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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

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Settimo convegno annuale sull’IVA

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

parma universitàParma 23 marzo 2017 dalle ore 15 alle 18, presso l’Aula Magna dell’Università di Parma (via Università, 12), è in programma il “Settimo convegno annuale sull’IVA: nuove problematiche e prospettive di evoluzione del sistema”.Il convegno è diventato un appuntamento fisso, su base annuale, per tutta la comunità scientifica italiana, e si pone come obiettivo quello di indagare sulle principali e più attuali problematiche relative all’imposta sul valore aggiunto: la più complessa del nostro ordinamento giuridico, a causa della sua genesi all’interno del diritto dell’Unione Europea. La giornata di studi sarà focalizzata sulle novità intervenute negli ultimi dodici mesi e analizzerà i progetti di riforma da parte della Commissione Europea, anche alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE e della Corte di Cassazione italiana.Il convegno ha una sua indiscutibile originalità, nel panorama tributario, sia per l’appuntamento annuale ormai consolidato a Parma sia per la prospettiva metodologica proposta. L’evento, inoltre, conferma la centralità dell’Università di Parma nel panorama non solo italiano ma europeo nella ricerca in materia di imposta sul valore aggiunto.
Dopo saluti del Prof. Massimo Regalli, Delegato del Rettore, è prevista, tra i relatori del convegno, la partecipazione dei più autorevoli studiosi dell’IVA a livello italiano: il Prof. Mario Nussi, Presidente dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Tributario, la Prof.ssa Livia Salvini, Ordinaria di Diritto tributario presso l’Università LUISS Guido Carli, il Prof. Maurizio Logozzo, Ordinario di Diritto tributario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’avv. Paolo Centore, Professore a contratto all’Università di Parma e membro effettivo del VAT Expert Group presso la Commissione europea, il Prof. Massimo Basilavecchia, Ordinario di Diritto tributario presso l’Università di Teramo, il Prof. Fabrizio Amatucci, Ordinario di Diritto tributario presso la Seconda Università di Napoli.Come nei precedenti convegni annuali sull’IVA, l’iniziativa è stata organizzata dal Prof. Alberto Comelli, Associato di Diritto tributario presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studi politici e internazionali dell’Università di Parma, il quale svolgerà la funzione di moderatore dell’evento.

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Univendita: preoccupati per la manovra economica del Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

«Se da un lato siamo soddisfatti per lo stop alle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare l’Iva, dall’altro siamo preoccupati per il quadro macroeconomico davanti al quale ci troviamo che, secondo la Nota di aggiornamento al Def approvata dal Consiglio dei Ministri, è meno roseo di quello delineato ad aprile: con la crescita del Pil bloccata sullo 0,8pil% per il 2016, contro l’1,2% di sei mesi fa. Le maglie entro cui l’esecutivo dovrà muoversi nella manovra autunnale saranno più strette del previsto e potrebbero essere messe da parte proprio quelle misure espansive che servono, adesso più che mai, per ridare fiato all’economia, in particolare quelle che riguardano la pressione fiscale. Il governo sia deciso nel chiedere all’Europa la flessibilità di cui abbiamo bisogno per andare in direzione della crescita» Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende italiane operanti nel campo della vendita diretta a domicilio. Le imprese associate a Univendita contano circa 150mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2015 un fatturato complessivo di 1 miliardo e 602 milioni di euro. La vendita diretta in Italia, come riferito da Il Sole 24 Ore, nel 2015 ha generato un fatturato complessivo di 3,1 miliardi di euro; Univendita, con vendite pari a 1,6 miliardi, rappresenta il 52% del mercato.

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Chirurgia e medicina estetica: IVA sì o IVA no?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tassi interesseLe prestazioni di medicina e chirurgia estetica devono essere soggette a pagamento dell’IVA? Lo chiedono i chirurghi plastici dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica in una lettera rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan, vice Ministro e segretari. «Vi scriviamo per chiedere ufficialmente urgenti delucidazioni su una vicenda che necessita di chiarezza estrema, date le numerose e differenti interpretazioni che abbiamo ricevuto: l’eventuale applicazione dell’IVA sulle ricevute fiscali dei trattamenti di medicina e chirurgia estetica» scrive il consiglio direttivo di Aicpe.Al momento la situazione è confusa: «Ad alcuni nostri soci è stata contestata dall’Agenzia delle Entrate la mancata applicazione di tale imposta, persino sulle ricevute delle visite mediche effettuate. Abbiamo quindi 4 quesiti da sottoporvi, ai quali siamo certi risponderete in maniera chiara, definitiva ed in tempi certi».
Primo quesito: le ricevute fiscali riferibili ad interventi di medicina e chirurgia estetica, devono essere gravate di IVA?
Seconda domanda: premettendo che la visita medica è un atto che prescinde dalla natura finale del trattamento, ma viene effettuata per conoscere lo stato fisico e psichico del paziente, e per selezionare il possibile candidato ad un intervento che potrebbe essere di medicina e/o chirurgia estetica o no, può questa essere gravata da IVA?
Terzo: come dobbiamo considerare gli interventi che si occupano di problemi funzionali e anche di problemi estetici (esempio: intervento per migliorare la funzionalità e nel contempo l’estetica di un naso): gravati di IVA o meno?
Quarto quesito: come dobbiamo considerare gli interventi appartenenti alla sfera di competenza della medicina e della chirurgia estetica, che sono effettuati esclusivamente per finalità di carattere medico-terapeutico? «Ci riferiamo a quei trattamenti eseguiti con lo scopo di curare disagi psicologici o psico-fisici oltre che funzionali, nell’intento di ripristinare uno stato di benessere – puntualizza il consiglio direttivo nella missiva -. In questi casi, devono essere gravati di IVA o meno?».
Concludono i chirurghi plastici di Aicpe: «Vorremmo uscire fuori al più presto dal fumoso limbo dell’incertezza, che si presta spesso a interpretazioni che a volte assumono carattere vessatorio, e che costringono a ricorsi lunghi, onerosi e con risultati incerti. Come società scientifica di settore abbiamo l’obbligo, a nome di tutti i nostri associati, di chiedere urgenti e definitive direttive su tale argomento».

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Applicazione Iva per i libri digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

Più libri più liberi 2010_Foto di Jacopo Pergameno_Courtesy AIE_Associazione Italiana Editori_PANORAMICA_“Tutta l’Europa può cominciare davvero a dire che #unlibroèunlibro”. E’ una “svolta molto attesa”, secondo il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta, quella annunciata oggi dalla Commissione europea con la proposta di un nuovo sistema IVA, moderno e in linea con lo sviluppo delle nuove tecnologie, che introdurrebbe anche la possibilità di aliquote ridotte per gli ebook. L’Europa va dunque nella direzione già presa dall’Italia, che dal 1 gennaio 2015 ha scelto, con fermezza e convinzione, l’applicazione dell’iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali, come per i libri di carta. Scelta – come quella fatta da altri Paesi – di cui viene confermata la piena legittimità e opportunità.
“L’Europa si avvia verso il riconoscimento ufficiale che un libro è sempre un libro, al di là del supporto – ha commentato Motta –. La consideriamo una grande vittoria, non solo dell’Europa ma dell’Italia, della nostra campagna #unlibroèunlibro e del Governo italiano”. “Perché certo – ha sottolineato Motta – noi abbiamo lanciato una campagna di grande successo, ma senza l’impegno del Governo, e del Ministro Franceschini in particolare, che ne ha fatto un elemento qualificante della Presidenza italiana dell’UE, sarebbe stato un appello vano”.
“unlibroèunlibro – ha proseguito – ha avuto una tale eco da essere poi replicata da iniziative analoghe delle associazioni degli editori francesi (Syndicat national de l’édition, con la campagna #thatisnotabook) e svedesi e da essere sostenuta dalla Federazione degli Editori Europei (FEP). L’obiettivo, dichiarato, era proseguire il lavoro fatto dall’Italia, per convincere, forti del supporto dei lettori europei, gli altri Paesi UE. Bene, oggi possiamo dire che ci stiamo riuscendo”.

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Iva sui rifiuti e rimborsi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2012

Firenze, 8 Maggio 2012. Iva sui rifiuti ancora in alto mare, e non si intravedono soluzioni a breve. Stiamo parlando del tributo sulla Tia1 che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo e, nonostante i tentativi tampone dell’Amministrazione, anche la Cassazione ha di recente sentenziato in linea con la Corte Costituzionale. Ma tutti i Comuni/gestori continuano a far pagare l’Iva, e chi fa domanda di rimborso sta per ora al palo. Il metodo del legislatore e dei governanti e’ quello navigato e paludato da tempo e in molti ambiti: “tu -contribuente- paga, altrimenti ti mando Equitalia con tutte le conseguenze che sai, non importa che ci sono pesanti dubbi sulla liceita’ di quanto ti obbligo a pagare, tanto io sono la legge e so perfettamente che se tu ti vuoi rivalere, ti costa molto di piu’ che non pagare”. Questa si chiama arroganza del potere e, in materia e non solo, la si riscontra a diversi livelli, dal nazionale al comunale.
La soluzione lontana si evince dal fatto che il Governo per il momento non ha nessuna intenzione di occuparsene (“servono ulteriori approfondimenti” dice il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani rispondendo ad un’interrogazione dei deputati Alberto Fluvi e Marco Causi).
Nel frattempo l’emendamento dello stesso on. Fluvi, con cui il deputato Pd ribadiva che la Tia1 ha natura di corrispettivo e dunque l’Iva va pagata, emendamento che stava per essere presentato nel passaggio del dl fiscale (n.16/2012) alla Camera, e’ caduto nel vuoto (1).
Il sottosegretario Ceriani, in risposta all’interrogazione, ha ricordato che dal prossimo 1 gennaio 2013 i Comuni potranno applicare il Tares, nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi istituito dal decreto Salva-Italia. Ma i Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione della quantita’ di rifiuti conferiti, hanno la possibilita’ di applicare al posto del Tares “una tariffa avente natura corrispettiva e come tale soggetta ad Iva”. Cosa vuol dire tutto questo? “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.. scurdammoce ‘o passato…”. Cioe’ facciamo passare tempo si’ che i Comuni si attrezzino per la riscossione con Iva legittima. Non facciamo nulla per l’oggi e il trascorso, tanto sono pochi coloro che chiedendo il rimborso con raccomandata A/R bloccano la prescrizione. E quei pochi che giustamente si rivolgono alle singole aziende comunali dei rifiuti, si vedono rifiutare il rimborso, anche perche’ le aziende non sanno come rimborsare un’Iva che hanno gia’ versato all’Erario e quest’ultimo non risponde alle loro richieste di chiarimenti e norme. I non-rimborsati difficilmente vanno giudizialmente avanti visto che i costi sarebbero maggiori dell’eventuale accoglimento delle loro richieste.
Cosi’ e’ l’Italia, anche quella del governo di Mario Monti!
E’ evidente che noi consigliamo comunque di pretendere il dovuto con raccomandata A/R al proprio gestore dei rifiuti, si’ da bloccare la prescrizione del diritto al rimborso.
Qui il modulo per il rimborso e le informazioni su tutta la vicenda:
http://sosonline.aduc.it/modulo/rimborso+iva+non+dovuta+sulla+tia+tariffa+igiene_20118.php (fonte aduc)

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Rimborsi Iva rifiuti

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Italiano: Palazzo di Giustizia di Roma, Corte ...

Italiano: Palazzo di Giustizia di Roma, Corte di Cassazione (Photo credit: Wikipedia)

Con un Comunicato stampa, l’Associazione Contribuenti Italiani ha annunciato che è stato approvato uno specifico Provvedimento che differisce i termini per l’invio a Lo Sportello del Contribuente del modello UNICO IRT 2012 e richiedere l’assistenza per ottenere il rimborso della maggiore imposta sul consumo (IVA) corrisposta per gli anni pregressi (2006-2012) sulla Tariffa Igiene Ambientale (TIA1 e TIA2).
In particolare, è stato differito il termine del 30 marzo 2012, al 30 aprile 2012 per consentire a tutti i contribuenti aventi diritto al rimborso di presentare a Lo Sportello del Contribuente il modello UNICO IRT 2012 per via telematica all’indirizzo email: irt@contribuenti.it. Come noto, i contribuenti che ad oggi hanno presentato la domanda e che intendono richiedere l’assistenza per ottenere il rimborso sono stati appena 550mila sugli olt re 4 milioni di aventi diritto. La proroga si è resa necessaria per venire incontro alle esigenze dei Contribuenti, soprattutto quelli di minori dimensioni che con una scadenza tanto ravvicinata si sono trovati in difficoltà a gestire la serie dei calcoli necessari per predisporre l’invio modello UNICO IRT 2012, per tutti coloro che non hanno utilizzato il modello UNICO IRT dell’anno in corso o non hanno compilato correttamente i quadri DE, PF SP, SC, ENC, IO, RI, RF, AC. La novità più significativa del modello UNICO IRT 2012, aggiornato con le novità introdotte con la sentenza della Corte di Cassazione n. 3756 del 9/03/2012, è che non necessita dell’assistenza di alcun consulente o associazione di categoria per la compilazione. Infatti, è conforme a quanto previsto dall’art.6 comma 3 dello Statuto dei diritti del contribuente in quanto reso comprensibile anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria e che, unitamente alle allegate fatture pagate, può esser e inoltrato anche tramite posta elettronica certificata (PEC).
Lo Sportello del Contribuente stima che, tra famiglie e imprese, la P.A. dovrà rimborsare oltre 300 milioni l’anno. Per le famiglie il rimborso è medio complessivo è di circa 520 euro, mentre per le imprese ammonta a circa 4.250 euro. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito http://www.contribuenti.it, su Contribuenti.it Magazine, su Facebook e su Twitter. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Iva sui rifiuti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Il pagamento dell’Iva sui rifiuti della Tia1 sembra non avere avuto un punto fermo dopo le sentenze di Corte Costituzionale e Cassazione che ne hanno sancito il carattere tributario e quindi la non legittimita’ dell’imposta Iva. In assenza del Governo (che ha praticamente non risposto ad un’interrogazione in commissione Finanze della Camera), al momento l’unica iniziativa legislativa in merito e’ quella di un emendamento del deputato Pd Alberto Fluvi che, in barba a Corte Costituzione e Cassazione, ribadisce che la Tia1 ha natura di corrispettivo e dunque l’Iva va pagata…. come dire: chi se ne frega dell’altro potere (giudiziario) dello Stato che afferma e ribadisce, io che sono il potere legislativo faccio come mi pare e piace senza minimamente considerare quella che dovrebbe essere l’integrazione tra le attivita’ dei vari poteri dello Stato… che detto in “soldoni” significa mettere le basi per mantenere eternamente aperto un conflitto in cui la certezza del diritto degli amministrati potra’ essere affidata solo al giudizio di un giudice, piu’ o meno “attento” rispetto al potere. Nel contempo le aziende partecipate che nei vari Comuni gestiscono il servizio rifiuti, si guardano bene dall’aprire un contenzioso con l’amministrazione fiscale dello Stato per farsi restituire il maltolto e, di conseguenza, continuano a chiedere l’Iva agli utenti del loro servizio.
Il quadro sconfortante e’ il seguente:
– c’e’ la legge zoppicante e poco chiara;
– i massimi organi giudiziari e costituzionali sono intervenuti per dire che non è come la legge dice e, quindi, bisogna cambiare in direzione no-Iva;
– l’esecutivo non dice la sua;
– il legislatore ignora l’esistenza degli altri poteri dello Stato e insiste sull’esistente zoppicante;
– i gestori del servizio non solo se ne fregano, ma minacciano, in caso di mancanza dell’Iva sulle loro bollette, di aumentare i costi del servizio (come se l’Iva fosse un guadagno che viene loro sottratto e non una partita di giro… c’e’ qualcosa che non torna, se non che loro non hanno nessuna intenzione di farsi rimborsare dal Fisco e se saranno costretti ad emettere fatture senza Iva e rimborsare il maltolto agli utenti, hanno intenzione di rifarsi solo verso questi ultimi…. bell’esempio di amministrazione democratica e ‘consumer frendly’);
– gli utenti continuano a pagare e possono rivalersi solo se hanno la costanza di portare in giudizio i gestori, trovando un giudice che dia loro ragione.
E’ ovvio che e’ un braccio di ferro con un solo risultato certo al momento: la credibiita’ zero delle istituzioni, con una curva di peggioramento che aumenta ogni giorno e che -ovviamente- non portera’ il cittadino contribuente ad avere sempre meno fiducia verso lo specifico gestore dei rifiuti, ma verso le istituzioni tutte.Continuiamo a farci male?

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Aumento dell’Iva

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2011

L’aumento dell’Iva deciso dal Governo – dichiara Pietro Giordano Segretario Generale Adiconsum – oltre che produrre effetti negativi sui consumi degli italiani, rischia di realizzare effetti perversi sui prezzi dei beni soprattutto di prima necessità (alimentari, abiti, ecc.). Così come avvenne in occasione del passaggio dalla Lira all’ Euro gli arrotondamenti a rialzo dei prezzi operati soprattutto dai commercianti sono un rischio più che concreto.
Adiconsum impegna da subito le sue strutture in tutto il paese a monitorare a campione i prezzi prima e dopo l’aumento dell’Iva, denunciando eventuali speculazioni che i commercianti (non certo tutta la categoria) tenteranno di operare ai danni dei consumatori.Adiconsum – continua Giordano – non comprende perché il Governo:
1. Non abbia operato un aumento anche di 2 – 3 punti dell’iva sui beni di lusso non colpendo così i beni di largo consumo.
2. Non abbia realizzato la tassazione attraverso una patrimoniale sui beni mobili e immobili intestate a società di comodo e a evasori fiscali, facilmente rintracciabili ispezionando porti, aeroporti, catasto e garage.
3. Non abbia colpito ulteriormente gli sprechi e i benefit determinati dal costo della politica, anziché ridimensionarne i tagli.
Pur essendo indispensabile secondo Adiconsum una manovra robusta che non ci faccia precipitare nel baratro del default economico, non si possono colpire sempre “i soliti noti” cioè i lavoratori dipendenti e i pensionati, quindi gli strati più deboli del paese.

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Auto importate: non pagare iva è truffa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

È il principio stabilito nella sentenza del 29 marzo 2011, emessa dalla seconda sezione penale della Suprema Corte che riporta Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”. Con la decisione in commento gli ermellini hanno, infatti, confermato la condanna nei confronti della mamma di un indagato per truffa al quale erano state sequestrate delle automobili. Nella motivazione è possibile, inoltre, leggere che il reato si consuma nel momento e nel luogo dove i mezzi arrivano e dove non sono state pagate le imposte. Il luogo della vendita non conta. Nel caso di specie, la sezione penale ha rigettato il ricorso presentato dalla mamma di un giovane trentino che aveva importato dalla Germania una serie di automobili senza pagare l’Iva per cui era scattato il sequestro. La difesa ha allora proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Trento, sostenendo che comunque, prima di tutto, un’eccezione di incompetenza poiché sempre secondo i difensori gli atti avrebbero dovuto essere rimessi ai giudici di Brescia, luogo nel quale i veicoli erano stati venduti. Tale tesi però, non ha incontrato il favore della seconda sezione penale che hanno confermato la competenza di Trento secondo cui nessuna truffa poteva configurarsi a carico degli acquirenti. Nella motivazione è possibile, infatti, leggere che “Nel caso di specie, secondo il capo d’imputazione, il profitto sarebbe consistito nella mancata assoluzione degli oneri fiscali ed esattamente nel mancato pagamento dell’IVA……come correttamente rilevato dal Tribunale, che il reato si è consumato non nel momento in cui le auto furono rese commerciabili a seguito della truffa e, quindi, quando l’indagato riscosse il prezzo della compravendita (invero nessuna truffa è stata ipotizzata nei confronti degli acquirenti) ma nel momento in cui non fu assolta l’Iva, vantaggio che venne conseguito presso il luogo dove le imposte avrebbero dovuto essere pagate e quindi, pacificamente, nel circondano di Trento”.

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Rifiuti e Iva

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2010

Il Dipartimento delle Finanze ha emanato una circolare per cercare di bloccare i rimborsi Iva sull’imposta dei rifiuti. Una vicenda che, piu’ va avanti per cercare da parte del Governo di non rimborsare ai contribuenti il maltolto, piu’ fa danno al Paese, alla Giustizia e alla fiducia dei cittadini nello Stato. La vicenda comincia nel 2009 quando la Corte Costituzionale sentenzia che la Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) era un tributo e non il corrispettivo per un servizio, per cui l’Iva non andava pagata. Vari e goffi tentativi parlamentari di imporre questo pagamento erano sfociati in un articolo della manovra finanziaria dello scorso 25 maggio in cui si stabiliva per legge che la Tia era una tariffa e l’Iva andava pagata. Ma -non si sa se per errore o pudore istituzionale di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale- la Tia della manovra finanziaria non era quella in vigore ma un’altra che sarebbe dovuta entrare in vigore quando il regolamento attuativo fosse stato approvato. “Gaffe” a cui il Governo aveva rimediato con un ordine del giorno che assimilava la vecchia Tia alla nuova. Situazione che, pero’, ha continuato a favore i contribuenti: numerosi si sono rivolti ai giudici per il rimborso e hanno anche ottenuto sentenze favorevoli. Mentre Comuni come Roma, per esempio, hanno cominciato a non far piu’ pagare l’Iva (2). Ora arriva la circolare del Dipartimento Finanze che ribadisce l’ordine del giorno del Governo: la Tia vecchia e quella nuova hanno analoghe caratteristiche, quindi l’Iva che si dovrebbe pagare per la Tia nuova (non in vigore) va pagata anche per quella vecchia. Una circolare, per l’appunto, che si rifa’ ad un ordine del giorno, cioe’ due atti che non hanno forza di legge. Legge che dice che l’Iva va pagata per la nuova Tia non ancora in vigore; legge che dice (sentenza Corte Costituzionale) che l’Iva non va pagata per la Tia ora in vigore. Chi ha ragione? A nostro avviso la legge. Altrimenti l’avrebbero modificata, ma non hanno l’ardire di andare contro la Corte Costituzionale per cui si affidano a questi atti (ordine del giorno e circolare) che dovrebbero intimidire amministratori comunali, contribuenti e giudici.Noi, ovviamente, continuiamo a consigliare i contribuenti ad esigere il rimborso per gli ultimi cinque anni attraverso un messa in mora al proprio gestore dei rifiuti. (fonte Aduc)

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Iva sui rifiuti

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Il gestore della raccolta dei rifiuti nell’area fiorentina, Quadrifoglio, fa opera di cattiva e sbagliata informazione. Il presidente dell’azienda, Giorgio Moretti, interpellato oggi dal quotidiano “La Nazione” canta vittoria contro rimborsi e applicazione dell’Iva grazie ad una disposizione approvata nel recente decreto legge n.78/2010 che qualifica la Tia come corrispettivo e non tributo. Quindi, dice il nostro: “a differenza di altri abbiano fatto bene a tenere duro”, continuando a far pagare l’Iva nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia qualificato il pagamento delle bollette dei rifiuti come un tributo e non un corrispettivo per un servizio. Vediamo perche’ sbaglia.
La Tia (tariffa igiene ambientale) che viene applicata da Quadrifoglio non e’ quella a cui fa riferimento il decreto legge 78/2010. Che invece riguarda la Tia del Codice ambientale (dlgs 152/2006), non ancora in vigore perche’ mancano i decreti attuativi. La Tia fiorentina e’ quella del Decreto Ronchi (d.lgs.22/97), poi abrogato dal Decreto ambientale. La questione, quindi e’ tutt’altro che risolta, perche’ e’ nel marasma totale: la Tia applicata e’ quella di una legge abrogata e sostituita da una nuova che non e’ entrata in vigore per assenza degli specifici decreti, decreti che dovevano essere emanati entro il 30 giugno 2010…. In questo marasma e’ bene non cantar vittoria e dedicarsi ad autoelogi, perche’ una sola e’ la certezza: la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che le bollette per i rifiuti sono il pagamento di un tributo e non il corrispettivo per un servizio (quindi niente Iva). Non solo, per i rifiuti oggi si paga: – rispetto al metraggio della propria abitazione e non alla produzione specifica di rifiuti; – e, per esempio, per il lavaggio strade, la raccolta dei cani morti, la pulizia delle scritte sui muri, etc.. sono forse questi corrispettivi che il cittadino paga per un servizio preciso e non un tributo per un servizio generico di igiene ambientale? Infine, il decreto legge 78/2010 e’ solo entrato in vigore, ma non ha concluso il proprio iter, tant’e’ che al Senato abbiamo fatto presentare emendamenti soppressivi proprio della norma che fa cantare vittoria al presidente di Quadrifoglio. Al momento, quindi, e’ legittimata da parte dei contribuenti la richiesta di rimborso dell’Iva pagata illecitamente negli ultimi cinque anni e la pretesa che l’Iva non sia applicata… pretesa non tanto campata in aria visto che, per esempio, il gestore della capitale, Ama, non la fa pagare da tempo.

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Tariffa rifiuti e Iva

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2010

Il Governo lo scorso 25 maggio, nella manovra finanziaria, ha approvato una norma  in cui si afferma che la Tia è un corrispettivo e non una tassa. Quindi niente rimborso Iva e le contese vanno affrontate davanti al giudice ordinario e non tributario. Una situazione che, pero’ riguarderà un ipotetico futuro e non la situazione attuale. Infatti la norma riguarda la tariffa prevista dal codice dell’Ambiente (Dlgs 152/2006 art.238), tariffa che nessuno applica perche’ ad oggi mancano ancora i decreti attuativi. E’ invece la tariffa Ronchi quella oggi applicata (Dlgs 22/97 art.49), che è proprio quella che la Corte Costituzionale a luglio 2009 ha sentenziato (n.238) essere di natura tributaria, e su cui l’Iva non va pagata e il rimborso e’ legittimo averlo. Per cui, allo stato, nulla cambia: i rimborsi vanno chiesti al gestore del servizio (per il regresso e nel caso -quasi tutti- in cui faccia ancora pagare l’Iv)  tramite raccomandata A/R di messa in mora (2) e, in mancanza di rimborso occorre rivolgersi al giudice tributario. La maggioranza che sostiene il Governo sta facendo di tutto per non far venire meno l’introito del balzello e per evitare questi rimborsi. Sul fronte del continuare a pagare il balzello, la sen. Anna Cinzia Bonfrisco Pdl) ha cercato, con un emendamento, di legittimare gli importi pagati come Iva rispolverando un regio decreto del 1937 che istituiva l’Eca. Sul fronte di non rimborsare nulla, l’on. Maurizio Leo (Pdl), con un emendamento di “fiscalita’ creativa” voleva rendere retroattiva l’Iva dovuta da una nuova disposizione (3). Per tutte le informazioni del caso e consulenze specifiche, il servizio dell’Aduc e’ gratuitamente a disposizione: http://sosonline.aduc.it/

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Richiesta restituzione Iva su Tari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

Roma. “Approvata  la mozione con la quale il Consiglio chiede alla Presidente del Municipio Roma XVII di attivarsi nei confronti del Sindaco e della Giunta del Comune di Roma affinchè venga rispettata la sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 24 luglio 2009 che sancisce la natura giuridica di tassa della TARI (tariffa sui rifiuti) e vengano, pertanto, restituite  ai cittadini romani le somme  indebitamente percepite dall’AMA a titolo di IVA sulla suddetta tassa negli anni precedenti, prevedendo eventualmente anche la compensazione di tali somme con quanto dovuto a titolo di tassa rifiuti per l’anno in corso”. E’ quanto dichiara  Giovanni Barbera, esponente romano del Prc-Federazione della Sinistra, nonchè presidente del Consiglio del XVII Municipio.  “Tale mozione, proposta dal sottoscritto, si inserisce nella campagna lanciata in questi giorni dalla “Rete romana contro la Crisi”, a cui aderiscono varie realta’ tra partiti, associazioni e sindacati, per chiedere la restituzione di tali somme ingiustamente percepite dai cittadini romani e per chiedere, piů in generale, alle amministrazioni locali una riduzione delle tariffe dei servizi pubblici da loro erogati a favore di quelle famiglie che in questi mesi stanno subendo i disagi della crisi economica.  Nei prossimi giorni, anche nel nostro Municipio, così come sta avvenendo in altri territori, verranno organizzati dalla Federazione della Sinistra appositi banchetti per distribuire ai cittadini i moduli con i quali richiedere all’Ama la restituzione delle somme indebitamente percepite e per informali della decisione della Giunta Alemanno di aumentare dal prossimo anno alcune  tariffe comunali, ad esempio la Tari, come riportato in questi giorni dalla stampa”conclude Barbera. Vedere i precedenti. qui

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Abbattere l’iva sugli strumenti musicali

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2010

Regione Piemonte. Dichiarazione di Vincenzo Chieppa,  Segretario Regionale e Consigliere Regionale dei Comunisti Italiani: “Sollecitiamo la discussione riguardo la nostra proposta di legge regionale al Parlamento in merito all’abbattimento dell’Iva al 4% per l’acquisto di strumenti musicali.  La proposta di legge, presentata nel luglio 2009, intende dare una risposta a tutte quelle imprese artigiane produttrici di strumenti musicali che rappresentano un vero e proprio patrimonio per il Piemonte e, contemporaneamente, consentire a tutti i cittadini di poter accedere all’acquisto di uno strumento musicale a prezzi più contenuti.  Ci pare una misura che la Giunta Regionale dovrebbe prendere immediatamente in considerazione, assumendo la nostra proposta di legge e trasformandola in una formale richiesta al Parlamento nazionale.  Chiediamo alla Presidente Bresso di dimostrarsi sensibile nei confronti delle imprese piemontesi che operano nel settore e dei giovani e non, ai quali consentire un acquisto più alla portata dei loro mezzi economici.

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Iva sulla Tarsu incostituzionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

“L’incresciosa situazione dimostra come la linea politica di attacco alla suprema Corte Costituzionale è iniziata e sta già dando i suoi frutti”. Queste le prime parole del responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli alla notizia sulla mancata applicazione della sentenza del 24 luglio 2009 che stabilisce che sia la Tia – Tariffa d’Igiene Ambientale – che la Tarsu – tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani – sono tasse e non tariffe e  quindi non devono essere assoggettate all’Iva del 10% che gli utenti continuano a pagare perché lo Stato non sa come fronteggiare la carenza di fondi che si creerebbe applicando la sentenza. “Il risultato – incalza l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –  è il determinarsi della classica buffonata all’italiana tra legislatori, pubbliche amministrazioni e concessionarie di pubblici servizi in competizione fra loro tra chi vince la gara per l’incompetenza e l’improvvisazione”. Ponendo l’accento sulla gravità del mancato rispetto verso l’ultimo grado di giudizio in fatto di definitiva interpretazione della legge nazionale, conclude sdegnato Marinelli: “Forse farebbero bene questi signori che amministrano la cosa pubblica a studiare il grande giurista Kelsen riguardo la cosiddetta ‘grundnorm’: imparerebbero come la Corte Costituzionale dovrebbe avere la massima autorevolezza in quanto il patto sociale si fonda sul rispetto del precetto costituzionale ma, con questi amministratori, i consumatori e la Consulta hanno poco da stare allegri”.

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La boccata d’ossigeno dell’Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2009

“Il decreto ministeriale sull’IVA per Cassa rappresenta una boccata d’ossigeno per 15mila aziende artigiane in provincia di Venezia iscritte alla Confartigianato, ovvero il 75% delle 20mila oggi attive nostre socie”. Lo afferma il presidente di Confartigianato Provinciale di Venezia Giuseppe Molin che commenta positivamente la misura “anti-crisi” per le imprese emanata dal Governo e attiva dallo scorso 28 aprile. Da quella data, i soggetti (aziende o liberi professionisti) con volume d’affari non superiore a 200mila euro potranno differire, fino a pagamento avvenuto, il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto; ovvero verseranno l’IVA per cassa dopo aver effettivamente incassato la fattura. “Le Pmi veneziane rientrano in larga parte nel tetto dei 200mila euro di fatturato – prosegue Molin –. Anche se non tutte comunque possono usufruire della nuova manovra a causa di alcuni criteri stabiliti dal decreto, molte di loro ne trarranno vantaggi, soprattutto quelle che lavorano con gli enti pubblici e che spesso incassano la fattura a 240 giorni”.
Per fruire dell’IVA per cassa, così come specificato anche nel decreto attuativo, è necessario che il cedente  faccia espressa menzione in fattura di volersi avvalere di tale opzione, da manifestare indicando anche gli estremi della norma legittimante. In mancanza di indicazioni, trova applicazione l’ordinaria regola della esigibilità immediata. L’imposta diviene comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione. Ciò implica che spirato questo periodo  il cedente è tenuto a versare l’imposta indipendentemente dall’incasso del corrispettivo, mentre il cessionario è libero di procedere alla detrazione anche laddove non avesse estinto il proprio debito.  Nell’ipotesi di incasso parziale, si segue la stessa logica: il cedente deve versare l’IVA ma nella proporzione esistente fra la somma riscossa e il corrispettivo complessivo della transazione; specularmente all’autore del pagamento spetterà un diritto alla detrazione in egual misura.

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