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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘israeliani’

Ma gli israeliani sono sempre tutti “coloni”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2015

naamaUn rabbino, Eitam Henkin, e sua moglie, Naama, sono stati assassinati davanti ai loro quattro figli da terroristi palestinesi. Due cittadini israeliani, ma per quasi tutta la stampa occidentale, per le Nazioni Unite, per l’Unione europea e le ong, erano prima di tutto “coloni”. Una parola che implica memorie di sfruttamento e imperialismo. Si tratta di una manipolazione linguistica e storica e una disumanizzazione che fa sì che il sangue di coloro che vivono sul lato “sbagliato” di una linea immaginaria sulla carta geografica, non sia rosso come quello dei loro connazionali di Tel Aviv. Sulla stampa, anche italiana, i “coloni” non sono nemmeno qualificati con l’aggettivo di “ebrei”, mentre i palestinesi sono “residenti locali”. E’ più facile uccidere un intruso che un nativo. Se il fine è smantellare gli “insediamenti” israeliani, erroneamente bollati come ostacolo alla pace, allora ogni mezzo è giustificato. Compresa la strage di una famiglia o sparare a un’auto con all’interno bambini “coloni”. Come se il duplice stigma di “ebreo” e “colono” giustificasse l’omicidio nella psiche occidentale, allontanandolo dalla nostra attenzione. Emilio Lussu ha scritto che “con queste parole, le pistole sparano da sole”. Siamo stati noi, diligentemente, a porre le vittime israeliane sullo stesso piano dei loro carnefici. Israele tutto, invece, è per di per sé, agli occhi dei fedeli dell’islam, un grande insediamento, sia esso una comunità ebraica affacciata su Ramallah, come quella dove vivevano le due vittime, siano i bar della sinistra bohème in via Shenkin a Tel Aviv. Il giorno dopo la strage della famiglia palestinese di Duma, tutti i politici israeliani hanno condannato l’attacco. Oggi, a Gaza e Nablus, si distribuiscono dolci per celebrare la strage della famiglia israeliana. Non due coloni, ma due ebrei. (Fonte Il Foglio.it Emanuel Baroz) Nella foto : Eitam e Na’ama Henkin, le due vittime israeliane dell’attentato palestinese di giovedì scorso.

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Commandos israeliani attaccano imbarcazioni pacifiste

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Fabio Alberti scrive alla Polverini: “In seguito all’attacco in acque internazionali, di una imbarcazione civile facente parte della “Freedom flottiglia”, sulla quale erano imbarcati attivisti per i diritti umani di varie nazionalità, tra cui attivisti italiani, e aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza. Il risultato di questa azione, dalle prime notizie di cui disponiamo, e’ di almeno 15 morti. Su quella nave avremmo potuto esserci anche noi.  Si tratta di una azione gravissima e senza precedenti.  Riteniamo che anche la Regione Lazio dovrebbe unirsi al coro di condanna che si sta levando da ogni paese.  Ma le parole non bastano.  Le chiediamo quindi di sospendere immediatamente ogni collaborazione in corso tra la Regione Lazio e Israele a cominciare dalla collaborazione che coinvolge l’Università di Tor Vergata, la industria militare italiana Selex Communications e la israeliana “Lynx Photonic Network” che produce anche per il settore militare.  Certi dell’attenzione con cui vorrà esaminare la nostra richiesta cogliamo l’occasione per porgerle i più cordiali saluti. Caro Presidente,  le scriviamo in qualità’ di attivisti per la pace e per i diritti umani impegnati da anni per la pace e la giustizia.  Questa notte unità navali dell’esercito israeliano hanno attaccato, in acque internazionali, una imbarcazione civile facente parte della “Freedom flottiglia”, sulla quale sono imbarcati attivisti per i diritti umani di varie nazionalità , tra cui attivisti italiani, e aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza.  Il risultato di questa azione, dalle prime notizie di cui disponiamo, e’ di almeno 15 morti. Su quella nave avremmo potuto esserci anche noi.  Si tratta di una azione gravissima e senza precedenti.  Riteniamo che anche la Regione Lazio dovrebbe unirsi al coro di condanna che si sta levando da ogni paese.  Ma le parole non bastano.  Le chiediamo quindi di sospendere immediatamente ogni collaborazione in corso tra la Regione Lazio e Israele a cominciare dalla collaborazione che coinvolge l’Università di Tor Vergata, la industria militare italiana Selex Communications e la israeliana “Lynx Photonic Network” che produce anche per il settore militare”.
I media israeliani hanno riferito che si è trattato di un commandos che ha attaccato navi che volevano forzare il blocco imposto da Tel Aviv nella Striscia. Per la Farnesina, al momento, non sembra che vi siano italiani fra le vittime dell’operazione delle forze speciali israeliane. L’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa israeliana. Per il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, che in queste ore si trova in Italia, è cruciale ”stabilire velocemente” ciò che è accaduto alle imbarcazioni. ”Stiamo cercando di capire cosa sia successo”. Ha altresì detto di aver contattato anche la Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton precisando che entrambi hanno convenuto che, ”E’ una situazione molto grave, che avrà conseguenze serie. Per questo è molto importante chiarire i fatti”.

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Pericolosità apocalittica del sionismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Secondo molti pensatori haredim «la shoah e lo Stato d’Israele non costituiscono affatto degli avvenimenti antitetici – distruzione e ricostruzione -, ma piuttosto un processo continuo: l’eruzione finale delle forze del male […]. La tradizione giudaica considera rischiosa ogni concentrazione di ebrei in uno stesso luogo. I critici odierni fanno osservare che le previsioni più gravi sembrano realizzarsi, perché lo Stato d’Israele è diventato “l’ebreo tra le Nazioni” e il Paese più pericoloso per un ebreo. Nel capitolo VII del suo libro Rabkin approfondisce questo stesso tema: «Lo Stato d’Israele è in pericolo […]. Quello che veniva presentato come un rifugio, addirittura il rifugio per eccellenza, sarebbe diventato il luogo più pericoloso per gli ebrei. Sono sempre più numerosi gli israeliani che si sentono presi in una “trappola sanguinaria”. […] E cresce il numero di quanti esprimono dubbi circa la sopravvivenza di uno Stato d’Israele creato in Medio Oriente, in quella “zona pericolosa” […]. I teorici dell’antisionismo rabbinico sostengono […] che la shoah sia solo l’inizio di un lungo processo di distruzione, che l’esistenza dello Stato d’Israele non fa che aggravare. […] Concentrare [5-6] milioni di ebrei in un luogo così pericoloso sfiora la follia suicida». Analogamente a quanto successe a Masada nel 73. Ma la storia non sembra essere più “magistra vitae”. (Don Curzio Nitoglia)

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Gerusalemme, discriminazione israeliana

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2009

A causa della politica discriminatoria israeliana, la maggioranza dei bambini e delle famiglie palestinesi di Gerusalemme vivono in condizioni di povertà, senza accesso a sussidi e servizi elementari.  La denuncia arriva dalla Associazione per i diritti civili in Israele (Acri), che nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto sulla questione. Oltre il 74 per cento dei bambini palestinesi della città santa vivono al di sotto della soglia di povertà, afferma l’ong, sottolineando che tra la popolazione ebrea la percentuale di ferma al 47,4 per cento.  Estendendo l’indagine, viene rilevato che al di sotto della soglia minima vive il 66,8 per cento delle famiglie della parte araba di Gerusalemme; di queste, solo il 22 per cento riceve sussidi dallo Stato ebraico, che occupa l’area dal 1967.  Secondo l’organizzazione umanitaria, gli abitanti palestinesi (circa 250mila persone) sono vittime della politica discriminatoria di Tel Aviv, in particolare per quanto riguarda le questioni della casa, delle infrastrutture e dei servizi municipali.  A subire le conseguenze sono soprattutto le fasce più deboli della popolazione, come gli anziani, i portatori di handicap e i bambini. “Queste – afferma Acri – sono le manifestazioni concrete di una politica israeliana che mira a garantire una maggioranza ebraica a Gerusalemme e a spingere gli abitanti arabi fuori dai confini della città”. Per i palestinesi, continua l’ong, “la vita a Gerusalemme può essere descritta come un circolo di negligenza, di discriminazione, di povertà e di penuria. Ciò, aggiunto alla barriera di separazione che divide Gerusalemme dalla Cisgiordania, ha causato un collasso sociale ed economico della parte araba della città”. (fonte. Agence France Presse)

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