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Nuovo Cinema Ebraico e Israeliano: XII edizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Dal 4 al 9 maggio 2019 si terrà allo Spazio Oberdan di Milano la 12a edizione della rassegna del NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO, organizzata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, e dedicata alla cinematografia israeliana ed ebraica, curata da Nanette Hayon e Anna Saralvo con la consulenza artistica di Ariela Piattelli e Lirit Mash.Basata in buona parte sulla selezione operata da Ariela Piattelli e Lirit Mash, direttrici artistiche del Pitigliani Kolno’a Festival, la manifestazione “cattura” le opere più significative e che hanno riscosso maggior successo nei vari festival internazionali negli ultimi mesi.Gli argomenti attorno a cui ruotano le storie narrate nelle pellicole scelte per questa edizione ricalcano le peculiarità della produzione internazionale: l’identità di genere, il mondo delle persone con deficit motori o cognitivi e il multiculturalismo. Temi che i registi israeliani affrontano con realismo e ironia. Per il secondo anno consecutivo ci sarà uno spazio dedicato alla produzione artistica giovanile.
Durante la manifestazione verranno organizzati incontri con personalità della cultura e dello spettacolo per un approfondimento, insieme al pubblico, delle principali tematiche affrontate nelle pellicole. Segnaliamo sin d’ora la presenza di Karl Haim Farkash, testimone diretto della vicenda della nave Pentcho che verrà presentata in un documentario. Il nostro ospite arriverà direttamente da Israele per raccontare episodi che arricchiranno la proiezione.I film e i documentari vengono proposti in lingua originale, sottotitolati in italiano. La rassegna NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO si realizza grazie al fondamentale contributo di AcomeA (www.acomea.it).
Inoltre si ringrazia per la collaborazione “Il Pitigliani – Centro Ebraico Italiano”. La manifestazione gode del patrocinio di “Regione Lombardia”, “Comune di Milano”, “Ufficio culturale dell’Ambasciata di Israele a Roma”, “Comunità Ebraica di Milano” e “Associazione Amici del CDEC”.Tra i lungometraggi in programma:
Laces, di Jacob Goldwasser, basato sulla storia vera di un adulto-bambino con un leggero ritardo cognitivo. Il ruolo del padre è interpretato magistralmente dall’attore Dov Glickman che ha vinto, per questa interpretazione, il Premio Miglior attore non protagonista agli Ophir Awards israeliani.
Red Cow di Tsivia Barkai. Ambientato a Gerusalemme Est nei giorni precedenti l’assassinio di Rabin, parla di Benny, 16 anni, una ragazza ortodossa che vive sola col padre: una figura che suscita al contempo grande rispetto, ma anche grande scetticismo a causa del suo nazionalismo religioso e utopistico. Un film colmo di immagini potenti che descrivono al meglio le burrascose pulsioni della sua eroina. Premiato quale Miglior Film al 35° Jerusalem Film Festival.
Across the Line di Nadav Shlomo Giladi. Hananel, un giovane ebreo religioso, sta tornando a casa in fretta per l’avvicinarsi del sabato, il giorno di riposo. Un incontro inaspettato con un autostoppista palestinese, lo porta incontro a una serie di comiche peripezie che alla fine gli insegneranno amicizia, amore ed empatia.
The Other Story di Avi Nesher. Come nei suoi precedenti capolavori, il regista, esplora con ironia e passione uno dei noccioli della questione israeliana: una testarda giovane donna, interpretata dalla bravissima Joy Rieger, decide improvvisamente di sposare un ebreo ortodosso. Il nonno e i genitori, divorziati e laici, mettono in atto un piano per contrastare l’imminente matrimonio.
The Cakemaker di Ofir Raul Grazier. Thomas, un giovane pasticciere tedesco, ha una relazione clandestina con Oren, un israeliano sposato che viaggia spesso in Germania per lavoro. Quando Oren muore in un incidente stradale, Thomas parte per Gerusalemme in cerca di risposte sulla sua morte conoscendo così sua moglie Anat. Thomas decide di iniziare a lavorare nella caffetteria della vedova, ritrovandosi coinvolto in modo molto più profondo di quanto avesse mai potuto immaginare. La pellicola è stata selezionata per rappresentare Israele, nella sezione Miglior film in lingua straniera, ai Premi Oscar 2019.
Broken Mirrors di Aviad Givon e Imri Matalon. E’ la storia di una ragazza, una straordinaria Shira Haas, in un crescendo di insofferenza e ribellione nei confronti di un padre, ufficiale dell’esercito, che controlla ogni suo movimento e che la punisce ogni qualvolta commette uno sbaglio. Un terribile incidente le causa un insostenibile senso di colpa e, abituata a pagare duramente ogni suo sbaglio, deciderà di partire lontano, mettendosi sulla strada di una drammatica autopunizione.
Anche in questa edizione abbiamo inserito una selezione di interessanti documentari ai quali seguiranno approfondimenti e dibattiti:
Pentcho di Stefano Cattini. Il 18 maggio 1940, il Pentcho, un vecchio rimorchiatore, lascia il porto di Bratislava per arrivare a Sulina, sul Mar Nero. A bordo vi sono 520 ebrei in fuga – cechi, slovacchi, polacchi – protagonisti di una terribile odissea.
Etgar Keret. Based On a True Story di Stephane Kaas. Il regista olandese ha scritto la sceneggiatura con il suo vecchio compagno di scuola Rutger Lemm. Entrambi amano le novelle di Etgar Keret e 15 anni dopo decidono di realizzare un documentario sul celebre scrittore israeliano. Il risultato finale è un mix di documentario, fiction e animazione. Tra i molti premi: un Emmy Award nella categoria “Best Programming”, due premi al Master di Art-Festival in Bulgaria, due premi al Prix Italia a Capri e il premio come Miglior Documentario al Jewish Film Festival a Varsavia.
The Museum, di Ran Tal. È un elegante documentario sul Museo di Israele che, ospitando una delle più grandi collezioni di arte e antichità al mondo, rivela il suo ruolo centrale nella complicata storia della nazione.
Edoardo Volterra. La vita come dovere, lo studio come passione, di Andreina Di Bruno e Marco Visalberghi. La storia del Rettore che ha ricostruito l’Ateneo di Bologna Alma Mater Studiorum dopo la seconda guerra mondiale e dato lustro alla Facoltà Giuridica romana nella seconda metà del Novecento.
Una donna. Poco più di un nome, di Ornella Grassi. Un docufilm che racconta la storia della grande scienziata ebrea, Enrica Calabresi. La pellicola è montata in parte come una fiction, in parte da documenti visivi sulla vita in guerra, sulle leggi razziali, con testimonianze di persone che hanno vissuto quel periodo.
Cheese!, film realizzato dal giovane regista Nathan De Pas Habib, racconta il viaggio a Roma di ospiti e operatori della Comunità Psichiatrica Mizar di Milano avvenuto in occasione della II edizione della Dream World Cup, mondiale di calcio a 5, per persone con disabilità mentali.

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Turismo israeliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

gerusalemmeAd aprile 2017 Israele ha registrato l’arrivo di 349.000 turisti, con un aumento del +38% rispetto all’anno precedente. Nel periodo gennaio-aprile 2017, si registrano 1.09 milioni di ingressi, un aumento del +28% rispetto al 2016.
Da gennaio 2017, il turismo ha portato 6 miliardi di NIS (€ 1.518.890.000 circa) nelle casse dell’economia israeliana. Il turismo è un motore in continua crescita che ha raggiunto risultati record grazie all’aumento dei budget di marketing e allo spostamento delle politiche internazionali di marketing di Israele.
Il ministro del Turismo, Yariv Levin, ha dichiarato: “Con una politica ben definita si vedono i risultati. Ogni mese stiamo registrando dei risultati eccezionali che dimostrano i progressi fatti nell’industria del turismo e il contributo notevole che porta all’economia e alla forza lavoro in Israele. Si tratta di una tappa importante che è parte di un tendenza positiva che ha ormai scavalcato i risultati di più di un anno e mezzo fa. Spero, e sono convinto, che continuando a lavorare così, raccoglieremo i frutti di questo investimento”.
Ad aprile 2017 i turisti italiani sono stati 10.200, il +47% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; mentre se si considera il primo quadrimestre (gennaio – aprile) sono 30.700 gli italiani che hanno visitato Israele, in crescita del +34% rispetto allo scorso anno. Grande soddisfazione del direttore generale per l’Italia dell’ufficio nazionale israeliano del turismo, Avital Kotzer Adari: “Siamo orgogliosi e soddisfatti dei risultati di questo primo trimestre e del mese di aprile, in maniera particolare. Il mercato italiano è di grande importanza per Israele e l’attrazione che la nostra terra turismo israelianoesercita sugli italiani si riconferma forte e in continua crescita. Sia che si voglia creare un viaggio dedicato allo spirito, allo sport, alla movida, alla scoperta della natura, Israele permette di sperimentare tutti questi aspetti: una destinazione unica a cui il mercato italiano sta dando risposta entusiastica con arrivi in crescita e fermento del sistema turistico che sostiene la destinazione con nuovi voli e programmazioni in espansione. Siamo certi che i risultati soddisfacenti continueranno ad entusiasmarci”.
Focus aprile 2017Si registra un aumento del 38% dei turisti ad aprile 2017 rispetto ad aprile 2016 e un aumento del 21% rispetto ad aprile 2015. 309.000 turisti hanno raggiunto il paese in aereo, un aumento del 36% rispetto ad aprile 2016 e del 21% rispetto ad aprile 2015. 40.000 turisti hanno raggiunto Israele via terra, di cui 34.000 attraverso la Giordania e circa 6.000 dall’Egitto: un aumento del +56% rispetto ad aprile 2016 e del +22% rispetto ad aprile 2015. Sono stati circa 24.000 i visitatori giornalieri ad aprile 2017, in aumento del +27% rispetto ad aprile 2016 e del +13% rispetto ad aprile 2015.
Focus gennaio – aprile 2017. A gennaio-aprile 2017, si registra l’ingresso di 1.09 milioni di turisti, un aumento del +26% rispetto allo stesso periodo nel 2016 (850.000) e del +22% rispetto al 2015. 964.000 turisti sono arrivati in aereo, il +24% in più rispetto allo stesso periodo nel 2016 e il +22% in più rispetto al 2015. (foto: turismo)

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Assalto israeliano, c’è un precedente

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2010

Credo che il tragico, inammissibile assalto, in acque internazionali, delle forze speciali israeliane contro la nave della solidarietà che portava viveri e medicine alla popolazione assediata di Gaza, sia un altro punto all’attivo dell’attuale governo di Netanyahu per giungere… al completo isolamento d’Israele in M.O. e nel mondo. Tuttavia, non è un commento che qui vorrei fare, piuttosto ricordare una precedente, analoga iniziativa organizzata, ai primi di febbraio del 1988, dall’Olp di Yasser Arafat e sostenuta da un vastissimo schieramento internazionale di forze politiche, culturali, sindacali e associazioni pacifiste: “la nave dei ritorno” dei palestinesi esiliati che doveva partire dal Pireo con destinazione il porto israeliano di Haifa. Per una serie di oscure e drammatiche circostanze, quella nave, alla fine, non partì né dal Pireo né dal porto di Limassol (Cipro) e così fu evitata una tragedia forse più grave di quella attuale. Ad Atene erano convenute circa 1500 persone, la gran parte vecchi rifugiati palestinesi e famiglie cacciati dalle loro case dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948 e dispersi nei campi profughi di Giordania, Siria, Libano ed Egitto.  Ad accompagnarli in questa pericolosa missione, che il governo di Shamir considerava “una compagnia di assassini” da bloccare con ogni mezzo, c’erano centinaia di rappresentanti di partiti, sindacati, giornalisti, di associazioni umanitarie e pacifiste di molti paesi in gran parte europei e occidentali.
La delegazione italiana era composta: dal sottoscritto (per il PCI), da Raniero La Valle (per Sin. Indipendente), La Chiara (per PSI), Nordio (Acli), Ferrucci (Ass. giuristi democratici). Vi erano anche diversi giornalisti fra i quali ricordo: F. Isman, (Messaggero) L. Tersini (Tg3), I. Gagliano (Tg2), G. Berenson (Repubblica) e un giornalista dell’Ansa. Con noi viaggiò anche mons. Hilarion Cappucci, da lungo tempo esiliato a Roma per imposizione del governo d’Israele al Vaticano, che- come altri profughi palestinesi- desiderava ritornare nella sua terra.  Ci era stato assicurato che la nave (noleggiata dall’armatore Vassiliké) era pronta a salpare l’indomani (il 10 febbraio). Giunti in hotel, non disfacemmo le valigie per tenerci pronti per l’imbarco. Invece, nessuno ci convocò per la partenza. L’attesa cresceva e si propagava, tramite i media, nell’opinione pubblica internazionale. Alla fine Abu Sharif, il portavoce dell’Olp, annunciò che la “nave del ritorno”, ancorata nel porto di Limassol, era stata fatta saltare in aria dagli israeliani qualche ora prima. La nave non era stata noleggiata, ma addirittura acquistata dall’Olp con l’aiuto dei sauditi. Fu a questo punto che ci convincemmo che la missione era decorosamente fallita e decidemmo di prendere il primo aereo per Roma. (on. Agostino Spataro in sintesi)

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