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Posts Tagged ‘italicum’

La decisione della Corte costituzionale in merito all’Italicum cancella definitivamente il ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

elezioni“E’ stata la bandiera di Renzi e del renzismo. Per la Consulta resta il premio di maggioranza (alla lista), resistono i capilista bloccati e le pluricandidature; viene però esclusa la possibilità per il pluricandidato di scegliere a suo piacere il collegio di elezione. In caso di pluricandidature il luogo di elezione sarà determinato mediate sorteggio.La sentenza, infine, come da Costituzione, si definisce immediatamente applicabile, ma ovviamente solo per l’elezione della Camera dei deputati. Aveva ragione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la totale difformità tra il sistema elettorale della Camera dei deputati (come disegnato oggi dalla Consulta) e quello del Senato della Repubblica (il cosiddetto ‘Consultellum’ della sentenza della Corte del gennaio 2014) necessita un deciso intervento parlamentare per armonizzare i due sistemi di voto. Ad oggi, infatti, il premio di maggioranza è previsto per la sola Camera dei deputati e non per il Senato della Repubblica. Inoltre a Montecitorio, proprio per il premio di maggioranza, si incentivano le liste; a Palazzo Madama, invece, si incentivano le coalizioni, con soglie di sbarramento più basse per ottenere i seggi in caso di accordo tra più liste. Altra rilevante divergenza: alla Camera ci sono i capilista bloccati, al Senato no. Il Parlamento, dopo questa decisione della Consulta, analizzatene attentamente le motivazioni, dovrà intelligentemente ed alacremente operare per garantire la omogeneità dei due sistemi elettorali”. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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Per una riforma elettorale coerente con la Costituzione

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

urne-voteIl voto del 4 dicembre ha bocciato l’Italicum insieme alle deformazioni della Costituzione. È un bene per il paese. Non solo per la necessità di un sistema elettorale omogeneo nelle due Camere ma soprattutto per il carattere ipermaggioritario e distorsivo del voto dell’italicum. E’ inaccettabile che questo Parlamento, sostanzialmente delegittimato dalla Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 1 del 2014, abbia dapprima approvato l’Italicum, poi abbia tentato di modificare la Costituzione pur non essendo rappresentativo del paese, e ora non riesca ad assolvere al compito, sollecitato dallo stesso Capo dello Stato, di approvare una nuova legge elettorale coerente per le due Camere, dimostrandosi incapace di raccogliere il segnale venuto dal popolo italiano con la vittoria del NO.
Il sistema elettorale deve essere coerente con i principi costituzionali in modo che il sistema politico possa agire per la loro attuazione ed evolvere per rispondere ai mutamenti della vita sociale. I rappresentanti debbono sempre essere eletti dai rappresentati, anche nelle Provincie, il cui rinnovo sta avvenendo con modalità oscure. Il sistema elettorale non può e non deve distorcere la volontà degli elettori e tanto meno privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività e deve restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quando il parlamento legifera sul sistema elettorale occorre che l’intervento non sia finalizzato a favorire o danneggiare qualcuno dei partiti in campo, ovvero a scoraggiare la nascita di nuovi soggetti politici. Anzi, nel nostro paese la legge elettorale deve favorire la ricostruzione di forme organizzate della politica come canali stabili di partecipazione da parte dei cittadini. Solo così si possono ricostruire i connotati fondamentali di una partecipazione democratica effettiva, come prefigurata dall’art. 49 della Costituzione, che non si esaurisca in periodiche ordalie elettorali o primariali.
Per gli obiettivi indicati una legge elettorale sostanzialmente proporzionale è la scelta più coerente con l’impianto costituzionale in un sistema politico ormai stabilmente articolato su almeno tre poli. Deve essere respinta la pretesa, alla base dell’Italicum e del Porcellum, di ricavare direttamente dal voto popolare un vincitore e una maggioranza parlamentare, trasformando le elezioni in una mera procedura per l’investitura di fatto del Capo del Governo. Quest’impostazione mina le basi della democrazia parlamentare e comporta un’artificiosa e forte distorsione tra il numero dei seggi assegnati e i voti effettivamente ottenuti, dando vita a governi blindati in parlamento, ma deboli e minoritari nel paese.
Oggi si discute del Mattarellum, certamente migliore dell’Italicum e del Porcellum, da cui è stato sostituito perché inidoneo a creare delle maggioranze precostituite per legge.
Tuttavia non possiamo ignorare che un sistema elettorale misto con prevalenza del collegio uninominale maggioritario a turno unico – calato in un sistema politico almeno tripolare e con forti squilibri territoriali della distribuzione delle forze politiche – presenta gravi inconvenienti in quanto può produrre una non proporzionalità significativa tra voti e seggi; può massimizzare il vantaggio di soggetti marginali nei consensi ma decisivi per la vittoria delle coalizioni; può esaltare la frammentazione territoriale e ridurre il pluralismo; può penalizzare i soggetti portatori di risposte politiche generali.
Vengono ventilate “correzioni” del Mattarellum del tutto inaccettabili, come la soppressione della quota proporzionale o la sua trasformazione in “premio di governabilità”.
Nella riforma elettorale vanno anche riviste le normative per il voto degli italiani all’estero per superare difetti evidenti per quanto riguarda la segretezza e il carattere personale del voto.
In conclusione va segnalato che la scelta del sistema elettorale deve essere ricercata con la più ampia condivisione, a partire dal Parlamento che, seppure largamente delegittimato, non può e non deve sottrarsi al compito politico di scegliere la legge elettorale oggi più opportuna per il paese. Di questa scelta il Parlamento rimane responsabile, nel rispetto di quel che la Corte deciderà il 24 gennaio quando verificherà la compatibilità dell’Italicum con il dettato costituzionale, come richiesto dal Comitato per il No e dal Comitato contro l’Italicum. Paradossalmente, quand’anche l’Italicum non fosse demolito dalla Corte costituzionale, rimarrebbe comunque l’esigenza imprescindibile di superarne radicalmente l’impianto. In tale prospettiva il Comitato contro l’Italicum conferma fin d’ora l’impegno a promuoverne il referendum abrogativo ove si rendesse necessario.
Sulla base di quanto sopra e alla luce dell’imminente sentenza della Corte sull’Italicum verrà predisposta una proposta politica che sia alla base di una iniziativa ampia e di massa.

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Italicum: Una legge elettorale figlia di nessuno

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

matteo renzi

napolitano“Adesso l`Italicum sembra orfano. La cosa, però, è surreale e spudorata, perché questa legge è a immagine e somiglianza del disegno di Renzi e Napolitano. Due smemorati, direi”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “la Repubblica”.
“Renzi ha messo tre volte la fiducia sull`Italicum: se vuole cambiarlo, dovrebbe prima dimettersi. Se invece lo cambia la Corte, dovrebbe comunque lasciare. Non può dare le carte lui, né mai siederò allo stesso tavolo di un baro. E in ogni caso non prima del referendum. Perché ‘cà nisciun è fess’. Lui è capace di riunire tutti attorno a un tavolo, abbassare la tensione sul referendum, vincerlo e poi farci il gesto dell`ombrello. Se invece vincerà il No, come spero, allora questo Parlamento dovrà approvare necessariamente una nuova legge. Che io vorrei garantisca due pilastri: rappresentanza, con una forte base proporzionale, e governabilità”. Insomma, è un no su tutta la linea a Napolitano. E dire che voi siglaste proprio il patto del Nazareno.
“Quel patto prevedeva tre condizioni, e la terza era l`elezione condivisa del Presidente della Repubblica. Sempre quel patto prevedeva anche un`ampia maggioranza per la riforma costituzionale, in modo da ovviare a un Senato senza maggioranza politica e a una Camera con un premio di maggioranza giudicato illegittimo dalla Consulta. Non è andata così. Sarà la prossima, la legislatura costituente. Alla faccia degli smemorati, Renzi e Napolitano. La storia li giudicherà”, conclude Brunetta.

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Cresce l’attesa per la prossima sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

corte costituzionale“Potrebbe essere in fondo un buon regalo per il governo. Dichiarare incostituzionali quelle parti su cui alleati e opposizione chiedono di intervenire per modificarlo, lasciando al premier il ruolo di chi modifica la legge elettorale suo malgrado, dal momento che lui è convinto di vincere, anzi di stravincere su tutti fronti. Cosa di fatto ancora possibile se la Corte gli toglie qualche castagna dal fuoco, come ad esempio il famoso premio di maggioranza. Renzi ha bisogno dei suoi alleati di Area popolare, anche se i rapporti non sono stati sempre facili e se su alcuni punti ci sono state divergenze non risolte, ma la migliore maggioranza di governo per la prossima tornata elettorale non può che essere, ancora una volta, un governo di larghe, anche se non di larghissime, intese”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area Popolare. “Disconosce la realtà chi non vede come siano allineate lungo una stessa direttiva tre tappe fondamentali: la revisione della legge elettorale, chiunque la faccia il governo, il Parlamento o la Corte costituzionale; il referendum e la legge di stabilità. Tre passaggi chiave che gli italiani percepiscono come uno stesso punto di svolta in cui la loro vita può cambiare in meglio o in peggio. Non è un approccio riduttivo, né tanto meno banalizzante della realtà politica – prosegue Binetti – ma è solo la dimensione esistenziale della politica, se e quando si occupa davvero della gente. Non servono bizantinismi, né teorie particolarmente sofisticate per spiegare cosa avverrà nel prossimo 2017, che si voti o no. La gente sa, sperimenta, capisce, che la situazione economica non migliora; che la ripresa non è affatto percettibile, né in termini di potere d’acquisto né di miglioramento dell’occupazione. Qualunque riforma, costituzionale o no, è accettabile se migliora la condizione economica della propria famiglia, se diventa possibile curarsi in modo adeguato all’età e ai bisogni; tutto il resto è noia. Noia di parole ripetute con la falsa idea che possano sembrare più vere se le si ripete più spesso, magari nelle feste di partito, per convincere i dissidenti interni. Ma la stragrande maggioranza degli italiani – conclude Binetti – cerca risposte reali, concrete, positive per se e per la propria famiglia. Dopo di che giudicherà: come sale e come scende la pressione fiscale, il sì o il no al referendum di novembre, il partito da scegliere entro il 2018. Tre punti attraverso i quali passa una sola retta”.

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Referendum: No di Forza Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

parisi“Conosco Stefano Parisi da 33 anni, lavorava con me, curriculum bellissimo. È stato incaricato dal presidente Berlusconi di redigere un rapporto sullo stato di salute di Forza Italia, cosa che sta facendo, sta lavorando per questo. Bravo Stefano, grazie dell’aiuto che ci stai dando. Ma in questo frangente la posizione di Berlusconi e di Forza Italia è chiarissima: no al referendum, senza se e senza ma, via Renzi dal governo dopo la vittoria del no”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “In Onda”, su La7.
“Dopodiché si cambi l’Italicum, secondo il modello che il Parlamento riterrà opportuno, e si cambi la Costituzione, magari anche attraverso un’assemblea costituente eletta con il proporzionale. Questa è la linea di Forza Italia: no al referendum e Renzi a casa. Altre linee non ce ne sono”.
“Per il resto io dico no alla melassa di centro, no a quello che sta facendo il mio amico Alfano che con il suo 2% ci spiega che Salvini non deve far parte della coalizione e che si deve fare il centro. Il centro con chi? Con Verdini? Con il 2%”.
“Berlusconi un grande merito: sta facendo parlare di Forza Italia, del rilancio di Forza Italia al 20-22%. Adesso Parisi sta lavorando, a Milano non è andata benissimo, per un soffio. Ma Berlusconi è un genio, sa quello che fa, e non ci sono malumori. Stiamo tutti contenti e felici, basta tenere la linea politica. Ripeto: no al referendum, Renzi a casa”, ha sottolineato Brunetta.

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Legge elettorale: Rivedere Italicum

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

urne-vote“Mano a mano che il Referendum si avvicina, si accentua anche il dibattito sulla legge elettorale, quel famoso Italicum, che non ha mai convinto pienamente nessuno, se non il candidato virtuale a vincere le elezioni, che immagina di poter fare una sorta di asso piglia tutto. L’Italicum ha sollevato fin dall’inizio dubbi e perplessità e ha segnato una linea di frontiera tutt’altro che irrilevante nel famoso patto del Nazareno, in cui si è manifestata tutta la capacità di compromesso di cui il governo è capace. Ma che l’Italicum funzioni non può dirlo nessuno, perchè gli manca la prova sperimentale che mostra nei fatti se una cosa funziona davvero o no… Eppure oggi il ministro Boschi aprendo alla possibilità di rivedere la legge elettorale, su richiesta e sollecitazione della minoranza Dem ha affermato in tono deciso che l’Italicum funziona e garantisce ai cittadini il tipo di maggioranza scelto direttamente da loro. Che l’Italicum funzioni è però tutto da vedere. Che quel premio di maggioranza ad un unico partito sia realmente in grado di rappresentare davvero la volontà degli italiani, è fortemente messo in discussione. Che Renzi ora apra una riflessione sulla legge elettorale è in gran parte da attribuire alla strepitosa rimonta dei Cinquestelle. Sono i due ostacoli con cui deve misurarsi in questa ultima fase della legislatura: l’attacco interno degli scontenti e l’attacco esterno di quelli che sono fin troppo contenti di come stanno andando le cose. Peccato che degli alleati di Area popolare o di Scelta Civica non si faccia menzione. Eppure in questi anni il loro contributo al Governo è stato ampio e documentato, anche se quasi mai adeguatamente valorizzato. Continua nel Partito di maggioranza quella assoluta autoreferenzialità che gli sta alienando una gran parte delle simpatie iniziali di cui godeva; c’è un livello di insofferenza crescente che si traduce nella pericolosa percentuale dei simpatizzanti per il No al referendum, che si va attestando su posizioni sempre più critiche per il governo. Manca però quella capacità di leggere in modo unitario i tanti fatti che si stanno accumulando intorno ad una legislatura che volge al termine, sia pure in termini fisiologici, avendo dissipato tante speranze, che ora sui rivelano pure illusioni, sulla effettiva possibilità di riformare il Paese, restituendogli dignità e sicurezza, ripresa economica e quel senso dell’etica pubblica, che solo può sconfiggere una corruzione che nonostante tutto dilaga, come confermano le ultime drammatiche vicende. Chissà che non si possa davvero capire meglio cosa sia un governo di larghe intese e non di piccole sudditanze”.

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Riforme: Premier riforme asso piglia tutto

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Mag 2016

la-costituzione-della-repubblica-italiana«Renzi straparla dal Giappone, affermando che “la riforma costituzionale non dà alcun potere in più al presidente del Consiglio”, e che “non tocca i poteri del Governo.”» – A dichiararlo, in una nota, è il Presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, che precisa: «Ebbene, forse il troppo sake oppure il consistente fuso orario annebbiano il Premier, che omette di dire che le modifiche alla Costituzione prospettate dalla sua riforma, seppur non prevedendo esplicitamente nuovi poteri al Premier, si integrano necessariamente con quelle connesse al nuovo sistema elettorale predisposto per la Camera dei deputati, l’unica legata al Governo dal rapporto fiduciario. L’Italicum – continua Brunetta – che concede il premio di maggioranza ad una sola lista, comporta, nei fatti, un cambiamento surrettizio della forma di governo che, con il tempo, porterebbe ad una sorta di “Premierato assoluto”. Anche se, di fatto, il Presidente della Repubblica mantiene la prerogativa di nominare il capo del governo, con il nuovo sistema e con la possibilità di indicare il nome del leader di partito sulla scheda, la modifica implicita è definitivamente compiuta, e tale modello, come sottolineato da diversi esperti in materia, diventa particolarmente preoccupante nella misura in cui risulta privo degli idonei contrappesi, visto che la Camera, con i suoi 630 deputati, potrà decidere in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali. Quindi – conclude Brunetta – il duo Renzi-Boschi ha messo insieme un castello di norme con un unico obiettivo: quello di rendere il futuro Presidente del Consiglio un asso piglia tutto. Manca un elemento però: le certezze di Renzi non sono più quelle del periodo in cui ha elaborato il suo disegno, né tantomeno ha ancora gli elementi per essere sicuro di essere lui ad assumere quel ruolo in futuro. Magari il Giappone per questo sarà illuminante…chissà!” conclude Brunetta.

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