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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘istituti’

Scuola: Docenti e Ata negli istituti all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Regna la confusione nel concorso per i lavoratori della scuola – insegnanti, Dsga e assistenti amministrativi – che hanno chiesto di recarsi all’estero: dagli elenchi ufficiali del personale docente e Ata dei candidati ammessi ai colloqui, pubblicati dal Miur in questi giorni e che prenderanno il via il prossimo 20 maggio per concludersi entro il mese successivo, risulta esclusa quasi la metà dei candidati. Mentre in quegli elenchi ci sono aspiranti che non dovrebbero esserci: sono ammessi, ad esempio, docenti che hanno superato il massimale dei sei anni all’estero. Mentre non sono stati ammessi altri che hanno fatto meno di sei anni ma sono attualmente in servizio all’estero. Come se non bastasse, alcuni docenti risultano inseriti sia negli elenchi degli ammessi che degli esclusi, mentre altri non risultano né tra gli ammessi né tra gli esclusi. Infine, le modalità di comunicazione delle liste risultano inoltre improntate sulla mancanza di chiarezza, tanto da non essere presenti nemmeno dei punteggi. Marcello Pacifico (Anief): La selezione per l’accesso alle scuole all’estero fa acqua da tutte le parti, siamo pronti a tutelare chi ha fatto domanda e si trova fuori gioco prima ancora di cominciare senza saperne il motivo. Innanzitutto conviene inviare un reclamo descrivendo quanto si ritenga illegittimo sia stato commesso, inviandone una copia per conoscenza a segreteria@anief.net. Sarà compito dell’ufficio preposto del sindacato valutare l’istanza e suggerire eventuali azioni legali se perdura l’atto lesivo da parte dell’amministrazione.
Nella scuola italiana è diventata un’impresa titanica anche riuscire a fare un colloquio per andare a lavorare qualche anno in un istituto d’istruzione all’estero. Solo per riuscire ad essere inclusi nelle liste di ammessi al colloquio, predisposte dell’amministrazione, occorre essere in possesso di una serie di requisiti, ad iniziare dal punteggio minimo per l’ammissione (25 punti per i docenti e 15 punti per il personale amministrativo) a dir poco discutibili. Inoltre, quelle graduatorie sono piene zeppe di errori macroscopici. Anief ritiene che il Ministero dell’Istruzione debba intervenire il prima possibile, in modo da verificare cosa sta accadendo e procedere invece con la massima trasparenza: si tratta di dare spiegazioni a quasi 3 mila aspiranti tra il corpo docente e altri circa 180 Ata che avevano presentato regolare domanda. C’è da capire anche il motivo per cui si è preferito non tenere conto dei titoli in possesso dei candidati. Secondo il sindacato, che ha ricevuto molte lamentele in merito, tutti coloro che hanno subìto un danno da questo modo di procedere non dovranno fare altro che dare seguito a quanto già previsto dal decreto del Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, il quale riporta che contro il decreto del Miur “è ammesso ricorso giurisdizionale al TAR o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica secondo normativa vigente e nei termini previsti per legge decorrenti dalla pubblicazione del presente provvedimento”. “È chiaro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che, una volta appurate le probabili inosservanze, il nostro ufficio legale si metterà a disposizione di coloro che hanno presentato domanda e sono stati esclusi in modo repentino ed ingiusto. I diritti di un lavoratore non possono essere calpestati da forme di organizzazione approssimative, al limite dell’improvvisazione.

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Scuola: Sicurezza negli istituti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il giovane sindacato che tutela i dirigenti scolastici si è sempre battuto affinché venga superata la vacatio legislativa sul tema della sicurezza. Marcello Pacifico (Udir): Attualmente l’edilizia scolastica italiana non gode di buona salute e proprio per questo abbiamo il dovere morale e civico di salvaguardare i templi della conoscenza ove quotidianamente operano i lavoratori della scuola e i nostri studenti a cui va dato un esempio virtuoso di efficienza e funzionalità.La proposta presentata il 7 agosto 2018 ha richiamato gli obblighi di cui all’art. 1 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 cui sono tenuti gli uffici Prefettizi per la tutela della sicurezza e la salvaguardia dell’incolumità della vita umana. Sarà costituita una commissione provinciale di cui faranno parte oltre i tecnici dell’ufficio dell’ente locale, componentistica tecnica di coloro i quali oggi sono chiamati come organi di vigilanza. In sintesi il Prefetto per ogni provincia dovrà nominare ad inizio di ogni anno scolastico un gruppo di esperti denominato “Commissione Prefettizia Provinciale Pubblica Istruzione” quale gruppo di funzionari direttivi tecnici scelti tra i VVF, il Genio Civile, l’ASP, l’Ispettorato del Lavoro, USR e ufficio tecnico dell’ente locale con il compito di eseguire sopralluoghi all’interno ed all’esterno di ogni plesso scolastico di pertinenza per verificare le condizioni di fruibilità e agibilità dei locali ad uso scolastico, relazionando formalmente al dirigente scolastico e contestualmente certificando il regolare avvio delle attività didattiche. Inoltre, novità assoluta, si darà vita alla nascita di una nuova figura professionale: il Valutatore delle interferenze quale professionista abilitato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza ed avente il compito di redigere e valutare i rischi interferenziali (D.U.V.R.I.) di cui all’art. 26 comma 3/ter del presente decreto, quando vi è una sola impresa che esegue lavori straordinari a scuola senza CSE.Questa proposta, in linea con quanto sempre richiesto da Udir, mira a dare una svolta epocale al sistema di gestione della sicurezza a scuola, senza oneri a carico dello Stato, poiché si utilizzeranno le risorse degli uffici che già fanno ispezioni nelle scuole per le tante carenze esistenti, ma saranno queste commissioni tecniche a individuare tutte quelle problematiche che potrebbero innescare criticità irreversibili e che potranno in tempo utile essere arrestate con la preventiva inibizione o con le misure che si riterranno opportune a seconda dei casi.

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Scuola: A settembre oltre 2 mila istituti senza presidi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

A seguito dei pensionamenti, volontari e d’ufficio, che si concretizzeranno in estate, saranno tantissimi gli istituti – uno ogni quattro – privi del loro capo d’istituto e che quindi andranno in reggenza. Quella che doveva essere una situazione transitoria ed eccezionale, con alcune scuole assegnate a presidi già titolare del loro istituto, sta diventando purtroppo la prassi. Aggravata dall’allestimento di un concorso elefantiaco, ancora da avviare, con troppi precari e neo-immessi in ruolo illegittimamente esclusi, che blocca anche qualsiasi tentativo di turn over. A fronte di questa situazione di assoluta emergenza, l’associazione sindacale Udir si è fatta promotrice di una proposta emendativa, attraverso la quale chiede di posticipare di dodici mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo 1° settembre: si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, sicuramente utile per limitare i danni. Marcello Pacifico (presidente Udir): Considerando che le reggenze scolastiche, per ragioni oggettivamente intuibili, non garantiscono una funzionale organizzazione del servizio sia in termini di qualità, sia in termini di efficienza organizzativa, la permanenza volontaria in servizio al 31 agosto 2019 dei Dirigenti scolastici collocati in pensione dal 1° settembre 2018 garantirebbe pertanto continuità alle istituzioni scolastiche, con un successivo passaggio quasi naturale ai nuovi presidi vincitori di concorso da espletarsi il 1° settembre 2019. In questo modo si eviterebbe di aumentare il bacino delle reggenze che non veicolano di certo un’adeguata organizzazione del lavoro, didattica e formativa. Inoltre, sul piano finanziario, la proroga comporterebbe un risparmio per la finanza pubblica, considerando la mancata assegnazione delle reggenze e quindi delle diarie ad personam.

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Liceo breve, si raddoppia il numero di istituti ma si riducono le presidenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cRiscuote consensi, anche nell’Anp, il progetto ministeriale di raddoppiare la sperimentazione con cui l’amministrazione intende dare licenza di chiudere un anno prima il percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado: fa discutere, in particolare, la politica del maggiore sindacato scolastico italiano della categoria, che rappresenta un dirigente scolastico su tre. Il problema è che alla lunga la riduzione delle superiori a quattro anni scolastici, oltre a ridurre l’organico di docenti e Ata, ridimensionerà l’attuale autonomia delle sedi di direzioni, con un’ulteriore contrazione che, negli ultimi dieci anni, ha già visto la cancellazione di una presidenza su quattro. Quindi, alla fine della fiera, come può un sindacato che tutela i diritti e gli interessi dei presidi volere l’attuazione di un percorso che porterebbe alla probabile riduzione dei posti per i dirigenti scolastici? Per questo motivo Udir si chiede: “Cui prodest”? Marcello Pacifico (Udir): Siamo pronti al confronto nel merito e a sentire cosa i dirigenti scolastici hanno da dire. Chiediamo ai capi d’istituto delle superiori cosa pensano che sia meglio per loro, per i nostri studenti e per la scuola italiana in generale. Non vogliamo assecondare decisioni che ci sembrano confuse e prive di una reale progettualità finalizzata al bene della scuola e di cui vi opera: per questo vogliamo sentire il parere dei presidi. E poi, a cosa serve diplomarsi prima, se poi il tasso di dispersione scolastica rimane elevato e le iscrizioni all’università sono drasticamente diminuite negli ultimi dieci anni? Non bisogna sempre dire di sì, anzi: la storia si cambia anche e soprattutto con i no, con la volontà vivida di rinnovare gli eventi.

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Progetto pilota per il benessere: oltre 700 persone coinvolte in due istituti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

bolognaBologna. A un anno dal lancio della sperimentazione in due istituti scolastici della regione emilia-romagna, è pronto per essere reso pubblico il progetto pilota di affiancamento psicologico alle scuole per il miglioramento del benessere scolastico. Nato dall’impegno del Gruppo di Lavoro dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna sulla Psicologia Scolastica, cui hanno partecipato anche le Università di Bologna e di Parma, il progetto ha coinvolto oltre 700 tra insegnanti, studenti e genitori nel corso dell’anno scolastico 2016/2017. L’obiettivo è favorire il benessere in molti modi, che vanno ben oltre il solo sportello d’ascolto (CIC), in linea con quanto scritto nella legge nota come “La Buona Scuola”.
Strutturato appositamente per essere ripetibile anche in altri contesti scolastici, il progetto è stato messo in pratica presso il “Pascal Comandini” di Cesena e il “G. Leopardi” di Castelnuovo Rangone (MO). Alla base una impostazione che favorisce da un lato l’apprendimento e la crescita personale degli alunni, dall’altro un contesto collaborativo tra gli adulti impegnati a vario titolo nel mondo scuola, permettendo interventi di prevenzione su ogni tipo di disagio. Lo psicologo che opera nella scuola, infatti, non si limita solamente alla “soluzione dei problemi” e alla presa in carico dei casi più difficili, ma soprattutto collabora con l’istituzione per promuovere un clima relazionale positivo in un atteggiamento di rete. Il progetto è stato infatti mirato al miglioramento e al potenziamento, dal punto di vista psicologico, di modelli educativi e didattici efficaci, in un’ottica di prevenzione e crescita del benessere. Come sottolinea Anna Ancona, la Presidente dell’Ordine degli Psicologi ER, d’altra parte, “quelle normalmente viste come situazioni emergenziali e improvvise sono spesso, in realtà, del tutto prevedibili, poiché connesse a difficoltà strutturali che possono essere individuate preventivamente, come insegna la psicologia di comunità”. Il progetto ha fatto uso di vari strumenti psicologici, dai questionari di autovalutazione, ai focus group e alle attività transdisciplinari e interclasse, fino al questionario e al confronto conclusivo. Ne è emerso un quadro dove sono le scuole stesse a esprimere la necessità di comprendere meglio sia in che cosa consista la “cittadinanza attiva e democratica” menzionata nella legge de La Buona Scuola, sia come mettere in pratica le prescrizioni che pure sono contenute nella legge.
Più nel dettaglio, il testo, (art. 7 comma d), tratta di “sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità, nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri”, ma non chiarisce quale sia la definizione di questi aspetti, né come realizzarli. “Il progetto ha anche questo fine – spiega Anna Ancona – fornire alle scuole indicatori chiari, individuati ad hoc, per contribuire a rendere osservabili e misurabili queste competenze di cittadinanza attiva, valorizzando negli studenti le capacità di essere autonomi, responsabili, consapevoli dei propri e degli altrui diritti e doveri.” L’occasione per la restituzione del lavoro svolto sarà il convegno “Scuola e Psicologia: un’alleanza possibile” – aperto a psicologi, dirigenti scolastici, insegnanti e a tutti gli operatori degli istituti scolastici della regione -, che si terrà il 16 novembre dalle 14:30 presso l’Hotel Europa a Bologna. L’accesso è gratuito e per partecipare è necessaria l’iscrizione sul sito dell’Ordine.

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L’on. Nissoli riceve la rete mondiale degli Istituti ad alta specializzazione tecnologica promossa dal Canada

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

Fucsia Nissoli FitzgeraldRoma. L’on. Nissoli ha ricevuto, assieme al sen. Malan, presso il Senato della Repubblica, la Dr.ssa Denise Amyot (Chair World Federation of Colleges and Polytechnics), la Dr.ssa Paola Bucalossi, (Public Affairs Officer, Education Promotion and Communications, Embassy of Canada) e i responsabili delle Fondazioni Istituti Tecnici Superiori italiani che oggi hanno aderito alla “World Federation” presieduta dalla Dr.ssa Amyot di Ottawa.
“Ringrazio i rappresentanti delle reti degli ITS”, ha detto l’on. Nissoli a margine dell’incontro sottolineando che essi sono una “realtà nazionale che rappresenta la formazione professionalizzante, che nonostante il recente avvio (le prime fondazioni sono state costituite nel 2010) costituiscono un’eccellenza italiana che in questo periodo di difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro hanno consentito l’accesso all’80% dei loro diplomati, hanno realizzato progetti di interesse nazionale, stanno formando giovani secondo le esigenze di Industria 4.0 e delle nuove prospettive legate all’internazionalizzazione, sia attraverso scambi che con lo sviluppo di progetti come Solidarietà Solidale finalizzato a favorire lo sviluppo di Paesi dell’Africa”. “Voglio assicurarvi – ha detto l’on. Nissoli ai convenuti – il nostro impegno istituzionale a sostegno delle attività di collaborazione tra le Fondazioni ITS che vorranno cimentarsi con esperienze di internazionalizzazione e scambi con i membri aderenti alla World Federation of Colleges and Polytechnics . Mi sembra un percorso buono per incamminarsi verso una formazione in grado di rispondere alle sfide della globalizzazione e vi ringrazio veramente di cuore per il vostro impegno educativo”. (foto: rete mondiale)

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Scuola Emergenza reggenze: da settembre 2mila istituti senza preside

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

Palermo-Panorama-bjs-2Se ne è parlato a Palermo, nel corso di un incontro svolto da rappresentanti della neonata associazione nazionale dei collaboratori dei dirigenti scolastici A.N.Co.Di.S. con i vertici dell’Anief: vicari e collaboratori lamentano il mancato riconoscimento giuridico e contrattuale per le attività ulteriori svolte rispetto a quanto previsto dal contratto senza avere alcun genere di riscontro salvo una diaria forfetaria annua. Eppure, solo grazie all’apporto di questi fac totum della scuola, infatti, i presidi possono organizzare e gestire la mole di responsabilità che la scuola dell’autonomia ha aumentato in maniera esponenziale. Inoltre, molti di loro, pure quando responsabili di un plesso scolastico, non sono esonerati dalle attività didattiche. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non possiamo che condividere le richieste formulate dall’A.N.Co.Di.S., perché i collaboratori dei presidi nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente penalizzati. Dal 2010 non percepiscono più l’indennità di reggenza, a seguito dell’avvio della spending review adottata sui dipendenti pubblici. Con la Buona Scuola hanno perso anche l’esonero dal servizio di docenza, riuscendo questo a scattare solo in presenza (casuale) di un docente potenziatore della stessa classe di concorso del collaboratore del preside, individuato da quest’ultimo. È poi fondamentale che la loro preziosissima opera venga riconosciuta e inquadrata formalmente nell’ambito del ‘middle management’, di cui si parla da 20 anni senza che però nessuno abbia mai presentato una proposta concreta da condurre in porto.

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Mobilità, graduatorie definitive interne d’istituto nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

scuolaMolti penalizzati dalla mancata piena considerazione del servizio pre-ruolo. Dopo la presentazione della domanda per l’individuazione dei soprannumerari, è importante ricorrere al giudice del lavoro con i legali Anief, per far riconoscere tutto il servizio dichiarato precedente all’immissione in ruolo e che invece è considerato utile per la mobilità provinciale, interprovinciale e per i passaggi di ruolo. Per aderire gratuitamente al ricorso, vai al seguente link. Per informazioni ulteriori telefonare allo 091 7098355. Cerca anche la sede Anief più vicina a te.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe bastato che i sindacati rappresentativi della scuola avessero concesso tale possibilità, invece l’hanno negata. Oggi bisogna ricorrere in tribunale, domani, appena vinceremo le prossime elezioni Rsu, cambieremo il contratto. Non presentare ricorso, soccombendo alle valutazioni errate della propria scuola, significherebbe infatti esporsi a un pericolo non indifferente: ci si potrebbe trovare invischiati nella lotteria dei trasferimenti, finendo pure nel girone infernale degli ambiti territoriali. Perdendo quindi pure la titolarità su cattedra.
Anief ricorda che a essere penalizzati in graduatoria interna d’istituto sono anche coloro che hanno prestato servizio nella paritaria e pure i docenti che hanno conseguito titoli abilitanti riconosciuti dalle università (SSIS, TFA, Sostegno e per il servizio militare svolto non in costanza di nomina) ma a cui è stato negato il punteggio in graduatoria. Contro tutte queste ingiustizie, il sindacato ha predisposto un apposito ricorso al Giudice del Lavoro.

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Edilizia scolastica: altissimo il numero di istituti non a norma

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

scuola-montagna-pianoTorino 22 marzo 2017 dalle ore 8.30 alle 18.00, presso lo STARHOTELS MAJESTIC, in Corso Vittorio Emanuele II, 54 convegno “Le tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni”.Nel corso del convegno, si parlerà, tra l’altro, dei crescenti carichi di lavoro, delle responsabilità enormi, degli spostamenti continui per raggiungere plessi e sedi scolastiche, aggravati dalla riforma Renzi-Giannini, sempre in cambio di buste paga irrisorie. A Torino, saranno presenti, tra gli altri, lo stesso ingegner Natale Saccone, esperto di sicurezza; Max Bruschi, ispettore Miur e docente accademico di diritto e legislazione scolastica, che si soffermerà sulla valutazione dei dirigenti scolastici; l’esperto in relazioni sindacali, Pietro Perziani; il segretario organizzativo Confedir Marcello Pacifico, gli avvocati della rete legale, dirigenti in servizio delle rispettive regioni. La partecipazione è gratuita e riconosciuta dal Miur ai fini della formazione e dell’aggiornamento dei dirigenti scolastici.
Il Governo Renzi avrebbe stanziato tre miliardi e mezzo per l’edilizia scolastica, ma la maggior parte dei 42.292 edifici scolastici italiani rimangono vetusti e non a norma. Lo ha detto l’ingegner Natale Saccone, nel corso degli incontri organizzati in questi giorni dall’Udir, il neonato sindacato dei dirigenti scolastici: l’esperto di sicurezza scolastica ha messo a nudo le troppe criticità che caratterizzano le nostre scuole sul fronte della valutazione dei rischi e della mancanza di misure da adottare per un’adeguata prevenzione e protezione, anche antincendio.Numeri aggiornati alla mano, Saccone ha spiegato che è sul fronte della certificazione degli edifici scolastici funzionanti che c’è più da preoccuparsi: il piano di emergenza e il documento di valutazione del rischio, sono stati riscontrati con certezza da meno di tre scuole su quattro (rispettivamente 73% e 72%); il certificato di collaudo statico, da una su due (49%); quello di agibilità-abitabilità e di omologazione alla centrale termica, da una su tre (39%); la certificazione della prevenzione incendi in corsi di validità, è presente appena in un’istituzione scolastica su cinque (21%); il nulla osta provvisorio, sempre di prevenzioni incendi, in una scuola su sei (16%). Sul certificato di collaudo dell’impianto di spegnimento, infine, siamo messi malissimo, perché ben il 91% degli istituti non ne è in possesso.L’esperto di sicurezza ha anche ricordato che il 50 per cento dei nostri edifici scolastici è stato costruito prima del 1971, quando la normativa in materia era decisamente meno stringente di oggi. Ma soprattutto, quello fu anche l’anno in cui entrò in vigore la normativa sul collaudo statico degli edifici. Il risultato è che, con il cambio di normativa e il logorio delle strutture, oggi dei 42.292 edifici scolastici esistenti, ben 8.450 risultano privi di attività scolastica, perché in ristrutturazione, in costruzione o dismessi. Ci sono delle Regioni in cui il numero di edifici scolastici non attivi, per vari motivi, supera abbondantemente quello delle strutture dove si fa normale didattica: in Sardegna, ad esempio, sono 1.615 gli edifici dove non si fa a scuola ed appena 326 quelli dove si fa lezione. Anche in Sicilia c’è poco da stare contenti: a fronte di 1.680 strutture scolastiche operanti, ve ne sono altre 2.580 non attive. È una realtà che stride con altre regioni: ad esempio, il Piemonte annovera 3.112 scuole attive ed appena 3 che non lo sono.
“Nel frattempo – dice Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir, cui aderisce Udir – la legge è diventata sempre più severa verso i dirigenti scolastici: solo qualche giorno fa, una preside di Marsala è finita addirittura a processo e da aprile dovrà difendersi da dieci casi d’imputazione. È chiaro che non possono pagare per colpe non loro. Viene poi da chiedersi per quale motivo un docente dovrebbe lasciare l’insegnamento per sobbarcarsi delle responsabilità prorompenti, in cambio di poche centinaia di euro in più al mese rispetto alla busta paga che percepirebbe rimanendo dietro la cattedra. Si tratta di una incongruenza presente solo nella scuola pubblica italiana: in qualsiasi altro comparto, infatti, il passaggio alla dirigenza comporta un incremento stipendiale almeno doppio rispetto al ruolo non dirigenziale. Per questo motivo è nato l’Udir: così non si può andare avanti”.

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Il Governo della Buona Scuola cancella 100 istituti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

ministero pubblica istruzioneCon il nuovo anno scolastico, spariranno 51 scuole. La perdita arriva a 102 istituti, perché il taglio riguarda altrettante sedi sottodimensionate, che scenderanno da 385 a 334. In tutto, si passerà da 8.382 scuole dello scorso anno a 8.281. È la solita operazione in chiave spending review, aggravata dal dato Miur che ha certificato un incremento di allievi. E a rifilarla è quell’Esecutivo che, più di tutti, si è professato promotore di una scuola di qualità.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): in questo modo si costringono i presidi a fare i salti mortali per gestire due o anche tre scuole a testa, con spesso una decina di plessi distanti chilometri tra loro. Dal 1° settembre saranno 2mila, uno su quattro, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo continueremo ad avere scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati e costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze. Nel silenzio più assoluto, torna in auge l’opera di razionalizzazione del numero di istituti scolastici, il cosiddetto “dimensionamento” conseguente all’elevazione del numero minimo di alunni iscritti in ogni scuola, che si aggira attorno a quota 900, e collocati in classi “pollaio”, sempre più frequentemente oltre quota 30 alunni: dopo la cancellazione di quasi 4mila istituti, pari ad un terzo di quelli esistenti, a seguito della Legge 133/2008, negli ultimi anni avevamo assistito ad uno stop dei processi di fusione e cancellazione di scuole, ma ora il trend negativo riprende a discapito della qualità dell’offerta formativa.Dal Governo in carica, che dal primo giorno del suo insediamento si professa promotore della Buona Scuola, del resto, non ci si poteva aspettare altro atteggiamento. Ancora di più dopo che il Miur ha certificato che dal mese di settembre saranno iscritti nei nostri istituti scolastici circa 8.700 studenti in più. Invece, sorprendentemente, dopo aver saputo che vi saranno 2.020 Ata in meno, si è appreso in questi giorni dai dirigenti Miur che con il nuovo anno scolastico, si perderanno ben 51 scuole. Da una lettura più attenta, ci accorgiamo che la perdita arriva a 102 istituti in meno, perché ne spariscono altri 51 cosiddetti “sottodimensionati”, i quali scenderanno da 385 a 334. Complessivamente, in pratica, si passerà da 8.382 istituti autonomi dello scorso anno, a 8.281.Il dato è confermato anche dal numero ridotto dei dirigenti scolastici da assegnare alle scuole: attraverso il decreto ministeriale n. 528/2016, ora al vaglio della Corte di Conti, l’amministrazione ha comunicato che, sottraendo dal computo complessivo gli istituti sottodimensionati, da affidare alle reggenze, rimangono a disposizione dei presidi 8.072 posti. Molti meno, rispetto ai circa 8.500 sopravvissuti al feroce “dimensionamento” voluto dalla coppia Tramonti-Gelmini, che ne cancellò uno su tre. Lo stesso discorso vale per i Dsga, per la cui copertura di tantissimi posti si continuano ad utilizzare assistenti amministrativi e si continua a rimandare l’avvio del concorso.“Quanto sta accadendo è una contraddizione – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario organizzativo Confedir – perché prima si dice che la scuola pubblica è nel listino delle priorità di questo Governo, e poi, si approva la Buona Scuola, delegando agli istituti un carico di responsabilità sinora mai affidato. Ora, però, in ossequio alla spending review imposta dal Ministero dell’Economia, si decide di comprimere gli alunni in sempre meno scuole, costringendo i presidi a fare i salti mortali per gestirne sempre più spesso due o anche tre a testa, con spesso un totale di dieci-dodici plessi distanti a volte decine di chilometri tra loro”. “Tra l’altro – continua Pacifico -, essendo slittato in autunno il concorso per i nuovi dirigenti, per il quale si profilano altri ricorsi, e avendo dato approvazione ad assumere appena 200 idonei del concorso 2011, considerando pure i pensionamenti, da settembre saranno circa 2mila, uno su quattro, come avevamo preventivato, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo, continueremo ad avere delle scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati rispetto ai colleghi di PA e privato, costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze quotidiane”.

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Scuola: Il ddl 1934 continua ad essere oggetto di contestazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

In tutte le regioni, dalle prime informazioni che giungono dagli istituti, risulta pressoché totale l’adesione al boicottaggio ‘intelligente’ delle valutazioni di fine anno. In particolare alle superiori, dove i presidi sono stati costretti a riconvocare gli scrutini a sabato o ai primi due giorni della prossima settimana. Intanto, la Commissione Ue continua a ricevere richieste di attivazione di ricorsi contro lo Stato italiano e interrogazioni parlamentari su una vergogna nazionale che con il disegno di legge ‘La Buona Scuola’ rischia di acuirsi. Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): è l’ennesima risposta importante del personale della scuola contro questa riforma che piace solo a chi l’ha ideata: il Governo oggi più che mai deve fare un passo indietro. E approvare un decreto legge che dia finalmente il via libera all’assunzione su tutti i posti vacanti, come l’Europa ha indicato di fare da oltre tre lustri.

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La capienza detentiva degli istituti penitenziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

In ben 12 Regioni italiane è stata superata oltre il limite tollerabile, l’indice cioè che individua il limite massimo per la stessa amministrazione penitenziaria di vivibilità delle carceri: stiamo parlando di realtà importanti, anche sotto il profilo della criminalità organizzata, come la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia che insieme all’Emilia Romagna, al Friuli Venezia Giulia, alla Liguria, alla Lombardia, alle Marche, al Trentino Alto Adige, alla Valle d’Aosta ed al Veneto registrano il ‘tutto esaurito’. Tutte le altre Regioni hanno superato comunque di gran lunga la capienza regolamentare degli istituti, il numero di posti letto previsti. Più dell’84% delle carceri in Italia, dunque, ospita più detenuti di quanti ne prevede la capienza regolamentare: e più del 51% supera addirittura quella tollerabile. Dal 13 gennaio 2010 ad oggi, è cresciuta di 163 posti  la capienza regolamentare delle carceri italiane (429 quella tollerabile), mentre nello stesso periodo i detenuti presenti sono aumentati di 2.475 unità. In 57 istituti penitenziari su 204 rilevati dal DAP (quasi il 28%) il numero degli stranieri è superiore a quello degli italiani mentre in 106 carceri si registra una presenza di stranieri detenuti superiore alla media nazionale del 37%. Solo 11 dei 98 restanti istituti che ospitano una percentuale di stranieri inferiore alla media nazionale, inferiori, sono situati al Nord. Insomma, l’analisi penitenziaria nazionale è impietosa ed impone l’adozione di urgenti provvedimenti.”  E’ quanto dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando i dati penitenziari nazionali aggiornati alla data di oggi, 3 maggio 2010.  “Per quello che sta avvenendo all’interno degli istituti penitenziari della Repubblica Italiana, la situazione è ogni giorno sempre più allarmante ed i suicidi e i decessi che tanto fanno scalpore sono solo la punta dell’iceberg. Lo sa bene la Polizia Penitenziaria, che è l’unica rappresentante dello Stato che sta fronteggiando concretamente questa emergenza anche mettendo a repentaglio l’incolumità fisica dei suoi Baschi Azzurri, come certificano le decine e decine di gravi ed inaccettabili aggressioni avvenute fino ad oggi a nostri Agenti un po’ in tutta Italia. Agenti che stanno lavorando logorati dallo stress generato da condizioni particolarmente difficili come quella di essere gli unici esposti a malattie come l’HIV, la tubercolosi, la meningite e altre malattie che si ritenevano debellate in Italia e che invece spopolano nelle celle delle carceri italiane. E’ tempo di intervenire con urgenza per deflazionare il sistema carcerario del Paese, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere. Il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Torniamo a sollecitare l’urgente approvazione degli interventi normativi che permettano l’urgente assunzione di 2mila Agenti di Polizia Penitenziaria, l’introduzione della possibilità di detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni. Sarebbe anche opportuno accelerare sulla auspicata previsione normativa di espulsione per i detenuti stranieri in Italia, in modo da far scontare loro la pena nei penitenziari dei Paesi di provenienza.”

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Martinelli (SAPPE): “In Liguria 1.738 detenuti

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

Secondo le ultime rilevazioni statistiche aggiornate al 31 marzo scorso, i detenuti presenti negli Istituti penitenziari della Liguria hanno superato la ricettività massima tollerabile delle strutture e si aggravano ogni giorno di più le gravi condizioni di lavoro del Personale di Polizia penitenziaria, nettamente sotto organico in Regione. E’ la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa della Categoria, che con il segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria Roberto Martinelli commenta: “Al 31 marzo scorso erano presenti in Liguria 1.738 detenuti, record storico mai registrato neppure ai tempi immediatamente precedenti l’indulto del 2006, a fronte di una capienza regolamentare degli Istituti pari a 1.140 posti letto. Non solo: la presenza di stranieri tra i reclusi della Liguria si attesta tra il 50 ed il 60% dei presenti e nella nostra Regione si registra anche la percentuale più alta a livello nazionale di detenuti tossicodipendenti (circa il 40% dei presenti rispetto ad una media nazionale del 25%) e, altro record negativo a livello nazionale, quello dei detenuti che lavorano, che in Liguria sono solo il 15% dei presenti. Questi emblematici dati dovrebbero far comprendere una volta di più anche ai non addetti ai lavori ma soprattutto a mondo politico e parlamentare come i livelli di sicurezza dei nostri penitenziari siano assai limitati e in quali drammatiche e difficili condizioni lavorino con professionalità e senso del dovere le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria in Liguria, carenti in organico di ben 400 unità in meno. Non è un caso che in alcune realtà penitenziaria sia stato già proclamato lo stato di agitazione del Personale di Polizia Penitenziaria per le precarie condizioni di lavoro dei Baschi Azzurri”. Aggiunge Martinelli: ““La situazione penitenziaria si aggrava infatti ogni giorno di più, come attestano gli oltre 67mila detenuti che oggi affollano i 206 istituti penitenziari italiani in cui mancano più di 5mila Agenti di Polizia: in questo contesto è necessario avere garanzie che il Piano carceri del Governo trovi una prima urgentissima applicazione nelle parti in cui si prevedono interventi normativi che permettano l’assunzione di 2mila Agenti di Polizia Penitenziaria e l’introduzione della possibilità di detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità”.

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Music and Dance Education in Prison

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2009

Roma 10 dicembre 2009 dalle ore 18.00, Via Ostiense 95 Caffè Letterario, Movable Barres.  Musica e danza nelle carceri d’Europa  ospiti del Caffè  Letterario di via Ostiense una no-stop di musica, video, presentazioni di esperienze artistiche nelle carceri europee.  Dopo la pausa happy hour sarà la diretta testimonianza artistica la protagonista.   Saranno presentate le più interessanti esperienze italiane con artisti e addetti ai lavori tra cui Laura Mazza, coreografa del film Tutta Colpa di Giuda, che presenterà un inedito back stage e l’Associazione Liberi Onlus con “Liberi per sempre”, film documentario – con la regia di Flavio Parente – girato negli istituti per minori italiani insieme al cantautore Alberto Mennini con la collaborazione  del Dipartimento della Gioventù, del Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia Minorile Direzione Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari.  A coordinare l’evento del 10 e le giornate italiane Alan Clarke dell’Università di Manchester e Donatella Massimilla, Direttrice artistica del CETEC, che accompagneranno i partner europei di Danimarca, Grecia, Gran Bretagna, Bulgaria, Norvegia e Irlanda del Nord nello sviluppo del progetto in Italia. Un’occasione unica per avvicinarsi a un mondo artistico, musicale e performativo destinato a dare spazio e possibilità lì dove non è facile trovarne.

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“I bambini fuori dagli istituti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2009

Quattro bambini su cinque che vivono negli istituti nei paesi a basso reddito hanno almeno un genitore in vita. La proporzione si innalza notevolmente in alcuni paesi dell’Europa centrale e dell’est, dove ben il 98% dei bambini ha un genitore, in Indonesia e nel Ghana, dove la percentuale è rispettivamente del 94% e del 90%. Questo significa che milioni di bambini, senza essere orfani, sono esposti al rischio che può comportare il vivere in istituto, se non supportati da personale specializzato competente: pericolo di subire danni psicologici, di abusi, di sfruttamento, di essere maltrattati, oltre che costretti a sperimentare il trauma della separazione dai genitori che invece, se adeguatamente supportati, potrebbero prendersi cura di loro. Secondo il rapporto “I bambini fuori dagli istituti”, lanciato oggi da Save the Children, si stima che otto milioni di bambini vivono attualmente in orfanotrofi ed altri tipi di istituti, anche se la cifra appare sottostimata, poiché sono tantissimi quelli non registrati. La povertà è la principale ragione del loro abbandono: per molte famiglie estremamente indigenti, infatti, anche in seguito ad eventi traumatici come disastri naturali, conflitti, malattie o problemi familiari, il collocamento dei figli in istituto appare l’unica via d’uscita per garantire loro un futuro. Il rapporto di Save the Children inoltre evidenzia che, in alcuni paesi, in particolare in Africa ed Asia, la presenza di minori negli istituti è diventata anche un grosso affare economico, poiché i gestori delle strutture ricevono incentivi finanziari dalle istituzioni e dai donatori e ciò ha contribuito ad una crescita drammatica dei bambini istituzionalizzati negli ultimi anni. Ad esempio, oggi in Liberia il numero degli orfani è pari ad 11 volte quello di 20 anni fa. In alcuni casi, gestori senza scrupoli adescano le famiglie più povere con la falsa promessa di dare ai loro bambini un’educazione o una vita migliore. Per tracciare le dimensioni e l’eccessivo ricorso del collocamento dei bambini in istituto, Save the Children sta chiedendo ai governi e a tutti coloro che finanziano queste strutture di convogliare le proprie risorse in progetti di supporto alle famiglie, affinchè possano prendersi cura dei propri figli tenendoli a casa o all’interno della comunità di appartenenza.

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