Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘iva’

Ridurre l’Iva per gli alimenti degli animali

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Ridurre l’Iva, attualmente prevista al 22%, per i mangimi e gli alimenti dietetici complementari degli animali domestici con un’aliquota agevolata. È la richiesta presentata con un ordine del giorno in commissione Finanze della Camera dal deputato di Fratelli d’Italia, Maria Teresa Baldini. “Secondo il Censis – ha spiegato il deputato Baldini – l’Italia è la seconda nazione in Europa per la presenza di animali domestici, ben 32 milioni. Per questo è opportuno che si preveda un’aliquota agevolata per i prodotti alimentari destinati a questi animali che, per la loro capillare diffusione, non possono essere classificati come bene di lusso ma prodotto primario per milioni di famiglie italiane”.

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Castelli, “Riduzione dell’IRPEF grande risultato, assieme al blocco dell’aumento IVA”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma – “Nel programma elettorale del 4 marzo del MoVimento 5 Stelle c’era la riforma dell’IRPEF per poter ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti. 25 milioni di persone.
Nel primo anno di governo non siamo riusciti a realizzarlo perché i nostri ex alleati volevano far credere che si sarebbero trovati 30 miliardi sotto i cavoli. Motivo per il quale decisero tra un mojto e l’altro di far cadere il Governo pur di non far emergere la verità. Questo Governo invece ha i piedi per terra e si è impegnato seriamente fin da quest’anno a ridurre le tasse ai lavoratori. A regime sono 5 miliardi che ci auguriamo di poter aumentare con gli introiti della lotta all’evasione. La riduzione dell’IRPEF, combinata con l’evitato aumento dell’IVA (che sarebbe costato, in media, 500 euro in più a famiglia) rappresenta un grande risultato di cui siamo orgogliosi.Scriveremo i dettagli di questa riforma col Parlamento, con le parti sociali e con i cittadini. Diteci la vostra!”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Evasione fiscale, USB: per batterla abolire l’Iva sui beni di prima necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

In mancanza di proposte concrete e strutturate non possiamo non rilevare una certa schizofrenia che da sempre accompagna il tema della lotta all’evasione fiscale: dalle “manette agli evasori” al “Fisco amico”, dall’innalzamento del tetto per l’uso del contante alla lotta contro il contante. E proprio mentre il governo rivolge tutta la sua attenzione (giustamente) verso chi non emette scontrini o ricevute, uno studio della CGIA di Mestre registra, invece, che l’entità dell’evasione delle grandi aziende è superiore di ben 16 volte a quella delle piccole aziende! E qui entrano in campo tutti quei provvedimenti normativi che, nel corso degli anni, hanno tanto allargato le maglie della legge da consentire al mondo delle grandi imprese e alle banche di conseguire indebiti vantaggi di imposta, pur tenendo formalmente un comportamento “legale”.Quello che manca, oramai da decenni a questa parte, è una seria riflessione sul nostro sistema fiscale e sulla sua funzione sociale: perché dovrebbe essere esattamente questa riflessione a orientare le politiche fiscali.L’USB è convinta da sempre che l’attività sindacale debba coniugare le sacrosante rivendicazioni salariali con la difesa della funzione sociale che, anche all’interno del settore fiscale, i lavoratori sono chiamati a svolgere.
In altre parole non si può fare una seria lotta all’evasione in presenza di una contrazione degli organici e di politiche retributive che, lungi dal riconoscere le professionalità, hanno sistematicamente mortificato i lavoratori.Allo stesso tempo occorre mettere al centro del dibattito il tema della lotta alle diseguaglianze perché è sotto gli occhi di tutti la trasformazione del Fisco da strumento di giustizia sociale attraverso il principio di progressività dell’imposta, a strumento che ha acuito ed approfondito le diseguaglianze sociali.E allora è a livello sistemico che bisogna intervenire non limitandosi ad interventi spot che magari recuperano qualche risorsa qua e là ma riproducono l’insopportabile iniquità fiscale che caratterizza il nostro sistema.La bussola deve essere l’articolo 53 della Costituzione poiché è all’interno di questo ragionamento che si deve collocare la politica fiscale.Occorre tornare ad un sistema fiscale allineato con la nostra Costituzione, a partire da una vera riforma dell’Irpef, e relegando le imposte indirette, in particolare l’IVA il cui peso negli anni si è notevolmente accresciuto, a una funzione marginale: è nota a tutti, infatti, la natura regressiva di tale imposta che grava nella stessa maniera sui redditi più bassi così come su quegli più alti.L’USB ha, quindi, da tempo individuato proposte concrete volte proprio a riallineare il nostro sistema fiscale al dettato costituzionale.

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Bollette luce e gas: con l’IVA al 5%?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Il taglio dell’IVA sulle bollette luce e gas è una delle misure allo studio del Governo; ma quanto risparmierebbero gli italiani se venisse confermata? Facile.it ha preso in esame la spesa media di una famiglia italiana* scoprendo che, a fronte di un costo complessivo annuo di circa 1.614 euro a famiglia, il risparmio stimato potrebbe essere compreso tra i 26 e i 144 euro l’anno.
Considerando il consumo medio di una famiglia italiana, secondo l’analisi di Facile.it la spesa media annuale sostenuta per l’energia elettrica è pari a 572 euro, dei quali 52 euro dovuti per l’IVA al 10%.Qualora l’imposta venisse ridotta al 5%, il risparmio complessivo sarebbe pari a circa 26 euro l’anno, vale a dire poco più di 2 euro al mese, e la spesa finale per la famiglia tipo scenderebbe a 546 euro.
Il risparmio sulla bolletta del gas potrebbe variare a seconda di come il Governo intenderà applicare la riduzione dell’aliquota. È bene sapere che sulla bolletta del gas grava un’IVA differente a seconda dei consumi: per i primi 480 smc di gas, l’IVA applicata è pari al 10% mentre per i consumi superiori a questa soglia, l’aliquota sale a 22%.
Secondo l’analisi di Facile.it, considerando il consumo medio di una famiglia italiana, la spesa annuale sostenuta per il gas è pari a 1.042 euro.Se la riduzione riguarderà solo l’aliquota del 10%, i benefici sulle tasche dei consumatori sarebbero estremamente ridotti; ogni famiglia risparmierebbe circa 13 euro l’anno, poco più di un caffè al mese, e il costo complessivo della bolletta scenderebbe a 1.029 euro. Ben più alto, invece, sarebbe il risparmio per i cittadini qualora il taglio dell’IVA riguardasse anche l’aliquota al 22%. In questo caso, gli italiani potrebbero risparmiare circa 118 euro l’anno e la bolletta del gas si ridurrebbe fino ad arrivare a 924 euro.

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Villarosa: possibile riordino Iva ma non per fare cassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

“No a qualunque ipotesi di riordino dell’Iva fino a che non sarà approvata la Legge di Bilancio e trovati i 23,1 miliardi necessari per scongiurare l’aumento dell’Iva” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione del sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa, che ipotizza riordino delle aliquote, anche se non per fare cassa. “Da anni chiediamo un riordino delle aliquote, per far scendere quelle sui beni necessari, compensato da un rialzo sulle spese voluttuarie, indicative di una condizione economica solida, ma a parte il fatto che, a differenza di quel che pensa il sottosegretario, non sono certo quelle sugli alimenti che vanno alzate, il punto è che queste operazioni, se davvero non si vuole fare cassa, vanno fatte solo ed esclusivamente quando non sono in corso manovre e conti da far quadrare!” conclude Dona.

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Iva sulle patenti: autoscuole chiedono intervento Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Le autoscuole chiedono al Governo di intervenire sia contro l’introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti sia sul recupero retroattivo dell’imposta sugli ultimi cinque anni.
“Giusto, anche i consumatori condividono la richiesta delle autoscuole. In particolar modo, il Governo deve intervenire con urgenza sulla retroattività e chiarire che nulla è dovuto per gli anni precedenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Inutile dire che siamo contro anche all’applicazione dell’Iva, visto che alla fine la pagherebbero i consumatori. Un’imposta particolarmente odiosa visto che graverebbe sui giovani e sull’educazione stradale. Anche se in questo caso si tratta di superare una sentenza della Corte di Giustizia Ue, e quindi temiamo tempi più lunghi per risolvere la questione” conclude Dona.

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Autoscuole e IVA a ritroso

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Il caso non è molto noto, ma è tipico della burocrazia e se portato alle conseguenze logiche, sarà esplosivo. Stiamo parlando dell’IVA non pagata dalle autoscuole dal 1972, non per loro evasione/negligenza, ma per responsabilità del Fisco italiano, che sembra non avere intenzione di farsene carico visto che richiede alle autoscuole di versare il 22% di IVA per gli ultimi cinque anni (per gli anni prima il pagamento è prescritto)… e le autoscuole potranno fare altrettanto nei confronti dei loro clienti di questi ultimi cinque anni.
Il tutto parte da un’autoscuola tedesca, a cui era stata negata l’esenzione dell’IVA come avviene in Italia e Spagna. A questo punto si è rivolta alla Corte di Giustizia europea che, lo scorso marzo, ha detto che aveva torto e che tutte le autoscuole europee devono pagare questa imposta. L’Agenzia delle Entrate si è subito mossa, con provvedimento retroattivo, ed ha chiesto gli arretrati per gli ultimi cinque anni, a partire quindi dal 2014.
Le autoscuole, ovviamente, sono in agitazione ed hanno previsto già diverse iniziative.
La questione però non riguarda solo le autoscuole, ma anche tutti coloro che in questi anni hanno usufruito dei loro servizi. A cui, sempre entro i cinque anni di prescrizione, le autoscuole potrebbero intimare di pagare il dovuto a colmare l’imposta. E sarebbe una cosa giusta, da parte delle autoscuole. Ma sorge un problema pratico. Ogni autoscuola dovrebbe chiedere ad ogni suo cliente che ha questi requisiti, di versare il dovuto. La richiesta in sé ha comunque un costo, e siccome è molto probabile che ad una semplice richiesta per posta ordinaria saranno in pochi ad ottemperare (anche perché alcuni indirizzi non saranno più validi, e per rintracciarli all’anagrafe ci sono da sostenere ulteriori costi), le autoscuole dovranno sostenere nuovi costi dovendo procedere con una diffida tramite raccomandata A/R… a cui non è detto che tutti ottempereranno, per cui, non si può escludere che le autoscuole debbano attivare le procedure giudiziarie del caso.
Insomma: un macello! Da una parte per le autoscuole (che devono pagare e spendere per recuperare il recuperabile), dall’altra gli utenti/clienti di queste autoscuole che si vedono richiedere questa imposta. Entrambi i soggetti (autoscuole e loro clienti) solo “salvati” in parte grazie alla prescrizione quinquennale… che se fosse tutto applicato dal 1972… fantafisco… ma è bene ricordarlo! Fortuna per quelli prima del 2014! Se si lascia il tutto così come sta procedendo, il “macello” è triplo:
1 – economico per autoscuole e utenti;
2 – economico per il Fisco, che dovrà spendere non poco per recuperare il dovuto… e non è detto che alla fine 2+2 faccia 4, cioè che ci sia un tornaconto economico per lo Stato;
3 – politico, visto che tutti i soggetti coinvolti si sentiranno presi in giro a dover pagare per colpe non loro e, cosa abituale purtroppo, la loro fiducia nello Stato diminuirà ancora e non si sentiranno incivili e asociali quando, alla prima occasione e possibilità, potranno fregare il Fisco.
Allo stato dei fatti, quindi, le soluzioni burocratiche non ci sono, se non quelle di cercar di far pagare chi di dovere, visto che dal punto di vista normativo la vicenda è ineccepibile.
Esiste a nostro avviso solo la soluzione politica. Un provvedimento legislativo che faccia piazza pulita del trascorso, una valutazione sull’imposta così come previsto nelle norme del 1972 e, nel caso, cambiare queste norme oppure prendere atto che dal giorno xx (del futuro e non del passato) questa IVA è dovuta. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Governo scongiuri aumento IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Attendiamo con preoccupazione la riunione prevista in Senato per domani, nell’ambito della quale ci auguriamo siano prese decisioni improntate alla responsabilità, per il bene del Paese.L’Italia, infatti, si trova in una situazione di stallo allarmante: da mesi, di fatto, non è governata.Una latitanza istituzionale che mette sempre più in difficoltà il Paese, in un quadro di crisi mondiale in cui stare fermi equivale ad una disfatta sul piano economico e politico. Non è tollerabile governare un Paese solo attraverso apparizioni eclatanti, slogan, insulti ed annunci. C’è bisogno di provvedimenti seri per garantire la solidità del sistema economico, che segna importanti segni di cedimento che chi governa non può ignorare.Di fronte all’aumento del deficit e al rischio dell’aumento dell’IVA, che deve essere scongiurato al più presto (secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori peserebbe per ben 831,27 Euro annui a famiglia con conseguenze drammatiche sull’intera economia), ci aspettiamo scelte che portino alla stabilità indispensabile per avviare le riforme necessarie e garantire la tenuta sociale ed economica del Paese.

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Tra crisi di Governo e possibile aumento dell’IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La crisi di Governo e il probabile aumento dell’IVA porterà ad una ulteriore contrazione dei consumi. Ad altre crisi aziendali nel commercio. Ad altre chiusure, ad altri licenziamenti. Ad ulteriori compressioni di diritti e di salario. Ora le due compagini che formano il Governo si rimpallano le responsabilità: la bestia contro Rousseau. Ma a pagare saranno solo le lavoratrici ed i lavoratori. Gli stessi che erano stati illusi con la bufala delle chiusure domenicali e festive.«Siamo alla follia – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il Governo del cambiamento, ma in peggio, non tiene in alcun conto il Paese reale, né tanto meno la seconda attività produttiva italiana e i suoi lavoratori».«Veniamo da una crisi profonda che ci consegna il preoccupante dato di ben 32mila negozi in meno dal 2011 ad oggi – prosegue il rappresentante sindacale – un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E altri 5mila negozi sono destinati a sparire quest’anno, al ritmo di 14 al giorno. L’aumento dell’IVA avrebbe un effetto devastante sulla fiducia delle imprese, produrrebbe una contrazione dei consumi senza precedenti e la conseguente perdita occupazionale più massiccia degli ultimi anni».
«Se il Governo aveva in mente di chiudere la domenica e i festivi chiudendo definitivamente migliaia di attività commerciali, ha imboccato la strada giusta. Ahimé.» – conclude Iacovone.

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Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

“È una grande vittoria per l’Italia e per tutti i lettori europei”. È il primo commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi dopo il via libera dell’Ecofin alla proposta che consentirà agli Stati membri di applicare aliquote Iva ridotte alle pubblicazioni elettroniche.“L’Europa segue la direzione presa dall’Italia, che dal 1 gennaio 2015 ha scelto di applicare l’Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali come per i libri di carta” prosegue Levi. “Segna così la sua grande vittoria, partita con la campagna di AIE #unlibroèunlibro e divenuta un’intera battaglia italiana grazie al sostegno del governo, in una direzione coraggiosa quando in Europa questa era una posizione minoritaria. È grazie a questo grande gioco di squadra che oggi tutti i lettori europei, sia su carta sia su ebook, avranno gli stessi diritti”.

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Via libera alla revisione dell’IVA per semplificare il sistema e ridurre le frodi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Bruxelles. Il PE ha sostenuto mercoledì i punti principali della proposta di riforma dell’IVA presentata dalla Commissione e proposto alcuni adeguamenti come la fissazione di un’aliquota massima.Sono stati messi ai voti due atti legislativi. Il primo mira a facilitare gli scambi, soprattutto per le PMI, nel mercato unico e a ridurre le frodi sull’IVA, mentre il secondo stabilisce un sistema più chiaro di aliquote IVA. Entrambe le misure fanno parte del pacchetto di riforma del sistema IVA.Secondo alcuni studi, ogni anno i Paesi dell’UE perdono fino a 50 miliardi di euro a causa di frodi transfrontaliere in materia di imposta sul valore aggiunto.
Con queste due votazioni, i deputati hanno sostenuto l’iniziativa della Commissione e proposto di stabilire un’aliquota IVA massima del 25% e introdurre un meccanismo di risoluzione delle controversie, un sistema di notifica automatica delle modifiche alle norme IVA fra i diversi Stati membri e un portale informativo, attraverso il quale ottenere rapidamente informazioni accurate sulle aliquote IVA in tutta l’UE.La risoluzione sulla semplificazione del sistema IVA è stata approvata con 536 voti a favore, 19 contrari e 110 astenuti. Quella sulle aliquote con 615 a favore, 9 contrari e 43 astensioni. Le proposte di miglioramento saranno ora trasmesse al Consiglio, che avrà il compito di adottare la legislazione, poiché il Parlamento è solo consultato in materia di fiscalità.

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Ottavo convegno internazionale sull’IVA

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Parma giovedì 12 aprile, dalle ore 15 alle ore 18.30, nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Università di Parma (via Università 12). Nuovi profili dell’imposta, verso una disciplina definitiva il titolo dell’appuntamento, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Ateneo.Il convegno ha ottenuto il patrocinio del Collegio Europeo di Parma, dell’Institudo de Estudios Tributários (Brasile), dell’Ordine degli Avvocati di Parma, dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Parma e dell’Associazione culturale della Scuola dei Difensori tributari (ADT), fondata dal Prof. Cesare Glendi, Professore Emerito di Diritto processuale civile all’Università di Parma.Si tratta dell’ottavo convegno sull’imposta sul valore aggiunto organizzato ogni anno a Parma dal prof. Alberto Comelli, Professore Associato di Diritto tributario al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Università di Parma.
Sarà un’occasione utile per approfondire le più attuali problematiche in materia di IVA, sotto il profilo sia europeo sia domestico, analizzando la traiettoria evolutiva di questo fondamentale (e complesso) tributo, nell’ottica di realizzare “uno spazio unico europeo dell’IVA” alla luce non solamente delle iniziative della Commissione europea ma anche delle più recenti sentenze in materia della Corte di giustizia dell’Unione Europea. Alla stregua della comunicazione della Commissione europea 566 del 4 ottobre 2017, sarà analizzata l’evoluzione verso la disciplina definitiva dell’imposta suddivisa in due tappe, con applicazione del principio di imposizione nello Stato membro di destinazione, con riferimento sia alle cessioni di beni sia alle prestazioni di servizi.Il convegno conferma la centralità del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Università di Parma nel panorama non solamente italiano ma europeo nella ricerca in materia di imposta sul valore aggiunto.Tra i relatori si segnalano il prof. Franco Gallo, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, la dott.ssa Roberta Grappiolo, che lavora presso la Direzione Generale della Commissione europea, e il prof. Arthur Maria Ferreira Neto, Professore di Direito Tributário e Direito Constitucional presso la Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul (PUCRS), a Porto Alegre (Brasile).Il convegno celebrerà i primi dieci anni di attività (2008-2018) del Network di ricerca in Diritto tributario, fondato e coordinato dal prof. Alberto Comelli. Il Network promuove in modo sistematico la ricerca individuale e collettiva nella materia tributaria europea e internazionale, in collaborazione con alcune importanti Università e Centri di ricerca europei.Durante i lavori sarà presentata la pubblicazione degli atti del settimo convegno annuale sull’IVA (Nuove problematiche e prospettive di evoluzione del sistema dell’IVA, che si è svolto a Parma il 23 marzo 2017), inserita nella collana dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto tributario.La partecipazione al convegno è gratuita.

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Disinnescare gli aumenti IVA previsti per il 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

«Univendita concorda con il presidente di Confcommercio Sangalli nell’esprimere preoccupazione per i segnali di una frenata della crescita nel nostro Paese. Sia il rapporto presentato oggi dal Centro Studi dell’associazione, sia gli indicatori Istat, rilevano nei primi mesi di quest’anno un rallentamento nella produzione e nei consumi, segno di una ripresa fragile, a rischio di sgonfiarsi. Auspichiamo che il prossimo governo faccia quanto necessario per sostenere la fiducia di imprese e consumatori: siamo con Confcommercio nel chiedere il disinnesco delle clausole di salvaguardia che porterebbero a un aumento dell’IVA nel 2019. La crescita va rafforzata: riduzione delle imposte e semplificazione burocratica sono i due interventi fondamentali per centrare l’obiettivo».
Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende operanti nel settore della vendita diretta a domicilio in Italia. Le imprese associate a Univendita contano oltre 158mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2017 un fatturato complessivo di 1,66 miliardi di euro. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Fisco: Unc, no ad aumenti dell’Iva

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

“No a qualunque ipotesi di aumento dell’Iva che finirebbe per colpire innanzitutto quel 31% di italiani che, stando ai dati di oggi di Bankitalia, fatica ad arrivare alla fine del mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Sarebbe incredibile se, dopo aver tutti promesso in campagna elettorale di voler ridurre le tasse, poi si aumentasse proprio quella più iniqua che, essendo proporzionale, colpirebbe molto di più le famiglie povere e numerose, oltre a reprimere ulteriormente i consumi, che ancora stentano a decollare, considerato che nel IV trimestre 2017 sia i consumi finali che la spesa delle famiglie residenti sono aumentati solo dello 0,1% rispetto al III trimestre 2017” prosegue Dona.

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IVA: più aziende potranno pagare le tasse online

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

BruxellesIl Parlamento europeo vuole consentire anche alle imprese che vendono beni e servizi non elettronici di pagare l’IVA online, per ridurre i costi e aumentare le entrate per gli Stati membri.I deputati hanno approvato- con 540 voti in favore, 30 voti contrari e 68 astensioni – la proposta di ampliare l’uso del “mini sportello unico” (MOSS), attualmente utilizzato per calcolare e riscuotere l’IVA sui beni elettronici, le telecomunicazioni e i servizi di radiodiffusione transfrontalieri.
Si propone di estendere l’uso del sistema MOSS anche alle imprese che vendono beni tangibili e servizi non elettronici, cosicché possano beneficiare di un metodo di calcolo e pagamento dell’IVA più efficiente, che consenta loro di versare il dovuto in un unico Stato membro per tutte le loro vendite all’interno dell’UE.Secondo la Commissione europea, le aziende che operano attualmente al di fuori del MOSS devono pagare in media 8.000 euro all’anno a ciascuno Stato membro in cui operano. Un’estensione del sistema MOSS potrebbe ridurre i costi per le imprese per 2,3 miliardi di euro, mentre gli Stati membri potrebbero vedere aumentare il loro gettito IVA di oltre 7 miliardi di euro all’anno.I deputati hanno inoltre approvato, con 576 voti in favore, 30 voti contrari e 32 astensioni, una misura correlata, volta a migliorare il coordinamento tra le autorità fiscali in materia di informazioni sui soggetti d’imposta per facilitare il funzionamento del sistema online.Il relatore Catalin Sorin Ivan (S&D, RO), ha dichiarato: “Questo aggiornamento delle norme IVA per il commercio elettronico, che è assolutamente necessario, ridurrà i costi di adeguamento, stimolerà gli scambi commerciali e agevolerà anche l’accesso delle piccole imprese al mercato europeo”.
Il relatore Ludek Niedermayer (PPE, CZ), ha dichiarato: “Questo è un altro passo verso un sistema fiscale moderno adatto al XXI secolo. Il risultato sarà la prevenzione delle frodi e una riscossione dell’IVA più efficiente”.La proposta sarà ora trasmessa alla Commissione europea e al Consiglio per un esame finale.Questi due atti legislativi fanno parte di una più ampia revisione del sistema IVA dell’UE, che mira a creare un sistema più semplice, a prova di frode e favorevole alle imprese. Le riforme contribuiranno inoltre a ridurre il “divario IVA”, vale a dire la differenza tra il gettito IVA previsto e l’importo effettivamente riscosso, stimato dalla Commissione europea a 170 miliardi di euro.

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Divario dell’IVA: i 152 miliardi di euro persi nel 2015 dai paesi dell’UE dimostrano che la riforma dell’IVA è quantomai urgente

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

european commissionBruxelles. Secondo le stime di un recente studio della Commissione europea, nel 2015 i paesi dell’UE hanno perso complessivamente 152 miliardi di euro di gettito dell’imposta sul valore aggiunto (IVA).
L’entità del “divario dell’IVA”, la differenza cioè tra il gettito IVA previsto e l’importo effettivamente riscosso, dimostra ancora una volta la necessità di una riforma seria che permetta agli Stati membri di utilizzare integralmente le entrate IVA per i propri bilanci. Se è vero che la riscossione dell’IVA rivela qualche indizio di miglioramento, il mancato gettito rimane a livelli intollerabili. Lo studio precede di poco la presentazione da parte della Commissione delle proposte di riforma del sistema dell’IVA. Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Gli Stati membri non dovrebbero accettare questi livelli sconcertanti di perdite di entrate IVA. La Commissione sostiene gli sforzi volti a migliorare la riscossione dell’IVA in tutta l’UE, ma le norme vigenti, che risalgono al 1993, sono ormai obsolete. A breve proporremo il rinnovo delle norme che disciplinano l’IVA sulle vendite transfrontaliere. La nostra riforma contribuirà a ridurre dell’80% le frodi IVA a livello transfrontaliero, permettendo agli Stati membri di reintegrare nelle proprie casse il denaro di cui hanno estremo bisogno.”
Se mediamente a livello UE i dati migliorano, la riscossione dell’IVA a livello nazionale varia notevolmente tra i diversi Stati membri. I divari dell’IVA più significativi sono stati registrati in Romania (37,2%), in Slovacchia (29,4%) e in Grecia (28,3%). I divari più esigui sono invece stati osservati in Spagna (3,5%) e in Croazia (3,9%). In termini assoluti, il divario dell’IVA maggiore (35 miliardi di euro) è stato quello dell’Italia. Il divario dell’IVA è diminuito nella maggior parte degli Stati membri. I miglioramenti più significativi si sono verificati a Malta, in Romania e in Spagna, mentre sette Stati membri hanno registrato incrementi più modesti: Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia e Regno Unito.
In ottobre la Commissione europea presenterà le sue proposte per il più significativo aggiornamento della normativa IVA dell’UE degli ultimi 25 anni. La lotta alle frodi in materia di IVA dovrebbe diventare più facile e la riscossione dell’IVA più efficiente. Secondo recenti notizie apparse sui media, esiste anche un collegamento tra le frodi IVA su vasta scala e il crimine organizzato, compreso il terrorismo. Le soluzioni a questo problema si possono trovare solo se gli Stati membri collaborano tra di loro.
Se è vero che gli Stati membri si stanno già impegnando per ridurre i rispettivi divari dell’IVA, la modernizzazione del sistema dell’IVA e il suo adeguamento per far fronte alla sfida delle frodi su vasta scala rimangono il modo più sicuro per garantire il futuro del mercato unico. La riforma dell’attuale sistema dell’IVA dovrebbe inoltre contribuire allo sviluppo del mercato unico digitale e si integrerebbe nel programma della Commissione volto a realizzare un sistema fiscale UE più equo ed efficiente.
Contesto
Lo studio sul divario dell’IVA è stato finanziato dalla Commissione. Per il calcolo del divario dell’IVA lo studio ha tenuto conto per la prima volta delle entrate derivanti dalle nuove norme in materia di IVA relative alle vendite transfrontaliere di servizi elettronici, che sono entrate in vigore il 1º gennaio 2015 su proposta della Commissione.

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Riduzione dell’IVA per gli e-book

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

londonbookfairI cittadini dell’UE dovrebbero pagare meno i libri elettronici, in seguito al voto del Parlamento su una proposta che consentirà agli Stati membri di ridurre l’IVA su tali prodotti.Una proposta della Commissione UE per consentire agli Stati membri di applicare una riduzione dell’aliquota IVA sui libri elettronici – in linea con l’IVA applicata alla carta stampata – è stata approvata dal Parlamento giovedì con 590 voti in favore, 8 contrari e 10 astensioni.”Il nostro modo di leggere è cambiato rapidamente negli ultimi anni. Al giorno d’oggi non ha senso applicare un doppio standard, per cui un quotidiano online viene tassato di più di quello stampato acquistato in un negozio. Questa nuova direttiva darà agli Stati membri la possibilità di allineare l’IVA dei contenuti digitali con quella della carta stampata”, ha dichiarato il relatore Tom Vandenkendelaere (PPE, BE). Attualmente, le pubblicazioni elettroniche sono assoggettate a un’aliquota IVA ordinaria pari ad almeno il 15%, mentre gli Stati membri mentre sono liberi di applicare l’aliquota ridotta di almeno il 5%, e in alcuni casi anche un tasso zero, alle pubblicazioni stampate.

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Settimo convegno annuale sull’IVA

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

parma universitàParma 23 marzo 2017 dalle ore 15 alle 18, presso l’Aula Magna dell’Università di Parma (via Università, 12), è in programma il “Settimo convegno annuale sull’IVA: nuove problematiche e prospettive di evoluzione del sistema”.Il convegno è diventato un appuntamento fisso, su base annuale, per tutta la comunità scientifica italiana, e si pone come obiettivo quello di indagare sulle principali e più attuali problematiche relative all’imposta sul valore aggiunto: la più complessa del nostro ordinamento giuridico, a causa della sua genesi all’interno del diritto dell’Unione Europea. La giornata di studi sarà focalizzata sulle novità intervenute negli ultimi dodici mesi e analizzerà i progetti di riforma da parte della Commissione Europea, anche alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE e della Corte di Cassazione italiana.Il convegno ha una sua indiscutibile originalità, nel panorama tributario, sia per l’appuntamento annuale ormai consolidato a Parma sia per la prospettiva metodologica proposta. L’evento, inoltre, conferma la centralità dell’Università di Parma nel panorama non solo italiano ma europeo nella ricerca in materia di imposta sul valore aggiunto.
Dopo saluti del Prof. Massimo Regalli, Delegato del Rettore, è prevista, tra i relatori del convegno, la partecipazione dei più autorevoli studiosi dell’IVA a livello italiano: il Prof. Mario Nussi, Presidente dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Tributario, la Prof.ssa Livia Salvini, Ordinaria di Diritto tributario presso l’Università LUISS Guido Carli, il Prof. Maurizio Logozzo, Ordinario di Diritto tributario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’avv. Paolo Centore, Professore a contratto all’Università di Parma e membro effettivo del VAT Expert Group presso la Commissione europea, il Prof. Massimo Basilavecchia, Ordinario di Diritto tributario presso l’Università di Teramo, il Prof. Fabrizio Amatucci, Ordinario di Diritto tributario presso la Seconda Università di Napoli.Come nei precedenti convegni annuali sull’IVA, l’iniziativa è stata organizzata dal Prof. Alberto Comelli, Associato di Diritto tributario presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studi politici e internazionali dell’Università di Parma, il quale svolgerà la funzione di moderatore dell’evento.

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Univendita: preoccupati per la manovra economica del Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

«Se da un lato siamo soddisfatti per lo stop alle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare l’Iva, dall’altro siamo preoccupati per il quadro macroeconomico davanti al quale ci troviamo che, secondo la Nota di aggiornamento al Def approvata dal Consiglio dei Ministri, è meno roseo di quello delineato ad aprile: con la crescita del Pil bloccata sullo 0,8pil% per il 2016, contro l’1,2% di sei mesi fa. Le maglie entro cui l’esecutivo dovrà muoversi nella manovra autunnale saranno più strette del previsto e potrebbero essere messe da parte proprio quelle misure espansive che servono, adesso più che mai, per ridare fiato all’economia, in particolare quelle che riguardano la pressione fiscale. Il governo sia deciso nel chiedere all’Europa la flessibilità di cui abbiamo bisogno per andare in direzione della crescita» Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende italiane operanti nel campo della vendita diretta a domicilio. Le imprese associate a Univendita contano circa 150mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2015 un fatturato complessivo di 1 miliardo e 602 milioni di euro. La vendita diretta in Italia, come riferito da Il Sole 24 Ore, nel 2015 ha generato un fatturato complessivo di 3,1 miliardi di euro; Univendita, con vendite pari a 1,6 miliardi, rappresenta il 52% del mercato.

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Chirurgia e medicina estetica: IVA sì o IVA no?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tassi interesseLe prestazioni di medicina e chirurgia estetica devono essere soggette a pagamento dell’IVA? Lo chiedono i chirurghi plastici dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica in una lettera rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan, vice Ministro e segretari. «Vi scriviamo per chiedere ufficialmente urgenti delucidazioni su una vicenda che necessita di chiarezza estrema, date le numerose e differenti interpretazioni che abbiamo ricevuto: l’eventuale applicazione dell’IVA sulle ricevute fiscali dei trattamenti di medicina e chirurgia estetica» scrive il consiglio direttivo di Aicpe.Al momento la situazione è confusa: «Ad alcuni nostri soci è stata contestata dall’Agenzia delle Entrate la mancata applicazione di tale imposta, persino sulle ricevute delle visite mediche effettuate. Abbiamo quindi 4 quesiti da sottoporvi, ai quali siamo certi risponderete in maniera chiara, definitiva ed in tempi certi».
Primo quesito: le ricevute fiscali riferibili ad interventi di medicina e chirurgia estetica, devono essere gravate di IVA?
Seconda domanda: premettendo che la visita medica è un atto che prescinde dalla natura finale del trattamento, ma viene effettuata per conoscere lo stato fisico e psichico del paziente, e per selezionare il possibile candidato ad un intervento che potrebbe essere di medicina e/o chirurgia estetica o no, può questa essere gravata da IVA?
Terzo: come dobbiamo considerare gli interventi che si occupano di problemi funzionali e anche di problemi estetici (esempio: intervento per migliorare la funzionalità e nel contempo l’estetica di un naso): gravati di IVA o meno?
Quarto quesito: come dobbiamo considerare gli interventi appartenenti alla sfera di competenza della medicina e della chirurgia estetica, che sono effettuati esclusivamente per finalità di carattere medico-terapeutico? «Ci riferiamo a quei trattamenti eseguiti con lo scopo di curare disagi psicologici o psico-fisici oltre che funzionali, nell’intento di ripristinare uno stato di benessere – puntualizza il consiglio direttivo nella missiva -. In questi casi, devono essere gravati di IVA o meno?».
Concludono i chirurghi plastici di Aicpe: «Vorremmo uscire fuori al più presto dal fumoso limbo dell’incertezza, che si presta spesso a interpretazioni che a volte assumono carattere vessatorio, e che costringono a ricorsi lunghi, onerosi e con risultati incerti. Come società scientifica di settore abbiamo l’obbligo, a nome di tutti i nostri associati, di chiedere urgenti e definitive direttive su tale argomento».

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