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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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Islamismo immerso in una miscela di laicismo e religiosità

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La rapida espansione dell’islamismo lo mise in contatto con concezioni nuove, (ideologie greco-romane e persiane), e i dottori musulmani cercarono nell’insegnamento e negli atti di Maometto gli elementi per ridurre nello spirito musulmano norme e consuetudini di questi popoli: per esempio, il trattamento riservato dal Profeta agli ebrei fu preso a base della posizione giuridica fatta ai sudditi non musulmani per la proprietà fondiaria e i tributi. Insegnanti e interpreti del diritto erano i dottori, i quali, senza alcun carattere ufficiale, raccoglievano attorno a religiosi e diventavano dei veri capiscuola. I più insigni, fra loro, fondarono scuole, molte delle quali scomparvero in breve tempo, lasciando spazio, nell’ambito dell’ortodossia, a quattro principali:
1. hanafita, fondata da Aby Hanifah (m. 767) e fiorente nell’Asia centrale fra le popolazioni turco-tartare;
2. malikita, fondata da Malik ibn Anas (m. 795), diffusasi nell’Africa settentrionale, nella Mauritania e nel Sudan;
3. schafeita, fondata da Muhammad ash-Shafi’i (767-820), la cui zona d’influenza si localizzò in Somalia, Etiopia, Ciad, Kenya, Tanganica e nel delta egiziano;
4. hambalita, fondata da Ahmed Ibn Hanbal (780-855) che fiorì nell’Iraq centrale e meridionale, in Siria, nell’Arabia centrale.
Fra gli eterodossi, le maggiori scuole furono:
 gia’fari, probabilmente dovuta a Gia’far as-Sadiq (m. 765), riconosciuta dagli sciiti imamiti e ismailiti della Siria, dell’India, dell’Iraq, del Libano e della Persia;
 zaidita, attribuita a Zaid ibn ‘All e diffusa nello Yemen centr.;
 ibadita, risalente ad ‘Abd Allah ibn Ibbd e fio-rente in Algeria, Tunisia, Zanzibar.
Le differenze, fra le varie scuole sunnite (od ortodosse, dipendono dal periodo in cui si formarono.
Non intaccano la vera sostanza dell’ortodossia, al punto che è ammesso che il seguace di una scuola possa, in una particolare questione, seguire l’insegnamento di un’altra. In particolare, si può affermare che la differenza principale sta nel metodo seguito dalle varie scuole e l’osservazione vale anche per quelle eterodosse. Il califfo e i sovrani musulmani minori erano stati estranei a tutto il movimento delle scuole, limitandosi a scegliere una piuttosto che un’altra per i loro territori (scelta d’altronde determinata dalla presenza in parte cospicua dei seguaci di una scuola fra i propri sudditi) e nel dettare istruzioni ai qadi per la casistica lasciata libera dai dottori.
Solo in età moderna quest’ambito si è notevolmente esteso nei contatti sempre più complessi con il resto del mondo: sono così decadute le norme per il sistema fiscale, la legge del taglione, le pene stabilite dal Corano per il foro interno.
Essendo pertinenza del sovrano tutta l’amministrazione della giustizia, con l’allontanarsi nel tempo dalle fonti originarie, anche nel campo legislativo si creò una doppia giurisdizione, l’una lasciata al sovrano, per le questioni che non richiedevano approfondimenti specifici, mentre le altre erano attribuite al qadi per ciò che concerne il diritto di famiglia, il successorio e lo stato delle persone.
L’esempio fu seguito anche dall’Egitto e, con varianti, in Tunisia, nel Marocco, nella Siria, nel Libano e in Pale-stina. Con l’istituzione della Repubblica in Turchia, il diritto musulmano fu abolito (1926). La forza della tradizione musulmana invece è ancora molto efficace tra i Beduini, i So-mali, i Cabili dell’Algeria e i Berberi del Marocco.
L’introduzione della Costituzione in Egitto (1923), nell’Iraq (1924) e in Siria (1930) ha privato del diritto di legiferare i dottori musulmani a vantaggio dei Parlamenti. In Iran, dove la Costituzione laica si era avuta nel 1906, una forte opposizione ha costretto nel 1979 alla fuga lo scià e si è costituita una Repubblica che ha ripristinato integralmente il diritto islamico.
Tutti questi tentativi andati in porto o realizzati a metà o respinti totalmente com’è il caso citato in Iran rappresentano le varie facce non della Fede islamica, che re-sta fondamentalmente unitaria di là delle sue sfumature, anche se in certi casi sono ragguardevoli, come quelle espresse dai fondamentalisti, ma dal tentativo di conciliare un rapporto più diretto e coerente con il resto del mondo.
Si tratta, in buona sostanza, di capire se l’Islamismo ha una sua valenza storica capace di proiettarsi nel futuro o di restare ancorata al passato riverberandosi in un presente senza soluzione di continuità. Va inteso anche in un altro modo. Quale religione può meglio identificarsi con il nostro modello di vita se essa, nel suo insieme, non ha esaurito il compito assegnato e se al suo posto debba esprimersi un nuovo concetto di Fede che nella sua universalità è in grado di racchiuderle unitariamente.
Non vi è dubbio che un simile futuro ci sembra remoto se ci accostiamo alla realtà dei nostri giorni e assistiamo ai rancori viscerali che dividono gli ebrei dai musulmani, i cattolici dagli ortodossi della Chiesa russa e dagli stessi protestanti e, costoro, nei loro diversi indirizzi. Ed è ancora un divenire vago e impreciso se restiamo condizionati da un laicismo che facilmente trasborda nell’ateismo, nella ricerca di valori caduchi e in una materialità costruita sulle nostre debolezze e non nella fermezza d’intenti e di propositi. D’altra parte, non sembra che il passato possa aiutarci molto a capire se lo blindiamo, con le nostre chiusure ideologiche, e lo strumentalizziamo sulla base delle convenienze più immediate.Ci manca un respiro pieno e totalizzante, una voglia di crescere e di superare le antiche barriere e quelle nuove dettate dai nostri egoismi. (Da Lezioni di cultura religiosa del Centro Studi Fidest)

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La questione religiosa: Ere nouvelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Mentre i cattolici e i cristiani in generale hanno impiegato oltre un secolo per imporre una loro cultura che abbandonasse la tradizione legittima e ultramontana, per imboccare la strada dei nuovi ideali sociali e politici, il mondo arabo e il suo braccio religioso, espresso dall’islamismo, stenta a riconoscere un ruolo guida della Fede che sappia contemperare le esigenze laicistiche del suo mondo e di quello vicino. E tutto questo s’impone come esigenza temporale nel breve tratto di alcuni lustri. Forse il disagio proviene dalle tante scuole islamiche che sono fiorite e che presentano aspetti contraddittori tra di loro nell’interpretazione degli insegnamenti maomettani espressi in nome di Allah. E’ mancato, in pratica, un passaggio fondante, un legame più critico e dialettico tra democrazia e islamismo, superando l’assetto capitalistico e rifiutando il materialismo socialista. La nuova strada del laicismo musulmano è, infatti, tutta da percorrere. Oggi esiste una contraddizione di fondo tra chi governa i paesi islamici con la sola idea di arricchimenti personali a scapito del popolo e di chi vuole una ridistribuzione delle ricchezze derivanti dagli introiti del petrolio affinché possano beneficiarne soprattutto gli autoctoni.
Persino l’integralismo islamico cerca un compromesso con i corrotti e i corruttori indicando un nemico esterno invece di individuarlo in primo luogo tra le dittature esistenti e i loro tentativi di corruzione per garantirsi una sopravvivenza a fronte di un disagio diffuso da parte delle masse. Se non si esce da questa situazione, possiamo solo aspettarci un’irrazionale esportazione dell’integralismo teso a scoraggiare le alleanze occidentali, con i governi islamici corrotti, con la forza del terrore. (Riccardo Alfonso)

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Crisi dell’Occidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2016

europa-261011-cSono secoli che Africa e Asia soffrono fame, dittature, violenze e persecuzioni. Come mai solo in questi ultimi anni si è innescata una ondata interminabile di fughe dalle loro terre e immigrazione in Europa? Ragioni “locali” sono innegabilmente presenti, eppure non possiamo sottrarci al sospetto che ci sia qualche disegno ulteriore. Qualcuno teme una invasione mascherata. Si tratta di tesi da tenere certo presente, ma ardua da provare. Più realistica pare la tesi della organizzazione di una vera e propria industria della migrazione. Troppi interessi, evidenti, si sono accumulati attorno al fenomeno. Dai traghettatori che continuano comunque ad operare, nonostante perdite, sequestri ed arresti, agli albergatori che ne ricavano gli alberghi pieni, costieri e non, per l’intero arco dell’anno. Dalla criminalità che recluta con facilità nuovo personale, oppure, peggio, alimenta il mercato dei trapianti d’organo, alle imprese che dispongono di mano d’opera a prezzi stracciati. Infine il capitolo delicatissimo delle onlus che pullulano attorno al fenomeno, non tutte in possesso delle caratteristiche di trasparenza e legalità.
L’Italia ha fatto esperienza recente sul tema della incomprensibilità di certo terrorismo. Ci riferiamo ovviamente al terrorismo delle Brigate Rosse e simili. Tutti hanno ormai potuto comprendere che, mentre la manodopera di quel terrorismo era certamente costituita da giovani ideologicamente labili, il cervello dell’intera operazione – non si è mai individuato. Ma non ci vuole molto ad immaginare che si trovasse nei servizi segreti, nazionali e internazionali.
Quelli delle BR erano gli anni in cui, ad ogni tornata elettorale il PCI cresceva, minacciosamente agli occhi degli alleati NATO. Perchè la perdurante Guerra Fredda – terminerà un decennio dopo, con Gorbaciov – impediva all’Italia di …”distrarsi”. L’abortito “compromesso storico” fece due vittime, una virtuale l’altra reale.
Il segretario del PCI Berlinguer aveva procalmato la fine del ruolo guida di Mosca ed aveva pure assicurato che il PCI avrebbe mantenuto (in caso di entrata al governo) l’appartenenza all’alleanza NATO. Due autentiche bombe politiche che non potevano piacere a Mosca. Ed infatti, in occasione dell’ultimo congresso internazionale comunista tenuto in Russia, Berlinguer si salvò per puro miracolo dall’essere investito da un camion che inspiegabilmente investi una macchina vicino alla sua. Specularmente, in Italia, il delitto Moro eliminava in primavera quello che nel novembre dello stesso anno sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica ed avrebbe sostenuto il primo governo a partecipazione comunista. Seppure Gorbaciov era alle porte, i tempi erano ancora prematuri ed il povero Moro fu sacrificato sull’altare del realismo politico del momento. La sua morte, avvertita come assassinio brigatista, ebbe l’effetto di bloccare l’ascesa elettorale dei comunisti, con un ritorno di fiducia nella DC.
Perchè ricordiamo tutto questo? perchè l’obiettivo del fenomeno terroristico marchiato “rosso” fu proprio quello di demolire e demonizzare il “rosso”, rendendolo inviso ed odioso agli elettori. L’obiettivo fu storicamente raggiunto. Non è difficile allora reperire paralleli nel caso del terrorismo arabo-islamico. L’argomento non può che muovere dal classico “cui prodest”.
Lo scenario a cui guardare stavolta è internazionale. C’è un paese, il piccolo Israele, che è letteralmente circondato da paesi che vogliono la sua distruzione (come Stato). Per decenni Israele ha goduto dell’appoggio incondizionato dell’Occidente e talora, possiamo dirlo, ne ha anche approfittato. Purtuttavia il minaccioso stato d’assedio perdura mentre l’Occidente non pare più disposto a sacrificare le simpatie dei popoli arabi, coprendo Israele in tutte le sue operazioni, che saranno pure di difesa ma non sempre appaiono tali all’opinione pubblica mondiale. E’ qui che potrebbe inserirsi la lezione del terrorismo brigatista italiano.
Allo scopo distruggere, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, la simpatia di gui godono palestinesi e popoli arabi, cosa c’è di più intelligente dell’attizzare un movimento fondamentalista che si dedichi al terrorismo con le pratiche più odiose ed abominevoli , sgozzamenti, decapitazioni, esecuzioni tutte in diretta, per le televisioni di tutto il mondo? manodopera disponibile se ne trova senza difficoltà. Occorre solo organizzare e finanziare selzionati innescatori.
Che cosa mi induce ad avanzare una simile ipotesi, che tutti saremmo tentati di definire dietrologica? quello che riesce difficile, quasi impossibile credere è che possa esistere qualcuno tanto stupido da non rendersi conto che atti tanto odiosi per qualsiasi persona normale (dalle torri gemelle ad oggi) stanno danneggiando la indifferente tolleranza con cui nel mondo si guardava all’Islam. Quando Salman Rushdie pubblicò i Versi Satanici che furono ritenuti offensivi del Profeta, ad essere in pericolo fu la sola vita dell’autore, nessun islamico si sognò di seminare morti, facendo esplodere o dando fuoco a case editrici, stamperie, uffici, aeroporti… Ecco perchè l’attuale terrorismo cosiddetto islamico non convince. Idem per l’islamico convertito al cattolicesimo Magdi Allan. Come Rushdie vive sotto scorta, ma solo lui, nessun islamico si sogna di mettere bombe o fare stragi per colpire lui. Perchè allora tanta spettacolarizzazione del terrorismo cosiddetto islamico? Se adottassimo censure sulle notizie di tutti gli attentati, riferissimo semplicemente di incidenti con tot morti, senza specificare altro, vedremmo esaurirsi il fenomeno in quattro e quattr’otto? colpisci la pubblicità e il terrorismo muore… Censura pericolosissima, ma pericolo per pericolo, meglio il secondo?
Qui chiudiamo riportando, tra i tanti commenti sulla incivile ed anticostituzionale legge Cirinnà (legge che di fatto irride alla Costituzione), quello di E.L. per la particolare pregnanza: la legge Cirinnà – scrive E.L. – “…è un indice indiscutibile di declino, non di civiltà. È anche il frutto del capitalismo estremo, che ha come motto: tutto quello che immagini di poter fare, se hai i mezzi, lo puoi fare. Etica, decenza, ragione non sono ostacoli alla potenza del denaro. I figli si fanno in provetta, si comprano, si fanno fare in affitto. Si può essere uomini- madri, donne- padri, figli amanti..a quando la liberalizzazione dell’incesto? “Sarà un caso ma l’impressione di E.L. coincide in modo significativo con quanto dichiara Aldo Masullo, luminare partenopeo di filosofia: “L’umanità sta uscendo sconfitta dal troppo. C’è troppo di tutto. Almeno qui, in Occidente. Cominciamo a viaggiare più leggeri.” (Fausto Carratù fonte: Associazione “Popolo Sovrano”)

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Il confronto con il mondo islamico

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Prima di parlare di islamismo e di rapportarlo ad una risposta politica dell’occidente ci corre l’obbligo di chiederci di quale islamismo parliamo. Non dimentichiamo che il più serio se non inestricabile ostacolo è rappresentato nel non riconoscere quale sia l’effettivo interlocutore. Sta proprio nella caratteristica della civiltà islamica essere uniti e diversi tra sunniti e sciiti, tra nasseristi, baathista, khomeneisti e kemalisti. Ed ancora turchi, iraniani, mongoli, bosniaci, albanesi, oppure prevalentemente arabi e panarabisti. Vi è in tutto ciò una invadente componente religiosa considerato il fatto che essa mai si è dissociata dalla concezione della politica che va subordinata alle leggi del Corano. E quando si va alla ricerca di un dialogo costruttivo spunta necessariamente l’appendice abramitica del Vecchio Testamento. Altri scorgono nell’attuale contrapposizione tra il pensiero occidentale e quello arabo una prosecuzione originale e creativa del cristianesimo in forma araba e antigiudaica. Altri scorgono nell’Islam una micidiale arma di guerra formatasi alla scuola delle sette del terrore, dei deliranti dervisci, degli assassini, degli omicidi suicidi della Jihad e quanto altro. Ma da tutte queste contraddizioni vi è anche quella che frena il passo ricordandoci il rapporto dell’islam classicista ed ellenista e che, nonostante il rogo della grande biblioteca dei Tolomei, seppe poi riscattarsi con Averroè ed Evicenna, traducendo e diffondendo Aristotele e i testi greci di scienza e di medicina. Se ne trae alla fine la convinzione che è possibile schematizzare l’Islam in due forme di pensiero di cui una, maggioritaria, è data da una cultura che sa essere umana, misericordiosa, aperta al dialogo e alla convivenza e, l’altra, minoritaria, violenta, terroristica, vendicativa e che trae la sua linfa vitale, nei suoi stimoli distruttivi, dalle ingiustizie del nuovo, capitalismo globalizzatore e mercificante. E’ una suddivisione, ovviamente, di comodo dato che nel mezzo, come sempre, vi possono essere delle variabili che tendono a smussare gli angoli degli uni e degli altri tra un eccesso di bontà ed uno di cattiveria. Sta di fatto che la rabbia islamica è anche una rabbia occidentale e cristiana, se vogliamo, dei tanti che sono e restano vittime di una cultura capitalista che esporta le sue logiche perverse che vanno dal consumismo al cinismo politico di taluni suoi governanti.(A.R.)

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L’Ere nouvelle

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2009

Editoriale fidest Mentre i cattolici ed i cristiani in generale hanno impiegato oltre un secolo per imporre una loro cultura che abbandonasse la tradizione legittima ed ultramontana, per imboccare la strada dei nuovi ideali sociali e politici, il mondo arabo ed il suo braccio religioso espresso dall’islamismo stenta a riconoscere un ruolo guida della Fede che sappia contemperare le esigenze laicistiche del suo mondo e di quello vicino. E tutto questo s’impone come esigenza temporale nel breve tratto di una manciata di lustri. Forse il disagio proviene dalle tante scuole islamiche che sono fiorite e che presentano aspetti contraddittori tra di loro nella interpretazione degli insegnamenti maomettani espressi in nome di Allah. E’ mancato, in pratica, un passaggio fondante, un legame più critico e dialettico tra democrazia e islamismo, superando l’assetto capitalistico e rifiutando il materialismo socialista. La nuova strada del laicismo musulmano è infatti tutta da percorrere. Oggi esiste una contraddizione di fondo tra chi governa i paesi islamici con la sola idea di arricchimenti personali a scapito del popolo e di coloro che vogliono una ridistribuzione delle ricchezze derivanti dagli introiti del petrolio affinché possano beneficiarne soprattutto gli autoctoni. Persino l’integralismo islamico cerca un compromesso con i corrotti ed i corruttori indicando un nemico esterno invece di individuarlo tra le dittature esistenti ed i loro tentativi di corruzione per garantirsi una sopravvivenza a fronte di un disagio diffuso da parte delle masse. Se non si esce da questa situazione, possiamo solo aspettarci una irrazionale esportazione dell’integralismo teso a scoraggiare le alleanze occidentali, con i governi islamici corrotti, con la forza del terrore. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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