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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘isaf’

Italia – Afghanistan: sviluppo crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

Herat, 9 aprile 2011. Per quattro giorni il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, sarà in Afghanistan per “portare occasioni concrete di sviluppo e di crescita e rafforzare le opportunità di collaborazione con l’Italia”.  E’ questo lo scopo principale della missione, che si svolgerà tra Herat e Kabul fino a martedì 12 aprile. Herat sta mostrando i risultati degli sforzi di Isaf, nel portare tra la popolazione la speranza di una possibile vita “normale”. Ne siamo stati testimoni, in due giorni di visita “turistica” nella città, accolti dalla gente con sorrisi, strette di mano e parole di apprezzamento per gli Italiani. Siamo stati in giro ovunque, nella città vecchia e in quella più moderna, tra negozi, musei, ristoranti, feste tradizionali. Con una guida che parlava italiano e senza scorta. Come qualsiasi turista… continua la lettura su fonte: http://www.cybernaua.it)

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Brigata alpina “Julia” un bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Herat Uno sforzo eccezionale prodotto su un’area grande quanto l’Italia del nord con molti risultati all’attivo: zone un tempo infestate dagli insorti oggi pacificate e ripopolate di vita, oltre un centinaio i progetti di sviluppo, migliaia i poliziotti e soldati afgani addestrati, centinaia gli ordigni disinnescati dal genio con risultati tra i migliori di tutta ISAF. La dottrina “italo-Petraeus” come il generale Bellacicco ama chiamare il lavoro dei suoi 8000 uomini sul terreno ha portato, nel solco tracciato dai predecessori, ottimi risultati. La scelta di porre la città di Herat tra le aree che accederanno alla transizione ne è il risultato più brillante. Mettere la popolazione al centro degli sforzi, coinvolgere le comunità e i leader locali nell’affrontare i problemi (governance), usare flessibilità senza rinunciare ad essere determinati, adoperare le armi solo se attaccati e quando necessario, realizzare i progetti di ricostruzione tramite ditte locali affidabili. Un sistema graduale che ha avuto nell’area del Gulistan la sua più brillante attuazione. Il Gulistan un’area che, al confine con l’Helmand, vedeva anni addietro una attiva presenza di insurgent e dove l’azione di “clear” prima e di supporto, attenzione e collaborazione poi ne hanno cambiato il volto. Con la sicurezza riprende lo sviluppo, la vita. A Bakwa, gli alpini hanno riaperto un bazar chiuso da dieci anni, un indice di normalità, uno dei tanti colti in sei mesi. “La riapertura del bazar –spiega il Generale di Brigata Bellacicco comandante del Regional Command West – colpisce gli insorti più di dieci bombardamenti. E’ la vita economica che riprende, la paura che si dissolve”. Un impegno degli alpini del 7° coadiuvati dalle forze di sicurezza che con la loro azione dimostrano l’attenzione del Governo fin nelle più remote lande. A nord, a Bala Murghab, gli alpini dell’8° hanno proseguito sulla strada di chi li ha preceduti con il lavoro diuturno, “shona ba shona” con gli afgani, nell’assicurare un’area stabile e incamminata verso lo sviluppo. Operazioni dinamiche hanno portato all’ulteriore allargamento della bolla con la costituzione della sedicesima COP “Croma”. I meeting con la popolazione, l’attenzione alle loro esigenze, il supporto ai loro bisogni ha stimolato l’economia dell’area, economia vitale nel processo di sviluppo della nazione. Chiave del successo dell’operazione è stata la partnership instaurata con i militari del dell’esercito afgano schierati a Bala Murghab, che ha portato al consolidamento di un sistema di capisaldi e trincee a protezione della zona sicura che hanno sistematicamente respinto in numerosissime occasioni gli attacchi degli insorti. Particolarmente intensa l’attività nelle aree di Shindand e di Farah dove gli alpini del 5° e i lagunari del reggimento “Serenissima”, con la collaborazione qualificata dell’esercito afgano e delle forze di polizia hanno operato in diverse attività di contrasto all’insorgenza. Attività che hanno  permesso di assicurare alla giustizia decine di insugent. In occasione di un’alluvione che a febbraio ha colpito la valle di Zeerko poi, gli alpini sono intervenuti quali prima cellula di risposta portando immediatamente soccorso a oltre 6000 sfollati. Il PRT di Herat è stato additato dalla dirigenza di ISAF come un esempio da seguire per la puntualità dell’operato e per la capacità di coinvolgere la classe dirigente locale nella progettazione e nella realizzazione di quanto serve alla popolazione locale.Il risultato conseguito di elezione della città di Herat alla fase della transizione non può essere disgiunto dall’operato degli artiglieri del 3°. Missione complessa quella della Julia, impegnativa e segnata dalla perdita di tre commilitoni, missione che ha ricevuto, alla sua conclusione oggi 04 aprile 2011 il plauso del Ministro della Difesa italiano e del comandante di ISAF, generale Petraeus che ha voluto, con la sua presenza non dovuta alla cerimonia del cambio, dimostrare l’apprezzamento per il lavoro svolto dal generale Bellacicco e dai suoi uomini. (Magg. Igor PIANI)

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Afghanistan: Gravi le dichiarazioni di La Russa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

La Segreteria del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) ha rilasciato il seguente comunicato: “Riteniamo gravissime le dichiarazioni dal ministro della Difesa Ignazio La Russa riportate in un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it. Se è vero che alcuni militari italiani hanno partecipato con compiti di comando all’operazione attualmente in corso in Afghanistan, denominata Mushtarak, dobbiamo ritenere che la missione ISAF a cui partecipano le Forze armate italiane stia operando in aperto contrasto con l’articolo 11 della Costituzione . Dalle dichiarazioni riportate nell’intervista La Russa si dice preoccupato delle poche perdite subite dai Talebani – che definisce ribelli – perché sfuggendo al “confronto duro” con le forse dell’ISAF potrebbero riorganizzarsi in azioni di guerriglia. A nostro avviso, traspare l’immagine preoccupante di un ministro che sicuramente è in contrasto con le motivazioni che hanno portato la Camera ad approvare il DL di rinnovo della missione in Afghanistan. E’ ormai chiaro che la missione, che anche il Senato nei prossimi giorni si appresterà a votare, si pone ben oltre i limiti di intervento imposti dalla nostra Costituzione. E’ quanto mai urgente che il Ministro La Russa chiarisca in Parlamento fino a che punto le nostre forze armate sono coinvolte in un conflitto armato anziché, come racconta agli italiani, in una missione di pace.”

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Afghanistan: l’incidente di Bala Morghab

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Durante un’attività di rifornimento logistico alla base di Bala Morghab un soldato afgano apre il fuoco verso i militari italiani e americani che erano in procinto di scaricare alcune casse da un elicottero. Un americano muore e due italiani restano leggermente feriti. Questa è la cronaca che si arricchisce di una nota di orgoglio sapendo che i due italiani hanno ripreso regolarmente la loro attività. L’operazione era stata pianificata dall’Isaf per mettere in sicurezza un avamposto dell’esercito afgano esposto a continui attacchi dei talebani. Se escludiamo, come si è potuto appurare dai primi accertamenti, che non si è trattato di “un fuoco amico” le altre opzioni sono che lo sparatore lo abbia fatto intenzionalmente o che dall’arma sono partiti dei colpi per l’imperizia del militare. In ogni caso tutto ciò dimostra che la situazione è molto fluida e i rischi sono sempre più elevati. Ancora una volta pur esprimendo la nostra solidarietà, ai soldati italiani impegnati in un fronte così gravido di pericoli per la loro incolumità, dovremmo fare una seria riflessione sulla nostra presenza, e non solo dei militari italiani, ovviamente, su quel teatro di operazioni. Dopo anni di combattimenti abbiamo forse sconfitto i talebani? Niente affatto. Mostrano d’essere sempre più attivi e aggressivi. Abbiamo forse tagliato loro le fonti di arricchimento con le piantagioni di oppio? Assolutamente no tanto che si preferisce che continuino a prosperare per non alienarsi le simpatie dei capi tribù. Possiamo forse impedire il baratto dei talebani per l’acquisto di armi contro consegna dell’oppio? Decisamente no. Sappiamo anche che cerchiamo di allentare la loro aggressività pagando il “pizzo” per garantirci il trasporto dei rifornimenti nelle aree più critiche. E allora diteci perché ci stiamo?

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