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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘italiano’

Campionato italiano di cous cous Conad

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

In programma a San Vito Lo Capo dal 16 a 25 settembre prossimi. Il contest è organizzato dall’agenzia Feedback ed è promosso da Conad, main sponsor del festival. La partecipazione è gratuita.Quest’anno, oltre agli chef professionisti, il contest selezionerà anche chef emergenti con il “Next generation student contest Conad”, la competizione dedicata alle nuove generazioni di chef e rivolta agli alunni di 3^, 4^ e 5^ anno degli Istituti professionali per i servizi di enogastronomia e ospitalità alberghiera di tutta Italia. Tra tutte le candidature ricevute verranno selezionati 4 giovani che avranno la possibilità di lavorare a fianco di chef professionisti e vivere l’esperienza di partecipare ad una vera gara di cucina di cous cous tra studenti italiani nell’ambito della prossima edizione del Cous Cous Fest. Sia chef professionisti che studenti degli alberghieri possono inviare la propria candidatura entro il 5 giugno dal sito del Cous Cous Fest, all’indirizzo http://www.couscousfest.it/contest/campionato-italiano-2022/ caricando la foto di una ricetta di cous cous con la quale si vorrebbe partecipare. A giudicare le candidature provenienti da tutta Italia ci sono due giurie, una tecnica e una popolare, formata dai navigatori del web che potranno votare sul sito del Cous Cous Fest il loro piatto preferito. I vincitori dei contest si sfideranno live a San Vito Lo Capo per vincere il titolo di Campione italiano di cous cous Conad e Campione Next generation student contest Contest. La giuria tecnica è presieduta da Paolo Marchi, giornalista esperto enogastronomico. È possibile consultare il regolamento completo sul sito couscousfest.it.

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Cresce l’interesse per lo studio dell’italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Maggio 2022

L’inglese è la lingua straniera più studiata al mondo (28%), principalmente per motivi di lavoro (49,4%) e formazione (29,7%). Anche lo spagnolo conquista terreno (10%), trainato dagli Stati Uniti: il 24,7% degli studenti americani studia spagnolo, contro un 16,7% che si rivolge all’inglese*. È quanto emerge dal Report Linguistico 2021 realizzato da Preply, la piattaforma globale di apprendimento delle lingue che mette in contatto oltre 20.000 insegnanti con decine di migliaia di studenti in tutto il mondo.Sul podio delle lingue più studiate al mondo sale anche il francese (7%): nel 25% dei casi si studia per lavoro, sottolineando l’importanza che questa lingua continua ad avere nell’economia mondiale. Gli studenti di francese su Preply sono particolarmente numerosi nei Paesi che hanno legami storici con la Francia, come Algeria, Marocco e Canada, ma anche in Nigeria (dove il 22% degli studenti studia francese) data la vicinanza con paesi di lingua francese come Benin, Niger, Chad e Camerun. Il tedesco è la quarta lingua in classifica, mentre l’Italiano conquista il quinto posto tra le lingue più popolari su Preply: viene studiata non solo per motivi d’affari, ma anche per conoscere più da vicino la cultura del Paese. A trainare l’interesse per l’apprendimento della lingua del sì, analizza Preply, è anche la vittoria italiana all’ultimo Eurovision: in vista della prossima edizione, che si svolgerà a Torino dal 10 al 14 maggio, negli ultimi mesi si è registrato un picco di utenti alla ricerca di lezioni di lingua italiana. Gli studenti di italiano su Preply vengono soprattutto dagli USA, dall’Italia stessa e poi da UK, Germania e Polonia. Accanto all’italiano spicca infine l’arabo, la lingua più diffusa in gran parte del Nord Africa e del Medio Oriente.Alla lingua da imparare si affianca la scelta dell’insegnante da cui farsi seguire: secondo il Report Linguistico 2021 di Preply, prezzo, esperienza, personalità sono i criteri più importanti.Secondo l’indagine, infatti, il 34-59% dei rispondenti è alla ricerca di un insegnante alla portata delle proprie tasche, mentre il 42% degli studenti si rivolge soprattutto ad insegnanti con esperienza. La personalità è un fattore decisivo per il 28-40% degli intervistati: gentilezza, pazienza e simpatia sono alcune delle qualità più ricercate.Grande attenzione poi alla provenienza dell’insegnante. Un quinto degli studenti lo preferisce madrelingua della lingua che intende studiare e per il 19% è interessante valutare anche la località del docente, che si rivela fondamentale per chi intende imparare una particolare variante linguistica: ad esempio, chi studia portoghese brasiliano preferisce trovare un insegnante a San Paolo, piuttosto che a Lisbona.Lo stile e il metodo di insegnamento sono da tenere in considerazione per l’11% degli intervistati, mentre nel 10% dei casi gli studenti cercano un insegnante che abbia seguito un particolare percorso di studi o ottenuto certificazioni specifiche. Particolarmente apprezzata dagli studenti Preply è inoltre la flessibilità, ovvero poter prenotare le lezioni in qualsiasi momento del giorno e della notte, accordandosi direttamente con gli insegnanti.

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Agricoltura: serve un granaio italiano in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2022

“Lo scenario internazionale e la crisi del grano generatasi dall’invasione russa in Ucraina, ha confermato la strategicità di avere uno strumento di monitoraggio dei quantitativi e delle tipologie di cereali sull’intero territorio europeo. Ciò alla luce delle difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime che impone ai singoli Stati di essere a conoscenza dei fabbisogni e delle necessità in maniera chiara e oggettiva. Grazie alla lungimiranza del Parlamento che nella Legge di Bilancio 2021 approvò il mio emendamento, il nostro Paese sarà all’avanguardia con ‘Granaio Italia’. Potremo, così, soddisfare l’esigenza di conoscere quante granelle e di che tipo vengono movimentate su suolo nazionale per comprendere i fabbisogni interni”. Lo dichiara il deputato Luciano Cillis, esponente M5S in commissione Agricoltura e ideatore di ‘Granaio Italia’, intervenuto durante il convegno ‘Il grano tra autosufficienza e sostenibilità’ tenutosi oggi nell’aula consiliare del Comune di Melfi (Potenza) e organizzato dal Lions Club Satellite del Vulture ‘Federico II’.“Dopo la concertazione con gli operatori del settore, è prontamente giunta la firma del decreto attuativo da parte del ministro Stefano Patuanelli, che ringrazio – aggiunge – Ora siamo in attesa solamente dell’operatività da parte di Agea, ente per le erogazioni in agricoltura del Mipaaf”.“Lo strumento si aggiunge ai monitoraggi già esistenti sul vino, sull’olio e sui prodotti lattiero-caseari già operativo sul latte ovicaprino e presto sul bovino – prosegue Cillis – Solo avendo chiaro il quadro delle necessità di questi beni di prima necessità per i consumatori italiani e per l’industria agroalimentare nazionale, riusciremo a tutelare le nostre produzioni, non andare in sofferenza e meglio pianificare gli interventi di sostegno dal punto di vista ministeriale e parlamentare”. Fonte: MoVimento 5 Stelle Camera dei Deputati

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“Il settore olivicolo italiano è tra i più importanti al mondo”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2022

La produzione italiana, infatti, incide per il 15%/18% su quella globale (seconda dopo la Spagna), siamo il secondo esportatore (dopo la Spagna) e il primo importatore di olio, in quanto primi consumatori al mondo di quello che è il condimento principe della dieta mediterranea e della cucina italiana. Abbiamo 1 milione di ettari di superficie olivetata, gestiti da 827mila aziende agricole (localizzate principalmente in Puglia, Calabria e Sicilia, ma anche in Campania, Abruzzo, Lazio e Umbria), dagli elevati standard qualitativi (42 DOP e 7 IGP per oli di oliva e 4 DOP per olive da mensa) e dalla forte caratterizzazione territoriale (oltre 500 cultivar)». Così il Prof. Carlo Gaudio, Presidente del CREA, in occasione della giornata conclusiva dell’intesa due giorni dedicata al progetto MOLTI – Miglioramento della produzione in oliveti tradizionali e intensivi, realizzato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Nonostante l’eccellenza del nostro olio e il carattere di multifunzionalità della olivicoltura italiana, un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico, unico nel suo genere, il settore si trova in forte ritardo rispetto alla concorrenza di altri Paesi e ha bisogno di essere rilanciato attraverso il rinnovamento, l’innovazione e l’ampliamento delle produzioni, con un approccio che tenga in giusto conto la variegata realtà olivicola italiana. Le difficoltà sono numerose: dall’elevata polverizzazione delle proprietà (oltre il 60% sono piccole e medie imprese a conduzione familiare), alla collocazione in ambienti collinari (più difficili per la meccanizzazione), alla predominanza degli oliveti tradizionali (circa i 3/4 del totale), con densità inadeguate, sesti irregolari, alberi spesso vecchi, grandi e/o con più fusti, spesso meno produttivi e limitanti nell’uso delle macchine. Il progetto MOLTI, che coinvolge tre centri di ricerca del CREA – Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Agricoltura e Ambiente e Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari – ha l’obiettivo di recuperare il gap esistente tra l’olivicoltura italiana e quella degli altri Paesi concorrenti, offrendo ai produttori le conoscenze e le tecniche per una olivicoltura più moderna, competitiva e sostenibile. È incentrato, infatti, da un lato, sul recupero degli oliveti tradizionali in diversi areali italiani (Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Umbria) e con le principali varietà locali (rispettivamente Nocellara del Belice, Carolea, Cima di Bitonto, Leccino e Moraiolo). Sono emerse la possibilità di una ripresa dell’attività vegetativa e produttiva degli oliveti con tempistiche che dipendono dalla varietà e dalle specifiche condizioni pedo-climatiche e la riduzione graduale dei costi, grazie ad una gestione funzionale della potatura e ad una riduzione degli input esterni, a condizione che il suolo sia gestito in modo conservativo e con pratiche agroecologiche, in grado di incrementare la sostanza organica e la biodiversità e sostenere il recupero produttivo degli alberi. Per quanto riguarda gli oliveti intensivi, invece, sono stati studiati il comportamento vegetativo e riproduttivo e l’adattabilità di alcune varietà di olivo italiane all’allevamento in parete in differenti condizioni pedo-climatiche, l’utilizzo di pratiche per forzare la crescita e la produzione in impianti giovani nonché l’impiego di strategie di potatura e di gestione dell’acqua. Si tratta di tecniche funzionali per controllare l’equilibrio vegetativo e riproduttivo, assicurando così produzioni costanti negli anni. I risultati mostrano che alcune varietà italiane possono adattarsi a modelli colturali ad alta o altissima densità. «In conclusione – spiega Enrico Maria Lodolini, ricercatore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Olivicoltura, coordinatore del progetto MOLTI – il rilancio del settore olivicolo-oleario può passare attraverso l’impiego di diversi modelli colturali, che possono integrarsi l’uno con l’altro in modo da prevedere ‘olivicolture’ differenti, gestite con tecniche agronomiche coerenti rispetto al modello prescelto».

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Associazionismo italiano all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Sono migliaia le associazioni e i circoli italiani all’estero; nell’ultimo decennio, si sono aggiunti altrettanti gruppi virtuali di condivisione, che attraverso i social network, mantengono legami e sviluppano iniziative in molti ambiti. L’associazionismo costituisce il tessuto sociale delle nostre comunità emigrate ed è attore e riferimento di tante iniziative culturali, formative, di tutela e di promozione all’estero del nostro paese, svolgendo una importante funzione di integrazione civile, sociale e culturale nei paesi di arrivo dei nostri connazionali. Emigrazione Notizie contribuisce, assieme ad altri, a diffondere questa indagine, sostenuta dal CGIE, sullo stato del nostro associazionismo, sui suoi fabbisogni, tendenze ed orientamenti, invitando a partecipare all’inchiesta. _________________________________

Hay miles de asociaciones y clubes italianos en el extranjero y, en la última década, se han sumado otros tantos grupos de intercambio virtual que, a través de las redes sociales, mantienen vínculos y desarrollan iniciativas en muchos ámbitos. Las asociaciones forman el tejido social de nuestras comunidades de emigrantes y son los actores y el punto de referencia de muchas iniciativas culturales, de formación, de protección y de promoción de nuestro país en el extranjero, desempeñando un importante papel en la integración civil, social y cultural en los países de llegada de nuestros compatriotas. Emigrazione Notizie contribuye, junto con otros, a la difusión de esta encuesta, apoyada por el CGIE, sobre el estado de nuestro asociacionismo, sobre sus necesidades, tendencias y orientaciones, invitando a participar en la encuesta. _________________________________

Existem milhares de associações e clubes italianos no estrangeiro e, na última década, como muitos grupos de partilha virtual foram acrescentados, que, através de redes sociais, mantêm ligações e desenvolvem iniciativas em muitas áreas. As associações formam o tecido social das nossas comunidades de emigrantes e são os actores e ponto de referência de muitas iniciativas culturais, de formação, protecção e promoção do nosso país no estrangeiro, desempenhando um papel importante na integração civil, social e cultural nos países de chegada dos nossos compatriotas. Emigrazione Notizie contribui, juntamente com outros, para a difusão deste inquérito, apoiado pelo CGIE, sobre o estado do nosso associativismo, sobre as suas necessidades, tendências e orientações, convidando a participar no inquérito. _________________________________

There are thousands of Italian associations and clubs abroad; in the last decade, as many virtual sharing groups have been added, which, through social networks, maintain links and develop initiatives in many areas. Associations form the social fabric of our emigrant communities and are the actors and reference point for many cultural, training, protection and promotion initiatives of our country abroad, playing an important role in civil, social and cultural integration in the countries of arrival of our compatriots. Emigrazione Notizie contributes, together with others, to the diffusion of this survey, supported by CGIE, on the state of our associationism, on its needs, tendencies and orientations, inviting to participate to the enquiry. (fonte: Emigrazione Notizie)

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I 20 leader hanno reso omaggio all’immenso patrimonio culturale italiano!

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

“Oltre 2000 sono le fontane di Roma a testimonianza del legame tra i romani e la risorsa acqua. La Fontana di Trevi è la più grande fra le celebri fontane di Roma. Costruita sulla facciata di Palazzo da Nicola Salvi.Il concorso indetto da papa Clemente XII nel 1731 era stato inizialmente vinto dallo scultore francese Lambert – Sigisbert Adam ma successivamente l’incarico passò a Salvi.Cominciata nel 1732, fu infine affidata nel 1759 a Pietro Bracci aiutato da suo figlio Virginio. I due completarono l’opera, che venne inaugurata nel 1762. La storia della fontana è strettamente collegata a quella del restauro dell’Aqua Virgo, ovvero l’acquedotto dell’Acqua Vergine – ha affermato Nicola Rocchi, Presidente Archeoclub d’Italia sede “Roma Caput Mundi” – che risale ai tempi dell’imperatore Agrippa: infatti l’architetto Marco Vipsanio Agrippa fece arrivare l’acqua corrente del bacino sorgentizio di Salone, sulla via Collatina, fino al Campo Marzio, per alimentare le terme volute e completate dallo stesso Agrippa, cui si deve anche l’edificazione del Pantheon. L’acquedotto, attivo da più di duemila anni, è lungo quasi venti chilometri, sotterranei”.“Dopo una serie di progetti presentati da vari architetti e mai posti in atto, verso il 1640 papa Urbano VIII, ordinò all’architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini una “trasformazione” della piazza e della fontana – ha continuato Rocchi – in modo da creare un nuovo nucleo scenografico nei pressi del palazzo familiare che è Palazzo Barberini, allora in fase di ultimazione, visibile anche dal Quirinale, residenza pontificia. Bernini progettò una grande mostra d’acqua e, prima ancora di ottenere l’autorizzazione, diede inizio ai lavori, finanziati, tra l’altro, dai proventi di una sgraditissima tassa sul vino imposta ai romani. Ampliò dunque la piazza (che inizialmente era solo un trivio) demolendo alcune casupole a sinistra della fontana preesistente, quindi la ribaltò ortogonalmente, sino ad arrivare all’allineamento odierno, rivolto verso il Quirinale. La mostra, nota da varia documentazione illustrata, doveva essere strutturata in due grandi vasche semicircolari concentriche, al cui centro un piedistallo, appena sotto il pelo dell’acqua, doveva servire come base per un gruppo, probabilmente incentrato sulla statua della «vergine Trivia». Ma i fondi per il progetto si esaurirono presto e vennero anche drasticamente tagliati a causa della guerra che il papa aveva dichiarato al ducato di Parma e Piacenza: non venne scolpita alcuna statua centrale e il cantiere fu bloccato.La morte di Urbano VIII nel 1644, e il seguente processo aperto contro la famiglia Barberini dal nuovo papa Innocenzo X, comportò l’abbandono del progetto berniniano. Anzi, al Bernini, caduto in disgrazia per essere stato l’architetto della famiglia Barberini, venne affidato il semplice compito di prolungare l’Acqua Vergine sino a piazza Navona.Fu papa Clemente XII, nel 1731, a riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: nell’ambito delle grandi commissioni del suo pontificato che porteranno al completamento di grandi fabbriche rimaste incompiute, bandì un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua e dopo aver scartato alcuni progetti, l’attenzione venne posta sui disegni di Ferdinando Fuga, Nicola Salvi, Luigi Vanvitelli, e il bando venne vinto da Nicola Salvi.L’opera era impostata secondo un progetto che concilia influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Il Salvi riprende l’idea di fondo di papa Urbano VIII e di Bernini, cioè quella di narrare, tramite uno sposalizio tra architettura e scultura, la storia dell’Acqua Vergine.Il tema dell’intera composizione è il mare. È inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, circondata da un camminamento che la percorre da un lato all’altro, racchiuso a sua volta entro una breve scalinata poco al di sotto del livello stradale della piazza”.

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Molti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla. Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versate Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filoaraba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo dopo il “risveglio” afghano. (Riccardo Alfonso)

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Come è cambiato il mondo del riso italiano ed europeo negli ultimi 15 anni?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2021

E quali sono le sue prospettive di sviluppo? Le risposte sono nel volume Le varietà di riso coltivate in Europa 2006-2021. Caratteristiche e criteri di scelta tra biodiversità ed innovazione, realizzato dal CREA – con il suo Centro di Ricerca Difesa e Certificazione -, sponsorizzato da Corteva, importante player del settore e presentato oggi al Festival del giornalismo alimentare, in un momento di confronto sul riso anche più ampio con stakeholder e giornalisti, alla presenza del Sottosegretario delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio.Il volume nasce dall’esigenza di un aggiornamento sullo stato dell’arte delle principali innovazioni nella risicoltura, che negli ultimi 15 anni ha subìto trasformazioni non solo degli aspetti varietali e tecnici, ma anche di quelli commerciali, legislativi e fitopatologici, per poter fornire a tutti gli operatori del settore un quadro organico e completo delle recenti introduzioni nel panorama varietale europeo. Per esempio, vengono censite le 270 le varietà di riso, coltivate in Italia e in altri paesi dell’Unione Europea, iscritte dal 2006 ad oggi al registro Europeo. Partendo dalla storia e dall’evoluzione varietale della risicoltura italiana dagli ultimi decenni del 1800 ad oggi, vengono, infatti, illustrate sia le novità tecniche maggiormente determinanti (ad esempio la comparsa di varietà con tolleranza agli erbicidi e l’introduzione di varietà ibride) sia le trasformazioni della normativa dedicata alle sementi (la certificazione ufficiale e fitosanitaria, la protezione delle novità vegetali e la gestione e la salvaguardia del patrimonio genetico). Non manca poi un approfondimento sulle avversità, inquadrate temporalmente nel ciclo colturale del riso, che sono numerose, di varia natura e, in alcuni casi, provenienti da realtà geograficamente distanti e comparse anche a causa dei cambiamenti climatici in corso.La diversificazione varietale ha – inoltre – influenzato le caratteristiche morfologiche e la fisiologia delle nuove accessioni, offrendo ai risicoltori un’ampia possibilità di scelta in funzione del ciclo della singola varietà e della gestione delle tempistiche della coltura. Nello specifico il miglioramento genetico ha permesso di ottenere cultivar sia con caratteristiche agronomiche particolarmente utili (riduzione della taglia, introduzione di cicli fenologici più brevi, miglioramento della struttura della pianta, introduzione di particolari resistenze), sia nuove tipologie particolarmente richieste dal mercato. “Questo volume – evidenzia il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio – traccia in modo completo l’evoluzione del riso in Italia e in Europa e nello stesso tempo rappresenta un utile strumento di lavoro per gli operatori del settore, analizzando le tecniche, le normative e le trasformazioni che hanno interessato la risicoltura negli ultimi 15 anni. Un lavoro prezioso, soprattutto in un momento in cui dobbiamo affrontare le difficoltà legate alle avversità climatiche. Per restare competitivi e vincere le sfide lanciate dall’Europa a favore dell’ambiente e dei consumatori è fondamentale il ruolo della ricerca. Un’evoluzione necessaria anche per il riso – sottolinea Centinaio -, di cui il nostro paese si conferma primo produttore europeo, con la qualità Made in Italy apprezzata in tutto il mondo”.

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Sostegno all’allevamento italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

“Accogliamo con grande soddisfazione la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo con cui il Ministero delle Politiche Agricole stanzia 94 milioni di euro, a valere sul Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere previsti dalla legge di Bilancio 2021. Si tratta di fondi per supportare le filiere zootecniche colpite dalla crisi legata alla pandemia Covid”. Lo dichiara il deputato Luciano Cadeddu, esponente M5S in commissione Agricoltura.“Le risorse saranno ripartite – prosegue – tra i comparti suini (16 milioni di euro), conigli (2 milioni), carne bovina (42 milioni), ovini e caprini (8 milioni) e, infine, latte bovino (26 milioni). Apprezziamo le modalità previste che erogano lo stanziamento sulla base delle domande presentate dagli agricoltori nel 2020, contemplando la possibilità al contempo di nuove istanze per chi non ha avuto sostegni lo scorso anno. Ciò dovrebbe permettere un ristoro immediato per la maggior parte degli allevatori interessati”.“Il lavoro per il rilancio delle filiere zootecniche, nel solco della sostenibilità, prosegue con i fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pari a 1,2 miliardi di euro” conclude Cadeddu.

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Reflusso gastroesofageo, un brevetto italiano lo risolve

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

Roma. Un nuovo brevetto italiano blocca i sintomi da reflusso gastroesofageo, svolgendo una vera azione terapeutica. Il nuovo ritrovato associa Alginato di Magnesio e un complesso vegetale arricchito da oli essenziali in una composizione speciale, capace di “spegnere” alla fonte il reflusso.Il nuovo preparato svolge infatti sinergicamente tre azioni: blocca il reflusso, riduce il bruciore (pirosi) e lenisce la mucosa dello stomaco. Agendo come una barriera protettiva all’interno dello stomaco Refluxaid, il nome del preparato, difende a lungo l’esofago dal bruciore e dall’acidità causata da questa patologia. Ciò è possibile perché, a differenza di altri integratori alimentari, Refluxaid è caratterizzato da una composizione con brevetto italiano che associa Alginato di Magnesio e un complesso vegetale a base di polisaccaridi, mucillagini e olii essenziali estratti da anice stellato, finocchio, camomilla, tiglio e lavanda che svolgono una vera e propria azione terapeutica. Mentre l’Alginato di Magnesio nello stomaco forma un gel viscoso naturale che blocca meccanicamente la risalita del materiale acido, il complesso vegetale svolge un’azione lenitiva e protettiva sulla mucosa gastrica, favorisce la digestione e l’eliminazione dei gas, donando sollievo dagli stati dolorosi di tutto il tubo digerente. Ogni confezione contiene 24 bustine monodose da 10ml, facilmente apribili e portabili sempre con sé. Per questo Refluxaid può essere consigliato anche a vegetariani, vegani e diabetici o intolleranti al lattosio, essendo privo di zuccheri, aromi artificiali, glutine, OGM e lattosio. Per approfondimenti è disponibile il sito internet http://www.fitopreparatoriitaliani.com.

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Robeco prosegue l’espansione del team italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

Robeco – società di gestione internazionale fondata nel 1929, leader negli investimenti sostenibili – rafforza ulteriormente il team italiano con l’ingresso di Leonardo Mercuri e Matteo Colosimo, entrambi in qualità di Sales Manager.Leonardo Mercuri, ha iniziato il suo percorso lavorativo a Londra con Royal Bank of Canada come Credit Sales, coprendo clienti istituzionali italiani ed Irlandesi nella compravendita di Corporate Bonds. È seguita una breve esperienza con Kryalos SGR come Real Estate Fund Manager, prima di decidere di tornare nel mondo dei mercati dei capitali con Robeco ed iniziare questa nuova avventura. Leonardo è laureato in Bocconi in Amministrazione Finanza e Controllo.Dopo esperienze maturate nei settori della Consulenza e nel Wealth Management in primarie istituzioni finanziarie, Matteo Colosimo comincia il suo percorso nell’Asset Management nel 2013: dopo un’esperienza di due anni in Amundi, nel 2015 in Pictet Asset Management dove rimane per 6 anni. Inizia il suo percorso di crescita come Client Servicing Manager per poi ricoprire il ruolo di Sales Manager occupandosi in prima persona della commercializzazione e distribuzione dei prodotti sia sul segmento retail che su quello assicurativo. Marcello Matranga, Country Head di Robeco Italia, ha commentato: “L’ingresso di Matteo e Leonardo completa l’espansione della struttura commerciale dell’ufficio italiano iniziata ad inizio anno. L’obiettivo posto era quello di potenziare la squadra con innesti di valore al fine di offrire un servizio sempre più puntuale ed efficiente ai nostri clienti.”

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati. D’altra parte, la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. È in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Cous Cous Fest: al via il Campionato italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

Il Cous Cous Fest lancia la sesta edizione del Campionato italiano Conad, rivolto a chef professionisti provenienti da tutta Italia. Il contest è organizzato dall’agenzia Feedback ed è promosso da Conad. La gara, che si svolgerà in modalità on-line, selezionerà i sei chef che si sfideranno a San Vito Lo Capo in occasione del Cous Cous Fest per vincere il titolo di Campione italiano Conad! “Da 10 anni siamo a fianco della kermesse internazionale dell’integrazione culturale tra i popoli del Mediterraneo- dichiara Vittorio Troìa, direttore divisione Sicilia Pac2000a Conad- un evento che sa coniugare la tradizione gastronomica di un numero crescente di Paesi con i temi dell’immigrazione e dell’accoglienza, particolarmente attuali in una terra di frontiera come la Sicilia che si misura quotidianamente sui valori e sullo spirito solidale della propria gente”. Per partecipare bisogna iscriversi sul sito del festival, all’indirizzo couscousfest.it, entro il 24 giugno, e caricare sulla piattaforma la fotografia di una ricetta a base di cous cous realizzata in qualsiasi variante (verdure, carne, pesce, frutta, dolce, etc.), contenente un prodotto Sapori&Idee Conad o Sapori&Dintorni Conad. “Quest’anno, con tutte le tensioni acuite dalla pandemia, la storica partnership tra Conad e Cous Cous Fest assume un significato nuovo: il grano duro, utilizzato da tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo, diventa, nelle sue varie lavorazioni, un ponte per il dialogo tra le culture, con l’alimentazione che assume un rinnovato ruolo di forza di pacificazione – dichiara Francesco Pugliese, Amministratore Delegato Conad – Inoltre, questa partnership ci consente di rinnovare il nostro sostegno alle imprese dei settori più colpiti dalle misure rese necessarie dall’emergenza sanitaria nel momento in cui siamo prossimi al ritorno a quella normalità che da più di un anno abbiamo perso. Siamo felici di affiancare il Campionato Italiano Cous Cous Fest 2021 con il marchio Conad e i prodotti della gamma Sapori e Dintorni e Sapori & Idee, anche perché questo “contest on line” esce dai confini regionali e riguarda tutta l’Italia: pensiamo, così, di offrire a giovani promesse della cucina italiana una opportunità per esprimere talento e creatività”.A giudicare le candidature provenienti da tutta Italia ci sono due giurie, una tecnica e una popolare, formata dai navigatori del web che potranno votare sul sito del Cous Cous Fest il loro piatto preferito. La giuria tecnica è presieduta da Paolo Vizzari, esperto enogastronomico. Con Vizzari giudicheranno le candidature Sonia Peronaci, imprenditrice digitale e storica fondatrice di Giallozafferano e la giornalista Annalisa Cavaleri, professore di antropologia del cibo all’Università IULM di Milano. Dai voti delle due giurie saranno selezionati 6 chef: 5 scelti dalla giuria tecnica e uno dai navigatori del web che esprimeranno la loro preferenza votando le candidature sulla piattaforma. In questo modo si otterrà la rosa dei 6 finalisti che a settembre, durante il Cous Cous Fest, si sfideranno in gara live. Alla fine delle gare, il vincitore verrà proclamato Campione Italiano Conad Cous Cous Fest 2021 ed entrerà a far parte della squadra dell’Italia durante il Campionato del mondo di cous cous. La proclamazione degli chef finalisti avverrà in occasione della trasmissione Cous Cous Fest live show la prima metà di luglio 2021.È possibile consultare il regolamento completo sul sito couscousfest.it.

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Campionato Italiano Moto d’Acqua 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Catania venerdì 14 maggio alle ore 9,00 a Catania, nello specchio d’acqua antistante il lido – The original Cucaracha, per concludersi domenica 16 maggio con le premiazioni. I piloti di questa disciplina, saranno chiamati a misurarsi nelle due manches previste, la prima sabato e la seconda domenica. Il Campionato riparte con grande entusiasmo dei riders, che nonostante il difficile momento a causa della pandemia, si sono iscritti in moltissimi, manifestando un grande fervore e tanta voglia di riscatto. Si prevede un grande successo. Le categorie previste sono Runabout, Ski Endurance, Freestyle, Spark giovanile e la Femminile. Le classi sono 15: per la Runabout F1-F2-F4-F4 Femminile – F4 Novice e F1 Veteran, per la Ski: F1-F1Veteran-F2-F3-Open, per l’Endurance F1- Amatoriale per la Spark Giovanile 12-14 e 15-18 anni, Freestyle. Il Campionato Femminile, fortemente voluto dalla Commissione Moto d’Acqua in accordo con il Consiglio Federale, che inizialmente contava solo 4 atlete, quest’anno ha raggiunto il numero di 15 iscritte. Molte le novità di quest’anno. La Commissione Moto d’Acqua ha lavorato al meglio per modificare il regolamento ed ha previsto l’utilizzo di ulteriori sistemi di ripresa, telecamere, droni, per verificare tutte le eventuali infrazioni che un pilota può commettere, come salti di boa o false partenze. Giorgio Viscione, Presidente della Commissione Moto d’Acqua – dichiara – “Siamo certi di aver centrato nel segno con un’altra nuova iniziativa, definita in accordo con la commissione e sotto la guida del Presidente della Federazione Vincenzo Iaconianni. Abbiamo inserito nel regolamento una categoria intermedia la Runabout F4 Novice, aperta a tutti coloro che provengono dalle giovanili e ai neo licenziati. L’attività giovanile, voluta dal Presidente Iaconianni già dal 2014, ha mostrato i suoi frutti. Il numero di adesioni fra i più giovani è in costante aumento. Tutte le società iscritte alla F.I.M. si sono organizzate per permettere ai loro giovani atleti di partecipare al campionato italiano.” Questa novità è stata accolta anche dal Consiglio Federale con molto entusiasmo Dopo Catania il Campionato si sposterà a Rimini il 22-23 maggio, per poi essere a Caorle (Venezia) il 12-13 giugno, tappa che da anni convoglia anche i piloti stranieri, provenienti dalla Slovenia, dalla Croazia, dall’Ungheria, dalla Svizzera e dall’Austria. Il 26-27 giugno sarà la volta di Ancona, tappa attesa con entusiasmo, vista l’accoglienza riservata al campionato lo scorso anno e lo splendido spettacolo offerto. Il 10-11 luglio sarà Gallipoli ad ospitare la quinta tappa del campionato, per poi concludersi l’11-12 settembre ad Anzio, come ogni anno. I comuni italiani, anche quest’anno, hanno manifestato una grande attenzione verso il Campionato, tanto da aver ricevuto più richieste, da più amministrazioni della stessa regione, per ospitare una tappa.

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Rampelli: In difesa della lingua italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

“Plaudiamo all’iniziativa del Comune di Soncino che, a seguito di una mozione presentata dalla consigliera di Fratelli d’Italia Federica Brizio e approvata, ha sostituito le parole scritte in inglese, contenute negli atti amministrativi, in lingua italiana. Ritengo sia una battaglia di civiltà, tant’è che dall’inizio del mio mandato di vicepresidente della Camera ho richiesto agli uffici che gli atti ufficiali siano espressi in italiano, compresi quelli che arrivano da Palazzo Chigi e dai ministeri. E proprio nella giornata dedicata a Dante Alighieri, di cui quest’anno si celebra il settimo centenario della morte, abbiamo presentato due proposte di legge – una costituzionale e l’altra ordinaria – per inserire la tutela della lingua italiana in Costituzione. Fa piacere che di recente anche il presidente Draghi si sia lamentato per l’abuso della lingua inglese atti che legge pubblicamente e nel nostro vocabolario. Noi lo denunciamo da anni. La lingua italiana va tutelata e valorizzata, è veicolo della nostra identità e della nostra cultura. Sollecito nuovamente il Governo a esprimere nella nostra lingua madre visto che la comprensibilità degli atti è lo strumento fondamentale della democrazia. Il presidente Draghi, che si è già mostrato sensibile al tema, imprima una svolta anche stilistica al governo che presiede”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La passione per l’italiano di Jhumpa Lahiri e la traduzione letteraria come creatività

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

By Domenico Maceri, PhD.Rispondendo a una domanda in un’intervista concessa al New York Times sul perché ha scelto di scrivere in italiano, Jhumpa Lahiri ha risposto con una sola parola: “Joy” (Gioia). La Lahiri, scrittrice americana di origini bengalesi, ha vinto parecchi premi per le sue opere letterarie in inglese. Nel 2000 ha persino vinto il prestigioso Premio Pulitzer per i suoi racconti “L’interprete dei malanni” (Interpreter of Maladies).Dopo una carriera di successo in inglese ha scelto di scrivere in italiano, una lingua non sua, che ha imparato da adulta. Il primo libro scritto direttamente in italiano, “In altre parole” (2015), tratta della sua esperienza di imparare l’italiano e la sua passione per la nostra lingua e cultura. Questo interesse per l’italiano nacque nel 1994 dopo una settimana a Firenze e poi continuò più tardi con studi privati ma è anche confermato dalla sua tesi di dottorato sul rinascimento completata alla Boston University nel 1997. Nel 2012 Lahiri si trasferì permanentemente a Roma con la sua famiglia dove vi rimase fino al 2015. Il suo tempo nella nostra capitale fu un’immersione e perfezionamento della sua conoscenza dell’italiano. “In altre parole” fu tradotto in inglese (In Other Words 2016), da Ann Goldstein, nota traduttrice che ha anche reso in inglese il “Quartetto napoletano” (Neapolitan Quartet) di Elena Ferrante. Lahiri avrebbe potuto fare la traduzione in inglese lei stessa ma decise di no.Il secondo libro in italiano di Lahiri, pubblicato nel 2018, “Dove mi trovo” è un romanzo anche se non tradizionale. È formato da 46 capitoli brevi, alcuni brevissimi, narrati da una donna sulla quarantina. Toccano diverse situazioni e luoghi della città dove abita, Roma, anche se il nome non viene mai specificato. La narratrice descrive una specie di diario che copre diverse stagioni, il vicinato di casa sua, i giardini, i ponti, le piazze, le strade, i negozi, i bar che lei visita e le persone con cui interagisce. La narratrice dà l’impressione di vivere in questi luoghi ma in un certo senso rimane al di fuori di essi, chiusa in se stessa dal punto di vista psicologico. Lahiri scrive con un italiano sobrio, frasi molto brevi, con pochissime subordinate, ma riflette la sua conoscenza letteraria dimostrata già in inglese che usa anche nella sua nuova lingua adottiva.La traduzione di “Dove mi trovo” che è appena uscita in inglese da Knopf riflette un percorso diverso da quella del suo primo libro in italiano. Ciò si deve a ragioni pratiche e nuove esperienze. Lahiri è ritornata negli Usa nel 2015 avendo assunto l’incarico di direttrice del programma di scrittura creativa alla Princeton University dove ogni semestre insegna anche un corso sulla traduzione letteraria. Questo interesse per la traduzione non è nuovo poiché era già iniziato da studentessa alla Boston University. La tesi per la sua laurea magistrale (Master of Fine Arts) consiste della traduzione di sei racconti dell’autore bengalese Ashapurna Devi. Per la traduzione di “Dove mi trovo” Lahiri aveva esitato all’inizio ed aveva incaricato la traduttrice Frederika Randall, pensando che nelle fasi finali del progetto le due avrebbero collaborato. Poi dopo avere esaminato le prime bozze preparate da Randall, morta nel 2020, Lahiri si rese conto che lei stessa potrebbe tradurlo. In realtà, dopo la traduzione di “In altre parole” la Lahiri aveva fatto una specie di tirocinio in traduzione che con ogni probabilità la avrà influenzata. Lahiri ha tradotto in inglese due romanzi del suo amico Domenico Starnone—Lacci 2014 (Ties 2017) e Scherzetto 2016 (Trick 2018). Quindi l’idea di traduzione non era affatto fuori da considerazioni. La traduzione, specialmente quella letteraria, non consiste solo di rivestire un’opera con un’altra lingua. Riflette infatti una creazione, come se il prodotto finale diventerà una nuova opera, spesso lontano parente dell’originale. Nell’intervista al New York Times, infatti, Lahiri ha spiegato che nel tradurre si cerca “un linguaggio che permetterà all’opera di rinascere”. Ecco come si potrebbe spiegare il titolo in inglese di “Dove mi trovo” (Whereabouts). Un traduttore tradizionale avrebbe probabilmente optato per la versione più letterale come “Where I find myself” oppure “Finding myself”. Questa scelta della scrittrice-traduttrice perde l’io suggerito dal verbo nel titolo originale. Ma Lahiri non è solo la traduttrice di se stessa, caso rarissimo in letteratura, è anche la creatrice di ambedue le opere e ovviamente avrà avuto le sue ragioni. Lahiri sta preparando parecchi altri libri, uno dei quali consiste di poesie in italiano. La gioia di scrivere in italiano continua ma la traduzione delle sue stesse opere moltiplica la sua creatività, offrendoci un quadro più completo del suo talento. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle Autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone. L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e 4mila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo. Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione. “Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano –dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani-. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

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L’integrità genetica del lupo italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

E’ sempre più minacciata dall’ibridazione con il cane domestico. È quanto dimostrato in un recente studio condotto dalla ,Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (Francia), pubblicato sulla rivista The Journal of Wildlife Management. Il cane domestico è il risultato di una forte selezione attuata dall’uomo e di millenni di isolamento riproduttivo dal lupo. Nel tempo il cane ha sviluppato forme e comportamenti più appropriati alle necessità dell’uomo e profondamente diversi rispetto al suo progenitore selvatico. Dal punto di vista biologico, il cane e il lupo sono la stessa specie e in determinate circostanze possono accoppiarsi e generare ibridi fertili. Eppure, nonostante l’ibridazione con il lupo sia occasionalmente avvenuta fin dall’origine stessa della domesticazione del cane, oggi il timore è che il fenomeno sia in forte aumento a causa dell’espansione del lupo in aree maggiormente antropizzate, dove il rapporto numerico risulta ampiamente a favore della popolazione canina.Sulla base di 152 campioni raccolti, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti, i ricercatori hanno stimato una prevalenza di ibridazione del 70%, con individui ibridi presenti in almeno 6 dei 7 branchi monitorati. Inoltre, attraverso la ricostruzione genealogica è stato accertato che in almeno due di questi branchi gli individui ibridi godono dello status di riproduttori, e sono in grado quindi di tramandare le varianti genetiche di origine canina alle generazioni successive. Nonostante la presenza di casi di ibridazione fosse stata originariamente ipotizzata, se si considerano gli effetti potenzialmente negativi che i geni di origine canina possono avere per la sopravvivenza del lupo allo stato selvatico, i risultati dello studio evidenziano uno scenario allarmante per la conservazione della specie e per la tutela della sua identità genetica.I risultati dello studio evidenziano quanto sia fondamentale non ignorare il fenomeno e mettere in campo tutte le migliori competenze e capacità gestionali per preservare l’integrità genetica del lupo. Ma non solo, è necessario informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di estinzione genomica. “È questo un concetto molto più difficile da comprendere e condividere di quanto non lo sia stato il rischio di estinzione demografica quando, nei primi anni ’70, l’Italia si è detta favorevole alla protezione legale della specie – conclude Ciucci. “Paradossalmente, 50 anni più tardi, è la stessa identità genetica del lupo che è messa a rischio come conseguenza delle dinamiche espansive della specie, dell’elevato numero di cani vaganti e dell’inerzia gestionale”. Le tecniche genetiche utilizzate dai ricercatori per identificare gli ibridi, che utilizzano il DNA estratto dagli escrementi di lupo, sono state messe a punto nel laboratorio di Genetica della Conservazione dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra), da anni attivo nel settore. La stima della prevalenza degli ibridi è stata effettuata nella popolazione di lupo che vive nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e nelle zone circostanti dell’Appennino settentrionale, un’area centrale e strategica della distribuzione del lupo nell’Appennino, dove i primi individui ibridi, o comunque morfologicamente devianti rispetto allo standard morfologico del lupo, erano già stati osservati dalla fine degli anni ’90.

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Premio Italiano di Pedagogia 2021, assegnato a Damiano Felini

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2021

Il riconoscimento viene assegnato ogni anno dalla Società Italiana di Pedagogia alle migliori monografie di questa disciplina. La cerimonia di consegna si terrà il 25 giugno in modalità online.Felini è stato premiato per il volume “Teoria dell’educazione. Un’introduzione”, pubblicato pochi mesi fa da Carocci, un volume che ha preso forma proprio durante le lezioni del docente degli ultimi anni. Il testo consente di accostarsi allo studio delle discipline pedagogiche, presentate in un’ottica plurale e aperta agli apporti delle altre scienze dell’educazione. Come si può leggere nella quarta di copertina “con un linguaggio comprensibile ed esplicativo, il libro sviluppa un percorso strutturato e graduale, in cui i capitoli si intrecciano a schemi, approfondimenti, esercizi, passi tratti da testi classici e consigli di lettura, in un itinerario che porta non solo all’acquisizione dei contenuti della Pedagogia generale, ma anche all’affinamento del lessico specifico e del pensare pedagogico, di cui il testo intende esplicitare e presentare i modi più tipici”.

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“Equity duration e mercato italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

A cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di Acome. La Duration è una metrica importante nel mondo fixed income perché serve a determinare il rischio di tasso del portafoglio. Tuttavia, lo stesso concetto si può usare, con qualche arrangiamento, al mondo equity. In un mondo dominato per anni dai tassi bassi e dalle banche centrali, abbiamo visto una sovraperformance dei bond, ma anche dei titoli così detti “proxy bond”, ovvero quelli lunghi di duration. Alla luce della crescente centralità delle politiche fiscali e dei movimenti delle curve dei tassi alla quale abbiamo assistito in questi giorni, vale la pena guardare a questa misura (la duration) anche in ottica di equity holder. La duration, come detto, è una misura di tempo necessaria ad un flusso di cassa per ripagare un particolare investimento. Per il mondo fixed income la duration è calcolata come media ponderata dei pagamenti ricevuti dal bond (coupon e principal), scontati all’yield to maturity. Partendo da una breve premessa teorica, abbiamo provato a calare questa analisi nel contesto dei titoli quotati italiani. L’universo di investimento è quindi tutto il mercato quotato italiano (AIM e MTA), dove sono state eliminate le aziende che non avevano abbastanza dati. Ci sembra interessante calare questa analisi in un contesto pratico, in particolare nel mercato italiano, alla luce dei recenti andamenti macroeconomici. Proprio come nel mondo bond stiamo assistendo a un certo grado di sofferenza per i titoli a duration lunga, così vogliamo cercare gli omologhi in ambito equity e muovere le stesse considerazioni macro. Per definizione, un titolo long duration è quindi sia più sensibile al movimento dei tassi al rialzo, sia più sensibile a notizie inattese come può essere una trimestrale non in linea oppure che non sorprende come ci si aspetta. Abbiamo quindi calcolato l’equity duration con entrambe le formule descritte sopra, riportando un valore medio e ordinando in quartili. Così come si tiene d’occhio la duration dei portafogli bond, così si dovrebbe tener d’occhio la duration implicita dell’equity, specialmente nelle fasi di cambio di regime come quella che stiamo vivendo ora. Infatti, il concetto di equity duration non è solo “se” è importante, ma soprattutto “quando” è importante. L’irripidimento delle curve dei tassi governativi (tematica che non trattiamo in questo pezzo) sta avendo un impatto non trascurabile sui mercati, direttamente obbligazionari, indirettamente azionari. Continuiamo a preferire le aziende con buona posizione di cassa e capacità di generare cassa nel medio periodo in quanto le riteniamo le maggiori beneficiarie di un cambio di regime tra dominio delle politiche monetarie a maggiore centralità delle politiche fiscali. I settori che beneficiano di questa tematica macro, ma anche di altre tematiche come il recovery fund o il piano Biden, sono sicuramente i ciclici (industriali e parzialmente i finanziari – tenendo ben distinto tra le società che remunerano il costo del capitale e quelle che non lo coprono). Menzione particolare va poi al nostro Paese: beneficia di una riduzione del rischio Paese, è ancora molto sottovalutato in termini di valutazione, ed è posizionato per accogliere maggiori flussi da investitori esteri specialmente sul segmento delle mid e small caps.

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