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Posts Tagged ‘islamici’

Ere nouvelle

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

la Moschea di Forte Antenne, Roma

la Moschea di Forte Antenne, Roma

Mentre i cattolici e i cristiani in generale hanno impiegato oltre un secolo per imporre una loro cultura che abbandonasse la tradizione legittima, per imboccare la strada dei nuovi ideali sociali e politici, il mondo arabo e il suo braccio religioso, espresso dall’islamismo, stenta a riconoscere un ruolo guida della Fede che sappia contemperare le esigenze laicistiche del suo mondo e di quello vicino. E tutto questo s’impone come esigenza temporale nel breve tratto di alcuni lustri. Forse il disagio proviene dalle tante scuole islamiche che sono fiorite e che presentano aspetti contraddittori tra di loro nell’interpretazione degli insegnamenti maomettani espressi in nome di Allah. E’ mancato, in pratica, un passaggio fondante, un legame più critico e dialettico tra democrazia e islamismo, superando l’assetto capitalistico e rifiutando il materialismo socialista. La nuova strada del laicismo musulmano è, infatti, tutta da percorrere. Oggi esiste una contraddizione di fondo tra chi governa i paesi islamici con la sola idea di arricchimenti personali a scapito del popolo e di chi vuole una ridistribuzione delle ricchezze derivanti dagli introiti del petrolio affinché possano beneficiarne in primo luogo gli autoctoni.
Persino l’integralismo islamico cerca un compromesso con i corrotti e i corruttori indicando un nemico esterno invece di individuarlo tra le dittature esistenti e i loro tentativi di corruzione per garantirsi una sopravvivenza a fronte di un disagio diffuso da parte delle masse. Se non si esce da questa situazione, possiamo solo aspettarci un’irrazionale esportazione dell’integralismo teso a scoraggiare le alleanze occidentali, con i governi islamici corrotti, con la forza del terrore. (Riccardo Alfonso)

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Quanti sono gli islamici radicalizzati che vivono o hanno base logistica in Italia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

bolognaBologna. Dopo l’uccisione a Sesto San Giovanni, a un passo da Milano, di Amis Amri, l’attentatore tunisino di Berlino, si scopre che il terzo terrorista di Londra, Youssef Zaghba, aveva nazionalità e passaporto italiani, e incontrava la madre che vive in provincia di Bologna. Un altro campanello d’allarme utile a richiamare gli amministratori locali, vecchi e nuovi, alla cautela. Infatti non è solo un problema per l’intelligence o per le forze dell’ordine, la prevenzione anti terrorismo”. Così Mariastella Gelmini, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e coordinatrice lombarda. “I sindaci – continua -, sia dei piccoli comuni, che delle grandi metropoli dove nelle periferie vivono comunità islamiche spesso fuori controllo, sono in prima linea nell’affrontare le difficoltà di periferie e realtà religiose a rischio radicalizzazione. Tocca al ministero degli Interni, che ha precise responsabilità, offrire strumenti adeguati per individuare e contrastare le sacche di radicalismo che possono aprire le porte al terrorismo. Il problema – prosegue l’esponente azzurra – non sono solo gli immigrati irregolari radicalizzati, che possono arrivare via mare, ma tutte le realtà violente e intolleranti, a prescindere dalla nazionalità, che sono già insediate nelle nostre città, e che possono cedere alla radicalizzazione e al terrorismo. Gli episodi drammatici verificatisi in Europa – conclude Gelmini – devono spingere il Governo ad assumere provvedimenti forti, anche in chiave di prevenzione”.

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Truppe turche e estremisti islamici mettono in fuga gli abitanti dei villaggi kurdi del nord della Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

siriaL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha rivolto pesanti accuse contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan secondo cui gli attacchi sferrati tra lunedì 17 ottobre e oggi dalle truppe turche insieme a milizie di estremisti islamici nella regione di Shahba a nord di Aleppo avrebbero messo in fuga circa 900 persone dei villaggi kurdi di Tal Batal e Kuaibe.Secondo l’APM, mentre i media internazionali si concentrano sull’operazione militare per la liberazione di Mosul, Erdogan continua a perseguire i propri interessi in Siria. Dopo decenni di guerra civile e una politica della terra bruciata con la quale i governi turchi hanno svuotato complessivamente 3.876 villaggi kurdi, cristiani e yezidi nel proprio paese e messo in fuga circa quattro milioni di persone, pare proprio che Erdogan abbia deciso di applicare la stessa strategia anche nel paese vicino.Chi fugge dalle truppe di Erdogan e da quelle degli estremisti islamici cerca riparo nella regione autonoma di Afrin controllata dai Kurdi dove si trova anche il campo profughi di “Robar”. Questo dista solo 18 km dalla frontiera con la Turchia ma poiché la Turchia ha chiuso la sua frontiera in direzione Siria il campo non può quasi essere raggiunto dalle organizzazioni umanitarie.I campi profughi di Robar e di Shahba hanno finora accolto migliaia di famiglie profughe e ogni giorno si aggiungono centinaia di persone. Complessivamente Afrin ha accolto finora circa 400.000 persone. La maggior parte dei profughi sono arabi-sunniti di Aleppo e dei villaggi circostanti dove la situazione umanitaria è semplicemente catastrofica. Mentre l’aviazione di Assad e del suo alleato russo continua a bombardare la regione a est di Aleppo, la Turchia, membro della NATO e sostenuta dall’Arabia Saudita e dal Qatar attacca le regioni occidentali di questa antica ma ormai quasi completamente distrutta città. A fare le spese di questa brutale guerra che da tempo ha trasformato la Siria nello scenario in cui le varie potenze si giocano i propri interessi geopolitici è la popolazione civile. Ad Aleppo non mancano solamente i medici, i farmaci e l’attrezzatura medica. I bombardamenti delle varie parti in causa hanno distrutto diverse centrali elettriche e un attacco delle truppe radical-islamiche alleate della Turchia ha infine distrutto anche un impianto di pompaggio dell’acqua, lasciando l’intera città senz’acqua.

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Il terrorismo uccide ancora

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

BangladeshMa non è il solo a uccidere alla cieca, ben altre stragi meriterebbero una severa condanna, ma si preferisce tacere per dimenticare, perché l’ordine di servizio alla stampa mondiale impone di evidenziare le stragi, genericamente attribuite al mondo islamico. Ricordiamo il titolo vergognoso dell’articolo di Belpietro che, incitando all’odio generalizzato, così titolava “Bastardi islamici”. Ma anche di questo ci siamo dimenticati.
Ora il terrorismo uccide nove italiani in Bangladesh; il motivo della loro presenza in quella regione viene oscurata dalla violenza dell’attentato, del quale, per un falso pudore che stimola a mentire, si preferisce non parlare.
Non c’è condanna sufficiente per identificare la bruttura di quella aggressione, mista di viltà, brutalità, il tutto nascosto da pretese religiose.Così ricordo a me stesso e a quanti hanno già dimenticato, la strage del 24 aprile 2013, quando un edificio commerciale di otto piani, crollò a Savar, un sub-distretto nella Grande Area di Dacca, capitale del Bangladesh. I morti furono 1.129, 2.515 i feriti tra i quali numerosi gravissimi, dei quali non si è saputo più nulla. Nell’edificio fatiscente, costruito per ospitare solo negozi e uffici, erano presenti fabbriche manufatturiere, in quattro piani abusivi, privi dei dovuti controlli di sicurezza, ma piene di macchinari pesanti che le strutture dell’edificio abusivo non potevano sopportare.
Si tratta del centro di sfruttamento del lavoro più indegno dell’intero pianeta; il salario massimo riconosciuto e di due dollari al giorno, mentre per bambini e donne si scende anche al di sotto di un dollaro.
La delocalizzazione in posti del genere non è altro che l’arroganza di arricchimento sulla pelle dei più poveri tra i poveri del pianeta. Quando accadde quel disastro, venne coinvolta anche una importante azienda italiana; il loro marchio apparve in tutti i telegiornali, ma negarono tutto, ma non la realtà.Una loro “polo”, con marchio Benetton, si vende oltre 100 dollari, ma nel Bangladesh costa 4,5 dollari, tutto compreso. Il lavoro avviene a squadre di cinque o sei operai, che lavorano a regime; per quel misero salario DEVONO produrre oltre 150 capi al giorno, per cui si ammazzano la vita per raggiungere o superare quel tetto, ma non per aspirare ad un premio di produzione, bensì per maturare la certezza di poter tornare a lavorare la settimana successiva. I margini di utili sono vergognosi, perché si concretizza con un circuito articolato che parte dalla lana del cachemire, che viene ottenuta da greggi concessi in comodato. L’azienda possiede il gregge (non inferiore a 10.000 capi e vuole solamente la lana, in cambio cede gli agnelli alla tribù che si occupa di quel gregge). Viene sfruttata anche la pelle, con una prima conciatura, che viene esportata a Islamabad, dove fatiscenti fabbriche producono palloni di cuoio da calcio, considerati i migliori del mondo.
Ci sono poi i ritagli del pellame di scarto, che viene triturato finemente e utilizzato come concime per le valli dove pascolano le pecore da lana. Si tratta di una ricchezza enorme che genera, per le popolazioni solamente il diritto a sopravvivere.
A godere dei benefici sono gli imprenditori che sfruttano quella manodopera e pretendono anche di essere considerati “benefattori”.
Perché nella strage di Dacca è stato scelto proprio “quel” ristorante dove erano soliti riunirsi gli imprenditori che hanno delocalizzato la loro produzione? (Rosario Amico Roxas)

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“Venerdì sacro per gli islamici e santo per i cattolici”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

Roma 22 Aprile 2011, ore 14.00  Piazza Venezia, Conferenza Stampa. Un giorno simbolico nel quale la comunità islamica, quasi un milione e mezzo di presenze in Italia, rivolgerà il proprio augurio pasquale, informando l’opinione pubblica e ricordando alle autorità l’ingiustificato ritardo italiano nel riconoscimento delle attività di culto, di quello che si pone numericamente come il secondo gruppo religioso nel Paese. Per la prima volta saranno le donne a gestire una conferenza stampa pubblica per provare che nell’islam gli esseri umani hanno uguale valore sociale e per chiedere il riconoscimento dei diritti religiosi.  L’esercizio del diritto alla libertà di culto, ampiamente legittimata nell’ordinamento giuridico italiano, sarà rivendicato e “praticato” per la prima volta proprio a P.za Venezia a Roma, prescelto quartier generale mussoliniano e scenario di lotta antifascista in questa iniziativa che vuol ricordare anche l’avvicendarsi della Festa della Liberazione dalla dittatura fascista.  Un 25 Aprile che sarà celebrato dalla comunità islamica, ricordando i caduti nella Resistenza italiana antifascista, quelli nelle recenti rivolte nel nord Africa e nel Vicino Oriente, ed esultando alla vittoriosa lotta di liberazione del popolo tunisino ed egiziano.

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Libro: Albert Danton “Il Presidente”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

(Edizioni Albatros Il Filo, 2009 Collana Nuove Voci pp. 364, € 19,00) Cosa accadrebbe al mondo se il fondamentalismo islamico riuscisse a manovrare la massima carica politica mondiale, il presidente degli Stati Uniti d’America? Quale evoluzione inaspettata potrebbe avere la Storia, se l’Islam conquistasse i centri del potere?  Malcom Powell è il primo presidente afroamericano e questo lo sanno tutti, ma è anche una pedina del fondamentalismo islamico e questo ancora non lo sa nessuno. Dal principio del suo mandato, il presidente Powell inizia a mettere in atto una serie di provvedimenti che pian piano sveleranno la sua vera identità… operando una Rivoluzione della politica americana: fine della guerra in corso contro l’Iraq, immediato ritiro da quel paese, e anche dall’Afghanistan, dell’esercito americano e rifiuto del sostegno a Israele per rivolgerlo a favore del mondo islamico. Atto finale di questo percorso: la conversione all’Islam.  Il fondamentalismo islamico sembra avere davvero il mondo in pugno. La ricerca della verità nascosta da Powell costa la vita a qualcuno. E sarà Elisabeth, first lady americana, a mettere il marito di fronte alle sue responsabilità fino al colpo di scena finale, che farà capire al lettore di questo romanzo quanto siano infiltrati nel “sistema-mondo” i fondamentalismi islamici.

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Nuovi scontri in Somalia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Il recente inasprimento degli scontri nella regione centro-meridionale della Somalia ha causato una nuova ondata di sfollati tra la popolazione civile. Secondo le informazioni ricevute dai partner locali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) i nuovi aspri combattimenti in Somalia, soprattutto a Kismayo e Mogadiscio, hanno causato 145 morti e altri 285 feriti gravi solo nel mese di settembre. Per la prima volta a Kismayo si sono scontrati i due gruppi islamici di Al-Shabaab e Hisb-ul-Islam, che finora si erano alleati per rovesciare il governo somalo. Ieri il gruppo di Al-Shabaab ha comunicato di aver preso il controllo della città meridionale di Kismayo, sottratta ai suoi ex alleati. Secondo le fonti ospedaliere, ci sarebbero 12 morti e 50 feriti. L’UNHCR è molto preoccupato per la terribile situazione umanitaria di centinaia di migliaia di civili sfollati a causa del conflitto in Somalia. Se gli scontri tra Al-Shabaab e Hisb-ul-Islam dovessero inasprirsi ulteriormente, si teme che gli oltre 500mila sfollati interni nel corridoio di Afgooye, 30 km a sud di Mogadiscio, potrebbero essere costretti a fuggire nuovamente. Le ripercussioni dei continui scontri e dei movimenti forzati di popolazione a livello regionale sono molto gravi. Oltre 50mila somali sono fuggiti in Kenya dall’inizio dell’anno in fuga dalla violenza e dalla crescente crisi umanitaria nel loro Paese. Altri 22mila hanno affrontato la pericolosa traversata del Golfo di Aden su imbarcazioni fatiscenti, per cercare rifugio in Yemen. L’UNHCR fornisce protezione e assistenza a oltre 515mila rifugiati somali nei paesi vicini, come Kenya, Yemen, Etiopia, Gibuti e Uganda. La Somalia è uno dei Paesi che da origine al maggior numero di rifugiati nel mondo. Ci sono anche più di un milione e 500mila sfollati interni nel paese ed il numero è in costante aumento. Metà della popolazione somala ha urgente necessità di cibo e assistenza umanitaria.

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