Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 17

Posts Tagged ‘istat’

Industria: produzione ferma a novembre

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a novembre segna una variazione nulla su base mensile e sale del 2,2% su base annua.”Il Paese ancora arranca. La produzione è nuovamente ferma, dopo i segnali di miglioramento di ottobre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I beni di consumo, pur salendo del 3% su base annua, scendono dello 0,7% su base mensile. Insomma, dati ancora altalenanti ed una ripresa insufficiente rispetto a quella che servirebbe per tornare ai valori pre-crisi” prosegue Dona. “Infatti, rispetto a 10 anni fa, c’è ancora un abisso da colmare. Se si confrontano i dati di oggi con quelli del novembre 2007, la produzione è ancora inferiore del 18,8%, ed i beni di consumo durevoli, che rispetto ad un anno fa registrano la migliore performance, +8,7%, hanno ancora un gap rispetto ai valori pre-crisi del 28,4 per cento, una voragine record” conclude Dona.

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I dati Istat sull’occupazione vanno letti con attenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 gennaio 2018

istat“Pare che al Nazareno, per festeggiare l’anniversario del Sessantotto, abbiano preso alla lettera lo slogan: ‘l’immaginazione al potere’. Non c’è altro modo per spiegare i toni trionfalistici con cui vengono letti e presentati i dati Istat sull’occupazione”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG. “La verità – prosegue l’esponente forzista – è che il quadro che emerge e tutt’altro che rassicurante. In primis gli stessi dati soffrono di un metodo di rilevazione che quantomeno va chiarito, se si pensa al fatto che viene definito occupato anche chi ha svolto un’ora di lavoro nella settimana precedente; in secondo luogo la situazione testimonia ancora una volta come il Governo abbia preferito adottare misure miopi buone solo a gonfiare per un po’ qualche dato invece di agire in maniera strutturale per creare di posti di lavoro stabili; infine, anche dove c’è stato un innegabile miglioramento, rimaniamo agli ultimi posti in Europa, come nel caso della disoccupazione giovanile, ferma al 32%”. “Purtroppo, nel leggere dati di questo tipo, occorre tenere conto sia del contesto europeo nel quale siamo inseriti sia della congiuntura che permette, e quindi impone, altri ritmi di miglioramento. Qui non si tratta di voler vedere per forza negativo ma di non prendere in giro gli italiani”, conclude Sandra Savino.

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Istat: prezzi 2017 +1,2%

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, in media, nel 2017 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2%, dopo la lieve flessione del 2016 (-0,1%).”Una pessima notizia il balzo dell’inflazione. Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere avuto nel 2017 una maggior spesa annua complessiva di 469 euro, 364 per la famiglia media Istat da 2,4 componenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo i calcoli dell’associazione (cfr tabella), infatti, l’incremento dei prezzi dell’1,2% si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in una stangata pari a 469 euro per una coppia con due figli, 364 (363,51) per la famiglia tipo Istat, 432 euro per una coppia con 1 figlio.
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa nei dodici mesi è stata pari a 235 euro, 247 euro per un single con meno di 35 anni, 365 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni, 414 per una coppia senza figli tra 35 e 64 anni.

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Allarme Istat: Paese sempre più vecchio. Un terzo famiglie è single

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

istatI problemi che affliggono l’Italia: Paese sempre più vecchio, con i single che ormai sono un terzo delle “famiglie”, con pochi bambini che nascono e la speranza di vita che si allunga. Un quadro preoccupante quello che emerge dal “Rapporto Istat 2017”. Il dato che spicca di più è quello delle famiglie composte da una sola persona: sono ormai un terzo del totale (passate da 20,5 a 31,6%) mentre si riducono quelle numerose con cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita: passa da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne. Nel 2016 si sono riempite 473’438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. Il Nord-Est è l’area geografica con la speranza di vita più alta anche nel 2016, mentre il Mezzogiorno è caratterizzato da una vita media più bassa. Aumentano i matrimoni ma ancora di più i divorzi: nel 2015 le nozze riprendono a crescere passando dai 189.765 dell’anno precedente a 194.377. Sul fronte delle separazioni si passa dalle 89’303 del 2014 a 91’706 del 2015 mentre per i divorzi l’aumento è decisamente più marcato: da 52’355 salgono a 82’469, un’impennata dovuta soprattutto all’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve”. Dai dati dell’Istat sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un dato sconfortante che emerge è che nel volgere di vent’anni, il numero medio di persone che compongono una famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016)

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Pensioni: dal 2019 in pensione a 67 anni o circa 43 di contributi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 dicembre 2017

istatLo prevede uno specifico decreto del Ragioniere generale dello Stato di concerto con il direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del ministero del Lavoro, pubblicato nell’ultima Gazzetta Ufficiale. La motivazione del provvedimento è legata alla variazione della speranza di vita per i 65enni rilevata dall’Istat nel triennio 2014-2016. L’innalzamento dei requisiti era stata stabilito dal Governo Renzi che, pubblicando nella Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre del 2014 un decreto ministeriale di due settimane prima, aveva previsto che “gli adeguamenti dei requisiti” pensionistici dal “1° gennaio 2019” si sarebbero “effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’unica differenza rispetto a quel decreto è che l’incremento, allora previsto di quattro mesi rispetto ai 67 anni e 7 mesi attuali, si è incrementato di ulteriori 30 giorni passando a complessivi 5 mesi. Riteniamo, quindi, che l’esecutivo Gentiloni si è mosso in perfetta linea con quanto stabilito da quello che lo ha preceduto: del resto, non c’è molto da meravigliarsi, visto che i ministeri, tranne quello dell’Istruzione assegnato alla senatrice Valeria Fedeli, peraltro con risultati disastrosi, hanno tutti visto confermare nei due governi lo stesso titolare. Ciòche indigna, invece, è il fatto che in Europa, come confermato dal rapporto Ocse Pensions at a glance pubblicato solo pochi giorni fa, si continua ad andare in pensione mediamente a 63 anni. Anief fornisce una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico, oltre a ulteriori servizi.

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Istat: record storico per rischio di povertà, 20,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani, nel 2016 si registra il record storico sia per le persone a rischio di povertà (20,6%) sia per quelle a rischio di povertà o esclusione sociale (30%)”Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola” prosegue Dona.”I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro” conclude Dona.L’associazione evidenzia che la percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale sale dall’11,5% del 2015 al 12,1% del 2016, con un rialzo del 5,2%, il rischio di povertà registra un incremento annuo del 3,5% (da 19,9% a 20,6%), mentre il rischio di povertà o esclusione sociale cresce del 4,5%, passando dal 28,7% al 30 per cento.

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Istat: a novembre fiducia consumatori in calo

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, a novembre la fiducia dei consumatori scende, passando da 116 a 114,3.”Brutta notizia in previsione del Natale. I dati di oggi confermano la bontà di quello che abbiamo sempre detto in occasione degli ultimi 5 precedenti rialzi, ossia che, anche se eravamo di fronte ad un aumento della fiducia complessiva, era presto per cantare vittoria, dato che le componenti che più influivano sui consumi, come quelle sulla situazione economica della famiglia, restavano negative o altalenanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori
“Desta, quindi, preoccupazione il crollo del giudizio sulla situazione economica della famiglia da -23,9 a -26,9, pur se se attenuato dal miglioramento delle attese. Anche perché peggiora sia l’opinione sul bilancio familiare sia quella sull’opportunità attuale di acquisto di beni durevoli che non induce certo a previsioni ottimistiche sui prossimi consumi di Natale” conclude Dona.

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Dati sull’occupazione smentiscono il governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

istatDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“C’è poco da gioire nel leggere gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT relativi al mercato del lavoro italiano. Infatti, il tasso di disoccupazione si è confermato all’11,2%, un valore che, sebbene in leggero miglioramento, grazie soprattutto all’effetto traino che l’economia europea sta producendo su quella italiana, rimane straordinariamente al di sopra di quello della media europea. Gli ultimi dati dell’agenzia statistica europea (EUROSTAT) dimostrano, infatti, come il tasso di disoccupazione nell’Unione Europea è sceso, lo scorso settembre, al 7,5%; un valore che l’Italia non vede dall’ultimo governo Berlusconi, ovvero da quasi un decennio. Inoltre, i bassissimi tassi registrati in Repubblica Ceca (2,7%), Germania (3,6%), e addirittura Malta (4,1%) e Ungheria (4,2%) sembrano fantascienza, in questo momento, per il nostro paese.Mentre molti paesi europei hanno ormai raggiunto il livello di piena occupazione, infatti, l’Italia si trova ancora con dei valori tra i massimi storici. Difficile pensare che il tasso di disoccupazione possa scendere al di sotto della soglia del 10% nei prossimi anni, dal momento che le principali agenzie di previsione internazionali hanno stimato che già a partire dall’anno prossimo il tasso di crescita del PIL italiano dovrebbe ricominciare a diminuire, scendendo addirittura al +0,9% nel 2019, con prevedibili effetti negativi anche sull’occupazione.Cattive notizie arrivano anche dal settore delle costruzioni, dopo che sempre l’Istat ha diffuso gli indici di produzione e dei costi nelle costruzioni per il mese di settembre 2017. Rispetto ad agosto, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni ha registrato una diminuzione del -0,9%.
Questi dati non hanno però scoraggiato il primo ministro Paolo Gentiloni e il suo ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, impegnati ormai da giorni a snocciolare qualsiasi possibile fake news sull’economia nel tentativo di far credere agli italiani che la situazione sia positiva. Il ministro Padoan, in particolare, ha affermato che l’economia italiana si sta rafforzando. Tutto bene, quindi, se soltanto la situazione descritta dal ministro fosse vera. Purtroppo non lo è. Prendiamo atto, quindi, di questa nuova infornata di bufale detta dal governo, in attesa che si faccia finalmente da parte dopo le elezioni della prossima primavera”.

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“Società di persone: criticità e prospettive di modifica della disciplina alla luce dei dati statistici”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

istatLa fotografia della situazione demografica delle imprese italiane è stata scattata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha pubblicato il documento “ Società di persone: criticità e prospettive di modifica della disciplina alla luce dei dati statistici”. Lo studio ha analizzato le statistiche del Registro Imprese, le Dichiarazioni Fiscali relativamente all’invio dei modelli Unico Società di persone e Società di Capitale e l’Archivio Statistico delle Imprese Attive dell’Istat.Secondo la ricerca, nel 2016, le società di persone attive sono calate del – 2,2% rispetto all’anno precedente passando dalle 832.311 unità del 2015 alle 813.228 del 2016. La contrazione è ancora più significativa se si considera l’ultimo decennio ( -10,1%), nel 2006 infatti erano 905.044. D’altro canto invece si registra la performance positiva delle società di capitale attive che dalle 1.043.841del 2015 si sono attestate alle 1.082.003 (+3,4%) del 2016. Un vero e proprio exploit se raffrontato al 2006 ( +52,3%) che annoverava 710.445 unità. Tra gli altri dati emerge come dal 2008 si registri una flessione per snc (-20%) e sas (-11%) , mentre le srl segnano un incremento (+11%).
“Stiamo assistendo a una profonda trasformazione del sistema imprenditoriale italiano. Un fenomeno ancora in corso, – spiega Massimo Miani, Presidente della Fondazione Nazionale e del Consiglio Nazionale dei Commercialisti-, E’ evidente come la crisi economica abbia spinto gli imprenditori a privilegiare alcune forme societarie rispetto ad altre, ricercando assetti caratterizzati da minori responsabilità a livello patrimoniale. Bisogna comunque sottolineare come le società di persone, oltre a consentire una gestione diretta della società, occupino un ruolo significativo nella nostra economia: più di 800.000 imprese e quasi 2,5milioni di occupati. Non va inoltre trascurato che la recente legge di delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza contiene alcuni principi che, ad esempio, riconoscono ai soci illimitatamente responsabili la possibilità di liberarsi dai debiti residui nei confronti dei creditori non soddisfatti e maggiori tutele e garanzie finanche nella possibilità di comprenderli nelle procedure di cui alla legge n. 3/2012 sul sovraindebitamento del non fallibile“. Lo studio, oltre all’analisi dei dati statistici svolge alcune considerazioni sulla disciplina vigente in funzione della evidenziazione delle attuali carenze dei tipi societari a base personale in relazione alla necessità di rielaborare regole condivise che consentano la diffusione di modelli societari e , in più generale di una cultura di impresa, atti a garantire un adeguato sviluppo economico. Lo studio completo è disponibile online sul sito: http://www.fondazionenazionalecommercialisti.it

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Istat: potere acquisto famiglie fermo in II trimestre

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il potere d’acquisto delle famiglie nel secondo trimestre del 2017 è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente, mentre è sceso dello 0,3% su base annua.
“Il dato di oggi dimostra che la deflazione, certo preoccupante per le sue cause, dipendenti dalla recessione, non era affatto negativa come sostenuto dalla stragrande maggioranza degli osservatori. Il suo effetto, infatti, è stato quello di preservare, in questi anni di crisi, il potere d’acquisto delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ora il rischio è che, con gli attesi futuri aumenti dei prezzi, la situazione peggiori ulteriormente. Per questo urge una seria riforma fiscale che riporti il sistema tributario ai criteri di progressività fissati dall’art. 53 della Costituzione ed una politica dei redditi, adeguando all’inflazione sia gli stipendi che le pensioni” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su Bce e Istat: Italia ultima ruota del carro nell’Eurozona

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

euro-areaNell’Eurozona gli esperti dell’Eurosistema prevedono una crescita annuale del PIL, in termini reali, dell’1,9 per cento nel 2017. “Questo vuol dire che se anche l’Italia confermasse la previsione del FMI, +1,3% nel 2017, che ha suscitato l’entusiasmo del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha parlato di lancio spaziale, il nostro Paese sarebbe comunque, tanto per cambiare, l’ultima ruota del carro dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Tra le ragioni c’è sicuramente la questione irrisolta del Mezzogiorno, che secondo i dati Istat di oggi, nel 2016 registrerà un incremento del Pil dello 0,9%, contro un +1,2% del Nord –Est. Inoltre, si registra una preoccupante disparità territoriale anche nel Centro, che si ferma addirittura a +0,7, con un crollo dell’1,9% in agricoltura che invece prende il volo nel Nord Est, con un +4,5 per cento. Un’Italia troppo diversa che richiederebbe politiche più mirate” conclude Dona.

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Dati Istat e commercio tradizionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

istat“I dati Istat sul commercio sono preoccupanti e mostrano come a soffrire siano, ancora una volta, i piccoli negozi del commercio tradizionale. Il segnale lievemente positivo di aprile è illusorio perché alterato dall’effetto Pasqua. Non siamo di fronte ad un incremento dei consumi da parte della famiglie, ma semmai ad una
domanda interna che non riesce a consolidarsi.Tra tasse nazionali e locali, concorrenza della grande distribuzione e, diciamocelo, concorrenza sleale da parte di piccole attività commerciali gestite da stranieri che eludono fisco e norme amministrative con piccoli escamotage, gli esercizi commerciali di piccole dimensioni sono destinati a scomparire dai nostri centri storici e dalle nostre città, aumentando quella sensazione di abbandono e di degrado in cui troppo spesso moltissimi italiani sono costretti a vivere. Finché non si interverrà con incisive politiche che rafforzino la crescita del potere d’acquisto delle famiglie, la ripresa del nostro Paese rimarrà,
purtroppo, una pia illusione.” Così Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e coordinatrice lombarda.

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“C’è poco da essere allegri con il quadro del mercato del lavoro descritto da Istat e Banca d’Italia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

banca-ditaliaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “C’è poco da essere allegri con il quadro del mercato del lavoro descritto oggi da Istat e Banca d’Italia.Il balzo dell’occupazione registrato dai dati odierni è quasi interamente da attribuire al posticipo dell’età pensionabile, visto che la crescita degli occupati avviene nella fascia di età ultra cinquantenne mentre le classi centrali, quelle con più carichi familiari, perdono occupati, in un anno oltre 120mila, e i giovani sono sostanzialmente in una situazione invariata. Anzi, mentre diminuisce il tasso di disoccupazione complessivo, il loro tasso di disoccupazione rimane fermo al 34 per cento, un valore assolutamente insopportabile.Peraltro, è bene ricordare che mentre noi festeggiamo un tasso di disoccupazione all’11 per cento, in Germania è stato raggiunto il livello record del 5,7 per cento. D’altra parte il Governatore della Banca d’Italia ci ricorda che ‘alla fine del 2016 meno del 60 per cento delle persone tra i 20 e i 67 anni aveva un impiego; era occupata appena una donna su due. Tra i giovani con meno di 30 anni, circa un quarto, un terzo nel Mezzogiorno, non aveva un lavoro né era impegnato in un percorso formativo. Sono valori lontani da quelli di gran parte degli altri paesi europei’.Considerazioni che suonano una bocciatura del Jobs Act. Serve, dunque, una nuova ricetta di politica economica, fondata sui principi di crescita, produttività, attacco al debito pubblico, semplificazione, liberalizzazioni”.

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ISTAT mostra un quadro del nostro paese allarmante

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

librantiLo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi. I giovani in continua diminuzione hanno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro. Certamente anche il blocco del turn over nella Pubblica Amministrazione, che prosegue ormai da anni, ha contribuito ad aumentare la disoccupazione giovanile. Senza un ricambio generazionale i dipendenti pubblici sono calati nel 2015 del 6,9% rispetto a quelli in servizio nel 2007, in valore assoluto la riduzione è di 237.220 dipendenti, si è innalzata l’età media ben sopra i 50 anni dei lavoratori; tutto questo ha causato come ovvia conseguenza una progressiva riduzione della quantità e qualità dei servizi offerti ai cittadini. Un altro dato allarmante è certamente l’aumento delle persone che rinunciano alle prestazione sanitarie, passate, per esempio, nel caso delle visite specialiste dal 4 al 6,5% in pochi anni. Una situazione al limite che stiamo denunciando da anni ricordando – continua Librandi – che il Ssn è stato sottoposto negli ultimi anni a notevoli restrizioni finanziarie, di personale (40.000 in meno del personale SSN negli ultimi 6 anni) e strutturali, soprattutto nelle regioni sottoposte a Piano di Rientro, che stanno producendo effetti preoccupanti sulla capacità di erogare i servizi e sul funzionamento stesso contribuendo ad alimentare le gravi disomogeneità presenti tra le varie Regioni e di conseguenza l’equità del sistema. Pensiamo sia davvero arrivato il momento – prosegue Librandi – di investire nella pubblica amministrazione. Un primo passo è stato fatto con la stabilizzazione dei precari con un piano straordinario per le assunzioni che coprirà il triennio che va dal 2018 al 2020 (parliamo di una possibile platea di circa 50.000 nuovi ingressi stabili) frutto dell’accordo del 30 Novembre 2016 tra Uil, Cgil, Cisl ed il Governo che sarà recepito nel prossimo Testo Unico del Pubblico Impiego nei prossimi giorni. Adesso – conclude Librandi- si deve chiudere la partita del rinnovo dei contratti ricordando che oltre 3 milioni di lavoratori hanno subito una progressiva e costante perdita del potere di acquisto negli ultimi 8 anni. (foto: librandi)

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I dati dell’Istat confermano il disastro della politica economica italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

istat“Ha poco da esultare il ministro Padoan. I dati dell’Istat confermano il disastro della sua politica economica. L’Italia cresce nel primo trimestre del 2017, rispetto al trimestre precedente, dello 0,2%, mentre la media dell’eurozona è dello 0,5% (più del doppio) e addirittura la Germania cresce dello 0,6% e la Spagna dello 0,8% (rispettivamente il triplo e il quadruplo).
Altro che previsioni in linea con le attese. Di questo passo sarà difficile che l’Italia raggiunga quell’1,1% di crescita del Pil auspicato dal governo per il 2017, tanto più che il debito, in continuo aumento (a marzo 2017 al livello più alto della storia, pari a 2.260 miliardi di euro), rappresenta una zavorra sempre più pesante per i nostri conti pubblici Allo stesso modo, il ministro Padoan ha già perso, ma non è per noi una novità, il suo braccio di ferro con la Commissione europea per il dimezzamento dell’aggiustamento dei conti richiesto al governo italiano a ottobre. Non basta la ‘manovrina’ in discussione in questi giorni in Parlamento: in autunno servirà una correzione dei conti di circa 30-40 miliardi, che il governo andrà a chiedere, come sempre, agli italiani.Altro che riduzione della pressione fiscale: saremo ancora una volta chiamati a tirare la cinghia per pagare le mance elettorali e i bonus di più di tre anni di governi Renzi-Gentiloni”.

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Istat: stangata da 772 euro x coppia con 2 figli; la top ten delle città più care

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

istatL’Istat non conferma i dati preliminari relativi all’inflazione di aprile, registrando un ulteriore aumento da +1,8% a +1,9% su base annua e da +0,3% a +0,4% su base mensile.
“Il balzo dei prezzi è dovuto anche alle solite speculazioni legate alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Ma al di là di questi fattori stagionali, ci preoccupa molto di più il rialzo dei beni energetici regolamentati, come luce e gas, che gravano pesantemente su tutti i bilanci delle famiglie, anche di quelle che non possono permettersi vacanze” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il rialzo dei prezzi a +1,9%, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere una maggior spesa annua di 772 euro, 136 euro per il solo carrello della spesa, ossia per la spesa di tutti i giorni. Per l’inesistente famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, 570 euro in più nei dodici mesi (107 per il carrello della spesa), per una coppia con 1 figlio la stangata è di 678 euro in più su base annua.
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa è pari a 374 euro, 382 euro per un single con meno di 35 anni, 553 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni
Resi noti oggi i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle province autonome, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la top ten delle città più care d’Italia (cfr tabella n. 2) in termini di aumento del costo della vita.
In testa alla classifica, Bolzano, dove l’inflazione del 2,6% si traduce in una stangata, per una famiglia di 4 persone, pari a 1406 euro su base annua. Segue Milano, dove l’inflazione a 2,4 determina un aumento del costo della vita pari a 1232 euro e Venezia, dove il rialzo dei prezzi del 2,5% comporta una maggior spesa annua di 1007 euro.
L’Istat non conferma i dati preliminari relativi all’inflazione di aprile, registrando un ulteriore aumento da +1,8% a +1,9% su base annua e da +0,3% a +0,4% su base mensile.
“Il balzo dei prezzi è dovuto anche alle solite speculazioni legate alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Ma al di là di questi fattori stagionali, ci preoccupa molto di più il rialzo dei beni energetici regolamentati, come luce e gas, che gravano pesantemente su tutti i bilanci delle famiglie, anche di quelle che non possono permettersi vacanze” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il rialzo dei prezzi a +1,9%, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere una maggior spesa annua di 772 euro, 136 euro per il solo carrello della spesa, ossia per la spesa di tutti i giorni. Per l’inesistente famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, 570 euro in più nei dodici mesi (107 per il carrello della spesa), per una coppia con 1 figlio la stangata è di 678 euro in più su base annua.
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa è pari a 374 euro, 382 euro per un single con meno di 35 anni, 553 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni
Resi noti oggi i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle province autonome, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la top ten delle città più care d’Italia (cfr tabella n. 2) in termini di aumento del costo della vita.
In testa alla classifica, Bolzano, dove l’inflazione del 2,6% si traduce in una stangata, per una famiglia di 4 persone, pari a 1406 euro su base annua. Segue Milano, dove l’inflazione a 2,4 determina un aumento del costo della vita pari a 1232 euro e Venezia, dove il rialzo dei prezzi del 2,5% comporta una maggior spesa annua di 1007 euro.

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Disoccupazione: dati Istat falsati?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

istat“Il Governo deve prendere atto di quanto emerso dalle verifiche della BCE. L’emergenza lavoro in Italia è più grave di quanto dicono i dati Istat poiché basati su inadeguati calcoli statistici. Addirittura è sufficiente aver lavorato un’ora in una settimana per essere registrati tra gli occupati ai fini del calcolo del tasso di disoccupazione. Non si tiene inoltre conto di quanti hanno smesso di cercare un lavoro perché demoralizzati dall’assenza di domanda e del gran numero di “sottoccupati” che non per scelta lavora part-time. Ho presentato un’ urgente interrogazione al Ministro Poletti per sollecitare serie politiche del lavoro di contrasto in particolare alla disoccupazione giovanile, che negli anni ha continuato a crescere mettendo in luce un peggioramento strutturale che diventa sempre più difficile da curare ”. E’ quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Walter Rizzetto, vicepresidente della commissione Lavoro. ‎

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Pil: Istat, segnali ancora positivi, ma in decelerazione

Posted by fidest press agency su sabato, 6 maggio 2017

istatSecondo la nota mensile di aprile resa nota oggi dall’Istat, l’indicatore anticipatore rimane positivo ma evidenzia una decelerazione.
“Traducendo il linguaggio ufficiale dell’Istat, vuol dire che le cose invece di migliorare stanno peggiorando. Anche gli indicatori che restano positivi, infatti, registrano un rallentamento rispetto all’inizio dell’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“La nota ci dice che la crescita della spesa per consumi delle famiglie ha subito una frenata, la crescita dell’occupazione è risultata più moderata, il volume delle vendite al dettaglio ha registrato una diminuzione, l’inflazione, che riduce il potere d’acquisto delle famiglie, ha evidenziato un significativo rimbalzo e anche se il clima di fiducia dei consumatori rimane stabile, diminuisce il clima economico. Solo il fatturato e gli ordinativi dell’industria registrano variazioni positive” prosegue Dona.
“Insomma, saremo usciti tecnicamente dalla recessione, ma le cose vanno decisamente male” conclude Dona.

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Inflazione: stangata da 684 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 maggio 2017

istatSecondo i dati provvisori di aprile resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,8% su base annua, dall’1,4% di marzo. “Una stangata per le famiglie italiane, con un’accelerazione dei prezzi molto preoccupante” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, l’inflazione all’1,8% significa avere una maggior spesa annua di 684 euro” prosegue Dona.
Secondo i calcoli dell’associazione, se l’incremento dei prezzi dell’1,8% significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, per l’inesistente famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, 540 euro in più nei dodici mesi, per una coppia con 1 figlio la stangata è di 642 euro in più su base annua. Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa è pari a 355 euro, 362 euro per un single con meno di 35 anni, 524 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni.

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Cattive notizie anche sul fronte della crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

istatSempre secondo l’Istat, servirebbe uno scatto dell’economia per poter centrare gli obiettivi di crescita del Pil previsti dal governo per il 2017. Come dire che l’obiettivo di una crescita del Pil pari al +1,1% scritto nel Def è da libro dei sogni.La conferma è arrivata ieri dal Fondo Monetario, che ha stimato il tasso di crescita del Pil italiano a +0,8%, ben tre decimi di punto in meno rispetto alla stima del governo.
Ancora peggiori i dati sulla condizione economica delle famiglie italiane, un vero e proprio dramma sociale. Nel 2016 l’indice di disagio è peggiorato, oggi coinvolge l’11,9% della popolazione italiana. Estremamente preoccupante è l’elevato disagio economico per le famiglie del Mezzogiorno, per quelle monogenitore con figli minori e per quelle che hanno a capo una persona in cerca di occupazione o con occupazione solo part time.Ancora, secondo l’Istat in Italia ci sono 1 milione 250 mila minori in condizione di grave deprivazione, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni. Un dato terribile. E sono 7 milioni 209 mila le persone che vivono in famiglie in grave deprivazione materiale, ovvero in seria difficoltà economica.Quello che emerge oggi è quindi il quadro di una società composta da famiglie che non solo non hanno più lavoro, ma faticano addirittura a procurarsi il cibo.Se a tutto questo ci aggiungiamo il ritorno dello spread, ormai stabilmente al di sopra dei 200 punti base, il quadro del disastro compiuto dalle politiche economiche degli ultimi governi di sinistra è completo. Ci chiediamo che fine abbiano fatto le tanto sbandierate misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Tante promesse fatte dal governo, quando la cruda realtà è fatta di milioni di italiani che ogni giorno non sanno come fare per mettere assieme il pranzo con la cena”.

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