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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Passage of Senate Tax Bill Will Hurt Millions of Americans

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

us-capitol-buildingWashington. Bread for the World today released the following statement regarding the Senate’s passage of the Tax Cuts and Jobs Act of 2017. The statement can be attributed to Rev. David Beckmann, president of Bread for the World: “The tax bill passed by the Senate will hurt millions of low-income and working families. The tax cuts passed in this bill, which largely benefit high-income individuals and large corporations, will almost certainly lead to deep cuts in Medicaid, SNAP, and other programs that help people experiencing hunger and living in poverty.“The bill also repeals the individual mandate of the Affordable Care Act. Without this mandate, 5 million of the most vulnerable Americans could lose their Medicaid coverage, according to the Congressional Budget Office.“The direct impact on middle-income families will be mixed, with most of the benefits phasing out after a few years. The bill’s proponents argue that it will create jobs, but a tax cut that goes disproportionately to high-income people is not the best way to improve the job market for low-income and working families.“Our country has made substantial progress against hunger and poverty in recent decades. But this tax legislation, in both its House and Senate versions, is a major threat to continued progress against hunger.” Bread for the World (www.bread.org) is a collective Christian voice urging our nation’s decision makers to end hunger at home and abroad.

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Lavoro: fallimento della jobs act

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

donne al lavoro“Ancora una volta l’Istat mette in crisi con i suoi dati le politiche del governo ed ancora una volta i ragazzi del Pd dimostrano che non hanno studiato o lavorato. Non vi dovrebbe essere troppa fiducia quando i dati di oggi dicono che la crescita degli occupati avviene a ritmi meno sostenuti che nei precedenti trimestri. Ed infatti 78mila occupati in più in un trimestre con tutti gli incentivi messi a disposizione non possono essere considerato un risultato! Se poi l’incremento degli occupati è dovuto per l’80 per cento all’aumento di quelli a termine, non sembra un buon risultato per il Jobs act, che doveva trasformare tutti i contratti a tempo indeterminato”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“È, poi, preoccupante la diminuzione dei flussi da contratto a termine a contratto indeterminato, altro obiettivo del Jobs act. Altrettanto negativo è il crollo degli indipendenti, se ancora ne è sopravvissuto qualcuno. Drammatica continua ad essere la situazione della disoccupazione, particolarmente quella giovanile, con una distanza record dagli altri paesi europei.Infine, il dato Istat dimostra il vuoto delle politiche attive: la strada maestra nella ricerca di lavoro è la segnalazione, altro che centri per impiego e assegno di ricollocazione. E aumenta, prevedibilmente ma drammaticamente, il divario territoriale Nord-Sud, con la situazione del mezzogiorno che peggiora nonostante i variegati Patti regionali o municipali siglati dal governo Renzi-Gentiloni, altro esempio di imbroglio contabile. Vi è poco da gioire per un poco di occupazione in più, perché il quadro rimane sempre nero e i ritardi strutturali del Paese non sono certo stati recuperati”.

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Jobs Act: E’ stato un fallimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

opportunita-lavoroDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ‘Corriere della Sera’, con una paginata, incensa il Jobs Act. Ecco le otto ragioni per le quali, invece, la riforma Renzi-Poletti del mercato del lavoro è stata un fallimento.
1. Le previsioni Ue confermano i numeri impietosi del mercato del lavoro in Italia e mostrano tutta la debolezza del Jobs Act. I numeri dicono che mentre in tutta Europa la disoccupazione nel prossimo biennio calerà (di 1% nell’eurozona; 0,7 nell’Ue a 28), in Italia rimarrà molto elevata e si amplierà il divario con tutti gli altri Paesi europei: Italia 11,4 nel 2018%, eurozona 9,1%, Ue 28 al 7,8%. La Commissione ci dice che questo è il problema del Paese.
2. La ‘flexicurity’ all’italiana è un miraggio, perché è bene ricordare che l’art.18 non è stato abolito, che le tutele sono state solo parzialmente rafforzate, che la riforma delle co.co.co. ha accentuato il nero e altre forme poco nobili di lavoro (voucher tanto per dirne una), e che tutto si è tenuto per robusti incentivi alla decontribuzione, che hanno drogato il mercato. E quando gli incentivi sono diminuiti la creazione di lavoro stabile è diminuita.
3. Non è benaltrismo dire che sarebbe stato più utile una riduzione permanente del costo del lavoro, appunto per uniformarsi ai Pesi europei che hanno oneri del lavoro strutturalmente più bassi. Non ci voleva nessuno studio particolare per scoprire che il costo del lavoro in Italia disincentiva le assunzioni (assieme alle regole più rigide).
4. E anche sull’ampliamento delle tutele forse si dovrebbe fare qualche riflessione in più, perché ha lasciato ampi buchi scoperti di lavoratori senza più nessuna garanzia di reddito. La riforma della cassa integrazione e della mobilità sta lasciando sacche di povertà e di esclusione sociale in molte aree del Paese e su molte categorie di lavoratori.
5. Sulle politiche attive che non sono ancora partite, che sono state complicate da una nuova architettura istituzionale con nuove strutture, che si affidano ora al sorteggio per l’assegno di ricollocazione e che si fondano ancora sulla struttura dei centri per l’impiego, sarebbe, infine, bene aprire un bel dibattito e mostrare il fallimento di questo Jobs Act, quello presentato come innovativo, rivoluzionario.
6. La ricetta alternativa è ben chiara. Lo avevamo detto in altri tempi e disegnato in una riforma del 2001, allora da tutti avversata perché era del centro destra ma che altro non era che la via italiana alle riforme Hartz tedesche.
7. Via l’articolo 18, meno leggi e più contratti, più flessibilità nelle forme contrattuali per essere più in linea con i mutamenti della produzione, un robusto apprendistato per entrare subito nel mercato del lavoro, competizione facile ed aperta tra centri per l’impiego e agenzie private, azioni locali per reindustrializzare e tutelare i lavoratori. Meno leggi, meno fisco, più contratti decentrati, anche per dare più salario ai lavoratori.
8. L’incubo del Jobs Act è: alta disoccupazione, giovani esclusi dal mercato del lavoro, meno soldi per i lavoratori, meno domanda interna, meno crescita. Siamo sicuri che è una riforma riuscita?”.

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Il jobs act fa acqua da tutte le parti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2016

Il governo e il presidente del Consiglio – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – hanno dato tutto il loro appoggio alla riforma del lavoro, ed ecco finalmente i veri risultati ottenuti: un aumento dei licenziamenti “per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo” del 31% e una tasso di disoccupazione pari all’11,4%.
In un Paese normale – continua Tiso – l’esecutivo dovrebbe convocare una conferenza stampa per chiedere scusa al Paese e a tutti quei cittadini ai quali è stato spiegato che rinunciando alle tutele dell’articolo 18 avrebbero finalmente trovato lavoro. Ma da noi le cose funzionano diversamente e quasi certamente il governo risponderà a questi dati Inps con la solita arroganza e inventando qualche numero. I mali dell’Italia cominciano proprio da qui: dalla mancanza di serietà ed autocritica.
Per tanto tempo si è parlato della necessità di un governo forte che cambiasse finalmente le cose. Bene – conclude Tiso – ora sappiamo cosa accade quando si sospendono i valori della discussione e della democrazia.

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Jobs act: giudizio di merito

Posted by fidest press agency su domenica, 28 dicembre 2014

jobs actE’ stato pubblicato lo schema di decreto legislativo contenente la nuova disciplina del regime di tutela in caso di licenziamento illegittimo. Si tratta di una “piccola” rivoluzione nella disciplina dei licenziamenti illegittimi per i nuovi assunti, in base alla quale la sanzione della reintegrazione è esclusa sempre nei licenziamenti economici (individuali e collettivi), mentre nei licenziamenti soggettivi (per giusta causa o giustificato motivo soggettivo) essa è eccezionalmente ammessa solo quando i motivi indicati sono “materialmente” inesistenti” (e dunque non è ammessa quando si discute se il licenziamento è misura “proporzionata” rispetto ai fatti). Invece della reintegrazione, in caso di licenziamento illegittimo spetta solo un indennizzo che dipende dall’anzianità (tutele crescenti) e che parte da 4 mensilità e può arrivare fino ad un massimo di 24 mensilità.“Il giudizio sulla manovra a livello generale è positivo poiché cambia il volto della disciplina del rapporto di lavoro in Italia rendendola più flessibile e vicina a quelle europee, anche se ci vorranno anni o decenni affinché si estenda alla maggioranza della popolazione italiana lavorativa – commenta l’Avvocato Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio, specializzato in diritto del lavoro e della Previdenza Sociale -. Il Jobs Act porta avanti la riforma Fornero rendendola però più netta e più chiara dato che i confini fra reintegrazione e indennità erano molto più ambigui. La reintegrazione adesso è un’eccezione assoluta, che si può applicare, a parte i licenziamenti discriminatori, solo nel caso di licenziamento soggettivo, quando i fatti materiali non sono veri.”
La nuova disciplina si applica a tutti i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato ed è sufficiente che siano nuovi, cioè stipulati dopo l’entrata in vigore del decreto. Non conta più il requisito dei 16 dipendenti o oltre. La differenza è che per le aziende piccole gli indennizzi sono dimezzati e la reintegrazione non si applica neppure nel caso dei fatti “materiali” non veri.“Si tratta quindi di una piccola rivoluzione che porta certezza nella materia ma bisogna sottolineare che ciò vale solo per i nuovi contratti – prosegue l’Avvocato Fabrizio Daverio -. Non cambia nulla per quelli già in essere per i quali rimane in vigore la legge Fornero del 2012. La popolazione lavorativa italiana, dal momento in cui entrerà in vigore il decreto, si dividerà quindi in due, con i “nuovi assunti” a cui si applicherà la nuova disciplina e i “vecchi” che manterranno la precedente. Una spaccatura evidente anche a livello processuale poiché, per lo stesso caso, ai vecchi assunti si applicherà la legge Fornero, mentre per i “nuovi” si applicherà il giudizio ordinario del lavoro.”“E’ evidente che la manovra, congiuntamente alla politica di forte agevolazione e incentivazione alle assunzioni, punta a favorire le nuove assunzioni assicurando agli imprenditori la possibilità di poter ridurre il personale “nuovo” a costi certi e prevedibili, e soprattutto senza rischiare la reintegrazione – prosegue l’Avvocato Fabrizio Daverio – Alcune aspettative sono però andate deluse. Per esempio, è mancata un’espressa menzione dello “scarso rendimento” come causa di licenziamento. Un punto che interessa molto alle aziende ma si ritiene che il nuovo quadro normativo favorisca comunque iniziative anche a tale riguardo.”Ci sono anche novità molto interessanti. Il datore di lavoro che licenzia può offrire al lavoratore licenziato, in Sede Ufficiale, un indennizzo ridotto (da due a diciotto mensilità), con il vantaggio che esso è esentasse e non soggetto neppure a oneri sociali. E’ un modo per avvicinare le parti ad un accordo riducendo il costo dell’indennizzo (per il datore di lavoro) e aumentandone il valore (per i licenziati). “I piccoli imprenditori vengono incoraggiati a varcare la soglia dei 15 dipendenti prevedendo che la nuova disciplina si applichi – solo per essi, e solo se varcano tale soglia – anche se assunti precedentemente a tale data – conclude Daverio.”Viene infine istituito il “contratto di ricollocazione” volto a favorire il reinserimenti dei lavoratori licenziati nel mondo del lavoro. Lo si vedrà nei dettagli con i prossimi decreti attuativi.

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A proposito dello Jobs act

Posted by fidest press agency su sabato, 6 dicembre 2014

opportunita-lavoroIn merito al Jobs Act recentemente approvato, che tra i vari provvedimenti prevede l’introduzione del contratto a tutele crescenti, tutele cioè che aumenteranno in relazione all’anzianità del servizio e la modifica dell’art 18 con il reintegro dei lavoratori licenziati per motivi discriminatori e disciplinari destinato, però, solamente ai nuovi assunti, il giuslavorista Avvocato Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio – specializzato in diritto del lavoro e della Previdenza Sociale – commenta:“Sul tema del Jobs Act, tanto discusso in questi giorni, ritengo si sia creato un equivoco mediatico: dopo l’approvazione – commenta l’Avvocato Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio – si è diffuso infatti il concetto della “eliminazione della reintegrazione per i licenziamenti disciplinari” come se questo dovesse coinvolgere tutti i contratti già in essere. Tuttavia, da un attento esame della legge di delega, emerge come ciò valga solamente per i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato, quelli cioè a tutela crescente. Il passo giusto della riforma avrebbe però esigito un attacco più incisivo all’art. 18 che comprendesse anche tutti i normali rapporti di lavoro, non solo quelli iniziali. Questo misunderstanding appare rischioso poiché crea un’aspettativa di riforma ad ampio raggio del mercato del lavoro, che sarà delusa dai decreti legislativi che saranno poi emanati. I nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato, infatti, costituiscono ora e nel futuro solamente una piccola quota dei rapporti di lavoro italiani.”“Va detto però – precisa Fabrizio Daverio – che in ogni caso il Jobs Act promuove contratti nuovi più flessibili e questa è una buona mossa. I nostri osservatori, infatti, ci inducono a ritenere che molte imprese potrebbero valutarla con interesse, tanto più che la manovra complessiva prevede anche vantaggi contributivi per tali assunzioni. A questo bisogna aggiungere, inoltre, che va dato atto a questo governo di aver già realizzato la riforma più importante degli ultimi anni: mi riferisco alla liberalizzazione completa dei contratti a tempo determinato e del lavoro somministrato. È stato infatti abolito, con la riforma di marzo-maggio 2014, l’obbligo di motivare il ricorso a questi contratti.”“Infine – conclude il giuslavorista – c’è molta attesa tra gli addetti ai lavori per la specificazione di norme tecniche annunciate dal Jobs Act su temi meno “popolari”, ma pur sempre importanti come, ad esempio, i controlli tecnologici a distanza” e i “cambi di mansione”. Si tratta di nodi importanti, che finora hanno “ingessato” molti aspetti della vita aziendale. I “controlli tecnologici a distanza” riguardano la necessità di accordi sindacali per poter verificare le attività lavorative tramite i mezzi informatici. I “cambi di mansione” riguardano i casi in cui si può evitare un licenziamento, attribuendo mansioni inferiori rispetto a quelle non più necessarie. Per ora ci sono solo “intenzioni” di riforme, vedremo i contenuti”.
Lo Studio Legale Daverio&Florio è specializzato nel Diritto del Lavoro e nel Diritto della Previdenza Sociale e fornisce assistenza legale giudiziale e stragiudiziale in Italia e all’estero. Possiede uno specifico Dipartimento Studi, diretto dal Prof. Vincenzo Ferrante, associato di Diritto del lavoro presso la facoltà piacentina di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, che ha curato, fra l’altro, la realizzazione del “Codice Europeo del Lavoro”, la prima raccolta delle più importanti norme comunitarie relative ai rapporti di lavoro.

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