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Attacchi jihadisti in Mozambico

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Gli estremisti islamici stanno tentando di sradicare la presenza cristiana dal Mozambico, in particolare tramite gli attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Le aggressioni, iniziate nell’ottobre 2017, secondo fonti della Chiesa locale hanno causato circa 2.500 vittime e 750.000 senzatetto. Cresce anche il numero dei rapimenti, la maggior parte dei quali ai danni di minori. I terroristi addestrano militarmente i bambini sequestrati per impiegarli nei loro ranghi, mentre le minorenni vengono violentate e costrette a diventare loro “spose”. A ciò si aggiungono i traumi dei bambini costretti ad assistere alle esecuzioni sommarie dei genitori. Aiuto alla Chiesa che Soffre, mentre continua a denunciare il dramma vissuto dalla popolazione locale, non solo cristiana, e la sostanziale inerzia delle istituzioni internazionali, si rivolge ai propri benefattori con alcuni progetti che intendono proteggere ciò che i jihadisti tentano di distruggere. La fondazione pontificia sta raccogliendo fondi per assicurare il necessario sostegno psicologico e sociale per gli sfollati della provincia di Cabo Delgado. Nella stessa area ACS fornirà aiuti di emergenza, in particolare materiali per la costruzione di sessanta case e due centri comunitari per i rifugiati. Ma proprio in questi ultimi giorni Aiuto alla Chiesa che Soffre sta ricevendo altre richieste di aiuto dalle diverse diocesi del Paese. Le urgenze sono individuate dai vescovi locali per garantire la continuità dell’attività pastorale e il futuro della Chiesa in Mozambico. ACS sosterrà la formazione di dieci religiose della Congregazione delle Figlie agostiniane del Santissimo Salvatore di Khongolote, e quella di trentanove seminaristi della diocesi di Tete; fornirà aiuti straordinari per l’acquisto di attrezzature per la protezione dalla minaccia del COVID-19 da destinare a centodiciannove sacerdoti e suore in servizio a Tete e a tutti i componenti della comunità; garantirà la sussistenza di settantuno religiose della diocesi di Nacala; supporterà i sacerdoti attraverso le offerte per la celebrazione di Messe presso i Seminari San Carlo Lwanga e Mater Apostolorum a Nampula; sosterrà l’evangelizzazione tramite il mezzo radiofonico e farà avere veicoli per l’attività pastorale delle suore in servizio presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Carapira. Aiuto alla Chiesa che Soffre lo scorso novembre 2020 ha destinato 100.000 euro agli aiuti di emergenza per soccorrere la popolazione brutalmente aggredita dai jihadisti mozambicani affiliati all’ISIS. Nel 2021 intende continuare a essere vicina alla popolazione ferita e sostanzialmente ignorata dalla comunità internazionale.

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“Cristiani nel mirino: Cessino gli aiuti esteri ai Jihadisti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

«Se si continuerà a non intervenire il risultato sarà l’eliminazione della presenza cristiana da quest’area e forse in futuro anche dall’intero Paese». Così afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Laurent Birfuoré Dabiré, vescovo di Dori, dopo l’ennesimo attacco anticristiano avvenuto in Burkina Faso.La violenza si è verificata il 27 giugno, ma soltanto nelle ultime ore si è diffusa la notizia. «È accaduto nella vicina diocesi di Ouahigouya – racconta il presule – mentre gli abitanti del villaggio di Bani si erano radunati per parlare tra loro. I fondamentalisti sono arrivati ed hanno costretto tutti i presenti a sdraiarsi per terra. Li hanno perquisiti. Quattro di loro indossavano delle croci. Li hanno uccisi perché erano cristiani». Dopo il massacro gli estremisti hanno intimato agli altri abitanti che se non si fossero convertiti all’Islam, avrebbero ucciso anche loro.Si tratta del quinto attacco anticristiano avvenuto dall’inizio dell’anno nel nordest del Paese, con un bilancio di 20 cristiani uccisi. Le violenze hanno colpito le tre diocesi di Dori, Kaya e Ouahigouya. Monsignor Dabiré riferisce come l’azione dei fondamentalisti si sia intensificata a partire dal 2015. «Prima agivano soltanto nelle zone di frontiera con il Mali e con il Niger. Pian piano sono penetrati nell’interno colpendo l’esercito, i funzionari e la popolazione. Oggi il loro obiettivo sono i cristiani e credo che vogliano scatenare un conflitto interreligioso».Se inizialmente si credeva che gli estremisti fossero stranieri, con il tempo si è scoperto che tra di loro non mancano i burkinabé. «Ci sono giovani che si sono uniti ai jihadisti per mancanza di denaro, lavoro e prospettive, ma anche elementi radicalizzati che partecipano a tali movimenti perché li ritengono espressione della loro fede islamica».Intanto cresce sempre più la paura all’interno della comunità cristiana. «È dal 2015 che siamo sotto questa pioggia di violenze», afferma il presule nella cui diocesi il 17 marzo scorso è stato rapito un sacerdote, don Joël Yougbaré. «Ancora oggi non abbiamo sue notizie – aggiunge – Il livello di insicurezza aumenta costantemente e ci ha costretti perfino a ridurre le attività pastorali». Monsignor Dabiré spiega infatti che vi sono zone alle quali è ormai impossibile accedere e che è stato costretto anche a chiudere due parrocchie per proteggere i fedeli, i sacerdoti e le religiose.Tra tanta sofferenza, feriscono anche la mancata azione a difesa delle comunità cristiane e soprattutto l’aiuto offerto dall’estero ai jihadisti. «Le armi che usano non sono fabbricate in Africa. Hanno fucili, mitragliatrici e tante munizioni, più di quante ne abbia a disposizione l’esercito burkinabé. Quando arrivano nei villaggi sparano per ore. Chi fornisce loro queste risorse? Se non avessero un sostegno dall’esterno si fermerebbero. Ecco perché mi rivolgo alle autorità internazionali. Chi ha il potere di farlo, ponga fine a queste violenze».

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Migranti: Minniti chiarisca sul possibile ingresso in Italia di militanti jihadisti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

migranti1Gregorio Fontana, esponente di Forza Italia nella commissione Migranti della Camera dei Deputati, chiede contezza al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, delle dichiarazioni a lui attribuite riportate nella giornata odierna dal ‘Corriere della Sera’, dove, virgolettato, si legge: “l’Isis sta perdendo terreno a Mosul e Raqqua. Non è escluso che i suoi militanti in fuga non possano unirsi alle rotte dei migranti”.Una dichiarazione che se confermata desterebbe grave preoccupazione, perché confermerebbe i sospetti di contaminazione tra immigrazione clandestina e terrorismo che fino ad oggi invece erano stati sempre negati dal Governo. “L’Esecutivo”, afferma quindi Fontana, “in un momento in cui gli sbarchi hanno già raggiunto un numero tale da superare di oltre il 66% quelli avvenuti lo scorso anno, il Governo ha il dovere spiegare quale sia la reale portata del rischio che stiamo correndo in merito ad eventuali arrivi di terroristi jihadisti sulle coste italiane”.

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