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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Presentazione del libro JIHAD Significato e attualità

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

milanodavedereMilano giovedì 9 febbraio 2017 – ore 20.30 Libreria Paoline – Via Francesco Albani, 21. Intervengono Prof.ssa Silvia Scaranari – Autrice del libro Prof.ssa Laura Boccenti – Responsabile Regionale di Alleanza Cattolica. Nel corso dell’incontro sarà presentata l’intera collana editoriale ISLAM – SAPERNE DI PIÙ (di cui il libro fa parte).
Il fenomeno del jihād – è scritto nel libro – armato è entrato prepotentemente nelle nostre case con i ripetuti attacchi degli ultimi anni, suscitando, anche nel mondo islamico, un dibattito molto articolato.Per non criminalizzare tutto l’islam o, al contrario, deresponsabilizzarlo immaginando l’esistenza di un’ala «deviata», è utile ricostruire il significato del termine jihād a partire dalla dottrina. Nel libro si esamina anche il suo sviluppo nel corso della storia, arrivando fino ai nostri giorni, in cui il martirio-suicidio, ignoto nell’islam sunnita fino al XX secolo, è diventato uno strumento privilegiato di lotta.Il tema è stato sviluppato in 5 capitoli dove vengono affrontati quindi la nascita, lo sviluppo, le diverse forme di jihad, le attuali dinamiche presenti nei principali gruppi jihadisti. Il linguaggio usato è divulgativo e i riferimenti bibliografici presenti in nota sono facilmente reperibili.
Silvia Scaranari, laureata in lettere moderne a Torino e in filosofia a Parma, è cofondatrice del «Centro Federico Peirone» per il dialogo cristiano-islamico di Torino. Collabora alla rivista bimestrale Il dialogo / al-hiwār ed è autrice di diversi testi, fra i quali: L’Islam (1998); con altri autori: Islam: storia, dottrina, rapporti con il cristianesimo (2004); con A.T. Negri: I musulmani in Piemonte (2005) e I ragazzi musulmani nella scuola statale (2008).

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Attentato a Nizza e il futuro del Jihad in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

strage-di-nizzaL’attentato, tra i più efferati compiuti in Europa dal jihad, quello della sera del 14 Luglio a Nizza è particolarmente interessante da studiare. E’ stato scelto un luogo di divertimento, come nel caso del Bataclan parigino, ma all’aperto e senza una specifica indicazione della identità religiosa dei presenti. I proprietari del locale di Parigi erano, si ricorderà, di religione ebraica, e l’atto terroristico avveniva dopo una sequenza di eccidi islamisti in luoghi ad alta presenza di cittadini francesi ed ebrei.Nel caso dell’eccidio di Nizza, non c’è nessuna differenza di bersaglio tra ebrei, cristiani o addirittura islamici presenti tra l’immensa folla che si raduna sulla Promenade des Anglais per festeggiare l’inizio della Francia repubblicana. Si colpisce la nazione, il simbolo, la gente comune. Tutti, insomma.Qui, allora, i dati da studiare sono diversi e, forse, più pericolosi di quanto non si possa oggi immaginare: il camion era guidato da un cittadino francese di origine tunisina, cittadino di Nizza.Poi, il camion. Chi l’ha comprato, o rubato, ha una rete di copertura ampia che sconfina molto probabilmente con la malavita, anche con quella non jihadista. Infatti, il pilota del TIR criminale era un jihadista con precedenti penali per reati comuni. Non è da escludere quindi l’inizio di un legame tra la tradizionale “mala” e il jihad. Fornire armi al jihad (anche se quelle trovate sul camion erano non utilizzabili) e le connessioni con le reti del contrabbando, di armi o di altro, potrebbe essere il nuovo business delle reti criminali tradizionali.
Sul piano teorico, della dottrina del jihad, l’attacco all’Europa è stato largamente previsto e stimolato dai proclami di Isis e Al Qaeda. Quando lo “stato” iraqeno-siriano si sgretola, le due organizzazioni rivali del jihad si ritrovano sulla stessa linea, quella degli attentati terroristici tra i “crociati e gli ebrei”.L’attacco indiscriminato, che alcuni analisti avevano ritenuto “superato” da parte di Al Qaeda, o dell’Isis, è oggi necessario per la sopravvivenza del jihad. Serve per manifestare potenza, e quindi richiamare la simpatia dei numerosi islamisti in fase di radicalizzazione, dimostrare forza per “proteggere” le minoranze islamiche presenti sul territorio deli “infedeli”, serve inoltre per spaventare la pubblica opinione e i governi occidentali, è utile infine per bloccare le attività della polizia e dei Servizi.E questo accade, deve accadere secondo i jihadisti, proprio nel momento in cui lo “stato” sirio-iraqeno sta fallendo.Sembra poi che la qualità delle forze dell’ordine e dell’intelligence sia un criterio di selezione da parte dei terroristi del jihad. Quanto meno efficienti, tanto più il loro Paese diventa un bersaglio. Prima il Belgio, in cui la polizia vallona non comunica con quella fiamminga, con Servizi di carattere, come dire? casalingo;poi la Francia, che ha subito anch’essa una riforma dei Servizi disfunzionale e cervellotica, sia per la loro attività estera che per quella interna. Non citiamo qui, per carità di Patria, quella del 2007 italiana. Detto tra parentesi, sembra proprio che le democrazie europee, oggi, non capiscano niente di intelligence.Le democrazie europee, quindi, devono quindi decidersi: o sacrificano una parte dei “diritti” e della privacy della cittadinanza per proteggerla dal jihad, o, seguendo il mito della democrazia di massa, dovranno accettare attentati sempre più efferati.C’è poi il problema dei dati su cui lavorare: tutti i Servizi e le Polizie operano oggi troppo ex post. Si ritiene, erroneamente, che il jihad generi reati che vanno colpiti singolarmente, mentre la predicazione della “guerra santa” rientra nelle libertà, appunto, garantite fin dai tempi della Rivoluzione Francese, ma con qualche parentesi storica. Falso. Il jihad è una strategia specifica di una guerra che è totalmente diversa da quella clausewitziana.
Occorre che le forze di polizia passino dalla (scarsa) repressione di alcuni reati connessi o derivanti dal jihad al contrasto nettissimo e strutturale con la stessa “guerra santa”. Un po’ come fecero Falcone e Borsellino con la mafia. Quindi occorrerà delineare una strategia contro l’islamismo in guerra, che riconnette insieme pressioni durissime contro gli stati finanziatori, azioni di guerra psicologica in Europa e fuori, repressione preventiva di focolai di jihad. Imitare noi la pratica del jihad per contrastarlo: sono le tecniche opfore di “guerra ibrida” che oggi una la Federazione Russa in Ucraina, per esempio. Lavorare dopo il fatto è quindi duro, ma inevitabile oggi per le Polizie europee. Occorre fare il contrario, e stabilmente.E ciò accade per vari motivi. Il primo è quello che i jihadisti hanno un uso rapido e efficiente dei social media e del crittaggio da usare in essi. Kik, Surespot, Telegram, Wikr, Detect, Tor, sono tutte applicazioni del tutto legali che servono per il crittaggio dei messaggi jihadisti, o per andare nel deep internet, quello che non risulta dai motori di ricerca. Isis ha sviluppato da tempo dei siti per addestrare alla encryption. Sono anch’essi tendenzialmente privi di segnali operativi, ma delineano, al momento buono, e solo a chi lo deve compiere, il posto e il tempo dell’attentato.U na sporulazione delle fonti che rende quindi difficile per qualsiasi intelligence seguire il jihad, che è fatto di reti occulte, in gran parte non ancora esplorate, che vivono secondo la regola “da bocca a orecchio” o della comunicazione verbale immediata, ma che si sovrappongono e comandano la comunicazione on line. Peraltro, è duro dirlo, le intelligence europee operano su due criteri di difficile verifica operativa. O il “grande vecchio” che decide tutto magari da qualche caverna nei Territori tribali del Pakistan, come era il caso di Osama Bin Laden, o il free rider, il giovane emarginato e radicalizzato che fa tutto da solo.In parte, i giovani del jihad possono fare molto da soli, perché le indicazioni dal vertice sono sempre generiche, e sta a chi opera sul terreno vedere, verificare, programmare. Ma questo non accade mai senza un via da parte di uno dei molteplici centri di comando, che poi devono giustificare e ampliare l’effetto dell’atto terroristico. Ritengo che l’Europa sarà quindi il prossimo campo di azione del jihad. Per molti motivi: il primo è che la massa di immigrati è tale da poter servire come rete di protezione, reclutamento, finanziamento per un buon numero di jihadisti. Lo disse il vecchio capo della Fratellanza Musulmana Mohammed Badie, pochi anni fa: “l’Europa non la invaderemo con il jihad, basterà la demografia”. E’proprio quello che sostengono, senza saperlo, molte anime belle del multiculturalismo.Il secondo motivo è che, come il jihad ha proclamato poco tempo fa, l’Europa verrà rapidamente islamizzata e la bandiera nera dell’Isis batterà, come mostrava una copertina della rivista teorica del gruppo siriano-iraqeno, sul Vaticano.Quello che dicono fanno, ma non sappiamo mai come. E’ il momento, allora, di ripensare le strategie di intelligence in tutta Europa, senza creare una inutile “agenzia unica” ma ripensando in modo nuovo e creativo la minaccia jihadista. (Giancarlo Elia Valori)

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Convegno Genocidio dei Cristiani: La Jihad da Oriente a Casa nostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

camera deputati2Roma lunedì 19 ottobre, dalle ore 14.30 (con accreditamento dalle ore.14.00) presso l’Aula del Gruppi Parlamentari, in Via Campo Marzio 78.
L’evento è organizzato dall’Associazione Umanitaria Padana Onlus e dall’Associazione Pakistani Cristiani in Italia, in collaborazione con l’On. Marco Rondini e altri parlamentari italiani.«Questo convegno – spiegano i promotori – intende interpellare con lucido realismo la coscienza e la ragione del nostro paese, dando voce alle minoranze cristiane d’Oriente che, pur nella prova, continuano a testimoniare una fede viva in Cristo». Al tempo stesso, si vuole «puntare i riflettori sui pericoli dell’espansionismo jihadista da Oriente a casa nostra, con la volontà di chiedere al mondo dell’informazione e della politica un’analisi priva di retorica, risposte precise e, soprattutto, impegni concreti».
All’intervento introduttivo di Sara Fumagalli, Coordinatrice di Umanitaria Padana Onlus e Presidente Onorario dell’Associazione Pakistani Cristiani in Italia, seguirà la testimonianza di Samaan Daoud, profugo cristiano di Damasco.Il pomeriggio si articolerà quindi in tre tavole rotonde. Nella prima, moderata dal vaticanista del Tg2 Enzo Romeo, il mondo dei media dialogherà con quello delle associazioni sul tema Notizie, analisi e percezioni. Interverranno: Alessandra Buzzetti, vaticanista del Tg5, Riccardo Cascioli, direttore La Nuova Bussola Quotidiana, Renato Farina, editorialista de Il Giornale, Sara Fornari, redattrice di Telepace, Paolo Rodari, vaticanista de La Repubblica, Don Salvatore Lazzara, vice Presidente Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria, Massimo Polledri, Associazione Amicizia e Cooperazione Italia-Pakistan (Isiamed), Attilio Tamburrini, socio fondatore di Alleanza Cattolica. Seguirà la visione di un videoreportage dell’Umanitaria Padana Onlus, dal titolo “SOS Cristiani”. Nella seconda tavola rotonda, moderata dalla portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre Marta Petrosillo, si darà invece spazio a La voce dei perseguitati. Interverranno: S. B. Gregorios Laham, patriarca della Chiesa Greco Cattolica Melchita, S. B. Louis Raphael Sako, patriarca della Chiesa di Babilonia dei Caldei, S. B. Ignacio Joseph III Younan, patriarca della Chiesa di Antiochia dei Siri, S. E. Monsignor Joseph Arshad, vescovo di Faisalabad (Pakistan), S.E. Monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore Apostolico di Mogadiscio (Somalia), Archimandrita Tovma Khachatryan, responsabile della Chiesa Armena Apostolica d’Italia e vicario generale del Delegato Pontificio dell’Europa Occidentale, Don Gilbert Shahzad, assistente ecclesiastico dell’Associazione Pakistani Cristiani in Italia.
La terza tavola rotonda, moderata dalla presidente dell’Associazione Parlamentare Amici del Pakistan On. Luisa Capitanio Santolini, è quindi dedicata a La risposta della politica italiana. Interverranno: On. Marco Rondini, Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, On. Paola Binetti, Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, On. Mara Carfagna, Commissione Affari Esteri e Comunitari Camera, On. Eugenia Roccella, Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, Sen. Maurizio Gasparri, vice Presidente del Senato.Dopo il dibattito, concluderà i lavori il Prof. Shahid Mobeen, docente di Pensiero e Religione Islamica presso la Pontificia Università Lateranense e fondatore Associazione Pakistani Cristiani in Italia.
Alle ore 19.00 seguirà la Santa Messa in Liturgia in Rito Orientale, in Italiano e Aramaico, nella vicina Chiesa di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio.

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La Jihad di Gheddafi

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del Pratito Radicale Nonviolento eletto senatore nelle liste del Pd: ” Gheddafi ha incitato alla Jihad contro la Svizzera dicendo che non si tratterebbe di terrorismo, e oggi il Ministro Maroni – come se niente fosse! – si preoccupa di risolvere rapidamente il contenzioso tra Libia e Svizzera, altrimenti “ci potrebbero essere conseguenze molto negative per l’Italia e altri Paesi dell’Unione europea nel controllo dell’immigrazione clandestina e anche sul fronte della esistenza dei sistemi di controllo come Schengen”. Possibile che un paladino della sicurezza a ogni costo come il Ministro, rappresentante di una Lega che si ritiene la vera depositaria della difesa dei valori cristiani in Italia, sorvoli sulla chiamata alla Jihad contro gli elvetici vicini della sua Padania? In Parlamento il Ministri Frattini ha promesso di essere equidistante tra Tripoli e Berna, questa posizione era inaccettabile ieri, oggi che c’e’ la minaccia di attacco alla Svizzera potrebbe divenire l’ennesima grave omissione di obblighi internazionali del Governo. Adesso si spiega perche’ nel trattato di “amicizia” colla Libia è stato scritto chiaramente che le basi italiane non sarebbero mai state utilizzate per attaccare il regime di Gheddafi. Il colonnello pianificava le sue vendette già due anni fa”.

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