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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘istituzioni’

La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso in prospezione.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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La fiducia dei giovani nelle istituzioni alla prova del Covid19

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

La prima lezione della pandemia da Covid19 riguarda il “fallimento” di una risposta adeguata da parte dei governi e, per il professor Noam Chomsky, la loro leadership sarà messa a dura prova soprattutto dalle giovani generazioni.
Il linguista e filosofo ha espresso un pensiero molto critico sulla gestione della crisi, riferendosi in particolar modo all’amministrazione statunitense. “Ciò di cui abbiamo bisogno è sapere la verità su tutto ciò che è già noto e su tutto ciò che è ancora incerto”. La lezione che le istituzioni dovranno imparare è di aprire una conversazione molto più onesta e franca con le loro comunità così da evitare che il presente possa ripetersi in futuro. Sempre a proposito di ciò che è cruciale ai fini della comunicazione delle istituzioni pubbliche durante la pandemia, la filosofa Martha Nussbaum aggiunge: “Due cose, a mio avviso: verità e comprensione dell’altro”. La verità è importante, ma da sola non andrà lontano: l’equipaggiamento migliore di cui dovrebbe dotarsi chi governa, in questo momento, è l’empatia.

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Coronavirus, saldi e istituzioni superflue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

I dati sulle vendite al dettaglio in questo periodo sono come non avrebbero potuto essere altrimenti, con due cifre negative, in Italia e in Ue. Perché un’economia possa funzionare occorre che la ricchezza e il denaro circolino… non avvenendo bisogna preoccuparsi. Ecco quindi che il ruolo delle istituzioni è fondamentale, perché dovrebbero stimolare questa circolazione.A qualcuno potrebbe venire il dubbio sul fatto che la circolazione può avvenire solo quando i consumatori hanno non solo il potere di spesa ma anche la possibilità di avere la materia prima per farlo, il denaro. Che ora è decisamente meno, tant’è che ovunque si chiedono soldi allo Stato per far fronte all’emergenza (e ci si lamenta perché non vengono stanziati o, peggio, stanziati non arrivano lo stesso). Dubbio comprensibile, ma che ci deve far ricordare che la funzione dello Stato non è solo quella cosiddetta sociale ed assistenziale, ma soprattutto promozionale: cioè fare leggi e promuovere iniziativa per favorire la circolazione del lavoro e del denaro.Qui stiamo parlando della circolazione del denaro, che dovrebbe consentire i consumi, in sicurezza sanitaria vista l’emergenza.
Abbiamo invece assistito a cose tanto bislacche quanto negative e pericolose. Come la restrizione degli orari di apertura degli esercizi commerciali di primaria necessità, favorendo così gli assembramenti. Restrizioni per motivi ideologici o, come al solito, per ribadire il potere dell’istituzione sul commercio, incluse in questa istituzione anche le associazioni di categoria dei commercianti.Certo, non si sono ma rassegnati alle disposizioni del governo Monti di qualche anno fa che aveva liberalizzato l’orario dei negozi e, in qualunque occasione, provano a farsi avanti… anche fregandosene della salute dei consumatori, come per l’appunto in questa emergenza.
Ma come se non bastasse, apprendiamo che (3) si vogliono posticipare i saldi a i primi di agosto (normalmente partono il 4 luglio), sì da aiutare i commercianti a ristabilirsi dopo la lunga chiusura ed organizzarsi meglio alla bisogna.Dire “penosa” per questa iniziativa è solo per essere gentili. Per due motivi, leggendo con il senno dei consumatori:
– niente sconti se non in agosto quando chi deve comprare per l’estate ha già comprato.
– stabilire le date entro cui si possono vendere le merci a saldo non serve a nulla, tanto gli sconti ci sono sempre, 365 giorni all’anno 24 ore su 24 (online e non solo), ma a noi istituzioni fateci fare la nostra parte, altrimenti che ci stiamo a fare?
Eppure le Regioni potrebbero (e per molti altri ambiti lo fanno) svolgere funzioni importanti per il nostro benessere, ma su questo non ci sentiamo per niente strani se le definiamo SUPERFLUE…. E il problema è che questo loro essere superflue lo paghiamo noi contribuenti. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sassoli alle istituzioni europee: Siate coraggiosi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

“Ora è il momento di essere coraggiosi e ambiziosi con le azioni sostenute dal bilancio dell’UE. Il Parlamento vuole essere protagonista in questo processo insieme alle altre istituzioni e contribuire a renderlo il miglior strumento possibile per aiutare l’economia europea e i suoi cittadini. È urgente trovare un accordo sul Piano di ripresa e sul prossimo bilancio pluriennale.I deputati avevano già fissato obiettivi ambiziosi prima della crisi attuale. Non è il momento di abbassare le nostre ambizioni e di accontentarci di un piano e di un bilancio che non siano all’altezza delle sfide che ci attendono.Il pacchetto di ripresa deve essere consistente e deve aggiungere valore all’interno di un QFP forte. Non dobbiamo perdere di vista i nostri investimenti a lungo termine e i nostri obiettivi strategici. La crisi ha aumentato lo squilibrio tra le regioni europee. Il piano di ripresa dovrebbe contribuire a colmare questa lacuna. I mezzi devono essere disponibili subito per i nostri Stati membri, le imprese e i lavoratori travolti da questa crisi. Il tempo è essenziale. Come autorità di bilancio, il Parlamento deve essere coinvolto nell’elaborazione del Piano di ripresa. Valuteremo anche con sguardo critico la proposta aggiornata del QFP e ribadiamo la necessità di un piano di emergenza. I parlamentari hanno il diritto di intervenire su dove vengono investiti i fondi, poiché si battono per i cittadini e per il bene comune. Come dimostrato fin dall’inizio, il Parlamento non è una buca delle lettere.L’aumento dei massimali delle Risorse Proprie annunciato dalla Commissione è un buon punto di partenza, ma dovrebbe essere permanente ed accompagnato da nuove risorse proprie che rimangano un prerequisito per qualsiasi accordo sul QFP.L’Europa è duramente colpita dalla crisi attuale. Noi, come leader europei, dobbiamo essere all’altezza di queste sfide. Dobbiamo proteggere chi tra noi è più debole. Ora come non mai, l’Europa ha bisogno di essere più forte per il bene dei suoi cittadini che ci osservano e aspettano delle risposte da noi”.

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Gli interventi delle istituzioni Ue per l’emergenza Coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Venerdì 3 aprile a cominciare dalle 11:30 funzionari europei ed esperti del settore entreranno nel dettaglio dell’ampio ventaglio di aiuti che le istituzioni hanno messo in campo per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica.
Sono le azioni messe in campo dall’Unione europea per far fronte alla crisi sanitaria ed economica saranno al centro del seminario in diretta web organizzato da Parlamento e Commissione europea, con la collaborazione dell’agenzia FASI. Dagli interventi dalla Banca centrale europea alla sospensione del Patto di stabilità passando per il Coronavirus Response Investment Initiative
Prenderanno parte al dibattito:
· Carlo Corazza, Responsabile del Parlamento europeo in Italia
· Lauro Panella, Parlamento europeo
· Vito Borrelli, Capo facente funzioni della Rappresentanza in Italia della Commissione europea
· Raffaele Rinaldi, Responsabile Ufficio credito e sviluppo – ABI
· Sergio Silva Barradas, Responsabile pianificazione e coordinamento commerciale – Cassa depositi e prestiti
· Giuseppe Bronzino, Autorità di gestione dei programmi operativi comunitari – MISE
· Adelaide Mozzi, Consigliere per la governance economica – Commissione europea in Italia
· Marco Santarelli, Responsabile comunicazione Italia – BEI

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Roche Italia schiera le sue forze e il suo network a sostegno del personale sanitario e delle istituzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Lo fa per tutti coloro che sono in prima linea nel fronteggiare l’emergenza coronavirus, dei pazienti e dei giovani delle zone più colpite. Con una lettera inviata al Ministro della Salute e a tutti i Presidenti delle Regioni, l’azienda farmaceutica leader nella diagnostica, nel diabete e nelle biotecnologie, si è messa a disposizione del sistema in affanno.
“Come azienda che opera nelle scienze della vita, raggiungiamo ogni giorno milioni di italiani con farmaci e test diagnostici e in questa situazione di emergenza sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo sociale. Tempi straordinari richiedono sforzi altrettanto straordinari. Se vogliamo lasciare un’impronta, come Azienda e come persone, dobbiamo pensare in maniera diversa e mettere a disposizione del Paese le nostre competenze e le nostre risorse. Grazie all’ascolto di diversi interlocutori, abbiamo individuato quattro aree di bisogno alle quali vogliamo rispondere con interventi capillari su tutto il territorio”, sottolinea il Presidente e Amministratore delegato di Roche Farma Maurizio de Cicco che si fa portavoce anche dei colleghi di Roche Diabetes Care e Roche Diagnostics. Con l’operazione “Roche si fa in 4”, l’azienda ha deciso di rispondere innanzitutto al bisogno più urgente indotto dalla pandemia: la necessità di disporre di farmaci utili a contrastare l’aggravamento delle condizioni di salute dei pazienti positivi al virus SARS-CoV-2. Il gruppo si impegna a fornire gratuitamente per il periodo dell’emergenza, tocilizumab (RoActemra) a tutte le Regioni che ne facciano richiesta, fatte salve le scorte necessarie a consentire la continuità terapeutica ai pazienti affetti da patologie per cui il prodotto è autorizzato. Il farmaco, attualmente impiegato per il trattamento dell’artrite reumatoide, non è indicato per il trattamento della polmonite da Covid-19, ma la comunità scientifica sta dimostrando interesse al suo utilizzo dopo l’inserimento nelle linee guida cinesi. Oltre alla donazione del farmaco, l’Azienda ha dato la propria disponibilità ad AIFA per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza di tocilizumab anche in questi pazienti.
Inoltre, fino alla risoluzione dell’emergenza, l’azienda mette a disposizione gratuitamente il servizio di telemedicina integrata per le persone con diabete che consente la comunicazione della cartella clinica Smart Digital Clinic e l’app mySugr.
Il secondo bisogno individuato riguarda l’onda d’urto che ha investito il personale sanitario, la Protezione Civile e le associazioni di volontariato che non hanno risorse sufficienti per arginare, gestire e indirizzare appropriatamente le crescenti richieste della cittadinanza. Roche vanta un personale altamente specializzato, circa 1.000 persone, il 50% delle quali opera capillarmente su tutto il territorio e possiede un titolo di laurea in materie scientifiche, un capitale umano che può essere, parzialmente e su base volontaria, messo a disposizione del sistema, per offrire supporto e consulenza telefonica collaborando con chi già svolge questo difficile compito. La terza emergenza cui Roche intende offrire un supporto concreto, riguarda le strutture sanitarie che operano con mezzi economici e dotazioni insufficienti rispetto all’entità del fenomeno. Roche, in collaborazione con Cittadinanzattiva e FIMMG, si impegna a erogare 1 milione di euro per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza individuale, mascherine e occhiali protettivi, per i medici di medicina generale che in questo momento ne sono sprovvisti. Questa operazione include anche una precedente donazione di caschi per la ventilazione dei pazienti ricoverati in terapia intensiva.
L’isolamento sociale forzato è all’origine del quarto bisogno individuato, una condizione che richiede notevole dose di pazienza e resilienza emotivo-psicologica, soprattutto da parte delle giovani generazioni. Roche, in partnership con un importante editore, dà avvio alla campagna “Stai a casa, leggi un libro”, rivolta agli under 25 dei territori in cui opera: in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura di Milano e Monza Brianza, regalerà un libro accompagnato da materiale informativo utile ad aumentare la consapevolezza delle giovani generazioni sul tema della centralità del senso civico individuale e collettivo in una fase di emergenza sanitaria.

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La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso che si prospettava.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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Trump “padrone” del Senato e delle istituzioni?

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

By Domenico Maceri. “Credo che il presidente della Corte Suprema abbia presieduto in maniera ammirevole”. Così Adam Schiff, il leader dei “manager” democratici al processo di impeachment di Donald Trump mentre difendeva John Roberts dalla domanda scomoda della senatrice Elizabeth Warren, democratica del Massachusetts. La Warren aveva chiesto se la poca fiducia degli americani sul governo con il rifiuto dei senatori repubblicani di permettere l’uso di testimoni mettesse in dubbio anche la legittimità di Roberts, della Corte Suprema e della Costituzione. La Warren mandava con la sua domanda una stoccata a Roberts il quale da presidente del processo poteva forzare la questione dei testimoni e costringere i senatori repubblicani a cedere. Roberts si è trovato in imbarazzo ma ha continuato nella sua condotta puramente formale, senza alcuna intenzione di prendere parte attiva al processo. Ha reiterato inoltre che in caso di un voto di parità lui non sarebbe intervenuto come tipicamente fa il vicepresidente degli Stati Uniti che funge da presidente del Senato, eccetto nel caso dell’impeachment.La scomoda domanda di Warren ha messo alla luce la questione dell’indipendenza del Senato ma anche della legittimità delle altre istituzioni che nell’era di Trump sono state erose per i comportamenti e la politica dell’attuale inquilino della Casa Bianca. A cominciare dal Senato che ha votato per assolverlo senza fare uso di testimoni, condotto da Mitch McConnell, senatore del Kentucky e leader della maggioranza repubblicana, in completa sintonia con i desideri del presidente in carica, ossia l’imputato. Un processo di impeachment completamente di parte finito con l’assoluzione di Trump con 52 voti repubblicani contro 48 contrari (47 democratici e Mitt Romney, senatore dell’Utah, unico repubblicano). L’ombra del 45esimo presidente pesava sui senatori repubblicani, molti dei quali temono l’ira e il potere di Trump, concedendogli illimitata libertà di operare, senza contrappesi legali o etici.L’influenza di Trump sul Senato e il suo partito però va oltre raggiungendo le altre istituzioni che con la sua politica e linguaggio fuori dalle righe continua a destabilizzare e sbilanciare per i suoi benefici personali e politici. La resistenza che si oppone ai feroci attacchi delle istituzioni di Trump continua a rimanere debolissima. Anche nei suoi attacchi al sistema giudiziario si sentono voci contrarie ma flebili da non avere l’effetto positivo necessario. Trump, per esempio, aveva attaccato persino Roberts nel 2016 quando gli ha addossato la responsabilità di Obamacare, la riforma sulla sanità dell’ex presidente Barack Obama. Va ricordato che il presidente della Corte Suprema aveva salvato l’Obamacare votando con i giudici liberal con un risultato di 5 a 4. Inoltre, nel mese di novembre dell’anno scorso, Trump aveva anche attaccato il giudice Jon Tigar per una sua decisione contraria sulla questione dell’immigrazione alla frontiera col Messico. Il 45esimo presidente aveva etichettato Tigar di essere un giudice di Obama. Il commento era eccessivo persino per il reticente Roberts il quale ha ribattuto che non esistono giudici di “Obama, di Trump, di Bush o di Clinton”, aggiungendo che i magistrati sono indipendenti a prescindere di chi li ha nominati.Ma anche quando Trump controlla l’amministrazione e nomina i leader delle istituzioni gli attacchi continuano se non è completamente soddisfatto. Lo ha fatto con i suoi feroci attacchi a Jeff Sessions, nominato dal 45esimo presidente a procuratore generale nel 2017 ma licenziato l’anno dopo perché non aveva bloccato l’indagine di Russiagate. Prima del licenziamento però Trump lo aveva insultato in pubblico con tweet velenosi.La Fbi è anche un’altra istituzione che Trump ha preso di mira con i suoi tweet. Paradossalmente le cose non sono cambiate dal suo punto di vista nonostante il fatto che i vertici dell’agenzia sono stati nominati dallo stesso Trump. In modo simile, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha anche messo da parte i servizi di intelligence poiché non ha creduto la loro analisi secondo cui la Russia ha interferito nell’elezione americana del 2016.Trump però va al di là delle istituzioni creando infatti alternative per condurre i suoi affari personali e politici come ci dimostra il caso di Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, e in tempi recenti legale del presidente. Giuliani è stato coinvolto nelle ricerche di trovare informazioni negative su Joe Biden in Ucraina presentandosi non solo come rappresentante di Trump con i funzionari di questo governo europeo ma suggerendo anche di rappresentare ufficialmente gli Stati Uniti. Lo sappiamo infatti perché Trump nella sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo informa che dirà a Giuliani di telefonargli per la questione delle indagini su Biden. Perché Trump usava il suo avvocato personale per la politica diplomatica americana? Trump evidentemente non ha completa fiducia nelle istituzioni e nei suoi funzionari che lui spesso assume in maniera superficiale.Trump in effetti fa di tutto per riformare le istituzioni a suo piacere poiché non crede al sistema che lui cerca di smantellare, conquistandosi campo libero con le proprie regole per i suoi scopi. Le istituzioni però esistono e continuano ad operare. Il Senato non lo ha condannato per la sua azione illegale sull’Ucrainagate. Nell’elezione di midterm del 2018 gli elettori lo hanno però “condannato”, consegnando la maggioranza della Camera ai democratici. Sarà “condannato” di nuovo nell’elezione di novembre di quest’anno? Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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I presidenti delle tre principali istituzioni dell’Unione europea si riuniranno giovedì a Bazoches

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si incontreranno a Bazoches-sur-Guyonne (Francia) presso la Jean Monnet House, un luogo simbolico per la storia dell’integrazione europea. Discuteranno del futuro dell’UE, compresa la prossima Conferenza sul Futuro dell’Europa, le attuali sfide geopolitiche, nonché le transizioni climatiche e digitali. Il Presidente Sassoli ha dichiarato: “Siamo in attesa di una nuova partenza per l’Europa. Le sfide interne ed esterne che ci attendono ci ricordano che l’Unione europea è più di un potere economico o di mercato, ma rappresenta i valori che tutti condividiamo e difendiamo. Le nostre riflessioni non dovrebbero dimenticare quanto possiamo essere più forti quando agiamo insieme”. I tre presidenti concluderanno le discussioni con una dichiarazione comune, da leggere al Parlamento europeo a Bruxelles la mattina di venerdì 31 gennaio alle 11:00.

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Il Parlamento contro l’istituzione di “zone franche LGBTI” in Polonia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

I deputati europei esortano la Commissione a condannare tutti gli atti pubblici di discriminazione contro le persone LGBTI, in particolare le cosiddette “zone franche LGBTI” in Polonia.Nella risoluzione adottata mercoledì con 463 voti favorevoli, 107 contrari e 105 astensioni, il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) nell’UE da parte di Stati, funzionari statali, governi nazionali e locali e politici. Esempi recenti includono dichiarazioni omofobe effettuate durante una campagna referendaria in Romania e discorsi di odio nei confronti delle persone LGBTI nel contesto delle elezioni in Estonia, Spagna, Regno Unito, Ungheria e Polonia.
In particolare, i deputati condannano l’istituzione, dall’inizio del 2019, delle aree “libere dall’ideologia LGBTI” da parte di decine di comuni, contee e regioni del sud-est della Polonia. Tramite circolari non vincolanti, i governi locali sono stati invitati ad astenersi dall’intraprendere qualsiasi azione che incoraggi il rispetto verso persone LGBTI ed evitare di fornire assistenza finanziaria alle ONG che lavorano per promuovere la parità di diritti. Il Parlamento europeo esorta le autorità polacche a revocare tutte gli atti che attaccano i diritti delle persone LGBTI.Inoltre, i deputati chiedono alla Commissione di monitorare come vengono utilizzati tutti i finanziamenti comunitari, sottolineando che tali fondi non devono essere utilizzati a fini discriminatori.La scuola dovrebbe proteggere i diritti di tutti i bambini
Il Parlamento deplora inoltre gli attacchi contro le persone LGBTI da parte delle autorità pubbliche di alcuni Stati membri, che hanno avuto come obiettivo le istituzioni educative e le scuole. I deputati ricordano che le scuole dovrebbero essere luoghi che rafforzano e proteggono i diritti fondamentali di tutti i bambini. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero intraprendere azioni concrete per porre fine alle discriminazioni che possono portare al bullismo, agli abusi o all’isolamento delle persone LGBTI negli edifici scolastici.
Infine, sebbene nella maggior parte degli Stati membri siano in vigore misure legali contro la discriminazione, queste non sono sufficientemente attuate, lasciando le persone LGBTI vulnerabili ai crimini motivati dall’odio, ai discorsi di odio e alla discriminazione. Infine, si sottolinea che la Direttiva UE sulla non discriminazione, bloccata dai ministri dei Paesi membri da 11 anni, contribuirebbe a colmare questa lacuna nella protezione.

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Governo. Tempi e mansioni istituzionali: inizia male

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

“Mettere a dama” è una espressione del gioco della “Dama”, che prevede di bloccare l’avversario per poi “mangiarne” le pedine. Ci è venuta in mente questa espressione leggendo le dichiarazioni della ministra alle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli e osservando le azioni del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Come è noto, il governo Conte2 è stato nominato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per completare l’iter costituzionale, il governo deve avere la fiducia del Parlamento e, soprattutto, la deve avere il programma presentato dal governo stesso.Dunque, manca un passaggio fondamentale affinchè il governo entri nel pieno delle sue funzioni.In questo frangente di tempo, gli obiettivi programmatici sono sospesi, ma non è stato inteso così dalla ministra De Micheli che è intervenuta, con una dichiarazione, sulla realizzazione di alcune opere infrastrutturale e sulle concessioni autostradali. C’è un evidente problema di “educazione” istituzionale e di rapporti politici con gli alleati penta stellati. Non capirlo non depone bene.
Un fatto grave, è stato commesso dal ministro Di Maio: ha convocato, nella sede del ministero, i membri penta stellati del governo. Una riunione di partito, insomma, in sede istituzionale. Se il capo politico del M5S, vuole fare una riunione del suo partito se la faccia nella sede del M5S o affitti un locale. Non è dato che si utilizzino soldi del contribuente per il mantenimento di una struttura pubblica utilizzata, anche, per riunioni di una associazione privata, quale è un partito.L’altro aspetto, riguarda i rapporti istituzionali, poichè non si può configurare un sub governo penta stellato, autonomo dal governo Conte2, e di rapporti politici con l’alleato, il Pd, che siede nello stesso Consiglio dei Ministri, luogo dove si assumono decisioni comuni.Insomma, siamo alla furbizia e alla prefigurazione di tensioni che hanno caratterizzato il precedente governo.Di problemi da risolvere ce ne sono a iosa, li abbiamo rilevati in passato e ocntinueremo a farlo. Vorremmo che i ministri, che sono stati nominati dal Presidente Mattarella, che hanno ottenuto la fiducia dal Parlamento e sono pagati dal contribuente, facessero il loro lavoro senza perdere tempo giocando a “mettere a dama”. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Codici: Roma nella morsa degli strozzini e abbandonata dalle istituzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

E’ la storia drammatica di una famiglia vittima di usura. Una situazione grave, pericolosa e pesante. È quella che si registra a Roma sul fronte della legalità. La capitale è diventata terra di scorribande per criminali senza scrupoli. Tra questi si stanno ritagliando sempre più spazio gli strozzini. Stando agli ultimi dati diffusi durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel distretto della Corte d’Appello di Roma i processi per reati legati all’usura sono infatti passati da 32 a 48.“Numeri inquietanti – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – la nostra associazione li tocca con mano, visto che siamo impegnati in tre procedimenti legati all’usura, un fenomeno che purtroppo sta dilagando nella capitale e che non sembra trovare ostacoli anche a causa di istituzioni poco presenti”.
Emblematica la storia di una commerciante, una madre coraggio che ha trovato la forza di denunciare l’usuraio a cui si era affidata illudendosi di poter risolvere i propri problemi. “È iniziato tutto nel 2015 – racconta la donna – quando ho preso in affitto un locale commerciale, dove volevo trasferire l’attività che porto avanti da 15 anni. A ridosso dell’apertura, ho scoperto che mancava l’agibilità. Da quel momento, per paura che denunciassi l’irregolarità, il proprietario ha iniziato a rimandare indietro i bonifici che inviavo per pagare l’affitto, avviando la procedura dello sfratto. In questo modo sperava di riprendersi il locale. Questo comportamento mi è costato tre cause e tanti soldi, perché l’attività era chiusa, ma intanto dovevo versare le rate dei macchinari. Come se non bastasse, sono sorti dei problemi anche con l’affitto di casa e da lì per me e la mia famiglia è iniziato l’incubo”.Disperata, la donna insieme al marito si è rivolta ad un uomo, indicato da un commerciante della zona come rappresentante di piccole società del settore ed in grado di fornire prestiti vantaggiosi. “Abbiamo chiesto un prestito di 3.000 euro – ricorda la signora – ma in poco tempo ci siamo resi conto che di fronte non avevamo un altro esercente, ma un usuraio. Gli interessi diventavano sempre più alti ed alla fine ci siamo ritrovati a dover restituire 15.000 euro. Non avevamo quei soldi e così sono iniziate le minacce”.Telefonate minatorie, anche visite intimidatorie a casa. “Abbiamo avuto paura – dichiara la donna – ed alla fine abbiamo deciso di chiudere l’attività. Nel frattempo erano arrivati lo sfratto da casa e la bocciatura a scuola di mio figlio a causa delle assenze prolungate, dovute sempre a questa situazione disperata. Ci è crollato il mondo addosso. Ci siamo sentiti soli e abbandonati. Anche perché avevo inviato decine di email al Comune di Roma per chiedere aiuto, avevo contattato Assessorati e perfino la Segreteria del Sindaco, presentando tutta la documentazione necessaria per spiegare il nostro caso, ma in cambio ho ricevuto soltanto silenzio e indifferenza”.Uno spiraglio in questa vicenda drammatica si è aperto nel dicembre 2018, quando gli agenti del Commissariato di Primavalle hanno arrestato l’usuraio che aveva messo in ginocchio decine di commercianti nel quartiere Torresina. Da lì si è passati al processo, in cui l’Associazione Codici assiste la commerciante. “Ho perso l’attività che portavo avanti da anni – afferma la signora – siamo schiacciati dai debiti e continuiamo a subire minacce ed intimidazioni dai parenti dell’usuraio arrestato, che sono arrivati al punto di terrorizzare mio figlio, minorenne. Ciò nonostante non ho nessuna intenzione di mollare. Mentre eravamo in mano a quello strozzino, mi fu diagnostico un tumore al seno. Dio mi ha ridato la vita permettendomi di guarire, lo Stato me l’ha tolta. Abbiamo perso tutto, ma non la voglia di combattere. Continueremo a lottare”.Una madre coraggio, una famiglia forte, al fianco della quale si è schierata l’Associazione Codici, da sempre in prima fila per la legalità. “Siamo con loro e con tutte le vittime di usura – dichiara il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – ci batteremo in Tribunale affinché sia fatta giustizia. Ci auguriamo che insieme a noi in aula ci siano anche le istituzioni, che purtroppo spesso sono assenti. Non esserci è sbagliato, perché significa cedere terreno ai criminali e questo non è più possibile, soprattutto in una città in difficoltà come Roma”. (n.r. Diamo spazio a questa notizia perchè, purtroppo, non è la sola. Moltissime persone sono abbandonate a se stesse dove la giustizia si misura con le lungaggini di anni, dove la prepotenza la fa da padrona e lo stato brilla per la sua indifferenza e pedanteria burocratica. Poi ci meravigliamo che nel segreto dell’urna si scaricano tensioni e frustazione e finendo nelle mani dei pifferai di turno, o non si va a votare mostrando totale sfiducia nelle istituzioni.)

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Le istituzioni alla prova del discredito

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Il male oscuro che attraversa l’Italia incide direttamente nelle coscienze del suo popolo. Intendo riferirmi in primo luogo alla sistematica dissacrazione delle istituzioni, nessuna esclusa: dall’alto del colle sino al fondo marino. Lo facciamo più delle volte a ragione se pensiamo ai recenti inciuci di alcuni magistrati che puntavano al controllo clientelare e partigiano delle nomine ma così facendo fingiamo di non esserci resi conto che mettiamo insieme, in modo confuso, le istituzioni e quelli che le rappresentano pro-tempore. In effetti ci sembra che non siamo riusciti a trovare l’antidoto giusto per la separazione netta tra i due aspetti del problema. Il vulnus dovremmo, semmai, accreditarlo per intero ad un’etica comportamentale dei singoli ma dissociarla a ciò che rappresentano gli apparati statuali. Per farlo con efficacia occorrerebbe essere molto severi e tempestivi nell’isolare le pecore nere e punirle anche per il danno d’immagine che hanno provocato. Nessuna solidarietà corporativa dovrebbe essere accettata a tutti i livelli di comando per far capire alle parti coinvolte che ci troviamo al cospetto di istituzioni sane e che devono lasciare intatte la loro rispettabilità e decoro. Ma da tutto questo deriva un’altra riflessione che è data dalla necessità di farsi carico di decisioni in tempo reale, pur nel rispetto delle tutele degli accusati a difendersi e a rappresentare le proprie ragioni nelle sedi competenti. Oggi i tempi si accorciano rendendoci intolleranti alle attese. Ne evidenziamo i segni ovunque: da chi aspetta alla fermata il bus da prendere, da chi deve fare la fila negli uffici pubblici e privati, da chi deve attendere per una sentenza da passare in giudicato e qui siamo, com’è noto, ai tempi biblici e via di questo passo. Vi è anche il discorso tra causa ed effetto tra chi delinque e viene arrestato ma poi lo si ritrova a reiterare l’illecito il giorno dopo e nello stesso posto. Vi aggiungiamo quei reati alla proprietà sempre più frequenti e che spesso le vittime li subiscono rinunciando a denunciarli per sfiducia nei confronti del “sistema” ma spesso fanno gridare agli statistici che taluni reati sono diminuiti. A questo punto non chiediamo al parlamento di legiferare perché vi sono già tantissime leggi ma di renderle operative e soprattutto tempestive offrendo agli addetti ai lavori gli strumenti più idonei per far sentire la presenza dello stato forte e determinata. Nel “gioco” tra guardie e ladri non possono esserci scambi di ruoli, nel corso d’opera, e talvolta lo stesso “silenzio” si percepisce come complicità. (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici e sociali della Fidest)

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A scuola con le istituzioni per la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Nei Piani d’azione WHO 2008-2013 e 2013-2020 si sottolinea l’importanza dell’intervento di Governi e Amministrazioni per assicurare la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. Analogamente le indicazioni europee invitano gli Stati membri ad elaborare e implementare Piani Nazionali sulla Cronicità. Considerato che le malattie croniche impattano per il 70-80% sui sistemi sanitari occidentali anche il nostro Paese si è dotato di un Piano Nazionale che prevede una chiara presa in carico globale del paziente e l’erogazione di interventi personalizzati. Tale ambizioso obiettivo passa attraverso lo sviluppo di competenze specifiche da parte dei dirigenti e degli operatori del sistema socio-sanitario, da sviluppare attraverso progetti di empowerment. Progetti partecipati, orizzontali, che prevedono un supporto ai team multidisciplinari per realizzare il passaggio dal piano di cura al patto di cura, prendendo in considerazione l’intero progetto di vita delle persone. L’empowerment può essere un vero e proprio strumento di governo sanitario e dell’innovazione.
Ecco quindi che Ipacs (Institutional & Public Coaching Service) ha messo a punto una metodologia innovativa basata sul potenziamento delle competenze e sul raggiungimento di specifici obiettivi di sistema e lancia a Istituzioni Nazionali , Regionali ed Asl una richiesta di Manifestazione di Interesse per aderire al suo progetto “A Scuola con le Istituzioni”. Si tratta di un piano di intervento integrato che mira a sviluppare, in particolare, sei competenze chiave: comunicazione, lavoro di gruppo, negoziazione, orientamento all’obiettivo, networking e pianificazione strategica di manager e direttori. Il progetto ha come scopo di aumentare le competenze di gruppi formati da 25 professionisti in maniera documentabile e misurabile secondo un assessment, nello specifico contesto sanitario.
“L’incremento delle patologie croniche pone l’esigenza ai sistemi sanitari di adattare i propri modelli organizzativi a nuovi standard, attraverso il potenziamento delle competenze degli operatori dei vari livelli istituzionali “ spiega la dottoressa Francesca Cioffi, Fondatrice di Ipacs.Le manifestazioni di interesse delle direzioni sanitarie dovranno pervenire inoltrando uno specifico modello B all’indirizzo di posta elettronica certificata info@pec.ipacs.it entro e non oltre le 24.00 del giorno 4/3/2019. I progetti saranno parzialmente finanziati dalla piattaforma di fundraising di Ipacs mentre per quelli non coperti da finanziamento è prevista una quota pro capite di partecipazione che sarà comunicata da Ipacs. Maggiori info sono disponibili sul sito http://www.ipacs.it

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L’On. Nissoli (FI) in Texas

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

L’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald (FI) in visita in Texas (USA) con la delegazione guidata dal Vice Governatore della Lombardia, dott. Fabrizio Sala, per parlare con le Istituzioni locali americane di internazionalizzazione, cooperazione universitaria e start up, nell’ottica di rafforzare i rapporti commerciali, economici e culturali tra la Lombardia ed il Texas.Positivo l’incontro con il Segretario di Stato del Texas, Rolando Pablos, di origini bresciane. Ha partecipato all’incontro anche il Console Generale d’Italia a Houston, Federico Ciattaglia.La visita della delegazione lombarda con la partecipazione della parlamentare eletta in USA di origine lombarda, on. Nissoli, si inserisce in un contesto di rapporti economici molto positivo con un interscambio Lombardia Usa che ha superato i 12 miliardi di euro, con una crescita netta nel 2017 del + 12,1%. L’on. Nissoli, a tal proposito, intende lavorare per “contribuire a intensificare le collaborazioni tra queste due aree tecnologicamente molto avanzate degli USA e dell’Italia” ed a tal proposito si è detta disponibile “a impegnarsi per favorire tutte le sinergie possibili con la realtà americana al fine di valorizzare i talenti dei tanti giovani lombardi che, oggi, sono tornati ad emigrare in maniera considerevole tanto che, secondo il “Rapporto Italiani nel mondo”, dalla Lombardia, nell’ultimo anno, si registrano ben 21980 partenze”.“Non possiamo lasciare da soli i tanti giovani che cercano una realizzazione professionale all’estero, di cui molti in Nord America – ha detto l’on. Nissoli – pertanto dobbiamo costruire le premesse per una nuova mobilità circolare e non diretta solo verso l’estero. Dobbiamo lavorare per creare le condizioni di un ritorno in patria chesappia valorizzare le competenze acquisite anche all’estero”.“Infine – ha concluso l’on. Nissoli – un grazie particolare al Segretario Generale della “Italy-America Chamber of Commerce of Texas”, Alessia Paolicchi, per aver organizzato con alta professionalità il programma della visita”.

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Alleanza tra istituzioni e società civile sulle patologie croniche

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Un nuovo modello di prevenzione per ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e che devono essere seguite sul territorio. Le patologie croniche non trasmissibili (diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici) ogni anno colpiscono in massa gli italiani. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese. La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol, ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Per delineare nuove strategie di prevenzione, basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione, nacque l’Health Prevention Institute, il primo progetto in Italia di questo tipo, con la firma di un accordo di programma. Per l’allora sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. Le Istituzioni devono impegnarsi sul fronte della prevenzione attraverso strategie mirate. “È necessario sviluppare politiche di sanità pubblica volte a rimuovere gli elementi che favoriscono lo sviluppo delle patologie croniche non trasmissibili”.
Spesso si crede che le morti per malattie croniche interessino solo le persone più anziane, ma non è vero. A livello globale provocano ogni anno circa 35 milioni di decessi: di questi, 16 milioni riguardano persone al di sotto dei 70 anni di età. Inoltre, nei Paesi a reddito medio-basso questo accade in fasce d’età molto più basse rispetto alle nazioni più sviluppate. (Servizio Fidest)

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Stipendi, benefit e dignità delle istituzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

(By Giorgio Ragazzi) Il giudice di Corte Costituzionale Nicolò Zanon rischia di perdere l’ambitissimo e remuneratissimo posto di membro della Corte Costituzionale per una banale ed insignificante trasgressione: è sotto accusa perché la moglie avrebbe usato l’auto di servizio per shopping o impegni familiari. Meglio sarebbe stato per la Corte sottacere tali abusi perché essi richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica sul livello davvero anomalo dei compensi e benefits di questa istituzione, che sfuggono anche al controllo del Parlamento in quanto “organo costituzionale” e superano di gran lunga i costi di analoghi organismi europei.
Si calcola che per ogni giudice la Corte spenda in media 750 euro al giorno (275 mila euro l’anno!) per coprire le spese dell’auto di servizio, inclusi due autisti per turni di otto ore. Si può presumere che i giudici passino gran parte del loro tempo in studio e quindi che auto ed autisti passino la gran parte del tempo fermi: che danno arreca allora una moglie che approfitta dell’auto di servizio per fare shopping? Magari è anche utile per tenere in allenamento gli autisti e non far scaricare le batterie.
Ma è tipico della cultura giuridica italiana guardare al formalismo astratto e non alla sostanza: lo scandalo non è l’uso dell’auto di servizio da parte della moglie, che nulla costa, bensì l’assurdità di tenere a disposizione un’auto di servizio per ogni giudice per tutto il giorno. La Corte è anche l’organo che nomina alla presidenza i giudici vicini alla pensione per assicurare loro il permanere del diritto all’auto di servizio come ex presidenti, anche quando pensionati. Un altro fulgido esempio di parsimonia e moralità al vertice dello Stato.
Prima delle elezioni del Parlamento Europeo, l‘Economist osservò che l’elevatezza delle retribuzioni dei parlamentari rischiava di sminuire la dignità dell’istituzione. Il danno sociale di retribuzioni e benefits eccessivi, di qualunque organo politico o costituzionale, va ben oltre il gravame per le finanze pubbliche: sminuisce appunto il prestigio dell’istituzione o degli organi elettivi e soprattutto erode il “capitale sociale”, perché lo scandalo ingenera incentivi ed alibi alla tendenza ad evadere non solo le imposte ma anche le norme sociali in tanti altri campi.
Chi stigmatizza gli evasori predicando la morale sul lato delle entrate è ben poco credibile se non applica la stessa morale sul lato delle uscite. Come aspettarsi che chi legge delle astronomiche retribuzioni dei dipendenti del Parlamento sia disposto a pagare, per senso civico, tutte le imposte dovute sul suo reddito magari modesto? Non è con controlli e sanzioni che si potrà mai ridurre più di tanto l’evasione: il miglioramento della nostra società non può che partire da un profondo cambiamento dell’esempio che viene dagli organi elettivi e costituzionali.
Une elite politico – burocratica che si bea di rendite e privilegi riesce malamente a sostenere il sistema puntando sulla repressione fiscale ma poi rischia di veder esplodere movimenti quali i 5 stelle. (fonte: http://www.societalibera.org)

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L’Europa e i divari istituzionali tra Stati

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

L’Europa comunitaria costituita da tanti e diversi schemi nazionali tende ad accentuare i divari istituzionali, economici e sociali e ad accrescere lo stato di conflitto e i distinguo. Su tre ministeri oggi è, invece, possibile operare un cambiamento. Parliamo del ministero degli affari esteri, della difesa e dell’istruzione. Se diventassero di competenza europea noi potremmo avere una politica estera, un sistema di difesa e un’istruzione sovranazionale unificati con significativi vantaggi sia in termini economici sia logistici e funzionali. D’altra parte un dibattito serio è stato già avviato per passare a una politica estera che veda l’U.E., muoversi con una sola testa e a un parlamento europea che possa ritrovarsi con poteri più ampi in materie d’interesse generale. La stessa difesa con l’attuale allarga-mento dei confini di “sicurezza” dei singoli stati sarebbe più credibile nei confronti di potenziali nemici esterni di quanto non possa fare un singolo Stato costretto, per giunta, a mantenere e aggiornare il proprio potenziale bellico e con spazi di bilancio limitati. L’istruzione, infine, permetterebbe ai giovani di trovare meno ostacoli alla loro mobilità e impiego avendo la possibilità di costruire la propria istruzione su un modello unitario di accesso allo studio e ai conseguenti titoli professionali e accademici.
L’Italia per la sua vocazione europeistica, per essere tra le prime nazioni che hanno creduto in un’Europa comunitaria, dovrebbe farsi promotrice di questa evoluzione istituzionale dell’Europa e in un contesto nel quale sempre di più si punta su un mondo globalizzato e dove le realtà tendono a superare il frazionamento nazionale per esprimersi a livello continentale.

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Anarchia o dittatura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

L’antipolitica espressa in questi termini è un “falso in bilancio” nel senso che la rabbia dei cittadini non sta tanto nella politica quanto nei politicanti. Il rischio semmai è che “Simul stabunt vel simul cadent” ovvero “come insieme staranno così insieme cadranno” ed è questo e non altri l’effettivo problema. Occorre far riflettere sulla differenza di fondo che esiste tra le due facce della stessa medaglia perché non è l’antipolitica ma sono i politici il gradiente che agita gli umori della contrarietà pubblica.
Come ho più volte precisato abolire i partiti, contenitore naturale della politica, significa aprire la porta alla dittatura, ma è anche vero che tenerli, come sono oggi, si va dritti verso l’anarchia.
Ecco perché è necessario stabilire delle regole rigide per restituire alle istituzioni il prestigio e il rispetto che meritano e il primo passo è quello d’avere politici galantuomini e non come afferma l’onorevole Antonio di Pietro che in Parlamento erano seduti 150 inquisiti e 150 loro difensori e che se un tempo al ladro, per sfuggire alla giustizia non gli restava altro che rendersi latitante oggi gli basta diventare parlamentare. E si badi bene: non dimentichiamo che l’antipolitica porta tendenzialmente al non voto e ciò costituisce una beffa per il rinunciatario poiché toglie l’incomodo al dissenso e moltiplica il consenso. Se diciamo, infatti, il 60% degli elettori, vota e il 31% favorisce i soliti partiti costoro potranno dire di aver ottenuto il 51% dei consensi mettendo a tacere per sempre quel 40% che non è andato a votare, ma che se lo avesse fatto non avrebbe, di certo, fatto vincere gli indesiderati. E come si dice in questi casi: “riflettete gente, riflettete. (Riccardo Alfonso)

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Il governo degli esperti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

di maio10Quando si dice che il Movimento 5 Stelle non ha la sufficiente esperienza per governare il Paese perché non chiediamo a questi critici, che si considerano degli esperti, cosa hanno fatto per meritarsi tanti onori? Non sono quelli che hanno portato il debito pubblico alla cifra astronomica di 2300 miliardi di euro? Che hanno favorito un’evasione fiscale da oltre 120 miliardi di euro? Che hanno messo in ginocchio la giustizia e umiliato i tutori dell’ordine e della legalità? Che hanno arrecato discredito alle istituzioni con la corruzione e il mal governo? L’Italia è in ginocchio per colpa loro eppure hanno l’improntitudine di erigersi a tutori del buon governo. Se oggi milioni di italiani disertano le urne disgustati da tanto sfacelo e dalla convinzione che ci troviamo al cospetto di una classe politica che ha perso in dignità e fiducia, lo dobbiamo al disastro che hanno combinato e pensano di poter continuare come se nulla fosse turlupinando gli italiani e considerandoli degli gnoccoloni da strapazzare a loro piacimento. E’ tempo di destarsi dal torpore. E’ tempo di prendere coscienza che non possiamo fare a meno della politica perché essa è l’unica strada che abbiamo per migliorarci e progredire e permettere ai nostri figli un avvenire migliore.

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