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Posts Tagged ‘ipotiroidismo’

Ipotiroidismo: meno esami di controllo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

tiroide5Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento della formualzioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.“Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra, spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio. Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide. Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori. Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni toroidei”.“Secondo il Rapporto Health Search di SIMG, aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale”.

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Position Statement AME sulla terapia sostitutiva dell’Ipotiroidismo Primitivo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2017

ipotiroidismoÈ stato presentato in anteprima a Roma, nel corso del XV Congresso Nazionale AME (Associazione Medici Endocrinologi), un Position Statement della società scientifica relativo alla terapia sostitutiva dell’ipotiroidismo primitivo, sotto la veste di una breve guida per la pratica clinica. Abbiamo chiesto di delineare i punti-chiave del documento al suo primo autore, il prof. Rinaldo Guglielmi, Past-President AME.
Nonostante la presenza di svariate Linee Guida di buona fattura sull’ipotiroidismo, pubblicate negli ultimi 5 anni da parte dell’AACE (American Association of Clinical Endocrinologists) e dell’ETA (European Thyroid Association) nel 2012 e dell’ATA (American Thyroid Association) nel 2014, l’AME ha deciso di pubblicare un breve statement, in collaborazione con l’Italian AACE Chapter, con il fine di fornire ai propri soci uno strumento clinico aggiornato, agile e pertanto di estrema utilità nella vita pratica di tutti i giorni. Le Linee Guida troppo ponderose come per esempio quelle dell’ATA, che ha prodotto un documento puntuale di 80 pagine con circa 700 riferimenti bibliografici e tecnicamente ineccepibile, sono difficili da consultare e quindi di ridotta utilità pratica. Lo statement dell’AME conferma il ruolo centrale del TSH nel monitoraggio della terapia sostitutiva ma specifica i differenti intervalli di riferimento sulla base dell’età del paziente: per i soggetti giovani è consigliato un intervallo del TSH tra 0.6 e 3.0 mIU/L mentre per i soggetti più anziani sembra più appropriato un intervallo più alto (4.5-5.5 mIU/L). Viene ribadito che il farmaco di scelta è la levotiroxina (LT4) sintetica in monoterapia. Il pannello degli esperti ha sottolineato come le formulazioni estrattive o le sostanze considerate supplementazioni dietetiche, sostanze simpaticomimetiche e, in alcuni casi, ormoni tiroidei non titolati, non hanno alcun ruolo nella terapia dell’ipotiroidismo. La dose iniziale di LT4 consigliata dipende dall’età e dalle comorbidità: nei soggetti giovani può essere iniziata la dose piena (1.6 µg/kg di peso corporeo/die ricordando che nei soggetti obesi tale dose sovrastima il fabbisogno reale in proporzione all’eccesso ponderale), mentre con l’avanzare dell’età deve essere posta più cautela nella dose inziale del farmaco. Altrettanta attenzione deve essere dedicata ai soggetti con comorbilità cardiovascolari e soprattutto in quelli con rischio di aritmie (cominciare con una dose di 25-50 µg/die di LT4 e incrementare progressivamente fino al raggiungimento dei target terapeutici).Il pannello degli esperti ritiene tutte le formulazioni di LT4 disponibili (compresse, liquide, soft-gel e generiche) utilizzabili al momento di iniziare la terapia. È opportuna la modifica della dose sostitutiva in relazione al valore del TSH desiderato, ma in caso di TSH instabile è consigliabile passare alle formulazioni che hanno dimostrato un migliore assorbimento (formulazione liquide e/o soft-gel). L’assunzione della terapia prevede il digiuno ma la distanza dal pasto è in relazione alle caratteristiche della formulazione, essendo la formulazione liquida quella che necessita del più breve periodo di distanza con la colazione e che può essere assunta con il caffè o una spremuta. È stata presa in considerazione anche la somministrazione bed time del farmaco ma solo dopo almeno tre ore di digiuno. Grande attenzione va fatta a tutte le condizioni che possono creare interferenza nell’assorbimento della LT4 e sono riportate tutte le condizioni cliniche e i farmaci in grado di interferire con l’assorbimento della LT4.Infine una particolare attenzione è data a quei pazienti che, pur presentando analisi biochimiche apparentemente adeguate, presentano ancora sintomi correlabili con ipotiroidismo. Pur essendo i sintomi della malattia molto aspecifici e quindi possibili spie di numerose altre situazioni cliniche potenzialmente confondenti, in tali pazienti può essere giustificata l’aggiunta di una piccola dose di LT3 alla dose di LT4 con un rapporto LT4/LT3 tra i 10 ed i 20:1. Questa aggiunta, in molte occasioni, consente un miglioramento dello stato clinico del paziente. La precauzione è quella di evitare sovradosaggi di LT3 e soprattutto il suo uso in soggetti molto anziani, cardiopatici o donne in gravidanza. In sintesi potremmo concludere con James V. Hennessey che, nel benevolo editoriale dedicato allo statement dell’AME, dichiara che quest’ultimo conferma l’evoluzione della terapia dell’ipotiroidismo. Hennessey, infatti, ricorda che, nonostante l’apparente semplicità della terapia, negli ultimi anni sono comparsi numerosi lavori che meglio hanno definito i meccanismi fisiopatologici della malattia e della sua terapia e pertanto “the replacement therapy is a work in progress”. (fonte: doctor33) (foto: ipotiroidismo)

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Ipotiroidismo, nuove linee guida sulla gestione firmate Ame & Aace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

Human Thyroid Gland Illustration. 3D renderSono state pubblicate su “Endocrine Practice” le nuove linee di consenso per il trattamento dell’ipotiroidismo, stilate dall’Associazione Medici Endocrinologi (Ame) congiuntamente all’American Association of Clinical Endocrinologists Aace. L’ipotiroidismo interessa in prevalenza il genere femminile e colpisce circa 5 milioni di italiani. Non è una patologia grave ma influisce sulla qualità di vita, dato che il paziente per tutta la vita deve assumere ormone tiroideo. Se la tiroide è disfunzionante o è stata rimossa chirurgicamente si hanno ripercussioni su tutto l’organismo, ricorda Enrico Papini, Direttore Uoc Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale. «Le linee guida e i documenti di consenso hanno un compito arduo: stabilire cosa è corretto per tutti considerando le tante variabili ed eccezioni che la pratica clinica presenta per arrivare alla medicina personalizzata per ogni paziente. Quando però lo strumento farmacologico è rappresentato da una sola molecola, la levotiroxina, il più importante ormone della tiroide prodotto per sintesi, occorre prestare la massima attenzione a tutte le condizioni che possono interferire con la terapia» sottolinea Rinaldo Guglielmi, Past President Ame. «Queste linee di indirizzo personalizzano il trattamento non solo secondo parametri fisici, come peso ed età, ma ribadiscono che nella scelta della terapia non deve essere considerato solo il raggiungimento dell’equilibrio ormonale ma anche il benessere del paziente e i fattori che possono influenzare l’aderenza alla terapia» Tale benessere, rileva, può corrispondere con la semplicità della forma farmaceutica: meno eccipienti, minori possibilità di effetti collaterali. «Nei casi in cui la terapia sostitutiva presenti difficoltà nel raggiungere obiettivi ottimali o quando si ha particolare instabilità dei valori ormonali» spiega Franco Grimaldi, Presidente dell’Aace Italian Chapter «la raccomandazione è di non procedere solo alla modifica ripetuta del dosaggio giornaliero ma di considerare anche il trattamento con una differente formulazione, come quella liquida o in capsule molli, che sono in grado di accrescere la non facile aderenza alla terapia. Queste formulazioni vanno considerate anche nei soggetti a rischio di alterato assorbimento della compressa per condizioni di malassorbimento gastrointestinale, quali la celiachia, l’assunzione di farmaci interferenti di uso comune e nelle non poche persone che non riescono a rispettare i tempi di attesa prima della colazione. La formulazione liquida, per esempio, ha dimostrato di poter essere assunta in prossimità del primo pasto della giornata, contrariamente alle compresse che devono essere assunte da 30 a 60 minuti prima». «Nella pratica clinica, ci troviamo a trattare pazienti che, pur avendo raggiunto valori ormonali normali di Tsh, continuano a presentare sintomi di ipotiroidismo. In questi casi, soprattutto per le persone che hanno subito l’asportazione della ghiandola, viene preso in considerazione l’uso di una terapia sostitutiva con la combinazione dei due ormoni tiroidei, per supplire alla mancanza endogena di T3» aggiunge Papini. «Questa opzione riguarda una minoranza dei pazienti e non dovrebbe essere intrapresa come modalità iniziale di trattamento, tuttavia l’associazione T3-T4 può migliorare lo stato di benessere in un numero non trascurabile di persone ipotiroidee. Va sottolineata la necessità di evitare l’utilizzo indiscriminato della T3, escludendo in particolare i pazienti fragili o con problemi cardiovascolari e, tassativamente, le donne in gravidanza o che si preparino al concepimento». Le linee guida indicano, dopo ogni modifica terapeutica, di eseguire il controllo del Tsh ematico dopo 4 settimane (se non vi sono motivi specifici per ripeterlo più frequentemente). Utile, il giorno degli esami del sangue, assumere la levotiroxina dopo il prelievo e non prima. (fonte: doctor33) (foto: ipotiroidismo)

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Nuove linee di consenso per il trattamento dell’ipotiroidismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

tiroide-come-funzionaL’ipotiroidismo colpisce prevalentemente il genere femminile ed è una delle malattie endocrinologiche più comuni colpendo circa 5 milioni di italiani. Una patologia non grave ma con cui fare i conti ogni giorno, ricordando per tutta la vita l’assunzione dell’ormone tiroideo con le limitazioni previste dal trattamento tradizionale e le difficoltà che possono intervenire nel corso degli anni.“Una tiroide che non funziona a dovere o che è stata rimossa chirurgicamente, spiega Enrico Papini, Direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale, ha ripercussioni su tutto l’organismo. Infatti, dal buon funzionamento di questa ghiandola dipendono il controllo del metabolismo e le principali funzioni dell’organismo quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, il peso, la forza muscolare, il benessere della cute e dei capelli e tante altre ancora. In ugual modo, se la terapia non è adeguata, si può avere un insidioso peggioramento della qualità della vita”.“Le linee guida e i documenti di consenso hanno un compito arduo: stabilire cosa è corretto per tutti considerando le tante variabili ed eccezioni che la pratica clinica presenta per arrivare a quella medicina personalizzata che ogni paziente chiede. Quando però lo strumento farmacologico è rappresentato da una sola molecola, la levotiroxina, il più importante ormone della tiroide prodotto per sintesi, deve essere prestata la massima attenzione a tutte le condizioni che possono interferire con la terapia, continua Rinaldo Guglielmi, Past President tiroide5AME, Associazione Medici Endocrinologi. Queste linee di indirizzo personalizzano il trattamento non solo secondo parametri fisici, come peso ed età, ma ribadiscono che la gestione della malattia deve essere in accordo anche con lo stile di vita e le preferenze del paziente. Infatti, nella scelta della terapia non deve essere considerato solo il raggiungimento dell’equilibrio ormonale ma anche il benessere del paziente e i fattori che possono influenzare l’aderenza alla terapia. Un benessere che può corrispondere con la semplicità della forma farmaceutica: meno eccipienti meno possibili effetti collaterali”.“Nei casi in cui la terapia sostitutiva presenti delle difficoltà nel raggiungere obiettivi ottimali o quando si ha particolare instabilità dei valori ormonali, spiega Franco Grimaldi Presidente dell’AACE Italian Chapter, la raccomandazione è di non procedere solo alla modifica ripetuta del dosaggio giornaliero ma di considerare anche il trattamento con una differente formulazione, come la formulazione liquida o le capsule molli, che sono in grado di accrescere la non facile aderenza alla terapia. Queste formulazioni devono essere considerate anche nei soggetti a rischio di alterato assorbimento della compressa per condizioni di malassorbimento gastrointestinale, quali la celiachia, l’assunzione di farmaci interferenti di uso comune e nelle non poche persone che non riescono a rispettare i tempi di attesa prima della colazione. Infatti, la formulazione liquida, ad esempio, ha dimostrato scientificamente di poter essere assunta in prossimità del primo pasto della giornata, contrariamente alle compresse che devono essere assunte da 30 a 60 minuti prima. tiroide-ecografiaRicordiamo, inoltre, che le nuove formulazioni possono essere anche assunte dagli intolleranti al lattosio, al contrario delle compresse che contengono questo zucchero, conclude l’esperto”.“Nella pratica clinica, ci troviamo a trattare pazienti che, pur avendo raggiunto valori ormonali normali di TSH, continuano a presentare sintomi di ipotiroidismo. In questi casi, soprattutto per le persone che hanno subito l’asportazione della ghiandola, viene preso in considerazione l’utilizzo di una terapia sostitutiva con la combinazione dei due ormoni tiroidei, per supplire alla mancanza endogena di T3, conclude Enrico Papini. È ovviamente necessario escludere, prima di iniziare la terapia combinata, che la condizione di malessere sia riconducibile a problematiche psicologiche o ad altre patologie non conosciute. Questa opzione riguarda una minoranza dei pazienti e non dovrebbe essere intrapresa come modalità iniziale di trattamento, tuttavia l’associazione T3-T4 può migliorare lo stato di benessere in un numero non trascurabile di persone ipotiroidee. Deve essere sottolineata la necessità di evitare l’utilizzo indiscriminato della T3, escludendo in particolare i pazienti fragili o con problemi cardiovascolari e, tassativamente, le donne in gravidanza o che si preparino al concepimento”.Le linee guida indicano, dopo ogni modifica terapeutica, di eseguire il controllo del TSH ematico dopo 4 settimane (se non vi sono motivi specifici per ripeterlo più frequentemente). Utile, il giorno degli esami del sangue, assumere la levotiroxina dopo il prelievo e non prima. (foto: tiroide)

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Medicina: Ipotiroidismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

ospedale bresciaTre studi italiani possono cambiare le abitudini di 4 milioni di ipotiroidei che la mattina hanno un risveglio macchinoso, c’è chi addirittura mette la sveglia un’ora prima per assumere correttamente la levotiroxina, il farmaco di riferimento per l’ipotiroidismo.
“I risultati dello studio italiano TICO1 pubblicato recentemente su Thyroid, afferma Carlo Cappelli, Endocrinologo, responsabile Ambulatori della Tiroide-Endocrinologia-2° Medicina, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, ASST degli Spedali Civili di Brescia e firmatario della ricerca, dimostrano che la levotiroxina nella forma liquida può essere assunta contemporaneamente alla colazione, e messa anche direttamente nella spremuta, nel cappuccino o nel caffè2, non influenzando l’efficacia del farmaco. Un sostanziale superamento del problema dell’aderenza ad una terapia che prevede, con la tradizionale compressa, un’attesa di almeno 30 minuti tra l’assunzione della levotiroxina e la prima colazione. Questo studio clinico randomizzato, cross-over, condotto in doppio cieco e controllato con placebo ha arruolato 77 pazienti (64 donne e 13 uomini) ipotiroidei mai trattati farmacologicamente che hanno assunto per 6 settimane la soluzione liquida di levotiroxina o il placebo 30 minuti prima della colazione o al momento della colazione. Dopo il trattamento, i pazienti dei due gruppi hanno raggiunto uno stato eutiroideo e non è stata osservata alcuna differenza significativa per quanto riguarda le concentrazioni di TSH, FT4 e FT3, i parametri ematici di controllo della tiroide”.
“Un altro studio condotto dal mio team e pubblicato su Endocrine3, continua Efisio Puxeddu, Professore Associato, Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Perugia, conferma che la formulazione liquida di levotiroxina è in grado di superare le restrizioni di assunzione proprie della formulazione in compresse. È stata dimostrata la pari efficacia terapeutica, attraverso la misurazione della concentrazione di TSH, tra la somministrazione della levotiroxina liquida durante la colazione o 10 minuti prima di colazione”.
“L’annullamento dei tempi di attesa tra l’assunzione del farmaco e la prima colazione, dice Enrico Papini, Responsabile Scientifico AME, Associazione Medici Endocrinologi e Direttore UOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale, è un elemento veramente essenziale per migliorare l’aderenza del paziente alla terapia, dalla quale in molti casi dipende la risposta clinica. Uno studio appena concluso, condotto in tre centri di riferimento per la tiroide e i cui risultati verranno presentati al prossimo congresso dell’Endocrine Society, è stato eseguito su 101 pazienti ipotiroidei consecutivi con valori stabili di TSH in corso di terapia sostitutiva. Il passaggio dalla tradizionale terapia in compresse alla formulazione liquida al momento della colazione si è associato a un miglioramento della qualità di vita nella maggioranza (66%) dei casi, secondo quanto dichiarato dagli interessati, mentre i valori medi di TSH e i principali parametri metabolici non hanno mostrato modificazioni significative. Resta ovviamente confermata, nella pratica clinica, la necessità di un ricontrollo dopo un mese del profilo tiroideo in seguito al passaggio dall’una all’altra forma di terapia”.I risultati di questi studi, potrebbero mettere d’accordo endocrinologi e pazienti che, come rileva un’indagine DoxaPharma, che ha intervistato pazienti, medici di medicina generale e endocrinologi, mette in evidenza come l’elemento critico della terapia dell’ipotiroidismo sia proprio l’imposizione di quella pausa tra l’assunzione della levotiroxina e la colazione, che anticipa il risveglio e rallenta l’inizio della giornata. Infatti il 68% degli endocrinologi e il 43% dei medici di famiglia riceve segnalazioni da parte dei pazienti sull’insofferenza di questa modalità di assunzione.“Il grande interesse di questi dati è legato al fatto che circa il 10% della popolazione italiana soffre di una patologia della tiroide e oltre il 3% è in terapia con levotiroxina (LT4). L’ipotiroidismo, inoltre, colpisce il genere femminile nell’80% dei casi, con picchi elevati nel periodo post-menopausale, precisa Enrico Papini. La terapia con levotiroxina viene assunta quando la tiroide non produce in quantità sufficiente questa sostanza o quando la ghiandola è stata asportata. Purtroppo l’assorbimento dell’ormone sostitutivo, la levotiroxina, è stato finora molto sensibile a numerosi farmaci e condizioni cliniche, creando una serie di variabili che possono mettere in discussione il successo della terapia”.“La formulazione liquida della levotiroxina presenta ora diversi vantaggi, continua Puxeddu, infatti, la compressa può non essere facilmente assorbita e assimilata in alcune condizioni patologiche e non patologiche. L’assorbimento dell’ormone tiroideo, come detto, è legato a tante variabili come l’ingestione contemporanea di cibo, di caffè, di fibre o soia, la ridotta acidità gastrica, condizioni di malassorbimento, l’intolleranza al lattosio e assunzione di altri farmaci come inibitori di pompa protonica (PPI) e antiacidi4,5,6,7. In questi casi, fino ad ora, l’endocrinologo poteva solo aumentare la dose di levotiroxina per garantire il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico. Questo problema può essere risolto con la formulazione liquida che migliorando il profilo farmacocinetico dell’ormone, ne rende meno influenzabile e più stabile l’assorbimento, assicurandolo in tempi rapidi8,9”.“È ormai evidente che l’efficacia della cura delle patologie non dipende soltanto dall’appropriatezza prescrittiva, conclude Paola Polano, Presidente CAPE, Comitato Associazione Pazienti Endocrini, ma anche dal coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico, soprattutto in presenza di una patologia cronica come l’ipotiroidismo. La giusta interazione tra il medico e il paziente permette ai pazienti stessi di sentirsi parte attiva e consapevole del percorso terapeutico e ai medici di trovare la corretta collaborazione che consenta di adeguare la prescrizione alle esigenze del singolo paziente soprattutto con riferimento alla possibilità di scelta tra le diverse formulazioni di levotiroxina oggi disponibili che consentono di prescrivere al paziente una cura non solo adeguata ma anche giusta per il proprio stile di vita e che permettono di migliorare la qualità di vita del paziente fin dalle prime ore della giornata”.

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