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Psichiatria: I giovani studiano i giovani

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

L’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia è l’unico tra gli IRCCS ad avere riconoscimento specifico da parte del Ministero della Salute sul tema alle Malattie Psichiatriche e impegna numerosi giovani ricercatori. In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, è stato fatto il punto sulle ricerche che conducono sull’età evolutiva e l’adolescenza, una delle frontiere più importanti della psichiatria contemporanea.
Il Laboratorio di Psichiatria Biologica, coordinato da Annamaria Cattaneo, è impegnato in diversi progetti nazionali ed internazionali: un progetto di Ricerca Finalizzata Estero, finanziata dal Ministero della Salute, (finanziamento totale di 448.400€) in cui pazienti depressi che non rispondono al loro trattamento farmacologico e che presentano elevati livelli di infiammazione verranno trattati con farmaci anti-infiammatori in aggiunta alla loro terapia antidepressiva; un progetto Europeo H2020 (finanziamento totale di 412.000€) dove pazienti con disturbo bipolare verranno seguiti durante il trattamento con il Litio per identificare marcatori in grado di predire la risposta al trattamento.
La ricerca presso l’IRCCS sta avanzando per intercettare sempre più precocemente bisogni di cura oltre che per favorire azioni di prevenzione. Proprio in quest’ottica Laura Pedrini dell’Unità di ricerca Psichiatria ha recentemente vinto un bando del Ministero della Salute presentando un progetto focalizzato sulla disregolazione emotiva negli adolescenti (finanziamento totale di 425.000€). Durante il convegno ha presentato una relazione sui risultati preliminari di uno studio condotto in un campione di studenti di alcuni istituti scolastici della città di Brescia. I dati presentati permettono di comprendere il fenomeno della disregolazione emotiva che si caratterizza principalmente la manifestazione di comportamenti impulsivi, difficoltà nella gestione delle emozioni, autolesionismo, e comporta difficoltà a perseguire obiettivi oltre che difficoltà nelle relazioni interpersonali. Questo tema è di particolare rilievo in quanto la disregolazione emotiva è uno dei fattori chiave implicati nello sviluppo e nel mantenimento di vari disturbi mentali, tra i quali in primis il Disturbo Borderline di Personalità. Il progetto si inserisce nel filone delle attività del gruppo di lavoro coordinato da Roberta Rossi, psicologa-psicoterapeuta che da tempo si occupa di progetti di ricerca e percorsi clinici per il trattamento di persone con Disturbo Borderline di Personalità. Il progetto approvato dal Ministero della Salute coinvolgerà diversi istituti scolastici e permetterà di svolgere attività di prevenzione attraverso un percorso di addestramento all’utilizzo di strategie di regolazione emotiva che verrà condotto direttamente all’interno del contesto scolastico.
Un altro tema centrale riguarda la valutazione dell’efficacia oltre che la diffusione dei trattamenti evidence-based per i pazienti con disturbi mentali. Il progetto presentato da Valentina Candini dell’U.O. di Psichiatria Epidemiologica e Valutativa (responsabile Dott. Giovanni De Girolamo) si è focalizzato sul trattamento del Disturbo Bipolare e ha permesso, in questi 10 anni di attivazione, di coinvolgere oltre 400 pazienti e 200 familiari afferenti ai servizi di Salute Mentale dei DSM di Brescia e Desenzano, offrendogli un trattamento evidence-based, quale la psicoeducazione strutturata secondo il modello di Colom e Vieta all’interno di un setting ambulatoriale di routine. L’approccio integrato infatti, ovvero la terapia farmacologica combinata al supporto psicologico, è quello prescritto da tutte le linee guida nazionali ed internazionali, alla luce di dati di efficacia presenti ormai da diversi anni nel panorama scientifico. Solo attraverso tale approccio integrato, il paziente può beneficiare al massimo di un percorso di trattamento efficace, che gli permette di stabilizzare l’umore migliorando il decorso del disturbo, attraverso l’azione della terapia farmacologica, ma anche attraverso la comprensione, l’accettazione e la gestione ottimale del proprio disturbo, limitando i fattori di rischio e potenziando quelli protettivi. Il progetto è stato reso possibile attraverso un finanziamento di Regione Lombardia, all’interno dei Programmi Innovativi per la Salute Mentale (128.880 euro annui).

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L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ottiene il riconoscimento di IRCCS

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (in provincia di Verona) ha appena ottenuto dal Ministero della Salute il riconoscimento di IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) nella disciplina “malattie infettive e tropicali”.
È il secondo ospedale in Italia ad ottenere il riconoscimento per questa disciplina, dopo lo Spallanzani di Roma. Alla guida del Dipartimento di malattie infettive e tropicali è Zeno Bisoffi, professore associato all’Università di Verona, già presidente della Società italiana di Medicina tropicale e della Federazione delle società europee di medicina tropicale e Salute internazionale.
L’Ospedale di Negrar si riconferma così punto di riferimento, fra l’altro, nello studio sulla malaria e i virus trasmessi da zanzare, problema quest’ultimo che si ripropone come ogni anno in questi mesi e “sul quale il nostro centro è attivo da oltre una decina d’anni”, spiega il professor Bisoffi. “La nostra Unità Operativa, assieme allo Zooprofilattico delle Venezie e all’Istituto di Microbiologia dell’Università di Padova, ha collaborato con la Regione del Veneto per creare un modello di riferimento di sorveglianza integrata, monitoraggio e controllo delle infezioni da virus trasmessi dalle zanzare come Dengue, Chikungunya e West Nile, cause ormai ben note di febbre durante la stagione calda”.
Le patologie trasmesse dalla zanzara tigre e dalla zanzara Culex, come febbri emorragiche e malattie neuro-invasive, oltre che la diffusione di questi insetti endemici alcuni da molti anni in varie zone d’Italia, sono costantemente monitorate e l’Unità Operativa del Sacro Cuore è coordinatore scientifico del progetto di sorveglianza epidemiologica delle “febbri estive” per il quale il Veneto è regione pilota. “Vale la pena sottolineare che il problema è assolutamente sotto controllo ed eventuali eccessivi allarmi non sono assolutamente giustificati” rassicura il Prof. Bisoffi che spiega: “Dal 2010 alcune centinaia di persone con febbre durante la stagione estiva sono state sottoposte a test, il che ha permesso di identificare tempestivamente i casi positivi e effettuare le conseguenti misure di controllo degli insetti vettori quando necessario” con azioni di disinfestazione.L’Unità Operativa di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar raccoglie probabilmente la più ampia casistica nazionale nell’ambito delle malattie tropicali e parassitarie. Oltre alla malaria e alle infezioni trasmesse da zanzare, altre principali aree di ricerca e di cura sono la co-morbilità in malattie infettive e la strongiloidosi, patologia parassitaria riemergente e presente anche in Italia sebbene spesso misconosciuta: è causata dal nematode Strongyloides stercoralis, i pazienti sono in gran parte persone anziane che si sono infettate, magari in gioventù o da bambini, camminando in campagna a piedi scalzi, o toccando con le mani terriccio contaminato. Il sintomo più frequente è un prurito generalizzato e molto intenso, ma possono esserci anche lesioni varie sulla pelle (da grattamento e non), dolori addominali ricorrenti e a volte crisi asmatiche. La malattia può diventare rapidamente grave e mortale in caso di immunodepressione, ad esempio in soggetti trattati con cortisone o con farmaci anti-rigetto nel caso di trapianto. Le ricerche coordinate dall’équipe di Negrar hanno permesso di evidenziare la probabile presenza di migliaia di soggetti anziani portatori (quasi sempre del tutto ignari) dell’infezione nelle sole regioni dell’Italia del Nord.
Altro settore di ricerca e cura sono altre cosiddette Neglected Tropical Diseases, cioè, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie tropicali dimenticate perché a lungo trascurate dalla ricerca e dalla sanità pubblica. Colpiscono soprattutto soggetti provenienti da Paesi a basso reddito, della fascia tropicale-subtropicale, ma non solo, come ad esempio la malattia di Chagas, una parassitosi che interessa soprattutto la popolazione di origine sudamericana, o la schistosomiasi, infezione causata da parassiti trematodi diffusa in molte aree tropicali, che in fase acuta può colpire anche il viaggiatore che ha fatto incautamente bagni in acqua dolce in Paesi endemici.
Nessuna di queste malattie è direttamente contagiosa, ma ciascuna può rappresentare un problema clinico potenzialmente molto grave quando non mortale per le persone che, il più delle volte inconsapevolmente, ne sono affette.

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Tumore del pancreas

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2015

pancreas1Si apre una nuova era per i pazienti colpiti da tumore del pancreas, una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole. La combinazione nab-paclitaxel e gemcitabina, alla base dello studio MPACT, sta evidenziando risultati molto positivi che aprono nuovi filoni di ricerca. È quanto emerge dal 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si chiude domani a Chicago con la partecipazione di oltre 25.000 specialisti provenienti da tutto il mondo. “Il tumore del pancreas nel 2014 ha colpito 12.700 italiani – afferma il prof. Michele Reni, dell’Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano -. Fino a poco tempo era una patologia orfana e gli oncologi avevano a disposizione pochi farmaci. La ricerca ha portato alla scoperta di nuove molecole che attualmente sono in fase di studio. Ad esempio demcizumab e pegph20 costituiscono terapie innovative e molto promettenti che si basano su meccanismi d’azione originali. La combinazione nab-paclitaxel e gemcitabina ha un profilo di tossicità molto basso, si tratta di un valore aggiunto fondamentale perché può essere utilizzata in associazione con questi farmaci biologici.” A Chicago è stato presentato un nuovo lavoro proprio su peghp20 in combinazione con nab-paclitaxel e gemcitabina che ha dimostrato come, in presenza di un marcatore biologico, il tasso di risposta, il tempo libero da progressione e la sopravvivenza migliorino. “Inoltre lo studio MPACT – conclude il prof. Reni – ha catalizzato l’entusiasmo dei ricercatori anche in altri stadi della malattia. Lo studio APACT, che impiega lo stesso schema dopo l’intervento chirurgico, ha quasi raggiunto la metà del numero di pazienti arruolati in poco più di un anno. L’Italia è stata capofila per il maggior numero di malati arruolati. Un segno che conferma la validità della ricerca in campo oncologico nel nostro Paese”.

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