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Farmaci antipsicotici

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2012

Il Brain Center for Motor and Social Cognition dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Università degli Studi di Parma (IIT@UniPr), il Gruppo di Neuroscienze Psichiatriche del Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso e l’Unità di Medicina Nucleare dell’Università di Bari e il Dipartimento di Radiologia di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo sono autori di un importante studio pubblicato su Schizophrenia Bulletin, edito dalla Oxford University Press e tra le più autorevoli riviste internazionali dedicate a questa patologia, dal titolo “DRD2 Genotype-Based Variation of Default Mode Network Activity and of Its Relationship with Striatal DAT Binding”. Questa ricerca rappresenta un forte esempio di eccellenza nazionale, ed è il risultato dell’operato congiunto del dott. Fabio Sambataro di IIT@UniPr e del prof. Alessandro Bertolino dell’Università di Bari con il suo gruppo ricerca.
Avvalendosi delle più recenti tecniche di neuroimmagine funzionale, utilizzate per identificare le specifiche aree del cervello che vengono attivate quando un soggetto compie un determinato compito, al fine di analizzare la relazione tra la loro attività e le funzioni alle quali sottendono, il gruppo di studio ha potuto identificare in che modo la diversa concentrazione dei recettori D2 presenti nel Corpo Striato del cervello influenza l’attività del Default Mode Network (DMN), circuito fortemente implicato in gravi stati patologici, quali la schizofrenia. Lo studio è stato realizzato su soggetti normali, ma con delle varianti genetiche che determinavano una diversa quantità di recettori D2, quindi una variazione degli effetti dati dalla quantità che il neurotrasmettitore dopamina può esercitare legandosi a loro. Infatti, l’attività del DMN viene regolata dall’azione di questo neurotrasmettitore sui recettori D2 presenti nel Corpo Striato del cervello.
Il DMN e il Task Positive Network (TPN) sono due dei circuiti maggiormente implicati nella mediazione di alcune funzioni cognitive. In particolare, il Task Positive Network entra in funzione nel momento in cui il cervello è deputato all’azione e, quindi, è orientato verso il mondo esterno. Al contrario, il Default Mode Network si attiva nel momento in cui il cervello è in una fase di introspezione o di pensiero autoreferenziale, ad esempio come nel sogno ad occhi aperti o nella fase di elaborazione di piani, progetti e azioni. La possibilità per il cervello di eseguire questo passaggio è di fondamentale importanza e, quando ciò non avviene, si manifestano difficoltà di esecuzione di compiti cognitivi che sono comuni a diverse gravi malattie mentali, tra cui la schizofrenia.
Questo studio ha permesso di determinare un possibile meccanismo neurale alla base del funzionamento dei farmaci antipsicotici. Questi farmaci esercitano la loro funzione terapeutica proprio diminuendo l’attività dei recettori D2, bloccando quindi l’effetto della dopamina su di essi. La riduzione di attività di questo neurotrasmettitore modulerebbe l’attività del DMN e la sua interazione con gli altri circuiti cerebrali del corpo striato e del TPN. Questi effetti potrebbero spiegare l’effetto dei farmaci antipsicotici usati nelle malattie mentali gravi, tra cui la schizofrenia.
Brain Center for Motor and Social Cognition@UniPr E’ un centro di ricerca della Fondazione IIT e l’Università di Parma, diretto dal Prof. Giacomo Rizzolatti, rivolto allo studio delle basi neuroscientifiche della cognizione sociale. Obiettivo del programma di ricerca del Centro è la comprensione dei meccanismi di base che sottendono i diversi aspetti della cognizione sociale e lo studio delle loro possibili interazioni.
Gruppo di Neuroscienze Psichiatriche del Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso, dell’Università di Bari – ‘Aldo Moro’ E’ un gruppo di ricerca clinica in psichiatria da più di un decennio impegnato nella ricerca dell’eziologia e del trattamento della schizofrenia. Al suo interno conta circa venti persone che si dedicano quotidianamente alla ricerca. Al suo attivo può vantare una produzione scientifica di rilievo con circa quaranta articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali molto importanti.
Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è una Fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e Finanze, con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza nella ricerca di base e in quella applicata e di favorire lo sviluppo del sistema economico nazionale. Lo staff complessivo di IIT conta circa 900 unità. L’area scientifica è rappresentata da circa 550 persone, di cui quasi il 25% è costituito da stranieri provenienti da più di 35 paesi di tutto il mondo e circa il 15% da “cervelli italiani rientrati”. Il 25% circa dello staff è composto da giovani studenti di dottorato.
La produzione di IIT vanta circa 65 brevetti e più di 2000 pubblicazioni. Nella sede di Genova collaborano dipartimenti di Robotica (“Robotica, Cervello e Scienze Cognitive” e “Robotica Avanzata”), dipartimenti orientati alle scienze della vita (“Neuroscienze e Tecnologie del Cervello”, e “Scoperta e Sviluppo Farmaci”) e facility di “Nanochimica”, “Nanofisica”, “Nanostrutture” e “Pattern Analysis & Computer Vision”. A partire dal 2009 l’attività scientifica è stata ulteriormente supportata da dieci centri di ricerca presenti sul territorio nazionale (Torino, Milano, Trento, Parma, Roma, Pisa, Napoli, Lecce) che sviluppano le nuove piattaforme del piano scientifico 2009-2011.

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