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Istruzione: Spesa in calo fino al 2040, lo dice il Def: dal 3,9% del 2010 al 3,1% del 2040

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Altro che cambiamento e avvicinamento all’Europa: la scuola figura tra i comparti pubblici con cui i Governi continuano a fare cassa. Il dato tendenziale in riduzione è contenuto nel Documento di economia e finanza 2019, presentato dal Governo ed ora sotto la lente delle commissioni del Senato: rispetto al Prodotto interno lordo, si legge a pagina 115 del documento, l’investimento pubblico per il settore della formazione risulta in discesa di 8 punti percentuali. L’impegno economico per la scuola tornerà a salire (al 3,3%) solo nel 2045. Nel frattempo, la forbice rispetto all’Europa, dove si spende in media il 4,9%, con punte del 7%, diventerà sempre più larga. Marcello Pacifico (Anief): Quello che fa pensare è che negli stessi decenni il Def ci dice che la spesa socio-assistenziale e sanitaria si indicano in crescita, passando rispettivamente dall’1,0 all’1,3 e dal 7,1 al 7,6. Ma che fine hanno fatto le promesse dei partiti di Governo sull’investimento nel settore della Conoscenza, con tanto di impegno di assunzione dei precari e di assegnazione di stipendi finalmente europei? L’alveo scolastico è destinato ancora più a ridimensionarsi: “la proiezione della spesa per istruzione in rapporto al PIL – si legge nel Def 2019 presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri – è coerente con l’aggregato di spesa definito in ambito EPC WGA. Il rapporto spesa/PIL presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio. A partire dal 2022, tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”. In base a quello che è dichiarato nel Def, quindi, il Governo non avrebbe alcuna intenzione di lasciare inalterati gli organici del personale scolastico, pur in presenza di una sensibile riduzione degli iscritti. La proiezione degli economisti del Governo stride con “i principali obiettivi programmatici dell’azione di Governo”, all’interno dei quali vi sarebbe anche “il sostegno all’istruzione scolastica e universitaria e alla ricerca attraverso misure atte a finanziarne lo sviluppo, con particolare attenzione al capitale umano e infrastrutturale”. Ma quali sarebbero questi progetti di sviluppo dell’istruzione pubblica? Il Def elenca una serie di punti, tra i quali spicca la volontà di “promuovere la ricerca, l’innovazione, le competenze digitali e le infrastrutture mediante investimenti meglio mirati e accrescere la partecipazione all’istruzione terziaria professionalizzante”.
Inoltre, “importanti risorse sono state stanziate con un decreto di novembre 2018157 per l’ampliamento dell’offerta formativa: 16,7 milioni destinati, oltre che a migliorare l’offerta formativa – con il coinvolgimento dei territori – anche allo sport e alle emergenze educative”. Per “la lotta alla dispersione scolastica, obiettivo fondamentale del Paese nel quadro europeo, passa anche per un incremento delle opportunità formative sul territorio. In questo senso sono state avviate, per il tramite dei Fondi Europei, una serie di misure per il potenziamento delle competenze di base e per la lotta alla dispersione”. Tra gli investimenti, figurano anche “circa 23 milioni per l’ampliamento dei percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) per l’anno 2018/2019”. Al fine di migliorare l’offerta formativa, inoltre, saranno avviate “misure per assicurare il reclutamento dei docenti con titoli idonei all’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria anche utilizzando, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate”. Altre azioni del Governo riguardano “il sistema integrato di educazione ed istruzione. La precocità d’ingresso nel sistema di istruzione è riconosciuta come misura capace di accrescere il successo formativo nel corso della vita: in tal senso per garantire il successo formativo di ciascuno studente si presterà maggiore attenzione alle esigenze della fascia 0-3 anni”.
Nel Documento di economia e finanza, si parla anche di razionalizzazione di spesa: “Con il disegno di legge sulle semplificazioni, approvato dal Governo a febbraio 2019, è prevista una delega nel settore dell’istruzione finalizzata a razionalizzare enti, agenzie, organismi e a modificare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, per eliminare sovrapposizioni di funzioni e definire chiaramente compiti e responsabilità”.
Nessun riferimento, invece, viene fatto alle condizioni che muteranno per giustificare il sensibile calo di investimenti per il comparto. Viene da sé che si tratterà, in primis, di una riduzione di spesa legata agli organici del personale, approfittando della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni: facendo in questo caso decadere il sogno della riduzione del numero di alunni per classe e la cancellazione delle non poche classi “pollaio”, tra l’altro caldeggiata anche dal primo partito di Governo con un apposito disegno di legge in discussione nelle commissioni parlamentari di competenza.
Rispetto all’Europa, se si guarda agli ultimi dati Eurostat – riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education” dai governi nel perimetro dell’Unione – l’investimento dell’Italia per l’Istruzione si delinea quindi ancora di più in chiave negativa: la media di spesa nel vecchio Continente, sempre rispetto al Pil, è infatti del 4,9%. Peggio del Belpaese fa solo la Romania (3,1%), mentre investono circa il doppio Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). È poi tutto dire che il governo tedesco mette sul piatto quasi il doppio di noi, 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia.
“Ogni commento ai contenuti del Def 2019, almeno per quel che riguarda la scuola – precisa Marcello Pacifico – è quasi superfluo: i numeri parlano da soli. Quello che ci sentiamo di dire a chi ci governa è solo di avere un minimo di coerenza rispetto agli impegni presi con i cittadini italiani: il programma di Governo non prevedeva un tracollo di investimenti per la scuola, né la riduzione di posti di docenti e personale Ata. La scuola non è in grado di sopportare un altro dimensionamento, si rischierebbe il default del sistema formativo pubblico”.

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Istruzione: Il Ministro tuteli tutti gli studenti della scuola italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Desta scalpore il titolo di un’intervista in cui si attribuisce a Bussetti la volontà di tutelare prima i figli di italiani rispetto ai migranti, “in un Paese – replica Pacifico (Anief) – dove uno studente su dieci è alloglotto, spesso lo è la maggioranza nelle prime classi di alcuni Comuni del nord del Paese”. Il sindacalista autonomo poi raccoglie la promessa dello stesso ministro di utilizzare il calo delle iscrizioni degli studenti per rendere più flessibili i criteri di formazione delle classi, ridurre le classi pollaio, e lasciare l’autonomia agli istituti sotto i 600 alunni situati in zone disagiate: “Tutte proposte che il nostro sindacato ha da sempre portato in Parlamento”
Una frase infelice o forse un titolo estremamente sintetico. Sta di fatto che l’intervista al ministro Marco Bussetti, apparsa oggi sul quotidiano La Stampa, sta scatenando polemiche sul web e in particolare sui social network. «A scuola tuteliamo gli studenti immigrati, ma prima i nostri figli» è il titolo dell’intervista. Il cui senso come minimo stupisce. Come fa notare Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief: «Il ministro pensi a tutelare tutti gli studenti della scuola italiana, tanto più che nel nostro Paese uno studente su dieci è alloglotto e spesso lo è la maggioranza nelle prime classi di alcuni Comuni del nord».Nella stessa intervista Bussetti, commentando il generale calo degli studenti (oltre 360mila in meno nei prossimi cinque anni) nelle scuole italiane, sostiene che questa flessione possa diventare un’occasione «per dare più tempo scuola e una maggiore offerta formativa ai nostri bambini e ragazzi. Pensiamo al tempo pieno al sud. O alle classi cosiddette “pollaio” che potranno essere eliminate». Aperture anche sulla revisione dei parametri sulle autonomie scolastiche. Il ministro sostiene che servono regole più flessibili, che valorizzino le specificità territoriali, magari mantenendo l’autonomia in favore di scuole che non raggiungono i 600 alunni, per certi indirizzi molto particolari, o in alcune aree d’Italia che si stanno svuotando. Frasi che non possono non trovare d’accordo Anief. «Si tratta di proposte che abbiamo sempre avanzato in Parlamento», conclude il presidente Pacifico.

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Istruzione: Udir per una sana sicurezza a scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

In merito ai recenti crolli che si sono susseguiti nelle strutture scolastiche italiane si evidenzia come siano principalmente dovuti al fatto che la metà dei nostri istituti risalga a prima del 1970. Servono interventi urgenti e un aggiornamento della normativa sulla responsabilità dei dirigenti scolastici che non hanno potere di spesa.Un altro aspetto su cui bisogna soffermarsi riguarda la relazione che intercorre tra vulnerabilità sismica dell’edificio e zona sismica di appartenenza delle strutture sul territorio nazionale; nel merito, si evidenzia che non vi è una correlazione direttamente proporzionale tra pericolosità sismica di zona e vulnerabilità del manufatto scolastico. Marcello Pacifico (Udir): Il nostro sindacato è stato primo promotore in Italia di una normativa adeguata sulla sicurezza già nella scorsa legislatura e ora la proposta di legge dell’on. Virginia Villani potrebbe andare nella giusta direzione se approvata.Purtroppo si susseguono le notizie di crolli a scuola, e certamente non aiuta la precaria salute in cui versano molti dei nostri istituti. Udir ha chiesto un parere a un esperto, l’ingegnere Natale Saccone: “Un altro aspetto, da tutti sottovalutato è la relazione che intercorre tra vulnerabilità sismica dell’edificio e zona sismica di appartenenza delle strutture sul territorio nazionale; nel merito, si evidenzia che non vi è una correlazione direttamente proporzionale tra pericolosità sismica di zona e vulnerabilità del manufatto scolastico. Cioè la probabilità di collasso di una controsoffittatura, ad esempio nella valutazione del rischio di caduta dall’alto, non è detto che sia maggiore in una zona sismicamente più pericolosa, in quanto può cadere a prescindere se la zona è sismica oppure o no. Ciò deve far riflettere e meditare, valutando i rischi, in quanto gli interventi devono essere estesi, non solo mirando alla classificazione sismica, ma alla vulnerabilità degli elementi anche non strutturali, che spesso la fanno da padrone nella valutazione delle magnitudo di rischio, legate ad alti coefficienti di probabilità di accadimento”.Quindi, certamente, servono nuove norme, con obblighi performanti sui controlli da parte degli organi di vigilanza.

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Istruzione: Dati Istat, sul rischio recessione pesa il mancato rinnovo dei contratti

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

Dall’Istituto nazionale di statistica giungono preoccupanti indicazioni sull’economia italiana, risultata in contrazione dello 0,2% nel quarto trimestre 2018. Ma arrivano anche importanti indicazioni sui contratti di lavoro, che se non adeguati lasciano milioni di famiglie italiane in condizioni di disagio economico e impossibilità di spendere. Per i lavoratori del settore della Conoscenza, il rinnovo della scorsa primavera, giunto dopo 10 anni di blocco, ha già esaurito i suoi effetti. Perché da più di 30 giorni i lavoratori della PA hanno di nuovo il contratto scaduto, con i salari ben al di sotto del consentito. Dopo avere incassato la misera del 3,48% medio, ad aprile l’indennità di vacanza contrattuale non riallineerà affatto i loro stipendi al tasso di inflazione reale certificato. Marcello Pacifico (Anief): Anche dopo l’aumento di 5 punti di stipendio, rispetto al vecchio contratto, rimangono da recuperare ancora 9 punti per arrivare ai 14 di aumento del costo della vita registrata tra il 2008 e il 2018. Per arrivarci non serve di certo la regionalizzazione dell’istruzione, ma ricordarsi le promesse fatte in campagna elettorale, quando si parlava di stipendi europei.

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Istruzione: Basta classi con 36 alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Piace il progetto di legge M5S che cambierebbe la scuola, ma la sua attuazione è ardua: a mettere a nudo i limiti del disegno di legge del M5S è stata l’opposizione parlamentare, in particolare il Partito Democratico e Forza Italia, che parla di progetto inattuabile, proprio per via dell’alto onere economico che comporterebbe. I costi, in effetti, non sono così trascurabili. Nel disegno di legge, si prevedono 338.500.000 euro per l’anno in corso; 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020; altri 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e ben 2.130.000.000 di euro a decorrere dal 2022. C’è poi da considerare che chi conosce la scuola sa bene che l’incremento delle classi comporta, a cascata, anche delle spese indirette (di gestione, personale aggiunto, ecc.) che potrebbero far lievitare le economie preventivate dal ddl 877.Il problema esiste, tanto che lo stesso on. Luigi Gallo ha fatto sapere: “Ci sarà tutto il mio impegno a chiedere le risorse necessarie al governo già per il 2020 per dare un segnale straordinario alla scuola. È una battaglia storica che vuole ridare dignità al nostro Paese, è una battaglia che si fa anche in Europa per far uscire dai vincoli di bilancio gli investimenti in istruzione e cultura. Noi in commissione continueremo a difendere il lavoro per cancellare le classi pollaio”. Quindi, di risorse al momento non se ne parla: semmai, si reperiranno, sempre se il governo si dirà d’accordo, solo a partire dal prossimo anno.Anche per l’anno prossimo, quindi, potremmo ritrovarci con classi pure da 36 alunni. Perché, c’è scritto nella relazione illustrativa del disegno di legge “nelle scuole secondarie di secondo grado è attualmente possibile comporre classi di 33 alunni; se poi si tiene conto della possibilità di derogare fino al 10 per cento al numero massimo degli alunni per classe, prevista dall’articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, è facile comprendere come ad oggi sia legittimo e pienamente conforme alla legge comporre sezioni con ben 36 alunni”.Ed è un vero peccato. Perché, come scrive Tuttoscuola, lo stop alle classi pollaio sarebbe “una svolta per riqualificare il servizio”, perché “annullare quel punto del rapporto alunni/docente” significherebbe cancellare “l’intervento Tremonti-Gelmini” con cui al governo “avevano fatto cassa sulla scuola, innalzando il numero degli alunni per classe, un meccanismo semplice che attraverso la numerosità degli alunni consentiva di avvalersi di un minor numero di classi (e, quindi, di docenti)”.La rivista specializzata si sofferma anche sulla “norma antincendio (decreto ministero interni 26.08.1992)” che “prevedeva (e tuttora prevede) un massimo di 26 persone nell’aula (25 alunni più l’insegnante): ignorata, in barba alla sicurezza! Aule stipate con l’impossibilità di intrattenere un rapporto educativo personalizzato tra docente e alunno? L’imperativo categorico era il risparmio prima di tutto. E se in classe c’è un alunno con disabilità? L’ipocrita formula utilizzata, quel “di norma”, consente di aggirare il livello massimo auspicato ma non vincolante di 20 alunni per classe”.
Ci si ritroverebbe, in sintesi, con tutta un’altra scuola. Anief lo sa bene e per questo aveva già presentato analoghi emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Anche indicando che tutti “i posti in deroga attivati ai sensi dell’articolo 9, comma 15 della legge 30 luglio 2010, n. 122, per due anni scolastici consecutivi” fossero “trasformati in organico di diritto”, superando quindi le illegittime supplenze annuali fino al 30 giugno, poiché attuate su posti vacanti disponibili e mettendo in cattedra dei docenti già pronti per coprire le ore che l’approvazione delle classi “sgonfiate” di alunni andrebbe a determinare.

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Tanti provvedimenti per l’Istruzione, pochi sono risolutivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

La prima manovra economica della nuova maggioranza giallo-verde introduce diverse novità sul fronte della Scuola su reclutamento, organici, alternanza scuola-lavoro, inclusione, contratto e stipendi. Ma se è stata tracciata una prima linea da seguire nei prossimi provvedimenti finanziari sicuramente da apprezzare, rimane, secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, la delusione e l’incomprensione per le mancate soluzioni sul precariato di migliaia di docenti e Ata, specie, di fronte a una possibile procedura d’infrazione della Commissione europea sul reiterato abuso dei contratti a termine. Da questo punto di vista, il Governo e il Parlamento hanno perso un’occasione importante per cambiare registro. Tra le novità introdotte si va da un nuovo sistema di reclutamento nella secondaria alla fine della titolarità su ambito territoriale per i neo-immessi; dall’incremento, di duemila unità, del tempo pieno nella scuola primaria al rinvio delle nuove norme in materia di inclusione scolastica degli alunni disabili; dalla fine dei servizi esternalizzati con l’assunzione progressiva di 12 mila lavoratori co.co.co. alla riduzione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro che cambiano nome; dall’esonero di 120 docenti che costituiranno delle équipe territoriali formative per facilitare l’utilizzo a scuola delle nuove tecnologie all’incremento dell’organico del personale dei licei musicali all’assunzione di 290 educatori; dall’aumento del fondo di finanziamento delle scuole, con nuove ripartizioni, ai nuovi requisiti di accesso ai corsi di specializzazione per il sostegno; dalla nuova ripartizione delle risorse del fondo utile per finanziare gli Istituti tecnici superiori allo sblocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale e a nuove risorse per l’aumento degli stipendi.

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Istruzione – Italia indietro tutta: spesa ferma al 3,9%

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

I numeri sullo stato di cultura degli italiani sono impietosi: gli ultimi ad essere stati diffusi sono collocati all’interno del capitolo «La società italiana al 2018» del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese che, a livello generale, definisce l’Italia “preda di un sovranismo psichico”. Nello specifico, se si guarda alla formazione dei suoi cittadini, il risultato continua ad essere quello di un territorio, la nostro Penisola, dove si spende in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Preoccupa anche l’alto numero di alunni che lascia anzitempo i percorsi di istruzione nel 2017: riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. Chi arriva alla laurea? Nella fascia 30-34 anni siamo passati appena dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue è salita dal 37,9% al 39,9%. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Occorre incrementare gli investimenti, focalizzare la spesa sull’orientamento post-diploma, a partire delle zone territoriali meno avvantaggiate. Ed assorbire nei ruoli tutto il precariato che caratterizza oggi l’insegnamento accademico. Solo pochi giorni fa è emerso che in Italia solo un dottore di ricerca su dieci lavora come professore accademico o ricercatore universitario. Per questo motivo, abbiamo chiesto per l’ambito universitario, nel testo della legge di Stabilità, di ripartire dalla stabilizzazione dei ricercatori.

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In Italia la spesa per l’Istruzione di un punto in meno rispetto all’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Nel Documento Programmatico di Bilancio 2019 consegnato all’Unione Europea, si legge che la spesa in rapporto al Pil si attesta in media sul 3,6% nel quinquennio 2014-2018 (3,5% nel 2019). A dispetto delle dichiarazioni dei responsabili istituzionali, la spesa per l’Istruzione è destinata addirittura a ridursi. Eppure, gli ultimi dati Eurostat ci dicono che se si guarda alla spesa per l’istruzione rispetto al Pil, l’Italia si trova in coda, solo dopo la Romania (3,1%), con la Germania che resta su valori percentuali apparentemente poco superiori ai nostri (4,3%), salvo poi staccarsi in modo sensibile quando si inquadrano gli assoluti. Anche l’ex Commissario alla spending review italiana, Carlo Cottarelli, ha di recente ammesso di ‘non avere mai proposto tagli alla Scuola, perché per la pubblica istruzione e la cultura non spendiamo affatto troppo rispetto al prodotto interno lordo’. Noi, però, lo stiamo facendo.

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Istruzione: Decreto Dignità, respinti tutti gli emendamenti salva-scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Si sta preparando il terreno al più grande licenziamento di dipendenti pubblici della storia della Repubblica italiana, avallando un concorso straordinario, voluto dai parlamentari delle Commissioni Cultura e Lavoro, che metterà in palio un numero di cattedre irrisorie, appena 12 mila a fronte di oltre 50 mila diplomati magistrali che lavorano stabilmente e ancora più laureati in Scienze della formazione primaria abbandonati al loro destino, con il risultato di scatenare una concorrenza spietata tra i docenti e costringere tutti gli esclusi al rivolgersi al tribunale per avere giustizia. Dopo le discussioni sulle richieste di modifica di ieri, terminate in piena notte, tutte sistematicamente bocciate per via del muro alzato dai parlamentari del M5S e della Lega, questa sera, alle ore 21.00, l’Aula passerà alle dichiarazioni di voto che non dovrebbero portare alcuna sorpresa. Pertanto, si può dire sin d’ora che la Camera dei Deputati perde l’opportunità di risolvere il problema del precariato, a partire da quello delle tante maestre e maestri della primaria e dell’infanzia che dopo anni e anni di supplenze, invece di vedere realizzata la loro stabilizzazione, dovranno riiniziare daccapo dalle graduatorie d’istituto che offrono l’opportunità di lavorare solo in 15-20 istituti. Eppure, l’opposizione ha presentato una serie di emendamenti specifici, ad iniziare dalla riapertura delle GaE per tutti gli abilitati, che avrebbero dato una valida risposta politica all’insignificante proroga di 120 giorni decisa dal governo per dare esecuzione delle sentenze sui diplomati magistrale a seguito della decisione del Consiglio di Stato.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta certificando il licenziamento, dal prossimo 30 giugno, di tanti maestri che avevano già erano stati assorbiti nei ruoli delle Stato, a cui si vanno ad aggiungere altri 43 mila docenti della scuola dell’infanzia e primaria che hanno sottoscritto un contratto annuale da GaE. E poi ci sono tutti gli altri abilitati. Pensare di risolvere tutto questo con un ‘concorsino’ per 12 mila posti, appare l’ennesima manovra da fumo negli occhi. A questo punto, possiamo dire che il prossimo anno scolastico si ricorderà per essere tra i più disorganizzati e caotici. Con un decimo del personale della scuola precario, non può essere quella dei concorsi la strada da prendere. Ancora di più perché in grandissima parte i 100 mila insegnanti che vengono chiamati ogni anno per coprire altrettanti posti disponibili, sono già stati scelti, formati e abilitati all’insegnamento. Ci ritroveremo in alcuni corsi di studio, quali appunto la primaria e la scuola dell’infanzia, per non parlare del sostegno e di alcune aree geografiche, in una situazione di vuoti da riempire che getterà i presidi nello sconforto. Quella che sta prendendo il Parlamento è una soluzione che scontenta tutti e crea le basi per una guerra interna alla docenza italiana: nell’ideare il concorso straordinario ci si è dimenticati di pezzi interi di categorie, anche queste già abilitate, solo perché non hanno svolto 24 mesi di servizio oppure perché la scuola non è statale, come ha osservato pure il servizio studi del Parlamento analizzando proprio il Decreto Dignità, rappresenta una scelta che costerà carissima allo Stato: si va verso, in questo modo, uno dei più grandi ricorsi della storia della Repubblica italiana.

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Scuola: Bussetti punta tutto sui concorsi e sulla fine delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Il ministro dell’Istruzione lo ha detto stamattina in audizione presso la VII Commissione cultura, rispondendo ai quesiti dei parlamentari: oltre all’attuale selezione, riservata agli abilitati, sono in programma altri tre concorsi, mentre le GaE “sono ad esaurimento e non si possono perpetrare all’infinito”. Secondo il giovane sindacato, le prospettive sul nuovo reclutamento indicate oggi dal Ministro dell’Istruzione non sono affatto risolutive; la strada da attuare passa per la verifica delle ragioni sostitutive valide che portano lo Stato italiano a perpetrare le supplenze per tanti anni: in caso contrario, bisogna invece procedere alle assunzioni, laddove i precari fossero già selezionati, formati e abilitati. E siccome in questa situazione sono i diplomati magistrale, i laureati in scienze della formazione primaria, oltre agli abilitati con Tfa e Pas, si può fare in modo veloce aprendo loro le GaE. In tal maniera, si stabilizzerebbero subito la maggior parte dei 100mila che vengono chiamati ogni anno a fare supplenze annuali. L’emblema di questa assurda situazione, che mette a repentaglio la didattica, è quanto sta accadendo con il sostegno: proprio oggi, è giunta la notizia che in Veneto per la scuola secondaria di primo grado, non sarà possibile coprire gli 842 posti assegnati.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si vuole davvero sradicare il precariato, l’unico modo rimane quello di riaprire le GaE e non chiuderle. Perché è dalle Graduatorie ad esaurimento che si chiamano ogni anno decine di migliaia di diplomati magistrale e collocarli in quelle d’istituto condannerebbe molti di loro alla supplentite a vita: per ammissione dello stesso Bussetti, infatti, anche i posti del concorso straordinario saranno limitati e chi non riuscirà ad entrarvi non potrà fare altro che il precario a vita, visto che la sua presenza è necessaria per coprire i vuoti di organico. Il progetto presentato dal Ministro non è altro che una continuazione della Buona Scuola. Altro che governo del cambiamento. Altro che continuità didattica. Si lasciano, in pratica, tantissimi precari senza alcuna prospettiva di assunzione. Sul sostegno si sta rasentando l’assurdo: un posto su tre, benché sia vacante, rimane al 30 giugno e quindi destinato ai supplenti.

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Istruzione: Dal premier Conte nessun accenno di Scuola al Senato nel programma di Governo: solo una dimenticanza?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Eppure l’istruzione pubblica era stata sempre presente nei programmi della campagna elettorale di M5S e Lega. Come rimane una delle parti determinanti del Contratto di Governo sottoscritto solo pochi giorni fa dai due movimenti politici che tengono la nuova maggioranza politica. Il più lungo discorso programmatico della storia della Repubblica, nell’Aula di Palazzo Madama, viene incentrato su un “Governo pragmatico, del fare” con un’azione tutta basata su “ascolto, esecuzione e controllo”: “Flat tax, Migranti, lotta alla mafia, lotta alla corruzione, Reddito di cittadinanza, salario minimo orario sono stati alcuni degli argomenti affrontati. Nessun accenno invece alle problematiche della scuola o alla cultura in generale”.Anief ricorda al Governo che sono diversi gli ambiti su cui agire: procedere con la cancellazione del precariato, riaprendo le GaE con un decreto d’urgenza, per superare la discussa sentenza del Consiglio di Stato che ha messo alla porta oltre 60mila maestre e maestri con diploma magistrale, ma anche per assumere tutti i precari abilitati sui 100mila posti vacanti. Inoltre, bisogna anche agire sul contratto di categoria andando a rivedere la mobilità e gli scatti automatici, da aprire anche ai precari, come sostengono ormai da tempo i giudici. Allo stesso modo, va rivista la riforma del Governo Renzi. Inoltre, va modificata, senza cambiare le carte in tavola, l’assurda Legge Fornero, introducendo la possibilità di andare in pensione a quota 100, sempre a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti. Infine, servono svariati miliardi di euro per avere stipendi per docenti e Ata adeguati all’Ocse.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ciò significa che l’Italia sarà commissariata dall’Europa per l’incapacità di gestire il precariato e la spesa pubblica aumenterà per colpa della politica, se non si cercherà di risolvere i problemi più urgenti. Inoltre, senza un programma politico centrato sullo sviluppo e sull’investimento di investimenti sul settore dell’istruzione, quello che si sta per avviare non si potrebbe definire il governo del cambiamento. A questo punto, ci aspettiamo che alla Camera dei Deputati, ma soprattutto in occasione del primo Consiglio dei Ministri, il presidente del Consiglio incaricato ci sorprenda con riferimenti espliciti alla Scuola e alle tante problematiche da risolvere. È un passaggio che gli italiani ritengono imprescindibile, attraverso il quale si gioca parte della credibilità del nuovo esecutivo M5S-Lega. (Al Senato il governo ha ottenuto la fiducia con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti. Si è chiusa così la giornata della fiducia di ieri di Palazzo Madama al governo del premier Giuseppe Conte.)

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Costruire un’Europa più forte: nuove iniziative per rafforzare ulteriormente il ruolo delle politiche per i giovani, l’istruzione e la cultura

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Le nuove iniziative mirano ad aumentare la mobilità per l’apprendimento e le possibilità di istruzione nell’UE, a fornire ai giovani i mezzi per agire in autonomia e responsabilità, in particolare incoraggiandoli a partecipare alla vita civica e democratica, e a sfruttare la cultura come strumento di progresso sociale e crescita economica in Europa.La Commissione presenta oggi un pacchetto comprendente:
una comunicazione di carattere generale, sul tema “Costruire un’Europa più forte: il ruolo delle politiche per i giovani, l’istruzione e la cultura”, che delinea il modo in cui la Commissione sta portando avanti l’agenda di Göteborg e il mandato conferitole dal Consiglio europeo;
una strategia per i giovani per il periodo 2019-2027 volta a fornire i mezzi per rendere i giovani europei autonomi e responsabili e a dare loro maggior voce in capitolo nell’elaborazione delle politiche dell’UE, a riprova di quanto la Commissione ritenga importante investire nei giovani e nel loro futuro;
proposte di raccomandazioni del Consiglio sui seguenti temi: sistemi di educazione e cura della prima infanzia di alta qualità, per gettare le basi di una vita di successo; riconoscimento reciproco dei diplomi e dei periodi di apprendimento all’estero per agevolare la mobilità per l’apprendimento in Europa; migliore insegnamento e apprendimento delle lingue per garantire che la conoscenza approfondita delle lingue straniere sia più diffusa tra i giovani;
una nuova agenda per la cultura, che mira a sensibilizzare i cittadini sul patrimonio culturale europeo condiviso nella sua diversità. L’agenda mira a sfruttare appieno la forza della cultura sia nella costruzione di un’Unione più giusta e più inclusiva, sostenendo l’innovazione, la creatività, la crescita e posti di lavoro sostenibili, sia nel rafforzare le relazioni esterne dell’UE.
La comunicazione generale “Costruire un’Europa più forte” delinea il progetto di una carta europea dello studente intesa a promuovere la mobilità per l’apprendimento, riducendo gli oneri amministrativi e i costi per gli studenti e gli istituti di istruzione e formazione. La Commissione prevede di introdurla entro il 2021 come simbolo visibile dell’identità degli studenti europei. La comunicazione sottolinea inoltre il lavoro che viene svolto con gli Stati membri e il settore dell’istruzione per dare vita alle università europee. Tali università europee, costituite da reti ascendenti di università già in essere, contribuiranno a rafforzare la cooperazione transfrontaliera mediante strategie istituzionali a lungo termine. Promuoveranno l’innovazione e l’eccellenza, incrementeranno la mobilità di studenti e insegnanti e faciliteranno l’apprendimento delle lingue. In tal modo si potrebbe contribuire anche a rendere l’istruzione superiore europea più competitiva. La Commissione intende avviare progetti pilota nel 2019 e nel 2020 nell’ambito del programma Erasmus+ prima della piena attuazione dell’iniziativa nel 2021.
Saranno elaborate inoltre altre azioni per sostenere un approccio all’istruzione e alla formazione basato sull’apprendimento permanente e l’innovazione. La Commissione, ad esempio, propone di sostenere l’istituzione di centri di istruzione e formazione professionale di eccellenza, al fine di promuovere un ruolo attivo dell’istruzione e della formazione professionale nello sviluppo economico regionale e locale.

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Istruzione: Il rapporto Eurydice boccia la scuola italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Pubblicato lo studio “Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support”: la ricerca illustra le principali sfide nella domanda e offerta di docenti e i modi con cui i sistemi educativi le affrontano. Il nostro Paese si caratterizza per l’invecchiamento progressivo della popolazione docente. Inoltre, se in diversi Paesi europei si registra la “carenza di studenti iscritti nei percorsi di formazione iniziale per insegnanti e la tendenza ad abbandonare la professione”, nonché una distribuzione sbilanciata di insegnanti tra materie e/o aree geografiche, in Italia chi vuole insegnare continua a dovere mettere in conto l’alta possibilità di vivere tanti anni di precariato. Molti Paesi prevedono una pianificazione preventiva. Mentre in Italia decine e decine di migliaia di docenti delle graduatorie d’istituto continuano ad essere respinti. Nella metà dei sistemi educativi i docenti sono già “pienamente qualificati” al termine del percorso formativo: solo in sei Paesi, tra cui l’Italia, agli insegnanti viene richiesto di superare un concorso. Con il paradosso, sempre nel Belpaese, di una formazione triennale post-concorso, al termine della quale si può anche essere respinti. Inoltre, un terzo dei sistemi educativi d’Europa offre percorsi alternativi per abilitarsi, organizzati come programmi professionali brevi o basati sul lavoro. Mentre da noi, si continuano a respingere tutti coloro che si sono formati sul campo, hanno conseguito abilitazioni e specializzazioni, e hanno superato i 36 mesi di servizio richiesti della stessa UE per l’accesso automatico nei ruoli dello Stato. In Europa è poi normale adottare misure di sostegno ai docenti, attraverso professionisti specializzati e insegnanti qualificati. Figure di chi da noi non c’è nemmeno l’ombra.Per il sindacato, i risultati dello studio non fanno altro che alimentare il rimpianto per quanta strada l’Italia sta perdendo in fatto di istruzione rispetto all’area continentale di cui fa parte. Stride l’eccessivo innalzamento dell’età media dei docenti. E in Italia, guarda caso, ci ritroviamo ben al di sopra dei 50 anni, collocandoci come i più “vecchi” d’Europa. È un dato di fatto che cozza con l’esclusione, per volere del Miur, dei giovani laureati dall’ultimo concorso a cattedra, salvo tornare sui propri passi con il prossimo, figlio della Legge 107/2015. Ma che comunque porterà in cattedra i nuovi insegnanti solo dopo un lungo percorso ad ostacoli.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Da noi non si ha sentore di cosa possa essere un “sostegno” personale alla professione, soprattutto laddove vi sono difficoltà oggettive con l’utenza e il territorio, con alti tassi di alunni stranieri e di abbandono scolastico. Inoltre, non si comprende il motivo per cui si debba intendere la selezione quasi come un canale punitivo e non un viatico organizzato di crescita verso chi è determinato a svolgere questa professione. La stessa formazione in itinere, con il bonus annuale dell’aggiornamento previsto dalla Buona Scuola, è stata fatta passare come una concessione, mentre in Europa è la norma, peraltro con incentivi e facilitazioni di ben altro spessore. E che dire dell’età avanzata dei nostri docenti? Purtroppo andrà sempre peggio, perché all’eccesso di anni di precariato, non ridotti dal nuovo reclutamento, si somma il mancato allargamento dei beneficiari dell’Ape Social: i nostri docenti di scuola primaria e secondaria, in pratica, andranno tutti in pensione a 70 anni o con almeno 43 anni di contributi, incrementando il record della vergogna, tutto italiano, dei docenti-nonni costretti a rimanere in cattedra loro malgrado.

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Porre le basi dello spazio europeo dell’istruzione

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

european commissionQuesto vertice fa seguito al vertice di Göteborg del novembre 2017, in cui la Commissione ha illustrato l’idea di creare uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025, e al Consiglio europeo di dicembre, in cui gli Stati membri hanno manifestato la volontà di fare di più in materia di istruzione. Per 18 ministri dell’Istruzione dell’UE e per professionisti dell’istruzione e rappresentanti provenienti da tutta Europa si tratta di un’importante opportunità di incontrarsi e discutere del futuro dell’istruzione in Europa. Questo vertice europeo sull’istruzione è solo il primo di una serie: il secondo si svolgerà nell’autunno 2019.Il vertice, con il tema generale “Porre le basi dello spazio europeo dell’istruzione – Per un’istruzione innovativa, inclusiva e basata sui valori”, si concentrerà su questioni quali il contributo di un’istruzione di qualità, inclusiva e basata sui valori alla riuscita dell’Europa, le competenze necessarie per i prossimi decenni e le modalità per promuovere le competenze di base, digitali e imprenditoriali.Il programma comprende più di venti sessioni, master class e dibattiti ad alto livello, con più di 40 oratori. Sarà trattata un’ampia gamma di argomenti, tra cui come coinvolgere gli alunni svantaggiati per garantire che nessuno sia lasciato indietro, come preparare al meglio gli insegnanti, come incoraggiare l’apprendimento attraverso lo sport, l’importanza della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) nell’istruzione come pure il ruolo dei bambini nella trasformazione delle società. Sulla base delle conclusioni del vertice, la Commissione presenterà altre iniziative nella primavera 2018, tra cui proposte sul reciproco riconoscimento dei diplomi, sull’apprendimento delle lingue, su un quadro di qualità per l’educazione e la cura della prima infanzia, su un’agenda europea per la cultura e su una nuova strategia dell’UE per la gioventù. Il Presidente Juncker ha anche invitato i leader dell’UE ad adoperarsi per raddoppiare il numero dei giovani dell’UE che partecipano al programma Erasmus+ entro il 2025, il che richiederà una dotazione di 29,4 miliardi di EUR per il periodo 2021-2027. La Commissione proseguirà inoltre i lavori su una rete di università europee e su una nuova carta europea dello studente, grazie alla quale sarà ancora più facile studiare in un altro paese dell’UE.

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Nuove misure per dare impulso alle competenze chiave, alle competenze digitali e alla dimensione europea dell’istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 gennaio 2018

european commissionBruxelles. Dando seguito al vertice di Göteborg, la Commissione europea ha adottato oggi nuove iniziative per migliorare le competenze chiave e le competenze digitali dei cittadini europei, per promuovere valori comuni e la conoscenza del funzionamento dell’Unione europea nelle scuole.
Le nuove proposte giungono appena due mesi dopo che i capi di Stato e di governo europei hanno parlato di istruzione, formazione e cultura al vertice di Göteborg del novembre 2017 e mirano a ridurre le disuguaglianze socioeconomiche, sostenendo nel contempo la competitività, al fine di costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica.Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Le iniziative odierne mirano a fornire alle persone gli strumenti affinché possano vivere pienamente e per costruire economie e società caratterizzate da equità e resilienza. Dobbiamo garantire che l’istruzione porti frutti a tutti nell’intera Europa e che ognuno sia in grado di adattarsi ai cambiamenti e trarne vantaggio: si tratta di un aspetto di importanza vitale per la crescita sostenibile e la competitività dell’Europa e lo sarà sempre più in futuro. Siamo pronti a sostenere gli Stati membri e collaborare con loro affinché tutto ciò diventi realtà.”Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha dichiarato: “I sistemi di istruzione e formazione europei devono trasmettere a persone provenienti dai contesti più diversi le competenze giuste per progredire e prosperare nella vita professionale, ma anche per metterle in grado di svolgere attivamente il proprio ruolo di cittadini attivi. Dobbiamo saper convogliare il potenziale dell’istruzione per promuovere la coesione sociale e il senso di appartenenza. A tal fine dobbiamo partire dai nostri valori comuni e garantire che l’istruzione permetta agli studenti di vivere l’identità europea in tutta la sua diversità e di conoscere meglio l’Europa, gli altri paesi europei e sé stessi.” Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali, ha dichiarato: “L’era digitale sta permeando tutti gli aspetti delle nostre vite: la necessità di fare attenzione alla trasformazione digitale non si limita a coloro che lavorano nelle tecnologie dell’informazione. La carenza di competenze digitali è un fenomeno reale. Mentre il 90% dei lavori del futuro richiedono determinate competenze in campo digitale, il 44% degli europei non possiede neanche le abilità di base. Il piano d’azione per l’istruzione digitale che proponiamo oggi aiuterà gli europei, gli istituti e i sistemi di istruzione a prepararsi meglio a vivere e lavorare in società sempre più digitali.” Le nuove proposte saranno anche discusse al primo Vertice europeo dell’istruzione che il commissario Navracsics ospiterà il 25 gennaio a Bruxelles, dedicato al tema “Porre le basi dello spazio europeo dell’istruzione – Per un’istruzione innovativa, inclusiva e basata sui valori”. Le tre iniziative proposte dalla Commissione sono:
1. Una raccomandazione del Consiglio relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente: prendendo le mosse dalla raccomandazione relativa alle competenze chiave adottata nel 2006, la nuova proposta contiene aggiornamenti importanti che riflettono la rapida evoluzione verificatasi nel frattempo nell’insegnamento e nell’apprendimento. Essa mira a un migliore sviluppo delle competenze chiave delle persone di qualsiasi età durante tutto l’arco della vita e a fornire orientamento agli Stati membri su come pervenire allo scopo. Si sottolinea in particolare la promozione dello spirito imprenditoriale e della mentalità orientata all’innovazione, al fine di liberare il potenziale personale, la creatività e lo spirito di iniziativa. La Commissione raccomanda inoltre misure volte a promuovere le competenze in scienze, tecnologie, ingegneria e matematica (gli ambiti STEM) e a motivare un maggior numero di giovani a intraprendere carriere in tali ambiti. Le proposte avanzate oggi rientrano nella risposta all’esigenza di migliorare urgentemente i sistemi di istruzione europei per far fronte alle numerose sfide rivelate dalla più recente indagine PISA. Più in generale, le misure aiuteranno gli Stati membri a preparare meglio i discenti ai cambiamenti dei mercati del lavoro e alla cittadinanza attiva in società globali più differenziate, mobili e digitali.
2. Un piano d’azione per l’istruzione digitale che delinea in quali modi l’UE può aiutare cittadini, istituti e sistemi di istruzione a prepararsi meglio a vivere e lavorare in un’era di rapidi cambiamenti digitali mediante:un migliore impiego delle tecnologie digitali per l’insegnamento e l’apprendimento; lo sviluppo delle competenze e delle abilità digitali necessarie per vivere e lavorare in un’era di trasformazioni digitali e il miglioramento dell’istruzione mediante una previsione e un’analisi dei dati più attente.
3. Una raccomandazione del Consiglio sui valori comuni, l’istruzione inclusiva e la dimensione europea dell’insegnamento: tale iniziativa propone modi in cui l’istruzione può aiutare i giovani a comprendere l’importanza dei valori comuni sanciti dall’articolo 2 del trattato sull’Unione europea e a farli propri. Gli obiettivi perseguiti sono rafforzare la coesione sociale e contribuire a contrastare l’avanzata del populismo, della xenofobia, del nazionalismo fonte di divisioni e della diffusione di notizie false. Tale proposta potenzia inoltre l’istruzione inclusiva per promuovere l’istruzione di qualità per tutti gli studenti insieme alla dimensione europea dell’insegnamento, in modo che a scuola si possano conoscere anche il patrimonio comune e la diversità dell’Europa, oltre a comprendere il funzionamento dell’UE. A sostegno di tali obiettivi la Commissione adotterà misure per aumentare gli scambi virtuali tra le scuole, in particolare tramite la riuscita rete e-Twinning, e per stimolare la mobilità nell’ambito del programma Erasmus+.

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Contratto Istruzione e Ricerca, Usb ribadisce all’Aran: 300 euro di aumento per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneDiciamo subito che questo inizio di discussione articolato in due giornate ha messo subito in evidenza il fallimento del nuovo comparto la cui estrema eterogeneità rappresenta di fatto un problema insormontabile nella costruzione di un unico contratto di lavoro. Infatti la Scuola continua a dover essere trattata in modo separato per un’oggettiva differenza da tutto il resto del Pubblico Impiego e Università Ricerca e AFAM pur potendo contare su qualche elemento comune ne hanno molti altri specifici che sono però alla base del loro funzionamento. Quindi se non si vogliono snaturare completamente istituzioni che hanno un ruolo così delicato nella nostra società, assimilarli in un unico contratto diventa un esercizio di fatto impossibile.Entrando più nel merito, in questi due giorni di discussione oltre ad affrontare questioni di metodo che hanno portato il tavolo a propendere per discussioni articolate in sezioni riferite agli ex comparti, si sono iniziati a trattare il tema delle relazioni sindacali e la questione economica.
In entrambi i casi abbiamo registrato una rigidità da parte di ARAN che ha lasciato pochi spazi in merito alla possibilità di superare realmente quanto disposto dalla cosidetta legge Brunetta e sulle risorse a disposizione degli aumenti che sembrano ipotecate dal 3,48% di aumento elargito per i lavoratori del comparto delle Funzioni Centrali.USB nei suoi interventi ha sottolineato come non consideri in alcun modo vincolante il contratto delle Funzioni Centrali, rivendicando una piena contrattazione per Istruzione e Ricerca, che oltre ad essere un diritto legittimo per qualsiasi contratto, in questo caso diventa una necessità improrogabile a causa delle peculiarità dei settori interessati che devono assolutamente essere salvaguardate. In questo senso abbiamo ribadito come la percentuale di aumento prevista non copra neanche in minima parte la perdita del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici che in questi anni di blocco è pari al 12,2% in termini di inflazione e abbiamo rilanciato la proposta della piattaforma USB di 300 euro di aumenti per tutti, senza percentuali che andrebbero a allargare la forbice salariale già presente in tutti i settori. In particolare abbiamo sottolineato come il Governo abbia trovato le risorse (400 euro netti mensili) per adeguare i dirigenti scolastici ai nuovi colleghi del comparto, mentre i docenti e il personale ATA sembrano destinati a rimanere le Cenerentole del comparto, in compagnia del personale tecnico amministrativo degli atenei. O come i lavoratori degli enti di Ricerca debbano continuare ad essere in fondo alla classifica dei salari europei nella Ricerca, salvo poi lamentarsi dell’ormai fin troppo citata “fuga dei cervelli”. È chiaro come lo scellerato accordo del 30 novembre, che USB non ha firmato, individuando in 85 euro medi lordi la cifra utile al contratto pesi come un macigno su questo rinnovo contrattuale.Sulle relazioni sindacali, per le quali l’ARAN a fine riunione ha consegnato una bozza di documento che ci riserviamo di analizzare, USB oltre a richiedere di riportare nella contrattazioni le materie dell’organizzazione del lavoro, dell’orario di lavoro, della mobilità e della formazione, ha rivendicato le specificità degli ex comparti. Più nel dettaglio riteniamo vada valorizzato il ruolo delle RSU nelle contrattazioni di Ateneo magari anche estendodolo ad altri settori come quello degli Enti di Ricerca; va tenuto conto che nell’organizzazione del lavoro degli EPR ha particolare rilievo la carta del ricercatore; infine è fondamentale salvaguardare la particolare organizzazione della Scuola, anche in questo caso estremamente diversa da tutti gli altri, togliendo ai Dirigenti Scolastici lo strapotere conferitogli dalla Legge brunetta e dalla legge 107/2015.La contrattazione proseguirà la prossima settimana per sezioni entrando nel merito delle specifiche problematiche, USB continuerà a sostenere le ragioni di lavoratori che dopo otto anni di blocco vogliono un contratto che dia risposte alle loro richieste sia in termini economici che normativi, anche se i primi segnali non ci sembra che vadano in questo senso.

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“Giovani, Istruzione e Lavoro”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

università roma treRoma 17 Novembre 2017, ore 9.30 Aula Volpi, Dipartimento di Scienze della Formazione Università ROMA TRE Via Milazzo 11/b “Relazionalità e Orientamento” è il tema scelto dai docenti universitari dell’AIDU-Associazione Italiana Docenti Universitari per l’edizione 2017 del Convegno Nazionale, che si terrà a Roma il prossimo 17 Novembre, alle ore 9.30, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università ROMA TRE.AIDU è la più grande associazione di docenti universitari cattolici, sono più di 70 le Università rappresentate al suo interno.Il Convegno Nazionale è promosso da AIDU, in collaborazione con: UNESU-Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI, FUCI-Federazione Universitaria Cattolica Italiana, AIMC-Associazione Italiana Maestri Cattolici, UCIIM-Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi).«L’AIDU ha voluto che quest’anno il Convegno nazionale fosse “interassociativo” perché riteniamo necessario coinvolgere su temi attuali come Giovani-Istruzione-Lavoro tutti i protagonisti del mondo dell’Istruzione: scuole, università, docenti, studenti, istituzioni, esperti del settore», afferma Roberto Cipriani, Presidente AIDU e professore ordinario emerito di Sociologia nell’Università Roma Tre.
Rimettere la “Relazione” al centro dei rapporti interpersonali e della comunicazione nel mondo dell’Università e della Scuola: ritornare a dare valore al rapporto diretto studente-docente, sempre meno diretto e personale, sempre più mediato dalle nuove tecnologie e modalità di comunicazione (come i social network), che al di là della oggettiva utilità, di fatto da puro strumento rischiano oggi di diventare protagonisti sinequanon della “relazione”, anche all’interno delle Scuole e delle Università, luoghi in cui al centro deve essere l’essere umano, lo studente, che forma e costruisce la sua formazione, e dunque il suo futuro.Ridare valore e concretezza alla relazione tra studente e docente vuol dire poter incidere positivamente da parte del docente sull’“Orientamento” dei giovani, sia nella scelta della facoltà universitaria più giusta per le proprie attitudini e aspirazioni, ma anche per affrontare in maniera consapevole il mondo del lavoro, una volta concluso il percorso universitario.
Mondo del Lavoro che è oggi in continua e veloce trasformazione: si basa sempre più su inventiva, creatività, innovazione, parole come star-up e spin-off sono concetti entrati nel linguaggio quotidiano per i giovani alla ricerca di occupazione. L’importanza del lavoro nella vita delle persone è al centro delle riflessioni di Sua Santità Papa Francesco, il quale nella Evangelii Gaudium afferma che il lavoro deve diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”, in modo libero, solidale, creativo.Nel corso del Convegno verrà consegnato il Premio AIDU “Humboldt-Newman” 2017 (premio intitolato a due grandi innovatori del sistema universitario): quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, il premio verrà assegnato alla memoria di don Lorenzo Milani ed alla Scuola di Barbiana.
Saranno presenti docenti (di Università, Scuole Secondarie e Primarie), rappresentanti del mondo studentesco, Istituzioni, esperti, personalità del mondo della Cultura; tra questi: Mons.Mariano Crociata, Presidente della Commissione Episcopale Italiana (CEI) per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università; Ernesto Diaco, Direttore Ufficio Nazionale per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università; Ivano Dionigi, Università di Bologna, Presidente del Consorzio AlmaLaurea; Eraldo Affinati, scrittore finalista “Premio Strega”; Daniele Livon, Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; Marco Mancini, Capo Dipartimento della formazione superiore e ricerca del MIUR.

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Per Ocse Italia maglia nera per spesa pubblica istruzione e Neet

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

pilL’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha fatto sapere che sul fronte dei soldi investiti per la Conoscenza tra il 2000 e il 2014 c’è stato addirittura un calo di spesa del 9%. Inoltre, nello stesso periodo l’Italia ha dedicato il 4% del suo Pil all’istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con una riduzione del 7%. Come se non bastasse, il nostro Paese registra appena il 18% di laureati, contro il 37% della media nella zona Ocse: il dato più basso dopo quello del Messico. Come “ciliegina sulla torta”, abbiamo pure il record di giovani che non studiano né lavorano. L’Anief aggiunge che l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha potenziato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri. La tendenza al risparmio è storia vecchia: l’Italia già nel 2000 spendeva il 2,8% in meno della sua spesa pubblica rispetto alla media OCSE (Italia 9,8% – Ocse 12,6%). Dieci anni fa, la nostra Penisola era sempre all’ultimo posto.Marcello Pacifico (Cisal-Anief): In Italia ci sono province dove più del 40% di giovani abbandona la scuola prima del tempo, perché si continua a pensare che gli incrementi per la formazione giovanile rappresentano un costo e non un investimento. Addirittura, siamo arrivati ad alzare le barriere nelle Università pubbliche. Bene ha fatto il Tar del Lazio a bocciare il numero chiuso per le facoltà umanistiche alla Statale di Milano. Ora, invece di accrescere di almeno un punto percentuale la spesa per l’istruzione, come ha da tempo chiesto il sindacato assieme a tutta l’opinione, scopriamo addirittura che la spesa per tutto il ciclo formativo fino all’Università è scesa del 9% in pochi anni. È inutile ricordare ai nostri governanti che formare il capitale umano significa credere nella capacità evolutiva e lavorativa umana: lo sanno bene, ma remare contro questo obiettivo è una precisa scelta, che va oltre il risparmio dei soldi pubblici, sposandosi evidentemente con la necessità di tenere basso il livello culturale di quello che una volta chiamavano il Bel Paese.

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Istruzione: Supplenze, col nuovo anno inizia il “balletto” dei precari che cambiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cPoiché il Miur non ha voluto inserire gli abilitati nelle GaE e molte di queste sono ormai senza candidati, i presidi sono costretti a coprire i “buchi” di cattedre attraverso le graduatorie d’istituto. Le quali sono tuttavia ancora in via di rifacimento perché si stanno ancora rinnovando, proprio in questi giorni, le posizioni e nuovi inserimenti del triennio 2017/2020. Con l’Amministrazione che non ha fornito le linee guida su quali liste di attesa utilizzare: le vecchie o le nuove provvisorie? Il problema che si è venuto a determinare va ricondotto alla necessità, sacrosanta, di avere tutti i docenti in cattedra dal primo giorno di scuola, che però diventa complicata da realizzare a causa del ritardo inspiegabile con cui l’amministrazione ha deciso di aggiornare la seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto: quelle provvisorie, con oltre 700mila precari coinvolti, hanno visto la luce solo dopo Ferragosto. Con le segreterie scolastiche inondate di reclami e costrette a “mettere una pezza” ai non pochi ‘bug’ del sistema informatico gestito dal Miur tramite Istanze on line. In questa fase abbiamo anche assistito ad interpretazioni soggettive delle tabelle di valutazione titoli, ma pure all’adozione di escamotage delle segreterie per far quadrare i punteggi. Gli errori regolamentari sono stati molteplici, tanto che lo studio legale Anief ha organizzato una serie di ricorsi al Tar contro le tante esclusioni. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non si doveva arrivare ad inizio anno con le scuole costrette a nominare fino ad avente diritto, peraltro sulle spalle di segreterie composte da pochi elementi e che già si devono sobbarcare un alto numero di impegni, come quello ‘gratuito’ dei controlli delle vaccinazioni degli alunni. In questo modo, si copre la cattedra ma dopo qualche settimana si cambia docente, con tutte le conseguenze negative, in primis per il sostegno, che il mutamento comporta. Come si fa a parlare della salvaguardia della continuità didattica se poi si commettono sempre gli stessi errori? Con il personale Ata, il Ministero dell’Istruzione si è superato, decidendo di aggiornare la terza fascia addirittura nel mese di ottobre: anche in questo caso, sarà inevitabile il cambio in corsa di tantissimo personale. E chi se ne importa se si perderanno delle risorse umane già inserite nel progetto annuale e ne arriveranno altre da formare. A noi questo modo di procedere non piace. E, siamo sicuri, nemmeno al personale. Come agli studenti e alle loro famiglie. Non siamo il sindacato dei ricorsi, ma un’organizzazione che pretende il rispetto dei diritti.

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Istruzione – Sicurezza: a settembre diverse scuole potrebbero non aprire

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneCon l’avvio del nuovo anno scolastico cresce il pericolo di chiusura delle strutture non a norma: gli enti locali, impossibilitati ad agire, non si vogliono più prendere la responsabilità di far riprendere le lezioni in strutture fatiscenti. Sono non pochi, inoltre, gli esposti presentati nelle ultime settimane da genitori sempre più preoccupati. Entra così nel vivo l’azione del giovane sindacato dei dirigenti scolastici: in vista dell’audizione, il prossimo mese, presso la VII e XI Commissione della Camera in merito all’esame dei disegni di legge n. 3830 e 3963, Udir propone l’introduzione al D.lgs. n. 81/08 del Titolo XIII bis recante ‘Disposizioni speciali in materia di Istituzioni scolastiche ed educative’ con nuovi nove articoli su individuazione del datore di lavoro responsabile sulla sicurezza, potere inibitorio e d’interdizione, obblighi e sanzioni per il proprietario dell’immobile e del DS, impegni economici, lavori in appalto, definizioni. Il problema è reale: in assenza di fondi adeguati, la Provincia di Caserta rischia di chiudere le Scuole superiori già dal prossimo 15 settembre. Le modifiche tengono conto anche delle indicazioni dei capi d’istituto, da troppi anni caricati di responsabilità a fronte di stipendi inadeguati.

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