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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘istruzione’

Rapporto Svimez: Confermato il disimpegno su Scuola e Istruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Gli investimenti per la Scuola e l’Università si confermano in calo, soprattutto al Sud: lo dice, chiaramente, il rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno, presentato oggi a Montecitorio, a Roma, proprio nelle ore in cui la manovra inizia al Senato il suo percorso parlamentare. Istruzione, Innovazione, Ambiente e Lavoro risultano tra le priorità emerse dal Rapporto nazionale, con il dato sulla formazione dei giovani che risulta ormai collocato stabilmente tra i comparti che riservano risparmi pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief, rivendica “organici aggiuntivi per gli istituti collocati in zone ad alto rischio dispersione scolastica, l’eliminazione delle classi pollaio, ad iniziare da quelle con alunni disabili e con problemi di apprendimento. Laddove gli enti locali e i territori non danno alcuna spinta agli istituti scolastici, è indispensabile che nella scuola si agisca introducendo propri anticorpi, come gli organici maggiorati, anche di personale Ata che in condizioni sempre più sottodimensionate svolge un prezioso lavoro di raccordo e di sorveglianza, il ritorno delle compresenze, l’ampliamento del tempo pieno, l’eliminazione dell’organico di fatto e la riduzione del numero di alunni per classe. Si deve poi prevedere, inoltre, uno stanziamento di risorse straordinarie, anche per favorire l’orientamento, considerando il sempre troppo alto numero di abbandoni precoci dei banchi. Sono tutte disposizioni che necessitano di investimenti corposi e non di certo dei tagli al settore previsti fino al 2035”. Sulla scuola non ci sono inversioni di tendenza: scorrendo i dati forniti oggi attraverso la ricerca annuale dello Svimez, risulta che in Italia la spesa per l’istruzione si riduce con una flessione del 15% a livello nazionale, di cui il 19% nel Mezzogiorno e il 13% nel Centro-Nord. Nel Mezzogiorno solo poco più di 3 diplomati e 4 laureati su 10 sono occupati da uno a tre anni dopo aver conseguito il titolo. Prosegue l’abbandono scolastico, nel 2018 gli early leavers meridionali erano il 18,8% a fronte dell’11,7% delle regioni del Centro-Nord. Per di più al Sud il 56% delle scuole ha bisogno di manutenzione urgente. Il rapporto Svimez, quindi, è un altro ulteriore tassello che conferma i passi indietro degli ultimi Governi sull’istruzione nazionale. Passi che hanno già avuto i loro importanti negativi effetti sulle scuole più esposte alle difficoltà, ad iniziare da quelle territoriali: laddove vi è carenza di agenti culturali, soprattutto al Sud, le competenze degli alunni risultano decisamente indietro, come certificato dai dati Invalsi, pubblicati ad inizio estate. Una tendenza sulla quale pesano anche il numero eccessivo di alunni per classe, che quando superiore ai 22-23 o ai 20, in caso di presenza di alunni disabili, non permette all’insegnante di incidere con alta efficacia nella formazione, la bassa presenza di tempo pieno, l’alto numero di docenti precari, in particolare di sostegno, e la scarsità di risorse umane, in organico, indispensabili per attuare la didattica con successo in determinate condizioni.

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Istruzione: Docenti, formazione iniziale e reclutamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Dopo la débacle delle politiche adottate per vincere la supplentite, che negli ultimi mesi ha portato al record di 205 mila contratti annuali e il raddoppio dei supplenti in due lustri, Anief propone un solo anno per abilitarsi all’insegnamento ed entrare nei ruoli nelle scuole dove si svolge il tirocinio per 10 mila accessi con cadenza regolare con un semestre aggiuntivo su posti di sostegno. L’occasione per introdurre il nuovo modello proposto è quella di agire nella prossima delega inserita nella legge di Bilancio. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato autonomo, “abbiamo estremo bisogno di snellire le procedure di accesso alla professione docente, invertendo i dati internazionali che vedono il nostro personale tra il più vecchio al mondo garantendo nel contempo la selezione, la qualità e l’assorbimento del precariato già esistente. Il ministero dell’Istruzione ci ascolti. Solo così si potrà sperare di sfilare all’Italia la ‘maglia’, oggi tenuta bene stretta, dei docenti più vecchi d’Europa, e del Paese dove la mancanza di valorizzazione degli insegnanti ha raggiunto livelli sempre più evidenti, partendo proprio dalla precarietà sine die. Anche per questo, Anief ha proclamato lo sciopero con manifestazione davanti a Montecitorio per il prossimo 12 novembre”. Il reclutamento dei docenti va profondamento cambiato. Perché l’organizzazione portata avanti negli ultimi anni ha prodotto un numero inaudito di supplenze e di precari in attesa di essere assegnati sui posti vacanti. La situazione d’emergenza è chiara anche al dicastero di Viale Trastevere, dove però, a quasi un mese dall’intesa del 1° ottobre scorso, sulle “nuove abilitazioni, ordinarie e straordinarie”, scrive oggi Orizzonte Scuola, si registra “ancora il nulla di fatto” e un altro incontro saltato tra dirigenti dell’amministrazione e le maggiori organizzazioni sindacali. Anief sostiene che è giunta l’ora di dare una svolta positiva al sistema, intervenendo direttamente sul sistema di formazione iniziale ed in particolare sul reclutamento degli insegnanti, accanto a una fase transitoria che stabilizza tutti i vincitori e idonei dei concorsi ordinari e straordinari, i precari delle GaE e delle graduatorie di istituto ed eviti i licenziamenti di chi ha superato l’anno di prova.

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Istruzione: Personale Ata, dal decreto salva scuola solo risposte parziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Rimane irrisoluto il problema della stabilizzazione delle migliaia di collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi per diversi anni assunti a tempo determinato e dei posti di Direttore dei servizi generali e amministrativi ricoperti dai facenti funzione che chiedono di poter partecipare agli scritti e orali della vigente procedura concorsuale, senza aspettare il prossimo concorso riservato, quando saranno assunti in subordine ai vincitori di concorso. A soffermarsi sull’inerzia sostanziale di chi gestisce la scuola nei confronti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Intervistato da Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha sottolineato un’incongruenza di base: “Per il personale Ata, non possiamo dimenticare che se si pensa di reclutare – giustamente – i lavoratori delle cooperative private”, tuttavia “non si capisce perché non devi stabilizzare il personale scolastico Ata con gli stessi criteri e requisiti”.

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Istruzione: Il M5S dice no alla Scuola-Azienda. Anief: avanti così

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

“Per quanto riguarda la Scuola e l’Università, il nuovo Governo dovrà assolutamente operare in discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi venti anni e da quando qualche sedicente “progressista” ha deciso che la scuola potesse essere gestita più efficientemente come un’azienda”: a dirlo è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato, durante il suo intervento sulla fiducia al Governo Conte. Le speranze della senatrice del M5S sono anche quelle dell’Anief. Confondere la scuola con i contesti aziendali ed industriali, infatti, rappresenta un errore storico introdotto a metà degli anni Novanta, dall’allora ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, guarda caso un industriale, che introdusse la “Carta dei servizi”: una sorta di patto con discenti e famiglie, che trasformava gli studenti in utenti. Il processo è continuato negli anni, anche quelli più recenti, con delle riforme asservite alle lobby lavorative e ai conti pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief: È l’ora della svolta, per questo il nostro sindacato autonomo ha predisposto un decreto salva scuola ad hoc. Fuori le logiche industriali dalla scuola. Lo dice apertamente la senatrice del M5S Bianca Laura Granato: “Abbiamo il dovere di salvare la scuola pubblica italiana con interventi di buonsenso: processi di reclutamento selettivi e trasparenti, garanzia della continuità didattica, assegnazione ai ruoli tutte le cattedre vacanti e disponibili, mobilità sostenibile del personale, ruolo centrale della didattica; governance agli organi collegiali. E ancora: retribuzione adeguata per tutto il personale scolastico”. La senatrice Granato, scrive Orizzonte Scuola, ha anche auspicato una maggiore attenzione al settore formativo cosiddetto ‘terzario’: “per l’Università e per la ricerca e per l’AFAM c’è tanto da fare a cominciare dal reclutamento, passando dall’estensione del diritto di accesso alle università a numero chiuso, all’abbassamento delle tasse universitarie, per finire con investimenti nella ricerca e per il personale che vi opera”, ha concluso Granato.

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Scuola: Educazione civica, il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Oggi il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha detto no, all’unanimità, alla sperimentazione nazionale nell’anno scolastico in corso dello studio obbligatorio dell’Educazione civica voluta a tutti i costi dal ministro dell’Istruzione uscente Marco Bussetti e presentata pubblicamente nei giorni scorsi dal Miur: il parere negativo del Cspi, obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali, costituisce un elemento ulteriore di dissenso nei riguardi di un progetto forzato che solo la Lega voleva portare a termine e contro cui l’Anief aveva detto di volere andare a costituirsi in tribunale. Marcello Pacifico, presidente Anief: Il giudizio contrario del Cspi, organo scolastico istituzionale super partes, conferma la nostra linea contraria ad una sperimentazione forzata e ad un ritorno dell’educazione civica arraffato, pieno di contraddizioni e a costo zero. Ancora una bocciatura del Consiglio superiore della pubblica istruzione nei riguardi del ritorno immediato dell’educazione civica a scuola: l’organo di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione, con compiti di supporto tecnico-scientifico, si è riunito questa mattina spiegando che si tratta di una forzatura assolutamente impraticabile.
Anche l’Apidge, l’Associazione professionale degli insegnanti di discipline giuridiche ed economiche, aveva espresso la sua contrarietà, sostenendo che, per come è stata impostata la materia, si sarebbe attuato “un appesantimento dei lavori di tutti i consigli di classe e soprattutto la figura di un coordinatore, che a oggi non è ancora formata, se non è un professore di diritto”.

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Governo: Povera scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Quelli di noi che hanno un po’ di capelli bianchi, ricorderanno la trasmissione televisiva della RAI, “Non è mai troppo tardi”, del maestro Alberto Manzi (1924-1997).La trasmissione, in onda tra il 1960 e il 1968, dedicata alla lotta all’analfabetismo, ebbe grande successo e riuscì a far prendere la licenza elementare a un milione e mezzo di italiani. L’iniziativa fu riprodotta in ben 72 Paesi.
Al contempo ricordiamo quando sosteneva Tullio De Mauro (1932-2017), linguista e accademico, per il quale il 70% degli italiani non capisce, o ha difficoltà di comprensione per un testo semplice.Torniamo ai giorni nostri, ricordando le prove di quest’anno effettuate dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi), sugli esiti di apprendimento degli studenti relative all’italiano, alla matematica e all’inglese.Emerge una differenza netta tra Nord e Sud Italia. In particolare, in Sicilia, Calabria e Campania il 50% degli studenti arriva alla maturità con l’insufficienza in italiano e in inglese.Capiamo, così, le difficoltà di un attuale ministro.
Due anni fa, 600 docenti universitari scrissero una lettera, al ministro dell’Istruzione e al Parlamento, sollecitando interventi scolastici, poichè gli studenti universitari avevano lacune grammaticali da terza elementare.Il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S) ha dichiarato che se non arriveranno soldi entro Natale si dimetterà. Vedremo.Sarebbe opportuno che l’ottica con la quale si guarda alla scuola cambiasse: l’istruzione non è una spesa ma un investimento. Così, forse, potremmo risalire dal fondo della graduatoria europea. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Istruzione: Lettera aperta al Ministro Fioramonti

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Gentile Signor Ministro, siamo sicuri che parliamo ad un uomo delle Istituzioni che ha la consapevolezza della complessità del sistema scolastico italiano.
La nostra scuola è stata in questi 20 anni depauperata di due importantissime risorse: l’autorevolezza della sua funzione e l’entusiasmo dei suoi protagonisti (personale, alunni, famiglie). A queste si aggiungano quelle economiche che hanno reso il personale docente e non docente la categoria economicamente più in sofferenza della P. A..
Abbiamo toccato il fondo con lo scorso rinnovo contrattuale che ha ancor più umiliato chi ha contribuito e contribuisce alla formazione delle future generazioni.
Il fatto che si parla di “spesa per l’istruzione” e non di “investimento per il futuro dell’Italia” è segno di una visione limitata e palesemente inadeguata all’interesse di un moderno paese. La nostra scuola – quella reale incarnata nella quotidianità – è stata picconata ed umiliata fino al punto da renderla debole e non più attraente (un tempo lavorare a scuola era ragione di ORGOGLIO!). Gentile Signor Ministro, riporti la scuola al centro del dibattito culturale e politico, conduca il sistema scolastico agli onori di quella onorevole storia che lo ha reso modello per paesi europei, operi affinché la visione moderna si innesti nella tradizione formativa, nella ricchezza del nostro patrimonio culturale immateriale, nella ricerca di quella innovazione che oggi non possiamo non auspicare. In questo percorso, una attenzione vogliamo porre alla governance delle autonome istituzioni scolastiche che è purtroppo fondata e fortemente ancorata al dualismo imperfetto Dirigenza-docenza.
Possiamo – senza pregiudizio ideologico – affermare che su questo tema siamo agli ultimi posti in Europa? Possiamo affermare che occorre una innovazione strategica prevedendo il riconoscimento giuridico e contrattuale delle figure di sistema oggi riconosciuti nelle figure delle Collaboratrici e dei Collaboratori dei DS? Possiamo riconoscere che è ormai il tempo nel quale scardinare quella “ipocrisia” di sistema che determina una insopportabile discriminazione nei confronti di docenti (a cominciare dall’Assistant principal) che affiancano quotidianamente e con alta professionalità i DS nella gestione e nella organizzazione delle scuole? Gentile Signor Ministro, siamo fiduciosi in una rinnovata sensibilità da parte delle Istituzioni, delle OO. SS., delle Associazioni di categoria; auspichiamo finalmente un’attenzione sincera e meritata per il lavoro e la funzione che espletiamo; auspichiamo di poterla incontrare per presentare le proposte che Ancodis ritiene innovative e sostenibili. Chiediamo semplicemente di essere riconosciuti a pieno titolo quale terzo anello del sistema scolastico italiano. Nell’auspicare che sul tema della governance delle autonome istituzioni scolastiche il suo dicastero possa lasciare un segno indelebile, le Collaboratrici ed i Collaboratori dei DS di Ancodis augurano buon lavoro. (Prof. Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo)

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Istruzione: Sempre meno figli, sempre meno iscritti

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Secondo l’Anief, il calo di iscrizioni non deve incidere assolutamente negli organici: questi vanno non solo mantenuti, ma in alcune circostanze maggiorati. Prima di tutto assorbendo nei ruoli tutto il precariato storico, fatto di personale già selezionato e con comprovate capacità d’insegnamento. Poi puntando su un’Istruzione di qualità, anche valorizzando docenti e Ata con stipendi finalmente adeguati al prestigioso ruolo che ricoprono.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Sulla scuola, per i nostri nuovi governanti c’è solo da scegliere tra la tentazione di fare ancora una volta cassa, come del resto giù previsto dall’ultimo Documento di economia a finanza, che ha fissato riduzioni progressive di spesa pubblica fino al 2040, approfittando proprio del calo delle nascite: in questo modo, si procederebbe a tagliare classi, scuole, organici e risorse da riversare agli istituti scolastici, introducendo un progressivo dimensionamento, come quello avviato dall’ultimo governo Berlusconi, in quel caso creando classi pollaio, riducendo tempo scuola e compresenze con la denatalità che era ancora agli inizi. L’altra strada da percorrere è quella che indichiamo noi: approfittare di questa situazione per puntare dritto a una scuola di qualità, fatta di non più di 20 alunni per classe, di organici potenziati nelle aree a rischio, introducendo una didattica per livelli con più docenti impegnati in contemporanea, il riammodernamento delle strutture, stipendi adeguati e la cancellazione di tutte le diversità di trattamento del personale precario”

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Istruzione: Anno scolastico, si riparte tra novità blande e ricorsi legittimi

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Prima i docenti e poi gli studenti tornano in classe: troveranno qualche novità, tutt’altro che rilevante, in particolare sull’Alternanza Scuola Lavoro, sul patto di corresponsabilità, passando per l’educazione civica. Ma i mutamenti da fare erano altri. A iniziare dalle regole per gestire concorsi e carriere del personale. Anief ha deciso di rendere pubblici tre casi esemplari – riguardanti docenti precari che chiedono l’assunzione in ruolo, il personale Ata interessato a passare di livello e insegnanti che aspirano a diventare presidi – nei quali l’amministrazione scolastica ha emanato delle regole che danneggiano in modo inesorabile il loro futuro professionale.“Queste circostanze, perpetrate nel tempo, hanno svuotato del tutto la figura del docente, del personale Ata e anche dei dirigenti scolastici – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – arrivando man mano a perdere di vista l’importanza che queste professioni ricoprono all’interno di una comunità che vuole crescere, evolvendosi e migliorandosi a partire dalle nuove generazioni. Da settembre, proprio per questo, saremo nelle scuole con le assemblee sindacali da noi organizzate, ma allo stesso tempo portiamo avanti battaglie che possono ottenere giustizia ancora solo in tribunale. Proseguono a pieno regime, pertanto, tutte le attività dell’ufficio legale Anief a tutela dei propri iscritti”. Ancora pochi giorni e si parte: prima con il Collegio dei docenti, poi con le riunioni di dipartimento e i consigli di classe, infine con il ritorno degli studenti in classe e le lezioni vere e proprie. Ma cosa dobbiamo aspettarci per questo nuovo imminente anno scolastico? La rivista Tuttoscuola ha provato a riassumerle.

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Istruzione: Decreto scuola in alto mare, altro che intese

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Bussetti smentisce possibilità di modifiche e il M5S si oppone alla sua approvazione, mentre Salvini spinge l’Italia al voto e annuncia da Sabaudia di voler una sua riforma della scuola, come per l’ex premier Renzi, dopo aver tradito il punto 27 del Contratto di Governo sulla TAV. E il 28 agosto potrebbe saltare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
L’accordo in Consiglio dei ministri sul provvedimento che affronta il problema del precariato, comunque senza risolverlo e con effetti soltanto dal 1° settembre 2020, è di facciata: la soluzione del “salvo intese” certifica le distanze tra i due sempre più ormai ex non partiti di maggioranza di Governo, perché dopo le immediate dichiarazioni di circostanza, i nodi vengono al pettine. Lo stesso ministro dell’Istruzione anziché mediare rimane fermo sulle posizioni poco utili ed efficaci della Lega concordate coi sindacati, suscitando le parole dure da parte di esponenti del M5S che reputano ormai “indispensabile un cambio della guardia” a capo del Miur in caso di rimpasto dell’esecutivo. Marcello Pacifico, presidente Anief: Un anno fa in pieno agosto con la riapertura delle GaE avremmo avuto oggi 50 mila insegnanti abilitati in più nei ruoli dello Stato, ma l’attuale maggioranza dopo aver sbagliato il voto in Senato su richiesta del senatore Pittoni a settembre ritirò il provvedimento nell’altro ramo del Parlamento per affidarsi oggi a una riforma confusa senza alcun accordo, peraltro, in contrasto con quanto deciso nella legge di stabilità 2019. E così mentre la maggioranza continua a litigare e ad alzare i toni, si lascia la scuola al suo destino. Come se il problema di 100 mila cattedre vacanti, da assegnare a supplenza, più quasi altrettanti contratti con scadenza al 30 giugno, si dovesse presentare solo tra un anno. Invece, si proporrà, con dimensioni record, già tra poche settimane. Abbiamo a che fare con dei politici irresponsabili, perché i primi di settembre ci ritroveremo con i Consigli di Classe quasi dimezzati, perché le nomine tardano ad arrivare, e i presidi presto costretti ad assegnarle fuori graduatorie. Così, l’assurdo sarà compiuto: pur di non assumere i precari dalle graduatorie d’istituto, riaprire le GaE e dare la possibilità agli idonei dei concorsi di spostarsi di regione, si è preferito mettere in crisi tutto il sistema scolastico italiano.

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Istruzione: La Lega manda in crisi il Governo e salta il Decreto legge sulla scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Dopo un anno di annunci sul precariato con proposte di legge mai discusse, accordi mai onorati, decreti-legge non risolutivi, c’è un’unica certezza: la Commissione UE multerà il nostro Paese per il continuo abuso dei contratti a termine. Il resto è solo propaganda elettorale, come quando prima delle ultime elezioni politiche si era promesso alle migliaia di maestre col diploma magistrale che sarebbero state tutte salvaguardate, salvo ritrovarle dopo il voto licenziate. Dunque, un anno di annunci e decisioni sbagliate sul precariato.
All’inizio la proposta di legge del Presidente della VII Commissione del Senato faceva ben sperare; presentata a luglio, di un anno fa, avrebbe risolto il problema del precariato, peccato che non l’abbia mai messa ai voti. Poi il decreto legge Dignità che introduce un concorso straordinario nella scuola dell’infanzia e della primaria e rinnova di un anno i contratti al termine delle attività didattiche. La sua utilità è pari al nulla, perché alcune sentenze arrivano e fanno licenziare centinaia di maestre che avevano superato l’anno di prova. Molte altre arriveranno nel prossimo anno quando le aule rimarranno senza insegnante, tanto che lo stesso Pittoni lo scorso mese ha pensato uno straordinario bis. La soluzione, in verità, l’aveva tra le mani: riaprire le GaE che aveva votato per errore, salvo chiedere al Governo di emendare quanto da lui approvato in Senato sempre nel luglio scorso.Quindi la legge di stabilità che cancella il riservato bis voluto da Renzi, ma che ricompare nell’accordo coi sindacati di Palazzo Chigi della primavera, un accordo che si sarebbe tradotto in un decreto legge che viene approvato, salvo intese, nella prima settimana di agosto e che probabilmente non vedrà ma la luce. Comunque avrebbe risolto poco e niente, perché la soluzione per risolvere il precariato passa dall’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, da organici differenziati in base alle esigenze del territorio, dalla stabilizzazione del personale abilitato e anche con 36 mesi di servizio, attraverso le graduatorie d’istituto. Sarebbe stato una vera fucina di provvedimenti il decreto scuola approvato martedì scorso dal Consiglio dei ministri con l’insolita modalità del “salvo intese”. La rivista Orizzonte Scuola, ha realizzato una sintesi delle misure previste: si va dall’avvio dei corsi Pas abilitanti al concorso straordinario; dalla trasformazione dei contratti al 30/06 per i diplomati magistrale con riserva, che possono essere licenziati durante l’anno in seguito alle sentenze di merito, all’adeguamento dal normativa antincendio; dalla garanzia del trasporto scolastico a modalità varie di intervento per dirigenti scolastici e tecnici del Miur; dalla proroga graduatorie concorso 2016 agli acquisti funzionali alle attività di ricerca, fino alle risorse destinate agli interventi di sostegno della ricerca. Il “cuore” del provvedimento sono, comunque, le abilitazioni e i concorsi straordinari.

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Scuola – Precariato: il decreto Istruzione arriva in CdM

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

Il decretone che il Governo potrebbe esaminare il 9 agosto non contempla le indicazioni della Commissione Ue sulle disposizioni da adottare per non discriminare e sfruttare i precari. Si procede solo al “salvataggio” di un precario su tre e all’approvazione di disposizioni che lasceranno in vita l’attuale situazione di emergenza. Nel testo si prevede l’inclusione del percorso abilitante speciale, rivolto a chi ha svolto tre anni di supplenze in qualunque istituto, e alla procedura per la secondaria, riservata a docenti con tre anni di servizio negli ultimi otto nella statale, di cui uno nella classe di concorso per cui si chiede di partecipare. Ci dovrebbe essere il via libera al concorso straordinario bis per diplomati magistrale e laureati Scienze della formazione primaria e la proroga per far completare l’anno scolastico con contratto fino al 30 giugno 2020 ai diplomati magistrale a cui dovesse arrivare la sentenza di merito negativa. Spazio poi alla proroga delle graduatorie del concorso a cattedra 2016, oltre che alla proposta di mobilità nazionale volontaria per i docenti, anche idonei, ancora nelle graduatorie dei concorsi 2016 e 2018 e allo slittamento di un anno nell’applicazione delle aliquote previste per le graduatorie del concorso abilitati 2018. In forse, infine, la norma che cancellerebbe la prova Invalsi sia per la terza classe della secondaria di I grado che per la quinta della secondaria di II grado. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “le disposizioni urgenti da adottare erano ben altre. Per fare incontrare i posti vacanti con le candidature, superando gli attuali vincoli provinciali, sarebbe ad esempio stato molto utile predisporre delle graduatorie nazionali affinché possano essere a domanda reclutati vincitori e idonei dei concorsi ordinari e straordinari su tutte le regioni dove ci sono i posti privi di insegnante titolare. Ovviamente, occorrerebbe anche liberare la scuola dal fardello dell’organico di fatto, portando in organico di diritto tutti gli attuali posti oggi utili solo a rimpolpare la supplentite, oltre che riavviare il doppio canale di reclutamento, salvare tutti i precari con oltre 36 mesi e idonei dei concorsi, nessuno escluso”. Ci sono anche i nuovi Pas, il concorso straordinario da 24 mila posti a cui potranno partecipare i docenti precari della secondaria e quello bis per la primaria, più molte altre disposizioni sulla scuola, tra i provvedimenti contenuti nel decreto Istruzione in arrivo al Consiglio dei ministri: lo confermano fonti giornalistiche venute in possesso dell’ultima bozza del testo. I provvedimenti da approvare, che secondo Orizzonte Scuola potrebbero avere il via libera del CdM già il prossimo 9 agosto, sono svariati ed in queste ore si stanno definendo gli ultimi particolari. Anief reputa questi provvedimenti solo in minima parte necessari: in prevalenza risultano oggettivamente non risolutivi. Il precariato scolastico ha infatti raggiunto delle dimensioni così vaste che necessitava di ben altre decisioni. Quello che serviva, prima di tutto, era l’apertura alla stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi, l’inserimento nelle GaE degli abilitati oggi fuori, l’assunzione degli idonei dei concorsi. In questo modo, si sarebbero risolti tanti problemi, primo tra tutti quello del conferimento record di 200 mila supplenze annuali, una vergogna nazionale.

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Il Ministero dell’Istruzione riduce le ore dell’alternanza “scuola -lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

“I dati del Miur pubblicati dal Sole 24 Ore dimostrano che la scelta del Ministero dell’Istruzione di ridurre le ore dell’alternanza “scuola -lavoro” stia penalizzando soprattutto gli studenti del Sud per i quali è sempre più difficile apprendere lavorando. Fratelli d’Italia esprime forte preoccupazione per questa situazione che, sommata al dato recente e preoccupante emerso dalle prove Invalsi, determina un ulteriore aumento del divario già esistente tra scuola del nord e scuola del sud”.
Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti vicepresidente della commissione Cultura ed Istruzione della Camera ed Ella Bucalo responsabile FDI del dipartimento scuola.

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L’Anief ottiene dal TAR Lazio la dichiarazione di inadempienza da parte del Ministero dell’istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 luglio 2019

Riguardo l’ordinanza cautelare n. 2391/2019 con cui lo stesso tribunale amministrativo ordinava all’Amministrazione l’immediata revisione dei posti di sostegno autorizzati per i corsi di specializzazione e la produzione di una dettagliata relazione “allegando ogni relativo supporto documentale” che giustificasse il numero dei posti e la sua distribuzione sul territorio nazionale. Anief avvia le procedure di adesione al ricorso ad adiuvandum per ottenere l’immediato aumento dei posti per il TFA Sostegno.
Il Tribunale Amministrativo per il Lazio, infatti, ha constatato come i 60 giorni utili per l’esecuzione dell’Ordinanza cautelare ottenuta dagli Avvocati Anief Fabio Ganci e Walter Miceli siano ormai trascorsi “senza che l’amministrazione onerata abbia adempiuto o abbia altrimenti rappresentato difficoltà o impedimenti a provvedere al disposto riesame ed al deposito dei richiesti chiarimenti” e, pertanto, accoglie l’istanza di esecuzione dell’ordinanza cautelare avanzata da parte ricorrente “in ragione dell’essersi reso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del tutto inadempiente rispetto all’obbligo giuridico di conformarsi alla citata pronuncia cautelare” e ordina allo stesso “di dare integrale esecuzione all’ordinanza cautelare n. 2391/2019, entro un termine che appare equo al Collegio fissare in trenta giorni dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, della presente ordinanza”. “Avevamo impugnato presso il TAR Lazio il Decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 21 febbraio 2019 n. 118 di autorizzazione all’avvio dei corsi di Tirocinio Formativo Attivo propedeutici all’acquisizione della specializzazione per le attività di sostegno didattico degli alunni con disabilità – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – denunciando l’insufficienza dei posti complessivamente autorizzati rispetto al fabbisogno di personale docente specializzato, nonché l’irragionevolezza della loro ripartizione tra gli atenei rispetto al fabbisogno territoriale. Il Tribunale Amministrativo, con un provvedimento cautelare d’urgenza, aveva condiviso le ragioni patrocinate dai nostri legali e aveva ordinato al Miur l’immediato riesame della situazione. Ad oggi il Ministero dell’istruzione ha creduto bene di poter ignorare gli ordini del tribunale, ma ora dovrà dare corretta esecuzione a quanto disposto già da tempo dal TAR e rivedere in modo consistente il numero dei posti attivati per il TFA Sostegno. Per questo abbiamo inviato una specifica richiesta al Miur di far accedere subito tutti gli attuali 5 mila idonei esclusi dalla frequenza del corso e di riaprire nuove procedure per ammettere gli altri candidati che non hanno superato le prove”.

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Istruzione: Gap competenze studenti Nord-Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Il divario formativo Nord-Sud e la dispersione scolastica concentrata negli istituti del Meridione esistono da 40 anni: se si eccettua un leggero incremento di competenze al termine della scuola primaria, l’autonomia degli istituti, prodotta negli anni Novanta e sancita con il D.P.R. n. 275/1999, non ha migliorato questo processo. Lo scrive oggi la rivista Tuttoscuola, attraverso un focus su quella regionalizzazione che oggi il Governo, su forte spinta della Lega, cerca di far diventare legge dello Stato, dopo che per oltre settant’anni se ne parla senza arrivare a soluzione per via dei profili di incostituzionalità e di discriminazione che un provvedimento di questo genere potrebbe contenere. Marcello Pacifico (Anief): “Come potranno fare le regioni già oggi con minori risorse, servizi e strutture a trovare la forza, organizzativa e finanziaria, per allinearsi a quelle notoriamente più avanti da quando esiste la scuola pubblica in Italia? Chi spinge per l’autonomia differenziata deve rispondere con chiarezza a questa domanda, prima di dire che il Sud non perderà nulla rispetto all’attuale struttura formativa. Fino a quando non si chiarirà questo aspetto, noi rimaniamo del nostro parere, convinti che rivedere i parametri dei fondi assegnati dallo Stato e la loro redistribuzione tra le aree del Paese, affosserà di sicuro chi oggi è in ritardo. Il principio vale per la scuola, ma anche per la sanità e altri servizi che passerebbero alle regioni. Siamo davanti ad un pericolosissimo progetto di secessione mascherata che punta a disgregare l’unità d’Italia”. “Se vuoi istruirti, nasci al Nord. Potrebbe essere il titolo di copertina del Rapporto Invalsi sull’esito delle prove nazionali di quest’anno, presentato alla Camera lo scorso 10 luglio 2019. E invece era la conclusione cui era giunto il pedagogista Aldo Visalberghi già nell’aprile 1987 in un articolo pubblicato sul mensile ‘Il Regno di Napoli’ (titolo completo: ‘La scuola senza qualità. Se vuoi istruirti, nasci al Nord’), articolo che quantificava nel 25% il divario tra Nord e Sud per quanto riguarda le competenze (si direbbe oggi) in Italiano e Matematica-Scienze già a conclusione della scuola elementare e della scuola media, in aumento fino al 32-39% a conclusione degli studi secondari superiori”. A scriverlo è oggi Tuttoscuola.
È assodato che al Sud, dove di sicuro uno studente su tre iscritto al primo anno delle superiori non arriverà mai alla maturità, il ritardo sia notevole: c’è un abisso. “In terza media, per esempio, il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, ma in Calabria la percentuale sale al 50%. In inglese la quota di studenti che non arriva al livello prescritto (A2) è del 30% nel Nord Ovest, del 25% nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 54% nel Sud e del 61% nel Sud e Isole. Nelle superiori se gli alunni deboli in italiano sono il 30% in media, in Calabria e Sardegna raggiungono il 45%. In Matematica il quadro peggiora”. Per concludere, in Italia, ci ritroviamo “una scuola non solo “colabrodo”, come un dossier di Tuttoscuola l’ha definita qualche mese fa per gli alti tassi di dispersione e gli sprechi che la caratterizzano, ma iniqua e penalizzante per il Sud, come Visalberghi denunciava già quarant’anni fa. Il problema era noto. Ci si deve chiedere perché le politiche scolastiche succedutesi in questi decenni con diverse parole d’ordine (partecipazione, qualità, autonomia, competenze) non abbiano saputo affrontarlo”.

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Istruzione: Docenti, ecco il Manifesto Europeo della Cesi

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Pubblicata e disponibile in cinque lingue la Carta che ha l’obiettivo di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dell’istruzione, uniformando, a livello continentale, anche reclutamento, stipendi e pensioni. «Così – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa della Cesi – si alimenta la costruzione di un’identità e un’idea di cittadinanza europea, che ha come veicolo principale l’attività pedagogica dell’insegnamento». È realtà il Manifesto europeo della professione insegnante, nato sotto l’egida della Cesi (la Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti), col dichiarato intento di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dall’istruzione e della formazione in tutto il continente. Annunciato già lo scorso novembre, nel corso della due giorni di confronto a Lisbona su “Professionisti e sindacati dell’istruzione: Horizon 2025”, il Manifesto è adesso disponibile in cinque lingue, oltre che in formato cartaceo, anche in quello elettronico sul sito web della Cesi. Le autorità nazionali ed europee devono restituire valore alla professione dell’insegnante, creando un ampio sostegno all’istruzione e ai suoi lavoratori, da considerare come protagonisti del cambiamento sociale, attori di una professione nobile ma non sufficientemente apprezzata. Con questo spirito, tra le sfide del Manifesto ci sono quelle di uniformare reclutamento, stipendi, progressione di carriera e pensioni, oltre che diffondere i valori della cittadinanza dell’Unione improntati al rispetto del diritto e del lavoro e alla giustizia sociale.
Tra i primi punti del Manifesto c’è il pieno riconoscimento dello status degli insegnanti, la loro stabilità professionale, un tenore di vita dignitoso e la complessiva promozione di un insieme minimo di condizioni per esercitare la professione. Sono poi centrali l’idea dell’autonomia pedagogica, quella che l’istruzione non sia accessibile solo a classi sociali privilegiate e che sia importante, per i docenti, una formazione professionale che abbracci pedagogia e psicologia giovanile, ma anche nuove tecnologie e social media.
Previste dal Manifesto, fra le missioni degli insegnanti c’è non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche quella di valori condivisi, quelli dell’Europa unita (solidarietà, cittadinanza, rispetto degli individui, libertà di pensiero, azione e movimento, tolleranza e bene della comunità). Le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione possono e devono sensibilizzare l’opinione pubblica affinché investano sul personale e sul loro benessere, a dispetto di una situazione economica e sociale estremamente eterogenea. L’Unione Europea, stimolata anche dai sindacati, deve promuovere politiche educative ambiziose e di qualità, attuate da professionisti debitamente formati, riconosciuti, valorizzati e retribuiti. «È estremamente significativo e positivo che esista adesso una carta europea che fissi norme comuni per riconoscere la professione dell’insegnamento», sottolinea Marcello Pacifico, presidente di Anief e vice presidente dell’Accademia Europa della Cesi, che punta anche su una retribuzione equa e uniforme in tutto il territorio dell’Ue e sulla lotta al precariato. «C’è ancora tanto da fare – aggiunge Pacifico – se si pensa che lo stipendio di un insegnante italiano non supera 32 mila euro in media, con assegno ridotto al 70% nel momento in cui va in pensione a 67 anni o dopo 43 anni di servizio. Non vi è nessun riconoscimento economico della funzione sociale del ruolo rivestito né dei pericoli legati al burnout. E poi, in Italia e in altri Paesi, come la Spagna, s’assiste tuttora all’abuso dei contratti a termine e alla discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato. Non si contano più le sentenze della Corte di Giustizia europea su ripetute violazioni in quest’ambito. Non è ancora chiaro che i lavori si classificano per le mansioni e non per la durata dei contratti».

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Spazio europeo dell’istruzione: selezionate le prime 17 “Università europee”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

la Commissione europea ha annunciato i nomi degli istituti di istruzione superiore di tutta Europa che faranno parte delle prime alleanze di “università europee”.Sulla base di una valutazione effettuata da 26 esperti esterni indipendenti nominati dalla Commissione, tra cui rettori, docenti e ricercatori, sono state selezionate, tra le 54 candidature ricevute, 17 “università europee” cui partecipano 114 istituti di istruzione superiore di 24 Stati membri.
Le “università europee” sono alleanze transnazionali di istituti di istruzione superiore di tutta l’UE che condividono una strategia a lungo termine e promuovono i valori e l’identità europei. Scopo dell’iniziativa è rafforzare in modo significativo la mobilità degli studenti e del personale e promuovere la qualità, l’inclusività e la competitività dell’istruzione superiore europea.Per le prime 17 “Università europee” è stato stanziato un bilancio complessivo che potrà raggiungere gli 85 milioni di euro. Ogni alleanza riceverà nei prossimi tre anni fino a 5 milioni di euro per avviare l’attuazione dei rispettivi programmi.

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Istruzione: Spesa in calo fino al 2040, lo dice il Def: dal 3,9% del 2010 al 3,1% del 2040

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Altro che cambiamento e avvicinamento all’Europa: la scuola figura tra i comparti pubblici con cui i Governi continuano a fare cassa. Il dato tendenziale in riduzione è contenuto nel Documento di economia e finanza 2019, presentato dal Governo ed ora sotto la lente delle commissioni del Senato: rispetto al Prodotto interno lordo, si legge a pagina 115 del documento, l’investimento pubblico per il settore della formazione risulta in discesa di 8 punti percentuali. L’impegno economico per la scuola tornerà a salire (al 3,3%) solo nel 2045. Nel frattempo, la forbice rispetto all’Europa, dove si spende in media il 4,9%, con punte del 7%, diventerà sempre più larga. Marcello Pacifico (Anief): Quello che fa pensare è che negli stessi decenni il Def ci dice che la spesa socio-assistenziale e sanitaria si indicano in crescita, passando rispettivamente dall’1,0 all’1,3 e dal 7,1 al 7,6. Ma che fine hanno fatto le promesse dei partiti di Governo sull’investimento nel settore della Conoscenza, con tanto di impegno di assunzione dei precari e di assegnazione di stipendi finalmente europei? L’alveo scolastico è destinato ancora più a ridimensionarsi: “la proiezione della spesa per istruzione in rapporto al PIL – si legge nel Def 2019 presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri – è coerente con l’aggregato di spesa definito in ambito EPC WGA. Il rapporto spesa/PIL presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio. A partire dal 2022, tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”. In base a quello che è dichiarato nel Def, quindi, il Governo non avrebbe alcuna intenzione di lasciare inalterati gli organici del personale scolastico, pur in presenza di una sensibile riduzione degli iscritti. La proiezione degli economisti del Governo stride con “i principali obiettivi programmatici dell’azione di Governo”, all’interno dei quali vi sarebbe anche “il sostegno all’istruzione scolastica e universitaria e alla ricerca attraverso misure atte a finanziarne lo sviluppo, con particolare attenzione al capitale umano e infrastrutturale”. Ma quali sarebbero questi progetti di sviluppo dell’istruzione pubblica? Il Def elenca una serie di punti, tra i quali spicca la volontà di “promuovere la ricerca, l’innovazione, le competenze digitali e le infrastrutture mediante investimenti meglio mirati e accrescere la partecipazione all’istruzione terziaria professionalizzante”.
Inoltre, “importanti risorse sono state stanziate con un decreto di novembre 2018157 per l’ampliamento dell’offerta formativa: 16,7 milioni destinati, oltre che a migliorare l’offerta formativa – con il coinvolgimento dei territori – anche allo sport e alle emergenze educative”. Per “la lotta alla dispersione scolastica, obiettivo fondamentale del Paese nel quadro europeo, passa anche per un incremento delle opportunità formative sul territorio. In questo senso sono state avviate, per il tramite dei Fondi Europei, una serie di misure per il potenziamento delle competenze di base e per la lotta alla dispersione”. Tra gli investimenti, figurano anche “circa 23 milioni per l’ampliamento dei percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) per l’anno 2018/2019”. Al fine di migliorare l’offerta formativa, inoltre, saranno avviate “misure per assicurare il reclutamento dei docenti con titoli idonei all’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria anche utilizzando, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate”. Altre azioni del Governo riguardano “il sistema integrato di educazione ed istruzione. La precocità d’ingresso nel sistema di istruzione è riconosciuta come misura capace di accrescere il successo formativo nel corso della vita: in tal senso per garantire il successo formativo di ciascuno studente si presterà maggiore attenzione alle esigenze della fascia 0-3 anni”.
Nel Documento di economia e finanza, si parla anche di razionalizzazione di spesa: “Con il disegno di legge sulle semplificazioni, approvato dal Governo a febbraio 2019, è prevista una delega nel settore dell’istruzione finalizzata a razionalizzare enti, agenzie, organismi e a modificare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, per eliminare sovrapposizioni di funzioni e definire chiaramente compiti e responsabilità”.
Nessun riferimento, invece, viene fatto alle condizioni che muteranno per giustificare il sensibile calo di investimenti per il comparto. Viene da sé che si tratterà, in primis, di una riduzione di spesa legata agli organici del personale, approfittando della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni: facendo in questo caso decadere il sogno della riduzione del numero di alunni per classe e la cancellazione delle non poche classi “pollaio”, tra l’altro caldeggiata anche dal primo partito di Governo con un apposito disegno di legge in discussione nelle commissioni parlamentari di competenza.
Rispetto all’Europa, se si guarda agli ultimi dati Eurostat – riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education” dai governi nel perimetro dell’Unione – l’investimento dell’Italia per l’Istruzione si delinea quindi ancora di più in chiave negativa: la media di spesa nel vecchio Continente, sempre rispetto al Pil, è infatti del 4,9%. Peggio del Belpaese fa solo la Romania (3,1%), mentre investono circa il doppio Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). È poi tutto dire che il governo tedesco mette sul piatto quasi il doppio di noi, 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia.
“Ogni commento ai contenuti del Def 2019, almeno per quel che riguarda la scuola – precisa Marcello Pacifico – è quasi superfluo: i numeri parlano da soli. Quello che ci sentiamo di dire a chi ci governa è solo di avere un minimo di coerenza rispetto agli impegni presi con i cittadini italiani: il programma di Governo non prevedeva un tracollo di investimenti per la scuola, né la riduzione di posti di docenti e personale Ata. La scuola non è in grado di sopportare un altro dimensionamento, si rischierebbe il default del sistema formativo pubblico”.

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Istruzione: Il Ministro tuteli tutti gli studenti della scuola italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Desta scalpore il titolo di un’intervista in cui si attribuisce a Bussetti la volontà di tutelare prima i figli di italiani rispetto ai migranti, “in un Paese – replica Pacifico (Anief) – dove uno studente su dieci è alloglotto, spesso lo è la maggioranza nelle prime classi di alcuni Comuni del nord del Paese”. Il sindacalista autonomo poi raccoglie la promessa dello stesso ministro di utilizzare il calo delle iscrizioni degli studenti per rendere più flessibili i criteri di formazione delle classi, ridurre le classi pollaio, e lasciare l’autonomia agli istituti sotto i 600 alunni situati in zone disagiate: “Tutte proposte che il nostro sindacato ha da sempre portato in Parlamento”
Una frase infelice o forse un titolo estremamente sintetico. Sta di fatto che l’intervista al ministro Marco Bussetti, apparsa oggi sul quotidiano La Stampa, sta scatenando polemiche sul web e in particolare sui social network. «A scuola tuteliamo gli studenti immigrati, ma prima i nostri figli» è il titolo dell’intervista. Il cui senso come minimo stupisce. Come fa notare Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief: «Il ministro pensi a tutelare tutti gli studenti della scuola italiana, tanto più che nel nostro Paese uno studente su dieci è alloglotto e spesso lo è la maggioranza nelle prime classi di alcuni Comuni del nord».Nella stessa intervista Bussetti, commentando il generale calo degli studenti (oltre 360mila in meno nei prossimi cinque anni) nelle scuole italiane, sostiene che questa flessione possa diventare un’occasione «per dare più tempo scuola e una maggiore offerta formativa ai nostri bambini e ragazzi. Pensiamo al tempo pieno al sud. O alle classi cosiddette “pollaio” che potranno essere eliminate». Aperture anche sulla revisione dei parametri sulle autonomie scolastiche. Il ministro sostiene che servono regole più flessibili, che valorizzino le specificità territoriali, magari mantenendo l’autonomia in favore di scuole che non raggiungono i 600 alunni, per certi indirizzi molto particolari, o in alcune aree d’Italia che si stanno svuotando. Frasi che non possono non trovare d’accordo Anief. «Si tratta di proposte che abbiamo sempre avanzato in Parlamento», conclude il presidente Pacifico.

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Istruzione: Udir per una sana sicurezza a scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

In merito ai recenti crolli che si sono susseguiti nelle strutture scolastiche italiane si evidenzia come siano principalmente dovuti al fatto che la metà dei nostri istituti risalga a prima del 1970. Servono interventi urgenti e un aggiornamento della normativa sulla responsabilità dei dirigenti scolastici che non hanno potere di spesa.Un altro aspetto su cui bisogna soffermarsi riguarda la relazione che intercorre tra vulnerabilità sismica dell’edificio e zona sismica di appartenenza delle strutture sul territorio nazionale; nel merito, si evidenzia che non vi è una correlazione direttamente proporzionale tra pericolosità sismica di zona e vulnerabilità del manufatto scolastico. Marcello Pacifico (Udir): Il nostro sindacato è stato primo promotore in Italia di una normativa adeguata sulla sicurezza già nella scorsa legislatura e ora la proposta di legge dell’on. Virginia Villani potrebbe andare nella giusta direzione se approvata.Purtroppo si susseguono le notizie di crolli a scuola, e certamente non aiuta la precaria salute in cui versano molti dei nostri istituti. Udir ha chiesto un parere a un esperto, l’ingegnere Natale Saccone: “Un altro aspetto, da tutti sottovalutato è la relazione che intercorre tra vulnerabilità sismica dell’edificio e zona sismica di appartenenza delle strutture sul territorio nazionale; nel merito, si evidenzia che non vi è una correlazione direttamente proporzionale tra pericolosità sismica di zona e vulnerabilità del manufatto scolastico. Cioè la probabilità di collasso di una controsoffittatura, ad esempio nella valutazione del rischio di caduta dall’alto, non è detto che sia maggiore in una zona sismicamente più pericolosa, in quanto può cadere a prescindere se la zona è sismica oppure o no. Ciò deve far riflettere e meditare, valutando i rischi, in quanto gli interventi devono essere estesi, non solo mirando alla classificazione sismica, ma alla vulnerabilità degli elementi anche non strutturali, che spesso la fanno da padrone nella valutazione delle magnitudo di rischio, legate ad alti coefficienti di probabilità di accadimento”.Quindi, certamente, servono nuove norme, con obblighi performanti sui controlli da parte degli organi di vigilanza.

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