Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘kurdistan’

La visita di Papa Francesco è molto attesa in Iraq e nel Kurdistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Per l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sono soprattutto i membri delle minoranze che sperano che Papa Francesco possa sensibilizzare il governo centrale di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan riguardo alle preoccupazioni delle comunità cristiane, yezidi, mandee e altre. Le minoranze religiose soffrono da anni di attacchi da parte di gruppi islamisti radicali sia sunniti sia sciiti. Sperano quindi in un segnale che dia loro un senso di sicurezza nella loro patria storica.In vista della visita in Iraq, l’APM ha fatto appello a Papa Francesco affinché, nei colloqui con i leader iracheni e curdi, sostenga chiaramente una vera libertà religiosa e un miglioramento della situazione delle minoranze cristiane e di altre minoranze. La costituzione irachena dell’ottobre 2005 “garantisce” in linea di principio la libertà di credo. Tuttavia, nessuna legge può essere approvata che violi i precetti dell’Islam e il suo sistema giuridico. Allo stesso tempo, l’Islam è dichiarato “religione di stato”. Questa discrepanza è un problema giuridico quasi insolubile che i cristiani, così come altri gruppi non musulmani, così come le donne in Iraq, devono combattere. La sharia è rimasta un punto di riferimento centrale nell’approvazione di leggi che si applicano non solo ai musulmani, ma a tutti. I giudici conservatori e le maggioranze parlamentari dei partiti sciiti e sunniti stanno facendo la loro parte per limitare le libertà delle minoranze religiose. Il viaggio del 5-8 marzo sarà il primo viaggio all’estero del Papa dallo scoppio della pandemia di Coronavirus. Francesco incontrerà i
rappresentanti del governo centrale dell’Iraq e del governo regionale del Kurdistan. In programma c’è anche un incontro con la massima autorità della popolazione a maggioranza sciita del paese, il Gran Ayatollah Sayyid Ali Sistani. Inoltre, il Papa incontrerà i
rappresentanti di tutte le comunità cristiane – anche nelle pianure di Ninive. Questa regione era stata invasa nel 2014 dal cosiddetto Stato islamico e quasi tutti i gruppi cristiani, yezidi e sciiti erano stati cacciati. Ad Arbil, la capitale del Kurdistan, il Papa terrà una messa in uno stadio. Nel frattempo, il declino del numero di cristiani in Iraq continua in modo inesorabile. La loro quota della popolazione totale è scesa da oltre il 3% del 2003 a meno dell’1% di oggi. Delle 500 chiese originali, 57 sono ancora aperte. Ma anche lì, i banchi di solito rimangono vuoti la domenica. Solo nella parte curda del paese c’è ancora più vita cristiana, perché qui molti hanno trovato rifugio dopo gli attacchi islamisti.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il ritorno alla normalità per la gente del Kurdistan sarà una lunga strada

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

kurdistanFOCSIV da due anni è a fianco agli sfollati nei campi di Erbil, nel villaggio di Dibaga ed a Kirkuk. Il lavoro dei volontari italiani e locali è stato rivolto, dopo aver provveduto alle prime necessità nell’emergenza, ai minori preoccupandosi di allestire un asilo per i più piccoli, in modo che le madri potessero lavorare o frequentare dei corsi di cucito, avviare attività sportive per i più grandi in modo da essere occupati anche nel dopo scuola e di poter avere una vita il più possibile adatta a dei bambini e degli adolescenti e, infine, organizzare corsi di formazione e di lingua inglese e curda. Ci si occupa, soprattutto, dei più vulnerabili delle donne con neonati, alle quali spesso, a causa della mancanza del latte materno provocato dalla paura e dallo stress, viene fornito latte in polvere; un’attenzione particolare viene rivolta ai disabili, con cure specifiche e medicinali. A questo si aggiunge la distribuzione di cibo, suppellettili e indumenti, soprattutto quelli invernali, l’inverno in questa area è molto rigido e lungo. La campagna “Humanity. Esseri umani con gli esseri umani.” per il Medio Oriente si fa portatrice del messaggio di pace per la Siria lanciato da Papa Francesco a luglio 2016 in occasione della campagna di Caritas Internationalis “Syria: Peace is possible” e si unisce agli sforzi già presenti nell’area mediorientale per promuovere attivamente la risoluzione del conflitto armato, per instaurare un dialogo inclusivo e basato sul rispetto della dignità umana e per sostenere i paesi e le persone colpite dal dramma della guerra, in particolare gli sfollati, i rifugiati, le minoranze e le comunità ospitanti dei paesi limitrofi. 6 Soci insieme a FOCSIV – Associazione Francesco Realmonte, Celim Milano, ENGIM Internazionale, Fondazione Internazionale Buon Pastore, FMSI – Fondazione Marista per la Solidarietà Internazionale, Associazione Punto Missione – in un consorzio che supporta migliaia di persone in fuga dalla guerra siriana e irachena in terra curda, libanese, giordana e turca.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Kurdistan: resistenza e democrazia curda contro l’assedio

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

kurdistanBolzano Lunedì 20 giugno, ore 20.30, Kolpinghaus (Josefsaal) Incontro con Özlem Tanrikulu, Presidente dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia. La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell’AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha decretato lo stato d’assedio in diverse città in risposta alla “dichiarazione di autonomia” che questi municipi hanno esercitato. Questa dichiarazione è la conseguenza della stretta repressiva non solo contro la comunità curda e le forze politiche che la rappresentano ma più in generale della società turca che il governo dell’AKP sta portando avanti. Le conseguenze dello stato d’assedio sono drammatiche. Secondo le dichiarazioni dello stesso vicepremier e portavoce del governo turco Numan Kurtulmus nove mesi (s’iniziò il 4 settembre 2015) d’assedio continuato, interrotto solo a tratti, a varie città kurde del sudest anatolico, da Diyarbakir a Cizre, passando per Silopi, Idil, Yukeskova e in queste ultime settimane Nusaybin, hanno prodotto la distruzione di 6.320 edifici. E’ la guerra condotta dalle Forze Armate di Ankara contro la popolazione locale accusata tutta, indiscriminatamente d’essere un supporto alla guerriglia del Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK). Così son stati distrutti 11.000 appartamenti e case e oltre 90.000 persone risultano sfollate. Molte di loro restano accampate perché non sanno dove andare. Non hanno parenti visto che i congiunti sono rimasti vittime delle incursioni distruttive. Sono state registrate centinaia di vittime civili tra cui 80 giovani. Numerose anche le vittime tra i membri dei gruppi di autodifesa curdi e i militari dell’esercito turco.
In questo contesto vi sono tentativi di modificare l’assetto demografico delle città con progetti di insediamento di popolazioni provenienti da altre regioni della Turchia. Sono stati emessi decreti governativi di esproprio di terreni comunali per “motivi di sicurezza”. Secondo i principi della legalità internazionale gli attacchi e le distruzioni dell’esercito turco, con il pretesto della lotta al terrorismo, sono azioni contro città e cittadini “turchi”. Erdogan nell’aprile 2016 lanciò la proposta di togliere la cittadinanza turca, e tutti i diritti ad essa connessi, a chi è sospettato di appoggiare il PKK. Nel maggio 2016 il Parlamento ha approvato una legge che toglie l’immunità parlamentare. La rimozione dell’immunità riguarda almeno 138 (su 550) membri dell’assemblea, per cui sono state presentate richieste di autorizzazione a procedere. Allo stesso tempo è in discussione una legge per l’immunità dei militari dell’ esercito turco che combattono nelle città curde.
La decisione del Governo dell’AKP di imprimere questa svolta autoritaria s’inserisce nel contesto della drammatica situazione in Medioriente e soprattutto della guerra civile siriana. Il Governo turco fin dall’inizio aveva osteggiato il sostegno alla coalizione internazionale contro l’ISIS, poiché i propri obiettivi sono sempre stati dichiaratamente l’abbattimento del regime siriano e impedire l’autonomia curda costituitasi in Siria a partire dal 2012. Dal luglio 2015 il governo turco è intervenuto militarmente sia contro il movimento curdo in Turchia sia in Siria. Con questo intervento ha di fatto rotto la tregua che il PKK, organizzazione politico militare curda, aveva dichiarato unilateralmente dal marzo del 2013 sulla spinta del suo leader Ocalan detenuto in isolamento nel carcere dell’isola di Imrali dal 1999. Le proposte inclusive del movimento curdo attuate anche dal partito HDP nei municipi da esso governato, che si basano sulla partecipazione di tutte le componenti etniche e religiose della società attraverso forme di democrazia rappresentativa partecipata, ecologica, con il fondamentale protagonismo delle donne, sono l’unica strada percorribile per una soluzione pacifica e democratica. La comunità internazionale ha l’obbligo morale di sostenere un progetto in cui il dialogo tra le parti viene considerato prioritario per la soluzione del conflitto così come il rispetto dei diritti umani, civili e politici.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Emergenza Kurdistan

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

kurdistanComunicato della Federazione Organismi Cristiani: “Nel corso della campagna lanciata lo scorso 4 novembre e conclusa il 31 gennaio, sono stati raccolti 135.472 euro , 539 sono i lettori che hanno fatto almeno una donazione, oltre la metà dei quali hanno confermato il loro sostegno all’intervento già profuso nella campagna precedente che aveva raccolto 373.369,78 euro.Il Kurdistan iracheno ospita oggi 926.000 profughi, dei quasi 3.300.000 iracheni che hanno abbandonato le proprie case, le grandi agenzie internazionali non sono più in grado di assicurare la sussistenza di questa immensa umanità in fuga e anche il governo è al collasso, e a stento riesce a provvedere alla popolazione locale, anch’essa ormai ridotta in condizione di povertà estrema.
Grazie ai fondi raccolti il nostro team è in grado di assicurare il funzionamento del “Centro Speranza” creato da FOCSIV ad Ankawa 2, il campo dei 1000 container di Erbil per 6 mesi: 120 bambini in età prescolare sono seguiti da 8 insegnanti competenti e appassionate che garantiscono loro sia momenti ludico-espressivi che di apprendimento e lo fanno in costante relazione con le loro famiglie che con serenità e fiducia gli affidano i propri figli; inoltre più di 150 ragazzi da 12 anni fino ai 18 sono impegnati in varie discipline sportive e 1500 partecipano alle attività di animazione che li tengono lontani dagli spazi angusti dei container, dalla violenza delle strade e dalla depressione dello sconforto e della paura. Ad Aleppo in Siria, 60 bambini dai 3 ai 7 anni e 250 bambini rifugiati siriani a Beirut di età compresa tra i 6-13 anni avranno garantiti i programmi di sostegno scolastico. Oltre alla necessaria istruzione, essi rispondono alla necessità, a superare il trauma della guerra e ritrovare il più possibile una normalità quotidiana.I fondi raccolti servono inoltre ad assicurare per almeno 6 mesi cesti alimentari a 700 famiglie ad integrazione del loro fabbisogno, medicinali salvavita per centinaia di malati cronici raggiungendo complessivamente circa 10.000 persone.Ad Avvenire e ai suoi lettori tutta la nostra gratitudine e quella delle persone che siamo riusciti ad aiutare in questi 15 mesi, perché è solo grazie alla generosità dei lettori che tutto ciò è stato possibile.
Alla loro generosità la CEI, grazie ai fondi dell’8xMille ha aggiunto un importante contributo con cui sono state potenziate 2 strutture sanitarie della Diocesi di Erbil con strumenti di diagnostica e medicinali, nonché l’avvio di numerosi corsi di formazione per giovani ed adulti. Costruiamo con loro la speranza del futuro anche fornendo loro gli strumenti per migliorare le proprie capacità lavorative per poter un giorno ricominciare a costruire la propria autosufficienza ed autostima, passaggi fondamentali per chi oggi vive solo di carità.Con l’accompagnamento dell’Università Cattolica di Milano abbiamo avviato un percorso di accompagnamento di docenti e animatori, un corso per promuovere resilienza attraverso attività creativo-espressive e sportive per i bambini. Perché curare i bambini in un campo profughi, fare i conti con i traumi vissuti, non è un lavoro ordinario e richiede un’attenzione particolare, per far sì che i traumi non si trasformino, con il tempo, in patologie difficili da gestire.Il campo di Ankawa 2 dove opera il team FOCSIV il Centro Speranza è un’oasi verde in un mare di container grigi. Un’oasi che è segno di speranza e serenità e non mancano le visite di ospiti importanti. Lo scorso luglio il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti , mentre a gennaio il Presidente del Senato, Piero Grasso, insieme alla neo Console Italiana, Alessandra Di Pippo hanno assistito alla recita di Natale dei bambini del nostro Hope Center.
Anche Monsignor Galantino, Segretario Generale della CEI è stato ospite del Centro e ci ha confermato l’impegno della Chiesa Italiana per tutte le minoranze perseguitate. Durante la visita ad una delle famiglie della comunità Yazida colpita dal lutto di un figlio ha assicurato “Finché avrete bisogno noi, saremo al vostro fianco”.Oggi la nostra presenza è ampiamente riconosciuta come un intervento significativo, atteso dalle persone e promosso dalle istituzioni e dalle stesse Agenzie Internazionali che, causa le limitate risorse, delegano a FOCSIV sempre maggiori attività e responsabilità, soprattutto nel campo della protezione dei minori. Tutto questo lavoro viene svolto con slancio umano reso possibile dalla prossimità e dalla condivisione, sull’ascolto e sulla conoscenza delle situazioni.Grazie ai membri del nostro team, italiani e iracheni, in questi mesi è stato possibile far fronte anche a singole situazioni di totale indigenza, di malattie gravi e inevitabili episodi di violenza. Soprattutto, è stato possibile evitare qualche viaggio della speranza che molto spesso si trasforma in viaggio della morte in mare alla ricerca di un futuro migliore.Piccole azioni le nostre, che da sole non bastano a fare fronte a un bisogno smisurato, che tuttavia dimostrano quanto importante sia portare aiuto e conforto a persone che hanno perso tutto, anche la speranza di tornare nelle proprie case distrutte.
Piccole azioni che aiutano tutti noi a “restare umani” dinnanzi al dolore, a mantenere alta l’indignazione di fronte all’ingiustizia, a esprimere compassione vera al cospetto di un dolore che dalla comoda, ancorché spaventata Europa, non si può né immaginare, né comprendere, né raccontare”.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Turchia – Kurdistan: aiutare i Kurdi contro lo “Stato Islamico”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2015

bolzanoBolzano Sabato 8 agosto 2015 alle ore 16 in piazza del Grano, la comunità kurda di Bolzano e provincia protesterà contro i bombardamenti dell’aviazione turca contro i villaggi kurdi. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) appoggia questa ennesima protesta pacifica: da tempo ormai la popolazione kurda sta pagando il prezzo della politica di Ankara, che mostra più interesse ad un appoggio allo Stato Islamico piuttosto che a una soluzione pacifica e concordata della questione kurda.Con il pretesto della lotta al terrorismo, Ankara, più che impegnarsi nella lotta all’IS, bombarda le postazioni del PKK e di fatto tenta di soffocare le ambizioni di autonomia della popolazione kurda. Come riportano anche molti media, i bombardamenti indiscriminati dell’aviazione turca sui villaggi sono costati la vita a 260 persone, per lo più civili, in soli 7 giorni.Mentre lo scorso 24 luglio 75 jet dell’aviazione turca bombardavano postazioni del PKK in Iraq solo 3 aerei turchi bombardavano le postazioni dello Stato Islamico (IS) in Siria. Secondo testimonianze dirette ricevute dall’APM di Göttingen, nelle prime ore del mattino del 25 luglio, l’artiglieria turca ha attaccato anche le postazioni delle unità di autodifesa popolari kurdo-siriane opposte alle milizie dell’IS del villaggio di Zornmaghr, situato a ovest di Kobane. Sempre secondo le testimonianze, il 31 luglio l’aviazione turca avrebbe attaccato il villaggio siriano di Hillel, solo poco dopo che le milizie kurde l’avevano liberato dalle milizie dello Stato Islamico. Bombardando coloro che finora sono gli unici ad essere riusciti a limitare e respingere le milizie dell’IS, il governo turco di fatto sostiene proprio l’IS.L’esercito turco ha attaccato anche molteplici villaggi nell’Iraq del Nord, da Zakho a ovest fino alle montagne di Qandil a est. I villaggi e le località bombardate sono state Mergasor, Khakurk, Piran, Keshan, Mizdor, Kato, Swel, Kesta, Balok e Sidekan. I bombardamenti del villaggio kurdo-irakeno di Zarggele hanno causato dieci vittime civili e undici feriti.Gli attacchi dell’esercito turco sono stati accompagnati in Turchia da un’ondata senza precedenti di arresti di presunti simpatizzanti del PKK. In seguito agli attacchi turchi il PKK ha dichiarato conclusa la tregua firmata con il governo turco nel 2013 e ha quindi sferrato diversi attacchi a postazioni militari turche causando a sua volta vittime e feriti.Selahattin Demirtas, leader del Partito Democratico del Popolo (HDP), formazione pro-kurda che alle ultime elezioni in Turchia ha ottenuto uno storico 13%, ha lanciato un appello al governo di Ankara e ai membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) chiedendo loro di cessare immediatamente le ostilità e invitando entrambe le parti al dialogo. L’APM non può che associarsi a questa richiesta.

Posted in Cronaca/News, Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Siria: esodi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2013

Kurdish women carrying bread home from the sou...

Kurdish women carrying bread home from the souk, Dohuk, Iraqi Kurdistan (Photo credit: Wikipedia)

Un improvviso e imponente esodo è quello che ha portato nella giornata di ieri migliaia di cittadini siriani ad attraversare il confine ed entrare nel nord dell’Iraq. Un esodo che i funzionari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presenti sul terreno hanno descritto come un flusso di ondate di persone lungo il nuovo ponte di Peshkhabour sul fiume Tigri.
Le ragioni all’origine di questo massiccio spostamento di popolazione non sono ancora del tutto chiare e dalla notte appena trascorsa l’Agenzia non ha registrato altri imponenti attraversamenti della frontiera. Alcuni dei siriani avrebbero atteso dai due ai tre giorni nei pressi del fiume Tigri, sistemandosi in un accampamento di fortuna. Gli osservatori dell’UNHCR al confine hanno inoltre visto arrivare dal lato siriano decine di autobus, dai quali sono scese altre persone che intendevano varcare la frontiera. Generalmente a Peshkhabour sia il lato siriano che quello iracheno del confine sono rigorosamente controllati.
Il primo gruppo di siriani – circa 750 persone – ha attraversato il ponte di Peshkhabour prima di mezzogiorno, seguito nel pomeriggio da un gruppo molto più numeroso, composto da 5mila a 7mila persone.
Si tratta, per la maggior parte, di famiglie (donne, bambini e anziani) provenienti principalmente da Aleppo, Efrin, Hassake e Qamishly. Alcune famiglie hanno riferito agli operatori dell’Agenzia di avere parenti che risiedono nel nord dell’Iraq, mentre alcuni studenti in viaggio da soli hanno detto di studiare in questa regione e di essere tornati in Siria solo per le recenti festività dell’Eid.
Nelle prime ore del mattino i team di operatori UNHCR e delle agenzie partner hanno lavorato a stretto contatto con le autorità locali per prestare assistenza ai nuovi arrivati, ai quali hanno fornito acqua e cibo. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM/IOM) e il Governo Regionale del Kurdistan hanno messo a disposizione centinaia di autobus per trasferire i rifugiati verso i governatorati di Dohuk ed Erbil.
In quest’ultima unità amministrativa circa 2mila dei nuovi arrivati sono attualmente accampati in un sito nella città di Kawergost, dove l’UNHCR ha allestito un’area di transito/accoglienza d’emergenza. Alcuni dei nuovi arrivati hanno potuto sistemarsi in tende già erette dall’Agenzia, mentre altri starebbero alloggiando all’interno di moschee o presso parenti o amici che risiedono nell’area.
L’UNHCR è impegnato con le autorità del Governo Regionale del Kurdistan, con altre agenzie delle Nazioni Unite e con le organizzazioni non governative partner ad allestire un nuovo campo a Darashakran, a breve distanza dall’aerea di transito. La struttura dovrebbe aprire tra due settimane e l’UNHCR auspica che riesca ad alleggerire la pressione nell’affollato campo di Domiz oltre che a consentire ai rifugiati che attualmente vivono in costose sistemazioni prese in affitto di trasferirsi nel campo, dove riceverebbero anche l’assistenza da parte dell’Agenzia.
L’UNHCR esprime gratitudine nei confronti delle autorità irachene, e in particolare verso il Governo Regionale del Kurdistan, per il loro impegno nei negoziati che hanno consentito ai nuovi arrivati di varcare il confine, oltre che per aver garantito il trasporto e l’assistenza alla frontiera.
Al momento sono 1.916.387 i cittadini siriani fuggiti dalla guerra e registrati come rifugiati o in attesa di registrazione. Due terzi di loro sono fuggiti quest’anno. Attualmente 684mila rifugiati siriani si trovano in Libano, 516mila in Giordania, 434mila in Turchia, 154mila in Iraq (esclusi gli arrivi di ieri) e 107mila in Egitto.
I Governi della regione stanno gestendo con estrema attenzione le loro frontiere con la Siria, soprattutto per motivi legati alla sicurezza nazionale, ma i rifugiati continuano ad affluire negli stati confinanti in maniera graduale. L’UNHCR continua ad esortare i paesi della regione, e fuori della regione, affinchè tengano aperte le proprie frontiere e ricevano tutti i cittadini siriani in cerca di protezione.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Pace e diritti nella regione Kurda

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2012

English: "Kurdish girl", watercolor ...

Image via Wikipedia

Una primavera dei popoli ai confini dell’Europa: questo è lo scenario a cui assistiamo negli ultimi mesi. La regione mediterranea ed il Medio Oriente sono attraversati da un vento di libertà, e cercano strade democratiche e pacifiche di rinnovamento.La discussione alle Nazioni Unite sul riconoscimento dello stato palestinese costituisce una importante occasione per riflettere sulla ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti in corso in quell’area.
Una grande questione però rischia di essere dimenticata dalla opinione pubblica europea e cancellata dall’agenda politica internazionale: quella relativa al riconoscimento dei diritti del popolo kurdo, ovvero di quaranta milioni di persone che vivono tra l’Anatolia e la Mesopotamia, nei confini di quattro stati differenti (Turchia, Iran, Iraq e Siria).Eppure, nonostante il grande successo ottenuto dagli esponenti del movimento curdo alle elezioni del Parlamento turco del giugno scorso, permangono in Turchia – paese in cui vivono circa venti milioni di kurdi – lo stato di detenzione ed i processi nei confronti di centinaia di esponenti politici ed amministratori locali curdi, e la sistematica negazione delle istanze di riconoscimento dei diritti culturali e linguistici del popolo curdo, e nelle ultime settimane nelle regioni al confine tra Turchia ed Iraq si è assistito a massicce operazioni militari messe in atto dall’esercito turco che hanno causato numerose vittime e pesanti perdite per le popolazioni che vivono in quell’area, innescando un ulteriore inasprirsi del conflitto dalle imprevedibili conseguenze.Tali operazioni si sono sviluppate nello stesso periodo in cui l’esercito iraniano attaccava da est la regione irakena del Kurdistan in cui trovano rifugio gli oppositori curdi al regime degli ayatollah. La scelta di ricorrere ancora una volta allo strumento militare contraddice la volontà proclamata dal governo turco guidato da Erdogan di trasformare la Turchia in una democrazia moderna e rispettosa dei diritti umani e rischia di alimentare una spirale di violenza, da tutte le parti, con la conseguenza di ostacolare le possibilità di dialogo, essenziale per una composizione politica del conflitto.
I passi in avanti compiuti dalla Turchia in questi anni per consolidare la democrazia, anche in ragione del dialogo per l’adesione all’Unione Europea, rischiano – senza un approdo effettivo a una soluzione politica della questione curda – di giungere ad uno sbocco assolutamente inadeguato, sia sotto il profilo del raggiungimento degli standard democratici della Turchia, sia con riguardo ad una prospettiva di pace duratura nell’area mediorientale. E’ compito dell’Europa promuovere il rispetto dei diritti dei popoli e la soluzione pacifica dei conflitti; è interesse dell’Europa rafforzare il dialogo con la Turchia, anche per il ruolo di sempre maggiore influenza che essa esercita sullo scacchiere internazionale, in una prospettiva condivisa di allargamento dei confini dell’Unione; ma tale dialogo deve porre come elemento essenziale ed ineludibile il riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo curdo e la ricerca di una soluzione politica della questione curda. L’Italia, paese europeo e mediterraneo, può giocare un ruolo politico e diplomatico importante per la costruzione ed il rafforzamento della democrazia e della pace nell’area mediterranea ed ai confini dell’Europa. La necessità di un passo verso la pace è resa ancora più urgente dalla drammatica situazione che segue il devastante terremoto che ha colpito la città di Van e la regione circostante, causando centinaia di morti, migliaia di feriti, immense distruzioni e che richiede rapidi soccorsi e incisive politiche di ricostruzione e sviluppo.
Per questo chiediamo a tutte le parti di giungere ad un immediato cessate il fuoco e all’abbandono di ogni forma di violenza ed ai massimi rappresentanti istituzionali del nostro paese di avviare ogni passo necessario nei confronti della Turchia e dell’Unione Europea, perché, perché siano rispettati i diritti civili e politici del popolo curdo e la sua istanza di autonomia democratica, perché si ponga fine ad un conflitto senza sbocco, e si giunga ad una soluzione pacifica e complessiva della questione curda che veda la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, unica garanzia di una pace stabile e duratura, e perché questo passaggio determini l’auspicabile piena integrazione della Turchia nell’Unione Europea.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Iraq: conferenza delle nazionalità e religioni dell’Iraq

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Kirkuk lunedì 18 luglio Con il patrocinio di Luis Sako, Vescovo cattolico-caldeo di Kirkuk, si incontreranno nella città nord-irachena circa 150 personalità e rappresentanti di tutte le nazionalità e religioni dell’Iraq. La conferenza organizzata dall’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), sezione del Kurdistan iracheno, vuole stimolare il dibattito sulle possibili misure da adottare per smontare e evitare tensioni e garantire la pacifica convivenza. Gli organizzatori attendono rappresentanti kurdi, arabi, turkmeni, assiro-aramei-caldei, shabak, mandei, cristiani e musulmani, tra cui anche rappresentanti del governo centrale iracheno di Baghdad. Nella città di Kirkuk e nell’omonima provincia il rapporto tra i diversi gruppi etnici è segnato da difficoltà e tensioni. Durante la dittatura di Saddam Hussein centinaia di migliaia di Kurdi, ma anche di Turkmeni e di Assiro-Aramei-Caldei cristiani sono state cacciate dalla regione ricca di petrolio. Al loro posto sono stati insediati Arabi provenienti dall’Iraq centrale e meridionale. Tuttora non è stato deciso se la regione farà parte della regione autonoma del Kurdistan iracheno o se sarà governata da Baghdad. Secondo la Costituzione la decisione dovrebbe esser presa tramite un referendum dai circa 755.000 abitanti della regione. Nel frattempo la maggior parte delle persone deportate durante il regime di Saddam Hussein sono tornate a Kirkuk e potranno partecipare al referendum che deciderà il futuro della regione. Essi sperano nell’annessione della regione alla regione autonoma del Kurdistan iracheno. La popolazione araba che ormai vive là da decenni è tornata ad essere una minoranza che però sente di appartenere più a Baghdad che non al Kurdistan. Il governo centrale finora ha evitato di affrontare il conflitto attorno a Kirkuk nonostante l’art. 140 della costituzione preveda che il governo elimini le tracce della “politica di persecuzione praticata” e adotti misure riparatrici adatte. Dal 2003 la regione autonoma del Kurdistan iracheno, riconosciuta come tale da Baghdad, gode di un’ampia autonomia e autodeterminazione con un proprio governo regionale, parlamento, primo ministro e presidente regionale. La regione ha finora accolto decine di migliaia di profughi provenienti dalle regioni arabe dell’Iraq dove Cristiani, Mandei e Yezidi subiscono ancora pesanti persecuzioni. Il governo del Kurdistan iracheno è caratterizzato da una proporzionale che garantisce la presenza di rappresentanti Assiro-Aramei-Caldei, Armeni e Turkmeni nel parlamento regionale. Questi gruppi etnici dispongono inoltre di un sistema scolastico e di giornali e mezzi di comunicazione nella propria lingua. Nel 2006 è stata fondata una sezione dell’APM nella capitale Arbil nel cui direttivo siedono rappresentanti di tutti i gruppi etnici.

Posted in Cronaca/News, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »