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Posts Tagged ‘ipertensione’

Ipertensione, nuova strategia terapeutica con meno effetti collaterali

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

ipertensioneSecondo i risultati di uno studio pubblicato su Hypertension, un trattamento con il quarto di una dose standard di uno o più farmaci antipertensivi può essere sufficiente per il controllo della pressione sanguigna con il vantaggio di portare meno effetti collaterali. «C’è una necessità critica di strategie di riduzione della pressione sanguigna che abbiano grande efficacia e minimi effetti collaterali» spiega Alexander Bennett, del George Institute for Global Health alla University of Sydney in Australia e autore principale dello studio. I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una metanalisi di studi controllati randomizzati e i risultati della ricerca, su 42 studi randomizzati con 20.000 adulti, hanno mostrato che la terapia con un quarto di dose di un singolo agente antipertensivo riduceva la pressione sanguigna rispetto al placebo, ma era meno efficace della monoterapia a dose standard; la terapia con un quarto di dose di due agenti, invece, ha ridotto la pressione sanguigna rispetto al placebo, ed è risultata efficace come la monoterapia a dose standard. Per quanto riguarda la terapia con un quarto di dose di quattro agenti, i dati erano limitati a due studi. Gli eventi avversi nella terapia a singolo e doppio agente con un quarto di dose non erano significativamente diversi rispetto al placebo, ed erano significativamente inferiori rispetto alla monoterapia a dose standard. «L’uso di una terapia di abbassamento della pressione sanguigna doppia con un quarto di dose può essere preferibile alla monoterapia a dose standard» dicono gli autori, che poi concludono: «In alternativa, l’aggiunta di un quarto di dose di un singolo agente alla terapia esistente è in grado di conferire una riduzione di pressione sanguigna sistolica da 3 a 4 mmHg senza ulteriori effetti collaterali e quindi potrebbe essere preferibile al raddoppio della dose dell’agente in uso». «Anche se clinicamente rilevante, la metanalisi di Bennett e colleghi ha limiti intrinseci che dovrebbero essere menzionati» scrivono in un editoriale di accompagnamento Guido Grassi e Giuseppe Mancia dell’Università di Milano-Bicocca. «Queste limitazioni, tuttavia, non riducono l’interesse verso i dati dello studio e le loro favorevoli implicazioni cliniche» concludono. (fonte: Doctor33)

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Ipertensione e consumo del sale

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

ipertensione2Milano. Diminuire il consumo di sale, introdotto con la dieta, abbassa il rischio di insorgenza di ipertensione. Tuttavia un eccesso di riduzione, al di sotto dei 7,5 grammi di sale al giorno (corrispondenti a 3 grammi di sodio), potrebbe essere dannoso per la salute. Gli specialisti stanno ancora valutando quale sia la dose ideale di sodio da assumere soprattutto per i malati. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto da un gruppo costituito da Word Heart Federation, dalla Società Europea dell’Ipertensione (ESH) e dall’European Public Health Association. Il lavoro scientifico è presentato durante il 27° Congresso dell’ESH che si apre oggi e che vede riuniti per quattro giorni a Milano oltre 3.000 specialisti provenienti da 34 Paesi. “Gli studi clinici finora condotti hanno dimostrato che l’abbassamento della pressione si verifica con un consumo inferiore a 3 grammi di sale al giorno – afferma il prof. Giuseppe Mancia Presidente dell’ESH Meeting di Milano e primo autore dello studio -. Questo genere di interventi di salute pubblica risultano però difficili da condurre su tutta la popolazione mondiale in particolar modo nei Paesi a reddito medio-basso. Definire la dose di sodio ottimale per il benessere dell’organismo è difficile e controverso. Non abbiamo ancora dati scientifici certi sugli effetti che un consumo moderato di sale offrirebbe alla riduzione del rischio cardiovascolare e di decesso. Il nostro studio – conclude Mancia – suggerisce di limitare l’apporto di sale senza però andare al di sotto dei 7,5 grammi al giorno perché non conosciamo ancora le conseguenze per la salute”.

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Ipertensione, quando si può interrompere il trattamento farmacologico

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

ipertensioneSecondo una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Hypertension, alcuni pazienti con ipertensione ben controllata possono interrompere in modo sicuro il trattamento farmacologico. «Penso che in attesa di ulteriori prove, debba essere il medico curante a valutare chi potrebbe essere adatto a un tentativo di interruzione» afferma Veronika van der Wardt, della University of Nottingham, Regno Unito, autrice dello studio che poi aggiunge: «Tuttavia, considerando le possibilità di successo dell’interruzione e gli effetti negativi limitati della stessa, credo che non si debba supporre che una volta che a un paziente vengano prescritti farmaci antipertensivi la terapia debba continuare a tempo indeterminato, ma il medico dovrebbe prendere in considerazione l’interruzione del farmaco controllando regolarmente i valori della pressione sanguigna».La revisione sistematica di 66 articoli ha valutato la percentuale di persone che rimanevano normotese per sei mesi o più dopo la cessazione della terapia antipertensiva e la sicurezza dell’interruzione. La percentuale media di persone che hanno interrotto con successo la terapia antipertensiva è stata del 38% a sei mesi, del 40% a un anno e del 26% a due anni o più. Gli eventi avversi sono stati leggermente più comuni nei pazienti che hanno interrotto la terapia rispetto a quelli che l’hanno proseguita, ma erano generalmente minori e includevano mal di testa, dolori articolari, palpitazioni, edema e una sensazione di malessere generale. «I nostri risultati indicano che il tentativo di interrompere la terapia antipertensiva era più efficace nei pazienti con pressione sanguigna più bassa e trattati con monoterapia» sottolineano i ricercatori. «Tuttavia, dato che tre quarti dei pazienti che tentano l’interruzione potrebbe tornare a valori pressori che indicano la necessità di ricominciare il trattamento antipertensivo, l’interruzione dei farmaci non implica la fine del monitoraggio. Alcuni pazienti possono desiderare di tentare l’interruzione, in particolare quelli per i quali c’è già dubbio sui benefici della terapia antipertensiva, come nelle persone con demenza» spiegano. Gli autori concludono affermando che saranno necessari approfondimenti per determinare la percentuale di persone che accetterebbero di tentare l’interruzione della terapia e la ragione della loro scelta. (fonte doctor33)

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Le responsabilità delle aziende alimentari nell’aumento dell’ipertensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 maggio 2017

ipertensione_polmonareDue giorni e mezzo di relazioni di esperti provenienti da diverse parti del mondo, cinque sessioni dedicate ai principali aspetti dell’ipertensione e alle patologie associate: sono i numeri del simposio internazionale “From arterial hypertension to heart disease”, che si è svolto recentemente a Napoli.
«La Società Europea di Cardiologia sta lavorando alle nuove linee guida sull’ipertensione, e questo simposio ha offerto ai cardiologi un’occasione di confronto e di attenzione sui principali aspetti della circolazione arteriosa e il suo impatto sulle malattie cardiovascolari» spiega Giovanni de Simone, Docente del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali all’Università di Napoli Federico II e Presidente del simposio, organizzato dal Centro di Ricerca per l’Ipertensione Arteriosa dell’Università di Napoli Federico II e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «L’ipertensione rappresenta la prima causa di morte prematura nel mondo e causa ogni anno 4,9 milioni di morti per infarto e 3,5 milioni di morti per ictus» avverte Brian Williams, professore di Medicina all’University College di Londra e presidente del Council on Hypertension della Società Europea di Cardiologia. «Non soltanto l’ipertensione provoca infarto e ictus, ma a causa della sua diffusione sono aumentate anche le conseguenze croniche, come insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale, demenza. L’ipertensione è una condizione in crescita costante da quasi vent’anni e gli ipertesi nel 2025 saranno due miliardi nel mondo, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione: oggi le persone con ipertensione sotto i 50 anni d’età sono il 23 per cento, mentre dopo i 60 anni sono il 60 per cento».
Durante il simposio, per quanto riguarda la prevenzione ampio spazio è stato dato allo stile di vita, in particolare alla corretta alimentazione, che tra l’altro prevede una minore assunzione di sale. «Senza dubbio il cloruro di sodio necessario al nostro organismo è già contenuto negli alimenti, ma in generale si può consigliare un consumo moderato di sale aggiunto come indicano le linee guida dell’American Heart Association, ovvero un cucchiaino da tè per un apporto mai superiore a 2-3 grammi al giorno» consiglia de Simone. «Nel documento “Global Action Plan for the prevention and control of noncommunicable diseases 2013-2020”, fra gli obiettivi di prevenzione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli Stati membri la riduzione del 30% nel consumo di sodio nella popolazione generale. Ridurre il consumo di sale contribuisce a prevenire non solo l’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari ad essa correlate, ma anche altre malattie quali gastrite, tumore dello stomaco, osteoporosi, insufficienza renale. Peraltro una riduzione graduale del consumo di sale favorisce anche una variazione del gusto con più facile adattamento ad alimenti meno saporiti».Nonostante le indicazioni degli esperti, però, si continua a consumare troppo sale: la media in Italia è di 10-12 grammi al giorno. E il maggior consumo riguarda soprattutto le regioni del Sud e le persone meno istruite. «Secondo l’articolo “Geographic and socioeconomic variation of sodium and potassium intake in Italy: results from the Minisal-Gircsi programme”, pubblicato sul British Medical Journal, esiste un significativo gradiente Nord-Sud per il consumo di sale in Italia» conferma Francesco Cappuccio, Vicepresidente della Società Britannica di Ipertensione e Docente di Medicina Cardiovascolare all’Università di Warwick, Regno Unito. «Le persone che vivono nelle Regioni meridionali, in particolare Calabria, Basilicata e Puglia, hanno una maggiore escrezione di sodio che altrove, come Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Inoltre il consumo di sale nel nostro Paese è significativamente più elevato nei gruppi sociali più svantaggiati: esiste infatti un’associazione lineare anche tra occupazione, livello di istruzione e consumo di sale. Le persone con titolo di studio elementare e scuole medie, se paragonate a quelle laureate, hanno un 5,9% in più di sodio nelle urine».
Cappuccio attribuisce parte della responsabilità di questo scorretto stile di vita alle aziende alimentari. «Un’elevata quantità di sale negli alimenti favorisce il profitto delle aziende, non la salute delle persone» dichiara Cappuccio. «Infatti aumenta la palatabilità, rendendo più appetibili anche i cibi di scarsa qualità. Inoltre l’aggiunta di sale aumenta nel cibo l’assorbimento dell’acqua, incrementando il peso del cibo e quindi il profitto. E poi i cibi salati provocano sete e quindi un maggior consumo di bevande, tra cui quelle gassate e quelle alcoliche, con conseguenze sulla salute e sull’aumento di peso».

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Focus sull’ipertensione per ridurre le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli dal 4 al 6 maggio 2017 Aula Magna del Centro Congressi Federico II Università di Napoli, in Via Partenope 36. Due giorni e mezzo di relazioni di esperti provenienti da diverse parti del mondo, cinque sessioni dedicate ai principali aspetti dell’ipertensione e alle patologie associate: sono i numeri del simposio internazionale “From arterial hypertension to heart disease”. «La Società Europea di Cardiologia sta lavorando alle nuove linee guida sull’ipertensione, e questo simposio offrirà ai cardiologi un’occasione di confronto e di attenzione sui principali aspetti della circolazione arteriosa e il suo impatto sulle malattie cardiovascolari» spiega Giovanni de Simone, Docente del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali all’Università Federico II di Napoli e Presidente del simposio. «Durante l’incontro parleremo di ipertensione, ma anche di aterosclerosi, angina pectoris, obesità e sindrome metabolica, differenze di genere e malattie cardiovascolari, fibrillazione atriale, prevenzione».
Il simposio è organizzato dal Centro di Ricerca per l’Ipertensione Arteriosa dell’Università Federico II di Napoli ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Focus sull’ipertensione per ridurre le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli dal 4 al 6 maggio Aula Magna del Centro Congressi Federico II Università di Napoli, in Via Partenope 36. Due giorni e mezzo di relazioni di esperti provenenti da diverse parti del mondo, cinque sessioni dedicate ai principali aspetti dell’ipertensione e alle patologie associate: sono i numeri del simposio internazionale “From arterial hypertension to heart disease”, in programma a Napoli dal 4 al 6 maggio 2017. «La Società Europea di Cardiologia sta lavorando alle nuove linee guida sull’ipertensione, e questo simposio offrirà ai cardiologi un’occasione di confronto e di attenzione sui principali aspetti della circolazione arteriosa e il suo impatto sulle malattie cardiovascolari» spiega Giovanni de Simone, Docente del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali all’Università Federico II di Napoli e Presidente del simposio. «Durante l’incontro parleremo di ipertensione, ma anche di aterosclerosi, angina pectoris, obesità e sindrome metabolica, differenze di genere e malattie cardiovascolari, fibrillazione atriale, prevenzione». Il simposio è organizzato dal Centro di Ricerca per l’Ipertensione Arteriosa dell’Università Federico II di Napoli ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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I diversi danni dell’ipertensione in giovani, anziani e donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

Dubrovnik (Croazia) il 21 e 22 aprile 2017 Grand Villa Argentina Hotel, simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per dubrovnikle malattie cardiovascolari. Ma quali sono le conseguenze dell’ipertensione in precise categorie di persone, come i giovani, gli anziani e le donne? A questa domanda vuole rispondere il simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. Il simposio è organizzato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Zagabria, dalla Società Croata di Ipertensione e dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i numerosi argomenti delle due giornate le linee guida della Società Europea di Cardiologia riguardanti l’ipertensione negli anziani, il trattamento dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, l’ipertensione nelle donne in gravidanza e dopo la menopausa, la fibrillazione atriale a seconda dell’età e del genere, la funzione sessuale negli anziani e in presenza di rischi cardiovascolari.
Sede del Simposio è il Grand Villa Argentina Hotel di Dubrovnik. Il Simposio è stato accreditato dal board europeo per l’accreditamento in cardiologia (EBAC)e assegna 11 crediti europei.

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L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

saloniccoSalonicco (Grecia) il 10 e 11 marzo 2017 Palazzo dei Concerti, Odos 25 Martiou & Paralia simposio internazionale dal titolo “From risk factors to target organ damage: how to diagnose and how to treat” è organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene, con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini e in collaborazione con l’Università Aristotele di Salonicco, la Società Ellenica di Cardiologia e la Società Ellenica di Ipertensione. L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus, insufficienza renale e infarto. Livelli di pressione fuori controllo per un periodo prolungato possono provocare diverse mutazioni nella strutture del miocardio, nelle coronarie e in generale al sistema cardiocircolatorio. Mutazioni che determinano lo sviluppo di diverse malattie e condizioni patologiche.
«Durante il simposio saranno affrontati diversi temi, tra cui la fibrillazione atriale, l’embolismo polmonare, le disfunzioni sessuali, i nuovi fattori di rischio cardiologici» annuncia Athanasios J. Manolis, Responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene e Presidente del simposio. «Le sessioni del simposio saranno interattive e i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con gli esperti riguardo a casi clinici reali»

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La pillola quattro in uno è efficace nel trattare l’ipertensione

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2017

Medico prescrive pilloleDa un piccolo ma significativo studio clinico pubblicato su The Lancet e coordinato da Clara Chow del George Institute di Sydney in Australia, emerge l’efficacia di una nuova pillola antipertensiva quattro in uno a dosaggi ultra bassi. La maggior parte dei pazienti affetti da ipertensione riceve un singolo farmaco a dosaggio normale, che tuttavia serve a controllare i valori pressori solo la metà del tempo. In questo studio pilota invece, la somministrazione di quattro farmaci a dosi molto basse raggruppati in un’unica compressa ha permesso un buon controllo della pressione sanguigna in tutti i partecipanti. «Ridurre al minimo gli effetti collaterali è di estrema importanza nelle terapie antipertensive, che debbono essere proseguite per molto tempo, e i dosaggi molto bassi utilizzati con la pillola quattro in uno diminuiscono il rischio di eventi avversi» scrivono gli autori, sottolineando tuttavia che servono ulteriori studi di verifica. «Sappiamo che la pressione alta è un fattore di rischio per ictus, diabete e infarto, e sappiamo anche che la necessità di uno stretto controllo pressorio per prevenire la comparsa di eventi cardio- e cerebrovascolari acuti è stata ampiamente dimostrata» riprende la cardiologa, aggiungendo che i risultati di questo studio potrebbero aprire la strada a nuove opzioni di trattamento, più efficaci e meno costose a livello globale. Per verificarne l’efficacia e la tollerabilità, i ricercatori australiani hanno somministrato la “quadripillola”, ossia una singola capsula contenente quattro farmaci antipertensivi a un quarto del loro normale dosaggio, oppure placebo, a 18 pazienti per quattro settimane, invertendo i trattamenti in ciascun partecipante nelle quattro settimane successive. E i risultati parlano chiaro: nelle quattro settimane di trattamento attivo i livelli pressori sono scesi sotto i valori soglia di 140/90 mmHg in tutti i pazienti, mentre la stessa cosa è accaduta solo nel 33% dei soggetti trattati con placebo. «Il prossimo passo sarà quello di verificare se questi risultati potranno essere ripetuti su casistiche più ampie e mantenuta anche a lungo termine» conclude Chow. Lancet. 2017. doi: 10.1016/S0140-6736(17)30260-X (fonte: cardiologia33)

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A Napoli un Congresso Internazionale dedicato alle nuove strategie per ridurre il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGSi svolge a Napoli dal 9 all’11 febbraio 2017 nella Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli, Via Patenope 36 il Congresso medico dal titolo “New strategies for reducing cardiovascular risk: from old factors to emerging and therapeutic opportunities” organizzato dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Il congresso, presieduto da Pasquale Perrone Filardi, Docente di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli, si aprirà con i saluti di Luigi Califano, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli per proseguire con due letture scientifiche. La prima sull’ipertensione, da parte di Bruno Trimarco, Docente di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli, la seconda su insufficienza cardiaca e diabete da parte di Stefan Anker, Docente all’Università di Gottingen, Germania. Il congresso prosegue venerdì 10 e sabato 11 febbraio con letture sui principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, quali glicemia, colesterolo, ipertensione, alimentazione; sulla diagnosi, soprattutto per i pazienti asintomatici, e sulle più recenti terapie. Il meeting ha ottenuto 14 crediti CME per i medici italiani.

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A Brescia un congresso della Società Europea di Ipertensione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

ospedale bresciaBrescia dal 12 al 14 gennaio 2017 in programma «L’ipertensione rappresenta oggi uno dei maggiori rischi di mortalità cardiovascolare. Sarà Enrico Agabiti Rosei, Direttore del Dipartimento di Medicina della Azienda Spedali Civili di Brescia, nonché Presidente della ESH, European Society of Hypertension, il presidente di un congresso internazionale . Un italiano su tre ha livelli elevati di pressione, una situazione che ha implicazioni non soltanto mediche ma anche sociali ed economici» spiega Agabiti Rosei. «La Società Europea di Ipertensione è molto attenta a questo scenario ed è impegnata al miglioramento del controllo della pressione tra la popolazione generale. Uno degli strumenti principali è l’informazione, sia dei cittadini sia dei medici. e tra gli appuntamenti principali di quest’anno si segnala il congresso dal titolo “ESH update on hypertension and cardiovascular protection”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i temi principali, il miglior trattamento per ridurre il rischio cardiovascolare, l’analisi di nuovi fattori di rischio, l’associazione tra problemi cardiovascolari e altre condizioni, l’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, la differenza di trattamento tra uomini e donne». http://www.fondazione-menarini.it

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A Brescia un congresso della Società Europea di Ipertensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

ospedale bresciaBrescia dal 12 al 14 gennaio 2017 Sarà Enrico Agabiti Rosei, Direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università di Brescia e del Dipartimento di Medicina della Azienda Spedali Civili di Brescia, nonché Presidente della ESH, European Society of Hypertension, il presidente di un congresso internazionale su «L’ipertensione che rappresenta oggi uno dei maggiori rischi di mortalità cardiovascolare. Un italiano su tre ha livelli elevati di pressione, una situazione che ha implicazioni non soltanto mediche ma anche sociali ed economici» spiega Agabiti Rosei. «La Società Europea di Ipertensione è molto attenta a questo scenario ed è impegnata al miglioramento del controllo della pressione tra la popolazione generale. Uno degli strumenti principali è l’informazione, sia dei cittadini sia dei medici. e tra gli appuntamenti principali di quest’anno si segnala il congresso dal titolo “ESH update on hypertension and cardiovascular protection”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i temi principali, il miglior trattamento per ridurre il rischio cardiovascolare, l’analisi di nuovi fattori di rischio, l’associazione tra problemi cardiovascolari e altre condizioni, l’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, la differenza di trattamento tra uomini e donne».

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L’ipertensione notturna per gli utilizzatori di steroidi anabolizzanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. Il legame tra abuso di steroidi anabolizzanti (AAS) e ipertensione è stato approfonditamente dibattuto e studi precedenti hanno mostrato risultati discordanti nella misurazione della pressione sanguigna con il solo sfigmomanometro. La valutazione ambulatoriale nelle 24 ore permetterebbe una diagnosi più accurata.
I medici internisti e cardiologi dell’Università di Copenhagen hanno studiato quindi l’impatto dell’abuso di sostanze per l’aumento della massa muscolare sulla pressione arteriosa, attraverso uno studio che ha arruolato un gruppo di uomini con meno di 50 anni. Il campione di 101 soggetti è poi stato diviso in tre gruppi: soggetti che utilizzavano AAS, soggetti che ne avevano abusato ma in astinenza da 30 mesi in media (da 20 a 44 mesi) e un gruppo di controllo che non avevano mai utilizzato i sostituti del testosterone. Tutti i partecipanti sono stati coinvolti in un training di fitness e poi sottoposti ad una rilevazione pressoria delle 24 ore (ogni 20 minuti durante il giorno e ogni 60 nelle ore notturne).
L’ipertensione diurna era definita da valori superiori a 135/85mmHg e quella notturna da 120/85mmHg. I risultati non si sono fatti attendere: i soggetti che abusavano di steroidi mostravano livelli di BP diurna più alti pari a 133,8 (da 127,5 a 140) rispetto agli ex utilizzatori che vantavano un valore medio di 126,8 e al gruppo di controllo, al riparo con il suo 125,7mmHg.
ipertensione2Ancor più significativi i valori notturni: al calare della notte i valori dei consumatori rimaneva a livelli di guardia con una media di 125,6 mentre gli ex utilizzatori vedevano i valori scendere a 118,2 e i soggetti di controllo dormivano sonni tranquilli con 115,3mmHg. L’ipertensione sistolica ‘notturna’ si verificava con maggiore frequenza nei soggetti utilizzatori, pari al 55,6% mentre non sono state più rilevate differenze nella pressione diastolica.
“Si tratta di sostanze che riproducono gli effetti del testosterone e ricercati da alcuni sportivi per la loro capacità di aumentare la massa muscolare e potenziare le prestazioni atletiche” spiega Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – “l’uso e soprattutto l’abuso presentano però effetti collaterali e rischi: aumento dell’aggressività, sintomi eccitatori-maniacali, episodi psicotici ma anche aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e un conseguente affaticamento del muscolo cardiaco”. Si tratta di sostanze che possono indurre uno stato di dipendenza sia per il mantenimento degli effetti fisici che per la necessità di tenere alto lo stato di eccitazione indotto dalla sostanza, alla cui sospensione segue uno stato depressivo. Un fenomeno che riguarda più il mondo delle palestre e del fitness e meno quello dello sport professionistico. Vi ricorrono giovanissimi e giovani che assumono steroidi per via orale o intramuscolare. Il problema sono le dosi, da 10 a 20 volte superiori a quelle utilizzate a scopo terapeutico per trattare carenze di testosterone, inoltre questi farmaci vengono spesso acquistati in Rete dove è impossibile determinarne la concentrazione di principio attivo che può essere anche più elevato rispetto a quanto indicato in etichetta.
“Quantificare il problema non è semplice” – aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – “il NIDA americano parla di un uso tra gli atleti di una percentuale variabile tra 1 e 6%, mentre non ci sono dati precisi per l’Europa. Studi effettuati in Svezia parlano di una percentuale di adolescenti dal 2,8 al 5,8% che potrebbero pregiudicare la propria salute cardiaca a lungo termine”.

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Ipertensione e malattie cardiache

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

ipertensione2Vilnius, Lituania, per la Fondazione Internazionale Menarini, dove ha promosso il Congresso Internazionale “Breaking the Cardiovascular Continuum through Understanding, Recognition, Treatment and Prevention of the Disease”, organizzato dall’Università di Scienze della Salute Lituana, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Vilnius, dalla Società Lituana di Cardiologia e dalla Società Lituana di Ipertensione. Diversi i relatori riconosciuti a livello internazionale per prestigio e competenza in campo cardiovascolare, tra cui Louis Ignarro, ricercatore di Los Angeles e Premio Nobel per la Medicina, che ha aperto il Congresso con una lettura plenaria relativa alle proprietà dell’ossido nitrico. Gli studi su questa sostanza hanno valso a Ignarro l’assegnazione del Premio Nobel e sono alla base di diversi farmaci. «La prima importante azione biologica osservata è stata che la nitroglicerina agisce rilassando la muscolatura liscia liberando ossido nitrico. Grazie alle sue proprietà, l’ossido nitrico può essere utilizzato per sviluppare trattamenti contro ipertensione, arteriosclerosi, ictus, angina pectoris, scompenso cardiaco, complicazioni vascolari del diabete e altri problemi cardiovascolari. In più e da queste basi biologiche che si è partiti per sviluppare i farmaci contro la disfunzione erettile».
Altro argomento centrale del congresso è l’ipertensione, la sua diffusione e soprattutto il mancato controllo. «Dai sessant’anni in su l’ipertensione arteriosa diventa, sia negli uomini sia nelle donne, la principale causa di ictus, infarti, scompenso cardiaco e insufficienza renale» spiega Giuseppe Mancia, Professore Emerito all’Università degli Studi Milano-Bicocca. «Andiamo incontro a un enorme paradosso se pensiamo che, nonostante i tanti farmaci per la cura dell’ipertensione, solo il 20% dei pazienti risulta avere la pressione arteriosa entro valori normali durante i controlli. Un paradosso dovuto soprattutto alla scarsa aderenza dei pazienti alla terapia prescritta dal proprio medico».
Una posizione ribadita da Agabiti Rosei, Direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università di Brescia: «Oggi sappiamo quanto sia importante il monitoraggio continuo della pressione per una buona diagnosi e per impostare le cure più efficaci, o ancora quanto sia decisivo ma purtroppo spesso sottovalutato il danno d’organo (al cuore e non solo) che si accompagna alla pressione alta» aggiunge Agabiti Rosei. «Chi si occupa di ipertensione deve anche essere attento a gestire il rischio cardiovascolare complessivo di ogni singolo paziente, tenendo conto dei fattori di rischio spesso associati alla malattia (dal soprappeso al colesterolo alto, dal diabete all’abitudine al fumo). Inoltre la cura è meno semplice di quanto si creda, come dimostra lo scarso controllo della pressione nella maggioranza degli ipertesi».
Un aspetto particolare dell’ipertensione riguarda la forma resistente al trattamento, ossia una pressione che continua a rimanere alta nonostante il trattamento con tre o più farmaci appartenenti a classi differenti. A preoccupare è la dimensione del fenomeno, che nella sola Europa si stima riguardi circa 10-15 milioni di persone che per gli elevati livelli pressori sono soggetti ad alto rischio. «In Italia l’ipertensione arteriosa colpisce circa il 45-50% della popolazione generale adulta ossia oltre 14 milioni di soggetti, equamente distribuiti tra maschi e femmine. Di questi circa il 5-7% è affetta da ipertensione arteriosa resistente» avverte Massimo Volpe, Presidente della Società Italiana di Ipertensione arteriosa. «L’ipertensione arteriosa non controllata è un problema di Salute Pubblica rilevante: pazienti trattati che hanno una pressione arteriosa non controllata hanno un rischio di sviluppare una complicanza cardiovascolare (infarto, ictus, insufficienza cardiaca o renale, morte) comparabile a quello dei soggetti ipertesi non trattati».
Per quanto riguarda le terapie nel post-infarto, Claudio Borghi, Docente di Medicina Interna all’Università di Bologna, ha commentato i risultati di un recente studio relativo agli ACE inibitori, farmaci che negli ultimi vent’anni hanno significativamente ridotto la mortalità e l’ospedalizzazione per le malattie cardiovascolari. «L’analisi retrospettiva dello studio SMILE-4 suggerisce che zofenopril è più efficace del ramipril nel ridurre l’ospedalizzazione da cause cardiovascolari in pazienti post-infartuati con frazione di eiezione ventricolare superiore al 40%, in presenza di terapia concomitante con acido acetilsalicilico» spiega Borghi. «Questi dati supportano l’idea che il trattamento con ACE inibitori è utile nei pazienti post-infartuati, anche in assenza di segni di insufficienza cardiaca».

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La pressione alta si riduce significativamente mangiando Grana Padano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

Rockefeller University di New YorkNew York. Curarsi mangiando. Dal congresso dell’autorevole American Society of Hypertension in corso in questi giorni a New York la conferma che il cibo può essere la nostra medicina. Nel corso dei lavori è stato presentato e condiviso uno studio che dimostra come una dieta a base di Grana Padano DOP abbia contribuito a ridurre la pressione arteriosa nei soggetti affetti da ipertensione.
Lo studio clinico, realizzato dall’Unità Operativa di Ipertensione dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, guidata dal Dr. Giuseppe Crippa, e dall’Istituto di Scienze degli Alimenti della Nutrizione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, dimostra che 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP, somministrati per 2 mesi, riducono significativamente la pressione alta.
I ricercatori italiani hanno condotto uno studio clinico controllato con placebo in pazienti ipertesi, con lo stesso protocollo che si usa per testare l’efficacia dei farmaci (procedura rarissima per gli alimenti), metodologia che dà risultati altamente attendibili e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale.Lo studio è stato realizzato inserendo nella dieta giornaliera di 30 pazienti (da 45 a oltre 65 anni, 13 femmine e 17 maschi) 30 grammi al giorno di Grana Padano DOP stagionato 12 mesi in quanto particolarmente ricco di tripeptidi che hanno proprietà ACE-inibitori. Gli stessi pazienti, in ordine casuale, hanno assunto un placebo inattivo, cioè privo di tripeptidi.Alcuni di questi peptidi (denominati IPP e VPP) hanno un importante effetto biologico in quanto sono in grado d’inibire l’attività di un enzima (enzima di conversione dell’angiotensina o ACE). Questo enzima è cruciale nella cura dell’ipertensione e i farmaci più diffusi per il suo trattamento agiscono proprio attraverso questo meccanismo (ACE-Inibitori come il ramipril, l’enalapril ecc).“Sono infatti questi frammenti proteici che si sviluppano nella fermentazione del latte ad opera del Lactobacillus helveticus che inibiscono l’enzima che fa aumentare la pressione arteriosa producendo la conversione dell’angiotensina – racconta il Dott. Crippa – queste molecole raggiungono la massima concentrazione nel Grana Padano stagionato 12 mesi, quello che troviamo a disposizione sul mercato e che noi abbiamo somministrato ai pazienti che non erano riusciti a stabilizzare la loro pressione arteriosa nei 3 mesi precedenti. Al momento dell’inizio della ricerca in tutti i pazienti la pressione era maggiore 140 mmHg per la sistolica e/o maggiore di 90 per la diastolica. Dopo 2 mesi di trattamento con Grana Padano i livelli pressori si sono ridotti in modo significativo (- 6 mmHg per la pressione sistolica e – 5 mmHg per la pressione diastolica) e, nella maggior parte dei pazienti, la pressione si è normalizzata.” Nel rispetto del disciplinare DOP il Grana Padano non può essere commercializzato con una stagionatura inferiore a 9 mesi, e quello che normalmente si trova sul mercato ha in media 12 mesi, proprio il momento in cui i peptidi antipertensivi raggiungono il picco. Dopo tale periodo, procedendo con la stagionatura, la concentrazione di queste molecole antipertensive via via diminuisce. Continua il Dott. Crippa: “È ragionevole pensare che l’effetto antipertensivo ottenuto con il Grana Padano DOP non sia facilmente estendibile ad altri tipi di formaggio perché la specie dei lattobacilli utilizzati, il tipo di caseificazione, la durata e le caratteristiche dell’invecchiamento del Grana Padano sono del tutto particolari e non facilmente riproducibili.” L’effetto del Grana Padano (quale prodotto funzionale) dimostrato da questa ricerca è stato raggiunto nonostante il contenuto di sale, grassi e colesterolo, elementi che in passato hanno portato molti a considerare il formaggio come nemico della salute. In realtà in 30 grammi di Grana Padano, la dose giornaliera data ai pazienti ipertesi, c’è molto meno sodio che in una rosetta di pane e enormemente meno che in una pizza. I lipidi del Grana Padano sono per il 28% monoinsaturi (come quelli dell’olio d’oliva) e per il 4% polinsaturi, quelli che contengono omega 3. Oltre a ciò i grassi del latte, secreti dalla mammella della vacca, sono rivestiti da alcuni strati di lipo-proteine bioattive con proprietà importanti come per esempio la riduzione di grassi ossidati (quelli più dannosi per la salute delle arterie) e la protezione da infezioni.
In 30 grammi di Grana Padano si trovano 32 mg di colesterolo, una quantità veramente modesta rispetto a 220 mg che rappresentano il livello medio giornaliero consigliato per un adulto.

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Simposio: The complexity of the management of hypertension

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2015

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Barcellona 26-28 novembre 2015 al Paraninfo – Scuola di Medicina, Università di Barcellona, mentre il 27 e 28 novembre proseguirà al CCIB Congress Center, Placa de Willy Brandt, 11-14.L’ipertensione è una condizione silente, che la persona ipertesa non avverte. Eppure dopo anni, l’eccessiva pressione nelle arterie può provocare ictus, infarto, malattie renali e cardiocircolatorie. A questa si aggiungono altri fattori di rischio cardiovascolari, come obesità, colesterolo, iperglicemia, sedentarietà. Tutti fattori che possono essere ridotti con un corretto stile di vita e, quando necessario, con le terapie appropriate. I risultati migliori possono essere conseguiti con una corretta individuazione del pazienti a maggior rischio, una tempestiva diagnosi e un precoce trattamento: una gestione non facile, che vuole essere almeno in parte chiarita dal simposio “The complexity of the management of hypertension and its comorbidities”, in programma a Barcellona dal 26 al 28 novembre 2015. Gli esperti internazionali che parteciperanno all’evento, organizzato dalla Clinica Ospedaliera dell’Università di Barcellona e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, si focalizzeranno sulle più recenti acquisizioni riguardanti i meccanismo che causano il passaggi dall’ipertensione allo scompenso cardiaco e all’infarto, come viene colpito il cervello, le interazioni tra rischio cardiovascolare e danno renale, i trattamenti più efficaci per prevenire i danni provocati dall’ipertensione.

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Giornata Mondiale contro l’ipertensione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2015

ipertensione2In programma il 17 maggio e promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League torna l’appuntamento annuale della SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – con la Giornata Mondiale contro l’ipertensione, “Impara a conoscere la tua pressione arteriosa” è il messaggio della Campagna e la mission che da sempre la SIIA porta avanti per creare tra i cittadini una coscienza del problema, dei rischi correlati e informarli dei vantaggi della corretta gestione di una patologia che affligge ormai una persona su tre e che rappresenta ancora oggi la prima causa di morte al mondo.Obiettivo della Giornata è quindi quello di diffondere un messaggio sociale sull’importanza di conoscere e tenere sotto controllo i propri valori, aumentando la coscienza individuale circa gli accorgimenti per prevenire l’ipertensione e sugli strumenti per arginarla.
«Il problema è enorme e l’attenzione inspiegabilmente bassa – commenta il Prof. Claudio Borghi, Presidente SIIA – In Italia abbiamo oltre 16 milioni di ipertesi e solo una persona su tre ha la pressione ben curata. A livello mondiale la cifra sale a circa 1 miliardo e mezzo. Sono numeri che non possiamo trascurare: ogni anno muoiono per malattie cardiovascolari dovute alla pressione alta 280.000 persone in Italia e 8,5 milioni di persone nel mondo. Si fatica a comprendere come mai il problema possa essere vissuto con indifferenza da larga parte della popolazione, quando ormai gli strumenti di diagnosi sono più che accessibili e le strategie di prevenzione efficaci».Nel promuovere una prevenzione che passi attraverso l’adozione metodica di determinati accorgimenti, la SIIA ha lanciato di recente una App per aiutare i pazienti a “gestire” la propria ipertensione: dalla possibilità di monitorare nel tempo i valori creando un grafico del proprio trend, a quella di prenotare una visita nel centro più vicino. In occasione dell’XI Giornata mondiale e con il prezioso contributo della Croce Rossa Italiana saranno allestite su tutto il territorio nazionale numerose postazioni mediche per dare l’opportunità a tutti i cittadini di effettuare il controllo gratuito della pressione.
Sarà possibile eseguire la misurazione dei valori pressori, senza necessità di impegnativa, anche presso gli ambulatori, i centri accreditati dalla SIIA e nelle farmacie aderenti all’iniziativa. In ognuna di queste sedi sarà possibile ritirare del materiale informativo e divulgativo inerente i rischi causati dalle cattive abitudini, i vantaggi di adottare uno stile di vita salutare e le indicazioni su come effettuare in modo corretto la rilevazione della pressione arteriosa.Per conosce le postazioni attive in occasione della Giornata mondiale consultare il sito http://www.siia.it.Alla Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa hanno aderito: la Croce Rossa Italiana, la Rai, la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI), Federfarma e Assofarm.

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Ipertensione polmonare

Posted by fidest press agency su martedì, 10 febbraio 2015

ipertensione_polmonareSeguire personalmente i pazienti affetti da ipertensione polmonare dalla dimissione ospedaliera al ritorno a casa per supportarli nell’assunzione della terapia. Domedica garantisce assistenza domiciliare personalizzata ai pazienti colpiti da questa grave e rara patologia, attraverso un pioneristico programma di servizi innovativi e integrati. Costruire un solido “ponte” ospedale – casa per gli oltre tremila pazienti italiani affetti da ipertensione polmonare, supportando il lavoro dei pochi centri specializzati presenti sul territorio, grazie alla presenza di infermieri esperti che operano a domicilio. Un obiettivo importante che Domedica vuole perseguire e sul quale ha iniziato a lavorare ormai da alcuni anni grazie a una convenzione con alcuni di questi centri specialistici.L’ipertensione arteriosa polmonare (IAP) è una malattia rara causata dall’aumento anomalo della pressione nelle arterie polmonari con conseguente sovraccarico del cuore, spesso associata ad altre morbilità. Il sintomo principale è la dispnea, ovvero una sensazione di affanno che può presentarsi anche a riposo o sotto sforzo moderato spesso accompagnata da altri disturbi quali tosse, svenimenti improvvisi, ritenzione di liquidi, gonfiore alle caviglie e senso di pesantezza all’addome. Negli USA si contano almeno 15.000 decessi per IAP all’anno, anche se la malattia rimane sotto-diagnosticata.La diagnosi prevede il coinvolgimento di un team medico multidisciplinare, a testimonianza della complessità della malattia che richiede una modalità di cura altrettanto complessa. Ad oggi non esiste prevenzione per la IAP e l’unico mezzo per gestire la malattia è la terapia farmacologica.I trattamenti di elezione ad oggi disponibili si basano su diverse categorie di farmaci per alcuni dei quali i tempi e dosaggi di somministrazione vengono stabiliti in base ad un algoritmo terapeutico che, se da un lato consente la personalizzazione per singolo paziente, dall’altro impone la necessità di un’assistenza costante anche presso il domicilio. “Gli infermieri specializzati di Domedica – spiega Maurizio Pèrcopo, Amministratore Delegato dell’azienda – seguono pazienti e caregivers nella complessa fase del ritorno a casa e dell’ apprendimento della corretta modalità di gestione della terapia: questa consiste nella somministrazione con dispositivi di infusione elettronici complessi che i pazienti e i loro caregivers devono imparare ad impostare nel dosaggio e nella velocità di infusione.Gli infermieri sono presenti dal primo approccio alla terapia in ospedale e, se richiesto, al consulto con gli specialisti. A disposizione del paziente e dei caregivers vi è altresì un contact center dedicato. Il programma assistenziale di Domedica offre ai medici la possibilità di scegliere il trattamento più appropriato al singolo paziente indipendentemente dalla complessità di gestione.
Questo si traduce in due vantaggi:
– inizio precoce della terapia;
– possibilità per i medici di garantire a tutti i pazienti, anche e soprattutto a quelli che risiedono lontano dal centro clinico, un supporto appropriato per la gestione di una terapia così complessa, perché Domedica con i suoi infermieri specializzati copre l’intero territorio nazionale.
Tutto questo si traduce in una modalità di gestione della terapia più efficace e precisa, garantendo così un incremento della qualità di vita dei pazienti. Questo programma pionieristico ha prodotto in due anni risultati apprezzabili, con un elevato livello di gradimento da parte degli specialisti medici e dei pazienti: ci auguriamo che il nostro programma possa essere anche per altri centri clinici uno strumento che permetta loro di offrire con maggiore facilità ai loro pazienti terapie assistenziali complesse”, conclude Maurizio Pèrcopo.Domedica ha maturato ad oggi un’esperienza unica in questo campo che le consente di mettere a disposizione del SSN e delle Life Science Companies un’offerta di servizi integrati unica nel suo genere.Domedica è l’azienda italiana leader nella fornitura di Innovazione Sanitaria Integrata attraverso la progettazione e la realizzazione di soluzioni volte al miglioramento delle cure, all’ottimizzazione dei risultati e ad un più corretto uso delle risorse, con professionisti presenti su tutto il territorio Nazionale e sede centrale a Roma.

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Simposio internazionale sui rischi cardiaci

Posted by fidest press agency su martedì, 6 gennaio 2015

santa_giulia_brescia_010_choistro_san_salvatoreBrescia 15 gennaio all’Auditorium della Chiesa Santa Giulia (Via Piamarta, 4), mentre il 16 e 17 gennaio si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Brescia (Viale Europa, 11). Si intitola “Management of cardiometabolic risk and healthy aging” il simposio internazionale organizzato dal Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università di Brescia, diretto dal professor Enrico Agabiti Rosei, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di eventi clinici, fatali e non fatali in tutte le aree del mondo, in particolare nei paesi ad elevato tenore di vita, ma anche nella maggior parte di quelli a più basso sviluppo economico.
L’ipertensione arteriosa è il più frequente fattore di rischio cardiovascolare, correggibile con la terapia e molto spesso si associa ad altri fattori di rischio metabolici, come la dislipidemia, le alterazioni del metabolismo glucidico e il diabete, spesso associati a obesità, iperuricemia e sedentarietà. Tutti questi fattori possono essere corretti dalla terapia oggi disponibile, che consente una significativa riduzione di eventi cardiovascolari e un miglioramento della prognosi. Il crescere rapido dell’informazione, il sommarsi delle tecnologie innovative e l’affermarsi di nuovi recenti concetti diagnostico-terapeutici rendono necessario un efficace aggiornamento del medico in questo campo. Lo scopo del Simposio “Management of Cardiometabolic Risk and Health Aging” al quale parteciperanno molti esperti mondiali del settore, è quello di fornire al medico di famiglia e allo specialista una informazione il più possibile aggiornata e completa circa il rischio legato alla presenza di ipertensione.
Durante il simposio verranno trattati argomenti inerenti il ruolo di fattori genetici, emodinamici, metabolici capaci di aumentare il rischio cardiovascolare e l’invecchiamento vascolare precoce e le basi razionali per una strategia terapeutica, basata su modificazioni dello stile di vita, vecchi e nuovi farmaci, nuove terapie non farmacologiche, secondo le più aggiornate conoscenze scientifiche e la valutazione critica delle moderne linee guida europee e americane.

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Gemellaggio Milano-Shangai per le cause dell’ipertensione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2013

Per gestire al meglio il rischio cardiovascolare e ipertensivo del numero crescente di persone di origine cinese che vivono in Italia, occorre comprendere l’impatto esercitato dai fattori ambientali, sociali e genetici sul rischio cardiovascolare. Proprio al fine di studiare questo problema, presso il Policlinico di Milano è stato inaugurato un ambulatorio cardiologico bilingue italo-cinese, presentato in occasione della nona giornata mondiale contro l’ipertensione del 17 maggio scorso. Contestualmente è stato avviato uno studio – il primo di questo tipo – che si svolgerà in parallelo tra Milano e Shangai, sottoponendo pazienti cinesi, in Italia e in Cina, ai medesimi esami clinici e strumentali e alle stesse valutazioni su stile di vita (compreso il fumo) e abitudini alimentari (rispetto alle diete tipiche occidentali, quelle tradizionali cinesi sono ricche di riso, pesce, pollame e verdure e includono un minor numero di prodotti alimentari trasformati come latticini, carni rosse e cibi ad alto contenuto di zuccheri o di grassi saturi). Sarà così possibile attribuire, nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, il giusto peso ai fattori genetici e a quelli acquisiti. L’Istituto Auxologico di Milano partecipa al progetto rivolto alla comunità cinese di Milano (circa 20mila persone) con un’ulteriore iniziativa: infatti è in fase di organizzazione una raccolta dati in collaborazione con quella condotta al Policlinico, con l’ampliamento ad altri parame tri come il monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. «Tutto ciò» commenta Gianfranco Parati, primario di Cardiologia dell’Auxologico di Milano e docente di Medicina cardiovascolare dell’università di Milano Bicocca «in collaborazione anche con le facoltà di medicina delle università cinesi, nell’ambito più generale del lavoro svolto con il Working group Esh (European society of hypertension) sui “Low resource settings” che si occupa in particolare dello studio del rischio cardiovascolare in paesi in via di sviluppo, in rapporto alle modificazioni che si verificano quando membri di queste popolazioni si spostano in paesi, solitamente occidentali, con stili di vita completamente diversi». (Fonte edra)

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