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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘irregolarità’

Palermo: Irregolarità dell’amministrazione comunale?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

Palermo. La nota del gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle di Palermo, che annuncia di riservarsi di chiedere le dimissioni del sindaco Leoluca Orlando dopo aver approfondito gli atti con le 46 irregolarità rilevate dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato, inviati l’anno scorso dal Ministero dell’Economia e Finanza per verificare l’operato degli ultimi anni dell’Amministrazione comunale.
“L’ispezione del Ministero dell’Economia delle Finanze mette in evidenza 46 violazioni gravi commesse dall’amministrazione – afferma il gruppo consiliare del M5S Palermo – Questa è solo la punta di un iceberg certificato dal Ministero, che fa seguito alle denunce già messe in atto dal MoVimento 5 Stelle in consiglio comunale. Citiamo, tra le più importanti, l’assenza di progetto nel piano triennale, ingolfato da progettualità per oltre 4 miliardi a fronte di qualche decina di milioni di euro di disponibilità; il mancato trasferimento di fondi alla polizia municipale per il loro fondo produttività; i debiti fuori bilancio per oltre 33 milioni. E potremmo continuare con decine di violazioni alle norme o superficialità di gestione”.”Al di là delle carte – continua la nota dei Cinquestelle -, sulle quali il sindaco potrà anche trovare giustificazioni di circostanza, resta il volto di una città abbandonata a se stessa, che ruota attorno al centro storico e al circuito arabo-normanno, e di un sindaco che si pavoneggia di eventi e riconoscimenti di facciata, mentre tradisce quotidianamente, da anni, le periferie, sempre più isolate e trascurate; i bambini, con carenze strutturali di asili, scuole materne, parchi ed aree verdi; gli ultimi e più bisognosi, con i problemi dei senza casa in continuo aggravio; i giovani, senza una politica comunale per le abitazioni delle giovani coppie, e senza una politica di rilancio della città e della sua economia”. Infine, l’attacco del MoVimento 5 Stelle che annuncia di riservarsi di chiedere le dimissioni del primo cittadino di Palermo: “Invitiamo il Sindaco Leoluca Orlando a guardarsi intorno per constatare il fallimento di una gestione autoreferenziale, di una città in fondo a tutte le classifiche di qualità della vita e vivibilità. Da parte nostra ci riserviamo di chiedere le dimissioni del Sindaco, prendendo atto del disastro che è sotto gli occhi di tutti, e ci prodigheremo per attivare una commissione d’inchiesta”. (foto: palermo gruppo consiliare)

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Corruzioni e segnalazioni di irregolarità nei rapporti di lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

corruzione_urlo“Area popolare vota a favore della proposta di legge sulle segnalazioni di irregolarità nei rapporti di lavoro pubblico o privato. Condividiamo, infatti, la ratio di questa legge, utile a contrastare ogni forma di illegalità, ma nutriamo diverse perplessità” lo ha detto Nino Marotta, capogruppo di Ap in commissione giustizia alla Camera, durante la dichiarazione di voto finale sul provvedimento.
“Esistono già norme che disciplinano la materia, sia nella pubblica amministrazione che l’impresa privata, alle quali vanno aggiunte le disposizioni della legge Severino e la normativa che ha istituito l’Autorità Anticorruzione. Introdurre, dunque, una nuova disciplina la cui applicabilità peraltro potrebbe risultare complicata, potrebbe avere un impatto negativo sulle aziende private e sull’intero sistema economico. Il rischio è una proliferazione di norme che potrebbero finire per limitare lo spazio operativo delle imprese. Uno Stato liberale e democratico come il nostro, infatti, deve sì tutelare i lavoratori ma allo stesso tempo non deve limitare lo spazio operativo della libera impresa. Una legislazione troppo pervasiva finisce per limitare di fatto l’iniziativa economia e se noi vogliamo rilanciare il sistema paese abbiamo il dovere di liberare le imprese dai mille lacci e lacciuoli normativi e burocratici che rischiano di soffocarla” ha spiegato.
Non vorremmo, dunque, che questo provvedimento possa rivelarsi alla fine uno slogan propagandistico, utile solo ad alimentare tensioni all’interno delle strutture pubbliche e private finendo per interrompere o rallentare alcune attività con ricadute sul sistema economico-produttivo. Per questo, è necessario conciliare i diritti insopprimibili dei lavoratori con la tutela della libera iniziativa. Noi siamo in prima linea nel considerare importanti quegli strumenti adeguati e idonei per contrastare la corruzione, ma è altrettanto importante che nel Paese non si instauri un clima per cui le misure diventano uno strumento politico per colpire anche coloro, e sono la maggioranza, che operano nel pieno rispetto delle regole vigenti” ha concluso.

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Confindustria Toscana Sud: tasse legate ai rifiuti e tante irregolarità e incoerenze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

firenzeFirenze. Confindustria Toscana Sud si fa ancora una volta artefice di un importante studio riguardante la fiscalità in particolare concentrandosi sulla tassazione dei tributi locali legati ai rifiuti.
E’ stato presentato oggi alla presenza del Presidente Andrea Fabianelli, lo studio che mira ad evitare che le imprese siano sottoposte ad un duplice onere derivante dall’assoggettamento delle superfici aziendali e dal costo dello smaltimento dei rifiuti che si formano su dette aree.
Già il D.lgs. n. 507 del 1993 stabiliva l’intassabilità delle aree produttive dove di regola si formano rifiuti speciali, tossici, o nocivi al cui smaltimento provvedono a proprie spese i produttori stessi.
Recentemente la legge 27/12/2013 n. 147 (legge di stabilità 2014) ha riconfermato questo principio, ribadito successivamente anche in una risoluzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 9/12/2014 e avvalorato nel corso degli anni da un consolidato orientamento della Magistratura.
Confindustria Toscana Sud ha posto al centro della questione la disciplina dei Regolamenti comunali e la loro conformità alle norme nazionali vigenti soprattutto nella parte in cui definiscono la materia dell’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani.
A questo proposito ha inoltre sollecitato, più di un anno fa, i Comuni dell’ATO Toscana Sud a verificare l’adeguatezza dei loro Regolamenti e la loro conformità alle norme nazionali, sul presupposto che tale aspetto influenza l’applicazione della tassa, producendo in molti casi effetti distorsivi nelle condizioni di tassabilità delle superfici aziendali.
Il quadro che è risultato in esito alla ricerca è caratterizzato da una forte diversificazione di situazioni sulla quale incide evidentemente la perdurante assenza a livello nazionale di linee guida sui criteri di assimilabilità chiari e definiti.
Soltanto un terzo dei Comuni che fanno parte di ATO Toscana Sud (Arezzo, Grosseto, Siena) risulta aver assimilato correttamente i rifiuti speciali non pericolosi agli urbani, in conformità alle disposizioni nazionali: solo il 28% risulta conforme, il 72% non conforme. Conseguenza delle difformità dei Regolamenti è un contesto di disparità di trattamento con effetti distorsivi sul mercato e sulla concorrenza per condizioni di tassabilità diverse, a parità di situazioni aziendali.
Contribuisce a rendere ulteriormente disomogenea l’applicazione, l’adozione delle riduzioni forfettarie delle superfici tassabili adottate autonomamente dai singoli Comuni, piuttosto che la loro integrale esclusione dalla tassazione.
Oggetto della ricerca è stato altresì il confronto sulla variazione tariffaria per le utenze non domestiche dal 2013 al 2016. L’esito rilevato è un incremento sensibilmente elevato; per tutte e tre le province si è verificato, nel periodo, un aumento medio, seppure diversificato, di +15%. Il confronto mette in evidenza il risultato non certo incoraggiante ottenuto dopo il passaggio al Gestore Unico.Per quanto riguarda i capoluoghi di Provincia, confrontando le tariffe in valore assoluto, Arezzo risulta avere le tariffe più basse per tutte e 30 le categorie di utenze non domestiche; Siena le più elevate per quasi tutte le categorie di utenze non domestiche; Grosseto si colloca in una posizione intermedia. Al contrario risultano conformi i Regolamenti Tari di Siena e Grosseto, non conforme Arezzo.A confermare l’incessante aumento dei costi per la gestione dei rifiuti è anche il confronto tra la relazione annuale di ATO Toscana Sud relativa al 2013 con quella del 2014: sia i costi del servizio per abitante [€/ab] che i costi del servizio per tonnellata [€/ton] sono cresciuti in media di +13% dal 2013 al 2014 e si collocano in un contesto, come quello toscano, che già risulta uno dei più elevati d’Italia. Confindustria Toscana Sud ha da tempo avviato una serie di iniziative a livello istituzionale, compreso l’Assessorato competente della Regione Toscana, per disporre di regolamenti che disciplinano la materia conformi ed omogenei e rendere uniforme ed equa sul territorio regionale l’applicazione della tassa.

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Elezioni regionali in Piemonte

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

La sentenza di condanna di Michele Giovine conferma quanto il PD ha sempre denunciato, ovvero che le elezioni regionali sono state viziate da gravi irregolarità, da una vera e propria truffa a spese degli elettori. Un dato è oramai certo: Cota non ha vinto le elezioni del marzo 2010. Quel pugno di voti che ha fatto prevalere la coalizione di centro-destra non esiste più, perché la lista Pensionati per Giovine non poteva presentarsi. Attendiamo fiduciosi le prossime decisioni dei magistrati. E’ interesse di tutti giungere quanto prima a una certezza definitiva. Ma, indipendentemente dai possibili esiti giudiziari, è oramai evidente che il Governo regionale non è più legittimato dal consenso della maggioranza dei piemontesi. Le firme false, i gravi scandali che hanno portato all’arresto dell’Assessore regionale alla sanità e le vicende giudiziarie che coinvolgono esponenti di rilievo del PdL sono tutti fatti di cui Cota porta una chiara e diretta responsabilità politica.
Abbiamo bisogno di un governo regionale forte, compatto, pienamente legittimato, capace di affrontare i problemi più rilevanti della nostra Regione e non costretto a preoccuparsi di faccende legali e dei loro possibili esiti. Il PD continuerà a dimostrare ai piemontesi l’assoluta inadeguatezza di Cota e della sua Giunta.

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Lotta contro le frodi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Bruxelles, Parlamento europeo. I deputati hanno espresso forti critiche per la mancanza d’informazioni su irregolarità e frodi riconducibili alla spesa UE negli Stati membri, deplorando inoltre la mancanza di controllo sulla raccolta dei dazi doganali e il recupero insufficiente dei fondi spesi in modo errato. L’Italia è menzionata in varie sezioni della relazione, insieme a numerosi altri paesi UE. Il Parlamento critica fortemente la relazione della Commissione poiché carente di informazioni in materia di frodi e irregolarità e risultato di inadeguate relazioni da parte degli Stati membri. I tassi di sospetta frode in Francia e Spagna sono, ad esempio, considerati “stranamente bassi”. Il Parlamento invita la Commissione a esercitare pressioni sui paesi dell’Unione europea per fornire dati attendibili e comparabili e a introdurre sanzioni in caso di mancato rispetto degli obblighi di comunicazione.  Il Parlamento è anche preoccupato per l’elevato numero d’irregolarità nella riscossione delle risorse proprie in Italia, Austria, Spagna, Romania e Slovacchia e chiede a tali Stati membri di rafforzare i loro sistemi di vigilanza doganale. In particolare, i deputati si dicono seriamente preoccupati per la portata delle frodi che interessano merci importate dalla Cina.Nel settore agricolo, il Parlamento invita Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Slovacchia e Regno Unito a ottemperare agli obblighi di comunicazione. I deputati sono profondamente preoccupati per l’elevato tasso di errore nella spesa per la politica di coesione che, nel 2009, era superiore al 5%. Molte delle irregolarità, tuttavia, sono dovute alla complessità delle procedure di recupero e, per tale ragione, il Parlamento chiede alla Commissione di proporre norme semplificate. Anche in questo settore, il recupero degli importi indebitamente spesi dal beneficiario è tutt’altro che soddisfacente.Il Parlamento esprime inoltre preoccupazione per il tasso di sospettati di frode in Bulgaria per il Programma speciale di adesione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (SAPARD) nel 2009, che – per l’intero periodo di programmazione – è del 20% e rappresenta la percentuale più elevata registrata in relazione a tutti i fondi analizzati. I deputati invitano la Commissione, le competenti agenzie dell’Unione e gli Stati membri ad adottare misure e prevedere risorse per garantire che i fondi UE non siano soggetti a corruzione. Chiedono inoltre l’adozione di sanzioni dissuasive in caso di corruzione e frode, e di accelerare la confisca dei proventi di attività criminose ricollegabili ai reati di frode, evasione fiscale e riciclaggio di denaro.

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La “peste” che colpisce le istituzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

Dichiarazione di Marco Cappato, Radicali italiani – Lista Bonino-Pannella Secondo il TAR della Lombardia, nel ricorso presentato dopo le elezioni regionali riguardanti le irregolarità formali (assenza di timbri, ecc.), non avevamo allegato “alcun principio di prova” o “elemento indiziario riferito a precisi fatti concreti”. E’ irrilevante, per il TAR, il fatto che noi, non disponendo di copie dei moduli, potevamo solo riferirci a ciò che avevamo visto con i nostri occhi e che anche l’Ufficio elettorale stesso confermò quando furono costretti a rifare i controlli. Addirittura il TAR arriva a definire “privo di rilevanza” anche il conteggio che rifece l’Ufficio elettorale, e che rappresenta la certificazione da parte di un giudice della fondatezza del nostro ricorso. Il risultato è che irregolarità sono certe e evidenti, ma che ci si è impedito di contestarle sia prima delle elezioni che dopo le elezioni. Per quanto riguarda le firme false, secondo il TAR Lombardia il fatto di avuto finalmente l’accesso ai moduli non costituirebbe un fatto nuovo, meritevole di accogliere “motivi aggiunti” rispetto al ricorso iniziale, dal momento che già a febbraio avevamo potuto procedere, per nostra stessa “ammissione”, “a un esame dettagliato dei moduli”. Il TAR sceglie così di ignorare la differenza tra il fatto di poter esaminare migliaia di moduli (di tutte le liste) per sole tre ore da parte di quattro militanti radicali e invece il fatto di ottenere una copia da far esaminare per giorni da parte di un perito. Secondo il TAR infatti, dal primo esame che avevano potuto fare nella sede del tribunale, Cappato e Lipparini “avevano anche tratto alcune circostanziate illazioni che non pare possano considerarsi come semplicemente desumibili ictu oculi”. Insomma il TAR non può “considerare” che sia accaduto ciò che è esattamente accaduto, cioè che Lipparini e io abbiamo visto subito (“icto oculi”) che quei moduli erano una porcheria, ma naturalmente non potevamo sapere (perché nell’ufficio elettorale non disponevamo di altro che dello “icto oculi”, e non si capisce di cos’altro avremmo potuto disporre) che vi fossero addirittura oltre 500 firme false prima di aver avuto la consegna di una copia dei moduli, alla quale è seguita immediatamente la nostra contestazione al TAR. Il risultato è che il TAR si è rifiutato di aprire quei moduli, sapendo che lì dentro avrebbe trovato della monnezza lombarda made in Firmigoni più tossica di quella campana. Le Motivazioni rese sotto la firma del Presidente estensore Adriano Leo rappresentano un testo che andrà studiato nelle università. Se e quando l’Italia diverrà uno Stato di diritto e democratico, sarà necessario studiare la peste che aveva colpito le nostre istituzioni, nel silenzio dei potenti del regime tanto della maggioranza quanto di quella che continua senza vergogna a chiamarsi opposizione, in questo caso in particolare quel Partito democratico che “le prove” contro Firmigoni, a noi inaccessibili, richieste dal TAR, le custodisce nei propri cassetti da 9 mesi. A questo link la sentenza del Tar: http://www.radicali.it/sites/default/files/ sentenza%20tar.pdf

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Comuni sempre più nel caos

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

(fonte Italiaoggi) Alla riapertura di settembre del cantiere Italia, il rischio derivati dei comuni italiani torna a fare capolino.  Dopo un anno di indagine, l’inchiesta della procura sui contratti derivati stipulati dal comune di Roma tra il 2003 e il 2007 entra nel vivo. Si ipotizza il reato di truffa aggravata. Gli attori coinvolti, oltre ai funzionari ed esperti finanziari del comune, sono sette banche internazionali, tra cui l’Ubs, con cui l’amministrazione capitolina ha sottoscritto oltre il 45% di tutti i suoi derivati e la JP Morgan, che è da sempre in cima alla lista mondiale per i derivati speculativi Otc con 80 mila miliardi di dollari. Si indaga su eventuali irregolarità e per verificare se le banche coinvolte abbiano incassato esagerate commissioni, magari occulte.  Il comune di Roma avrebbe sottoscritto derivati obbligazionari per 1,4 miliardi di euro con scadenza 2048 e altri relativi ai mutui per 1,5 miliardi. In tutto vi sarebbero 9 contratti. Essi sono stati realizzati nella forma di swaps, solitamente utilizzati per le ristrutturazioni di debiti obbligazionari. Il comune sottoscrisse un’obbligazione «bullet», il cui rimborso prevede il pagamento in un’unica soluzione alla scadenza. Con un accordo di «amortizing swap», la banca si impegnò a versare all’ente l’ammontare annuale degli interessi da pagare, in cambio di una quota di ammortamento del debito e degli interessi passivi.  Queste quote, nella forma di titoli di varia natura, sono spesso di entità variabile definita da complicati calcoli matematici. Esse vengono raccolte e conservate in un fondo, «sinking fund», fino al pagamento finale. La banca però  si riservò il diritto di gestirlo, lasciando il rischio a carico dell’ente. Se il fondo dovesse perdere, alla scadenza del derivato originale, il comune dovrebbe ovviamente coprire il buco. Sono accordi capestro! Il 24 settembre poi il tribunale di Milano terrà la prima udienza per truffa aggravata relativa al noto scandalo dei derivati del capoluogo lombardo che coinvolge amministratori e grandi banche internazionali. Come sempre l’Ubs, la JP Morgan e anche la Deutsche Bank, per 1,7 miliardi di euro. In passato la Corte dei conti ha stigmatizzato simili irresponsabili comportamenti, sostenendo giustamente che i derivati degli enti locali sono delle scommesse ad alto rischio.  Gli enti locali nel loro insieme hanno debiti per 107 miliardi di euro, di cui 35 miliardi in derivati. La Guardia di finanza sta indagando su contratti per un totale di 9,54 miliardi di euro. Sono in corso 21 indagini che coinvolgono 53 enti locali, tra cui le città più grandi come Roma, Milano, Torino, Firenze, Napoli e ben 8 regioni, da Nord a Sud. Molti amministratori, se in buona fede, hanno creduto di comprare delle polizze di assicurazione per proteggersi da improvvise variazioni dei tassi di interesse, ma, invece, hanno sottoscritto prodotti speculativi, opachi ed ad alto rischio. Non vi è stata differenza di colore politico degli enti locali coinvolti. Ecco perché, mentre si litiga su tutto per addossare le responsabilità agli avversari, sulla questione derivati è steso un velo di silenzio. Forse è l’effetto della mano lunga e pesante delle banche? Il ministero del tesoro fa sapere di avere la situazione sotto controllo. Ne dubitiamo, e comunque non è sufficiente. Il fatto che molti dei succitati derivati siano stati fatti rispettando le leggi non è un argomento convincente. Sappiamo che simili leggi hanno permesso comportamenti azzardati e spesso consegnato la finanza nelle mani di alcuni avventurieri. Sembra però che il governo intenda consentire agli enti locali di continuare a sottoscrivere derivati, anche se sottoposti a maggiori controlli, in quanto permetterebbero una efficiente gestione del debito.  Noi crediamo che questa non sia la strada giusta da seguire per enti che hanno la responsabilità  della cosa pubblica. Il loro compito è quello di amministrare le entrate e le spese per il bene della collettività. Non la gestione del rischio. Se necessario, possono anche attingere a crediti pubblici e privati nei modi già sperimentati. Ci si concentri su questo invece di cimentarsi con meccanismi finanziari complicati. Il gioco ne vale la candela?  (di Mario Lettieri Sottosegretario all’economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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Consulta boccia pacchetto immigrazione

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2010

E’ recente la decisione con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato l’aggravante di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un irregolare) prevista dal primo pacchetto sicurezza del governo, valutandola illegittima ai sensi degli artt. Cost. 3 e 25. Il via libera, invece, viene concesso al mero reato di immigrazione clandestina. Il responsabile per l’Immigrazione dell’Italia dei Diritti, Emmanuel Zagbla coglie l’opportunità fornita da questa decisione della Consulta per far luce su aspetti molte volte ignorati dal dibattito politico.“Ritrovarsi senza documenti in un paese straniero rappresenta una violazione alle leggi di per sé, per cui ogni ulteriore reato va ad inserirsi in un quadro complessivo di irregolarità ab origine, ed è su questo che dobbiamo lavorare. Esistono due principali fattispecie di immigrazione irregolare, – puntualizza Zagbla –  una in cui il clandestino fugge da paesi non rispettosi dei diritti umani oppure in stato di guerra ed un’altra in cui la persona proviene da nazioni in condizioni meno drammatiche” In base a questo presupposto, l’esponente del Movimento presieduto da Antonello De Pierro, auspica la previsione, di una distinzione tra clandestinità lieve ed una grave, la prima, appunto prevista per chi proviene da stati come il Sudan o l’Afghanistan che non hanno stipulato al momento patti di riconoscimento con l’Italia, o che non abbiano ambasciate. “Conseguentemente alla bocciatura, si attende dall’Esecutivo italiano il varo di una politica immigratoria meno miope e che porti intrinseca la distinzione tra le diverse tipologie umane che attraversano i nostri confini”, questo l’augurio di Zagbla. “L’Italia dei diritti prende atto della decisione della Consulta e attende che la normativa nazionale si adegui”.

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Esclusione lista PdL da Regionali Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

“È sicuramente triste quanto insolito assistere a una esclusione di questo tipo, e in qualche modo ciò potrebbe disegnare uno scenario elettorale privo di una lista competitiva e rappresentativa come quella del PdL. Però, eccezion fatta per queste considerazioni da cittadino, la vicenda ha messo in evidenza un’incapacità gestionale preoccupante da parte di un partito che da ormai due anni afferma di governare l’Italia, anche se poi nei risultati, eccetto i proclami, tali affermazioni non trovano riscontri apprezzabili”. È quanto dichiarato dal presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, che esplicita pubblicamente la sua posizione sulla possibile esclusione della lista dei candidati della provincia di Roma del PdL, che risulta a tutt’oggi non ammessa alla competizione elettorale per irregolarità nei tempi previsti sulla consegna delle opportune documentazioni. Dopo il rigetto dell’istanza di riammissione, per il partito del premier e la sua candidata alla presidenza del Lazio, Renata Polverini, c’è la possibilità di presentare ricorso all’Ufficio centrale presso la Corte d’Appello. “Alla luce dei fatti – rimarca il numero uno del movimento in difesa dei diritti civili – una conduzione così dilettantistica di un passo molto importante quale quello della presentazione delle liste denota incompetenza e incapacità di gestione. Perciò, non ritengo all’altezza gli eventuali eletti di questa lista di poter aspirare al governo di una regione complessa e problematica come il Lazio, nonostante i tanti soldi spesi dai numerosi candidati, che fanno pensare più a un investimento di promozione aziendale che non a una competizione dove spicchi la capacità di autodeterminazione da parte degli elettori”. Poi, entrando nel merito della vicenda il leader dell’Italia dei Diritti attacca: “Va da sé che, qualora le regole non siano state rispettate, come sembra, sia giusta l’eliminazione di tale lista dalla tornata elettorale. Credo, inoltre, che anche chi è deputato a decidere dovrà basarsi su dei fatti concreti e inoppugnabili, e quindi, se tutto corrisponde a quanto riportato dagli organi di informazione, la decisione non potrà che essere quella della definitiva esclusione. Mi auguro – conclude De Pierro con tono polemico – che non intervenga qualche provvedimento ‘ad listam’, dopo che la parte politica in questione ci ha abituati, per lunghi e tristi anni, al fenomeno tutto italiano delle leggi ad personam”.

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La criminalità degli immigrati

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Roma, 6 ottobre 2009 – Ore 11.00 Sala conferenze Fnsi (Corso Vittorio Emanuele n. 349). Il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari nel nostro paese è leggermente più alto di quello degli italiani ma solo per le fasce di età più giovani e, prendendo in considerazione alcuni altri fattori, i due tassi si equivalgono. Il coinvolgimento degli immigrati in attività criminose è legato in maniera preponderante alla condizione di irregolarità. Non esiste alcuna corrispondenza tra l’aumento degli immigrati e l’aumento dei reati in Italia. I cosiddetti reati “strumentali” o relativi alla condizione stessa di immigrato incidono moltissimo sul carico penale delle persone immigrate.  Sono alcune delle principali conclusioni della ricerca realizzata dall’équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes insieme con l’Agenzia Redattore Sociale. Avvalendosi della “circolarità delle fonti”, di inedite correlazioni, di confronti su periodi temporali omogenei e sufficientemente lunghi, la ricerca offre nuovi strumenti per la comprensione delle delicata tematica. E ridimensiona in modo netto la portata di numerose affermazioni che in questi anni hanno contribuito ad alimentare l’allarme per “l’emergenza criminalità” degli stranieri. Dopo il saluto di Franco Siddi – Segretario Federazione Nazionale Stampa Italiana si avranno i seguenti interventi: Franco Pittau – Coordinatore Dossier Immigrazione Caritas-Migrantes Lucio Barletta – Avvocato, esperto di immigrazione Vittorio Rizzi – Polizia di Stato, Capo della Squadra Mobile di Roma Roberto Natale – Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana Laura Boldrini Portavoce Unhcr Italia  Conduce: Stefano Trasatti – Direttore dell’Agenzia Redattore Sociale

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Caso Giacchetta di Zurigo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

E’ stata trasmessa un’interrogazione ai ministri Sacconi e Frattini a prima firma Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL e dei deputati eletti all’estero del PdL nella quale si chiede “se i dicasteri interrogati siano a conoscenza delle irregolarità prodotte dal sig. Giacchetta all’interno del Patronato coinvolto, emerse nelle indagini condotte dalle autorità svizzere e se si intende predisporre un’indagine accurata tale da consentire l’analisi dei fatti e l’accertamento della presunta connivenza tra taluni funzionari e/o dipendenti della sede consolare di Zurigo con il sig. Giacchetta”. “Dato che – si legge nel testo dell’interrogazione –  l’avvocatura di Stato di Zurigo avrebbe accertato un considerevole ammanco di capitale ai danni di italiani residenti all’estero, causato da operazioni truffaldine imputabili al Sig. Antonio Giacchetta direttore del patronato coinvolto, il quale avrebbe sottratto le risorse ai connazionali residenti nel territorio svizzero, che si sarebbero rivolti al patronato al fine di ottenere l’assistenza per il disbrigo delle pratiche in materia di previdenza complimentare”. “Stando alla ricostruzione dell’accusa, – continua l’interrogazione – il signor Giacchetta, nella Sua veste di responsabile del patronato, avrebbe funto da intermediario tra le compagnie di assicurazione, che in Svizzera gestiscono il trattamento di fine rapporto e il lavoratore, disponendo completamente dei risparmi che i connazionali avevano accumulato in anni di duro lavoro, appropriandosene indebitamente”. “Non dimentichiamo che sono circa un centinaio le famiglie coinvolte in questa grave truffa, ha rilanciato Di Biagio – per un danno che ammonta a circa trenta milioni di franchi svizzeri e che ai sensi della legge n. 152, il ministero del lavoro è chiamato ad esercitare un’attività di vigilanza sulle attività dei patronati nelle sedi estere, prevedendo specifiche misure qualora emergano dalle apposite istruttorie eventuali irregolarità o lacune contabili e amministrative”. “La complessità e la gravità dei fatti di Zurigo – ha precisato Di Biagio – ha imposto un’analisi accurata di quanto realmente fosse stato compiuto dall’accusato, ragion per cui ho inteso vagliare bene i fatti prima di intervenire in sede parlamentare per denunciare ai dicasteri competenti le operazioni pesantemente truffaldine condotte ai danni di cittadini italiani, onde evitare di danneggiare una persona soltanto perché referente di questo o di quel patronato”.“L’elemento di maggiore perplessità sul quale ho ritenuto più che doveroso richiamare l’attenzione dei competenti referenti istituzionali – ha denunciato Di Biagio – va ricercato nel fatto che le manovre operate dal signor Giacchetta, talvolta necessitavano di interventi specifici presso il Consolato generale d’Italia in Zurigo, infatti l’eventuale coinvolgimento di questo, e la potenziale connivenza con le attività illegali condotte da Giacchetta lascerebbero emergere preoccupanti criticità, legittimate proprio dal fatto che il suddetto avrebbe avuto l’esigenza di ottenere deleghe presso il consolato di Zurigo tali da consentire il corretto prosieguo delle pratiche dallo stesso avviate”.

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Genitori dei disabili in piazza

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2009

“E’ tempo di dare voce alle problematiche e alle esigenze dei cittadini; bisogna fare un bilancio accurato di cosa le classi politiche stanno realmente facendo per loro perché i fatti dimostrano il contrario”. Con queste parole Anna Nieddu, vice responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, si esprime riguardo alla protesta in favore dei malati diversamente abili messa in atto, nella giornata di ieri in piazza Montecitorio, dall’associazione genitori utenti disabili. Il tutto per dissentire di fronte al persistente silenzio della Regione che non si occupa di concedere un’adeguata assistenza ai degenti dei centri ex Anni Verdi, peraltro dati in gestione, a detta dei dimostranti, al consorzio Ri.Rei senza alcuna gara pubblica. “E’ necessario capire – dice la Nieddu – se, riguardo a tale accadimento, ci siano state effettivamente delle irregolarità di tipo amministrativo. In seguito attivare una soluzione migliore e consona alle richieste degli interessati e non, al contrario, creare dei disagi, a carico di questi utenti, ulteriori rispetto a quelli già esistenti”. “E’ giunto il momento, per le amministrazioni centrali e locali – dice Anna Nieddu – di mettere nero su bianco le migliori soluzioni ai problemi sollevati dai cittadini che, a quanto pare emergono in quantità ingenti”. “Evidentemente – aggiunge – tutte le beghe politiche che hanno affollato le pagine dei quotidiani negli ultimi tempi, per citarne una le vicende private del premier Silvio Berlusconi, hanno offuscato la realtà dei fatti e hanno contribuito a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi reali del Paese”.

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