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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘italiane’

BlueBay – Elezioni italiane: avanti tutta, ma con cautela

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

A cura di Neil Mehta, Portfolio Manager, BlueBay Asset Management. Un centro-sinistra frammentato si tradurrà probabilmente in una vittoria per i partiti di centro-destra nelle prossime elezioni in Italia, con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia come nuovo Primo Ministro. Riteniamo che nel breve termine i mercati non avranno una reazione forte, ma daranno alla nuova coalizione la possibilità di dimostrare la propria competenza. È improbabile che Meloni si ponga in modo conflittuale fin dall’inizio, riteniamo invece plausibile che voglia evitare rischi inutili con istituzioni come la Commissione UE e la NATO. Fratelli d’Italia vuole presentarsi come un partito credibile e capace di governare, come già fanno altri partiti tradizionali di centro-destra in Europa. È quasi certo che la coalizione nominerà un Ministro delle Finanze favorevole al mercato, che aggiungerà ulteriore fiducia agli investitori e che darà un nuovo incentivo alla prudenza fiscale. Nel medio termine, però, i rischi potrebbero accumularsi sotto la superficie. Nell’ultimo anno Matteo Salvini della Lega è crollato nei sondaggi e, se dovesse sopravvivere alle elezioni e alle conseguenze, potrebbe causare problemi all’interno della coalizione nel tentativo di riconquistare voti. Questo potrebbe portare a lotte intestine nella coalizione e, con poco o nessun tempo per mettere insieme e approvare un bilancio entro la fine dell’anno, gli investitori potrebbero rapidamente rivoltarsi contro la coalizione. C’è poi la riforma dei fondi del Next Generation EU e l’interazione con l’UE, che vuole che l’Italia faccia un ulteriore giro di vite sull’evasione fiscale e riformi le leggi sulla giustizia. Lo scenario più roseo sarebbe se Meloni, con il suo programma di destra, riuscisse a spingersi più al centro e a realizzare una buona politica economica con riforme strutturali e meno espansiva dal punto di vista fiscale, come promesso, il che potrebbe essere positivo per il Paese, per i mercati, per la sua immagine e per quella del suo partito. Se riuscisse a realizzare i suoi obiettivi, potrebbe facilmente allargare la sua base, emarginando in particolare Salvini e Berlusconi, il che soddisferebbe le sue ambizioni personali. Ma con molte sfide da affrontare, sul fronte dell’energia, dell’aumento dei tassi d’interesse e della riforma fiscale, se dovesse presentarsi un’altra crisi, non escluderemmo un altro governo di unità nazionale. Gli investitori dovrebbero, quindi, continuare a muoversi con cautela.

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Imprese italiane in Cina: la tutela dei diritti a supporto dei brand_EUIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Europa esporta tecnologia e know-how, ma, in assenza di protezione, le imprese dell’UE possono essere vittime di violazioni. La tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) rappresentano una sfida importante per le imprese dell’UE che intendono espandersi in nuovi mercati. Nel 2021 le esportazioni dell’Italia hanno raggiunto un importo totale di 15 691 milioni di EUR, riguardando per lo più macchinari e attrezzature per il trasporto, compresi macchinari specializzati destinati a settori particolari per 6 237 milioni di EUR (40 % delle esportazioni verso la Cina), prodotti manufatti vari, principalmente articoli e accessori di abbigliamento, per 4 068 milioni di EUR (26 % delle esportazioni verso la Cina) e prodotti chimici e correlati, in particolare prodotti medici e farmaceutici, per 2 264 milioni di EUR (14 % delle esportazioni verso la Cina).Al 1º gennaio 2020 erano in vigore 1,6 milioni di registrazioni di marchi dell’Unione europea (MUE), contenenti più di 4,4 milioni di classi di prodotti e servizi associate, con un tasso di crescita medio annuo del 5,6 % (2010-2019). La maggior parte dei depositi di MUE ha continuato a provenire dall’interno dell’UE, con una quota media del 68,3 % dei depositi totali. La Germania è stata il principale paese di deposito a livello mondiale e dell’UE, seguita da altre grandi economie dell’Unione come il Regno Unito, l’Italia (8 %), la Spagna e la Francia. Nel corso degli ultimi cinque anni le attività di IP Key China sono state principalmente mirate ad agevolare l’accesso al mercato per le aziende, le imprese e gli innovatori dell’UE, attraverso la cooperazione con le autorità, le associazioni di imprese e altre parti interessate pubbliche e private cinesi. Questo contributo è stato apportato tramite l’approfondimento della comprensione del mercato e il miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei sistemi di applicazione della PI in Cina.Le accurate valutazioni della legislazione cinese fornite da IP Key China hanno fatto luce sulle principali differenze rispetto alla legislazione equivalente in materia di PI nell’UE. L’analisi ha riguardato un’ampia gamma di aspetti, quali la risposta alla contraffazione e alla pirateria, le procedure per il trattamento delle controversie in materia di PI, l’applicazione generale della PI e le informazioni fornite alle imprese europee.Inoltre, il progetto è stato coinvolto in un’ulteriore cooperazione con la Cina a seguito della firma dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione di 100 indicazioni geografiche europee in Cina e di 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE.IP Key China ha altresì apportato un contributo sostanziale in termini di integrazione dei dati relativi ai marchi messi a disposizione dall’Amministrazione nazionale cinese per la proprietà intellettuale (CNIPA), grazie al quale oltre 32 milioni di marchi cinesi sono divenuti disponibili nello strumento di ricerca per i marchi e nella banca dati «Tmview». Nel 2020 l’EUIPO e la CNIPA hanno firmato l’accordo sullo scambio di informazioni sui marchi, concordando lo scambio reciproco di dati sui marchi nazionali cinesi e sui marchi dell’Unione europea.Inoltre, è stata organizzata una serie di seminari ed eventi e sono stati resi disponibili, a beneficio delle imprese dell’UE, corsi di formazione gratuiti online e in loco da parte di esperti di PI, pubblicazioni, schede informative sul mercato cinese e studi di casi. Parallelamente, dalla sua creazione nel 2008, l’helpdesk sulla PI per le PMI in Cina, attivo 24 ore su 24, risponde a domande specifiche fornendo un servizio di assistenza di prima linea in materia di PI per le PMI che operano nel mercato cinese o intendono accedervi.La prossima fase del progetto IP Key China sarà incentrata sull’avanzamento della convergenza delle norme cinesi, dell’UE e internazionali in materia di protezione dei DPI, con particolare riguardo agli aspetti legati alle attività di contrasto. Si presterà attenzione anche al rafforzamento dei partenariati e dell’interazione strategica con le imprese che operano in Cina, nonché con le associazioni di settore. Gli sforzi futuri mireranno altresì a garantire un maggiore coinvolgimento delle istituzioni settoriali nell’UE e nei suoi Stati membri negli scambi tra pari con le controparti cinesi su temi di interesse reciproco.

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L’inflazione ha portato via uno stipendio alla famiglia tipo italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2022

Nell’ultimo semestre l’inflazione a livelli massimi ha “mangiato” uno stipendio dei lavoratori italiani: ad una famiglia tipo con due figli piccoli sono stati sottratti almeno 1.200 euro di potere d’acquisto. Come già ravvisato dall’Anief, oggi la stampa nazionale rileva che “mentre i salari restano fermi infatti, in Italia non crescono da 30 anni, il caro-prezzi ha raggiunto a giugno livelli che non si vedevano dal 1986, quando ancora esisteva la scala mobile. E così in appena sei mesi, da gennaio a oggi, una coppia con uno o due figli minorenni a carico ha perso, a parità di stipendio, 1.240,8 euro di potere d’acquisto”. E gli interventi del Governo non hanno di certo risposto in modo adeguato: l’indennità di 200 euro (che però al momento è una tantum e non viene assegnata ad oltre 200 mila docenti e Ata della scuola, anche Covid, perché licenziati a giugno) e i contributi per sgonfiare le bollette, hanno permesso di recupere al massimo 700 euro: quindi, oltre 500 euro si sono volatilizzati.“Sono soldi che pesano tantissimo nell’economia quotidiana dei lavoratori con stipendi medio-bassi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e che dobbiamo assolutamente fare avere il prima possibile. Nella scuola abbiamo questa opportunità: firmando subito il contratto ponte faremmo avere in media oltre 100 euro lordi di aumento, pari a 65-70 netti, più 2-3mila euro di arretrati. Solo l’incremento mensile, anche se non eccelso, andrebbe comunque a coprire una parte di quei soldi che l’inflazione ormai sopra l’8%, da sommare a quella degli ultimi anni, sta impoverendo come non mai un milione e mezzo di docenti e Ata della scuola”.“Tra l’altro – continua il sindacalista -, si andrebbe a dare loro una percentuale di aumento superiore al 3,48% del contratto collettivo nazionale 2018 che allora più di qualcuno ha giudicato positivo, anche se arrivato dopo ben dieci anni di blocco. Perché a distanza di quattro anni non si può fare la stessa cosa, peraltro – conclude Pacifico – per chiudere un contratto già scaduto, con dei finanziamenti già stanziati con più leggi di bilancio e con la prospettiva, ben delineata in queste ore dall’economista Pier Carlo Padoan, che servirà molto tempo per tornare alla normalità?”

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Le imprese italiane possono diventare più attrattive per gli investimenti esteri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

«L’Italia non è mai stata in cima alla classifica dei Paesi più attrattivi per gli investimenti delle imprese estere, ma con il PNRR abbiamo un’occasione storica per invertire questo trend e rendere più attrattivo tutto il nostro tessuto economico. Per contrastare le criticità ancora esistenti e valorizzare le capacità attrattive del nostro Paese, dunque, è d’obbligo una riflessione sull’importanza dell’opportunità fornita dal PNRR. In un contesto come quello attuale, infatti, la tempestiva ed efficace implementazione del PNRR rappresenta un’occasione irrinunciabile per dare impulso al nostro sistema produttivo e migliorare l’attrattività verso investimenti internazionali». Ad affermarlo è Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean, nel presentare lo studio “L’attrattività del sistema Italia per le imprese estere: opportunità e prospettive del PNRR”. La ricerca, curata dal partner di Deloitte Marco Vulpiani, è stata presentata oggi a Roma al pubblico, in occasione dell’inaugurazione della cattedra congiunta Deloitte-Luiss presso il campus dell’Università intitolata a Guido Carli. La Chair in International Management and Global Challenges sarà tenuta dal Prof. Antonio Majocchi, Ordinario di Management delle Imprese Internazionali presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Ateneo.«Se prendiamo le principali economie europee – spiega Marco Vulpiani di Deloitte presentando lo studio – l’Italia è il Paese con il valore medio più basso in termini di flussi di Investimenti Diretti Esteri (IDE) in percentuale al Pil (25% nel 2020 verso una media area Euro del 77%). Questo comporta che, in termini di attrattività complessiva degli investimenti esteri, l’Italia anche se si colloca al nono posto rispetto ai Paesi G20 è all’ultimo posto delle principali economie europee, mostrando una particolare debolezza nel sistema fiscale e nella disponibilità di infrastrutture. A queste si aggiungono lentezze burocratiche che rendono l’Italia meno competitiva nell’attrarre investimenti internazionali e domestici». Nell’analisi sono state esaminate ulteriori criticità note del sistema Italia. «Secondo i dati OCSE, nel 2020 il gettito fiscale complessivo ammontava a circa il 43% del PIL, inferiore solo alla Francia rispetto alle altre grandi economie europee. A ciò si aggiunge che i livelli di evasione fiscale e di corruzione sono tra i più alti in Europa. In termini di Corruption Perception Index l’Italia è infatti alla peggiore posizione tra le grandi economie Europee. Anche in termini di stabilità politica l’Italia è agli ultimi posti in Europa, collocandosi alla 31 posizione su 45 in Europa» evidenzia il partner di Deloitte.Nonostante ciò – si legge nello studio – in termini di stock si rileva una crescita negli ultimi anni nel rapporto tra Investimenti Diretti Esteri in entrata e Pil, in linea con il trend europeo. Inoltre, emerge che il valore creato dalle multinazionali in Italia, in termini di valore aggiunto realizzato e di investimenti diretti esteri in entrata, sia cresciuto significativamente nel tempo. E il contributo fornito dalle imprese a controllo estero operanti in Italia in termini di valore aggiunto è cresciuto in media di circa il 2,4% per anno negli ultimi 10 anni.«Questi dati sono particolarmente importanti», sottolinea il partner di Deloitte, «specie se si considera che le nostre analisi mostrano chiaramente l’esistenza di una relazione positiva tra il flusso di investimenti esteri e le performance economiche e di crescita dei Paesi nelle principali economie europee. Quanto alle cause del ritardo italiano, possiamo dire che sono ancora diverse le criticità di cui soffre il nostro sistema produttivo, ma tra questi è importante sottolineare il tema della bassa produttività, delle limitate infrastrutture e delle poche risorse destinate alla Ricerca e Sviluppo», spiega Vulpiani.«In particolare, se consideriamo le principali economie europee, l’Italia è quella che presenta il più ampio gap fra investimenti infrastrutturali correnti e fabbisogno di investimenti. Un gap che è quasi del tutto ascrivibile al settore delle infrastrutture dei trasporti. Relativamente alla produttività, le nostre analisi mostrano l’esistenza di una relazione positiva tra la produttività per ora lavorata e gli investimenti fissi nelle principali economie europee», conclude il partner di Deloitte.«Nonostante le criticità evidenziate dal nostro studio, l’Italia può vantare risultati estremamente positivi in alcuni ambiti strategici, quali il design, le imprese culturali, l’energia e i prodotti green», aggiunge Fabio Pompei. «Inoltre, come già sapevamo, lo studio evidenzia la grande capacità di innovare delle imprese italiane quando consideriamo le innovazioni di prodotto o di processo e l’offerta di prodotti green tecnologicamente avanzati».«Infine, considerando le scelte di programmazione economica delle multinazionali estere, rivestono particolare importanza la presenza di conoscenze o competenze tecniche specializzate della forza lavoro e la capacità manageriale e di adattamento al cambiamento. Caratteristiche su cui dobbiamo puntare e investire sempre di più come sistema-Paese, come diciamo da tempo quando insistiamo sulla importanza delle competenze STEM per i giovani e le future generazioni», conclude il Ceo di Deloitte Italia.

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Indagine sui costi delle università italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi delle università italiane. Il calcolo delle tasse universitarie si basa principalmente sul reddito familiare dello studente. Sono state considerate a titolo esemplificativo cinque fasce reddituali di riferimento. A tale proposito è opportuno precisare che in seguito all’emergenza COVID già dallo scorso anno la c.d. “no tax area” – introdotta nel 2017 dalla Legge di Bilancio e destinata agli studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro – è stata estesa alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro e che in autonomia numerosi atenei ne hanno disposto un ulteriore ampliamento, come nel caso dell’Università di Salerno, a 30mila euro. Gli studenti che siano in possesso dei requisiti previsti – che per gli iscritti agli anni successivi al primo comprendono anche il conseguimento di un numero minimo di crediti formativi – devono pagare solo la tassa regionale e l’imposta di bollo (a cui in rari casi si aggiunge anche un irrisorio contributo assicurativo) e non sono pertanto tenuti a corrispondere i contributi universitari a cui sono invece soggetti tutti gli altri iscritti. Alla luce di tali premesse, molti dati della presente indagine non sono comparabili con quelli riportati nel Rapporto del 2018. Confrontando tuttavia gli importi massimi del 2021 (non interessati dalle agevolazioni) con quelli di tre anni fa, si rileva un aumento del +6,82%.Come di consueto, il report è stato realizzato suddividendo l’Italia in tre macroaeree geografiche e anche quest’anno, sempre relativamente alla tassazione massima, gli atenei settentrionali si confermano i più cari: i costi superano del +27,4% quelli delle università del Sud e del +18,2% quelli degli atenei del Centro. Si conferma inoltre il primato di ateneo più caro dell’Università di Pavia, che prevede imposte massime medie di 3.902,00 euro annui (3.663,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.141,00 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seguono nell’ordine l’Università di Milano (3.206,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.060,00 euro per quelle scientifiche) e La Sapienza di Roma (2.977,00 euro e 3.080,00 euro rispettivamente per le facoltà umanistiche e scientifiche).L’applicazione della no tax area e la decisione di molti atenei di prevedere ulteriori agevolazioni sono con ogni evidenza elementi positivi, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui il protrarsi dell’emergenza sanitaria sta provocando gravi ripercussioni non solo sulla salute di molti cittadini, ma anche sotto il profilo emotivo, sociale ed economico. È evidente, quindi, la necessità di un intervento del Governo e del Ministero dell’Università affinché garantiscano l’accesso agli studi ed ai servizi collegati a tutti gli studenti, anche quelli con minori possibilità economiche. Per fare ciò occorre riformare il sistema di assegnazione delle borse di studio, prevedendo anche approfonditi controlli su eventuali fenomeni evasivi che danno vita a distorsioni ed abusi.Dal confronto territoriale, inoltre, emerge chiaramente come le università del Sud Italia, per rendere più attrattiva la propria offerta, spesso applichino rette meno care. Una strategia adottata per arginare la “fuga” verso gli atenei del Centro-Nord, che grazie al numero elevato di iscrizioni hanno accesso ai fondi necessari per garantire servizi e un’offerta formativa migliori. In questo senso è fondamentale riequilibrare questa situazione di forte disparità che vedrà sempre più penalizzate le università del Sud e i loro studenti, attraverso interventi di carattere strutturale.

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Nuove opportunità per le imprese italiane negli Emirati arabi uniti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Dubai. Questa la sintesi degli impegni presi nell’accordo sottoscritto a Dubai, in occasione di Expo Dubai, dal vicepresidente vicario di Unioncamere, Antonio Paoletti, dal presidente di Promos Italia, Giovanni Da Pozzo e da Hamad Mubarak Buamim, presidente e Ceo della Dubai Chamber of Commerce & Industry.“Un’opportunità – ha commentato Paoletti – resa possibile dai numerosi contatti avviati grazie all’Expo di Dubai e che ha consentito di strutturare una piattaforma operativa per costruire nuove opportunità di investimento e commerciali per le nostre imprese in una realtà in cui il Made in Italy è visto come sinonimo di eccellenza e lusso da ricercare nella vita quotidiana. Come Unioncamere è fondamentale far parte di una strategia volta all’incentivazione dei rapporti d’affari tra l’Italia e gli Eau che va a rinforzare e completare un primo accordo di collaborazione sottoscritto dal sistema camerale con la camera di Dubai in occasione dell’Expo di Milano”. “Il Memorandum of Understanding (MoU) sottoscritto – dichiara Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia – ha il fine di rafforzare ulteriormente la collaborazione tra Italia ed Emirati Arabi in particolare in termini di relazioni commerciali, innovazione digitale e sviluppo sostenibile, con un conseguente beneficio anche per i rispettivi sistemi imprenditoriali ed economici”. L’obiettivo del MoU è di rafforzare la cooperazione bilaterale già avviata in occasione di Expo Milano 2015 (quando venne sottoscritto un primo accordo) nell’ambito della promozione di opportunità commerciali per le imprese italiane ed emiratine, con le parti che intendono collaborare a livello strategico, nonché nell’organizzazione di attività concrete per accelerare lo sviluppo del business bilaterale, nel rispetto dei quadri normativi e di impegno nazionali.Nello specifico i tre firmatari hanno impegnato le rispettive realtà a lavorare per promuovere la partnership commerciale tra Dubai e l’Italia e favorire le relazioni economiche, industriali e commerciali tra le imprese dei due territori; promuovere e scambiare conoscenze e competenze, facilitare i contatti tra enti, aziende, associazioni, imprese e ambienti economici e finanziari dei due territori; migliorare la cooperazione e la collaborazione tra le Parti nelle attività internazionali verso Paesi terzi e rispettivi mercati di interesse comune, principalmente in Europa, Africa e Asia; promuovere eventi culturali e sociali volti alla costruzione dell’immagine, favorire le relazioni con i media, facilitare il networking; sviluppare ogni altra iniziativa utile al raggiungimento degli obiettivi desiderati.

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Chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Il caso della giovane Saman Abbas, ragazza pakistana scomparsa nel reggiano, sembra essere arrivato a una svolta. Secondo il pm, Saman, la notte della scomparsa, fu consegnata dai genitori allo zio, che fu poi l’esecutore materiale del delitto. L’omicidio sarebbe stato commesso in concorso “materiale e morale” con Nazia e Shabbar Abbas, padre e madre di Saman. La giovane diciottenne sarebbe stata uccisa perché si era rifiutata di sposare un cugino in Pakistan. Era scomparsa da più di un mese da Novellara, dove risiedeva. La ricostruzione dell’omicidio sarebbe stata confermata da subito dal fratello, ascoltato dagli investigatori. Il giovane ha 16 anni, e si trova adesso in un centro protetto nel Bolognese. “La comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione internazionale Laica interreligiosa (Cili-Italia) e l’osservatorio anti violenza del movimento internazionale “Uniti per Unire” hanno seguito la faccenda e la drammatica storia di Saman con sofferenza e rabbia, condannando da subito, come sempre, ogni forma di violenza ,interpretazione o legge “fai da te” che non c’entrano con la religione islamica . L’abbiamo ribadito nei nostri ultimi convegni dedicati proprio ai diritti e i doveri per la tutela dei minorenni e adolescenti , con un’azione congiunta anti violenza. Il mondo islamico è formato da più di 52 paesi dove tutti rispettando la religione musulmana e condannano ogni interpretazione individuale e personale sia da cittadini semplici che da finti imam. Sicuramente, e lo diciamo con determinazione mettendo la faccia come sempre, chi sceglie l’Italia come paese dove vivere, deve rispettare le sue leggi ,usanze e cultura, altrimenti meglio che torni al suo paese. Dall’altra parte non accettiamo strumentalizzazioni politiche sulla religione musulmana che non ha nessuna colpa, né legami con queste interpretazioni sbagliate, pericolose, tremende, antidemocratiche e antisociali. Infine, l’Italia non ha bisogno di ulteriori leggi a riguardo; lasciamo la magistratura che faccia il suo corso e chi sbaglia paga .’E molto pericoloso ricorrere alle leggi “fai da te”. Cosi chiude Foad Aodi Fondatore Co-mai e Cili-Italia che si appella a tutte le comunità musulmane in Italia (arabe e non arabe) di segnalare e denunciare come sempre ogni forma di violenza e abuso nei confronti di minorenni o adolescenti per l’interesse di tutti e per tutelare tutti i nostri figli e la loro libertà da episodi di discriminazioni e pregiudizi culturali e religiosi per colpa di faccende che non le riguardano. (fonte: http://www.co-mai.org/)

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Richieste credito famiglie italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Il mese di maggio 2021 ha confermato il trend di recupero delle richieste di credito da parte delle famiglie italiane rispetto ai volumi pre Covid, già in atto da qualche mese. Nello specifico, la componente dei mutui immobiliari fa segnare un +39,3% mentre i prestiti, nel complesso di personali più finalizzati, vedono una crescita del +34,2% rispetto al corrispondente mese del 2020. In questa fase di incertezza va però segnalato come gli italiani continuino a privilegiare piani di rimborso più lunghi, con il 79,2% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni, e un valore della rata non eccessivamente impattante rispetto al reddito disponibile, con i mutui al di sotto dei 150.000 Euro che rappresentano il 70,7% del totale. Più nel dettaglio, l’importo medio richiesto nel mese di maggio si è attestato a 139.109 Euro. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, articoli di elettronica e di arredamento, ecc. hanno fatto registrare un incremento del +31,3% rispetto al corrispondente periodo del 2020. Andamento sostanzialmente speculare per i prestiti personali, che fanno segnare un balzo del +38,7%.Un’ulteriore evidenza del ritrovato clima di fiducia riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati si è attestato in maggio a 9.472 euro, in crescita (+9,8%) rispetto al valore di maggio 2020. Nello specifico dei prestiti finalizzati, l’importo medio richiesto si è attestato a 7.209 euro (+14,7% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2020), mentre per i prestiti personali è risultato pari a 12.851 euro (+4,3%).

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Indebitamento delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

La pandemia di Covid-19 ha confermato l’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane sul fronte dell’indebitamento per finanziare consumi o investimenti sulla casa. Come emerso dallo studio di Mister Credit[1], l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori, nel 2020 si registra in Italia un lieve allargamento (+3,7% vs 2019) della platea dei cittadini che hanno un mutuo o un prestito in corso, che arriva al 42,2% della popolazione maggiorenne, mentre la rata rimborsata a livello pro-capite ogni mese è stata pari a 324 euro (-3,8% vs 2019). Anche l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti in essere – è in calo (-1,2% vs 2019) a 32.231 euro in virtù del peso ancora rilevante dei mutui ipotecari, che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.
Le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata media più elevata sono Trentino-Alto Adige (€429), la Lombardia (€366) e il Veneto (€366). Seguono Emilia-Romagna (€348) e Toscana (€338). Infatti, in queste regioni si rileva una più alta incidenza dei mutui, il valore degli immobili risulta mediamente maggiore rispetto ad altre aree e, di conseguenza, anche l’importo da rimborsare risulta più elevato. Inoltre, in queste regioni il reddito disponibile è tendenzialmente più elevato della media nazionale e ciò consente ai consumatori di rimborsare una rata più elevata senza intaccare il livello di sostenibilità finanziaria. Al Sud e nelle Isole, invece, si registrano rate mensili più leggere, soprattutto in Calabria, dove si attestano a €269, in Sardegna (€273) e in Molise (€280) anche a causa della più modesta incidenza dei mutui. Nel complesso, nell’anno 2020, la rata media rimborsata ogni mese è risultata in calo rispetto all’anno precedente in tutte le regioni del Paese. La provincia italiana con l’importo residuo più elevato, nonché l’unica a superare i 52.000 euro pro capite, è risultata essere Bolzano, in crescita del +1,7% rispetto alla precedente rilevazione, seguita da Milano, con oltre 51.800 euro, e da Roma, con 45.117 euro. Nel Sud e nelle Isole troviamo invece il valore medio più contenuto, in particolare Reggio Calabria e Agrigento sono le uniche in Italia al di sotto dei 20.000 euro.Per quanto riguarda i mutui, l’incidenza più elevata è risultata essere quella dei friulani, con il 29,3% dei contratti di credito attivi, seguiti dagli emiliano-romagnoli, con il 25,8%, e dai lombardi, con il 25,3%. Agli ultimi posti della graduatoria, tutte ben al di sotto della media nazionale, si collocano invece regioni del Sud e Isole, in particolare la Calabria, la Sardegna e la Sicilia, rispettivamente con il 12,8%, il 14,7% e il 15,3% del totale.Per quanto riguarda i prestiti personali, invece, l’incidenza più elevata si rileva in Basilicata, con il 35,1%, davanti al Molise, con il 34,3%. Marche, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Lombardia mostrano invece un’incidenza decisamente inferiore alla media nazionale.Infine, per quanto riguarda i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, sono i consumatori della Calabria, della Sardegna e della Campania a mostrare l’incidenza più elevata all’interno del proprio portafoglio, rispettivamente con il 55,6%, il 51,9% e il 51,4% del totale, in virtù di un peso delle altre forme tecniche di credito decisamente inferiori alla media. All’estremo opposto della classifica troviamo invece i Friulani, con una quota pari solamente al 41,0% del totale.

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La digitalizzazione nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Per il 43% delle imprese individuali, il 35% delle società di persone e il 30% delle società di capitali italiane la digitalizzazione è ormai “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda. È quanto emerge dal secondo Osservatorio Piccole Imprese Italiane lanciato da Credimi, il più grande digital lender per le imprese in Europa Continentale, e realizzato da Nextplora, agenzia di Insight Management, su un campione di 1.200 aziende con fatturato fino a 10 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (ditte individuali, società di persone, società di capitali).[1] Una consapevolezza che nasce anche dal fatto che una maggiore adozione di strumenti digitali non solo permette di rispondere meglio alle modificate esigenze dei clienti ma permette anche di gestire in modo più efficiente molti processi aziendali. Ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Le resistenze più forti a questo tipo di investimento arrivano dal settore dell’edilizia, dove solo il 34% delle imprese ha investito in digitalizzazione.Gli investimenti degli ultimi 12 mesi si sono concentrati principalmente sulla creazione del sito Internet e dei profili social (38% industria, 32% commercio, 22% edilizia, 43% servizi). Molte società hanno deciso anche di investire nello sviluppo delle piattaforme di e-commerce (16% industria, 24% commercio, 6% edilizia, 17% servizi) e nel marketing digitale (14% industria, 19% commercio, 5% edilizia, 18% servizi). Più ridotti, ma presenti, quegli investimenti rivolti alla riorganizzazione dei processi aziendali, come CRM per la gestione e l’assistenza ai clienti (8% industria, 6% commercio, 3% edilizia, 8% servizi) o all’acquisto di software per la progettazione, per la gestione del magazzino e della logistica, delle risorse umane, dei processi interni di organizzazione. La percezione della rilevanza del digitale sul proprio business è molto frammentata: se quasi la metà delle ditte individuali lo considera un driver fondamentale per la crescita e il 25% delle piccole imprese dei servizi dichiara che sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”, è pur vero che il 24% delle società di persone e il 36% delle piccole imprese nel settore edile pensano che “non sia necessario”. Sembra esserci poca chiarezza anche sulle finalità del digitale: se in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali si pensa che possa “migliorare i processi di vendita” (risposta data dal 30% degli intervistati in media), tuttavia, sono pochissimi gli imprenditori convinti che la digitalizzazione possa incidere sul fatturato: dal 6% delle ditte individuali, all’11% delle società di capitali al 13% delle società di persone; dal 3% dell’edilizia, al 10% dell’industria, al 12% dei servizi, fino a un picco del 19% per le imprese del commercio.

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Sostegno delle attività nei centri storici delle città italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2020

La Commissione europea ha approvato il regime italiano del valore di 500 milioni di € volto a garantire una disponibilità di liquidità sufficiente alle imprese impegnate in attività commerciali destinate alla vendita di beni o servizi al pubblico nei centri storici delle città italiane più turistiche. Queste imprese sono state particolarmente colpite dall’impatto negativo che la pandemia di coronavirus ha avuto sul turismo. Scopo del regime è attenuare le difficoltà economiche e l’improvvisa carenza di liquidità che tali imprese si trovano ad affrontare a causa delle misure restrittive imposte dal governo per limitare la diffusione del virus. Il regime è stato approvato a norma del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato. Il sostegno sarà aperto alle imprese di tutte le dimensioni attive in qualsiasi settore, ad eccezione di quello finanziario. Le imprese sono ammissibili se nel giugno 2020 il loro fatturato nel centro storico è diminuito di almeno un terzo rispetto a giugno 2019. L’importo della sovvenzione diretta corrisponde a una percentuale di tale differenza di fatturato. L’importo della sovvenzione non sarà inferiore a 1 000 € per le persone fisiche e a 2 000 € per le persone giuridiche, e non sarà superiore a 100 000 € per le imprese attive nel settore agricolo primario, a 120 000 € per le imprese attive nel settore della pesca e a 150 000 € per le imprese attive in tutti gli altri settori. Le imprese che hanno iniziato la loro attività solo dopo il 1º luglio 2019 avranno diritto a un aiuto sotto forma di somma forfettaria (1 000 € per le persone fisiche e 2 000 € per le persone giuridiche).La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, i) l’aiuto non supererà i massimali per impresa previsti nel quadro temporaneo; e ii) l’aiuto sarà erogato fino al 30 giugno 2021. La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

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Imprese italiane a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Bce: 20% Secondo lo studio riportato nel Bollettino della Bce, il 20 per cento delle imprese in Italia potrebbe essere a rischio. Fra tutte le imprese in difficoltà, ossia a rischio di carenze di liquidità o di capitale circolante, quelle fortemente indebitate potrebbero riscontrare problemi nel reperire finanziamenti esterni e potrebbero quindi trovarsi in situazione di insolvenza.”Previsioni inquietanti. Il rischio, se la stima fosse confermata, è che si inneschi una reazione a catena. La chiusura di molte imprese avrebbe conseguenze nefaste: la disoccupazione che schizza in alto, il reddito disponibile delle famiglie che crolla, i consumi che precipitano, il Pil che frana” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché servono politiche di sostegno serie. Il rischio è che i 2,5 mld del decreto Ristori bis non bastino, specie se proseguirà o peggiorerà il lockdown. I contributi a fondo perduto stavolta devono arrivare immediatamente. Lo Stato deve provvedere a pagare stipendi, bollette, affitti, mutui, sospendere tutte le tasse, congelando la crisi, così che il pericolo di carenza di liquidità sia scongiurato” conclude Dona.

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Storia delle italiane attraverso i romanzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Libro di Valeria Palumbo edizioni Laterza 2020. L’Autrice ne discute con Simone Campanozzi. Le opere delle nostre scrittrici – da Ada Negri a Elsa Morante, da Grazia Deledda a Luce d’Eramo, da Matilde Serao a Sibilla Aleramo e Anna Maria Ortese – offrono il racconto di un’epoca sotterranea: quella della battaglia durata più di un secolo per garantire alle donne italiane piena cittadinanza. Dai racconti e dai romanzi di tanta letteratura femminile, troppo esclusa dal ‘canone’ e quasi dimenticata, emerge un quadro ricco e sorprendente della condizione delle donne in Italia dall’Ottocento a oggi. Le italiane, come ce le hanno raccontate i manuali di storia e gli scrittori, aderiscono quasi perfettamente agli stereotipi della cultura patriarcale dominante. Sono madri affidabili e mogli fedeli; sono pazienti e rassegnate ai tradimenti; sono forse capricciose e certo poco inclini allo studio e al lavoro; sono caste (salvo poche eccezioni rappresentate da pericolose tentatrici), mettono al centro di tutto la maternità, fino al supremo sacrificio; inseguono sogni d’amore. Ma già dall’Ottocento i romanzi e i racconti delle nostre scrittrici hanno raccontato una storia diversa: ci dicono di matrimoni di convenienza e di gravidanze non volute, di amori mai liberi e di un sesso vincolato a una morale oppressiva. Soprattutto, offrono straordinari affreschi dei tentativi disperati di conquistarsi spazi di libertà, di studiare e lavorare, di non cedere alla violenza psicologica e fisica della società tradizionale. Ieri come oggi moltissime donne non hanno accettato di essere costrette al silenzio. Questo libro restituisce finalmente la voce a molte di loro. Valeria Palumbo, giornalista, storica delle donne, lavora nell’ufficio centrale di “Oggi”, scrive per il “Corriere della Sera” e altre testate e siti web, è corrispondente per la Radio Svizzera, è docente presso l’Università Statale di Milano. Simone Campanozzi, Ph.D. in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche all’Università di Torino. Insegnante di Lettere e storia presso l’Itas G. Natta di Milano, dal 2013 è stato responsabile della Sezione Didattica dell’Istituto Lombardo di storia contemporanea.

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Progetto dell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati delle scuole italiane”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

I ragazzi del Petronio, guidati dalle professoresse Raffaella Iovine e Maria Teresa Urso, hanno realizzato una video-guida dedicata al Rione Terra. In tre minuti i ragazzi hanno sintetizzato le informazioni più importanti del sito di Pozzuoli. Il video del Petronio – che è risultata l’unica scuola vincitrice dell’area flegrea – è stato inserito nell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati dalle scuole italiane”.Queste le indicazioni che gli alunni hanno dato presentando il loro lavoro: “Il Rione Terra rappresenta da sempre il cuore di Pozzuoli. È il luogo dove il percorso storico della città si rende visibile attraverso la stratificazione dei tempi e coinvolge pienamente il visitatore calandolo nella realtà antica. Partendo da questa evidenza, la progettazione educativo-didattica della nostra scuola ha inserito nel curricolo la realizzazione di una guida turistica della città con lo studio dei principali siti di interesse storico-archeologico”.La scuola ringrazia per la collaborazione don Roberto Della Rocca direttore dei Beni Culturali della Diocesi di Pozzuoli e la dottoressa Maria Luisa Tardugno della Soprintendenza per i Beni Archeologici, paesaggistici e Belle Arti per l’area Metropolitana di Napoli.

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Aiuti di Stato alle imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

La Commissione europea ha approvato un regime italiano da €403 milioni per rimborsare i costi sostenuti dalle imprese italiane per introdurre misure di protezione sul posto di lavoro al fine di ridurre il rischio di contagio nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato ai sensi del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato e la misura sarà aperta alle imprese di tutte le dimensioni attive in tutti i settori tranne quello finanziario. Il regime mira a preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo la pandemia di coronavirus, tutelando nel contempo la salute e la sicurezza delle persone. La misura prevede il rimborso del 100% dei costi sostenuti dai beneficiari per l’acquisto di dispositivi e attrezzature di protezione individuale, conformemente alle misure introdotte dalle autorità italiane a marzo per limitare la diffusione del coronavirus nei luoghi di lavoro.L’importo minimo dell’aiuto sarà di €500, mentre l’importo massimo sarà di €15 000 per le imprese con un massimo di 9 dipendenti, di €50 000 per le imprese che hanno dai 10 ai 50 dipendenti e di €100 000 per le imprese con oltre 50 dipendenti. La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare: i) l’aiuto non supererà i €100 000 per impresa attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli, i €120 000 per impresa attiva nel settore della pesca e dell’acquacoltura e gli €800 000 per impresa attiva in altri settori; e ii) il regime durerà fino al 31 dicembre 2020.La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi, la Commissione ha approvato le misure in conformità alle norme UE sugli aiuti di Stato.Maggiori informazioni sul quadro temporaneo e sulle altre azioni intraprese dalla Commissione per fronteggiare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui. La versione non riservata della decisione sarà consultabile con il numero SA.58727 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

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Working Capital delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

L’Osservatorio Cribis-Workinvoice, focalizzato sul Working Capital delle imprese italiane, ha completato nei giorni scorsi una seconda indagine sulla situazione delle imprese alla fine del periodo di lockdown.Mentre la prima indagine aveva evidenziato sul fronte delle imprese l’urgente richiesta di liquidità e il timore di ritardi nell’erogazione degli interventi previsti con i decreti CuraItalia e Liquidità, l’obiettivo di questo secondo sondaggio si è focalizzato sull’entità del danno subito per il lockdown e sulla probabilità di una rapida ripresa.Le risposte al questionario hanno evidenziato l’impatto pesante del lockdown. Il 25,1% delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30%, mentre il 42,2% dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20% e il 30%. Solamente l’8,1% del campione ha dichiarato effetti nulli o addirittura positivi. Le percentuali sono risultate sostanzialmente simili anche all’interno delle classi dimensionali delle imprese.
Le ricadute negative sulla redditività 2020 sono ugualmente importanti: il 47,9% delle imprese prevede una perdita di bilancio, significativa per il 25,6% e tale da richiedere una ricapitalizzazione per il 2,4%. Interessante però anche il dato che vede un 15,6% delle imprese con un’aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019. Perdite significative sono state indicate dal 38,2% delle micro-imprese contro il 13% delle medie (fascia 20-50 milioni) e il 25% delle grandi (oltre 50 milioni di fatturato).
Quanto alla velocità della ripartenza post-Covid il dato incoraggiante arriva dal 30,4% di imprese che dichiara un portafoglio ordini intatto o in leggero aumento (15,2%), mentre una lieve riduzione è prevista dal 32,1%. Pertanto, solo il 37,5% delle imprese intervistate segnala un forte calo del portafoglio ordini. La situazione è nettamente peggiore per le piccole imprese che presentano casi di grave riduzione nel 41,2% dei casi contro il 35% delle grandi.Importanti in prospettiva le attese sulla domanda, che sono risultate molto differenziate: il 19% si attende un aumento, il 20,8% prevede stabilità, mentre la riduzione è prevista dal 45,3% delle imprese. Il 10,2% si attende invece una significativa modifica del mix di prodotti venduti e solamente il 4,7% ha segnalato una modifica dei canali di vendita, un dato questo cha fa sorgere interrogativi su effetti a lungo termine. Micro e piccole imprese sembrano avere la minore fiducia sulla ripresa della domanda con percentuali rispettivamente del 53,8% e 59%.
Capitolo molto interessante quello legato al tema della puntualità dei pagamenti, a cui CRIBIS dedica massima attenzione.
Il rischio di pagamenti ritardati da clienti è considerato in peggioramento dal 72,7% degli intervistati contro un 27,3% che lo vede come stabile o basso. I valori sono risultati molto simili nelle diverse fasce di fatturato.Infine, il 70% delle imprese che hanno risposto ha ritenuto che i finanziamenti a medio-termine siano la forma migliore per coprire i fabbisogni finanziari innescati dal lockdown, contro un 30% che ha invece indicato anticipo fatture e sconto con invoice trading, preferendo forme più a breve e flessibili.Tuttavia, occorre notare che il 37,1% delle imprese (con punte fino al 44% per le grandi) ha indicato che la misura prioritaria nella gestione post-Covid risiede nella gestione oculata del capitale circolante. Valori nettamente più bassi per le micro-imprese, più orientate al taglio dei costi (le micro per il 37%).

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Propensione all’export delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Piccole ma virtuose: fra le province che puntano di più all’export spiccano Vicenza, con l’11,9% di imprese sul totale di quelle attive sul territorio, Lecco (11,4%) e Varese (11,1%). È quanto emerge da un’analisi sulle aziende del nostro Paese effettuata da CRIBIS attraverso Margò, la nuova piattaforma per lo sviluppo commerciale realizzata dalla società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Solo il 4,6% delle imprese italiane dimostra un’elevata propensione all’internazionalizzazione. Il Nord è l’area geografica con la percentuale più alta (74,6%) di aziende che investono maggiormente all’estero, hanno avviato attività di export, fanno parte di filiere internazionalizzate o di grandi gruppi globali. Sul podio della classifica regionale stilata da CRIBIS troviamo Lombardia (9,3%), Veneto (7,9%) e Friuli – Venezia Giulia (7,4%). Seguono Emilia – Romagna (6,6%) e Toscana (6,2%), mentre all’ultima posizione c’è la Calabria (0,5%), preceduta da Sardegna, Basilicata (entrambe con lo 0,7%) e Molise (0,8%).“Le aziende italiane, in particolare le PMI, stanno affrontando la ripartenza dopo il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, con difficoltà per il made in Italy e le nostre esportazioni”, dichiara Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS. “Mai come in questo momento è necessaria la massima attenzione per non perdere posizioni nella catena produttiva internazionale e far sì che la ripartenza diventi un’occasione di rilancio”.A livello provinciale, alle spalle di Vicenza, Lecco e Varese troviamo nell’ordine Como e Monza e Brianza (pari merito con il 10,3%) e solo dopo Milano con il 9,7%, che ovviamente è in testa per numeri assoluti (12,9% del campione preso in esame). Chiudono la classifica Crotone, Sud Sardegna, Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Nuoro, tutte con lo 0,5%.Per quanto riguarda i settori merceologici, a livello macro guardano ai mercati esteri soprattutto “industria e produzione” (62,7%), “commercio all’ingrosso” (19,9%) e “servizi” (9,6%), mentre fra i micro-settori il più rappresentativo è quello dell’ “industria manufatti in metallo” (3,8%), seguito da “commercio all’ingrosso” (2,6%), “servizi commerciali” (2,5%) e “industrie della gomma e plastica” (2%).

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Le imprese italiane hanno bisogno di crediti

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Dallo studio emergono chiari segnali della voglia di ripartire da parte delle imprese italiane. Nello specifico il numero delle richieste di credito presentate nelle ultime settimane rispetto a quella compresa tra il 9 e il 15 marzo, quando sono entrate in vigore le misure di lockdown per contenere la diffisione della pandemia, hanno fatto registrare una violenta impennata, con un +290% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e rispettivamente un +247% e un +249% nelle due successive.Entrando maggiormente nel dettaglio, per quanto riguarda i Mutui immobiliari, dopo aver visto le richieste delle imprese quasi dimezzarsi nella 13^ settimana dell’anno, a partire dalla settimana iniziata il 20 aprile le richieste sono balzate al 285% rispetto alla settimana di riferimento, per arrivare poi ad un picco pari a 826% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e ripiegare parzialmente nelle due successive (rispettivamente al 608% e al 505%). Per quanto riguarda invece i prestiti personali, l’andamento mostra un recupero più veloce e organico, con volumi di richieste che già nella settimana del 30 marzo erano tornati sui valori precedenti il lockdown, salvo poi andare ben oltre il 150% nelle ultime 3 settimane di osservazione. Dinamica molto diversa dalle precedenti, invece, è quella fatta registrare dai prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi. Nello specifico, questa forma tecnica è quella che più di tutte ha risentito della chiusura delle attività disposta dal Governo per fronteggiare la diffusione dell’epidemia, con una evidente debolezza perdurata per oltre un mese e facendo segnare un picco negativo del 19%. La dinamica in atta fa però emergere un chiaro recupero, con i volumi che nelle ultime settimane di osservazione si sono attestati rispettivamente al 150% e al 213% rispetto a quelli della settimana indice.

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Il Decreto Rilancio? Non basterà a risollevare le imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

A cura di Federico Pozzi Chiesa, AD Italmondo e Founder Supernova Hub. L’Italia, lo sappiamo bene, è un Paese fondato sulle piccole e medie imprese. Imprese che in moltissimi casi fanno parte di filiere, spesso internazionali. Queste PMI italiane sono alle prese con una carenza di liquidità che rischia di soffocarle, strette in una morsa trilaterale: da un lato il livello di insoluti in forte crescita, dall’altro la compressione di volumi di fatturato dovuta al lockdown e infine l’incertezza di quelle imprese che lavorano con l’estero causata dall’alert sul Paese da parte di alcune assicurazioni sul credito. Una situazione sicuramente complessa che come operatori della logistica italiana e internazionale stiamo osservando con grande preoccupazione non solo per il nostro settore.Il primo elemento di pressione sui bilanci è l’aumento degli insoluti: secondo Cna oscillerà attorno al 60% la percentuale di fatture non pagate alle piccole imprese; e in generale per il mese di marzo gli insoluti variano dal 20% al 70%, mentre aprile ha visto un peggioramento con una forbice media che si innalza tra il 30% e il 50%, con picchi fino al 100%.In questa situazione, il Decreto Rilancio con il suo carico di promesse rischia di essere ancora insufficiente per far fronte alle enormi esigenze di cassa delle imprese italiane. Esigenze che l’Osservatorio sul Working Capital di Cribis e Workinvoice stima essere intorno ai 15 miliardi nell’arco di 3 mesi e 45 miliardi nell’arco di un anno. Si tratta di un passo in avanti rispetto ai Decreti precedenti perché vengono introdotte norme innovative – come la garanzia sull’assicurazione del credito – ma che dovrà misurarsi con la prova dei regolamenti attuativi e con il reale trasferimento degli stanziamenti, passaggio che finora è stato molto farraginoso.Mentre ci addentriamo nella fase due, inoltre, è chiaro che le riaperture non consentiranno ai diversi settori coinvolti di tornare ai livelli di fatturato precedenti, perché saranno obbligati per almeno quattro mesi ancora a lavorare parzialmente e questo si tradurrà in un ulteriore deterioramento della liquidità, con effetti sia nell’immediato che nel medio periodo – almeno fino a fine 2020 – la cui reale portata si potrà valutare solo in base a come evolverà la situazione. Un esempio concreto riguarda il settore della ristorazione, uno tra i più colpiti: in un locale di circa 70 mq in cui prima era possibile accogliere 20/25 persone a regime, oggi il limite scende a circa 1/5 dei clienti, con evidenti conseguenze sui fatturati e sulla sostenibilità stessa del business.Attraverso le nostre controllate sul territorio asiatico, abbiamo già potuto assistere alla parziale ripartenza del mercato cinese dove ci si aspettava già nel mese di marzo una piena ripresa, che poi si è tradotta invece, almeno inizialmente, in una ripresa tra il 70% e l’80% dei volumi, influenzata dal fatto che nel corso del lockdown alcune aziende che si approvvigionavano da fornitori locali hanno dovuto sostituirli con produttori di altri territori per garantire la prosecuzione del loro core business. Perché non dovremmo aspettarci lo stesso effetto in Italia ed in Europa? Oggi abbiamo un quadro abbastanza chiaro di quelli che sono gli interventi pubblici con cui si cerca di far fronte a questo che potrebbe essere un vero disastro per l’economia reale italiana. Con il Decreto Liquidità, lo Stato ha esteso la copertura del Fondo di garanzia a un pacchetto di 400 miliardi di euro di prestiti, lasciando però tutte le responsabilità operative sull’erogazione del credito in capo alle banche. Le banche si sono trovate a dover gestire una mole di richieste enorme – con non poche polemiche sui tempi di richiesta ed erogazione. Per sopperire a questa situazione è sceso il campo il settore del Fintech che ha notoriamente la capacità di andare incontro alle esigenze delle imprese in maniera più rapida e snella. Nel nostro caso assistiamo all’effort messo in campo da una delle nostre partecipate BorsadelCredito.it che, tramite il recente accordo stretto con Azimut, ha ampliato ulteriormente la sua capacità di finanziare le PMI Italiane.Per quanto riguarda l’outbreak, nelle ultime settimane in Italia si iniziano a scorgere timidi segnali di miglioramento. Questo è un trend che si intravede anche in altri Paesi europei, in opposizione però alla situazione che invece affligge gli USA e ai nuovi picchi di contagi che stanno investendo UK, Russia, Brasile e India. Le ripercussioni sul PIL globale e sulla bilancia commerciale del rallentamento di questi Paesi, che in molti casi sono ancora in fase pre-picco, impongono che le misure di sostegno messe in atto non solo debbano concretizzarsi e consolidarsi per dare un aiuto immediato, ma debbano anche prevedere un termine di medio periodo, tenendo conto di questo rallentamento generale dei mercati. (in abstract http://www.supernova-hub.it)

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Sostegno alle camere di commercio italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

“Accolto un Odg bipartisan al cosiddetto Decreto Liquidità firmato, assieme a me, anche dai colleghi La Marca, Schirò e Ungaro in cui si impegna il Governo a “intervenire in sede attuativa, anche mediante risorse finanziarie aggiuntive, nell’ambito delle misure a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese italiane (…), al fine di rafforzare il raccordo con le altre strutture di promozione del Made in Italy presenti sul territorio nazionale e con le Camere di Commercio Italiane all’Estero che svolgono un ruolo decisivo nel favorire il sostegno all’esportazione, all’internazionalizzazione e agli investimenti nei Paesi strategici per l’Italia.”
Un passo importante per il rafforzamento del Sistema Italia nel mondo all’insegna della necessaria sinergia parlamentare per meglio raccordare gli italiani all’estero con la Madrepatria contribuendo al suo sviluppo!”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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