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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘istruzione’

Istruzione: Il Ministero emana le linee guida sul CCNI

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

L’amministrazione in premessa ha posto il rilievo sull’assenza, anche indiretta, di oneri aggiuntivi, “confermando il sinallagma tra prestazione lavorativa come effettivamente resa e orario di servizio”.Partendo da questa considerazione e dall’impossibilità di inserire un riferimento contrattuale su una diversa disposizione dell’orario di lavoro rispetto a quanto indicato nell’art.28 del CCNL 2006/09 ancora vigente sull’orario del personale docente di ogni ordine e grado, la nota, secondo le osservazioni Anief, ha richiamato la possibilità di adottare un’unità oraria inferiore ai 60 minuti e stabilire le eventuali relative pause così come indicato nei vari PTOF e nelle varie delibere dei Collegi dei Docenti.Per la strumentazione informatica in possesso del personale docente, per venire in supporto a tutto il personale a tempo determinato, circa un quarto del totale del corpo docente, che non usufruisce della Carta docenti, i Dirigenti Scolastici sono stati invitati a far uso dello strumento del comodato d’uso della strumentazione in possesso di ogni istituto.Anief inoltre ha ottenuto un impegno “politico” da parte dell’amministrazione di incrementare la dotazione di device nelle scuole a favore non solo degli alunni ma anche dei docenti che ne facciano richiesta. Nessun riferimento esplicito poteva essere inserito nel CCNI in quanto lo stanziamento di nuovi fondi è di natura legislativa e non contrattuale. I lavoratori, benché il periodo di quarantena sia equiparato al ricovero ospedaliero, non sono da considerarsi non idonei al lavoro e dunque sono considerati in grado di espletare la propria attività professionale.Per il personale ATA assistente amministrativo, figura Dsga inclusa, la nota interviene naturalmente considerando la peculiarità delle prestazioni che permettono di lavorare in modalità agile.Su indicazioni Anief, gli assistenti tecnici, ove possibile, nell’area di appartenenza, danno supporto da remoto alle attività didattiche.Per il collaboratore scolastico, vista la specificità delle mansioni, deve essere garantita la sostituzione del personale assente in quarantena per permettere il normale svolgimento delle attività della scuola.Il personale docente di sostegno, siccome la funzione coordinata con il docente curricolare è una funzione inclusiva per l’alunno con disabilità, dovrà supportare il docente curricolare in quarantena ma senza variare l’impegno orario e senza divenire un tappabuchi come spesso si è visto. Tale indicazione, chiara e precisa, voluta fortemente dall’Anief che è particolarmente sensibile alla didattica inclusiva, diventa ancora più importante quando si mette in evidenza che tale situazione di supporto in presenza del docente curricolare in quarantena deve tener conto anche di particolari situazioni legate alla necessità di gestione esclusiva degli alunni con disabilità loro affidati. In quel caso il Dirigente Scolastico non potrà far altro che organizzare la didattica con il personale dell’organico aggiuntivo Covid, dell’organico di potenziamento o ricorrendo finanche alla supplenza.Ultimo riferimento importante riguarda la rilevazione della presenza in servizio del personale docente in QSA, fatta mediante il registro elettronico precisando, però, se la prestazione sia in presenza o a distanza. Quest’ultimo chiarimento, richiesto nel contratto appena firmato, ma promessoci nella nota esplicativa, si è reso necessario per un discorso di vigilanza degli alunni in presenza, che non può essere imputato ad un docente che eroga il servizio a distanza.

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Il ministero dell’Istruzione blocca le assunzioni annuali dei 70 mila insegnanti e Ata

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Avrebbero costituito il personale aggiuntivo finanziato in parte con il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e con il decreto-legge n. 34 del 2020, introdotti proprio per fronteggiare l’emergenza coronavirus, in particolare nelle scuole dove le classi sono state sdoppiate per mantenere i distanziamenti fisici di almeno un metro imposti dal Comitato tecnico scientifico. Dopo che gli istituti scolastici, sulla base del numero indicato dai propri Uffici territoriali, hanno nei giorni scorsi provveduto ad assumere gli insegnanti e Ata autorizzati, è delle ultime ore la “doccia fredda”, sotto forma di circolare, inviata dal Ministero ai presidi di tre regioni: a causa di non meglio specificate difformità tra i calcoli fatti dal Mi e quelli del portale degli stipendi della Pubblica amministrazione, i dirigenti sono stati invitati a fermare questo genere di assunzioni. “L’incidente che coinvolge proprio una delle misure «finalizzate a consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 – dice sempre Il Corriere della Sera – è stato commesso dal Ministero dell’Istruzione lo scorso agosto quando ha inviato agli uffici scolastici la tabella di calcolo che non corrisponde alla «spesa calcolata dal sistema NoiPa», il servizio degli stipendi della pubblica amministrazione. In attesa che il ministero, di concerto con il Mef, elabori le divisioni corrette dei fondi a disposizione, «si chiede di sospendere a decorrere l’attivazione degli incarichi temporanei del cosiddetto organico Covid non ancora perfezionati». Anief ricorda che l’inquadramento dei docenti-Covid è stato istituito dall’art. 231-bis della Legge 17 luglio 2020, n. 77 e quindi indicato nella lettera b) dello stesso articolo 231 bis del decreto-legge n. 34 del 2020, con la quale si dispone di “attivare ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea. In caso di sospensione dell’attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo”. Successivamente, con una doppia nota di chiarimento del capo dipartimento Max Bruschi, la n. 1843 del 13 ottobre e la nota, la n. 1870 del giorno successivo, il ministero dell’Istruzione ha chiarito che tali docenti rientrano a pieno titolo nell’organico dell’autonomia, non possono essere utilizzati esclusivamente per le supplenze del personale assente ed essere collocati per fare sostegno agli alunni disabili, ma soprattutto in caso di lockdown potranno operare in smart working. Quindi, non potranno essere licenziati. Sempre che vengano assunti.

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Istruzione e formazione: Sicilia all’avanguardia nell’istituzione degli ITS

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

Sei nuove Fondazioni ITS istituite in Sicilia grazie all’approvazione del Piano triennale per l’offerta formativa da parte della Giunta della Regione Siciliana. Si tratta di nuovi percorsi di specializzazione tecnica post diploma – che si aggiungono ai 5 già esistenti – pensati e realizzati nelle aree della Sicilia considerate prioritarie per la crescita economica della regione. Le Fondazioni ITS rappresentano ormai un vero e proprio anello di congiunzione tra giovani e mondo del lavoro, anzitutto per l’innovativo modello organizzativo realizzato in collaborazione con enti locali, università e centri di ricerca scientifica e tecnologica, aziende e soggetti privati sull’esempio delle alte scuole di formazione di tradizione tedesca e francese. I corsi, cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo nell’ambito della Programmazione 2014-2020 con la regia dell’assessorato all’Istruzione e alla Formazione Professionale, consentono di acquisire il diploma di Tecnico superiore, equivalente al V livello del Quadro Europeo delle Qualifiche. Quella degli Istituti Tecnici Superiori è una realtà in forte crescita, introdotta in Italia nel 2010, che da quest’anno assume un ruolo rilevante anche in Sicilia. Nel resto d’Italia infatti gli ITS hanno prodotto risultati sorprendenti: oltre l’80 per cento degli allievi riesce a trovare lavoro entro un anno dal completamento del percorso. “Si tratta di una straordinaria possibilità per il futuro dei nostri giovani – afferma l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale, Roberto Lagalla –. Per questo abbiamo voluto implementare e rafforzare il sistema degli ITS in Sicilia: partiti da 5, oggi siamo a 11 con una percentuale di sbocco occupazionale significativamente alta e molto vicina alle punte nazionali dell’85-90%. La particolarità è che ogni ITS ha una sua tematica: agroalimentare, mobilità sostenibile, ICT, energie rinnovabili e nuove tecnologie della vita. Si tratta di strumenti moderni che le società più evolute hanno largamente adottato e che oggi noi proponiamo ai giovani siciliani. Tutto ciò dimostra che l’importante è fare della formazione, della cultura e dell’apprendimento la base del proprio percorso professionale e il lancio vero e autentico verso il futuro”. Tra le new entry: i corsi biennali “Agroduro” e “Agrolatte” a cura della Fondazione ITS Sicani di Bivona (Agrigento), finalizzati alla specializzazione nel settore della cerealicoltura e all’alta qualificazione professionale nell’ambito lattiero-caseario. Per accedere ai corsi, con frequenza obbligatoria, bisogna aver conseguito il diploma di scuola media superiore. Oltre alle ore di lezione sono previsti tirocini presso aziende. Nuovo anche l’ITS Alessandro Volta di Palermo, primo Istituto Tecnico Superiore in tutta la Sicilia Occidentale e il secondo nel Meridione d’Italia specializzato in “Nuove tecnologie della vita”, con il primo corso per “Tecnico superiore per la produzione di apparecchi e dispositivi diagnostici, terapeutici e riabilitativi”, una figura che trova la sua collocazione all’interno dei servizi di ingegneria biomedica e in strutture sanitarie pubbliche e private, sia nazionali che internazionali. Il percorso include un approfondimento nel campo della modellazione e stampa 3D nel settore biomedicale, approfondisce l’acquisizione e la trasmissione di segnali biomedici, nonché la digitalizzazione delle informazioni per la manutenzione delle apparecchiature biomediche su piattaforme IoHT (Internet of Health Things) e IoT (Internet of Things). È inoltre di recente pubblicazione l’avviso 36/2020 con fondi a valere sul FSE che, oltre al finanziamento dell’offerta formativa ordinamentale, permette alle Fondazioni di presentare una proposta formativa che persegua l’innalzamento della qualità dell’offerta ITS, valorizzando, altresì, il profilo internazionale e lo sviluppo di attività di ricerca

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Istruzione: Pacifico (Anief): cabina di regia nazionale su eventuali didattica a distanza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ai microfoni di Orizzonte Scuola Tv, sul tema della didattica a distanza e la possibile chiusura degli istituti, ha affermato che “la scuola deve portare avanti la didattica in presenza e in tempo di emergenza da Covid bisogna attivare le strategie per preservare la salute di tutti, studenti e lavoratori. Era stato firmato un protocollo, con previsione anche di risorse, alcune delle quali non ancora arrivate. Di per sé la scuola non è un luogo insicuro, risultano molto più pericolosi i mezzi pubblici utilizzati per raggiungere le aule. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio rischio biologico”. Per quanto riguarda poi la scelta di alcuni governatori regionali di chiudere le scuole in seguito alla risalita dei contagi, il sindacalista autonomo ha aggiunto che “è una scelta che spetta al Governo, se c’è un rischio focolaio è giusto che si prendano delle precauzioni per contenerlo. Bisogna lasciare però questa responsabilità al Governo. Si è parlato anche di far andare a scuola i docenti per avviare da lì la didattica a distanza, ma è un discorso che non si può improvvisare, ci vuole una cabina di regia nazionale. Se le scuole dovessero chiudere in tutta Europa, come è successo a marzo scorso, sarà il Governo a deciderlo, se rimangono aperte devono essere certamente in sicurezza. Dobbiamo evitare che regni l’incertezza”.

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Istruzione: Recovery fund, la parola d’ordine è investire nel “capitale umano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Entra nel vivo la partita di assegnazione dei 209 miliardi di euro del Recovery fund che la Commissione europea assegnerà in primavere all’Italia: dopo la presentazione a Palazzo Chigi della bozza – da parte del Comitato interministeriale per gli affari europei – contenente sei “cluster” generici che poi andranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali, negli ultimi giorni il documento ha cominciato a prendere una sua conformazione in vista sia della consegna a breve in Parlamento sia alla trasmissione del testo definitivo già fissata per gennaio. Di questi temi, legati a doppio filo al Documento di economia e finanza, se ne parlerà sicuramente nel prossimo Consiglio dei ministri che dovrebbe svolgersi nella serata di domani. Intanto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha messo in chiaro che la Scuola e la Conoscenza avranno un posto di primo piano nell’assegnazione dei fondi UE.Marcello Pacifico (Anief): “Ampliare gli organici scolastici in rapporto alle esigenze del territorio anche in orario extracurriculare e l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni con estensione fino alla maggiore età deve essere una delle priorità. Perché ancora paghiamo le conseguenze di avere cancellato con la Legge 133/08 un sesto dell’organico di diritto e dell’orario scolastico, collocando la Scuola nei capitoli di spesa della spending review. Non è un caso se nel 2013 l’Italia è scesa a 4.455 ore studio nell’istruzione primaria, rispetto alle 4.717 dell’Ocse e 2.970 in quella superiore di primo grado rispetto alle 3.034 sempre dell’Ocse con un tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni del 23,2% rispetto al 15,8% dell’Ocse. Nello stesso periodo un istituto su tre è stato cancellato come sede di direzione con processi di dimensionamento che oltre a ridurre l’organico di dirigenti e Dsga di 4.000 unità ne hanno colpito il funzionamento. Senza dimenticare l’innalzamento del numero di alunni per classe, all’origine dei 31.000 gruppi-pollaio, composti da 25 alunni, di cui oggi tutti parlano giustamente con indignazione”.

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Il futuro del Paese passa attraverso l’istruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Dopo l’intervento del presidente Anief Marcello Pacifico agli Stati generali di Villa Pamphili voluti dal premier Giuseppe Conte, anche la ministra dell’Istruzione chiede un ruolo di tutto rispetto ad assegnare alla scuola nell’assegnazione dei fondi europei finalizzati al rilancio dei Paesi membri colpiti dalla pandemia da Covid19: “È necessario – ha detto Azzolina – che una parte consistente delle risorse a disposizione nell’ambito del Recovery Fund sia destinata al capitolo Istruzione. Si tratta di un impegno che Governo e Parlamento non possono non condividere perché proprio dalla scuola passa il futuro del Paese”. Marcello Pacifico (Anief): “Ha fatto bene la ministra Azzolina a rimarcare l’esigenza di assegnare alla scuola una parte consistente dei fondi provenienti dal Recovery Fund: i nostri istituti necessitano, oltre agli interventi di edilizia e digitalizzazione, anche di risorse professionali. Con la riattivazione di 15 mila plessi, 4 mila istituti autonomi dismessi, vanno infatti riabilitati altrettanti presidi e Dsga, ma anche ripristinati 200 mila cattedre e 50 mila posti di personale Ata, anche per garantire quel tempo scuola settimanale tagliato in tutti i cicli inopinatamente dal dimensionamento attuato dal 2008. È tempo di superare quelle logiche, come di cancellare classi pollaio e supplentite, svecchiare la classe docente e fare entrare a regime di tutte quelle figure professionali previste per legge ma mai attuate”. È determinata la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervenuta oggi in commissione Istruzione e Cultura alla Camera, sui fondi del Recovery Fund che Bruxelles assegnerà la prossima primavera. “Le nostre idee e i nostri progetti saranno attentamente vagliati ma possiamo dire che il Governo ha già posto su di essi grande attenzione”, ha assicurato la ministra.La bozza del progetto sarà presto sotto esame del Parlamento italiano, in vista della consegna alla Commissione europea prevista per gennaio 2021. “Ascolteremo con profondo spirito di collaborazione e condivisione tutti i suggerimenti che giungeranno dal Parlamento”, ha proseguito Azzolina sottolineando però che “abbiamo un’occasione di grande rilievo che non possiamo sprecare e una chiamata ad una grande responsabilità a cui non possiamo non rispondere. Se utilizziamo bene le risorse che perverranno dall’Europa potremo insieme intervenire su alcuni dei mali storici della nostra scuola, potremo lasciarci alle spalle le stagioni peggiori che l’hanno ferita più volte e l’hanno mortificata togliendole risorse e speranze”.

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Il futuro di istruzione e ricerca post Covid

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Potenziamento del sistema scolastico e dei processi di apprendimento grazie alla tecnologia per migliorare la didattica in presenza e abilitare quella a distanza. Snellimento ed efficientamento delle attività burocratiche. Garantire l’inclusione e la partecipazione di tutti gli studenti. Aumentare i livelli occupazionali giovanili post-laurea. Trasformare le competenze della ricerca in un asset strategico per migliorare il Sistema Paese e attirare capitale estero.Devono essere questi gli obiettivi delle nuove politiche di innovazione della Scuola e della Ricerca Universitaria, due grandi leve a disposizione per rilanciare la nostra economia e puntare a una crescita più virtuosa e sostenibile. Per realizzare questi obiettivi sono due le priorità: spingere sulla virtualizzazione ed ibridizzazione dei modelli scolastici e continuare a promuovere la ricerca, una distintiva eccellenza italiana.
Il nuovo Coronavirus ha sconvolto la vita di tutti. E finché non ci sarà un vaccino efficace, non si può escludere la possibilità di un ritorno a forme di lock-down. Un’ipotesi spiacevole, che, però, si può trasformare in opportunità di promozione della virtualizzazione del sistema scolastico. Senza una copertura nazionale delle infrastrutture digitali, non si può garantire il diritto all’istruzione che, in questi mesi, è stato reso possibile proprio grazie alle tecnologie digitali (il Piano Nazionale Scuola Digitale 2020 prevede la messa a disposizione di €1,1mld per migliorare la connessione alla rete delle scuole e formare il personale alla didattica digitale). Come è noto, infatti, durante la pandemia non tutti hanno avuto le stesse possibilità di accedere alle tecnologie e alla connessione. In certe zone, il digital divide ha intensificato le diseguaglianze sociali preesistenti. Pur non avendo difficoltà specifiche con il mondo digitale e valutando positivamente l’impatto della scuola durante il lockdown, quasi il 40% dei Gen-Z ha avvertito una nuova forma di stress, amplificata da un modello didattico completamente a distanza (Deloitte Millenial Survey, 2020), senza tener conto della percezione degli insegnanti. Che si torni o meno a un nuovo lockdown, è chiara la necessità di sviluppare modelli scolastici ibridi, in cui il mondo digitale e quello tradizionale convivono e si completano e in cui il rapporto umano tra insegnate e alunno è al centro dell’esperienza formativa. I nativi digitali, infatti, chiedono più investimenti per ridurre il “digital divide”, ma ribadiscono che niente può sostituire le relazioni umane (The future We Want, Unicef, 2020). Sostanziali passi in avanti devono essere fatti: l’intensità della R&S in Italia è stata pari all’ 1,39% del PIL, ben al di sotto della media EU di 2,06%, del 3% di Germania e Svezia (Istat, 2020). A tal fine è essenziale non solo incentivare la collaborazione delle università pubbliche con le aziende private tramite l’istituzione di centri di ricerca e poli innovativi, ma anche investire in talenti specializzati, che al momento scarseggiano. Come dimostrato dai dati dell’esclusiva ricerca dell’Osservatorio della Fondazione Deloitte, in Italia quasi un’azienda su quattro (il 23%) non riesce a trovare i profili professionali STEM di cui ha bisogno. Nel nuovo contesto Covid, investire per valorizzare il capitale umano è una sfida strategica da cogliere e vincere per il futuro del Paese.

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“Le assunzioni di personale previste nel fabbisogno dei Ministeri dell’Istruzione e dell’Università e ricerca sono insufficienti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

La carenza di organico in questi due ministeri, infatti, come riconosciuto in un documento di questi stessi, è pari in media al 50%. Ed è sempre più urgente un piano straordinario di assunzioni”. Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil nel far sapere che è stata fornita alle organizzazioni sindacali l’informativa sul piano del fabbisogno del personale dei due ministeri per il triennio 2020-2022, approvato dai Ministri Azzolina e Manfredi lo scorso 14 agosto.
Il documento consegnato, riporta il sindacato, “analizza in maniera analitica l’attuale situazione degli organici presso i due Ministeri nonché le previsioni nel triennio relative alle cessazioni e prende atto di quanto da noi da tempo denunciato in ordine alla gravissima carenza di organico dell’ex Miur tanto che, oltre ad indicare una scopertura media del 50% degli organici (con punte più alte presso alcuni uffici periferici), si riconosce nel documento come ‘in tale contesto, solo con grandi difficoltà l’amministrazione riesce a garantire la gestione ordinaria delle attività e grazie allo sforzo delle singole persone, soprattutto per quanto riguarda il settore scolastico. Negli uffici territoriali, infatti, le procedure volte a garantire il regolare avvio dell’anno scolastico si aggiungono all’ordinaria attività istituzionale, costringendo il personale a lavorare nei giorni festivi, rinviare la fruizione delle ferie estive, prestare ore eccedenti l’orario ordinario, che non sempre vengono retribuite’”.Al 31 marzo 2020, fa sapere la Fp Cgil, “risultavano in servizio presso il Ministero dell’Istruzione 2.793 lavoratori, di cui 174 dirigenti e 2.619 appartenenti al personale delle aree, a fronte di una previsione contenuta nel DL 1/2020 rispettivamente di 406 dirigenti e 5.538 lavoratori delle aree. Mentre presso il Ministero della Università e Ricerca, alla stessa data, risultavano in servizio 197 lavoratori, di cui 21 dirigenti e 176 appartenenti al personale delle aree, a fronte di una previsione rispettivamente di 41 dirigenti e 467 lavoratori appartenenti al personale delle aree. Nonostante il documento preveda un numero consistente di assunzioni nel triennio, l’intera operazione, al netto delle cessazioni nello stesso triennio, riuscirà a stento a portare la scopertura dell’organico ad un livello attorno al 40%”. Per queste ragioni la Fp Cgil ribadisce “l’urgenza di un piano straordinario di assunzioni e una effettiva riorganizzazione che snellisca e velocizzi le procedure presso i due Ministeri al fine di garantire ai dipendenti condizioni di lavoro dignitose e su tutto il territorio nazionale la funzionalità delle strutture che contribuiscono a rendere effettivo il diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

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Istruzione: Anief presenta emendamenti al decreto agostano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Il sindacato ha presentato emendamenti in V commissione Bilancio al decreto “agostano”. Marcello Pacifico (Anief): “Sono degli emendamenti che soprattutto vogliono rilanciare l’istruzione. Riguardano anche gli organici, la stabilizzazione dei precari, l’attivazione dei passaggi verticali per il personale Ata, l’attuale concorso Dsga. Sono norme che vogliono confermare nei ruoli i diplomati magistrale, rivedere il rapporto alunni-docenti e intervenire anche sulla mobilità contro il vincolo quinquennale. Speriamo che vengano presentati, discussi e poi approvati, per iniziare il nuovo anno scolastico più sicuri e certi che la scuola sia il volano di questo paese e non più considerata come una spesa”. Vai all’intervista del presidente Anief Marcello Pacifico
Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Italia Stampa, facendo il punto della situazione sulla riapertura della scuola. Come sottolineato dal sindacalista autonomo, Anief ha presentato emendamenti in V commissione Bilancio al decreto “agostano”. “Sono degli emendamenti – ha affermato Pacifico – che soprattutto vogliono rilanciare l’istruzione, facendo in modo che alla fine le scuole abbiano tutti gli spazi che erano stati promessi e che purtroppo, dopo anni di tagli, non sono stati assegnati per questioni di tempo e questo per arginare l’emergenza epidemiologica anche nel momento in cui si rientra in classe. Sono anche emendamenti che riguardano gli organici, la stabilizzazione dei precari, l’attivazione dei passaggi verticali per il personale Ata, anche l’attuale concorso Dsga al fine di inserire tutti gli idonei nella graduatoria”.

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Istruzione: In Germania salgono a cento le scuole chiuse a tre settimane dalla riapertura

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Mentre i contagi si attestano tra 1,5 e 2 mila unità. Ecco quello che potrebbe succedere in Italia. Pacifico (Anief): bisogna riaprire in condizioni di massima sicurezza e serenità attraverso norme che chiariscono la responsabilità del personale dirigente, docente, educativo e amministrativo in attesa di un provvedimento ad hoc che riveda la politica di dimensionamento su classi, plessi, organici e di reclutamento sul precariato e sulla mobilità dei neo-assunti. “L‘Italia deve guardare con estrema attenzione all’esperienza che stanno vivendo gli altri Paesi dove la scuola è ripresa già nel mese di agosto. L’alto numero di contagi che si sta registrando negli istituti scolastici in Europa non può essere ignorato e deve essere un monito per alzare i livelli di sicurezza nel nostro Paese, altrimenti si mette a repentaglio la salute di 10 milioni tra alunni e personale”: a dirlo è oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief commentando la notizia che in Germania, dove negli ultimi giorni sono tornati in classe 9 Länder su 16, sono già più di cento gli istituti scolastici chiusi e a cui vanno aggiunti gli asili. Le chiusure sono state necessarie in particolare nelle zone più densamente abitate e l’alto numero di contagi si è realizzato nonostante “tutti gli alunni e il personale delle scuole tedesche” abbiano avuto “normalmente l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza di un metro e mezzo e di portare le mascherine all’interno degli istituti, ma non durante le lezioni”.Tolleranza zero sul fronte sicurezza. Giovedì scorso, riporta la stampa, il Tribunale amministrativo superiore di Münster ha respinto una richiesta urgente di tre alunni del distretto di Euskirchen che avevano fatto ricorso contro le nuove regole, stabilendo che il provvedimento è «proporzionato» ai rischi e non costituisce un pericolo per la salute degli studenti. «Lo so che è faticoso. lo è per tutti, ma al momento non c’è alternativa alla mascherina» ha detto la ministra dell’Istruzione Anja Karliczek. Nella maggior parte dei casi rilevati, sono state trovate solo singole persone infette, tra alunni, insegnanti o personale scolastico, e sono state disposte quarantene cautelative. «Le scuole non sono focolai. Le infezioni di solito vengono portate negli istituti dall’esterno», ha confermato Sandra Scheeres, responsabile berlinese per l’Istruzione. «È meglio l’obbligo di mascherina piuttosto che richiudere le scuole» ha sintetizzato nei giorni scorsi la cancelliera Angela Merkel.

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Scuola: “Il protocollo sicurezza firmato dal ministro dell’Istruzione Azzolina è un timido passo verso la riapertura di settembre

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Una ripresa che certamente tutti auspichiamo, ma i ritardi accumulati in questi mesi non promettono nulla di buono, perché se i problemi sono il distanziamento sociale e le ‘classi pollaio’ allora bisognava programmare con anticipo, pianificare la ristrutturazione degli edifici scolastici, riparare quelli fatiscenti, riaprire i piani di quei plessi non utilizzati per diminuzione numero studenti. Soprattutto, il Governo poteva investire sulle scuole pubbliche paritarie incoraggiandole ad avere un numero superiore di alunni, decongestionando così le pubbliche statali in una visione sussidiaria. Per fronteggiare il problema dei tanti genitori che da settembre dovranno lasciare i bambini da qualche parte, visto che non ci sono nidi pubblici sufficienti per ospitarli nonostante le promesse fatte in pompa magna dal presidente del Consiglio, era necessario incentivare i gestori di servizi privati socio educativi 0-6 anni. Ma anche questo non è stato fatto. Non ci rassicura il ‘garantisco io sulla scuola’ del premier Conte. Dal Governo sono prevalsi l’approssimazione, i ritardi e la mancanza di visione per poter far ripartire la scuola in presenza ed efficienza”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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All’ISIA di Faenza, l’istruzione è per tutti

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Faenza. In questo momento difficile segnato dal Covid-19 che, tra i tanti effetti sociali ed economici negativi, potrebbe determinare anche una perdita di fiducia dei giovani nel futuro con un conseguente deciso calo del numero di iscrizioni ai corsi universitari e di alta formazione, i vertici dell’ISIA di Faenza hanno voluto fortemente sostenere gli studenti e le loro famiglie, per garantire l’accesso alla formazione universitaria a tutti. In linea con quanto indicato dal Decreto Ministeriale n. 295 del 14 luglio 2020, che prevede l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie agli studenti con ISEE non superiore a 20mila euro, il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio Accademico hanno deliberato, in sintonia e all’unanimità e per quanto di competenza, l’abolizione dei Test d’ingresso ai corsi di primo livello (Triennio di I livello in “Disegno industriale e progettazione con materiali ceramici e avanzati) e secondo livello (Bienni in “Design della Comunicazione” e “Design del Prodotto e progettazione con materiali avanzati”) e della relativa tassa di ammissione, prima quantificata in 50 euro.In aggiunta, al fine di incentivare le iscrizioni per il prossimo anno accademico, il contributo onnicomprensivo annuale ISIA, da versare al bilancio dell’Istituto, tenuto conto delle fasce reddituali indicate nella Legge di Stabilità 2017 e da ultimo nel D.M. n° 295/2020, sarà ridotto in misura pari al 10% rispetto alla contribuzione attuale.L’ISIA di Faenza ha inoltre lavorato in questi mesi per garantire, all’interno ampi ambienti di cui è dotata la sede di Palazzo Mazzolani, tutte le indispensabili misure di sicurezza affinché gli studenti possano studiare e praticare le lezioni laboratoriali con la giusta e necessaria tranquillità.

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236 milioni stanziati dal Ministero dell’Istruzione per il diritto allo studio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

In particolare per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo, dispositivi digitali e materiali per studenti con bisogni educativi speciali, sono un passo importante verso politiche efficaci di contrasto della povertà educativa – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi –. Come Associazione abbiamo documentato, sia in occasione degli Stati Generali sia con la Commissione Bianchi, il tema della povertà economica ed educativa e abbiamo sottolineato la necessità dell’aiuto alle famiglie più bisognose nel pagare i costi dell’educazione dei propri figli, consapevoli come siamo che dalla scuola e dalla cultura passa la crescita e lo sviluppo economico e civico del Paese. Siamo lieti dell’ascolto e della risposta del Governo e della politica al nostro grido di allarme”.
Adesso il Paese ha di fronte una sfida ancora più difficile: fare in modo che nessuno studente rimanga indietro perché nato in famiglie povere, o che lo sono diventate – e sono molte – a causa dell’epidemia. Ringraziamo il Governo e la ministra Lucia Azzolina in particolare per questa misura a contrasto della povertà educativa.

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Istruzione: Un assistente tecnico in tutte le scuole

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Gli assistenti tecnici assunti per pochi mesi per fare fronte all’emergenza Covid-19, poi licenziati lo scorso 30 giugno, vanno lasciati al loro posto: lo prevede un emendamento al Decreto Rilancio, già approvato dalle Commissioni della Camera, che oggi approda nell’Aula di Montecitorio. Una manovra che si riallaccia al Piano nazionale di riforma, che accompagna il Def e che dovrebbe arrivare sul tavolo del prossimo CdM, il quale prevede di assicurare la fibra in tutti gli istituti entro due anni. Diventa così la regola il supporto tecnico-professionale assicurato durante la didattica a distanza a famiglie, alunni e lavoratori che hanno riscontrato difficoltà di collegamento alle piattaforme e nella gestione dei software. Per il sindacato, questi tecnici devono essere assunti in pianta stabile. Come vanno immessi in ruolo su tutti i posti vacanti i precari amministrativi, collaboratori scolastici e Dsga che hanno svolto almeno 24 mesi, a cui vanno aggiunti i 40 mila Ata indispensabili per riprendere le lezioni in presenza a settembre e per assicurare i servizi minimi essenziali.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “con lo smart working che diventa una modalità di prassi, anche attraverso lo stesso attuale Decreto Rilancio, la didattica a distanza (seppure in casi estremi) sempre adottabile, la progressiva tecnologizzazione e digitalizzazione degli istituti e della didattica, la presenza di un assistente tecnico per istituto è diventata una necessità imprescindibile. Come vanno coperti con personale di ruolo tutti i posti vacanti e disponibili. Il coronavirus ci ha fatto comprendere che le necessità scolastiche sono mutate, che i lavoratori hanno bisogno di supporto e assistenza, anche alla luce dell’elevazione del livello tecnologico che il Governo vuole assicurare ad ognuna della 40 mila sedi scolastiche italiane”.
Sembra avere l’accoglimento dei parlamentari della Camera la richiesta del sindacato Anief di confermare in pianta stabile i mille posti di assistente tecnico informatico introdotti nel mese di aprile per decisione del Governo, al fine di dare una risposta nelle scuole al contagio di massa del coronavirus. A prevederlo è un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio proprio “per l’assunzione di 1.000 assistenti tecnici nelle scuole di infanzia, primarie e secondarie di primo grado”.Si tratta di un provvedimento che va anche ad implementare il Piano nazionale di riforma che accompagna il Def e che dovrebbe arrivare sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri, che per rispondere alla sfida emergenziale del coronavirus.

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Istruzione: puntare su prevenzione e sicurezza

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Confedir e Udir hanno presentato al Governo Conte un documento confederale sul Rilancio Italia con progetti e strategie per il futuro del paese. Marcello Pacifico (Udir-Confedir): Occorre avviare una vera e propria rivoluzione culturale a favore della prevenzione e della sicurezza, per garantire la salute di lavoratori e cittadini. Confedir e Udir hanno presentato al Governo Conte un documento confederale sul Rilancio Italia con progetti e strategie per il futuro del paese. Nel documento si parla di istruzione e di dirigenti scolastici e si ribadisce il ruolo centrale della scuola, affinché formi al meglio i cittadini del domani, nell’ottica di un luogo sicuro e a norma dove poter svolgere serenamente il proprio lavoro. Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir e segretario organizzativo Confedir, ha affermato che “occorre avviare una vera e propria rivoluzione culturale a favore della prevenzione e della sicurezza, per garantire la salute di lavoratori e cittadini, ma non solo, è necessario dotare tutte le scuole del corretto numero di docenti e di un numero adeguato di personale Ata, al fine di garantire serenità a chi lavora con i nostri ragazzi ogni giorno e ai discenti stessi”. I dirigenti chiedono una tutela penale che si configura ancora più importante e necessaria in questo momento storico dove la pandemia epidemiologica, causata dal Covid-19, mette ancora più a rischio l’operato del ds; infatti, si chiedono più responsabilità e fondi per gli enti proprietari degli edifici scolastici, per rendere le scuole più sicure, efficienti e funzionali.I dd.ss. chiedono un sforzo per l’innovazione digitale della scuola: questa pandemia ci ha fatto vedere che qualcosa negli anni è stato fatto ma non quanto necessario. Bisogna assicurare a tutte le scuole connessioni stabili e un’adeguata strumentazione tecnologica abbandonando una politica di bandi a pioggia mai efficace. Necessario avviare una nuova sessione contrattuale per disciplinare le azioni durante i periodi di emergenza e regolamentare gli orari e le retribuzioni per le “nuove modalità di lavoro”, ribadendo il diritto alla disconnessione e alla riduzione degli aspetti burocratici, oltre ad adeguare la normativa scolastica rispetto alla situazione emergenziale della didattica a distanza. Occorre definire un organico degli “Assistenti Tecnici Digitali” sulla base di quanto già previsto in via transitoria nell’art. 120, comma 4, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 per la fase emergenziale come supporto alla DaD nella scuola primaria e dell’infanzia, da estendere a tutti gli ordini di scuola e da inquadrare nel ruolo Ata “coordinatore amministrativo e tecnico” nella misura non inferiore a uno per scuola.In ultimo, ma non meno importante, si chiede un adeguamento di tutti gli organici con maggiore riguardo rispetto alle nuove condizioni di incertezza venutesi a creare durante la pandemia, che richiedono più spazi e più personale Ata per garantire il distanziamento sociale, ma anche il recupero di più autonomie scolastiche: è per questo che si chiede di rivedere le norme che regolano il sottodimensionamento delle Istituzioni scolastiche, oltre che più docenti in modo da poter meglio distribuire le lezioni su più turni.

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Istruzione: Piano per la ripresa a settembre, ancora troppe ombre

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Anief ha predisposto un documento di risposta, punto per punto, al Piano per la ripresa delle attività didattiche a settembre presentato oggi ai sindacati dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. L’organizzazione autonoma pone il problema della riconfigurazione del gruppo classe, dell’articolazione modulare di gruppi di alunni, della frequenza scolastica in turni differenziati è inattuabile, del diverso frazionamento del tempo di insegnamento, dell’aggregazione delle discipline, dell’attività da svolgere per i PAI, della sorveglianza e vigilanza degli alunni. Grossi dubbi sono stati posti sulla volontà di utilizzare spazi al di fuori degli edifici scolastici, poiché gli spostamenti di docenti e studenti incrementano i rischi di assembramento. Come viene data poca considerazione alla disabilità e all’inclusione. Il Piano necessita, inoltre, di una collaborazione programmatica maggiore tra Enti locali, ISA, Servizi socio sanitari e famiglie.Manca uno scenario sulla valorizzazione del personale, che va contrattualizzata, così da farla rientrare nei doveri retribuiti e disciplinati anche in materia di sicurezza e vigilanza sanitaria. Si richieda maggiore attenzione anche alla formazione sulle metodologie innovative di insegnamento e di apprendimento, nonché alla formazione degli studenti impegnati in didattica laboratoriale. Vi sono perplessità sull’indicazione in capo alle istituzioni scolastiche per gli interventi sulla “edilizia leggera” per la “manutenzione straordinaria”. Come non è stato affrontato il problema delle classi numerose e come è possibile avere sdoppiamenti di classi. E su come l’eventuale turnazione potrebbe comportare enormi problemi a livello familiare. Nella scuola dell’infanzia non è chiaro quale operatore dovrebbe occuparsi della frequente igienizzazione dei materiali, giocattoli e altro. Va fatta chiarezza pure sui turni della mensa e sull’obbligo del PTCO. Come sono necessari interventi per la messa in sicurezza del servizio convittuale. Per gli istituti di primo e secondo grado, come per gli ITS, viene concesso troppo spazio all’autonomia. Le aule e i refettori individuati per le attività d’assemblea degli studenti devono prevedere gli stessi standard previsti per le attività d’aula. La didattica digitale deve necessariamente partire dalla formalizzazione contrattuale degli obblighi dei lavoratori. Dubbi giungono anche dalle manutenzioni.Marcello Pacifico (Anief): “Il confronto con la ministra Lucia Azzolina è servito a chiarire diversi aspetti. Vi sono delle parti da migliorare. Confidiamo nella volontà dell’amministrazione di venire incontro alle nostre osservazioni, realizzate da dirigenti sindacali che conoscono la scuola e vogliono il bene della scuola, ancora di più per una ripresa a settembre il più possibile proficua”.

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Scuola Governo: l’Italia investirà sull’istruzione. Pacifico: pronti a collaborare

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

L’annuncio è arrivato dal ministro all’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso degli Stati Generali dell’Economia: dobbiamo diventare tra paesi che investono di più in scuola, ricerca, innovazione. L’intenzione confermata dalle parole della ministra Lucia Azzolina: “La scuola è l’unico grande strumento che abbiamo per garantire opportunità a tutti i nostri giovani e permettere la mobilità sociale. I soldi per l’istruzione sono investimenti per la crescita”.Anief ritiene questa presa di posizione importante, frutto dell’azione incessante prodotta anche dallo stesso giovane sindacato, che da settimane chiede per la ripresa a settembre almeno 10 miliardi di euro e in assoluto un ingente finanziamento che cancelli le stime prodotte nell’ultimo DeF, da quale risulta che la spesa pubblica per la Scuola e la Conoscenza rispetto al Pil sarà in calo fino al 2035, passando dal 4% al 3,2%. “Ben venga il confronto di oggi, del primo pomeriggio, con il premier Conte proprio su questi temi”.Vogliamo diventare tra i paesi che investono di più in scuola, ricerca, innovazione: lo ha detto il ministro all’Economia, Roberto Gualtieri, in relazione agli Stati Generali dell’Economia in corso di svolgimento a Roma, a Villa Pamphilj. “Il perno – ha spiegato Gualtieri – saranno gli investimenti; vogliamo essere leader nei pagamenti digitali, trovare risorse contrastando l’evasione fiscale e attingendo in pieno a questo piano di rilancio per l’Europa”. Il ministro ha annunciato quindi un piano di rilancio del Paese: “lo stiamo elaborando è orientato agli assi dell’innovazione, sostenibilità, formazione, coesione sociale e il nesso tra le misure che stiamo realizzando con gli altri paesi Ue per non lasciare indietro nessuno e contenere gli effetti economici del virus”.Le parole del titolare del Mef sono state confermate da quelle della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, la quale si è detta “felice di aver partecipato” con gli altri ministri italiani agli Stati generali dell’economia, durante i quali ha inviato “un messaggio ormai chiaro spero a tutti: i soldi spesi per l’istruzione sono investimenti per la crescita di un Paese. Ricordiamoci sempre – ha continuato Azzolina – che la scuola è l’unico grande strumento che abbiamo per garantire opportunità a tutti i nostri giovani e permettere la mobilità sociale. Ascolteremo tutte le parti coinvolte nel sistema scolastico e lavoreremo in questa direzione”.Se le cose stanno così, se veramente il Governo vuole voltare pagina nella scarsità di investimenti effettuati negli ultimi anni in formazione e Conoscenza, tanto che in ambito scolastico siamo fermi al 3,8% a fronte di una media europea del 4,6%, significa che gli sforzi compiuti dalle parti sociali e dalle organizzazioni sindacali hanno raggiunto lo scopo prefissato.Anief, a fronte della scarsità di finanziamenti per la ripresa a settembre, ad oggi attorno ad 1,4 miliardi, ha sempre indicato la necessità di reperire almeno 10-12 miliardi di euro attraverso una operazione straordinaria. La strada per arrivare a questo obiettivo potrebbe essere quella, come già detto al presidente del Consiglio, di recuperare la somma indicata dai 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund, il fondo speciale che l’Europa sta predisponendo per ogni Paese membro, come “paracadute” per ammortizzare quella che si prevede lenta e difficile risalita dopo il Covid19.“Quei fondi da noi indicati – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – servirebbero nell’immediato, con effetto pratico a partire dal settembre 2020, per riprogrammare il numero di alunni per classe e i metri quadri indicati per il distanziamento minimo, oltre che per procedere a un piano straordinario di immissioni in ruolo, pari ad ulteriori 160 mila insegnanti ed educatori e 40 mila collaboratori scolastici e assistenti amministrativi e tecnici, e per riaprire e organizzare gli istituti in sicurezza. Lo ribadiremo oggi nell’incontro con il presidente del Consiglio”.

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Istruzione pubblica: Anief, no ai finanziamenti dei privati

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “La scuola pubblica statale deve tornare al centro delle politiche del Governo, affinché sia davvero gratuita, democratica, aperta, inclusiva e innovativa”In Europa tutti i paesi cercano soluzioni per garantire che le scuole abbiano a disposizione fondi sufficienti, incoraggiando al contempo l’uso efficace delle risorse pubbliche. Per tali ragioni il finanziamento dell’istruzione è diventato una delle massime priorità politiche, nonché in materia di ricerca. Questo processo non sembra attecchire in Italia.Lo stato in cui versa la scuola italiana è di una tale gravità che dovrebbe preoccupare chiunque, non solo gli addetti ai lavori. Fra i 37 Paesi dell’Ocse, l’Italia è stabilmente all’ultimo posto per la percentuale di spesa pubblica riservata all’istruzione. Com’è possibile che un paese moderno, con un’economia in costante recessione e una drammatica prospettiva di ulteriore marginalità, non abbia mai avuto un Governo in grado di intendere che investire in istruzione e ricerca è di gran lunga l’investimento più redditizio che si possa immaginare? Allo stato attuale, con i due provvedimenti del governo Conte in seguito alla crisi sanitaria del Covid-19, alla scuola sono stati destinati la metà dei fondi destinati ad Alitalia.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha affermato che “la scuola pubblica statale deve tornare al centro delle politiche del Governo, affinché sia davvero gratuita, democratica, aperta, inclusiva e innovativa. Il punto di partenza è alzare la spesa pubblica per l’istruzione passando dal 6,9% di oggi al 10,2% della media europea. Bisogna eliminare i danni provocati da vent’anni di tagli che hanno sottratto all’istruzione quasi 9 miliardi di euro, impoverendo l’offerta formativa”, conclude Pacifico.

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Ripensiamo il futuro dell’istruzione?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Lo tsunami prodotto dall’emergenza Covid19 sul sistema scolastico e formativo italiano – costretto a riorganizzarsi in tempi record per mettere in atto una didattica a distanza fino a quel momento rimasta appannaggio di pochi – ha portato insegnanti, presidi, rettori e politici a riconsiderare il modo di fare scuola in Italia.
“Ripensiamo il futuro dell’istruzione?”, si chiedono allora Gianmario Verona, Rettore dell’Università Bocconi di Milano, e Giovanni De Marchi, Presidente di Scuole FAES Milano, che converseranno via web lunedì pomeriggio 8 giugno alle 18.30 sulla pagina Facebook di Scuole FAES (https://it-it.facebook.com/ScuoleFaes/) nell’ambito degli appuntamenti settimanali di #nonbastaunascuola, calendario di iniziative per ragionare insieme su come sia importante suggerire strumenti, idee, riflessioni alle famiglie e ai ragazzi, per essere persone e cittadini responsabili.La crisi causata dalla diffusione del virus può diventare davvero un’opportunità per ridisegnare il sistema scolastico italiano, per rinnovarlo e proiettarlo nel futuro? Che caratteristiche dovrà avere? Certamente durante il lockdown si è scoperta l’importanza e l’efficacia delle tecnologie e della digitalizzazione, ma ancor più si è appreso il vero valore della scuola: la proposta di una visione interdisciplinare e a tutto tondo del mondo e della persona, la capacità di insegnare e far tesoro delle soft skill, la necessità di networking con il territorio, le Università, le imprese e il mondo del lavoro. E soprattutto, il saper fare la differenza quando davvero valorizza l’alleanza scuola-famiglia, dove i genitori sono i primi educatori dei figli.Di tutto questo si parlerà in diretta lunedì sulla pagina Facebook di Scuole FAES (www.faesmilano.it), un’Associazione nata nel 1974 per promuovere la collaborazione educativa tra scuola e famiglia e che Milano gestisce in via Amadeo scuole paritarie con oltre 1100 studenti ripartiti tra nido, scuola materna, primaria, secondaria di primo grado e licei.

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Istruzione: Riapertura scuole a settembre?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dall’incontro tra comitato tecnico scientifico e rappresentati del Ministero dell’Istruzione e dei sindacati rappresentativi della scuola sono emersi importanti spunti: la delegazione ANIEF ha illustrato il documento predisposto con le risposte alle domande poste dagli esperti e ha ricordato come servano 9 miliardi per modificare il rapporto alunni-personale docente/Ata alla luce del distanziamento sociale da mantenere di almeno 2 alunni per metro quadro, reclutare nuovo personale e recuperare i plessi dismessi. No a didattica alternata a quella in presenza o alla riduzione a 45 minuti delle lezioni. Niente saluto nell’ultimo giorno di scuola.Ecco le domande poste dal compitato tecnico scientifico: Come i sindacati vedono il prossimo anno scolastico? Quali sono le loro proposte data l’esperienza di questo periodo? Come ripartire in sicurezza? Come inquadrare gli aspetti di sicurezza sul lavoro?Secondo il documento presentato da Gian Mauro Nonnis, vicepresidente nazionale Anief, per rispondere, il sindacato si rifà alle bozze dei protocolli presentati dal M.I., contenente 13 punti tra i quali spiccano:
– Informazione da parte di D.S. sugli obblighi e sugli impegni rivolti a tutto il personale, alle famiglie e agli studenti
– Modalità di ingresso ed uscita dai locali scolastici con specifici protocolli interni affidati anche al confronto con le parti sindacali
– Percorsi di mobilità all’interno dell’istituto scolastico
– Pulizia e sanificazione dei locali e delle attrezzature
– Obbligo dei D.P.I. all’interno dei locali scolastici
– Organizzazione delle attività del personale
– Valutazione dello stress e supporto psicologico
– Protocolli sanitari per la gestione di persone sintomatiche
– Nomina del Medico Competente e sorveglianza sanitaria
– Costituzione di una commissione per il monitoraggio dell’applicazione dei protocolli
Le criticità emerse dalla bozza di protocollo pervenuta, nonché le tematiche su cui l’ANIEF ha avanzato una proposta scritta, sono molteplici, tra le quali: visto l’elevato numero di scuole in reggenza escludere ogni responsabilità penale per le inadempienze, relative al contagio da Covid, non direttamente riconducibili a condotte del Dirigente Scolastico; poter godere di un presidio stabile di autorità: il personale dirigente e il personale scolastico non hanno l’autorità di impedire l’ingresso o la permanenza nei locali dell’istituto dei soggetti sintomatici; la creazione di un protocollo che coinvolga tutto il SPP non soltanto l’RSPP che per motivi di servizio è difficilmente disponibile ad un intervento tempestivo; il coordinamento di autisti e accompagnatori per i quali devono essere individuati piazzole ed orari di fermata; la partecipazione di tutte le sigle sindacali alla contrattazione interna di istituto; le funzioni di controllo dei parametri biomedici non possono essere esercitate dal personale dipendente senza precisa autorizzazione degli interessati.

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