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Posts Tagged ‘ischemia’

Critical Limb Ischemia (CLI) is a Major and Growing Problem

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

At the 15th annual Critical Limb Ischemia Session of the New Cardiovascular Horizons (NCVH) meeting in New Orleans, Mary L. Yost, President of THE SAGE GROUP, spoke on “The Scope of Critical Limb Ischemia (CLI).” “Between 2.0 and 3.4 million people currently suffer from CLI in the U.S.,” stated Yost. “By 2030 CLI is expected to increase to 4.7 million due to the aging population. However, if the prevalence of diabetes continues to increase at the same pace as the last 20 years, this estimate will be conservative.”CLI, or ‘end-stage’ peripheral artery disease (PAD), is characterized by rest pain, ulcers and gangrene. Commenting on disease costs, Yost stated, “CLI is expensive to treat, accounting for the majority of PAD costs. CLI is more costly to treat than less severe disease, which combined with the increasing number of patients treated, has resulted in CLI becoming a major economic burden. These costs are especially significant for taxpayers because Medicare pays 73% of the CLI bill.” “Costs increase with disease severity,” Yost explained. “Rutherford 6 patients with gangrene cost more to treat than Rutherford 4 and 5 with rest pain and ulcers respectively, which in turn, cost more than intermittent claudication (IC) patients. CLI expenses are driven up by multiple factors including unplanned readmissions and undertreatment of risk factors. Suboptimal medical management increases morbidity and mortality leading to expensive diabetic and cardiovascular hospitalizations.”“Amazingly, revascularization is underutilized in CLI patients, even versus IC patients,” she declared. Between 25%-33% of CLI patients are treated with primary amputation, which is more expensive than revascularization. Higher hospital costs of major amputation reflect more frequent and expensive complications, in-hospital mortality and revision procedures,” she stated.

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Medici e ricercatori vicini alla comprensione delle diverse origini di ischemia e infarto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

infarto-miocardico-acutoNonostante i progressi degli ultimi decenni le malattie coronariche rimangono il killer numero uno. Abbiamo farmaci efficaci per ridurre i danni da infarto, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere i diversi responsabili delle malattie coronariche, primi tra tutti ipertensione, colesterolo ma anche infiammazione. È però sorprendente che a fronte di questa forte evidenza epidemiologica i finanziamenti pubblici e privati a sostegno della ricerca sulle cause e sul trattamento delle malattie coronariche siano stati, negli ultimi anni, progressivamente ridotti. È con questi presupposti che a Roma si è svolto il Simposio internazionale dal titolo “Ischemic heart disease: the main cause of morbidity and mortality worldwide. What can we improve?” organizzato dal Professor Filippo Crea, Direttore del Polo di Scienze Cardiovascolari e Toraciche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «L’obiettivo del Simposio è stato quello di definire le linee di ricerca più promettenti per ridurre la mortalità causata dalle malattie coronariche» spiega Crea. «In particolare, sono state discusse le cause dell’infarto alla luce del fatto che quella che sembrava una malattia unica è invece causata da diversi meccanicismi che necessitano di terapie diverse. Questo importante innovazione concettuale è stata resa possibile da nuove tecnologie di imaging, in particolare l’OCT. Una tecnologia che consente di “curiosare” dentro le coronarie dei nostri pazienti con una risoluzione simile a quella di un microscopio».
OCT è l’acronimo di “Optical Coherence Tomography”, ossia tomografia a coerenza ottica. Sfrutta le caratteristiche fisiche delle onde luminose trasformando in immagini l’interazione tra le onde elettromagnetiche e le diverse strutture che compongono l’arteria o la placca aterosclerotica. La sua caratteristica principale è di permettere una visualizzazione dall’interno dell’arteria: l’analisi OCT viene condotta mediante l’introduzione nella coronaria, attraverso un normale catetere da angioplastica, di una sonda che scansiona l’intera arteria in un tempo molto rapido. Grazie al suo elevatissimo potere di risoluzione, 10 micron, rispetto ai 200 o 600 micron della coronarografia o della TAC coronarica, l’OCT permette di visualizzare le strutture che compongono la parete dell’arteria, o la placca aterosclerotica, con una precisione unica tra le attuali tecniche cosiddette di “imaging”. Di fatto l’OCT permette di vedere in tempo reale, e all’interno di un cuore battente, cose altrimenti visibili solo al microscopio.
Nel corso del Simposio è stato inoltre discusso il ruolo delle alterazioni del microcircolo coronarico. Negli ultimi anni, un grande interesse scientifico si è rivolto allo studio della fisiopatologia dei piccoli vasi coronarici. Alterazioni strutturali e funzionali del microcircolo possono spiegare l’insorgenza di ischemia miocardica in diverse situazioni cliniche, che vanno dalla cardiopatia ischemica a cardiopatie strutturali. «Questa importante innovazione concettuale è stata resa possibile da nuove tecnologie che hanno reso possibile un’esplorazione funzionale delle coronarie e che hanno documentato che in circa metà dei pazienti gli episodi di angina, infarto e scompenso cardiaco non sono causati da ostruzioni coronariche “visibili” alla coronarografia ma piuttosto da alterazioni del microcircolo coronarico» prosegue Crea. «Pertanto, moltissimi pazienti che presentavano una malattia coronarica “invisibile” sfuggivano alla diagnosi. Sempre più spesso, nei pazienti in cui risultano ostruite le vie più piccole, si scopre che le disfunzioni del microcircolo coronarico erano in realtà già presenti prima dell’infarto. Queste, perciò, sono una causa della prognosi non positiva». (foto: filippo crea)

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Ischemia e infarto, i nuovi test per prevenire il rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

infarto-miocardico-acutoRoma dal 5 al 7 luglio 2017 Villa Aurelia, Largo di Porta S. Pancrazio 2 L’ischemia cardiaca e il conseguente infarto rappresentano la principale causa di morte nel mondo. Negli ultimi decenni i progressi della scienza hanno consentito di ridurre la mortalità cardiovascolare, ma si può fare ancora molto per il futuro. È con questi presupposti che a Roma si svolge in simposio internazionale dal titolo “Ischemic heart disease: the main cause of morbidity and mortality worldwide. What can we improve?” organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale A. Gemelli-Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.«Ricercatori e cardiologi di fama internazionale e provenienti da tutto il mondo affronteranno diversi temi, a iniziare dai recenti progressi per diagnosticare tempestivamente i problemi cardiaci» spiega Filippo Crea, Direttore dell’Instituto di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Presidente del simposio. «Si parlerà, tra l’altro, delle nuove tecniche di imaging non invasive per individuare le placche trombotiche che possono provocare l’infarto, ma anche delle indagini sull’RNA (l’acido nucleico coinvolto nei processi di codifica, decodifica, regolazione ed espressione dei geni) presente nel sangue per individuare malattie coronariche in pazienti con angina. E ancora, parleremo delle disfunzioni del microcircolo coronarico, i vasi sanguigni più piccoli che non sono visibili alla coronarografia e che scorrono all’interno della parete del cuore stesso. Disfunzioni che spesso non sono visibili alla coronarografia ma che possono precedere la malattia coronarica “classica”». Sono questi alcuni tra i temi in discussione durante tre giorni di relazioni, letture e tavole rotonde.

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Ospedali del Sud: immagine rovinata

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

“Malgrado i recenti, gravissimi accadimenti di Messina (un neonato in coma per ischemia), è bene precisare che il personale sanitario operante nel Sud, nella stragrande maggioranza, è fatto di persone competenti, serie e preparate”. E’ questo il commento  dell’On. Scilipoti (IDV), in riferimento alla visione distorta della sanità nel Meridione. “I professionisti della sanità devono comunque essere scelti per merito, e non per logica di partito e di lottizzazione – continua il deputato di Italia dei Valori – e gli ospedali non possono percorrere la strada della logica del profitto, che costringe, per risparmiare, a non fare un cesareo, o a dimettere un paziente un giorno prima. Perchè l’assurdo è – conclude l’On. Scilipoti (IDV)  – che i soldi risparmiati sul badget non vengono riutilizzati per migliorare servizio e prestazioni, ma per pagare bonus e superincentivi economici a dirigenti che hanno contenuto il tetto delle spese”.

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Diabete, ischemia dell’arto e rischio amputazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2009

Nei pazienti diabetici con ischemia critica degli arti, il rischio di mortalità o amputazioni maggiori è considerevole. Tuttavia, la riduzione del tasso di amputazioni nei pazienti diabetici con piede diabetico ischemico è possibile con l’uso estensivo della rivascolarizzazione tramite bypass ed angioplastica periferica. Con l’uso di entrambe le tecniche si giunge ad una rivascolarizzazione del 95 percento dei pazienti, mentre all’inizio degli anni ’90 si poteva giungere solo al 25 percento. Il tasso di amputazione peraltro è nettamente inferiore nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione. Nel complesso, la chiave per il trattamento efficace di questi pazienti è l’approccio multidisciplinare: la rivascolarizzazione ed una corretta cura del piede possono migliorare la prognosi del paziente e ridurre la necessità di ulteriori interventi. Le coronaropatie comunque rimangono la principale causa di morte in questi casi, e pertanto è importante prestare attenzione al cuore e ricercare eventuali casi di ischemia silente per migliorarne la sopravvivenza. (Diabetes Care 2009; 32: 822-7)

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