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Posts Tagged ‘islamico’

Il terrorismo arriva in Nuova Zelanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

E’ stata compiuta una strage in due moschee di Christchurch. Tre uomini e una donna sono stati arrestati. Si contano almeno 49 morti. Un video sulla strage è stato diffuso su Facebook da uno degli assalitori. Effettuati quattro arresti: tre uomini e una donna tra i quali un australiano di 28 anni. Al momento dell’arresto ha spiegato l’azione terroristica come un atto dimostrativo per dimostrare che anche le parti più remote del mondo non sono esenti da “immigrazione di massa”.
Giorgia Meloni nell’apprendere la notizia ha scritto su twitter: “Siamo vicini al popolo neozelandese in questa giornata di lutto e dolore. La nostra preghiera per le vittime degli attentati terroristici di Christchurch e la nostra ferma e intransigente condanna di ogni forma di razzismo e odio ideologico”.

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Italia testa di ponte del terrorismo islamico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

terrorismoDa anni, oramai, alcuni stati europei sono sotto il tiro dei terroristi con il loro carico di attentati e di morti e di feriti. L’Italia, nello specifico, sembra affrancarsene anche se qua o là ci sono segnali poco confortanti. La circostanza non è passata di certo sotto silenzio. Più di qualcuno si chiede quali meriti abbiamo per una così fortunata combinazione e alla fine c’è sempre qualcuno che azzarda la quadratura del cerchio. E’ il caso del signor Peppe Inquadrato, che ha vissuto a lungo in quella parte del mondo che è considerata la culla del terrorismo di matrice islamica. Secondo la sua opinione l’Italia è stata scelta come la testa di ponte ideale per destabilizzare l’Europa e non solo comunitaria. Tanto per cominciare si può raggiungere la penisola senza sottostare a molti controlli, la si può invadere impunemente con centinaia di migliaia di immigrati e in tal modo è più agevole l’infiltrazione di terroristi. Ha un governo debole e quindi facilmente esposto ai ricatti internazionali, ai condizionamenti di varia natura e incline ai compromessi anche se poco onorevoli pur di evitare il peggio. Pensate, ci dice Peppe, se gli attentati terroristici avvenissero in Italia e si scoprisse che i fautori fossero degli immigrati di recente sbarcati. E’ come sparare sulla Croce rossa ci direbbe Travaglio dalle colonne del suo quotidiano “Il Fatto”. Per il momento arrivare a questo punto non conviene a nessuno. (redazione fidest)

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Sadiq Khan primo sindaco islamico di Londra, da oggi “Londonistan”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

Sadiq Khan

epa05290248 British Labour party candidate for Mayor of London Sadiq Khan (R) poses with his wife Saadiya Khan (L) after voting at a polling station in south London, Britain, 05 May 2016. Londoners head to the polls to elect the successor to London’s current Mayor Boris Johnson. EPA/HANNAH MCKAY

By CORRADO VITALE. Londra colpita dalla nemesi islamica? Sadiq Khan è con il vento in poppa: alla fine dello scrutinio delle cosiddette “prime preferenze” per il sindaco di Londra il candidato laburista d’origine pachistana e musulmana è in testa con 9 punti di scarto (44% a 35) sul rivale conservatore Zac Goldsmith, figlio del finanziere sir James Goldsmith e della aristocratica angloirlandese lady Annabel Vane-Tempest-Stewart, per decenni regina dei salotti e della vita notturna londinese. Secondo il sistema britannico in vigore nella capitale, si deve passare allo spoglio delle seconde preferenze (ogni elettore esprime un primo e un secondo candidato preferito) per ufficializzare il vincitore.Ma ormai c’è la certezza che Sadiq Khan sia il primo sindaco musulmano di una grande capitale europea. È un fatto clamoroso, un evento che presenta una notevole portata simbolica. Certo, il fatto che Sadiq Khan sia diventato sindaco, non vuol dire che la bandiera dell’Islam da oggi sventoli su Londra. Sadiq Khan può anzi apparire come un perfetto modello di integrazione, la favola di un ragazzo immigrato che è riuscito a farsi largo in una grande metropoli europea fino a diventarne sindaco. Nella sua scheda biografica ufficiale leggiamo che Sadiq Khan è un «avvocato dei diritti umani e membro di una famiglia di immigrati pakistani, entrò ai Comuni nel 2005». «Nella sua carriera legale – leggiamo ancora –, si è specializzato in azioni contro la polizia, diritto del lavoro ed in materia di discriminazione, recensioni giudiziarie, inchieste e criminalità».
Ma, dietro alla “favola bella” dell’integrazione, si nascondono diversi motivi di preoccupazione. Sadiq Khan è certamente un personaggio perfettamente integrato nel tessuto civile europeo. Ma altrettanto non può dirsi di una fetta consistente del suo elettorato, proveniente dalle periferie di Londra abitate dalle comunità musulmane, zone della città che assomigliano, ormai, più a quartieri asiatici e mediorentali che al tradizionale paesaggio urbano europeo. La vittoria di Sadiq Khan è oggettivante il trionfo della Londra “islamica”, ribattezzata “Londonistan”, una Londra scarsamente integrata in nome del multiculturalismo. Certo, a contrastare il candidato musulmano non c’era un figlio del popolo londinese, ma il rampollo di una famiglia di finanzieri. E anche questo è un motivo di preoccupazione. I ceti medi, le fasce popolari dell’Europa sono in arretramento politico, economico e demografico. La grande Margaret Thatcher era figlia di un droghiere. Ma il partito conservatore è riuscito oggi solo a imporre un figlio di papà, dopo aver espresso, come sindaco, un pazzoide come Boris Johnson. Non c’è bisogno di essere “apocalittici” irriducibili per interpretarlo come un inquietante segno dei tempi. (fonte: Secolo d’Italia) (foto:Sadiq Khan)

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Fondamentalismo islamico

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

montecitorio

Roma 14 aprile 2016 ore 17.30 Hotel Nazionale, Sala Cristallo, Piazza Montecitorio 131. Il convegno si propone un’analisi del fenomeno dell’Isis, inteso come offensiva militare e terroristica, con la prospettiva della ricostituzione del Califfato in un’area del mondo che potrebbe coincidere con quella in cui si registrano presenze islamiche, o con quella che è stata oggetto delle conquiste arabe e poi turche nel Medio Evo. Intervengono:
AVV. ALESSANDRO FORLANI – PRES. COMM. STUDI GEOPOLITICI ROMA 300
PROF. GERMANO DOTTORI – DIRETTORE MASTER “GEOPOLITICA E SICUREZZA
GLOBALE” UNIVERSITA’ “LUISS GUIDO CARLI”
DOTT. GIAN MICALESSIN – REPORTER DE “IL GIORNALE”
DOTT. ANDREW SPANNAUS – DIRETTORE “TRANSATLANTICO.INFO”
MODERA ALESSANDRO CONTE – DIRETTORE EUROPEAN AFFAIRS MAGAZINE
Quindi si tenterà un approfondimento delle radici del fenomeno Isis, delle condizioni che ne hanno favorito la formazione e delle motivazioni dei suoi promotori e militanti. Si cercherà di cogliere, inoltre, il potenziale di destabilizzazione politica della sua azione militare e propagandistica e gli effetti già raggiunti in Siria, Iraq e Libia, sul punto di essere ridotti al rango dei cosiddetti “stati falliti”. L’intento dell’incontro-dibattito sarà soprattutto quello di individuare le possibili soluzioni al conflitto siriano, che, oltre a provocare innumerevoli vittime, sta espellendo porzioni sempre più ampie della sua popolazione fuori dai territori del Paese, costringendoli a migrazioni di massa in condizioni disumane. (Centro Studi Roma 3000)

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È tempo che l’Europa guardi con obiettività il fenomeno del terrorismo islamico

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2015

TerroristaPurtroppo in tutto il mondo molti musulmani interpretano in modo violento la loro religione, e questa visione è condivisa anche da molti che vivono in occidente. Questa la cruda realtà dei fatti. Cosa possiamo fare? Intanto evitiamo di importare in Italia un problema che oggi non abbiamo: basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione da paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti. Non mi risulta ci siano casi di terrorismo collegato ai filippini, agli argentini, agli ucraini, ai peruviani. Bene, premiamo allora chi ha dimostrato di integrarsi con maggiore facilità. Per gli altri, porte chiuse finché non avranno risolto i problemi di integralismo e violenza interni alla loro cultura». Lo scrive su facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Quando è esploso l’integralismo islamico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2011

Il fatto stesso che il fenomeno integralista e fondamentalista sia esploso in forme violente dopo gli episodi delle guerre del Golfo (prima e seconda) e dell’Afghanistan, ci dimostra come si sia trattato di fatto reattivo e non attivo. Per avallare le guerre preventive gli USA hanno messo avanti l’11 settembre, trascurando che la prima guerra del Golfo di Bush padre ebbe inizio molti anni prima e non ebbe mai occasione di finire, in quanto la presenza americana e i bombardamenti sull’Iraq non ebbero mai soluzione di continuità. La reazione fondamentalista, sbrigativamente chiamata “terrorismo” nacque come risposta contro l’imperialismo americano, e fu, inizialmente, gestita dall’alta borghesia nazionalista che vedeva minacciati i propri interessi di privilegio; si trattò allora dei vari “signori della guerra”, in realtà capi delle tribù che tutt’ora dominano l’Iraq, l’Afghanistan, l’Iran, il Pakistan e la Siria, Giordania e Arabia Saudita: Fra di loro divisi da differenti interpretazioni dell’Islam e ognuno con una propria legittimazione, trasportarono il loro dissenso dalla politica alla religione, per attirare le masse islamiche fin allora solo vittime di entrambe le parti.
L’integralismo islamico, sorto agli inizi dello scorso secolo, era sciita e riuscì a radicarsi nel tessuto sociale favorito dalle minacce che arrivavano dall’Occidente. L’adesione popolare alle forme fondamentaliste e integraliste acquistò un significato politico, staccandosi dai valori esclusivamente religiosi; in pratica si trattò di un regresso verso l’antica tradizione religiosa e sociale, che comprendeva anche il rapporto tra le classi, con una forma di accettata sudditanza della classe popolare a quella medio e alto borghese. Ma dall’Occidente arrivarono anche i principi del capitalismo che portava in sé i germi della crisi che provocarono un sempre maggiore accentramento del potere economico nelle mani degli USA, in termini internazionali, e nelle mani di capitalisti privi di scrupoli sociali nelle singole nazioni. Il lancio imposto della globalizzazione dei mercati sanzionò la frattura tra classi e tra nazioni. Tra le classi si disegnò il confine tra produttori e consumatori, tra proprietari dei mezzi di produzione e prestatori d’opera, tra creditori e debitori, dilatando la forbice dei consumi con eccesso del superfluo e mancanza del necessario.
A livello internazionale la frattura divise il mondo in nazioni opulenti, nazioni in via di sviluppo, terzo mondo e quarto mondo, queste ultime ricchissime di materi prime ma prive del potenziale culturale ed economico per lo sfruttamento in proprio delle loro ricchezze, diventando preda dei famelici “esportatori di democrazia. Nell’ambito della globalizzazione emersero nuove esigenze dell’apparato capitalistico, primo fra tutti la disponibilità di manodopera a basso costo, flessibilità del lavoro, decrescenti garanzie sindacali e, a volte, totalmente carenti. La conseguenza diretta fu la distruzione e, a volte la non formalizzazione dello Stato sociale, privatizzando i servizi essenziali che diventarono così non più costi dello Stato, bensì proventi dei privati; la classe lavoratrice è stata attaccata sul terreno normativo e salariale, quindi su quello assistenziale. Mentre tutto ciò accadeva a livello internazionale, molte nazioni, fra cui l’Italia, imitarono tali modelli in nome di un rinato liberismo che avrebbe migliorato le condizioni disagiate delle classi più deboli, favorendo un maggiore arricchimento delle classi capitalistiche, in quanto tale arricchimento si sarebbe dilatato anche alle fasce più povere. Iniziò la pretesa esportazione della democrazia, facendo credere alle masse popolari prese di mira che tale forma di governo, partendo dalla base popolare diventava garantista nei confronti delle classi emarginate. Ma cosa sta accadendo in realtà ? La democrazia, già a breve termine, se non tenuta rigorosamente nell’alveo della vera pluralità, produce il capitalismo, perchè ne ha bisogno per generare lavoro e dilatare il benessere all’interno di uno sviluppo equilibrato dell’economia, ma quando il capitalismo arriva ad avere il sopravvento non ha bisogno di democrazia e promuove una deriva autoritaria, la sola che può imporre il mantenimento dei privilegi che il mondo capitalista ha proditoriamente conquistato. L’esigenza dell’Occidente di manodopera a basso costo si è aggravata nel secolo scorso con la pretesa occidentale di controllare le fonti energetiche per averne il monopolio. Combinate in questo modo, le due esigenze messe insieme, e sostenute anche con guerre chiamate “preventive”, hanno consentito agli USA sia di gestire la forza lavoro di interi continenti per sfruttare la delocalizzazione produttiva, sia di impadronirsi della rendita parassitaria delle risorse petrolifere. Le conseguenze per le popolazioni sono state, sono e diventeranno sempre più devastanti, perché alle già precarie condizioni ambientali, il cui sviluppo è stato mortificato dalle colonizzazioni, si aggiungono le condizioni disumane e affamanti della globalizzazione dei mercati. E’ l’impostazione dell’imperialismo, sia di quello democratico occidentale che di quello socialista orientale; entrambi hanno rinnovato quella colonizzazione che nei secoli scorsi fu militare, con la nuoca colonizzazione economica. Questo è stato il brodo culturale nel quale il fondamentalismo prima e l’integralismo poi hanno fatto proliferare il nazionalismo arabo, coniugandolo con la religiosità.
La religione diventa supporto delle esigenze sociali mortificate prima dal colonialismo su base militare di conquista, ora dell’imperialismo che vuole imporre il suo “nuovo ordine” su base economica e di sfruttamento di intere popolazioni, sia sotto il profilo del lavoro che delle materie prime. La realtà odierna si scontra con la sua stessa storia che trova nei secoli l’accoppiamento religione-potere, con una continuità nel tempo che non trova riscontri nei governi occidentali.
Le borghesie islamiche di tutte le etnie, che hanno detenuto il potere nelle sue varie forme, ma sempre centralizzato e assolutistico, hanno utilizzato i precetti coranici per supportare il loro potere politico, economico e sociale. Trattandosi, per lo più, di sciiti nell’area medio-orientale, ogni etnia si è sempre richiamata ad una pretesa discendenza diretta dal profeta, identificandosi con una confessione che fornisce il suggello al dominio di classe. Gli esempi non mancano, suggellati da ragioni storiche, da antiche consuetudini e da radicate convinzioni.
• I sovrani del Marocco vantano la diretta discendenza da Maolmetto.
• I sovrani della Giordania preferiscono definirsi “re degli hascemiti” piuttosto che dei giornani; gli hascemiti appartengono alla tribù di appartenenza di Maometto, e vantono il diritto di essere considerati “custodi delle città sante”, che si trovano in Arabia, sotto la dinastia Saud che ne rivendica l’appartenenza, con una insanabile frattura tra le due case regnanti.
• A loro volta i Saud legittimano il loro potere con l’appartenenza alla confessione Waabita, alla quale, per motivi di cartello petrolifero, hanno aderito gli emiri del golfo , gli Al Sabbah del Kuwait, e i gli Yemeniti e i teocratici Omanidi.
• La Siria ufficialmente è una repubblica presidenziale, ma presidenziale al punto da non potersi distinguere da una monarchia assoluta, anch’essa avallata dall’appartenenza alla confessione alawita.
• Anche il laico libano di Jhumblat è governato in nome di una enclave drusa che trae origine da Al Darazi, che secoli fa fondò una delle tante scissioni sciite che approdò ad un movimento politico del quale oggi Walid, come prima di lui il padre, è signore e padrone. (Rosario Amico Roxas)

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Sakineh sarà lapidata

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Il regime islamico iraniano ha preso la sua decisione. Sakineh Mohammadi Ashtiani attualmente in carcere a Tabriz, sarà lapidata il 3 novembre. Lo riferisce il Comitato internazionale contro la lapidazione in un comunicato posto sul suo sito web. Non sono stati sufficienti i tanti appelli umanitari giunti a Teheran da tutte le parti del mondo. Questa decisione, sempre secondo il Comitato internazionale contro le lapidazioni, è stata presa qualche giorno fa ma resa pubblica solo da qualche ora. Nel frattempo il figlio e l’avvocato della donna restano in carcere.

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Guai ad innamorarsi di un islamico

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Lettera al direttore. La Stampa oggi pubblica come prima lettera, e senza un rigo di commento, la seguente: “Non ho alcuna compassione per la ragazza di Colognola picchiata e pugnalata all’addome dal fidanzato marocchino, che a suon di botte le ha fatto perdere il bambino che portava in grembo. Sono decenni che va avanti questa storia di ragazze italiane che si mettono con gli islamici, i quali pretendono da loro che portino il velo e altri comportamenti totalmente avulsi dalla nostra cultura e dalle nostre abitudini. Se poi succede qualcosa oppure i figli vengono portati nei Paesi dei loro mariti, ecco visi lacrimosi e disperati con appelli alle autorità”. Del resto, il commento, che di norma è dato dal giornale, è nel titolo: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. E come non dar ragione all’autore della lettera, e al giornalista che pubblica ed evidentemente approva? Le donne italiane devono sottomettersi solo agli uomini italiani, prendere botte e bastonate, e magari essere uccise, solo da mani italiane, e il velo, metaforico, pure deve essere italiano. Vogliamo scherzare? Come viene loro in mente d’innamorarsi di un islamico? Nessuna compassione. Sono loro che vanno in cerca di guai. (Miriam Della Croce)

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