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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Vene varicose per il 40% delle italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Sono solo un problema estetico”. “Vengono causate dai tacchi alti”. “Chi le ha deve necessariamente sottoporsi all’intervento chirurgico”. Ecco alcune delle false credenze o fake news più diffuse in tema di vene varicose, di cui si parlerà il 20 marzo, alle ore 18:00, nell’ambito dell’incontro aperto al pubblico “Varici, non prendiamole sotto gamba”, nuovo appuntamento della rassegna “I Mercoledì della Salute” dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. “Le varici sono una vera e propria patologia di cui, in forma più o meno grave, soffre il 40% delle donne italiane e il 20-30% della popolazione generale”, spiega Sergio Losa, Direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS MultiMedica e relatore dell’evento. “L’apparato valvolare che permette alle vene delle gambe di condurre il sangue verso il cuore, quindi dal basso verso l’alto, smette di funzionare correttamente con conseguenti ristagni e rigonfiamenti, visibili sulla superficie della pelle. Il problema non è solo estetico, questa condizione provoca, infatti, infiammazione, dolore, gonfiore, lesioni cutanee che possono diventare ulcere, predisponendo alla comparsa di complicanze gravi e invalidanti, non da ultima la formazione di trombi”.
“Familiarità, professioni che impongono di stare molto tempo in piedi, fermi nella stessa posizione (dai panettieri ai chirurghi), obesità e scarsa attività fisica sono alcuni dei principali fattori di rischio. È invece un falso mito – precisa l’esperto – quello secondo cui portare scarpe con i tacchi alti provochi le vene varicose. Non permettendo una corretta contrattura del polpaccio, i tacchi, se portati per diverse ore al giorno, influiscono non tanto sulla comparsa e la progressione delle varici quanto sulla sintomatologia della stasi venosa, arrecando un senso di pesantezza e stanchezza alle gambe”.“Esistono trattamenti per prevenire le varici e per impedirne un peggioramento ma, quando ormai si sono formate, la chirurgia è la terapia definitiva”, prosegue Losa. “Non tutti i pazienti, però, sono candidabili all’intervento. Occorre distinguere tra quelli che possono trarne vantaggi sostanziali da quelli che invece possono continuare a seguire un percorso più conservativo. Solo il 2-5% dei pazienti con patologia varicosa arriva all’operazione. Oggi sono disponibili modalità d’intervento mininvasive. Rispetto alla chirurgia tradizionale, che prevedeva l’asportazione completa della vena grande safena, le nuove metodiche ‘chiudono’ la vena malata mediante termoablazione con laser o radiofrequenza; il decorso post-operatorio è più semplice e non richiede i 15 giorni di assenza dal lavoro, necessari invece dopo l’operazione tradizionale”.

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I fallimenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Nel 2018 i fallimenti delle imprese italiane sono diminuiti del 5,9% rispetto al 2017 (da 11.939 a 11.233), con cali più significativi nel settore industriale (-8,1%, 2.010 aziende fallite) e più contenuti nell’edilizia (-2,3%), dove le imprese a chiudere i battenti sono state 2.248. È quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia condotta da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.L’analisi di CRIBIS ha rilevato nel 2018 3.475 fallimenti nel settore “commercio” (-6,4%) e 2.609 nei “servizi” (-6,7%). Negli ultimi 10 anni il 2014 è stato l’anno con più imprese fallite nel settore “commercio” (4643), “industriale” (3.343) ed “edilizia” (3.343), mentre il 2015 è stato l’anno nero per il settore servizi (3.019).“I dati sui fallimenti 2018 – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – confermano un trend positivo che va avanti dal 2015 e che vede il numero delle aziende costrette a chiudere i battenti ridursi sempre più. Tra 2016 e 2017 (-11,3%) abbiamo rilevato il calo maggiore mentre in termini assoluti l’anno più negativo del decennio è stato proprio il 2014, quando ben 15336 aziende sono state costrette a portare i libri in tribunale. Il numero di fallimenti registrato lo scorso anno, è inferiore a quanto avevamo rilevato nel 2011, quando le imprese costrette a chiudere per il cattivo andamento del business erano state 11.840”.Dall’analisi di CRIBIS sui fallimenti in Italia negli ultimi 10 anni, si evince che le aziende che hanno portato i libri in tribunale lo scorso anno sono quasi il 20% in più rispetto al 2009 (9.384). Tra 2010 e 2009 il numero di imprese costrette alla chiusura è cresciuto del 16%: l’incremento più elevato del decennio seguito da quello rilevato tra 2012 e 2013 (+15,6%).
La Lombardia, motore economico dell’Italia, è la regione dove si registra il più elevato numero di fallimenti (2.433, 21,8% del totale), seguita dal Lazio (1417, 12,7%) e dalla Toscana (933, 8,3%). Poco più distante il Veneto (902, 8,1%), che precede Campania (854, 7,6%), Sicilia (749, 6,7%) ed Emilia-Romagna (745, 6,6%). In Piemonte il numero di aziende costrette a chiudere i battenti (720) è più elevato del 43% rispetto a quello che CRIBIS ha rilevato in Puglia (493) ed è più del doppio rispetto a Marche (328), Sardegna (285) e Calabria (272).

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Oltre la metà (57%) dei circa 106 mila dirigenti di imprese italiane ha più di 50 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

La punta più alta nel Molise (73%) mentre in Lombardia e Trentino Alto Adige sono mediamente più giovani. È quanto emerge da un’analisi di DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, che ha studiato una nuova soluzione (Difesa Manager) per fornire assistenza legale nei procedimenti penali, civili e amministrativi in cui possono essere coinvolti i dirigenti nell’esercizio delle loro funzioni.
Dopo il Molise, secondo quanto rilevato da DAS, Sardegna (69%), Umbria e Valle d’Aosta (67% ciascuna) sono le regioni con la percentuale più alta di dirigenti over 50. Al contrario i dirigenti che non superano i 49 anni sono più numerosi in Lombardia (47%) e Trentino Alto Adige (43%). Seguono le Marche (42%) e, con una quota del 40% ciascuna, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Piemonte.Dall’analisi di DAS si evince che meno dell’1% (0,89%) dei lavoratori dipendenti delle imprese italiane sono manager, con una concentrazione più elevata in Lombardia (1,6%, quasi 48 mila), Lazio (1,1%, oltre 16 mila) e Piemonte (1,04, poco meno di 10 mila), più bassa in Calabria (0,12%), Basilicata e Molise (0,13 ciascuno).DAS ha rilevato che quasi la metà (45%) dei dirigenti lavora in Lombardia e poco più del 15% nel Lazio. La loro presenza è significativa anche in Emilia-Romagna (9%) e Veneto (7%). Nel nostro Paese solo il 15% dei dirigenti è di sesso femminile, la percentuale sale al 19% in Basilicata e si attesta al 17% in Lombardia e nel Lazio.
Su 220 sentenze esaminate, relative ad azioni civili di responsabilità verso gli amministratori, riferite al periodo 2003 – 2013, quasi il 44% ha riguardato casi di “violazione della diligenza” e circa il 33% “irregolarità contabili”. Poco più di 1 sentenza su 4 (28%) ha avuto per oggetto casi di “prosecuzione dell’attività dopo la perdita del capitale sociale” e circa il 16% casi di conflitto di interessi. Meno rilevanza hanno avuto gli “atti eccedenti l’oggetto sociale o i poteri” (circa il 6% delle sentenze). Nel 40% delle sentenze è stata riconosciuta la responsabilità degli amministratori Difesa Manager è la copertura assicurativa di tutela legale specifica per le figure apicali delle aziende. Offre l’assistenza legale necessaria per difendersi di fronte a procedimenti penali, civili e amministrativi.Sotto il profilo penale la polizza copre sia i procedimenti penali di natura colposa (ad esempio per un infortunio a un dipendente dell’azienda), sia quelli di natura dolosa (a esempio per presunti reati societari quali le false comunicazioni sociali a danno di creditori); in quest’ultimo caso, però, il rimborso delle spese è garantito purché non vi sia una sentenza definitiva di condanna.La garanzia opera anche di fronte a procedimenti derivanti da violazioni del nuovo regolamento europeo della privacy noto come “GDPR”.La copertura prevede il rimborso di tutte le spese legali e processuali anche nel caso si debba difendere da una richiesta di risarcimento per danni, o la si debba promuovere contro terzi.DAS ha esteso la copertura non solo ai rappresentanti legali delle aziende, ai membri degli organi collegiali delle società (consiglio di amministrazione, collegio sindacale, organismo di vigilanza) ma anche ai procuratori speciali, ai quadri e a tutti coloro che in azienda sono responsabili della privacy o del servizio di protezione e prevenzione.La soluzione proposta offre massimali variabili, fino a 200.000 euro per singolo sinistro.

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Bilancio imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Nel 2017 è proseguito il miglioramento dei bilanci delle imprese italiane, sul fronte sia dei conti economici che della sostenibilità finanziaria. I ricavi delle imprese, infatti, hanno registrato il segno più per il quinto anno consecutivo, con una crescita del 4,3% che è risultata quasi doppia rispetto ai valori dell’anno precedente (+2,3%). Hanno trainato la crescita le società che operano nell’industria (+5,9%), mentre le imprese attive nelle costruzioni e nel terziario hanno fatto registrare un aumento più contenuto, pari al 3,4%. La crescita dei fatturati è stata accompagnata da una discesa di oneri e debiti finanziari: l’ammontare dei debiti finanziari a bilancio, lo scorso anno, è stata un multiplo pari a 4,3 volte il MOL (margine operativo lordo), una cifra in calo rispetto al 4,7 del 2016 e lontana dal 5 del 2007, mentre il costo medio del debito per le società analizzate si è ridotto dal 3,1% del 2016 al 2,8% del 2017.Sono alcuni dei risultati che emergono dall’Osservatorio sui Bilanci 2017 di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito e nella fornitura di soluzioni commerciali e marketing per le aziende, che ha analizzato e riclassificato i primi 150mila bilanci depositati dalle società italiane a giugno 2018.
“L’andamento favorevole degli oneri finanziari, in discesa grazie soprattutto alla politica espansiva della BCE, ha permesso alla redditività netta di proseguire il suo recupero, ritornando su livelli precedenti allo scoppio della crisi – commenta Marco Nespolo, Amministratore delegato di Cerved -. Il ROE, l’indice che sintetizza il ritorno sul capitale investito, nel 2017 si è attestato al di sopra dei livelli del 2007 (9,9% contro 9,4%): l’aumento è stato particolarmente marcato per le micro imprese e per le PMI, mentre le grandi avevano già raggiunto lo scorso anno livelli superiori a quelli pre-crisi”.
Questa accelerazione dei ricavi è stata però accompagnata da un rialzo dei costi esterni, soprattutto delle materie prime (+5,7% tra 2016 e 2017), con il risultato di un lieve rallentamento del valore aggiunto (+4,2%, contro il 4,8% dell’anno precedente). La redditività lorda è cresciuta, ma meno dei ricavi e con risultati più polarizzati tra società con margini negativi e aziende con performance positive.Il processo di rafforzamento finanziario delle imprese ha acquisito ulteriore slancio, con oneri e debiti finanziari più sostenibili. Tra 2016 e 2017 è aumentato l’ammontare dei debiti finanziari nei bilanci delle imprese analizzate (+1,7%), ma questa tendenza ha riguardato esclusivamente le imprese medio-grandi ed è coincisa con una selezione ancora più attenta nella concessione del credito, con un numero ristretto di società che hanno aumentato il proprio indebitamento. Anche i dati di bilancio confermano, dunque, che la fase maggiormente espansiva del credito non ha riguardato tutti, ma anzi che il credit crunch è proseguito per le imprese più piccole.Il maggior rigore nel concedere credito ha reso i debiti più sostenibili per tutte le imprese. Nel 2017 l’ammontare dei debiti finanziari a bilancio è un multiplo pari a 4,3 volte il MOL, una cifra in calo rispetto al 4,7 del 2016 e lontana dal 5 del 2007. I conti delle imprese sono più solidi non solo perché le banche sono state più attente nel concedere credito, ma, come indicano i bilanci, hanno giocato un ruolo importante anche i bassi tassi di interesse e gli sforzi degli imprenditori nel ricapitalizzare le proprie imprese.
Secondo i dati, infatti, il costo medio del debito per le società analizzate si è ridotto dal 3,1% del 2016 al 2,8% del 2017, ai minimi nel corso del decennio, con riduzioni che hanno riguardato tutte le fasce dimensionali. La combinazione di margini in recupero e bassi tassi di interesse ha ulteriormente ridotto l’impatto degli oneri finanziari sul MOL, un indicatore frequentemente utilizzato dagli analisti per valutare la sostenibilità delle aziende: nel 2017, il rapporto si è attestato al 17,5%, contro il 21,7% del 2016. Il capitale netto, invece, è aumentato del 7,1%, accelerando rispetto al +5,6% dell’anno precedente: il rapporto tra debiti finanziari e capitale netto è così sceso nel 2017 al 51%, tre punti in meno del 2016 (54%) e molto lontano dai valori del 2007 (90%).

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“Imprese tedesche, italiane ed austriache” all’Università di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma, Venerdì 15 dicembre, alle ore 9.40, nell’Aula K8 del Polo Didattico di via Kennedy, prenderà il via il convegno “Imprese tedesche, italiane ed austriache: aspetti di comparazione, di cooperazione, di integrazione”. Il convegno, sponsorizzato da Intesa San Paolo e con il patrocinio di Università di Parma, Regione Emilia-Romagna, Unione Parmense degli Industriali, EmiliaLab (iniziativa congiunta dei Dipartimenti di Economia delle Università di Parma, Ferrara, Modena e Reggio Emilia) e Circolo Culturale “Il Borgo”, ha come oggetto le relazioni fra il mondo produttivo italiano e quello tedesco ed austriaco, sia dal punto di vista delle imprese che delle politiche industriali.
La prima relazione prevista è di Ilaria Sangalli (IntesaSanPaolo) e Andrea Dossena (Prometeia) e ha come argomento il quadro ufficiale dei rapporti economici fra le imprese di Germania, Italia ed Austria (commercio estero, flussi e stock, investimenti esteri, relazioni lette dalle tavole intersettoriali), con particolare riferimento al ruolo importantissimo dell’Italia come fornitrice di input intermedi di elevato livello qualitativo alla Germania.Segue la relazione di Otto Veit, professore dell’Università di Colonia, che si interroga sul futuro che attende le catene globali del valore (e quindi una parte della tipologia di rapporti economici che interessano i tre paesi). C’è poi la relazione di Francesco Leone, responsabile economico dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, che riguarda le modalità di reazione, a livello di politiche europee e nazionali, di Italia e Germania di fronte alla digitalizzazione (un tema che ritorna più volte nell’ambito del convegno).Raffaela Giardino (Regione Emilia-Romagna) e Giovanni Solinas (Università di Modena e Reggio Emilia) analizzano gli effetti sul territorio di imprese domestiche e di imprese sussidiarie di multinazionali in Emilia-Romagna.Alexander Angerer (Camera di Commercio Italo-Germanica di Milano), Alessia Manco e Augusto Ninni (Università di Parma) presentano invece un quadro, già in parte delineato al German Business Day di Bologna, delle determinanti e degli effetti degli investimenti di imprese di proprietà tedesca in Emilia-Romagna.Nel pomeriggio Alessandro Arrighetti e Fabio Landini (ambedue dell’Università di Parma) si chiedono se esistono differenze (e quali), all’interno del gruppo di imprese che crescono più velocemente, fra quelle tedesche e quelle italiane.Chiara Pollio e altri docenti dell’Università di Ferrara, tra cui Marco Di Tommaso, analizzano il caso delle imprese emiliane e romagnole impegnate nella motoristica (e il ruolo della presenza straniera).
C’è poi un gruppo di interventi che hanno come riferimento soprattutto l’Industria 4.0. Franco Mosconi (Università di Parma) coordina una tavola rotonda in cui intervengono Sonia Bonfiglioli (Bonfiglioli), Valter Caiumi (Cifin-Emmegi) e Roberto Catelli (CFT Group), a cui fa seguito un intervento di Cesare Azzali (Unione Parmense degli Industriali) sui problemi di implementazione di “Imprese 4.0” da parte delle imprese locali. Chiude infine l’Assessore regionale Patrizio Bianchi sull’esperienza regionale di Industria 4.0 e i possibili raffronti con i Laender tedeschi.Le imprese e i soggetti interessati saranno costantemente informati sulle attività del LEIGIA e su altri temi attinenti all’argomento attraverso il sito web del Laboratorio e una newsletter, che sarà in italiano, in inglese e in tedesco.

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Così va il mondo: Le “credenziali” italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

Berlinguer EnricoDopo la seconda guerra mondiale siamo partiti con un mondo tenacemente diviso in due tronconi ideologici. La strada più praticabile parve, alla fine di questo travagliato percorso, quella di un generale rimescolamento delle carte. E la distensione che seguì in Occidente fu che, per quanto riguarda l’Italia, si ritirarono le “credenziali” che le avevano permesso di vivere sopra le righe e con una forza lavoro eccedentaria che fu imbrigliata con la logica degli ammortizzatori sociali. Ma i nostri governanti non ebbero da subito la percezione del cambiamento e finirono nella rete di “mani pulite” con processi alla corruzione e al mal governo. Tutto il ceto medio, e una parte della classe operaia, si ritrovarono, nel giro di qualche anno, senza referenti politici gestibili come lo erano stati per anni la Democrazia Cristiana, il partito socialista di Craxi e i loro alleati: repubblicani, liberali, socialdemocratici. Restò in piedi, ironia della sorte, proprio quel partito comunista che altrove si era dissolto come neve al sole. Ma la remora anticomunista era dura a morire e ci pensarono bene le teste d’uovo della politica dei salotti romani e milanesi dando in pasto al popolo dei moderati un partito nuovo di zecca e a guidarlo chiamarono chi era considerato, per le sue qualità di comunicatore e di patron di televisioni private, il vero “asso della manica”. Lo fecero non per ridare all’Italia fiducia e nuovi stimoli ma per preparare il terreno a una mossa politica che gli strateghi del Cremlino avevano messo in conto già alla vigilia della caduta del muro.
Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, in altre parole con le riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, a un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognati, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si fosse consentita la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una conduzione diversa aprendo la strada all’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). (Riccardo Alfonso)

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Richieste di prestiti da parte delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

soldi-pubbliciLe richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane riportano una lieve flessione, pari a -0,8%, rispetto allo stesso periodo del 2016. Entrando maggiormente nel dettaglio, i primi sei mesi dell’anno in corso hanno visto, a paragone con lo stesso periodo del 2016, un calo dei prestiti richiesti dalle Imprese individuali (-0,2%) più lieve rispetto a quello delle Società di capitali (-1,6%).Dato altrettanto significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto: nel I semestre dell’anno, infatti, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali si è attestato a 76.500 Euro, con un calo del -3,7% rispetto allo stesso semestre del 2016. Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 34.263 Euro, facendo segnare una crescita del +2,4% che non riesce a compensare il calo del -4,1% degli importi richiesti dalle Società di capitali, che si attestano a 105.520 Euro.

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Scuole italiane all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzione“Apprendo, da fonti giornalistiche, che nell’incontro con la delegazione di parte pubblica, MAECI-MIUR, sull’attuazione del decreto legislativo, previsto dalla legge sulla “buona scuola” ed inerente la riforma delle istituzioni scolastiche e culturali italiane all’estero, i sindacati scuola hanno espresso unitariamente forte perplessità sui contenuti dei decreti attuativi per l’istituzione della “Cabina di regia”, prevista dalla legge 107/2015 e l’assunzione a contratto locale di docenti nelle scuole statali italiane all’estero al posto degli insegnanti di ruolo. Nel merito, si prospetta la costituzione di una “cabina di regia” inefficace ed inefficiente, senza alcun potere di coordinamento decisionale, al contrario di quanto indicato espressamente nella legge sulla “buona scuola”, anche grazie al mio lavoro parlamentare”.
Lo ha dichiarato l’on. Fucsia FitzGerald Nissoli, Responsabile Forza Italia in Nord e Centro America, in seguito all’incontro avuto tra i sindacati della scuola e la delegazione governativa sul decreto che dovrebbe istituire una “cabina di regia” per la governance della scuola italiana all’estero.“Auspico, pertanto – ha proseguito l’on. Nissoli – una radicale revisione della bozza di decreto sulla “cabina di regia” al fine di realizzare una effettiva task force politico-istituzionale in grado di affrontare le sfide della contemporaneità nel mondo e soddisfare al meglio la domanda di lingua italiana sia da parte della nostra Comunità all’estero sia da parte di chi è interessato alla nostra cultura”. “La bozza di decreto – conclude l’on. Nissoli – così com’è, non rispetta il dettato della legge e aggira la volontà espressa dal Parlamento. Siamo seri, basta prendere in giro gli italiani all’estero!”

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Decreto per la salvezza delle banche italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2016

monte dei paschi di siena“E’ stato incardinato alla Camera il decreto per la salvezza delle banche italiane e in particolare per Monte dei Paschi di Siena. Ho voluto essere presente a questa seduta, che di solito è di tipo burocratico-formale, per dare il senso della drammaticità del momento e dell’importanza di questo decreto”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogrupo di Forza Italia alla Camera dei deputati, conversando con i cronisti a Montecitorio.”Una settimana fa – ha continuato – abbiamo approvato una risoluzione, votata anche da Forza Italia, per consentire al governo di utilizzare venti miliardi, a valere sul debito pubblico, per salvare le banche italiane. Salvarle nella trasparenza, nell’equità, nella tutela dei risparmiatori, colpendo gli amministratori infedeli, facendo chiarezza su chi ha distrutto MPS, Etruria e le altre banche in crisi. Vogliamo chiarezza, vogliamo una commissione parlamentare d’inchiesta, vogliamo che Morelli, quello della soluzione di mercato per Mps, se ne vada a casa, vogliamo chiarezza su chi abbia fatto fallire Monte dei Paschi negli ultimi anni, vogliamo chiarezza sulle altre banche, vogliamo chiarezza su chi doveva vigilare e non ha vigilato, Banca d’Italia e Consob. Vogliamo tutto questo – ha sottolineato Brunetta – proprio perché abbiamo votato la risoluzione della maggioranza. Abbiamo il diritto di pretendere il coinvolgimento di tutto il Parlamento. Questa materia è troppo importante, questo momento è talmente grave che le spalle del governo Gentiloni non ce la fanno da sole a reggerlo, ci vuole il coinvolgimento di tutti i gruppi parlamentari”. “Se così sarà – ha aggiunto Brunetta -, proseguiremo con il nostro senso di responsabilità, in caso contrario, se cioè Padoan continuerà a fare lo stesso gioco che ha fatto nei mille giorni di Renzi, ci sarà la nostra più totale e dura opposizione. Speriamo ancora che ci possa essere una più ampia condivisione, finora però non l’abbiamo vista. Il decreto è pessimo, scritto male, in conflitto con la Bce, parziale, iniquo, tratta in maniera diversa stesse tipologie di investitori e risparmiatori. Questo è inaccettabile, che Padoan e Gentiloni ci pensiono e ci ripensino. Noi siamo qui per assumerci le nostre responsabilità e modificare questo pessimo decreto e farne uno di diverso – ha concluso – che risponda alle esigenze del sistema bancario italiano”.

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Qual è il vero problema delle banche italiane?

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

BANCAIl governo Gentiloni parte malissimo sulla questione banche. Se, da una parte, Gentiloni ha rassicurato i mercati nello specifico del Monte dei Paschi di Siena, garantendo che il Governo è pronto a “intervenire per banche e risparmiatori”, dall’altra ha ripetuto anche il solito refrain del sistema bancario che sarebbe “solido” e, udite udite, darebbe perfino il proprio “contributo alla ripresa economica dell’Italia”. Questo ritornello va avanti dall’epoca dei governi Berlusconi con l’ineffabile Ministro Giulio Tremonti che continuava a dire che le Banche italiane erano fra le più solide del mondo… Sia chiaro, nel 2007/2008 c’era un fondo di verità in quelle parole, perché è vero che le nostre banche non hanno i problemi connessi ad operazioni finanziarie molto discutibili che avevano travolto diverse banche Americane ed Europee e che, ad esempio, stanno creando problemi a banche un tempo ritenute solidissime come Deutsche Bank.
Nel frattempo, però, ci sono stati moltissimi anni di crisi economica che ha impattato sui bilanci delle banche italiane con un ammontare di sofferenze nei crediti incredibilmente elevato. Le sofferenze lorde dell’intero sistema bancario superano la quota di 200 miliardi euro.
Abbiamo già scritto, in passato, in modo più approfondito su questo tema delle sofferenze bancarie. E’ un tema delicato che non può essere affrontato “sparando cifre” in modo allarmistico. Qui abbiamo approfondito: http://www.aduc.it/articolo/cosa+succede+alle+banche+italiane_24607.php. Ciò che dobbiamo sapere, però, è che all’inizio della crisi le sofferenze bancarie lorde erano circa un decimo di quelle attuali. In altre parole, questa lunghissima crisi economia ha aumentato il problema di oltre 10 volte!
E’ da irresponsabili continuare a negare che esiste un grande problema generale del nostro sistema bancario. Ciò non significa mandare messaggi allarmistici che possano far scattare “code agli sportelli”. Non significa che il nostro sistema bancario sia sull’orlo del fallimento, significa invece prendere atto che c’è un problema sistemico da affrontare che consiste nel risolvere in via definitiva il problema delle sofferenze bancarie generate da questi lunghissimi anni di crisi economica. Al momento si è scelta la strada di far risolvere la cosa ai privati. Le banche più solide lo stanno facendo. In questi giorni Unicredit ha annunciato un aumento di capitale monster da 13 miliardi, la maggior parte dei quali serviranno a svalutare le sofferenze bancarie di oltre il 70%. Molte banche, però, non hanno la forza di chiedere al mercato aumenti di capitale sufficienti a coprire le sofferenze bancarie. Perché? Qual è il vero problema?Il nodo della questione è la fiducia nella qualità di gestione di molti istituti bancari e conseguentemente dei possibili buchi che che possono essere stati nascosti nelle pieghe di bilancio. Diciamola tutta come va detta: i mercati non si fidano del fatto che i crediti in bonis, cioè quelli non classificati dalle stesse banche come “in sofferenza”, in realtà siano poi così “buoni”.Spesso, una banca in difficoltà di bilancio, con ha troppe sofferenze, attua pratiche poco corrette per “nascondere” sofferenze che renderebbero necessari ulteriori aumenti di capitali. Una delle pratiche più diffuse è quella di concedere altri finanziamenti ad aziende che non possono ripagare i precedenti crediti con il solo scopo di spostare il problema di qualche tempo (così detto: evergreening). Con i nuovi finanziamenti le aziende pagano quelli vecchi, ma si ritrovano con più debiti ancora sulle spalle… che non pagheranno mai. Ciò nonostante non risultano nei bilanci delle banche come crediti in sofferenza. Sappiamo che la Banca Centrale Europea ha in corso un’analisi sui crediti in bonis del Monte dei Paschi di Siena. I risultati dovrebbero essere resi noti a Gennaio. E’ evidente che questo ha un peso rilevante sull’aumento di capitale che dovrebbe essere sottoscritto entro fine dicembre.Ma, dal momento che il problema non è affatto circoscritto a questa o quella banca, bensì si tratta di un problema sistemico (chiaramente non tutte le banche hanno le stesse difficoltà, ma il problema è generale) l’unico modo serio di affrontarlo è una soluzione generale. Serve una sorta si “whateveriitakes” per il sistema bancario italiano. Una soluzione, ciò, definitiva, che fughi qualsiasi dubbio ragionevole sulla reali condizioni dei bilanci delle banche italiane.
I provvedimenti che si sono presi fino ad oggi, e quelli che si annunciano nelle prossime ore, sono provvedimenti emergenziali, non sistemici. Ma tappata una falla, in questo contesto di sfiducia, se ne crea poco dopo una ancora più grossa. “Salvata” (si fa per dire…) Banca Etruria, ci si trova per l’ennesima volta il Monte dei Paschi. Sistemato, provvisoriamente, il Monte dei Paschi, fra poche settimane ci si troverà una delle due banche Venete… ecc. ecc.
Più tempo facciamo passare più la situazione peggiora. Serve una soluzione sistemica con o senza l’assenso della burocrazia europea. Sistemare definitivamente il sistema bancario italiano è il singolo provvedimento più efficace per rilanciare l’economia Italia.
Dire, come ha detto il nuove Presidente del Consiglio Gentiloni, che il sistema bancario italiano è solido e contribuisce alla ripresa economica dell’Italia, è esattamente l’opposto di ciò che serve, oltreché una frase che fa evidentemente a pugni con la realtà. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Migliorano i pagamenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

marco-pretiMigliora la puntualità dei pagamenti delle imprese italiane. L’altra buona notizia è che calano, seppur leggermente, i ritardi gravi nel saldo delle fatture, uno dei principali indicatori dello stato di salute delle imprese. Attualmente la percentuale di ritardi gravi è infatti pari al 12,6%, un calo, rispetto allo stesso periodo del 2015, del 13,1%. Il 35,4% delle imprese, dati aggiornati a fine settembre 2016, invece paga alla scadenza, il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto positivo. Certamente rispetto al 2010, lo scenario attuale rimane preoccupante: i ritardi oltre il mese di ritardo segnano un +129,1%, mentre i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 4,3%. A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.“Le aziende italiane, dopo anni di ristrutturazioni e ridefinizione di mercati, prodotti e obiettivi, stanno dimostrando una maggiore solidità economica e commerciale. Nel corso dell’ultimo anno, seppur di poco, continuano a calare i ritardi gravi nei pagamenti delle nostre imprese” – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS D&B. “E proprio il calo dei pagamenti oltre il mese di ritardo è un ottimo segnale per le imprese e lascia spazio a un cauto ottimismo per il futuro. Le imprese hanno infatti affrontato la crisi concentrandosi soprattutto sulla ricerca di nuovi mercati e sulla ridefinizione delle strategie di gestione della clientela. Come CRIBIS D&B, possediamo un osservatorio privilegiato per valutare entrambi gli aspetti, essendo il leader in Italia sulle informazioni sulle imprese estere e fornendo informazioni e servizi per la gestione del credito e del portafoglio clienti. In particolare, le imprese che hanno ottenuto le migliori performance sono quelle che hanno fatto 2 cose principalmente: prima di tutto hanno utilizzato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela, in sinergia con le esigenze e gli obiettivi commerciali; in secondo luogo, hanno reso la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Non stupisce che nella gestione del credito le priorità siano divenute il monitoraggio costante della clientela, l’adozione di strategie per la riduzione degli insoluti e l’efficientamento delle procedure. Adesso, in questo clima di maggiore fiducia, le imprese devono continuare a investire nella gestione del credito per non disperdere il patrimonio di competenze e di risultati ottenuto. I segnali di miglioramento non devono però fare abbassare la guardia” – conclude Marco Preti.Le imprese del nord est, anche a fine settembre 2016, si confermano le più puntuali d’Italia nei pagamenti, anzi hanno leggermente migliorato le loro performance nel corso dell’ultimo trimestre. Il 44,4% paga alla scadenza, mentre i ritardi gravi sono solo del 7,4%. Situazione opposta per il sud e le isole, dove solo il 22,7% è virtuoso e ben il 21,4% fatica a saldare i debiti con i fornitori. Bene anche il nord ovest (41,7% di pagamenti alla scadenza, 8,4% oltre il mese di ritardo), situazione intermedia per il centro Italia (31,5% di imprese puntuali, 15,1% i cattivi pagatori).Entrando nel dettaglio delle singole Regioni, invece, è la Lombardia ad aggiudicarsi il primo posto in fatto di puntualità con il 45,5% di imprese virtuose. Seguono, per completare le prime posizioni, l’Emilia Romagna (45,3%) e il Veneto (44,9%). In fondo alla classifica troviamo la Sicilia, con solo il 19,1% di pagamenti regolari, contro un 23,2% di gravi ritardi. Male anche Calabria (20,9%) e Campania (21%)
A livello provinciale, Sondrio si conferma ancora una volta la Provincia più puntuale d’Italia. Seguono Bergamo, Lecco, Belluno, Brescia, Trento, Como, Mantova, Cremona e Vicenza. In fondo alla classifica Enna e Caltanissetta.
Continua la crisi del commercio al dettaglio. Solo il 26,2% delle imprese che operano in questo settore è infatti puntuale, il 20,1% invece fatica a saldare i debiti. Situazione opposta per i servizi finanziari, puntuali nel 46,3% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari al 9,5%.Le micro imprese sono le più puntuali nel saldo delle fatture. Ben il 37% salda i debiti alla scadenza. Dal lato opposto, sono anche quelle che esibiscono la maggior percentuale di ritardi gravi pari al 13,8%. Situazione opposta per le grandi imprese, ritardatarie nel 6,1% dei casi. (foto: marco preti)

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Cementificazione delle coste italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

italia«I dati sulla cementificazione delle coste italiane comunicati da Legambiente costituiscono l’ennesimo severo ammonimento sulla necessità di un reale contrasto al consumo del suolo in Italia. Numeri che si aggiungono a quelli dell’Ispra, che aveva già ampiamente certificato le criticità dei litorali del nostro Paese: quasi il 20% della fascia costiera è perso ormai irrimediabilmente e una quantità equivalente di suolo compreso tra 0 e 300 metri di distanza dalla costa è stato impermeabilizzato, a cui bisogna aggiungere il 16% di quello compreso tra i 300 e 1.000 metri. Il cemento ha invaso persino il 2% delle zone considerate non consumabili: montagne, aree a pendenza elevata, zone umide. Senza dimenticare che ogni cinque edifici costruiti con autorizzazione, ne viene realizzato uno totalmente abusivo».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA. «Per contrastare tali fenomeni bisogna lavorare su almeno due fronti – prosegue Simoncini –. Da una parte si deve rendere più efficaci i vincoli paesaggistici, cancellando le zone d’ombra di alcune normative e intervenendo con decisione quando si verificano inadempienze da parte degli enti locali o, peggio, connivenze tra amministratori pubblici e speculatori privati. Parallelamente occorre mettere finalmente in piedi una seria campagna di demolizioni di quanto costruito in spregio delle leggi, del buon senso e degli interessi della collettività. Da questo punto di vista, chi amministra il territorio deve avere una visione meno legata al consenso elettorale e maggiormente proiettata sui benefici di lungo periodo: la bellezza e l’integrità di una costa costituiscono un valore aggiunto e sono requisiti fondamentali per una migliore resa turistica ed economica di ciascun territorio. Auspicabile, infine, un’accelerazione dell’iter della legge per contrastare il consumo del suolo e favorire la rigenerazione urbana, che è stata licenziata dalla Camera ed è passata all’esame del Senato. Anche perché l’obiettivo che il Governo si è dato, vale a dire la cementificazione azzerata entro il 2050, non deve in alcun modo far dimenticare una contingenza che è ad altissima pericolosità. Ogni giorno viene consumata una porzione di territorio equivalente a quella della Città del Vaticano: un’enormità. Quasi il 90% dei Comuni è a elevato rischio di frane e alluvioni e addirittura 7 regioni e 51 province sono a totale pericolosità idrogeologica».

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BEI e Intesa Sanpaolo: 1 miliardo di euro per le PMI italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2015

banca centrale europeaSi intensifica la collaborazione tra Banca europea per gli investimenti (BEI) e Intesa Sanpaolo per il finanziamento delle piccole e medie imprese. Con un accordo firmato oggi a Milano dai rappresentanti delle due istituzioni, la banca dell’Unione europea mette a disposizione una linea di credito del valore complessivo di 500 milioni di euro e, allo stesso tempo, Intesa Sanpaolo si impegna a fornire per pari importo risorse proprie alle PMI beneficiarie, facendo così aumentare il plafond complessivamente a disposizione per il supporto del sistema economico italiano fino a un miliardo di euro.Nel dettaglio, le erogazioni – finanziamenti a medio e lungo termine e leasing –saranno finalizzate esclusivamente agli investimenti delle imprese di minori dimensioni, tramite l’intermediazione di Mediocredito Italiano, il polo della finanza d’impresa del Gruppo Intesa Sanpaolo. Oggetto dei prestiti saranno sia nuovi progetti sia quelli in corso non ancora ultimati di importo non superiore a 25 milioni e con durata massima di 15 anni. Gli interventi sono destinati ad aziende attive in tutti i settori produttivi: agricoltura, artigianato, industria, commercio, turismo e servizi e potranno riguardare l’acquisto, la costruzione, l’ampliamento e la ristrutturazione di fabbricati; l’acquisto di impianti, attrezzature, automezzi o macchinari; le spese, gli oneri accessori e le immobilizzazioni immateriali collegate ai progetti, incluse le spese di ricerca, sviluppo e innovazione; la necessità permanente di capitale circolante legata all’attività operativa. Sono esclusi dall’ambito dell’accordo i progetti di puro investimento finanziario e/o immobiliare.
“Intesa Sanpaolo è uno dei nostri principali partner a livello europeo: in particolare in Italia il lavoro che stiamo facendo a favore delle piccole e medie imprese ha permesso di diffondere in tutto il territorio nazionale le risorse della BEI anche negli anni più duri della crisi; sono particolarmente soddisfatto di questa nuova operazione, perché grazie alla rilevanza dei finanziamenti complessivi che si mobiliteranno riusciremo a dare una spinta significativa alla ripresa economica in corso”, ha commentato Dario Scannapieco, Vice Presidente BEI.
“La collaborazione di lunga durata con la Banca europea per gli investimenti rappresenta per Intesa Sanpaolo una delle forme concrete di intervento a sostegno dell’economia reale. In una fase di ripresa dell’economia del Paese la nostra banca è impegnata nell’accelerare gli effetti della crescita. In particolare, già nell’anno in corso l’erogazione di credito a medio e lungo termine alle PMI italiane cresce del 66%. Grazie all’accordo di oggi siamo certi di poter disporre di un ulteriore strumento da mettere a disposizione delle imprese che intendono investire e innovare per vedere realizzati i propri progetti di sviluppo”, ha dichiarato Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo.

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Domanda di credito da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Banca europea per gli investimentiIl mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare una crescita della domanda di mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane pari al +42,5% rispetto allo stesso mese del 2014. In termini aggregati, nei primi 10 mesi dell’anno in corso il numero di richieste di mutui ha segnato una crescita del +56,7% rispetto al pari periodo del 2014.
L’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF riporta anche il dato relativo all’importo medio dei mutui richiesti che, nei primi 10 mesi dell’anno, è stato pari a 122.293 Euro, in calo del -1,5% rispetto al pari periodo dello scorso anno (quando l’importo medio era pari a 124.169 Euro) e del -11,7% rispetto al 2008, quando la crisi economica non si era ancora manifestata. Si consolida inoltre il trend relativo alla durata dei mutui richiesti, con la classe compresa tra i 15 e i 20 anni che risulta essere la preferita dagli italiani, con una quota pari al 24,2% del totale, seguita da quella compresa tra i 25 e i 30 anni con una quota pari al 21,3%.
Relativamente alla domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), il mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare un incremento pari al +6,6% rispetto allo stesso mese del 2014. Prendendo in considerazione l’aggregato dei primi 10 mesi del 2015 la domanda complessiva di prestiti da parte delle famiglie italiane fa registrare un +7,5% rispetto al pari periodo del 2014. Anche nel mese di ottobre si conferma la dinamica divergente delle due tipologie di finanziamento che ha iniziato a manifestarsi nei mesi precedenti: nello specifico, i prestiti finalizzati all’acquisto di auto, moto, arredo elettrodomestici e altri beni e servizi finanziabili hanno fatto registrare un aumento del +17,8% rispetto al corrispondente periodo del 2014, determinando la performance positiva dell’intero comparto e controbilanciando la confermata debolezza dei prestiti personali, che nel medesimo periodo di osservazione hanno fatto segnare un -7,2%, confermando la performance negativa che ha caratterizzato gli ultimi mesi.
Dall’ultima rilevazione di CRIF arrivano segnali incoraggianti relativamente all’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, nel mese di ottobre si è attestato a 7.805 Euro rispetto ai 7.191 Euro del pari periodo 2014 (+8,5%). Entrando maggiormente nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati nel mese di ottobre l’importo medio richiesto è risultato pari a 4.914 Euro contro i 4.529 Euro del corrispondente periodo 2014 (+8,5%) mentre relativamente ai prestiti personali si è assestato a 12.278 Euro contro i 10.436 Euro dell’ottobre 2014 (+17,7%). Relativamente all’aggregato dei primi 10 mesi dell’anno, invece, l’importo medio (nel complesso di prestiti personali + finalizzati) si è attestato a 7.847 Euro, in crescita del +2,9% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno ma ancora ben distante dagli anni pre-crisi (-16,4%).

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Cuba: Esportazioni italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2015

L’accordo, siglato in esclusiva tra le due parti, mette a disposizione delle imprese italiane un plafond rotativo di 80 milioni di euro, dedicato a conferme di crediti documentari emessi da istituti bancari cubani per il pagamento di singoli contratti commerciali del valore massimo di 5 milioni di euro. ecocubaIl miglioramento del contesto politico ed economico e le recenti riforme varate dal governo cubano – che hanno introdotto benefici fiscali per gli investitori esteri e ridotto gli ostacoli all’importazione di macchinari nel paese – fanno di Cuba un mercato di crescente interesse per il made in Italy.Sebbene sussistano profili di rischio operativi e commerciali, così come in altri mercati simili, non sono mai mancati sostegno e progettualità a favore delle imprese italiane che operano in tali contesti. Nell’ambito dell’accordo, infatti, Intesa Sanpaolo e SACE consentiranno agli esportatori italiani di vendere i propri prodotti o servizi con dilazioni fino a 18 mesi, garantendone i pagamenti.“In una fase storica importantissima come l’attuale, che vede finalmente la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente il nostro sostegno alle imprese italiane che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica cubana. Intesa Sanpaolo accompagna le aziende del nostro Paese nel loro percorso di apertura verso il mercato globale e rappresenta un fattore determinante nell’internazionalizzazione del tessuto produttivo italiano. Per superare i confini del mercato domestico il nostro Gruppo mette a disposizione dei nostri clienti una rete operativa che arriva in oltre 40 Paesi ed è in grado di rispondere a tutte le esigenze, grazie a un’offerta completa di servizi che comprendono l’attività di banca commerciale fino a i più sofisticati strumenti di corporate banking”, ha commentato Gaetano Miccichè, direttore generale di Intesa Sanpaolo.
“Siamo lieti di annunciare un’iniziativa concreta a sostegno della penetrazione delle imprese italiane nel mercato – ha dichiarato il presidente di SACE, Giovanni Castellaneta, che partecipa alla missione a Cuba –. Restare ai margini della partita che il mondo si appresta a giocare in questa realtà di ‘frontiera’ rappresenterebbe una perdita di opportunità considerevoli. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di SACE, infatti, le nostre imprese potrebbero mettere a segno un guadagno di nuovo export pari a ben 220 milioni nei prossimi quattro anni, a due condizioni: che il programma di riforme messo in atto dal Governo riesca a dispiegare a pieno i suoi frutti e che si sappiano dotare degli strumenti giusti per crescere in sicurezza in un contesto complesso e ancora relativamente inesplorato. L’accordo di oggi offre un contributo sostanziale al raggiungimento di quest’obiettivo”.

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Premio speciale alle forze armate italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

universita-la-sapienza-romaRoma 9 luglio, nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma verrà assegnato un premio speciale alla forze armate italiane nel centenario dell’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale con la seguente motivazione: “Dalla vittoriosa guerra del ’15 -18, all’odierno contributo per il mantenimento della pace nel mondo”. Il premio è stato conferito in occasione della XVI edizione del Premio Roma e che ha, inoltre, annunciato per il corrente anno i finalisti per il 2015 del premio:
Per la Narrativa straniera:
a) Nelly Alard “Momento di una coppia” – Gremese;
b) Sasha Arango “La verità e altre bugie” – Marsilio;
c) Camilla Lackberg “Il guardiano del faro” – Marsilio;
d) Chevi Stevens “Il passato di Sara” – Fazi;
e) Jonathan Stone “Non puoi dimenticare” – Newton Compton;
Menzione di merito: Fatis Kongoll “La vita in una scatola di fiammiferi” – Rubbettino.
2) Narrativa Italiana
a) Francesco Caringella “Non sono un assassino” – Newton Compton;
b) Valter Catoni “L’inutilità della lettera Q” – Mondadori;
c) Lilli Gruber “Tempesta” – Rizzoli;
d) Wanda Marasco “Il genio dell’abbandono” – Neri Pozza;
e) Romana Petri “Giorni di spasimato amore” – Longanesi;
Menzioni di merito:
a) Rosario Bonavoglia “Un angelo alle case verdi” – Lupetti;
b) Ennio Montano “Augusto ed io” – APL;
c) Claudio Valente – Andrea Montesanti “Quelle capanne chiamate Roma” – Reverdito;
3) Saggistica:
a) Alberto Angela “I tre giorni di Pompei” – Rizzoli;
b) Aldo Cazzullo “La guerra dei nostri nonni” – Mondadori;
c) Cesare De Seta “L’Italia nello specchio del Grand Tour” – Rizzoli;
d) Emilio Gentile “In Italia ai tempi di Mussolini” – Mondadori;
e) Vincenzo Trione “Effetto città” – Bompiani;
Menzioni di merito:
a) Federico Pasquali – Carlo Santi “Campioni per sempre” – Il Lazio e le sue eccellenze –
Contributo per la parte riferita alle Paralimpiadi di Giampiero Spirito. Le schede degli atleti sono state curate da Francesca Monzone – Riccardo Viola Editore;
b) Christian Salmon “La politica nell’era dello storylling” – Fazi;
c) Franco Zangrilli “Dietro la macchina della scrittura” – Polistampa;

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Domanda di prestiti delle famiglie italiane, relativo al mese di agosto 2014

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 settembre 2014

electionL’analisi ha messo in evidenza come, nel mese di agosto appena concluso, la richiesta di prestiti da parte delle famiglie italiane ha fatto registrare una contrazione del -4,3% rispetto allo stesso mese del 2013. Il dato del mese appena concluso conferma la dinamica negativa della domanda che perdura ininterrottamente da 18 mesi, dal marzo 2013. Nei primi 8 mesi dell’anno in corso, a livello aggregato, la flessione è stata pari al -6,4% rispetto al corrispondente periodo del 2013. Entrando maggiormente nel dettaglio, il numero di richieste relative ai soli prestiti finalizzati nei primi 8 mesi dell’anno ha fatto segnare un calo del -9,6% rispetto al pari periodo del 2013. Relativamente ai prestiti personali, invece, si conferma un decremento più contenuto, pari a -2,6% rispetto ai primi 8 mesi dello scorso anno.Nei primi 8 mesi dell’anno in corso l’importo medio richiesto, nel complesso dei prestiti personali più finalizzati, è stato pari a 7.785 euro, in crescita rispetto ai 7.513 euro del corrispondente periodo del 2013.

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Incidenti stradali sulle strade italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

<< Gli ultimi dati Aci-Istat indicano che la fascia più colpita dagli incidenti stradali è quella tra i 20 e i 24 anni e valori molto elevati si riscontrano anche in corrispondenza delle fasce di età 25-29 e 30-34 anni. Dati questi che hanno trovato conferma in questo ultimo tragico fine settimana dove tra i 24 deceduti, 12 avevano meno di 30 anni d’età>>. Ad affermarlo è Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo la campagna nazionale per la sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera.<<La situazione che abbiamo sulle nostre strade – continua Lentino – è peggio di una guerra. I bollettini che arrivano dai weekend dimostrano la necessità di attivarsi immediatamente per evitare l’altissimo ed insostenibile costo di vite umane che rischiamo di avere nei prossimi mesi, verso l’estate>>.
<<Servono più controlli ma serve anche maggiore prevenzione e questa può essere fatta con la sinergia di tutti. Sono le Istituzioni ad ogni livello che, assieme alle associazioni ed alle organizzazioni che si occupano di sicurezza sociale, devono promuovere azioni coordinate ed incisive. Oggi – conclude il portavoce – il costo delle giovani vite perse sulla strada è come un macigno per l’Italia>>

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Mete italiane sempre più gettonate

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

Hotels.com Booth

Image by Interop Events via Flickr

Analizzando le città più cercate nel mese di dicembre sul sito italiano di Hotels.com – il sito di hotel più visitato al mondo – rispetto a dicembre 2010, si scopre che gli Italiani quest’anno hanno mostrato maggior interesse verso mete all’interno dei confini nazionali, con Torino in testa alla classifica. Con un aumento del 492% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, Torino ha infatti registrato l’incremento maggiore nelle ricerche. La seconda meta più gettonata, con un +436% nelle ricerche rispetto al 2010, è stata la campagna maremmana: sono molti infatti gli italiani che hanno scelto la tranquillità della toscana, e in particolare del comune di Manciano, in provincia di Grosseto. La cittadina, uno dei borghi più belli della Maremma grazie ai suoi panorami unici che comprendono mare, montagna e colline, ha avuto un forte incremento delle ricerche, posizionandosi al secondo posto nella classifica di Hotels.com.
Tra le località di mare più cercate spunta invece la Costa Smeralda (+419%). Boa Vista (+412%), nell’arcipelago di Capo Verde, è stata invece la meta più cercata dagli Italiani amanti delle vacanze invernali al caldo, con una temperatura media di 25° durante il mese di dicembre. Anche le Alpi lombarde sono state fra le mete più cercate dagli Italiani sul sito italiano di Hotels.com; con un aumento delle ricerche del 382% rispetto allo stesso periodo del 2010. Gli amanti della neve hanno preso anche in gran considerazione gli Appennini abruzzesi, e in particolare Roccaraso (+344%), per trascorrere le vacanze natalizie con gli sci ai piedi. Tra le mete più gettonate dai turisti stranieri secondo Hotels.com, invece, spicca Mestre per i francesi. Sul sito francese di Hotels.com, la città veneta ha registrato un incremento nelle ricerche del 494% rispetto a dicembre 2010. Napoli è stata invece la meta italiana più cercata dai danesi, registrando un +334% nelle ricerche e aggiudicandosi il quinto posto tra le città preferite dai danesi a dicembre. I Finlandesi hanno cercato soggiorni soprattutto a Roma, facendo registrare un aumento del 418% delle ricerche.

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Il ritratto delle single italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Anna Magnani

Image via Wikipedia

“Siamo donne, oltre la gonna c’è di più”: molto di più. Il ritornello della vecchia canzone di Sabrina Salerno e Jo Squillo sembra tornato di moda tra il cosiddetto “sesso debole”: sarà una questione di tempi. Anche per le single che, buttata via l’immagine di derivazione maschilista della “zitella” (brutta, acida, che nessuno si fila), si dimostrano donne appassionate, con le idee chiare e sostanzialmente (72%) anche soddisfatte del loro aspetto fisico. Mettendosi nei passi di una persona che le conosce bene, di loro direbbero che – soprattutto sanno affrontare le difficoltà in modo pratico e ragionato (32,48%) e riflettere seriamente sulla vita (29%); sono capaci di vedere il lato piacevole e utile della vita, delle esperienze (26%) e sono di buon umore (24%). Non è tutto: riescono a trovare una soluzione per ogni tipo di problema (21%). E’ una parte del ritratto delle single italiane che emerge dalla ricerca condotta da PARSHIP.it (http://www.parship.it – il primo servizio on line per chi cerca l’amore basato sulla vera affinità di coppia; rivolto solo a persone libere e in cerca di una relazione seria e duratura) – l’anno scorso, 2010 – su un campione di 1253 utenti donne.Il 37,27% non beve mai alcolici, poco più del 47% lo fa solo occasionalmente. Il fumo decisamente non veste in rosa: quasi il 54% non accende mai una sigaretta e il 17,41% lo fa raramente. In ogni caso, al 65% dà fastidio se qualcuno, vicino, fuma. Per il 73% cucinare è una passione; stare dietro ai fornelli è un impegno sgradito da (quasi) una donna su 5; l’8% ammette di essere quasi una frana. Il cibo è legato al piacere, a momenti da “assaporare” (possibilmente, per il 64%, ad orari regolari, “canonici”): sarà per questo che il 31% delle single ci tiene, a mangiare bene. Per il 54% è importante anche l’atmosfera: un piatto si assapora meglio se la situazione è calda e accogliente. Solo per il 14% cibo significa essenzialmente e più spartanamente solo “nutrirsi”. Il tempo libero viene suddiviso tra le uscite con gli amici (21%), la lettura (18%); a pari merito nelle preferenze (14%) le ore dedicate al relax e al riposo e quelle per andare al cinema e a teatro. Per le vacanze invece, il mare (20%) vince sulla montagna (8%); la seconda meta preferita sono le Spa e i viaggi benessere (11%): l’importante è organizzarle almeno parzialmente prima. Solo il 19% ama andare “all’avventura”. La pianificazione della settimana include anche più appuntamenti con palestra e/o varie attività sportive per il 55% delle single; le veramente pigre e refrattarie sono il 18,67%. Arrivate a casa al termine della giornata, accendono subito la radio (64%). La musica preferita? Nella top ten della classifica, si piazzano quella italiana (18%) e i cantautori (15%), a seguire il rock (13%), la dance (10%) e il jazz (9%). I valori personali, quelli che accompagnano e guidano le scelte della vita, sono chiari. L’amore, una casa in cui sentirsi a proprio agio con il proprio compagno sono la cosa più importante per il 47,68% delle single. Al secondo posto viene l’amicizia (19,31%). Soddisfazione (15,49%) e realizzazione (11,23%) sono più importanti del mero “successo professionale” (interessa solo il 4,20%).Il desiderio più grande? Le preferenze rispecchiano in qualche modo i valori. Così il 54,3% vorrebbe trovare l’amore, quello vero, importante, per una vita; il 22% punta sulle amicizie e le conoscenze interessanti; il 14,41% vorrebbe migliorare le proprie opportunità lavorative.Già l’amore. Le single sono ancora single… perché sono esigenti, non si accontentano di un compagno qualunque, purché sia (43%); e perché prima non erano ancora pronte ad un impegno vero (21%). Desiderano un uomo con cui camminare la vita, perché in due è più facile (24%).

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