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UNHCR: la ripresa delle violenze nella regione del Kasai

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Se la situazione non dovesse migliorare, l’acuirsi delle tensioni e una ripresa delle violenze nella Grande Regione del Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), potrebbero determinare una nuova ondata di esodi di massa, avverte oggi l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati. Fino a poco tempo fa, la regione aveva registrato un periodo di relativa calma. Tuttavia, nel corso dell’ultimo mese, più di 24.000 persone sono fuggite da tre diversi conflitti legati a dispute fondiarie, scontri per le risorse e conflitti tra gruppi etnici, autorità e milizie.La maggior parte degli sfollati sta cercando rifugio lungo le aree di confine delle regioni di Demba, nel Kasai Centrale, e di Mweka, nel Kasai.Nel 2017, le violenze nel Kasai avevano creato 1,4 milioni di sfollati interni e spinto circa 35.000 persone a mettersi in salvo in Angola.I nuovi sfollati hanno riferito di omicidi, stupri, torture, saccheggi e case date alle fiamme nelle ultime settimane. Decine di persone si sono messe in salvo riportando ferite. Tra le persone in fuga si registrano numerosi minori, donne e anziani.
A Katende, nella provincia del Kasai Centrale, gli scontri tra due comunità per il possesso di risorse minerarie e legname sono andati aumentando lungo tutto il mese di agosto.Negli ultimi giorni, l’UNHCR ha ricevuto testimonianze di conflitti nel villaggio di Nteenda, nella provincia del Kasai Centrale, correlati ai tentativi delle milizie di sostituire un rappresentante comunitario tradizionale con uno dei propri membri,. La disputa ha provocato l’esodo di quasi 1.000 persone. In quanto prima agenzia umanitaria chiamata a rispondere, l’UNHCR sta registrando gli sfollati nonché i membri delle comunità locali, le cui capacità di offrire supporto e accoglienza sono spesso limitate a causa dell’estrema povertà e degli elevati livelli di malnutrizione che caratterizzano l’area. L’Agenzia sta assicurando assistenza alle persone sopravvissute a violenza sessuale segnalandole ai servizi medici e di sostegno psicosociale. Grazie alle continue operazioni di soccorso, l’UNHCR ha finora distribuito teli impermeabili, coperte, sapone, set da cucina e altri articoli a beneficio di più di 4.000 persone. Inoltre, sono migliaia i beneficiari di kit per gli alloggi e aiuti in denaro contante per permettere di acquistare cibo e soddisfare le esigenze più urgenti.L’UNHCR continua a monitorare la situazione insieme ai partner e a rispondere alle necessità delle vittime di violazioni di diritti umani. Inoltre, sta promuovendo negoziati di pace tra i rappresentanti delle differenti comunità al fine di prevenire l’insorgere di nuovi scontri.L’Agenzia, infine, esprime nuovamente preoccupazione per l’incolumità di circa 16.000 congolesi espulsi dall’Angola lo scorso anno, i quali continuano a sopravvivere in condizioni precarie in aree remote e quasi inaccessibili. L’UNHCR sta effettuando valutazioni delle condizioni stradali per prepararsi ad assicurare assistenza umanitaria in tempi rapidi, nel caso in cui la situazione dovesse continuare a peggiorare.Alla fine del 2018 e all’inizio del 2019, l’Angola ha espulso migliaia di persone nel corso di operazioni volte a contrastare le migrazioni irregolari. Molte erano ex rifugiati congolesi segnalati a organizzazioni partner per ricevere assistenza.L’UNHCR rivolge un nuovo appello a profondere tutti gli sforzi utili per ristabilire la pace e allentare le tensioni nel Kasai. Inoltre, esorta a stanziare le risorse necessarie per rispondere alle esigenze degli sfollati congolesi nella regione.

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Migliaia di rifugiati della RDC lasciano l’Angola e fanno ritorno nella regione del Kasai

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Si stima che siano 8.500 i rifugiati che a partire dal 18 agosto hanno spontaneamente lasciato l’insediamento di Lóvua, nella Provincia di Lunda Norte in Angola, con l’intenzione di fare ritorno nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Sembra essersi trattato della reazione a notizie di maggiore sicurezza in alcuni dei luoghi di origine dei rifugiati, oltre alla preoccupazione di tornare a casa in tempo per l’inizio dell’anno accademico.La Provincia del Kasai si sta ancora riprendendo dagli scontri tra gruppi armati ed esercito della RDC iniziati nel 2017 e che hanno costretto circa 1,4 milioni di persone alla fuga. Di queste, circa 37.000 hanno cercato rifugio in Angola.
I ritorni spontanei di questa settimana dal nord est dell’Angola sono legati alle elezioni presidenziali e alle recenti discussioni tra rifugiati e funzionari ospiti della RDC, in occasione delle quali i rifugiati sono stati informati del miglioramento della situazione di sicurezza nelle Province del Kasai.Fino ad oggi, l’insediamento di Lóvua ha ospitato più di 20.000 rifugiati. Il Governo dell’Angola ha offerto servizi di trasporto ad alcuni di coloro che hanno deciso di mettersi in marcia, ma altri hanno abbandonato l’insediamento di propria iniziativa. Molti rifugiati si accampano lungo le strade principali nel nord est dell’Angola, e tra essi vi sono anche donne e bambini.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, lavora con i propri partner e con i governi di Angola e RDC al fine di rispondere ai bisogni umanitari dei rifugiati. Abbiamo dislocato il nostro personale lungo le vie del ritorno per monitorare la situazione e intervenire qualora necessario, oltre che per fornire informazioni ai rifugiati.
Nella RDC, l’UNHCR lavora con le autorità locali per mettere a punto sistemi di controllo ai punti di ingresso al confine per valutare la natura di questi ritorni spontanei, oltre che per ottenere informazioni di prima mano relative all’assistenza di cui la popolazione necessita una volta fatto ritorno a casa.L’UNHCR è attualmente impegnato in discussioni tripartite con l’Angola e la RDC per attuare un meccanismo volto a garantire che il ritorno sia volontario, dignitoso e sostenibile, secondo il principio internazionale per cui la decisione di ogni rifugiato che fa ritorno al proprio paese di origine dev’essere di natura volontaria. Pur comprendendo il desiderio dei rifugiati di fare ritorno a casa, l’UNHCR fa appello ai governi di entrambi i paesi affinché migliaia di rifugiati non vengano messi in pericolo a causa dell’assenza di pianificazione, trasporto e assistenza adeguati.Benché negli ultimi mesi vi siano stati miglioramenti nella regione del Kasai, in altre zone della RDC migliaia di persone continuano a fuggire dalle proprie case nelle province del Sud Kivu, Nord Kivu e Ituri, vicino al confine con l’Uganda.

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