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Più di 6 milioni di italiani over 50 sono colpiti da ipertrofia prostatica benigna

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

federanziani1Roma. L’allarme è stato lanciato dagli specialisti in una conferenza stampa al Senato, organizzata da Fondazione PRO (Prevenzione e Ricerca in Oncologia) in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, con l’intervento di Pierpaolo Sileri, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Il 50% degli uomini di età compresa fra 51 e 60 anni, il 70% dei 61-70enni, per arrivare al picco del 90% negli ottantenni. Necessità di alzarsi più volte durante la notte per urinare, urgenza di vuotare la vescica in modo frequente anche durante il giorno e getto di urina che diventa sempre più debole con una sensazione di mancato svuotamento sono i sintomi più frequenti. Segni che, però, più del 50% degli uomini ignora, declassandoli a semplici fastidi legati all’età, evitando di andare dal medico per curarsi e, spesso, ricorrendo al “fai da te”. Rimedi che possono determinare diagnosi tardive. La malattia non deve essere banalizzata e va trattata sotto il controllo del medico, che dispone di terapie efficaci come l’estratto esanico di Serenoa repens, farmaco che agisce come potente anti infiammatorio e che può migliorare la qualità di vita dei pazienti.
“L’ipertrofia prostatica benigna è una malattia caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica che comprime il canale uretrale, causandone una parziale ostruzione e interferendo con la capacità di urinare – afferma il prof. Vincenzo Mirone, Presidente di Fondazione PRO e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ -. I sintomi determinano un forte impatto sulla qualità di vita delle persone, fino a costringerle a scegliere solo luoghi che abbiano la disponibilità di un bagno nelle vicinanze. Anche la vita familiare ne risente, i continui risvegli notturni influiscono sull’equilibrio della coppia e, nella maggior parte dei casi, sono proprio le compagne o mogli a ‘spronare’ gli uomini a recarsi dal medico per affrontare i sintomi con cure adeguate, che devono essere prescritte dal clinico”. “Nella prima fase della malattia, più del 75% degli uomini non si cura o ricorre al ‘fai da te’, soprattutto a integratori – spiega il prof. Mirone -. Un federanzianierrore grave. Solo il medico è in grado di trattare l’ipertrofia prostatica benigna che, se trascurata, può progredire fino a causare ritenzione urinaria con l’impossibilità di vuotare la vescica. La vittima di una prostata che cresce è proprio la vescica. Quest’organo è costituito da tessuto muscolare, che può aumentare il proprio volume per vincere la resistenza che la prostata oppone allo svuotamento. Il rischio è di ‘sfiancare’ completamente la vescica e di far soffrire i reni”.
“L’ipertrofia prostatica benigna è la patologia cronica più frequente negli over 50 dopo l’ipertensione arteriosa – sottolinea il dott. Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI Assoprof (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria) -. La visita urologica, seguita da una ecografia endocavitaria, rappresenta ancora un tabù a cui gli uomini italiani preferiscono non sottoporsi se non necessaria. Va recuperato il rapporto con il clinico, con lo specialista, facendo capire ai cittadini che la malattia può essere affrontata con successo, se individuata in tempo. Per questo, è importante che tutti gli uomini over 50 si sottopongano a una visita specialistica una volta all’anno. I sintomi sono spesso comuni a quelli causati dal tumore della prostata: soltanto il medico può provvedere ai necessari approfondimenti per arrivare a una diagnosi certa. Preoccupa anche la scarsa aderenza alle terapie. Solo il 22,4% dei pazienti segue le cure in modo corretto. L’adesione più elevata è stata osservata negli uomini tra i 55 e i 64 anni (23,2%), mentre diminuisce fino al 21,9% fra i 45-54enni”.
Le cause principali della malattia sono l’invecchiamento e i cambiamenti ormonali che si verificano nell’età adulta. “I sintomi sono provocati in 3 casi su 4 dalla presenza di un’infiammazione cronica della prostata, che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella progressione della patologia – continua il prof. Mirone -. Diverse ricerche scientifiche, condotte sia in vitro che in vivo, hanno dimostrato che un farmaco, l’estratto esanico di Serenoa repens, agisce con un effetto anti infiammatorio. Proprio basandosi sui dati di efficacia, l’ente regolatorio europeo (European Medicines Agency, EMA) ha redatto nel 2015 un report indicando l’estratto esanico come l’unico estratto di Serenoa repens supportato da sufficienti evidenze in grado di sostenerne un ampio utilizzo nell’ipertrofia prostatica benigna come farmaco di riconosciuta efficacia e sicurezza”. Uno studio, condotto nel 2018 su circa 100 pazienti, ha evidenziato, attraverso biopsie eseguite prima e al termine federanziani2di 6 mesi di terapia, una netta diminuzione dello stato infiammatorio. “Il farmaco è ben tollerato – sottolinea il prof. Mirone – e può essere utilizzato in associazione alle altre terapie disponibili come gli alfa litici e gli inibitori della 5-alfareduttasi che, però, non sono in grado di esercitare alcuna azione anti infiammatoria. Inoltre, recenti acquisizioni hanno evidenziato che l’estratto esanico di Serenoa repens è utile anche nel favorire l’efficacia degli altri trattamenti. Infatti la presenza di uno stato infiammatorio cronico di alto grado limita la risposta terapeutica degli alfa litici e degli inibitori della 5-alfareduttasi”. L’estratto esanico di Serenoa repens è un farmaco che deve essere prescritto dal medico. Va distinto dagli integratori (ve ne sono più di 200 in commercio) che contengono lo stesso principio attivo, ricavato da una pianta dell’America Sud orientale (Serenoa repens). Nonostante i dosaggi appaiano uguali o sovrapponibili, per ottenere la stessa azione di una capsula del farmaco, possono servire fino a 200 compresse di un integratore. Inoltre, per lo stesso integratore la composizione del principio attivo varia in modo considerevole a seconda del lotto di produzione. Questa disuguaglianza genera una diversità di azione fra due capsule dello stesso integratore fino a 10 volte. “L’ipertrofia prostatica benigna colpisce una percentuale significativa di over 65, ma troppi ricorrono al ‘fai da te’ – conclude Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. È importante sensibilizzare tutti i cittadini, in particolare gli anziani, sulle terapie efficaci a disposizione, invitandoli a rivolgersi subito al medico di fronte ai primi sintomi. La continuità e la fiducia nel rapporto medico-paziente sono essenziali per affrontare una malattia cronica come l’ipertrofia prostatica benigna”.

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La prostata

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la prostata(medicina sociale Vol. 2) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “Ho suddiviso questo lavoro in tre distinte parti. La prima compie una panoramica delle funzioni che attengono quest’organo, la seconda riguarda i lanci d’agenzia che dal 2009 a oggi hanno rilevato l’interesse mediatico degli addetti ai lavori sull’argomento e, segnatamente, le novità curative nelle terapie mediche e chirurgiche. La terza e ultima trattazione si rivolge sia a un interlocutore considerato “privilegiato”, tra i tanti che hanno dato lustro alla loro professione e che, ad avviso dello scrivente, merita una citazione particolare, sia nel seguire un paziente dal ricovero, per un’ipertrofia prostatica, al suo andamento post-operatorio. (foto: la prostata)

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Il laser al triborato di litio per l’ipertrofia prostatica benigna

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 Mag 2015

taorminaTaormina dal 28 al 30 maggio 2015 a Taormina la Sicilia in prima linea con Greenlight, il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce, in anestesia spinale e con dimissione in 24 ore, l’ipertrofia prostatica benigna, un disturbo che colpisce l’80% degli italiani over-50, proteggendone il cuore e l’amore.”L’innovativa metodica”, spiega il professor Giuseppe Morgia, Direttore della Clinica Urologica dell’Università di Catania, Presidio Ospedaliero Policlinico Vittorio Emanuele, “già in uso nel nostro Centro a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale vanta una casistica di oltre 3 mila interventi effettuati con successo e in tutta sicurezza anche in pazienti affetti da malattie cardiovascolari, della coagulazione del sangue e i portatori di stent endocoronarici in terapia con farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti, che non sono più costretti a sospenderli, come avviene con la chirurgia tradizionale. In futuro l’intervento laser si potrà effettuare in ambulatorio e per ora ha già abbattuto le liste di attesa”.
Con il laser al triborato di litio o laser verde, l’Unità urologica del policlinico di Catania , già nota per l’impiego di avanzate tecniche di chirurgia mininvasiva, è tra i centri di riferimento in Sicilia per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB), un problema sociosanitario destinato a crescere con l’incremento della popolazione maschile in età a rischio. Dice Morgia : “Sono sovente i malati stessi che chiedono il laser perché hanno ascoltato l’esperienza di pazienti già operati con piena soddisfazione. “.
LA MALATTIA PIÙ DIFFUSA TRA GLI UOMINI “L’ipertrofia prostatica benigna, IPB, è l’ingrossamento della prostata”, spiega il professor Morgia, “è la malattia urologica più diffusa negli uomini destinata ad aumentare sempre di più a causa dell’invecchiamento della popolazione, tanto che in Italia si pone ai primi posti per diagnosi effettuate ogni anno, seconda solo all’ipertensione arteriosa. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita, con sintomi che vanno dalla difficoltà a urinare, all’insopprimibile urgenza con frequenza minzionale anche notturna, così da disturbare pesantemente il sonno di chi ne è vittima. Infine, nei casi più seri, porta alla completa ritenzione urinaria e richiede l’urgente ricorso al catetere per lo svuotamento della vescica. L’IPB determina anche disfunzioni sessuali, impotenza e problemi di eiaculazione”. Quando la prostata si ingrossa, ostacolando e ostruendo il passaggio dell’urina e i farmaci non sono più sufficienti è allora necessario asportare chirurgicamente il tessuto in eccesso.
UNA LUCE AL POSTO DEL BISTURI E L’IPERTROFIA EVAPORA – “La nuova metodica Greenlight, messa a punto negli Stati Uniti, sfrutta l’azione di un potente laser al tribolato di litio ad alta energia (180 W) con una lunghezza d’onda di 532 nm, che vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in vapore. L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale. La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione l’area interessata senza provocare sanguinamento. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni. Il laser verde non causa emorragie in quanto determina una coagulazione immediata dei tessuti, non causa incontinenza urinaria, impotenza ed evita le recidive”.
PROBLEMA RISOLTO IN UN GIORNO Greenlight è l’unica metodica che per la prima volta risolve il disturbo in un solo giorno con dimissioni in 24 ore. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprendere le normali attività nel giro di una settimana. Il decorso post-operatorio è migliore rispetto alla Turp, la resezione endoscopica della prostata, l’intervento più eseguito finora ma che può causare complicanze. Greenlight grazie all’assenza di perdite ematiche riduce dal 26% al 3% il ricorso a trasfusioni. Si ha immediata risoluzione dei sintomi, la ripresa immediata della minzione, il ricorso al catetere per meno di 12 ore – contro le 72 della Turp -, degenza di una sola notte (con evidente risparmio di posti letto e quindi di costi per il Servizio Sanitario) e ripresa della normale attività nel giro di pochi giorni. Secondo recenti dati del Ministero della Salute, la degenza media con tecniche standard va da 4,9 a 7,4 giorni mentre con il laser va da 2,1 a 3,3 giorni. La maggior parte degli uomini operati con laser riprende la vita normale in breve tempo tornando anche prima al lavoro con un risparmio del 50% delle giornate lavorative perse per interventi alla prostata.
L’UNICO LASER CHE PRESERVA IL CUORE Precisa il professor Morgia “Rispetto alla Turp, l’intervento chirurgico più impiegato negli ultimi 50 anni, che può causare emorragie e richiedere trasfusioni, Greenlight, grazie all’istantanea coagulazione dei vasi che evita sanguinamento, è l’unico laser che ci consente di operare in assoluta sicurezza anche pazienti ad alto rischio come quelli con malattie cardiovascolari, della coagulazione e i portatori di stent endocoronarici che non sono più costretti a sospendere la terapia anticoagulante e/o antiaggregante (come invece avviene per gli interventi chirurgici tradizionali, Turp compresa e gli altri laser ). Il laser verde è anche indicato nei pazienti con pacemaker, perché evita il ricorso all’elettrobisturi, generatore di quelle onde elettriche che possono interferire con la stimolazione dei pacemaker cardiaci”.
IL SESSO E’ SALVO “Nessun paziente sessualmente attivo ha sviluppato impotenza dopo l’intervento con Greenlight: il laser infatti non causa danni ai nervi dell’erezione, quelli che si trovano a ridosso della prostata, non causa incontinenza ed evita recidive, a conferma che la metodica offre reale e definitiva soluzione per l’IPB”. Il nuovo laser che rimuove il tessuto vaporizzandolo evita il ricorso alla frantumazione delle aree trattate, al fine di poterne estrarre i frammenti attraverso il canale uretrale, con possibili rischi correlati.

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