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Gli investitori di CrowFundMe guardagnano più della media nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Chi ha investito nelle società emittenti di CrowdFundMe S.p.A. (CFM), unica piattaforma di equity crowdfunding quotata su Borsa italiana, ha visto una crescita dei propri asset superiore alla media nazionale. Lo fotografano i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, guidato dal professore Giancarlo Giudici: l’Italian Equity Crowdfunding Index, che calcola la rivalutazione del valore di startup e PMI che hanno chiuso campagne di successo, a maggio si è attestato a 110,66, mentre il dato relativo a CrowdFundMe è superiore di oltre 20 punti ed è pari a 131,74.La piattaforma, inoltre, vede l’inizio del percorso di quotazione di una emittente, come deliberato dall’Assemblea dei Soci di CleanBnb in data 24/05/2019. La società, che gestisce gli affitti di breve durata (pulizie, consegna chiavi, annunci), ha ricevuto infatti il via libera per sbarcare su AIM Italia. I primi investitori, diventati soci attraverso CrowdFundMe, hanno acquistato quote di un’azienda con un valore di 500 mila euro. E con la quotazione vedranno crescere in modo significativo il valore delle proprie azioni (la forchetta di prezzo è ancora da stabilire). CrowdFundMe è invece arrivata su AIM Italia a marzo 2019. Anche in questo caso il vantaggio dei primi investitori è netto: sono passati da quote pari a 2,5 euro ad azioni di 8,5 euro (valore odierno dei titoli di CFM), ovvero un aumento di più del triplo rispetto al valore iniziale in venti mesi.
CrowdFundMe è una delle principali piattaforme italiane di equity crowdfunding ed è il primo portale a essersi quotato nella storia di Piazza Affari. La società, oggi una PMI Innovativa con sede a Milano, è stata fondata nel 2013. L’anno di piena operatività sul mercato, tuttavia, è il 2016. CrowdFundMe offre la possibilità di investire in società non quotate come startup o piccole e medie imprese, accuratamente selezionate tra quelle che presentano il maggiore potenziale di crescita. Gli investitori, sia retail che istituzionali, hanno così l’occasione di diversificare il proprio portafoglio investendo in società non quotate. Uno dei molti casi di successo del portale è rappresentato dalla seconda campagna di Glass to Power, grazie alla quale sono stati raccolti 2,25 milioni di euro in 30 giorni. Il portale, insieme a Directa SIM, ha inoltre sviluppato il sistema della “rubricazione” che rende più liquido lo scambio di quote delle Srl. CrowdFundMe è sbarcata in Borsa sul mercato AIM a marzo 2019.

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SYZ AM Investitori alla ricerca di un porto sicuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Un contributo di SYZ Asset Management, a cura del portfolio manager Benoît Vaucher. Di fronte a indicatori economici che invertono la tendenza da un mese all’altro, violente oscillazioni del clima di fiducia e quotazioni che passano repentinamente da livelli sopravvalutati a sottovalutati, agli investitori sono rimaste ben poche certezze. Se a tutto ciò aggiungiamo i comportamenti anomali dei mercati, è normale che le decisioni di asset allocation siano diventate un vero rompicapo.
Dal 2017 in poi gli operatori di mercato hanno beneficiato di un quadro di mercato ottimale (“Goldilocks”), grazie a condizioni monetarie che hanno favorito un tasso di crescita e d’inflazione ideale. Questo scenario non poteva durare per sempre: nella seconda metà del 2018 è stato sopraffatto da un clima ribassista. La spesa al consumo delle famiglie cinesi è calata per effetto delle guerre commerciali, come la fiducia nei confronti delle economie dell’eurozona. La domanda esterna, in particolare quella dei paesi emergenti asiatici, è rallentata. Germania e Italia si sono trovate sull’orlo di una recessione tecnica, e la prospettiva di una Brexit senza accordo ha penalizzato il sentiment di mercato. Il malessere globale ha portato a revisioni al ribasso delle stime di crescita del PIL e i mercati finanziari hanno pagato in termini di performance. La situazione è migliorata nel 2019, quando la Fed ha frenato i rialzi dei tassi, creando un contesto “silverlocks”. Il ritorno ad una politica monetaria accomodante è stato accolto positivamente dai mercati, ma alla lunga li ha indeboliti. L’apprezzamento delle quotazioni è stato alimentato dal basso costo del denaro piuttosto che dalla crescita economica, perciò le valutazioni sono estremamente precarie. Anche l’indice VIX, il cosiddetto “indice della paura” del mercato azionario si trova attualmente su livelli di oltre il 30% inferiori alla media degli ultimi 30 anni. Ciò è in parte attribuibile al numero record di posizioni nette negative detenute sull’indice dagli hedge fund, che hanno toccato i massimi degli ultimi 15 anni. Queste strategie aggressive sono preoccupanti per molti operatori di mercato, memori delle conseguenze di una politica monetaria troppo espansiva, come quelle manifestatesi a febbraio 2018, quando molti ETF sulla volatilità erano implosi creando un vero e proprio “vixmageddon” che aveva esacerbato le turbolenze del mercato azionario. Anche la recente divergenza tra il VIX e il MOVE, l’indice della volatilità dei mercati obbligazionari, potrebbe anticipare una nuova fase di turbolenza. Gli investitori che in passato hanno sempre sfruttato la correlazione storica tra queste due classi di attivi per attenuare la volatilità, si chiedono come sia possibile oggi definire l’allocazione tra azioni e obbligazioni, visto il comportamento anomalo di entrambe. E non si capisce come i mercati riescano a sostenere questo ritmo frenetico: per giustificarlo bisognerebbe prevedere rendimenti annualizzati del 10-20% per le obbligazioni e del 55-65% per le azioni nel 2019! Gli investitori sono davanti ad un vero e proprio dilemma e cercano un porto sicuro. Crediamo che questo possa essere rappresentato da soluzioni con bassa correlazione sia con i mercati azionari che con quelli obbligazionari, ma rendimenti a lungo termine elevati, e che abbiano un universo di investimento globale ampio, che consente di affrontare i rischi idiosincratici diversificando le posizioni a livello di regioni, paesi, settori, attività, stili e dimensioni. Così è possibile generare alpha sfruttando tutte le opportunità disponibili, ovunque si trovino, senza lasciarsi influenzare dai rialzi dei mercati o dai movimenti dei tassi. Un approccio sistematico offre il vantaggio di eliminare i fattori emotivi, specialmente nei periodi di maggiore incertezza. È fondamentale anche garantire un ribilanciamento con cadenza almeno trimestrale e un processo di gestione del rischio rigoroso, che assicuri la neutralità al beta e gli obiettivi di volatilità.

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Elezioni in India: quale scenario per gli investitori?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Le elezioni indiane sono iniziate ufficialmente l’11 aprile scorso e si stanno svolgendo nell’arco di sei settimane, con i risultati che verranno annunciati il 23 maggio al termine dei setti turni di voto. Tutti i 543 membri del Parlamento indiano verranno eletti in collegi uninominali con la regola del “first-pass-the-post” (in ogni collegio vincerà chi avrà la maggioranza relativa dei voti). Al termine degli scrutini, il partito che avrà la maggioranza semplice dei parlamentari (più di 271 seggi), o la coalizione che riuscirà a creare una maggioranza nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sceglierà il prossimo Primo Ministro indiano. Nelle ultime elezioni di cinque anni fa, Narendra Modi e il suo partito, il Partito Popolare Indiano (BJP), erano riusciti ad ottenere la maggioranza semplice nel Lok Sabha, cosa che non avveniva dal 1984. La proposta elettorale di Modi si basava sulla capacità di creare lavoro e superare l’inerzia della burocrazia, due delle gravi lacune dell’amministrazione precedente. Oggi però le proiezioni dicono che il BJP non riuscirà ad ottenere la maggioranza, e dovrà dunque cercare di formare una coalizione con alcuni partiti regionali. Modi ha portato avanti riforme radicali come la Good and Services Tax e l’istituzione di un codice fallimentare per i processi di insolvenza, ma la sua amministrazione ha subito forti critiche per il programma di smonetizzazione, che avrebbe danneggiato gli agricoltori e peggiorato le prospettive di occupazione.
I sondaggi prevedono che il Partito Popolare Indiano avrà più seggi di tutti, ma non sembra possa essere in grado di replicare il successo del 2014, quando si assicurò la maggioranza semplice dei seggi senza dover formare coalizioni. Lo scenario più probabile è che il BJP vincerà tra i 200 e i 230 seggi, il che significà che per formare il governo basterà una piccola coalizione. In questo caso, Modi ha ottime possibilità di restare Primo Ministro.
Tuttavia, nel caso il BJP andasse al di sotto delle aspettative e vincesse un numero di seggi inferiore a 200, ma ancora sufficiente a formare una coalizione con vari partiti regionali, le probabilità che Modi prosegua il suo mandato diminuirebbero, non essendo noto per la capacità di aggregare consenso. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere, in questo scenario, Nitin Gadkari, l’attuale Ministro dei Trasporti. Il maggior rivale del BJP è il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. Difficilmente riuscirà a vincere abbastanza seggi per formare un governo, ma è possibile che una grande alleanza con un certo numero di partiti regionali possa riuscire a soppiantare il Partito Popolare Indiano e la sua eventuale coalizione. Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è – a nostro parere – bassa. Infine, un’ipotesi più ardita sarebbe l’emergere di un piccolo partito regionale come pedina determinante, in grado di portare al ruolo di Primo Ministro una figura politica relativamente sconosciuta. Sarebbe lo scenario in cui aumenterebbero maggiormente le incertezze sulle future decisioni del governo.
L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe l’esito più favorevole per i mercati. Attualmente, i titoli di stato indiani a 10 anni rendono attorno al 7,4%, e su questo livello sono rimasti per tutto il 2019. Allo stesso tempo, a partire dall’inizio del 2018 gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire in maniera significativa i loro portafogli dai bond indiani. La percentuale di obbligazioni sovrane e corporate indiane detenute da soggetti esteri si attesta oggi rispettivamente al 68% e 73%.
Da una prospettiva macroeconomica, siamo positivi sull’India. Il conto delle partite correnti dovrebbe rimanere in deficit, ma complessivamente la bilancia dei pagamenti dovrebbe rimanere ben supportata. Gli investimenti diretti esteri, pari a circa 3 miliardi di dollari al mese, continuano ad essere solidi, mentre i flussi di portafoglio esteri dovrebbero riprendersi se lo scenario elettorale più probabile finirà per verificarsi. La Reserve Bank of India ha accumulato una quantità significativa di riserve estere, oltre 410 miliardi di dollari, per neutralizzare shock esterni. Inoltre, allo scopo di stimolare la crescita, la RBI nel 2019 ha tagliato i principali tassi di riferimento di 50 punti base, anche in conseguenza di un’inflazione nominale rimasta nella parte inferiore della fascia fissata come obiettivo (tra il 2% e il 6%, con obiettivo di inflazione 4%). Shaktikanta Das è stato nominato come governatore della banca centrale nel dicembre 2018, a seguito delle improvvise dimissioni del suo predecessore Urjit Patel. Das è percepito dal mercato come fortemente allineato alle politiche governative. Tuttavia, questo ha anche portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI.

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Ultima chiamata per gli investitori interessati ad acquisire Cinti Calzature

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

La società TB Holding, oggi risanata e competitiva e con grande potenziale di sviluppo, è infatti all’asta fino al 26 luglio con un nuovo bando che permette ai compratori interessati di fare offerte relative anche solo a una parte della proprietà. Lo storico gruppo bolognese, presente in Italia 33 negozi in gestione diretta e 5 in franchising, è già nel mirino della portoghese Parfois, società leader in Europa nella distribuzione di borse e accessori, attiva anche nella distribuzione di abbigliamento e calzature. La multinazionale ha infatti presentato un’offerta allo scadere del precedente bando: offerta che, tuttavia, non era del tutto conforme ai requisiti previsti dal bando ufficiale pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Per questo il commissario straordinario di TB Holding, dr. Fulvio Cociani, di concerto con il MiSE, ha predisposto un nuovo disciplinare di gara, che ha recepito in sostanza l’offerta formulata da Parfois, dando al contempo l’opportunità a ogni potenziale acquirente di gareggiare alle stesse condizioni e senza privilegiare alcuno dei soggetti interessati alla rete di vendita di TB Holding e/o al ramo d’azienda comprendente la sede di Bologna e i marchi Cinti e Blocco 31.La sostanziale novità lanciata dal nuovo bando è la possibilità, per i compratori interessati, di fare offerte anche solamente per i punti vendita, escludendo la sede e con questa tutti i contratti a essa legati. Le posizioni dei punti vendita (38 in tutto, di cui 5 affidati in franchising), sono tra le più apprezzate in Italia sul profilo commerciale: si parla infatti di negozi situati in location strategiche come via dei Cerretani a Firenze, viale Indipendenza a Bologna, via Etnea a Catania, o via Maqueda a Palermo. Per non parlare della presenza nei migliori centri commerciali d’Italia (Porta di Roma, Euroma2, le Gru, i Petali, Forum, Mantova Outlet Village, etc.).“Nel caso di offerta per la sola rete dei punti vendita – specifica il commissario straordinario Fulvio Cociani – sarà chiaramente necessario coinvolgere i sindacati, visto che parte del personale potrebbe rimanere fuori dalla cessione e quindi avere, eventualmente, la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali della disoccupazione”.Altro aspetto sensibilmente diverso rispetto ai precedenti bandi, è la facoltà di acquisire il magazzino della TB Holding con contratto estimatorio della durata di 24 mesi, garantendo l’esclusiva della vendita del prodotto per 12 mesi in almeno tre punti vendita in Italia. “Operazione, questa, che comunque andrà a garantire i creditori della società e nel contempo consentirà all’aggiudicatario di non avere impegni finanziari particolarmente gravosi e non collimanti con il proprio piano strategico”, specifica Cociani. “La maggior parte dei soggetti che hanno manifestato il loro interesse nella società, non erano infatti interessati alla continuazione del modello di business della TB Holding. – continua il commissario straordinario – Il magazzino è stato per diversi potenziali compratori un deterrente, in quanto visto come inutile e gravoso costo”.L’ultima chiamata per la cessione di Tb Holding è stata quindi fissata per la data del 26 luglio: termine entro il quale le offerte, in busta chiusa, dovranno essere consegnate presso lo studio del notaio Marco Galletti di Perugia, entro e non oltre le ore 12, per essere aperte il successivo giorno alle ore 10, nello stesso luogo.“Sarà in questa data, dunque, che sapremo in definitiva se Parfois avrà la possibilità di entrare con decisione sul mercato italiano, con il suo concept store innovativo e la sua offerta di borse e bigiotteria a prezzi imbattibili”, conclude Fulvio Cociani.

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I futuri investitori italiani sul podio della Fund Management Challenge 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Si è conclusa la settima edizione della Fund Management Challenge (FMC), la competizione di equity fund management che coinvolge gli studenti di 14 università italiane, organizzata con il supporto di FactSet, UBS ETF, Deloitte, CFA Institute, Hammer Partners e con il sostegno di Borsa Italiana. Il 27 giugno si terrà a Milano la cerimonia di premiazione delle tre squadre con la migliore performance. La classifica della FMC 2018 vede in testa le squadre:
1) Padova Equity Trading – Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”
2) Koko Asset Management – Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
3) Team LUISS – LUISS Guido Carli – Dipartimento di Impresa e Management
Grazie al sostegno degli sponsor ufficiali, la Fund Management Challenge è una competizione altamente professionalizzante per gli studenti partecipanti, che gareggiano in un contesto che simula le condizioni reali tipiche dell’investimento istituzionale e sviluppano così le competenze individuali e di gruppo necessarie per raggiungere elevati standard di gestione di portafoglio. I partecipanti hanno l’obbligo di spiegare le ragioni delle proprie scelte d’investimento e di impegnarsi ad applicare il codice di deontologia professionale di CFA.
Il valore formativo aggiunto di questa competizione consiste nella messa in pratica delle conoscenze teoriche acquisite durante il percorso accademico degli studenti. La FMC costituisce dunque un vero e proprio ponte tra università e mondo del lavoro, grazie al contatto con professionisti finanziari di lunga esperienza presso primarie aziende di gestione del risparmio. CFA Society Italy segue con interesse le carriere brillanti degli oltre cinquecento ex studenti che hanno partecipato alla competizione dalla prima edizione fino a quella celebrata l’anno scorso.Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente di CFASI: “Anche quest’anno siamo orgogliosi dei risultati ottenuti nella Fund Management Challenge. Università di prestigio, aziende autorevoli e professionisti di rilievo hanno dato vita ad un progetto che apre le porte ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Riteniamo che i brillanti giovani universitari che hanno aderito alla FMC siano la scommessa per un futuro migliore più consapevole del valore della cultura finanziaria.” Dorin Agache, Senior Consultant – Southern Europe IM Consulting FactSet, ha sottolineato che “Quest’anno abbiamo notato un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti nell’utilizzo della nostra piattaforma FactSet. E’ emerso che, più delle precedenti edizioni, i ragazzi abbiano saputo collegare i principi teorici con gli aspetti pratici del lavoro di analisi macroeconomica, charting e fundamental analysis. Ci auguriamo che le competenze sviluppate durante la competizione possano facilitare l’ingresso nel mondo di lavoro dei mercati finanziari. In bocca al lupo a tutte le squadre che hanno preso parte alla FMC e complimenti al team vincitore dell’Università di Padova.” “Per UBS ETF è molto importante continuare a collaborare con CFA Society Italy e aver supportato la FMC per il quinto anno consecutivo. Gli elevati standard etici e di qualità che gli studenti devono applicare, il supporto di professionisti della finanza diplomati CFA e il materiale didattico utilizzato sono elementi che abbiamo a cuore per la formazione delle future generazioni di investitori.” Ha dichiarato Francesco Branda, Head UBS ETF Italy di UBS Asset Management.

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Frost & Sullivan esamina l’impatto dell’incertezza politica italiana sugli investitori internazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Luca Raffellini, Vice President e Head of Business and Financial Services di Frost & Sullivan, analizza la situazione politica italiana e in particolare l’impatto che questa ha avuto nelle scorse settimane e che avrà nel prossimo futuro sui mercati e gli investitori internazionali.
Le elezioni di inizio marzo in Italia hanno proiettato sulla scena partiti con una forte impostazione euroscettica. In un primo momento, sorprendentemente, gli investitori internazionali hanno risposto in modo limitato alla situazione politica piuttosto critica e che non sembrava dare spazio alla formazione di un governo in tempi brevi.“Ora invece, dopo che le due forze politiche che hanno ottenuto la maggioranza hanno stilato un chiaro accordo, i mercati si sono svegliati” commenta Luca Raffellini, “gli investitori internazionali, oltre alla cerchia specializzata degli analisti bancari, stanno penalizzando fortemente gli asset italiani”.Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, lo spread (definito come il differenziale tra BTP decennali rispetto ai Bund tedeschi) è volato a 300 punti in pochi giorni, per poi riabbassarsi. “Nonostante lo spread sia molto alto non è comunque ancora a livelli preoccupanti, i rendimenti dei BTP sono solo una delle metriche che valutano la stabilità economica di uno stato, ed è più un sintomo che una causa” continua Raffellini, “è sicuramente un indicatore utile per comprendere la situazione ma non ci dice se il timore degli investitori è l’insolvenza, il rischio valutario, la preoccupazione per la crescita del PIL o altro. Siamo comunque molto lontani dai 600 punti, valori raggiunti nel 2011 con la crisi dell’euro”.
Il dibattito di questi giorni è focalizzato anche sull’euro e sulla preoccupazione per una possibile uscita dall’Unione Europea della sua terza economia. “L’uscita dell’Italia dall’eurozona è uno scenario possibile in linea di principio ma estremamente improbabile nella pratica. Sicuramente non è “priced in” cioè le correzioni dei mercati non lo riflettono, nè su azioni nè su obbligazioni, e certamente non nel forex” commenta Luca Raffellini, “Da tutte le conversazioni fra Frost & Sullivan e i nostri clienti la tesi d’investimento che sembra prevalere si articola su tre valutazioni: La Brexit ha innegabilmente mostrato che districarsi dalla struttura europea è lungo e difficoltoso, quindi un ritorno alla Lira richiederebbe molto tempo; il danno economico inflitto sarebbe così evidente che un governo che tenti un Euroexit vedrebbe un ritorno alle urne molto prima che il processo possa essere completato”.

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Gli investitori esteri considerano poco affidabile governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

“Il differenziale di rendimento tra i nostri BTP e i Bund tedeschi continua a rimanere vicino alla soglia di 140 punti base, ai massimi da marzo, e il rendimento sul decennale del Tesoro è stabile sopra la soglia dell’1,91%, mentre la Borsa di Milano continua a soffrire e a rimanere tra le peggiori d’Europa, nell’ultima settimana. Gli investitori internazionali rimangono in attesa di vedere gli sviluppi del caso politico italiano, dopo che sui principali quotidiani finanziari internazionali è stata pubblicata la notizia di una possibile alleanza di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle.Proprio oggi, il sito di Bloomberg, il principale network finanziario americano, ha lanciato l’allarme sullo scenario che si sta delineando nel nostro Paese. In particolare, il principale house-organ di Wall Street descrive gli elettori italiani come esausti nel vedere l’inconcludenza decisionale della classe politica e il rischio che il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi di Maio, definito letteralmente come un ‘ragazzo da copertina’, dovrà fare miracoli per convincere l’Italia e gli investitori che non manderà in malora l’economia.L’immagine dell’Italia che i principali investitori esteri si stanno facendo non quindi certo positiva. Un governo Lega-5Stelle è visto come poco affidabile, populista, anti-europeista, anti-sistema. Anche il Financial Times dipinge la coalizione tra Matteo Salvini e Luigi di Maio con questi aggettivi, risollevando il rischio di un possibile attacco speculativo dei mercati finanziari nei confronti dell’Italia. Se questo non è avvenuto, è la risposta, dipende solamente dal fatto che la Banca Centrale Europea ha assunto la funzione di un grande aspirapolvere in grado di acquistare ingenti quantità di BTP, arrivando addirittura a rappresentare il 15% della domanda totale. A differenza degli investitori privati, il programma della BCE consiste nell’acquistare ma non vendere. Ciò significa creare una domanda permanente e una riduzione dell’offerta sul mercato secondario, una condizione che permette ai rendimenti dei nostri titoli di Stato di rimanere ad un livello basso. Nessun investitore, infatti, è disponibile ad andare controcorrente e sfidare la banca centrale, vendendo BTP. Sarebbe una perdita certa.La conclusione del Financial Times è molto netta: ‘se dovessero emergere segnali che un nuovo governo prenderà delle posizioni più dure del governo attuale nel confronto con Bruxelles, le attuali condizioni, relativamente tranquille, dei mercati finanziari potrebbero diventare improvvisamente più turbolente’”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Gli investitori professionali italiani sono moderatamente positivi sulle prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 20 ed il 30 aprile 2018, hanno partecipato 40 intervistati. Il 46% degli operatori finanziari ritengono sostanzialmente stabile, rispetto al mese passato, la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 41% considera la congiuntura positiva.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, aumenta di otto punti la percentuale di coloro che si attendono una situazione stabile rispetto alla situazione attuale, pari al 59% del totale, mentre scende di sette punti la percentuale degli intervistati che si attende un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, al 15,4%. La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana (25,6%), rispetto ai pessimisti (15,4%), è pari a 10,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di aprile 2017. Il dato di sintesi sale di circa sei punti rispetto al minimo assoluto degli ultimi 18 mesi, a 4,4 punti, segnato il mese scorso.I partecipanti vedono un miglioramento delle condizioni economiche nell’Area Euro, mentre prevedono una sostanziale stabilità dell’economia USA.L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti. Di conseguenza, sono attesi rialzi dei tassi di interesse, in particolare negli USA.
Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli per i listini europei e, in maniera più contenuta, per la borsa americana, aspettative sostanzialmente stabili rispetto alla passata previsione. Relativamente al mercato italiano, gli operatori si attendono un miglioramento della redditività in tutti i settori, in particolare per il segmento petrolifero e bancario, ad eccezione di Utilities e Telecomunicazioni, dove prevalgono attese improntate a maggior cautela.Sulle valute permane l’attesa per un apprezzamento del dollaro USA contro l’Euro mentre sul petrolio dovrebbe realizzarsi un ulteriore aumento dei prezzi.

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Nuove norme per proteggere gli investitori e aiutare le PMI ad accedere a capitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

capitaliIl Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme vincolanti sulle informazioni fornite nei prospetti finanziari agli investitori, allo scopo di proteggerli, creare un mercato unico dei capitali più efficiente e facilitare l’accesso delle piccole imprese ai finanziamenti.”Il Prospetto è un esempio concreto di come costruiremo l’Unione dei capitali. Abbiamo reso il regolamento sui prospetti informativi più adatto all’ambiente attuale e sarà di beneficio per chi vuole raccogliere fondi sul mercato, ponendo fine all’eccessiva dipendenza delle piccole imprese sulla raccolta bancaria. Il nuovo prospetto potrà ridurre i costi e aumentare la leggibilità e la pertinenza delle informazioni per gli investitori, che a sua volta migliorerà la tutela degli investitori”, ha detto il relatore Petr Ježek (ALDE, CZ) nel corso del dibattito.I prospetti sono documenti obbligatori che sono pubblicati quando titoli, come azioni societarie, e titoli non azionari, come le obbligazioni, sono offerti a investitori o ammessi al trading. Tali prospetti dovranno essere a disposizione del pubblico e pubblicati sul sito internet dell’emittente o dell’intermediario finanziario.Il testo legislativo è stato adottato con 517 voti a favore, 109 contrari e 71 astensioni. Secondo le nuove norme, le informazioni contenute nel prospetto devono consentire agli investitori di valutare le attività e passività, i costi, le perdite e i diritti connessi a prodotti di investimento.I prospetti dovranno includere una sintesi chiara e accurata di sette pagine (e ulteriori pagine, in un numero compreso tra una a tre pagine extra, nel caso siano necessarie ulteriori spiegazioni su un determinato tipo di protezione), che fornisca:informazioni fondamentali per gli investitori che hanno bisogno di capire i rischi e prendere una decisione informata,informazioni sull’emittente, sui titoli, sull’offerta al pubblico e sull’ammissione alla compravendita, e un chiaro avvertimento dei rischi connessi, come ad esempio il rischio di perdere una parte o la totalità degli investimenti.La sintesi del documento dovrebbe essere un’introduzione al prospetto stesso ed essere coerente con le altre parti del documento. Uno degli obiettivi principali del mercato unico dei capitali dell’Unione, per i quali il regolamento sul prospetto rappresenta una tappa essenziale, è quello di facilitare l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese (PMI).Poiché le PMI di solito hanno bisogno di trovare sul mercato importi inferiori rispetto ad altri emittenti, il costo di redigere un prospetto completo potrebbe essere sproporzionatamente alto. I deputati pertanto hanno istituito pertanto un prospetto di crescita specifico, standardizzato e più semplice per le PMI e gli altri emittenti che desiderano trovare piccole somme di denaro, fino a 20 milioni di euro nel corso di un periodo di dodici mesi.Una volta approvati, i prospetti di crescita dell’Unione dovrebbero beneficiare del regime di passaporto e dovrebbero essere validi per qualsiasi offerta al pubblico in tutta l’Unione. Le nuove norme si applicheranno a partire dai 24 mesi successivi alla loro entrata in vigore.

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Maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

parlaeurop_fdsBruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato martedì nuove misure per incoraggiare le grandi aziende europee a focalizzarsi sui risultati di lungo termine. Queste misure introducono il potere per gli azionisti di votare sulla politica di remunerazione dei direttori e faciliteranno l’identificazione degli azionisti da parte delle compagnie. Il relatore Sergio Gaetano Cofferati (S&D, IT) ha dichiarato che “l’accordo sulla direttiva per i diritti degli azionisti approvata oggi dalla plenaria del PE è molto positivo. Le misure concordate aiuteranno a spingere gli investimenti verso un approccio orientato a più lungo termine e assicureranno maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori.” La risoluzione è stata approvata con 646 voti in favore, 39 voti contrari e 13 astensioni.
Le nuove regole, frutto di un accordo informale già raggiunto da Parlamento e Consiglio nel dicembre 2016, daranno agli azionisti il potere di votare sulla politica aziendale per la remunerazione dei direttori d’azienda, rendendo quindi possibile vincolare maggiormente lo stipendio ai risultati aziendali sul lungo termine.Permetteranno inoltre alle aziende di identificare più facilmente i propri azionisti, facilitando quindi il dialogo tra di loro e, allo stesso tempo, rendendo più semplice per gli azionisti esercitare i propri diritti, incluso quello di partecipare e votare nelle assemblee generali.Inoltre, alcune transazioni che potrebbero recare gravi pregiudizi al futuro di un’azienda, dovranno essere comunicate pubblicamente e approvate attraverso procedure che garantiscano la protezione degli interessi delle compagnie e dei loro azionisti.
Queste norme introducono anche nuovi requisiti di trasparenza per gli investitoti istituzionali, come fondi pensionistici, compagnie di assicurazioni sulla vita e i gestori di attivi, che spesso sono azionisti importanti di compagnie europee quotate in Borsa. Agli investitori istituzionali e ai gestori di attivi sarà chiesto di comunicare pubblicamente una politica che descriva come intendano integrare la partecipazione degli azionisti nelle loro strategie d’investimento o di spiegare perché abbiano deciso di non farlo.Inoltre, i consulenti in materia di voto che effettuano ricerche e forniscono consigli ai loro clienti su come votare nelle assemblee generali dovranno rivelare informazioni fondamentali, come le fonti delle loro informazioni o le metodologie utilizzate per le consulenze che forniscono.Cofferati ha anche sottolineato che “grazie agli sforzi del Parlamento su questa direttiva, la Commissione europea ha inoltre proposto di presentare quanto prima una nuova proposta legislativa specifica per la trasparenza dei resoconti pubblici delle multinazionali sulla tassazione paese per paese.”

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Legg Mason ha realizzato una appendice italiana alla propria Global Investment Survey

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

londraLondra. Come si sono mossi gli investitori italiani over 40 e Millennial tenendo in considerazione le problematiche emerse sui mercati in questi ultimi mesi e cosa richiedono alle strategie di investimento? Sono questi i quesiti su cui ha indagato l’appendice sull’Italia legata alla Global Investment Survey di Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati, che ha intervistato 260 investitori italiani. La volatilità è l’elemento chiave che sta caratterizzando i mercati. Tenendola in considerazione, il 31% degli investitori italiani over 40 ha aumentato la parte in liquidità del proprio portafoglio, mentre il 30% ha cercato soluzioni di investimento più flessibili e meno legate a benchmark e il 12% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Di contro la maggior parte dei Millennial (32%) ha cercato soluzioni flessibili, il 25% ha aumentato la liquidità mentre il 23% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Sul fronte della parte investita in obbligazioni, alla luce dei bassi tassi di interesse dell’attuale scenario, il 26% degli investitori over 40 ha diversificato maggiormente gli investimenti sia in ambito obbligazioni corporate che debito sovrano, il 19% ha richiesto soluzioni più flessibili e meno legate a benchmark di riferimento, mentre il 16% ha ridotto gli investimenti in obbligazioni aumentando di contro la quota di azionario. L’11% ha investito maggiormente nei settori a più alto rischio ma anche a maggior rendimento. Di contro tra i Millennial, il 22% ha investito nei settori più rischiosi ma più redditizi, il 18% ha cercato misure maggiormente flessibili e unconstrained, stessa percentuale di chi ha ridotto la quota di obbligazioni a favore delle azioni, mentre il 17% ha attuato una maggiore diversificazione tra bond del debito sovrano e corporate. Ma quali sono le soluzioni ritenute più funzionali nel nuovo contesto? Gli over 40 dicono: soluzioni a capitale garantito (39%), soluzioni in grado di proteggere dal rischio inflazione (22%), strategie di investimento indipendenti da benchmark (12%) e approcci maggiormente decorrelati (11%). Le soluzioni a capitale garantito sono anche le preferite tra i Millennial (28%), il 27% predilige quelle capaci di proteggere dal rischio inflazione, il 20% le strategie non legate a benchmark e il 12% gli approcci maggiormente decorrelati. Sia investitori “maturi” (41%) che Millennial (37%) si trovano d’accordo su una cosa: la semplice diversificazione non basta più, ma deve essere accompagnata anche da una maggiore decorrelazione.
“Il mercato è cambiato, di conseguenza le soluzioni di investimento devono adeguarsi e rinnovarsi” dichiara Marco Negri, country head per l’Italia di Legg Mason Global Asset Management. “L’indagine evidenzia una preferenza degli investitori italiani per le strategie flessibili e slegate da benchmark; è positivo rilevare come gli investitori italiani non si accontentino più della sola diversificazione ma ricerchino una maggiore decorrelazione all’interno del proprio portafoglio di investimenti” conclude Negri.

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Consulenza finanziaria e investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaSecondo una recente ricerca condotta da MoneyFarm, la società di consulenza finanziaria online, l’81% degli investitori privati pensa che una consulenza finanziaria abbia come primo obiettivo quello di generare commissioni per l’industria del risparmio gestito piuttosto che mirare a realizzare maggiori performance degli investimenti stessi.La ricerca di MoneyFarm indica anche come gli alti costi di gestione inizino ad essere percepiti come un problema e come una parte sostanziale di investitori stia volgendo le spalle alla consulenza finanziaria puntando a un approccio fai da te per la gestione dei propri investimenti.I consumatori sono sempre più in guardia circa i costi elevati e la mancanza di trasparenza di alcuni gestori di fondi attivi (spesso a ragion veduta).
Quasi un investitore su due (46%) ritiene che gestire in autonomia i propri investimenti offra loro il miglior rapporto qualità-prezzo con il rischio di andare a rinunciare al maggiore ritorno sul lungo periodo che una consulenza qualificata, efficiente e trasparente potrebbe garantire.Una situazione che, a meno che non ci sia una revisione dei costi a livello di sistema, vedrà i risparmiatori sempre più orientati a non utilizzare una consulenza professionale, rischiando, di conseguenza, di conseguire rendimenti più bassi nel lungo termine.Paolo Galvani, Co-fondatore e Presidente di MoneyFarm, commenta: “L’innovazione tecnologica dà la possibilità oggi agli investitori di non dover pagare commissioni elevate per garantirsi un servizio di prima classe. I costi alti (e spesso pochi trasparenti) fanno sì che molti investitori rinuncino a un servizio di gestione patrimoniale e cerchino di fare tutto da soli ma la realtà è che senza una asset allocation professionale, questi rischino gravi sotto performance”.
“Conseguire rendimenti a lungo termine è un processo complesso e gli investitori possono davvero beneficiare del supporto offerto da un aiuto professionale, anche solo per un elemento apparentemente semplice come la composizione di un portafoglio adeguatamente diversificato.”La ricerca dice che un terzo (33%) dei risparmiatori non cerchino consigli da parte di un professionista perché ritengono che le spese di gestione saranno troppo costose.Paolo Galvani risponde a questo proposito: “Questo è un problema che deve essere discusso e risolto. I prodotti devono essere più economici, i costi che non generano un reale valore devono essere eliminati e gli investitori devono avere più visibilità sul come siano investiti i loro soldi, su quali operazioni vengano fatte quotidianamente e quali siano i risultati della gestione”.”Fin quando questo non accadrà, gli investitori continueranno a girare le spalle alla consulenza professionale: l’inevitabile il risultato finale sarà che i loro risparmi non saranno gestiti in maniera ottimale e i rendimenti finali ne soffriranno di conseguenza.”

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OrthoAccel annuncia finanziamento di Serie C per 12 milioni di dollari e un nuovo investitore, Piper Jaffray Merchant Banking

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

houstonHOUSTON, /PRNewswire/– OrthoAccel® Technologies, Inc. ha annunciato il completamento di un’operazione di finanziamento di Serie C per 12 milioni di dollari, che ha interessato i due investitori istituzionali esistenti della società, S3 Ventures e HealthpointCapital, nonché un nuovo investitore: Piper Jaffray Merchant Banking. OrthoAccel, una società specializzata in innovazioni nel settore dei prodotti ortodontici, produce AcceleDent®, un dispositivo medico di Classe II omologato dalla FDA che accelera i trattamenti ortodontici fino al 50% e allevia i disagi spesso associati a tali trattamenti.
L’annuncio che si riferisce al finanziamento arriva in un momento in cui AcceleDent è ormai disponibile presso più di 3000 fornitori di servizi ortodontici nell’America Settentrionale e in circa 800 altri studi a livello internazionale. L’aumento dell’80% nelle vendite di OrthoAccel nel 2015 è stato alimentato dalla continua adozione nel settore ortodontico dei benefici del trattamento accelerato con AcceleDent.”Siamo orgogliosi di avere come partner investitori stimati ed esperti che credono nella visione di OrthoAccel mirata a rivoluzionare il settore ortodontico attraverso innovazioni che migliorano l’esperienza del paziente”, ha dichiarato Michael K. Lowe, presidente e Amministratore Delegato di OrthoAccel. “Aggiungendosi a un altro anno di dinamica crescita delle vendite e di penetrazione sul mercato, questo investimento fornisce le risorse necessarie a realizzare la prossima fase di crescita della nostra quota di mercato”.
Lowe ha aggiunto che i piani di espansione di OrthoAccel comprendono una crescita aggressiva degli introiti a livello internazionale e nell’America Settentrionale. La società sta aggiungendo attivamente diciotto nuovi rappresentanti di vendita, nove dei quali saranno dedicati all’espansione delle vendite dirette in Europa. I piani di crescita di OrthoAccel, società con sede legale a Houston, comprendono l’aggiunta di trenta dipendenti in funzioni di supporto quali marketing, innovazione, gestione e formazione clinica.
“Siamo stati favorevolmente colpiti dalla rapida crescita di OrthoAccel fino ad oggi”, ha dichiarato Tom Schnettler, Vicepresidente di Piper Jaffray, e direttore responsabile per il merchant banking. “La tecnologia AcceleDent® rappresenta un significativo progresso nella tecnologia dei trattamenti ortodontici per i pazienti e allo stesso tempo ha un effetto positivo sugli studi dentistici, creando una grande opportunità sul mercato globale per la società”.Piper Jaffray Companies (NYSE: PJC), una delle maggiori società negli investimenti e nella gestione patrimoniale, è da tempo leader nel finanziamento degli investimenti nel settore sanitario, con particolare attenzione alla tecnologia medica. Piper Jaffray Merchant Banking, la divisione di private equity di Piper Jaffray, gestisce fondi d’investimento specializzati nei titoli delle aziende in crescita, fondi che investono nelle aziende che rientrano nel settore di specializzazione della ditta, compresa la tecnologia medica e tecnologie sanitarie basate sulle informazioni.Guardando alla seconda metà del 2016 e al 2017, Lowe dice, “Questo giro di finanziamenti spingerà la nostra azienda a conquistare una quota ancora maggiore del mercato globale nei prodotti per trattamenti ortodontici accelerati, rafforzando la nostra posizione di leader in questa categoria”.Con un corpo crescente di evidenza clinica e ottimi livelli di soddisfazione del paziente, AcceleDent è incorporato come cura standard da molti studi dentistici dato che gli ortodontisti trovano che AcceleDent risolve i due ostacoli più comuni al trattamento, la durata del trattamento e i disagi, migliorando al contempo l’efficienza e la redditività dello studio.
AcceleDent è la tecnica di trattamento accelerato più comune utilizzata dagli ortodontisti, secondo il Journal of Clinical Orthodontics. AcceleDent, un dispositivo medico non invasivo utilizzabile lasciando libere le mani, utilizza la brevettata SoftPulse Technology® che accelera lo spostamento di denti e ossa a livello cellulare con venti minuti di uso quotidiano da parte del paziente. (foto: OrthoAccel Technologies)

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Cina? Keep calm and carry on

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2016

Jonah M. Kessel / China DailyA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Gli investitori pensavano di aver visto tutto nel 2015, ma si sbagliavano, come dimostrato dalle prime settimane del 2016. Dal punto di vista geopolitico, alle tensioni preesistenti, si sono aggiunte quelle tra Arabia Saudita e Iran che hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche, e tra l’Occidente e Corea de Nord, per via della bomba a idrogeno fatta esplodere da quest’ultima.
I mercati hanno conosciuto il peggior inizio anno da vent’anni a questa parte: dal primo giorno dell’anno lo S&P 500 ha perso il 6%, l’Eurostoxx circa il 10%, il prezzo del petrolio è crollato sotto i 30 dollari al barile e la sua discesa sembra non arrestarsi.
Ma è stata la Cina a preoccupare maggiormente gli investitori, non solo perché il suo mercato azionario è stato il peggiore finora (-18% da inizio anno), ma perché è stato necessario fermare le contrattazioni in due occasioni per eccesso di ribasso (-7%), lo Yuan ha continuato a deprezzarsi e la produzione è tornata ai livelli del 2009.Si tratta quindi di un momento delicato per il mondo degli investimenti finanziari ma è importante soppesare ogni elemento, distinguere i rumors dai temi davvero importanti per gli investitori.
Guardando al crollo dell’equity dei primi giorni dell’anno, rintracciamo le tre cause principali che lo hanno determinato.
Prima di tutto, i nuovi dati sulla produzione, con un PMI (il Purchasing manager’s index) a 49,7, che ha confermato la contrazione dell’industria cinese e spaventato gli investitori a livello globale.Segue poi la pianificazione del termine oltre il quale gli azionisti non avrebbero più potuto vendere le loro azioni. Molti investitori, consci del fatto che la rimozione di tale termine avrebbe portato ad un significativo declino del mercato azionario, si sono mossi in anticipo prima della data ufficiale del 26 gennaio. Di conseguenza il governo cinese, per stabilizzare il mercato e correre ai ripari, ha dovuto ritardare il termine.
Terza causa del sell-off, il recente inserimento del circuit-breaker, un meccanismo che prevede una sospensione di 15 minuti delle contrattazioni quando l’indice di riferimento di Borsa sale o scende più del 5%, e la chiusura anticipata quando sale o scende di oltre il 7%.Tale meccanismo servirebbe a riportare la calma in casi di particolari scossoni dei mercati ma nel caso cinese, è accaduto l’esatto opposto scatenando un’ondata di vendite prima che le contrattazioni venissero sospese. Il circuit-breaker non ha fatto altro che accentuare il nervosismo dei mercati, per cui le autorità cinesi hanno deciso di sospenderlo.
Si potrebbe sostenere che la significativa contrazione dell’economia cinese sia dovuta in gran parte a causa di interventi maldestri da parte dei regolatori finanziari inesperti del Paese, piuttosto che dai fondamentali. Il 2016 non sarà un anno facile e i dati non sono certo rosei ma va ricordato che sono comunque in linea con le aspettative.
Secondo uno studio condotto da The Hong Kong Securities and Futures Commission, vi è la possibilità che i circuit-breakers siano in grado di “accelerare” i prezzi verso i limiti creando un “effetto magnete”. Questo è esattamente quanto accaduto nel corso dei 4 giorni in cui il sistema del circuit-breaker era attivo.Il primo effetto magnetico sembra essere scattato nel momento in cui l’indice ha registrato un -4% con gli investitori che cercavano di vendere prima della sospensione delle contrattazioni. Una volta attiva la sospensione e riprese le contrattazioni, si è manifestato un nuovo effetto magnetico che ha portato fino al -7%.In generale tale sistema dovrebbe essere applicato sono in casi estremi ed è evidente che ci siano state gravi falle nella sua progettazione.In primo luogo, il divario tra i livelli del 5% e del 7% è troppo ridotto per non far scattare facilmente un effetto calamita. Per questo, ad esempio, la SEC ha previsto per l’indice S&P 500 soglie al 7%, 13% e 20%. I mercati azionari degli USA sono molto più maturi se confrontati con quelli della Cina perciò, proprio in ragione di questo, sarebbe più opportuno partire da una sospensione delle contrattazioni almeno in linea con quanto avviene nel mercato americano.Tuttavia, i mercati cinesi probabilmente non avrebbero perfomato bene a prescindere dai circuit-breakers. A differenza di mercati mondiali come Stati Uniti e Europa, in Cina il settore della gestione del risparmio è ancora immaturo, gli scambi azionari sono dominati dagli investitori al dettaglio e dai loro investimenti a breve termine, con conseguenti squilibri e facili momenti di panico.
Inoltre, per quanto riguarda la gran parte dei titoli i blue chip, la maggioranza delle azioni sono detenute da azionisti del governo e quasi mai sono oggetto di scambi.In sostanza, il sell-off che ha interessato la Cina non deriva soltanto da gravi problematiche, quanto dall’immaturità di un mercato che ancora non sa come reagire. La sospensione delle contrattazioni avvenuta in due occasioni poteva quindi essere evitata, ricorrendo ad un meccanismo di volatilità controllata meglio progettato.Per ora, l’effetto domino del mercato azionario della Cina sul resto del mondo, è ancora piuttosto limitato, essendo pochi gli investitori al di fuori della Cina che hanno esposizione diretta al mercato azionario domestico.Fondamentalmente non è cambiato molto dalla fine 2015, pertanto gli eventi della scorsa settimana non devono essere considerati come l’inizio di un mercato orso.
Per ora, i cali hanno più a che fare con il sentiment che con la sostanza.
La volatilità del mercato cinese è frutto delle sue riforme economiche e di un delicato momento di transizione verso una crescita più lenta ma sostenibile.Pertanto, le forti oscillazioni sui mercati cinesi saranno destinate a ripetersi ma senza per questo dover destare particolari preoccupazioni.Probabilmente, la minaccia più grande arriverà dalla perdita di valore della valuta cinese (RMB), che il 7 gennaio 2016, ha raggiunto il livello più basso dal 2011.Le riserve in valuta estera sono state ridotte di $ 108.000.000.000 nel mese di dicembre, ben più del previsto, innescando una serie di svalutazioni competitive tra le altre nazioni, soprattutto nei mercati emergenti.Dal il contesto attuale, gli investitori dovranno guardare ai fondamentali senza permettere al resto di offuscare obiettivi e strategie di lungo termine.

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IPO Poste: alcune riflessioni fuori dalla grancassa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

posteE’ partito ufficialmente la prima grande operazione di vendita del Governo Renzi, alle ore 11 di questa mattina, infatti, ha preso il via il maxi collocamento di Poste Italiane con termine, salvo proroghe o chiusure anticipate, previsto per il 22 ottobre prossimo. Esordio sul mercato azionario italiano: 27 ottobre.Il Governo Italiano con il collocamento del 40% di Poste Italiane ha realizzato il più grosso collocamento di Borsa effettuato in Europa negli ultimi 10 anni per un valore complessivo di mercato che oscillerà, in funzione del prezzo attribuito alla singola azione, tra i 2,7 e i 3,7 miliardi di euro. L’operazione vedrà il collocamento di 453 milioni di azioni suddivise fra privati con un massimo del 30% e investitori istituzionali per il restante 70%. Ai dipendenti saranno riservate 14,9 milioni di azioni destinate agli investitori privati.
Le sottoscrizioni prevedono la scelta fra tre diversi lotti minimi: 500 azioni e suoi multipli, 2 mila azioni e suoi multipli e 5000 mila azioni e suoi multipli. La forchetta di prezzo della singola azione oscillerà fra i 6 e i 7,5 Euro.L’offerta prevede anche un Bonus del 5% per tutti coloro che deterranno i titoli per 12 mesi dalla data di collocamento, che verrà riconosciuto con l’attribuzione gratuita di un titolo ogni 20 azioni detenute (10% per i dipendenti).In questi giorni ci sentiamo chiedere frequentemente quale sia il nostro pensiero su quest’operazione e se possa essere un affare sottoscriverla. Partendo dal presupposto che ogni persona, ogni famiglia, ha una situazione economica diversa, un approccio agli investimenti diverso e soprattutto un profilo di rischio completamente diverso, per noi è difficile fornire una risposta utile per tutti. Possiamo però fare delle riflessioni ad alta voce che possano aiutare ogni singolo risparmiatore ad analizzare più oggettivamente possibile quest’operazione. In primo luogo bisogna evidenziare che stiamo acquistando un’azione, quindi uno strumento finanziario con un profilo di rischio elevato nel quale la possibilità di perdere il capitale investito fa parte delle regole del gioco. Chi esclude questa possibilità, deve anche escludere investimenti azionari, che siano delle Poste o di qualsiasi altro emittente.
La cosa importante da sapere prima di acquistare un’azienda è conoscerne il business.
E qual’è il business principale di Poste Italiane? Dal sito aziendale è possibile estrapolare dati sufficienti a farci capire come l’azienda stia affrontando un periodo di forte trasformazione dovuto anche all’evoluzione del settore comunicazioni (chi di noi spedisce ancora cartoline e lettere?).
In estrema sintesi, vediamo che i ricavi del 1° semestre del 2015 sono aumentati del 6,6% rispetto al 1° semestre del 2014 e sono così ripartiti: 1.938 milioni da servizi postali, 2.680 da servizi finanziari, 11.209 milioni (ben il 70% dei ricavi) servizi assicurativi e 123 milioni da servizi accessori. Ciò sta a significare che Poste Italiane, a differenza dell’immaginario collettivo, non è più la “vecchia posta” tutta lettere e raccomandate, ma una società di Bank & Insurance dove i fatturati si realizzano principalmente con la commercializzazione dei prodotti bancari e assicurativi. Infatti ben il 60% (9.474) degli 11.209 milioni di ricavi di questo primo semestre sono stati realizzati dal collocamento di prodotti assicurativi. Insomma Poste Vita è la gallina dalle uova d’oro!!! La conferma ci è data analizzando i numeri del solo settore commerciale e dei servizi postali che è l’unico a presentare una diminuzione di fatturato con annessa perdita rispetto al periodo precedente. A tal proposito l’azienda ha manifestato la volontà di intervenire su una riduzione dei costi e quindi con una riorganizzazione del servizio che prevede un aumento delle tariffe, la chiusura degli sportelli nei centri minori e di scarso interesse e la consegna della corrispondenza a giorni alterni in circa 5.000 comuni italiani, il 25% del territorio italiano. A tal proposito nel prospetto per la quotazione di Poste si avverte del rischio che la Commissione europea possa giudicare “non sufficientemente motivata questa scelta rispetto a quanto previsto dalla prima direttiva postale e che di conseguenza possa aprire una procedura di infrazione contro l’Italia”. La decisione della Commissione UE, che può arrivare in qualsiasi momento, potrebbe generare ulteriori effetti negativi sui risultati del settore operativo postale e commerciale di Poste Italiane.In ultimo ci preme evidenziare che il Governo italiano sta aiutando politicamente la neo collocata inserendo nell’ultimo DDL Concorrenza alcuni punti che “aiutano” Poste italiane a conservare per un anno in più l’esclusiva sull’invio della notifica di atti giudiziari e multe. Se la liberalizzazione, nella versione originale del DDL, era prevista per il 10 giugno 2016, con un intervento in “zona cesarini”, è stata spostata al 10 giugno 2017. Secondo le stesse stime presentate da Poste Italiane, la liberalizzazione della consegna degli atti giudiziari determinerà una perdita di introiti tra i 650 e 900 milioni di euro.Insomma anche se tutta la comunicazione organizzata da Poste Italiane e dal Governo ispira fiducia, ci sentiamo comunque in dovere di far riflettere i potenziali investitori su alcune domande:
– Cosa succederà se la commissione EU dovesse intervenire sul piano di ristrutturazione?
– E quando Poste italiane arriverà al 10 giugno 2017, come attutirà la riduzione di fatturato di almeno 650 milioni?
– Ma soprattutto in presenza di mercati finanziari più difficili e “nervosi” rispetto a quelli degli ultimi anni, la rete commerciale di Poste riuscirà a sviluppare gli stessi numeri e produrre ricavi sufficienti?Un aspetto fondamentale da considerare è che la forchetta di collocamento è molto ampia. Da 6 euro a 7,5 c’è una differenza del 25%. E’ evidente che il punto della forchetta nel quale cadrà la scelta dell’emittente determinerà o meno il vantaggio, nel breve termine, dell’operazione. Questo, purtroppo, non ci è dato saperlo e quindi qualsiasi valutazione sulla convenienza, in termini di valore, dell’operazione è assolutamente fuori luogo. Come sempre Aduc non fornisce suggerimenti per l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari di singoli emittenti e anche questa volta non faremo eccezioni. E’ importante ricordare che il collocamento ha ad oggetto titoli azionari e per questo motivo consigliamo l’acquisto, dopo attente analisi e riflessioni sul contesto di Poste Italiane, solamente ad investitori che presentano caratteristiche idonee per un investimento nel capitale di rischio dell’impresa. (Filippo Sgherri, consulente Aduc per la Tutela del Risparmio)

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I grandi fondi di investimento sono disponibili ad allocare risorse alle compagnie del vecchio continente

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 gennaio 2015

londraLondra. Con gli enormi investimenti internazionali che iniziano a fluire verso le aziende di hi- tech europee, il vecchio continente e’ finalmente pronto a rivendicare il suo ruolo di prim’ordine nel settore dell’innovazione tecnologica. Questa l’opinione di Dan Wagner Ceo e fondatore di Powa Technologies, azienda specializzata nella realizzazione di soluzioni innovative per l’e-commerce.
Powa Technologies, start up inglese con sede a Londra e uffici in Europa, America e Asia e’ stata valutata 2,34 miliardi di Euro (£1.78 mld) dopo che una serie di importanti investori internazionali ha riconosciuto il potenziale della sua soluzione di mobile commerce, PowaTag. Negli ultimi due anni, l’azienda si e’ assicurata più di 150 milioni di dollari da uno dei principali fondi di investimento internazionali, tra cui un finanziamento di Seria A da 96 milioni di dollari, una cifra mai erogata in precedenza a nessuna start up di tecnologia.“L’Europa deve credere nelle possibilita’ di far sviluppare al suo interno aziende di livello mondiale nel settore della tecnologia”, ha dichiarato Dan Wagner e Ceo di Powa Tecnologies. Invece di preoccuparsi di entrare a far parte del ‘Billion Dollar Club’, le aziende dovrebbero concentrarsi sulla nascita di un “Billion Club” europeo. Ci sono molte compagnie che hanno la possibilita’ di entrare in questa elite, bisogna creare un ambiente che possa sostenere la loro crescita”.“Il crescente livello di attenzione che le imprese hi- tech europee hanno ricevuto negli ultimi anni – ha proseguito Wagner – fa capire come la comunità internazionale degli investitori ha cominciato a riconoscere il grande potenziale di innovazione delle compagnie europee, che hanno tutti gli elementi per diventare dei leader di mercato a livello mondiale”.”Entro i prossimi 5 anni – ha aggiunto Wagner – credo che sia fattibilissima la nascita di un gigante dell’ hi tech ieuropeo che possa competere con le grandi multinazionali come Microsoft e Apple . I piu’ importartanti investitori di tutto il mondo stanno iniziando a riconoscere il grande potenziale delle imprese europee a livello globale”.
Powa Technologies è un a delle poche compagnie del vecchio continente ad essere stata inserita nel prestigioso ‘Billion Dollar Startup Club’ dal Wall Street Journal[1], di cui fanno parte le aziende che hanno un valore superiore al miliardo di dollari. Dan Wagner ritiene che gli investimenti nella digital economy, creando nuovi posti di lavoro, possano svolgere un ruolo fondamentale per uscire dalla recessione e far tornare a crescere l’economia europea. La creazione dell’ occupazione è stata una priorità per Powa dopo l’investimento di 76 milioni di dollari ricevuto nel 2013.“Lo sviluppo di un “Billion Pound Club” nel Regno Unito – conclude Wagner – si basa principalmente sugil investimenti in innovazione digitale e in particolare in tecnologie mobili. PowaTag stessa e’ stata ideata per fornire ai consumatori un nuovo livello di libertà e flessibilità nel modo di fare acquisti con lo smartphone ed interagire con i brand nella loro vita quotidiana”.PowaTag permette ai consumatori di effettuare acquisti ovunque e in qualsiasi momento con lo smartphone in un touch, grazie a molteplici tecnologie, come QR code, Audio Tag, Java script, iBeacons, Near Field Communication (NFC) e social media.

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Mercati e economia: Normalità e dintorni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 dicembre 2014

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoSiamo a Dicembre e come da tradizione si dà uno sguardo all’anno trascorso sui mercati e si cerca di raccogliere le idee per i prossimi dodici mesi.Qualunque investitore sa che in questi anni le Borse di tutti i continenti sono salite, le obbligazioni pure e molti mercati prezzano rischi bassi: il 2014 è stato un anno simile al precedente.Ma notizie sui giornali e tabelle statistiche di vario tipo riguardo al mercato del lavoro e alla crescita economica in Europa, la disinflazione in gran parte del mondo sviluppato e anche alcuni aspetti non convincenti della ripresa americana dipingono uno scenario diverso, molto meno limpido e roseo.Dopo anni di rally sui mercati, ci si chiede quindi quanto possa durare questo clima positivo e poco volatile. Su mercati come quelli azionari, c’è potenzialmente sempre spazio per ulteriori rialzi, perché non c’è limite al prezzo di un indice azionario, fintanto che gli utili e le prospettive aziendali sono attesi in miglioramento. Su strumenti obbligazionari un limite naturale ai rialzi c’è: difficilmente il rendimento atteso implicito nel prezzo di un’obbligazione può diventare negativo. In alcuni casi (Bund a 2 anni) i rendimenti in realtà sono oggi negativi, ma si tratta di estremi che più di tanto non possono essere forzati, se non per motivi tecnici relativi al funzionamento dei mercati monetari o per una preferenza da credit crunch per i titoli sovrani di rating AAA a scapito di qualunque altra alternativa.Fatte queste premesse, ecco quelli che a nostro avviso saranno alcuni dei temi principali: Sulle obbligazioni governative dei paesi sviluppati, la situazione è sempre più delicata. I tassi bassi sono giustificati da considerazioni congiunturali storicamente estreme, ma non garantiscono alcun “cuscinetto” di fronte a fasi di volatilità. Allo stesso tempo, potrebbe essere prematuro posizionarsi su un repentino rialzo dei tassi, perché nessuna Banca Centrale vuole (o può) intraprendere questa strada senza preannunciarla con anni di anticipo e farlo con infinita cautela. I tassi quasi zero non sono “normali”, se non altro perché si traducono in una remunerazione nulla del denaro nel tempo, andando a negare uno dei principi su cui si fondano i mercati moderni. Ma questa situazione straordinaria potrebbe durare ancora, per lo meno in Eurozona e Giappone.La situazione in Eurozona resta critica. Il problema dei debiti sovrani ha superato la fase più acuta (2011-2012), ma in termini di fondamentali poco è cambiato: gli Stati faticano a servire debiti alti e la crescita non è tale da permettere un virtuoso assorbimento del debito pubblico. Politicamente, diversi partiti populisti stanno conquistando consensi su proposte anti-europeiste e dal punto di vista istituzionale la crisi ha prodotto solo alcune riforme utili. Gli spread sul debito dei paesi periferici sono bassi al momento solo per via di un supporto da parte della Banca Centrale. Difficile aspettarsi nel breve qualche sorpresa su questo fronte, sia in positivo sia in negativo: chi si prenderebbe la responsabilità di affossare i risultati ottenuti dalla Bce con grande fatica come prestatore d’ultima istanza?L’economia in Eurozona richiederà pertanto ancora un supporto monetario, in assenza di uno stimolo fiscale. Questo favorirà il trend di indebolimento dell’Euro già in corso da alcuni mesi. Quanto questo potrà andare avanti dipende dalla forza relativa dell’economia americana rispetto a quella europea.Gli spread sui mercati corporate, in Eurozona e negli Stati Uniti, non sono su valori estremi. Nel caso dell’investment grade, spread bassi sono ancora giustificati da bilanci in miglioramento e indebitamento sostenibile. Nel caso degli high yield gli spread sono su livelli medi di lungo periodo, in Europa per via di un mercato del credito ancora debole, negli Stati Uniti anche per via delle tensioni che stanno colpendo il settore energetico, che ha un peso non marginale negli indici.Gli indici azionari vengono da diversi anni di buone performances, giustificate da utili in miglioramento e da una condizione di abbondante liquidità a livello globale. Ma i fatturati delle aziende, se si escludono gli Stati Uniti negli ultimi due trimestri, crescono poco: dopo una lunga fase di taglio dei costi da parte delle aziende, gli investitori guardano ai fatturati come uno degli indicatori più importanti per una crescita sostenibile degli utili aziendali. Nei paesi sviluppati, gli interrogativi più diffusi riguardano la capacità delle imprese europee di tornare a far salire gli utili e la risposta del mercato giapponese a stimoli straordinari di dimensioni epiche.Le economie emergenti continuano ad attraversare una fase difficile: il boom degli anni ’00 è finito e si porta dietro casi di eccessi di investimento (Cina), pericolosa dipendenza da export di materie prime (Russia, Venezuela), bilancio estero non sempre in attivo (Sud Africa, Turchia), inflazione alta e crescita bassa (Brasile). I mercati però prezzano già parte di questa transizione: le valute dei paesi emergenti sono sui minimi da dieci anni rispetto al dollaro e i mercati azionari non indicano particolare ottimismo. Dal punto di vista delle valutazioni, le azioni dei paesi emergenti non risultano care e le obbligazioni in valuta locale offrono rendimenti su livelli medi di lungo periodo. Attenzione va prestata alle obbligazioni in dollari emesse da società dei paesi emergenti: si tratta di un mercato molto cresciuto negli ultimi anni, per volumi e numero di emissioni, ma il debito in dollari è una forma di debito “estero” per queste società, oggi più costoso da ripagare. Il calo generale dei prezzi delle materie prime visto nel 2014 racchiude interessanti spunti di riflessione, se non altro perché l’effetto dirompente delle politiche monetarie qui non si è sentito e molto hanno pesato fattori come la fine del boom dei paesi emergenti, i cambiamenti tecnologici e i bassi consumi nelle economie globali.
La velocità con cui il prezzo del petrolio sta scendendo porterà con sé un gran numero di beneficiati e di danneggiati: questi ultimi già cominciano a vedersi e la loro agonia rischia di creare effetto contagio sui mercati internazionali. Il 2015 va quindi affrontato sapendo che l’alta marea del quantitative easing e dei tassi bassi continuerà a tenere a galla mercati e investitori.Ma come dicono due noti economisti, le parole “This time is different” (questa volta è diverso) sono le quattro parole più pericolose sui mercati: le pronunciarono gli investitori nel settore tecnologico alla fine degli anni ‘90 per dire che valutazioni alte erano sostenibili.
Lo stesso discorso venne fatto dai proprietari immobiliari in merito ai prezzi alti raggiunti dalle case americane nel 2007. La stessa cosa la stanno dicendo molti investitori che di fronte a rendimenti di poco superiori allo zero per le obbligazioni sostengono che la deflazione, la crescita bassa, il quantitative easing e mille altre ragioni “strutturali” garantiranno tassi zero per molti anni, volatilità bassa e prezzo degli asset finanziari alto. Pensare che questo contesto sia “normale” ha sotto molti punti di vista lo stesso significato del dire “This time is different”. (A cura di Claudio Barberis, head of asset allocation MoneyFarm.com, foto: di_Giovanni_Dall’Orto- Wikipedia)

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Nuove norme UE in materia di informazioni che i piccoli investitori

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

Queste informazioni saranno fornite obbligatoriamente in un documento informativo, in formato A4 lungo non più di tre pagine (Key Information Document – KID).Prima di firmare un contratto, a tutti gli investitori non professionisti dovrebbero essere consegnate le tre pagine, in formato A4, del KID così da aiutarli a capire e a confrontare prodotti di investimento preassemblati e basati sulle assicurazioni (i PRIIPs,  packaged retail and insurance-based investment products), a stimare il costo totale del loro investimento, nonché a essere consapevole del rapporto di rischio-rendimento.Il KID dovrebbe essere chiaramente separato dalla documentazione commerciale e preparato dall’entità, che deve essere chiaramente identificabile, che ha creato il prodotto. I negoziatori del Parlamento hanno ottenuto che, quando possibile, gli investitori saranno informati se il loro investimento contribuirà a progetti con finalità ambientali o sociali. I deputati hanno constatato che, sebbene i PRIIPs possono aiutare i piccoli investitori a diversificare i rischi in molti settori economici, sono tuttavia “non semplici” e, quindi, posso trarre in inganno. I deputati hanno quindi assicurato che, se possibile, agli investitori sarà consegnato anche una “avvertenza di complessità” per avvertire che “il presente prodotto è considerato alquanto complesso e potrebbe non essere idoneo per tutti gli investitori al dettaglio.” Le norme, tuttavia non si applicano a: prodotti di assicurazione non sulla vita, contratti di assicurazione sulla vita nel caso in cui i beneficiari sotto contratto possano essere pagati solo in caso di morte o per incapacità a causa di infortunio, malattia o infermità, o depositi diversi da depositi strutturali e titoli. Saranno anche esentati dal campo di applicazione della legislazione i regimi pensionistici ufficialmente riconosciuti, i prodotti previdenziali che, ai sensi del diritto nazionale, sono riconosciuti come aventi lo scopo primario di fornire all’investitore un reddito in pensione e prodotti pensionistici individuali per i quali è richiesto un contributo finanziario dal datore di lavoro. I KID non devono essere fuorvianti. Se un piccolo investitore è in grado di dimostrare che la perdita finanziaria è stata causata dalle informazioni imprecise o incoerenti del KID rispetto a tutti i documenti contrattuali vincolanti, allora, il produttore del prodotto di investimento potrebbe essere responsabile, ai sensi del diritto nazionale.

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Tutela degli investitori: è in atto un cambio di rotta?

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Tira proprio una brutta aria per i clienti degli intermediari finanziari. La nomina di Giuseppe Vegas alla Consob era un segnale già abbastanza chiaro e purtroppo i primi effetti non tardano ad arrivare. E’ l’intero quadro istituzionale che pone dei seri interrogativi su un deciso cambiamento di rotta in tema di tutela dei consumatori. Sembra ormai chiaro che il Governo, la Consob e -temiamo- fra non molto anche la Banca d’Italia abbiano imboccato decisamente una strada filo-bancaria. Giuseppe Vegas, è bene ricordarlo in un Paese che sembra soffrire di amnesie collettive (quando non di allomnesie), è stato nominato presidente della Consob, un’autorità che dovrebbe essere indipendente dal Governo, mentre era sottosegretario dello stesso Governo che l’ha nominato (1). E’ stato nominato in sostituzione di un presidente, Lamberto Cardia, che ha ricevuto dallo stesso Governo una proroga in barba alle norme che regolano la stessa Consob (2); e quando proprio non era più possibile, neppure violando le norme, mantenerlo alla Consob, è stato spedito alla presidenza delle Ferrovie dello Stato. Giusppe Vegas, da presidente nominato della Consob, non ha avuto pudore alcuno a votare la fiducia al Governo nel famoso voto di fiducia del 12 dicembre 2010. Durante il periodo nel quale Cardia aveva ormai lasciato e Vegas non era ancora insediato materialmente, la Consob ha mostrato come potrebbe comportarsi un’autorità di vigilanza se non fosse etero diretta da interessi di parte. Purtroppo è durata poco…
Prima della nomina di Giuseppe Vegas alla Consob, almeno a parole (soprattutto quelle del ministro Giulio Tremonti) sembrava che il governo fosse, se non ostile, critico nei confronti delle grandi banche. Ormai da diversi mesi, invece, sembra che il Governo sia diventato vicino agli interessi delle banche e molto distante da quelli dei clienti. Dovremmo ricordare tutti (se non fosse per le amnesie di cui sopra) del regalo concesso alle banche con l’ultimo milleproroghe in tema di anatocismo (3). Nel più recente “decreto sviluppo” c’è stato invece il regalo relativo all’innalzamento della soglia dei tassi definibili come usurai. Questi regali sono giunti direttamente dal Governo. Tra non molto inizieranno i regali, più subdoli, fatti direttamente dalle autorità indipendenti (si fa per dire…). La Consob sta iniziando a fare la sua parte. Ecco qualche esempio pratico. Nel “Regolamento Emittenti”, all’art. 65, (Regole generali di comportamento) al comma h) oggi si legge che le società di gestione del risparmio: “operano al fine di contenere i costi a carico” dei fondi che gestiscono. Alla nuova Consob di Vegas questa dizione sembra un po’ troppo prescrittiva così hanno proposto di modificarla in “operano al fine di evitare che agli OICR e ai rispettivi investitori vengano addebitati costi ingiustificati”. “Costi ingiustificati” sostituisce “contenere i costi”? Se una società di gestione del risparmio negozia i titoli dei propri fondi, magari attraverso una società del gruppo, con commissioni elevate, questi costi non sono ingiustificati, ma non sta operando al fine di contenere i costi. Sul fronte della trasparenza, con l’occasione di adeguare i prospetti informativi agli schemi previsti dalla direttiva comunitaria UCITS IV è stata tolta una utilissima tabella che indicava le probabilità che l’investimento proposto abbia un rendimento negativo, un rendimento positivo ma inferiore a quello dei titoli stato oppure un rendimento superiore a quello dei titoli stato. Questa tabella era “micidiale” per chi volesse realmente capire la convenienza dello strumento proposto. Il problema, per le banche, era che nel 99% dei casi si capiva immediatamente che non valeva la pena sottoscrivere il prodotto. La cosa era troppo chiara e quindi… la tabella si abolisce! Cosa succederà con la successione di Mario Draghi alla Banca d’Italia? Tira proprio una brutta aria…

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L’economia italiana nell’Eldorado iraniano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Teheran dal 23 al 28 giugno presso l’Hotel Espinas di Teheran. La manifestazione si svolgerà allo “Opening Day” con un “Ricevimento ufficiale di Gala” offerto agli ospiti dagli organizzatori e dagli sponsor. Il ricevimento prevede una cena introdotta dall’Ambasciatore Italiano a Teheran, Alberto Brandanini, seguito dal Presidente di Bella Italia, Fausto Bizzirri, e dal Presidente del Consorzio Alta Cucina Italiana, Alessandro Cecchi. Il menu sarà a cura dello chef Massimiliano Mascia del Ristorante San Domenico di Imola. Nipote del titolare del ristorante Valentino Marcattilli, due stelle Michelin, Mascia è riconosciuto in tutte le migliori guide gastronomiche italiane ed estere. Tra gli sponsor anche Alitalia.
L’Iran è al centro dell’attenzione per motivi politici e militari, soprattutto in questo momento di criticità a livello internazionale, ma pochi sanno che dietro la facciata si cela un’economia in pieno sviluppo che offre molte opportunità di business per le nostre imprese e secondo le previsioni degli esperti attirerà sempre più investitori stranieri, supportati da leggi varate dal governo locale. Nei primi tre mesi del 2010 l’export italiano verso l’Iran è aumentato del 17% e ha reso il nostro Paese il primo partner commerciale europeo. “Qui gli imprenditori italiani possono aprire una società senza avere necessariamente un socio locale, a differenza di quanto accade in alcuni paesi del GCC (Gulf Cooperation Council). Società a capitale interamente straniero e ben tutelate da una fiscalità evoluta a livelli europei, in cui l’imposizione è al 25%” fanno sapere da Diacron Group, che ha deciso di aprire un ufficio iraniano e sta preparando delle guide ad hoc per imprenditori che vogliono approfittare della congiuntura favorevole e cogliere l’opportunità di sviluppare il proprio business in paesi come l’Iran.
Venerdi 24, corrispondente alla nostra domenica per gli islamici, verrà offerto un “Brunch Italiano” al Ristorante Mediterraneo dell’Hotel Espinas, che dal 24 fino al 28 giugno servirà il menu preparato dallo chef Massimiliano Mascia per far conoscere la gastronomia italiana e i suoi principali ingredienti.
Sabato 25 e domenica 26 lo chef Mascia terrà due lezioni di cucina, mentre nella sala Pasargard dell’Hotel verrà allestita “Boutique Italia”, uno show room in cui le aziende dell’enogastronomia e dell’artigianato italiane presenteranno i propri prodotti. Nella “Boutique Italia” sarà possibile stabilire contatti e avviare trattative commerciali con operatori locali invitati dall’Istituto Nazionale per il Commercio Estero.
All’iniziativa parteciperanno aziende italiane che rappresentano prodotti tipici della tradizione del made in Italy. Fra queste:
• Pastificio Fabianelli, fondato a metà dell’Ottocento a Castiglion Fiorentino (AR), oggi esporta in 33 paesi sparsi in 4 continenti (Europa, America, Asia, Oceania).
• Caffè Buscaglione, torrefazione che nel 1899 inizia a produrre pregiate miscele di caffè a Roma, Milano e Napoli. Pioniere nello sviluppo delle cialde e delle capsule, porta avanti la tradizione del caffè espresso italiano.
• Casa Antonini, attiva nella produzione di prodotti biologici.
• Bizzirri Ceramiche, azienda di Città di Castello che produce ceramiche artistiche da tavola realizzate a mano
• Oleificio Laurenzi
Diacron Group – Fondato nel 1995, il gruppo Diacron è una società di consulenza internazionale che offre servizi di natura societaria, fiscale, contabile e di amministrazione fiduciaria. Oltre a uffici di rappresentanza in Italia ha sedi operative localizzate in aree strategiche di prestigio internazionale: Svizzera, Regno Unito, Emirati Arabi, Cina, Hong Kong e Bulgaria. Il gruppo opera anche come casa editrice con il marchio Diacron Press che pubblica testi incentrati su temi di business internazionale, saggistica, geopolitica, paesi emergenti, globalizzazione finanziaria, manualistica fiscale. http://www.diacron.eu.

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