinica.
“Siamo stati favorevolmente colpiti dalla rapida crescita di OrthoAccel fino ad oggi”, ha dichiarato Tom Schnettler, Vicepresidente di Piper Jaffray, e direttore responsabile per il merchant banking. “La tecnologia AcceleDent® rappresenta un significativo progresso nella tecnologia dei trattamenti ortodontici per i pazienti e allo stesso tempo ha un effetto positivo sugli studi dentistici, creando una grande opportunità sul mercato globale per la società”.Piper Jaffray Companies (NYSE: PJC), una delle maggiori società negli investimenti e nella gestione patrimoniale, è da tempo leader nel finanziamento degli investimenti nel settore sanitario, con particolare attenzione alla tecnologia medica. Piper Jaffray Merchant Banking, la divisione di private equity di Piper Jaffray, gestisce fondi d’investimento specializzati nei titoli delle aziende in crescita, fondi che investono nelle aziende che rientrano nel settore di specializzazione della ditta, compresa la tecnologia medica e tecnologie sanitarie basate sulle informazioni.Guardando alla seconda metà del 2016 e al 2017, Lowe dice, “Questo giro di finanziamenti spingerà la nostra azienda a conquistare una quota ancora maggiore del mercato globale nei prodotti per trattamenti ortodontici accelerati, rafforzando la nostra posizione di leader in questa categoria”.Con un corpo crescente di evidenza clinica e ottimi livelli di soddisfazione del paziente, AcceleDent è incorporato come cura standard da molti studi dentistici dato che gli ortodontisti trovano che AcceleDent risolve i due ostacoli più comuni al trattamento, la durata del trattamento e i disagi, migliorando al contempo l’efficienza e la redditività dello studio.
AcceleDent è la tecnica di trattamento accelerato più comune utilizzata dagli ortodontisti, secondo il Journal of Clinical Orthodontics. AcceleDent, un dispositivo medico non invasivo utilizzabile lasciando libere le mani, utilizza la brevettata SoftPulse Technology® che accelera lo spostamento di denti e ossa a livello cellulare con venti minuti di uso quotidiano da parte del paziente. (foto: OrthoAccel Technologies)

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Cina? Keep calm and carry on

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2016

Jonah M. Kessel / China DailyA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Gli investitori pensavano di aver visto tutto nel 2015, ma si sbagliavano, come dimostrato dalle prime settimane del 2016. Dal punto di vista geopolitico, alle tensioni preesistenti, si sono aggiunte quelle tra Arabia Saudita e Iran che hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche, e tra l’Occidente e Corea de Nord, per via della bomba a idrogeno fatta esplodere da quest’ultima.
I mercati hanno conosciuto il peggior inizio anno da vent’anni a questa parte: dal primo giorno dell’anno lo S&P 500 ha perso il 6%, l’Eurostoxx circa il 10%, il prezzo del petrolio è crollato sotto i 30 dollari al barile e la sua discesa sembra non arrestarsi.
Ma è stata la Cina a preoccupare maggiormente gli investitori, non solo perché il suo mercato azionario è stato il peggiore finora (-18% da inizio anno), ma perché è stato necessario fermare le contrattazioni in due occasioni per eccesso di ribasso (-7%), lo Yuan ha continuato a deprezzarsi e la produzione è tornata ai livelli del 2009.Si tratta quindi di un momento delicato per il mondo degli investimenti finanziari ma è importante soppesare ogni elemento, distinguere i rumors dai temi davvero importanti per gli investitori.
Guardando al crollo dell’equity dei primi giorni dell’anno, rintracciamo le tre cause principali che lo hanno determinato.
Prima di tutto, i nuovi dati sulla produzione, con un PMI (il Purchasing manager’s index) a 49,7, che ha confermato la contrazione dell’industria cinese e spaventato gli investitori a livello globale.Segue poi la pianificazione del termine oltre il quale gli azionisti non avrebbero più potuto vendere le loro azioni. Molti investitori, consci del fatto che la rimozione di tale termine avrebbe portato ad un significativo declino del mercato azionario, si sono mossi in anticipo prima della data ufficiale del 26 gennaio. Di conseguenza il governo cinese, per stabilizzare il mercato e correre ai ripari, ha dovuto ritardare il termine.
Terza causa del sell-off, il recente inserimento del circuit-breaker, un meccanismo che prevede una sospensione di 15 minuti delle contrattazioni quando l’indice di riferimento di Borsa sale o scende più del 5%, e la chiusura anticipata quando sale o scende di oltre il 7%.Tale meccanismo servirebbe a riportare la calma in casi di particolari scossoni dei mercati ma nel caso cinese, è accaduto l’esatto opposto scatenando un’ondata di vendite prima che le contrattazioni venissero sospese. Il circuit-breaker non ha fatto altro che accentuare il nervosismo dei mercati, per cui le autorità cinesi hanno deciso di sospenderlo.
Si potrebbe sostenere che la significativa contrazione dell’economia cinese sia dovuta in gran parte a causa di interventi maldestri da parte dei regolatori finanziari inesperti del Paese, piuttosto che dai fondamentali. Il 2016 non sarà un anno facile e i dati non sono certo rosei ma va ricordato che sono comunque in linea con le aspettative.
Secondo uno studio condotto da The Hong Kong Securities and Futures Commission, vi è la possibilità che i circuit-breakers siano in grado di “accelerare” i prezzi verso i limiti creando un “effetto magnete”. Questo è esattamente quanto accaduto nel corso dei 4 giorni in cui il sistema del circuit-breaker era attivo.Il primo effetto magnetico sembra essere scattato nel momento in cui l’indice ha registrato un -4% con gli investitori che cercavano di vendere prima della sospensione delle contrattazioni. Una volta attiva la sospensione e riprese le contrattazioni, si è manifestato un nuovo effetto magnetico che ha portato fino al -7%.In generale tale sistema dovrebbe essere applicato sono in casi estremi ed è evidente che ci siano state gravi falle nella sua progettazione.In primo luogo, il divario tra i livelli del 5% e del 7% è troppo ridotto per non far scattare facilmente un effetto calamita. Per questo, ad esempio, la SEC ha previsto per l’indice S&P 500 soglie al 7%, 13% e 20%. I mercati azionari degli USA sono molto più maturi se confrontati con quelli della Cina perciò, proprio in ragione di questo, sarebbe più opportuno partire da una sospensione delle contrattazioni almeno in linea con quanto avviene nel mercato americano.Tuttavia, i mercati cinesi probabilmente non avrebbero perfomato bene a prescindere dai circuit-breakers. A differenza di mercati mondiali come Stati Uniti e Europa, in Cina il settore della gestione del risparmio è ancora immaturo, gli scambi azionari sono dominati dagli investitori al dettaglio e dai loro investimenti a breve termine, con conseguenti squilibri e facili momenti di panico.
Inoltre, per quanto riguarda la gran parte dei titoli i blue chip, la maggioranza delle azioni sono detenute da azionisti del governo e quasi mai sono oggetto di scambi.In sostanza, il sell-off che ha interessato la Cina non deriva soltanto da gravi problematiche, quanto dall’immaturità di un mercato che ancora non sa come reagire. La sospensione delle contrattazioni avvenuta in due occasioni poteva quindi essere evitata, ricorrendo ad un meccanismo di volatilità controllata meglio progettato.Per ora, l’effetto domino del mercato azionario della Cina sul resto del mondo, è ancora piuttosto limitato, essendo pochi gli investitori al di fuori della Cina che hanno esposizione diretta al mercato azionario domestico.Fondamentalmente non è cambiato molto dalla fine 2015, pertanto gli eventi della scorsa settimana non devono essere considerati come l’inizio di un mercato orso.
Per ora, i cali hanno più a che fare con il sentiment che con la sostanza.
La volatilità del mercato cinese è frutto delle sue riforme economiche e di un delicato momento di transizione verso una crescita più lenta ma sostenibile.Pertanto, le forti oscillazioni sui mercati cinesi saranno destinate a ripetersi ma senza per questo dover destare particolari preoccupazioni.Probabilmente, la minaccia più grande arriverà dalla perdita di valore della valuta cinese (RMB), che il 7 gennaio 2016, ha raggiunto il livello più basso dal 2011.Le riserve in valuta estera sono state ridotte di $ 108.000.000.000 nel mese di dicembre, ben più del previsto, innescando una serie di svalutazioni competitive tra le altre nazioni, soprattutto nei mercati emergenti.Dal il contesto attuale, gli investitori dovranno guardare ai fondamentali senza permettere al resto di offuscare obiettivi e strategie di lungo termine.

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