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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘iva’

Governo: Conte e l’idea di ridurre l’Iva

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Non sappiamo se l’imprevedibilità degli eventi abbia costretto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proporre la riduzione dell’Iva, una misura che dovrebbe, a suo dire, favorire i consumatori, i quali, peraltro, sono l’unica categoria che non è stata invitata a partecipare agli Stati Generali dell’Economia. Insomma, si rivolge ai consumatori senza averli mai sentiti. Abbassiamo l’Iva, cosi aumentano i consumi e l’economia si rimette in moto. Questa teoria l’avevamo sentita anche da esponenti del M5S ma, all’atto pratico, non ha funzionato.Facciamo un po’ di calcoli.
Diminuire l’Iva dell’1% è del tutto irrilevante sul risparmio negli acquisti dei consumatori ma porta a una minore entrata di circa 4,2 miliardi di euro nelle casse dello Stato; significa che il Governo dovrà trovare 4,2 miliardi o diminuendo le spese, il che è poco probabile, o facendo debito, magari con l’emissione di titoli di Stato, sui quali dovrà pagare gli interessi.Geniale, no? Ricordiamo che il debito pubblico italiano, cioè quello di tutti noi, è di 2.465 miliardi di euro.Dopo giorni di dibattiti sui massimi sistemi, la proposta del presidente Conte si limita a proporre una diminuzione dell’Iva. Così i consumi decolleranno, dice, ma in una situazione di cassa integrazione diffusa e di fermo temporaneo dei licenziamenti, il consumatore tenderà a mettere da parte i soldi o li spenderà per aumentare i consumi? La risposta è nella cronaca di questo Paese: aumenteranno i risparmi non i consumi. E degli investimenti, cosa propone il presidente Conte dopo le 102 cartelle del Piano Colao? Ci sono fondi nazionali ed europei a disposizione. Il premier Conte cosa ne vuol fare? Dove è il piano di investimenti sanitari sui quali far affluire i 36 miliardi del Mes? Quali sono i piani di investimenti sui quali far affluire i futuri 173 miliardi del Recovery Fund? Quale è il piano di investimenti dei 118 miliardi immediatamente attivabili, così come dichiarato dall’allora ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a marzo 2019?Invitiamo il presidente Conte a non prendere in giro (vorremmo dire altro) gli italiani e ad evitare passerelle mediatiche che servono a soddisfare la vanità, ma non a risolvere i problemi degli italiani che, in autunno, saranno drammatici.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Fisco: Unc, si a calo Iva, ma non generalizzato

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Siamo molto contenti che il Governo stia valutando la riduzione dell’Iva, considerato che lo stiamo proponendo, inascoltati, dall’11 marzo. Siamo stati gli unici ad averlo chiesto ufficialmente, presentando alla Camera le osservazioni al Cura Italia. Ma devono essere cali mirati, per rilanciare i settori più in crisi, non una riduzione generalizzata dell’aliquota Iva ordinaria” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non solo perché sarebbe un onere finanziario che lo Stato in questo momento non può oggettivamente permettersi, ma anche perché, in questo periodo di recessione, il rischio è che un calo generico ed indistinto dell’aliquota, ad esempio dal 22 al 21 per cento, non si traduca in un abbassamento dei prezzi a vantaggio del cliente finale, vista anche l’esiguità della riduzione, ma non solo in minori introiti per lo Stato” prosegue Dona.
“Per questo avevamo proposto una riduzione dell’IVA sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, e poi, solo per i settori maggiormente in crisi, come quello turistico, una riduzione dell’Iva rilevante, al 5%, sia per gli alberghi che per i pacchetti turistici, ma per un periodo limitato, fino alla fine dell’anno” aggiunge Dona.”Insomma, come avviene durante il periodo dei saldi, un forte sconto temporaneo, stavolta a carico dello Stato, così da invogliare le famiglie che se lo possono permettere a partire per le vacanze, aiutando albergatori ed agenzie turistiche in difficoltà” conclude Dona.

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Sconti Iva per i settori più in crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Secondo la bozza del Def, nel 2020 i consumi dovrebbero registrare un calo del 7,2%.”Dati shock. Per fare in modo che, alla riapertura dei negozi, ci sia subito un consistente rimbalzo dei consumi, che potrebbe ridare fiato anche ai commercianti in difficoltà, servono incentivi per gli acquisti, così da invogliare le famiglie che se lo possono permettere a mettere subito mano al portafoglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Oltre ai classici incentivi statali già utilizzati in passato, dai bonus per l’acquisto di auto alle detrazioni fiscali per l’acquisto di elettrodomestici, proponiamo anche un mese di sconti Iva per tutti i settori maggiormente in crisi, come quello turistico” prosegue Dona.”Si potrebbe immaginare una riduzione temporanea dell’Iva prevista dal 22 al 10%, o addirittura l’esenzione, così da ottenere uno sconto sui prodotti ed i servizi offerti al consumatore, invogliandoli all’acquisto, come avviene durante il periodo dei saldi, senza gravare però sugli introiti delle imprese. Uno sconto, insomma, a carico dello Stato, valevole per un periodo almeno pari ad un mese” conclude Dona.
(Mauro Antonelli)

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Dl aprile: ipotesi stop Iva per mascherine

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Nel decreto di aprile potrebbe esserci l’azzeramento dell’Iva sulle mascherine.”Ottima notizia. Finalmente pare accolta la nostra proposta. A differenza di altri che proponevano l’Iva al 4%, noi abbiamo sempre chiesto che le mascherine fossero esenti da Iva, come avviene per i servizi medici e le prestazioni sanitarie di diagnosi e cura” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora servirebbe l’azzeramento dell’Iva anche per disinfettanti, alcool e guanti monouso” conclude Dona.

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Rimborsi dei crediti IVA del 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Quanto sta accadendo per i rimborsi dei crediti IVA del 2020 dimostra che l’innovazione digitale, da sola, non produce risultati se non è accompagnata da una gestione in grado di metterla al servizio dei cittadini.Tra le richieste dell’Agenzia delle Entrate a chi ha presentato la dichiarazione IVA, c’è l’invio di copia delle fatture di acquisto e vendita di cui l’Agenzia è già in possesso. Tutte le fatture, infatti, devono ormai essere elettroniche e sono acquisite dai sistemi digitali in automatico. La richiesta delle copie cartacee, dopo aver imposto l’adempimento della fatturazione elettronica, è quindi un controsenso. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che la digitalizzazione della pubblica amministrazione debba porsi l’obiettivo di semplificare adempimenti e procedure, migliorando la trasparenza e l’efficienza della macchina burocratica. Nel suo piano di innovazione, il Governo ha ribadito che per essere al servizio del cittadino la pubblica amministrazione non deve più richiedere le informazioni che già possiede.Se questo non accade, il rischio è di vanificare i vantaggi offerti dal digitale e di moltiplicare invece di ridurre gli adempimenti. L’innovazione tecnologica dovrebbe contribuire a diminuire il costo che la burocrazia fa pesare sulle aziende e non viceversa. Si tratta di un fardello rilevante, che secondo recenti stime raggiunge in Italia il valore di 3,2 miliardi di euro.

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Fisco: Furlan, non contraria a revisione Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori interviene sulla proposta del segretario della Cisl, Annamaria Furlan, di una rimodulazione dell’Iva, aumentare l’Iva sui beni di lusso e aprire un tavolo sul Fisco.”Siamo favorevoli ad una rimodulazione dell’Iva, purché l’operazione non sia per fare cassa e, quindi, sia a parità di gettito” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Da tempo proponiamo di aggiungere un’aliquota maggiorata per i beni di lusso, in cambio dell’Iva ridotta su prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale, come saponi e detersivi e per le altre spese obbligate, ad esempio estendendo l’aliquota al 10% anche per i consumi di gas superiori ai 480 mc” prosegue Dona.”Chiediamo, quindi, al Governo di aprire un tavolo sul Fisco non solo con i sindacati, ma anche con chi rappresenta i consumatori, che sono quelli che poi l’Iva la pagano” conclude Dona.

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Ridurre l’Iva per gli alimenti degli animali

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Ridurre l’Iva, attualmente prevista al 22%, per i mangimi e gli alimenti dietetici complementari degli animali domestici con un’aliquota agevolata. È la richiesta presentata con un ordine del giorno in commissione Finanze della Camera dal deputato di Fratelli d’Italia, Maria Teresa Baldini. “Secondo il Censis – ha spiegato il deputato Baldini – l’Italia è la seconda nazione in Europa per la presenza di animali domestici, ben 32 milioni. Per questo è opportuno che si preveda un’aliquota agevolata per i prodotti alimentari destinati a questi animali che, per la loro capillare diffusione, non possono essere classificati come bene di lusso ma prodotto primario per milioni di famiglie italiane”.

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Castelli, “Riduzione dell’IRPEF grande risultato, assieme al blocco dell’aumento IVA”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma – “Nel programma elettorale del 4 marzo del MoVimento 5 Stelle c’era la riforma dell’IRPEF per poter ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti. 25 milioni di persone.
Nel primo anno di governo non siamo riusciti a realizzarlo perché i nostri ex alleati volevano far credere che si sarebbero trovati 30 miliardi sotto i cavoli. Motivo per il quale decisero tra un mojto e l’altro di far cadere il Governo pur di non far emergere la verità. Questo Governo invece ha i piedi per terra e si è impegnato seriamente fin da quest’anno a ridurre le tasse ai lavoratori. A regime sono 5 miliardi che ci auguriamo di poter aumentare con gli introiti della lotta all’evasione. La riduzione dell’IRPEF, combinata con l’evitato aumento dell’IVA (che sarebbe costato, in media, 500 euro in più a famiglia) rappresenta un grande risultato di cui siamo orgogliosi.Scriveremo i dettagli di questa riforma col Parlamento, con le parti sociali e con i cittadini. Diteci la vostra!”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Evasione fiscale, USB: per batterla abolire l’Iva sui beni di prima necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

In mancanza di proposte concrete e strutturate non possiamo non rilevare una certa schizofrenia che da sempre accompagna il tema della lotta all’evasione fiscale: dalle “manette agli evasori” al “Fisco amico”, dall’innalzamento del tetto per l’uso del contante alla lotta contro il contante. E proprio mentre il governo rivolge tutta la sua attenzione (giustamente) verso chi non emette scontrini o ricevute, uno studio della CGIA di Mestre registra, invece, che l’entità dell’evasione delle grandi aziende è superiore di ben 16 volte a quella delle piccole aziende! E qui entrano in campo tutti quei provvedimenti normativi che, nel corso degli anni, hanno tanto allargato le maglie della legge da consentire al mondo delle grandi imprese e alle banche di conseguire indebiti vantaggi di imposta, pur tenendo formalmente un comportamento “legale”.Quello che manca, oramai da decenni a questa parte, è una seria riflessione sul nostro sistema fiscale e sulla sua funzione sociale: perché dovrebbe essere esattamente questa riflessione a orientare le politiche fiscali.L’USB è convinta da sempre che l’attività sindacale debba coniugare le sacrosante rivendicazioni salariali con la difesa della funzione sociale che, anche all’interno del settore fiscale, i lavoratori sono chiamati a svolgere.
In altre parole non si può fare una seria lotta all’evasione in presenza di una contrazione degli organici e di politiche retributive che, lungi dal riconoscere le professionalità, hanno sistematicamente mortificato i lavoratori.Allo stesso tempo occorre mettere al centro del dibattito il tema della lotta alle diseguaglianze perché è sotto gli occhi di tutti la trasformazione del Fisco da strumento di giustizia sociale attraverso il principio di progressività dell’imposta, a strumento che ha acuito ed approfondito le diseguaglianze sociali.E allora è a livello sistemico che bisogna intervenire non limitandosi ad interventi spot che magari recuperano qualche risorsa qua e là ma riproducono l’insopportabile iniquità fiscale che caratterizza il nostro sistema.La bussola deve essere l’articolo 53 della Costituzione poiché è all’interno di questo ragionamento che si deve collocare la politica fiscale.Occorre tornare ad un sistema fiscale allineato con la nostra Costituzione, a partire da una vera riforma dell’Irpef, e relegando le imposte indirette, in particolare l’IVA il cui peso negli anni si è notevolmente accresciuto, a una funzione marginale: è nota a tutti, infatti, la natura regressiva di tale imposta che grava nella stessa maniera sui redditi più bassi così come su quegli più alti.L’USB ha, quindi, da tempo individuato proposte concrete volte proprio a riallineare il nostro sistema fiscale al dettato costituzionale.

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Bollette luce e gas: con l’IVA al 5%?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Il taglio dell’IVA sulle bollette luce e gas è una delle misure allo studio del Governo; ma quanto risparmierebbero gli italiani se venisse confermata? Facile.it ha preso in esame la spesa media di una famiglia italiana* scoprendo che, a fronte di un costo complessivo annuo di circa 1.614 euro a famiglia, il risparmio stimato potrebbe essere compreso tra i 26 e i 144 euro l’anno.
Considerando il consumo medio di una famiglia italiana, secondo l’analisi di Facile.it la spesa media annuale sostenuta per l’energia elettrica è pari a 572 euro, dei quali 52 euro dovuti per l’IVA al 10%.Qualora l’imposta venisse ridotta al 5%, il risparmio complessivo sarebbe pari a circa 26 euro l’anno, vale a dire poco più di 2 euro al mese, e la spesa finale per la famiglia tipo scenderebbe a 546 euro.
Il risparmio sulla bolletta del gas potrebbe variare a seconda di come il Governo intenderà applicare la riduzione dell’aliquota. È bene sapere che sulla bolletta del gas grava un’IVA differente a seconda dei consumi: per i primi 480 smc di gas, l’IVA applicata è pari al 10% mentre per i consumi superiori a questa soglia, l’aliquota sale a 22%.
Secondo l’analisi di Facile.it, considerando il consumo medio di una famiglia italiana, la spesa annuale sostenuta per il gas è pari a 1.042 euro.Se la riduzione riguarderà solo l’aliquota del 10%, i benefici sulle tasche dei consumatori sarebbero estremamente ridotti; ogni famiglia risparmierebbe circa 13 euro l’anno, poco più di un caffè al mese, e il costo complessivo della bolletta scenderebbe a 1.029 euro. Ben più alto, invece, sarebbe il risparmio per i cittadini qualora il taglio dell’IVA riguardasse anche l’aliquota al 22%. In questo caso, gli italiani potrebbero risparmiare circa 118 euro l’anno e la bolletta del gas si ridurrebbe fino ad arrivare a 924 euro.

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Villarosa: possibile riordino Iva ma non per fare cassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

“No a qualunque ipotesi di riordino dell’Iva fino a che non sarà approvata la Legge di Bilancio e trovati i 23,1 miliardi necessari per scongiurare l’aumento dell’Iva” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione del sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa, che ipotizza riordino delle aliquote, anche se non per fare cassa. “Da anni chiediamo un riordino delle aliquote, per far scendere quelle sui beni necessari, compensato da un rialzo sulle spese voluttuarie, indicative di una condizione economica solida, ma a parte il fatto che, a differenza di quel che pensa il sottosegretario, non sono certo quelle sugli alimenti che vanno alzate, il punto è che queste operazioni, se davvero non si vuole fare cassa, vanno fatte solo ed esclusivamente quando non sono in corso manovre e conti da far quadrare!” conclude Dona.

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Iva sulle patenti: autoscuole chiedono intervento Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Le autoscuole chiedono al Governo di intervenire sia contro l’introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti sia sul recupero retroattivo dell’imposta sugli ultimi cinque anni.
“Giusto, anche i consumatori condividono la richiesta delle autoscuole. In particolar modo, il Governo deve intervenire con urgenza sulla retroattività e chiarire che nulla è dovuto per gli anni precedenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Inutile dire che siamo contro anche all’applicazione dell’Iva, visto che alla fine la pagherebbero i consumatori. Un’imposta particolarmente odiosa visto che graverebbe sui giovani e sull’educazione stradale. Anche se in questo caso si tratta di superare una sentenza della Corte di Giustizia Ue, e quindi temiamo tempi più lunghi per risolvere la questione” conclude Dona.

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Autoscuole e IVA a ritroso

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Il caso non è molto noto, ma è tipico della burocrazia e se portato alle conseguenze logiche, sarà esplosivo. Stiamo parlando dell’IVA non pagata dalle autoscuole dal 1972, non per loro evasione/negligenza, ma per responsabilità del Fisco italiano, che sembra non avere intenzione di farsene carico visto che richiede alle autoscuole di versare il 22% di IVA per gli ultimi cinque anni (per gli anni prima il pagamento è prescritto)… e le autoscuole potranno fare altrettanto nei confronti dei loro clienti di questi ultimi cinque anni.
Il tutto parte da un’autoscuola tedesca, a cui era stata negata l’esenzione dell’IVA come avviene in Italia e Spagna. A questo punto si è rivolta alla Corte di Giustizia europea che, lo scorso marzo, ha detto che aveva torto e che tutte le autoscuole europee devono pagare questa imposta. L’Agenzia delle Entrate si è subito mossa, con provvedimento retroattivo, ed ha chiesto gli arretrati per gli ultimi cinque anni, a partire quindi dal 2014.
Le autoscuole, ovviamente, sono in agitazione ed hanno previsto già diverse iniziative.
La questione però non riguarda solo le autoscuole, ma anche tutti coloro che in questi anni hanno usufruito dei loro servizi. A cui, sempre entro i cinque anni di prescrizione, le autoscuole potrebbero intimare di pagare il dovuto a colmare l’imposta. E sarebbe una cosa giusta, da parte delle autoscuole. Ma sorge un problema pratico. Ogni autoscuola dovrebbe chiedere ad ogni suo cliente che ha questi requisiti, di versare il dovuto. La richiesta in sé ha comunque un costo, e siccome è molto probabile che ad una semplice richiesta per posta ordinaria saranno in pochi ad ottemperare (anche perché alcuni indirizzi non saranno più validi, e per rintracciarli all’anagrafe ci sono da sostenere ulteriori costi), le autoscuole dovranno sostenere nuovi costi dovendo procedere con una diffida tramite raccomandata A/R… a cui non è detto che tutti ottempereranno, per cui, non si può escludere che le autoscuole debbano attivare le procedure giudiziarie del caso.
Insomma: un macello! Da una parte per le autoscuole (che devono pagare e spendere per recuperare il recuperabile), dall’altra gli utenti/clienti di queste autoscuole che si vedono richiedere questa imposta. Entrambi i soggetti (autoscuole e loro clienti) solo “salvati” in parte grazie alla prescrizione quinquennale… che se fosse tutto applicato dal 1972… fantafisco… ma è bene ricordarlo! Fortuna per quelli prima del 2014! Se si lascia il tutto così come sta procedendo, il “macello” è triplo:
1 – economico per autoscuole e utenti;
2 – economico per il Fisco, che dovrà spendere non poco per recuperare il dovuto… e non è detto che alla fine 2+2 faccia 4, cioè che ci sia un tornaconto economico per lo Stato;
3 – politico, visto che tutti i soggetti coinvolti si sentiranno presi in giro a dover pagare per colpe non loro e, cosa abituale purtroppo, la loro fiducia nello Stato diminuirà ancora e non si sentiranno incivili e asociali quando, alla prima occasione e possibilità, potranno fregare il Fisco.
Allo stato dei fatti, quindi, le soluzioni burocratiche non ci sono, se non quelle di cercar di far pagare chi di dovere, visto che dal punto di vista normativo la vicenda è ineccepibile.
Esiste a nostro avviso solo la soluzione politica. Un provvedimento legislativo che faccia piazza pulita del trascorso, una valutazione sull’imposta così come previsto nelle norme del 1972 e, nel caso, cambiare queste norme oppure prendere atto che dal giorno xx (del futuro e non del passato) questa IVA è dovuta. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Governo scongiuri aumento IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Attendiamo con preoccupazione la riunione prevista in Senato per domani, nell’ambito della quale ci auguriamo siano prese decisioni improntate alla responsabilità, per il bene del Paese.L’Italia, infatti, si trova in una situazione di stallo allarmante: da mesi, di fatto, non è governata.Una latitanza istituzionale che mette sempre più in difficoltà il Paese, in un quadro di crisi mondiale in cui stare fermi equivale ad una disfatta sul piano economico e politico. Non è tollerabile governare un Paese solo attraverso apparizioni eclatanti, slogan, insulti ed annunci. C’è bisogno di provvedimenti seri per garantire la solidità del sistema economico, che segna importanti segni di cedimento che chi governa non può ignorare.Di fronte all’aumento del deficit e al rischio dell’aumento dell’IVA, che deve essere scongiurato al più presto (secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori peserebbe per ben 831,27 Euro annui a famiglia con conseguenze drammatiche sull’intera economia), ci aspettiamo scelte che portino alla stabilità indispensabile per avviare le riforme necessarie e garantire la tenuta sociale ed economica del Paese.

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Tra crisi di Governo e possibile aumento dell’IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La crisi di Governo e il probabile aumento dell’IVA porterà ad una ulteriore contrazione dei consumi. Ad altre crisi aziendali nel commercio. Ad altre chiusure, ad altri licenziamenti. Ad ulteriori compressioni di diritti e di salario. Ora le due compagini che formano il Governo si rimpallano le responsabilità: la bestia contro Rousseau. Ma a pagare saranno solo le lavoratrici ed i lavoratori. Gli stessi che erano stati illusi con la bufala delle chiusure domenicali e festive.«Siamo alla follia – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il Governo del cambiamento, ma in peggio, non tiene in alcun conto il Paese reale, né tanto meno la seconda attività produttiva italiana e i suoi lavoratori».«Veniamo da una crisi profonda che ci consegna il preoccupante dato di ben 32mila negozi in meno dal 2011 ad oggi – prosegue il rappresentante sindacale – un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E altri 5mila negozi sono destinati a sparire quest’anno, al ritmo di 14 al giorno. L’aumento dell’IVA avrebbe un effetto devastante sulla fiducia delle imprese, produrrebbe una contrazione dei consumi senza precedenti e la conseguente perdita occupazionale più massiccia degli ultimi anni».
«Se il Governo aveva in mente di chiudere la domenica e i festivi chiudendo definitivamente migliaia di attività commerciali, ha imboccato la strada giusta. Ahimé.» – conclude Iacovone.

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Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

“È una grande vittoria per l’Italia e per tutti i lettori europei”. È il primo commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi dopo il via libera dell’Ecofin alla proposta che consentirà agli Stati membri di applicare aliquote Iva ridotte alle pubblicazioni elettroniche.“L’Europa segue la direzione presa dall’Italia, che dal 1 gennaio 2015 ha scelto di applicare l’Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali come per i libri di carta” prosegue Levi. “Segna così la sua grande vittoria, partita con la campagna di AIE #unlibroèunlibro e divenuta un’intera battaglia italiana grazie al sostegno del governo, in una direzione coraggiosa quando in Europa questa era una posizione minoritaria. È grazie a questo grande gioco di squadra che oggi tutti i lettori europei, sia su carta sia su ebook, avranno gli stessi diritti”.

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Via libera alla revisione dell’IVA per semplificare il sistema e ridurre le frodi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Bruxelles. Il PE ha sostenuto mercoledì i punti principali della proposta di riforma dell’IVA presentata dalla Commissione e proposto alcuni adeguamenti come la fissazione di un’aliquota massima.Sono stati messi ai voti due atti legislativi. Il primo mira a facilitare gli scambi, soprattutto per le PMI, nel mercato unico e a ridurre le frodi sull’IVA, mentre il secondo stabilisce un sistema più chiaro di aliquote IVA. Entrambe le misure fanno parte del pacchetto di riforma del sistema IVA.Secondo alcuni studi, ogni anno i Paesi dell’UE perdono fino a 50 miliardi di euro a causa di frodi transfrontaliere in materia di imposta sul valore aggiunto.
Con queste due votazioni, i deputati hanno sostenuto l’iniziativa della Commissione e proposto di stabilire un’aliquota IVA massima del 25% e introdurre un meccanismo di risoluzione delle controversie, un sistema di notifica automatica delle modifiche alle norme IVA fra i diversi Stati membri e un portale informativo, attraverso il quale ottenere rapidamente informazioni accurate sulle aliquote IVA in tutta l’UE.La risoluzione sulla semplificazione del sistema IVA è stata approvata con 536 voti a favore, 19 contrari e 110 astenuti. Quella sulle aliquote con 615 a favore, 9 contrari e 43 astensioni. Le proposte di miglioramento saranno ora trasmesse al Consiglio, che avrà il compito di adottare la legislazione, poiché il Parlamento è solo consultato in materia di fiscalità.

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Ottavo convegno internazionale sull’IVA

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Parma giovedì 12 aprile, dalle ore 15 alle ore 18.30, nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Università di Parma (via Università 12). Nuovi profili dell’imposta, verso una disciplina definitiva il titolo dell’appuntamento, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Ateneo.Il convegno ha ottenuto il patrocinio del Collegio Europeo di Parma, dell’Institudo de Estudios Tributários (Brasile), dell’Ordine degli Avvocati di Parma, dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Parma e dell’Associazione culturale della Scuola dei Difensori tributari (ADT), fondata dal Prof. Cesare Glendi, Professore Emerito di Diritto processuale civile all’Università di Parma.Si tratta dell’ottavo convegno sull’imposta sul valore aggiunto organizzato ogni anno a Parma dal prof. Alberto Comelli, Professore Associato di Diritto tributario al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Università di Parma.
Sarà un’occasione utile per approfondire le più attuali problematiche in materia di IVA, sotto il profilo sia europeo sia domestico, analizzando la traiettoria evolutiva di questo fondamentale (e complesso) tributo, nell’ottica di realizzare “uno spazio unico europeo dell’IVA” alla luce non solamente delle iniziative della Commissione europea ma anche delle più recenti sentenze in materia della Corte di giustizia dell’Unione Europea. Alla stregua della comunicazione della Commissione europea 566 del 4 ottobre 2017, sarà analizzata l’evoluzione verso la disciplina definitiva dell’imposta suddivisa in due tappe, con applicazione del principio di imposizione nello Stato membro di destinazione, con riferimento sia alle cessioni di beni sia alle prestazioni di servizi.Il convegno conferma la centralità del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Università di Parma nel panorama non solamente italiano ma europeo nella ricerca in materia di imposta sul valore aggiunto.Tra i relatori si segnalano il prof. Franco Gallo, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, la dott.ssa Roberta Grappiolo, che lavora presso la Direzione Generale della Commissione europea, e il prof. Arthur Maria Ferreira Neto, Professore di Direito Tributário e Direito Constitucional presso la Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul (PUCRS), a Porto Alegre (Brasile).Il convegno celebrerà i primi dieci anni di attività (2008-2018) del Network di ricerca in Diritto tributario, fondato e coordinato dal prof. Alberto Comelli. Il Network promuove in modo sistematico la ricerca individuale e collettiva nella materia tributaria europea e internazionale, in collaborazione con alcune importanti Università e Centri di ricerca europei.Durante i lavori sarà presentata la pubblicazione degli atti del settimo convegno annuale sull’IVA (Nuove problematiche e prospettive di evoluzione del sistema dell’IVA, che si è svolto a Parma il 23 marzo 2017), inserita nella collana dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto tributario.La partecipazione al convegno è gratuita.

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Disinnescare gli aumenti IVA previsti per il 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

«Univendita concorda con il presidente di Confcommercio Sangalli nell’esprimere preoccupazione per i segnali di una frenata della crescita nel nostro Paese. Sia il rapporto presentato oggi dal Centro Studi dell’associazione, sia gli indicatori Istat, rilevano nei primi mesi di quest’anno un rallentamento nella produzione e nei consumi, segno di una ripresa fragile, a rischio di sgonfiarsi. Auspichiamo che il prossimo governo faccia quanto necessario per sostenere la fiducia di imprese e consumatori: siamo con Confcommercio nel chiedere il disinnesco delle clausole di salvaguardia che porterebbero a un aumento dell’IVA nel 2019. La crescita va rafforzata: riduzione delle imposte e semplificazione burocratica sono i due interventi fondamentali per centrare l’obiettivo».
Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende operanti nel settore della vendita diretta a domicilio in Italia. Le imprese associate a Univendita contano oltre 158mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2017 un fatturato complessivo di 1,66 miliardi di euro. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Fisco: Unc, no ad aumenti dell’Iva

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

“No a qualunque ipotesi di aumento dell’Iva che finirebbe per colpire innanzitutto quel 31% di italiani che, stando ai dati di oggi di Bankitalia, fatica ad arrivare alla fine del mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Sarebbe incredibile se, dopo aver tutti promesso in campagna elettorale di voler ridurre le tasse, poi si aumentasse proprio quella più iniqua che, essendo proporzionale, colpirebbe molto di più le famiglie povere e numerose, oltre a reprimere ulteriormente i consumi, che ancora stentano a decollare, considerato che nel IV trimestre 2017 sia i consumi finali che la spesa delle famiglie residenti sono aumentati solo dello 0,1% rispetto al III trimestre 2017” prosegue Dona.

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