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Ritorno in patria dopo 4 anni di occupazione Isis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

«Ero completamente scioccato quando ho visto cosa rimaneva della mia abitazione e della mia città. Ci è voluto tanto lavoro ma ora siamo finalmente a casa!». Con le lacrime agli occhi il cristiano Musa, 60 anni cristiano, racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il primo giorno in cui è tornato a Qaraqosh. Costretto a fuggire assieme alla sua famiglia nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2014, l’uomo è tra i 25.650 cristiani che hanno fatto ritorno nella cittadina simbolo della Cristianità in Iraq, oltre il 46% di quanti vi vivevano prima dell’arrivo dello Stato Islamico.A quattro anni esatti dall’invasione da parte di Isis della Piana di Ninive, che costrinse oltre 125mila cristiani a fuggire, il piano di ricostruzione di ACS ha favorito il ritorno di ben 8.815 famiglie cristiane nella Piana, il 44,6% di quante ne erano presenti nel 2014. «È passato meno di un anno ormai da quando ci siamo impegnati in questo ambizioso Piano Marshall – spiega il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – La generosità dei nostri benefattori è stata straordinaria e ci ha permesso di ricostruire o restaurare 4.765 delle 13.555 abitazioni distrutte o danneggiate da Isis, ovvero il 35,2% degli edifici. Il sorprendente risultato finora raggiunto ci sprona ancor più ad andare avanti. Ci sono tante famiglie cristiane che vogliono tornare a Ninive e noi li aiuteremo affinché il Cristianesimo possa rimanere in Iraq!».
Sono migliaia infatti le famiglie che attendono di tornare a casa e in occasione del tragico anniversario del 6 agosto, ACS-Italia lancia una nuova campagna di raccolta fondi. «Abbiamo ancora tanto lavoro da fare – spiega don Georges Jahola, uno dei membri del Comitato per la Ricostruzione di Ninive, istituito dalla Fondazione pontificia insieme alle Chiese caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa per coordinare la ricostruzione – La prossima fase è molto impegnativa perché prevede la ricostruzione delle abitazioni interamente bruciate o distrutte».
I cantieri sostenuti da ACS continuano infatti i lavori a pieno ritmo. Amjeed Tareq Hano è un giovane di 28 anni che aiuta il team di 70 ingegneri al lavoro nella sola Qaraqosh. Sulla sua scrivania un’alta pila di richieste. «Per poter ricevere un sostegno i proprietari devono contribuire personalmente alla ricostruzione o al restauro – spiega il giovane cristiano – Soltanto così possiamo contenere i costi ed aiutare altre famiglie». Amjeed sottolinea come il governo iracheno non abbia affatto sostenuto l’opera di ricostruzione. «Sconfiggiamo Isis armati di intonaco e mattoni e senza l’aiuto di ACS non saremmo mai potuti andare avanti!». Dal 2014 al giugno 2018, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato circa 39,7 milioni di euro per progetti a sostegno dei cristiani iracheni.Dopo la presa della Piana di Ninive, Amjeed ha vissuto con la sua famiglia ad Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Non ha mai rimpianto la decisione di non lasciare il proprio Paese. «Dobbiamo bollire l’acqua, perché contiene troppo cloro, l’elettricità è prodotta dai generatori e le strade sono piene di buche. L’Iraq è tutto fuorché sicuro, ma questa è la nostra casa e qui è il nostro futuro. E la nostra patria ha estremamente bisogno della presenza di noi cristiani».

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“Per sconfiggere il terrorismo non basterà vincere l’Isis”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

munster

Munster. “Non possiamo comprendere il terrorismo ragionando a tesi, ma bisogna guardare in faccia i giovani radicalizzati”, ha affermato Mario Giro, viceministro italiano degli Esteri, prendendo la parola in una delle tavole rotonde del convegno “Sete in Pace”, organizzato a Munster dalla Comunità di Sant’Egidio. “I reclutatori – ha spiegato Giro – hanno inventato un Islam 2.0 che è come una app: una religione diversa, aggiornata e semplificata che si rivolge a chi vuole reagire alle frustrazioni”. Il problema non è solamente militare: “Non basterà distruggere l’Isis per interrompere queste manipolazioni, perché imprenditori della paura potranno sempre manipolare i più fragili, in particolare, i giovani. Dobbiamo guardare in faccia questi giovani che hanno scelto per il lato oscuro” e investire nell’educazione.

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L’economista molisano Scacciavillani: “In Medio Oriente la tensione tenderà a stemperarsi”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

golfo persicoROMA – “Al di là delle rivalità secolari tra le due sponde del Golfo Arabico, una volta compreso che un conflitto permanente non conviene a nessuno la tensione in Medio Oriente tenderà a stemperarsi. Con il prezzo del petrolio su livelli poco esaltanti, le risorse servono per diversificare e rilanciare l’economia non per alimentare gli arsenali pagando assegni da centinaia di miliardi a Trump. Esistono ampi spazi per trovare un modus vivendi non appena gli animi si saranno placati”. E’ quanto afferma l’economista molisano Fabio Scacciavillani, ai vertici del fondo sovrano dell’Oman, nel corso di una lunga intervista a Infoimpresa, il mensile del sindacato autonomo Unsic (www.unsic.it), sulla situazione del Medio Oriente.
“Gli screzi tra Paesi del Golfo hanno un regime carsico, ma con il tempo si ricompongono perché gli interessi comuni sono molto più forti dei motivi di contrasto – spiega Scacciavillani. “Che si fossero addensati malumori più o meno giustificati verso il Qatar era noto da tempo, soprattutto per l’incauto supporto dato da alcune fazioni qatarine a gruppi come i Fratelli Musulmani. Gli altri Paesi dell’area hanno voluto segnalare, probabilmente con l’assenso di Washington che eventuali ulteriori ambiguità di Doha non verrebbero tollerate. L’attentato a Teheran è un colpo di coda dell’Isis che sta per perdere Raqqa e cerca di infliggere più danni possibili prima dell’ineluttabile fine, sperando di alimentare le frizioni tra Arabia Saudita e Iran, che nella lotta al Califfato hanno obiettivi, tutto sommato, convergenti”.Riguardo all’Europa, l’economista di Frosolone, cresciuto a Chicago, con esperienze al Fondo monetario internazionale, alla Banca centrale europea e a Goldman Sachs, e da anni nei Paesi arabi (prima in Qatar alla Gulf organization for industrial consulting, poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat, dove lavora al fondo sovrano dell’Oman), ritiene che l’influenza economica del vecchio continente nel Medio Oriente sia ancora notevole. “Le imprese europee stanno ritornando in forze anche in Iran dopo la fine delle sanzioni per rivitalizzare un’economia formata da quasi novanta milioni di persone. Ma siccome dal punto di vista militare l’Unione europea rifiuta ruoli di primo piano, politicamente conta sempre meno. Il modo più intelligente per rilanciare il ruolo del Vecchio Continente a sud del Mediterraneo potrebbe essere la firma di un trattato di libero scambio, come quello che gli Usa hanno stabilito con l’Oman. Per metterla in termini brutali, nel mondo contano i soldi o le armi. L’Europa deve mettere sul piatto almeno una delle due (e possibilmente entrambe) se vuole ottenere influenza”. (fonte: Forche Caudine)

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L’ISIS rivendica l’attacco di Istanbul

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

istanbulL’ISIS ha firmato la rivendicazione dell’attentato compiuto nella discoteca Reina di Istanbul, e lo ha fatto precisando che l’attacco è stato portato contro uno dei nightclub “dove i Cristiani celebrano la loro festa apostatica”. Il messaggio politico è diretto alla “protettrice della croce”, cioè la Turchia. “Ortakoy è la parte più europea di Istanbul. L’ISIS conferma la propria strategia politica, dimostrando di avere le idee perversamente chiare. Dobbiamo domandarci se in Europa siamo in grado di contrapporre una strategia altrettanto chiara ed efficace.”. Il Direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, commenta così la rivendicazione del sedicente Stato Islamico. “Dobbiamo essere consapevoli che l’ideologia dell’estremismo politico-religioso di matrice islamica è viva, e si diffonde sotto diverse sigle. La nostra Fondazione non entra nel merito delle valutazioni politiche, ma di certo dobbiamo dire che il sostegno ai Cristiani e alle altre minoranze perseguitate non è un semplice atto di carità”. Ogni contributo a favore dei perseguitati in Medio Oriente, e nelle altre aree di crisi, prosegue Monteduro, “è estremamente prezioso per loro, ma garantisce anche altri effetti positivi, di cui beneficiano tutti: rafforza il loro tessuto sociale, generando anticorpi contro il virus dell’estremismo, e permette a singoli e gruppi la permanenza in patria, scongiurando il fenomeno dei flussi migratori non volontari. Favorisce anche il depotenziamento del terrorismo diffuso in Occidente, e la riduzione della pressione migratoria, che genera conflitti sociali.”. La minaccia terroristica purtroppo non è distante da noi, perché, “come spiega il comunicato dell’ISIS, per loro noi siamo parte del grande nemico occidentale. Dobbiamo essere consapevoli che la solidarietà nei confronti dei nostri fratelli perseguitati, ovunque essi siano, ci consolida come comunità e ci rende capaci di respingere gli attacchi, attacchi che possono provenire dall’esterno, ma anche dall’interno, da giovani che trovano un senso esistenziale solo all’ombra delle bandiere nere. Sono persone che si formano e si informano in Europa, ma la cui matrice culturale resta l’estremismo islamico.”. Per tutti questi motivi, conclude il Direttore di ACS-Italia “quando un italiano sostiene i progetti a favore dei Cristiani perseguitati aiuta concretamente i suoi fratelli, ma indirettamente aiuta anche i propri figli a vivere in una società libera dal terrore.”.

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Piani d’attacco “di decine, forse centinaia” di militanti dell’ISIS attivi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2016

terrorismo«“Non c’è alcun legame tra terrorismo e immigrazione. I terroristi non arrivano con i barconi”. Queste sono le dichiarazioni fatte decine di volte dallo statista Renzi e dal suo fido scudiero Alfano. Ovviamente è falso, come gran parte dichiarato dal nostro premier. I servizi segreti libici hanno dichiarato che a Sirte hanno trovato piani d’attacco “di decine, forse centinaia” di militanti dell’ISIS attivi in Italia, gran parte dei quali arrivati sui barconi. È solo l’ennesima conferma di quanto Fratelli d’Italia afferma da sempre: la politica delle porte aperte a tutti del Governo Renzi-Alfano mette in pericolo la sicurezza delle nostre città. Ora basta». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Isis minaccia in nuovo video: “Colpiremo Israele e conquisteremo Roma”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2016

isis-califfatoL’Isis minaccia Israele, l’Italia e le rispettive capitali: Gerusalemme e Roma. Nello specifico è stato il gruppo terrorista Wilayat Sayna, la Provincia dello Stato islamico in Sinai, legato a Daesh, che ha diffuso un video in cui sono stati messi nel mirino lo Stato ebraico, gli ebrei e la nostra Penisola.Video in cui la voce narrate recita:Questo è solo l’inizio, i nostri incontri si terranno a Roma e a Gerusalemme. Ebrei, aspettaci, sarete puniti severamente e pagherete prossimamente un caro prezzo. L’attentato contro l’aereo russo che abbiamo abbattuto e gli attacchi contro le sedi dei crociati e dei giudei che sono state bombardate, sono solo l’inizio. Dopo ci incontreremo a Roma e Gerusalemme.Le minacce sono accompagnate da immagini di Gerusalemme est e di Piazza Navona a Roma. Il filmato, postato sui social media, mostra anche alcuni attacchi dei jihadisti dell’Isis contro le forze di sicurezza egiziane nella penisola del Sinai, che stanno conducendo una rivolta nella regione contro il governo del Cairo.Al momento non è stato possibile verificare l’autenticità del video, ma lo stile e il linguaggio usati sembrano non lasciare dubbi. L’Isis non ha mai nascosto l’intenzione di distruggere Israele e puntare dritto su Roma per innalzare la propria bandiera del terrore in Piazza San Pietro e conquistare il Colosseo con i carri armati, come ritraeva un video di qualche mesa fa. Motivo che ha spinto le nostre autorità a rinforzare la zona attorno al Vaticano e all’Anfiteatro Flavio.Questo video ma anche quelli diffusi in passato sono la prova di un disegno vero e proprio di conquista da parte dell’Isis. Non vi è alcuna presunta resistenza ad attacchi occidentali, non vi è assoluta volontà di vivere pacificamente con altri popoli e religioni, ma soprattutto non vi è alcuna depressione che spinge i jihadisti a compiere attentati e a uccidere tantissimi innocenti. L’Europa e i suoi media avrebbero dovuto capirlo tempo fa, ma quando si è accecati è impossibile vedere quello che si ha davanti agli occhi. (foto: isis-califfato)

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Come nasce e muore una religione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

la storia perduta del cristianesimo«Le religioni muoiono. Nel corso della storia, alcune religioni svaniscono del tutto, altre si riducono da grandi religioni mondiali a una manciata di seguaci. Il manicheismo, una religione che un tempo attirava adepti dalla Francia alla Cina, non esiste più in alcuna forma organizzata o funzionale; né esistono più le fedi che, mezzo millennio fa, dominavano il Messico e l’America Centrale». Sarà questo il futuro dei cristiani sotto la spinta dell’islamismo radicale dell’ISIS? In passato, una simile sorte è toccata al cristianesimo, distrutto nelle regioni in cui un tempo aveva prosperato e i cui fedeli occupavano posizioni chiave a livello politico, economico e culturale. Dalla Siria, all’Iraq e all’India, l’annientamento del cristianesimo è stato tale da non lasciare (quasi) alcuna traccia della sua presenza nei secoli. Ma perché le religioni muoiono? Che cosa possiamo apprendere dalla caduta – e talvolta anche dalla rinascita – delle religioni nel corso della storia?Philip Jenkins, professore di storia alla Baylor University, nonché uno dei massimi esperti al mondo di sociologia e demografia delle religioni, nel suo nuovo libro La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-VX secolo). Com’è finita una civiltà (Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Giancarlo Bosetti), propone una lettura inedita e provocatoria della storia delle prime Chiese cristiane d’Oriente, del loro rapporto con le altre fedi, in particolar modo con l’islam, e della loro successiva rovina. Profondamente non-eurocentrico, l’approccio dello studioso americano evidenzia come una religione che oggi consideriamo naturalmente «occidentale» sia invece nata e si sia diffusa anzitutto in una vastissima area che si estendeva dal Medio Oriente fino all’Asia e di cui oggi si sa poco o nulla. In un appassionante excursus storico, l’Autore illustra la forza e la resilienza di queste prime comunità cristiane – in primis quella nestoriana e siriaca – che riuscirono ad auto-preservarsi anche durante secoli di dominazione islamica. Come sottolinea Giancarlo Bosetti nella sua prefazione, «il libro di Jenkins ci costringe non solo a rimuovere assiomi stereotipati, ma anche a effettuare lo “spostamento di un centro” che assumevamo come irriflesso; ci spinge cioè a riesaminare certezze che parevano indiscutibili, andando a illuminare aree della storia poco conosciute perché appartenute a comunità sconfitte».Si scopre così che già nel VII secoli missionari nestoriani avevano raggiunto l’India, lasciando sia importanti tracce della loro fede nelle prime stesure dei sutra buddhisti, sia nel simbolo combinato della croce e del loto che appare nelle croci di pietra nella regione del Kerala, nel sud del subcontinente. Senza dimenticare che alcune delle pratiche odierne dei musulmani, come la prostrazione durante la preghiera, derivano dall’antico modo di pregare dei monaci siriaci. Un fervente e stimolante scambio di idee, avvenuto in un clima di convivenza pacifica, che si interruppe solo con l’inizio di nuove persecuzioni dei cristiani intorno all’anno 1300 da parte dei dominatori islamici.Tuttavia, non furono soltanto cause esogene a contribuire alla scomparsa del cristianesimo in queste regioni – cause politiche, come le persecuzioni e le conversioni forzate, cause naturali, si pensi a carestie ed epidemie, o cause demografiche -; Jenkins infatti individua anche varie cause endogene. Secondo la sua teoria, le religioni scompaiono nel momento in cui si isolano troppo e diventano radicalmente settarie, in altre parole quando perdono la loro «forza viva». Diventano quindi incapaci di inculturarsi in alcune delle aree in cui si sono radicate. Applicare quindi logiche darwiniane di «adattamento», continua, non è compatibile con le reali ragioni storiche della loro distruzione. In realtà, sottolinea Jenkins, «né la fede, né la pietà, né la sapienza, né l’antica tradizione sono servite per mantenere in vita le chiese nella maggior parte delle loro terre d’origine».
Philip Jenkins, La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-XV secolo). Com’è finita una civiltà, prefazione di Giancarlo Bosetti, Collana Lampi di storia, Editrice Missionaria Italiana, pp. 352, euro 22,00 (foto: la storia perduta del cristianesimo)

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Il PE chiede un’azione immediata per proteggere le minoranze religiose dall’ISIS

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2016

parlamento europeoI deputati europei, in una risoluzione posta in votazione giovedì, chiedono alla comunità internazionale di intraprendere azioni immediate per combattere il sistematico sterminio di massa delle minoranze religiose perpetrato dal cosiddetto Stato Islamico in Iraq e in Siria (ISIS) o Daesh. Il testo chiude il dibattito del 20 gennaio scorso con il Capo della politica estera UE, Federica Mogherini. I deputati ribadiscono la loro ferma condanna all’ISIS/Daesh e alle sue vergognose violazioni dei diritti umani, che prendono di mira deliberatamente cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, Kaka’e e sunniti, che non condividono la loro interpretazione dell’Islam. Hanno inoltre ricordato che, secondo lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI), queste violazioni equivalgono a “crimini di guerra”, “crimini contro l’umanità” e “genocidio”. La risoluzione, approvata per alzata di mano, chiede all’UE di nominare un Rappresentante speciale permanente per la libertà di religione e di credo e chiede a tutti i Paesi della comunità internazionale di impedire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi all’interno dei propri territori. Il testo aggiunge che tutti gli Stati membri dell’UE dovrebbero aggiornare i loro sistemi giuridici e legislativi al fine di impedire che i loro cittadini partano per unirsi all’ISIS/Daesh e ad altre organizzazioni terroristiche. Gli Stati dovrebbero anche assicurare che i loro cittadini che dovessero unirsi alle organizzazioni terroristiche siano sottoposti il prima possibile a procedimenti penali. In Iraq e in Siria l’ISIS sta perpetrando una sistematica e diffusa violenza e viola i diritti umani internazionali e il diritto umanitario dei membri dei gruppi di minoranze, inclusi cristiani e yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, kak’e e sunniti. Secondo le Nazioni Unite, “in alcuni casi, queste violazioni potrebbero costituire crimini di guerra e crimi contro l’umanità”.

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I tagliagole dell’Isis arriveranno in Italia?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIA«I tagliagole dell’Isis possono arrivare in Italia infiltrati nei barconi di profughi che ogni giorno arrivano sulle nostre coste. Lo dicono da tempo i servizi di intelligence di mezzo mondo, ieri lo ha ribadito anche il ministro francese della Difesa Jean-Yves. Solo Renzi e Alfano continuano a ripetere il mantra che “i terroristi non arrivano coi i barconi”. L’irresponsabilità e l’incompetenza di chi ci governa sta mettendo in grave pericolo tutti gli italiani. Per l’ennesima volta, Fratelli d’Italia chiede al Governo di mettere fine alla folle politica delle “porte aperte a tutti”: 1. stop agli sbarchi, subito un blocco navale al largo delle coste libiche; 2. intervento, anche militare, a sostegno del governo di unità nazionale (o del governo legittimo libico se le fazioni non troveranno un accordo) per aiutarlo a sconfiggere l’Isis e a riprendere il controllo delle coste e dei porti; 3. basta accoglienza indiscriminata, perché per noi i profughi sono solo donne, bambini e nuclei familiari che scappano da zone di guerra. Per gli altri porte chiuse; 4. espulsione e rimpatrio di chi non ha titolo a stare in Italia». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Dibattito con Mogherini su Siria, Arabia Saudita e Iran

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2016

federica_mogheriniStrasburgo. Gli sviluppi in Siria e le tensioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran saranno discussi con il capo della politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini nel pomeriggio di martedì. Mercoledì pomeriggio, i deputati discuteranno, sempre con Mogherini, come proteggere le minoranze religiose dalle violenze del cosiddetto Stato Islamico o ISIS, e valuteranno la situazione umanitaria in Yemen, così come le crescenti tensioni nel sud-est della Turchia.

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Beirut, Egitto e Parigi, Isis sposta il fronte del terrore

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

attentato parigiI tragici attentati di Parigi che hanno ucciso 129 persone il 13 novembre sono stati definiti l’11 settembre dell’Europa. Risvegliano la comunità internazionale all’urgenza di trovare una soluzione al caos in Siria e in Iraq. Lo Stato islamico in meno di due settimane, sotto pressione tra i suoi stessi “confini” in Medio Oriente a causa di un intensificarsi delle azioni militari internazionali contro le sue postazioni, ha portato lo scontro in altri territori, contro coloro che reputa nemici: in Egitto, l’abbattimento del volo russo da Sharm el-Sheikh ha ucciso 224 persone e sollevato domande sulla stabilità del Sinai; sono 44 i morti a causa di esplosioni nei quartieri sciiti di Beirut, roccaforte finora impenetrabile di Hezbollah. Parigi è stata colpita nei suoi momenti di svago e felicità. I drammatici attacchi delle ultime settimane hanno portato Paesi su fronti opposti in questo conflitto, come Francia, Russia e Stati Uniti, a pensare a una coalizione militare unificata contro la minaccia terroristica di Isis, la cui fattibilità resta dubbia. Sul piano politico manca però unità d’intenti sul futuro della Siria e sul ruolo del suo presidente, Bashar el-Assad. E davanti all’irrobustirsi della minaccia terroristica, del conflitto in medio oriente e del conseguente dibattito su immigrazione e integrazione, l’Europa sembra a corto di opzioni.

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Sanzioni alla Russia: Una idiozia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2015

Putin Views Russian Arms On Display At Expo“La mia idea di orgoglio nazionale non è quella che ha Renzi. Vorrei un’Italia che fosse effettivamente riconosciuta per il suo valore sulla scena internazionale. Noi abbiamo sottoscritto le sanzioni contro la Russia, che sono una cosa ridicola.” Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. Le sanzioni vanno abolite aggiunge la Meloni “l’Italia dovrebbe assolutamente ritirare la sua firma, le sanzioni sono una cosa idiota per l’economia italiana ed europea, e nessuno dice che i pezzi di mercato che stiamo perdendo noi li recuperano altri. Ma anche perché in questo periodo storico, noi non abbiamo nessun interesse a spingere la Russia verso la Cina e verso l’Asia, è una cosa stupida.”
A proposito della situazione internazionale e della lotta contro l’Isis l’On.Giorgia Meloni sottolinea come “la comunità internazionale debba intervenire contro l’Isis”. Per esempio, chiede Minoli, lei bombarderebbe l’Isis in Siria? “Assolutamente sì. Credo che sia un’umanità un tanto al chilo, ridicola, quella di un’Europa che dice, noi dobbiamo accogliere i siriani che arrivano da noi senza porsi il problema da che cosa scappano i siriani. Se vuoi essere veramente umano devi andare a combattere le cause da cui questa gente scappa perché la vita di chi arriva qui non vale meno di chi muore sotto le bombe o di chi muore massacrato dall’Isis, in Siria, in Iraq, in Libia o in Nigeria. Io penso che la comunità internazionale, e se fossi Renzi questo andrei a sostenere, dovrebbe intervenire a fianco dei governi legittimi, perché ci sono governi legittimi, che in Siria, in Iraq, in Libia, in Nigeria combattono contro il fondamentalismo che è il nostro principale nemico”. Infine la leader di FDI si schiera in politica estera con la Russia, esprimendo la sua preferenza tra Obama e il presidente russo così: “Oggi assolutamente Putin, credo che in politica internazionale Obama sia il peggiore presidente degli Stati Uniti della storia”.

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Conflitto in Libia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2015

libiaIn Libia, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è riuscito nel corso dell’ultimo mese a distribuire aiuti a decine di migliaia di sfollati all’interno di Tripoli e nei suoi dintorni, oltre che nel sud-ovest. Ciò è avvenuto nonostante nel sud si siano verificati gli scontri più pesanti dalla ripresa della guerra civile, nel maggio del 2014. L’Agenzia tuttavia non è riuscita a raggiungere migliaia di altre persone bisognose e invita tutte le parti coinvolte a garantire l’accesso per le organizzazioni umanitarie.
Con l’escalation del conflitto a Sabha e Awbari nel sud ovest e nella zona di Kufra – un importante punto di transito nella zona sud orientale per trafficanti di beni e persone dall’Africa sub-sahariana – da fine luglio si sono spostate migliaia di persone, molte delle quali vivono in condizioni disperate e hanno urgente bisogno di cibo e anche di aiuti non alimentari.I combattimenti a Kufra, che si sono intensificati all’inizio di questo mese, coinvolgono le tribù rivali Tebu e Tuareg. L’area di Sabha, nel sud ovest della Libia, è stata colpita anche da violenze tribali. Gli scontri si sono spostati in città e l’8 agosto la situazione è peggiorata con gli scontri tra le milizie di Libia Dawn e i sostenitori del defunto presidente Muammar Gheddafi.
I combattimenti a Sabha hanno provocato la morte di un numero imprecisato di civili e costretto alla fuga più di 7.500 sfollati interni. Molte persone hanno ricevuto dalle milizie di Libia Dawn l’ordine di trasferirsi da un quartiere nel nord, mentre circa 5mila persone sono fuggite nella zona Tayoree a sud di Sabha e si sono trasferite in zone più sicure della città o in altre città, tra cui Wadi Shati, GiFra, Awabari e Tripoli.Gli sfollati interni hanno accesso limitato ai servizi, perché le possibilità di movimento sono estremamente limitate. Tuttavia l’UNHCR è riuscito, insieme a organizzazioni partner quali l’International Medical Corps, a portare aiuti non alimentari (set da cucina, materassini, coperte e tende) a 8.810 persone all’interno e nei dintorni di Sabha e Awbari. Il target dell’Agenzia era di oltre 15mila persone, ma ciò è stato impossibile a causa delle condizioni di insicurezza.
Nel contesto di questa grande operazione di distribuzione, l’UNHCR ha anche fornito assistenza a quasi 25mila persone a Tripoli e in altre aree costiere nella zona occidentale e nelle città interne di Wadi Shata e Jufra.
I combattimenti nella zona di Kufra hanno provocato la fuga di numerose persone e i bisogni nella regione, con servizi di base limitati e infrastrutture in cattive condizioni, sono urgenti. L’UNHCR non è stata in grado di raggiungere Kufra per problemi di sicurezza.
Si ritiene che più di 700 famiglie abbiano lasciato le proprie case dal 25 luglio per sfuggire ai nuovi scontri a Kufra in cui più di 50 persone sono morte e molte sono rimaste ferite. Tali persone hanno cercato protezione nelle zone limitrofe. Circa la metà vive in alloggi di fortuna e gli altri in un edificio in costruzione abbandonato. C’è urgente bisogno di generi alimentari e altri aiuti, e anche le risorse idriche sono insufficienti.Complessivamente nel 2015, l’UNHCR ha consegnato aiuti a circa 60mila sfollati. In tutta la Libia ci sono più di 400mila sfollati interni. L’Agenzia sta attualmente cercando il modo migliore per assistere centinaia di persone sfollate a causa dei combattimenti nella città costiera di Sirte, la città natale del defunto Muammar Gheddafi.

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Isis – Decapitato e appeso ad una colonna l’archeologo di Palmira

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2015

Khaled AsaadL’Isis non si arresta e le atrocità in terra siriana continuano. Le ultime inquietanti notizie vengono da Palmira dove, l’archeologo Khaled Asaad è stato decapitato. Era riuscito a nascondere decine di reperti archeologici prima che venisse catturato dai tagliagola dell’Isis. Durante la breve prigionia tentarono invano di carpirgli il luogo dove erano stati portati e alla fine non potendo vincere la sua resistenza vi è stata la sentenza di morte e la crudele uccisione. Lo studioso era conosciuto e stimato in tutto il mondo come scienziato ed esperto di antichità. (fonte: ArtsLife News) (foto Khaled Asaad)

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Poll shows 2/3 Europeans critical of EU handling of ISIS and Greece

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2015

ateneBrussels. Around two-thirds of Europeans believe the European Union is not responding effectively to two of its biggest current challenges, the rise of the Islamic State and the Greek debt crisis, according to research commissioned by Cambre Associates and carried out by Opinium.Some 7,000 adults in seven western EU countries polled between 29 June and 10 July 2015 were also largely unimpressed by Europe’s approach to its other big headache, the migrant crisis.”The results of this poll underscore that the EU is confronted with perhaps its most difficult period since its creation in 1957. Strong leadership and clear vision are needed urgently if the EU is to successfully ride out the current state of crisis and regain the confidence of its citizens,” said Tom Parker, managing director of Cambre Associates. “Particularly alarming is the resounding thumbs-down given to the EU’s handling of the Greek debt crisis.”James Endersby, managing director of Opinium, commented: “Citizens of Europe are concerned about a number of huge global and regional issues. The Greek crisis and rise of IS have obviously needed a swift and robust response but it’s clear from our study that not many of us are happy with how Brussels has dealt with either.“ In a breakdown of the survey results, 67% of respondents condemned the EU’s handling of the rise of Islamic State as bad, while only 5% thought this has been handled well. Italians were the most likely to rate this as bad (75%), followed by France (71%).The EU fared almost as badly for its handling of the Greek debt crisis, with 62% of survey participants critical, as opposed to 12% who were positive.Italians were the harshest, with 76% saying the EU dealt badly with the Greek debt crisis. By contrast, 17% of Germans gave the EU a positive rating as against 56% who were critical. The Dutch were similarly divided, with 19% favourable and 53% unimpressed. On migration, 60% said the EU has mishandled the arrival of refugees from Libya, against just 8% who were positive. Italians were almost twice as likely as Germans to be critical, at 84% versus 48% respectively.Equally, 83% of Italians think it is unfair that they have to process all of the migrants coming from North Africa. A majority of all other countries surveyed agreed, although the UK was the least sympathetic with 55% believing this to be unfair and 13% thinking it is fair.Showing how relatively hardline the UK’s stance is, 41% of British adults think refugees from North Africa who reach their country should be returned to Italy. Whereas other respondents from outside Italy broadly disagreed with this approach. However, most of the respondents did agree that Italy is within its rights to prevent ships from offloading anymore refugees at its ports, with those aged 55+ most likely to agree with this and those aged 18-34 least likely (59% vs. 49% respectively).
On another hot topic for Europeans, the poll showed divided opinions on the EU’s handling of the UK referendum on membership of the bloc. While 35% of respondents think the EU has dealt with this badly, a mere 15% were positive. Most critical were Italians (46%), the British (41%) and the French (40%), with the Germans (28%) and the Dutch (27%) taking a softer line.The southern EU states were the most likely to believe that EU countries should continue to progress towards “ever closer union”, with 56% of Spanish, 54% of Portuguese, and 47% of Italians backing this.However, 47% of British and 42% of Dutch adults said that “EU integration has gone too far and EU countries need to repatriate powers”. EU founding states France and Germany were evenly divided by comparison. Germans narrowly favour closer union (30% pro-integration vs 24% pro-repatriation), while the French are only just opposed to closer union (24% pro-integration vs 32% pro-repatriation).

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Fronte turco: tra curdi e Isis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

turchia-ist3“L’attacco all’Isis è stata per Erdogan una mossa obbligata e inevitabile perché si ritrova stretto tra due fronti: il calo di popolarità interna e il rilancio del ruolo internazionale dell’Iran”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato. Per Alli “il successo inaspettato dei curdi ha impedito al partito di Erdogan di raggiungere la maggioranza assoluta, e lo ha indebolito. Inoltre, i curdi sono coloro che si sono spesi maggiormente contro l’Isis, mentre l’inerzia di Erdogan ha contribuito ad alimentare il clima di sospetto da parte della comunità internazionale nei suoi confronti”.“D’altra parte l’Iran, – conclude – l’unica grande potenza realmente paragonabile alla Turchia nella regione medio orientale, oggi tende a riaccreditarsi agli occhi della comunità internazionale ponendosi come soggetto principale nella lotta all’Isis. Erdogan non può permettersi di venire superato dall’Iran su un terreno così delicato. I prossimi tempi saranno decisivi per un Erdogan in chiara difficoltà, che reagisce tornando ad attaccare violentemente il PKK e chiedendo la convocazione del Consiglio Atlantico”.

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Qatar finanzia Isis

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

qatar«USA e UE applichino sanzioni al Qatar che finanzia apertamente l’Isis. Analisti e l’intelligence di tutti gli Stati occidentali concordano nel sostenere che esiste un flusso di risorse costante e organizzato che dall’emirato medio orientale giunge a terroristi e integralisti islamici. Si tratta di importi da miliardi di euro che si traducono in armi e risorse che questi utilizzano per seminare morte, fare pulizia etnica e strage della minoranza cristiana in Iraq e in Siria. È dovere dell’Unione Europea e degli Stati Uniti pretendere l’immediata sospensione di questi vergognosi aiuti e ci chiediamo come mai nei confronti del Qatar non ci sia la stessa solerzia con la quale si sono applicate le sanzioni alla Russia. Non vorremmo che la realpolitik valesse solo quando si tratta di difendere gli interessi degli americani – che oltre a quelli economici in Qatar hanno anche una importante base militare – e non quando in gioco ci sono quelli dell’Italia e dell’Europa». E’ quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni.

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