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Ipofisi: la ghiandola che regola tutte le altre

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

ipofisiL’ipofisi è una ghiandola piccola ma con una grande funzione: non solo produce ormoni fondamentali quali l’ormone della crescita, la prolattina, cioè l’ormone che stimola la produzione di latte dopo il parto, ma regola il funzionamento di tutte le altre ghiandole endocrine del corpo, quali tiroide, ghiandole surrenali e gonadi (testicoli e ovaie). Quando ci sono problemi all’ipofisi, questi si presentano con sintomi molto vaghi e aspecifici, tra i quali disturbi visivi, nausea, cefalee, affaticabilità, diabete, depressione, inspiegabile perdita o aumento di peso, ipertensione arteriosa e alterazioni del ciclo mestruale. Delle malattie associate a questa importante ghiandola si sta discutendo al 15° Congresso Nazionale AME in corso a Roma. «I malfunzionamenti dell’ipofisi sono rappresentati nel 90% dei casi da tumori, spiega Renato Cozzi Coordinatore Attività Editoriale AME, S.C. Endocrinologia A.S.S.T. “Grande Ospedale Metropolitano Niguarda” di Milano. Nonostante siano una malattia rara e si presentino in 8 casi su 100.000 individui, rappresentano ben il 10% di tutti i tumori della testa. Tali tumori molto raramente (solo nello 0,2 % dei casi) sono dei carcinomi, mentre nel 99,8% dei casi sono benigni, detti adenomi. Gli adenomi ipofisari possono essere secernenti, ossia possono produrre ormoni causando malattie dovute all’eccesso di ormoni quali la sindrome di Cushing dovuta ad un eccesso di cortisolo o l’acromegalia dovuta a un eccesso di ormone della crescita, oppure non secernenti. In quest’ultimo caso i problemi principali possono essere dovuti alla crescita dell’adenoma e alla compressione degli organi circostanti (quali i nervi della vista oppure il sistema nervoso centrale) oppure, in alcuni casi, si può verificare una ridotta produzione degli ormoni ipofisari da bilanciare con una terapia ormonale sostitutiva. Inoltre, per la sede in cui si sviluppano e le loro caratteristiche biologiche sono malattie severe, che danno gravi complicazioni, non reversibili, spesso croniche e che influenzano la qualità di vita del paziente. La difficoltà nel trattamento di questi tumori è principalmente legata alle difficoltà diagnostiche e alla possibilità che il paziente e i suoi familiari si abituino ai sintomi, tanto che spesso alcuni trovano una spiegazione solo dopo la diagnosi.»
È stato recentemente pubblicato uno studio, condotto su 126 pazienti con tumori ipofisari, che ha mostrato come alcune caratteristiche sia qualitative sia quantitative dei dermatoglifi, ossia le pieghe, le creste e i solchi presenti sulle mani e sulle dita, possono essere dei marcatori per indicare la predisposizione a sviluppare questa malattia1. «Lo studio pubblicato recentemente, commenta Renato Cozzi, ha trovato differenze nei tratti dei dermatoglifi tra persone sane e pazienti con tumori ipofisari suggerendo che queste caratteristiche possano costituire un potenziale strumento diagnostico. Purtroppo lo studio presenta diversi limiti, quali il numero esiguo di pazienti e la mancata analisi genetica per valutare i geni coinvolti nello sviluppo di questi tumori. Proprio per questi motivi, al momento il principale strumento di prevenzione è quello di migliorare la conoscenza su questa malattia. Di fondamentale importanza risulta essere la figura del medico di base che davanti alla difficoltà da parte degli specialisti di trovare una spiegazione a sintomi generici quali la riduzione della vista o un’alterazione del ciclo mestruale possa facilitare la diagnosi».Se da un lato l’adenoma ipofisario “conclamato” è una malattia rara e di difficile diagnosi, dall’altro i recenti progressi nelle strumentazioni diagnostiche permettono di identificare tumori e lesioni all’ipofisi di piccole dimensioni prima che possano dare sintomatologie, i cosiddetti incidentalomi ipofisari.«Una delle più grandi analisi condotte su 18.902 autopsie ha mostrato che gli incidentalomi all’ipofisi hanno una prevalenza di circa l’11%, continua Renato Cozzi, e sono rappresentate in più del 90% dei casi da adenomi ipofisari o cisti della tasca di Rathke2. Così come per altre malattie, come ad esempio i noduli tiroidei, anche i tumori all’ipofisi subiscono un eccesso di diagnosi dovuta al miglioramento delle tecniche strumentali che comporta anche un eccessivo trattamento terapeutico. Questo fenomeno è in questi casi ancora più accentuato rispetto a quanto si verifica ad esempio con i noduli alla tiroide, perchè il paziente reagisce in modo grave dopo una diagnosi di tumore all’ipofisi, nonostante nel 99,8% dei casi si tratti di una forma benigna, in quanto ritiene di avere un tumore al cervello e predilige quindi un approccio attivo piuttosto che attendere l’evoluzione del tumore. Generalmente, l’approccio terapeutico di elezione per i tumori ipofisari è la neurochirurgia e proprio per la delicatezza di questo tipo di interventi chirurgici è necessario porre una particolare attenzione per evitare operazioni chirurgiche non necessarie. L’Endocrine Society ha fornito delle linee guida proprio per aiutare la valutazione e il trattamento degli incidentalomi ipofisari3. In particolare, prima di decidere se ricorrere alla chirurgia o se preferire un approccio maggiormente conservativo come il follow up con la risonanza, è necessario valutare diversi parametri tra i quali la natura del tumore, la dimensione, i danni visivi, la sintomatologia ed eventuali alterazioni del profilo ormonale. Ovviamente laddove non sia necessaria la rimozione del tumore è necessario tenere monitorato il tumore e la salute del paziente, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di crescita significativa dell’incidentaloma, perdita della funzione endocrina dell’ipofisi oppure lesioni per la compressione al nervo ottico.»

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Tumori dell’ipofisi: nuova tecnica ed équipe su misura

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

ospedale-bergamo-papaBergamo. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII rinnova il proprio approccio alle neoplasie che colpiscono l’ipofisi, introducendo una nuova tecnica chirurgica, che prevede l’utilizzo congiunto dell’endoscopio e del neuronavigatore in sostituzione di quella microchirurgica. Il primo è una piccola sonda che trasmette immagini ad alta definizione su uno schermo e consente di accedere all’area da trattare, senza alcuna incisione, attraverso le cavità nasali e di mantenere una visione ottimale di tutte le strutture che si trovano attorno all’ipofisi, come le arterie carotidi e i nervi da cui dipendono la vista e i movimenti degli occhi. Il secondo consente invece di creare una vera e propria mappa GPS del cranio del paziente, che permette al chirurgo di capire in ogni momento dell’intervento il punto esatto in cui sta intervenendo.“Questa nuova tecnica ci consente di asportare le lesioni tumorali mantenendo perfettamente sotto controllo tutta l’area in cui stiamo intervenendo, detta sellare, che si trova al centro del cranio, ricca di strutture delicate e vitali per l’organismo – spiega Claudio Bernucci, direttore della Neurochirurgia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Quindi possiamo operare il tumore in maggiore sicurezza, eseguire asportazioni più radicali e aggredire patologie intracraniche che richiederebbero altrimenti procedure più invasive”.Questa novità è solo uno dei risultati a cui è giunto il lavoro di una nuova squadra dedicata al trattamento dei tumori dell’ipofisi, composta da endocrinologi, otorinolaringoiatri, neurochirurghi e neuroradiologi e chiamata “Pituitary Unit”. Il singolo caso viene affrontato e discusso collegialmente, per proporre al paziente il trattamento medico-chirurgico più idoneo.“La scelta terapeutica non è solo guidata dal tipo di neoplasia, ma anche dalla sede del tumore, dall’età del paziente e dai possibili effetti deleteri del trattamento su un sistema nervoso in evoluzione – spiega Giovanni Danesi, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. A fare la differenza è l’approccio multidisciplinare, anche in sala operatoria. A Bergamo la Neurochirurgia e l’Otorinolaringoiatria hanno unito le specifiche competenze e conoscenze per collaborare in modo sempre più continuo e proficuo per i pazienti e ampliare progressivamente le indicazioni chirurgiche all’utilizzo dell’endoscopio”.L’ipofisi, o ghiandola pituitaria, è una ghiandola endocrina primaria situata alla base del cranio. La sua funzione principale consiste nel secernere ormoni che regolano, con il controllo dell’ipotalamo, l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo.“L’ipofisi può essere interessata da adenomi ipofisari, che sono per la maggior parte benigni ma che possono secernere ormoni responsabili di gravi sindromi o comprimere i nervi ottici tanto da causare deficit visivi. Sono relativamente comuni: rappresentano circa il 10% di tutte le neoplasie intracraniche rimosse chirurgicamente e la terza forma di tumore più comune del sistema nervoso centrale – spiega Roberto Trevisan, direttore dell’Unità Malattie endocrine – diabetologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Frequenti sono anche le cosiddette Cisti della tasca di Ratke, un residuo embrionale che può riempirsi di fluido causando disturbi visivi e ormonali. Più rari invece i craniofaringiomi, che interessano soprattutto i bambini dando disturbi della vista e squilibri ormonali”.

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Medicina: Acromegalia e gigantismo

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

milanodavedereMilano, martedì 1 luglio 2015, ore 10,30 Sala del Camino del Circolo della Stampa Corso Venezia, 48. Crescono le speranze per affrontare l’acromegalia ed il gigantismo, patologie rare che fino a qualche tempo fa potevano essere trattate esclusivamente con l’asportazione dell’adenoma dell’ipofisi (una piccola ghiandola all’interno del cranio) che dà origine agli scompensi ormonali che le caratterizzano. Aumentano anche le informazioni sul ruolo della vitamina D per la salute delle nostre ossa. Ed un’altra buona notizia: solo in pochissimi casi, il nodulo tiroideo diagnosticato come benigno, può trasformarsi in maligno.
Temi che saranno argomento di confronto tra gli esperti riuniti il 3 luglio 2015 nell’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Brescia in occasione del 4° Congresso “Clinical Update in Endocrinologia e Metabolismo” promosso sotto l’egida scientifica della SIE, la Società italiana di Endocrinologia. Un’anteprima delle novità terapeutiche e delle nuove strategie di cura verrà presentata in conferenza stampa. Inbtervengono:Andrea Giustina, direttore Cattedra di Endocrinologia Università degli Studi di Brescia, Presidente del Congresso Sergio Pecorelli, presidente di AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco e Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Brescia. Modera: Anna Della Moretta, giornalista scientifico.

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