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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘istituti’

Scuola: Fp Cgil, assumere personale sanitario per vigilanza in istituti

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Alla vigilia della riapertura delle scuole è centrale la discussione avviata sul tema della garanzia di un adeguato sostegno sanitario per insegnanti e studenti. La soluzione è a portata di mano: stabilizzare i medici precari della continuità assistenziale e assumere personale per le Usca”. Ad affermarlo sono il segretario nazionale della Fp Cgil, Michele Vannini, e il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi.Una soluzione che rappresenterebbe, aggiungono, “un intervento semplice e immediatamente applicabile. Stiamo parlando di professionisti insostituibili che da anni garantiscono l’assistenza territoriale e che, strutturati nei servizi attraverso la stabilizzazione e adeguatamente sostenuti dalle organizzazioni socio sanitarie, possono essere fondamentali anche per l’assistenza nelle scuole”.La Fp Cgil, proseguono, “da tempo sollecita la stabilizzazione dei medici della continuità assistenziale, ora il processo non è più rinviabile; così come è necessario accelerare le assunzioni già previste nel decreto Rilancio per l’assistenza territoriale e per le Usca. Oggi si presenta un’opportunità unica, e che va perseguita, per il Governo per risolvere uno dei problemi principali per l’avvio in sicurezza dell’attività scolastica, oltre a rappresentare una risorsa indispensabile nel processo generale di potenziamento dei presidi sanitari territoriali”, concludono Vannini e Filippi.

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Scuola: Ritorno in classe, gli alunni in più possono fare lezione negli istituti chiusi dal 2008

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

L’indicazione è di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ed è stata anche comunicata al ministero dell’Istruzione: se vogliamo rivedere a settembre tutti gli alunni in classe, ha detto il sindacalista, “è necessario rivalutare la possibilità di ripristinare i plessi scolastici dismessi, più di 15mila negli ultimi anni” a causa del dimensionamento tagli-scuole avviato 12 anni fa con la riforma Tremonti-Gelmini, così da ospitare i tanti alunni che non possono entrare in aule da 35 metri quadri per via del distanziamento sociale. E poi bisogna “andare a operare per un’assunzione di organici in maniera straordinaria: servono almeno 200mila unità di personale docente e Ata in più”, ha ribadito oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, rispondendo alla rivista Orizzonte Scuola.Per tornare a scuola a settembre occorre uno sforzo di programmazione ed economico importante. L’indicazione di Marcello Pacifico, leader del giovane sindacato rappresentativo Anief, è che per assicurare la didattica in presenza occorre “un impegno del governo soprattutto per ciò che riguarda il numero degli alunni per classe e i metri quadri degli spazi a scuola, nel rispetto del distanziamento sociale”: la richiesta è stata fatta anche ieri, durante l’incontro tra ministero e sindacati sulla riapertura delle scuole a settembre.
Pur evidenziando le tante modifiche da introdurre nelle linee guida in via di approvazione, Pacifico ha colto anche dei lati positivi nel documento ministeriale esaminato: “c’è sicuramente la volontà di coinvolgere le parti sociali, gli enti locali”. Uno dei punti dolenti è la scarsità di finanziamenti di operazioni che si preannunciano complesse: il sindacalista ha ravvisato “purtroppo l’assenza di risorse tali da poter valorizzare queste stesse linee guida con le modifiche chieste dalle organizzazioni sindacali. Ci ritroviamo di fronte a delle belle idee che possono essere portate avanti, ma che non potranno essere realizzate per mancanza di risorse fino a quando non ci saranno delle garanzie rassicuranti del premier Conte e del ministro Azzolina. Alle rassicurazioni devono però seguire i fatti”.

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Docenti assunti e fermi 5 anni nello stesso istituto, la Camera dice che non va bene

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

È stato approvato a Montecitorio un ordine del giorno sugli insegnanti ex corsisti FIT assunti dalle graduatorie di merito del 2018 nella scuola secondaria immessi in ruolo nel corrente anno scolastico con il vincolo dell’obbligo a non trasferirsi di sede per ben 5 anni. La richiesta contenuta nell’ordine del giorno è quella di sanare la disparità di trattamento tra tali docenti assunti dalle recenti graduatorie regionali di merito ad esaurimento (cui il Governo M5S-Lega ha imposto il blocco quinquennale) e i docenti assunti con le ordinarie graduatorie di merito o ad esaurimento (per i quali permane il blocco triennale), riportando il blocco al triennio come previsto nel Testo Unico della Scuola del 1994. Marcello Pacifico (Anief): “Apprezziamo l’iniziativa del M5S, perché va a sanare una situazione di discriminazione palese, oltre che di mancata aderenza costituzionale. Riteniamo anche che sia ora di farla finita con certe decisioni contraddittorie e schizofreniche del legislatore, il quale a seconda della maggioranza di turno sembra volersi piegare a posizione ideologico-partitiche andando però a giocare sul destino professionale e familiare di una fetta di docenti. Noi, come sindacato autonomo e rappresentativo, lo abbiamo sempre detto: certe novità illegittime che ricadono sulla testa dei lavoratori non possono essere e non saranno mai accettate. Per questo confermiamo di volerci battere in tutte le sedi per eliminare il vincolo alla mobilità, a costo di rivolgerci alla Corte Costituzionale”. “Porre in essere, nel primo provvedimento utile, iniziative per i docenti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2019/20 tramite il Fit 2018, permettendo così omogenea disciplina alla medesima categoria di docenti”: è quanto prevede un ordine del giorno approvato da Montecitorio, presentato dall’on. Vittoria Casa del M5S, in relazione al ‘vincolo quinquennale’ a cui sono legati i docenti neoassunti dalle graduatorie di merito del concorso 2018 per la scuola secondaria. La norma da superare prevede che, a partire dalle immissioni in ruolo dell’anno scorso, questi docenti sono tenuti a stazionare obbligatoriamente nell’istituzione scolastica di immissione in ruolo, nel medesimo tipo di posto e classe di concorso, per ulteriori quattro anni, salvo i casi di sovrannumero o esubero.

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Scuola: Sanificazione istituti

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2020

La pulizia di un locale pubblico, frequentato da migliaia di cittadini, nel corso di una pericolosissima pandemia, non è una questione da poco. E va affrontata con il massimo rigore, assegnandola a personale non specializzato. Partendo da questo assunto, la attività di sanificazione delle scuole non possono andare a carico dei collaboratori scolastici: trattandosi di interventi che richiedono preparazione specialistica, per la loro complessità e pericolosità, devono essere necessariamente affidate a lavoratori specializzati. A sostenerlo è il sindacato Anief, che su questo punto ha inviato una richiesta ai dirigenti scolastici perché si attengano alle disposizioni emesse dagli organi istituzionali e sanitari preposti, individuando “il personale Ata nelle unità strettamente necessarie e previa sanificazione dei luoghi di lavoro” per “la sola esecuzione delle prestazioni indifferibili”.La pulizia delle pubbliche amministrazioni nel tempo del Covid-19 va attuata in base a precise normative e protocolli sanitari. Il sindacato Anief lo ha oggi ricordato ai capi d’istituto scrivendo loro una comunicazione che riassume la normativa emessa dal Governo e del Parlamento, a partire del Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (pubblicato su G.U., Serie Generale n.70 del 17-03-2020), nella quale è specificato che “fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-2019 (…) il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che, conseguentemente: a) limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza; b) prescindono dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81”.Anief fa quindi riferimento alla Nota del Ministero dell’Istruzione n. 279/2020 in conformità della quale si stabilisce che “per quanto riguarda le prestazioni dei collaboratori scolastici, considerata la sospensione delle lezioni prevista dal DPCM, l’emergenza in atto e la necessità di contenere il più possibile gli spostamenti fisici delle persone per ragioni lavorative e viste le mansioni previste per questo profilo dal CCNL, il dirigente scolastico constatata l’avvenuta pulizia degli ambienti scolastici, limiterà il servizio alle sole ulteriori prestazioni necessarie non correlate alla presenza di allievi, attivando i contingenti minimi stabiliti nei contratti integrativi di istituto ai sensi della legge 146/90”.

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Dirigenti scolastici e sicurezza degli istituti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Il Parlamento e le forze politiche continuano a tacere sulle enormi responsabilità penali che gravano in capo ai Dirigenti scolastici per tutto ciò che riguarda la sicurezza, annoso problema ad oggi non risolto che viene aggravato ulteriormente dalla pandemia causata dal Covid-19 che pone ulteriori interrogativi. “Di chi sarà la responsabilità se con la riapertura delle scuole a settembre, un docente, un collaboratore scolastico o ancora peggio uno studente devesse contrarre il virus?” I presidi di UDIR chiedono uno scudo penale legislativo evidenziando come risulterà difficile, pur dopo aver messo in essere tutti gli accorgimenti di sicurezza, con i mezzi e le strutture di cui dispongono e disporranno le scuole, risalire alle origini e alla diffusione di eventuali casi di contagio all’interno della comunità scolastica, visibilmente numerosa e composita, tra alunni di diverse fasce d’età, docenti, personale ATA, famiglie, fornitori, interlocutori territoriali.Un altro interrogativo che ci si pone “che fine ha fatto la proposta di Disegno di Legge 1217, che ad oggi si trova bloccata alla Camera dei Deputati”, che si prefiggeva di rivedere le responsabilità del dirigente scolastico-datore di lavoro per le condizioni di sicurezza degli edifici scolastici? Per i Dirigenti Udir urge un immediato intervento del Parlamento e di tutte le forze politiche che corregga il tiro e metta al riparo dalle responsabilità penali a cui sono soggetti che non sono proprio peculiarità da attribuire al ruolo del Dirigente scolastico, che deve occuparsi del buon andamento organizzativo della sua scuola sotto gli aspetti didattici ed educativi. Lo scudo penale si impone come atto dovuto e di necessità nei confronti dei Dirigenti Scolastici in ragione delle tante incognite perduranti nelle dinamiche di diffusione del Covid-19 a cui neppure la ricerca e l’arte medica riescono univocamente a dare risposte e soluzioni. L’ultimo scenario nel quale i presidi di UDIR si vorrebbero trovare è quello di doversi difendere di fronte a ipotesi di contagio, magari avvenuti fuori dalle scuole, di incerta individuazione e dei quali magari verrebbero chiamati a rispondere penalmente e patrimonialmente. Presto Udir proporrà una serie di incontri per affrontare i temi avvalendosi anche di figure legali di spicco in ambito penale.

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Scuola: A settembre metà degli istituti senza Dsga, il Senato può evitarlo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Il default organizzativo-didattico cui stanno andando le nostre scuole, per via del Coronavirus e per l’exploit di supplenti, si complica ancora di più per l’assenza di quasi 4 mila Direttori dei servizi generali e amministrativi: la stabilizzazione di meno di mille amministrativi che negli ultimi due decenni hanno ricoperto il ruolo superiore di Dsga diventa sempre più impellente. Per questo motivo il sindacato Anief ha proposto un emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola che la prossima settimana sarà all’esame dei senatori della commissione Cultura.Marcello Pacifico (Anief): “I posti vacanti sono tantissimi, quindi si possono benissimo conciliare le esigenze dei concorsi pubblici con quelle di chi dal 2000 ad oggi ha portato avanti, affiancando i dirigenti scolastici, l’organizzazione dei nostri istituti. Vengono scelti anche i ministri delle Repubblica senza laurea. Nessuno si scandalizza. Perché adesso ci si irrigidisce se dei diplomati che continuano a portare avanti il loro lavoro complesso lavoro nelle scuole chiedono legittimamente solo di essere stabilizzati?”. Dopo i prossimi pensionamenti, a fine estate quasi la metà delle 8.000 scuole pubbliche italiane si ritroverà priva del suo Dsga, una figura chiave per l’organizzazione degli istituti che ricopre importanti compiti amministrativi, contabili, giuridici, fiscali e di gestione del personale scolastico. Quest’anno, queste gestioni saranno ancora più complesso sia per l’emergenza Covid-19, sia per la ricerca, se non si procederà al concorso docenti per soli titoli, di ben 250 mila precari da collocare sulle cattedre libere: a fronte di questa situazione del tutto particolare, le scuole non possono permettersi il lusso di ritrovarsi senza il loro Direttore dei servizi generali ed amministrativi.

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Istruzione: Il PD insiste: aumento stipendi, a scuola fino a 18 anni, istituti sempre aperti. Anief: passiamo ai fatti

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Sulla scuola continuano a piovere impegni importanti. Li ha ribadito oggi il Partito Democratico, attraverso il suo segretario, Nicola Zingaretti. Parlando ad Agorà, su Rai Tre, il leader del Pd ha detto quali sono i prossimi passi concreti: obbligo scolastico, stipendi degli insegnanti, tenere aperte le scuole nel pomeriggio. Anche dal ‘Rapporto Italia 2020’ dell’Eurispes è emerso che la maggior parte dei cittadini è d’accordo nell’estendere l’obbligo scolastico fino alle scuole medie superiori e la metà hanno a cuore l’aumento degli stipendi dei docenti.Inquadrati i problemi da risolvere, per il sindacato si deve passare dagli annunci ai fatti: occorrono nuove leggi ed interventi ad hoc, come lo stanziamento immediato nel DEF di 4 miliardi di euro per aumentare gli stipendi in media di 250 euro, il potenziamento degli organici del personale, un reclutamento meno “ingessato”, l’azzeramento del precariato, e prevedendo l’investimento permanente su formazione, valorizzazione e progressione di carriera del personale. Anief ritiene altrettanto importante mettere mano all’ultimo decreto scuola e alla Legge 240 del 2009, con particolare attenzione a quanto è stato approvato in Europa, in particolare dalla direttiva sul precariato e sull’organizzazione dell’orario di lavoro alla carta europea dei ricercatori, in modo da far allineare l’Italia agli altri Paesi.
“Dobbiamo andare avanti con cose concrete: aumentare l’obbligo scolastico e gli stipendi degli insegnanti, tenere aperte le scuole nel pomeriggio, semplificare la burocrazia per combattere la corruzione, sbloccare le risorse per gli investimenti verdi e digitali”, ha detto oggi il segretario Nicola Zingaretti. Il PD entra così in una fase cruciale per gli insegnanti, che attendono l’apertura dei tavoli per il rinnovo del contratto, da cui dovrebbero scaturire gli aumenti, ha quindi commentato Orizzonte Scuola.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, apprezza l’impegno del leader del Partito Democratico sulla scuola, ma avverte: “se davvero il Pd vuole intraprendere una nuova linea sulla scuola, allora è bene che pretenda dal Premier Conte e dal suo ministro Gualtieri precise rassicurazioni nella scrittura della prossima legge di bilancio. Lo stesso Zingaretti sa bene che le dimissioni di Fioramonti sono avvenute per l’assenza delle risorse necessarie per rilanciare il settore dell’istruzione, università e ricerca”.

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Scuola: Interventi di adeguamento antisismico degli istituti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Via libera in 60 plessi scolastici di 50 Comuni (di Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto) per interventi di adeguamento alla normativa antisismica degli edifici scolastici. L’elenco degli enti locali aggiudicatari dei fondi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale serie generale 187 del 10/8/2019.La norma è stata oggetto di svariati rinvii, fino al decreto del MEF del 3 gennaio 2018, con cui sono stati definiti termini e modalità di redazione della programmazione unica nazionale 2018/20 in materia di edilizia scolastica approvati dal successivo decreto ministeriale 615 del 2018.Solo alcune regioni si sono viste approvare i piani di intervento, col risultato che degli 80 milioni di cui al decreto del Miur del 10 dicembre 2018, n. 849, solo 58.111.670,63 sono stati assegnati agli istituti degli enti di cui agli allegati dalla lettera A alla lettera M.Gli enti locali beneficiari saranno tenuti ad effettuare la proposta di aggiudicazione degli interventi entro e non oltre 12 e la durata dei lavori non dovrà superare i due anni dall’aggiudicazione definitiva dell’intervento.“Gli interventi finanziati e approvati sono una goccia nell’oceano – fa notare Marcello Pacifico, presidente nazionale di Udir – se si considera che sono oltre 27mila i plessi scolastici esistenti in Italia, in zone ad alta sismicità e in molte delle regioni già interessate da questo provvedimento, che necessiterebbero di essere adeguate alla normativa. Senza considerare la burocrazia. Basti pensare che solo i passaggi d’attribuzione degli appalti e i successivi ribassi di gara potrebbero portare via più tempo di quanto stabilito dal decreto, con la speranza che i movimenti bradisismici concedano il tempo di concludere gli interventi senza ulteriori danni a cose e persone, specie ai dirigenti scolastici mantengono sempre la culpa in vigilando per la salute fisica delle persone all’interno dei plessi degli istituti a loro assegnati. È paradossale che lo Stato lasci soli i ds e non dia loro strumenti per assolvere a quanto ottusamente le sue leggi richiedono”.

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Scuola: Docenti e Ata negli istituti all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Regna la confusione nel concorso per i lavoratori della scuola – insegnanti, Dsga e assistenti amministrativi – che hanno chiesto di recarsi all’estero: dagli elenchi ufficiali del personale docente e Ata dei candidati ammessi ai colloqui, pubblicati dal Miur in questi giorni e che prenderanno il via il prossimo 20 maggio per concludersi entro il mese successivo, risulta esclusa quasi la metà dei candidati. Mentre in quegli elenchi ci sono aspiranti che non dovrebbero esserci: sono ammessi, ad esempio, docenti che hanno superato il massimale dei sei anni all’estero. Mentre non sono stati ammessi altri che hanno fatto meno di sei anni ma sono attualmente in servizio all’estero. Come se non bastasse, alcuni docenti risultano inseriti sia negli elenchi degli ammessi che degli esclusi, mentre altri non risultano né tra gli ammessi né tra gli esclusi. Infine, le modalità di comunicazione delle liste risultano inoltre improntate sulla mancanza di chiarezza, tanto da non essere presenti nemmeno dei punteggi. Marcello Pacifico (Anief): La selezione per l’accesso alle scuole all’estero fa acqua da tutte le parti, siamo pronti a tutelare chi ha fatto domanda e si trova fuori gioco prima ancora di cominciare senza saperne il motivo. Innanzitutto conviene inviare un reclamo descrivendo quanto si ritenga illegittimo sia stato commesso, inviandone una copia per conoscenza a segreteria@anief.net. Sarà compito dell’ufficio preposto del sindacato valutare l’istanza e suggerire eventuali azioni legali se perdura l’atto lesivo da parte dell’amministrazione.
Nella scuola italiana è diventata un’impresa titanica anche riuscire a fare un colloquio per andare a lavorare qualche anno in un istituto d’istruzione all’estero. Solo per riuscire ad essere inclusi nelle liste di ammessi al colloquio, predisposte dell’amministrazione, occorre essere in possesso di una serie di requisiti, ad iniziare dal punteggio minimo per l’ammissione (25 punti per i docenti e 15 punti per il personale amministrativo) a dir poco discutibili. Inoltre, quelle graduatorie sono piene zeppe di errori macroscopici. Anief ritiene che il Ministero dell’Istruzione debba intervenire il prima possibile, in modo da verificare cosa sta accadendo e procedere invece con la massima trasparenza: si tratta di dare spiegazioni a quasi 3 mila aspiranti tra il corpo docente e altri circa 180 Ata che avevano presentato regolare domanda. C’è da capire anche il motivo per cui si è preferito non tenere conto dei titoli in possesso dei candidati. Secondo il sindacato, che ha ricevuto molte lamentele in merito, tutti coloro che hanno subìto un danno da questo modo di procedere non dovranno fare altro che dare seguito a quanto già previsto dal decreto del Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, il quale riporta che contro il decreto del Miur “è ammesso ricorso giurisdizionale al TAR o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica secondo normativa vigente e nei termini previsti per legge decorrenti dalla pubblicazione del presente provvedimento”. “È chiaro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che, una volta appurate le probabili inosservanze, il nostro ufficio legale si metterà a disposizione di coloro che hanno presentato domanda e sono stati esclusi in modo repentino ed ingiusto. I diritti di un lavoratore non possono essere calpestati da forme di organizzazione approssimative, al limite dell’improvvisazione.

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Scuola: Sicurezza negli istituti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il giovane sindacato che tutela i dirigenti scolastici si è sempre battuto affinché venga superata la vacatio legislativa sul tema della sicurezza. Marcello Pacifico (Udir): Attualmente l’edilizia scolastica italiana non gode di buona salute e proprio per questo abbiamo il dovere morale e civico di salvaguardare i templi della conoscenza ove quotidianamente operano i lavoratori della scuola e i nostri studenti a cui va dato un esempio virtuoso di efficienza e funzionalità.La proposta presentata il 7 agosto 2018 ha richiamato gli obblighi di cui all’art. 1 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 cui sono tenuti gli uffici Prefettizi per la tutela della sicurezza e la salvaguardia dell’incolumità della vita umana. Sarà costituita una commissione provinciale di cui faranno parte oltre i tecnici dell’ufficio dell’ente locale, componentistica tecnica di coloro i quali oggi sono chiamati come organi di vigilanza. In sintesi il Prefetto per ogni provincia dovrà nominare ad inizio di ogni anno scolastico un gruppo di esperti denominato “Commissione Prefettizia Provinciale Pubblica Istruzione” quale gruppo di funzionari direttivi tecnici scelti tra i VVF, il Genio Civile, l’ASP, l’Ispettorato del Lavoro, USR e ufficio tecnico dell’ente locale con il compito di eseguire sopralluoghi all’interno ed all’esterno di ogni plesso scolastico di pertinenza per verificare le condizioni di fruibilità e agibilità dei locali ad uso scolastico, relazionando formalmente al dirigente scolastico e contestualmente certificando il regolare avvio delle attività didattiche. Inoltre, novità assoluta, si darà vita alla nascita di una nuova figura professionale: il Valutatore delle interferenze quale professionista abilitato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza ed avente il compito di redigere e valutare i rischi interferenziali (D.U.V.R.I.) di cui all’art. 26 comma 3/ter del presente decreto, quando vi è una sola impresa che esegue lavori straordinari a scuola senza CSE.Questa proposta, in linea con quanto sempre richiesto da Udir, mira a dare una svolta epocale al sistema di gestione della sicurezza a scuola, senza oneri a carico dello Stato, poiché si utilizzeranno le risorse degli uffici che già fanno ispezioni nelle scuole per le tante carenze esistenti, ma saranno queste commissioni tecniche a individuare tutte quelle problematiche che potrebbero innescare criticità irreversibili e che potranno in tempo utile essere arrestate con la preventiva inibizione o con le misure che si riterranno opportune a seconda dei casi.

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Scuola: A settembre oltre 2 mila istituti senza presidi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

A seguito dei pensionamenti, volontari e d’ufficio, che si concretizzeranno in estate, saranno tantissimi gli istituti – uno ogni quattro – privi del loro capo d’istituto e che quindi andranno in reggenza. Quella che doveva essere una situazione transitoria ed eccezionale, con alcune scuole assegnate a presidi già titolare del loro istituto, sta diventando purtroppo la prassi. Aggravata dall’allestimento di un concorso elefantiaco, ancora da avviare, con troppi precari e neo-immessi in ruolo illegittimamente esclusi, che blocca anche qualsiasi tentativo di turn over. A fronte di questa situazione di assoluta emergenza, l’associazione sindacale Udir si è fatta promotrice di una proposta emendativa, attraverso la quale chiede di posticipare di dodici mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo 1° settembre: si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, sicuramente utile per limitare i danni. Marcello Pacifico (presidente Udir): Considerando che le reggenze scolastiche, per ragioni oggettivamente intuibili, non garantiscono una funzionale organizzazione del servizio sia in termini di qualità, sia in termini di efficienza organizzativa, la permanenza volontaria in servizio al 31 agosto 2019 dei Dirigenti scolastici collocati in pensione dal 1° settembre 2018 garantirebbe pertanto continuità alle istituzioni scolastiche, con un successivo passaggio quasi naturale ai nuovi presidi vincitori di concorso da espletarsi il 1° settembre 2019. In questo modo si eviterebbe di aumentare il bacino delle reggenze che non veicolano di certo un’adeguata organizzazione del lavoro, didattica e formativa. Inoltre, sul piano finanziario, la proroga comporterebbe un risparmio per la finanza pubblica, considerando la mancata assegnazione delle reggenze e quindi delle diarie ad personam.

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Liceo breve, si raddoppia il numero di istituti ma si riducono le presidenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cRiscuote consensi, anche nell’Anp, il progetto ministeriale di raddoppiare la sperimentazione con cui l’amministrazione intende dare licenza di chiudere un anno prima il percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado: fa discutere, in particolare, la politica del maggiore sindacato scolastico italiano della categoria, che rappresenta un dirigente scolastico su tre. Il problema è che alla lunga la riduzione delle superiori a quattro anni scolastici, oltre a ridurre l’organico di docenti e Ata, ridimensionerà l’attuale autonomia delle sedi di direzioni, con un’ulteriore contrazione che, negli ultimi dieci anni, ha già visto la cancellazione di una presidenza su quattro. Quindi, alla fine della fiera, come può un sindacato che tutela i diritti e gli interessi dei presidi volere l’attuazione di un percorso che porterebbe alla probabile riduzione dei posti per i dirigenti scolastici? Per questo motivo Udir si chiede: “Cui prodest”? Marcello Pacifico (Udir): Siamo pronti al confronto nel merito e a sentire cosa i dirigenti scolastici hanno da dire. Chiediamo ai capi d’istituto delle superiori cosa pensano che sia meglio per loro, per i nostri studenti e per la scuola italiana in generale. Non vogliamo assecondare decisioni che ci sembrano confuse e prive di una reale progettualità finalizzata al bene della scuola e di cui vi opera: per questo vogliamo sentire il parere dei presidi. E poi, a cosa serve diplomarsi prima, se poi il tasso di dispersione scolastica rimane elevato e le iscrizioni all’università sono drasticamente diminuite negli ultimi dieci anni? Non bisogna sempre dire di sì, anzi: la storia si cambia anche e soprattutto con i no, con la volontà vivida di rinnovare gli eventi.

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Progetto pilota per il benessere: oltre 700 persone coinvolte in due istituti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

bolognaBologna. A un anno dal lancio della sperimentazione in due istituti scolastici della regione emilia-romagna, è pronto per essere reso pubblico il progetto pilota di affiancamento psicologico alle scuole per il miglioramento del benessere scolastico. Nato dall’impegno del Gruppo di Lavoro dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna sulla Psicologia Scolastica, cui hanno partecipato anche le Università di Bologna e di Parma, il progetto ha coinvolto oltre 700 tra insegnanti, studenti e genitori nel corso dell’anno scolastico 2016/2017. L’obiettivo è favorire il benessere in molti modi, che vanno ben oltre il solo sportello d’ascolto (CIC), in linea con quanto scritto nella legge nota come “La Buona Scuola”.
Strutturato appositamente per essere ripetibile anche in altri contesti scolastici, il progetto è stato messo in pratica presso il “Pascal Comandini” di Cesena e il “G. Leopardi” di Castelnuovo Rangone (MO). Alla base una impostazione che favorisce da un lato l’apprendimento e la crescita personale degli alunni, dall’altro un contesto collaborativo tra gli adulti impegnati a vario titolo nel mondo scuola, permettendo interventi di prevenzione su ogni tipo di disagio. Lo psicologo che opera nella scuola, infatti, non si limita solamente alla “soluzione dei problemi” e alla presa in carico dei casi più difficili, ma soprattutto collabora con l’istituzione per promuovere un clima relazionale positivo in un atteggiamento di rete. Il progetto è stato infatti mirato al miglioramento e al potenziamento, dal punto di vista psicologico, di modelli educativi e didattici efficaci, in un’ottica di prevenzione e crescita del benessere. Come sottolinea Anna Ancona, la Presidente dell’Ordine degli Psicologi ER, d’altra parte, “quelle normalmente viste come situazioni emergenziali e improvvise sono spesso, in realtà, del tutto prevedibili, poiché connesse a difficoltà strutturali che possono essere individuate preventivamente, come insegna la psicologia di comunità”. Il progetto ha fatto uso di vari strumenti psicologici, dai questionari di autovalutazione, ai focus group e alle attività transdisciplinari e interclasse, fino al questionario e al confronto conclusivo. Ne è emerso un quadro dove sono le scuole stesse a esprimere la necessità di comprendere meglio sia in che cosa consista la “cittadinanza attiva e democratica” menzionata nella legge de La Buona Scuola, sia come mettere in pratica le prescrizioni che pure sono contenute nella legge.
Più nel dettaglio, il testo, (art. 7 comma d), tratta di “sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità, nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri”, ma non chiarisce quale sia la definizione di questi aspetti, né come realizzarli. “Il progetto ha anche questo fine – spiega Anna Ancona – fornire alle scuole indicatori chiari, individuati ad hoc, per contribuire a rendere osservabili e misurabili queste competenze di cittadinanza attiva, valorizzando negli studenti le capacità di essere autonomi, responsabili, consapevoli dei propri e degli altrui diritti e doveri.” L’occasione per la restituzione del lavoro svolto sarà il convegno “Scuola e Psicologia: un’alleanza possibile” – aperto a psicologi, dirigenti scolastici, insegnanti e a tutti gli operatori degli istituti scolastici della regione -, che si terrà il 16 novembre dalle 14:30 presso l’Hotel Europa a Bologna. L’accesso è gratuito e per partecipare è necessaria l’iscrizione sul sito dell’Ordine.

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L’on. Nissoli riceve la rete mondiale degli Istituti ad alta specializzazione tecnologica promossa dal Canada

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

Fucsia Nissoli FitzgeraldRoma. L’on. Nissoli ha ricevuto, assieme al sen. Malan, presso il Senato della Repubblica, la Dr.ssa Denise Amyot (Chair World Federation of Colleges and Polytechnics), la Dr.ssa Paola Bucalossi, (Public Affairs Officer, Education Promotion and Communications, Embassy of Canada) e i responsabili delle Fondazioni Istituti Tecnici Superiori italiani che oggi hanno aderito alla “World Federation” presieduta dalla Dr.ssa Amyot di Ottawa.
“Ringrazio i rappresentanti delle reti degli ITS”, ha detto l’on. Nissoli a margine dell’incontro sottolineando che essi sono una “realtà nazionale che rappresenta la formazione professionalizzante, che nonostante il recente avvio (le prime fondazioni sono state costituite nel 2010) costituiscono un’eccellenza italiana che in questo periodo di difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro hanno consentito l’accesso all’80% dei loro diplomati, hanno realizzato progetti di interesse nazionale, stanno formando giovani secondo le esigenze di Industria 4.0 e delle nuove prospettive legate all’internazionalizzazione, sia attraverso scambi che con lo sviluppo di progetti come Solidarietà Solidale finalizzato a favorire lo sviluppo di Paesi dell’Africa”. “Voglio assicurarvi – ha detto l’on. Nissoli ai convenuti – il nostro impegno istituzionale a sostegno delle attività di collaborazione tra le Fondazioni ITS che vorranno cimentarsi con esperienze di internazionalizzazione e scambi con i membri aderenti alla World Federation of Colleges and Polytechnics . Mi sembra un percorso buono per incamminarsi verso una formazione in grado di rispondere alle sfide della globalizzazione e vi ringrazio veramente di cuore per il vostro impegno educativo”. (foto: rete mondiale)

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Scuola Emergenza reggenze: da settembre 2mila istituti senza preside

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

Palermo-Panorama-bjs-2Se ne è parlato a Palermo, nel corso di un incontro svolto da rappresentanti della neonata associazione nazionale dei collaboratori dei dirigenti scolastici A.N.Co.Di.S. con i vertici dell’Anief: vicari e collaboratori lamentano il mancato riconoscimento giuridico e contrattuale per le attività ulteriori svolte rispetto a quanto previsto dal contratto senza avere alcun genere di riscontro salvo una diaria forfetaria annua. Eppure, solo grazie all’apporto di questi fac totum della scuola, infatti, i presidi possono organizzare e gestire la mole di responsabilità che la scuola dell’autonomia ha aumentato in maniera esponenziale. Inoltre, molti di loro, pure quando responsabili di un plesso scolastico, non sono esonerati dalle attività didattiche. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non possiamo che condividere le richieste formulate dall’A.N.Co.Di.S., perché i collaboratori dei presidi nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente penalizzati. Dal 2010 non percepiscono più l’indennità di reggenza, a seguito dell’avvio della spending review adottata sui dipendenti pubblici. Con la Buona Scuola hanno perso anche l’esonero dal servizio di docenza, riuscendo questo a scattare solo in presenza (casuale) di un docente potenziatore della stessa classe di concorso del collaboratore del preside, individuato da quest’ultimo. È poi fondamentale che la loro preziosissima opera venga riconosciuta e inquadrata formalmente nell’ambito del ‘middle management’, di cui si parla da 20 anni senza che però nessuno abbia mai presentato una proposta concreta da condurre in porto.

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Mobilità, graduatorie definitive interne d’istituto nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

scuolaMolti penalizzati dalla mancata piena considerazione del servizio pre-ruolo. Dopo la presentazione della domanda per l’individuazione dei soprannumerari, è importante ricorrere al giudice del lavoro con i legali Anief, per far riconoscere tutto il servizio dichiarato precedente all’immissione in ruolo e che invece è considerato utile per la mobilità provinciale, interprovinciale e per i passaggi di ruolo. Per aderire gratuitamente al ricorso, vai al seguente link. Per informazioni ulteriori telefonare allo 091 7098355. Cerca anche la sede Anief più vicina a te.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe bastato che i sindacati rappresentativi della scuola avessero concesso tale possibilità, invece l’hanno negata. Oggi bisogna ricorrere in tribunale, domani, appena vinceremo le prossime elezioni Rsu, cambieremo il contratto. Non presentare ricorso, soccombendo alle valutazioni errate della propria scuola, significherebbe infatti esporsi a un pericolo non indifferente: ci si potrebbe trovare invischiati nella lotteria dei trasferimenti, finendo pure nel girone infernale degli ambiti territoriali. Perdendo quindi pure la titolarità su cattedra.
Anief ricorda che a essere penalizzati in graduatoria interna d’istituto sono anche coloro che hanno prestato servizio nella paritaria e pure i docenti che hanno conseguito titoli abilitanti riconosciuti dalle università (SSIS, TFA, Sostegno e per il servizio militare svolto non in costanza di nomina) ma a cui è stato negato il punteggio in graduatoria. Contro tutte queste ingiustizie, il sindacato ha predisposto un apposito ricorso al Giudice del Lavoro.

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Edilizia scolastica: altissimo il numero di istituti non a norma

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

scuola-montagna-pianoTorino 22 marzo 2017 dalle ore 8.30 alle 18.00, presso lo STARHOTELS MAJESTIC, in Corso Vittorio Emanuele II, 54 convegno “Le tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni”.Nel corso del convegno, si parlerà, tra l’altro, dei crescenti carichi di lavoro, delle responsabilità enormi, degli spostamenti continui per raggiungere plessi e sedi scolastiche, aggravati dalla riforma Renzi-Giannini, sempre in cambio di buste paga irrisorie. A Torino, saranno presenti, tra gli altri, lo stesso ingegner Natale Saccone, esperto di sicurezza; Max Bruschi, ispettore Miur e docente accademico di diritto e legislazione scolastica, che si soffermerà sulla valutazione dei dirigenti scolastici; l’esperto in relazioni sindacali, Pietro Perziani; il segretario organizzativo Confedir Marcello Pacifico, gli avvocati della rete legale, dirigenti in servizio delle rispettive regioni. La partecipazione è gratuita e riconosciuta dal Miur ai fini della formazione e dell’aggiornamento dei dirigenti scolastici.
Il Governo Renzi avrebbe stanziato tre miliardi e mezzo per l’edilizia scolastica, ma la maggior parte dei 42.292 edifici scolastici italiani rimangono vetusti e non a norma. Lo ha detto l’ingegner Natale Saccone, nel corso degli incontri organizzati in questi giorni dall’Udir, il neonato sindacato dei dirigenti scolastici: l’esperto di sicurezza scolastica ha messo a nudo le troppe criticità che caratterizzano le nostre scuole sul fronte della valutazione dei rischi e della mancanza di misure da adottare per un’adeguata prevenzione e protezione, anche antincendio.Numeri aggiornati alla mano, Saccone ha spiegato che è sul fronte della certificazione degli edifici scolastici funzionanti che c’è più da preoccuparsi: il piano di emergenza e il documento di valutazione del rischio, sono stati riscontrati con certezza da meno di tre scuole su quattro (rispettivamente 73% e 72%); il certificato di collaudo statico, da una su due (49%); quello di agibilità-abitabilità e di omologazione alla centrale termica, da una su tre (39%); la certificazione della prevenzione incendi in corsi di validità, è presente appena in un’istituzione scolastica su cinque (21%); il nulla osta provvisorio, sempre di prevenzioni incendi, in una scuola su sei (16%). Sul certificato di collaudo dell’impianto di spegnimento, infine, siamo messi malissimo, perché ben il 91% degli istituti non ne è in possesso.L’esperto di sicurezza ha anche ricordato che il 50 per cento dei nostri edifici scolastici è stato costruito prima del 1971, quando la normativa in materia era decisamente meno stringente di oggi. Ma soprattutto, quello fu anche l’anno in cui entrò in vigore la normativa sul collaudo statico degli edifici. Il risultato è che, con il cambio di normativa e il logorio delle strutture, oggi dei 42.292 edifici scolastici esistenti, ben 8.450 risultano privi di attività scolastica, perché in ristrutturazione, in costruzione o dismessi. Ci sono delle Regioni in cui il numero di edifici scolastici non attivi, per vari motivi, supera abbondantemente quello delle strutture dove si fa normale didattica: in Sardegna, ad esempio, sono 1.615 gli edifici dove non si fa a scuola ed appena 326 quelli dove si fa lezione. Anche in Sicilia c’è poco da stare contenti: a fronte di 1.680 strutture scolastiche operanti, ve ne sono altre 2.580 non attive. È una realtà che stride con altre regioni: ad esempio, il Piemonte annovera 3.112 scuole attive ed appena 3 che non lo sono.
“Nel frattempo – dice Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir, cui aderisce Udir – la legge è diventata sempre più severa verso i dirigenti scolastici: solo qualche giorno fa, una preside di Marsala è finita addirittura a processo e da aprile dovrà difendersi da dieci casi d’imputazione. È chiaro che non possono pagare per colpe non loro. Viene poi da chiedersi per quale motivo un docente dovrebbe lasciare l’insegnamento per sobbarcarsi delle responsabilità prorompenti, in cambio di poche centinaia di euro in più al mese rispetto alla busta paga che percepirebbe rimanendo dietro la cattedra. Si tratta di una incongruenza presente solo nella scuola pubblica italiana: in qualsiasi altro comparto, infatti, il passaggio alla dirigenza comporta un incremento stipendiale almeno doppio rispetto al ruolo non dirigenziale. Per questo motivo è nato l’Udir: così non si può andare avanti”.

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Il Governo della Buona Scuola cancella 100 istituti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

ministero pubblica istruzioneCon il nuovo anno scolastico, spariranno 51 scuole. La perdita arriva a 102 istituti, perché il taglio riguarda altrettante sedi sottodimensionate, che scenderanno da 385 a 334. In tutto, si passerà da 8.382 scuole dello scorso anno a 8.281. È la solita operazione in chiave spending review, aggravata dal dato Miur che ha certificato un incremento di allievi. E a rifilarla è quell’Esecutivo che, più di tutti, si è professato promotore di una scuola di qualità.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): in questo modo si costringono i presidi a fare i salti mortali per gestire due o anche tre scuole a testa, con spesso una decina di plessi distanti chilometri tra loro. Dal 1° settembre saranno 2mila, uno su quattro, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo continueremo ad avere scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati e costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze. Nel silenzio più assoluto, torna in auge l’opera di razionalizzazione del numero di istituti scolastici, il cosiddetto “dimensionamento” conseguente all’elevazione del numero minimo di alunni iscritti in ogni scuola, che si aggira attorno a quota 900, e collocati in classi “pollaio”, sempre più frequentemente oltre quota 30 alunni: dopo la cancellazione di quasi 4mila istituti, pari ad un terzo di quelli esistenti, a seguito della Legge 133/2008, negli ultimi anni avevamo assistito ad uno stop dei processi di fusione e cancellazione di scuole, ma ora il trend negativo riprende a discapito della qualità dell’offerta formativa.Dal Governo in carica, che dal primo giorno del suo insediamento si professa promotore della Buona Scuola, del resto, non ci si poteva aspettare altro atteggiamento. Ancora di più dopo che il Miur ha certificato che dal mese di settembre saranno iscritti nei nostri istituti scolastici circa 8.700 studenti in più. Invece, sorprendentemente, dopo aver saputo che vi saranno 2.020 Ata in meno, si è appreso in questi giorni dai dirigenti Miur che con il nuovo anno scolastico, si perderanno ben 51 scuole. Da una lettura più attenta, ci accorgiamo che la perdita arriva a 102 istituti in meno, perché ne spariscono altri 51 cosiddetti “sottodimensionati”, i quali scenderanno da 385 a 334. Complessivamente, in pratica, si passerà da 8.382 istituti autonomi dello scorso anno, a 8.281.Il dato è confermato anche dal numero ridotto dei dirigenti scolastici da assegnare alle scuole: attraverso il decreto ministeriale n. 528/2016, ora al vaglio della Corte di Conti, l’amministrazione ha comunicato che, sottraendo dal computo complessivo gli istituti sottodimensionati, da affidare alle reggenze, rimangono a disposizione dei presidi 8.072 posti. Molti meno, rispetto ai circa 8.500 sopravvissuti al feroce “dimensionamento” voluto dalla coppia Tramonti-Gelmini, che ne cancellò uno su tre. Lo stesso discorso vale per i Dsga, per la cui copertura di tantissimi posti si continuano ad utilizzare assistenti amministrativi e si continua a rimandare l’avvio del concorso.“Quanto sta accadendo è una contraddizione – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario organizzativo Confedir – perché prima si dice che la scuola pubblica è nel listino delle priorità di questo Governo, e poi, si approva la Buona Scuola, delegando agli istituti un carico di responsabilità sinora mai affidato. Ora, però, in ossequio alla spending review imposta dal Ministero dell’Economia, si decide di comprimere gli alunni in sempre meno scuole, costringendo i presidi a fare i salti mortali per gestirne sempre più spesso due o anche tre a testa, con spesso un totale di dieci-dodici plessi distanti a volte decine di chilometri tra loro”. “Tra l’altro – continua Pacifico -, essendo slittato in autunno il concorso per i nuovi dirigenti, per il quale si profilano altri ricorsi, e avendo dato approvazione ad assumere appena 200 idonei del concorso 2011, considerando pure i pensionamenti, da settembre saranno circa 2mila, uno su quattro, come avevamo preventivato, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo, continueremo ad avere delle scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati rispetto ai colleghi di PA e privato, costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze quotidiane”.

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Scuola: Il ddl 1934 continua ad essere oggetto di contestazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

In tutte le regioni, dalle prime informazioni che giungono dagli istituti, risulta pressoché totale l’adesione al boicottaggio ‘intelligente’ delle valutazioni di fine anno. In particolare alle superiori, dove i presidi sono stati costretti a riconvocare gli scrutini a sabato o ai primi due giorni della prossima settimana. Intanto, la Commissione Ue continua a ricevere richieste di attivazione di ricorsi contro lo Stato italiano e interrogazioni parlamentari su una vergogna nazionale che con il disegno di legge ‘La Buona Scuola’ rischia di acuirsi. Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): è l’ennesima risposta importante del personale della scuola contro questa riforma che piace solo a chi l’ha ideata: il Governo oggi più che mai deve fare un passo indietro. E approvare un decreto legge che dia finalmente il via libera all’assunzione su tutti i posti vacanti, come l’Europa ha indicato di fare da oltre tre lustri.

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La capienza detentiva degli istituti penitenziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

In ben 12 Regioni italiane è stata superata oltre il limite tollerabile, l’indice cioè che individua il limite massimo per la stessa amministrazione penitenziaria di vivibilità delle carceri: stiamo parlando di realtà importanti, anche sotto il profilo della criminalità organizzata, come la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia che insieme all’Emilia Romagna, al Friuli Venezia Giulia, alla Liguria, alla Lombardia, alle Marche, al Trentino Alto Adige, alla Valle d’Aosta ed al Veneto registrano il ‘tutto esaurito’. Tutte le altre Regioni hanno superato comunque di gran lunga la capienza regolamentare degli istituti, il numero di posti letto previsti. Più dell’84% delle carceri in Italia, dunque, ospita più detenuti di quanti ne prevede la capienza regolamentare: e più del 51% supera addirittura quella tollerabile. Dal 13 gennaio 2010 ad oggi, è cresciuta di 163 posti  la capienza regolamentare delle carceri italiane (429 quella tollerabile), mentre nello stesso periodo i detenuti presenti sono aumentati di 2.475 unità. In 57 istituti penitenziari su 204 rilevati dal DAP (quasi il 28%) il numero degli stranieri è superiore a quello degli italiani mentre in 106 carceri si registra una presenza di stranieri detenuti superiore alla media nazionale del 37%. Solo 11 dei 98 restanti istituti che ospitano una percentuale di stranieri inferiore alla media nazionale, inferiori, sono situati al Nord. Insomma, l’analisi penitenziaria nazionale è impietosa ed impone l’adozione di urgenti provvedimenti.”  E’ quanto dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando i dati penitenziari nazionali aggiornati alla data di oggi, 3 maggio 2010.  “Per quello che sta avvenendo all’interno degli istituti penitenziari della Repubblica Italiana, la situazione è ogni giorno sempre più allarmante ed i suicidi e i decessi che tanto fanno scalpore sono solo la punta dell’iceberg. Lo sa bene la Polizia Penitenziaria, che è l’unica rappresentante dello Stato che sta fronteggiando concretamente questa emergenza anche mettendo a repentaglio l’incolumità fisica dei suoi Baschi Azzurri, come certificano le decine e decine di gravi ed inaccettabili aggressioni avvenute fino ad oggi a nostri Agenti un po’ in tutta Italia. Agenti che stanno lavorando logorati dallo stress generato da condizioni particolarmente difficili come quella di essere gli unici esposti a malattie come l’HIV, la tubercolosi, la meningite e altre malattie che si ritenevano debellate in Italia e che invece spopolano nelle celle delle carceri italiane. E’ tempo di intervenire con urgenza per deflazionare il sistema carcerario del Paese, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere. Il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Torniamo a sollecitare l’urgente approvazione degli interventi normativi che permettano l’urgente assunzione di 2mila Agenti di Polizia Penitenziaria, l’introduzione della possibilità di detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni. Sarebbe anche opportuno accelerare sulla auspicata previsione normativa di espulsione per i detenuti stranieri in Italia, in modo da far scontare loro la pena nei penitenziari dei Paesi di provenienza.”

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