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Posts Tagged ‘italiano’

Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Molti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla. Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versate Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filoaraba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo dopo il “risveglio” afghano. (Riccardo Alfonso)

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Come è cambiato il mondo del riso italiano ed europeo negli ultimi 15 anni?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2021

E quali sono le sue prospettive di sviluppo? Le risposte sono nel volume Le varietà di riso coltivate in Europa 2006-2021. Caratteristiche e criteri di scelta tra biodiversità ed innovazione, realizzato dal CREA – con il suo Centro di Ricerca Difesa e Certificazione -, sponsorizzato da Corteva, importante player del settore e presentato oggi al Festival del giornalismo alimentare, in un momento di confronto sul riso anche più ampio con stakeholder e giornalisti, alla presenza del Sottosegretario delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio.Il volume nasce dall’esigenza di un aggiornamento sullo stato dell’arte delle principali innovazioni nella risicoltura, che negli ultimi 15 anni ha subìto trasformazioni non solo degli aspetti varietali e tecnici, ma anche di quelli commerciali, legislativi e fitopatologici, per poter fornire a tutti gli operatori del settore un quadro organico e completo delle recenti introduzioni nel panorama varietale europeo. Per esempio, vengono censite le 270 le varietà di riso, coltivate in Italia e in altri paesi dell’Unione Europea, iscritte dal 2006 ad oggi al registro Europeo. Partendo dalla storia e dall’evoluzione varietale della risicoltura italiana dagli ultimi decenni del 1800 ad oggi, vengono, infatti, illustrate sia le novità tecniche maggiormente determinanti (ad esempio la comparsa di varietà con tolleranza agli erbicidi e l’introduzione di varietà ibride) sia le trasformazioni della normativa dedicata alle sementi (la certificazione ufficiale e fitosanitaria, la protezione delle novità vegetali e la gestione e la salvaguardia del patrimonio genetico). Non manca poi un approfondimento sulle avversità, inquadrate temporalmente nel ciclo colturale del riso, che sono numerose, di varia natura e, in alcuni casi, provenienti da realtà geograficamente distanti e comparse anche a causa dei cambiamenti climatici in corso.La diversificazione varietale ha – inoltre – influenzato le caratteristiche morfologiche e la fisiologia delle nuove accessioni, offrendo ai risicoltori un’ampia possibilità di scelta in funzione del ciclo della singola varietà e della gestione delle tempistiche della coltura. Nello specifico il miglioramento genetico ha permesso di ottenere cultivar sia con caratteristiche agronomiche particolarmente utili (riduzione della taglia, introduzione di cicli fenologici più brevi, miglioramento della struttura della pianta, introduzione di particolari resistenze), sia nuove tipologie particolarmente richieste dal mercato. “Questo volume – evidenzia il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio – traccia in modo completo l’evoluzione del riso in Italia e in Europa e nello stesso tempo rappresenta un utile strumento di lavoro per gli operatori del settore, analizzando le tecniche, le normative e le trasformazioni che hanno interessato la risicoltura negli ultimi 15 anni. Un lavoro prezioso, soprattutto in un momento in cui dobbiamo affrontare le difficoltà legate alle avversità climatiche. Per restare competitivi e vincere le sfide lanciate dall’Europa a favore dell’ambiente e dei consumatori è fondamentale il ruolo della ricerca. Un’evoluzione necessaria anche per il riso – sottolinea Centinaio -, di cui il nostro paese si conferma primo produttore europeo, con la qualità Made in Italy apprezzata in tutto il mondo”.

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Sostegno all’allevamento italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

“Accogliamo con grande soddisfazione la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo con cui il Ministero delle Politiche Agricole stanzia 94 milioni di euro, a valere sul Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere previsti dalla legge di Bilancio 2021. Si tratta di fondi per supportare le filiere zootecniche colpite dalla crisi legata alla pandemia Covid”. Lo dichiara il deputato Luciano Cadeddu, esponente M5S in commissione Agricoltura.“Le risorse saranno ripartite – prosegue – tra i comparti suini (16 milioni di euro), conigli (2 milioni), carne bovina (42 milioni), ovini e caprini (8 milioni) e, infine, latte bovino (26 milioni). Apprezziamo le modalità previste che erogano lo stanziamento sulla base delle domande presentate dagli agricoltori nel 2020, contemplando la possibilità al contempo di nuove istanze per chi non ha avuto sostegni lo scorso anno. Ciò dovrebbe permettere un ristoro immediato per la maggior parte degli allevatori interessati”.“Il lavoro per il rilancio delle filiere zootecniche, nel solco della sostenibilità, prosegue con i fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pari a 1,2 miliardi di euro” conclude Cadeddu.

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Reflusso gastroesofageo, un brevetto italiano lo risolve

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

Roma. Un nuovo brevetto italiano blocca i sintomi da reflusso gastroesofageo, svolgendo una vera azione terapeutica. Il nuovo ritrovato associa Alginato di Magnesio e un complesso vegetale arricchito da oli essenziali in una composizione speciale, capace di “spegnere” alla fonte il reflusso.Il nuovo preparato svolge infatti sinergicamente tre azioni: blocca il reflusso, riduce il bruciore (pirosi) e lenisce la mucosa dello stomaco. Agendo come una barriera protettiva all’interno dello stomaco Refluxaid, il nome del preparato, difende a lungo l’esofago dal bruciore e dall’acidità causata da questa patologia. Ciò è possibile perché, a differenza di altri integratori alimentari, Refluxaid è caratterizzato da una composizione con brevetto italiano che associa Alginato di Magnesio e un complesso vegetale a base di polisaccaridi, mucillagini e olii essenziali estratti da anice stellato, finocchio, camomilla, tiglio e lavanda che svolgono una vera e propria azione terapeutica. Mentre l’Alginato di Magnesio nello stomaco forma un gel viscoso naturale che blocca meccanicamente la risalita del materiale acido, il complesso vegetale svolge un’azione lenitiva e protettiva sulla mucosa gastrica, favorisce la digestione e l’eliminazione dei gas, donando sollievo dagli stati dolorosi di tutto il tubo digerente. Ogni confezione contiene 24 bustine monodose da 10ml, facilmente apribili e portabili sempre con sé. Per questo Refluxaid può essere consigliato anche a vegetariani, vegani e diabetici o intolleranti al lattosio, essendo privo di zuccheri, aromi artificiali, glutine, OGM e lattosio. Per approfondimenti è disponibile il sito internet http://www.fitopreparatoriitaliani.com.

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Robeco prosegue l’espansione del team italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

Robeco – società di gestione internazionale fondata nel 1929, leader negli investimenti sostenibili – rafforza ulteriormente il team italiano con l’ingresso di Leonardo Mercuri e Matteo Colosimo, entrambi in qualità di Sales Manager.Leonardo Mercuri, ha iniziato il suo percorso lavorativo a Londra con Royal Bank of Canada come Credit Sales, coprendo clienti istituzionali italiani ed Irlandesi nella compravendita di Corporate Bonds. È seguita una breve esperienza con Kryalos SGR come Real Estate Fund Manager, prima di decidere di tornare nel mondo dei mercati dei capitali con Robeco ed iniziare questa nuova avventura. Leonardo è laureato in Bocconi in Amministrazione Finanza e Controllo.Dopo esperienze maturate nei settori della Consulenza e nel Wealth Management in primarie istituzioni finanziarie, Matteo Colosimo comincia il suo percorso nell’Asset Management nel 2013: dopo un’esperienza di due anni in Amundi, nel 2015 in Pictet Asset Management dove rimane per 6 anni. Inizia il suo percorso di crescita come Client Servicing Manager per poi ricoprire il ruolo di Sales Manager occupandosi in prima persona della commercializzazione e distribuzione dei prodotti sia sul segmento retail che su quello assicurativo. Marcello Matranga, Country Head di Robeco Italia, ha commentato: “L’ingresso di Matteo e Leonardo completa l’espansione della struttura commerciale dell’ufficio italiano iniziata ad inizio anno. L’obiettivo posto era quello di potenziare la squadra con innesti di valore al fine di offrire un servizio sempre più puntuale ed efficiente ai nostri clienti.”

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati. D’altra parte, la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. È in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Cous Cous Fest: al via il Campionato italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

Il Cous Cous Fest lancia la sesta edizione del Campionato italiano Conad, rivolto a chef professionisti provenienti da tutta Italia. Il contest è organizzato dall’agenzia Feedback ed è promosso da Conad. La gara, che si svolgerà in modalità on-line, selezionerà i sei chef che si sfideranno a San Vito Lo Capo in occasione del Cous Cous Fest per vincere il titolo di Campione italiano Conad! “Da 10 anni siamo a fianco della kermesse internazionale dell’integrazione culturale tra i popoli del Mediterraneo- dichiara Vittorio Troìa, direttore divisione Sicilia Pac2000a Conad- un evento che sa coniugare la tradizione gastronomica di un numero crescente di Paesi con i temi dell’immigrazione e dell’accoglienza, particolarmente attuali in una terra di frontiera come la Sicilia che si misura quotidianamente sui valori e sullo spirito solidale della propria gente”. Per partecipare bisogna iscriversi sul sito del festival, all’indirizzo couscousfest.it, entro il 24 giugno, e caricare sulla piattaforma la fotografia di una ricetta a base di cous cous realizzata in qualsiasi variante (verdure, carne, pesce, frutta, dolce, etc.), contenente un prodotto Sapori&Idee Conad o Sapori&Dintorni Conad. “Quest’anno, con tutte le tensioni acuite dalla pandemia, la storica partnership tra Conad e Cous Cous Fest assume un significato nuovo: il grano duro, utilizzato da tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo, diventa, nelle sue varie lavorazioni, un ponte per il dialogo tra le culture, con l’alimentazione che assume un rinnovato ruolo di forza di pacificazione – dichiara Francesco Pugliese, Amministratore Delegato Conad – Inoltre, questa partnership ci consente di rinnovare il nostro sostegno alle imprese dei settori più colpiti dalle misure rese necessarie dall’emergenza sanitaria nel momento in cui siamo prossimi al ritorno a quella normalità che da più di un anno abbiamo perso. Siamo felici di affiancare il Campionato Italiano Cous Cous Fest 2021 con il marchio Conad e i prodotti della gamma Sapori e Dintorni e Sapori & Idee, anche perché questo “contest on line” esce dai confini regionali e riguarda tutta l’Italia: pensiamo, così, di offrire a giovani promesse della cucina italiana una opportunità per esprimere talento e creatività”.A giudicare le candidature provenienti da tutta Italia ci sono due giurie, una tecnica e una popolare, formata dai navigatori del web che potranno votare sul sito del Cous Cous Fest il loro piatto preferito. La giuria tecnica è presieduta da Paolo Vizzari, esperto enogastronomico. Con Vizzari giudicheranno le candidature Sonia Peronaci, imprenditrice digitale e storica fondatrice di Giallozafferano e la giornalista Annalisa Cavaleri, professore di antropologia del cibo all’Università IULM di Milano. Dai voti delle due giurie saranno selezionati 6 chef: 5 scelti dalla giuria tecnica e uno dai navigatori del web che esprimeranno la loro preferenza votando le candidature sulla piattaforma. In questo modo si otterrà la rosa dei 6 finalisti che a settembre, durante il Cous Cous Fest, si sfideranno in gara live. Alla fine delle gare, il vincitore verrà proclamato Campione Italiano Conad Cous Cous Fest 2021 ed entrerà a far parte della squadra dell’Italia durante il Campionato del mondo di cous cous. La proclamazione degli chef finalisti avverrà in occasione della trasmissione Cous Cous Fest live show la prima metà di luglio 2021.È possibile consultare il regolamento completo sul sito couscousfest.it.

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Campionato Italiano Moto d’Acqua 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Catania venerdì 14 maggio alle ore 9,00 a Catania, nello specchio d’acqua antistante il lido – The original Cucaracha, per concludersi domenica 16 maggio con le premiazioni. I piloti di questa disciplina, saranno chiamati a misurarsi nelle due manches previste, la prima sabato e la seconda domenica. Il Campionato riparte con grande entusiasmo dei riders, che nonostante il difficile momento a causa della pandemia, si sono iscritti in moltissimi, manifestando un grande fervore e tanta voglia di riscatto. Si prevede un grande successo. Le categorie previste sono Runabout, Ski Endurance, Freestyle, Spark giovanile e la Femminile. Le classi sono 15: per la Runabout F1-F2-F4-F4 Femminile – F4 Novice e F1 Veteran, per la Ski: F1-F1Veteran-F2-F3-Open, per l’Endurance F1- Amatoriale per la Spark Giovanile 12-14 e 15-18 anni, Freestyle. Il Campionato Femminile, fortemente voluto dalla Commissione Moto d’Acqua in accordo con il Consiglio Federale, che inizialmente contava solo 4 atlete, quest’anno ha raggiunto il numero di 15 iscritte. Molte le novità di quest’anno. La Commissione Moto d’Acqua ha lavorato al meglio per modificare il regolamento ed ha previsto l’utilizzo di ulteriori sistemi di ripresa, telecamere, droni, per verificare tutte le eventuali infrazioni che un pilota può commettere, come salti di boa o false partenze. Giorgio Viscione, Presidente della Commissione Moto d’Acqua – dichiara – “Siamo certi di aver centrato nel segno con un’altra nuova iniziativa, definita in accordo con la commissione e sotto la guida del Presidente della Federazione Vincenzo Iaconianni. Abbiamo inserito nel regolamento una categoria intermedia la Runabout F4 Novice, aperta a tutti coloro che provengono dalle giovanili e ai neo licenziati. L’attività giovanile, voluta dal Presidente Iaconianni già dal 2014, ha mostrato i suoi frutti. Il numero di adesioni fra i più giovani è in costante aumento. Tutte le società iscritte alla F.I.M. si sono organizzate per permettere ai loro giovani atleti di partecipare al campionato italiano.” Questa novità è stata accolta anche dal Consiglio Federale con molto entusiasmo Dopo Catania il Campionato si sposterà a Rimini il 22-23 maggio, per poi essere a Caorle (Venezia) il 12-13 giugno, tappa che da anni convoglia anche i piloti stranieri, provenienti dalla Slovenia, dalla Croazia, dall’Ungheria, dalla Svizzera e dall’Austria. Il 26-27 giugno sarà la volta di Ancona, tappa attesa con entusiasmo, vista l’accoglienza riservata al campionato lo scorso anno e lo splendido spettacolo offerto. Il 10-11 luglio sarà Gallipoli ad ospitare la quinta tappa del campionato, per poi concludersi l’11-12 settembre ad Anzio, come ogni anno. I comuni italiani, anche quest’anno, hanno manifestato una grande attenzione verso il Campionato, tanto da aver ricevuto più richieste, da più amministrazioni della stessa regione, per ospitare una tappa.

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Rampelli: In difesa della lingua italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

“Plaudiamo all’iniziativa del Comune di Soncino che, a seguito di una mozione presentata dalla consigliera di Fratelli d’Italia Federica Brizio e approvata, ha sostituito le parole scritte in inglese, contenute negli atti amministrativi, in lingua italiana. Ritengo sia una battaglia di civiltà, tant’è che dall’inizio del mio mandato di vicepresidente della Camera ho richiesto agli uffici che gli atti ufficiali siano espressi in italiano, compresi quelli che arrivano da Palazzo Chigi e dai ministeri. E proprio nella giornata dedicata a Dante Alighieri, di cui quest’anno si celebra il settimo centenario della morte, abbiamo presentato due proposte di legge – una costituzionale e l’altra ordinaria – per inserire la tutela della lingua italiana in Costituzione. Fa piacere che di recente anche il presidente Draghi si sia lamentato per l’abuso della lingua inglese atti che legge pubblicamente e nel nostro vocabolario. Noi lo denunciamo da anni. La lingua italiana va tutelata e valorizzata, è veicolo della nostra identità e della nostra cultura. Sollecito nuovamente il Governo a esprimere nella nostra lingua madre visto che la comprensibilità degli atti è lo strumento fondamentale della democrazia. Il presidente Draghi, che si è già mostrato sensibile al tema, imprima una svolta anche stilistica al governo che presiede”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La passione per l’italiano di Jhumpa Lahiri e la traduzione letteraria come creatività

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

By Domenico Maceri, PhD.Rispondendo a una domanda in un’intervista concessa al New York Times sul perché ha scelto di scrivere in italiano, Jhumpa Lahiri ha risposto con una sola parola: “Joy” (Gioia). La Lahiri, scrittrice americana di origini bengalesi, ha vinto parecchi premi per le sue opere letterarie in inglese. Nel 2000 ha persino vinto il prestigioso Premio Pulitzer per i suoi racconti “L’interprete dei malanni” (Interpreter of Maladies).Dopo una carriera di successo in inglese ha scelto di scrivere in italiano, una lingua non sua, che ha imparato da adulta. Il primo libro scritto direttamente in italiano, “In altre parole” (2015), tratta della sua esperienza di imparare l’italiano e la sua passione per la nostra lingua e cultura. Questo interesse per l’italiano nacque nel 1994 dopo una settimana a Firenze e poi continuò più tardi con studi privati ma è anche confermato dalla sua tesi di dottorato sul rinascimento completata alla Boston University nel 1997. Nel 2012 Lahiri si trasferì permanentemente a Roma con la sua famiglia dove vi rimase fino al 2015. Il suo tempo nella nostra capitale fu un’immersione e perfezionamento della sua conoscenza dell’italiano. “In altre parole” fu tradotto in inglese (In Other Words 2016), da Ann Goldstein, nota traduttrice che ha anche reso in inglese il “Quartetto napoletano” (Neapolitan Quartet) di Elena Ferrante. Lahiri avrebbe potuto fare la traduzione in inglese lei stessa ma decise di no.Il secondo libro in italiano di Lahiri, pubblicato nel 2018, “Dove mi trovo” è un romanzo anche se non tradizionale. È formato da 46 capitoli brevi, alcuni brevissimi, narrati da una donna sulla quarantina. Toccano diverse situazioni e luoghi della città dove abita, Roma, anche se il nome non viene mai specificato. La narratrice descrive una specie di diario che copre diverse stagioni, il vicinato di casa sua, i giardini, i ponti, le piazze, le strade, i negozi, i bar che lei visita e le persone con cui interagisce. La narratrice dà l’impressione di vivere in questi luoghi ma in un certo senso rimane al di fuori di essi, chiusa in se stessa dal punto di vista psicologico. Lahiri scrive con un italiano sobrio, frasi molto brevi, con pochissime subordinate, ma riflette la sua conoscenza letteraria dimostrata già in inglese che usa anche nella sua nuova lingua adottiva.La traduzione di “Dove mi trovo” che è appena uscita in inglese da Knopf riflette un percorso diverso da quella del suo primo libro in italiano. Ciò si deve a ragioni pratiche e nuove esperienze. Lahiri è ritornata negli Usa nel 2015 avendo assunto l’incarico di direttrice del programma di scrittura creativa alla Princeton University dove ogni semestre insegna anche un corso sulla traduzione letteraria. Questo interesse per la traduzione non è nuovo poiché era già iniziato da studentessa alla Boston University. La tesi per la sua laurea magistrale (Master of Fine Arts) consiste della traduzione di sei racconti dell’autore bengalese Ashapurna Devi. Per la traduzione di “Dove mi trovo” Lahiri aveva esitato all’inizio ed aveva incaricato la traduttrice Frederika Randall, pensando che nelle fasi finali del progetto le due avrebbero collaborato. Poi dopo avere esaminato le prime bozze preparate da Randall, morta nel 2020, Lahiri si rese conto che lei stessa potrebbe tradurlo. In realtà, dopo la traduzione di “In altre parole” la Lahiri aveva fatto una specie di tirocinio in traduzione che con ogni probabilità la avrà influenzata. Lahiri ha tradotto in inglese due romanzi del suo amico Domenico Starnone—Lacci 2014 (Ties 2017) e Scherzetto 2016 (Trick 2018). Quindi l’idea di traduzione non era affatto fuori da considerazioni. La traduzione, specialmente quella letteraria, non consiste solo di rivestire un’opera con un’altra lingua. Riflette infatti una creazione, come se il prodotto finale diventerà una nuova opera, spesso lontano parente dell’originale. Nell’intervista al New York Times, infatti, Lahiri ha spiegato che nel tradurre si cerca “un linguaggio che permetterà all’opera di rinascere”. Ecco come si potrebbe spiegare il titolo in inglese di “Dove mi trovo” (Whereabouts). Un traduttore tradizionale avrebbe probabilmente optato per la versione più letterale come “Where I find myself” oppure “Finding myself”. Questa scelta della scrittrice-traduttrice perde l’io suggerito dal verbo nel titolo originale. Ma Lahiri non è solo la traduttrice di se stessa, caso rarissimo in letteratura, è anche la creatrice di ambedue le opere e ovviamente avrà avuto le sue ragioni. Lahiri sta preparando parecchi altri libri, uno dei quali consiste di poesie in italiano. La gioia di scrivere in italiano continua ma la traduzione delle sue stesse opere moltiplica la sua creatività, offrendoci un quadro più completo del suo talento. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle Autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone. L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e 4mila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo. Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione. “Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano –dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani-. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

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L’integrità genetica del lupo italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

E’ sempre più minacciata dall’ibridazione con il cane domestico. È quanto dimostrato in un recente studio condotto dalla ,Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (Francia), pubblicato sulla rivista The Journal of Wildlife Management. Il cane domestico è il risultato di una forte selezione attuata dall’uomo e di millenni di isolamento riproduttivo dal lupo. Nel tempo il cane ha sviluppato forme e comportamenti più appropriati alle necessità dell’uomo e profondamente diversi rispetto al suo progenitore selvatico. Dal punto di vista biologico, il cane e il lupo sono la stessa specie e in determinate circostanze possono accoppiarsi e generare ibridi fertili. Eppure, nonostante l’ibridazione con il lupo sia occasionalmente avvenuta fin dall’origine stessa della domesticazione del cane, oggi il timore è che il fenomeno sia in forte aumento a causa dell’espansione del lupo in aree maggiormente antropizzate, dove il rapporto numerico risulta ampiamente a favore della popolazione canina.Sulla base di 152 campioni raccolti, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti, i ricercatori hanno stimato una prevalenza di ibridazione del 70%, con individui ibridi presenti in almeno 6 dei 7 branchi monitorati. Inoltre, attraverso la ricostruzione genealogica è stato accertato che in almeno due di questi branchi gli individui ibridi godono dello status di riproduttori, e sono in grado quindi di tramandare le varianti genetiche di origine canina alle generazioni successive. Nonostante la presenza di casi di ibridazione fosse stata originariamente ipotizzata, se si considerano gli effetti potenzialmente negativi che i geni di origine canina possono avere per la sopravvivenza del lupo allo stato selvatico, i risultati dello studio evidenziano uno scenario allarmante per la conservazione della specie e per la tutela della sua identità genetica.I risultati dello studio evidenziano quanto sia fondamentale non ignorare il fenomeno e mettere in campo tutte le migliori competenze e capacità gestionali per preservare l’integrità genetica del lupo. Ma non solo, è necessario informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di estinzione genomica. “È questo un concetto molto più difficile da comprendere e condividere di quanto non lo sia stato il rischio di estinzione demografica quando, nei primi anni ’70, l’Italia si è detta favorevole alla protezione legale della specie – conclude Ciucci. “Paradossalmente, 50 anni più tardi, è la stessa identità genetica del lupo che è messa a rischio come conseguenza delle dinamiche espansive della specie, dell’elevato numero di cani vaganti e dell’inerzia gestionale”. Le tecniche genetiche utilizzate dai ricercatori per identificare gli ibridi, che utilizzano il DNA estratto dagli escrementi di lupo, sono state messe a punto nel laboratorio di Genetica della Conservazione dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra), da anni attivo nel settore. La stima della prevalenza degli ibridi è stata effettuata nella popolazione di lupo che vive nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e nelle zone circostanti dell’Appennino settentrionale, un’area centrale e strategica della distribuzione del lupo nell’Appennino, dove i primi individui ibridi, o comunque morfologicamente devianti rispetto allo standard morfologico del lupo, erano già stati osservati dalla fine degli anni ’90.

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Premio Italiano di Pedagogia 2021, assegnato a Damiano Felini

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2021

Il riconoscimento viene assegnato ogni anno dalla Società Italiana di Pedagogia alle migliori monografie di questa disciplina. La cerimonia di consegna si terrà il 25 giugno in modalità online.Felini è stato premiato per il volume “Teoria dell’educazione. Un’introduzione”, pubblicato pochi mesi fa da Carocci, un volume che ha preso forma proprio durante le lezioni del docente degli ultimi anni. Il testo consente di accostarsi allo studio delle discipline pedagogiche, presentate in un’ottica plurale e aperta agli apporti delle altre scienze dell’educazione. Come si può leggere nella quarta di copertina “con un linguaggio comprensibile ed esplicativo, il libro sviluppa un percorso strutturato e graduale, in cui i capitoli si intrecciano a schemi, approfondimenti, esercizi, passi tratti da testi classici e consigli di lettura, in un itinerario che porta non solo all’acquisizione dei contenuti della Pedagogia generale, ma anche all’affinamento del lessico specifico e del pensare pedagogico, di cui il testo intende esplicitare e presentare i modi più tipici”.

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“Equity duration e mercato italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

A cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di Acome. La Duration è una metrica importante nel mondo fixed income perché serve a determinare il rischio di tasso del portafoglio. Tuttavia, lo stesso concetto si può usare, con qualche arrangiamento, al mondo equity. In un mondo dominato per anni dai tassi bassi e dalle banche centrali, abbiamo visto una sovraperformance dei bond, ma anche dei titoli così detti “proxy bond”, ovvero quelli lunghi di duration. Alla luce della crescente centralità delle politiche fiscali e dei movimenti delle curve dei tassi alla quale abbiamo assistito in questi giorni, vale la pena guardare a questa misura (la duration) anche in ottica di equity holder. La duration, come detto, è una misura di tempo necessaria ad un flusso di cassa per ripagare un particolare investimento. Per il mondo fixed income la duration è calcolata come media ponderata dei pagamenti ricevuti dal bond (coupon e principal), scontati all’yield to maturity. Partendo da una breve premessa teorica, abbiamo provato a calare questa analisi nel contesto dei titoli quotati italiani. L’universo di investimento è quindi tutto il mercato quotato italiano (AIM e MTA), dove sono state eliminate le aziende che non avevano abbastanza dati. Ci sembra interessante calare questa analisi in un contesto pratico, in particolare nel mercato italiano, alla luce dei recenti andamenti macroeconomici. Proprio come nel mondo bond stiamo assistendo a un certo grado di sofferenza per i titoli a duration lunga, così vogliamo cercare gli omologhi in ambito equity e muovere le stesse considerazioni macro. Per definizione, un titolo long duration è quindi sia più sensibile al movimento dei tassi al rialzo, sia più sensibile a notizie inattese come può essere una trimestrale non in linea oppure che non sorprende come ci si aspetta. Abbiamo quindi calcolato l’equity duration con entrambe le formule descritte sopra, riportando un valore medio e ordinando in quartili. Così come si tiene d’occhio la duration dei portafogli bond, così si dovrebbe tener d’occhio la duration implicita dell’equity, specialmente nelle fasi di cambio di regime come quella che stiamo vivendo ora. Infatti, il concetto di equity duration non è solo “se” è importante, ma soprattutto “quando” è importante. L’irripidimento delle curve dei tassi governativi (tematica che non trattiamo in questo pezzo) sta avendo un impatto non trascurabile sui mercati, direttamente obbligazionari, indirettamente azionari. Continuiamo a preferire le aziende con buona posizione di cassa e capacità di generare cassa nel medio periodo in quanto le riteniamo le maggiori beneficiarie di un cambio di regime tra dominio delle politiche monetarie a maggiore centralità delle politiche fiscali. I settori che beneficiano di questa tematica macro, ma anche di altre tematiche come il recovery fund o il piano Biden, sono sicuramente i ciclici (industriali e parzialmente i finanziari – tenendo ben distinto tra le società che remunerano il costo del capitale e quelle che non lo coprono). Menzione particolare va poi al nostro Paese: beneficia di una riduzione del rischio Paese, è ancora molto sottovalutato in termini di valutazione, ed è posizionato per accogliere maggiori flussi da investitori esteri specialmente sul segmento delle mid e small caps.

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Il sistema agroalimentare italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

“Con oltre 522 miliardi di euro, il sistema agroalimentare italiano rappresenta il 15% del PIL nazionale: primi in Europa per valore aggiunto agricolo. ll sistema agro­alimentare, inteso complessivamente come agricoltura, silvicoltura e pesca, si conferma settore chiave della nostra economia, in tutte le sue componenti (agricoltura, agroindustria e commercio all’ingrosso e al dettaglio e ristorazione), raggiunge un peso del 15% del PIL italiano, come media stabile degli ultimi anni. Messo alla prova dalla pandemia, il sistema ha saputo essere resiliente rispetto alla media generale dell’economia (stime ISTAT). Nonostante la superficie nazionale sia circa la metà di quella spagnola e francese, l’agricoltura italiana conferma la sua leadership europea: è la prima agricoltura d’Europa per valore aggiunto e la terza per produzione lorda vendibile. L’Italia è primo produttore mondiale di vino in volume e primo produttore europeo in valore nella produzione di ortaggi. Nel 2019 il valore della produzione agricola è stato di 57,3 miliardi di euro, in linea con l’anno precedente, di cui oltre il 50% dovuto alle coltivazioni, il 29% circa agli allevamenti e la restante parte alle attività di supporto e secondarie. Crescita significativa nell’ultimo decennio per l’industria alimentare con +12% di valore aggiunto (circa il doppio rispetto a quello del manifatturiero) e +8% dell’indice della produzione, a fronte di una diminuzione generale. Indiscusso il contributo dell’agricoltura e dell’industria alimentare (incidenza sul settore del 64%) alla bioeconomia, che, con un fatturato in crescita (+1,3%) di oltre 324 miliardi di euro, costituisce ormai uno degli elementi di forza dell’economia italiana.
Le produzioni di qualità certificata (DOP-IGP) che, meglio di altre, hanno fatto fronte alle difficoltà legate alla pandemia, si confermano tra le più dinamiche dell’agroalimentare italiano, con un valore che raggiunge i 17 miliardi di euro (+oltre il 4%), tra componente alimentare e vinicola, circa il 19% del totale dell’agro-alimentare italiano. Sempre più significativa è la crescita delle attività connesse all’agricoltura, ormai oltre un quinto del valore complessivo della produzione agricola realizzata: l’agriturismo con +3,3% in valore e +4,1% di aziende nel solo 2019, (brusca flessione nel 2020 per le restrizioni conseguenti alla pandemia) e il contoterzismo (+1,7% in valore), particolarmente attivo in termini di maggiore diffusione di innovazioni tecnologiche, di ricorso alle pratiche dell’agricoltura 4.0, di facilitazioni nel rispetto di alcune prescrizioni ambientali, di riduzione del digital divide. Dal punto di vista strutturale sono oltre 1,5 milioni le aziende agricole, di cui il 27% sono imprese che intrattengono rapporti stabili di mercato, ricoprono il 65% della SAU (superficie media di 21 ha, superiore alla media nazionale) e rappresentano il 75% della produzione standard complessiva. Le imprese non specificamente orientate al mercato, invece, sono circa il 66% del totale (di cui il 36% ha rapporti solo saltuari e il 30% dedito al solo autoconsumo) eoccupano complessivamente circa il 29% della SAU totale. Si conferma rilevante il sostegno pubblico al settore agricolo, circa 11,9 miliardi di euro nel 2019, ma in calo rispetto agli anni precedenti: dal 2015 al 2019, infatti, si è verificata una riduzione oltre 1,3 miliardi di euro (-10%), quasi totalmente derivante da minori agevolazioni nazionali. Sul fronte degli scambi commerciali, come evidenziato dal Rapporto sul commercio estero 2019, netta è stata la riduzione del deficit della bilancia agroalimentare italiana, sceso largamente al di sotto di 1 miliardo di euro nel 2019, a fronte dei 5 miliardi del 2015 e degli oltre 9 miliardi del 2011. Si tratta di un dato straordinario, confermato dai primi 9 mesi del 2020, in cui, addirittura, si verifica un cambio di segno nel saldo, per la prima volta positivo dall’inizio della serie storica, grazie alla crescita tendenziale delle esportazioni (+0,8%) a fronte di un importante calo delle importazioni (-4,4%). In particolare, l’export, dopo un’ottima performance nei primi tre mesi dell’anno (+6,3%) e un calo nel secondo trimestre (-4,6%) soprattutto a maggio, ha visto una ripresa dei flussi, confermata al termine del terzo trimestre 2020 (+0,8%). I settori dell’export più colpiti dagli effetti del Covid-19, nel secondo trimestre 2020, sono stati il florovivaismo, le carni, i prodotti dolciari e il vino, parzialmente compensati dalla crescita di altri importanti prodotti del Made in Italy, come la pasta, le conserve di pomodoro e l’olio di oliva.
Verrà infine presentato il Rapporto L’emergenza Covid-19 e il settore ittico italiano: impatto e risposte, realizzato dal CREA, in collaborazione con NISEA, dedicato al settore della pesca e dell’acquacoltura, che ha ampiamente risentito della crisi pandemica, con un calo della domanda di prodotto fresco (-29% in valore a marzo e -17% ad aprile). In termini di scambi commerciali con l’estero, il settore è tra i più colpiti dagli effetti delle misure di contenimento del Covid-19 e dalla conseguente crisi economica (-16% in valore le importazioni nel I semestre 2020). Le imprese di acquacoltura hanno subìto una forte riduzione nelle vendite, soprattutto tra marzo e aprile, ad eccezione del canale della grande distribuzione. Le attività di pesca hanno cercato di adattarsi alle richieste del consumo domestico, anche attraverso il ricorso a nuove modalità di commercializzazione, quali la vendita diretta, le prenotazioni a distanza, gli acquisti on-line e le consegne a domicilio. By Micaela Conterio abstract

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Mercato azionario italiano: perché crediamo nelle mid e small cap

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Il 2020 verrà ricordato come l’anno orribile del Coronavirus, che ha letteralmente scosso e cambiato la vita di tutti i giorni. In Borsa, se guardiamo ai mercati azionari statunitensi ci sembra di aver vissuto solo un temporaneo “Start and Stop”, mentre in Europa gli indici principali viaggiano ancora in territori ampiamente negativi. Da inizio anno, il FTSE Mib Italiano è sotto del 18.3%, il FTSE Mid Cap italia del 15.2%, il Ftse Small Cap italia del 16.1%. Sulla stessa falsa riga del FTSE Mib anche l’indice principale di Parigi (CAC 40), mentre il Dax tedesco è il best performer con un ritorno negativo del 4,89%. In un contesto di mercato come quello attuale e con una situazione macroeconomica senza precedenti storici, le valutazioni classiche andrebbero ponderate con considerazioni di più ampio spettro. Inoltre, è importante in fasi come queste avere un processo di selezione di investimenti che si basi su solidi capisaldi: qualità: scegliere aziende con poco indebitamento. Questo perché avranno meno pressioni a livello operativo e potranno crescere per linee esterne a prezzi ragionevoli; redditività: scegliere aziende con margini sostenibili e difesi da forti vantaggi competitivi; presenza del management: scegliere aziende con manager di prima categoria e direttamente coinvolti nei risultati aziendali; ottica internazionale: scegliere aziende con prodotti internazionali e ad alto valore aggiunto. Aziende con simili caratteristiche prendono il nome di “Multinazionali Tascabili” e sono particolarmente presenti nel panorama italiano. Riteniamo quindi che vi sia molto valore all’interno del comparto delle piccole e medie imprese Italiane.Oltre alle dinamiche esposte, le piccole e medie aziende italiane potrebbero beneficiare di uno dei megatrend dei prossimi anni: il rimpatrio della produzione dai paesi in via di sviluppo. L’ Italia in questo processo può giocare un ruolo da protagonista e in ottica di investimento si traduce ancora una volta nel preferire le mid small cap alle large cap, specialmente per una composizione settoriale diversa. Come vediamo, il Ftse Mib ha per la maggiore Finanziari (30.12%) ed Utilities (24.07%). Mentre il Ftse Mid Cap ha sia Finanziari (24.95% anche se per la maggior parte non sono banche, ma società di servizi finanziari) che Comsumer Discretionary (20.09%) che Industriali (15.77%). Importante considerare anche la differenza di Tecnologia dove il Ftse Mib ha circa il 7% (tuttavia concentrato in pochi titoli) mentre il Mid Cap ha l’11% (con molte piccole società attive nella consulenza ad alto valore). Alla luce delle considerazioni fatte, quindi, continuiamo a preferire le mid e small cap italiane alle large cap, sia perché rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, sia perché riscontriamo la presenza di maggiore valore intrinseco in un orizzonte temporale di medio lungo periodo. A livello settoriale, sul fondo AcomeA Italia e AcomeA Esente, manteniamo una rilevante presenza nella tecnologia e nell’industria, mentre la parte finanziaria è più caratterizzata da “Specialty Finance” e da titoli subordinati di banche italiane.

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Da studio italiano nuove linee guida per l’infarto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Lo studio destinato a cambiare gli standard mondiali di approccio all’infarto, è stato presentato in una conferenza stampa online in concomitanza con il congresso della European Society of Cardiology, in chiusura oggi: è stato realizzato in 30 centri d’eccellenza, distribuiti in tutta Italia, sotto la guida del professor Giuseppe Tarantini, direttore di Cardiologia interventistica dell’Università di Padova e presidente Gise e del professor Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino. «L’attuale pratica clinica italiana con coronarografia effettuata entro 24 ore dall’infarto Nstemi ed eseguita da accesso radiale – ha spiegato Giuseppe Musumeci – ha garantito eccellenti risultati in entrambi i gruppi di studio, che hanno reso di fatto superfluo un ulteriore confronto tra le due strategie di trattamento farmacologico antiaggregante, nessuna delle quali può essere raccomandata come approccio routinario. Piuttosto, ci deve essere un percorso personalizzato che individui la migliore strategia per il singolo paziente. Con i risultati del DUBIUS potremo evitare a circa 80mila pazienti l’anno una somministrazione a tappeto di potenti antiaggreganti prima della coronarografia, con una riduzione di potenziali effetti collaterali e notevoli ricadute sull’appropriatezza delle cure». Tutto questo significa anche riduzione dei tempi di attesa nel caso di bypass, giornate che il paziente trascorre in ospedale e che possono aumentando rischi di complicanze e costi di gestione. «Nell’era Covid-19 un risultato ancora più prezioso per la pratica clinica», commentano gli esperti. «Lo studio ha coinvolto inizialmente oltre 2500 pazienti – ha illustrato il coordinatore della ricerca Marco Mojoli, cardiologo emodinamista dell’Ospedale Civile di Pordenone -. I pazienti arruolati nel DUBIUS sono stati assegnati casualmente, in base alla sequenza generata da un computer, a una delle due strategie, pretrattamento o assenza di pretrattamento farmacologico».
Il lavoro ha dimostrato un’incidenza di eventi avversi gravi (morte, infarto, ictus, sanguinamento) entro 30 giorni dall’arruolamento molto bassa (3%) e numericamente sovrapponibile nei due gruppi di studio. Inoltre, il 99% dei pazienti è stato sottoposto a coronarografia, eseguita in oltre il 95% dei casi tramite un’arteria del polso – in linea con la migliore pratica clinica italiana – e non dall’inguine. Nel 75% dei casi la procedura è stata eseguita entro un giorno dal ricovero. Il 72% dei malati nel corso dell’esame è stato sottoposto a un’angioplastica. Una minoranza di casi (6%) ha richiesto l’esecuzione di un intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico. «I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia – ha concluso il professor Giuseppe Tarantini – la Cardiologia interventistica italiana (Gise) si distingue a livello internazionale per una sperimentazione clinica in grado di influenzare le pratiche di trattamento dell’infarto. Il DUBIUS ci dice anche, forte e chiaro, che sull’infarto l’Italia è best in class, con risultati che riducono gli eventi avversi a meno della metà rispetto al resto del mondo: 2 su 100 trattati contro i 7 a livello globale. E ci rivela inoltre che la ricerca e la pratica clinica nel nostro Paese sono davvero in ottima salute». (fonte: Doctor33)

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati.
D’altra parte, la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. È in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Parapendio: titolo italiano 2020 a Oberhauser

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

oberhauser parapendioGrazie a una settimana benedetta dal bel tempo e una meteorologia che sembrava creata apposta per volare in parapendio, non ci sono stati problemi ad assegnare il titolo italiano 2020 di questa disciplina.Nei cieli sopra i comuni di Cuorgnè e Chiesanuova (Torino) un’ottantina di piloti, compresa una manciata di stranieri, si sono affrontati lungo sei percorsi, uno al giorno, tra i 52 e oltre 107 km. Quindi un campo di gara esteso dalla pedemontana piemontese fino alla pianura e ai laghi di Viverone e Candia. Organizzazione: Aero Club Lega Piloti con la collaborazione dell’associazione locale Volo Libero Santa Elisabetta e il patrocinio di FIVL.Dopo alterne vicende ha prevalso il campione del mondo in carica, Joachim Oberhauser, altoatesino di Termeno (Bolzano). A contendergli il titolo Marco Busetta, geologo siciliano Christian Biasi di Rovereto (Trento), e il pilota di casa Marco Littamè. Occuperanno alla fine rispettivamente la seconda, terza e quarta posizione.Titolo femminile a Silvia Buzzi Ferraris, pilota milanese facente parte della nazionale vincitrice del titolo mondiale di parapendio lo scorso anno in Macedonia.Sono stati assegnati anche gli scudetti nelle classi Serial e Sport, cioè piloti che volano con parapendio meno performanti di quelli utilizzati da Joachim e compagni.Nella prima lo ha vinto Alberto Castagna, seguito da Daniele Belvilaqua ed Alessandro Fuzzi. Nella Sport titolo a Valerio Marchetti davanti a Riccardo Marchetto ed Alessandro Pompei.Contrariamente a quello di parapendio, il Campionato Italiano di volo in deltaplano è incappato in una settimana di vento eccessivo le cui raffiche hanno spazzato il comprensorio del Monte Cucco sopra Sigillo in Umbria, sede prevista per la manifestazione. Agli organizzatori (Aero Club Lega Piloti con il supporto dell’associazione Volo Libero Monte Cucco) non è rimasta altra decisione che tenere con i piedi a terra i circa 60 piloti da 16 nazioni già presenti in loco. Infatti, grazie alla formula open è permessa la partecipazione anche agli stranieri che avrebbero concorso al trofeo Piero Alberini, ma non se ne è fatto nulla neppure di questo.Pertanto titolo nazionale e trofeo non sono stati assegnati e giustamente perché il volo libero in deltaplano e parapendio è fortemente legato alle condizioni del tempo. Dovere di chi organizza le competizioni è quello di badare alla sicurezza dei piloti prima ancora di assegnare qualunque medaglia che non vale mai il correre imprudenze. (foto copyright Gustavo Vitali – Ufficio Stampa FIVL)

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Quali metriche guardiamo quando investiamo sul mercato italiano?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. Nella prima fase della pandemia, gli indici mondiali hanno dapprima vissuto importanti ribassi, sprofondando nel cosiddetto “bear market”, per poi rimbalzare con altrettanta velocità e vigore nelle ultime settimane. In un contesto del genere, perdere la bussola sulla visione di lungo periodo e sull’importanza dei fondamentali è uno dei rischi più comuni che possono presentarsi dinanzi agli investitori.A proposito dei fondamentali, e quindi delle valutazioni implicite dei titoli, è importante fare una precisazione. Trovandoci in un contesto storico totalmente nuovo, è quanto mai difficile fare previsioni sulle principali voci di bilancio aziendali (ricavi, costi, margini, ecc.). Le stime degli stessi analisti, infatti, presentano importanti range di dispersione. Oggi, guardare alle classiche metriche come P/E (rapporto tra prezzo e utili) o Ev/Ebitda (rapporto tra valore dell’impresa e il margine operativo lordo) può portare a conclusioni quanto mai inappropriate. Il motivo? Banalmente come detto prima, nessuno può sapere con precisione i ricavi aziendali e se ci sarà o meno una nuova fase di lockdown. Tuttavia, questo esercizio d’analisi, seppur difficile, non è impossibile e non vuol dire certamente abbandonarsi al caso. Piuttosto, proprio in questa fase si possono riscoprire strumenti e metriche fino ad oggi un po’ tralasciate, come il Price to Book Ratio e il Residual Income Model.
Il Price to book ratio è il rapporto tra il prezzo di mercato di un’azione e il suo valore di bilancio del capitale. Idealmente un’azione dovrebbe trattare, con le dovute eccezioni, intorno al valore contabile del capitale. Spesso, per vari motivi, questo non accade ed è importante capire perché. Una metrica come il Price to Book Ratio fornisce una misura molto conservativa del valore aziendale, rispetto al famoso P/E in quanto non coglie alcuni fattori produttivi importanti come il capitale umano oppure sottovaluta poste come gli attivi intangibili. Proprio per questa serie di motivi negli ultimi tempi è stato spesso accantonata, salvo poi fare ritorno oggi in grande stile. Perché? Semplicemente perché partendo dal valore contabile del capitale aziendale, possiamo avere un punto fisso meno legato a fattori soggettivi, da cui far dipendere le nostre decisioni di acquisto e vendita.
L’altro strumento che andiamo ad esplorare, è un modello di valutazione spesso accessorio rispetto al classico DCF (Discounted Cash Flow), che è il Residual Income Model. Questo modello ci indica l’utile generato da una società dopo che è stato coperto il costo del capitale. Il modello parte dal concetto che una società può anche generare utile, ma se non copre il costo del capitale risulta comunque non profittevole. Un esempio classico è il settore bancario, dove gli istituti di credito anche se generano utile spesso non coprono il costo del capitale e, a lungo andare, distruggerebbero valore.
Il contesto attuale presenta non poche incertezze e ansie per gli investitori, ma proprio per questi motivi, bisogna sempre tenere la bussola dei fondamentali e dell’orizzonte di investimento. L’investitore che sceglie società di buona qualità con indebitamento contenuto e business model resilienti, senza rincorrere i titoli del momento, nel lungo periodo viene premiato. In questa fase di mercato ci viene data l’occasione di accumulare storie di questo tipo di cui l’Italia è orgogliosamente piena, grazie alle multinazionali tascabili che tutto il mondo ci invidia. Noi continuiamo ad essere posizionati su queste storie e a crederci, perché l’Italia non ha soltanto banche e utilities, ma anche importanti realtà nell’industria, nella manifattura, nella farmaceutica, nella meccatronica e tanto altro.

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