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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘ipertensione arteriosa’

Perché occuparsi ancora di ipertensione arteriosa con un documento intersocietario?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Professor Claudio Ferri, presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (Siia) Ordinario di Medicina Interna, Università de L’Aquila; direttore Divisione di Medicina Interna e Nefrologia e del Centro per l’Ipertensione Arteriosa e la Prevenzione Cardiovascolare; direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna sul perché occuparsi ancora di ipertensione arteriosa con un documento intersocietario?
“In primis  – osserva il professo Ferri – perché è il fattore di rischio più diffuso e letale che ci sia in Italia: interessa ormai il 10 per cento dei bambini, il 37 per cento di tutta la popolazione adulta ed il 55 per cento di quella che va dalla media età all’età avanzata. Poi perché è ancora troppo poco considerata. Secondo le stime della Società italiana dell’ipertensione arteriosa (Siia) non più del 55-60 per cento degli italiani ipertesi è ben controllato e almeno un quarto degli ipertesi lo sono, ma non lo sanno; oppure lo sanno, ma non fanno nulla per curarsi. Infine perché l’ipertensione fa da traino all’insorgenza di malattia ipertensiva e degli altri fattori di rischio: solo il 20 per cento degli ipertesi italiani è iperteso e basta. Gli altri hanno già malattia ipertensiva e/o altri fattori di rischio comparsi prima o più comunemente dopo l’ipertensione arteriosa. Il documento appena messo a punto è ‘tecnico’, per addetti ai lavori; ma volendone tradurre il messaggio in modo semplice si può dire che esso spiega agli italiani che devono mangiare meglio, bere meglio, fare attività fisica, non fumare e misurarsi la pressione arteriosa anche se stanno bene. Una volta misurata la pressione, se alta, debbono capire perché lo è e curarsi: sempre con l’aiuto del medico di famiglia e tutte le volte che occorre ricorrendo ad un centro accreditato dalla Siia.
E’ necessario comprendere che l’ipertensione arteriosa è spesso parte di una situazione complessa ed a rischio: bisogna quindi considerare anche tutti gli altri fattori di rischio e correggerli tutti. Importante anche allargare, senza allarmismi, il controllo occasionale ai familiari: una mamma ipertesa avrà più facilmente di una normotesa dei figli che, nel tempo, diventeranno ipertesi. L’errore più comune che fanno gli italiani in merito alla pressione arteriosa è che non se la misurano: dovrebbero farlo sempre, a partire dall’età pediatrica, anche se stanno bene. Mai meno di una volta l’anno, che è già pochissimo. Altro errore di fronte alla pressione alta è ritenere che sia possibile curarla con una pillola. Non è così: una volta fatti tutti gli accertamenti e curata l’ipertensione arteriosa, bisogna verificare che la pressione diventi normale. I farmaci antiipertensivi sono ottimi e sicuri: la loro efficacia va però verificata misurando la pressione. Non si può infine non considerare e non correggere uno stile di vita improprio: molto spesso gli ipertesi fumano, ad esempio, e mangiano in modo sbagliato. Lo studio MINI-SAL – condotto con il contributo fondante di Siia – dimostra che solo una minoranza degli ipertesi italiani segue una dieta corretta in termini di apporto di sale. Come mai? O noi medici non siamo capaci, o i cittadini sono pigri, o l’educazione sanitaria è scarsa o è un mix un di tutto questo. Il documento intersocietario è quindi uno strumento utile a scardinare questi errori”.

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Primato mondiale alla nefrologia di Padova

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2015

Lorenzo CalàIl prestigioso riconoscimento all’attività scientifica del Prof. Lorenzo Calò è venuto da una classifica dei più importanti esperti mondiali della Nefrologia, basata su un’estesa revisione delle pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni.
La classifica ha visto nel 2015 il Prof. L. Calò al primo posto nel mondo nell’ambito delle malattie renali, in particolare nelle malattie del trasporto tubulare renale, primato che gli era stato riconosciuto anche nel 2014.
Il Prof. Lorenzo Calò nefrologo, internista ed ipertensiologo dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova opera presso la Nefrologia 2, diretta dal Dott. Agostino Naso. Dopo aver dimostrato per la prima volta nell’uomo, con uno studio pubblicato lo scorso anno sul Journal of Hypertension, il ruolo cruciale della proteina p63RhoGEF e dell’attivazione, indotta dall’angiotensina II, della Rho Chinasi nella genesi dell’ipertensione arteriosa e delle sue complicanze renali e cardiovascolari, il Prof. Calò ed il suo gruppo hanno ora dimostrato che queste importanti proteine sono un target della terapia antiipertensiva. I ricercatori padovani coordinati dal Prof. Calò hanno dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa ottenuta in pazienti ipertesi trattati con un bloccante del recettore AT1 dell’angiotensina II, l’olmesartan, si accompagna ad una riduzione dei livelli della proteina p63RhoGEF ed alla riduzione della fosforilazione della fosfatasi MYPT-1, un marker dell’attivazione di Rho chinasi. I risultati di questo expertscapestudio sono stati appena pubblicati online nell’importante rivista scientifica JRAAS. Questi risultati ottenuti vanno ben al di la della loro importanza per l’efficacia del trattamento antiipertensivo; forniscono le basi razionali su una base meccanicistica per una efficace protezione dalle complicanze renali e cardiovascolari dell’ipertensione arteriosa e per malattie con un noto impatto renale e cardiovascolare in cui il sistema della Rho chinasi svolge un ruolo di primo piano come il diabete oltre alla malattia renale fin dalle sue fasi iniziali.
Risultati del Prof Calò e del suo gruppo di ricerca che si aggiungono ad una notevole produttività scientifica nel campo delle malattie renali in generale e dell’ipertensione arteriosa. Sono noti gli studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali che hanno permesso di delineare nell’uomo nuovi meccanismi biochimici e identificare nuove proteine che possono svolgere un importante ruolo nella conoscenza della fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa e della malattia renale, nell’efficacia del loro trattamento e di quello delle complicanze renali e cardiovascolari dell’ipertensione.Da oltre vent’anni, Calò, segue in particolare la Sindrome di Bartter e la Sindrome di Gitelman, malattie renali genetiche che compromettono il riassorbimento tubulare renale di potassio e di magnesio. La conseguente riduzione nel sangue di potassio e magnesio può indurre l’insorgenza di aritmie cardiache che nei casi più gravi possono anche essere fatali e, seppur raramente, anche evolvere verso l’insufficienza renale cronica.Un aspetto peculiare di queste malattie genetiche renali rilevato dal team di ricercatori, riguarda lo studio delle basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa, per il quale il Prof. Calò ha fatto di queste malattie un riconosciuto modello umano unico. I pazienti con queste malattie, infatti, pur possedendo molte caratteristiche biochimiche ed ormonali tipiche dell’ipertensione arteriosa, non hanno l’ipertensione. Pertanto capire perché questi pazienti non diventano ipertesi pur possedendo caratteristiche ormonali e biochimiche dell’ipertensione arteriosa, può essere di grande importanza per cogliere le basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa stessa e delle sue complicanze renali e cardiovascolari.L’A.O. di Padova vista la riconferma ai vertici mondiali anche per il 2015 del Prof. Lorenzo Calò – riconosciuto punto di riferimento a livello nazionale, si congratula con lui e con la Nefrologia di Padova ed augura di poter raggiungere altri ambiti traguardi. (foto: Lorenzo Calò, expertscape)

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Giornata Mondiale contro l’ipertensione arteriosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Roma, Il 33% degli intervistati non sa concretamente cosa sia l’ipertensione arteriosa. Il 67% non ha mai ricevuto informazioni sull’ipertensione arteriosa e l’82% non ha mai cercato o chiesto personalmente informazioni sul tema. E’ un quadro di elevata disinformazione quello che emerge dal sondaggio Doxa Pharma, commissionato dalla SIIA (Società Italiana Ipertensione Arteriosa), volto a sondare la percezione e l’atteggiamento della popolazione italiana nei confronti dell’ipertensione e del rischio cardio-vascolare. In Italia gli ipertesi sono almeno 15 milioni con una ricaduta in termini di mortalità di circa 240.000 decessi pari al 40% di tutte le morti per cause cardiovascolari. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi correlati all’ipertensione arteriosa, il 17 maggio 2011 si svolgerà la VII Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa. Verranno allestite circa 100 postazioni sparse in tutta Italia dove la SIIA offrirà a tutti la misurazione gratuita della pressione arteriosa, grazie al contributo di personale specializzato che distribuirà materiale informativo e fornirà indicazioni utili per la conoscenza dei propri valori. Quest’anno il tema centrale della giornata, promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League, è “Conosci i valori della tua pressione e raggiungi l’obiettivo”.
Dal sondaggio Doxa emergono dati preoccupanti: il 15% degli intervistati non ha mai misurato la pressione arteriosa in vita sua. Di questi la percentuale più elevata è composta da giovani in età compresa tra i 18 e 34 anni, residenti al centro e sud Italia. Il 50% degli intervistati non conosce esattamente quali siano i valori normali della pressione arteriosa massima e minima e il 34%, per la maggior parte maschi residenti al centro Italia, li ignora completamente.
Ciò significa che essi non solo hanno una scarsa informazione in materia, ma soprattutto non sono in grado di valutare i rischi potenzialmente generati dall’aumento dei valori pressori. Infatti solo il 35% è a conoscenza del fatto che la pressione alta può generare l’infarto, il 30% sa che essa può generare l’ictus e solo l’8% che può provocare malattie cardiovascolari e problemi cardiocircolatori. Il 26% degli intervistati invece non conosce affatto le malattie gravi che possono insorgere a causa della pressione alta.
Per quel che concerne la percezione di gravità di alcune tra le principali patologie è stato rilevato che l’ipertensione arteriosa è giudicata meno grave di altre patologie quali la depressione o il diabete e poco più grave solo dell’asma; esiste quindi una concreta sottovalutazione del rischio di incorrere in gravi malattie cardiovascolari (ictus cerebrale, infarto miocardico) e renali (insufficienza renale con necessità di ricorso alla dialisi). “Nonostante esistano farmaci efficaci e sostanzialmente privi di effetti collaterali maggiori solo 1 iperteso su 4 ha valori pressori ben controllati” – dichiara il prof. Alberto Morganti, Presidente della SocietàItaliana dell’Ipertensione Arteriosa ( SIIA ).
La SIIA, associazione senza fini di lucro, aderisce alla VII Giornata Mondiale contro l’ipertensione arteriosa promuovendo sul territorio nazionale iniziative di informazione e sensibilizzazione dei cittadini sul tema dell’ipertensione arteriosa e delle malattie ad essa correlate. Le 100 postazioni saranno allestite in tutta Italia, molte delle quali presso i numerosi Centri Ospedalieri e Universitari per l’Ipertensione Arteriosa, aperti per l’occasione, e presso le numerose farmacie, grazie alla collaborazione di FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani) e Federfarma (Federazione Nazionale Titolari Farmacia Italiani). In quelle sedi sarà anche possibile, senza necessità di prenotazione, consultare gli esperti e chiedere quale stile di vita adottare per prevenire e curare l’ipertensione e le patologie ad essa correlate.Inoltre, la SIIA promuove una campagna di sensibilizzazione video attraverso l’utilizzo di uno spot sociale che verrà trasmesso nelle principali reti televisive, satellitari, nelle metro di Roma e Milano, nei punti di informazione degli aeroporti e delle autostrade. Per scoprire i luoghi e gli orari delle postazioni più vicine a te visita il sito http://www.siia.

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