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La Brexit e la questione del confine irlandese

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Roma Martedì 9 aprile, alle ore 18.30, presso l’Aula magna Regina della John Cabot University, via della Lungara 233, Trastevere conferenza-dibattito sulla Brexit e la questione del confine irlandese fra i maggiori atenei americani d’Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dall’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
L’incontro si aprirà con la conferenza della professoressa Tara Keenan, a cui seguirà un pubblico confronto a cui parteciperanno diplomatici, studiosi di politica estera, esperti della materia e ricercatori.«Nel caso molto probabile in cui la frontiera fra le due Irlande diventasse più rigida a seguito della Brexit, esiste il rischio concreto di una ripresa della violenza e anche del terrorismo, a distanza di 21 anni dagli accordi del Venerdì Santo», ha dichiarato il professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici della JCU.

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Rian Johnson spiega perché l’Irlanda è stata il luogo ideale per le riprese di Star Wars: Gli Ultimi Jedi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

il risvegllio della forzastar-wars1DUBLINO/PRNewswire/Sin dall’uscita di Star Wars: Gli Ultimi Jedi, l’emozionante scenario costiero della Wild Atlantic Way in Irlanda, dove è stato girato l’ultimo episodio della saga per ambientare in particolare il pianeta di Ahch-To, ha entusiasmato il pubblico.Per vedere la multimedia news release clicca qui: https://www.multivu.com/players/uk/8241051-ireland-location-star-wars-the-last-jedi/
In un nuovissimo video del back-stage che viene lanciato oggi, Mark Hamill elogia la bellezza dell’Irlanda: “È come essere in un mondo di fiabe … non puoi credere ai tuoi occhi”.Rian Johnson, il star-warsregista de Gli Ultimi Jedi, ricorda: “Gran parte del film è ambientato sull’isola di Luke, cioè Skellig Michael, una minuscola isola disabitata”.Le riprese di Star Wars: Gli Ultimi Jedi realizzate su Skellig Michael si sono svolte in soli due giorni nel 2015 prima di trasferirsi sulla terraferma. Rian spiega: “Essendo un sito patrimonio dell’UNESCO e una riserva ornitologica, avevamo solo due giorni per girare, quindi abbiamo filmato la maggior parte delle scene ambientate sull’isola lungo la costa sud occidentale d’Irlanda, perché tutta la zona offre location naturali simili alle Skellig”.Per continuare le riprese in Irlanda, l’equipaggio è tornato nel 2016 e ha costruito sulla terraferma delle repliche dei rifugi monastici ad “alveare” che risalgono al VI secolo tipici di Skellig Michael. I location scout sono stati così entusiasti della Wild Atlantic Way in Irlanda, che i luoghi chiave nelle contee di Cork, Kerry, Clare e Donegal sono stati accuratamente scelti per rappresentare il pianeta Ahch-to in Star Wars: Gli Ultimi Jedi.La famosa saga, dal 1977, ha viaggiato attraverso molte galassie. Il viaggio irlandese di Star Wars è iniziato nel 2014 a Portmagee, nella Contea di Kerry, ha attraversato gli oltre 2.000 km della Wild Atlantic Way, dalle isole sud-occidentali di Skellig, fino al punto più settentrionale dell’Irlanda, Malin Head.Descrivendo l’Irlanda, Rian ha detto: “È un luogo bellissimo e sono molto fortunato a poterlo includere nel film”.

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The Fureys: per la prima volta in Italia la storica band irlandese

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

The FureysRoma Giovedì 7 dicembre 2017 (Ore 22) Scholars Lounge – Via del Plebiscito, 101b. I Fureys sono una delle leggende della musica irlandese e arrivano per la prima volta in Italia. La formazione, che propone canzoni folk irlandesi, con riferimenti alla musica tradizionale irlandese, si esibirà in esclusiva a Roma in un imperdibile concerti in programma giovedì 7 dicembre, alle ore 22, a Roma, allo Scholars Lounge (Via del Plebiscito, 101b), l’unico vero pub irlandese di Roma, che proprio di recente è stato insignito del riconoscimento come miglior pub irlandese al mondo agli Irish Pubs Global Awards, gli oscar dei pub irlandesi. Il gruppo era formato inizialmente da quattro fratelli cresciuti a Ballyfermot, Dublino: Eddie, Finbar, Paul e George Furey. Prima che si formasse la band, però, due dei fratelli giravano in “duo”, conosciuti semplicemente con i loro nomi, Eddie e Finbar Furey. Per un certo periodo nel 1969-1970, il duo si esibì con i The Clancy Brothers , gruppo musicale folk di origine irlandese molto popolare negli Stati Uniti in quegli anni; da questa collaborazione artistica nacquero due album e il secondo contiene due canzoni composte dai fratelli Fureys: “Flowers in the Valley” e “Jennifer Gentle”.Nel frattempo, il fratello Paul Furey, insieme a Davey Arthur e Brendan Leeson, aveva formato una band chiamata The Buskers. Il Gruppo The Fureys si è formato praticamente per caso: George, Paul e Davey stavano suonando in Danimarca con la propria band, i Buskers, quando appresero che Eddie e Finbar, mentre erano in Germania, erano stati convolti in un incidente; a quel punto George e Paul raggiunsero immediatamente i fratelli in Germania. Il ricongiungimento fu l’occasione per decidere di suonare tutti insieme, e da qui ha avuto inizio l’attività dei Fureys.Nel corso degli anni ci sono stati dei cambiamenti: Finbar lasciò la band nel dicembre del 1996 per intraprendere la carriera solista; il fratello Paul morì improvvisamente nel giugno 2002; Davey ha avuto un problema di salute nel marzo 2014 ed è ancora in fase di ripresa. Tuttavia George e Eddie hanno continuato ad andare in tour e pubblicheranno un nuovo CD per celebrare il loro 40 ° anniversario nel 2018.
I FUREYS hanno girato il mondo per 39 anni ed hanno avuto la possibilità di esibirsi davanti ad un pubblico degno di nota come l’ex premier australiano John Howard, l’ex presidente irlandese Mary McAleese e il papa Giovanni Paolo II, mentre Tony Blair ha dichiarato pubblicamente che la sua canzone preferita di tutti i tempi è “The Green Fields of France” dei Fureys che in Irlanda è rimasta in vetta alla classifica per ventiquattro settimane. Nel 1981 i Fureys pubblicarono il loro singolo di successo “When You Were Sweet Sixteen”, che è diventata una hit mondiale, raggiungendo la posizione n. 14 nella classifica dei singoli nel Regno Unito, la prima posizione in Irlanda e la posizione n. 9 in Australia.
Tra i loro successi “The Old Man”, “Red Rose Café”, “Her Father Didn’t Like Me Anyway”, “Leaving Nancy”, “Steal Away” e “Gallipoli”.Il più grande dei fratelli, Eddie Furey, se ne andò di casa nel 1966 ed è stato in Scozia nel momento della grande rinascita popolare e lì ha incontrato e condiviso alloggi a Edimburgo con cantanti popolari e famosi come Billy Connolly, Gerry Rafferty, Tam Harvey e Alex Campbell. Nel 1973 si trasferì in Europa continentale dove viaggiò per un certo numero di anni, riscuotendo un certo successo, soprattutto in Germania. Dave Stewart degli Eurythmics ha imparato da Eddie i primi accordi di chitarra quando si sono incontrati nel Nord Est dell’Inghilterra, mentre Dave era ancora un adolescente.Un’altra esclusiva per lo Scholars Lounge, che in questi anni ha proposto le migliori band di musica irlandese e non solo, portando in Italia artisti in esclusiva, come i Wolfe Tones, protagonisti nel 2015 di due memorabili e affollati concerti.
I biglietti per il concerto dei Fureys (in vendita la prezzo di 25 euro) possono essere acquistati presso lo Scholars Lounge di Roma, in Via del Plebiscito, 101/b, tutti i giorni, a partire dalle ore 17 (foto: The Fureys)

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Ampio consenso per la decisione della Commissione sull’accordo fiscale irlandese con Apple

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

appleIl commissario alla concorrenza Margrethe Vestager ha ricevuto un ampio sostegno dai deputati, durante la discussione di mercoledì pomeriggio, per la decisione in base alla quale i benefici fiscali concessi dall’Irlanda alla Apple – che le hanno consentito di pagare meno tasse rispetto alle altre imprese nel corso di molti anni – sono illegali poiché rappresentano un aiuto di Stato.
Alcuni deputati hanno criticato l’intenzione di Apple e dell’Irlanda di “appellarsi contro la decisione che stabilisce che l’Irlanda deve recuperare 13 miliardi di euro in tasse non pagate e interessi”. Vestager pur riconoscendo loro il diritto di ricorso, ha ribadito che la Commissione ha “preso una forte decisione che difenderemo in tribunale”.Vestager ha chiesto maggiore trasparenza sui dati di base delle imprese multinazionali. Tali informazioni dovrebbero diventare pubbliche, ha detto, riferendosi alla recente proposta della Commissione per la segnalazione pubblica, paese per paese, del numero degli occupati, dei profitti realizzati e delle imposte versate.La Commissione ha calcolato che il trattamento selettivo da parte delle autorità fiscali irlandesi ha permesso ad Apple di pagare un tasso di imposta sulle società effettivo dell’1% sugli utili europei nel 2003, scendendo allo 0,005 per cento nel 2014. Ciò è illegale secondo le norme UE sugli aiuti di Stato, poiché fornisce ad Apple un vantaggio significativo rispetto ad altre imprese che sono soggette alle stesse norme fiscali nazionali.La Commissione ha deciso che l’Irlanda deve ora recuperare le tasse non pagate da Apple in Irlanda dal 2003 al 2014, per un di 13 miliardi di euro, oltre agli interessi. L’Irlanda ha criticato questa decisione.La commissione speciale del Parlamento sulle decisioni in materia fiscale, istituita in risposta alle rivelazioni “LuxLeaks” nel novembre 2014, ha consegnato un elenco esaustivo di raccomandazioni per rendere la tassazione delle imprese in Europa più equa e trasparente.

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Apple e i suoi benefici fiscali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

appleSecondo la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager l’Irlanda avrebbe garantito alla Apple la cifra record di 13mld di euro di benefici fiscali illegali secondo le regole Ue sugli aiuti di Stato e ora deve recuperarli.
“E’ assurdo che a beneficiare di questa decisione Ue sia l’Irlanda stessa e non gli altri paesi Ue che sono stati danneggiati dal trattamento fiscale di favore applicato da Dublino alla Apple. Tanto più se questo Paese, come annunciato dal ministro delle Finanze Michael Noonan, invece di essere contento di incassare 13 miliardi, presenta addirittura appello contro questa decisione dinanzi alla Corte europea. Siamo al paradosso!” commenta Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Per questo il Governo italiano ha ora il dovere, nonché l’imperativo morale, come suggerito dalla stessa Vestager, di recuperare le tasse sui prodotti venduti in Italia, chiedendo i dati raccolti durante l’inchiesta Ue” conclude Dona.

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Processo di pace in Irlanda del Nord: i deputati sollecitano la ripresa del dialogo tra tutte le parti

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 novembre 2014

parlamento europeoIn una risoluzione il Parlamento europeo ha chiesto a tutte le parti in causa di riavviare il processo di pace in Irlanda del Nord. I deputati hanno sottolineato la necessità di combattere il problema della disoccupazione e quello dei bassi salari, in modo tale da fermare le azioni criminali e violente che minano il processo di pace. I colloqui si erano interrotti nel dicembre 2013 a causa di alcune discussioni su temi come la spesa sociale, bandiere ed emblemi e manifestazioni.Il testo, approvato per alzata di mano, esorta tutte le parti a partecipare ai colloqui avviati lo scorso 16 ottobre per risolvere le questioni ancora in sospeso, in modo da sostenere il funzionamento e la stabilità della istituzioni democratiche nord irlandesi.
Si esorta, inoltre, a impegnarsi per una soluzione duratura del conflitto e a dare piena attuazione all’Accordo del Venerdì Santo del 1998 che riguarda il sistema di governo dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, le sue relazioni con la Repubblica d’Irlanda e le relazione della Repubblica con la Gran Bretagna.
Per consolidare il processo di pace, i deputati hanno ribadito la necessità di migliorare le relazioni tra le comunità e di promuovere lo sviluppo economico e sociale. Hanno quindi osservato che il programma EU PEACE, che sta fornendo 150 milioni di euro per affrontare questioni prioritarie in Irlanda del Nord e nella regione di confine, debba essere di aiuto per tutti, nord e sud.Infine, la risoluzione ha accolto con favore la nomina del senatore americano Gary Hart da parte del Segretario di Stato del Presidente Obama, John Kerry, come inviato personale ai colloqui e sottolinea la volontà del Parlamento a offrire qualsiasi supporto alle parti nel processo di pace.

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L’Europa alla prova della crisi dell’Irlanda

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

In questi giorni molti si chiedono cosa stia realmente succedendo all’Europa e se siano fondati gli allarmi lanciati prima dal Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy o dalla Cancelliera Angela Merkel, sulla serietà della situazione e rischi per l’euro, e per l’intera costruzione comunitaria. Alcuni analisti evidenziano tentennamenti e mancanza di volontà unitaria con relativa incapacità della classe politica europea di risposte tempestive che diventano concause degli attacchi agli anelli deboli dell’euro. Ci si domanda se i soldi mobilizzati all’UE basteranno per salvare tutti i Paesi a rischio. Cosa è successo in così poco tempo per rendere la prima potenza economica e commerciale del mondo così vulnerabile ed esposta alle tempeste? E davvero gli strumenti utilizzati finora non consentiranno all’Europa di preservare quanto costruito in sessant’anni di integrazione? La storia, come noto, comincia nella seconda metà del 2008 con la più grande crisi finanziaria e poi anche economica dopo quella del 1929. Crisi importata dagli USA ma che ben presto scopre una serie di punti deboli del vecchio continente. Banche e altri investitori con vizi analoghi a quelli USA e un crescente indebitamento pubblico e privato. La recessione (meno 4 punti nel 2009) mette a nudo altre debolezze strutturali: scarsa capacità di crescita e competitività limitata, specie rispetto ai cd emergenti che già hanno ripreso a crescere a quasi due cifre; misure anti crisi – tra cui salvataggi di molte banche – che mettono le ali a deficit e debiti di molti paesi che, in alcuni casi, erano storicamente virtuosi. All’inizio del 2010 appare chiaro che l’uscita dalla crisi per l’Europa sarà lenta e difficile, con tassi di crescita a dir poco modesti. Questo non basta a mercati finanziari sempre più nervosi. Comincia una crisi di fiducia che riguarda le economie dell’area euro più deboli e disastrate. Viene coniato un acronimo davvero volgare “PIGS” per indicare i Paesi più esposti. I nodi arrivano al pettine il 9 maggio 2010 dove l’UE rischia davvero di precipitare nel baratro della fine dell’euro e del mercato interno. Finalmente la Merkel e gli altri Paesi più riluttanti si decidono all’inevitabile. La Grecia viene salvata con l’approvazione della strategia proposta dalla Commissione per un meccanismo di stabilità dotato di 750 miliardi di euro. Si procede speditamente a rafforzare il Patto di Stabilità e di Crescita e a fissare parametri anche per misurare l’effettiva competitività degli Stati. Si approva persino un meccanismo – il cd semestre europeo – per cui i governi nazionali devono dialogare con la Commissione per elaborare i rispettivi programmi di stabilità nazionali. Si va, insomma, verso una vera governance economica europea. La crisi dell’Irlanda, se da un lato conferma, qualora qualcuno ancora ne dubitasse, che l’UE c’è ed è pronta a far fronte agli impegni assunti con 90 miliardi di euro in pochi anni; dall’altro dimostra anche che questa governance – ancora limitata – non basta a spegnere la crisi di fiducia dei mercati verso il vecchio continente. La domanda a cui è ancora difficile rispondere è se siamo di fronte a una nuova crisi di crescita per l’azione della UE verso un’ulteriore integrazione delle politiche economiche e fiscali oppure in una fase meramente difensiva, in cui si aspetta la fine dell’ennesima emergenza per tornare al business as usual, in attesa della prossima crisi. (Carlo Corazza Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea da L’Editoriale del Direttore)

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Irlanda: la voce di chi ha votato “No”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

vote no“Tutte le speranze dei popoli delle Nazioni europee,  – è scritto in un comunicato della redazione Notizie dalla terra santa ed espunte da un lettera pervenuta da un loro lettore, un immigrato italiano in Irlanda – che guardavano alla Repubblica d’Irlanda come ultimo esempio di refrattarietà alla dittatura bancaria, nonché quale vaga speranza di riscatto umano per un’onorevole libertà dal giogo usurocrartico apolide, sono state tradite.  Per un pugno di euro-dollari è stata venduta l’anima di una delle più belle Costituzioni nazionali che l’Europa abbia mai conosciuto, eredità di quell’etica cattolica che non poteva essere tollerata dalla setta. Quel barlume di sovranità ed indipendenza che ancora restavano loro sono state svendute, e rinnegate.  Verrà chiuso il cerchio, all’interno del quale verranno sacrificati i soliti santi innocenti.  Questa volta sull’altare del Governo Unico Mondiale: che nell’Europa delle banche ha una indispensabile colonna portante. Sfondata la Breccia di Porta Pia (il generale Segre kippà in testa) restava solo più la cattolica Irlanda in lista tra le più irriducibili nazioni cristiane, la quale non poteva credere di passarla liscia e sopravvivere a tale furia vendicatrice.  Brinda popolo d’Irlanda, riempi ancora una volta i tuoi calici di Guinness e Bushmill, celebra questo fine settimana il funerale della tua gloriosa Costituzione e Nazione, ma preparati anche a rendere conto, prima o poi, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti, delle tue azioni, del tradimento, della viltà, del disonore arrecato alla memoria dei tuoi padri fondatori, alla fede che ha permesso loro di farti nascere e crescere da uomo libero, senza assecondare i capi-loggia che tu hai invece servito. Voi, a differenza di noi italiani, avete avuto il 2 ottobre una possibilità di scelta: e l’avete sprecata”. (in sintesi fonte http://www.TerraSantaLibera.org)

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Ue: Voto irlandese e repubblica Ceca

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Il Movimento Federalista Europeo ha rilasciato il seguente comunicato: “La netta vittoria del sì nel referendum in Irlanda apre la via ad una ratifica definitiva del Trattato di Lisbona. Con il sì dell’Irlanda, tutti i popoli dell’UE (direttamente tramite referendum o indirettamente attraverso un voto dei rispettivi Parlamenti) si sono pronunciati a favore del Trattato di Lisbona. I Presidenti euroscettici della Polonia e della Repubblica Ceca, la cui firma è l’elemento mancante per completare il processo di ratifica, non hanno più argomenti per bloccare l’entrata in vigore del Trattato. Eppure Vaclav Klaus ha  dichiarato che la sua firma non è all’ordine del giorno. Il  piano del Presidente ceco è noto: ritardare la ratifica fino alle elezioni inglesi, con la speranza che i conservatori, una volta tornati al potere, affossino il Trattato. Per due volte di seguito i governi europei si sono dimostrati imprevidenti ed insipienti, sottoponendo ad una ratifica unanime prima la Costituzione europea e poi il Trattato di Lisbona.  Se ora accettano il ricatto di un solo uomo, si espongono al ridicolo. La Repubblica ceca sia posta di fronte ad una alternativa secca: o completa la ratifica con la firma del Presidente o esce dall’Unione. Per evitare il ripetersi  di simili vicende, in futuro bisognerà prendere altre strade. Il Trattato di Lisbona è un passo nella giusta direzione. Infatti,  anche se ha abbandonato ogni riferimento al linguaggio costituzionale, esso sviluppa la costituzionalizzazione e la democratizzazione dell’UE: la Carta dei diritti assume valore vincolante, le materie assegnate alla codecisione tra Parlamento e Consiglio passano dal 60% al 90%, si introducono le cariche permanenti del Presidente del Consiglio europeo e di un quasi-ministro degli esteri. L’Unione europea rimane però senza un governo e senza una Costituzione, dunque un organismo poco efficiente e poco democratico. Per trasformarla in una federazione occorre farla finita con il diritto di veto in settori cruciali come la politica estera, la fiscalità e, soprattutto, la revisione dei Trattati. Affidarsi anche in futuro alle ratifiche unanimi significa impedire all’Unione di riformarsi e di rispondere alle sfide del nostro tempo. Avanti verso un Governo ed una Costituzione europea!”

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Irlanda dice si al trattato

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Tre milioni di elettori irlandesi sono stati chiamati per la seconda volta alle urne per decidere se ratificare il testo che deve riformare il funzionamento dell’Unione europea. Dai primi dati emersi risulta che il 53,4% dei voti contrari del giugno del 2008 è stato ribaltato. Resta, tuttavia, da attendere lo spoglio definitivo. Alla vigilia del voto i sondaggi d’opinione già preannunciavano il voto favorevole al trattato da parte degli irlandesi. L’Irlanda è l’unico Paese obbligato dalla Costituzione a sottoporre il trattato a un referendum prima di convertirlo in legge. L’Italia, com’è noto, lo ha ratificato nel luglio del 2008. Il voto è stato ribaltato, secondo alcuni osservatori politici, sia per le garanzie fornite da Bruxelles sulla non interferenza sul divieto di aborto e sul sistema fiscale, sia per i disagi economici ed occupazionali conseguenti all’attuale crisi. I più maliziosi sostengono che una mano l’ha data anche la Banca centrale europea stanziando 120 miliardi di euro a sostegno degli istituti di credito irlandesi. Sull’onda di questo “successo” anche il presidente polacco Lech Kaczynski potrebbe firmare il trattato di Lisbona entro la metà della prossima settimana. Il parlamento di Varsavia ha espresso il voto positivo sulla ratifica il primo aprile scorso. Il voto irlandese potrebbe ripercussioni anche sulla decisione del presidente ceco Vaclav Klaus, che ha sospeso il procedimento di approvazione del Trattato dopo il ricorso di 17 senatori alla corte costituzionale.

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