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Italiopoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Roma dal 7 all’11 Ottobre 2009 Via delle Fornaci 37 Teatro Ghione  di e con Oliviero Beha e con Selene Gandini e Moira Angelastro  costumi: Simone Martini  – scenografie: Michele Chiapperino Regia di Beppe Arena Più di trent’anni fa, per aver descritto l’Italia contemporanea Pier Paolo Pasolini venne infilato in una busta di cellophane quasi fosse il reperto di un delitto ed etichettato come decadente. Ebbene, ho intenzione di lacerare quella busta non tanto dal punto di vista del poeta assassinato quanto dell’oggetto della sua descrizione di allora. Cioè l’Italia, ma di oggi. Vista dalla mia finestra,infatti, dalla finestra di una persona che fa comunque un lavoro pubblico pur essendo forse il “clandestino più noto in circolazione”, la realtà del mio paese mi sembra aver finalmente raggiunto e forse ormai superato Pasolini e le sue parole, aggiornandole quotidianamente in qualunque campo. Siamo in una palude, la palude di “Italiopoli”, lo scandalo di un Paese intero.  Il confronto è  tra l’Italia degli anni ’70 e questa,tra il modo di raccontarla di allora e quello di oggi… Per esempio il formidabile monologo pasoliniano sul potere e l’informazione, “Io so. Io so chi sono i responsabili…” etc, va modificato oggi in un altrettanto forte “Io so, ma anche voi sapete se solo volete” etc, dal momento che è ormai centrale in Italia e sul pianeta la questione dell’accesso alle notizie, all’apparenza molto più semplice di prima ma controbilanciata da una sempre minore consapevolezza. Non si sa di sapere, insomma. E questa impostazione vale per l’intera ricognizione delle nostre macerie. E’ l’Italia del basso impero, della regressione culturale,della prostituzione accettata, promossa e valorizzata come forma di realismo cinico, della mercificazione più spinta in cui lavoro e denaro non hanno quasi più nulla a che fare l’uno con l’altro. L’Italia di Berlusconi, ma soprattutto della berlusconizzazione, in cui due schieramenti detti “poli” si affrontano con le armi tra i denti ma in un sentore di oggettiva complementarietà che rende sempre più spesso la politica quasi indistinguibile sbiadendone il senso. Metto dunque in scena il mio malessere per una degenerazione che ha decisamente oltrepassato il concetto pasoliniano di mutazione antropologica: allora lui lo trasfigurava poeticamente, oggi è la didascalia di ogni tipo di cronaca quotidiana. Ma poiché si tratta pur sempre di noi come materia prima, prima di essere ingoiati dalla palude forse va tentata qualche operazione di bonifica. Almeno a teatro.(Oliviero Beha)

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